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ANNO NUOVO

Cessioni, acquisti e un mercato in generale ancora da decifrare. Il Padova sta lavorando bene, senza fretta ma portando a casa giovani interessanti. In attesa di fare qualche classico "colpo", prima della partenza del campionato. E poi c'è mister Calori. Il suo primo periodo alla guida dei biancoscudati conferma quanto di buono avevo sentito sul suo conto. La ricetta per i tifosi e appassionati, adesso, è soltanto avere pazienza. Andare un po' al mare, in montagna o al lago e presentarsi al primo appuntamento ufficiale con la coppa Italia per cercare di capire a che punto è il Padova.

CALORI? OK

Il Padova ha un nuovo allenatore: è Alessandro Calori. Per me la scelta migliore che si potesse fare. Ho letto molti nomi in questo periodo (tutti ottimi mister, per carità), ma quando è uscito quello di Calori ho subito pensato: "è l'uomo giusto al posto giusto". Nell'ambiente del calcio, quelli "esperti" ne parlano bene: dal punto di vista del gioco e delle idee. Tutti d'accordo (ricordate le sfide tra Portogruaro e Padova?). Calori è poi una bravissima persona: ho avuto la fortuna di conoscerlo quando giocava nel Venezia e di poterlo intervistare per una rubrica all'interno del telegiornale sportivo di Telenuovo (A tu per tu, che raccontava anche il lato fuori dal campo dei personaggi calcistici). Un'ottima impressione che ho coltivato anche negli anni successivi, quando magari è venuto all'Euganeo da "osservatore" e non si è mai tirato indietro nelle risposte da dare. Bravo davvero Alessandro Calori. Adesso tocca lui fare bene a Padova, portando in biancoscudato le sue grandi qualità. Sarà una mia impressione, ma Calori conquisterà tutti. Con poche parole e tanti fatti.

PERCHE'?

E Bravo il Padova. Salvo, con merito dopo una straordinaria partita a Trieste. 90 minuti perfetti. Festa e tutti contenti. Questa mattina, uscendo di casa, tutti i tifosi che incontravo avevano in testa la stessa domanda: "Perchè questa squadra è finita a giocarsi la serie B all'ultimo? Perchè non ha fatto un campionato più tranquillo? Perchè tanta sofferenza ripagata solo dalla grande festa finale?" Già. Perchè? Vorrei dire colpa dei tanti infortuni che hanno pesato, colpa di qualche errore di troppo in campo. Troppo semplice. A Trieste però ho rivisto quelle maglie gialle con tanta grinta, il gruppo in cerchio prima di iniziare a darsi la carica. Ho rivisto il Padova "old style". E una tifoseria che "meritava la B" in cassaforte già con qualche mese d'anticipo. Adesso si riparte, cercando di non fare gli stessi errori.

GIUDIZIO FINALE

Siamo arrivati alla partita dell'anno. Quella difficile da pronosticare ad inizio stagione, con un Padova scoppiettante e che faceva sognare i playoff, altro che spareggio salvezza. Il primo è andato via con tanto impegno, ma senza la vittoria. Poteva arrivare il gol alla fine, certo, ma qui entriamo nella sfera delle giocate singole e non nell'analisi di un intero match. La Triestina ha giocato bene, con ordine, mettendo in difficoltà il Padova nella costruzione delle azioni offensive. Il ritmo è stato basso e senza grosse emozioni. Nel secondo tempo con l'ingresso di Bonaventura la squadra ha avuto un altro passo, ma personalmente non butterei la croce su Rabito. Ha pesato come un macigno l'assenza di Renzetti (due assist gol contro il Brescia e tante incursioni). Sabato 12 i biancoscudati si giocano tutto. "Meritiamo la B", cantavano i tifosi del Padova. Non c'è dubbio. Coreografia stupenda, entrata in campo da brividi e sostegno continuo per novanta minuti. Di più non si poteva fare. Appuntamento al "Rocco" di Trieste.

I PUNTI PERSI

Tutto in 180 minuti e adesso veramente si salvi chi può. I segnali di ripresa sono buoni, il Padova ha vinto meritatamente contro il Brescia, ma non ha agganciato la salvezza diretta e nemmeno il posto migliore in caso di doppio risultato identico. Poco male quando puoi contare sull'effetto Cuffa, su Italiano tornato in cabina di regia e Renzetti più veloce del "Freccia Rossa". Cos'è mancato al Padova? L'apporto dei giocatori infortunati per tanto tempo e che nel finale di campionato hanno fatto la differenza. Mancano però alcuni punti in classifica all'appello, quelli che sarebbero serviti per un campionato più che tranquillo. Vi viene in mente il pareggio a Salerno? Possibile. Credo che i punti persi siano stati quelli di Ancona (in vantaggio di due gol) e delle sconfitte a Mantova a Trieste. In un momento fondamentale del torneo si doveva fare qualcosa in più in esterna. Non si può però dimenticare la serie di sconfitte da metà novembre a febbraio (in mezzo la vittoria solo contro il Cesena, oggi in serie A). Sorpreso, casomai, che lo spareggio salvezza sia tra Padova e Triestina.

EFFETTO CUFFA

Un mio collega l'aveva detto in tempi non sospetti: "Cuffa, sarà il giocatore decisivo". Ma noi che badiamo più ai grandi nomi e alle etichette del mercato non avevamo (sbagliando) dato peso a quelle parole, ricordandoci dell'argentino solo per il suo gol da avversario all'Euganeo, con la maglia del Portogruaro. Fine del plurale. Ora tutto mi è più chiaro, tutto torna, anche considerando la promozione storica della squadra di Calori. Cuffa è un ottimo giocatore e mi sembra anche un ottimo ragazzo. E' andato in panchina quando sembrava dovesse certamente giocare. Poi è entrato e ha fatto gol, dove non erano riusciti gli altri per una buona oretta. E' un pezzo che cercavo l'uomo della svolta: ora l'ho trovato. Chiamatelo pure (tanto per parlare con un must) "effetto Cuffa".

8000 VOLTE SERIE B

Chi ha vinto tra Padova e Ascoli? I tifosi. Oltre 8000 (va bene, direte, c'erano gli incentivi e i super sconti per andare all'Euganeo) con entusiasmo, bandierine e magliette biancoscudate. Come prima, più di prima. Come se veleni e polemiche (più una classifica che ancora oggi "piange") non fossero mai esistiti. Il Padova doveva vincere e così è stato. Sul campo le difficoltà rimangono (qualche indecisione in difesa), ma si è visto anche un po' di luce. Bonaventura al "top", ma vorrei sottolineare la prova di Vincenzo Italiano. Ci fosse sempre stato in campo negli ultimi due mesi il discorso salvezza sarebbe oggi archiviato: passaggio e gol, come ai tempi migliori. Torno però al discorso iniziale. Hanno vinto i tifosi. Nonostante tutto sono andati allo stadio, hanno fatto il tifo per il Padova e sono andati a casa contenti. Un'immagine da proporre tante volte, 8000, prima della trasferta contro l'Albinoleffe.

LA VECCHIA GUARDIA

Avrei voluto starmene un altro po' in silenzio, come va tanto di moda in questo periodo.Per non passare da "pigro", dico la mia sul momento attuale del Padova a quattro giornate dalla fine. Le speranze "matematiche" di salvezza ci sono, un po' in calo quelle della fiducia dei tifosi. Non ci fosse stato Di Nardo a mettere dentro il pareggio avremmo potuto chiudere tutto e iscrivere la squadra già in Lega Pro. Invece il punto in piena zona Cesarini lascia accesa la fiammella e, attenzione, qui non conta essere più o meno ottimisti o aver giocato contro la seconda della classe. Le attenuanti non ci sono più. Il Padova di ieri mi è piaciuto poco: ha avuto una reazione finale e ha meritato il punto. Ma qui servono le vittorie. Le partite "da svolta". I migliori? Quelli della vecchia guardia, quelli che non mollano mai e che hanno sudato la maglia per arrivare in B. Chi sono? Faisca (possiamo criticarlo come giocatore e per qualche sbaglio) mi pare indossi la fascia di capitano spendendosi fino alla fine. Bovo ha corso per tre, non ha mai mollato. Cano e Cotroneo erano sempre in piedi davanti alla panchina (infatti, il portiere è stato espulso) per cercare di incoraggiare i compagni che giocavano. E poi c'è lui, Antonio Totò Di Nardo. Inesauribile. Vogliamo vedere un segnale positivo? Eccolo, la "vecchia guardia" c'è. Il calendario resta proibitivo con due gare su quattro (Cesena fuori e Brescia in casa) da "missione impossibile". Mai dire mai.

CUORE O TESTA?

Cuore o testa? La domanda è quella che continua a ronzarmi da sabato pomeriggio, dopo la netta sconfitta subita a Empoli. Il "difetto di fabbrica" mi impone di dire cuore, perché tanta gente e tanti tifosi hanno vissuto undici lunghissimi anni tra i campi della terza serie, con la speranza un giorno di tornare a vivere quel sogno. Un sogno, chiamato serie B, che nell'anno del centenario si sta trasformando in un incubo. Com'è lontana quella notte del 21 giugno 2009 quando in Prato della Valle una città impazziva per i suoi eroi. La "testa", che poi è il clima biancoscudato che si respira passeggiando per piazze e liston, dice invece che il Padova sta scendendo sempre più in basso in classifica, in piena zona retrocessione. Lo so, voi vorreste sapere qual è il problema e individuare chi siano i responsabili. Io rispondo di "cuore" e cioè che non è arrivato il tempo di fare i bilanci. Mancano sei partite alla fine, ma la sfida decisiva sarà sabato prossimo al "Menti" contro il Vicenza. Una spinta, una vittoria, un episodio per svoltare: come accaduto l'anno scorso a Cremona. Impossibile però fare paragoni con la passata stagione, quando il Padova "volava" sulle ali del suo "airone" Varricchio. E perché no, anche con l'inizio di questo campionato, almeno fino a metà novembre. Troppo presto si è pensato in grande, in un campionato che offre le sue verità solo nel bimestre marzo-aprile. "Va' dove ti porta il cuore". Lo so, arriveranno tante critiche, ma vale la pena provarci. La "testa" può aspettare un'altra settimana. Sarà dura, durissima. Il Vicenza (squadra che ho visto più volte all'opera in questa stagione) non merita per niente la classifica pericolante espressa dai numeri: ci sono gioco, idee, giocatori interessanti (vedi Gavazzi) e di esperienza. In più con il ritorno di Maran è arrivata anche la scossa. E' insomma l'avversario "migliore" che potesse capitare al Padova. Per capire se ancora la B è fatta su misura per i biancoscudati. Cuore o testa? C'è tempo fino a sabato prossimo per pensarci...

OGGI LA PENSO COSI'

Bene. Volevate sviluppare qualche tema e sapere la mia opinione.

DIFESA. E' il settore che mi preoccupa maggiormente. Come in tutti i reparti ci sono delle attenuanti, ma queste non servono a spiegare le disattenzioni e le reti prese. Andiamo sul concreto: prima del vantaggio dell'Empoli c'erano stati dei segnali precisi (palla in velocità da destra a sinistra e rete mancata due volte). Che siano errori, concentrazione o un rimpallo sfortuato (vedi raddoppio di Eder) poco cambia.

CENTROCAMPO. Manca la cabina di regia. Infortunato Italiano (che ha fatto la differenza nella prima parte del torneo), poi si è spenta la luce. Avrei scommesso qualcosa in più su Morosini (per come lo ricordavo l'anno scorso a Vicenza). Non basta nella mediana la sola grinta di Bovo e Cuffa.

ATTACCO. Pochissimi pericoli e quando ci sono i rigori di mezzo ne viene fuori sempre un "dramma". Fate i conti, calcolatrice alla mano, quanti punti ha perso il Padova dagli undici metri.

ALLENATORE. Nessuna scossa in trasferta con il ritorno di Sabatini. Ma personalmente non ero stato "rapito" nemmeno dal gioco di Nello Di Costanzo.

COSA MANCA? Sarebbe bello scoprirlo. L'anno scorso Varricchio si prese in spalla la squadra e a suon di gol portò il Padova in B, con l'aiuto degli altri.

SERIE B. Undici anni per tornare nella serie cadetta e uno solo per "ritornare" nell'inferno della C. Può essere. Questa sera, dopo i 4 gol presi ad Empoli, sono in pochi a credere alla salvezza. Però bisogna fare un ultimo sforzo matematico e di "fede" calcistica

DERBY. A Vicenza sarà la giornata decisiva. Guardate la squadra di Maran e prendete nota. Una magia di Sgrigna contro una diretta concorrente e via, di nuovo (quasi) fuori dai guai.

FORTUNA. Ci credo poco. Alla fine dell'anno chi merita va in A, chi ha fatto male retrocede (Per rispondere ad un'intervento del post precedente... Quindi anche se io facessi i servizi tutta la settimana non cambierebbe niente in classifica).

SI SALVI CHI PUO'. E allora detto in 160 caratteri o in 1600 la sostanza non cambia. Si salvi chi può. Alzi la mano chi ci crede ancora.

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