blog Primon

IMMIGRAZIONE, LA RIVOLUZIONE DI MARONI

Un blog d'urgenza. Va letta l'intervista di Roberto Maroni, ministro dell'interno, leghista, che due anni fa, per mettere fine al 'buonismo' della sinistra, invocò il 'cattivismo'. Se l'avete persa leggetela cliccando qui. E' la rivoluzione copernicana del punto di vista leghista sul tema dell'immigrazione, paragonabile a quando la sinistra s'accorse che il buonismo non bastava. Ora è Maroni che s'accorge che il 'cattivismo' non basta.

Perchè Maroni, come pensavo di scrivere prima di leggere quell'intervista, si deve essere chiesto come mi chiedevo io: 'Come è potuto succedere quel che è successo in via Padova a Milano?'. Vigente da 9 anni (non uno) una legge che doveva renderlo impossibile e vigenti strumenti (pacchetto sicurezza) perchè ciò non si verificasse  mai. E col centrodestra al governo del paese, della regione e del Comune di Milano per la netta maggioranza dell'ultimo decennio. Dare ancora la colpa ai bischeri del centrosinistra o ai magistrati che ogni tanto s'inventano un ricorso alla corte costituzionale, francamente è pane buono solo per i propri ultras.

E così, mentre la sua parte urla al solito giro di vite, Maroni va contromano: 'Niente rastrellamenti, serve una nuova integrazione', 'Ristrutturazione, senza interventi repressivi', 'Oltre a permesso di soggiorno, lavoro, casa, ci sono altre condizioni che mancano perchè l'integrazione possa dirsi riuscita'.

Credo che ci siamo. Credo che se Maroni non verrà messo a tacere o costretto a fare retromarcia per ragioni di bottega elettorale (premono le regionali), siamo sulla strada giusta per affrontare davvero il problema dell'immigrazione, smettendo di far finta che non esista (come faceva la sinistra che descriveva l'integrazione come uno splendido carnevale da attraversare con una passeggiata di salute) e di cavalcarlo a slogan impraticabili (come ha fatto a lungo il centrodestra). E' possibile se il centrosinistra non farà passi indietro dalla presa di consapevolezza contraria, ovvero che il rispetto ferreo della legge (anche quella sull'irregolarità dei clandestini) è necessario e inderogabile.

Negli Stati Uniti un tempo dicevano che solo un presidente democratico poteva cominciare una guerra e solo uno repubblicano poteva concluderla, il primo senza essere accusato d'essere guerrafondaio, il secondo senza venire tacciato di pacifismo e debolezza.

Stessa cosa qui. Solo un ministro leghista può parlare d'integrazione senza rischiare d'abbassare la guardia. O viceversa solo uno di sinistra avrebbe potuto inasprire leggi e controlli senza ritrovarsi... razzista. Ma la seconda ipotesi non è all'orizzonte. E comunque, nel caso, la sensazione è che possa funzionare meglio la prima perchè tiene meno zavorre.

Se davvero Via Padova (come un tempo via Anelli) fosse stata solo questione di rastrellamenti casa per casa, sarebbe davvero tutto più facile. E un centrodestra serio, come quello con Maroni ministro dell'interno, lo avrebbe fatto l'altro ieri. E quello che è successo in via Padova a Milano (non a Rosarno, non in un Comune 'rosso') non sarebbe accaduto.

PS: ottima cosa che Bossi abbia sancito e confermato la linea di Maroni, invece di smentirla come accaduto in altre occasioni

PERCHE' NON ESPLODE LA BOLLA DELLA LEGA

Si parlava di boom della Lega durante un Rosso&Nero quando un giovane esponente del Pd ha sentenziato: 'Macchè boom, quella della Lega è una bolla, una bolla speculativa che prima o poi esploderà'. Spiacenti per lui, ma se esploderà, esploderà poi. Un bel po' poi.

Perchè nel Pd, ma nel centrosinistra in genere, si accusa la Lega di non risolvere i problemi o non dare le risposte che l'hanno portata al successo. Piglia la questione dell'immigrazione. E' innegabile che la Lega abbia governato 7 anni e mezzo degli ultimi 9. E che la legge che regola la materia si chiami, non a caso, Bossi-Fini. E non basta che si chiami anche Fini per dimenticare che si chiama Bossi. E che vigente quella legge, e non da ieri, sia rimasta ed esplosa Rosarno e non si veda una significativa diminuzione dei clandestini nelle nostre città. Con Maroni, mica Pisanu o la Turco, ministro dell'interno. E ministro apprezzato a diverse latitudini (geografiche e politiche). Certo: non han preso gli immigrati, nemmeno solo i clandestini nè a cannonate nè a calci nel sedere come avevano fatto intendere in campagna elettorale. Ma non hanno fatto un passo indietro si quello che pensano: a casa gli irregolari. Poi non sono riusciti a farlo, ma quello dicono di volere. E tanto evidentemente basta. A sinistra invece i passi li hanno fatti indietro, in qua e in là: procedendo in ordine sparso. Dall'intransigenza alle porte aperte, passando dall'integrazione come unica via. Divisi tra inseguire la Lega sul suo terreno o scartare senza sapere verso dove: più duri o più morbidi? Mah.

Uguale col federalismo. I leghisti hanno persino brindato in parlamento al suo avvento. Ma non uno s'è accorto di qualcosa di cambiato nella distribuzione delle risorse o sulla destinazione della pressione fiscale. Anzi: i fondi a Roma capitale a Catania fallimentare sono persino aumentati. Ma la Lega non ha cambiato le cose che diceva. Anche se non riesce a farle pur governando, come la si accusa senza tema di smentita da sinistra. Da dove però non si capisce qual è la posizione: basta soldi a Roma capitale? Avrebbero lasciato fallire Catania o la municipalizzata della spazzatura a Palermo? Se c'è un dramma è che nessuno, nemmeno la Lega che lo proclama, sembra in grado, non tanto di fare la rivoluzione, ma almeno di modificare sensibilmente quei meccanismi. Ma proclamarlo, manifestare un'intenzione (giustificata da una storia) a tanti evidentemente sembra già qualcosa.

'Prima o poi la gente si stancherà e capirà', continuava quell'esponente del Pd. Può essere. Anzi, andando avanti così è assai probabile. Ma per stancarsi della minestra la gente non deve aver davanti solo una finestra...

CHI RUBA I POSTI NELLE CASE PUBBLICHE?

Case pubbliche, asili nido, esenzioni da ticket, sussidi, pensioni, servizi sociali in genere. Sono tanti i settori per i quali si è proposto, discusso, ragionato di norme che tutelino gli italiani (o i veneti) dall'assalto degli 'immigrati', secondo molti ormai talmente favoriti (da redditi bassi e famiglie numerose) da realizzare una sorta di 'razzismo alla rovescia', che discrimina, appunto, gli autoctoni. L'escamotage dei cinque anni di residenza si è, per altro, già rivelato fallace, visto che gli extracomunitari che accedono a quei servizi e hanno imparato, ad esempio, le modalità per presentare le domande, sono spesso quelli di prima immigrazione, cioè che stanno qui almeno dai primi anni Novanta e che quindi stanno dentro quei termini (tanto che adesso la proposta è di alzare la soglia a quindici anni...).

Insomma, dibatti, scontri, ragionamenti, anche a sinistra (penso alla famosa intervista di Piero Fassino o al sindaco di Padova Flavio Zanonato quando parla della Lega dicendo che evidenzia problemi veri proponendo però soluzioni non condivisibili). E poi scopriamo che nelle case popolari ci stanno italiani con la jaguar. Dice che è il 'caso limite'. E che non fa statistica. E però fanno statistica i numeri degli evasori. A dir poco inquietanti.

Evasori non di uno scontrino o di una prestazione. Evasori totali. Gente che formalmente per il fisco non esiste e ha redditi da centomila euro annui (netti! perchè le tasse non le paga). O para totali, ovvero che occulta oltre la metà del fatturato. Gente che magari non vive in una casa pubblica, ma che quando va al pronto soccorso non paga i ticket e nemmeno i farmaci. O i cui figli non pagano le tasse all'Università perchè sotto le soglie di reddito. Tanto  per fare solo due esempi a caso, ma non unici.

E intanto chi ha redditi infinitamente più bassi e non evade paga tre volte: le tasse sue, le tasse degli altri e i servizi per gli evasori.

Ma contro gli evasori non scatta la riprovazione (sociale e mediatica) che scatta nei confronti dell'immigrato, quello regolare che lavora paga le tasse e rispetta le regole, ma per il quale stiamo pensando a regole diverse da quelle degli altri. Perchè l'evasore siamo anche noi quando accettiamo lo scambio no fattura per uno sconto senza renderci conto che alla fine ci torna nel 7&30? O perchè in questa società la furbizia è diventata qualità superiore anche al merito e l'unica riprovazione per l'evasore è che si è fatto beccare? Perchè vogliamo il rispetto ferreo delle leggi ma solo di quelle che non ci tangono?

RESPINGIMENTI IN MARE E SUL TRAM

I respingimenti in mare sono quello che la maggioranza di questo paese chiede. Fa bene il governo a farli. Se le frontiere hanno un senso non si possono varcare così come a ognuno gli vien voglia. Punto. E a capo.

Dopo di che: quanto ci è indurito a tutti il cuore se nemmeno due mamme con i bambini piccoli su quei barconi della disperazione ci han fatto dire: "tiriamo su almeno loro e portiamole di qua anzichè nei campi di concentramento libici"? Certo che gli scafisti le caricano sui barconi come specchietto umanitario per le allodole buoniste, ma loro restano mamme con i bambini. Perchè se prima ci prendevamo tutta la barca senza discernere oggi la dobbiamo respingere tutta?

Diciamo tutti che non c'è più posto. Si sono sprecati i paragoni, anche di grandi editorialisti: la sala del cinema piena, l'autobus stracolmo e così via. Forse è vero. Forse in sala non c'è più posto a sedere. Ma il film lo si può vedere anche in piedi, appoggiati al muro. Ma noi seduti siamo stanchi d'essere disturbati. Di sentire voci, brusii e odori. Lo stesso si potrebbe dire sul pullman. Cosa vuol dire che non c'è più posto? Chi lo decide? Se la questione è puramente fisica, di spazio ce n'è. Se è di risorse...

Fermi però. Questo non vuol significa che debbano entrare tutti proprio in questa sala o salire tutti su questo pullman (se la sala e il pullman sono l'Italia, ma nemmeno se sono il mondo occidentale in modo più esteso). E men che mai che abbia diritto a entrarci o peggio a rimanerci, chi ci viene per borseggiare. Il problema però è se borseggia non se entra. Davanti a chi semplicemente patisce la fame o fugge dalla guerra, è dura a dire che qui, dove ci sono tante auto quanti abitanti e più telefonini che residenti, il posto sia esaurito. Che non vuol dire che siano legittimati a rubare auto o telefonini, e nemmeno che bisogna farsi carico di tutte le povertà e di tutti i poveri del mondo. Ma che, insomma, qui non ci sia più una possibilità che sia una (che non significa mantenere a fondo perduto), anche nei tempi della crisi, è decisione un tantino unilaterale. Legittima, più che legittima ma che funziona solo se guardiamo la realtà da questa parte del cannocchiale.

Il dubbio viene quando l'immigrato, diventa un tutt'uno in quanto tale mischiando clandestino, profugo, delinquente, regolare che è qui da anni ma è un vicino fastidioso e irrispettoso di ogni regola: tutti problemi veri e seri, da affrontare presto e bene, ma ognuno diverso e con soluzioni diverse. Sennò finiremo per respingere i clandestini sui barconi e i regolari sui tram di Milano allo stesso modo.

Il dubbio si acuisce se l'immigrato è diventato l'unico problema vero di questo paese. O almeno l'unico di cui vale la pena, oggi come oggi, di discutere. Se per il resto va tutto benissimo (esempio a caso: le tasse, che mica sono diminuite ma nessuno si lagna più), vuoi davvero che due (duecento) mamme africane con i loro bambini in fuga dalla fame e dalla povertà, siano un problema? 

MEDICI, PRESIDI, RONDE: QUANDO PARLIAMO D'ESPULSIONI?

Ce ne inventiamo una al mese sulla sicurezza e la clandestinità. Come se fosse da affidare a ronde, medici o presidi delle scuole. E ci appassioniamo, dibattiamo. C'è chi scomoda le leggi razziali e chi la parola spia. Come se il problema della clandestinità fossero quelli che vanno a farsi curare in ospedale o quelli che iscrivono i figlia a scuola. Soprattutto per questi ultimi, per favore, fuori i numeri certi: di solito manda i figli a scuola chi è in regola o almeno ha un lavoro (e quindi s'integrerebbe volentieri, come dimostra il fatto di mandare i figli a scuola).

Mi pare che il primo problema non siano quelli. Almeno il problema di allarme sociale, siano i delinquenti o i cosiddetti 'sbandati' o nullafacenti o chiamateli come volete, quelli insomma che bivaccano giorno e notte alle stazioni, ai giardinetti o davanti ai kebab, quelli che se anche non ti guardano nemmeno mettono inquietudine se passi di lì (soprattutto a sole tramontato e soprattutto se sei donna) anche se il più delle volte non fanno nulla. Ecco, quelli non c'entrano con medici, presidi e poco pure con le ronde: perchè non servono le ronde a segnalarli tanto si sa dove sono e perchè non si spaventano della polizia figuriamoci del giubbotto giallo.

E qui siamo al punto: tutti sanno dove sono. Erano lì un anno fa e sono sempre lì, tali e quali anche oggi. Mentre noi discutiamo di medici, ronde e presidi. O tutt'al più di reato di clandestinità da punire con 10mila euro di multa ('giro di vite'  titolava la Padania nell'annunciare la multa). O del triplo di mesi nei Cie. Finora però siamo al triplo d'anni davanti ai kebab o ai giardinetti. Governino quei buonisti del centrosinistra o quei cattivoni del centrodestra, che tra tutti i clandestini fanno la faccia truce a quelli che mandano i figli a scuola.

Cambiare approccio, no?

MEDICI E CLANDESTINI, OVVERO PARLAR D'ALTRO

Vale per tutti, ormai. Non potendo dire o fare fino in fondo quello che pensano o vorrebbero, si parla, si discute e ci s'infervora d'altro. Questa cosa della facoltà (facoltà!) ai medici di segnalare i clandestini ne è l'esempio più clamoroso degli ultimi tempi.
Da sinistra dicono: “E' la cancellazione dei diritti umani”. Come se qualcuno avesse annunciato: vietato curare i clandestini. Ma chi? Quando? Dove? Il medico ha facoltà (facoltà!) di segnalare. E i medici sono già insorti: non lo faremo mai! Dov'è il problema? Se i clandestini hanno letto (o sentito) che rischiano la segnalazione, avranno anche letto (o sentito) che i medici si rifiutano. Dice: 'ma ci sono i medici della Lega'. Si vabbè. Sarà che non mi sembra una discussione seria, ma mi si passi la battuta: un clandestino è meglio che dal medico della Lega non si faccia curare, altro che denunciare.
Perchè sull'altro fronte la Lega ringrazia le esagerazioni che arrivano da sinistra. Così pare che il governo abbia preso davvero un provvedimento serio e utile. Non solo per risolvere i problemi nei pronto soccorso delle città, che soprattutto la sera 'pagano' la presenza di clandestini ubriachi e molesti. Ma addirittura contro l'immigrazione clandestina. Insomma: la segnalazione di un medico (ogni mille? ogni centomila?) venduta come la chiusura a doppia mandata delle frontiere. Come ricordava quella scheggia impazzita di Carlo Covi (oggi L'Intesa Veneta, fu Sdi) la Lega, in campagna elettorale, aveva promesso di “prendere i clandestini per le orecchie e buttarli fuori con un calcio nel culo”. E il massimo è la segnalazione facoltativa di un medico? Maddai. Nei pronto soccorso c'è un posto di polizia. Basterebbe che all'uscita, dopo le cure, li identificassero e se clandestini, li pigliassero per le orecchie... Ops, li espellessero. Punto e fine. Facendo fare i medici ai medici e i poliziotti ai poliziotti. Ma quello nessuno lo propone.
E qui arriva il Pd (e dintorni democratici o ex liberali): così si riempie il territorio di “bombe sanitarie”. Ovvero malati di Tbc. O di Aids. O di malaria in libera circolazione. Francamente dubito. Ovvero: il rischio c'è già oggi, così come se entrasse in vigore la norma. Gli ubriachi che si presentano in pronto soccorso con una ferita da lama di coltello non si spaventano oggi del posto di polizia e non si spaventeranno domani per la potenziale denuncia di un medico. Quanto agli altri, donne in gravidanza e minori, su tutti, già oggi i clandestini usufruiscono di una 'rete' di medicine 'alternative' (occhio soprattutto a quella cinese e nigeriana) negli scantinati che non ha bisogno di questa misura per proliferare. Grave è che sull'immigrazione il Pd non abbia (o non abbia il coraggio di esplicitare come invece ha fatto ad esempio il sindaco Zanonato davanti a Maroni: regolarizzare chi ha un lavoro) una politica vera e seria sull'immigrazione. E si limiti a stare lì, fari puntati sulla Lega e il governo per vedere quando mette la punta del piede oltre un'ipotetica linea della decenza. Lega che oggi si può 'vendere' in assoluta tranquillità la facoltà di segnalare ma che in realtà aveva proposto l'obbligo di segnalazione per i medici. Ecco perchè il forzista Giacino, ospite alla trasmissione Rosso&Nero su questo tema, si disperava per gli attacchi da sinistra alla Lega. 'Così – sospirava – li faranno arrivare al 40%...”

Ps. E il PdL, dite? Sta a metà. Si piglia quel che resta (o le briciole che cadono dal tavolo) dei meriti della Lega nel contrasto (vero o virtuale) alla clandestinità, ma al contempo schiva le accuse di razzismo.

EFFETTO GRIMSBY A NORDEST. MA L'ALLARME VIENE DA NORDOVEST

E' vero che a Nordest con la crisi si rischia l'effetto Grimsby, dove gli operai inglesi protestano contro quelli italiani. E che quel “British jobs for british workers” possa presto diventare “posti di lavoro veneti per lavoratori veneti”, con i tempi che ci corrono incontro, non è né impossibile né improbabile. Ma perchè “solo” a Nordest? Certo, il tessuto produttivo particolare che ha fatto di queste terre la mitica locomotiva, l'alta presenza di immigrati (ma minore ad esempio che in Lombardia...), la posizione nelle catene del subappalto e le commesse estere, il costo del lavoro come variabile importante... A voi continuare un elenco pieno di buone ragioni. Ma forse dovrebbe dare da pensare il fatto che questo allarme lo abbia lanciato per primo un deputato della Lega Nord, Roberto Cota, eletto in Piemonte (e i veneti dov'erano?) e, attenzione attenzione, sul quotidiano piemontese-nazionale “La Stampa” (di proprietà di chi secondo voi?) che ci torna sopra il giorno dopo sempre con richiamo in prima pagina, pestolandoci su con un reportage (che pare più un collage...) dal titolo “E la guerra tra poveri si sposta a nordest – Rischio polveriera in Veneto”. Il tutto, e qui viene il bello (o il brutto), proprio mentre si parla di contributi pronti a piovere dal governo su mamma Fiat... Mah. A me qualche sospetto viene. E a voi?

IMMIGRATI, PERMESSI, TASSA E SERVIZI

Disposti a pagare, ma in cambio di cosa? Si sintetizza così l’intervento di due immigrati che hanno telefonato mercoledì sera durante Rosso&Nero, sul tema della tassa che il governo vuole introdurre sul permesso di soggiorno. Il primo dei due, un nigeriano, si è detto prontissimo a pagare, 50 o anche 100 euro, ma ha chiesto che il rinnovo del permesso di soggiorno la smetta di essere una via crucis con tempi biblici (o da burocrazia italiana che è lo stesso). Il secondo, della costa d’Avorio, ha invece chiesto chiarezza sul perché di quella tassa, ricordando che all’inizio ne aveva sentito parlare come un introito per aiutare i paesi d’origine degli immigrati così che questi, appunto, non emigrassero più; poi gli di una tassa sui regolari per finanziare il rimpatrio dei clandestini; quindi di una sovrattassa per i servizi che gli immigrati ricevono in Italia; ma in alcuni passaggi c’è chi ha detto: in un momento di crisi serve uno sforzo, lo facciano. ‘Va bene - ha concluso l’immigrato al telefono – anche se è per la crisi io sono disposto a pagare, è giusto. Però mi dicano una volta per tutte qual è il motivo’. Richieste hard, insomma: servizi che funzionino e sapere dove vanno i soldi di una tassa. Tanto dirompenti da spiazzare entrambi gli schieramenti: un centrosinistra ammutolito, impegnato com’era a puntare il dito sulla tassa sui poveri; un centrodestra disarcionato dal tentativo di cavalcare gli immigrati a favore della tassa, perché non solo è evidente che quei soldi non accorceranno i tempi d’attesa del permesso, ma ancor più che per chi l’ha proposta conta più il messaggio che l’introito di quella tassa.
Se la domanda è: è più disumana la tassa sul permesso di soggiorno o le code al freddo fuori dalle questure, è evidente che la risposta sono le code. Solo che, così com’è, metteremo la tassa senza far nulla per evitare quelle code. Come temono e hanno capito i due immigrati che hanno telefonato.

IMMIGRATI, PIU' DEI FLUSSI POTRA' LA CRISI

L’uscita di Paolino Barbiero, segretario provinciale della Cgil di Treviso, in linea col ministro Maroni sul blocco biennale dei flussi degli immigrati ha sollevato un vespaio. Ma l’impressione è che più che i timbri delle Prefetture, potrà la crisi economica che s’avanza.
Perché i flussi, ormai è stranoto, non sono quello che dovrebbero. Cioè non portano qui, se non misura minima, gli stranieri che sono a casa loro. Ma, di fatto e in buona parte, regolarizzano quelli che sono già qui. A fare le badanti nelle famiglie o gli operai nelle aziende e nei cantieri. Da clandestini o irregolari, fate voi. E se non rientrano nel ‘flusso’, tali resteranno (esempio tipico la badante moldava che ha chiamato ieri sera in trasmissione raccontando di essere qui da clandestina da 6 anni, terrorizzata dall’idea di non potersi regolarizzare nemmeno stavolta).
Ma se la crisi sarà quello che più d’uno ipotizza e i segnali minacciano, prima degli immigrati spariranno i posti di lavoro degli immigrati (edilizia primo settore a rischio). E molti sostengono che se non ci sarà il richiamo dei posti di lavoro il flusso (quello dell’immigrazione) si fermerà, indipendentemente, appunto, dai timbri delle Questure e dai decreti governativi. Anzi, in tempi medio-brevi è più probabile un ri-flusso, che spinga gli immigrati, anche regolari (o ex tali), a tornare a casa o cercare altri lidi. Ipotesi non priva di fondamento, anche se tutta da verificare. Non bastano quelli che raccontano che gli immigrati chiamano a casa dicendo a amici e cugini di rimanere dove sono invece di farli venire qui come facevano fin qualche mese fa, portandoli a lavorare nella stessa fabbrica, cantiere o nella famiglia accanto.
Però l’impressione è che la crisi potrebbe davvero fare sul fronte dell’immigrazione, quello che nessuna legge e nessun governo riesce a fare. Anche se il conto sarà assai pesante per tutti.
 

A scanso di equivoci: la vicenda flussi poco o nulla hanno a che fare con gli stranieri criminali (ex micro) che infestano le nostre città.

Resta la stranezza, o la curiosità, di vedere l’estrema sinistra, o la sinistra tout court, schierata sulla stessa barricata degli industriali nel dire no al blocco dei flussi. Eppoi dicono che il mondo non cambia mai…
 

BARCONI FA RIMA (ANCHE) CON MARONI

Arrivano. Continuano ad arrivare. Disintegrando l’idea che la faccia feroce, due annunci, un decreto e un urlo li fermassero. I barconi non hanno smesso di arrivare nemmmeno con Maroni. C’è anzi chi dice siano aumentati ma a me pare una contabilità risibile. Perché i barconi che approdano a Lampedusa sono solo una spia. Gli ingressi, quelli di ‘massa’, non li vediamo. Sono permessi temporanei (tipo quelli turistici) che scadono, frontiere di terra e quant’altro tante volte è stato raccontato.

Via subito la scusa che cinque mesi e mezzo sono troppo pochi per fare qualcosa. Perché a Prodi, e ancor più a Ferrero, furono imputati gli sbarchi di giugno (le elezioni furono da aprile) sostenendo che il suo buonismo e la sua politica d’accoglienza annunciata in lungo e in largo, erano sostanzialmente un biglietto di sola andata dai paesi disperati all’Italia. Quindi, bastava, o almeno doveva fare effetto il contrario. In tempi altrettanto celeri.

Invece. A Bossi-Fini vigente, a pacchetto-sicurezza con espulsioni express varato, a reato di clandestinità annunciato ai quattro angoli del pianeta, ad accordo con Gheddafi siglato, a Maroni della Lega ministro dell’Interno, gli arrivi sembrano non dare nessun segno di diminuzione.

La novità proposta è il permesso di soggiorno a punti. Metteremo dei distrubutori di punti sulle coste della Libia? Ma soprattutto cosa c'entrano i permessi di soggiorno dei regolari con la clandestinità? E' come se la patente a punti l'avessimo istituita per combattere la guida senza patente. Invece c'entra: proprio perchè nei tigì rimbalzano immagini e notizie di sbarchi ci voleva un'idea (realizzarla diventa persino secondario) per far vedere che gli immigrati (regolari? clandestini? comunitari? ma che importa?) sono sotto tiro, sempre.

Qualche freno agli sbarchi magari lo metterà, come sempre il freddo e il mare mosso. Come dire che, la storia è maestra, il generale inverno può più di tanti strateghi. Basta che nessuno, a febbraio, gli rubi i meriti (e i punti).

Editrice T.N.V. S.p.a. via Orti Manara 9 - 37131 Verona | CF/P.IVA 00870060233 | Capitale Soc.: 546.000 Euro i.v. CF/P.IVA 00870060233 | Registro delle Imprese di Verona n. 00870060233 REA: 163837 | Telenuovo.it was created by Metis WEB DEV srl. This blog is running version 5.9.001. AMMINISTRAZIONE