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LAVRIC E IL CASO FARIAS

Farias e il Chievo ai ferri corti. Il gioiellino brasiliano voleva tornare a tutti i costi al Verona e per questo ha rifiutato durante il mercato ogni destinazione proposta dal d.s. Sartori (da Cittadella, a Benevento, ad altre piazze di B e Lega Pro). Ma quando l'Hellas è andato a chiedere al Chievo il prezzo di Farias, si è sentito rispondere 800 mila euro per la metà. Una valutazione tanto legittima quanto fuori mercato, pensando ad esempio che il Verona per Pichlmann, attaccante certamente non giovane come Farias, ma con uno “score” di 22 gol negli ultimi due campionati di B, ha pagato intorno ai 400 mila euro l'intero cartellino.
In realtà il Chievo, dopo i paletti messi dal Verona sulla querelle simboli e colori, avrebbe dato Farias a tutti tranne che all'Hellas. E il braccio di ferro si è chiuso con il talento brasiliano fermo ai box, con, vista la concorrenza al Chievo, la prospettiva poco edificante di aspettare gennaio per rivedere il campo.

Mercato che per il Verona, dopo i colpi Pichlmann e Halfredsson, potrebbe anche non essere ancora chiuso. Nelle prossime ore infatti Siciliano e Gibellini sonderanno la disponibilità a scendere in serie C di Klemen Lavric, 29 anni, l'attaccante sloveno che l'anno scorso ha fatto vincere la Coppa d'Austria allo Sturm Graz. Lavric è svincolato e può essere ancora tesserato, ha quasi sempre giocato in A tra Slovenia, Croazia, Germania e Austria (8 gol l'anno scorso nello Sturm) ma le due volte che è sceso in B (con Duisburg e Dinamo Dresda) il bottino di reti è salito a 12 e 17. Due anni fa fu preso a suon di dollari (tre milioni tra ingaggio e cartellino) dai giapponesi dell'Omiya Ardija, esperienza durata pochi mesi per problemi fisici e di ambientamento. Lavric ha un'offerta dal Bolton ma vorrebbe giocare in Italia e l'Hellas gliene offre la possibilità, anche a costo di un sacrificio economico molto importante. Il giocatore ha fatto sapere che la categoria non è alettante ma la piazza sì.
In alternativa, il Verona, che dopo la mancata cessione al Barletta riporterà in rosa Andy Selva, valuterà anche un attaccante spagnolo atteso in prova nei prossimi giorni.

LA SETTIMANA DELLE SCELTE

Il dopo prima giornata è già un bivio per il Verona. Il mercato che si avvia alla chiusura con un Hellas ancora da completare, e le parole, pesanti come macigni, di Giannini sull'approccio sbagliato alla partita e sul come il Verona sia diventato piccolo di fronte ad una modestissima Paganese, saranno oggetto del primo faccia a faccia vero, società-tecnico-squadra della stagione.

C'è da chiarire la posizione di Ceccarelli. L'intervista di venerdì scorso del capitano e il malessere palesato sulla trattativa per il rinnovo del contratto non è piaciuta a nessuno: nè al tecnico, nè al d.s. Gibellini, nè al presidente Martinelli; che dei tre è forse il più amareggiato. Se le stesse parole fossero arrivate al lunedì, dopo una vittoria, avrebbero avuto un peso diverso. Così lo sfogo di Ceccarelli, considerato dalla società gialloblù inopportuno a poche ore dalla prima di campionato, rischia di diventare il primo capro espiatorio della stagione.

Nel Verona di Pagani hanno fallito tutti, non solo Ceccarelli. Ma la frattura va ricomposta subito, o in un modo o in un altro. E la società dovrà decidere se puntare ancora sul giocatore (assistito dal procuratore Davide Lippi) trovando la quadra su ingaggio e durata del contratto o se invece cedere alle proposte dello Spezia (che vuole riformare la coppia del record d'imbattibilità dello scorso anno con Comazzi) cercando sul mercato un altro centrale.

Mercato che deve essere completato soprattuto nel settore avanzato. La scelta del bomber è la più importante: Gibellini, dopo la rottura dei giorni scorsi, ha capito che Pichlmann non solo è chiuso ma vuole anche andar via da Grosseto. E l'austriaco, che ha mercato in B (per la società toscana persino in A...), considera Verona una piazza di primo piano, tanto da aver già dato una disponibilità di massima al trasferimento. Il problema sono però le richieste del Grosseto che non vuole mollare Pichlmann a una cifra inferiore ai 400 mila euro (per il cartellino), a cui l'Hellas dovrebbe poi aggiungere tre anni di ingaggio.

Le alternative non mancano. C'è Pellicori, richiesto anche da altre società di B e che il Qpr piazzerà sul mercato italiano. C'è Motta, che ha segnato alla prima di campionato con il Novara, persino Marazzina, che si è proposto dopo essersi svincolato dal Bologna. Ma Gibellini prima di chiedere un altro sforzo economico a Martinelli, deve cercare di piazzare i giocatori "fuori progetto", in primis Selva, Anselmi e Di Gennaro; che per il momento non trovano accordi su buonuscite o altre destinazioni.

L'ultimo nome, che nelle intenzioni della società è in aggiunta all'affare Pichlmann o chi per esso, è quello di Gianmarco Zigoni. Il cui arrivo dato per imminente pochi giorni fa sembra però slittato a fine mercato. Il Verona ha chiesto e ottenuto la disponibilità del Genoa, che ha offerto un prestito secco con valorizzazione in favore dell'Hellas in caso di presenze (e gol) del giocatore. Ora si aspetta la scelta di Zigoni.

FANNA E TOMMASI NELLA TRIADE DELLE GIOVANILI

Piero Fanna, Damiano Tommasi, Stefano Ghisleni: questa la triade che avrà il compito di ricostruire dalle fondamenta il settore giovanile del Verona. 

Ghisleni, in passato collaboratore di Atalanta, Sampdoria e più di recente Pergocrema, è già al lavoro come coordinatore di tutto il settore giovanile. Fanna e Tommasi, i cui contratti invece saranno definiti nei prossimi giorni, avranno compiti più specifici che andranno dalla formazione e preparazione degli staff ad altri incarichi tecnici.

Per Piero Fanna, 52 anni, uno degli ex scudettati rimasto maggiormente nel cuore dei tifosi ma anche uno dei cinque italiani ad aver vinto tre campionati con tre squadre diverse (Verona, Juve e Inter), è il terzo ritorno nell'Hellas dopo l'era Bagnoli e la panchina vicino a Prandelli. Un colpaccio (non solo a livello d'immagine) anche l'arrivo di Tommasi, 36 anni, che ha chiuso da poco la carriera da calciatore e che ha scelto di rientrare nell'Hellas (dopo anni di proposte) per sposare il progetto tecnico di Martinelli e Siciliano
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ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA

Il Verona potrà visionare la documentazione presentata nella domanda di ripescaggio della Triestina soltanto il 4 agosto, il giorno del verdetto. E' la risposta arrivata al fax con il quale la società gialloblù la settimana scorsa aveva chiesto alla Lega di vedere l'incartamento presentato dalla società alabardata. Quello che con tutta probabilità riconsegnerà alla Triestina il campionato di serie B.

In un primo momento la disponibilità pareva esserci, tanto che la documentazione chiesta in un primo momento in via ufficiosa dal Verona, pareva potesse essere visionata già in occasione del blitz romano di qualche giorno fa dell'amministratore delegato Benito Siciliano. Ma quando la richiesta è diventata ufficiale e il Verona ha messo insieme un team di avvocati e commercialisti per analizzare passo a passo l'incartamento della Triestina, le porte della trasparenza si sono chiuse. E a nulla è valsa la presenza di un legale dell'Hellas nella capitale per sbloccare la situazione.

Come la Triestina si sia salvata dalla Covisoc prima e abbia trovato poi le fidejussioni da 1 milione e 200 mila euro e il milione di euro a fondo perduto che servivano per la domanda di ripescaggio resta dunque ancora un mistero. Il verdetto finale su chi prenderà il posto dell'Ancona in serie B si avrà solo dopo la riunione del Consiglio Federale del 4 agosto. Ma il Verona ha già capito l'andazzo e ha già pronto il ricorso alla Procura Federale.

ECCO PERCHE' ABETE DEVE DIRE GRAZIE ALLA LEGA NORD

Se il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete ha salvato ruolo e poltrona dopo il disastro-Lippi e un mondiale tra i peggiori della storia del calcio italiano, lo deve soprattutto alla Lega Nord. Uno "scudo verde" che ha difeso Abete fuori e dentro il palazzo del calcio, facendo da schermo alle critiche e ai processi del dopo Sudafrica. Difesa politica che ha permesso al presidente della Federazione di ripartire, puntando su una figura cristallina come quella del nuovo c.t. della Nazionale, Cesare Prandelli, ma anche da decisioni che sembrano tagliare i ponti con un certo tipo di calcio.

Era fortemente sostenuta dal carroccio, infatti, la norma pro-vivai che ha ridotto da tre a due gli extracomunitari tesserabili dalle squadre italiane. Regola che un paio di settimane fa, in pieno mercato, ha fatto infuriare presidenti, procuratori e direttori sportivi. Taglio, per il momento, recepito solo a metà; dato che le richieste leghiste erano di un solo calciatore non comunitario tesserabile per squadra con ancora più spazio per i prodotti "nostrani" delle Primavere.

Massima trasparenza e severo rispetto delle norme la richiesta della Lega ad Abete per il calcio italiano. A partire da quei ripescaggi che nelle prossime ore decideranno le griglie di partenza dei campionati di B e Lega Pro, ripescaggi che potrebbero dare al Verona il posto lasciato libero dall'Ancona. Gran parte degli addetti ai lavori danno per scontato il ripescaggio della Triestina, con l'ennesimo salvataggio in corner del presidente Fantinel, imprenditore "forte" nel Nord est e dentro i meccanismi del calcio.

Ma la politica veronese non è stata a guardare, con l'eurodeputato Fontana e il sindaco Tosi che si sono rivolti all'uomo del calcio leghista, il presidente della Commissione Bilancio alla Camera Giancarlo Giorgetti e al Ministro dell'Interno Maroni per fare pressione verso la Covisoc (che ha già bocciato una volta la Triestina) e i palazzi romani, chiedendo il massimo rispetto delle regole. Ma sottolineando anche la poca limpidezza nel come la Triestina è riuscita a barare nella questione stipendi dei proprio giocatori, trovando l'escamotage per poter avere l'iscrizione alla Lega Pro dopo la bocciatura in prima istanza da parte della Covisoc.

FINE DEL CALCIO

La notizia è stata fatta passare in secondo piano, ma segna l'inizio della fine del calcio. La Juventus ha iniziato l'era delle interviste a pagamento e ha dato in esclusiva le dichiarazioni dei propri giocatori (ritiro e interviste settimanali) a Sky e Mediaset. La Rai, esclusa dal contratto, anziché incazzarsi per una linea che di fatto ammazza la libertà di poter fare almeno le domande che si vuole (cioè i giornalisti) ai giocatori peraltro scelti non dalla stampa ma dalle società, si è lamentata per il non essere stata invitata all'asta.

Mi auguro che a Verona nessuno mai segua un esempio che segna l'ennesima frattura tra i tifosi e il mondo del calcio. Un mondo che punta sempre di più a creare un prodotto esclusivamente televisivo, fatto di immagini a pagamento (cessione di diritti anche per solo entrare negli stadi a fare il proprio lavoro e tifosi costretti ad abbonarsi alle pay-tv per vedere la squadra del cuore) e interviste a pagamento. Dopo la tessera del tifoso e le ultime normative che rendono meno agibili gli accessi agli stadi, un ulteriore ostacolo tra il sistema-pallone e l'ultima cosa sana rimasta: la passione della gente.

LA MANOVRA DI SICILIANO

Un patto segreto per rilanciare il Verona. E' quello che hanno siglato, stringendosi la mano, Giovanni Martinelli e Benito Siciliano all'indomani della tremenda batosta di Pescara. Il presidente ha scelto di ripartire da chi c'è sempre stato, sin dall'inizio. Consegnando al suo fidatissimo “uomo dei conti” le chiavi del rilancio del Verona. Rilancio partito con una “manovra” stile Tremonti per evitare un collasso finanziario altrimenti, alla lunga, inevitabile.

Martinelli tra acquisto della società, copertura dei debiti+fine gestione 2009 e gestione 2010, ha messo nel Verona quasi 20 milioni di euro, una cifra sproporzionata per la categoria. I giocatori sotto contratto nell'ultima stagione sono stati 24 con un monte stipendi superiore ai 6 milioni di euro (ovviamente il costo dell'intera gestione che comprende altre spese è più alto). La strategia attuata nell'ultima stagione dall'ex direttore sportivo Nereo Bonato ha portato nella gran parte dei casi (tra nuovi acquisti e rinnovi) a impegni pluriennali con contratti di due anni o tre anni, che portano il Verona ad avere un costo già in carico di 5 milioni di euro per la stagione che deve iniziare e di 3 milioni per il campionato 2011/2012.

Siciliano (e naturalmente Gibellini) dovranno incidere soprattutto lì: sul monte stipendi; rivedendo ogni accordo e tagliando dove è possibile. Ma nello stesso tempo investendo parte dei risparmi nell'arrivo di nuovi giocatori - per tenere competitiva la squadra – e fissando premi “a obiettivo” (promozione). Per questo il Verona non eserciterà l'opzione per Dalla Bona, verrà lasciato libero Comazzi (a scadenza il 30 giugno), si cercherà di cedere l'ultimo anno di contratto dei giocatori più in là con gli anni (Selva, Anselmi, Pensalfini) e si chiederà a chi è in rosa una concreta dimostrazione di attaccamento alla maglia, la decurtazione degli emolumenti del 10-20%. L'obiettivo della società è dare respiro a Martinelli – che ha assicurato il proprio impegno anche dopo la tremenda delusione dell'ultimo campionato - abbassando i costi dell'intera gestione (non solo il monte ingaggi) a una cifra tra i 5,5 e i 6 milioni. Una cifra comunque importante pensando che è più o meno il doppio di quanto è costato quest'anno il Portogruaro.

Siciliano ha anche riallacciato numerosi contatti sul fronte imprenditoriale. L'idea dell'amministratore delegato è quella di creare una specie di consiglio formato da più imprenditori, che possano essere informati sulla situazione del Verona in previsione di un futuro ingresso in società. Un'operazione nella massima trasparenza per riavvicinare la Verona economica all'Hellas. Ma una mano la società la chiederà anche ai tifosi nella campagna abbonamenti, quanto mai importante, questa volta, per ridare slancio (anche finanziario) al Verona.
 

A CARTE SCOPERTE

Se il nuovo direttore sportivo sarà Magalini, il nuovo allenatore del Verona sarà Eugenio Corini. Un'ulteriore conferma di quella ragnatele di strategie e di contatti che vuole il Chievo sotto la gestione Martinelli “dentro” le scelte del Verona.

Strategie che già l'anno scorso portarono al divorzio con Ficcadenti, che abbandonò l'Hellas quando Martinelli seguì i consigli “esterni” su Bonato. E che nel corso della stagione hanno portato anche all'accantonamento dell'uomo più fidato di Martinelli, il consigliere delegato Benito Siciliano (rientrato ufficialmente in sede oggi), la cui testa fu chiesta al presidente proprio da Bonato. Dopo che Siciliano, da sempre contrario alla conferma di Remondina (per questo era stato contattato Lerda a inizio stagione e Iachini dopo il disastro di Marcianise) aveva espresso la sua fortissima preoccupazione su un possibile fallimento sportivo dell'Hellas in caso di mancato esonero dell'allenatore.

Una storia recente, quella di Magalini al Mantova, che assomiglia molto a quella di Bonato a Verona, con l'assemblamento di una squadra fortemente sovradimensionata nei costi rispetto al risultato sportivo poi ottenuto sul campo: retrocessione da una parte, mancata promozione dall'altra.

Se invece la scelta sarà diversa (Gibellini? Osti-Prisciantelli?) allora vorrà dire che il Verona avrà davvero voltato pagina.

SARTORI-NET, PARTE SECONDA

Un altro “discepolo” di Giovanni Sartori al Verona? Tra i nomi che circolano come possibili sostituti di Nereo Bonato, che a Sassuolo danno per sicuro di nuovo alla corte del patron Squinzi, c’è quello di Giuseppe Magalini, direttore sportivo del Mantova. Uno dei sei lati di quel famoso esagono, la Sartori-net, reso noto proprio da “spy calcio”.

Un gruppo di direttori sportivi con rapporti privilegiati tra cui, nelle ultime edizioni del calciomercato, sono intercorsi spesso affari e scambi di giocatori: Sartori, Bonato, Magalini, Tosi, De Franceschi, Rossi, Tesini. Chievo, Verona, Mantova, Padova, Sassuolo, Sambonifacese. Sinergie ancora attualissime, vista la scelta del Chievo di sostituire Di Carlo con Pioli, ex del Sassuolo.

A consigliare Magalini a Martinelli potrebbero essere stati gli stessi che l’anno scorso proposero al patron gialloblù Nereo Bonato, quando già Martinelli aveva in casa un uomo-mercato, Massimo Ficcadenti, che come scritto in precedenza sponsorizzò l’arrivo dell’ex d.s. della Sampdoria Primavera Paratici e lasciò la nuova società prima del termine della stagione quando fu chiara la scelta di Bonato.

THE DAY AFTER

Cosa succederà il giorno dopo Pescara? Martinelli riconfermerà la fiducia a Nereo Bonato oppure sceglierà un nuovo responsabile per l'area tecnica? E il consigliere delegato Benito Siciliano rientrerà o meno dalle “ferie”?

A Sassuolo, da giorni, danno per certo il ritorno di Nereo Bonato. Un rapporto quello tra il patron Squinzi e il ds gialloblù che non si è mai interrotto, come lo stesso Bonato ha confermato la settimana scorsa a “L'Informazione” di Modena. Un ritorno dato per sicuro anche per la partenza dell'attuale d.s sassuolese Giovanni Rossi verso il nuovo staff tecnico della Juve.

Ma il via libera a Bonato, legato al Verona ancora da due anni di contratto, lo dovrà dare il presidente dell'Hellas Martinelli. I rapporti tra i due dopo la delusione per la mancata promozione diretta in B e la vicenda Remondina (difeso sino all'ultimo da Bonato) non sarebbero più idilliaci, ma sulla scorta di un risultato positivo del Verona a Pescara Martinelli potrebbe anche decidere di ripuntare sul dirigente a cui l'anno scorso affidò le chiavi della rinascita tecnica dell'Hellas e di un investimento di svariati milioni di euro. In caso contrario Martinelli potrebbe anche liberare Bonato, forse però ricordandosi che l'anno scorso il Sassuolo per la medesima operazione attaccò alla coda del direttore sportivo il costo dei cartellini di Selva, Pensalfini e Anselmi.

Nel caso di divorzio quali allora le alternative a Bonato? Massimo Ficcadenti l'anno scorso aveva consigliato a Martinelli Fabio Paratici, grande conoscitore del campionato Primavera, che però è già alla Juve portato da Marotta. Altre strade, tutte percorribili ma solo da lunedì prossimo, quelle che portano a Rino Foschi, già ds ai tempi di Prandelli prima e Malesani poi, Riccardo Prisciantelli, che potrebbe tornare portandosi dietro l'ex ds orobico, Carlo Osti e infine Totò De Vitis, ex ds del Piacenza da alcuni anni osservatore a Firenze. Anche se l'impressione è che qualche contatto sia già stato avviato e che il nome del prossimo ds, nel caso di addio di Bonato, sia chiuso a chiave in qualche cassetto della sede di via Torricelli.

E proprio lunedì 14 potrebbe essere il giorno del ritorno in sede, dopo un lungo periodo di “ferie”, di Benito Siciliano; il consigliere delegato (rimasto in carica) fedelissimo di Martinelli che qualche mese fa, dopo alcune incomprensioni con Bonato accettò di fare un passo indietro nel più assoluto silenzio.

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