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IL CHIEVO ALL'ANTISTADIO

Questione di scelte: mentre l'Hellas ha deciso di abbandonare Verona e fare di Sandrà la propria base operativa, il Chievo dopo anni torna in città.

Secondo fonti ben informate nei prossimi giorni la società di Campedelli firmerà la nuova convenzione con il Comune, che questa volta non riguarderà solo l'utilizzo del Bentegodi per le gare di campionato ma anche l'antistadio e le strutture sportive interne allo stadio i per gli allenamenti settimanali.

Antistadio a cui avrebbe invece rinunciato ufficialmente il Verona (pare con tanto di documento scritto arrivato a Palazzo Barbieri). Nonostante il Comune nella proposta di nuova convenzione con la società di Martinelli avesse inserito cifre risibili per l'utilizzo del campo d'allenamento storicamente utilizzato dall'Hellas (si parla di poco meno di un migliaio di euro sino al termine della stagione per l'utilizzo dell'antistadio un giorno alla settimana, ad esempio per l'amichevole del giovedì).

Operazione che risponde ai bisogni del Comune, che non poteva tenere fermo in eterno l'antistadio e del Chievo, che dopo qualche dissidio nemmeno troppo velato con Veronello e un periodo di “prova” della prima squadra sul sintetico di via Sogare, ha trovato una sistemazione ottimale per logistica e immagine in attesa del nuovo centro sportivo di Villafranca. Per buona pace dell'Hellas ormai trasferitosi in toto, o quasi, a Sandrà.

L'ADDIO DI SICILIANO

La “triade” si è rotta: Benito Siciliano esce dal Verona. La notizia, che circolava in città già da un paio di settimane, sarà ufficializzata dallo stesso ormai ex consigliere delegato gialloblù in una lettera di ringraziamento e saluto ai tifosi che sarà pubblicata nelle prossime ore sul sito dell'Hellas. Non un fulmine a ciel sereno, ma quasi. Dato che Siciliano è entrato nel Verona come fidatissimo braccio destro di Martinelli e con deleghe molto delicate: dalla gestione della parte amministrativa (bilancio, sponsor, contatti con il mondo imprenditoriale della città) all'immagine del nuovo Hellas (lotta al razzismo).

Proprio con Martinelli e il direttore sportivo Nereo Bonato, l'”uomo dei conti” brasiliano ha firmato un primo anno di nuovo corso che ha rifatto del Verona una società seria, affidabile, modello; ripulita dai debiti e con un progetto vincente. Con Massimo Ficcadenti (rimasto sempre dietro le quinte e uscito quasi subito dal progetto Verona) Siciliano era stato anche il più vicino a Martinelli e alla sua famiglia nella lunga e tormentata fase dell'acquisizione dell'Hellas da Piero Arvedi.  

Ma ora, ancora all'inizio del progetto, proprio Martinelli avrebbe chiesto al suo braccio destro di rompere la collaborazione con il Verona. Una decisione frutto non tanto di una mancanza di fiducia del presidente verso il suo (ex) consigliere delegato (tant'è vero che Martinelli ha prospettato a Siciliano nuovi incarichi all'interno di aziende del suo gruppo) ma di dissidi sulla gestione “amministrativa” del Verona tra Siciliano e il d.s. Bonato. Dissidi probabilmente legati agli attuali (e futuri) costi di gestione della società gialloblù.

Una resa dei conti interna che per volontà di ognuno dei protagonisti, Siciliano compreso, è rimasta “soft” per non turbare un ambiente tornato finalmente a respirare aria di vittoria e un gruppo che deve solo pensare a raggiungere l'obiettivo per cui è stato costruito: vincere il campionato.

BELVA IN GABBIA

Doveva essere il leader del Verona costruito per vincere il campionato; e per due mesi lo è stato. Undici partite, nove da titolare, cinque gol. La sensazione, più di una sensazione, che lo spogliatoio passasse da lui. E che persino le scelte di Remondina passassero dalla forte personalità e dal carattere dell'attaccante romano, nato per stare in prima linea.  

Non a caso, ai primi risultati poco soddisfacenti, alle prime paure per l'attacco che non girava e ai conseguenti pareggi, proprio Selva tirò fuori dalle peste Remondina con i tre gol all'Andria e proprio la belva guidò la levata di scudi in difesa del tecnico, mandando anche un chiaro e preciso segnale alla società: “Un altro attaccante? Non serve. Non si critica una squadra prima in classifica”.

Ma del Selva giocatore, da metà ottobre, si sono perse le tracce. Colpa di una misteriosa infiammazione al polpaccio ancora adesso irrisolta, nonostante esami, lastre, cure in centri altamente specializzati. Un problema da poco diventato un Everest: “I tempi di recupero di Andy? Non li sappiamo” ha confidato ancora ieri un Bonato quasi rassegnato. Come lo staff medico gialloblù, che ha male accettato la scelta del giocatore di curarsi lontano da Verona. Scelta che sinora non ha pagato.

Selva è a Cesenatico, “in un centro fisioterapico tra i più attrezzati d'Italia, dove il recupero avviene in palestra e sul campo. Di solito ti restituiscono il giocatore pronto per riaggregarsi in gruppo” ha spiegato il d.s. gialloblù, “costretto” dai problemi fisici della belva a tornare sul mercato e prendere Di Gennaro, diventato subito con il gol vittoria al Cosenza il nuovo punto di riferimento della squadra. Ruolo che era di Selva. E che a Sassuolo andò via litigando con tutti perchè gli misero davanti un certo Zampagna.  

“Se sarà un problema il ritorno in squadra di Andy? Assolutamente no” ha però chiarito Bonato, che con Selva (e Colombo) ha parlato prima di prendere l'attaccante napoletano. “Non potevamo rischiare, abbiamo degli obiettivi da raggiungere. Serviva un altro attaccante, lo abbiamo preso e Andy ha capito la situazione” ha detto il direttore sportivo gialloblù, convinto che Selva tornerà ancora utile alla causa-Verona e che “prevenire è meglio che curare...”.

 

SAM DALLA BONA L'ULTIMO COLPO

L'operazione doveva restare coperta sino all'ultimo: Sam Dalla Bona è un obiettivo dell'Hellas. Lo è da tempo.

Emigrato a Salonicco nella serie A greca (all'Iraklis) dopo i problemi con il Napoli e con l'ex d.g. dei partenopei Marino, poche partite giocate negli ultimi due campionati, Dalla Bona vuole tornare in Italia e sarebbe contentissimo di farlo a Verona -  la società che più di altre con un progetto importante potrebbe riportarlo nel grande calcio. Nereo Bonato ha già parlato sia con il giocatore, sia con il suo procuratore Alessandro D'Amico, trovando grande disponibilità alla trattativa.

"Il ragazzo è entusiasta di venire da noi. Se è un'operazione intelligente la facciamo" ha confermato Bonato. Due anni e mezzo di contratto ancora con il Napoli, per concludere la trattativa Hellas e Dalla Bona dovrebbero strappare alla società partenopea un prestito gratuito sino a fine stagione con un diritto di riscatto molto basso. Poi, nel caso in cui Dalla Bona facesse bene sino a fine campionato, il Verona sarebbe pronto a un contratto a lungo termine. Se il Napoli chiedesse soldi, invece, salterebbe tutto.

Cresciuto nell'Atalanta, Dalla Bona a 18 anni ha debuttato in Champions con il Chelsea dove in 3 stagioni ha giocato 55 partite segnando 6 gol. Poi il Milan, il Bologna, il Lecce, la Samp e il Napoli, dove ha vinto un campionato di B prima di rompere con ambiente e società. L'anno scorso rifiutò il Chievo e altre destinazioni per restare al Napoli senza giocare. Ad agosto disse no a Triestina e Padova accettando solo all'ultimo la Grecia. Ora il pellegrinaggio è finito; Dalla Bona, che è di San Donà di Piave e ha una casa anche a Peschiera, vuol tornare in Italia e ripartire con un progetto serio: quello del Verona. E poco importa se dovrà ricominciare da categorie dove non ha mai giocato.

GIOCO AL RIALZO

Era tutto fatto. Venerdì doveva essere il giorno della firma, oggi la prima di Francesco Di Gennaro con la maglia del Verona. Invece, per il momento, è tutto rinviato.

Preso atto della volontà del giocatore di venire a Verona, la società pugliese ha chiesto alla dirigenza gialloblù la stessa cifra offerta nei giorni scorsi dal Pescina per la metà del cartellino dell'attaccante napoletano: 350 mila euro. Il Verona, che inizialmente offriva meno (ma comunque sempre più del Cesena, l'altra squadra interessata a Di Gennaro), dopo aver trovato l'accordo con il giocatore (il contratto è pronto da giorni, manca solo la firma) è arrivato alle cifre del Gallipoli dando la disponibilità a chiudere l'affare. Ma a poche ore dalla firma la società pugliese ha cambiato le carte in tavola, alzando il prezzo.

"C'è da fare un minimo di trattativa" ha detto oggi prima della partita con il Lanciano Nereo Bonato, ma la situazione non è fluida. La proprietà del Gallipoli, rappresentata dalla famiglia D'Odorico, è la stessa che fece saltare l'affare Di Gennaro già in estate (il Verona aveva trovato l'accordo con il vecchio presidente, Barba). E il Gallipoli, a pochi mesi dalla cessione, sarebbe di nuovo in vendita. Ipotesi che non facilita una chiusura, a breve, della trattativa. Come vuole il Verona. Che in caso di ulteriori ritardi potrebbe andare su altri obiettivi (Tiboni dell'Atalanta o Curiale del Palermo, in prestito al Cittadella).

Di Gennaro ha visto Verona-Lanciano dalle tribune del Bentegodi accanto al suo procuratore, Donato Di Campli e al presidente del Verona Giovanni Martinelli. Non rientrerà a Gallipoli per la partita con il Modena e non risponderà più a nessuna convocazione del tecnico Giannini, nemmeno se la società lo metterà in multa. La soluzione del rebus l'aspetterà direttamente a Verona, pronto a mettersi a disposizione di Remondina già da martedì. Il giorno della verità.

 

 

IL MERCATO DEI DISPERATI

Sino all'ultima settimana sarà il mercato dei disperati. Il mercato di chi in un modo o nell'altro cercherà di rimettere in piedi la stagione comprando, o di arrivare alla fine vendendo. In questo mercato il Verona sarà solo spettatore. Negli ultimi giorni, invece, qualcosa potrebbe succedere. Anche se la sensazione è che il gruppo che ha girato a 30 e che ha festeggiato il Natale a 33 punti in classifica, sarà quasi interamente quello che dovrà riportare la serie B a Verona.

Prima di capodanno il presidente Giovanni Martinelli verserà nelle casse del Verona altri 2,2 milioni di euro per pareggiare i conti sino a giugno (la società gialloblù per scelta non si appoggia a banche per mutui o fidi nella gestione, questo comporta un intervento della proprietà a scadenze precise nel corso della stagione per garantire la copertura delle spese). L'operazione, seppure sostanziosa, non preclude la possibilità (economica) che a Verona possa arrivare qualche altro giocatore importante. Decidere l'utilità o meno di ogni nuovo intervento sarà compito di Nereo Bonato.

Le operazioni possibili, all'inizio, saranno principalmente in uscita. Burato quasi certamente tornerà al Chievo per andare a maturare (e giocare) da qualche altra parte. Non tanto perchè il Verona ha in rosa un giovane di proprietà con caratteristiche identiche (Jorginho) ma perchè Burato non ha dato garanzie di poter essere in caso di necessità il sostituto di Esposito e di avere, adesso,  la personalità giusta per entrare in una squadra che punta a vincere il campionato. Al suo posto dovrebbe arrivare un regista più esperto, di categoria. Non necessariamente un giocatore "da progetto" ma in grado di poter coprire sino a fine stagione l'eventuale indisponibilità del "cervello" gialloblù.

Poi c'è il gruppo degli scontenti, capitanato da Campagna e Campisi. Nel girone d'andata i due hanno visto il campo con il binocolo (2 presenze e 16 minuti giocati per il difensore, 3 presenze e 103 minuti giocati per il centrocampista) giocando (Campisi a Pescara) solo all'estremo bisogno e rimanendo spesso fuori anche dalla panchina. Entrambi, con alle spalle Juventus e Atalanta, chiederanno di andarsene per poter giocare con continuità; cosa, al momento, a Verona impossibile.

Discorso a parte per Comazzi, in scadenza a giugno del contratto che prevede il costo d'ingaggio più alto dell'attuale rosa del Verona. Comazzi è rimasto solo perchè ha rifiutato per tutta l'estate ogni destinazione. Poi Remondina gli ha dato fiducia e il centrale è diventato il titolare della difesa meno battuta del campionato. Ma gli errori con Spal e Rimini delle ultime settimane hanno convinto il tecnico gialloblù a puntare dopo mesi di panchina su Anselmi, la vera scelta di Bonato. La società ha fatto sapere che Comazzi ha rifiutato le offerte di rinnovo ritenendo le cifre offerte dal Verona non soddisfacenti. Possibile una sua cessione già a gennaio, con l'arrivo di un altro centrale per la panchina.

Gomez è un altro dei "riciclati" di Remondina. Nonostante il rifiuto di ogni destinazione proposta in estate dalla società che lo voleva cedere in Seconda Divisione per dargli modo di giocare con continuità, il tecnico lo ha ripescato (all'inizio per necessità, poi per scelta). Alla riapertura delle liste tornerà sul mercato. Ma, va detto, dovesse impuntarsi nuovamente e restare, le sue tribune sono quelle che costano meno nella rosa del Verona.   

Infine, l'argomento chiave: l'arrivo o meno di un altro attaccante per "garantire" la promozione. Bonato ha costruito un reparto offensivo "stellare" per la categoria e mantiene totale fiducia in Selva e Colombo ma anche in Berrettoni, Ciotola e Rantier. Il super attacco del Verona, però, ha prodotto sinora 21 gol in 18 partite, che sono solo 3 in più rispetto al totale dei gol segnati alla diciottesima giornata dell'anno scorso, quando andavano in campo nomi decisamente meno eccellenti (Tiboni, Girardi, Gomez, Scapini). E le condizioni fisiche di Selva sono state, sinora, un reale problema.

Sul mercato ci sono nomi "da progetto": Bruno è in scadenza col Modena, Di Gennaro è in rotta con il Gallipoli. Uno è più finalizzatore (Bruno) l'altro più di manovra. Entrambi sono giocatori in grado di fare la differenza, ma vanno pagati. Per Bruno il Modena potrebbe chiedere intorno ai 500 mila euro per il cartellino, ma la società emiliana, capito di essere lontanissima dal rinnovo, in questo momento ha più interesse a tenere il giocatore fino a giugno garantendosi con i suoi gol la salvezza che negoziare una cessione. E ci sarebbe poi il contratto del giocatore che pochi mesi fa chiedeva tre o quattro anni a 400 mila euro netti a stagione. Di Gennaro costerebbe meno di ingaggio, ma non di cartellino.

Per una società che già costa uno sproposito per la Lega Pro (oltre 7 milioni di euro) l'eventuale entrata di una nuova punta non può che significare l'uscita di un attaccante già in rosa. Tolti Berrettoni, uno dei migliori nel girone d'andata e Gomez (che costa una pippa di tabacco), Selva, Colombo, Ciotola e Rantier sono difficilmente piazzabili perchè hanno tutti contratti pluriennali (da due o tre anni) e un costo d'ingaggio a stagione per la società che si aggira (chi più, chi meno) sui 300 mila euro; quello che si paga in media un buon giocatore in una B alta.

 

VERONA CAPITALE (DELLO SPORT)

Se sarà Italia (l'assegnazione sarà il 25 maggio 2010), gli Europei del 2016 passeranno per Verona. Che non solo si candida ad ospitare uno dei gironi di qualificazione, ma anche uno dei quarti se non una delle due semifinali.

Con il ritiro di Genova (certo) e quello (probabile) di Napoli per carenze strutturali, la lista per l’aggiudicazione delle sedi della prossima manifestazione continentale è praticamente fatta. Dieci le città in lizza, nove i posti; con Verona in cima alla lista per stadio, ricettività alberghiera, infrastrutture e viabilità. Tanto da essere considerata modello organizzativo dalla Federazione che ha nell’assessore allo sport Sboarina uno dei principali referenti del progetto Europei.

Nelle ultime ore Verona ha affrontato un altro dei molti step intermedi chiesti in vista del termine ultimo per la presentazione delle candidature, previsto per il 15 gennaio 2010 (a Roma è andato il responsabile comunale dei lavori pubblici Menon). Poi il governo del calcio italiano avrà un mese per verificare la validità dei progetti e stilare la lista definitiva delle candidature che l’Uefa aspetta per il 15 febbraio.

Mettere a posto il Bentegodi la scelta, l'unica possibile, per rispondere alla tempistica della Figc. Verona punterà sulla ristrutturazione e l’ampliamento del Bentegodi con, dopo la posa dei pannelli fotovoltaici, una nuova copertura, nuove gradinate, tribune a ridosso del campo con l’eliminazione della pista di atletica e la copertura dell’attuale parterre, oltre a nuovi spogliatoi, aree stampa (nel progetto anche gli sky box) e il centro di controllo per la sicurezza interna allo stadio. Un progetto da 40 milioni di euro, che il Comune coprirà con i fondi speciali prevista dalla nuova normativa sugli stadi.

Un progetto che consentirebbe, in un secondo momento, anche la costruzione di un’ampia area commerciale da 50/60 negozi, facendo diventare da una parte il "nuovo" Bentegodi appetibile a Verona e Chievo (che potrebbero, comprandolo, avere un moderno stadio di proprietà ad un costo molto minore di una nuova struttura ex novo) e dall'altra chiudendo la porta a chi vede, tra i privati, nella costruzione di un nuovo stadio soprattutto la possibilità di una grande speculazione immobiliare con l'abbattimento dell'attuale struttura più la successiva cementificazione di piazzale Olimpia.

Tutto questo in un’ottica di Verona già oggi capitale sportiva d’Italia. Capace, con quella rete di contatti creata negli ultimi due anni dall’assessore allo sport Sboarina nel filo diretto con le Federazioni e dal sindaco Tosi nell'asset con Maroni, non solo di far andare i tifosi in trasferta a Pescara (con il Viminale che ha cambiato il giorno dopo una decisione presa il giorno prima) ma più in genere di essere un punto di riferimento per ogni evento internazionale.

Non è un caso, ad esempio, se proprio Verona ha “scippato” l’ultima tappa del prossimo Giro d’Italia a Milano, se l'appuntamento migliore dei Mondiali di Pallavolo sarà nella nostra città, che la Federazione Rugby ha indicato Verona come sede sicura dei Mondiali 2015 o 2019 se la manifestazione fosse stata assegnata all’Italia. E se proprio il Bentegodi era stato indicato per ospitare, subito dopo il forfait di Firenze, il test match degli azzurri contro il Sudafrica;  che solo per un motivo di tempestica “politico-sportiva” si giocherà ad Udine. A questo vanno poi aggiunti i Mondiali di Baseball appena disputati in un “Gavagnin” rimesso a nuovo, la prima uscita delle campionesse d’Europa dell’ItalVolley nell’All Star che si disputerà al Palazzetto il prossimo 23 gennaio e non ultimo la volontà di confermare il centro federale di nuoto (e farlo diventare centro d'eccellenza per l'Italia) anche dopo la scomparsa dell’indimenticabile “signore delle piscine”, Alberto Castagnetti.

 

GLI INCEDIBILI

Al cinema c’erano “gli intoccabili”, nel Verona ci sono “gli incedibili”: Andrea Burato e Diego Farias, maglia gialloblù dell’Hellas, cartellino gialloblù del Chievo. Due prestiti secchi, l'operazione meno comprensibile dell'ottimo mercato di Bonato, che il Verona sin da subito avrebbe voluto trasformare in qualcosa di diverso trovando però sempre l’opposizione del Chievo.

Su Burato il Verona parrebbe averci già messo una pietra sopra. Chiuso da Esposito in prima squadra, un talento “di proprietà” come Jorginho alle spalle, per il regista che il d.s. gialloblù Bonato ha presentato come un “top nel ruolo tra i Primavera” sinora c’è stato poco spazio (tre presenze in Coppa Italia). Per questo, al momento, è difficile pensare a una “forzatura” del Verona a fine stagione per un giocatore che già l’estate scorsa aveva una valutazione molto alta (Bonato parlò circa di un milione di euro) e a un cambio di idea del Chievo su un giocatore considerato un gioiellino del vivaio e un futuro campioncino.

Su Farias, invece, l’Hellas di pensierini ne ha già fatti parecchi. Dieguito, classe ’90, in poche settimane ha conquistato tutti. Remondina in campionato lo usa a partita iniziata e il piccolo talento di Sorocaba ha risposto sempre presente, con prestazioni mai anonime e un gol, alla Ternana, da cineteca. E quando è partito da titolare (nelle ultime due di Coppa Italia) il brasiliano ha strappato applausi a scena aperta, sfornando assist su assist.

Per questo il Verona (che rischia di valorizzare due giocatori a entrata zero) sarebbe pronto a investire almeno su Farias (comproprietà o acquisto dell’intero cartellino – valutabile al momento 3/400 mila euro) con il consigliere delegato Benito Siciliano che per il giovanissimo brasiliano, suo connazionale, staccherebbe il più piacevole degli assegni. Farias, di suo, è legatissimo al Verona. Ha in Rafael e Jorginho due punti di riferimento e vorrebbe restare. Ma anche in questo caso, soprattutto in questo caso, il Chievo avrebbe risposto no, chiudendo ogni porta e non lasciando intravedere nessuna possibilità di apertura, almeno per il momento.

 

MARONI, IL VERONA, IL CHIEVO E LA TESSERA DEL TIFOSO

Campedelli, Martinelli, Tosi, Maroni. L’appuntamento è per mercoledì mattina, a Palazzo Barbieri; l’argomento, la tessera del tifoso. E forse, anche il nuovo stadio.

 

L’incontro, tenuto “coperto” sino all’ultimo, servirà al Ministro dell'Interno per chiarire in prima persona ai presidenti di Verona e Chievo lo strumento varato dal governo e obbligatorio dal 1 gennaio 2010 per aumentare la sicurezza negli stadi. Tutto questo, all’indomani di un’ultima stagione con 229 partite giocate senza tifosi ospiti e di un calo generalizzato di incidenti, feriti, denunce, daspo e agenti impiegati nei servizi d’ordine. E anche per questo di proteste generalizzate da parte di società e tifoserie d’Italia verso il provvedimento, operativo di fatto dalla prossima campagna abbonamenti.

 

L’incontro, che vede ancora una volta Verona e Chievo insieme negli uffici del sindaco, potrebbe però allargarsi al nuovo stadio, da sempre pallino di Campedelli nelle ultime settimane priorità assoluta anche di Martinelli. Argomento di recente affrontato anche in Lega, con il presidente Beretta che ha chiesto al governo “una legge operativa in tempi rapidi sul fronte stadi di proprietà” rimarcando, forse riferendosi anche a Verona “la positiva vitalità di alcune società che hanno mostrato la voglia di realizzare infrastrutture di portata moderna e utili alla collettività”.

 

VERONA 2016

Ristrutturare il Bentegodi o costruire un nuovo impianto? L'ultimo capitolo della telenovela stadio ha come titolo “Euro 2016”, manifestazione che l'Italia è in corsa per organizzare.

Venerdì scorso all'Hotel Hilton di Roma la Figc ha invitato i rappresentanti di una ventina tra comuni e squadre per un primo colloquio informativo e per raccogliere le prime adesioni. Gli stadi interessati sarebbero quelli di Roma, Milano, Napoli, Genova, Torino, Firenze, Bari, Cagliari, Udine, Palermo e Verona. In rappresentanza della città era presente il dirigente del settore sport e tempo libero del comune, Sandro Vazzoler, per Verona e Chievo c'erano invece Benito Siciliano, consigliere delegato dell'Hellas ed Enzo Zanin, responsabile marketing e pubbliche relazioni della società della diga. Nell'idea della Federazione nove stadi “titolari” e tre di riserva suddivisi a fasce: nella prima (50/60 mila posti) gli impianti dove disputare match d'apertura, semifinali e finale, nella seconda (40 mila posti) gironi eliminatori e quarti, nella terza (30 mila posti) i soli gironi eliminatori. Il Bentegodi, tra i primi ed essere indicato per posizione e logistica, rientrerebbe nella seconda fascia; ma c'è un però.

L'attuale capienza del Bentegodi (39 mila posti) non basta. Per soddisfare le esigenze dell'Uefa (alla ricerca di ambienti sicuri e confortevoli, stadi senza barriere e aperti alle famiglie) e della Federazione l'impianto veronese avrebbe bisogno di importanti interventi strutturali (la copertura) e di almeno altri duemila posti a sedere in gradinata. Altri adeguamenti (sostanziosi) sarebbero necessari in tribuna stampa, dove andrebbe rivisto l'intero sistema per le riprese televisive.

Accorgimenti che riportano al bivio di qualche tempo fa: meglio mettere mani all'esistente o costruire un impianto nuovo? I tecnici comunali sono già al lavoro per definire tempi e soprattutto costi dell'operazione. Entro febbraio la Figc aspetta i dossier dalle città interessate con il programma degli interventi. In caso di progetti di nuovi impianti affidati a privati, non valgono le fidejussioni bancarie e serve la supervisione del Comune che deve garantire la realizzazione dello stadio. Il modello dell'Uefa è il nuovo stadio di Francoforte.

 

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