20
ago 2017
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TANTE DOMANDE SENZA RISPOSTA

Domande, dubbi che non trovano risposta. Partivamo da una certezza: il Napoli è una squadra superiore al Verona. Quindi nessun scandalo se avesse vinto. La salvezza si dovrà conquistare su altri campi. Ma il Verona del debutto al Bentegodi resta un mistero. Pecchia ha rinunciato ad essere Pecchia. Ha avuto paura, ha snaturato prima se stesso e poi il Verona. Sono deluso: avrei preferito perdere cinque a zero ma vedendo un Verona diverso. Perché è successo?

Tenere fuori Pazzini è stata una scelta sbagliata. Il mister se n’è assunto la responsabilità, ma di certo questo non allevia la sua posizione. Partendo da questa scelta primaria, Pecchia ha dato al Verona le sembianze di un essere informe. Un centrocampo incomprensibile dove anche un bambino ha visto che Buchel non ha nè passo nè condizione. E nessuna idea. Nessuna. Se non quella di palleggiare per non dare al Napoli profondità. No, così non mi piace. Se Pecchia diventa un allenatore “speculativo” allora in giro ce ne sono di migliori di lui per fare quel tipo di gioco.

Saremo pronti per Crotone? Ecco la seconda domanda, il secondo dubbio che questa gara non ha sciolto. Il Verona è incompleto, al più presto Fusco e Setti devono andare a prendere quei giocatori che mancano. E ne mancano. A parte un altro attaccante, serve un esterno, serve un altro centrocampista. Non credo al mercato come panacea di tutti i mali. Ma in questo momento il Verona ha una rosa cortissima, impossibile affrontare un torneo così lungo e duro senza alternative. E’ un rischio pericolosissimo. Sperando che le valutazioni fatte su alcuni giocatori non siano clamorosamente sbagliate. Dopo il caso Cassano il Verona si è bloccato. E’ arrivata l’occasione di Caceres la cui valutazione dipende tutta da quanto resterà qui. Se il Verona se lo gode fino a giugno e portasse Kishna allora chapeau. Ma se a gennaio andrà via, con Kishna al Torino allora sarà stata solo una mossa da disperati.

Non serve oggi affliggersi. Nè usare toni drammatici. Questo campionato sarà aperto per tanto tempo. Ma non siamo partiti bene. Le risposte che cerchiamo speriamo di trovarle a Crotone.

 

 

14
ago 2017
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BENE MA NON BENISSIMO

Corroborante come un caffè espresso bevuto alla mattina, è arrivato il primo successo stagionale: il Verona ha liquidato per 3-1 l’Avellino. Bene, il risultato, bene la prima vittoria, bene lavorare con entusiasmo, ma non benissimo, come ha cantato uno dei tormentoni estivi.

In realtà sotto il risultato si celano molti problemi. Di condizione, di alternative, di panchina corta, di mercato ancora da completare. A meno di una settimana dal debutto con il Napoli, ci sono molti campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Diciamoci la verità: senza il miracolo di Nicolas (molto bravo, ammettiamolo, visto lo scetticismo che lo accompagna), questa serata poteva prendere una piega diversa. Là dietro ancora non ci siamo e quella sensazione di eterno precariato difensivo non accenna a diminuire. Buchel è apparso un Tachtsidis ma molto più lento, Pazzini non l’ha quasi mai beccata. E quando è uscito, al suo posto Pecchia ha messo Bessa, aspettando Godot, cioè la punta che deve assolutamente arrivare (e arriverà).

La nota lieta della serata sono stati gli esterni: ricordate cosa dicevamo a gennaio? Bisogna lavorare su quel settore. Dissero che bastavano Gomez e gli altri, alla fine sono bastati ma abbiamo sofferto come cani.

Ora, in A, sono arrivati Cerci e Verde. E si vede. La qualità è subito aumentata, le giocate e i gol potranno arrivare finalmente anche dalle fasce. Indispensabile visto il gioco di Pecchia e il rischio che l’allenatore si prende alzando il baricentro nella metà campo avversaria.

Verde è un’ottima intuizione di Fusco, Cerci una splendida scommessa. Vederlo così dentro al match ha riempito il cuore di speranza. Ma non sarà sufficiente: anche lì serve un supplemento di mercato, e si spera arrivi Kishna anche per giustificare il “parcheggio” laziale di Caceres. E’ ovvio che l’operazione prenderebbe tutto un altro sapore se arrivasse l’olandese volante.

06
ago 2017
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WE ARE LATE

Tirare conclusioni dopo un’amichevole non mi piace. Però questa gara con il Newcastle di Benitez (non il Chelsea di Conte, nè il Manchester di Mourinho) ci lascia in bocca una sensazione non buona.

Fatte le debite proporzioni sul solito stato fisico che è per forza di cose diverso, il Verona non ha proprio convinto. Ci siamo presentati a questo primo vernissage di un certo spessore con una difesa che farebbe fatica in B. Con tutto il rispetto per Bearzotti, il giovanissimo Kumbulla, Souprayen e Fares, così rischiamo imbarcate su imbarcate non appena sarà calcio vero.

Certo: mancavano Heurtaux, Caracciolo, Bianchetti, Cherubin, Caceres e Brosco. Ed è una situazione che in campionato si spera non si debba ripetere. E’ un’emergenza contingente ma, ripeto alla nausea, non si possono sbagliare valutazioni. Abbiamo visto anche nella scorsa stagione che ogni scommessa rischia di essere pagata con gli interessi. E il fatto che sia andata bene una volta non deve farci sbagliare il tiro.

Cherubin non si vede ancora, Brosco è un’incognita, Caracciolo è al primo anno di serie A, Bianchetti un’eterna promessa, Souprayen non regala certezze. Al momento quelli più affidabili sono Heurtaux, Alex Ferrari (anche lui comunque un semidebuttante) e Caceres il cui stato di forma e il cui recupero è tutto da scrivere.

Insomma lì dietro, non dormiamo sonni tranquilli. E senza affidabilità difensiva anche il gioco di Pecchia fa fatica a scorrere.

Ripeto affinchè il concetto sia chiaro: non si vuole qui fare allarmismo, ma solo cercare di vedere le cose con sano realismo. E quello che abbiamo visto non è buono.

A Newcastle abbiamo verificato quanto questo progetto sia in ritardo. Con l’avvio durissimo del campionato è un ritardo da colmare in fretta. Diventasse un pesante ritardo, anche in classifica, sarebbero guai seri fin dall’inizio.

27
lug 2017
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UN SOLO GRIDO: SALVEZZA!

Salvezza, salvezza, salvezza: dovremo ripetere questa parola milioni di volte. E’ la sola parola, l’unico obiettivo che conta per il Verona che ritorna in serie A. Capisco il tifoso: Cassano e Cerci sono nomi che fanno veleggiare il pensiero, ma dopo che il primo è caduto in depressione lasciando il calcio, dobbiamo essere sempre più convinti: noi dobbiamo pensare solo a salvarci.

Uscito il calendario di serie A, ci siamo resi conto del cammino che ci attende. Duro, durissimo, più di quello che immaginate. Perchè è vero che prima o poi si affrontano tutte, ma è anche vero che dipende molto da quando le affronti. Giocare con il Napoli alla prima giornata, per esempio, può essere un piccolo vantaggio. Giocare con la Juventus all’ultima può esserlo se i bianconeri avranno già vinto il tricolore, oppure no se lo scudetto sarà assegnato in volata. Ricordate Bagnoli? Ha sempre detto che il cammino del Verona dello scudetto poteva essere diverso se i due risultati con il Torino si fossero capovolti.

Cassano ha assorbito tempo, energia, forza mentale. Era una bella idea, rischiosa ma bella. La società era pronta a gestire varie mattane, ma non questa. Cassano aveva giurato sulle sue motivazioni, voleva Verona, aveva forzato la mano. Il suo procuratore aveva spinto, persino Toni si era esposto. Fusco era convinto, Setti convintissimo. Pecchia, il più scettico, si era convinto alla prima partitella. Ma ora Cassano non c’è più e non ci sarà. Il Verona si dovrà salvare con altri mezzi, altre caratteristiche. La squadra è forte da metà in campo in su. In tutti noi c’è la sensazione che si stia oltremodo sottovalutando il reparto difensivo. Dove sono arrivati Alex Ferrari, Felicioli e Heurtaux, ma dove servirebbe altro. Il problema non sono gli infortuni: il problema è che i giocatori infortunati sono proprio quelli che avevano convinto meno. Per carità: non è che a Benevento sia arrivato Beckenbauer, nè alla Spal Baresi. Non ci sono in giro Tricella e Scirea. Tutte le squadre che lottano per salvarsi hanno problemi in difesa. Il Chievo stesso che ha fondato la squadra su principi diversi al Verona, dietro continua a dare fiducia a giocatori vecchi perché di meglio non trova. Se Atene piange, insomma, Sparta non ride.

Ho parlato con Fusco e mi ha assicurato che non sta sottovalutando il problema difesa e infortunati. La società vuole solo vedere se e quanto hanno recuperato Cherubin e Brosco. Il limite temporale per verificare le loro condizioni è metà agosto. Non dessero garanzie, si va sul mercato. Bianchetti invece sarà aspettato. Su di lui la società continua ad avere cieca fiducia. Il mercato non è finito, ma a mio avviso c’è una deriva mentale forse provocata dai giochi manageriali, in cui ogni tifoso si sente un po’ ds, un po’ presidente. Il mercato è visto come panacea di ogni male, i nuovi arrivati che sono sempre migliori di quelli che ci sono già, il continuo eterno mugugnare su ogni operazione, mentre il vero valore aggiunto è il lavoro sul campo, la pazienza, la lungimiranza di una società. Cassano ci ha distratto, ci siamo dimenticati tutti per quindici giorni che cosa siamo e cosa vogliamo. Ora piedi per terra, please. Salvezza, salvezza, salvezza…

24
lug 2017
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CASSANO E LE RESPONSABILITA’ DELLA SOCIETA’

Quando prendi uno come Cassano sai a cosa vai incontro. Lo sai e basta. Quindi ci devi pensare bene prima. Nel momento in cui l’hai preso ti infili in un ottovolante da cui non puoi più scendere. Ecco l’unico errore che ha fatto la società in questa grottesca situazione. Un errore fatto in buona fede. Valutati i pro e i contro s’era deciso di puntare su un giocatore che da un anno e mezzo non giocava e le cui pazzie sono notissime.

Visto l’entusiasmo che si era creato attorno a Cassano puntare oggi i fucili contro la società pare davvero sbagliato. Si voleva regalare un giocatore dalle qualità eccelse ad una tifoseria che va pazza per questo tipo di giocatori. Il costo economico era sostenibilissimo, l’ingaggio basso, le motivazioni del giocatore (a parole) enormi. Cassano era stato sponsorizzato da Toni e prima dal suo procuratore Tinti. Si era proposto al Verona con una serie di interviste molto “pilotate”. Aveva parlato bene della città, della squadra, di Setti.

Fusco era stato prudentissimo. Aveva voluto incontrare Cassano più volte, lo aveva “testato” a fondo, aveva cercato un punto di contatto, convinto di poterne accendere l’anima e di poterlo domare. Forse anche questo un errore, sempre in buona fede: Cassano è un dissipatore di talento, un egoista. Ora con il senno del poi è facile inveire. Contro Cassano e contro chi lo ha voluto a Verona.

Cassano lascia dietro di sé un fallimento. Umano e sportivo. Ne ha lasciati altri nella sua carriera. Aveva mandato a quel paese il presidente che più di tutti lo aveva amato e strapagato: Garrone.

Avesse smesso con il calcio avrebbe dimostrato almeno un po’ di dignità. Così invece dimostra solo di essere un opportunista. Se ne va lasciando dei cocci, ma per fortuna tutto è avvenuto in un lampo di luglio. Se vogliamo l’unico dato positivo di tutta questa vicenda.

 

18
lug 2017
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CASSANATA, ANZI NO

In due ore abbiamo vissuto due colpi di scena. Prima la notizia shock del ritiro di Cassano, poi quando tutti eravamo pronti a prendere atto di questa decisione che avrebbe avuto ripercussioni comunque limitate sul Verona, Antonio ci ha infilato con un tunnel dei suoi. Non è vero, resto, non vado via, mi hanno fatto cambiare idea, scusatemi, stavo facendo la più grande cazzata della mia vita.

Ha chiesto scusa cento volte, ha promesso una grande stagione. Il problema è che a Cassano ogni tanto si chiude la vena e invece di pensare e di ragionare agisce. Tante volte nella sua vita ha spezzato rapporti e non è riuscito a incollare i cocci, nessuno alla fine è riuscito a limitarlo.

Così gli è successo ieri sera: era stanco, gli mancavano i figli, ha avuto un terribile momento di depressione. Invece di pensare ha convocato la squadra e ha comunicato a tutti che si sarebbe ritirato.

Poi è arrivata Carolina a Antonio si è placato. Ha visto i suoi bimbi e ha sorriso.

Cassano è un ragazzo buono. E’ sincero. La conferenza stampa di oggi è stata uno spaccato di verità, di sentimenti contrastanti che fanno a pugni con la plastica del mondo del calcio moderno. Cassano ha sbagliato, dobbiamo imparare a perdonare queste sue cazzate. Ne farà altre, quasi certamente. Ma poi basta vederlo cinque minuti in partitella e vi assicuro che ogni moralismo va a farsi benedire.

Ha promesso che sarà una grande stagione, ha perso già sette chili, è pieno di voglia di riscatto. Credo sia ancora una scommessa vincente. Mi smentirà, ne sono sicuro. Ma gli voglio bene lo stesso.

10
lug 2017
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SCOMMESSE, MA LA QUALITA’ FA SEMPRE LA DIFFERENZA

I napalm 51 hanno già caricato le loro argomentazioni: il Verona ha preso due falliti, due giocatori finiti, due schifezze. L’avrebbero detto anche se il Verona avesse preso Paloschi e Viviani, zero gol il primo da 18 mesi, due fallimenti il secondo, quindi non c’è da stupirsi.

E’ ovvio che se Alessio Cerci e Antonio Cassano non fossero due giocatori che per vari motivi sono usciti dalla giostra, non sarebbero venuti a Verona. Quindi, sono due scommesse. I napalm 51 sanno già tutto: come sapevano tutto su Luca Toni. La bellezza del calcio sta appunto nello smentire gli scettici.

Vediamo di sbilanciarci: Cerci non gioca da due anni ha dentro motivazioni da vendere. Ha appena 29 anni, può tornare grande o anche grandissimo. Tatticamente è perfetto per Pecchia. Mettetelo sull’esterno e farà la differenza. Deve ritrovare passo e continuità. Non deve pensare di fare il fenomeno ma solo le cose che gli riescono meglio. Può essere un grande acquisto.

Anche Cassano arriva pieno di motivazioni. Ma con lui andrà usata una buona dose di pazienza. Sarà l’alternativa a Pazzini e solo in alcune gare o spezzoni di gara potrà essere usato contemporaneamente. Può essere il nostro Altafini, l’uomo che scompagina i piani. In attesa che ritorni al cento per cento di condizione. Pecchia dovrà toccare le corde giuste tatticamente e naturalmente sapere gestire moralmente un uomo che è un vulcano, capace anche di essere generoso e trascinante.

Credo che Setti abbia fatto due ottime mosse. Oggi il Verona è la squadra del giorno, l’entusiasmo, al di là dei napalm 51, è palpabile. Cerci e Cassano sono due scommesse. Ma la qualità fa sempre la differenza. Ne sono convinto.

06
lug 2017
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MAGLIE SEMPLICI, COLORI DISPERSI E UN OBBROBRIO

Prime impressioni sulle nuove maglie: apprezzabile lo sforzo di semplificare. Dopo le versioni “ape maia” e “Alcatraz”, almeno siamo tornati ad avere delle maglie normali. Restano dispersi i nostri colori originali (ripeto, sono quelli del gonfalone di Verona e non quelli che la Nike ha in catalogo). Lo stemma dell’Hellas è troppo piccolo, anche questa una scelta che non si comprende, ma è pur sempre meglio di quello monocromatico di due anni fa. Evito di parlare della terza maglia che non merita commenti con quella striscia di quadratini che fanno tanto tovagliolo da trattoria. E’ la terza maglia, quindi speriamo di non metterla mai. Sogno il giorno in cui torneremo a vestire il nostro vero giallo e blu.

04
lug 2017
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MA AL VERONA NON CI PENSA MAI NESSUNO?

Dice: passerano i giocatori, i presidenti, gli allenatori… E’ per dire che il Verona dovrebbe essere più forte di tutto. Invece qui ogni volta c’è qualcuno che diventa più forte del Verona, inteso come Istituzione (volutamente maiuscolo). E’ una vita che faccio questo lavoro, è una vita che vedo la piazza dividersi in fazioni. Mandorliniani, Toniani, Fuschiani, Settiani. Mancano solo i marziani e poi ci sono tutti. Francamente non se ne può più.

Credo che sia colpa della debolezza intrinseca della società che negli anni si è esposta a figuracce (e non parlo dell’attuale, che probabilmente ha le colpe minori). Le nostre memorie sono piene di colpi di scena, di personaggi turpi che ci propinavano “progetti”, di finte vendite, di fallimenti dietro l’angolo.

A chi credere? Siamo stati costretti a cercare l’uomo della provvidenza, spesso incarnato dagli allenatori, qualche volta dai giocatori. Professionisti ben pagati, qualche volta ottimamente pagati, che cercavano di sfruttare la situazione a loro favore e poi se ne andavano, mentre noi qui a leccarci le ferite, a raccogliere i cocci, a cercare di ripartire. E’ successo a tutti noi, mille volte e non è colpa di nessuno. Tutti strumentalizzati, diciamoci la verità una volta tanto.

L’amarezza mi arriva perché nessuno mai pensa al Verona. Tutti si lavano la bocca, sparano sull’Istituzione, danno lezioni di vita e di tifo. E poi se ne vanno. Con i loro conti in banca un po’ più pingui. Buone vacanze.

 

28
giu 2017
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TONI E L’IMPIETOSA LEGGE DELLA VITA

Nico Penzo, bomber del Verona e persona molto intelligente, mi raccontò di quanto sia difficile per un calciatore smettere di giocare a pallone. E’ un momento della vita che un atleta non vorrebbe mai affrontare. Penzo, diventato presidente dell’Associazione ex calciatori dell’Hellas Verona, mi dava alcune incredibili notizie: i calciatori che smettono di giocare sono i più colpiti dalla depressione. Senza parlare dei problemi finanziari per l’incapacità di gestire il patrimonio accumulato. Il fatto di essere improvvisamente una persona “normale” non sempre viene accettato.

Faccio questa premessa dopo che è stata data l’ufficialità dell’addio al Verona di Luca Toni. Non che questo sia il caso di Luca, sia ben chiaro. Ma è per spiegare quanto sia dura tornare sulla terra per chi è stato un marziano in campo.

Il fantastico bomber del Verona non è riuscito a inserirsi nell’organigramma del Verona. Scrissi qualche tempo fa che Toni aveva bisogno di un ruolo. Toni s’è pure arrabbiato e mi dispiace che non abbia capito il senso delle mie parole, forse mal consigliato da qualcuno che gli soffia nelle orecchie.

E’ una legge aziendale e di qualsiasi struttura organizzata dare alle persone i giusti ruoli. Ruolo vuol dire “chiarezza” e “responsabilità”. Toni non era un problema del Verona, ci mancherebbe. Anzi, poteva diventare un’eccezionale risorsa. Se solo avesse capito che accidente fare.

Essere il “nebuloso” consigliere di Setti, non faceva bene al Verona. Perché creava ambiguità. Cosa diceva Toni a Setti, quali consigli dava? Era d’accordo su Pecchia, la campagna acquisti, il modo di gestire il Verona? Ecco, questo noi non lo sappiamo, perché senza ruolo, Toni ufficialmente non si era mai esposto. Del resto lo stesso Fusco è stato recentemente molto chiaro: “Il ds sono io e tutto quello che vedete nel Verona dal punto di vista tecnico nel bene e nel male è frutto delle mie scelte”. Una bella assunzione di responsabilità e una chiarezza limpida.

Toni forse non aveva voglia di mettersi così tanto in discussione. Non aveva voglia di ripartire da zero. Gli va dato merito, di aver fatto una scelta di chiarezza. Ancora una volta, come quando era in campo, per il bene del Verona.