19
feb 2012
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ADRIANO, I CARDINALI E L’OFELEE

Non c’è niente da fare: viviamo in un mondo in cui nessuno si accontenta di fare il proprio mestiere.
Un vecchio, grandissimo cantante si mette in testa di spiegarci cos’è il paradiso. Entusiasta come quell’ambasciatrice americana in Italia che, incontrando Pio XII, voleva spiegargli la necessità di difendere più vigorosamente la religione dagli atei comunisti. Sentendosi alla fine rispondere; “Signora, siamo cattolici anche noi…”
Quanto a Santa Madre Chiesa, leggiamo articoli che paiono inventati da Dan Brown: cardinali che inviano ai giornali dossier su altri cardinali, o addirittura per prevedere l’assassinio del Papa. Mentre alti prelati parlano di Benedetto XVI come se il suo papato stesse per finire da un giorno all’altro. Per fortuna il Pontefice non è superstizioso, credo, se no sai che scongiuri.
Ma intanto l’immagine delle alte sfere vaticane pare decisamente da basso impero.
Da laico, assisto con una certa malinconia. Anche a chi non ha il dono della fede, farebbe piacere avere punti di riferimento al di sopra di ogni nostra miseria. Se no, tanto vale Celentano…
Il quale, forse, ha ragione su di una cosa. Quei suoi coetanei vestiti di porpora, dovrebbero parlare e pensare di più al paradiso. E magari un po’ meno delle leggi da far fare al Parlamento italiano, degli obblighi di legge da imporre a chi magari crede in Manitou, del tipo di vita e di morte da obbligarci a scegliere, secondo visioni sicuramente legittime ma altrettanto sicuramente non condivise da tutti.
Insomma, per Celentano come per i cardinali, dovrebbe valere il vecchio detto milanese “ofelèe fa’ el to’ mestèee” (pasticciere fa il tuo mestiere). E lascia che gli altri facciano il loro.

12
feb 2012
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306

PIRANDELLO E IL PDL

Passo 14 ore di fila al congresso del Pdl veronese.
Baruffe, scontri, qualche sberla. Come in quasi tutti i congressi che si rispettino.
La cosa che salta agli occhi, però, è l’assoluta, totale, abissale differenza tra gli iscritti provenienti da AN e quelli provenienti da Forza Italia.
Linguaggi, ideali, valori, modi di fare: perfino gli sguardi sono diversi.
E’ il problema che esiste anche nel Pd. Ma non così evidente, così antropologico.
Se un dirigente pronuncia parole come ordine, regole, gerarchia, valori, l’ex AN capisce una cosa e l’ex Forza Italia ne capisce un’altra.
“E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!” (Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore).

05
feb 2012
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308

IL COMPLEANNO DI MANI PULITE

Tra poco più di una settimana scade il ventesimo compleanno di Mani Pulite (17 febbraio 1992, arresto dei “mariuolo” Mario Chiesa).
Secondo molti, è stata l’unica rivoluzione avvenuta in Italia dal 1945 ad oggi.
Vent’anni dovrebbero essere sufficienti a parlarne con un minimo di distacco. Ma così non sarà. Anche se sarebbe importante farlo.
Non mi occupo di cronaca giudiziaria (per fortuna) ma mi interesso di politica. E allora provo a porre (e a porvi) domande politiche.
La prima: l’Italia di oggi è meno corrotta di quella di allora?
I magistrati di Milano, quelli del pool, spiegano in coro che no, non lo è. Anzi.
Seconda questione: la classe politica di oggi è migliore o peggiore di quella di allora?
A me sembra peggiore, e il ricorso ad un tecnico per salvare la baracca mi pare la più netta conferma. Ma il dibattito, come si usa dire, è aperto. Respingo però l’obiezione sul fatto che “quello era lo spirito dei tempi”. Balle. Mentre i leghisti agitavano il cappio in Parlamento, Rossana Rossanda scriveva (ottobre 1995!) che “la storia della Dc è affidata alla Procura di Palermo, quella del Caf alla Procura di Milano, mentre quella di Venezia si è presa le cooperative rosse: non è stata, la vicenda italiana, che una storia di malaffare. Ma è così? E’ soltanto così?”
Terzo tema, secondo me il più importante: dopo vent’anni (con governi di centrodestra e di centrosinistra, con ministri dipietristi, leghisti, ex comunisti ed ex fascisti) non è stato fatta neppure una legge di rilievo per migliorare le norme contro la corruzione e i furti di denaro pubblico. Anzi.
Come mai?

30
gen 2012
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LA LEGA E I “PURI PIU’ PURI”

L’estremismo, malattia infantile del leghismo.
Assemblea del Carroccio alla Fiera di Verona .
Bobo Maroni e Flavio Tosi hanno mostrato i muscoli della loro “Lega dal volto umano”.
Tanto buon senso, frasi pacate, vagonate di moderatismo: le città da amministrare al di là delle ideologie; nessuno ce l’ha con gli extracomunitari ma il bisogno di sicurezza è la base per vivere insieme; nessuno ce l’ha coi romani, ce l’abbiamo con un modo di pensare e di non-fare.
Fuori dalla sala, un pullman di indipendentisti urlava insulti feroci: “Lega ladrona il Veneto non perdona, avete rubato i soldi degli alluvionati (?!?), vi siete fatti la barca coi soldi nostri, siete peggio dei democristiani”.
I miei amici sindacalisti, un tempo, lo chiamavano il giochetto del “più uno”: qualsiasi accordo si facesse, c’era sempre un tizio che chiedeva quel che era stato ottenuto “più una lira”.
E poi, come diceva Nenni, anche il più puro dei puri trova sempre uno più puro che lo epura.
Adesso, quella tortura cinese tocca al Carroccio.
Ogni secessione padana farà i conti con una secessione veneta, e poi con una secessione veronese e con una legnaghese…
Ciò detto, anche ad uno sicuramente non leghista come il sottoscritto, interessa tantissimo il duello in corso nel Carroccio: vincerà chi punta sui risultati concreti (anche a costo di spiegare che la secessione non esiste e la Padania è un sogno, come lo era il paradiso sovietico per il vecchio Pci) o resterà in sella chi fa finta di credere ai sogni e poi sogna di restare aggrappato a quella “coperta di Linus” che si chiama Silvio?

22
gen 2012
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CHI DIFENDE CAPITAN CODARDO

 Riecco il vecchio copione.

C’è un personaggio che ne combina di tutti i colori, mandando a picco una nave mentre lui sta con una bella signorina (il che mi ricorda un’altra storia, ma lasciamo perdere).

La gente lo insulta, i giudici lo ammanettano, i giornali lo mettono alla gogna. Ed ecco che scatta il meccanismo visto mille volte: se tutti, o quasi, dicono che ha sbagliato, allora il sistema per far parlare di sé è quello di dire il contrario. E allora, viva capitan Schettino!

Dice: ha diritto ad un regolare processo.

Certo. Esattamente come l’ubriaco che stupra e magari uccide una donna, o come il rapinatore di ville, o come un sottosegretario che va a cena coi camorristi.

Ma prima di arrivare alla sentenza, vogliamo dire che stuprare e uccidere non va mica bene? E che rapinare ville o stare al governo se si è amici di camorristi non sono delle belle cose?

Vogliamo dire che tra Di Falco e Schettino una persona civile sta con Di Falco, anche se dice le parolacce?

Leggendo certo articoli in difesa di Schettino ho ripensato alla storia di Moggi: condannato per aver falsato le partite, ha trovato subito potentissimi amici, al grido di “non era solo lui”. Non era solo lui, certo. Ma aspettando di beccare anche gli altri, vogliamo intanto dire che chi ama il calcio dovrebbe chiedere a lui e ai suoi compari di non farsi più vedere, anziché invitarlo in TV e farlo scrivere sui giornali?

La condanna penale di Schettino spetta solo ai giudici, terminate tutte le inchieste e ascoltati tutti gli avvocati difensori.

Ma è lecito sperare che tra un anno “capitan codardo” non diventi un opinionista televisivo, magari come esperto di navigazione e di inchini?

    

15
gen 2012
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LA FOTO DI STALIN E IL CERCHIO MAGICO

 Indro Montanelli teneva una foto di Stalin sulla sua libreria. E a chi gli chiedeva perchè, spiegava che il vecchio Joisif aveva fatto fuori più comunisti di chiunque altro.

Credo che chi non ama la Lega e la considera dannosa per il nostro futuro dovrebbe nutrire la stessa riconoscenza per il cosiddetto “cerchio magico”.

Dopo la malattia di Bossi, quello stravagante “gruppo di famiglia in un interno” ha fatto più danni al Carroccio di qualsiasi altra parte politica.

Anche chi considera la secessione come la panacea di tutti i mali, probabilmente trema all’idea che a trattare su bond e spread con la signora Merkel possa andarci, in futuro, il Trota.

E il caso Maroni mostra quali siano i concetti chiave che verrebbero applicati nel governare l’ipotetica futura Padania.

Il guaio serio, peraltro, è che a pagare il conto di queste porcate (per usare termini cari a quel milieu) rischia di essere anche chi non c’entra per niente. Per esempio con un patto Bossi-Berlusconi che ci faccia tornare a votare con la legge elettorale in vigore, in maniera di impedire agli italiani di scegliersi i propri parlamentari e mandando invece a Roma solo i più beceri portaborse dei due capataz.

Dopo di che, come sempre: la colpa non è di quei due, ma di chi tace e acconsente.

Tanzania libera!

P.S. Chi ha qualche minuto libero e vuole approfondire il tema, può utilmente riascoltare:  

http://www.youtube.com/watch?v=AuT9AtDjPYs&context=C3e698c5ADOEgsToPDskIsr-rHScmeQ6FkjRQjXcxY

08
gen 2012
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QUEI POVERI PERSEGUITATI POLITICI DI CORTINA

 Cosa spinge un uomo politico a difendere gli evasori fiscali?

Cosa spinge la destra italiana, che dovrebbe essere erede di Quintino Sella, che parla ogni cinque minuti di “legge e ordine”, a difendere i fuorilegge?

Solo Giuliano Ferrara ha avuto il coraggio di scrivere (rimbrottato da tanti suoi lettori) che “il fisco italiano è ingiusto per chi paga, per chi pagherà sempre e ha sempre pagato, ed è un imbroglio fitto di rigorismo e lassismo intrecciati per chi non paga, non ha mai pagato, non pagherà mai” aggiungendo che “i controlli dell’Agenzia delle entrate sono sacrosanti, il fatto che siano rapsodici e simbolici è inevitabile”.

Ripeto: cosa spinge parlamentari come Cicchitto a dire che se l’Agenzia delle Entrate fa il suo lavoro, l’unico lavoro per cui la paghiamo, l’Italia diventa uno stato di polizia?

Davvero i loro elettori sono orgogliosi di avere rappresentanti che incitano alla rivolta in difesa di gente che possiede Suv da  100 milioni e dichiara di guadagnarne 30 l’anno?

Ho scritto altre volte che anch’io come quasi tutti (escludendo gli emuli di San Francesco, categoria peraltro non numerosa) tendo a pagare meno tasse che posso. E se sapessi che nessuno mi controlla, temo che non righerei proprio diritto diritto. Così come, se non ci fossero i vigili, temo che parcheggerei ovunque. Poi, quando mi multano, come tutti mi lamento. Ma non chiederei mai a Cicchitto di dire che l’assessore al traffico è un Beria redivivo.  

01
gen 2012
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I LOVE YOU, MISTER MONTI!

 I love you, mister Monti!

Apro l’anno con una dichiarazione d’amore di cui, lo so, potrei pentirmi amaramente tra poche settimane.

Ma che meraviglia, per adesso, avere un premier (oltre che un presidente) così!

Non fa le corna, non racconta barzellette sconce, non paga ragazzine minorenni e non insulta le maggiorenni da cui dipende l’economia di mezza Italia.

Non si mette la bandana. Non possiede televisioni nè giornali. Alle conferenze stampa parla noiosamente solo di cose serie.

Che boccata di aria fresca!

E’ ancora la questione (già discussa anche su questo blog) delle differenze antropologiche.

Un quotidiano, nei giorni scorsi, titolava a tutta pagina: "E’ stata la culona!"

Che meraviglia essere diversi, non aver nulla a che fare con gente cosiì

Che fantastica sensazione, a volte, lo snobismo!

Che meraviglia sentirsi lontani le mille miglia da chi fa le corna, insulta i "terun", fa le pernacchie come all’asilo.

Che bello sapere che non mi governa più questa gente, che i Calderoli, i Borghezio, i Di Pietro e le Santanchè sono per qualche tempo nell’angolo.

Poi litigheremo anche con questi qui: conservatori a 18 carati, legati all’alta finanza, insensibili a temi antichi (liberte, fraternite ma soprattutto egalitè) cui  personalmente continuo a sentirmi legato.

Ma per adesso, viva viva!

Laggiù, a Roma, per un po’ di tempo comanda uno di cui non c’è da vergognarsi.

E invecchiando, si sa, si tende ad accontentarsi.

18
dic 2011
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I POTERI DI NAPOLITANO E I VOTI DI MONTI

Sostiene Galli della Loggia che Napolitano ha travalicato i suoi poteri, con la scelta di Monti quale premier.

Ribatte invece Scalfari che secondo la Costituzione “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Napolitano avrebbe quindi fatto quanto nei suoi poteri, salvo il fatto che poi spetta ovviamente al Parlamento decidere se il presidente del Consiglio, così prescelto, abbia o meno il consenso di una maggioranza democraticamente eletta.

Dall’ultima volta che ho aperto un testo di diritto costituzionale sono passati, ahimè, quasi quarant’anni. Ma così, ad occhio, mi pare che Scalfari abbia ragione.

Se il Parlamento vuol mandare a casa Monti, può farlo anche domattina.

Se invece si dice che i suoi provvedimenti fanno schifo ma poi si vota a favore, si dimostra di essere solo dei conigli, dei cialtroni, degli irresponsabili, gente da nipotine di Mubarak più che da palazzo Chigi.

Detto questo, aggiungo che da chi gode di una maggioranza così ampia, è lecito attendersi decisioni forti e nette.

La rivolta dei tassisti aveva spaventato il governo Prodi, che però aveva una maggioranza di due soli voti: perché spaventa questi governanti? Idem per i farmacisti, per gli avvocati, magari anche (ma sì!) per i giornalisti e per il loro Ordine.

Se ci si presenta come tecnici, si dovrebbe agire come tecnici: i tassisti vanno in piazza? Lo facciano, ma se non ho paura di perder voti alle prossime elezioni (visto che sono un tecnico) io, premier con quasi 700 voti su mille parlamentari, non mollo di un millimetro. Fai quello che devi, accada ciò che può.

Se invece mi fermo, tratto, attenuo, modifico, allora sono un tecnico solo fino ad un certo punto. E come si sa, è difficile essere “incinta sì, ma solo un pochino”.

Monti faccia quel che è stato chiamato a fare, ovvero quel che non hanno saputo fare i politici, per viltà, incapacità, opportunismo o altro.

Il perder voti non è, o non dovrebbe essere, cosa che lo riguardi.

Altrimenti darà ragione chi rimpiange il Lord protettore della nipote di Mubarak, che almeno ne inventava una al giorno per farci ridere.    

11
dic 2011
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SE SONO I POLITICI AD ESALTARE I TECNICI

 Ho passato decenni a difendere la politica, che considero la più alta e nobile delle attività umane.

Poi pero, purtroppo, ci sono i politici.

Che sono, per esempio, quei signori che si stanno ribellando contro la riduzione dei loro stipendi.

I nostri si, si possono tagliare per decreto. I loro no.

In un momento come questo, davvero una battaglia intelligente!!

Se lo fanno per scelta, sono geniali: se vogliono convincerci che i politici sono un’accozzaglia di arruffoni, e se vogliono toglierci ogni dubbio sul fatto che siano meglio i cosiddetti tecnici, allora hanno scelto il modo più intelligente.

Purtroppo, però, la loro non e una strategia: e solo stupidita mista ad avidità, da parte di ominicchi arrivati a Roma per scelta di quattro capataz, senza doversi conquistare, sudando, il consenso degli elettori.

Avanti così, andranno a schiantarsi. Il che sarebbe bellissimo, se non rischiassero di portare con sé, nel baratro, quel filino di fiducia nella politica e nella democrazia che in Italia era faticosamente riuscito a sopravvivere.