18
feb 2018
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LARGHE INTESE? DIPENDE

Lo dicono tutti, o quasi: il 5 marzo, quasi certamente non esisterà una maggioranza parlamentare omogenea.

Andare a rivotare subito non sarà semplice.

E allora bisognerà cercare “larghe intese”, mettendo assieme di tutto un po’.

Su questo, però, moltissimi arricciano il naso: oddio che schifo, oddio gli inciuci…

Mah. Ogni cosa dipende da come la si fa. E, in politica, dai risultati che ottiene.

L’Italia ne ha viste di larghe intese, mettendo insieme Berlinguer e Andreotti (e, per chi se li ricorda, Tatò ed Evangelisti, per dire).

Larghe intese c’erano anche nei Comuni di allora. E spesso funzionavano.

Larghe intese, poi, in mezza Europa, alcune valide altre meno (come ogni altra formula politica).

Solo qui c’è una forma di ripulsa a priori. Mentre qualsiasi alleanza, specialmente se non ci sono alternative, dovrebbe essere sottoposta alla prova del budino: prima lo assaggi, dopo puoi dire se è buono o no.

Se poi un paio d’anni di larghe intese servisse a ridurre l’overdose di odio e rancore che intossica la vita di tutti, meglio ancora.

11
feb 2018
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Grande lezione, grazie professore!

Prendetela come una citazione, oppure solo come una scopiazzatura da Aldo Grasso, ma la frase più importante della settimana l’ha detta il professor Burioni.

Un caratterista de Le Iene, oggi ovviamente candidato M5S al Parlamento, gli aveva chiesto un confronto sul tema dei vaccini.

Risposta di Burioni: “Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno”.

Definitivo.

Anche se i voti li prenderà Giarrusso.

04
feb 2018
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4 marzo, voti e pallottole

Signori, si spara.

Negli USA è normale: lo diventerà anche qui.

Fino a poco tempo fa, se un delinquente si metteva a sparare sui passanti (perché neri, perché fascisti, perché comunisti), era scontato che tutti dicessero: in galera o in manicomio, ma toglietelo di mezzo.

Adesso no.

Adesso c’è un partito che ufficialmente si schiera al fianco del delinquente, un altro partito dice che ha fatto male ma la colpa è di chi consente l’immigrazione, altri partiti non dicono mezza parola.

E tra la ‘ggente, magari a bassa voce, girano commenti da brividi.

Le parole sono pietre, e possono diventare pallottole.

A me, per rispondere al nostro amico Norberto sul blog precedente, pare già da solo un ottimo motivo per andare a votare, il 4 marzo.

28
gen 2018
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CANDIDATI, PERINDE AC CADAVER

Sono state le notti dei lunghi coltelli.

Il rush finale per decidere chi sarà candidato e chi no, è  stato una macelleria.

E non è una novità.

Dopo una motte di trattative, tanti anni fa, dalla sede di  un partito veronese uscì un dirigente che aveva in mano una cartella nera in pelle.

Dentro la cartella, c’era una cartellina di cartoncino. E dentro la cartellina c’erano i fogli coi nomi dei candidati, scelti poche ore prima dalla direzione del partito.

Il dirigente arrivò in tribunale e depositò quei fogli. Che, misteriosamente, durante il tragitto erano cambiati, cambiando così un paio di nomi di candidati.

Nessuna meraviglia, quindi, per il caos di queste ultime giornate. Che hanno però avuto una motivazione politica in più, rispetto al passato.

Tutti i leader (Renzi, Berlusconi, Di Maio, Salvini…) hanno fatto i salti mortali per presentare liste imbottite di fedelissimi.

Anche questa non è una novità.

Ma stavolta c’è appunto una ragione politica in più.

Un tempo, si sapeva più o meno in anticipo cosa sarebbe successo votando questo o quel partito.

Votavi Berlusconi e sapevi dove volevi andare.

Votavi D’Alema o Renzi e avevi in testa un traguardo.

Adesso no.

Chiunque votiamo, poi può succedere qualsiasi cosa.

Se aiuto Berlusconi, favorisco un governo di Silvio con Salvini o non mi arriverà invece un accordo tra lui e Renzi (e viceversa)?

Se voto Di Maio, resterà da solo o accetterà alleanze, visto che ha promesso entrambe le cose? Aiuterò ad uscire dall’euro o a restarci dentro?

Votando Salvini, che dice l’opposto di Berlusconi su qualsiasi cosa (Europa, Fornero, razza bianca e via dicendo), cosa posso aspettarmi dopo il 4 marzo?

E la cosiddetta sinistra-sinistra, si alleerà con Grillo, come ha detto a bassa voce il suo capo, oppure no?

No si sa. Possiamo solo aspettarci che ciascun leader faccia la scelta che più gli converrà, dopo aver visto i risultati.

E i leader, a loro volta, sanno perfettamente che, avendo messo in conto di fare tutto e il contrario di tutto, sarà essenziale avere in Parlamento deputati senatori pronti a seguirli in qualsiasi direzione decidano di andare. Di qui il bisogno assoluto di premiare la fedeltà personale, l’obbedienza al capo “perinde ac cadaver”, come dicevano i gesuiti. Un bisogno che prevale su qualsiasi altro criterio di scelta.

Molto più che in passato. Et pour cause.

21
gen 2018
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LA FAMIGLIA VA IN CAMPAGNA (ELETTORALE)

In Italia è forse la madre di tutte le fake news.

Giorgia Meloni lancia in questi giorni lo slogan: “Difendete le famiglie tradizionali, come la mia!”

La signora non è sposata, ed ha avuto un figlio dal suo compagno.

In tempi ancora più barbari di quelli attuali, l’avrebbero chiamata concubina, e suo figlio avrebbe avuto problemi seri.

Per fortuna non è più così, ma da superesperto di famiglie “irregolari” (come direbbe la signora Meloni) so di cosa parlo.

E trovo incredibile che da decenni si lasci far propaganda alla “famiglia tradizionale” da parte di leader politici divorziati, gay dichiarati, puttanieri orgogliosi di esserlo.

Personalmente sono divorziato, considero normalissimo essere gay, capisco chi sceglie di fare l’amore magari anche con la boule dell’acqua calda. Ma perché dovrei farmi spiegare da uno di costoro che la famiglia è una, e una sola?

Perché dovrei accettare prediche su questo tema da leader che amano così tanto la famiglia da averne due o tre?

Perfino banale citare Berlusconi: ma Salvini? Ma Bossi? Ma Fini? Ma Casini? Ma la signora Meloni?

Nella vecchia Dc si sapeva dell’omosessualità di molti leader di primo piano, anche dalle nostre parti: ma allora, almeno, avevano la santa ipocrisia di non fare comizi in materia.

C’è un piccolo partito (il Popolo della famiglia) dei cui discorsi non condivido praticamente neanche le virgole: ma vivaddio!, loro hanno il diritto di parlare di questi temi.

Ma gli altri?

Capisco le false promesse in campagna elettorale. Ma una presa in giro così esplicita, sfrontata, quasi irridente,  sottende la logica del marchese (“io so’ io, e vvoi nun siete un cazzo…”)

14
gen 2018
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E DOPO SI LAMENTERANNO. DOPO…

Lo schema di partenza, a un mese e mezzo dal voto, mi pare chiaro.

Dopo il 4 marzo si dovrà quasi certamente fare una coalizione (o votare di nuovo)..

Decideranno il Quirinale e i partiti.

Cosa possiamo fare noi elettori?

Dare più forza a chi consideriamo il meno peggio.

Niente di più, niente di meno.

Eppure, questa semplicità pare incomprensibile a molti.

Alle regionali del Lazio, un candidato, tale Pirozzi, che ama molto il ricordo del Duce, rischia di favorire, insistendo nel candidarsi, l’elezione di uno che lui penso consideri un “comunista” come Zingaretti.

In Lombardia, al contrario, i “comunisti” duri e puri, favoriranno sicuramente l’elezione di un uomo di Matteo Salvini.

In entrambi i casi, tutti sono informati correttamente, sono adulti e vaccinati, conoscono le conseguenze del loro voto.

Ma come nella favola dello scorpione, è la loro natura, non possono farne a meno.

Cose molto simili accadranno, ovviamente, anche nel voto nazionale.

Per questo sarà insopportabile sentire, dopo, le loro lamentele.

07
gen 2018
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LA BIO-RIVOLTA E MATTARELLA SULLA LUNA

La rivolta contro i bio-sacchetti è la nuova biografia della Nazione.

Se avete in tasca una monetina da 2 centesimi, guardatela: quanti di voi si chinerebbero a cercarla se vi cascasse per terra mentre salite in automobile?

Eppure, per quei 2 centesimi, destinati ad un’ottima causa, è esplosa la rivolta sul web.

Gli stessi che dicevano che 80 euro al mese erano una mancia invisibile, per 8 centesimi al mese si sono indignati come gli avessero picchiata la mamma.

Logico che la politica poi si adegui alla ‘ggente.

E così, a meno di due mesi dalle elezioni, tutti promettono che non pagheremo più il canone Rai o le tasse universitarie, che andremo in pensione più giovani e ci scorderemo cosa sia il bollo auto. Tanto per tener buoni quelli dei due centesimi, tanto poi, dopo le elezioni, si troverà qualcosa su cui fare sfogare la ‘ggente. Che vuole soprattutto urlare, il resto è optional.

A San Silvestro, il presidente Mattarella ha detto che non è vero che l’Italia viva di rancore.

Rispetto (quasi) tutte le opinioni, e la sua più di altre, ma temo che viva un po’ sulla luna.

01
gen 2018
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2018: ALMANACCHI NUOVI, SIGNORI?

Venditore: “Almanacchi, almanacchi nuovi: lunari nuovi: bisognano, signore, almanacchi?”

Passeggere: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?”

Venditore: “Oh, illustrissimo, sì certo”

E’ il celebre dialogo di Leopardi, scritto 185 anni fa.

Ma ancora attuale.

Il 2018 ci porterà nuove elezioni, in cui il partito più forte sarà un partito dichiaratamente contro la Costituzione (articolo 67: “Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, altro che multe a chi non obbedisce al capo…).

In cui un pezzo di sinistra farà largamente perdere l’altro pezzo (che sarebbe stato comunque bravissimo a perdere da solo).

In cui tornerà in auge un signore di 81 anni al cui confronto Andreotti era un esempio di rinnovamento, assieme ad un altro che ha promesso di andare a prendere “uno per uno” gli immigrati per espellerli (sentita ancora quella frase?).

Ed in cui quasi certamente, dopo le elezioni non avremo nessuna maggioranza di governo possibile.

Eppure, come scriveva Leopardi 185 anni fa, “quella vita che è una cosa bella, non è la vita che si conosce ma quella che non si conosce: non la vita passata ma la futura”.

Dunque “con l’anno nuovo il caso comincerà a trattar bene voi, e me, e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”

Certo che è vero.

Auguri!

24
dic 2017
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IUS SOLI, LA GRANDE FUGA DEI CONIGLI

Premessa d’obbligo: sono favorevole allo Ius Soli, che considero una cosa civile e giusta.

Detto questo, e sperando che chi è contrario non abbia già cliccato per andarsene, spiego perché considero offensivo nei confronti di tutti (favorevoli o contrari) quanto accaduto al Senato.

Quello che aveva tentato di arrivare a palazzo Madama, era uno Ius Soli “annacquato”, come si usa fare in Italia.

Non il diritto di cittadinanza semplicemente perché si nasce qui (in America, nascere sul territorio nazionale basta per diventare presidenti) ma perché uno dei genitori è italiano, oppure perché si è seguito un ciclo scolastico (elementari o medie), più altre condizioni.

Come sapete, la proposta  non è neppure stata discussa per mancanza del numero legale.

Decisive le assenze in due partiti che teoricamente (ma guarda quanto è strana la vita!) erano entrambi a favore.

Nel Pd sono rimasti fuori 69 senatori su 98. Tra i grillini neppure uno dei 35 “cittadini eletti” s’è fatto vedere.

Eppure nel 2013 il Movimento 5 Stelle presentò una proposta di legge, firmata tra gli altri da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che prevedeva la cittadinanza se almeno uno dei genitori avesse avuto un permesso di soggiorno di lungo periodo e avesse risieduto in Italia per almeno tre anni. Oppure, potevano ottenere la cittadinanza i figli di cittadini stranieri che avessero compiuto almeno un ciclo scolastico nel nostro paese.

In pratica, condizioni nettamente più favorevoli per gli immigrati.

Quanto alla legge caduta nei giorni scorsi, Luigi Di Maio aveva affermato: Se arriverà in aula al Senato ci asterremo.”

Il Pd ha preso in giro i suoi elettori (credo favorevoli al 99 per cento al provvedimento).

I Cinquestelle hanno preso in giro l’Italia intera.

Ma è il modo che m’offende.

Alzarsi e dire la propria opinione, per un parlamentare, è un diritto ma anche un dovere, sapendo tra l’altro che l’immigrazione sarà uno dei temi più caldi della campagna elettorale.

Massimo rispetto quindi per tutti quelli che erano presenti, fossero a favore, o contro o per l’astensione.

Scappare come conigli, pensando così di raccattare qualche voto in più il 4 marzo, è stata invece la classica “porcata”.

“Corri coniglio” è il titolo di un gran libro di Updike ma è anche  la migliore epigrafe sulla tomba di questa legge.

17
dic 2017
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AMICI HACKER, NON VI SCOMODATE!

Dicono che gli hacker russi potrebbero intervenire nella nostra campagna elettorale spargendo panzane via internet per favorire questo o quello.

Mah, chissà se è vero. Se lo è, inviterei quei signori a risparmiarsi la fatica: sappiamo fare benissimo da soli.

Oggi pensavo di scrivere qualcosa per festeggiare (finalmente) una buona notizia: l’approvazione della cosiddetta legge sul fine vita, che restituisce a ciascuno di noi la possibilità di scegliere, se vuole, come lasciare questa valle di lacrime .

Beh, sapete come ha titolato in prima pagina un giornale?

“Correte a sottoscrivere le Dat altrimenti possono uccidervi”.

Testuale.

La settimana scorsa, poi,  su di una vicenda che fa discutere un po’ tutti, il più importante giornale italiano ha scritto che “a questo punto, conta relativamente se o quanto l’allora ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, abbia detto la verità sul caso di Banca Etruria”.

“Conta relativamente”.

Testuale.

Chissà cos’è che conta.

Ormai da anni, ogni campagna elettorale è peggiore delle precedenti, e la prossima sarà sicuramente pessima.

Ma se cominciamo così, le scie chimiche saranno Disneyland, a confronto.

E allora, amici hacker russi, non preoccupatevi di noi: sappiamo benissimo farci del male da soli, senza che vi prendiate il disturbo di aiutarci.