15
ott 2017
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L’IDIOZIA DEL GOLPE E IL C… DI ZAVATTINI

Le parole sono pietre. E chi parla male, pensa male.

La legge elettorale che sarà (forse) approvata in Parlamento, è bruttarella.

Personalmente, avrei preferito venisse eliminato il Senato, col referendum, e poi si fosse votato col sistema tedesco.

Ciò premesso, mi dà il voltastomaco chi parla di “colpo di stato”. Il golpe è una cosa seria. Davanti ad un golpe è lecita la rivolta armata. Nei golpe si muore. Coi golpe non si gioca. Chi lo fa è un pericoloso cialtrone.

Nel 1976, una vita fa, il grande Cesare Zavattini disse in Rai, alla radio, la parola “cazzo!”

Finì su tutte le prime pagine, ci furono dibattiti e polemiche feroci. Ma la parola era ormai, come si dice oggi, sdoganata. E oggi nessuno fa minimamente caso se viene infilata nei discorsi, nei libri, al cinema o in Tv.

Ecco, le parole “colpo di stato” fanno ancora titolo sui giornali, attirano ancora l’attenzione, sono in qualche modo (per fortuna) scandalose.

Chi dice che quasi ogni giorno ce n’è uno, in Italia, le rende invece abitudinarie, usuali, normali.

Poi, magari, qualcuno pensa che se è normale dirlo, potrebbe essere più facile farlo.

E allora, davvero, rischieremmo di dover dire “cazzo!”

Ma a bassa voce.

08
ott 2017
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VOTARE E’ BELLO, SE SI SA PERCHE’

La Catalogna, per fortuna, non c’entra.

Ma ci ha forse aiutato a riflettere anche sul “nostro” referendum, quello su cui si andrà a votare il 22 ottobre.

Perché a me sembra, ascoltando persone anche solitamente attente alla politica, che siano davvero in tanti a non aver capito l’oggetto stesso di quel voto. E intanto viaggiano vagonate di bufale.

La più pericolosa, e forse la più diffusa, è quella che un mio amico ha riassunto nella frase: “Andrò a votare perché dobbiamo avere gli stessi diritti delle regioni a statuto speciale”.

Ecco, per favore, basta con questa panzana.

Un referendum regionale (per di più consultivo) non cambia la Costituzione.

Votare è bellissimo, sempre.

A patto di sapere per cosa e perchè si vota.

Senza farci “accileccare”, come diceva l’immenso Gadda, dai politici. Senza cioè farci prendere in giro.

01
ott 2017
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RIVOLUZIONI E SECESSIONI

La rivoluzione non è un pranzo di gala.

Credo che quasi tutto il mondo stia provando simpatia per gli independentisti catalani, alle prese con un governo spagnolo ottusamente repressivo, incapace di dialogare, stupidamente violento, inutilmente muscolare (visto mille volte in TV lo sfondamento della porta di uno sgabuzzino da parte della polizia, per trovare una vecchia lanterna e qualche soprammobile).

Ciò premesso, gli indipendentisti catalani stanno violando la loro Costituzione, sono fuori da qualsiasi legalità, compiono ogni minuto un “crimine”. Come ogni movimento sovversivo.

Robespierre, Lenin, Gandhi, Mussolini, Mazzini e Garibaldi non rispettarono certo le leggi del loro Stato. Lo sapevano, andarono avanti, fu pagato un prezzo (amche da parte di tutti i cittadini), in un modo o nell’altro.

Quale prezzo sono disposti a pagare catalani e spagnoli? E le altre regioni della Spagna, hanno o no il diritto d’essere interpellate sulla questione? E’ corretto indire un referendum su un tema così importante solo per i catalani e senza prevedere un minimo di quorum (se votasse il 30 per cento dei catalani e i “sì” fossero il 25 per cento, quanto varrebbe quel voto?)

Dalla Spagna veniamo all’Italia e al Veneto.

Meno drammaticamente, per fortuna, e cercando di ragionare freddamente.

I movimenti indipendentisti (Catalogna, Veneto e non solo) nascono quasi sempre nelle regioni più ricche, che vogliono lasciare a se stesse quelle più povere.

In una graduatoria della ricchezza e del benessere (fonte Unioncamere), il Veneto sta meglio del resto d’Italia (secondo solo al Trentino).

Gli converrebbe andarsene?

Nella stessa graduatoria, però, Verona sta nettamente meglio di Rovigo.

Perché dovremmo stare insieme?

Un paradosso estremo, ovviamente, ma un invito a riflettere.

E ancora: “una d’arme, di lingua e d’altare”, si diceva un tempo per la Patria.

Tralasciando armi e altari, il mio dialetto veronese non è quello dei bellunesi, e neppure quello dei gardesani o dei legnaghesi.

Fino dove si vuole arrivare? E a che prezzo?

Questa è la domanda che si pongono molti in Spagna e in Catalogna.

Con meno ansia, per fortuna, proviamo a porcela anche noi.

25
set 2017
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GIORNALISTI VOMITANDI

Il problema non è Grillo che vuol mangiarsi i giornalisti per vomitarli.

Il problema non è neanche quello dei grillini che impediscono ad una giornalista di lavorare (in diretta TV).

Il problema sono i giornalisti.

Negli Usa, Donald Trump insulta i principali organi d’informazione da mesi e mesi.

Ma i giornalisti (basta dare un occhio a Twitter) rispondono colpo su colpo, e i lettori ovviamente poi decidono da che parte stare.

Ma qui?

17
set 2017
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RENZI, LEGA, MASTELLA E IL TINTINNAR DI SCIABOLE

In una settimana, tre storie a tema unico. E quando succede (tre indizi fanno una prova, dice Poirot), vale la pena di pensare.

La prima: Clemente “Ciccio” Mastella viene assolto dopo 9 anni. Ma nove anni fa, per le accusa dimostratesi false, cadde un governo, cambiò una maggioranza, si andò alle elezioni (che non costarono cinque euro).

La seconda: alla Lega vengono sequestrati 48 milioni per reati (forse) commessi da Umberto Bossi, dai suoi cari e da un disinvolto tesoriere. La condanna di Bossi è in primo grado, ma la devastazione, per il partito, è enorme e politicamente rischia di essere, se non certo definitiva, davvero squassante (spese, dipendenti, propaganda, referendum, prossime elezioni). Non si poteva aspettare la Cassazione?

Terza storia: pubblici ministeri e carabinieri s’insultano tra loro come scaricatori di porto sullo sfondo di quella che sembra essere una falsa accusa ad un ex premier, con sospetto intento di rovesciare un governo con mezzi illeciti. Ai miei tempi si chiamava tentativo di colpo di stato. Ricordo che si parlava di “tintinnar di sciabole”, e anche allora c’entravano i carabinieri.

Tre storiacce pesanti. Eppure, se ne parla come di vicende quasi normali, tra vignette e battutine, sempre cercando di usare ciascuna storia contro il proprio avversario.

Certo, se siamo su di una spiaggia col nostro peggior nemico e arriva uno tsunami, lui se la passerà male. Ma noi?

Cercare una difesa che valga davvero per tutti, no eh?

10
set 2017
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DALLA SICCITA’ ALL’ALLUVIONE

Il 23 luglio scorso qui si parlava di siccità.

Adesso si passano ore a guardare le immagini di alluvioni e uragani.

Sei morti a Livorno, timori a Roma mentre anche i ricchi piangono in Florida.

Difendo il sindaco di Livorno, Nogarin, che ripete ai microfoni TV quello che dicono tutti, da sempre: non potevamo prevedere. Ha ragione lui, come aveva ragione la sindaca di Genova cacciata a furor di popolo per un’alluvione.

A prevedere non devono essere i sindaci, ma la Politica (se esistesse ancora).

Invece Trump cancella gli accordi sul clima. E in Italia vincerà le elezioni politiche uno schieramento in cui chi fa cenno a questi temi viene guardato come un simpatico mattocchio che vive (letteralmente) sulle nuvole.

Ha ragione Veltroni: chi dice che non c’è più differenza tra destra e sinistra, pensi a queste cose.

Chi prende i voti ha ragione, anche se crede alle scie chimiche, racconta balle contro i vaccini e fa differenza tra stupri in borghese e stupri in divisa.

La realtà à questa, ma à una realtà che fa paura.

Per noi dai capelli bianchi, danno limitato.

Ma i giovani, ai quali queste “opinioni” consegneranno un mondo orribile, perché se ne interessano così poco?

03
set 2017
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BENTORNATI IN CAMPAGNA ELETTORALE!

Ben ritrovati. Torna settembre, torna la politica, torna un’altra campagna elettorale. Che sarà, come sempre, peggiore delle precedenti.

Dicono che voteremo a marzo (praticamente subito) ma non sappiamo con quale legge, con quali alleanze, su quali proposte.

Credo che gran parte del risultato si giocherà sul tema dell’immigrazione, e sono convinto che vincerà chi la pensa diversamente da me (per dirla in breve: io sto con Minniti). Ma ciò nonostante vorrei che il vincitore potesse governare davvero, mantenendo le sue promesse. E invece non sarà così.

Se vincerà la destra (l’aria mi pare quella) sarà duello quotidiano tra salviniani e berlusconiani: i proposito di Borghezio e quelli di Tajani sono praticamente opposti, per dire..

Se vinceranno i grillini, chissà se prevarrà la linea di Di Maio (“prima i romani”) o quella di Fico (“uno Stato che sgombera così rifugiati, donne e bambini, non mi rappresenta”): per adesso servono entrambi a pescar voti ovunque, ma poi chi deciderebbe?

Se vincerà Renzi si proseguirà con Minniti oppure le mille, fantasmagoriche correnti interne decideranno diversamente?

La legge elettorale (per quel che finora si capisce) non ci consentirà di saperlo prima (e non ci consentirà di sceglierci i deputati, perché l’unica vera intesa generale è sul fatto che gli eletti li decideranno i capipartito).

Dovremo quindi votare almeno in parte alla cieca (se voto Berlusconi voto Salvini o no? Se voto Renzi voto anche un futuro con Berlusconi o no? Se voto Grillo mi ritroverò una Raggi, un Di Battista, un Di Maio o un Fico?)

Si ricomincia, comunque.

Ma si ricomincia male.

30
lug 2017
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GARANTE DE CHE?

Non sono un anti-casta di professione. Ma mi piacerebbe sapere a cosa servono i 240mila euro l’anno che paghiamo al presidente del Collegio garante della Privacy, Antonello Soro, e i 160mila che paghiamo alla sua vice, Augusta Iannini (moglie, mi pare, di Bruno Vespa, e sicuramente bravissima).

Giusto in queste ore sono stati pubblicati su di un giornale (ovviamente sempre e solo su quello) i messaggi privatissimi e senza la minima rilevanza penale tra Matteo Renzi e suo padre.

Renzi gliene dice di tutti i colori al su’ babbo, come io (ahimè) facevo col mio e voi, probabilmente, col vostro.

Esempio: Matteo dice a papà:  “Finché io sono un personaggio pubblico, tu – per cortesia evita ogni stronzata come quella di aprire un account Facebook. Querela chi vuoi querelare ma non fare cazzate. Grazie”

Che a me pare una cosa di assoluto buon senso, ma anche una questione che riguarda solo loro due. E invece bum!, paginata di giornale con interpretazione allegata del cronista e articolo di fondo al fianco.

Una scuola di giornalismo-spazzatura sempre più trionfante ed apprezzata.

Il giornale vende, i lettori voyeur sono felici.

Ne prendo atto, i gusti son gusti.

Ma almeno quelle centinaia di migliaia di euro l’anno che diamo al Garante della Privacy, non potremmo spenderli in beneficenza?

23
lug 2017
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SICCITA’ E VACCINI

La siccità e i vaccini sono due cose diverse. Con un aspetto in comune, che è “totus politicus”.

Da una parte c’è la parola di migliaia di scienziati, che da una vita intera studiano l’una e l’altra cosa, e ci ripetono che il mutamento climatico esiste e che i vaccini evitano alcune malattie.

Dalla parte opposta ci sono alcuni politici che giurano che il mutamento climatico è un babau e che i vaccini servono solo all’industria farmaceutica.

La siccità non fa cambiare idea a nessuno, da Trump in giù.

I ricoveri (e qualche bimbo morto) per il ritorno in Italia del rischio-del morbillo (!) fanno aumentare i manifestanti anti-vax.

Non avessi tre splendidi nipotini, sarei contentissimo sia per Trump che per i manifestanti.

16
lug 2017
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FASCISMO & LIBERTA’

E’ un paradosso della democrazia e va avanti da secoli.

Se mi considero democratico devo tollerare che ci sia chi lavora per distruggere la democrazia?

E se non lo tollero, sono davvero democratico?

Non credo che l’evidente ritorno in auge di mode e comportamenti fascisti, o addirittura nazisti, possa essere combattuto con una norma di legge (che c’è già ma nessuno applica, per esempio negli stadi).

Non credo neppure sia un problema di educazione ed istruzione: ho colleghi convinti che Auschwitz sia stato un simpatico modo per risolvere qualche problema, e su internet è strapieno di brillanti avvocati che considerano Hitler un’ottima persona.

In Russia, intanto, leggo su La Stampa che sta tornando alla grande il mito di Stalin

Come deve comportarsi chi si sforza di essere democratico e tollerante?

John Locke, padre del liberalismo moderno, scriveva secoli addietro che dobbiamo essere tolleranti con tutti, ma poiché i papisti erano intolleranti (lo scritto è del 1685) allora non li si doveva tollerare.

Sbagliato, certo.

Ma resta una domanda. Se, come credo, tutte le opinioni vanno tollerate e possono essere manifestate, come la mettiamo con chi ha l’opinione che l’Isis sia la soluzione di tutti i problemi?