09
apr 2017
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BRAVA VIRGINIA! PERO’…

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, crea un’isola pedonale in un quartiere della capitale.

Bravissima. Scrivo da anni (con polemichette anche tra i lettori di questo blog) a favore di uno stop alle auto (vero) soprattutto in quartieri storici meravigliosi, come quello della mia città.

Per questa ragione, pur col cuore turbato, sono adesso al fianco di Virginia: bene, brava, bis!

Sì, ma, però, però…

Però i residenti protestano, si mobilitano, organizzano comitati. Le urlano al megafono: “Buffona!”

Lei tiene duro. Le città a piedi erano nel suo programma, le mantiene le promesse, la si giudicherà alle prossime elezioni.

“in tutto il mondo dove è stata fatta una pedonalizzazione, -. Spiega – dopo un primo momento di sconcerto tutti hanno trovato dei benefici”.

Bravissima!

Sì, ma, però, però…

Però non ci si rompano più i cabasisi (copyright Camilleri) con la democrazia diretta, con i vaffa day, con l’uno vale uno e altre demagogie operettistiche.

Speriamo solo che adesso non la espellano dal partito.

02
apr 2017
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Tienanmen non è in Puglia

Perfino i bambini piazzati davanti ai camion. Come in piazza Tienanmen.

La protesta contro il gasdotto, in Puglia, ha preso toni da epopea. Non ne sapevo niente, e anche adesso ne so probabilmente poco. Ma qualcosa ho letto.

Ho letto che il gasdotto dovrebbe attraversare  la Grecia, l’Albania e il mar Adriatico per arrivare in Puglia, portando 10 miliardi di metri cubi l’anno di metano in maniera indipendente dalla Russia e da Gazprom.

Ho letto che in Italia sarebbe lungo 8 chilometri, o secondo alcuni di 63 (la nostra rete è di 13mila chilometri).

Ho letto che la protesta è per il fatto che verrebbero espiantati (e poi reimpiantati nello stesso, identico posto) 211 ulivi secolari, e si rovinerebbe una bellissima spiaggia.

Ho letto che si userebbe un microtunnel, che passerebbe a dieci chilometri di profondità, come avviene da anni sotto una bellissima spiaggia di Ibiza.

Ho letto che i comitati anti-gasdotto accusano le imprese realizzatrici di “essere in odor di mafia”.

Ho letto che il metano è il combustibile meno inquinante che esista al mondo.

E ho letto che chi non vuole il gasdotto dice che arriva dall’Azerbaiglian, dove non c’è la democrazia ma una dittatura (altri paesi da cui compriamo energia sono la Cina, Arabia Saudita, Nigeria e Kazahkistan, tutti paradisi dei diritti umani, come si sa).

Non garantisco che quello che ho letto (Stampa, Corriere della sera, Espresso, linkiesta.it, sito dei comitati di protesta) sia tutto vero, né che sia sia tutto.

Ma se lo fosse, vorrei essere il commissario Montalbano per dire alle Istituzioni (nazionali e locali) di non rompere troppo i cabasisi, e di fare gli interessi degli italiani, non di qualche comitato che minaccia di non votare questo, codesto o quello.

26
mar 2017
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DAL BIFOLCO AI “MARIAGORETTI”

Un sindaco bifolco chiama “chiattona” una consigliera comunale M5S. Giusto dirgli che è un bifolco, e il partito del bifolco dovrebbe fare anche qualcosa di più. Ma attenzione: chiunque di noi ha il diritto di dirglielo, ma non chi ogni giorno insulta gli avversari, definisce ebetino un presidente del consiglio, invita a sparare bombe e missili sul Parlamento. Chi parla così, davanti al bifolco dovrebbe stare zitto.

E quanto a noi, dovremmo state tutti più attenti a come parliamo. Perché ha ragione Nanni Moretti: le parole sono importanti, chi parla male pensa male. E se provassimo a valutare anche il linguaggio dei candidati, prima di votare, faremmo del bene prima di tutto a noi stessi.

Perché il partito della “chiattona” (detto con grande affetto, da uno in perenne sovrappeso e che adora le signore in carne)  è avviato, ahimè, a governare l’Italia. E se lo farà a colpi di “ebetino” procurerà dei guai a tutti, a partire dai suoi stessi elettori.

 

P.S. Vi rubo un altro minuto, se permettete, per un tema in parte collegato al precedente e che è stato sollevato anche da un lettore di questo blog: quello delle nomine ai vertici degli enti pubblici. Francamente, sono un po’ stufo della tiritera per cui “bisogna nominare quelli bravi e non quelli vicini al partito che governa.”

Non succede e non succederà mai, in nessuna parte del mondo.

Non lo fanno né i leghisti (che senza ipocrisia parlano di spoil system,  a Verona e altrove) né i grillini (chiedere alla signora Raggi, o guardare chi c’è nei CdA della Rai o di altri enti). Né tanto meno lo fanno i navigatissimi renziani o forzitaliasti.

Dicono che l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù. Va bene. Ma non spacciamola per una verginità da santamariagoretti che nessuno può sbandierare.

19
mar 2017
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DA BELLAZZI A CASSIMATIS, LA NUOVA DEMOCRAZIA

Nella gran baraonda in corso tra i grillini di Genova, una frase mi ha lasciato allibito. Come si sa. la candidata che aveva ottenuto più voti alle primarie, Marika Cassimatis, è stata fatta fuori in un battibaleno.

Spiegazione di Beppe Grillo ai militanti: “Se non capite, fidatevi di me”. E’ il loro modo di fare quotidiano, non mi sorprende (e non sorprende neppure chi li vota, evidentemente). La frase di cui parlavo è però un’altra.

Accusata di essere amica del sindaco di Parma, Pizzarotti (grillino ma espulso) la signora Cassimatis spiega che è vero, la sventurata l’aveva incontrato. Ma, aggiunge (Corsera del 18 marzo, pagina 9) “l’ho incontrato nel 2014, in rete c’è anche il video, ma mi sembra che all’epoca fosse ancora dei nostri, quindi era tutto legale”.

Ora, l’italiano è una lingua relativamente semplice. La signora spiega che era legale parlare con un sindaco che era dentro il Movi mento: quindi non lo era se quel sindaco non fosse stato “dei nostri”. Ma che roba è? Ma che mondo è?

Voglio raccontarvi una piccola, vecchia storia.

Quando facevo il politicante, da capogruppo in consiglio comunale, mi arrabbiai molto con un mio compagno di partito perché si fermava spesso al bar a parlare di politica col fascistissimo consigliere Luigi Bellazzi.

Mario Zwirner mi ha preso in giro per anni per quella vicenda. E non aveva tutti i torti, anche se io scherzavo, e con Bellazzi, per decenni, sono andato al bar pure io. Ma non mi era mai venuto in mente di definire non legale un colloquio politico con un avversario, tanto che un altro “fascista” (Nicola Pasetto) accettò di farmi da difensore di fiducia in una piccola vicenda giudiziaria.

Fossi stato un grillino, cosa mi sarebbe successo?

E davvero queste sono le regole della nuova democrazia?

12
mar 2017
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MA LO STATO NON E’ ‘O SINDACO

Un uomo politico che vorrebbe impedire ad un suo avversario di parlare (“Noi dell’amministrazione abbiamo sempre ribadito il nostro No al comizio di Salvini a Napoli”) è un vile.

Un sindaco che tenta di impedire ad un segretario di partito di andare nella città che lui amministra, è ‘na munnezza.

Se il politico e il sindaco sono la stessa persona, e se quella persona è anche un magistrato, uno di quelli che non si vergognano a dire “qui lo Stato sono io”, allora non so se questa vada considerata un’aggravante oppure, peggio, una delle cause di tutto.

05
mar 2017
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QUI NON SI PARLA DI POLITICA

Qui non si parla di papà, si parla di politica, o almeno ci si prova. Sapendo di essere in assoluta, quasi infima minoranza.

Non si parlerà invece di politica al congresso del (finora) più importante partito italiano, che non per caso ha come candidato segretario un pubblico ministero.

Non si parla di politica sui giornali, tutti presi a discutere di un foglietto su cui c’è una T (e chi ha memoria ricorderà un’inchiesta che, dalle nostre parti, si basava su di un “signor T”. E magari si ricorda anche come finì…)

Perché mai, allora, dovrebbero parlare di politica i cittadini, presi come sono da mille altre grane?

Papà (il mio) raccontava che nei negozi di barbiere, sotto il fascismo, c’era un cartello con la scritta “qui non si parla di politica”.

Secondo me il mascellone buonanima, da lassù o laggiù, esulta.

26
feb 2017
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LO STADIO SALVATO DALLE ACQUE

Prendete lo stadio della Roma.

Prima era in zona a rischio idrogeologico, poteva essere sommerso dalle acque da un momento all’altro, giurava Beppe Grillo.

Due giorni dopo (non un anno: due giorni) si son messi d’accordo, hanno tolto dal progetto un paio di edifici e lo stadio si farà.

E le alluvioni? Più sentite nominare. Ma non è che con due torri in meno il terreno (che è sempre quello di prima)  cambi natura, o sbaglio?

Eppure non interessa nulla a nessuno. Chi è a favore continua ad esserlo, chi è contro pure. E Salvillo avanza.

E’ una regola fissa, ormai.

Vi ricordate, qualche era geologica fa, il referendum costituzionale? Sia Forza Italia che il Pd (tutto) erano stati a favore della sostanza, e quasi tutti l’avevano pure votata in Parlamento.

Poi però, c’era da far fuori Renzi. E allora tutti contro. E la gente, beata, come nella scenetta del grande Petrolini: bene, bravo, bis! A prescindere, prima che finisse la frase.

Stupido scandalizzarsi. E’ la new politics, come insegna Trump: la realtà conta zero, la narrazione è tutto, se sa cogliere la pancia (Salvillo dixit), la rabbia e le frustrazioni popolari, che in un periodo di crisi sono millanta che tutta notte canta.

Mi sfogo come un frustrato? Mi sfogo come un frustrato.

Ma pongo anche una domanda. Quando andremo a votare (l’anno prossimo, credo, se a settembre non ci saranno sconquassi), trovandoci di fronte a decine di partiti e partitini (a proposito: bentornata DP, sigla della mia infanzia romantica e sognatrice), come diavolo sarà possibile trovare una qualsiasi maggioranza di governo per questo malandato e decadente Pese?

19
feb 2017
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HASTA LA VICTORIA SIEMPRE, COMPANERO TURIGLIATTO

Turigliatto.

Ahhhh, Turigliatto!

In una domenica che è un grumo di masochismo e malinconia, seguo in diretta TV la quasi-scissione del Pd (mentre scrivo è ancora un quiz surreale) e la nascita di Sinistra Italiana.

Ahhhh Turigliatto!

Uomo di coscienza adamantina e di solidissime basi ideologiche, capitanò la rivolta che fece cadere il governo Prodi, regalando nuovamente l’Italia a Berlusconi. Era il 2008, anno di partenza della maggiore crisi economica mai vista al mondo. Ma Turigliatto non era uomo da compromessi, perbacco.

Quante cose sarebbero state diverse, In Italia, con qualche Turigliatto in meno? A ciascuno la propria valutazione.

La storia ci dice solo che Turigliatto, dopo di allora fondò Sinistra Critica (indimenticabile…) candidò a premier Flavia D’Angeli (una pietra miliare, come i Jialisse a Sanremo), sostenne Juri Bossuto candidato a sindaco di Torino (un successone!).

Dai prossimi giorni, in Italia, la sinistra avrà forse un partitello dalemiano in più e un manipolo di rivoluzionari nuovi di zecca (anche quelli nati sabato scorso, con l’ottimo Pisaèia), pronti a dare l’assalto al palazzo d’Inverno, a patto di non rivolgersi mai la parola tra di loro.

Che la fortuna li accompagni.

E chissà che non si trovino accanto anche Turigliatto.

05
feb 2017
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POLIZZE A PARTE

Che cos’è una polizza? Un apostrofo roseo tra le parole t’aumento (lo stipendio). Facile ironizzare. Facile usare lo strumento del moralismo a un tanto al chilo.

E invece bisogna resistere alla tentazione del vaffanculo e parlare di politica. Il problema non è Virginia Raggi, il problema è il modo in cui è arrivata lì, assieme ai suoi compagni di partito.

Che a Roma avrebbe vinto Grillo, lo si sapeva da molti mesi prima delle elezioni. C’era tutto il tempo di selezionare un gruppo dirigente valido, in grado di reggere le difficoltà enormi di una città disastrata. Se non lo si è fatto, è perché quel gruppo dirigente non c’era. E allora ecco la corsa a raffazzonare ex fascisti ed ex comunisti, dirigenti chiacchierati (ma che conoscevano la macchina municipale) e sedicenti “amici” pronti a tutto.

Questo è il problema politico, non la polizza. Ed è un problema che si riproporrà ovunque.

A Verona, i grillini hanno scelto un giovane candidato sindaco che ha ottenuto 85 voti (85!), con una consultazione via Internet comunicata al popolo votante solo dopo che era iniziata e durata poche ore.

Con quel candidato ho parlato tre o quattro volte: è un ragazzo simpatico, ottimo musicista, pieno di energia. Esperienza? Praticamente zero.

M’è capitato di essere eletto in Comune, mille anni fa, ed ero anch’io giovanissimo, sette anni meno di lui. Sapevo nulla, o quasi. Ma dietro di me c’erano i migliori architetti di Verona, avvocati e commercialisti d’altissimo livello, politici navigati (alcuni pure troppo) con rapporti solidissimi in ogni settore della città, dalle fabbriche all’Università.

Diventasse sindaco lui, almeno per i primi due anni, cosa potrebbe fare, se non affidarsi a gente più esperta ma per lui semisconosciuta? Certo, potrebbe sperare di essere più fortunato di Virginia.

Glielo auguro di cuore. Ma temo che non basterebbe.

29
gen 2017
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DONALD “FASSO TUTTO MI”

Una delle carte vincenti del populismo sta probabilmente nel vecchio detto milanese “fasso tutto mi”.

La democrazia è lenta, per sua natura. Bisogna ascoltare tante opinioni, obbedire a tante regole, rispettare tanti accordi. Nel populismo no, si va di fretta. E la velocità consente di mettersi rapidamente in sintonia col vento che tira, senza perdere tempo.

Un partito nordista può diventare nazionalista in un battibaleno. Si può allearsi con gli anti-europeisti, poi con gli europeisti e poi ancora con gli anti-europeisti nel giro di una settimana. Si può dire che la Nato non serve a niente e due settimane dopo dire, assieme alla premier inglese, che la Nato è fondamentale.

Il mito eterno dell’uomo solo al comando si basa anche su questo: gli avversari devono aspettare, controllare, verificare. L’uomo solo può “consegnare la dichiarazione di guerra agli ambasciatori” informandone direttamente piazza Venezia e ricevendone un’ovazione infinita. Poi però…Poi però si finisce con l’Armir nella neve russa.

Il vivace Donald Trump ha mantenuto la promessa di discriminare chi ha una religione diversa dalla sua e chi arriva da Stati che non gli piacciono. Ma pare che adesso persino lui debba fare i conti con leggi americane e trattati internazionali.

Il re del riporto avrebbe preso la sua decisione sulla base di una legge del 1952 che però, considerata discriminatoria, sarebbe stata cancellata nel 1965. Se avesse controllato, discusso, verificato, forse non l’avrebbe fatto. Ma non sarebbe stato un “uomo forte”. E non sarebbe stato applaudito dai Salvillo che stanno trionfando in tutto il mondo.