03
dic 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 9 Commenti
VISUALIZZAZIONI

417

E’ BRUTTA L’ARIA, NON QUELLA FINESTRA

Tira aria cattiva.

Una serie (ormai lunghissima) di episodi a sfondo nazifascista non fanno un altro nazifascismo. Non torneranno né il Mascellone né l’Imbianchino. Nulla torna mai uguale (Nietzche voleva dire altro). Ma è l’aria che è cattiva.

Il Censis dice che viviamo nell’età del rancore. Io, occupandomi a tempo pieno di politica, annuso l’età dell’odio.

Dieci minuti di discussione et voilà, vola il primo insulto: feroce come un ringhio. Quasi nessuno accetta che l’avversario possa avere idee diverse in buona fede: o è un disonesto o un imbecille.

E’ il concime che fa crescere i virgulti nazifascisti, dai Comuni alle stanzette dei carabinieri.

E annuso anche la disperante ripetitività di chi dovrebbe opporsi.

Livorno, Bordiga, i socialisti che erano socialfascisti, il rifiuto di andare al governo: poi venne il ’22.

Adesso non so cosa verrà.

Ma ci sono le scissioni, le vendette interne alla sinistra, l’uso delle inchieste, il Grasso che cala su D’Alema. E  ovunque vola l’insulto volgare al “politico”, germe d’ogni male.

Il centrodestra vincerà le prossime elezioni, e questo non sarebbe certo un dramma. Ma in quel centrodestra saranno fortissime le posizioni estreme, quelle che appoggiano sorridendo (so’ rragazzi…) le irruzioni naziste e i carabinieri che hanno il Sieg Heil nell’anima e non solo alla finestra.

E allora (dopo, solo dopo) la sinistra protesterà, ad altissima voce (avessimo ascoltato Turati, o i Rosselli, o quel liberalaccio di Gobetti…)

Sarà bravissima a protestare, la sinistra.

Poi, lentamente, ripartirà tutta la giostra.

Quanta stanchezza, gente!

26
nov 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

453

DONNE, VIOLENZA E PRUDENZA

Ragazze, occhio: basta un attimo…

Parlo di un tema difficile e delicato, quello della violenza sulle donne.

Cosa terribile. Ma che proprio per questo bisogna trattare serissimamente.

A me sembra invece che si stiano mettendo insieme troppe cose. Violenza, stalkeraggio, abusi, molestie, approcci pesanti. Bisognerebbe dire che sono cose diverse, altrimenti molti uomini, mettendosi sulla difensiva, troveranno la scuysa per urlare: eh no, qui si fa confusione.

E’ capitato a tutti (tutti, tutti, tutti) di fare la corte a una donna che non ne voleva sapere: capire quando lasciar perdere è questione di intelligenza, equilibrio, sensibilità. Nessuno ne possiede in doti uguali. Ma se cercar di baciare una donna che scappa via fosse reato, io sarei in cella da tempo.

Ho poi già scritto che una cosa è una molestia (da parte di un potente) ad un’operaia o un’impiegata che se non “ci sta” rischia il posto di lavoro: altra cosa è la molestia alla figlia di un regista miliardario che vuol fare l’attrice a tutti i costi.

Nel primo caso capisco la paura, il terrore, anche il silenzio.

Nel secondo caso non capisco per niente la denuncia arrivata solo molti anni dopo.

E ancora: quando c’è di mezzo la dignità di una persona, politico o non politico, occhio alla tentazione  di volere strafare perché comunque convinti di difendere una buona causa.

Anni fa, commisi un grave errore (uno dei tanti).

Un insegnante veronese aveva denunciato di aver subìto un pestaggio nazista e di essere perseguitato per le sue idee.

Da giornalista, mi parve credibile, raccolsi diverse testimonianze e feci tutto quel che potevo per scatenare il maggior casino possibile.

Si scoprì poi che quel tale, probabilmente psicolabile, si era inventato tutto, convinto così di contribuire al trionfo della democrazia…

Il mio garantismo totale verso qualsiasi imputato (quello che Travaglio definisce un gargarismo…) esisteva già allora, ma è aumentato di mille volte.

In queste ore seguo più che posso la vicenda del sindaco di Mantova (città in cui ho lavorato per molti anni e che continuo a frequentare e ad adorare).

La presunta vittima mi pare lo difenda. I soldi (in cambio di favori) ad un’associazione non ci sarebbero stati.

Magari alla fine si scoprirà che è colpevole, ma per adesso non vedo la minima prova.

Occhio, allora, ragazze: la vostra battaglia anti-violenze è tra le più serie, pulite e valide del giorno d’oggi.

Non lasciate che magari qualche eccesso di zelo la schizzi di polvere.

19
nov 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 8 Commenti
VISUALIZZAZIONI

424

UN FILINO (SOLO UN FILINO) D’OTTIMISMO, NO?

In trasmissione, su Telenuovo, si parla della Nazionale di calcio “ma non solo”.

Una marea di pessimismo, da ogni parte.

Cerco di fare il bastian contrario: quel Pil che cresce da mesi, una società con tanta gente che si dà da fare,  la sconfitta della banda Tavecchio-Ventura che non è la fine del mondo. Ricordo che due anni dopo l’eliminazione del 1958 dai Mondiali, la lira ottenne l’Oscar mondiale delle monete.

I tempi del boom sono passati per sempre. Ma difenderci un pochino, anziché sputarci addosso (governo di scemi, politici tutti ladri, industriali arraffoni), non sarebbe cattiva cosa. E invece no, continuiamo così, facciamoci del male.

GIGI Buffon era un eroe (e invece era solo un bravo portiere di calcio) e in 90 minuti è diventato un cialtrone (“alla fine piangeva solo perché pensava ai soldi che aveva perso” ha detto un’ospite della trasmissione: che sciocchezza!)

Un tizio, in condizioni assai peggiori delle nostre,  scrisse anni fa che ci vorrebbe il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Oggi abbiamo un pessimismo irrazionale (lamentati, lamentati, qualcosa resterà) e nessuna volontà d’ottimismo.

Difficile fare passi avanti, con questo stato d’animo.

 

P.S. Per descrivere uno dei mille risultati di questo malessere italiano, invito chi ha tre minuti di tempo a leggere, o a rileggere, questo splendido articolo di Mattia Feltri sulla nostra pessimistica cattiveria da teleschermo (e da Internet).

 

“Claudia Zanella è una donna formidabile, perché sono tempi in cui bisogna essere formidabili per dire le ovvietà. Ha detto, parlando del marito Fausto Brizzi, l’uomo di cinema più accusato di molestie d’Italia, che i tribunali mediatici le fanno orrore, e che ora non le è più consentito di portare la figlia al parco, siccome è assediata giorno e notte da fotografi e cameraman. È formidabile, Claudia Zanella, ma forse le sfugge qualcosa: non sono nemmeno tribunali mediatici, ormai sono cacce coi cani. L’altra sera Massimo Giletti ha esordito a La7 offrendo la telecronaca dell’arresto del cognato di Gianfranco Fini. Vi mostriamo gli ultimi istanti in cui Giancarlo Tulliani è libero, ha detto, ma prima la pubblicità. Ancora, «non sa che sono gli ultimi attimi di libertà», il cronista dietro a microfono spianato, «come va questo esilio dorato?». Dissolvenza.  

 

«E infine lo hanno messo in cella». Risata. Applauso. Indimenticabile l’inseguimento a Nicola Cosentino mentre fa jogging nella Reggia di Caserta: «Ci sveli almeno un segreto» (testuale). È il giornalismo dell’agguato: ci dica solamente una cosa, lei è corrotto? Lei è uno stupratore? Lei è un mafioso? E tutti lì a guardare questa caccia coi cani, tutti lì ad aspettare quando la volpe sarà sbranata. I braccati non sono uomini, non hanno mogli, figli, madri, non hanno vita, sono bestie cattive. I tribunali non servono più: i cattivi hanno alle calcagna i buoni, e milioni di altri buoni a casa ad assistere allo spettacolo, fieri della loro coscienza pulita.”

12
nov 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 2 Commenti
VISUALIZZAZIONI

523

QUI FINISCE A TESTATE

L’uomo più potente della terra si rivolge ad un altro uomo, meno potente ma dotato pure lui di bombe atomiche, e gli chiede (testuale): “Perché dici che sono vecchio? Io non direi mai che tu sei basso e grasso”.

Tutto il mondo legge, e qualcuno riflette.

C’è chi rabbrividisce e pensa: “All’asilo anch’io facevo a gara coi miei compagni a chi fa la pipì più lontano, ma per fortuna non governavo il mondo…”

C’è invece chi sorride e pensa: “Finalmente un politico che parla come mangia, che si fa capire dalla gente, che è davvero uno di noi. Basta con le elites al governo, finalmente: viva il vaffa!”

Può darsi abbiano ragione i secondi.

Tenendo però presente il rischio che tutto finisca a testate (atomiche, mica come a Ostia).

05
nov 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

518

QUANDO UN TEMA DRAMMATICO…DESINIT IN PISCEM

Qualsiasi argomento, anche il più drammatico, rischia sempre, come si dice da queste parti, d’essere “buttato in vacca”.

Si parla di prevaricazioni contro le donne, di uso del potere per abusi sessuali, di violenze inaccettabili contro chi è più debole.

Dopo di che (“Quando è moda è moda” cantava Gaber, riferendosi ai finti rivoluzionari d’antan) si arriva alla soubrettina-velina dimenticata da anni, che improvvisamente ricorda come vent’anni fa il grande regista le abbia chiesto di andare a cena, cercando di sbaciucchiarla.

Mah.

Quel che mi chiedo è perché, a questo punto, si senta così poco la voce delle donne (a parte alcune attrici, amiche di quel regista).

Dovrebbero essere proprio loro, le donne impegnate in questa battaglia, le prime a dire: “no, guarda, carina, scusaci tanto ma questo è un argomento serio, non venire a svilire tutto per cercare un po’ di pubblicità fuori tempo massimo.”

Invece no, solidarietà a prescindere.

E allora la questione “desinit in piscem”.

Oppure, per essere abbastanza volgari con il contesto, la si butta in vacca…

29
ott 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 7 Commenti
VISUALIZZAZIONI

511

PARADISI A CONFRONTO

Contrordine compagni: la Padania non c’è ‘cchiù.

Pochi giorni dopo gli utilissimi referendum sull’autonomia (stravinto dal Carroccio quello veneto, così così quello lombardo) la Lega  cancella la parola Nord dalle proprie bandiere.

La Padania? No, scusate, avevamo scherzato, in realtà non è mai esistita e mai esisterà (come qualche scemo spiegava da decenni).

Forza Etna e Forza Vesuvio? Mah, chissà chi era che lo diceva. Qualche mattacchione esaltato, probabilmente.

Roma ladrona? Ma dài: è una bella città, piena di voti che dobbiamo andare a chiedere.

Il Sud che ci succhia i soldi? Ma no, ma no: siamo tutti italiani. O no?

Diceva un amico lettore, la sorsa settimana: noi almeno proviamo a cambiare, mica come voi anzianotti.

Già. Noi anzianotti, si sa, siamo conservatori (da giovani incendiari, da vecchi pompieri). Ma qualche paragone lo sappiamo fare. E molti di noi sono stati e sono abbastanza cinici da diffidare (ieri come oggi) dei Paradisi in terra.

Per esempio: era più increbile il Paradiso comunista sovietico, promesso dai comunisti di ieri, o  era più “zuzzerellona” la Padania libera e piena di soldi che ci hanno promesso i leghisti fino (quasi) ad oggi?

Fantasma di Miglio, se ci sei batti un colpo, e rispondici.

 

22
ott 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 7 Commenti
VISUALIZZAZIONI

648

I VOTI DI ZAIA E LA DOMANDA DI PALMIRO

I veneti hanno votato per avere più autonomia.

I lombardi un po’ meno.

Forse i lombardi vogliono meno bene alla loro mamma.

Vabbè. Ma il bello comincia oggi.

Cosa riceverà di bello, adesso il Veneto?

E soprattutto, il Veneto sa che cosa vuole?

Fantastico, come sempre, Berlusconi: referendum in tutte le regioni, ha detto. Todos caballeros.

Fantastico anche Zaia: coi soldi di tutti una pre-campagna elettorale multimilionaria per la Lega. E tutti a fare clap clap.

Resta la domanda iniziale,: adesso cosa succede? Abbiamo investito bene i milioni spesi per votare? Quando ci daranno il rendiconto finanziario degli utili ricavati?

Sappiamo davvero che farcene di questo voto?

Piccola citazione storica.

Dopo l’attentato a Togliatti, nel dopoguerra, i comunisti occuparono la Prefettura di Milano.

Il compagno Pajetta, tutto eccitato, telefonò al compagno Togliatti, che era in ospedale.

“Abbiamo preso la Prefettura!” gridò esultante Pajetta.

“Bravi – rispose Togliatti, con voce flebile – e adesso cosa ve ne fate?”

15
ott 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 7 Commenti
VISUALIZZAZIONI

485

L’IDIOZIA DEL GOLPE E IL C… DI ZAVATTINI

Le parole sono pietre. E chi parla male, pensa male.

La legge elettorale che sarà (forse) approvata in Parlamento, è bruttarella.

Personalmente, avrei preferito venisse eliminato il Senato, col referendum, e poi si fosse votato col sistema tedesco.

Ciò premesso, mi dà il voltastomaco chi parla di “colpo di stato”. Il golpe è una cosa seria. Davanti ad un golpe è lecita la rivolta armata. Nei golpe si muore. Coi golpe non si gioca. Chi lo fa è un pericoloso cialtrone.

Nel 1976, una vita fa, il grande Cesare Zavattini disse in Rai, alla radio, la parola “cazzo!”

Finì su tutte le prime pagine, ci furono dibattiti e polemiche feroci. Ma la parola era ormai, come si dice oggi, sdoganata. E oggi nessuno fa minimamente caso se viene infilata nei discorsi, nei libri, al cinema o in Tv.

Ecco, le parole “colpo di stato” fanno ancora titolo sui giornali, attirano ancora l’attenzione, sono in qualche modo (per fortuna) scandalose.

Chi dice che quasi ogni giorno ce n’è uno, in Italia, le rende invece abitudinarie, usuali, normali.

Poi, magari, qualcuno pensa che se è normale dirlo, potrebbe essere più facile farlo.

E allora, davvero, rischieremmo di dover dire “cazzo!”

Ma a bassa voce.

08
ott 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 22 Commenti
VISUALIZZAZIONI

674

VOTARE E’ BELLO, SE SI SA PERCHE’

La Catalogna, per fortuna, non c’entra.

Ma ci ha forse aiutato a riflettere anche sul “nostro” referendum, quello su cui si andrà a votare il 22 ottobre.

Perché a me sembra, ascoltando persone anche solitamente attente alla politica, che siano davvero in tanti a non aver capito l’oggetto stesso di quel voto. E intanto viaggiano vagonate di bufale.

La più pericolosa, e forse la più diffusa, è quella che un mio amico ha riassunto nella frase: “Andrò a votare perché dobbiamo avere gli stessi diritti delle regioni a statuto speciale”.

Ecco, per favore, basta con questa panzana.

Un referendum regionale (per di più consultivo) non cambia la Costituzione.

Votare è bellissimo, sempre.

A patto di sapere per cosa e perchè si vota.

Senza farci “accileccare”, come diceva l’immenso Gadda, dai politici. Senza cioè farci prendere in giro.

01
ott 2017
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 7 Commenti
VISUALIZZAZIONI

624

RIVOLUZIONI E SECESSIONI

La rivoluzione non è un pranzo di gala.

Credo che quasi tutto il mondo stia provando simpatia per gli independentisti catalani, alle prese con un governo spagnolo ottusamente repressivo, incapace di dialogare, stupidamente violento, inutilmente muscolare (visto mille volte in TV lo sfondamento della porta di uno sgabuzzino da parte della polizia, per trovare una vecchia lanterna e qualche soprammobile).

Ciò premesso, gli indipendentisti catalani stanno violando la loro Costituzione, sono fuori da qualsiasi legalità, compiono ogni minuto un “crimine”. Come ogni movimento sovversivo.

Robespierre, Lenin, Gandhi, Mussolini, Mazzini e Garibaldi non rispettarono certo le leggi del loro Stato. Lo sapevano, andarono avanti, fu pagato un prezzo (amche da parte di tutti i cittadini), in un modo o nell’altro.

Quale prezzo sono disposti a pagare catalani e spagnoli? E le altre regioni della Spagna, hanno o no il diritto d’essere interpellate sulla questione? E’ corretto indire un referendum su un tema così importante solo per i catalani e senza prevedere un minimo di quorum (se votasse il 30 per cento dei catalani e i “sì” fossero il 25 per cento, quanto varrebbe quel voto?)

Dalla Spagna veniamo all’Italia e al Veneto.

Meno drammaticamente, per fortuna, e cercando di ragionare freddamente.

I movimenti indipendentisti (Catalogna, Veneto e non solo) nascono quasi sempre nelle regioni più ricche, che vogliono lasciare a se stesse quelle più povere.

In una graduatoria della ricchezza e del benessere (fonte Unioncamere), il Veneto sta meglio del resto d’Italia (secondo solo al Trentino).

Gli converrebbe andarsene?

Nella stessa graduatoria, però, Verona sta nettamente meglio di Rovigo.

Perché dovremmo stare insieme?

Un paradosso estremo, ovviamente, ma un invito a riflettere.

E ancora: “una d’arme, di lingua e d’altare”, si diceva un tempo per la Patria.

Tralasciando armi e altari, il mio dialetto veronese non è quello dei bellunesi, e neppure quello dei gardesani o dei legnaghesi.

Fino dove si vuole arrivare? E a che prezzo?

Questa è la domanda che si pongono molti in Spagna e in Catalogna.

Con meno ansia, per fortuna, proviamo a porcela anche noi.