17
feb 2019
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TRIBUNALI DEL POPOLO E SPIE

Un’azienda privata farà decidere, attraverso una piattaforma web da essa sola controllata, se un ministro della Repubblica debba essere processato oppure no.

Una proposta di legge chiede che si possa decidere per referendum anche in materia penale: un sì o un no da parte di persone che di regola conoscono al massimo il Codice da Vinci potrà aumentare le pene per reati particolarmente “impopolari”.

Un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, parlando dei controlli sul promesso Reddito di Cittadinanza, spiega che saranno usate “anche le segnalazioni che arrivano dal vicino di casa che è invidioso perché vede quello che sfrutta uno strumento di aiuto illegalmente” .

Paolo Mieli sostiene che è sbagliato parlare di un ritorno al fascismo, e a sinistra ovviamente giurano che nulla c’entra lo stalinismo.

Ma l’Ovra e la Stasi (qualcuno avrà pur visto il film “La vita degli altri”) non erano qualcosa del genere?

Noi elitari continuiamo a ridere dei congiuntivi di Di Maio, delle gaffes del povero Toninelli, dei selfies da adolescente di Salvini.

Ma c’è davvero tanto da ridere?

10
feb 2019
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TRA SANREMO E KANT

Imbarazzante. Molto imbarazzante.

Il ministro degli Interni viola la legge sul silenzio elettorale, tanto sa che i 5 Stelle (onestà-ta-ta) gli garantiscono l’immunità parlamentare.

Provate voi a fermarvi in divieto di sosta, poi fate il confronto.

Lo stesso ministro poi spiega di aver seguito il Festival di Sanremo (bello avere tanto tempo libero) e di non gradire che abbia vinto un ragazzo che non si chiama Franceschino e neanche Carletto.

Subito gli fa eco uno stuolo di portaborse (presidenti di consigli comunali che invocano il complotto demo-giudaico massonico, assessori e politicanti a frotte).

Lo stesso ministro, ogni giorno, trova il tempo per dirci quel che mangIa (e mangia parecchio). Mandando “bacioni ai rosiconi”.

Queste sono le cose che oggi piacciono alla gente che piace.

Salvini va a letto tardi perchè vuol vedere chi ha vinto a Sanremo.

Grande nostalgia pe lo sfrontato snobismo di Umberto Eco, quando prendeva in giro Berlusconi dicendo. “anch’io vado a letto tardi, ma perché leggo Kant.”

03
feb 2019
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PERCHE’ LORO E’ IL REGNO DEI CIELI

C’è del metodo, in questa follia.

Uno dice che siamo alle porte di un boom economico.

L’altro spiega che sarà “un anno bellissimo”.

Una terza ministra della Repubblica italiana spiega che l’ottimismo è il sale della terra.

Tutto questo, implica chiaramente una strategia.

Si aumenta il debito e fa salire il costo del credito.

Si bloccano opere pubbliche per miliardi, cancellando migliaia di posti di lavoro.

Si riduce l’orario dei negozi, stoppando le aperture domenicali.

Ci si isola da tutti i maggiori partner commerciali.

Tutte misure (spero nessuno mi contraddica) che accelerano la recessione.

E’ la decrescita. E chi ci governa, da sempre e con coerenza, vuole la decrescita, e ci assicura che sarà felice.

Da bambino, m’insegnavano che i poveri erano felici e beati, perché loro è il regno dei cieli.

Che fosse scritto nel catechismo è comprensibile.

Che sia una strategia economica per una nazione, mi risulta più difficile da digerire.

27
gen 2019
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DEV’ESSERE LA FEBBRE

A letto con la febbre, leggo notizie che sono chiaramente impossibili.

Leggo che un senatore grillino crede ancora ai Protocolli dei Savi di Sion (povero Umberto Eco).

Leggo che nessuno dei suoi compagni di partito lo prende a mazzolate sul (si fa per dire) cervello.

Leggo che c’è una manifestazione di nazisti ad Auschwitz.

Leggo che Lino Banfi va all’Unesco. Ma leggo anche che, secondo Giorgia Meloni, ci va per sbaglio, perché Di Maio avrebbe voluto mandarlo all’Unicef ma si è confuso.

Leggo che la Cgil prima vota all’unanimità il sostegno al dittatore Maduro ma subito dopo dice che forse no, non è il caso.

Tutte cose che, ovviamente, non possono essere successe.

Dev’essere la febbre.

 

20
gen 2019
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L’ECONOMIA COME ATTO DI FEDE

Sostiene Di Maio che per prima cosa verranno assunti (come lavoratori stabili, non precari) 10 mila “navigator”, ossia quelli che seguiranno e controlleranno i percettori  del reddito di cittadinanza.

Bene, 10mila assunzioni subito, ottima cosa (e beati i 10mila).

Poi comincerà la distribuzione dei 780 euro di assegno a non si sa quanti milioni di italiani.

Dopo di che, si promette ai percettori che riceveranno 3 proposte di lavoro ciascuno, nell’arco di 18 mesi, e loro dovranno accettarne almeno una.

Davvero sono prevedibili in Italia tutte queste offerte d’impiego? Dove sono nascoste adesso, e perché salteranno fuori solo dopo?

Bisogna fare un atto di fede.

E ancora: la manovra del governo prevede uno sviluppo economico mentre la Banca d’Italia dice che quello sviluppo non ci sarà.

Anche qui, bisogna scegliere a chi credere (una volta non si sarebbe neppure cominciato a discutere).

Ecco perché mi pare emblematica l’immagine di quel lavoratore in nero (vende calzini, pare, senza fatturare) che bacia la mano di Salvini nel profondo Sud, spiegando che proprio da Salvini lui si aspetta il reddito di cittadinanza.

Si baciano le mani di coloro in cui si ha fede, si chiami Pio o Matteo.

Un tempo l’economia era la “scienza triste”, ma veniva studiata appunto come una scienza.

Adesso viene interpretata da ciascuno a proprio modo, come fosse la macumba di uno stregone.

Crederci, aiuta a vivere meglio. Ma governare?

13
gen 2019
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TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO. E GIU’ VOTI!

Di Maio prevede un boom economico. Mezz’ora dopo escono le statistiche sul crollo della nostra produzione industriale. E il giorno dopo, Tria dice che siamo in stagnazione.

Bene, bravi, bis, urla la maggioranza degli italiani.

Salvini tuona che qui non sbarca nessuno, Di Maio dice che i bambini magari sì, Conte va a farne sbarcare qualcuno.

Sulla Tav, mezzo governo va in piazza per il sì e l’altro mezzo per il no.

Impossibile non essere governativi…

La Dc governava schierando i Galloni e i Bodrato sulla sinistra, mentre gli Scelba e i De Carolis stavano a destra e Andreotti stava dappertutto. Rumando nel sacco, chiunque trovava qualcosa che gli andasse bene.

Nel vuoto pneumatico delle opposizioni, si occupano tutti gli spazi, Salvillo non è più un’idea bensì un’epoca.

Pensate a Salvini, che dice di amare De Andrè e cita (o gli fanno citare) la canzone sul pescatore che aiuta un assassino inseguito dai gendarmi (“e versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”). Come si fa a credergli? Ma la ‘ggente vuole credergli, e gli crede.

Mentre noi che non gli crediamo, siamo più o meno come i nostri predecessori, costretti a dire che “questo soltanto oggi possiam dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

06
gen 2019
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BUON NATALE, SIGNOR VICESINDACO!

Di una cosa sono sicuro: quell’amabile vicesindaco che, a Trieste, ha avuto l’impavido coraggio di gettar via gli stracci con cui un senzatetto si difendeva dal gelo notturno, è uno di quelli che si scandalizzano se in un paese, in una scuola o anche a casa sua non viene fatto un presepe in perfettissima regola.

Quasi sicuramente si commuove alla vista di un cagnolino malato, di un uccellino caduto dal nido, di un agnellino che bela. Ma il senzatetto no, quello deve morire di freddo, Eccheccavolo: un po’ di decoro, no?

Fateci caso: anche lui, come tutti quelli del suo genere, subissato di accuse da parte di una marea di infingardi buonisti schifati da quel gesto, per prima cosa ha replicato: ma no, guardate che io non sono razzista. Ci mancherebbe altro!

Non è questione di destra e sinistra: a Verona c’è un assessore di ultradestra, uno di quelli che rimpiangono Lui, che per i senzatetto si danna l’anima da mane a sera, 365 giorni l’anno. Ma un’anima ce l’ha, lui.

Ma l’anima è merce rara, come un minimo di coerenza.

E sono tanti quelli che arrivano a fare i vicesindaci (o i ministri o ancora più su) tuonando, per esempio, che loro amano prima di tutto la famiglia: la amano talmente tanto che ne hanno due o tre.

Oppure quelli che incitano i sindaci a disobbedire a una legge (sui diritti civili) ma cascano dal pero e s’indignano se altri sindaci (secondo me sbagliando pure loro) disobbediscono a una legge diversa.

Siamo o non siamo il paese delle leggi ad personam?

E la meraviglia delle meraviglie è che, ogni volta, ci cascano a milioni. E giù voti.

Perdo tempo, scrivendo queste cose? Possibile.

E allora, per riguadagnarne un po’, subito Buon Natale 2019 al signor vicesindaco di Trieste, e a tutti quelli che l’hanno votato. Chissà come sarà bello il presepe che sicuramente sta già preparando, pieno di senzatetto che non usano stracci per difenersi dal gelo, ma solo un bue e un asinello…

30
dic 2018
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AI TEMPI CHE GIANNI SEGNAVA

Correva l’anno 1968. Già, il mitico ’68.

Facevo molte cose, alcune di cui vantarsi, altre forse meno. Ma trovavo il tempo per essere un tifoso abbastanza sfegatato del Verona.

Andavo in tribuna laterale (non so come si chiami oggi). Partita contro la Juventus. Accanto a me, due tifosi bianconeri, piuttosto accesi.

Ci si parla, si discute, partono gli sfottò reciproci.

Io la butto anche in politica (“siete la squadra dei padroni…”), loro cercano l’ironia stile Avvocato.

Poi segna il Verona (sono quasi sicuro che fosse Gianni Bui). E a me scatta il gesto da cafone, quello dell’ombrello. Loro diventano serissimi, per un po’ non mi rivolgono la parola. Ma alla fine, strette di mano e auguri di buon viaggio.

Ecco, c’è stato (ve lo giuro) un tempo così, sui campi di calcio.

Adesso (non vado allo stadio da anni) leggo di buu, banane, sprangate, razzismo e gente che muore convinta di farlo per “Sangue e Onore” (così si chiama il gruppo del ragazzo ucciso a Milano).

Posso sbagliare, ma credo che c’entri qualcosa, anzi molto, col cambiamento del nostro modo di far politica, del nostro modo di votare, del nostro modo di vivere.

23
dic 2018
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La rivoluzione di fine ’19

Botte, urla, spintoni: tutte cose già viste, al voto sulla manovra del 2,4%, quella del discorso al balcone, quella del “mandino le letterine che vogliono, qui non si cambia nulla!”

Dejà vu.

Vista più raramente una logica economica così ferrea: parte delle nuove pensioni, ad esempio, sarà finanziata rapinando una fettina delle pensioni vecchie, da 1.500 euro in su.

Ora, come lo vogliamo definire un pensionato da 1.500 euro al mese: un espropriabile sfruttatore del popolo? Se sì, avanti così.

Mai vista, infine, la modalità d’uso del Parlamento: che vota senza poter discutere, capire, approfondire né tanto meno modificare.

Un modo per fare avverare la profezia della Casaleggio Associati: un giorno il Parlamento potrà essere inutile.

Ci siamo!

Due anni e mezzo fa, trascorsi molte serate estive facendo da moderatore in dibattiti accesi, con bravissimi costituzionalisti e professori universitari, non solo veronesi, che spiegavano come il referendum del 4 dicembre 2016 portasse a stracciare la Costituzione.

Adesso i professori tacciono.

Magari gli si chiederà di giurare che è tutto in regola, e loro giureranno (meno 12 di loro, forse, come 87 anni fa).

Poi, passata la buriana, tra molti anni insegneranno che comportarsi come ci si è comportati alla fine del 2018, era stato un terribile errore.

Ma lo diranno dopo, molto dopo.

16
dic 2018
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TRA D’ALEMA E LELE MORA

La sinistra italiana adora Nanni Moretti. Citazione d’obbilgo: “Andiamo avanti così, facciamoci del male!” E a sinistra rispondono: “Obbedisco!”

Leggo l’ipotesi di una lista unica D’Alema-Zingaretti per le prossime elezioni europee.

Fantastico!

Obiettivo realistico, immagino, ottenere lo steso trionfo che ha ottenuto LeU alle ultime elezioni. Convincendo un’altra bella fetta d’italiani che non c’è alternativa al brillante governo gialloverde.

Io D’Alema lo capisco: ma Zingaretti?

Poi giro pagina, e leggo che Lele Mora vuole anche lui buttarsi in politica, col partito Unione Cattolica, perché, dice il Lele, “occorre tornare ai princìpi che la Chiesa e le religione cattolica incarnano”. Lele Mora, capite? E allora perché criticare un simpatico neo-partito D’Alema-Zingaretti?