I 4 PUNTI DI SILVIO (MA QUEL CHE CONTA E’ UNO)
L’ipotesi è questa: fare un programma in 4 punti (tasse, meridione, federalismo e giustizia) e vedere chi ci sta. O si riforma la vecchia maggioranza di centrodestra, o si va ad elezioni.
Uno dice: vasto programma! Sulle tasse litiga da secoli il mondo intero. Sul Meridione è battaglia dai tempi della spedizione dei Mille. E il federalismo è la questione che più fa discutere da un decennio in qua.
Ci si aspettano fuoco e fiamme. E invece no. Su questi tre punti, tutti d’accordo, nessun dubbio, nessun litigio, tutti danno per scontato che Bossi, Berlusconi e Fini (più una fetta notevole della cosiddetta opposizione) ci metteranno cinque minuti a firmare le stesse proposte
Il nodo quasi impossibile da sciogliere è solo uno: il processo breve. Ovvero la possibilità di fare arrivare in fondo tre processi (Mills, Mediatrade e Mediaset).
L’economia, la crisi, i licenziamenti, la Fiat, la devoluzione? Cose su cui ci si accorda in un battibaleno.
Il problema sono quei tre processi. E su di essi quasi sicuramente si andrà ad elezioni anticipate.
Chissà perché tanti stranieri dicono che la politica italiana è troppo complicata e difficile a capire. Ma no, ma no: a volte è davvero semplice, lineare, chiarissima.




della "Morale" non importa a nessuno, tanto meno a Fini. Ripeto : si vuole bloccare il Federalismo. Poi se i cani di Pavlov alla Sergio smettessero di schiumare bava ma ragionassero con il cervello…non ho fatto il nome dell’innominabile quindi risposta pakata prego.
Non possiamo paragonare il caso Fini/Montecarlo con quello Berlusconi/Arcore.
Se le cose stanno come dicono alcuni giornali, il primo sarebbe una appropriazione a danno del partito, il secondo circonvenzione d’incapace.
Davvero la Lega lascia a bocca aperta: processi bloccati, giustizia alla malora, leggi non rispettate (valgono solo per gli immigrati!?), prepotenze e malversazioni (viste le novità di oggi su Verdini?), case vendute per un piffero (a Fini ma anche a Berlusconi, tramite l’onesto Previti). E il Carroccio fa come Nicola: chiude gli occhi e dice che va tutto bene, basta restare aggrappati al governo.
Tàsi e paga, veneto sfruttato: paga le case di Berlusconio e Fini, che tanto Bossi batte le mani!!!!!
ripeto; non per soldi, ma per denaro o schei, tutto il resto solo scuse per far saltare il Federalismo che chiuderà i rubinetti al Sud e non sono 4 bruscolini
Le propongo una piccola aggiunta alla sua lettura. Fino a ieri l’accordo era tra Berlusconi e Bossi: al primo erano concessi i suoi affari (Controllo della RAI ad esempio e tanti altri legati al suo vasto impero economico) in cambio della Gestione politica del Paese. Fini, pur essendo il cofondatore del PdL, era più o meno uno spettatore, al quale si stava completando lo sfilamento di ciò che era stata il suo partito A.N.. Nel frattempo però Fini ha tessuto la sue tela e oggi ha presentato il conto: 33 deputati 10 senatori che hanno dimostrato che possono far cadere il Governo quando vogliono. La Golden Share sul Governo non è più proprietà della Lega. In Parlamento sono più d’uno, anche nel PdL, che si dicono pronti a votare un nuovo governo, nel caso in cui l’attuale dovesse cadere. Berlusconi è costretto, per la prima volta, ha giocare sul campo ospite. La proposta dei 4 punti, ma l’unico d’interesse per Berlusconi è la Giustizia o meglio i suoi guai con la giustizia (ha ragione Aldegheri), è il tentativo di uscire dall’angolo in cui è stato messo. Tutto naturalmente può accadere, le disponibilità del Cavaliere sono enormi, dal momento che controlla l’intera informazione televisiva e una cospicua quantità di giornali e riviste, tuttavia per la prima volta da quando è sceso in Politica (1994), si trova a dover fare i conti con troppi avversari, molti dei quali si trovano a destra come Fini e Casini o nella sua stessa coalizione come Pisanu. Di certo questa legislazione non finirà alla scadenza naturale e se si tiene conto del risultato che lo aveva premiato solo due anni fa, si capisce quanto la situazione sia cambiata. E’ finito il bipolarismo all’italiana, quello che imponeva una sorta di referendum tra il Berlusconismo e l’antiberlusconismo. E’ questo il vero cambiamento che, secondo me, porterà il Paese al dopo Berlusconi.