29
ago 2010
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MARCHIONNE, ROMITI E IL “CUMENDA” ANNI ’60

 Sostiene Marchionne che non bisogna più parlare di padroni e operai, di conflitti di classe, di scontri tra interessi opposti: tutti uniti, tutti insieme, tutti sulla stessa barca, quelli che remano e quelli che stanno al timone.

Risponde il vecchio Cesare Romiti (wow!) che no, padroni e operai esistono, lo scontro di interessi è un motore della vita politica e sociale, guai se in una società libera mancasse una contrapposizione!.

Marchionne passa per il “nuovo”. Anche se le sue proposte pratiche (paghe più basse, meno diritti per i dipendenti e ridàteci gli aiuti di Stato) fanno  molto anni Sessanta del secolo scorso.

Di nuovo c’è la minaccia di portare le fabbriche all’estero: migrazione selvaggia, altro che i barconi di Pantelleria!

Il tutto, però, condito da un tono “british” e soprattutto amichevole, quasi paterno. Come il classico “cumenda” milanese dei suddetti anni ’60, che abbracciava i suoi operai (allora si poteva ancora chiamarli così) dicendo: “Ma no, ma no, caro: non parliamo di aumenti di stipendio. In compenso, però, da oggi dammi pure del tu…” 

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14 risposte a “MARCHIONNE, ROMITI E IL “CUMENDA” ANNI ’60”

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  1. Roby scrive:

    Certo …dubbioso,ma tu stai parlando di MEDIE-IMPRESE e NON di GRANDI(oltre 1000 e più addetti,come quelle ROVINOSE ‘tagliane)che ARRECANO più DANNI che benessere!!!
    Attento a NON confonderti…..

  2. dubbioso scrive:

    In tempi di crisi piccolo non e’ bello
    Uno studio Bruegel, coordinato dai docenti Bocconi Ottaviano e Altomonte, dimostra che la performance delle imprese è indissolubilmente legata alla dimensione e all’internazionalizzazione.
    E la struttura industriale tedesca, composta maggiormente da imprese di grandi dimensioni e internazionali, quella che in Europa ha retto meglio alla crisi degli ultimi due anni. Ad illustrarlo, e dimostrare che sono le caratteristiche specifiche delle singole imprese più che fattori nazionali a determinare la loro performance, è uno studio Bruegel secondo cui nel 2009 le esportazioni delle aziende tedesche sono infatti scese in media del 28% contro, per esempio, il 30% di quelle italiane, il 31,5% delle francesi, il 34,5% delle spagnole e il 40% delle ungheresi.
    I risultati sono illustrati nel rapporto The global operations of European firms del progetto di ricerca Efige (European firms in the global economy) condotto dalla think-tank Bruegel, in collaborazione con la Commissione europea e UniCredit, con la direzione scientifica di Gianmarco Ottaviano (Bocconi) e il coordinamento di Carlo Altomonte (Bocconi). E ancora "Le grandi imprese (con oltre 250 addetti) mostrano andamenti simili in Germania e Italia mentre hanno sofferto maggiormente quelle di medie e piccole dimensioni, più presenti in Italia. La dimensione media delle aziende top 10% esportatrici tedesche è infatti di 240 addetti contro i 100 addetti in Italia. La minore dimensione e la presenza di strategie di esportazioni meno sofisticate (le aziende tedesche, per esempio, in media esportano in 3 paesi in più rispetto a quelle italiane) hanno così esposto alle conseguenze negative della crisi una quota di imprese più ampia in Italia che in Germania.Per sottolineare questo gli studiosi hanno dimostrato come replicando la struttura industriale tedesca, in termini di dimensione delle imprese e distribuzione settoriale, sul tessuto delle imprese negli altri paesi porterebbe, per esempio, ad un aumento delle esportazioni del 24% in Spagna e del 37% in Italia".
    Dall’ufficio stampa della Bocconi.

  3. nicola scrive:

    in Germania la maggior parte delle aziende sono di dimensioni medio piccole con una differenza: hanno uno Stato che riesce a far fare loro squadra. E’ con lo Stato Tedesco che il mondo si confronta. Fare un torto anche ad una piccola azienda Tedesca è molto rischioso perchè poi si deve fare i conti con una Stato serio…si può usare lo stesso aggettivo per lo Stato italiano?

  4. dubbioso scrive:

    Primo: la storia non insegna poichè il periodo del capitalismo e quindi dell’imprenditoria privata è assai recente; secondo: E’ l’Italia l’unico paese occidentale ad avere la propria industrializzazione basata sulle piccole e piccolissime aziende, a differenza della Germania che, non a caso, è quella che ha sostenuto l’economia europea, ed è l’economia che più rapidamente si sta rimettendo in moto.
    Leggo oggi l’intervista di Tremonti che ad un certo punto recita: "il sistema economico italiano ha una criticità fondamentale: abbiamo imprese troppo piccole. La maggior parte del nostro Pil è fatto da aziende straordinarie, ma miniaturizzate, con un numero di addetti che va da 10 a 50. La Germania compete con i giganti da gigante, con dieci grandi "kombinat" industriali. È questa la ragione del suo straordinario successo sull’export: dare una commessa a una grande industria da parte di un grande Paese è del tutto naturale. Nello stesso settore industriale, dare commesse a mille imprese è enormemente più costoso: da gigante a nano non ti siedi neanche al tavolo per parlare di cifre…".

  5. Roby scrive:

    No,caro dubbioso,rispetto il tuo pensiero,ma NON lo condivido!!! E’ proprio il "piccolo e bello" che traina,o tiene ancora a galla sto paese di banania!!! Cina ,India,ecc,faranno in futuro gli stessi identici ERRORI che fece,a suo tempo l’Europa!! Si accorgeranno tardi dei danni creati da una industrializzazione selvaggia e spasmodica!!! (A danno dei lavoratori e del benessere…)!!!
    Pertanto il Mod-Veneto e nordico in genere resta ancora il MIGLIORE(piccolo è bello,utile e per un benessere di vita)!! Te ne accorgerai…la storia ..insegna!!!!
    Ovviamente….fiat MAI PIU’!!!!

  6. dubbioso scrive:

    La Fiat di Valletta e Romiti (e dell’avv.Agnelli), ha motorizzato l’Italia rurale promovendo l’industrializzazione del Paese. Negli anni ’50 l’agricoltura occupava i 2/3 dei lavoratori italiani. Forte di quel ruolo e di un mercato pressochè protetto, vi si è adagiata al punto che ha rischiato di sparire. La scelta di Marchionne è stata una "scelta obbligata" dalla competitività imposta dalla globalizzazione che, nel settore auto, è arrivata ben prima della Cina e dell’India. L’Italia rappresenta sempre un buon mercato per la Fiat, ma per continuare ad esistere deve competere in ogni angolo del mondo. Non va poi dimenticato che è una delle poche aziende di grandi dimensione del Paese che per il resto è formato da piccole e piccolissime realtà che sono la vera debolezza del sistema Italia. Col tempo questo problema dovrà essere affrontato radicalmente pena il retrocedere del sistema industriale italiano. Il "piccolo è bello" funzionava un tempo, oggi con l’ingresso di paesi come la Cina, l’India e il Brasile le dimensioni del sistema industriale è condizione per poter competere col mondo. Il "futuro" si presentato da poco non adeguarsi ai cambiamenti o non saperli interpretare è il primo passo per perdere competitività e dunque posizioni. Mi pare ci sia poca attenzione nel paese a questi problemi.

  7. Roby scrive:

    Ti quoto norberto! Ed è per questo che io AUSPICO una secessione del Veneto da sto paese di banane!!!

  8. Norberto scrive:

    Il metodo. I blog sono spazi di libertà dove, secondo me, tutto deve essere consentito fra i partecipanti, protetti oltretutto dallanonimato: dallo scambio delle opinioni agli insulti più feroci.
    Cè un unico limite imposto dalla logica: non si può confondere e scambiare unopinione con un insulto e viceversa. La pena consiste nel fare la figura dellimbroglione e pure un po fracchia.
    Il merito. Mi tocca anche in questo caso essere daccordo con Lei, dott. Aldegheri, a costo di essere accomunato alla schiera degli irriducibili malfamati comunisti. Dietro la Sua provocazione cè purtroppo una insopprimibile verità. In tema di lavoro i sindacati in primo luogo, ma anche tutti i partiti che siedono in parlamento, non sono capaci di staccarsi da una discussione che oscilla fra una difesa sempre più astratta ed inattuale dei diritti inviolabili dei lavoratori e laccettazione succube della superiore volontà del padrone in nome della modernità,della globalizzazione e appunto della novità che siamo tutti nella stessa barca.
    Il paradosso, si fa per dire, è che destra e sinistra sono state abolite; tutti i partiti difendono in ugual misura i lavoratori, e chi ci rimette, come al solito e come sempre, sono le figure professionali più deboli: i giovani senza adeguata professionalità, le donne impegnate sul doppio fronte della casa e del lavoro, quelli avanti negli anni che perdono il lavoro e non hanno una pensione adeguata, i lavoratori occupati nelle aziende medio-piccole che non possono contare su padroni illuminati. Per loro, e non sono pochi, vale la legge del menga&
    Se poi questo approccio non è veritiero e troppo pessimistico, andiamo pure avanti così!

  9. nicola scrive:

    L’analisi di Roby è giusta fino a qualche anno fà. Certo la FIAT finchè era pompata di soldi pubblici e diretta dagli Agnelli faceva schifo ed era destinata a fallire. La mia ammirazione va a Marchionne che ha risanato l’azienda senza chiedere soldi pubblici ed allontanado il più possibile gli Agnelli. La FIAT resta pur sempre un’ azienda Padana e non credo sbaraccherà da Torino nonostate certi sindacati facciano il possibile per allontanare chi in italia vuol lavorare

  10. Roby scrive:

    Guarda caro el me poareto che l’"ebete" non era certo riferito al Nicola!!! Ma a tutti i sindacati e sinistroidi che perseverano nel DIFENDERE questa vergognosa accozzaglia di IMBROGLIONI(sulle spalle della povera gente)…
    Poi se Nicola la pensa diversamente …libero di farlo,ma non per questo devo offenderlo…ti pare?
    A proposito se ti firmi col GRANDE simbolo di S.Zeno…sii coerente e difendi pure il VESSILLO VENETO!!!

  11. gatòn scrive:

    Poareto, tra persone normalmente intelligenti e libere si può anche essere di opinioni diverse.
    Solo le menti superiori sono sempre e comunque d’accordo tra di loro.
    O no ?

  12. poareto scrive:

    Questa poi. Roby che dà dell’ebete al suo fratellastro Nicola. E’ proprio vero, non andate d’accordo tra di voi, figuriamoci con la gente civile. VIVA S. ZENO ( alla faccia di S. Marco di cui non me ne frega un tubo.)

  13. Roby scrive:

    Ricordo a tutti lor sig.ti che la fiat(in piccolo…) é,rimane e resterà la più GRANDE TRUFFA di sto paese delle banane e di questa terra!!! Gli agnelli(sempre in piccolo) sono stati la ROVINA do questo paese e mai il sottoscritto avrebbe dato un centesimo per risanare un’azienda PRIVATA e sottolineo privata,con la "scusa" che dava da mangiare a migliaia di familie….!!! Quanti miliardi ha avuto la fiat da questo paese di banane e quanti sprechi ha causato ed ora ci "catechizza" con:" non ci seguite? Ebbene andiamo all’estero"!!! Che vadano,ci restino e si rovinino!!! Mai azienda fu più NEFASTA di questa!!! E mi meraviglio che ci siano ancora "ebeti"(con gli occhi foderati di prosciutto) che la difendano!!! Pazzesco,siam proprio il PAESZE delle BANANE!!!!

  14. nicola scrive:

    ricordiamo che la Fiat solo 5 anni fà era quasi fallita ed ora è uno dei gruppi automibilisti più importanti della terra, grazie a Marchionne.

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