ADRIANO, I CARDINALI E L’OFELEE
Non c’è niente da fare: viviamo in un mondo in cui nessuno si accontenta di fare il proprio mestiere.
Un vecchio, grandissimo cantante si mette in testa di spiegarci cos’è il paradiso. Entusiasta come quell’ambasciatrice americana in Italia che, incontrando Pio XII, voleva spiegargli la necessità di difendere più vigorosamente la religione dagli atei comunisti. Sentendosi alla fine rispondere; “Signora, siamo cattolici anche noi…”
Quanto a Santa Madre Chiesa, leggiamo articoli che paiono inventati da Dan Brown: cardinali che inviano ai giornali dossier su altri cardinali, o addirittura per prevedere l’assassinio del Papa. Mentre alti prelati parlano di Benedetto XVI come se il suo papato stesse per finire da un giorno all’altro. Per fortuna il Pontefice non è superstizioso, credo, se no sai che scongiuri.
Ma intanto l’immagine delle alte sfere vaticane pare decisamente da basso impero.
Da laico, assisto con una certa malinconia. Anche a chi non ha il dono della fede, farebbe piacere avere punti di riferimento al di sopra di ogni nostra miseria. Se no, tanto vale Celentano…
Il quale, forse, ha ragione su di una cosa. Quei suoi coetanei vestiti di porpora, dovrebbero parlare e pensare di più al paradiso. E magari un po’ meno delle leggi da far fare al Parlamento italiano, degli obblighi di legge da imporre a chi magari crede in Manitou, del tipo di vita e di morte da obbligarci a scegliere, secondo visioni sicuramente legittime ma altrettanto sicuramente non condivise da tutti.
Insomma, per Celentano come per i cardinali, dovrebbe valere il vecchio detto milanese “ofelèe fa’ el to’ mestèee” (pasticciere fa il tuo mestiere). E lascia che gli altri facciano il loro.




Non per nulla,caro Reberto viviamo(spero ancora per poco),in questo paesucolodibanania!!!
Indipendensa veneta!!!
E’ vero, la fila di quelli vogliono fare il mestiere degli altri si allunga. Non solo Adriano e le gerarchie cattoliche, ma anche i magistrati che vogliono moralizzare l’Italia ed i tecnici che fanno i politici ed i politici che si prendono una pausa di riflessione facendo finta di restare sul pezzo. In tutti costoro, ed in molti altri, c’è un comune denominatore: la cura nell’evitare di assumersi la responsabilità di quello che fa. E poi ci lamentiamo che le cose vanno male.
Purtroppo la chiesa nn è più quella di una volta(magari un po bigotta ,ma che sapeva rivolgersi al popolo)!
Ora il mondo è cambiato talmente che anche la chiesa per adeguarsi cerca vie…OSCURE!!!
Meglio rivolgersi direttamente a Dio se necessario!!!
Che a volte siano oscure non mi interessa.
Mi preoccupano molto di più i prelati che lavorano di “bottega”, o meglio di quello che c’è dentro.
Roby neppure la società è più quella di una volta, il vero problema secondo me è quello di cercare di stare al passo dei tempi, da agnostico ti dico che la Chiesa nel tentativo di non perdere “fedeli” stà mollando gli ormeggi, diventando un pò troppo fiacca, nel mondo occidentale si assiste ad una religione tipo ikea, insomma una sorta di “fai da te”: si prende ciò che ci piace lasciando da parte per esempio la pratica… Cosa che non accade per esempio ai mussulmani!
Pazzesche alcune scelte politico-sociali della Chiesa in temi di:
uso del preservativo
matrimonio indissolubile (condannando in pratica coppie e figli a vivere in un inferno)
controllo delle nascite nei paesi sottosviluppati
L’impressione caro Lillo è che i mestieri siano diventati difficili per cui questa è diventata l’era dei … mestieranti. La Chiesa cattolica, almeno dai tempi di Paolo VI, insegue le cose terrene dimenticando come “parlare ai cuori” con la lingua del Vangelo. Segno dei tempi? Certo non esistendo più “il popolo contadino” anche il prete di campagna è sparito. E anche Bernanos non c’è più.