07
mag 2017
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L'Indiscreto

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Macron-Le Pen e il “meno peggio”

Scrivo mentre in Francia si sta votando.

Spero che vinca Macron, che rappresenta quasi l’opposto delle idee di tutta la mia vita.

Le Pen, tuttavia, rappresenta non il “quasi”, ma l’opposto esatto.

E questa mi pare una riflessione utile, non solo per oggi.

Il tempo dei partiti che  trascinavano ed entusiasmavano, sapendo quasi esattamente chi rappresentavano e perché, è tempo passato. La società liquida non consentirà di tornare indietro.

Chi vota con la pancia, come chiede Grillo, può ancora sentirsi emotivamente coinvolto, magari credendo che il Venezuela possa mediare con la Libia, che i vaccini siano pericolosi, che chi ha un colore di pelle diverso sia diverso (e peggiore) di noi.

Chi vota con la testa (o si sforza di farlo), di entusiasmi ne ha meno. E deve (sì, ho usato il verbo “dovere”) dare una mano a chi considera meno peggio degli altri.

“Il meglkio che ci si può aspettare è di evitare il peggio” (Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore).

Macron è il simbolo di un capitalismo sfrenato, che certo non mi piace: ma Le Pen è l’erede di Vichy, ed è devastante che tanta parte della sinistra francese dica di non voler fare nulla per fermarla.

Oggi in Francia, domani in Italia.

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Una risposta a “Macron-Le Pen e il “meno peggio””

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  1. Norberto scrive:

    Non sono d’accordo che la scelta del “meno peggio” sia sempre la migliore e sia in sè indice di razionalità. Talvolta considero più efficace l’astensione. Nel caso francese sono invece convinto era necessario scegliere, e per ciò che mi riguarda, avrei scelto anch’io Macron.

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