01
ott 2017
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L'Indiscreto

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RIVOLUZIONI E SECESSIONI

La rivoluzione non è un pranzo di gala.

Credo che quasi tutto il mondo stia provando simpatia per gli independentisti catalani, alle prese con un governo spagnolo ottusamente repressivo, incapace di dialogare, stupidamente violento, inutilmente muscolare (visto mille volte in TV lo sfondamento della porta di uno sgabuzzino da parte della polizia, per trovare una vecchia lanterna e qualche soprammobile).

Ciò premesso, gli indipendentisti catalani stanno violando la loro Costituzione, sono fuori da qualsiasi legalità, compiono ogni minuto un “crimine”. Come ogni movimento sovversivo.

Robespierre, Lenin, Gandhi, Mussolini, Mazzini e Garibaldi non rispettarono certo le leggi del loro Stato. Lo sapevano, andarono avanti, fu pagato un prezzo (amche da parte di tutti i cittadini), in un modo o nell’altro.

Quale prezzo sono disposti a pagare catalani e spagnoli? E le altre regioni della Spagna, hanno o no il diritto d’essere interpellate sulla questione? E’ corretto indire un referendum su un tema così importante solo per i catalani e senza prevedere un minimo di quorum (se votasse il 30 per cento dei catalani e i “sì” fossero il 25 per cento, quanto varrebbe quel voto?)

Dalla Spagna veniamo all’Italia e al Veneto.

Meno drammaticamente, per fortuna, e cercando di ragionare freddamente.

I movimenti indipendentisti (Catalogna, Veneto e non solo) nascono quasi sempre nelle regioni più ricche, che vogliono lasciare a se stesse quelle più povere.

In una graduatoria della ricchezza e del benessere (fonte Unioncamere), il Veneto sta meglio del resto d’Italia (secondo solo al Trentino).

Gli converrebbe andarsene?

Nella stessa graduatoria, però, Verona sta nettamente meglio di Rovigo.

Perché dovremmo stare insieme?

Un paradosso estremo, ovviamente, ma un invito a riflettere.

E ancora: “una d’arme, di lingua e d’altare”, si diceva un tempo per la Patria.

Tralasciando armi e altari, il mio dialetto veronese non è quello dei bellunesi, e neppure quello dei gardesani o dei legnaghesi.

Fino dove si vuole arrivare? E a che prezzo?

Questa è la domanda che si pongono molti in Spagna e in Catalogna.

Con meno ansia, per fortuna, proviamo a porcela anche noi.

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7 risposte a “RIVOLUZIONI E SECESSIONI”

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  1. risiko italico scrive:

    Va bene, anzi male, l’Europa dorme e questo complica tutto.
    Ma è dato per scontato che la Catalogna ha un qualche titolo per rivendicare l’indipendenza?
    Storici catalognesi divisi.
    Qualcuno mi dice il senso di affermare il diritto alla secessione perchè (pare) che dal secolo XI al XVII fosse “indipendente”, io non lo trovo.
    Non si può negare del tutto che quella fosse un’area con una certa indipendenza, ma nessun tipo di Coordinamento, non dico Parlamento ovviamente, che desse omogeneità alle scelte politiche, giuridiche, economiche e militari.
    Esistevano delle Corti, come esistevano in tutta la Spagna.
    E far passare come guerra di successione quella tra Filippo di Borbone e Carlo d’Austria, una lotta cioè dinastica, come una lotta per l’indipendenza della Catalogna che appoggiava i Borboni, mi pare una bella forzatura.
    Non sono uno storico, per carità, ho solo letto da fonti giornalistiche diverse le considerazioni che ho riassunto.

    1. Gatón scrive:

      Aspettavo il tuo commento, come sempre equilibrato ed esaustivo.
      Unico dubbio: esiste tale Europa ?

      • Norberto scrive:

        Il dubbio è legittimo e fondato…

        • Gatón scrive:

          La Commissione UE ha già affermato che trattasi di questione interna spagnola.
          C.v.d.

          • Norberto scrive:

            Vero ma l’Europa resta l’unico livello superiore a cui Spagna e Catalogna fanno riferimento. Dunque è l’unico livello a cui una mediazione è possibile. Se si aggiunge che altri Paesi europei hanno lo stesso problema, non dovrebbe essere difficile affermare che l’Europa non può lavarsene le mani, salvo segnare un ulteriore punto a favore di una sua irrilevanza e dunque della sua inutilità.

            • Gatón scrive:

              La sola utilità che l’Europa ha ampiamente dimostrato con la sua politica di sostegno ai Paesi più forti a scapito dei più deboli è, a mio avviso, fornire ai vari governi i pretesti per strangolare fiscalmente i propri sudditi.

      1. Norberto scrive:

        E’ troppo facile dire che tra catalani e governo centrale le colpe sono equamente ripartite e che forzature inaccettabili sono state compiute da entrambe le parti. Il problema è come uscire da una simile situazione senza innescare una guerra civile senza ritorno.
        A me pare che il compito spetti all’Europa finora ufficialmente assente. L’Europa dovrebbe fissare per la Catalogna e per tutte le regioni con aspirazioni autonomiste o indipendentiste un percorso costituzionale di graduale distacco regolato dal negoziato e definitivamente sancito dal voto democratico di tutti i cittadini appartenenti a quei territori. Il problema è troppo serio per essere lasciato in mano all’improvvisazione o a qualche leader di serie B.

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