14
gen 2018
CATEGORIA

L'Indiscreto

COMMENTI 6 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.022

E DOPO SI LAMENTERANNO. DOPO…

Lo schema di partenza, a un mese e mezzo dal voto, mi pare chiaro.

Dopo il 4 marzo si dovrà quasi certamente fare una coalizione (o votare di nuovo)..

Decideranno il Quirinale e i partiti.

Cosa possiamo fare noi elettori?

Dare più forza a chi consideriamo il meno peggio.

Niente di più, niente di meno.

Eppure, questa semplicità pare incomprensibile a molti.

Alle regionali del Lazio, un candidato, tale Pirozzi, che ama molto il ricordo del Duce, rischia di favorire, insistendo nel candidarsi, l’elezione di uno che lui penso consideri un “comunista” come Zingaretti.

In Lombardia, al contrario, i “comunisti” duri e puri, favoriranno sicuramente l’elezione di un uomo di Matteo Salvini.

In entrambi i casi, tutti sono informati correttamente, sono adulti e vaccinati, conoscono le conseguenze del loro voto.

Ma come nella favola dello scorpione, è la loro natura, non possono farne a meno.

Cose molto simili accadranno, ovviamente, anche nel voto nazionale.

Per questo sarà insopportabile sentire, dopo, le loro lamentele.

1.022 VISUALIZZAZIONI

6 risposte a “E DOPO SI LAMENTERANNO. DOPO…”

Invia commento
  1. Attilio scrive:

    Fuffa

    1. altolago scrive:

      Piccolo appunto per il dott. Aldegheri.
      “tale” Pirozzi è il sindaco di Amatrice, incensato dalle vostre reti in particolare, fino al giorno in cui ha dichiarato che sarebbe andato volentieri ad una manifestazione di Salvini.
      Da quel giorno è diventato un appestato.
      Tanto vi dovevo.

      1. Attilio scrive:

        solo fuffa

        1. martello carlo scrive:

          Quanto dice NORBERTO è corretto, a mio parere anche troppo.
          La logica del “male minore” o del ” meno peggio ” si potrebbe tradurre tranquillamente, per chi tende a vedere il bicchiere mezzo pieno con ” il meglio possibile “: è pur sempre una logica.
          E’ altresì vero che le scelte sono in parte obbligate, ma è anche vero che il ventaglio della scelta tra partiti, partitini e movimenti è talmente alto da fare schifo.
          In questa situazione è l’ elettore che ha la possibilità, il dovere di trovare una mediazione equilibrata tra le proprie convinzioni e quella delle proposte CONCRETE del mercato politico.
          Chi non vota normalmente è un perfezionista che rincorre le proprie utopie.
          Personalmente sceglierò basandomi su pochi vitali argomenti ( senza pretendere di spaccare il capello in 4 e senza illudermi che le promesse verranno realizzate al 100% ), quali :
          - riforma seria, profonda della giustizia.
          - controllo ferreo dell’ immigrazione
          - economia e lavoro con particolare riguardo ai rapporti con l’ Europa.
          - riconoscimento e difesa della famiglia tradizionale come base per la ricostruzione della società
          - difesa TOTALITARIA della laicità dello stato.

          PS: Se posso esprimermi sulle faccende della CSX: la ricomposizione a fini elettorali non è praticamente attuabile, essendo il PD diventato un partito che con i lavoratori e quindi con LEU non ha ASSOLUTAMENTE PIU’ NIENTE A CHE FARE.

          1. Norberto scrive:

            Il sillogismo presentato dal dott. Aldegheri può essere accolto ma ha un difetto, a mio parere, insormontabile: è troppo schematico per essere accettato a scatola chiusa.
            Mi spiego. E’ vero che sono i governati ad essere responsabili dei governanti che si scelgono ma da questo assioma non può discendere che la logica del “meno peggio” deve assurgere a valore assoluto. Dove la mettiamo la responsabilità dei governanti che danno risposte sbagliate o inadeguate alle domande dei governati e posti difronte alla necessità di cambiamento si ostinano ad offrire soluzioni che tengono conto solo degli interessi autoreferenziali delle “elites”che rappresentano? Perché stare al gioco di regole elettorali chiaramente costruite per garantire la sussistenza dei soliti e non di dare una chiara identificazione dei valori ed interessi di cui un gruppo politico è portatore? Perché votare personaggi che rispondono non ai cittadini che li hanno eletti ma ai leaders che li hanno designati?
            Ciò che rivendico è la libertà di rifiutare col “non voto” un sistema che si autoalimenta e che sta trascinando il nostro Paese sempre più in basso. A chi osserva che questo atteggiamento è inconcludente e sterile si può ben obbiettare, ribaltando il ragionamento, che è vero il contrario e che a perpetuare una situazione inaccettabile è proprio la logica del “meno peggio” e del voto necessario che rischia di cristallizzare e di prolungare all’infinito una transizione verso il nulla.
            O no?

          Lascia un Commento

          Accetto i termini e condizioni del servizio

          Accetto i termini sulla privacy

          *