13
gen 2019
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TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO. E GIU’ VOTI!

Di Maio prevede un boom economico. Mezz’ora dopo escono le statistiche sul crollo della nostra produzione industriale. E il giorno dopo, Tria dice che siamo in stagnazione.

Bene, bravi, bis, urla la maggioranza degli italiani.

Salvini tuona che qui non sbarca nessuno, Di Maio dice che i bambini magari sì, Conte va a farne sbarcare qualcuno.

Sulla Tav, mezzo governo va in piazza per il sì e l’altro mezzo per il no.

Impossibile non essere governativi…

La Dc governava schierando i Galloni e i Bodrato sulla sinistra, mentre gli Scelba e i De Carolis stavano a destra e Andreotti stava dappertutto. Rumando nel sacco, chiunque trovava qualcosa che gli andasse bene.

Nel vuoto pneumatico delle opposizioni, si occupano tutti gli spazi, Salvillo non è più un’idea bensì un’epoca.

Pensate a Salvini, che dice di amare De Andrè e cita (o gli fanno citare) la canzone sul pescatore che aiuta un assassino inseguito dai gendarmi (“e versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”). Come si fa a credergli? Ma la ‘ggente vuole credergli, e gli crede.

Mentre noi che non gli crediamo, siamo più o meno come i nostri predecessori, costretti a dire che “questo soltanto oggi possiam dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

06
gen 2019
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BUON NATALE, SIGNOR VICESINDACO!

Di una cosa sono sicuro: quell’amabile vicesindaco che, a Trieste, ha avuto l’impavido coraggio di gettar via gli stracci con cui un senzatetto si difendeva dal gelo notturno, è uno di quelli che si scandalizzano se in un paese, in una scuola o anche a casa sua non viene fatto un presepe in perfettissima regola.

Quasi sicuramente si commuove alla vista di un cagnolino malato, di un uccellino caduto dal nido, di un agnellino che bela. Ma il senzatetto no, quello deve morire di freddo, Eccheccavolo: un po’ di decoro, no?

Fateci caso: anche lui, come tutti quelli del suo genere, subissato di accuse da parte di una marea di infingardi buonisti schifati da quel gesto, per prima cosa ha replicato: ma no, guardate che io non sono razzista. Ci mancherebbe altro!

Non è questione di destra e sinistra: a Verona c’è un assessore di ultradestra, uno di quelli che rimpiangono Lui, che per i senzatetto si danna l’anima da mane a sera, 365 giorni l’anno. Ma un’anima ce l’ha, lui.

Ma l’anima è merce rara, come un minimo di coerenza.

E sono tanti quelli che arrivano a fare i vicesindaci (o i ministri o ancora più su) tuonando, per esempio, che loro amano prima di tutto la famiglia: la amano talmente tanto che ne hanno due o tre.

Oppure quelli che incitano i sindaci a disobbedire a una legge (sui diritti civili) ma cascano dal pero e s’indignano se altri sindaci (secondo me sbagliando pure loro) disobbediscono a una legge diversa.

Siamo o non siamo il paese delle leggi ad personam?

E la meraviglia delle meraviglie è che, ogni volta, ci cascano a milioni. E giù voti.

Perdo tempo, scrivendo queste cose? Possibile.

E allora, per riguadagnarne un po’, subito Buon Natale 2019 al signor vicesindaco di Trieste, e a tutti quelli che l’hanno votato. Chissà come sarà bello il presepe che sicuramente sta già preparando, pieno di senzatetto che non usano stracci per difenersi dal gelo, ma solo un bue e un asinello…

30
dic 2018
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AI TEMPI CHE GIANNI SEGNAVA

Correva l’anno 1968. Già, il mitico ’68.

Facevo molte cose, alcune di cui vantarsi, altre forse meno. Ma trovavo il tempo per essere un tifoso abbastanza sfegatato del Verona.

Andavo in tribuna laterale (non so come si chiami oggi). Partita contro la Juventus. Accanto a me, due tifosi bianconeri, piuttosto accesi.

Ci si parla, si discute, partono gli sfottò reciproci.

Io la butto anche in politica (“siete la squadra dei padroni…”), loro cercano l’ironia stile Avvocato.

Poi segna il Verona (sono quasi sicuro che fosse Gianni Bui). E a me scatta il gesto da cafone, quello dell’ombrello. Loro diventano serissimi, per un po’ non mi rivolgono la parola. Ma alla fine, strette di mano e auguri di buon viaggio.

Ecco, c’è stato (ve lo giuro) un tempo così, sui campi di calcio.

Adesso (non vado allo stadio da anni) leggo di buu, banane, sprangate, razzismo e gente che muore convinta di farlo per “Sangue e Onore” (così si chiama il gruppo del ragazzo ucciso a Milano).

Posso sbagliare, ma credo che c’entri qualcosa, anzi molto, col cambiamento del nostro modo di far politica, del nostro modo di votare, del nostro modo di vivere.

23
dic 2018
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La rivoluzione di fine ’19

Botte, urla, spintoni: tutte cose già viste, al voto sulla manovra del 2,4%, quella del discorso al balcone, quella del “mandino le letterine che vogliono, qui non si cambia nulla!”

Dejà vu.

Vista più raramente una logica economica così ferrea: parte delle nuove pensioni, ad esempio, sarà finanziata rapinando una fettina delle pensioni vecchie, da 1.500 euro in su.

Ora, come lo vogliamo definire un pensionato da 1.500 euro al mese: un espropriabile sfruttatore del popolo? Se sì, avanti così.

Mai vista, infine, la modalità d’uso del Parlamento: che vota senza poter discutere, capire, approfondire né tanto meno modificare.

Un modo per fare avverare la profezia della Casaleggio Associati: un giorno il Parlamento potrà essere inutile.

Ci siamo!

Due anni e mezzo fa, trascorsi molte serate estive facendo da moderatore in dibattiti accesi, con bravissimi costituzionalisti e professori universitari, non solo veronesi, che spiegavano come il referendum del 4 dicembre 2016 portasse a stracciare la Costituzione.

Adesso i professori tacciono.

Magari gli si chiederà di giurare che è tutto in regola, e loro giureranno (meno 12 di loro, forse, come 87 anni fa).

Poi, passata la buriana, tra molti anni insegneranno che comportarsi come ci si è comportati alla fine del 2018, era stato un terribile errore.

Ma lo diranno dopo, molto dopo.

16
dic 2018
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TRA D’ALEMA E LELE MORA

La sinistra italiana adora Nanni Moretti. Citazione d’obbilgo: “Andiamo avanti così, facciamoci del male!” E a sinistra rispondono: “Obbedisco!”

Leggo l’ipotesi di una lista unica D’Alema-Zingaretti per le prossime elezioni europee.

Fantastico!

Obiettivo realistico, immagino, ottenere lo steso trionfo che ha ottenuto LeU alle ultime elezioni. Convincendo un’altra bella fetta d’italiani che non c’è alternativa al brillante governo gialloverde.

Io D’Alema lo capisco: ma Zingaretti?

Poi giro pagina, e leggo che Lele Mora vuole anche lui buttarsi in politica, col partito Unione Cattolica, perché, dice il Lele, “occorre tornare ai princìpi che la Chiesa e le religione cattolica incarnano”. Lele Mora, capite? E allora perché criticare un simpatico neo-partito D’Alema-Zingaretti?

09
dic 2018
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SATANA E LA CUOCA DI LENIN

Si, vabbè, ridiamoci su.

Ma che il Capo di Gabinetto di un Ministro sia invitato su Rai Uno (ma guarda!) a far pubblicità di un suo libro (toh!) e a spiegarci che i cambiamenti climatici sono colpa di Satana, beh, qualche problema lo pone.

Che all’inferno facesse piuttosto caldo l’avevamo sentito dire, ma che la caldaia di Belzebù coinvolgesse anche noi padani, e che questa fosse una dottrina teologica, forse è un po’ troppo pure per un dirigente ministeriale gialloverde.

Cercando di smettere di ridere (amaro), uno ingenuo come me ha il diritto di chiedersi: da dove li tirano fuori, questi?

Questi che dicono che se la Panda milledue costerà troppo, per le nuove tasse volute dal proprio partito, si può sempre comprare la Panda mille (che non c’è).

Questi che le scie chimiche, che i vaccini mai, che i microchip sotto la pelle, che Genova si salva fra mesi o fra anni, che il Traforo del Brennero c’è già…

Questi che decidono il nostro futuro: da dove li pigliano?

Per la serie “nostalgia canaglia”, io ricordo che una volta s’imparava a far politica nei partiti. Dove imparano questi? E’ vero che anche Lenin (per pura propaganda) diceva che, se avesse vinto lui, pure una cuoca avrebbe potuto andare al governo. Poi però, di cuoche-ministro non ne ha nominata neanche una.

E fino a pochi anni fa, prima di diventare ministro, o capo di gabinetto di un ministro, si passavano anni a discutere nel quartiere, nel consiglio comunale, in quello regionale, in Parlamento. E si arrivava a saperne almeno quanto la cuoca di Lenin. Che sicuramente, fosse vissuta oggi, avrebbe saputo che Satana, ammesso che esista, ha altro da fare che alzare il termostato di questo piccolo e sfortunato pianeta

02
dic 2018
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DA TRUMP ALLA CASTELLI, E’ “QUINTO POTERE”

Di fronte ad un nuovo studio, presentato dai migliori scienziati americani sul tema del cambiamento climatico, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato, secco e preciso: “Non ci credo!”.

Di fronte ai dati sull’incidenza dello spread sui conti economici delle banche, le quali (non essendo enti caritatevoli) si rifanno ovviamente sui propri clienti, il Sottosegretario alle Finanze della Repubblica Italiana, secca e precisa, ha risposto al professor Padoan: “Lo dice lei!” Aggiungendo poi, per spiegarsi meglio: “Lui ha studiato, e allora?”

Fatte le debite proporzioni, è la sostanza autentica della politica, così come viene intesa, applaudita e stravotata in questo periodo storico.

Non c’è alcun bisogno di argomentare, spiegare, ragionare: basta essere abbastanza arrabbiati e poi mettersi una giacchetta gialla e mettere a ferro e a fuoco gli Champs Elysees, oppure mandare tutti a ‘ffanc…”, oppure, anche di fronte all’evidenza, ribattere sprezzanti: non ci credo!

Gente semplice, come il sottoscritto, è stata presa alla sprovvista da questo nuovo modo di far politica. Eppure, 42 anni or sono, nel pleistocene, molti di noi avevano visto un film intitolato “Quinto potere”. Nella scena più famosa, un conduttore televisivo andato via di testa per essere stato licenziato, urlava in diretta “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetto più”. E subito ridiventava una star, con milioni di telespettatori pronti ad urlare assieme a lui.

Nessun ragionamento, nessuna proposta realizzabile, nessun dialogo con gli altri: solo l’urlo di rabbia, di Trump o della Castelli, applaudito da milioni di persone “incazzate nere”. Come in “Quinto potere”.

L’arte è davvero sempre più avanti di noi.

25
nov 2018
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LA BENZINA DI SALVINI

Domenica di fastidio.

Fastidioso chi ti dà del Pd-renziano (anche se non sono affari suoi, brav’uomo, sono socialista da quando avevo i calzoncini corti: che poi socialista voglia oggi dire mille cose diverse, su questo sono d’accordo).

Fastidio per chi vorrebbe ordinarmi il titolo dei blog che scrivo (anche se non sono affari suoi, brav’uomo, ho un direttore che mi sopporta da 40 anni e mai m’ha ordinato cosa scrivere e cosa no).

Ma più fastidioso di tutti è chi mi dà del bugiardo.

E allora, un pochina di fatica, poi basta.

Dare un’occhiata qui sotto, grazie:

 

https://www.youtube.com/watch?v=MzJZibdszPM

18
nov 2018
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LA BENZINA DI MACRON E QUELLA DI SALVINI

In una fredda e noiosa domenica, aspettando le legnate che prenderemo mercoledì dalla UE (ripeto l’invito a dare un’occhiata a quanto valgono i vostri risparmi) seguo in TV la protesta di piazza francese contro le tasse sulla benzina.

Lacrimogeni, un morto, centinaia di feriti.

A Parigi un litro di benzina costa 1,55 euro al litro. In Italia la paghiamo 1,67.

Leggo che a guidare la protesta d’oltralpe sono i movimenti populisti.

Non so se il furore sia giustificato.

Mi limito a ricordare che in Italia, il leader dei populisti, Matteo Salvini, aveva giurato più volte che “al primo consiglio dei ministri” dopo la vittoria elettorale avrebbe provveduto a cancellare le accise che gravano sui carburanti. Cosa che si è finora ben guardato dal fare.

In Francia tirano le molotov, qui battono le mani.

Paese che vai, populista che trovi.

11
nov 2018
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GIORNALISTI VIL RAZZA DANNATA!

Giornalisti, vil razza dannata.

Gli insulti alla categoria da parte degli attuali governanti sono diversi dal passato per la qualità, non per l’essenza.

I grillini ci definiscono “puttane” e “sciacalli”.

Ma D’Alema ci definiva “jene dattilografe”.

Ricordo (divertito, adesso) che un assessore mi prese per il bavero, alzandomi da terra e mettendomi letteralmente al muro, nel cortile della sede municipale.

Altri mi querelarono (sempre vinto io, peraltro).

Ogni frase a loro favore si trasforma in sms di plauso (“sei il migliore, ciao grande!”)

Quasi ogni critica si trasforma in insulti (“puttana” non è un’esclusiva di Di Battista, mentre “sei al servizio di…” è la frase più usata).

Vedo bravi colleghi esclusi dalle conferenze stampa anche nello sport, figuriamoci se chi ha un po’ di potere politico pro tempore si fa più scrupoli.

Siamo uomini di mondo, abbiamo fatto il militare a Cuneo, non ci si scandalizza, via…

Il linguaggio è più volgare, ma questi sono i tempi.

Stupisce un pochino che chi ci considera sciacalli, poi sbavi per partecipare a trasmissioni che da giornalisti sono condotte.

Stupisce ancor più che i giornalisti insultati continuino ad ospitare chi li insulta senza creare (come sarebbe loro primo dovere) un vero contraddittorio (il raffinato umanista Rocco Casalino aveva proibito ai grillini di accettare qualsiasi faccia a faccia con politici avversi).

Chi si fa pecora, si sa, il lupo se lo mangia.

E se la categoria ama mettersi in ginocchio, non sarà certo il vostro umile cronista di provincia a tentare di difenderla.