20
mag 2018
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QUI QUALCOSA VA RICONTRATTATO

Dice: aspettate a vederli in azione. Giustissimo. Ma qualcosa hanno già fatto.

C’è il contratto, perdindirindina, ratificato in mezza giornata di computer rousseauiani, e in un paio d’ore di simpatici gazebo.

Dopo di che, ci sarebbe una specie di contro-contratto, che varrebbe come e più di una legge, soprattutto per chi ha chiesto voti urlando a squarciagola “onestà-tà-tà”.

Si chiama Costituzione. E dice alcune cosa che a me sembrano semplici e chiare.

Art. 54 Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

Art. 53 Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Art 67 Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 68 I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Art. 81 Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

Ecco, teniamocelo a futura memoria. D’accordo?

13
mag 2018
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IO VEDIAMO COME SE LA CAVANO

Correva l’anno 2015.

Era il giorno dopo Ferragosto e per la prima volta, in questa rubrica, appariva il termine Salvillo: Salvini + Grillo.

“Passeremo l’autunno – scrivevo quel dì – a chiederci quanto manchi alla caduta di Matteo (Renzi) e all’arrivo di Salvillo”.

Son passati tre anni, ma ci siamo.

Può ancora saltare tutto (per questioni di careghe, con questa incredibile farsa della “figura terza”) ma l’intesa è chiarissima. E assolutamente logica.

Senza tirarmela troppo (ma un pochino sì) ci sarebbe da chiedersi perché l’avesse intuito un povero cronista di provincia e non tanti “maghi” nazionali.

Adesso comunque, io vediamo come se la cavano.

Partendo da una premessa: avessi a disposizione centomila miliardi, sarei capace anch’io di governare l’Italia e accontentare tutti.

Ma i centomila miliardi non ci sono. Ed il fatto che Salvillo non dica dove andrà a prendere i soldi necessari a mantenere le promesse, non è un bel punto di partenza.

06
mag 2018
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TRE IPOTESI, SALVILLO INCLUSO

Aspettiamo Mattarella.

Intanto però, prego i miei ottimi lettori (che bella, la discussione della scorsa settimana…) di prendere atto di alcune novità.

Di Maio ha detto che è pronto ad un governo con Salvini, basta che “un altro” (ossia Silvio Berlusconi), faccia un passo indietro.

Come dicevo la settimana scorsa, un ministero alla Casellati o a chi per essa, e il gioco (ipocrita al mille per mille, ma assolutamente politico) è fatto. Sarebbe un Salvillo all’ennesima potenza.E Grillo si rimangerebbe senza problemi  (c’è abituato)  il suo referendum sull’euro (che il comico ha proposto pensando che ormai fossero certe le elezioni subito).

Se non andasse in porto, Salvini alle camere troverebbe la cinquantina di voti da raccattare alla Camera? Secondo me senza problemi.

Se saltasse pure questo, un anno di Gentiloni e via.

Ne riparliamo domenica prossima.

 

29
apr 2018
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VABBE’, SFOTTETEMI. PERO’…

Scrivo prima dei risultati del Friuli. Possibile, come dice Salvini, che dopo quel voto l’atmosfera cambi completamente.

Sarà giusto sfottermi, alla fine, ma resto più che mai convinto che l’unica logica politica esistente in Italia resti quella di Salvillo.

Come hanno confermato i sondaggi, la maggioranza dei grillini si dice molto più vicina alla Lega che al Pd (pidiota, mafioso e ladro). E la Lega è sorella dei grillini su tutti i temi che contano (Fornero, jobs act, immigrazione).

Sempre i sondaggi dicono che la folle  trattativa Pd-M5S (folle per un Pd più tafazziano di Spalletti e dell’Inter) ha fatto ulteriormente crescere la Lega.

Dopo di che, i programmi servono solo se si ha un tavolo con una gamba più corta delle altre.

E motivazioni e logiche possono essere molte e diverse: la proprietà del marchio leghista, i finanziamenti, la voglia di Palazzo Chigi, i proclami “sbianchettati” (perché la campagna elettorale è una cosa e l’amministrazione concreta è un’altra).

Tutte questioni che non vanno demonizzate, anzi.

Ma se parliamo di politica, a mio avviso, la logica resta una sola, e l’unico governo omogeneo e coerente sarebbe quello grillin-leghista, con l’inclusione di Fratelli d’Italia e magari un paio di ministeri forti alla Casellati di turno.

Ne riparliamo tra 7 giorni, accettando comunque sportivamente i vostri sfottò futuri (cui rispondo solo ricordando, come diceva Gianni Brera, che non sbaglia i pronostici solo chi non li fa).

22
apr 2018
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DAI, TENETE DURO UN’ALTRA SETTIMANA

I programmi sono libroni, molto utili se avete un tavolo con un gamba più corta delle altre.

Chi l‘ha detto esagerava. Ma non del tutto.

Da quanto tempo non sentiamo Salvini e Grillo parlare di programmi?

E invece Di Maio ci spiega che “con Salvini si può fare un ottimo lavoro assieme”. E i legisti rispondono che «al momento non c’è un accordo con Di Maio che preveda la fine della nostra alleanza con Berlusconi». Al momento.

Credo che avremo un’altra settimana di chiacchiericcio di questo tipo. Il voto in Molise (meno elettori che a Verona!) sarà fatto pesare a dovere. Quello in Friuli, tra una settimana, ancora di più. E a quel punto, continuo a pensare che niente potrà più fermare Salvillo.

Magari sarà una delle mille previsioni sbagliate della mia vita professionale. Ma non credo al governissimo (i grillini si suiciderebbero), non credo a Berlusconi (geneticamente), non credo che il Pd, per quanto male in arnese, voglia fare l’ultimo harakiri, appoggiando chi considera Pdioti i suoi elettori.

Cosa resta?

15
apr 2018
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QUANTO PESERANNO QUEI MISSILI

Quanto peseranno i missili sulla formazione del nuovo governo?

Dipenderà molto da Mattarella.

La crisi siriana è seria ma, spiegano i russi, resta “sotto controllo”. Tocchiamo ferro. Ma guardando le cose con ottica da provinciali quali siamo, su quei missili c’è stata la prima, seria frattura tra Salvini e Grillo, col primo che giudica “pazzesco” l’attacco di Trump e con Di Maio che spiega invece di essere fedele alla Nato (anche se un anno fa aveva chiesto di “rivedere l’impegno dell’Italia nella Nato”).

Su questa frattura Mattarella potrà decidere come (e quanto) infilarsi. Forse per giocare la arta del “governissimo”: tutti dentro in nome dell’emergenza mondiale.

Una soluzione che a mio parere non risolverebbe la questione, visto che le due forze politiche maggiori resterebbero divise sulla questione.

Se tali resteranno, il governissimo sarà debolissimo sul piano internazionale. Se invece troveranno una mediazione, perché si dovrebbe fare il governissimo e non un “normale” governo formato dai vincitori delle elezioni?

Credo quindi che conterà molto l’indirizzo che Mattarella vorrà dare alla sua presidenza: notarile o interventista?

Non saprei prevederlo, ma da questo dipende, secondo me, anche la road map dei prossimi giorni.

Un Mattarella notarile accetterebbe quel che Salvini e Grillo vogliono: aspettare le regionali,  (facendo finta di litigare, nel frattempo) e poi (rafforzati entrambi) formare il governo.

Un Mattarella interventista direbbe di no a questa strategia, stringendo i tempi (e gli strumenti, volendo, li ha tutti).

La parola al Colle.

 

P.S. Un lettore mi chiede simpaticamente come definirei un governo Salvini-Renzi (Salvenzi), ed ipotizza che lo definirei un atto di responsabilità.

Devo deluderlo: sarebbe un tradimento totale del voto, una scelta inconcepibile ed antidemocratica. Come avrebbe detto il mitico Enzo Tortora: orroreeee!

Sono stato abbastanza chiaro?

08
apr 2018
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SALVILLO, QUAL E’ STATO LO SCOSSONE DECISIVO?

Mi pare che le (deboli) obiezioni all’ipotesi di un governo Salvillo si stiano sgretolando.

Si aspetteranno le elezioni regionali, poi si procederà, anche perchè non ci sarà più tempo per andare subito a nuove elezioni.

Quello che si avverte chiaramente sin d’ora è la sintonia crescente tra la base grillina e quella salvinista.

“Ma quanto è bravo lei”. “No, si figuri, quello bravissimo è lei”.

Usando categorie superate, ricordo il mio ingenuo stupore, mille anni fa, di fronte alle dichiarazioni d’affetto tra berlingueriani e andreottiani, che sino al giorno prima s’erano accusati d’essere “assassini comunisti” e “luridi servi della mafia”.

Ma Parigi val bene una messa, si sa da secoli.

La Cinquestelle Taverna definiva del resto il Pd come una congrega di “mafiosi, merde che devono morire”, ma adesso apprezzerebbe molto un aiutino a formare il governo (poltrona non olet).

E’ comprensibile. E’ umano. E’ anche politicamente corretto.

Chi viene da altri mondi, deve limitarsi a prendere atto.

Lo “scossone” c’è stato e forse (esagerando, certo, ma non troppo) si può paragonare alla sostituzione del giolittismo col fascismo (causa scatenante la guerra), a quella del fascismo col ciellenismo (causa un’altra guerra), a quella del ciellenismo con la Balena Bianca (causa Yalta), e poi agli scossoni della caduta del Muro, del terrorismo, di Tangentopoli, della megacrisi mondiale del terzo millennio.

E allora, aspettando di capire come e con quale forcipe si farà nascere Salvillo, potrebbe essere interessante cercar d’individuare quale tipo di scossone, in particolare, ci abbia portato a questo indubbio “salto di qualità” del nostro sistema politico.

 

 

 

25
mar 2018
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LA FINE DI UN MODO, DI UN MONDO E DI UN SILVIO

Nel trionfo di Salvillo, la speranza è che siano stati sconfitti un mondo e un modo: il mondo dei purissimi, il modo del disprezzo.

Il mondo dei purissimi è quello che fino a un mese fa urlava “noi con la Lega mai perchè siamo diversi geneticamente (Di Battista), noi con Berlusconi non parliamo, noi a quelli del Pd non stringiamo la mano (e non la strinsero, da cafoni,  alla povera Bindi), noi a chi fa compromessi sputiamo addosso, il Parlamento è una scatola del tonno da aprire. E vaffa…”

Parte di quel mondo esisterà sempre, e continuerà a far prendere voti a qualcuno.

Ma l’astuto Di Maio ha mostrato a tutti (cioè no: a tutti quelli che vogliono vedere la realtà) come l’essenza della politica quotidiana sia il compromesso, il do ut des, la trattativa e lo scambio: da Ulisse a Cavour, da Talleyrand a Salvini.

Il modo del disprezzo è la conseguenza di quel mondo. Che fa sognare tanti elettori, ma poi fa rifiutare un candidato (Romani) accusato per uso indebito di un telefonino, mentre fa accettare una candidata (Casellati) che assieme a Ghedini ha scritto tutte le leggi ad personam a favore di Berlusconi.

Gran scelta politica, certo, ma per favore non rompeteci più i cabasisi coi discorsi di Travaglio sull’etica.

Per il resto, auguri a Mattarella, restando il sottoscritto convinto che sarà Salvillo (al governo) o morte (della legislatura).

Con una nota a margine: sparisce un big dell’ultimo trentennio, che non ho mai amato ma cui va reso l’onore delle armi. Ha cambiato il calcio (in peggio), la televisione (in meglio) e l’Italia (ciascun decida come). Credo sia arrabbiatissimo, ma è la grande ruota della vita.

Certo che, per dirla poeticamente, “s’io fossi Silvio arderei lo mondo…”

 

P.S. Ringrazio chi ha scritto nel blog precedente, che a me è piaciuto moltissimo.

Ricordo che, per scelta, avendo il grande privilegio di poter dire la mia su diversi media, lascio tutto lo spazio del dibattito ai lettori, rispettandone le idee, anche le più lontane dalle mie, con l’unico limite (grazie a chi lo ha sottolineato) del “no-odio”, “no-insulto”, “no fake”.

Grazie a tutti e buona Pasqua.

 

18
mar 2018
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Salvillo, scusate se insisto

Scusate se insisto, ma un conto è l’avversione personale (per Salvini o per Renzi, per Di Maio o per Silvio) altro conto è la logica.

E’ logico dire che nessuna maggioranza omogenea è oggi possibile (e chi ha votato no al referendum del 4 dicembre, magari, potrebbe farsi qualche domanda sul tema, ma non voglio deviare).

E’ logico dire che o si vota domattina oppure bisogna fare un governo di compromesso, non storico ma delimitato, tra forze diverse e con alcuni scopi precisi.

E’ logico dire che due dei problemi da affrontare subito saranno quello di una nuova legge elettorale e quello di gestire un’economia che si basa in buona parte (il 40% del nostro debito pubblico è in mano straniera) sui rapporti con l’Europa.

Se non siete d’accordo con queste tre premesse (che a me paiono inconfutabili) possiamo fermarci qui e parlare di calcio.

Se invece anche a voi le tre premesse sembrano logiche, allora fatevi questa domanda: sulla futura legge elettorale  e sui rapporti con l’Europa, quali sono le forze politiche con le idee più simili (o meno dissimili) tra loro?

Legge elettorale: il maggioritario darebbe l’Italia in mano o a Salvini o a Di Maio mentre il proporzionale salverebbe i poveri resti di Pd e Forza Italia.

Europa: l’asse Merkel-Macron è una cosa, l’Ungheria è un’altra, ed è chiaro chi sia più vicino ai primi e chi alla seconda.

Tutto ciò premesso, come dice Marzullo, io mi son fatto la domanda e mi sono dato una risposta.

Provateci anche voi.

11
mar 2018
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1.010

SALVILLO HA VINTO, SALVILLO GOVERNI

Salvillo ha vinto, Salvillo deve governare.

Quando, in questo blog, ho usato per la prima volta la crasi tra Salvini e Grillo, qualcuno mi ha dato del matto.

Adesso è una realtà, non a caso benedetta anche dal leader dei primatisti bianchi americani, Steve Bannon.

A stravincere le elezioni sono stati loro, grillini e leghisti. Che hanno programmi in alcuni punti molto simili (via la Fornero, via il Jobs act, euroscetticismo, in parte anche immigrazione).

Se la democrazia ha un senso, a loro spetta di diritto l’onore e l’onere di governare.

Altrimenti diciamo che abbiamo scherzato e che votare non serve a niente.

Alla Camera, Lega e M5S hanno 349 seggi (maggioranza necessaria, 313), al Senato 174 (maggioranza 158) senza contare Fdi (che ha un programma quasi identico a Salvini) e le decine di forzitalisti pronti a seguire la Lega, che Silvio voglia o non voglia.

Il Quirinale dia quindi l’incarico a chi ha più voti (al centrodestra a trazione leghista, e quindi a Salvini, se Forza Italia è d’accordo; altrimenti a Di Maio) e l’incaricato cerchi un’intesa su temi specifici e ben delimitati tra i due movimenti scelti dal popolo.

Gli sconfitti (il devastato centrosinistra e i berlusconiani doc) restino all’opposizione, sia per rifondarsi (se ci riescono) sia per non andare a nuove elezioni subito (e venire mangiati del tutto: i berlusconiani da Salvini e il Pd da Grillo).

Ogni altra scelta (anche le larghe intese che a me continuerebbero in teoria a piacere) rischierebbe d’apparire come uno stravolgimento della democrazia ed un’offesa agli elettori.