14
gen 2018
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E DOPO SI LAMENTERANNO. DOPO…

Lo schema di partenza, a un mese e mezzo dal voto, mi pare chiaro.

Dopo il 4 marzo si dovrà quasi certamente fare una coalizione (o votare di nuovo)..

Decideranno il Quirinale e i partiti.

Cosa possiamo fare noi elettori?

Dare più forza a chi consideriamo il meno peggio.

Niente di più, niente di meno.

Eppure, questa semplicità pare incomprensibile a molti.

Alle regionali del Lazio, un candidato, tale Pirozzi, che ama molto il ricordo del Duce, rischia di favorire, insistendo nel candidarsi, l’elezione di uno che lui penso consideri un “comunista” come Zingaretti.

In Lombardia, al contrario, i “comunisti” duri e puri, favoriranno sicuramente l’elezione di un uomo di Matteo Salvini.

In entrambi i casi, tutti sono informati correttamente, sono adulti e vaccinati, conoscono le conseguenze del loro voto.

Ma come nella favola dello scorpione, è la loro natura, non possono farne a meno.

Cose molto simili accadranno, ovviamente, anche nel voto nazionale.

Per questo sarà insopportabile sentire, dopo, le loro lamentele.

07
gen 2018
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LA BIO-RIVOLTA E MATTARELLA SULLA LUNA

La rivolta contro i bio-sacchetti è la nuova biografia della Nazione.

Se avete in tasca una monetina da 2 centesimi, guardatela: quanti di voi si chinerebbero a cercarla se vi cascasse per terra mentre salite in automobile?

Eppure, per quei 2 centesimi, destinati ad un’ottima causa, è esplosa la rivolta sul web.

Gli stessi che dicevano che 80 euro al mese erano una mancia invisibile, per 8 centesimi al mese si sono indignati come gli avessero picchiata la mamma.

Logico che la politica poi si adegui alla ‘ggente.

E così, a meno di due mesi dalle elezioni, tutti promettono che non pagheremo più il canone Rai o le tasse universitarie, che andremo in pensione più giovani e ci scorderemo cosa sia il bollo auto. Tanto per tener buoni quelli dei due centesimi, tanto poi, dopo le elezioni, si troverà qualcosa su cui fare sfogare la ‘ggente. Che vuole soprattutto urlare, il resto è optional.

A San Silvestro, il presidente Mattarella ha detto che non è vero che l’Italia viva di rancore.

Rispetto (quasi) tutte le opinioni, e la sua più di altre, ma temo che viva un po’ sulla luna.

01
gen 2018
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2018: ALMANACCHI NUOVI, SIGNORI?

Venditore: “Almanacchi, almanacchi nuovi: lunari nuovi: bisognano, signore, almanacchi?”

Passeggere: “Credete che sarà felice quest’anno nuovo?”

Venditore: “Oh, illustrissimo, sì certo”

E’ il celebre dialogo di Leopardi, scritto 185 anni fa.

Ma ancora attuale.

Il 2018 ci porterà nuove elezioni, in cui il partito più forte sarà un partito dichiaratamente contro la Costituzione (articolo 67: “Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, altro che multe a chi non obbedisce al capo…).

In cui un pezzo di sinistra farà largamente perdere l’altro pezzo (che sarebbe stato comunque bravissimo a perdere da solo).

In cui tornerà in auge un signore di 81 anni al cui confronto Andreotti era un esempio di rinnovamento, assieme ad un altro che ha promesso di andare a prendere “uno per uno” gli immigrati per espellerli (sentita ancora quella frase?).

Ed in cui quasi certamente, dopo le elezioni non avremo nessuna maggioranza di governo possibile.

Eppure, come scriveva Leopardi 185 anni fa, “quella vita che è una cosa bella, non è la vita che si conosce ma quella che non si conosce: non la vita passata ma la futura”.

Dunque “con l’anno nuovo il caso comincerà a trattar bene voi, e me, e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”

Certo che è vero.

Auguri!

24
dic 2017
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IUS SOLI, LA GRANDE FUGA DEI CONIGLI

Premessa d’obbligo: sono favorevole allo Ius Soli, che considero una cosa civile e giusta.

Detto questo, e sperando che chi è contrario non abbia già cliccato per andarsene, spiego perché considero offensivo nei confronti di tutti (favorevoli o contrari) quanto accaduto al Senato.

Quello che aveva tentato di arrivare a palazzo Madama, era uno Ius Soli “annacquato”, come si usa fare in Italia.

Non il diritto di cittadinanza semplicemente perché si nasce qui (in America, nascere sul territorio nazionale basta per diventare presidenti) ma perché uno dei genitori è italiano, oppure perché si è seguito un ciclo scolastico (elementari o medie), più altre condizioni.

Come sapete, la proposta  non è neppure stata discussa per mancanza del numero legale.

Decisive le assenze in due partiti che teoricamente (ma guarda quanto è strana la vita!) erano entrambi a favore.

Nel Pd sono rimasti fuori 69 senatori su 98. Tra i grillini neppure uno dei 35 “cittadini eletti” s’è fatto vedere.

Eppure nel 2013 il Movimento 5 Stelle presentò una proposta di legge, firmata tra gli altri da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che prevedeva la cittadinanza se almeno uno dei genitori avesse avuto un permesso di soggiorno di lungo periodo e avesse risieduto in Italia per almeno tre anni. Oppure, potevano ottenere la cittadinanza i figli di cittadini stranieri che avessero compiuto almeno un ciclo scolastico nel nostro paese.

In pratica, condizioni nettamente più favorevoli per gli immigrati.

Quanto alla legge caduta nei giorni scorsi, Luigi Di Maio aveva affermato: Se arriverà in aula al Senato ci asterremo.”

Il Pd ha preso in giro i suoi elettori (credo favorevoli al 99 per cento al provvedimento).

I Cinquestelle hanno preso in giro l’Italia intera.

Ma è il modo che m’offende.

Alzarsi e dire la propria opinione, per un parlamentare, è un diritto ma anche un dovere, sapendo tra l’altro che l’immigrazione sarà uno dei temi più caldi della campagna elettorale.

Massimo rispetto quindi per tutti quelli che erano presenti, fossero a favore, o contro o per l’astensione.

Scappare come conigli, pensando così di raccattare qualche voto in più il 4 marzo, è stata invece la classica “porcata”.

“Corri coniglio” è il titolo di un gran libro di Updike ma è anche  la migliore epigrafe sulla tomba di questa legge.

17
dic 2017
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AMICI HACKER, NON VI SCOMODATE!

Dicono che gli hacker russi potrebbero intervenire nella nostra campagna elettorale spargendo panzane via internet per favorire questo o quello.

Mah, chissà se è vero. Se lo è, inviterei quei signori a risparmiarsi la fatica: sappiamo fare benissimo da soli.

Oggi pensavo di scrivere qualcosa per festeggiare (finalmente) una buona notizia: l’approvazione della cosiddetta legge sul fine vita, che restituisce a ciascuno di noi la possibilità di scegliere, se vuole, come lasciare questa valle di lacrime .

Beh, sapete come ha titolato in prima pagina un giornale?

“Correte a sottoscrivere le Dat altrimenti possono uccidervi”.

Testuale.

La settimana scorsa, poi,  su di una vicenda che fa discutere un po’ tutti, il più importante giornale italiano ha scritto che “a questo punto, conta relativamente se o quanto l’allora ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, abbia detto la verità sul caso di Banca Etruria”.

“Conta relativamente”.

Testuale.

Chissà cos’è che conta.

Ormai da anni, ogni campagna elettorale è peggiore delle precedenti, e la prossima sarà sicuramente pessima.

Ma se cominciamo così, le scie chimiche saranno Disneyland, a confronto.

E allora, amici hacker russi, non preoccupatevi di noi: sappiamo benissimo farci del male da soli, senza che vi prendiate il disturbo di aiutarci.

03
dic 2017
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E’ BRUTTA L’ARIA, NON QUELLA FINESTRA

Tira aria cattiva.

Una serie (ormai lunghissima) di episodi a sfondo nazifascista non fanno un altro nazifascismo. Non torneranno né il Mascellone né l’Imbianchino. Nulla torna mai uguale (Nietzche voleva dire altro). Ma è l’aria che è cattiva.

Il Censis dice che viviamo nell’età del rancore. Io, occupandomi a tempo pieno di politica, annuso l’età dell’odio.

Dieci minuti di discussione et voilà, vola il primo insulto: feroce come un ringhio. Quasi nessuno accetta che l’avversario possa avere idee diverse in buona fede: o è un disonesto o un imbecille.

E’ il concime che fa crescere i virgulti nazifascisti, dai Comuni alle stanzette dei carabinieri.

E annuso anche la disperante ripetitività di chi dovrebbe opporsi.

Livorno, Bordiga, i socialisti che erano socialfascisti, il rifiuto di andare al governo: poi venne il ’22.

Adesso non so cosa verrà.

Ma ci sono le scissioni, le vendette interne alla sinistra, l’uso delle inchieste, il Grasso che cala su D’Alema. E  ovunque vola l’insulto volgare al “politico”, germe d’ogni male.

Il centrodestra vincerà le prossime elezioni, e questo non sarebbe certo un dramma. Ma in quel centrodestra saranno fortissime le posizioni estreme, quelle che appoggiano sorridendo (so’ rragazzi…) le irruzioni naziste e i carabinieri che hanno il Sieg Heil nell’anima e non solo alla finestra.

E allora (dopo, solo dopo) la sinistra protesterà, ad altissima voce (avessimo ascoltato Turati, o i Rosselli, o quel liberalaccio di Gobetti…)

Sarà bravissima a protestare, la sinistra.

Poi, lentamente, ripartirà tutta la giostra.

Quanta stanchezza, gente!

26
nov 2017
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DONNE, VIOLENZA E PRUDENZA

Ragazze, occhio: basta un attimo…

Parlo di un tema difficile e delicato, quello della violenza sulle donne.

Cosa terribile. Ma che proprio per questo bisogna trattare serissimamente.

A me sembra invece che si stiano mettendo insieme troppe cose. Violenza, stalkeraggio, abusi, molestie, approcci pesanti. Bisognerebbe dire che sono cose diverse, altrimenti molti uomini, mettendosi sulla difensiva, troveranno la scuysa per urlare: eh no, qui si fa confusione.

E’ capitato a tutti (tutti, tutti, tutti) di fare la corte a una donna che non ne voleva sapere: capire quando lasciar perdere è questione di intelligenza, equilibrio, sensibilità. Nessuno ne possiede in doti uguali. Ma se cercar di baciare una donna che scappa via fosse reato, io sarei in cella da tempo.

Ho poi già scritto che una cosa è una molestia (da parte di un potente) ad un’operaia o un’impiegata che se non “ci sta” rischia il posto di lavoro: altra cosa è la molestia alla figlia di un regista miliardario che vuol fare l’attrice a tutti i costi.

Nel primo caso capisco la paura, il terrore, anche il silenzio.

Nel secondo caso non capisco per niente la denuncia arrivata solo molti anni dopo.

E ancora: quando c’è di mezzo la dignità di una persona, politico o non politico, occhio alla tentazione  di volere strafare perché comunque convinti di difendere una buona causa.

Anni fa, commisi un grave errore (uno dei tanti).

Un insegnante veronese aveva denunciato di aver subìto un pestaggio nazista e di essere perseguitato per le sue idee.

Da giornalista, mi parve credibile, raccolsi diverse testimonianze e feci tutto quel che potevo per scatenare il maggior casino possibile.

Si scoprì poi che quel tale, probabilmente psicolabile, si era inventato tutto, convinto così di contribuire al trionfo della democrazia…

Il mio garantismo totale verso qualsiasi imputato (quello che Travaglio definisce un gargarismo…) esisteva già allora, ma è aumentato di mille volte.

In queste ore seguo più che posso la vicenda del sindaco di Mantova (città in cui ho lavorato per molti anni e che continuo a frequentare e ad adorare).

La presunta vittima mi pare lo difenda. I soldi (in cambio di favori) ad un’associazione non ci sarebbero stati.

Magari alla fine si scoprirà che è colpevole, ma per adesso non vedo la minima prova.

Occhio, allora, ragazze: la vostra battaglia anti-violenze è tra le più serie, pulite e valide del giorno d’oggi.

Non lasciate che magari qualche eccesso di zelo la schizzi di polvere.

19
nov 2017
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UN FILINO (SOLO UN FILINO) D’OTTIMISMO, NO?

In trasmissione, su Telenuovo, si parla della Nazionale di calcio “ma non solo”.

Una marea di pessimismo, da ogni parte.

Cerco di fare il bastian contrario: quel Pil che cresce da mesi, una società con tanta gente che si dà da fare,  la sconfitta della banda Tavecchio-Ventura che non è la fine del mondo. Ricordo che due anni dopo l’eliminazione del 1958 dai Mondiali, la lira ottenne l’Oscar mondiale delle monete.

I tempi del boom sono passati per sempre. Ma difenderci un pochino, anziché sputarci addosso (governo di scemi, politici tutti ladri, industriali arraffoni), non sarebbe cattiva cosa. E invece no, continuiamo così, facciamoci del male.

GIGI Buffon era un eroe (e invece era solo un bravo portiere di calcio) e in 90 minuti è diventato un cialtrone (“alla fine piangeva solo perché pensava ai soldi che aveva perso” ha detto un’ospite della trasmissione: che sciocchezza!)

Un tizio, in condizioni assai peggiori delle nostre,  scrisse anni fa che ci vorrebbe il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Oggi abbiamo un pessimismo irrazionale (lamentati, lamentati, qualcosa resterà) e nessuna volontà d’ottimismo.

Difficile fare passi avanti, con questo stato d’animo.

 

P.S. Per descrivere uno dei mille risultati di questo malessere italiano, invito chi ha tre minuti di tempo a leggere, o a rileggere, questo splendido articolo di Mattia Feltri sulla nostra pessimistica cattiveria da teleschermo (e da Internet).

 

“Claudia Zanella è una donna formidabile, perché sono tempi in cui bisogna essere formidabili per dire le ovvietà. Ha detto, parlando del marito Fausto Brizzi, l’uomo di cinema più accusato di molestie d’Italia, che i tribunali mediatici le fanno orrore, e che ora non le è più consentito di portare la figlia al parco, siccome è assediata giorno e notte da fotografi e cameraman. È formidabile, Claudia Zanella, ma forse le sfugge qualcosa: non sono nemmeno tribunali mediatici, ormai sono cacce coi cani. L’altra sera Massimo Giletti ha esordito a La7 offrendo la telecronaca dell’arresto del cognato di Gianfranco Fini. Vi mostriamo gli ultimi istanti in cui Giancarlo Tulliani è libero, ha detto, ma prima la pubblicità. Ancora, «non sa che sono gli ultimi attimi di libertà», il cronista dietro a microfono spianato, «come va questo esilio dorato?». Dissolvenza.  

 

«E infine lo hanno messo in cella». Risata. Applauso. Indimenticabile l’inseguimento a Nicola Cosentino mentre fa jogging nella Reggia di Caserta: «Ci sveli almeno un segreto» (testuale). È il giornalismo dell’agguato: ci dica solamente una cosa, lei è corrotto? Lei è uno stupratore? Lei è un mafioso? E tutti lì a guardare questa caccia coi cani, tutti lì ad aspettare quando la volpe sarà sbranata. I braccati non sono uomini, non hanno mogli, figli, madri, non hanno vita, sono bestie cattive. I tribunali non servono più: i cattivi hanno alle calcagna i buoni, e milioni di altri buoni a casa ad assistere allo spettacolo, fieri della loro coscienza pulita.”

12
nov 2017
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QUI FINISCE A TESTATE

L’uomo più potente della terra si rivolge ad un altro uomo, meno potente ma dotato pure lui di bombe atomiche, e gli chiede (testuale): “Perché dici che sono vecchio? Io non direi mai che tu sei basso e grasso”.

Tutto il mondo legge, e qualcuno riflette.

C’è chi rabbrividisce e pensa: “All’asilo anch’io facevo a gara coi miei compagni a chi fa la pipì più lontano, ma per fortuna non governavo il mondo…”

C’è invece chi sorride e pensa: “Finalmente un politico che parla come mangia, che si fa capire dalla gente, che è davvero uno di noi. Basta con le elites al governo, finalmente: viva il vaffa!”

Può darsi abbiano ragione i secondi.

Tenendo però presente il rischio che tutto finisca a testate (atomiche, mica come a Ostia).

05
nov 2017
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QUANDO UN TEMA DRAMMATICO…DESINIT IN PISCEM

Qualsiasi argomento, anche il più drammatico, rischia sempre, come si dice da queste parti, d’essere “buttato in vacca”.

Si parla di prevaricazioni contro le donne, di uso del potere per abusi sessuali, di violenze inaccettabili contro chi è più debole.

Dopo di che (“Quando è moda è moda” cantava Gaber, riferendosi ai finti rivoluzionari d’antan) si arriva alla soubrettina-velina dimenticata da anni, che improvvisamente ricorda come vent’anni fa il grande regista le abbia chiesto di andare a cena, cercando di sbaciucchiarla.

Mah.

Quel che mi chiedo è perché, a questo punto, si senta così poco la voce delle donne (a parte alcune attrici, amiche di quel regista).

Dovrebbero essere proprio loro, le donne impegnate in questa battaglia, le prime a dire: “no, guarda, carina, scusaci tanto ma questo è un argomento serio, non venire a svilire tutto per cercare un po’ di pubblicità fuori tempo massimo.”

Invece no, solidarietà a prescindere.

E allora la questione “desinit in piscem”.

Oppure, per essere abbastanza volgari con il contesto, la si butta in vacca…