11
mar 2012
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L’ODIO PER I PARTITI AUMENTA: E POI?

Proseguo, in parte, i ragionamenti degli amici intervenuti nel blog precedente. Aggiungendo un elemento: l’odio per i partiti.
Non ne ho mai sentito circolare tanto, neanche negli anni ’90, quando (quasi) tutti volevano impiccare i politici al primo lampione (mai dimenticare quel cappio in Parlamento, sventolato da chi, come poi s’è visto, voleva solo prendere il posto dei capataz d’allora).
Che si esprima quest’odio davanti alla macchinetta del caffè, in ufficio, è normale. Più preoccupante che si cominci a scriverne, anche da parte di illustri studiosi. Michele Ainis scrive che può esistere democrazia anche senza partiti: ci sono – dice – le liste civiche, c’è il web, ci sono i movimenti. E senza partiti si è andati avanti per secoli.
Resto allibito. Le liste civiche sono partiti: o no? Il web ha creato Beppe Grillo: che però ha subito fondato un partito, o no? I movimenti come quelli ecologisti sono utilissimi: ma appena possono, fondano partiti, o no?
L’altro giorno, durante un prelievo del sangue, un infermiere, solitamente simpaticissimo, quasi mi ha aggredito, perché, con l’ago nel braccio, sostenevo che una città, una Regione o uno Stato, qualcuno li deve guidare, salvo che si voglia passare la vita a spararci addosso l’un l’altro. Macchè: lui insisteva che “basta, siamo stufi, non ne possiamo più, via tutti, basta!”
Ora, dal mio amico infermiere non lo pretendo, ma da studiosi come Ainis vorrei mi si dicesse cosa può esserci (in una democrazia, ovviamente) al posto dei partiti.
Cambiarli, rinnovarli, farne di nuovi, inventare nuove forme e nuove regole: benissimo. Ma davvero si può pensare di farne a meno?
Se si tratta solo di cambiargli nome, per chiamarli appunto liste civiche, leghe, movimenti, Ernesto o Evaristo, la cosa non mi interessa.
Se invece si pensa ad altro, lo si spieghi. Tanto per poterci regolare.

04
mar 2012
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TAV, TRAFORO, BERSANI E TOSI

La TAV non è una ferrovia. E’ un paradigma.
Se ne parla da anni. Gli altri Paesi europei vanno avanti. Noi siamo fermi lì.
Personalmente, penso che i supertreni siano utili (anche perché sono fra quelli che hanno sempre criticato la scelta italiana di fare tante autostrade e poche ferrovie efficienti).
Ma il problema è più ampio.
Faccio un paragone con una vicenda vicina a casa mia: il Traforo delle Torricelle, a Verona.
Io credo che non risolverà affatto i problemi di traffico di Verona.
Ma c’è un’amministrazione, eletta dal 60 per cento dei veronesi. E secondo me, questo le dà il diritto di decidere, anche se decide cose diverse da quelle che piacerebbero a me.
Stessa cosa per la TAV.
C’è un governo che è stato votato dal 90 per cento dei partiti che furono eletti dal 90 per cento degli italiani che andarono a votare. E questo dà a Monti il diritto di fare anche le cose che magari a me non piacciono.
Se il 6 maggio, a Verona, sarà eletto un sindaco contrario al Traforo, avrà il diritto e il dovere di far di tutto per fermare il Traforo.
Ma fino ad allora, Tosi ha il diritto e il dovere di fare quel che aveva detto già 5 anni fa di voler fare.
Vedo su Facebook che il capo degli anti-Traforo, Sperotto, si è molto arrabbiato perché Pierluigi Bersani, parlando della TAV, avrebbe usato alcuni degli argomenti che usa Tosi parlando del tunnel veronese.
Capisco la sua arrabbiatura. Ma accettare le regole non è di sinistra e neppure di destra: è semplicemente indispensabile.

26
feb 2012
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CHIESA, TASSE E GESUITISMO

Dopo decenni in cui s’è fatto finta di niente, lo Stato vuol far pagare le tasse anche sui profitti della Chiesa cattolica (le altre Chiese già le pagano da sempre, senza dire bah).
Apriti celo! Vuoi vedere che pure Monti è comunista?
Inevitabili, riecco anche le polemiche sulle scuole private.
Dove ho studiato anch’io (come Stalin e Berlusconi: wow!)
E dove, per quanto ricordo, si lavora sodo e bene.
Ma non è questo il tema.
Il tema è, a mio modo di vedere, ancora e sempre quello che in Italia si stenta a chiarire: se una legge c’è, la si deve rispettare oppure si può far finta di niente, come non ci fosse?
Non parlo di “una” legge, ma di quella che è “la” legge, su cui tutte le altre si basano, ovvero la Costituzione.
Che spiega come enti e privati possano creare tutte le scuole che vogliono, ma “senza oneri per lo Stato”.
Senza essere avvocato, mi pare una norma chiara.
E allora perché (grazie a una legge del governo D’Alema) solo per quest’anno gli oneri per lo Stato, ovvero i finanziamenti alle scuole private, sono di 520 milioni di euro?
Perché le scuole pubbliche devono chiedere ai genitori i soldi per la carta igienica e i cancellini, mentre mille miliardi delle vecchie lire volano allegramente altrove, anno dopo anno?
Dopo di che, gli amministratori delle scuole private continueranno a dirsi vittime di soprusi. Ma non si lamentino se poi il dizionario della lingua italiana traduce l’aggettivo “gesuitico” con “opportunisticamente cauto e ipocrita”.

19
feb 2012
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ADRIANO, I CARDINALI E L’OFELEE

Non c’è niente da fare: viviamo in un mondo in cui nessuno si accontenta di fare il proprio mestiere.
Un vecchio, grandissimo cantante si mette in testa di spiegarci cos’è il paradiso. Entusiasta come quell’ambasciatrice americana in Italia che, incontrando Pio XII, voleva spiegargli la necessità di difendere più vigorosamente la religione dagli atei comunisti. Sentendosi alla fine rispondere; “Signora, siamo cattolici anche noi…”
Quanto a Santa Madre Chiesa, leggiamo articoli che paiono inventati da Dan Brown: cardinali che inviano ai giornali dossier su altri cardinali, o addirittura per prevedere l’assassinio del Papa. Mentre alti prelati parlano di Benedetto XVI come se il suo papato stesse per finire da un giorno all’altro. Per fortuna il Pontefice non è superstizioso, credo, se no sai che scongiuri.
Ma intanto l’immagine delle alte sfere vaticane pare decisamente da basso impero.
Da laico, assisto con una certa malinconia. Anche a chi non ha il dono della fede, farebbe piacere avere punti di riferimento al di sopra di ogni nostra miseria. Se no, tanto vale Celentano…
Il quale, forse, ha ragione su di una cosa. Quei suoi coetanei vestiti di porpora, dovrebbero parlare e pensare di più al paradiso. E magari un po’ meno delle leggi da far fare al Parlamento italiano, degli obblighi di legge da imporre a chi magari crede in Manitou, del tipo di vita e di morte da obbligarci a scegliere, secondo visioni sicuramente legittime ma altrettanto sicuramente non condivise da tutti.
Insomma, per Celentano come per i cardinali, dovrebbe valere il vecchio detto milanese “ofelèe fa’ el to’ mestèee” (pasticciere fa il tuo mestiere). E lascia che gli altri facciano il loro.

12
feb 2012
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PIRANDELLO E IL PDL

Passo 14 ore di fila al congresso del Pdl veronese.
Baruffe, scontri, qualche sberla. Come in quasi tutti i congressi che si rispettino.
La cosa che salta agli occhi, però, è l’assoluta, totale, abissale differenza tra gli iscritti provenienti da AN e quelli provenienti da Forza Italia.
Linguaggi, ideali, valori, modi di fare: perfino gli sguardi sono diversi.
E’ il problema che esiste anche nel Pd. Ma non così evidente, così antropologico.
Se un dirigente pronuncia parole come ordine, regole, gerarchia, valori, l’ex AN capisce una cosa e l’ex Forza Italia ne capisce un’altra.
“E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!” (Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore).

05
feb 2012
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IL COMPLEANNO DI MANI PULITE

Tra poco più di una settimana scade il ventesimo compleanno di Mani Pulite (17 febbraio 1992, arresto dei “mariuolo” Mario Chiesa).
Secondo molti, è stata l’unica rivoluzione avvenuta in Italia dal 1945 ad oggi.
Vent’anni dovrebbero essere sufficienti a parlarne con un minimo di distacco. Ma così non sarà. Anche se sarebbe importante farlo.
Non mi occupo di cronaca giudiziaria (per fortuna) ma mi interesso di politica. E allora provo a porre (e a porvi) domande politiche.
La prima: l’Italia di oggi è meno corrotta di quella di allora?
I magistrati di Milano, quelli del pool, spiegano in coro che no, non lo è. Anzi.
Seconda questione: la classe politica di oggi è migliore o peggiore di quella di allora?
A me sembra peggiore, e il ricorso ad un tecnico per salvare la baracca mi pare la più netta conferma. Ma il dibattito, come si usa dire, è aperto. Respingo però l’obiezione sul fatto che “quello era lo spirito dei tempi”. Balle. Mentre i leghisti agitavano il cappio in Parlamento, Rossana Rossanda scriveva (ottobre 1995!) che “la storia della Dc è affidata alla Procura di Palermo, quella del Caf alla Procura di Milano, mentre quella di Venezia si è presa le cooperative rosse: non è stata, la vicenda italiana, che una storia di malaffare. Ma è così? E’ soltanto così?”
Terzo tema, secondo me il più importante: dopo vent’anni (con governi di centrodestra e di centrosinistra, con ministri dipietristi, leghisti, ex comunisti ed ex fascisti) non è stato fatta neppure una legge di rilievo per migliorare le norme contro la corruzione e i furti di denaro pubblico. Anzi.
Come mai?

30
gen 2012
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LA LEGA E I “PURI PIU’ PURI”

L’estremismo, malattia infantile del leghismo.
Assemblea del Carroccio alla Fiera di Verona .
Bobo Maroni e Flavio Tosi hanno mostrato i muscoli della loro “Lega dal volto umano”.
Tanto buon senso, frasi pacate, vagonate di moderatismo: le città da amministrare al di là delle ideologie; nessuno ce l’ha con gli extracomunitari ma il bisogno di sicurezza è la base per vivere insieme; nessuno ce l’ha coi romani, ce l’abbiamo con un modo di pensare e di non-fare.
Fuori dalla sala, un pullman di indipendentisti urlava insulti feroci: “Lega ladrona il Veneto non perdona, avete rubato i soldi degli alluvionati (?!?), vi siete fatti la barca coi soldi nostri, siete peggio dei democristiani”.
I miei amici sindacalisti, un tempo, lo chiamavano il giochetto del “più uno”: qualsiasi accordo si facesse, c’era sempre un tizio che chiedeva quel che era stato ottenuto “più una lira”.
E poi, come diceva Nenni, anche il più puro dei puri trova sempre uno più puro che lo epura.
Adesso, quella tortura cinese tocca al Carroccio.
Ogni secessione padana farà i conti con una secessione veneta, e poi con una secessione veronese e con una legnaghese…
Ciò detto, anche ad uno sicuramente non leghista come il sottoscritto, interessa tantissimo il duello in corso nel Carroccio: vincerà chi punta sui risultati concreti (anche a costo di spiegare che la secessione non esiste e la Padania è un sogno, come lo era il paradiso sovietico per il vecchio Pci) o resterà in sella chi fa finta di credere ai sogni e poi sogna di restare aggrappato a quella “coperta di Linus” che si chiama Silvio?

22
gen 2012
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CHI DIFENDE CAPITAN CODARDO

 Riecco il vecchio copione.

C’è un personaggio che ne combina di tutti i colori, mandando a picco una nave mentre lui sta con una bella signorina (il che mi ricorda un’altra storia, ma lasciamo perdere).

La gente lo insulta, i giudici lo ammanettano, i giornali lo mettono alla gogna. Ed ecco che scatta il meccanismo visto mille volte: se tutti, o quasi, dicono che ha sbagliato, allora il sistema per far parlare di sé è quello di dire il contrario. E allora, viva capitan Schettino!

Dice: ha diritto ad un regolare processo.

Certo. Esattamente come l’ubriaco che stupra e magari uccide una donna, o come il rapinatore di ville, o come un sottosegretario che va a cena coi camorristi.

Ma prima di arrivare alla sentenza, vogliamo dire che stuprare e uccidere non va mica bene? E che rapinare ville o stare al governo se si è amici di camorristi non sono delle belle cose?

Vogliamo dire che tra Di Falco e Schettino una persona civile sta con Di Falco, anche se dice le parolacce?

Leggendo certo articoli in difesa di Schettino ho ripensato alla storia di Moggi: condannato per aver falsato le partite, ha trovato subito potentissimi amici, al grido di “non era solo lui”. Non era solo lui, certo. Ma aspettando di beccare anche gli altri, vogliamo intanto dire che chi ama il calcio dovrebbe chiedere a lui e ai suoi compari di non farsi più vedere, anziché invitarlo in TV e farlo scrivere sui giornali?

La condanna penale di Schettino spetta solo ai giudici, terminate tutte le inchieste e ascoltati tutti gli avvocati difensori.

Ma è lecito sperare che tra un anno “capitan codardo” non diventi un opinionista televisivo, magari come esperto di navigazione e di inchini?

    

15
gen 2012
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LA FOTO DI STALIN E IL CERCHIO MAGICO

 Indro Montanelli teneva una foto di Stalin sulla sua libreria. E a chi gli chiedeva perchè, spiegava che il vecchio Joisif aveva fatto fuori più comunisti di chiunque altro.

Credo che chi non ama la Lega e la considera dannosa per il nostro futuro dovrebbe nutrire la stessa riconoscenza per il cosiddetto “cerchio magico”.

Dopo la malattia di Bossi, quello stravagante “gruppo di famiglia in un interno” ha fatto più danni al Carroccio di qualsiasi altra parte politica.

Anche chi considera la secessione come la panacea di tutti i mali, probabilmente trema all’idea che a trattare su bond e spread con la signora Merkel possa andarci, in futuro, il Trota.

E il caso Maroni mostra quali siano i concetti chiave che verrebbero applicati nel governare l’ipotetica futura Padania.

Il guaio serio, peraltro, è che a pagare il conto di queste porcate (per usare termini cari a quel milieu) rischia di essere anche chi non c’entra per niente. Per esempio con un patto Bossi-Berlusconi che ci faccia tornare a votare con la legge elettorale in vigore, in maniera di impedire agli italiani di scegliersi i propri parlamentari e mandando invece a Roma solo i più beceri portaborse dei due capataz.

Dopo di che, come sempre: la colpa non è di quei due, ma di chi tace e acconsente.

Tanzania libera!

P.S. Chi ha qualche minuto libero e vuole approfondire il tema, può utilmente riascoltare:  

http://www.youtube.com/watch?v=AuT9AtDjPYs&context=C3e698c5ADOEgsToPDskIsr-rHScmeQ6FkjRQjXcxY

08
gen 2012
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QUEI POVERI PERSEGUITATI POLITICI DI CORTINA

 Cosa spinge un uomo politico a difendere gli evasori fiscali?

Cosa spinge la destra italiana, che dovrebbe essere erede di Quintino Sella, che parla ogni cinque minuti di “legge e ordine”, a difendere i fuorilegge?

Solo Giuliano Ferrara ha avuto il coraggio di scrivere (rimbrottato da tanti suoi lettori) che “il fisco italiano è ingiusto per chi paga, per chi pagherà sempre e ha sempre pagato, ed è un imbroglio fitto di rigorismo e lassismo intrecciati per chi non paga, non ha mai pagato, non pagherà mai” aggiungendo che “i controlli dell’Agenzia delle entrate sono sacrosanti, il fatto che siano rapsodici e simbolici è inevitabile”.

Ripeto: cosa spinge parlamentari come Cicchitto a dire che se l’Agenzia delle Entrate fa il suo lavoro, l’unico lavoro per cui la paghiamo, l’Italia diventa uno stato di polizia?

Davvero i loro elettori sono orgogliosi di avere rappresentanti che incitano alla rivolta in difesa di gente che possiede Suv da  100 milioni e dichiara di guadagnarne 30 l’anno?

Ho scritto altre volte che anch’io come quasi tutti (escludendo gli emuli di San Francesco, categoria peraltro non numerosa) tendo a pagare meno tasse che posso. E se sapessi che nessuno mi controlla, temo che non righerei proprio diritto diritto. Così come, se non ci fossero i vigili, temo che parcheggerei ovunque. Poi, quando mi multano, come tutti mi lamento. Ma non chiederei mai a Cicchitto di dire che l’assessore al traffico è un Beria redivivo.