11
nov 2018
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GIORNALISTI VIL RAZZA DANNATA!

Giornalisti, vil razza dannata.

Gli insulti alla categoria da parte degli attuali governanti sono diversi dal passato per la qualità, non per l’essenza.

I grillini ci definiscono “puttane” e “sciacalli”.

Ma D’Alema ci definiva “jene dattilografe”.

Ricordo (divertito, adesso) che un assessore mi prese per il bavero, alzandomi da terra e mettendomi letteralmente al muro, nel cortile della sede municipale.

Altri mi querelarono (sempre vinto io, peraltro).

Ogni frase a loro favore si trasforma in sms di plauso (“sei il migliore, ciao grande!”)

Quasi ogni critica si trasforma in insulti (“puttana” non è un’esclusiva di Di Battista, mentre “sei al servizio di…” è la frase più usata).

Vedo bravi colleghi esclusi dalle conferenze stampa anche nello sport, figuriamoci se chi ha un po’ di potere politico pro tempore si fa più scrupoli.

Siamo uomini di mondo, abbiamo fatto il militare a Cuneo, non ci si scandalizza, via…

Il linguaggio è più volgare, ma questi sono i tempi.

Stupisce un pochino che chi ci considera sciacalli, poi sbavi per partecipare a trasmissioni che da giornalisti sono condotte.

Stupisce ancor più che i giornalisti insultati continuino ad ospitare chi li insulta senza creare (come sarebbe loro primo dovere) un vero contraddittorio (il raffinato umanista Rocco Casalino aveva proibito ai grillini di accettare qualsiasi faccia a faccia con politici avversi).

Chi si fa pecora, si sa, il lupo se lo mangia.

E se la categoria ama mettersi in ginocchio, non sarà certo il vostro umile cronista di provincia a tentare di difenderla.

04
nov 2018
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1.001

MUTAMENTI CLIMATICI? MA NO…

I cambiamenti climatici non esistono.

Lo ha spiegato bene la Lega, anche in un dotto intervento, pieno di citazioni da Internet, nella massima assemblea politica della mia città.

E la Lega è il partito più votato, sia dai miei concittadini che dai miei connazionali.

La stessa cosa l’ha peraltro più volte spiegata anche Donald Trump, padrone del mondo per scelta democratica degli americani.

Dopo di che, la Lega va giustamente a fare i conti dei danni miliardari del maltempo in Veneto, e Trump fa i conti coi tornado che spazzano le sue coste.

Ma nessuno cambia idea sulla frase di partenza.

E allora (come direbbe un simpatico leader religioso) chi sono io, per giudicare la stragrande maggioranza dei miei contemporanei?

28
ott 2018
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1.153

FORZA, BUONISTI!

Vabbè, non erano grande cosa neppure prima, ma i risparmi di tutta la mia vita si stanno assottigliando a vista d’occhio.

Eppure non ho l’animus dello speculatore: qualche titolo di Stato, qualche fondo che mi davano per tranquillo e sicuro.

Vabbè. Colpa di Soros, del rating, dei complotti di Bildenberg.

Spero che accada la stessa cosa a chi ha mandato al governo un esperto di ruspe e un bibitaro, ma è comunque una magra consolazione.

Consolazione vera, invece, è vedere come la questione non interessi quasi a nessuno.

Per tutta la vita mi hanno spiegato che gli italiani votano pensando al portafogli, che i grandi ideali sono utopia, che la maggioranza pensa solo ai propri interessi.

Per molti anni mi sono sforzato di non crederci. E adesso mi consolo vedendo che avevo ragione.

A nessuno interessa che i nostri risparmi gocciolino via come bruma d’autunno.

A nessun interessa che si fermino cantieri e opere pubbliche.

La grande maggioranza del paese è buonista, vuole uguaglianza, amore, decrescita felice, montagne verdi e felici praterie.

Siamo più poveri, isolati da tutti (a partire dagli alleati internazionali del sovranismo, che ovviamente ci hanno già mollato alla prima nube).

“L’armi, qua l’armi: io solo. Combatterò, procomberò sol io”.

Che meraviglia! Che idealismo puro ed assoluto!

E dei soldi, stercus diaboli, chissene…

Nel frattempo, senza neanche accorgermene, io devo essere diventato cattivista.

Ma neanche questo è importante.

E allora dài, forza buonisti!

Fatecela pagare cara. Molto cara.

21
ott 2018
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LETTERA AL PRESIDENTE

Giuro che non so da dove partire: la manina, la querela, il documento che non è al Quirinale, Conte che dice “qui comando io” come il siòr paròn da le bele braghe bianche…

Vabbè, scegliete voi, magari dopo aver dato un’occhiata a quanto valgono i vostri risparmi, se ne avete, rispetto a tre mesi fa.

Imbarazzato dal mio panico per la pagina bianca, mi salvo in corner citando un politico vero, serio, preparatissimo.

“L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, che sono l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni.”

Come forse sapete, è una lettera a Napolitano, inviata nel luglio 2011.

Firmata Beppe Grillo.

14
ott 2018
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IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

Le parole sono pietre. Bisognerebbe stare attenti, nell’usarle. E se si usano male, poi si dovrebbe chiedere scusa, specialmente se si è al governo di una Nazione.

Ilaria Cucchi, da 9 anni, difende la memoria del fratello, pestato a sangue in una caserma dei carabinieri, fino a morirne.

Matteo Salvini disse, commentando un post su Internet: «Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello ma mi fa schifo, è un post che fa schifo».

Poi aggiunse che il carabiniere (quello stesso carabiniere che adesso, dopo 9 anni, ha confessato il pestaggio) faceva bene a querelarla, mentre Ilaria doveva vergognarsi e scusarsi.

Adesso, anche in tribunale, emerge che Ilaria Cucchi aveva ragione.

“Ogni volta che ci sarà un pubblico ufficiale che si comporterà male e verrà meno ai suoi doveri io chiederò scusa per conto dello Stato”, ha detto il (pare) presidente del Consiglio.

E Salvini?

07
ott 2018
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A PROPOSITO DI ABORTO

Grande clamore nazionale sulla mozione del consiglio comunale di Verona che punta a finanziare due associazioni contrarie all’aborto.

Essendo quasi certamente l’unico giornalista al mondo (esclusa la collega dell’ufficio stampa) ad avere ascoltato per intero quel dibattito, invito a diffidare di molte delle cose scritte e dette successivamente.

Ma il tema è serio.

Il promotore di quella mozione sostiene, ed è suo diritto, che “l’aborto è un delitto abominevole” e che “gli omosessuali sono una sciagura”.

Idee condivise dalla grande maggioranza dei dirigenti della Lega (in cui, peraltro, un tempo esisteva un’associazione denominata Los Padania, dove l’acronimo Los stava per Libero Orientamento Sessuale).

Credo quindi che se un dirigente dell’Arcigay s’iscrivesse alla Lega sarebbe, diciamo così, poco credibile.

Così come è quanto meno discutibile un dirigente del Pd che butta alle ortiche tutto quello (non molto) che ha fatto il suo partito in tema di diritti civili e rispetto della Costituzione e della legalità (la 194 è una legge, tanto quanto quelle che dicono di non rubare).

Non parlo di un elettore o di un semplice iscritto: parlo della massima dirigente del Pd a livello comunale, rappresentante ufficiale della politica di quel partito, che quando va al microfono, in aula, non parla mai a titolo personale (a meno che non lo dica in premessa, cosa che in quel famoso consiglio comunale di Verona non è stata fatta).

Dopo di che, il tema dell’aborto è in sé delicatissimo.

Io resto convinto che la legge 194 sia indispensabile e fondamentale, per non tornare ai tempi delle “mammane” e degli aborti praticati coi ferri per le calze (mentre chi poteva permetterselo andava in Svizzera o da medici che così si arricchivano: e ce n’erano anche a Verona).

Resto convinto inoltre che a decidere debba essere la donna, e nessun altro.

Ma ricordo che la questione ha sempre diviso gli animi e le menti.

Quello che per me è stato il massimo, vero e indimenticabile leader politico dei miei anni giovanili, Riccardo Lombardi, mi lasciò esterrefatto quando mi spiegò le sue perplessità su questo tema (su cui ebbe un litigio memorabile col radicale Gianfranco Spadaccia).

Dopo di che, tutto il partito cui appartenevamo entrambi si schierò a favore della legge 194. E il referendum fu vinto.

Tutto questo lungo (scusate) preambolo per dire che capisco benissimo che una persona, anche schierata a sinistra, possa essere contraria all’aborto: non capisco affatto, invece, come una persona con queste idee possa pretendere di parlare ai massimi livelli a nome di un partito che pratica una politica diametralmente opposta alla sua.

Questa non è libertà di coscienza: questa è disonestà verso gli elettori.

30
set 2018
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E’ IL PIANO B DI SAVONA, MA GUAI A DIRLO!

E’ probabile che a non capire sia io.

L’alternativa è che molti commentatori, ben più autorevoli di me, in questi giorni, o ci sono o ci fanno.

Dal mio remoto osservatorio di provincia, a me pareva chiaro da anni che Salvini e Grillo avessero affinità enormi, e di qui nacque l’acronimo Salvillo.

Cos’era che li teneva insieme?

La demagogia populista, in generale: l’odio per le elite, il disprezzo per le competenze (vedi la vicenda dei vaccini), il linguaggio violento (“terrorista!”, “me ne frego” e via dicendo).

In questo bagaglio, uno dei collanti più forti era l’odio per l’Europa e la voglia di uscire dall’euro.

Tutte cose messe nero su bianco, spiegate e ripetute. E a metterle in bella copia era stato il ministro Savona col suo famoso “piano B”.

Adesso, quel piano comincia ad essere attuato. E non capisco perché nessuno voglia prenderne atto, dicendolo apertamente.

Aumentare il debito pubblico, far esplodere lo spread, andare allo scontro frontale con l’Europa, sono tutte cose che portano ad un bivio: o esplodiamo pure noi (tutti) o torniamo a battere moneta per conto nostro.

L’Italexit è nei fatti, per la gioia di chi crede sarà il paradiso in terra.

Tanti auguri a tutti.

Con una domanda davvero da ingenuo cronista di provincia: perché si cerca di prenderci in giro con balle colossali, negando l’evidenza?

L’unico onesto, da questo punto di vista, è Matteo Salvini, quando spiega appunto che lui, dell’Europa se ne frega. Mentre tutti gli altri ci trattano come dei minus habens, canticchiando una canzonetta degli anni trenta: “si fa, si fa, si fa ma non si dice”.

23
set 2018
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CASALINO, I BOIARDI E I PICNIC DEL MINISTRO

La frase che mi ha più colpito, in questo giorni, non è stata quella del figlio del grande Fratello, Rocco Casalino, portavoce del (si dice) presidente del Consiglio.

“Tutto il 2019 – ha detto Casalino, eletto da non ricordo quanti milioni di elettori – sarà dedicato a far fuori i dirigenti del ministero dell’economia che non ci trovano 10 miliardi del cazzo, ci concentreremo soltanto a far fuori tutti questi pezzi di merda del Ministero dell’Economia”.

Frasi assolutamente normali per la Kasta al potere, nessuna sorpresa.

Anche Conte approva, ma per quel che vale non fa differenza. La Kasta è Kasta.

Più inaspettate le parole del Ministro (sic!) Toninelli, secondo il quale bisogna rifare il ponte crollato a Genova, certo, ma “bisogna che quel ponte diventi un luogo d’incontro in cui le persone si ritrovano, possano giocare, possano mangiare…”

Ecco, questa sì’ è una bella novità.

Quel ponte era (e speriamo sia presto di nuovo) parte di un’autostrada strategica per il collegamento Italia-Francia nonchè il principale asse stradale fra il centro-levante di Genova, il porto-container, l’aeroporto  e le zone industriali di tutta l’area.

In pratica, uno dei luoghi più trafficati d’Italia da TIR, camion, trasporti merci d’ogni genere, oltre che dalle automobili.

Il suo crollo sta causando danni economici enormi proprio perché TIR e camion non ci possono più passare.

Ma Toninelli dice che quando sarà rifatto, andremo lì a fare picnic, a scambiarci bacini con le morose, a fare grigliate e a bere lo spritz, portando i bambini a giocare, beati, tra un TIR e un’autobotte in corsa.

E allora: tra quell’imitazione di Ivan il terribile che vuole sterminare i boiardi, e questo ministro che imita il mio nipotino quando gioca col Lego, quale vi sembra più adatta a descrivere la Kasta che ci governa?

16
set 2018
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CHIUSURE DOMENICALI, CUORE E CERVELLO

Magari era solo una mossa per andare in prima pagina, ma il premier ex aequo, Luigi Di Maio, ha riaperto la discussione sulla chiusura domenicale di negozi, supermercati e centri commerciali.

Non vorrei c’entrassero fatti personali (questo blog viene scritto di domenica, e Di Maio pare lavorasse di domenica, come steward allo stadio) ma è uno di quei casi in cui il mio cuore è a favore, mentre il cervello è contro.

Il cuore dice che tutti dovrebbero riposare la domenica (ma anche il sabato e nelle ore notturne).

Quel rompiscatole del cervello mi chiede invece se un Paese come il nostro può reggere altri posti di lavoro in meno e il regalo di milioni in più ai colossi dell’e-commerce.

Quanto alle famiglie da salvare, il rompiscatole mi chiede se non siano degne di protezione, per esempio, anche quelle di infermieri, baristi, ferrovieri, ristoratori, pizzaioli, poliziotti, cassiere dei cinema, artisti del circo, addetti alle pulizie delle chiese, bibitari dello stadio e cameramen (non cito per pudore le povere famiglie dei giornalisti).

In una trasmissione di Mario Zwirner, un bravo sindacalista mi chiese: “Non era più bella la vita quando andavamo al negozietto accanto, a fare magari quattro chiacchiere con il titolare, senza infilarci nell’infernale casino di un centro commerciale anche la domenica?”

Certo che era più bella, la vita.

Ed era più bella anche quando c’erano meno auto, meno gas e meno inquinamento.

Era più bella, la vita, anche quando le piccole librerie non chiudevano, il cinema era sotto casa, i bambini giocavano per la strada, il calcio non era un infame spezzatino di orari e (soprattutto) quando giocava Gianni Rivera.

Il cuore mi dice: torniamo a quel tempo.

Ma quell’infame del cervello fa una smorfia di compatimento e neppure risponde.

09
set 2018
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POTERI FORTI SUL CARROCCIO DEL VINCITORE

Cosa sono, chi sono i Poteri Forti?

Che ci sian ciascun lo dice, cosa sian nessun lo sa.

Ma di sicuro ci sono. E l’incontro annuale di Cernobbio ne è una classica epifania.

Proprio a Cernobbio, sabato scorso, sono arrivati Matteo Salvini e il presidente del Consiglio, Conte (esiste, sì, tranquilli, esiste davvero).

Salvini ha detto l’esatto contrario di quello che aveva detto il giorno prima sui magistrati.

E Conte, per quel che conta, ha detto che non vuole nazionalizzazioni e che nessun governativo ha mai parlato di uscire dall’euro (bum!)

La platea ha applaudito, senza alcuna obiezione.

Una platea assolutamente d’elite, di gente che legge e che s’informa, che guida imprese, banche, televisioni e giornali.

Gente che conta (sicuramente più di Conte) insomma.

Come Alberto Bombassei (“Credo che con i comportamenti degli ultimi tempi ci sia un riavvicinamento”) e Luisa Todini (“Abbiamo avuto aperture negli scorsi giorni, che ci danno una prospettiva diversa”).

Poteri forti.

Che furono liberali, fascisti, antifascisti, democristiani, craxiani, berlusconiani e renziani. E su cui i “vaffa” e gli insulti scorrono come brezza marina.

Perché il potere logora chi non ce l’ha.

In Italia, forse, un po’ più che altrove.