Il caso Glaxo spiega parecchie cose della società in cui viviamo.
La multinazionale farmaceutica ha fatto profitti enormi con il vaccino per l’influenza A (!), e vive un momento economico decisamente migliore di mille altre realtà.
Il suo centro di ricerca di Verona ha creato nel 2009 un 11 per cento di utili. Ma la multinazionale puntava al 14 per cento. E allora ha deciso 550 licenziamenti, la chiusura di un Centro, il trasferimento probabile in Cina.
Come diceva Peperone al povero Paperino: “Ho guadagnato mille fantastiliardi, ma siccome volevo guadagnarne duemila, allora mi sento sull’orlo della rovina, e ti licenzio!”
Al di là delle battute (amare) mi pare strano che i politici (tutti) adesso protestino, ma solo pochissimi di loro cerchino di spiegare al popolo cosa sta succedendo.
Solo Francesca Martini ha ricordato i soldi che lo Stato ha dato alla Glaxo (in nome del libero mercato, immagino).
Guai a chi discute l’ideologia fanatica e totalizzante di questi anni: globalizziamo, liberalizziamo, guai a chi tocca il mercato, idolo dominante, vitello d’oro che tutti arricchisce e tutti farà felici. Tranne, ovviamente, quelli di Termini, quelli dell’Alcoa e quelli della Glaxo, per non parlare dei “piccoli” che non fanno notizia.
I no-global erano una banda di pazzi, che non capivano. E io attendo con ansia (arriverà, arriverà) qualcuno che dia del comunista a Tremonti, che ultimamente si è accorto che il mercatismo è una tragedia.
Pareva che la crisi mondiale avesse insegnato qualcosa. Ma ai primi segnali di ripresa, tutto come prima, forse anche peggio di prima.
Per la strada sento mugugni, ma anche tantissima rassegnazione.
Lo slogan prevalente è un classico: “E’ il libero mercato, bellezza, e non ci puoi fare proprio niente!”
Ma sarà poi vero?