l'indiscreto

IL GOL DI NAPOLITANO

 Siamo al Maracanà, è la finale dei campionati del mondo.

Il Brasile gioca contro il Turkhmenistan, arrivato chissà come fino a lì.

La Selecao domina, tiene palla, gioca, dribbla, si fa applaudire. Ma per colpa degli errori orrendi (da dilettanti allo sbaraglio) di un paio dei suoi giocatori, non riesce a segnare.

Il Turkhmenistan non costruisce neanche un’azione, fa sinceramente pena, butta i palloni in tribuna, si salva solo per gli errori altrui.

A un minuto dalla fine del secondo tempo supplementare, però, l’arbitro prende il pallone, tira contro la porta del Turkmenistan e segna.

E’ giusto così. Sarebbe stato assolutamente ingiusto, inaccettabile, assurdo e antisportivo che il Brasile non vincesse.

Ma Napolitano…oops…scusate, volevo dire l’arbitro, che figura ci fa? 

ZAIA E GLI IMMIGRATI, INCENDIARI E POMPIERI

 L’incendiario che arriva al potere, inevitabilmente, si trasforma in pompiere.

Il vecchio detto m’è tornato alla mente due volte di fila, in queste ore.

Prima ascoltando Luca Zaia spiegare ai suoi fans, a Verona, che quando parla di veneti lui si riferisce “anche gli immigrati che lavorano, e che producono il 5 per cento del prodotto interno lordo della regione.”

Nello stesso giorno, a Milano, Umberto Bossi spiegava che lui sta “con Napolitano, perché bisogna tenere la battaglia nella politica, senza coinvolgere la magistratura”.

Il problema è capire quale sia la Lega vera. Ed  è un problema serio, visto che quasi sicuramente sarà il partito che farà le future leggi della nostra regione.

Le farà pensando al 5 per cento del Pil oppure ai leprotti cui un sindaco leghista chiedeva di sparare?

Le farà citando la Costituzione (come Zaia, sabato a Verona) o ispirandosi al “Forza Etna!" che piace a tanti dei suoi seguaci (anche su questo blog)?

Le farà vestendosi da pompiere o usando gli attrezzi  da incendiario?

TANGENTOPOLI, CHI ERA COSTEI?

 Come i quattro moschettieri: vent’anni dopo. Invecchiati, acciaccati, disillusi, rieccoci alle prese con tangenti e “dazioni ambientali” varie.

Il governo sembra imbizzarrito e promette una legge subito (dura eh?), senza perdere neanche un minuto. Poi rinvia tutto, ovviamente.

Come il giovane Sant’Agostino alle prese con le sue tempeste ormonali che pregava: “Signore, concedimi il dono della castità. Ma non subito”.

Infuria l’inevitabile dibattito: corrotta la politica o corrotta la società, in Italia?

Nacque prima l’uovo oppure la gallina?

Silvio Berlusconi non ha dubbi: “Non è un’altra Tangentopoli”, assicura.

E neanche uno straccio di giornalista (che malinconia!) s’è azzardato a chiedergli: “Ok presidente, ma allora ci dica  cos’è stata, secondo lei, Tangentopoli, magari confrontando la sua idea di oggi con quello che lei, i suoi giornali e le sue televisioni ci dicevano allora…!”

Perché qui, io credo, sta il nodo. Come ci siamo comportati, presi uno per uno, in quegli anni furibondi?

E col senno di poi, come ci giudichiamo oggi?

Non conosco altro modo di fare scelte politiche serie. E per questo penso sia stata una sciocchezza non fare quella domanda a Silvio.

ORDINANZE ANTI-LUCCIOLE E BOOM DELLE ESCORT

Domanda d’attualità: ma che bisogno ha di pagare per fare all’amore un uomo potente, ricco, popolarissimo e senza particolari menomazioni psicofische?
Quand’ero giovane (mille anni fa) ricordo che se ne parlava con commiserazione: “Quello lì – si diceva dei più sfigati della compagnia – per portarsi a letto qualcuna dovrà pagarla…”
Adesso il mondo sembra essersi capovolto.
I povericristi fanno l’amore per amore.
I baciati dalla fortuna (presidenti del consiglio e di Regioni, ministri e grand commis, calciatori milionari e palazzinari straricchi) pare vadano a puttane (pardon: a escort) con impressionante regolarità.
Sia chiaro: nessun giudizio moralistico. Se la signora è consenziente e se il signore è felice, affari loro: io sono per la libertà di rapporto con donne, uomini, gatti soriani, pecore merinos e bambole gonfiabili.Tutti i gusti son gusti, diceva quel turco, facendosi impalare.
Ma proverei a trarne qualche considerazione più ampia.
Per esempio sul dilatarsi delle ordinanze contro le prostitute “low cost” nelle città, proprio mentre esplode la “mignotto-mania” ai piani alti della piramide sociale.
Forse non è solo una coincidenza.

LA GLAXO E PAPERON DE' PAPERONI

 Il caso Glaxo spiega parecchie cose della società in cui viviamo.

La multinazionale farmaceutica ha fatto profitti enormi con il vaccino per l’influenza A (!), e vive un momento economico decisamente migliore di mille altre realtà.

Il suo centro di ricerca di Verona ha creato nel 2009 un 11 per cento di utili. Ma la multinazionale puntava al 14 per cento. E allora ha deciso 550 licenziamenti, la chiusura di un  Centro, il trasferimento probabile in Cina.

Come diceva Peperone al povero Paperino: “Ho guadagnato mille fantastiliardi, ma siccome volevo guadagnarne duemila, allora mi sento sull’orlo della rovina, e ti licenzio!”

Al di là delle battute (amare) mi pare strano che i politici (tutti) adesso protestino, ma solo pochissimi di loro cerchino di spiegare al popolo cosa sta succedendo.

Solo Francesca Martini ha ricordato i soldi che lo Stato ha dato alla Glaxo (in nome del libero mercato, immagino).

Guai a chi discute l’ideologia fanatica e totalizzante di questi anni: globalizziamo, liberalizziamo, guai a chi tocca il mercato, idolo dominante, vitello d’oro che tutti arricchisce e tutti farà felici. Tranne, ovviamente, quelli di Termini, quelli dell’Alcoa e quelli della Glaxo, per non parlare dei “piccoli” che non fanno notizia.

I no-global erano una banda di pazzi, che non capivano. E io attendo con ansia (arriverà, arriverà) qualcuno che dia del comunista a Tremonti, che ultimamente si è accorto che il mercatismo è una tragedia.

Pareva che la crisi mondiale avesse insegnato qualcosa. Ma ai primi segnali di ripresa, tutto come prima, forse anche peggio di prima.

Per la strada sento mugugni, ma anche tantissima rassegnazione.

Lo slogan prevalente è un classico: “E’ il libero mercato, bellezza, e non ci puoi fare proprio niente!”

Ma sarà poi vero?

SE LA MAGGIORANZA DICE SI' AL VELENO

Smog alle stelle, respiriamo veleno. Un veleno che fa morire. Ma la stragrande maggioranza non vuol neanche sentir parlare di stop alle auto.

Domanda: di fronte al rischio di schiattare, è giusto accettare democraticamente la volontà della maggioranza?
Se più del 50 per cento vuole uccidere (anche se stesso, pur di suicidarsi su di un bel SUV diesel), la minoranza deve adeguarsi?
E se ci sono giornali che scrivono che il cibo uccide più dello smog, cosa facciamo: ci facciamo avvelenare beati e contenti, pensando che tanto, c’è di peggio?

Il conformismo è terribile, e in questa materia, abbinato ad interessi economici stratosferici, è (letteralmente) mortale.
In diverse università americane è stato fatto un test elementare. A 12 studenti sono state mostrate una matita rossa e una blu, chiedendo di dirne il colore. Poi, a 11 di loro, il professore faceva dire che la rossa era blu e viceversa. Il dodicesimo studente, ignaro di tutto, continuava a dire la verità. Ma dopo sei o sette volte, al massimo, il dodicesimo studente cominciava ad esitare. E dopo un po’, anche lui si adeguava a quel che dicevano gli altri.

IMMUNITA' PARLAMENTARE? SI', SE CI FOSSERO I PARLAMENTARI

 Tra le proposte sulla giustizia che circolano in queste settimane, la più ipocrita mi sembra sia quella per il ritorno all’immunità parlamentare.

Personalmente, ero sempre stato a favore: quando però esistevano i parlamentari. Quelli veri. Quelli eletti dal popolo.

Oggi abbiamo mille brave persone (alcune davvero brave, altre assai meno) scaraventate su quegli scranni da cinque o sei leader, a cui  devono tutto: posto, potere, stipendio ed eventuali derivati.

Il loro compito è quello di obbedire a chi lì li ha messi e da lì li può togliere, la prossima volta, con un semplice tratto di penna.

Ecco perché l’immunità sarebbe una presa in giro. Nata  nell’Ottocento per garantire che i nostri rappresentanti non sarebbero mai stati perseguiti per le loro, a cosa servirebbe adesso? A fare in modo che i 955 obbediscano ancor più tranquillamente ai cinque che li scelgono?

A BERLUSCO', RICORDETE DE LI AMICI

 D'accordo, è come picchiare un bambino che sta facendo la popò. Ma non si può non guardare a bocca aperta tutto quello che sta combinando il Partito Democratico in vista delle elezioni regionali.

Ha massacrato l'unico presidente che era riuscito a ribaltare i pronostici, la volta scorsa, in Puglia. Si è fatto dettare dai radicali il nome del suo candidato, in Lazio. Sta dilaniandosi al proprio interno in Umbria.

E in Veneto? Prima ha pensato di votare Galan (!?!?), poi ha pensato di votare De Poli (!?!?) e nel frattempo ha preso a sberle la sua esponente più popolare e conosciuta, trattandola come una mezza matta che fa "fughe in avanti". Fantastico!

M'immagino già la letterina che potremmo trovare nelle cassette postali , tra qualche settimana: "Caro elettore, ti chiediamo scusa: avremmo voluto farti votare il leader assoluto di Forza Italia degli ultimi 15 anni, ma non ci siamo riusciti. Allora avremmo voluto farti votare il leader dell'Udc, ma neanche lì ce l'abbiamo fatta. Siamo sicuri che avrai capito quanto disprezziamo i nostri dirigenti, a partire dai più votati, come la Puppato, visto che te lo abbiamo spiegato su tutti i giornali e in tutte le salse. Ciò premesso ti chiediamo adesso di votare per noi. Grazie."

Dopo di che, temo che al centrosinistra  non resterà che sperare nel centrodestra: si mettano una mano sul cuore, leghisti e pidiellini, e siano almeno riconoscenti, perchè nessuno ha lavorato così tanto e così bene, per aiutarli a stravincere.

Come diceva Guzzanti, nella  famosa imitazione di Rutelli: "A Berlusco', ricòrdete de li amici..."  

DAL BENTEGODI A ROSARNO, GIUSTIZIA E' FATTA?

 Balotelli lancia un insulto cretino (di cui si scuserà) contro l’intera Verona. Poi applaude con ironia chi lo insulta.

Conclusione: nessuna punizione per gli insulti (né per i suoi, né per quelli da lui subiti, nè per quelli interisti contro Luciano) e multa (secondo me vergognosa) per il battimani ironico.

Dalla farsa alla tragedia: a Rosarno dei potenziali assassini sparano su alcuni immigrati. Poi scoppia la violenza, da parte di tanti immigrati e da parte di tanti residenti.

Conclusione: vengono deportati duemila immigrati, senza badare al dettaglio, considerato trascurabile, se abbiano partecipato o no a violenze.

Degli sparatori (sia dei primi, che dei successivi “eroi” dalla lupara facile) nessuna traccia.

Ho paura che abbia ragione Berlusconi: c’è qualcosa che non va nella Giustizia, da queste parti.  

NON IMBALSAMATE BETTINO CRAXI!

 La Storia è scritta sull’acqua. Si litiga su Cavour e Garibaldi, figuriamoci su Bettino Craxi!

L’Italia in cerca di sicurezze vorrebbe imbalsamarlo: o come Padre della Patria o come malfattore da bassifondi.

Gli anni ’80 non sono lontanissimi, ma tutti sembrano aver dimenticato quel che hanno interesse a dimenticare.

Che Craxi aveva  capito il baratro in cui stava sprofondando la sinistra.

Che non aveva capito l’insostenibilità economica di un sistema basato sulle tangenti. E che aveva fatto finta di non sentire chi gli spiegava che "il convento era povero ma i frati si arricchivano".

Che era l’uomo dei Pershing e di Sigonella: non solo degli uni, non solo dell’altra.

Che aveva finanziato (anche illegalmente) sia Solidarnosc che l’OLP.

Che il cappio in Parlamento (dedicato soprattutto a lui) era stato portato in aula da un leghista, non da un comunista.

Che era contemporaneamente l’uomo di Maastricht e del Pio Albergo Trivulzio, del referendum antinucleare e della Milano da bere.

Che i suoi fans di oggi (a partire dal primo e più importante, che a lui deve praticamente tutto) non fecero granchè per dargli una mano allora, forse troppo impegnati a cercare l'amicizia del suo Grande Inquisitore.

Più che dedicargli una strada, insomma, sarebbe forse il caso di studiarlo. Raccontarlo. E cercare di capirlo.

Impresa praticamente impossibile, nell’Italia faziosa e fanatica in cui viviamo.

Altre Discussioni

Editrice T.N.V. S.p.a. via Orti Manara 9 - 37131 Verona | CF/P.IVA 00870060233 | Capitale Soc.: 546.000 Euro i.v. CF/P.IVA 00870060233 | Registro delle Imprese di Verona n. 00870060233 REA: 163837 |TNV BLOG was created by Metis WEB DEV srl. This blog is running version 5.9.001. AMMINISTRAZIONE