MARCHIONNE, ROMITI E IL "CUMENDA" ANNI '60
Sostiene Marchionne che non bisogna più parlare di padroni e operai, di conflitti di classe, di scontri tra interessi opposti: tutti uniti, tutti insieme, tutti sulla stessa barca, quelli che remano e quelli che stanno al timone.
Risponde il vecchio Cesare Romiti (wow!) che no, padroni e operai esistono, lo scontro di interessi è un motore della vita politica e sociale, guai se in una società libera mancasse una contrapposizione!.
Marchionne passa per il “nuovo”. Anche se le sue proposte pratiche (paghe più basse, meno diritti per i dipendenti e ridàteci gli aiuti di Stato) fanno molto anni Sessanta del secolo scorso.
Di nuovo c’è la minaccia di portare le fabbriche all’estero: migrazione selvaggia, altro che i barconi di Pantelleria!
Il tutto, però, condito da un tono “british” e soprattutto amichevole, quasi paterno. Come il classico “cumenda” milanese dei suddetti anni ’60, che abbracciava i suoi operai (allora si poteva ancora chiamarli così) dicendo: “Ma no, ma no, caro: non parliamo di aumenti di stipendio. In compenso, però, da oggi dammi pure del tu…”
