22
gen 2017
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Hellas Verona

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LA FORTUNA DEL VERONA

La fortuna del Verona è che non ci sono squadre ammazza campionato. Le concorrenti vanno a singhiozzo, senza continuità. Per questo l’Hellas, nonostante il tonfo di Vicenza, il pareggio con il Carpi e il ko di Latina (per restare agli ultimi risultati) si ritrova ancora in testa alla classifica. Può bastare per dormire sonni tranquilli? No.

La rosa ha evidenti limiti e le scelte di Pecchia fanno discutere. Gomez è tornato titolare, dovrebbe aver risolto i suoi problemi fisici, ma è il giocatore giusto per migliorare il reparto offensivo? E’ l’esterno adatto per il gioco di Pecchia? E’ la spalla ideale per i rifornimenti a Pazzini? Da quanto visto a Latina direi proprio di no. Ma è servono altre prove per dare risposte certe.

La difesa va puntellata. Lo sappiamo da tanto tempo e il problema è noto anche in via Belgio. Possibile che dopo una pausa di tre settimane, l’unica soluzione individuata da Fusco sia il recupero di Cherubin o in alternativa il ritorno di Albertazzi? Mancano due terzini di ruolo, che ora si chiamano esterni bassi. Puntare su Mattiello è un rischio che l’Hellas non dovrebbe correre. E’ un giocatore reduce da gravi infortuni, non può assicurare l’affidabilità richiesta per una squadra che punta a vincere il campionato e che in difesa ha mostrato tanti, troppi limiti.

Il Verona visto a Latina mi ha deluso. Ha giocato una partita a tratti imbarazzante. Faccio fatica a dare una giustificazione alla prestazione negativa di gran parte dei gialloblù. Una squadra che ad inizio stagione sembra di un altro pianeta, gioca bene e vince facile, non può trasformarsi così velocemente in una formazione vulnerabile e a tratti quasi impaurita. Qualcosa non torna. Le altre stanno peggio, è vero. Questa, come detto, è la fortuna dell’Hellas, ma i campionati si vincono in primavera. E non è scritto da nessuna parte che l’attuale fortuna gialloblù duri per tutto il girone di ritorno. Qualche concorrente potrebbe iniziare a correre con continuità. Meglio dunque correre ai ripari con qualche innesto sensato e lasciare stare scommesse tipo Albertazzi.

31
dic 2016
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Hellas Verona

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VERONA RITROVATO DOPO UN ANNO DI M…

Il presidente Setti è stato molto chiaro. E’ stato un anno di merda. Non ha ufficialmente ammesso i propri errori, ha rispolverato il motivetto della sfortuna, ma al di là delle dichiarazioni ha avuto il coraggio di tagliare con il passato e al momento la sua rivoluzione sta dando i risultati sperati. Il Verona chiude il 2016 in testa alla classifica del campionato di serie B, in linea dunque con gli obiettivi di inizio stagione. La squadra è riuscita a riprendersi dopo un periodo davvero difficile, quando ogni certezza sembrava sparita, dissolta nel nulla. E’ presto per esultare, siamo solo a metà percorso, la serie A è ancora lontana, ma dalle premesse estive terminare il 2016 con il titolo simbolico di Campione d’inverno non era così scontato (almeno per me).

Prima di parlare di mercato, di rinforzi, di cambiamenti, è giusto sottolineare la convincente prestazione dei gialloblù contro il Cesena. Adesso tutti a dire che la formazione romagnola è scarsa, quasi ridicola, facile da mettere sotto. Non è così. In questa serie B non c’è nulla di scontato e semplice. Pecchia ha imparato dai suoi errori, ha capito che Maresca non è un giocatore adatto per la sua idea di gioco, ha promosso titolare Zaccagni, ha difeso alcune sue scelte (Siligardi in primis) ed è andato avanti per la sua strada ritrovando risultati e antiche certezze.

Sono convinto che la partita più difficile (per Setti e per lo stesso Pecchia) arriverà il prossimo anno, se sarà serie A. L’allenatore insisterà sul possesso palla? Il suo Verona cercherà sempre di “fare la partita”? E con quali giocatori? Per una neopromossa che vuole salvarsi, giocare a viso aperto può essere molto rischioso. Ma avremo tempo e modi per analizzare questo aspetto. Adesso è prematuro.

Chiudo con il mercato. Stravolgere questo gruppo a gennaio sarebbe una follia. Serviranno alcuni ritocchi, soprattutto nelle seconde linee. Giusto valutare le condizioni di alcuni giocatori acciaccati e capire se potranno assicurare una certa affidabilità al loro rientro. Di sicuro in difesa manca qualcosa. A mio avviso il portiere non è un problema. Negli ultimi anni chi ha occupato questo ruolo è stato bersagliato da critiche sistematiche. Rafael, Benussi, Gollini, ora Nicolas. Ma avete visto cosa combinano alcuni loro colleghi anche più blasonati? Nicolas non ha paura ad uscire, si prende molti rischi, qualche volta sbaglia (normale) ma il suo bilancio è per me decisamente positivo. Mi spiace per Ganz, che meriterebbe di giocare di più. Setti ha assicurato che il giocatore resterà. La mia sensazione è un’altra. Spero vivamente di sbagliarmi. Simone è un buon attaccante con ampi margini di miglioramento. Uno su cui puntare per il futuro. Purtroppo però è della Juventus. E non è un aspetto di poco conto.

25
dic 2016
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IL VERONA C’E', L’ARBITRO NO

Non mi sento di crocifiggere Nicolas, che in occasione del gol del Carpi ha sicuramente sbagliato. Ritengo ugualmente grave l’errore di Siligardi che a centrocampo si è fatto soffiare il pallone ingenuamente, dando il via all’azione del vantaggio avversario. Il grande, vero scandalo di Carpi-Verona è stato l’arbitro. L’argomento non mi entusiasma, ma quando vedo ingiustizie enormi e direzioni di gara da arresto, non riesco a tacere. Probabilmente il signor Pasqua non può arbitrare a Natale. Battute a parte, questo fischietto ha dimostrato di non essere all’altezza di una partita “maschia” com’è stata Carpi-Verona. I giocatori di Castori l’hanno messa sulla rissa, randellando dall’inizio alla fine, reagendo in modo scorretto e provocatorio a situazioni tutto sommato normali e venendo quasi sempre graziati dall’arbitro, che non ha avuto le palle di estrarre il cartellino rosso, graziando i giocatori anche da quello giallo. Chiudo qui la questione fischietto e torno a parlare dell’Hellas, argomento secondo me più interessante.

La squadra di Pecchia avrebbe meritato la vittoria. Ha sempre cercato di fare la partita, ha reagito con carattere al gol preso e nella ripresa ha fatto di tutto per conquistare i tre punti. Una superiorità schiacciante confermata anche dalle cifre (tiri, passaggi riusciti, pericolosità ecc…). Bene la difesa, che ha sbagliato poco e ha dato una bella sensazione di solidità. Bene anche il centrocampo, sorretto dalla solidità di Fossati e Zaccagni e con un Bessa in ripresa. La nota dolente a mio avviso è stato l’attacco, poco incisivo se consideriamo le tante occasioni create. Romulo e Siligardi hanno mostrato enormi limiti in fase di conclusione. Per fortuna c’è Pazzini che non ha bisogno di sbagliare 3, 4 palle gol prima di fare centro.

Questione Ganz. A parole tutti lo esaltano e lo difendono, Pecchia in primis (“siamo contenti di lui”, “si allena alla grande”, “è un ottimo professionista”, “mai pensato di cederlo”). La realtà è che l’attaccante è sempre più lontano da questo Verona, anche perché l’allenatore sembra intenzionato a dare sempre più minutaggio a Gomez, tenendo Simone in panchina tra le ultime scelte. Mi piacerebbe vedere in tre o quattro partite di seguito Ganz titolare al fianco di Pazzini con un trequartista alle loro spalle (Bessa, Siligardi o anche Romulo). Pecchia non sembra ancora convinto di questa soluzione. Io invece la trovo perfetta, soprattutto adesso che gli esterni offensivi fanno fatica a trovare la via della rete. Ma a parte i giudizi sugli attaccanti scelti da Pecchia e le loro difficoltà, sono dell’idea che uno come Ganz andrebbe utilizzato molto di più.

20
dic 2016
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DOMINIO ED ERRORI

Nelle giornate più nere il Verona non avrebbe vinto contro questa Entella. Nelle giornate più nere avrebbe addirittura perso, giustiziato da Moscati ad inizio ripresa. Invece all’Hellas è andata bene e sinceramente il risultato è meritato. L’Hellas ha fatto molto di più della Virtus.

Le cifre non mentono: più tiri, più azioni d’attacco, più passaggi riusciti, più possesso palla e molto altro. Insomma, se c’era una squadra che doveva vincere questa era il Verona. L’Entella ha attuato la tattica più logica: intensità, densità, ordine e ripartenze. Ho letto tanti elogi per la formazione allenata da Breda. Sarò di parte, però io ho visto una squadra limitata, volitiva certo, ma piuttosto debole e con un atteggiamento che personalmente non mi entusiasma.

Il Verona ha dominato il match, nonostante le difficoltà legate proprio all’atteggiamento degli avversari e ai problemi che attanagliano l’Hellas in questo periodo. La squadra di Pecchia non è serena, segnata dalla sconfitta nel derby e dalle recenti batoste che non sono state del tutto riassorbite.

I gialloblù hanno messo in campo tanta grinta, tanta buona volontà ed anche tanti, troppi errori. Passaggi sbagliati, cross fuori misura, semplici appoggi trasformati in regali per gli avversari. Ho visto delle imprecisioni sorprendenti per giocatori professionisti. Ma nel complesso il mio giudizio è positivo. Contavano prima di tutto i tre punti. Sono arrivati. E al di là degli errori, il carattere della squadra mi è piaciuto.

11
dic 2016
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LA DURA REALTA’

Leggo e sento commenti disperati, come se il Verona, partito con l’obiettivo di tornare in serie A, fosse in fondo alla classifica agonizzante. Certo, l’illusione di un Verona spettacolare, sempre vincente, nettamente più forte di tutti c’è stata e adesso è più difficile sintonizzarsi su una lunghezza d’onda diversa, probabilmente più “giusta”. Prima tutto andava per il verso giusto. L’Hellas partiva forte, segnava ai primi affondi, controllava con sicurezza e poi piazzava il colpo del ko apparentemente senza faticare, agevolata anche da episodi spesso favorevoli. Sulle ali dell’entusiasmo e della consapevolezza di essere davvero forti tutto riusciva alla perfezione. Ora non più.

Onestamente mi aspettavo un campionato più simile a quello delle ultime giornate. In estate avevo previsto una squadra competitiva per lottare per i playoff, ma non in grado di affossare ogni avversario e prendere il largo sulle inseguitrici. Allenatore nuovo, rosa rivoluzionata, giocatori da verificare, gruppo da ricostruire. L’ottima partenza e le belle prestazioni avevano illuso un po’ anche il sottoscritto. Poi qualcosa si è inceppato. Gli avversari hanno perfezionato le loro contromisure, il Verona ha perso fiducia e un po’ di brillantezza in alcuni suoi elementi, piombando improvvisamente in un campionato diverso, dove il gap con le altre formazioni non è così elevato come si pensava, dove le qualità tecniche posso essere “azzerate” da corsa, pressing, ripartenze, animosità, gioco rude.

Obiettivamente questo campionato mi sembra più realistico, più vero e difficile com’era stato preventivato in estate. Ci sarà da lottare, la B è insidiosa, gli avversari metteranno sempre qualcosa in più contro il Verona… Sembravano frasi fatte, di circostanza. Erano concetti giusti. Questo è un campionato equilibrato, dove la classifica (almeno finora) conta davvero molto poco, dove le ultime possono mettere in difficoltà le prime, dove il Frosinone può prendere 3 gol in casa contro la Salernitana, dove il Cittadella può rifilarne cinque all’Hellas e poi perdere tre partite di fila.

La delusione dei tifosi è comprensibile dopo il derby perso con il Vicenza. Ma la stagione è ancora lunga e i campionati (come diceva Bisoli in sala stampa al Menti) si vincono in primavera. Una cosa è certa ed è giusto ricordarla: il Verona deve tornare in A. Dopo gli errori/orrori della passata stagione, Setti deve centrare l’obiettivo dichiarato: la promozione. E poi riprendere i vari discorsi interrotti (centro sportivo, stabilizzare il Verona in A ecc…). Io non ho mai parlato di “stravincere il campionato”. Ma l’obiettivo è chiaro. Mancarlo sarebbe un fallimento senza precedenti visto che mai in passato l’Hellas retrocesso era stato ricoperto di soldi come in questo caso. E al di là delle dichiarazioni di Setti, 25 milioni di euro sono tantissimi.

05
dic 2016
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Hellas Verona

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DIFESA IN CRISI

I problemi c’erano anche prima, ma adesso sono più evidenti, più visibili. La difesa del Verona traballava anche ad inizio stagione. La differenza sostanziale è che prima il gioco propositivo dei gialloblù permetteva ai difensori di essere meno sollecitati. La squadra viaggiava spedita e sicura delle proprie qualità verso vittorie meritate e a volte agevolate da episodi a favore. Giocatori in palla mentalmente e fisicamente permettevano all’Hellas di passare in vantaggio, di raddoppiare, di schiacciare quasi tutti gli avversari senza apparenti difficoltà. La difesa poteva anche sbagliare qualcosa, ma quando arrivavano i tre punti e tanti gol soffermarsi sulle sbavature di Bianchetti & C. sembrava esagerato e poco motivato.

Adesso è cambiato tutto. Il Verona ha perso quella sicurezza iniziale, complici le due batoste con Novara e Cittadella. Ha perso un pizzico di brillantezza in alcuni uomini chiave e non riesce più ad imporre quel gioco spumeggiante che aveva incantato in gran parte delle prime 13 giornate di campionato. Il sospetto è che in alcuni casi Pecchia abbia deciso di impostare le gare differentemente: meno belli, più equilibrati e concreti. Il risultato però è sotto gli occhi di tutti. L’Hellas è troppo spesso in balia dell’avversario (il Bari ha usato la tattica delle ripartenze, il Perugia ha fatto la partita, tolti i primi 20 minuti). E se non riesci più a macinare gioco e ad attaccare, sei costretto ad “esporre” il lato più debole all’avversario: la difesa. E per difesa intendo i giocatori del reparto arretrato, ma anche il modo di difendere di tutta la squadra, centrocampisti ed attaccanti compresi.

I gol incassati dal Verona nell’ultimo periodo sono da festival degli orrori (e degli errori). Una sequela di sbagli, ingenuità, sonni profondi, mancanza di concentrazione impensabili per una squadra che vuole vincere il campionato. A mio avviso ci sono più problemi che si sommano. Qualche giocatore ha dei limiti tecnici, c’è anche chi non è abituato a mantenere sempre alta la concentrazione, c’è probabilmente anche un problema caratteriale amplificato dalla perdita di sicurezza e certezze. Per non gettare tutto al vento, meglio correre ai ripari in gennaio con un paio di innesti mirati a centrocampo e in difesa. Serve gente pronta, predisposta alla battaglia e con buone qualità tecniche e morali. Serve soprattutto la volontà del presidente di spendere qualche soldino.

 

27
nov 2016
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LA LUCIDITA’ E GLI ERRORI DI PECCHIA

Il Verona è tornato alla vittoria, non ha preso gol, ha ritrovato bomber Pazzini e ha ripreso il comando solitario della classifica. Ha sofferto, com’era prevedibile, ha sbagliato qualcosa di troppo nelle geometrie, nell’ultimo passaggio e in qualche appoggio in apparenza banale. Ci sta. Volevo però soffermarmi sull’allenatore. Non mi aveva convinto la sua gestione del match con il Novara. Non mi era piaciuto nemmeno con il Cittadella. Contro il Bari è stato bravo nell’impostazione del match e nella scelta di sostituire Pisano con Zaccagni e non Maresca, arretrando Romulo. Ma al di là delle scelte e dei giudizi sulla formazione e sui cambi (sicuramente condizionati dal risultato finale) ho apprezzato Pecchia nel dopo partita.

E’ stato lucido nell’analisi, sottolineando giustamente le qualità del Bari, ha riconosciuto senza giri di parole le difficoltà incontrate nel finale di primo tempo e nella ripresa. Ha detto chiaramente che il Verona è stato anche fortunato e che la vittoria non deve nascondere quello che non ha funzionato. Giusto, giustissimo. Le sconfitte servono per crescere, ti fanno capire meglio gli errori. Se le prendi nel modo corretto ti posso servire per il futuro. Pecchia non è stupido e nemmeno cieco. Ha schierato una squadra più accorta, un centrocampo meno volubile. Fossati al centro davanti alla difesa, Bessa e Zaccagni interni pronti ad affondare e subito a rientrare, aiutati in copertura dagli esterni alti. L’idea di far arrivare rifornimenti a Pazzini dalle due mezzali non era male, anche se non si è quasi mai concretizzata, mentre Siligardi e Luppi, molto larghi, giocavano troppi distanti dal Pazzo. Con l’inserimento di Valoti ha giustamente cercato di migliorare la fase offensiva senza perdere equilibrio. Non mi è piaciuto invece l’inserimento nel finale di Maresca. Nel complesso però l’allenatore si è riscattato bene, così come tutta la squadra.

La vittoria contro il Bari dev’essere un nuovo punto di partenza. Giocare al Bentegodi aiuta. E domenica prossima sarà ancora così, questa volta con il Perugia.

20
nov 2016
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ADDIO CERTEZZE

Dopo le prime 13 giornate avevo alcune certezze. Il Verona è forte, ha qualità importanti per un campionato modesto, una rosa superiore, un portiere affidabile. La batosta con il Novara sembrava la classifica giornata storta ed ero pronto a scommettere in una grande prestazione con il Cittadella. E’ bastata una settimana per cancellare tutto. Se non hai a disposizione due centrali difensivi potenzialmente titolari (Caracciolo e Cherubin) e decidi di sconvolgere le posizioni dietro pur di non schierare le riserve (Riccardi e Boldor), significa che la rosa non è poi così ampia come si pensava. Se poi la squadra difende così male sui calci piazzati, qualche dubbio è giusto averlo. Che senso ha avere difensori in rosa che non vedono il campo nemmeno quando due centrali sono infortunati e uno ha la febbre? Mistero.

Nicolas mi aveva impressionato positivamente in questo avvio di campionato. Sicuro tra i pali, temerario ed efficace nelle uscite. Portiere moderno, si diceva. Una giornata storta ci può stare. Due no. Due prestazioni così rischiano di mandare in tilt anche portieri più navigati. Sono preoccupato. Il ruolo è delicatissimo. Con che stato d’animo scenderà in campo Nicolas contro il Bari? Di certo avrà qualche timore in più e la difesa potrebbe essere condizionata.

Meno belli, più equilibrati, più solidi e più concreti. I gialloblù sembrano questi dopo la vittoria di La Spezia. Addio anche a questo aspetto. I gol incassati a raffica e la leggerezza offensiva hanno ribaltato tutto. Improvvisamente la squadra appare ingolfata, incapace di reagire, caratterialmente debole e fisicamente meno pimpante.

Ero sicuro che non sarebbe stata una passeggiata e che prima o poi sarebbe arrivato il periodo nero, difficile. Ma non immaginavo certo un doppio tonfo del genere, nonostante tutti i dubbi espressi dal sottoscritto ad inizio stagione. Sono sempre convinto che il Verona abbia tante qualità e che sia più forte di tutte le altre formazioni. Ma per vincere servono anche doti caratteriali importanti. Servono cuore e testa insieme a gambe e qualità tecniche. Le prossime partite ci diranno se il gruppo ha anche queste caratteristiche. E il primo sotto esame è ovviamente l’allenatore che dovrà dimostrare di essere bravo a ricompattare la squadra, aiutandola a superare il momentaccio con scelte oculate, ponderate e intelligenti. L’equilibrio sbandierato fino a poco tempo fa è saltato anche attraverso le scelte di Pecchia che ha dimostrato frenesia e poca pazienza.

Con il Bari (galvanizzato dal successo sul Carpi) l’Hellas dovrà ritrovare quelle certezze che improvvisamente si sono dissolte.

13
nov 2016
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7.023

COS’E’ SUCCESSO?

Stravolgo un po’ questo blog. In genere scrivo il nuovo post dopo aver visto la partita. Quando non riesco a guardarla in diretta, segue la registrazione e poi a caldo espongo le mie impressioni. Questa volta ho deciso di lasciare a voi i commenti sulla partita perché in questa domenica non sono ancora riuscito a vedere il match. Ho però letto i commenti dei colleghi sui gruppi whatsapp dedicati e ho fatto un giro nelle pagine internet dei siti specializzati, compreso ovviamente quello del mio amico Vighini.

Che sia stata una giornata storta non ci sono dubbi. Ma vorrei capire da voi che animate queste pagine cos’è accaduto oggi al Bentegodi. Bisogna preoccuparsi? Sconfitta salutare? Preparazione sbagliata al match? Scelte di Pecchia da rivedere? Un esperto e vecchio cronista mi ha detto la sua. “Quando ho visto che l’allenatore ha iniziato a buttare dentro tutti gli attaccanti, ho capito che sarebbe arrivata una disfatta”, mi ha detto. Il vecchio cronista è mio padre, che da casa segue sempre con passione ogni partita dell’Hellas. Il suo primo commento è stato questo. Lettura corretta?

Di sicuro è arrivata una batosta inaspettata. Sono convinto che il gruppo saprà reagire, ma allo stesso tempo sono un po’ preoccupato per le dimensioni della sconfitta. Si può perdere, anche contro il Novara. Ma uscire dal campo con 4 reti sul groppone non è facile da metabolizzare. Mi date una mano a farlo?

09
nov 2016
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2.425

EQUILIBRIO PUO’ FARE RIMA CON GOL

In una recente conferenza stampa Pecchia ha ripetuto più volte un concetto che ad inizio stagione non era stato toccato. “Voglio equilibrio, dobbiamo essere equilibrati, per ottenere buoni risultati serve equilibrio”. Subito non ero riuscito a comprendere del tutto quelle frasi, anche perché l’Hellas di questa prima parte di stagione pressava alto, creava palle gol e segnava a raffica, concedeva qualcosa dietro ma nel complesso mi sembrava l’atteggiamento giusto per arrivare alla vittoria.

Dopo il successo sull’insidioso campo dello Spezia, credo di aver capito. Equilibrio non vuol dire abbandonare l’idea di attaccare o pensare solo ad evitare rischi in difesa. Equilibrio significa bilanciamento, avere un atteggiamento intelligente, riuscire a capire chi hai di fronte e agire di conseguenza. Equilibrio vuol dire non giocare come fa Zeman e non essere dipendenti da una solo giocatore. La trasferta di La Spezia ci ha restituito un Verona diverso, capace di resistere di fronte alla frenesia dell’avversario e di colpire con verticalizzazioni che non sembravano nel suo DNA. Se nell’unica partita dove non hai dalla tua il possesso palla riesci a segnare 4 reti, significa che la strada imboccata è quella giusta. Significa che equilibrio può fare rima con gol. 

Sono sempre dell’idea che da qui alla fine non sarà tutta una discesa. Arriveranno momenti meno esaltanti, qualche difficoltà, ma da quanto visto in queste prime 13 giornate non riesco a scovare una squadra più forte dell’Hellas o qualche formazione tra le inseguitrici in grado di togliere la leadership ai gialloblù. L’anno scorso il Cagliari mostrò la sua superiorità tra tante vittorie e qualche passo falso. Si alternò in vetta con il Crotone, tenendo sempre a debita distanza il terzo posto. Le due promosse direttamente hanno avuto un impatto molto diverso con la serie A. Esempi che ci faranno riflettere sul prossimo anno, ma adesso conviene restare sintonizzati su questa strana (e mediocre) serie B.