19
lug 2019
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Hellas Verona

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LA FORZA DELLE IDEE

La chiusura del calciomercato è lontana. Da qui al 2 settembre l’attuale rosa del Verona subirà svariati cambiamenti tra giocatori in uscita e qualche innesto che nei piani di D’Amico e Juric dovrebbe essere sinonimo di rinforzo.

Le risicate disponibilità economiche del presidente Setti sono note. Impossibile arrivare a giocatori di qualità già affermati (troppo costosi). Per evitare di recitare il ruolo della piccola comparsa con destino già scritto (retrocessione) c’è solo una strada da percorrere: idee giuste in base al progetto di gioco dell’allenatore.

E’ troppo presto per esprimere giudizi sul Verona di adesso, su quanto visto (e non visto) in ritiro, sulle presunte qualità di gente che ha fatto una fatica tremenda a competere nella passata stagione in B.

Il taglio prematuro di Aglietti ha di fatto azzerato ogni cosa, compreso il fattore entusiasmo-gruppo unito che spesso aiuta le neopromosse a reggere il confronto con squadroni sulla carta molto più forti.

Tardivamente Setti ha capito che il progetto Grosso era fallito e che bisognava ripartire da un profilo diverso, da un allenatore con personalità e con idee diverse rispetto ai suoi predecessori incapaci di fare breccia tra i tifosi.

Nei piani del presidente, Juric avrebbe dovuto rappresentare una svolta decisa, un nuovo corso con l’obiettivo di vincere il campionato di B, riacquistare credibilità tra il popolo gialloblù e quell’entusiasmo di piazza indispensabile per reggere la serie A.

Non è andata così e paradossalmente aver anticipato di un anno i programmi ha di fatto complicato un po’ tutto. Mai come in questo caso servono giusti agganci e buone idee. Offrire qualche birra ai tifosi in ritiro non basterà per far dimenticare errori e spettacoli indecenti degli ultimi anni.

03
giu 2019
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CARO PRESIDENTE, GIOCARE CON IL FUOCO E’ PERICOLOSO

Diciamolo chiaramente: Setti ha avuto un gran colpo di fortuna. Ha consegnato il Verona ad Aglietti, sperando per l’ennesima volta in un miracolo. Ha poi tentato, con i soliti messaggi/comunicati stampa, di avviare un processo di riconciliazione con il popolo gialloblù. Processo ancora molto lungo e difficile. Aver riportato la squadra in serie A è solo il primo piccolo passo, ma per ritrovare pace e credibilità serve molto altro.

Da alcuni anni Setti sta giocando con il fuoco, fa scommesse azzardate, si prende rischi enormi, affidandosi a gente dalle scadenti capacità,  poca propensa a recitare il mea-culpa. Qualche volta ti può andare bene, spesso arrivano mazzate. E se, come nel caso di questa promozione acciuffata per i capelli, pretendi magari di essere esaltato o addirittura sei convinto di dover ricevere delle scuse, significa che non hai ancora capito molte cose.

Sono rimasto basito quando ho letto il post di tal Emanuele Righi, stretto collaboratore del presidente: “Vi saluta il Buffone…  che hA ragione anche sto giro”. Evito di elencare tutte le promesse non mantenute da Setti, gli obiettivi mancati e le sue giustificazioni. Per cercare di riavvicinarsi ai sostenitori scaligeri il presidente dovrebbe fare una sola cosa: ammettere pubblicamente i suoi errori (affidare la squadra a Grosso, ad esempio), mostrando reale pentimento. E poi cambiare rotta con i fatti, costruendo una squadra competitiva per la salvezza. Nessuno gli ha puntato la pistola alla tempia obbligandolo a prendere il Verona. E se non si ha la forza economica necessaria per reggere ad alti livelli, si può anche fare un passo indietro, meglio ancora di lato, ed uscire di scena.

26
mag 2019
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IL BUON SENSO DI AGLIETTI

Ho sempre sostenuto che una delle colpe più grandi di Grosso è stata non essere riuscito a formare una squadra, tra continui cambi di formazione e ruoli. Una gestione scellerata di una rosa tutto sommato competitiva per questa serie B. Non è riuscito a far rendere al massimo buona parte dei suoi giocatori, ha insistito sul gioco orizzontale e su un possesso palla molto spesso sterile, non ha dato solidità alla difesa e ha fallito anche sul piano caratteriale. Il suo Verona si è spesso sciolto tra rassegnazione e mancanza di reazione.

Aglietti ha usato il buon senso, dando una logica alla squadra, dopo un esordio da brividi a Cittadella. Ci ha impiegato molto poco per rilanciare Laribi, per capire che Marrone al centro della difesa fa troppa fatica, che Faraoni è un terzino destro  (un controsenso farlo girare come una trottola tra centrocampo e attacco, soprattutto se in rosa ci sono svariate alternative) che Di Carmine aveva bisogna di fiducia e che Colombatto qualcosa poteva ancora dare.

L’allenatore toscano ha cambiato tante cose, anche se ha bocciato, dopo un solo tentativo, la convivenza dall’inizio tra Di Carmine e Pazzini. Ha optato per un gioco più verticale, ha dato certezze e trasmesso una buona dose di grinta e determinazione ai suoi ragazzi. E’ un Verona molto diverso rispetto a quello marchiato Fabio Grosso. Un Verona che ora è ad un passo dall’obiettivo di inizio stagione. Dispiace solo che il presidente non sia stato capace di vedere tutti i difetti dell’ex tecnico del Bari e gli abbia rinnovato la fiducia tanto a lungo. Ma ci sarà tempo per analizzare meglio gli errori di Setti e compagnia.

Ora c’è la doppia sfida con il Cittadella, un ostacolo difficile da superare, ma questo Verona, eliminati Perugia e Pescara, ha tutto per centrare l’obiettivo.

24
apr 2019
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FALLIMENTO SETTI E NUOVO STADIO

In questa tristezza di stagione mi sono preso una pausa perché tutte le volte che questo Verona dava un segnale confortante, sistematicamente seguivano figure di m…. E’ successo di nuovo, senza alcuna sorpresa, il tutto avvolto nella consueta mediocrità di una squadra incapace di trasmettere emozioni, di una dirigenza immobile, di un allenatore acerbo e prevedibile.

A quattro giornate dalla fine è sufficiente dare un’occhiata alla classifica del campionato di B per comprendere il fallimento gialloblù: meno 15 dal primo posto, meno 12 dal secondo e play off addirittura a rischio. Non meritano di essere commentate le ultime dichiarazioni del presidente, diramate attraverso il sito ufficiale della società.

Mi piacerebbe invece intavolare con voi un confronto sul progetto del nuovo stadio. Personalmente l’idea di avere in città un impianto moderno, funzionale, senza pista d’atletica, con servizi efficienti, spalti accoglienti, in grado di ospitare altre attività mi affascina. Se davvero, come ribadisce il sindaco Sboarina, il nuovo stadio non costerà nulla al Comune (e dunque ai veronesi), perché bocciarlo a priori? Non sono previste aree edificabili in cambio, non sorgeranno nuovi grandi centri commerciali in zona, ma di sicuro il quartiere – aspetto fondamentale – subirebbe una riqualificazione importante. Capisco il timore di chi vive vicino al Bentegodi. Anni di cantieri, lavori, disagi e poi? Chi ci facciamo giocare? Questo Verona con questa proprietà? Considerazioni sensate.

Credo che ogni grande opera comporti per un determinato periodo problematiche di vivibilità per chi risiede in zona. E questo non c’entra con la categoria della squadra o delle squadre della città. Disagi da mettere in preventivo anche se il Verona giocasse in A, magari inseguendo l’Europa. La mia speranza è che un nuovo impianto possa essere attrattivo per futuri investitori nel calcio gialloblù. Passeranno alcuni anni prima dell’inaugurazione dell’opera e sono convinto che a quel punto Setti avrà già finito la sua avventura nel Verona. Ripartire con una nuova proprietà, anche da categorie inferiori, sarebbe comunque intrigante se al posto di questo vetusto Bentegodi ci fosse uno stadio moderno che possa segnare una vera svolta con il recente passato.

Essere favorevole al nuovo stadio non significa approvare le modalità di costruzione con il prosciutto sugli occhi, senza verifiche. Il punto di partenza è che tutto dev’essere fatto in modo limpido, attraverso bandi, società e fondi regolari. Non coinvolgere il Credito Sportivo per un’opera pubblica di questo tipo mi lascia perplesso, ma se gli investitori hanno altre possibilità, nessun problema. Alla base di ogni procedura però ci dev’essere trasparenza. Se sarà così, ben venga il nuovo Arena Stadium.

04
apr 2019
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PERENNE CONTRADDIZIONE

Prima considerazione: finalmente una bella partita. Risultato giusto, risultato che serve molto più al Brescia che al Verona.

Seconda considerazione: a questo punto solo un miracolo può raddrizzare la stagione dei gialloblù. Dopo aver gettato al vento punti in partite alla portata, contro squadre modeste, di bassa classifica, il Verona ha aperto la serie di scontri diretti con un pareggio. E’ andato in vantaggio, è stato rimontato e superato, ha trovato il gol del 2-2 e non è riuscito a centrare l’obiettivo principale, la vittoria.

A fine gara qualcuno ha applaudito i gialloblù, qualcuno ha incensato l’allenatore, qualcuno è tornato a casa dal Bentegodi con animo sereno. In realtà di positivo c’è poco. La classifica parla chiaro. La serie A diretta è sempre lontana e il Verona è una continua contraddizione. La squadra scaligera manda segnali contrastanti, tra gare indecenti e rarissimi momenti d’esaltazione. Grosso continua a rivoluzionare la formazione, assegna ruoli diversi, rispolvera qualcuno e qualcun altro lo fa sparire dalla circolazione. L’unica certezza sembra essere Zaccagni (ci ha messo un bel po’ per capire l’importanza del giocatore, ma almeno ci è arrivato).

Io credo che arrivare ad aprile a meno sei dal secondo posto, in un campionato così mediocre, con i milioni del paracadute, sia un risultato molto negativo. Nonostante questo, respingo la tesi di chi dice che Setti non vuole tornare in A per mettere le mani sul secondo paracadute da 10 milioni. Giocare nella massima serie vorrebbe dire avere una trentina di milioni legati ai diritti. Certo, dovrai spenderne un bel po’ se vuoi puntare realmente alla salvezza, ma tra restare in B senza grandi certezze e in A sempre senza grandi certezze, non ho dubbi sulla scelta del presidente.

29
mar 2019
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CONTINUO A NON CAPIRE QUESTO VERONA

C’era un deludente pareggio interno con l’Ascoli da riscattare, in mezzo la sosta per recuperare energie. C’era anche il ricordo della buona trasferta di Perugia e la speranza di rivedere quel Verona più combattivo, più concreto, meno lezioso. Invece la squadra di Grosso si è presentata allo Zini con il primo obiettivo di non perdere. Lo si è capito vedendo la reazione allo svantaggio e l’atteggiamento rinunciatario subito dopo il pareggio su rigore di Di Carmine.

Possiamo discutere sulle scelte di Grosso, sulla formazione, sui moduli, ma a questo Verona è mancato l’ardore agonistico, ha giocato senza mordente, senza carattere, senza la voglia di vincere che era lecito attendersi. Sono convinto che se la Cremonese avesse segnato il secondo gol, avremmo visto un’altra partita, un’altra prestazione. E’ successo tante altre volte e tutto questo fa aumentare la rabbia.

Di Gaudio ha buone qualità e non è concepibile vederlo giocare in questo modo. Colpa sua e colpa anche di Grosso per come ha impostato il match (Di Gaudio deve avere spazio davanti per sfruttare velocità e dribbling). Di Carmine un fantasma, centrocampo senza idee, difesa ballerina. Questo ho visto a Cremona. Questo ho visto tante altre volte in questo modesto campionato.

Ultima annotazione su Pazzini. Quando va in panchina, dovrebbe essere il primo cambio. Soprattutto se Di Carmine non rende (quasi una costante) e se in campo giocatori come Laribi o Di Gaudio vagano senza meta e senza senso. Invece Grosso lo ha fatto entrare dopo Danzi e Henderson a pochi minuti dalla fine. Ennesima decisione scellerata di un allenatore che sinceramente fatico a capire. Proprio come questo Verona.

09
mar 2019
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CHE SIA LA VOLTA BUONA?

Due vittorie di fila, due vittorie diverse rispetto ai successi contro Spezia e Salernitana. Il Verona nelle ultime due uscite è sembrato più squadra, dotato di una discreta solidità, idee semplici ma efficaci. Niente di sensazionale e nemmeno spettacolare, ma in questa serie B piena di mediocrità, l’Hellas ha mostrato carattere (proprio così) e compattezza. Indicazioni confortanti, non sufficienti però per esultare o per lasciarsi abbandonare a prematuri sogni di gloria.

I campionati si vincono in primavera. L’antico ritornello non tramonta mai. E la primavera del Verona dice che dopo i match con Ascoli e Cremonese (in mezzo c’è la sosta), arriveranno gli scontri diretti con Brescia, Palermo, Benevento e Pescara. Quattro partite di fuoco, inframezzate dal riposo alla giornata numero 33,  tutte in aprile, il mese della verità.

Intanto, per capire se la squadra di Grosso sia realmente scesa dall’altalena, non resta che attendere l’ennesimo crocevia pericoloso sabato prossimo quando al Bentegodi arriverà l’Ascoli, squadra che ultimamente viaggia meglio in trasferta.

27
feb 2019
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CONTINUITA’… QUESTA SCONOSCIUTA

Su e giù, avanti e indietro, l’altalena del Verona non si ferma. Divertente? Assolutamente no. Purtroppo non siamo in un parco giochi e l’Hellas non è un bimbo che cerca emozioni dondolandosi. Per raggiungere la serie A evitando i rischi dei play-off, servirebbe continuità, fermare l’altalena e salire su un treno veloce dall’andamento costante. La squadra di Grosso invece non riesce a trovare un minimo di equilibrio, tra problemi di assenze e solite scelte scellerate del suo allenatore.

Anche in una giornata dove i tanti infortunati non avrebbero dovuto lasciare spazio a strane invenzioni, Grosso ha deciso di rispolverare Almici, che non giocava da dicembre, piazzando Faraoni più avanti e lasciando in panca centrocampisti di ruolo come Henderson (il suo accantonamento non ha spiegazioni logiche) e Colombatto. Il Verona a Lecce  non ha perso per questa mossa (Faraoni aveva giocato in mezzo al campo anche contro lo Spezia) ma senza Marrone, Zaccagni e Danzi, era proprio necessario riproporre un arrugginito Almici in difesa e rinunciare all’ex Crotone nel suo ruolo naturale?

Sui continui cambiamenti di formazioni e ruoli, sapete come la penso. Non voglio essere ripetitivo. Contro il Lecce il Verona ha gettato al vento l’occasione per rientrare realmente nella lotta per la promozione diretta. Il Benevento, salito al secondo posto, è a quattro punti, ma ha una partita in meno dei gialloblù come il Palermo. L’aspetto più preoccupante, al di là di calcoli, tabelle e speranze di rimonta, arriva dal campo, dalla prestazione piena di allucinanti errori, inammissibili per una formazione partita con l’obiettivo di vincere il campionato. A Lecce ho visto incredibili disattenzioni, mancanza di carattere, zero gioco e una preoccupante condizione atletica generale.

Dopo la trasferta positiva di La Spezia e il successo sulla Salernitana (al termine di una prova in chiaroscuro) i gialloblù sono apparsi scarichi e stanchi. Non un bel segno. Domenica prossima, ancora di sera, è in programma il derby veneto con il Venezia al Bentegodi. Sarà l’ennesimo crocevia per tentare di rimanere in scia delle prime. Per cancellare dubbi e perplessità serviranno però  altre partite e soprattutto altre vittorie.

 

23
feb 2019
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DUE VITTORIE PER EVITARE IL TRACOLLO

Gli ottimisti sostengono che i successi con Spezia e Salernitana rappresentano la tanto auspicata svolta. L’inizio della risalita verso la serie A. Io che ottimista non sono, ritengo le due vittorie importanti soprattutto per Grosso che ha salvato la panchina e per il Verona che ha evitato il definitivo tracollo.

Contro lo Spezia ho visto una squadra determinata, finalmente grintosa e bramosa di salvare il suo allenatore. Contro la Salernitana sono riaffiorati vecchi problemi, tra assenza di gioco, banali errori e preoccupanti blackout. Il risultato però dice che il Verona ha vinto e non è un dettaglio da poco.

Perplessità in attesa di nuovi esami. Questo allenatore non mi ha mai convinto. Non mi piace la gestione della rosa, le scelte e la girandola di giocatori e ruoli. Le ultime due vittorie non hanno cancellato le mie perplessità. Per sconfiggere lo scetticismo generale che avvolge il tecnico, insieme a società e squadra, serviranno altri test e soprattutto altri successi, iniziando dall’insidiosa trasferta di Lecce nel turno infrasettimanale.

Chiudo con una triste annotazione. Questo calcio spezzatino, con partite di sera, tra anticipi, posticipi, spostamenti di orari e giorni, oltre alla pochezza tecnica generale di questo campionato e alla quasi totale assenza di spettacolo, stanno allontanando i tifosi e svuotando gli stadi. Una desolazione vedere il Bentegodi venerdì sera così poco frequentato, riscaldato solo dai cori dei fedelissimi della Curva Sud e del Primo Febbraio.

Riaccendere la passione dei tifosi dovrebbe essere una priorità di chi guida il movimento. Invece l’unica preoccupazione è vendere i diritti TV e web a prezzi sempre più alti per ottenere grandi introiti da distribuire alle società. Un sistema che, senza l’entusiasmo della gente, può reggere ancora per qualche anno. I tifosi si stanno stancando, anche quelli “da divano”. Arriveranno sempre più disdette di abbonamenti a pay-tv e piattaforme web. A quel punto forse si cercheranno nuove soluzioni per superare la crisi. Senza spettatori ogni evento sportivo perde interesse e valore.

11
feb 2019
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Hellas Verona

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FIGURACCIA

Un direttore sportivo con il prosciutto sugli occhi, un allenatore in confusione, una società-barzelletta e una squadra che rimedia l’ennesima figuraccia. Oggi il Verona è tutto questo. Sostenere che i gialloblù hanno giocato una grande partita contro il volenteroso Crotone vuol dire non vedere le cose con lucidità. Una formazione che vuole vincere il campionato non può accontentarsi di una palla gol sbagliata ad inizio partita e di un colpo di testa sballato a fine primo tempo. Una formazione che vuole vincere il campionato dovrebbe giocare con ben altra intensità, creare molto di più, dare segnali diversi contro una squadra che lotta per salvarsi.

Invece il Verona ha mostrato limiti enormi, ha lasciato per lunghi tratti il pallino del gioco agli avversari, ha fatto una fatica tremenda a creare azioni decenti e si è svegliato solo nel secondo tempo, dopo essere andato sotto e soprattutto dopo l’espulsione di Rodhèn. Troppo poco. Il diesse D’Amico, anziché ammettere tutto questo, ha preferito spostare il tiro su Telenuovo, come se il problema principale fossero Vighini, Vitacchio e qualche articolo giustamente critico nei confronti di una società al limite del ridicolo.

I toni usati dal signor D’Amico si qualificano da soli, non servono altri commenti. E intanto le altre, che prima balbettavano, ora parlano in maniera più sciolta. La serie A diretta è lontana otto punti, il primo posto nove. Lo Spezia, prossimo avversario, è balzato al sesto posto davanti al Verona.