26
mar 2017
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Hellas Verona

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PECCHIA IN CONFUSIONE

Non riuscire a segnare il secondo gol contro un Pisa allo sbando è la colpa più grande di questo Verona. Il rigore non concesso alla fine non può nascondere gli errori dei gialloblù e di Pecchia. L’allenatore continua a rivoluzionare la formazione iniziale, effettua cambi opinabili, mostrando con i fatti di essere in confusione. A parole invece Fabio sembra sempre convincente. Ripete che la squadra è in crescita, che i suoi giocatori sono motivatissimi, uniti e pronti per il rush finale.

Non è nemmeno un tecnico fortunato. A sorpresa decide di tenere fuori Bianchetti e il suo sostituto (Boldor) commette un errore imperdonabile sul traversone che manda in gol Tabanelli. Ma al di là di buona o cattiva sorte, non mi hanno convinto i cambi del secondo tempo. Franco Zuculini è stato il migliore del primo tempo. Non ne aveva proprio più? Probabilmente sì. Ma se lo sostituisci con Fossati, significa che pensi prima di tutto a contenere e non a segnare il secondo gol. Discorso simile per Siligardi, anche lui tra i più positivi. Se preferisci sostituirlo con Zaccagni e non con Luppi o Fares, l’intenzione è facilmente prevedibile.

Capitolo rigore non dato. L’entrata su Zaccagni mi è sembrata obiettivamente irregolare. Il rigore ci stava. Andava poi calciato e realizzato. Tutto questo, ripeto, non può cambiare il giudizio sull’operato di Pecchia, le sue scelte e quelle della società in sede di mercato invernale. Se vuoi giocare con una punta centrale, devi avere esterni veloci, bravi nell’uno contro uno, capaci di saltare l’uomo, di andare al cross o puntare verso la porta. E se sei una società forte, hai l’obbligo di investire in questo settore che ha fatto acqua per quasi tutto il campionato. Alzare Zaccagni, provare con Bessa, avanzare Romulo sono comunque ripieghi. E se gli esterni che hai (Luppi, Fares, Gomez, Siligardi, Troianiello) giocano a singhiozzo o non giocano per nulla, vuol dire che qualche problema c’è stato anche in sede di campagna acquisti, inutile girarci intorno.

19
mar 2017
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Hellas Verona

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ILLUSIONE E DELUSIONE

Le parole di Pecchia alla vigilia del match con la Pro Vercelli hanno contribuito a creare aspettative e illusioni. “Stiamo bene, la squadra è in crescita, vedo i ragazzi motivati, il periodo difficile è alle spalle”… Dichiarazioni che ti spingono a credere che il Verona tornerà ad essere quello d’inizio campionato: bello e vincente.

Se Pecchia vede il gruppo in crescita, se davvero i tanti acciacchi che hanno frenato alcuni giocatori sono superati (fatalità i problemini vengono rivelati sempre a posteriori) è normale aspettarsi qualcosa di più rispetto alle partite precedenti.

E quando le aspettative sono alte, la delusione diventa maggiore se non si ottengono i risultati sperati. Se Romulo continua a deludere, se Fossati non è più quello di prima, se Pisano torna titolare contro ogni logica, se Siligardi continua ad avere un rendimento altalenante, significa che la squadra scaligera non è così in crescita come dice il suo allenatore. Probabilmente il Verona è questo e dobbiamo farcene una ragione. Ci sarà da lottare fino all’ultimo senza avere certezze sul risultato finale. Quello che quasi tutti avevano preventivato in estate, prima dell’inizio del campionato. Poi arrivò la grande illusione ed ora la delusione.

In realtà l’Hellas è in piena corsa, ma l’allenatore deve avere il coraggio di tenere fuori anche i senatori che non girano. Romulo non è intoccabile. Pisano deve capire che non ha il posto assicurato e questo vale per tutti.

Infine Ganz. Pecchia lo ha rilanciato dall’inizio. Decisione logica e un po’ tardiva, ma non importa. Simone ha risposto con un gran gol nel finale che ha evitato il tracollo, dopo un match piuttosto anonimo (e non per colpa sua). Ganz è stato servito poco e male. Era successo altre volte con Pazzini, ma l’attaccante di razza sa lasciare il segno anche toccando pochi palloni. Ganz merita di essere riconfermato con il Pisa, Pazzini può recuperare senza fretta.

14
mar 2017
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Hellas Verona

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MONTAGNA DA SCALARE

Capisco la delusione del pubblico del Bentegodi. Capisco i fischi, la rabbia, le critiche per una vittoria mancata e per quel primo posto non ritrovato. Quando crei tanto senza riuscire a segnare (e non è la prima volta) qualche problema in zona offensiva c’è, è sotto gli occhi di tutti.

A 12 giornate dalla fine però bisogna avere la forza per voltare pagina e continuare la scalata verso la vetta. Lasciarsi prendere ora dallo sconforto non ha senso. Squadra, allenatore, giocatori, ma soprattutto tifosi, devono archiviare in fretta questo deludente 0-0 con l’Ascoli e riprendere a marciare tutti insieme verso il traguardo. La strada è ancora molto lunga, tanti i punti a disposizione (36 per la precisione).

Il Verona contro l’Ascoli ha dominato. Ha incontrato qualche difficoltà, com’era prevedibile (vi ricordate il match d’andata?), ha avuto momenti esaltanti durante i quali ha creato tantissimo. Ha messo alle corde l’avversario. Gli è mancato il colpo del ko, che non è poca cosa, sia chiaro. Una delle grandi differenze tra i buoni attaccanti e i campioni sta proprio lì, negli ultimi metri, dove servono qualità rare: freddezza, concretezza, lucidità, cattiveria. “Vedere la porta” è prima di tutto una dote innata che può essere migliorata con il tempo, gli allenamenti, l’esperienza. Ma se la porta non riesci a vederla, non puoi sperare di diventare un cecchino infallibile da un giorno all’altro. Poi ci sono periodi buoni e momenti neri anche per i grandissimi. Fasi dove al primo tocco il pallone va in porta e giornate in serie dove prendi pali, traverse o dove il portiere avversario sembra un marziano piglia tutto. Nel complesso però il Verona là davanti, soprattutto quando manca Pazzini, ha qualche problema di troppo. Per il numero di azioni d’attacco e situazioni offensive che crea, realizza davvero pochissimo.

Pecchia ha provato diverse soluzioni, soprattutto sulle corsie esterne. Ha cambiato giocatori, posizioni, ha ruotato un po’ tutti. L’unico che non ha avuto ancora continuità è Simone Ganz. L’ex Como è stato frenato da problemi fisici e probabilmente non è riuscito a metabolizzare le numerose panchine in serie. Credo che adesso sia arrivato il suo momento. Almeno lo spero. Sabato la capolista Spal gioca a Carpi, mentre l’Hellas è di scena a Vercelli. I gialloblù non hanno alternative: devono riprendersi i due punti persi con l’Ascoli. Devono (per essere più chiari) vincere.

05
mar 2017
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Hellas Verona

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SFATATO IL TABU’ TRASFERTA

Quattro mesi senza vincere lontano dal Bentegodi, quattro mesi di alti (pochi) e bassi (tanti). Quando entri in periodi così neri, tornare al successo diventa la notizia più importante. Il Verona c’è riuscito sull’ostico campo del Brescia, giocando un match non esaltante, complicato, pieno di sofferenza e qualche errore di troppo, soprattutto in attacco. Dimentichiamoci la squadra d’inizio campionato che giocava libera di testa, che dava spettacolo e segnava a raffica. La realtà oggi è un’altra. Inutile continuare a ricordare quel Verona che a mio avviso non vedremo mai più. Gli avversari sono cresciuti e hanno preso le misure, ma soprattutto è cambiato il Verona negli uomini e nella testa ed è cambiato anche Pecchia.

A Brescia ho visto Pazzini un po’ in difficoltà. Se non gira il Capitano, tutto diventa tremendamente difficile. Siligardi e Gomez, nelle previsioni estive, dovevano essere i titolari in grado di fare la differenza in questa categoria. Luppi il primo cambio dalla panchina. Se non giocano nemmeno un minuto in una delle partite chiave di questo periodo, significa che qualche problema c’è. Da qualche settimana Souprayen si limita al compitino, faticando tremendamente in quello che doveva essere il suo punto di forza: la progressione in velocità sulla fascia. Avrebbe bisogno forse di un po’ di riposo e di una valida alternativa che durante la settimana metta in discussione la sua titolarità. Quando sai che il posto è sempre tuo, inconsciamente rischi di rilassarti.

In mezzo al campo Pecchia sta facendo di necessità virtù. Fossati è stato frenato dall’infortunio al setto nasale, Franco Zuculini va ancora gestito dopo i noti problemi muscolari legati ai più gravi guai al ginocchio. E così il tecnico è stato quasi costretto a piazzare Bruno Zuculini davanti alla difesa, ricevendo risposte non proprio confortanti. Con il ritorno di Fossati e (speriamo) la crescita di Franco, l’Hellas non potrà che migliorare e farsi trovare pronto per lo sprint decisivo tra aprile e maggio.

Sono contento per Cappelluzzo, che è di proprietà del Verona e sta avendo la possibilità di mostrare le sue doti. Mi spiace per Ganz, che in questo periodo sarebbe tornato utilissimo. Se gioca così poco, significa che il ragazzo ha un po’ mollato. Felice di essere smentito al più presto.

01
mar 2017
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Hellas Verona

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PRIMA (PICCOLA) MISSIONE COMPIUTA

Battere l’ultima della classe in casa era il minimo che si potesse chiedere a questo Verona. Missione compiuta, obiettivo centrato. Vittoria meritata, anche se nel primo tempo si sono vissuti momenti critici, nonostante il vantaggio del ritrovato Pazzini. Ansie, paure, timori hanno bloccato l’Hellas, dando slancio alla Ternana che avrebbe potuto girare il match con quel calcio di rigore regalato dal macchinoso Bruno Zuculini con un passaggio all’indietro da arresto. Questa volta l’episodio ha sorriso ai gialloblù. Se Avenatti non avesse sbagliato, sarebbe stata una serata da incubo per i gialloblù.

Il Bentegodi, quando il pubblico non spinge ma fischia al primo errore, si trasforma in ostacolo difficile da superare, un pericoloso boomerang, un peso enorme che non tutti i giocatori riescono a sostenere. E il clima ieri non era certo favorevole. E’ triste sentire tanti mugugni alla lettura delle formazioni. Il pubblico, sia chiaro, ha tutto il diritto di manifestare il proprio disappunto, ma se tiene davvero al Verona, dovrebbe farlo a fine partita, non al primo errore. Possiamo discutere all’infinito sugli errori di Pecchia, i difetti dei giocatori e relativi sbagli, ma in un momento così difficile della stagione, contestare a priori aiuta solo l’avversario di turno.

Battuta la Ternana, la vera prova del nove arriverà domenica prossima a Brescia. La squadra di Brocchi in casa ha perso solo una partita con l’Avellino. I problemi dell’Hellas in trasferta sono conosciuti. Vincere al Rigamonti darebbe un nuovo senso al campionato del Verona.

25
feb 2017
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PECCHIA SOTTO ESAME

E’ arrivato il momento di analizzare il lavoro di Pecchia. Avrei preferito rinviare la discussione a fine campionato (il tema potrà essere ripreso) ma dopo quello che ho visto a Frosinone mi sembra giusto parlare anche delle scelte dell’allenatore e di come ha presentato il suo Verona nella partita (ad oggi) più importante del campionato. Modulo rivoluzionato, Fares (mancino puro) a destra, Cappelluzzo titolare insieme a Pazzini, Ganz ancora in panca. Scelte che prima del fischio d’inizio non mi avevano per nulla convinto. E infatti il Verona ha fatto una fatica tremenda a reggere l’urto della capolista, il Frosinone. Fares era spaesato, i meccanismi sembravano inceppati, la squadra in confusione.

Nel secondo tempo Pecchia ha cambiato modulo, capendo l’errore iniziale. Ma regalare un tempo ad un avversario così è da pazzi, soprattutto in una situazione critica come quella gialloblù, con la vittoria in trasferta che manca da una vita e il gol che non arriva da un bel po’. L’Hellas è stato preso a pallate per un tempo. Quando ho visto il Frosinone sbagliare almeno tre limpidissime occasioni, mi sono aggrappato alla “legge del calcio”. Gol sbagliato, gol subìto. Speranza vana. Nel secondo tempo il Verona ha mostrato discreti segnali di reazione, senza riuscire a pareggiare. Pecchia è ancora alla ricerca della squadra perduta. Ha lasciato fuori alcuni suoi vecchi pallini, ha cambiato uomini e modulo, non ha ottenuto i risultati sperati e al microfono ha cercato di apparire sicuro, fiducioso, tranquillo. Indicazioni purtroppo poco incoraggianti. A questo punto del campionato, se vuoi conquistare uno dei primi due posti, dovresti essere già lanciato e non alla ricerca del giusto assetto e della formazione più affidabile.

Il tempo per recuperare non manca, Pecchia ha avuto il coraggio di cambiare, ma il campo non gli ha dato ragione. E’ riuscito ad ottenere il massimo dai giocatori a disposizione? Io credo di no. Avrebbe potuto fare meglio se la società avesse agito diversamente sul mercato? Probabilmente sì. Ma come è successo con alcuni suoi colleghi passati da queste parti, è lui ad aver avallato questo mercato, ribadendo che la squadra è forte, in crescita e in grado di vincere per tornare in A. E se le cose non vanno bene, il primo ad essere messo sotto esame è (giustamente) l’allenatore.

21
feb 2017
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Hellas Verona

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ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO

Segnali di risveglio, ma solo segnali. Il Verona non è ancora guarito, Pecchia ha parlato di grande prestazione, il pubblico del Bentegodi si aspettava qualcosa di più, visto che alla fine dagli spalti sono arrivati tanti fischi.

Contro la lanciatissima Spal Pecchia ha sorpreso un po’ tutti lanciando dall’inizio Fares, Boldor e Franco Zuculini. Ha preferito alzare Zaccagni, tenendo Bessa sulla linea mediana con licenza di svariare soprattutto a sinistra. Ha provato a vincere inserendo tutto il potenziale offensivo a disposizione (non c’erano Gomez, Siligardi, Romulo, Valoti) variando assetto tattico e prendendosi anche tanti rischi. E’ andata bene, se pensiamo alla clamorosa traversa colpita da Vicari al minuto 85. E’ andata male, se consideriamo il numero di azioni offensive gialloblù con tante potenziali palle gol gettate alle ortiche. Troppi tiri sballati, troppi cross non raccolti, troppi errori nell’ultimo passaggio.

Il Verona ha avuto un buon approccio, è partito forte, ha cercato di fare sempre la partita, ma sono mancati soprattutto i fedelissimi di Pecchia. Bessa e Fossati non mi sono piaciuti. Pazzini si è dannato l’anima senza risultare efficace come in altre partite. Ho apprezzato invece la grinta e le qualità dei “nuovi”. Zuculini ha fatto il massimo, guadagnandosi la sufficienza piena, nonostante l’inevitabile calo nella ripresa (e la prevedibile sostituzione). Se non avrà altri crolli fisici, è un giocatore da riconfermare. Fares ha ripagato ampiamente la fiducia dell’allenatore. Anche Boldor, al di là di un paio di passaggi sbilenchi, ha mostrato la giusta cattiveria e quella fisicità che si sposa perfettamente con il dinamismo del suo compagno di reparto Caracciolo. Il tanto criticato Nicolas è sempre intervenuto con sicurezza, neutralizzando anche un paio di palloni al veleno. Segnali positivi che Pecchia ha recepito in vista della trasferta infuocata di Frosinone.

La prossima partita non può essere considerato uno spareggio promozione, ma un test importantissimo sì. Un match che darà indicazioni fondamentali sul reale stato di salute della squadra. Se al Bentegodi l’Hellas ha mostrato segnali di risveglio, fuori casa la situazione è disastrosa da mesi. E’ arrivato il momento di invertire la rotta per ritrovare fiducia, punti, entusiasmo, lanciando un messaggio importante al campionato. Ma tenendo anche presente che dopo Frosinone ci saranno altre 15 partite, 45 punti a disposizione. Un’enormità.

11
feb 2017
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Hellas Verona

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FRAGILITA’ MENTALE E NON SOLO

Il titolo originale di questo blog doveva essere “Disarmante fragilità”. Ma avevo un dubbio: mi sembrava di avere già usato questo titolo. Così ho fatto una ricerca e ho scoperto che l’avevo utilizzato esattamente un anno fa: 11 febbraio 2016. Era il Verona di Delneri che perse 2-0 sul campo della Lazio. Parlavo di Gomez involuto, di Romulo non pervenuto, di mancanza di gioco e di rifornimenti per la coppia d’attacco Toni-Pazzini. Ho così pensato di cambiare, anche se il concetto è lo stesso. Il Verona di Pecchia sta mostrando una fragilità preoccupante. Fragilità mentale, caratteriale, ma anche fragilità difensiva ed una inspiegabile inefficacia offensiva che avevo già evidenziato sette giorni fa.

L’Hellas gioca bene, prova sempre ad arrivare in zona gol con la manovra, crea tante potenziali occasioni ma concretizza troppo poco. E’ un periodo anche poco fortunato, ma quando le cose non girano bene, bisogna avere la forza mentale e caratteriale per vincere anche la sfiga. Questo Verona sembra ostaggio soprattutto delle sue paure e delle sue difficoltà. E quando non riesce a segnare e si trova sotto, fa una fatica tremenda a rimontare. Con il Benevento c’è riuscito ma è sembrato un evento quasi casuale.

Normale che il discorso scivoli su Pecchia. Allenatore preparato, ma poco esperto. Tecnico con idee affascinanti, ma forse non sempre applicabili in questa serie B e più in generale nel calcio italiano. Davo a lui grandi meriti quando il suo Verona ad inizio stagione metteva sotto ogni avversario ed è giusto ora metterlo in discussione alla luce dei citati problemi. Toccherà a lui trovare le giuste soluzioni per rilanciare la squadra, spegnere le critiche e centrare l’obiettivo promozione.

Anche se qualche giocatore l’abbiamo forse sopravvalutato, sono sempre convinto che la rosa gialloblù sia la più forte del campionato. Mancare la promozione diretta sarebbe già un fallimento.

04
feb 2017
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SFOGHI, ERRORI, RISCHI E UNA CERTEZZA: SARA’ DURA

Il Verona contro il Benevento non mi è piaciuto. Ha sofferto troppo, ha mostrato lacune dietro, ma anche poca concretezza davanti considerate le tante azioni offensive create. Non voglio passare per disfattista, ma qualcosa non mi torna. Le parole di Fusco sul mercato, amplificate da Pecchia, non mi convincono. Quando entrambi ripetono che il grande acquisto di gennaio è Gomez, mentono sapendo di mentire. Gomez è involuto, forse fuori condizione, forse demotivato o forse poco adatto al calcio che vuole Pecchia. Se dopo una partita da titolare, Juanito finisce due volte in panca, significa che non è lui il grande acquisto. Se in rosa, sotto la voce attaccanti, hai otto giocatori, ma preferisci spostare Romulo o Bessa più avanti, c’è qualcosa che non va.

A proposito di Romulo… Le sue dichiarazioni sono chiare e per certi versi clamorose. Lui preferisce giocare a centrocampo, partire da dietro e ha lanciato un messaggio chiaro all’allenatore. “Sono a disposizione, faccio quello che chiede il mister, ma davanti trovo più difficoltà. Se potessi scegliere, giocherei sempre a centrocampo”. Già, il centrocampo, settore strategico e fondamentale per lo sviluppo del gioco gialloblù. Le cose andavano bene (in linea generale) con Romulo interno, uno che in serie A, prima che fosse inghiottito dalla pubalgia, aveva fatto prestazioni straordinarie in quel ruolo. Cambiargli posizione, a mio avviso, ha poco senso.

In questa modesta serie B la qualità è importante, ma se mancano il furore agonistico, lo spirito da battaglia, il carattere, si rischia grosso. Aggiungiamoci le solite sbavature difensive ed ecco che anche il volitivo Benevento può metterti in crisi. Dietro il Verona sbanda troppo facilmente anche per errori individuali che evidenziano molti limiti dei difensori in rosa e un centrocampo che aiuta poco. Solo in questo senso riesco a comprendere la riconferma di Bruno Zuculini, uno che dovrebbe dare più copertura ed equilibrio. Al momento la fiducia che gli sta dando Pecchia non sembra essere del tutto ripagata.

Chiudo con lo sfogo del direttore sportivo Fusco. Scagliarsi sull’arbitro ci può stare. Non mi ha convinto la sua lettura della partita (dominio assoluto del Verona). Ma forse anche in questo caso ha bluffato un pochino, sapendo ma non dicendolo, che qualcosa contro il Benevento non ha funzionato.

30
gen 2017
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FORTINO BENTEGODI, MA…

Il Verona ha vinto, è tornato in testa alla classifica, ha dato un segnale importante alle dirette concorrenti, ha riscattato il ko di Latina. Tutto bene? No. La prestazione dei gialloblù non mi ha convinto del tutto. La Salernitana ha avuto troppe occasioni, troppa libertà ed è arrivata in zona gol troppo facilmente. L’Hellas ha sofferto più di quando avrebbe dovuto. “La serie B è questa: dura, difficile, equilibrata. La Salernitana una squadra forte ed esperta”, i concetti espressi da Pecchia nel dopo partita. Verissimo, ma resto della mia idea: il Verona avrebbe potuto (e dovuto) fare meglio.

Ha ragione Pecchia quando dice che l’ambiente è un po’ come la sua squadra. Si esalta e diventa un’arma a favore quando le cose vanno bene, si deprime trasformandosi in un pericoloso boomerang quando i gialloblù incontrano qualche difficoltà. Resta il fatto che in casa il Verona viaggia alla grande. Il Bentegodi è una sorta di fortino (quasi) inespugnabile. Solo il Novara è riuscito a vincere al termine di un match strano, falsato dall’arbitro e probabilmente preparato non nel modo giusto in settimana. Ma è acqua passata. E la lezione, anche se c’è voluto un po’ di tempo, è stata utile.

In attesa di vedere miglioramenti in trasferta, è in arrivo un’altra partita nel fortino. Venerdì sera arriverà il Benevento, squadra che ha costruito le sue fortune proprio nello stadio di casa (9 vittorie, 3 pareggi, 0 sconfitte). In trasferta invece fa più fatica, ma resta un avversario ostico e pericoloso. E’ quarto in classifica ad un punto dalla Spal e a due dal Frosinone. E’ reduce da una schiacciante vittoria per 3-0 sul Carpi e farà di tutto per rosicchiare punti alla capolista. Sarà un’altra gara intensa condita da sofferenza per i gialloblù. Ma questo Verona non è sempre decifrabile e potrebbe anche stravincere convincendo. La mia speranza è questa, aspettando la chiusura del mercato che non sarà sicuramente con il botto (qui la previsione è più facile).