07
ott 2019
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Hellas Verona

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CERVELLO E CUORE

In questo Verona completamente modificato ci sono tante belle sorprese. Quando una squadra gira bene, i meriti vanno spartiti. L’allenatore ha portato nuove idee, rispetto al recente passato. Ha puntato su un modulo diverso, ha voluto giocatori con determinate caratteristiche, ha tagliato gente ritenuta non adatta al suo calcio e alla serie A, ma c’è un elemento che ha sorpreso tutti in positivo: Sofyan Amrabat.

Quando scrivevo “la forza delle idee” mi riferivo a questo. Con disponibilità economiche limitate, bisognava scovare elementi come l’olandese-marocchino. O come Miguel Veloso, centrocampista conosciuto, dal passato glorioso, ma quasi dimenticato (svincolato e in cerca di nuovi stimoli).

Se hai determinate qualità e un allenatore che crede in te, tornare a certi livelli è più facile.

Amrabat e Veloso rappresentano il cervello e il cuore di questo Verona. Dettano i tempi, hanno qualità che si sposano alla perfezione: visione di gioco e piede vellutato il portoghese; forza fisica, progressione, dribbling da favola l’olandese che ricorda tanto il panzer dello scudetto Hans Peter Briegel.

Amrabat ha solo 23, il Verona può riscattarlo per 3,5 milioni di euro. Se continuerà su questi livelli, si potrebbero aprire importanti aste tra i grandi club per averlo con entrate milionarie nelle casse gialloblù. Ci sarà tempo per affrontare questi argomenti. Adesso godiamoci le mirabolanti prestazioni di questo ragazzo classe ’96 che ha già conquistato tutti.

Ci sono altri aspetti da esaltare in questo Verona: la solidità difensiva, la bella sorpresa Kumbulla, la grinta, la determinazione, “la panchina”, la buona condizione atletica generale. Ci sarà tempo per approfondire anche questi argomenti. La stagione è solo agli inizi, la salvezza ancora molto lontana.

25
set 2019
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Hellas Verona

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PRUDENZA E PUNTI PERSI

Aspettare, difendersi con intensità, ripartire e colpire. Una strategia studiata a tavolino da Juric per abbassare il rischio di concedere troppi spazi al contropiede dell’Udinese.

Fosse entrato il colpo di testa di Stepinski, i commenti sarebbero stati di altro tenore. Invece rimane soprattutto molto rammarico per l’occasione mancata e due punti salvezza gettati alle ortiche. Il dubbio rimane: non sarebbe stato più opportuno partire forte, togliere il fiato ad un avversario pieno di problemi, metterlo alle corde ed eventualmente gestire le energie nella seconda parte del match?

La prudenza non sempre paga anche se non mi sento di condannare in toto il piano preparato dall’allenatore del Verona. Nella ripresa c’è stata solo la squadra gialloblù in campo, sorretta da un centrocampo sempre più convincente, brava nello sfruttare anche le corsie esterne (soprattutto quella di Faraoni) e nel complesso agevolata da una buona condizione fisica generale. Altra domanda: per quanto il Verona riuscirà a tenere questi ritmi e a correre tanto?

Ho l’impressione che la preparazione atletica sia stata appositamente “bilanciata” per permettere alla squadra una partenza del campionato al top con l’obiettivo di mettere in classifica il maggior numero di punti per poi affrontare l’inevitabile calo fisico senza troppe ansie o paure. Peccato aver disputato due match a ritmi altissimi contro Milan e Juventus e non aver raccolto nulla, a parte complimenti e applausi.

Il turno infrasettimanale è sempre insidioso. Lo spreco di energie fisiche e mentali si paga molto spesso nella terza partita. Il Verona, rispetto al Cagliari prossimo avversario, ha un giorno in più di recupero.

Il test di domenica in Sardegna (inizio alle 18) sarà molto indicativo nolo solo per valutare la tenuta atletica dei gialloblù. In una serie A molto livellata in basso, non è ancora semplice individuare le tre squadre che il Verona dovrà tenere dietro per salvarsi. Di sicuro sarà una lotta lunga, equilibrata e difficile. Ma dopo la delusione mista a rassegnazione dell’anno scorso, ora la situazione appare meno drammatica. Questa squadra ha già ottenuto un piccolo successo: ha dimostrato di potersela giocare. Un punto di partenza niente male.

16
set 2019
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Hellas Verona

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LO STADIO NON E’ UN TEATRO

Ci sono commissari della Lega (Calcio) che non vedono l’ora di segnalare ululati razzisti, soprattutto quando vengono spediti al Bentegodi a seguire un match del Verona. Ci sono giornalisti che anziché preoccuparsi dei problemi del Milan o del gioco asfissiante dell’Hellas, aspettano con ansia qualche sporadico “buuuu” per poter ribadire il solito stancante motivetto, infiocchettato di falso buonismo.

C’è anche qualche imbecille che razzista lo è sul serio e non riesce a trattenersi. E ci sono tanti altri che razzisti non lo sono, ma che riversano allo stadio la loro rabbia repressa, colpendo gli avversari con svariate tipologie di “apprezzamenti” che farebbero impallidire gli scaricatori di porto più rozzi e beceri.

Ho seguito Verona-Milan dalla televisione e gli insulti a Donnarumma si sono sentiti molto chiaramente. Resta da chiarire il confine tra offese personali e sfottò. Si può dare ancora del cornuto all’arbitro? Evidentemente no, non si può. Si può mandare a quel paese un avversario? Assolutamente no, se usiamo una terminologia offensiva. Se urli buuuu a qualcuno passi per razzista, quindi conviene non farlo. Eppure una volta il buuuuu era molto differente dal verso della scimmia (uh uh uh). Potremmo disquisire a lungo sul tema senza arrivare ad una conclusione condivisibile. Per me lo stadio non è un teatro e il calcio non è il tennis. Ma è una mia idea e non vorrei passare per incivile, retrogrado o limitato (ma succederà, non ho dubbi in proposito).

Gli sfottò tra tifoserie mi hanno sempre fatto sorridere, mai arrabbiare. Coloriti epiteti verso i giocatori idem. Tutto però dovrebbe chiudersi al fischio finale, senza rancori o incidenti. Come avviene quasi sempre tra le squadre in campo. Ci si arrabbia, alle volte ci si insulta, ma a fine partita tutto passa (o dovrebbe passare).

Capisco che non è facile e capisco anche che se esistono delle regole, bisogna rispettarle. E’ stato deciso che non si può più dare del cornuto all’arbitro? (è un esempio). Ok, non sono d’accordo, ma devo rispettare la norma. E chi sgarra va punito. Multare le società non serve a niente. Colpire un’intera tifoseria o addirittura una città è sbagliato. Mi fermo qui perché ho già speso troppe parole sull’argomento.

Avrei preferito parlare di calcio, delle buone indicazioni arrivate dal Verona di Juric, ma ho visto che i colleghi Barana e Vighini hanno espresso molto bene concetti in linea con il mio pensiero.

03
set 2019
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Hellas Verona

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IL PIEDE GIUSTO

Partire con il piede giusto è fondamentale. Non è sinonimo di successo, ma è un buon inizio. Quattro punti in due partite, senza una prima punta, è già qualcosa. La strada verso la salvezza è lunghissima e piena di ostacoli, però l’avvio della nuova stagione è confortante, aspettando Milan e Juventus. Juric mi piace. Ha carattere, parla con schiettezza, ha idee e su multi aspetti mi sembra l’opposto dei suoi due predecessori.

Due partite in agosto dicono poco. Eppure qualche buona indicazione è già arrivata. Il modulo adottato è frutto di una logica che mi pare sensata, i nuovi hanno già dato segnali positivi, l’impegno in prima persona di Juric nel mercato è confortante, come è confortante il taglio di tanti giocatori dell’anno scorso, ritenuti non adatti alla serie A e al calcio dell’attuale tecnico.

I fatti dicono che il presidente Setti, al di là di strampalate dichiarazioni ufficiali, sembra aver capito gli errori del recente passato. Non è arrivato un top player, ma Stepinski è un potenziale crack. Il polacco ha buoni numeri, è costato tanto, può essere rivenduto al doppio, se le cose andranno come si augurano Setti, D’Amico e compagnia.

Non dimentico gli errori e le sofferenze delle ultime stagioni, ma mi sento in dovere di sottolineare questa sorta di nuovo inizio. La classifica al momento sorride, l’allenatore non è uno sprovveduto, il presidente ha sempre tanti difetti, però una piccola speranza adesso c’è. Ripeto per non essere frainteso: PICCOLA SPERANZA. Se un mese e mezzo fa ero pronto a scommettere sulla retrocessione del Verona e su un campionato disastroso dei gialloblù, ora vedo una flebile fiammella. Un fuocherello più facile da spegnere che alimentare, ma almeno ora c’è. Ripensando alle recenti delusioni e alla generale disaffezione del popolo scaligero verso la loro squadra, questo lumicino mi sembra già un mezzo miracolo.

19
lug 2019
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Hellas Verona

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LA FORZA DELLE IDEE

La chiusura del calciomercato è lontana. Da qui al 2 settembre l’attuale rosa del Verona subirà svariati cambiamenti tra giocatori in uscita e qualche innesto che nei piani di D’Amico e Juric dovrebbe essere sinonimo di rinforzo.

Le risicate disponibilità economiche del presidente Setti sono note. Impossibile arrivare a giocatori di qualità già affermati (troppo costosi). Per evitare di recitare il ruolo della piccola comparsa con destino già scritto (retrocessione) c’è solo una strada da percorrere: idee giuste in base al progetto di gioco dell’allenatore.

E’ troppo presto per esprimere giudizi sul Verona di adesso, su quanto visto (e non visto) in ritiro, sulle presunte qualità di gente che ha fatto una fatica tremenda a competere nella passata stagione in B.

Il taglio prematuro di Aglietti ha di fatto azzerato ogni cosa, compreso il fattore entusiasmo-gruppo unito che spesso aiuta le neopromosse a reggere il confronto con squadroni sulla carta molto più forti.

Tardivamente Setti ha capito che il progetto Grosso era fallito e che bisognava ripartire da un profilo diverso, da un allenatore con personalità e con idee diverse rispetto ai suoi predecessori incapaci di fare breccia tra i tifosi.

Nei piani del presidente, Juric avrebbe dovuto rappresentare una svolta decisa, un nuovo corso con l’obiettivo di vincere il campionato di B, riacquistare credibilità tra il popolo gialloblù e quell’entusiasmo di piazza indispensabile per reggere la serie A.

Non è andata così e paradossalmente aver anticipato di un anno i programmi ha di fatto complicato un po’ tutto. Mai come in questo caso servono giusti agganci e buone idee. Offrire qualche birra ai tifosi in ritiro non basterà per far dimenticare errori e spettacoli indecenti degli ultimi anni.

03
giu 2019
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CARO PRESIDENTE, GIOCARE CON IL FUOCO E’ PERICOLOSO

Diciamolo chiaramente: Setti ha avuto un gran colpo di fortuna. Ha consegnato il Verona ad Aglietti, sperando per l’ennesima volta in un miracolo. Ha poi tentato, con i soliti messaggi/comunicati stampa, di avviare un processo di riconciliazione con il popolo gialloblù. Processo ancora molto lungo e difficile. Aver riportato la squadra in serie A è solo il primo piccolo passo, ma per ritrovare pace e credibilità serve molto altro.

Da alcuni anni Setti sta giocando con il fuoco, fa scommesse azzardate, si prende rischi enormi, affidandosi a gente dalle scadenti capacità,  poca propensa a recitare il mea-culpa. Qualche volta ti può andare bene, spesso arrivano mazzate. E se, come nel caso di questa promozione acciuffata per i capelli, pretendi magari di essere esaltato o addirittura sei convinto di dover ricevere delle scuse, significa che non hai ancora capito molte cose.

Sono rimasto basito quando ho letto il post di tal Emanuele Righi, stretto collaboratore del presidente: “Vi saluta il Buffone…  che hA ragione anche sto giro”. Evito di elencare tutte le promesse non mantenute da Setti, gli obiettivi mancati e le sue giustificazioni. Per cercare di riavvicinarsi ai sostenitori scaligeri il presidente dovrebbe fare una sola cosa: ammettere pubblicamente i suoi errori (affidare la squadra a Grosso, ad esempio), mostrando reale pentimento. E poi cambiare rotta con i fatti, costruendo una squadra competitiva per la salvezza. Nessuno gli ha puntato la pistola alla tempia obbligandolo a prendere il Verona. E se non si ha la forza economica necessaria per reggere ad alti livelli, si può anche fare un passo indietro, meglio ancora di lato, ed uscire di scena.

26
mag 2019
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IL BUON SENSO DI AGLIETTI

Ho sempre sostenuto che una delle colpe più grandi di Grosso è stata non essere riuscito a formare una squadra, tra continui cambi di formazione e ruoli. Una gestione scellerata di una rosa tutto sommato competitiva per questa serie B. Non è riuscito a far rendere al massimo buona parte dei suoi giocatori, ha insistito sul gioco orizzontale e su un possesso palla molto spesso sterile, non ha dato solidità alla difesa e ha fallito anche sul piano caratteriale. Il suo Verona si è spesso sciolto tra rassegnazione e mancanza di reazione.

Aglietti ha usato il buon senso, dando una logica alla squadra, dopo un esordio da brividi a Cittadella. Ci ha impiegato molto poco per rilanciare Laribi, per capire che Marrone al centro della difesa fa troppa fatica, che Faraoni è un terzino destro  (un controsenso farlo girare come una trottola tra centrocampo e attacco, soprattutto se in rosa ci sono svariate alternative) che Di Carmine aveva bisogna di fiducia e che Colombatto qualcosa poteva ancora dare.

L’allenatore toscano ha cambiato tante cose, anche se ha bocciato, dopo un solo tentativo, la convivenza dall’inizio tra Di Carmine e Pazzini. Ha optato per un gioco più verticale, ha dato certezze e trasmesso una buona dose di grinta e determinazione ai suoi ragazzi. E’ un Verona molto diverso rispetto a quello marchiato Fabio Grosso. Un Verona che ora è ad un passo dall’obiettivo di inizio stagione. Dispiace solo che il presidente non sia stato capace di vedere tutti i difetti dell’ex tecnico del Bari e gli abbia rinnovato la fiducia tanto a lungo. Ma ci sarà tempo per analizzare meglio gli errori di Setti e compagnia.

Ora c’è la doppia sfida con il Cittadella, un ostacolo difficile da superare, ma questo Verona, eliminati Perugia e Pescara, ha tutto per centrare l’obiettivo.

24
apr 2019
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FALLIMENTO SETTI E NUOVO STADIO

In questa tristezza di stagione mi sono preso una pausa perché tutte le volte che questo Verona dava un segnale confortante, sistematicamente seguivano figure di m…. E’ successo di nuovo, senza alcuna sorpresa, il tutto avvolto nella consueta mediocrità di una squadra incapace di trasmettere emozioni, di una dirigenza immobile, di un allenatore acerbo e prevedibile.

A quattro giornate dalla fine è sufficiente dare un’occhiata alla classifica del campionato di B per comprendere il fallimento gialloblù: meno 15 dal primo posto, meno 12 dal secondo e play off addirittura a rischio. Non meritano di essere commentate le ultime dichiarazioni del presidente, diramate attraverso il sito ufficiale della società.

Mi piacerebbe invece intavolare con voi un confronto sul progetto del nuovo stadio. Personalmente l’idea di avere in città un impianto moderno, funzionale, senza pista d’atletica, con servizi efficienti, spalti accoglienti, in grado di ospitare altre attività mi affascina. Se davvero, come ribadisce il sindaco Sboarina, il nuovo stadio non costerà nulla al Comune (e dunque ai veronesi), perché bocciarlo a priori? Non sono previste aree edificabili in cambio, non sorgeranno nuovi grandi centri commerciali in zona, ma di sicuro il quartiere – aspetto fondamentale – subirebbe una riqualificazione importante. Capisco il timore di chi vive vicino al Bentegodi. Anni di cantieri, lavori, disagi e poi? Chi ci facciamo giocare? Questo Verona con questa proprietà? Considerazioni sensate.

Credo che ogni grande opera comporti per un determinato periodo problematiche di vivibilità per chi risiede in zona. E questo non c’entra con la categoria della squadra o delle squadre della città. Disagi da mettere in preventivo anche se il Verona giocasse in A, magari inseguendo l’Europa. La mia speranza è che un nuovo impianto possa essere attrattivo per futuri investitori nel calcio gialloblù. Passeranno alcuni anni prima dell’inaugurazione dell’opera e sono convinto che a quel punto Setti avrà già finito la sua avventura nel Verona. Ripartire con una nuova proprietà, anche da categorie inferiori, sarebbe comunque intrigante se al posto di questo vetusto Bentegodi ci fosse uno stadio moderno che possa segnare una vera svolta con il recente passato.

Essere favorevole al nuovo stadio non significa approvare le modalità di costruzione con il prosciutto sugli occhi, senza verifiche. Il punto di partenza è che tutto dev’essere fatto in modo limpido, attraverso bandi, società e fondi regolari. Non coinvolgere il Credito Sportivo per un’opera pubblica di questo tipo mi lascia perplesso, ma se gli investitori hanno altre possibilità, nessun problema. Alla base di ogni procedura però ci dev’essere trasparenza. Se sarà così, ben venga il nuovo Arena Stadium.

04
apr 2019
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Hellas Verona

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PERENNE CONTRADDIZIONE

Prima considerazione: finalmente una bella partita. Risultato giusto, risultato che serve molto più al Brescia che al Verona.

Seconda considerazione: a questo punto solo un miracolo può raddrizzare la stagione dei gialloblù. Dopo aver gettato al vento punti in partite alla portata, contro squadre modeste, di bassa classifica, il Verona ha aperto la serie di scontri diretti con un pareggio. E’ andato in vantaggio, è stato rimontato e superato, ha trovato il gol del 2-2 e non è riuscito a centrare l’obiettivo principale, la vittoria.

A fine gara qualcuno ha applaudito i gialloblù, qualcuno ha incensato l’allenatore, qualcuno è tornato a casa dal Bentegodi con animo sereno. In realtà di positivo c’è poco. La classifica parla chiaro. La serie A diretta è sempre lontana e il Verona è una continua contraddizione. La squadra scaligera manda segnali contrastanti, tra gare indecenti e rarissimi momenti d’esaltazione. Grosso continua a rivoluzionare la formazione, assegna ruoli diversi, rispolvera qualcuno e qualcun altro lo fa sparire dalla circolazione. L’unica certezza sembra essere Zaccagni (ci ha messo un bel po’ per capire l’importanza del giocatore, ma almeno ci è arrivato).

Io credo che arrivare ad aprile a meno sei dal secondo posto, in un campionato così mediocre, con i milioni del paracadute, sia un risultato molto negativo. Nonostante questo, respingo la tesi di chi dice che Setti non vuole tornare in A per mettere le mani sul secondo paracadute da 10 milioni. Giocare nella massima serie vorrebbe dire avere una trentina di milioni legati ai diritti. Certo, dovrai spenderne un bel po’ se vuoi puntare realmente alla salvezza, ma tra restare in B senza grandi certezze e in A sempre senza grandi certezze, non ho dubbi sulla scelta del presidente.

29
mar 2019
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CONTINUO A NON CAPIRE QUESTO VERONA

C’era un deludente pareggio interno con l’Ascoli da riscattare, in mezzo la sosta per recuperare energie. C’era anche il ricordo della buona trasferta di Perugia e la speranza di rivedere quel Verona più combattivo, più concreto, meno lezioso. Invece la squadra di Grosso si è presentata allo Zini con il primo obiettivo di non perdere. Lo si è capito vedendo la reazione allo svantaggio e l’atteggiamento rinunciatario subito dopo il pareggio su rigore di Di Carmine.

Possiamo discutere sulle scelte di Grosso, sulla formazione, sui moduli, ma a questo Verona è mancato l’ardore agonistico, ha giocato senza mordente, senza carattere, senza la voglia di vincere che era lecito attendersi. Sono convinto che se la Cremonese avesse segnato il secondo gol, avremmo visto un’altra partita, un’altra prestazione. E’ successo tante altre volte e tutto questo fa aumentare la rabbia.

Di Gaudio ha buone qualità e non è concepibile vederlo giocare in questo modo. Colpa sua e colpa anche di Grosso per come ha impostato il match (Di Gaudio deve avere spazio davanti per sfruttare velocità e dribbling). Di Carmine un fantasma, centrocampo senza idee, difesa ballerina. Questo ho visto a Cremona. Questo ho visto tante altre volte in questo modesto campionato.

Ultima annotazione su Pazzini. Quando va in panchina, dovrebbe essere il primo cambio. Soprattutto se Di Carmine non rende (quasi una costante) e se in campo giocatori come Laribi o Di Gaudio vagano senza meta e senza senso. Invece Grosso lo ha fatto entrare dopo Danzi e Henderson a pochi minuti dalla fine. Ennesima decisione scellerata di un allenatore che sinceramente fatico a capire. Proprio come questo Verona.