GIOCARE IN PORTA: GIOIE E DOLORI, MA NON TOCCATEMI SORRENTINO
È un ruolo difficile, a volte ingrato, rischioso ma anche meraviglioso. Almeno dal mio punto di vista che da qualche anno calco i fangosi campi di Verona e provincia con la mia squadra di amatori CSI. Giocare in porta non è da tutti. Hai maggiori responsabilità e in un attimo puoi passare dalla gloria all’inferno. Succede in ogni categoria, campionato amatoriale compreso (vi consiglio questo sito www.virusvirtus.com).
Stefano Sorrentino è un ottimo portiere. Lo ha dimostrato in tutti questi anni nel Chievo. Un portiere, se non ha problemi fisici, non può diventare scarso da un giorno all’altro. Può incappare nella giornata no, può entrare nel tunnel della sfortuna, ma se uno sa parare, non può diventare improvvisamente un problema.
Eppure c’è qualcuno (non io) che in questo momento difficile per il Chievo, sta puntando il dito anche su Sorrentino. Sbagliato.
Stefano sta facendo ampiamente il suo dovere. Se ripasso i gol presi quest’anno, non trovo gravi errori da parte sua. A San Siro contro il Milan è stato messo ko da due sfortunate deviazioni e da un bolide imprendibile di Montolivo. Poi ha evitato un passivo maggiore parando il parabile, ma non avrebbe potuto fare di meglio nelle azioni delle ultime due reti rossonere.
Stefano ha qualità uniche nei tiri ravvicinati, un riflesso invidiabile che pochi suoi colleghi posseggono. E’ reattivo, se la cava bene anche nelle uscite e con i piedi. In più ha gli occhi della tigre e grinta da vendere.
L’affidabilità, per chi gioca tra i pali, è la prima e più importante caratteristica. Ci sono portieri che compiono miracoli per poi incappare in papere clamorose. Nella memoria del tifoso, la papera rimane molto più del miracolo (o presunto tale, visto che non sempre la parata in tuffo plastico è il gesto più difficile).
Il brasiliano del Verona Rafael ha dovuto sopportare a lungo critiche feroci, in alcuni casi esagerate. Rispetto a Stefano, il portiere dell’Hellas è un po’ meno affidabile, ma ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, migliorando notevolmente nelle uscite. Fondamentale per svolgere il ruolo nella maniera migliore è la fiducia. Fiducia dei tuoi compagni, dell’allenatore e dei tuoi tifosi. Quando scendi in campo sentendo che tutti credono in te, giochi più sereno e sbagli di meno. Sorrentino merita fiducia, almeno io la penso così.
DI CARLO E’ STATO FATTO FUORI
Parlo in termini calcisitici, quindi nessun allarmismo. Mimmo è in salute. Devo solo riprendersi dalla delusione per l’inaspettato esonero. Ho cercato di andare a fondo e di capire i motivi di questo licenziamento. Da quello che avevo visto e sentito qualche giorno fa, ero convinto che lo spogliatoio fosse tutto con Di Carlo. Invece non era così. C’è chi ha remato contro e chi riteneva l’allenatore uno dei principali responsabili di questo avvio al rallentatore.
Mimmo invece era convinto di avere il gruppo dalla sua e stava pensando ad alcuni correttivi per dare il via alla rimonta iniziando dal match di sabato con la Sampdoria. Tutto inutile. Campedelli ha deciso di esonerarlo e di puntare su Corini. Sartori ha dovuto accettare la decisione, anche se le notizie che mi arrivano parlano di un direttore sportivo non del tutto d’accordo sul cambio. Non lo era nemmeno due anni fa, dopo l’uscita di scena di Pioli. Allora Campedelli era pronto a scommettere sull’ex regista gialloblù, Sartori riuscì a convincere il presidente di puntare di nuovo su Mimmo, come lo aveva convinto anni fa a scartare l’idea di tenere D’Angelo primo allenatore nel dopo Beretta (arrivò Pillon e D’Angelo tornò a fare il secondo).
Questa volta ha deciso Campedelli e se notate ieri Sartori non era nemmeno seduto al tavolo presidenziale durante la presentazione. Un particolare non di poco conto, secondo me.
C’è poi la questione Nicolato. Per l’ex tecnico della Primavera è una promozione in piena regola. Di sicuro non era lui il vice che Corini pensava di avere al suo fianco. La società ha raggiunto il compromesso inserendo Lanna nello staff tecnico come collaboratore, ma è evidente la volontà della dirigenza pandorata di avere un suo uomo a stretto contatto con il nuovo allenatore. In bocca al lupo Paolo, persona seria, competente e sempre disponibile quando gli chiedevo lumi sulla sua Primavera. Due anni fa al fianco di Corini doveva esserci Icio D’Angelo, che poi si accordò con la Juve ed entrò nello staff tecnico di Del Neri.
Torna al Chievo Salvatore Lanna, che dal Chievo fuggì dopo la retrocessione del 2007. C’era una clausola nel suo contratto e lui forzò la mano per lasciare il club della Diga e abbracciare il Torino. Poi andò a Bologna e infine nella Reggiana. Non lasciò il segno, tanto che quando Torino e Bologna dovettero risolvere la comproprietà andarono alle buste ed entrambi inserirono zero euro.
I tifosi non dimenticano. Ricordo perfettamente le dichiarazioni d’amore eterno di Lanna nella sfortunata stagione 2006/2007. “Qualcuno ha messo in giro la voce – eravamo in gennaio – che vorrei andarmene. Invece qui al Chievo sto benissimo e non a caso ho prolungato il mio contratto per altri 5 anni”. Sappiamo come sono andate le cose.
Sono sincero. Non mi era piaciuto il ritorno di Di Carlo e avrei preferito una scelta coraggiosa e nuovo, stile Corini per intenderci. Oggi avrei dato un paio di partite a Di Carlo, ma se davvero c’erano tanti rematori contro, è stato giusto cambiare subito. Buona lavoro Eugenio.
DEL NERI DI NUOVO AL CHIEVO? NON SCHERZIAMO
Forse qualcuno si è già dimenticato di cosa accadde nella stagione 2006/2007. Un punto in sei partite con Pillon, l’esonero del Bepi e l’arrivo in pompa magna di Del Neri. Il Baffo di Aquileia portò in B il Chievo con una squadra forte che venne rivoluzionata a gennaio (via Tiribocchi per Bogdani, via Zanchetta per Italiano, tanto per restare ai cambi più importanti). Del Neri pensava di restare in B invece Campedelli gli diede il benservito è ingaggiò Iachini che riportò subito la squadra in A. Secondo voi adesso Campedelli, con tutti gli allenatori a piedi, dovrebbe richiamare il buon Gigi? Secondo me è semplicemente impossibile.
Situazione Di Carlo. Se esistesse un minimo di coerenza, il tecnico di Cassino dovrebbe restare in sella almeno per altre due, tre partite. Fu lui a risollevare il Chievo nel 2008/2009, dopo un inizio disastroso nel segno di Iachini (e un mercato estivo deficitario, rimediato a gennaio). Fu lui a salvarsi senza problemi l’anno dopo. Fu lui a tornare al Chievo, dopo le delusioni blucerchiate, centrando un’altra grande impresa nella scorsa stagione. Una decina d’anni fa non avrei avuto dubbi: Campedelli un tempo non era un mangia allenatori e nessuno avrebbe ipotizzato un cambio di guida tecnica dopo appena sei turni. Oggi tante cose sono cambiate. Oggi anche al Chievo può essere allontanato un tecnico reduce da tre buone stagioni dopo appena sei giornate. Ma richiamare Del Neri sarebbe semplicemente una follia. Punto.
E’ giusto però sottolineare gli errori di Mimmo e i problemi di questo Chievo che sta faticando molto più del previsto. Andreolli aveva fatto le fortune di Pioli e poi dello stesso Di Carlo. Ora è ai margini solo perché è a scadenza di contratto. Jokic è rimasto nonostante le richieste del Bologna, ma è evidente che il giocatore non convince Di Carlo. In attacco è una continua girandola che non fa bene a nessuno. A centrocampo Mimmo faceva affidamento su Luciano che si è fatto male e non è eterno. L’alternativa Vacek non ha convinto, ora è il momento di Cofie, ma anche in questo settore c’è tanta confusione. Pensiamo al ruolo di trequartista: Cruzado, Marco Rigoni e Thereau. Tre buoni giocatori per un posto sono troppi. Thereau in particolare non viene messo nelle condizioni di risultare l’arma in più di questa squadra. Una partita sì, una fuori, una in attacco, una più indietro. Insomma, una squadra senza punti fissi, senza certezze e un allenatore che solo un paio di mesi fa dichiarava sicuro: “Vogliamo migliorare il decimo posto dell’anno scorso e i 49 punti conquistati. E vogliamo migliorare anche in Coppa Italia raggiungendo almeno la semifinale”. Qualcosa non ha funzionato, è evidente. Però il tempo per rimediare c’è e non mi pare che ci siano giocatori che scendono in campo per remare contro.
So che molti di voi non la pensano come me e vorrebbero l’esonero di Mimmo già adesso. Io dico che se la società ha richiamato Mimmo dopo l’anno di Pioli, ora dovrebbe difendere il suo allenatore e non scaricargli addosso tutte le colpe, pensando al suo esonero. Io la vedo così, ma sono pronto a sentire altre campane.
CHIEVO, PASSI IN AVANTI MA NON BASTA
di Alessandro Betteghella
E’ stato sicuramente un Chievo diverso rispetto a quello di Torino. Più intraprendente, più dinamico, sicuramente più vicino alla squadra delle stagioni passate. Ma non è bastato. Contro l’Inter di Stramaccioni, formazione più da metà classifica che da altri palcoscenici che sicuramente in questo momento non le competono, arrivata al Bentegodi con cinque centrocampisti e il solo Milito in avanti, a fare la differenza è stata sicuramente l’incisività sotto-porta.
Il Chievo ha creato almeno cinque-sei situazioni da gol senza riuscire a concretizzare. Di contro l’Inter ha sfruttato al meglio le poche occasioni avute a disposizione. E questo sta diventando un bel problema. Se si esclude il rigore di Pellissier con la Lazio, la squadra gialloblù non segna su azione dalla prima di campionato contro il Bologna. Un dato che deve per forza di cose far riflettere perché se è vero che da un lato anche gli anni scorsi il Chievo segnava col contagocce, dall’altro subiva pochissimi gol alla pari delle prime della classe.
Quel che si salva è sicuramente la prestazione globale della squadra accompagnata da quella solidità che andava predicando Mimmo Di Carlo. Nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo se la partita si fosse conclusa in parità ma la dura realtà impone di registrare la quarta sconfitta di fila. Sicuramente è uno dei momenti più difficili della gestione Di Carlo e Domenica a Palermo per forza di cose oltre alla prestazione dovrà arrivare anche il risultato.
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di Luca Fioravanti
Nel dopo partita Mimmo Di Carlo ha giustamente sottolineato i progressi del suo Chievo. La squadra ha corso, pressato, è ripartita, ha attaccato, ha messo in difficoltà un’Inter piena di problemi. Sono d’accordo con l’analisi di Alessandro che ieri era allo stadio a vedere il match. Dalla televisione alle volte si hanno impressioni diverse. In questo caso mi sento di sottoscrivere in pieno le sue considerazioni.
Problema attacco. Non mi sorprendono gli errori clamorosi di Pellissier. Il capitano del Chievo è un bravo attaccante, generoso, difficile da fermare quando parte con i suoi tagli e la sua velocità. Ma davanti alla porta non è sempre un cecchino infallibile e lo si è visto anche ieri. L’anno scorso, quando Pellissier non riusciva a fare gol, ci pensava qualcun altro. Thereau diede una buona mano, senza contare i 5 gol di Paloschi e i 4 di Moscardelli. Ma era soprattutto la solidità difensiva a fare spesso la differenza. Di Michele è simile a Pellissier. L’anno scorso a Lecce segnò 11 reti, di queste 5 su rigore. Negli ultimi campionati ha sempre segnato poco e giocato a singhiozzo. Non può essere lui il compagno ideale di Sergio in attacco. Insomma, il problema là davanti c’è ancora e ho l’impressione che Mimmo non abbia le idee chiare sull’assetto offensivo migliore.
Nota positiva. Marco Rigoni aveva bisogno di un po’ di fiducia per rispondere presente. Ha giocato un’ottima gara. Ha qualità e deve assolutamente essere riconfermato nelle prossime partite. E’ cresciuto anche Luca Rigoni, tornato il guerriero di sempre sorretto finalmente da una buona condizione atletica.
Voglio infine sottolineare la buona prova di Dainelli, che era dato non in perfette condizioni. Ha risposto alla grande ed è giusto dirlo. Bene anche Cesar. L’assetto deciso da Stramaccioni ha agevolato il compito dei due centraloni. Qualche problema in più sulle fasce, dove Sardo è andato a corrente alternata e Frey ha fatto il possibile in una posizione non sua.
CHIEVO: STRADA IN SALITA, E’ TEMPO DI CAMBIARE
Adesso Inter e Juve fanno più paura. Dopo due sconfitte di fila il calendario non aiuta. Sabato sera a Torino c’è la Juve e il mercoledì dopo al Bentegodi arriva l’Inter. Il tonfo con la Lazio e gli impegni ravvicinati contro due big obbligheranno Di Carlo a cambiare. Il suo Chievo al momento sembra troppo prevedibile, gioca sempre allo stesso modo: verticalizzazioni per Pellissier e Di Michele, zero manovra, tanti lanci lunghi e tanti problemi. Se di fronte hai gente di qualità come Hernanes e Klose, il risultato è scritto, soprattutto se non rispondi con furore agonistico, fame, determinazione, grinta.
Il Chievo del primo tempo è rimasto a lungo in balia della Lazio, nonostante fosse sotto di un gol. All’intervallo le cifre erano impietose: un paio di tiri dei gialloblù contro nove conclusioni verso la porta di Sorrentino. Dopo il raddoppio biancoceleste si è vista un’altra partita con un Chievo più intraprendente, agevolato però dall’atteggiamento della Lazio che ha pensato di arretrare il baricentro e gestire il doppio vantaggio.
Mimmo ha una rosa ampia. E’ arrivato il momento di cercare nuove soluzioni. Marco Rigoni non può fare sempre il panchinaro, Di Michele al fianco di Pellissier non mi ha convinto, Luciano dà sempre tutto, ma siamo sicuri che debba partire sempre dal primo minuto? Contro la Lazio Hetemaj ha giocato un pessimo primo tempo, poi è cresciuto, ma era troppo tardi. In difesa si balbetta un po’ troppo e davanti non si sfruttano le poche (ma clamorose) palle gol fare punti diventa impossibile.
UN NUOVO ATTEGGIAMENTO
Sono molto contento di ospitare sul mio blog il collega Alessandro Betteghella che mi ha inviato questo post
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Mi aspetto un grande Chievo contro la Lazio. E’ doveroso attendersi una reazione dopo il passo falso di Parma, dove è stato più l’atteggiamento che il risultato a far riflettere. Mi auguro che Mimmo Di Carlo disegni una squadra che sappia anche costruire e produrre gioco. “Il primo non prenderle” può andar bene nella seconda metà del girone di ritorno ma non dopo tre turni. Ci sono tante alternative, tante soluzioni e contro questa Lazio la prevedibilità potrebbe risultare fatale.
E’ lecito domandarsi perchè avendo a disposizione Jokic Di Carlo scelga sempre di adattare Frey a sinistra. Lo sloveno non lo ha convinto però forse una possibilità la meriterebbe. In mezzo invece Andreolli scalpita, ma dovrà sgomitare parecchio per scalare le gerarchie. Fossi Mimmo non esiterei a riproporre la coppia Andreolli-Cesar. A centrocampo credo sia arrivato il momento di Marco Rigoni. E’ stato definito il colpo del mercato del Chievo e come essere in disaccordo con questa tesi. Ha caratteristiche diverse rispetto ad Hetemaj ma qualitativamente può dare quel qualcosa in più che a Parma è francamente mancato. In avanti Di Carlo dovrebbe puntare su Pellissier e Di Michele con Thereau a supporto. L’alberto di Natale proposto al Tardini non ha inciso. Troppo isolato il capitano in quel 4-3-2-1; ma sono pronto ad essere smentito.
Detto dei numeri fondamentale sarà l’atteggiamento: la Lazio vorrà centrare il terzo successo consecutivo e dare il primo segnale al campionato. Compito del Chievo placare subito gli entusiasmi biancocelesti con la solita grinta, determinazione e tenacia tipica della squadra di Mimmo Di Carlo.
Alessandro Betteghella
PARMA, OCCASIONE SPRECATA
Non ho capito perché Guana e non Rigoni. Non mi spiego l’esclusione dai convocati di Andreolli e non comprendo perché dal mercato non sia arrivato un nuovo terzino sinistro, visto che Dramè è infortunato e Jokic un turista rimasto nel Chievo non si sa bene a fare cosa. Ma questi sono solo particolari, forse nemmeno tanto importanti. Quello che mi ha lasciato perplesso nel match di Parma è stato l’atteggiamento della truppa di Mimmo Di Carlo. Il Parma di Donadoni andava affrontato con altro spirito, con altro furore agonistico, con la convinzione che questo Chievo ha qualità e forza fisica. Ho visto invece una formazione troppo passiva, preoccupata, troppo preoccupata di fronte a una squadra tutto sommato modesta (l’anno scorso la differenza la faceva soprattutto Giovinco).
Sono ancora convinto che la rosa a disposizione di Mimmo sia tra le più forti degli ultimi anni. Ma perché Marco Rigoni non trova spazio? Di Michele è stato fin qui tra i migliori eppure è finito in panca. Sarebbe cambiato qualcosa con loro titolari? Forse no, perché il Chievo secondo me ha sbagliato nell’interpretazione del match. Sia chiaro, non è stato surclassato dal Parma e avrà tutto il tempo per rialzarsi. Eppure questa mi sembra la classica occasione sprecata. Mimmo mi aveva un po’ illuso sul finire della scorsa stagione, quando il suo Chievo giocava e faceva divertire. Ora mi pare tornato quello di sempre, quello che vuole rosicchiare un punticino di qua e uno di là per arrivare senza troppi patemi alla quota salvezza. E’ un’impressione e sarei ben contento di essere smentito già dal match con la Lazio, quando tornerà il campionato dopo la sosta.
IL SOLITO RITORNELLO
Anche quest’anno, stando almeno alle prime indicazioni, il ritornello è sempre lo stesso: il problema del gol. Il Chievo fa una fatica tremenda a trovare la via della rete. Qualche anno fa sembrava soprattutto un problema di atteggiamento in campo. Quando passi quasi tutto il tempo a difenderti, cercando di ribattere solo con lanci lunghi per l’isolato Pellissier, è normale incontrare qualche difficoltà in zona gol. Il Chievo del primo Di Carlo era tra le squadre di serie A che tiravano meno verso la porta avversaria.
Ricordate le girandole di attaccanti per cercare di risolvere il rebus intitolato “spalla di Pellissier”? Bogdani, Granoche, Abbruscato, De Paula e poi Moscardelli, Thereau, Uribe… L’unico punto fermo era il Capitano, mentre al suo fianco è stato un continuo cambiamento e una continua ricerca del giocatore più adatto alle caratteristiche di Sergio. L’anno scorso è arrivato Paloschi, che non ha sfondato come forse qualcuno prevedeva o sperava. Oggi la novità è David Di Michele, tra i più pimpanti nell’amichevole con il Catania. Non mi pare però che nella rosa del Chievo ci sia qualcuno in grado di alzare sensibilmente la percentuale realizzativa. Anche quest’anno vedo buoni giocatori che non hanno nella concretezza sotto porta il loro punto forte.
Non so quanto cambierà questa rosa, ma mi sembra fin troppo ampia. Non sarebbe meglio rinunciare a tre o quattro ingaggi di giocatori che vedranno il campo molto poco e investire i soldi risparmiati nella ricerca di un vero bomber? Certo, gli attaccanti di spessore costano cari, ma conviene avere cinque o sei punte in rosa? Non sarebbe preferibile puntare su meno giocatori e prediligere la qualità?
SCHERZETTO DI REMONDINA E NUOVE MAGLIE
Era il primo test di un certo livello dopo le due sgambate contro volenterosi dilettanti con evidenti limiti tecnici. Il Feralpi Salò allenato da Remondina (Prima Divisione) ha vinto di misura senza rubare nulla. Certo, è calcio di luglio, le gambe sono pesanti, i meccanismi non ancora registrati, ma perdere non è mai divertente, soprattutto se schieri attaccanti di livello come Pellissier, Paloschi, Di Michele e ci metto pure Thereau, anche se ha giocato più arretrato.
L’anno scorso alcuni inceppamenti estivi vennero spiegati con il cambio di modulo. Quest’anno si sarebbero sentiti gli stessi discorsi, se Mimmo avesse provato la difesa a tre. Invece il Chievo ha giocato con i quattro dietro, il solito rombo in mezzo e le due punte. Tutto come al solito, ma non è arrivato nemmeno un gol ed è questo che suona molto strano. Far squillare ora campanelli d’allarme mi sembra prematuro. Il nuovo Chievo secondo me è stato costruito con giudizio e in anticipo rispetto al recente passato. Non dovrebbe avere problemi a salvarsi, anche se ogni stagione fa storia a sé. Aspettiamo ancora un mesetto per avere indicazioni più precise.
CAPITOLO MAGLIE. Sono d’accordo con chi contesta la scelta dei colori della seconda e terza maglia. Trovo davvero assurdo l’abbandono del biancoazzurro, una sorta di schiaffo al passato, una mancanza di rispetto verso chi si sentiva legato a quei colori che rappresentano le origini del Chievo. Proprio non ho capito le scelte di Campedelli, ma non mi sorprendo più di nulla. Tante cose non capisco nelle decisioni del presidente prese negli ultimi anni.
PRESENTAZIONE CHIEVO: APPLAUSI A DI CARLO
Per la prima volta nella storia del Chievo la conferenza stampa di presentazione della nuova squadra è andata in diretta su Youtube. Iniziativa lodevole, anche se qualcosa non ha funzionato. 10 minuti di attesa, con allenatore, presidente, direttore sportivo e segretario generale che aspettavano non si sa bene cosa (forse gli sponsor o qualche politico in ritardo?). Campedelli ha aperto la conferenza ricordando il grandissimo Giancarlo Fiumi, morto meno di un mese fa. Lo storico segretario ha lasciato un vuoto enorme. Poi il presidente ha spiaccicato le solite frasi scontate (obiettivo salvezza, ringraziamenti ai giocatori trasferiti e il saluto ai nuovi). Molto più interessante l’intervento di Mimmo Di Carlo, che ha alzato il tiro senza paura: “Puntiamo a migliorare il decimo posto dell’anno scorso e i 49 punti conquistati. E vogliamo fare meglio anche in Coppa Italia, quindi semifinali”.
Mimmo ha forti motivazioni e non si è nascosto. “Partiamo da un gruppo collaudato, una rosa di qualità che ci obbliga a seguire obiettivi più ambiziosi della semplice salvezza”. E poi il gioco. “Vogliamo ripartire dal girone di ritorno dell’ultimo campionato quando abbiamo trovato continuità di risultati e un bel gioco”. Vero. Mimmo ha sottolineato la volontà di esprimere un bel calcio. A parole l’allenatore mi è piaciuto. Attendiamo ovviamente i fatti.
Sartori ha spiegato che la rosa, dopo le cessioni di Acerbi e Bradley (per l’americano a Roma mancano solo gli ultimi dettagli) non avrà uscite importanti. Quindi Rigoni, Sardo e Sorrentino non si muoveranno. L’indiziato a lasciare il Chievo è quindi Puggioni. Quattro, cinque giocatori attualmente nella griglia saranno ceduti e al loro posto ne arriveranno quattro, cinque di nuovi. In chiusura il diesse ha ammesso che negli ultimi giorni di mercato potrebbe arrivare una sorpresa, com’è accaduto due anni fa con Constant e l’anno scorso con Bradley.
Peccato che le domande dei presenti non si sentissero. Colpa del secondo microfono non funzionante.



