17
ott 2017
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PRIMA MISSIONE COMPIUTA

Battere il Benevento in casa era più di un obiettivo, era una missione. Il Verona l’ha compiuta soffrendo, sprecando, combattendo. Un successo nel complesso meritato contro una squadra ultimissima, ben disposta in campo, ma anche molto modesta. Per Pecchia è stata una grande prestazione. Per me le grandi prestazioni sono altre. Nella prima mezz’ora si è visto pochissimo: nessuna palla gol, gioco indecente, zero idee. Valoti, schierato ancora fuori ruolo, ha avuto la prima vera occasione verso il 35′ prima della follia di Antei che ha spianato la strada ai gialloblù.

Non vorrei soffermarmi troppo sull’analisi di questa partita. Ne uscirebbero giudizi poco confortanti. Ritengo più opportuno mettere il risalto il risultato, i tre punti conquistati, la zona retrocessione lasciata alle spalle e il futuro che ora appare un po’ meno burrascoso. Domenica prossima è in programma il derby con il Chievo. Il Verona parte nettamente sfavorito e tutto sommato non è un male quando giochi gare di questo tipo. Potrebbe essere proprio il derby il match della vera svolta e del rilancio di giocatori rimasti finora un po’ troppo in ombra. Bessa è tra questi, ma non è il solo.

01
ott 2017
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Hellas Verona

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PUNTO PAZZESCO, VERONA RIVITALIZZATO

Sembrava la classica, sfortunata domenica. Verona che parte bene, con il piglio giusto, ma che non riesce a segnare. Torino in difficoltà, frenato e forse sorpreso, che all’intervallo si ritrova sopra di due reti. Doppio vantaggio che i granata mantengono fino al 44′ della ripresa. Sembrava andare tutto storto perché Kean segna, ma il guardalinee alza la bandierina. Poi il Var, il gol convalidato e addirittura il rigore nel recupero che regala (meritatamente) il pareggio all’Hellas.

Una girandola di emozioni e di stati d’animo contrapposti: speranza iniziale, poi delusione, rassegnazione, un pizzico di rabbia, prima della grande e inaspettata gioia. Acciuffare un punto, rimontando due gol in tre minuti non è cosa da poco. Un pareggio che dev’essere letto nel modo giusto: il Verona è vivo, è in grado di lottare con il coltello tra i denti, ha evidenti limiti, ma anche buone qualità.

Nei giudizi, dirà qualcuno, servirebbe maggiore equilibrio. Forse è così, ma quando vedi partite disastrose come quelle contro Fiorentina o Lazio, fai fatica a trovare qualcosa di positivo per alimentare la speranza. Dopo la trasferta di Torino, vedo qualche raggio di sole in mezzo a tanti nuvoloni neri. La strada verso la salvezza è ancora lunghissima e piena di ostacoli, ma almeno adesso posso dire che il Verona è in grado di mettersi in marcia. Dopo la sosta e lo scontro diretto con il Benevento al Bentegodi, capiremo qualcosa in più sul valore di questa squadra. Sinceramente in questo momento faccio fatica a comprenderne le potenzialità.

24
set 2017
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DISASTRO TOTALE

Il punticino arraffato mercoledì sera con le unghie, il sacrificio e un po’ di fortuna, doveva rappresentare l’inizio del “nuovo” campionato del Verona. Adesso quel pareggio sembra più frutto del caso. Contro la Lazio i gialloblù hanno fatto tanti passi indietro, nonostante un avvio di partita tutto sommato discreto. E’ bastata una stupidata di Souprayen per spalancare le porte del successo ai biancocelesti, mettendo in evidenza tutti i difetti e i problemi della squadra scaligera, allenatore compreso.

Non ho capito alcune scelte di Pecchia, ma non voglio perdere troppo tempo su questo argomento. Il dramma vero è che comunque la si giri, questo Verona fa acqua da tutte le parti: giocatori in perenne difficoltà che commettono errori da dilettanti, poche idee di gioco, incapacità di reagire alle situazioni sfavorevoli e apporto quasi nulla dalla panchina. Lee ha fatto vedere un paio di buoni spunti quando il match era già morto e sepolto. Troppo poco per sperare in un’inversione di rotta.

Pecchia ha preferito puntare su quasi tutti i giocatori che avevano dato segnali incoraggianti contro la Sampdoria, anche se ha spostato Bearzotti più avanti, ha messo Romulo a destra e ha cercato conforto in Souprayen. La squadra però è apparsa quasi subito poco brillante, lenta, macchinosa, incapace di fare un vero pressing e di ripartire.  Zaccagni ha preso il posto di Bessa con risultati disastrosi. Valoti esterno alto di sinistra è fuori posizione e può essere utile in fase di contenimento, ma quando c’è da spingere su quella fascia fa troppa fatica. Sia chiaro, questo è solo uno dei tanti problemi. Dallo stadio ho avuto l’impressione di un Verona in crisi anche sul piano fisico, complice l’impegno di pochi giorni prima con la Samp. Male la difesa, male il centrocampo, male l’attacco con Pazzini solo e poco brillante.

Vedo un Verona che non ha un’idea precisa di come vuole affrontare questa serie A. L’anno scorso era una squadra abituata a tenere il pallino del gioco con tanti passaggi, in attesa dei varchi giusti per affondare. Oggi, contro squadre di maggior valore, Pecchia ha senz’altro modificato quel modo di giocare: meno fraseggi, più attesa, più verticalità. Questa almeno era la sua intenzione. Il risultato? Desolante. L’Hellas sembra un ibrido che non ha un punto di forza. Fatica a difendersi, fatica a ripartire, fatica a creare palle gol, fatica a fare un po’ tutto. Non una bella prospettiva per una formazione che deve salvarsi.

20
set 2017
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Hellas Verona

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PUNTO DI PARTENZA

In altri periodi avremmo sottolineato le difficoltà dell’attacco, il gol che non arriva, la difesa ballerina che concede troppo all’avversario, la vittoria che continua a mancare. Oggi invece ritengo opportuno mettere l’accento sul carattere ritrovato, sul giusto atteggiamento, la voglia di soffrire e di provare sempre a ripartire. Il Verona ha disputato un buon primo tempo, tenendo testa alla Samp. Nella ripresa c’è stata soprattutto la squadra blucerchiata, che ha sfiorato il gol in più occasioni. La difesa ha resistito, ha stretto i denti, aiutata anche da un pizzico di fortuna. Bene così, un segnale da non sottovalutare: nelle stagioni più nere l’avresti persa.

Un pareggio che dev’essere considerato un punto di partenza. C’è tantissimo da migliorare, sia chiaro. Teniamoci l’atteggiamento, le buone prove degli esordienti in A Bearzotti, Caracciolo e Fossati. Positiva la partita di Nicolas, apprezzabile lo spirito di Pazzini (meno alcune esitazioni in zona gol) e la concretezza di Zuculini in mezzo al campo. Anche Bessa ha avuto lampi di qualità che fanno ben sperare. Era un Verona in emergenza e nell’emergenza è uscito il giusto carattere, quello spirito battagliero che era mancato con Fiorentina e Roma (per restare alle ultime partite). Il Bentegodi ha colto lo sforzo dei gialloblù e ha risposto sostenendo e applaudendo la squadra.

E intanto il Crotone ha preso cinque gol a Bergamo, il Benevento ne ha incassati 4 in casa contro la Roma. Hanno perso anche Udinese e Spal. Questo per dire che è tutto ancora apertissimo, soprattutto adesso che il Verona ha dimostrato di non avere l’encefalogramma piatto.

17
set 2017
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Hellas Verona

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DIMOSTRAZIONE D’IMPOTENZA

Sulla partita dell’Olimpico contro la Roma c’è poco da dire. Il Verona è stato annientato con una facilità imbarazzante. Ho visto una squadra di qualità, quella giallorossa ovviamente, contro un manipolo di giocatori completamente spaesati, indifesi, senza idee, senza mordente, senz’anima. “Dobbiamo crescere”, dice Pecchia. La realtà è che al momento il Verona appare completamente inadeguato per questa categoria. Faccio fatica a pensare che questi giocatori, già con l’acqua alla gola, abbiamo qualità tecniche e mentali per iniziare a marciare verso la salvezza.

Le squadre che hanno l’unico obiettivo di mantenere la categoria, dovrebbero presentarsi al via in palla, racimolare punti all’inizio, cercando di evitare quello che invece sta facendo il Verona. Quando parti male, quando dimostri di non essere all’altezza, l’ambiente si demoralizza, le critiche diventano taglienti, il gruppo si sfalda, i giocatori perdono autostima, l’allenatore smarrisce la rotta ed è facile prevedere la conclusione della storia.

Vorrei con tutto il cuore credere alle parole di Fusco e Pecchia. Vorrei scrivere di una squadra tenace, grintosa, forte. Una squadra che lotta e magari non ottiene risultati. Da quanto visto finora mancano tutti gli ingredienti solo per iniziare a sperare. Certo, siamo solo all’inizio, ma i segnali arrivati fin qui sono preoccupanti.

Il bello del calcio è che in un attimo tutto può cambiare. Basterebbe una grande gara con la Sampdoria per dare una svolta a questo terribile avvio di stagione. Questo Verona può cambiare faccia in tre giorni? Difficile. Spero vivamente di essere smentito. Pecchia insiste nel ribadire che vede i suoi giocatori allenarsi bene, con convinzione. Il problema è che anche i miei amici che giocano in seconda categoria si danno da fare durante la settimana, ma se alla domenica giocano contro gente di un’altra categoria, rimediano solo figuracce. Il Verona è stato costruito al risparmio, è pieno di scommesse, di prestiti, di giocatori che in serie A non hanno ancora dimostrato nulla e di ragazzi che facevano fatica anche in B. Qualcuno potrà anche crescere, ma per centrare l’obiettivo salvezza serve molto di più. Questo almeno è il mio pensiero.

10
set 2017
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Hellas Verona

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TROPPO BRUTTO PER ESSERE VERO

Dallo stadio è stato uno spettacolo indecente. Chi ha visto Verona-Fiorentina in TV ha avuto la stessa impressione. Prestazione da film horror, una squadra (quella gialloblù) in completa balia dell’avversario, senza idee, senza senza grinta, senza mordente, senza tutto. Male i giocatori, male l’allenatore, malissimo la società. Setti fuma il sigaro e preferisce starsene in disparte, aspettando tempi migliori. Arriveranno? E’ la speranza di tutto il popolo gialloblù, anche perché peggio di così sarebbe davvero dura.

Pecchia si è preso le colpe. I problemi però partono da più lontano. La società ha mostrato con i fatti che non ci sono soldi. Mercato a costo zero, tante scommesse (allenatore in primis) e tanti, troppi punti interrogativi. “Meglio una società sana, con i conti a posto, anziché un club che fa il passo più lungo della gamba finendo in default” ripetono un po’ tutti i dirigenti. Io dico che la piazza scaligera non merita questo tipo di mercato e questa squadra (intesa come rosa). Setti ha comprato il Verona facendo certi discorsi che non rispecchiano l’attuale realtà. Stabilizzare l’Hellas in serie A non vuol dire “il nostro obiettivo è salvarci all’ultima giornata”. Una retrocessione può capitare, ma se sei un presidente adeguato devi avere la forza di risollevarti e ripartire. Devi avere la forza di investire e non navigare a vista sperando nel vento della buona sorte.

Dopo la cinquina presa dalla Fiorentina non riesco a trovare un appiglio, uno spiraglio, un qualcosa che riesca ad alimentare un pizzico di ottimismo. Nulla di nulla, se non il classico “troppo brutto per essere vero”, l’unico titolo che può riassumere un minimo di positività.

28
ago 2017
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PAZZINI E’ UN CASO, IL PUNTO DI CROTONE PREZIOSO

Gli ultimi giorni di mercato ci chiariranno un po’ le idee. Al momento Pazzini è un caso. Pecchia ha cercato di giustificare la scelta di tenerlo ancora fuori spiegando che il giocatore non è in condizione. Un problema non da poco se è questa la verità. Pazzini è l’unico centravanti in rosa, non è infortunato, non ha saltato un’amichevole, si è sempre allenato. Se ritieni di poter essere più efficace con Fares prima punta contro una diretta concorrente, allora la questione è davvero molto seria, per non dire preoccupante.

Preferisco pensare che Pazzini sia distratto dalle voci di mercato e che in questo periodo non sia completamente sintonizzato sul Verona e sulla corsa salvezza. Il lato triste della vicenda è che la società, anziché lavorare per portare a Verona un attaccante di livello, sia stata costretta a ricercare giovani di belle speranze in esubero nei loro club di appartenenza (missione finora fallita) per ritrovarsi a pochi giorni dalla chiusura del mercato con in mano il problema Pazzini. Inutile in questo momento formulare tante ipotesi. Meglio aspettare giovedì notte per valutare la rosa definitiva. C’è però una considerazione finale che mi sento di fare: condizione o no, se in rosa hai un solo centravanti, esaltato fino all’altro ieri, indicato come punto di riferimento, guida e capitano, non puoi lasciarlo fuori per far giocare fuori ruolo Bessa prima e Fares poi.

Passiamo al punto di Crotone. Buono, molto buono se consideriamo le difficoltà ambientali. Un campo notoriamente insidioso, lo Scida. Eppure ho l’impressione che questo Crotone, incompleto per colpa di assenze forzate e di qualche rinforzo non ancora arrivato, fosse sulla carta molto vulnerabile per non dire battibile. Ecco che partendo da quest’ottica, il punto acciuffato dal Verona è sì positivo, ma anche avvolto da un pizzico di rammarico misto a preoccupazione. Dai gialloblù mi sarei aspettato una prestazione migliore, meno confusionaria, più concreta. Vincere il possesso palla non ha alcun valore se non riesci ad essere pericoloso. E se ripassiamo il match, il Crotone ha fatto qualcosa in più del Verona in termini di occasioni.

Adesso la sosta e poi la Fiorentina (in crisi) al Bentegodi. Un test per capire meglio la squadra di Pecchia con la speranza di trasformare le preoccupazioni in sensazioni positive.

20
ago 2017
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Hellas Verona

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BOMBA PAZZINI

Tutti abbiamo pensato a un infortunio dell’ultimo minuto, magari durante il riscaldamento o qualche ora prima durante l’ultima rifinitura. Invece abbiamo saputo che Pazzini è finito in panchina per scelta tecnica. Pecchia ha spiegato l’esclusione con teorie che personalmente mi hanno convinto poco, ma che possono anche avere un senso.

Il problema è un altro. Lasciare fuori alla prima di campionato il tuo capitano, il capocannoniere della B che ti ha permesso di acciuffare la promozione, il trascinatore e guida dello spogliatoio, significa minare l’unità del gruppo e creare inutili malumori, soprattutto se le cose (com’era prevedibile) non vanno per il verso giusto. E contro questo Napoli tutti sapevano che sarebbe andata così.Un’esclusione del genere poteva essere digerita solo in caso di vittoria gialloblù.

Quando prendi decisioni forti, accetti il rischio. Se ti va a male, devi essere pronto a parare critiche e polemiche. Con Pazzini in campo dall’inizio sarebbe cambiato qualcosa? No. Proprio per questo tenerlo fuori ha provocato nuovi e pericolosi problemi per una squadra che deve affrontare già tante difficoltà per centrare l’obiettivo salvezza.

La reazione del Pazzo dopo il gol ci ha detto tantissimo dell’assurda situazione creata dall’allenatore, che avrebbe potuto limitare i danni facendo entrare il Capitano all’inizio del secondo tempo, quando l’Hellas era sotto 2-0. Invece Giampaolo è rimasto a guardare anche nel secondo tempo, fino al terzo gol partenopeo. Solo a partita chiusissima Pecchia lo ha fatto entrare. Altra assurdità.

Iniziare il campionato con una sconfitta contro il Napoli ci sta. Farsi scoppiare addosso una bomba del genere, significa complicarsi la vita. E’ autolesionismo.

25
lug 2017
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ADDIO DI CASSANO, FORTUNA PER IL VERONA

Pecchia non era affatto convinto di Cassano. Lo aveva fatto capire qualche mese fa quando era uscita la notizia di un interessamento del Verona per il giocatore barese. Avere i piedi buoni non è tutto nel calcio di oggi (e di Pecchia), anzi. Servono altre qualità come la corsa e il sacrificio. Cassano corre poco, non sembra predisposto al sacrificio e di sicuro non è uno che accetta volentieri di fare la riserva in una neopromossa che si deve salvare. Abituato poi a certi ingaggi, aver accettato cifre decisamente più basse al suo standard, non ha agevolato la sua nuova avventura. Non mi convincono per niente le spiegazioni del suo addio. La storia della nostalgia della famiglia è una grande buffonata. Lui pensava di entrare nel gruppo di Pecchia come una grande star, di avere il posto assicurato e trattamenti speciali. Quando ha capito la situazione, ha deciso di lasciare in modo farsesco, com’è nel suo stile. Nessuno qui sentirà la sua mancanza.

Giornalisticamente avremo qualche titolo in meno, ma va benissimo così. La realtà è che Cassano non è cambiato, non è maturato, non si è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Pecchia e di un Verona che deve lottare per salvarsi. Questo Cassano è meglio lasciarlo al Genoa, all’Entella o alla sua Carolina. Nell’Hellas avrebbe fatto solo danni perché questo Cassano non ha intenzione di essere uno dei tanti, un contorno, un panchinaro e nemmeno una ciliegina sulla torta. Lui vuole essere la torta intera. Troppo pericoloso tenere uno così in squadra. Per questo il Verona, Setti, Fusco, Pecchia, al di là della rabbia per come il barese si è comportato, devono sentirsi fortunati.

Adesso però bisogna tornare a pensare alla rosa, a prendere una vera alternativa a Pazzini, un altro difensore centrale di categoria e ad effettuare qualche altro (necessario) ritocco.

04
lug 2017
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GRAZIE TONI, MA STO CON SETTI

Voci, tante voci. Troppe voci. Poche notizie ufficiali, soprattutto in entrata. Parlare e scrivere di aria fritta non mi entusiasma. Per questo ho aspettato tanto, prima di rinnovare queste pagine. L’addio di Toni ha fatto e fa discutere. Il campione del mondo ha lanciato frecce velenose contro Fusco, indicandolo come unico colpevole della sua repentina uscita di scena. In realtà il “colpevole” principale è il presidente Setti, che aveva individuato per Toni un ruolo di rappresentanza non del tutto gradito all’ex bomber. Toni voleva dire la sua nello spogliatoio, dare qualche consiglio, esprimere le sue idee. In pratica voleva incidere nelle scelte tecniche. Il presidente, forse scottato dal recente passato, è stato chiaro e deciso: Fusco ha pieni poteri sulla gestione tecnica. Ed ecco che l’idea Cassano è evaporata in un attimo, visto che era arrivata da Toni, attraverso il suo ex agente Tinti che è il procuratore dello stesso Cassano. Già, i procuratori. Si dice che siano i veri padroni del calcio italiano. Di certo incidono e non poco nelle scelte di direttori sportivi e presidenti.

Maurizio Setti ha voluto evitare contrasti interni all’Hellas. Le scottature legate alla faida Gardini-Sogliano sono state curate, ma il ricordo è ancora vivo. Un’esperienza da non ripetere. Certo, i paragoni sono scomodi, forse anche ingiusti perché le persone in questione hanno storie diverse e diversi caratteri. Di sicuro Toni avrebbe voluto dare una mano con i suoi consigli e la sua esperienza. Ma il rischio destabilizzazione sarebbe stato troppo grande. Io sto con Setti. Da qui ad affermare che la scelta di accettare il divorzio da Setti e puntare tutto su Fusco e compagnia porterà a grandi risultati, ce ne vuole. Onestamente i segnali arrivati in questa prima fase di calciomercato sono piuttosto preoccupanti. Al momento la rosa è inadeguata per questa serie A. Non voglio passare per pessimista o disfattista, ma le mie sensazioni in questo momento sono negative. Spero vivamente di ricredermi il 30 agosto, quando il mercato sarà terminato.