25
lug 2017
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Hellas Verona

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ADDIO DI CASSANO, FORTUNA PER IL VERONA

Pecchia non era affatto convinto di Cassano. Lo aveva fatto capire qualche mese fa quando era uscita la notizia di un interessamento del Verona per il giocatore barese. Avere i piedi buoni non è tutto nel calcio di oggi (e di Pecchia), anzi. Servono altre qualità come la corsa e il sacrificio. Cassano corre poco, non sembra predisposto al sacrificio e di sicuro non è uno che accetta volentieri di fare la riserva in una neopromossa che si deve salvare. Abituato poi a certi ingaggi, aver accettato cifre decisamente più basse al suo standard, non ha agevolato la sua nuova avventura. Non mi convincono per niente le spiegazioni del suo addio. La storia della nostalgia della famiglia è una grande buffonata. Lui pensava di entrare nel gruppo di Pecchia come una grande star, di avere il posto assicurato e trattamenti speciali. Quando ha capito la situazione, ha deciso di lasciare in modo farsesco, com’è nel suo stile. Nessuno qui sentirà la sua mancanza.

Giornalisticamente avremo qualche titolo in meno, ma va benissimo così. La realtà è che Cassano non è cambiato, non è maturato, non si è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Pecchia e di un Verona che deve lottare per salvarsi. Questo Cassano è meglio lasciarlo al Genoa, all’Entella o alla sua Carolina. Nell’Hellas avrebbe fatto solo danni perché questo Cassano non ha intenzione di essere uno dei tanti, un contorno, un panchinaro e nemmeno una ciliegina sulla torta. Lui vuole essere la torta intera. Troppo pericoloso tenere uno così in squadra. Per questo il Verona, Setti, Fusco, Pecchia, al di là della rabbia per come il barese si è comportato, devono sentirsi fortunati.

Adesso però bisogna tornare a pensare alla rosa, a prendere una vera alternativa a Pazzini, un altro difensore centrale di categoria e ad effettuare qualche altro (necessario) ritocco.

04
lug 2017
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Hellas Verona

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12.185

GRAZIE TONI, MA STO CON SETTI

Voci, tante voci. Troppe voci. Poche notizie ufficiali, soprattutto in entrata. Parlare e scrivere di aria fritta non mi entusiasma. Per questo ho aspettato tanto, prima di rinnovare queste pagine. L’addio di Toni ha fatto e fa discutere. Il campione del mondo ha lanciato frecce velenose contro Fusco, indicandolo come unico colpevole della sua repentina uscita di scena. In realtà il “colpevole” principale è il presidente Setti, che aveva individuato per Toni un ruolo di rappresentanza non del tutto gradito all’ex bomber. Toni voleva dire la sua nello spogliatoio, dare qualche consiglio, esprimere le sue idee. In pratica voleva incidere nelle scelte tecniche. Il presidente, forse scottato dal recente passato, è stato chiaro e deciso: Fusco ha pieni poteri sulla gestione tecnica. Ed ecco che l’idea Cassano è evaporata in un attimo, visto che era arrivata da Toni, attraverso il suo ex agente Tinti che è il procuratore dello stesso Cassano. Già, i procuratori. Si dice che siano i veri padroni del calcio italiano. Di certo incidono e non poco nelle scelte di direttori sportivi e presidenti.

Maurizio Setti ha voluto evitare contrasti interni all’Hellas. Le scottature legate alla faida Gardini-Sogliano sono state curate, ma il ricordo è ancora vivo. Un’esperienza da non ripetere. Certo, i paragoni sono scomodi, forse anche ingiusti perché le persone in questione hanno storie diverse e diversi caratteri. Di sicuro Toni avrebbe voluto dare una mano con i suoi consigli e la sua esperienza. Ma il rischio destabilizzazione sarebbe stato troppo grande. Io sto con Setti. Da qui ad affermare che la scelta di accettare il divorzio da Setti e puntare tutto su Fusco e compagnia porterà a grandi risultati, ce ne vuole. Onestamente i segnali arrivati in questa prima fase di calciomercato sono piuttosto preoccupanti. Al momento la rosa è inadeguata per questa serie A. Non voglio passare per pessimista o disfattista, ma le mie sensazioni in questo momento sono negative. Spero vivamente di ricredermi il 30 agosto, quando il mercato sarà terminato.

18
mag 2017
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22.120

SETTI, PRIMA SCOMMESSA VINTA… CON TROPPA SOFFERENZA

L’obiettivo è stato raggiunto. Il Verona è tornato in serie A al termine di una stagione logorante, difficile, sofferta, emozionante. Un campionato iniziato alla grande, troppo alla grande, sinonimo di enormi illusioni. L’Hellas sembrava sfacciatamente più forte di tutti. Poi la crisi, gli errori, le difficoltà. Pecchia sempre più in discussione così come Fusco, Setti e compagnia. Normale, quando le cose non funzionano, quando la squadra soffre e lascia punti contro formazioni teoricamente più scarse. Pecchia è riuscito a tenere la barca a galla in una situazione onestamente complicata. Ha evitato il tracollo supportato dalla società, anche se è stato molto vicino all’esonero. Certo, la serie B è insidiosa, livellata e vincere non è mai facile. Però mi chiedo: bisognava per forza soffrire così tanto?

Mentre scrivo sento auto strombazzare, tifosi in festa. D’altronde c’è chi ha festeggiato la vittoria nei playout per evitare di finire in C2… Personalmente credo che il ritorno in A, dopo lo scempio della passata stagione e i 25 milioni di paracadute, fosse l’obiettivo minimo. Il Verona ci è riuscito grazie anche al successo in pieno recupero del Benevento sul Frosinone nel penultimo turno e al vantaggio di un gol negli scontri diretti proprio con i ciociari di Marino. Insomma, non è stata un’esaltante cavalcata verso la serie A. Resto comunque dell’idea che l’Hellas ha meritato questo traguardo. Pecchia ha cercato quasi sempre di far giocare la squadra senza tante speculazioni, senza tattiche difensive, ma con un atteggiamento propositivo che ho apprezzato. Una strada difficile da percorrere quando devi fare i conti con avversari rudi, abbottonati, amanti del catenaccio e del lancio lungo. Se sarà ancora lui l’allenatore in serie A, continuerà sulla stessa lunghezza d’onda? L’ipotesi mi affascina, ma attenzione: con gli attuali giocatori rischi di fare la figura del Pescara. Io la penso così.

In attesa di conoscere i programmi societari, mi sembra comunque doveroso riconoscere al presidente Setti il merito di aver vinto la scommessa. Nel calcio parlano i risultati, parla il campo. Il Verona ha centrato la promozione diretta, ha raggiunto l’obiettivo dichiarato ad inizio anno. Questo è ciò che conta adesso. Avremo tutto il tempo per parlare del futuro, esprimendo le nostre sensazioni, le nostre previsioni, i nostri dubbi o le nostre convinzioni. Dopo tanta sofferenza, ora possiamo tiriamo un po’ il fiato. E a proposito di sensazioni, sapere che il Frosinone dovrà giocarsi la promozione ai playoff insieme a Carpi, Benevento ecc… mi fa sentire decisamente sereno, leggero, sollevato.

14
mag 2017
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BRIVIDI AL BENTEGODI

Forti emozioni al Bentegodi. Tensione prima del fischio d’inizio. Brividi e pelle d’oca nel vedere la Curva Sud cantare e sventolare tante bandiere gialloblù. Un calore eccezionale trasmesso a tutto lo stadio e poi ai ragazzi di Pecchia. Il Verona gioca bene, il Carpi si difende e riparte. Tutto come previsto, caldo compreso. Pazzini sembra meno brillante, ma quando ha la palla combina sempre qualche numero importante, risultando alla fine tra i migliori anche senza segnare.

Mentre sentivo i tifosi cantare e spingere la squadra con tanta potenza ed entusiasmo, pensavo all’effetto che avrebbe un sostegno così in uno stadio senza pista, con gli spalti vicini al campo. Uno stadio all’inglese da 20-25 mila posti, moderno, accogliente e senz’altro ancora più difficile da espugnare per gli avversari. Riadattare il Bentegodi sarebbe a mio avviso la soluzione più sensata.

In attesa di festeggiare il ritorno in A  mi sento in dovere di sottolineare il comportamento della tifoseria scaligera che, nonostante lo shock per il vantaggio del Carpi, non ha smesso di incitare la squadra e al termine del primo tempo ha applaudito. Quando il Verona gioca con il cuore, dando il massimo, provando in tutti i modi ad attaccare, segnare, vincere, la gente risponde così. Tutto molto bello, anche se nella ripresa non sono mancati momenti di sconforto misti a nervosismo e disperazione. L’incrocio dei pali colpito da Bessa, i miracoli di Belec, l’inserimento di Troianiello, la velocità in contropiede del Carpi… Ad un certo punto sembrava la classica giornata nera. Mancava solo il gol del Frosinone e in un attimo sarebbe stato incubo vero. Invece nel finale è cambiato tutto. Ganz ha firmato una rete pesantissima dal profumo di promozione, soprattutto dopo l’altra notizia da sballo: il gol vittoria del Benevento siglato da Ceravolo al minuto 93′.

La situazione ora è chiara a tutti. Con un punto a Cesena sarà serie A, mentre il Frosinone dovrà passare dai playoff (auguri).

Dopo direzioni arbitrali indecenti, errori incredibili, critiche pesanti e dubbi sulla buonafede di alcuni fischietti, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla direzione del signor Pasqua che all’andata fece disastri. Ho visto un arbitro obiettivo, che non ha voluto fare il fenomeno e che nel complesso ha distribuito bene i gialli. I rigori non dati? Secondo me non c’erano.

Infine Pecchia. Mi è piaciuto nelle scelte iniziali. Ha avuto il coraggio di tenere fuori un senatore come Pisano, autore di un gol pesantissimo a Chiavari, puntando ancora su Romulo esterno basso. Segnale di coerenza e coraggio. Non mi è piaciuto nella gestione dei cambi. Giusto sostituire Luppi che non era al massimo e aveva combinato molto poco, ma Troianiello ha fatto addirittura peggio. Avrei messo subito Ganz e poi mi sarei giocato la carta Valoti, tenendomi Troianiello per gli ultimi minuti.

Adesso manca l’ultimo piccolo tassello. Conquistata la serie A si apriranno tanti altri interrogativi. Avremo modo e tempo per parlarne.

06
mag 2017
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Hellas Verona

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SOFFERENZA E SPERANZA

Altro passo importante verso la promozione in serie A. Il Verona parte forte a Chiavari, segna due gol in 10 minuti, gioca con sicurezza e relativa tranquillità, fino al rigore per l’Entella che cambia un po’ tutto. L’Hellas cala dopo aver speso tantissimo nel primo tempo, la Virtus attacca con convinzione alla ricerca di un pareggio che servirebbe a poco per la sua classifica.

Sofferenza e speranza. La ripresa ci ha regalato un Verona impaurito, stanco, sofferente, ma vincente. Tre punti fondamentali per tenere a distanza il Frosinone che può comunque esultare per aver portato a 10 le lunghezze di vantaggio sul quarto posto occupato dal Perugia. A questo punto anche la promozione diretta del Frosinone non è legata ad altri risultati. Con due vittorie sarà serie A sicura sia per l’Hellas che per la squadra di Marino e addio playoff (per la disperazione di Sky).

Tornando al match in Liguria, il Verona ha mostrato nel primo tempo la sua faccia più bella. Doppio vantaggio in apertura, ottimo palleggio e grande spirito di sacrificio nel pressare e ripartire. Ero curioso di rivedere Zaccagni dal primo minuto, di valutare il ritorno di Pisano e la tenuta della coppia Ferrari-Caracciolo. Sono arrivate risposte molto positive. Buona anche l’intuizione di adattare Romulo a sinistra e non Pisano. Non è ancora fatta e sarebbe un grave errore credere di essere ormai sicuri di tagliare il traguardo. Ho l’impressione (diciamo il timore) che l’interesse per i playoff da parte di sky e di chi ruota attorno al business del calcio condizionerà i prossimi incontri. L’Hellas dovrà essere più forte di tutto e tutti. E attenzione a Benevento-Frosinone, partita chiave in tutti i sensi.

01
mag 2017
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DERBY PAZZESCO!

Le cifre dicono che il Verona ha meritato la vittoria. Ma le cifre nel calcio non sono tutto. Per vincere bisogna segnare. Il numero di tiri, di calci d’angolo, di occasioni, di parate ecc… possono dare un’idea sull’andamento del match, ma alla fine contano i gol. E quando a cinque minuti dal 90′ il Vicenza ha fallito clamorosamente il terzo gol, stavo già pensando a come impostare questo articolo. Ripassavo le mosse di Pecchia, le prestazioni dei gialloblù, gli errori più gravi, alla ricerca delle principali responsabilità per un ko che avrebbe quasi sicuramente spedito l’Hellas ai playoff. Poi il lampo di Bessa e all’ultimo minuto la magia di Romulo hanno ribaltato ogni giudizio e considerazione. Il risultato è che, in partite così tese, combattute e per certi versi molto bloccate, la differenza la devono fare i giocatori di maggior qualità. Così è stato. La magia di Siligardi nel primo tempo, la stoccata dalla distanza di Bessa e infine la prodezza al volo di Romulo: perle che riescono solo a chi possiede determinate capacità.

Un derby pazzesco, emozionante, straordinario per intensità e colpi di scena. Un derby che ha confermato l’equilibrio di questa pazza serie B, dove l’ultima può vincere sul campo della prima, dove i pronostici vengono spesso ribaltati. Il Vicenza è andato vicinissimo all’impresa, il Verona ad un passo dal baratro. Poi in un attimo è cambiato tutto. Un vortice di emozioni che al Bentegodi non si vivevano da tempo. Un successo che mi ha ricordato alcune vittorie al fotofinish centrate da Mandorlini, anche se il derby è una partita diversa, unica e qualsiasi paragone con altre rimonte messe a segno dall’Hellas risulterebbe un po’ troppo “tirato”.

La vittoria del Verona manda in secondo piano l’ennesimo arbitraggio mediocre di questo campionato. Abbattista ha l’atteggiamento del grande arbitro, ma sbaglia come tanti suoi colleghi. Non vede un fallo di Esposito su Siligardi nell’azione del secondo gol biancorosso e non vede tante altre cose. Errori clamorosi per un fischietto che dovrebbe essere il meglio di questa serie B.

25
apr 2017
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Hellas Verona

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5.061

PERICOLO SCAMPATO, BICCHIERE MEZZO PIENO

Pareggio importante per l’Hellas contro un avversario tosto, che non ti fa respirare, che palleggia bene e sa inserirsi in zona gol con velocità, spinto dal suo pubblico e ben guidato da Bucchi. Tornare dalle due trasferte ravvicinate e insidiose di Bari e Perugia con quattro punti è un risultato positivo, anche se non è ancora fatta. Lo ammetto, temevo e non poco il match del Renato Curi. L’Hellas aveva speso tantissimo sabato scorso, mancavano giocatori importanti e il Perugia è una formazione pericolosa.

Capitolo sostituzioni. Non ho trovato scandaloso il cambio di Pazzini. Il capitano aveva speso tantissimo e personalmente speravo in un guizzo finale di Ganz. In realtà Simone non ha toccato un pallone, ma non abbiamo la riprova se con il Pazzo sarebbero cambiate le cose. Credo che in quel momento il Verona (leggi Pecchia/Corrent) pensasse soprattutto a non prendere il secondo gol, preservando alcuni suoi giocatori. E siccome l’obiettivo è stato centrato, non farei drammi. Se non fosse chiaro, vedo il bicchiere mezzo pieno. Perché Luppi fuori? Perché anche lui aveva speso molto e in quel momento Troianiello poteva dare qualcosa in più.

Niente tabelle. Fossero arrivati i tre punti anche a Perugia, allora mi sarei sbilanciato in un paio di calcoli. Adesso serve solo preparare al meglio il derby con il Vicenza e centrare la vittoria lunedì prossimo.

Stato di salute. Il Verona contro il Perugia ha sofferto, mostrando qualche preoccupante sbandamento dietro (e non è la prima volta). Nel complesso la squadra sta bene. Il pareggio serve a tenere dietro il Frosinone e soprattutto serve a tenere alto il morale. Mi è piaciuto Valoti, che merita di essere riconfermato. Romulo in fase di spinta c’è, un po’ meno in copertura. Rispetto ad un mese fa comunque l’italo-brasiliano è cresciuto ed è una notizia buona per questo sprint finale con vista sul derby.

22
apr 2017
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NESSUNA ILLUSIONE

Vincere a Bari, segnare il secondo gol in dieci, mostrare carattere e personalità sono segnali importanti in questo finale di campionato. Il Verona ha accelerato probabilmente nel momento giusto, dopo una fase decisamente negativa. Ma la storia di questa stagione insegna che non conviene lasciarsi andare ad eccessivo entusiasmo. Troppe volte crolli che sembravano definitivi si sono tramutati in grandi risalite, troppe volte avversari sulla carta deboli e in crisi, hanno conquistato punti contro un Verona teoricamente più forte e pieno di qualità. Troppi risultati imprevedibili, cadute improvvise, prestazioni indecorose precedute da altissime aspettative. Troppi sbalzi d’umore, pessimismo esasperato, ottimismo esagerato, critiche a prescindere tra tifosi, sostenitori, simpatizzanti.

Questa volta preferisco allinearmi a Fabio Pecchia, sicuramente felice per l’impresa di Bari, ma sintonizzato solo sulla prossima partita sul campo del Perugia martedì sera, crocevia decisivo nella corsa per uno dei primi due posti. Dovesse vincere anche al Renato Curi, magari dopo aver visto il Frosinone non battere in casa lo Spezia, allora ci si potrebbe abbandonare a pensieri più ottimistici. Adesso è presto, almeno io la vedo così. Con questo non voglio sminuire la prova convincente dei gialloblù su un campo difficilissimo come il San Nicola. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’impatto sul match, dal gruppo, dal carattere espresso ed anche dalle scelte di Pecchia, che ho trovato tutto sommato coerenti con la sua filosofia di calcio. Romulo, se sta bene (di fisico e di testa) e se non vuole sempre strafare, può risultare una spina nel fianco degli avversari partendo da lontano sulla fascia. Così è stato a Bari.

Valoti ha qualità e ha imparato ad essere decisivo anche in fase di interdizione. Pecchia lo ha inserito al posto di Fossati, sapendo che avrebbe alimentato perplessità e dubbi. Ha avuto ragione l’allenatore e questo gli va riconosciuto. Ma, ripeto, nessuna illusione… per il momento.

17
apr 2017
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VERONA IN ALTALENA E IN BUONA COMPAGNIA

La Spal sembra scappata via. Tre vittorie di fila hanno lanciato la neopromossa formazione ferrarese a più cinque da Verona e Frosinone. Solo un mese fa l’attuale capolista era nel mirino dell’Hellas, mentre il Frosinone sembrava in fuga. E’ un campionato equilibrato, incerto, nel complesso modesto, ancora apertissimo quando mancano sei giornate alla fine. Sono sempre più convinto che se il Verona dovesse centrare la promozione avrà bisogno di pesanti rinforzi per essere competitivo in serie A, ma ci sarà tempo per affrontare questo argomento.

La vittoria con il Cittadella è arrivata al termine di un match non esaltante, equilibrato, dove la qualità superiore dei gialloblù ha fatto la differenza. A questo punto della stagione va benissimo anche così, soprattutto se ripassiamo le ultime prestazioni dei gialloblù al Bentegodi (pareggi con Ascoli e Pisa, ko con lo Spezia). Era troppo importante tornare al successo in casa, dare un segnale alle inseguitrici e riconquistare un pizzico di autostima per affrontare le insidiose due trasferte consecutive di Bari e Perugia. Pecchia ha allontanato le voci che lo davano a rischio esonero, anche se le sue scelte non mi hanno convinto del tutto (Romulo terzino, Valoti ancora fuori).

Il bello di questo campionato in altalena è che ogni partita può finire con qualsiasi risultato. Le prime possono cadere contro le ultime e ogni pronostico può essere ribaltato in qualsiasi momento. Gli esempi sono tantissimi, dal Verona al Frosinone, dal Benevento, allo stesso Cittadella, passando per il Bari, il Perugia e tante altre. Squadre che non trovano continuità, che procedono a corrente alternata, senza riuscire a spiccare il volo verso i propri obiettivi. La lotta per i play off è apertissima, così come la lotta per evitare play out e retrocessione diretta.

11
apr 2017
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HELLAS, IMBARAZZANTE FRAGILITA’

Analizziamo con obiettività la gara di Novara. Il Verona parte bene, prova a fare la partita, passa in vantaggio, gioca discretamente, ma non riesce a creare i presupposti per raddoppiare. Il Novara, pur subendo il gioco dell’Hellas, arriva vicino al gol in almeno tre occasioni. Nel secondo tempo cambia tutto. La squadra di Pecchia sparisce, quella di Boscaglia invece sembra trasformata, tonica, pericolosa, nettamente superiore ai gialloblù. Pareggia con merito e continua a spingere alla ricerca della vittoria. Pecchia toglie una punta e mette un difensore. I suoi ragazzi sembrano spaesati, impauriti, in completa balia dell’avversario. Mostrano una fragilità imbarazzante. Una squadra senza identità che Pecchia sta cercando di guidare con tanta fatica e scelte molto discutibili.

La domanda è semplice, la risposta un po’ meno. Con un altro allenatore questa squadra renderebbe di più? Da questa domanda dovrebbe dipendere il futuro di Pecchia. Se Setti è convinto che il valore della rosa è inferiore a quello di Frosinone e Spal, fa bene a continuare con questo allenatore. Personalmente la conduzione tecnica non mi convince. Pecchia ha idee interessanti, la sua filosofia mi piace, il suo modo di porsi con noi giornalisti è impeccabile, ma qualcosa non mi torna. Questione di esperienza, carisma e personalità. Troppi cambi di formazione, troppi giocatori esaltati e poi messi in naftalina, troppe variazioni di ruoli e posizioni. Ho l’impressione che Pecchia non sia riuscito ad ottenere il massimo da tutti i suoi giocatori anche per come ha gestito lo spogliatoio.

Nell’analisi del suo lavoro non può passare sotto traccia una difesa troppo facilmente perforabile tra errori singoli e amnesie di gruppo. Un rendimento non degno di una squadra che vuole vincere il campionato. Nella prima parte della stagione i limiti della fase difensiva erano compensati da un Pazzini straordinario e da un gioco offensivo molto producente. Adesso è tutto diverso, tutto più difficile. Il Verona crea meno e rischia molto di più, mostrando anche limiti caratteriali. Cerco di trovare qualche raggio di sole, un po’ di sereno in un clima da tempesta, ma non ce la faccio. Troppo deludente l’Hellas di Novara per inseguire un sorriso.