10
dic 2017
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Hellas Verona

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FOLLE SUICIDIO: RABBIA E SPERANZA

Rabbia per aver gettato alle ortiche una vittoria che sembrava in cassaforte. Speranza per aver mostrato qualcosa di buono e soprattutto per una classifica che permette al Verona di essere ancora agganciato al treno salvezza. Due anni fa, dopo 16 giornate, l’Hellas era ultimo con 7 punti, ancora alla ricerca della prima vittoria. La zona salvezza era distante 9 lunghezze (il Genoa quartultimo aveva 16 punti) e per un motivo o per un altro tutti gli scontri decisivi per cercare di dare una svolta alla stagione si rivelarono fallimenti in serie. Oggi la situazione è diversa, ma è innegabile che la rimonta gialloblù passerà dagli attesi rinforzi di gennaio. Al momento il Verona ha mostrato discreti progressi rispetto alle prime uscite stagionali, ma anche tanti, troppi limiti, soprattutto nei singoli.

Possiamo continuare a colpire di critiche Fabio Pecchia, ma se Ferrari non riesce a respingere un pallone aereo che dovrebbe essere l’azione più semplice per un difensore centrale o se Caracciolo non riesce a trattenere la gamba sull’incursione di Floccari, c’è poco da imputare all’allenatore. Certo, il Verona si era abbassato molto, ma credo fosse inevitabile a meno di 10 minuti dalla fine in quella situazione ambientale contro una squadra piena di attaccanti e alla disperata ricerca del gol.

Le prestazioni dei gialloblù, anche quando non sono arrivati i punti, hanno dato qualche buona indicazione. Anche per questo credo sia giusto alimentare la speranza. Possiamo parlare all’infinito di tattica e moduli, ma le fortune di ogni squadra passano prima di tutto dalla qualità dei giocatori. Gente come Romulo, Pazzini, Cerci, Bessa, Caceres (per restare ai più rappresentativi) avrebbe dovuto trascinare la formazione scaligera verso zone tranquille di classifica. Invece il Verona è partito con handicap: giocatori fuori forma che in campo sembravano fantasmi, prestazioni insufficienti e depressione generale tra i tifosi. Da qualche settimana qualcosa è cambiato. Alcuni gialloblù sono cresciuti, altri li stiamo ancora aspettando, ma nel complesso la squadra gira meglio. E’ chiaro però che se sei ancora al penultimo posto, manca ancora qualcosa. E dopo 16 giornate non è un fattore di poco conto.

05
dic 2017
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Hellas Verona

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STRADA SEMPRE IN SALITA

Niente di nuovo sotto il sole. La strada verso la salvezza resta sempre in salita e piena di ostacoli. L’auspicata svolta non c’è stata, complice un gol del Genoa in fuorigioco e i noti problemi in attacco del Verona. Rimane la buona prestazione e una classifica negativa, ma non ancora compromessa. Hanno perso Spal, Sassuolo e Crotone, le tre principali indiziate a giocarsi con l’Hellas la salvezza. I giochi sono apertissimi, ma servirà una vittoria a Ferrara domenica prossima.

Da quanto visto con il Genoa, questo Verona ha raggiunto una buona condizione atletica, ha maggior consapevolezza nei propri mezzi, gioca con il giusto mordente, ha trovato finalmente un ottimo Buchel in mezzo al campo, ma paga l’assenza di un bomber vero, di un attaccante con il fiuto del gol. Paga un mercato deficitario (lo so, è un vecchio ritornello) e un avvio di stagione al rallentatore che sta complicando terribilmente ogni tentativo di risalita. Aver puntato tutto su Pazzini e su un ragazzino in prestito senza esperienza e senza il necessario istinto del killer sotto porta, è stato un azzardo che potrebbe essere pagato a caro prezzo. Il tempo per rimediare ci sarebbe, ma servono soldi per trovare a gennaio un rinforzo affidabile. Dubito che Setti abbia la forza economica per tamponare una falla così grande. Spero ovviamente di sbagliarmi.

26
nov 2017
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LA PRIMA SALVEZZA… DI PECCHIA

Dopo voci, esoneri ventilati, rischiati ma mai realizzati, quella con il Sassuolo rappresentava la partita da dentro o fuori per Fabio Pecchia. L’allenatore del Verona è riuscito a salvarsi grazie ai suoi ragazzi, che hanno vinto, e grazie agli avversari, scesi in campo in “versione impresentabile”. La sfida di Reggio Emilia ci ha detto che la squadra gialloblù è ancora con il suo allenatore. Aspetto non di poco conto. Se sia stata la partita della svolta, lo sapremo tra un paio di settimane, dopo il match con il Genoa e quello successivo contro la Spal. Al momento il Verona ha semplicemente evitato il terremoto di un esonero e un tracollo anticipato.

La partita con il Sassuolo ci ha detto anche che questa squadra nelle difficoltà trova energie importanti. Pecchia ha capito che Romulo deve giocare a centrocampo, che Fares terzino dà qualcosa in più di Souprayen, che in attacco (aspettando rinforzi veri) Cerci può dire la sua anche da riferimento centrali e che se Caceres andrà alla Lazio a gennaio saranno dolori. La rosa gialloblù andrà rinforzata e non indebolita come avvenne due anni fa (ci sarà tempo per approfondire l’argomento).

Capitolo tifosi. E’ evidente che il rapporto tra Pecchia e buona parte dei sostenitori gialloblù non è dei migliori. Anche ieri ci sono stati cori contro di lui evidentemente legati ad antipatie poco attinenti con la partita appena vinta. Criticarlo anche dopo una vittoria mi sembra un controsenso. Intanto è tempo di derby con il Chievo in Coppa Italia. Un impegno che va onorato anche se l’Hellas ne avrebbe fatto volentieri a meno in un momento così delicato della stagione.

21
nov 2017
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Hellas Verona

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PRESIDENTE FANTASMA

Forse non vuole ripetere quanto accaduto due anni fa con Mandorlini quando decise di esonerarlo, nonostante la promessa di farlo arrivare sicuramente fino a Natale. Forse sta meditando e non se la sente di uscire allo scoperto, senza sapere in realtà che pesci pigliare. Il presidente Setti ha mandato ancora una volta allo scoperto il suo direttore sportivo, che ha rinnovato la fiducia a Pecchia. Forse il presidente Setti vuole solo prendersi una notte di riflessione. Da fuori però il proprietario del Verona ha assunto da tempo le sembianze di un fantasma. I tifosi lo hanno contestato pesantemente, ma lui preferisce non rispondere, non dare spiegazioni, evitando ogni tipo di comunicazione con il popolo gialloblù.

Nei periodi più duri, quando tra la tifoseria serpeggia scoramento misto a rassegnazione, il bravo condottiero esce allo scoperto e prova a risollevare la situazione. Il bravo condottiero cerca le soluzioni migliori per riaccendere la speranza, anche con decisioni forti. Deve esporsi in prima persona, non può nascondersi. Il calcio non è solo squadra, allenamenti, parole ai giocatori, allo staff tecnico e al direttore sportivo. Il calcio è anche e soprattutto tifosi, gente, pubblico e passione. Aspetti che Setti sembra aver dimenticato.

Forse il posticipo del lunedì, la settimana corta per preparare la prossima partita con il Sassuolo in programma sabato, la zona salvezza distante 4 punti e qualche sprazzo di gioco discreto (ad essere buoni) contro il Bologna hanno convinto Setti a dare un’ultima possibilità a Pecchia. Forse. Due anni fa Mandorlini venne silurato alla 14esima giornata. Il Verona aveva 6 punti come oggi, era ultimo e non aveva ancora vinto una partita. La sconfitta sul campo del Frosinone costò la panchina a Mandorlini. Se non succederà nulla in questi giorni, Pecchia si giocherà il posto sul campo del Sassuolo, proprio alla giornata numero 14.

05
nov 2017
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Hellas Verona

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VERONA DISASTROSO A CAGLIARI

Pecchia alla vigilia parlava di una squadra che aveva lavorato alla grande, di un Verona in crescita e dell’obiettivo da centrare: i punti. Non so quello che ha visto l’allenatore gialloblù, io a Cagliari ho visto una squadra involuta, senza idee, senza gioco, senza giocatori adeguati, alla ricerca non dei tre punti, ma semplicemente del pareggio. Lo si è capito chiaramente quando Pecchia ha tolto Pazzini per inserire Zaccagni, rispondendo al cambio di Lopez che cinque minuti prima aveva tolto Ionita per giocarsi la carta Farias.

Dopo la quarta sconfitta consecutiva è giusto porsi delle domande. Quante responsabilità ha Pecchia? Quante Fusco? Quante Setti? E quante i giocatori? Tutto secondo me parte dal presidente, che ha dimostrato con i fatti di non avere la forza economica per allestire una rosa competitiva. Discorsi già fatti dopo le prime partite di campionato e poi sospesi dopo aver visto qualche segnale di miglioramento. Era giusto aspettare partite sulla carta meno proibitive e giudicare quanto visto sul campo. A Cagliari sono riaffiorati problemi enormi: attacco inesistente, difesa fragile, centrocampo in affanno, mancanza di carattere, enormi limiti nei singoli.

La stranezza è che in altre occasioni, contro avversari più quotati, abbiamo visto una squadra più grintosa e più pericolosa. La prestazione di Cagliari mette sul banco degli imputati anche l’allenatore che non è riuscito a presentare un Verona all’altezza. Quando hai l’acqua alla gola e devi recuperare, non puoi permetterti troppi passaggi a vuoto. Fusco ha rinnovato la fiducia a Pecchia, il tempo per recuperare ci sarebbe, ma il dubbio rimane: con un altro tecnico questo Verona avrebbe più possibilità di salvarsi? Onestamente non ne sarei così convinto. Guardo la rosa e vedo giocatori inadeguati. Ripasso la campagna acquisti e mi chiedo: quali sono stati gli investimenti? Perché allungare il contratto a Souprayen? Perché giocatori che in B facevano fatica ad incidere, sono stati riconfermati e trovano spesso spazio in squadra? Risposte che portano direttamente alla condotta di Setti, che oggi avrebbe dovuto dire qualcosa. E’ contento di questo Verona e della sua direzione tecnico-sportiva? Bastano i bilanci a posto per essere sereni? Credo di no, ma sarebbe bello sentire l’opinione del diretto interessato. Nell’attesa, spazio alle vostre (sempre gradite) riflessioni.

31
ott 2017
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Hellas Verona

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VERONA-INTER: TUTTO COME PREVISTO

Il Verona lotta, combatte, resiste, va sotto, acciuffa il pareggio su rigore assegnato con il var e infine alza bandiera bianca. Con onore. Non è stata una bella partita, almeno per come intendo io il bel calcio. E’ stato un match comunque emozionante perché il piccolo Verona, ha tenuto fino al termine, mettendo un po’ di apprensione alla corazzata nerazzurra, scesa al Bentegodi piuttosto svogliata, forse sicura di poter vincere senza particolari problemi.

Tutto come previsto, nel senso che ha vinto la squadra più forte. Il campionato del Verona inizierà da domenica prossima contro avversari sulla carta più abbordabili, nell’ordine: Cagliari, Bologna, Sassuolo, Genoa e Spal. Saranno queste cinque partite che ci daranno risposte più precise sulle possibilità di salvezza dei gialloblù. Giocare per lunghi tratti alla pari con l’Inter, senza raccogliere punti, è senza dubbio positivo, ma serve davvero a poco. Un po’ quello che era accaduto a Bergamo mercoledì scorso: ottimo approccio, alcune clamorose palle gol fallite non solo per sfortuna (sotto porta ci vuole qualità, serve il fiuto giusto, la cattiveria del killer) prima della resa.

Kean e Pazzini. Purtroppo l’argomento centravanti resta d’attualità. Lasciare il Pazzo ancora fuori è sembrato l’ennesimo azzardo di Pecchia. Kean non ha inciso, Pazzini ha creato una certa apprensione nella difesa dell’Inter. Sarebbe cambiato qualcosa con il capitano in campo dall’inizio? Non si sa. Di sicuro la scelta di Pecchia, risultato alla mano, non ha pagato. Il Verona ha perso e ha perso anche Pecchia. Ho sentito Spalletti a fine gara commentare la prova di Icardi, rispondendo a chi ipotizzava un turno di riposo per il centravanti argentino. “Con lui in campo abbiamo vinto. Questo è ciò che conta. E se avessimo cambiato e perso qualche punto?”. Giustissimo. Spalletti non sarà il massimo della simpatia, ma è un allenatore intelligente. La sua Inter non è sempre spettacolare, ma vince spesso ed ha il doppio dei punti dell’anno scorso. Ha ragione lui.

Pecchia sceglie in base ad una sua logica. Può avere un senso, ma se non fai punti passi dalla parte del torto. E in questo momento il Verona è in zona retrocessione con 6 punti dopo 11 turni. Per fortuna mancano ancora 27 partite alla fine del campionato e, come ricordato, il calendario adesso non prevede avversari impossibili nelle prossime cinque giornate.

25
ott 2017
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10.015

LA SCONFITTA DI PECCHIA E DELLA SOCIETA’

Se l’alternativa a Pazzini nel ruolo di prima punta è il minorenne Kean, significa che c’è una falla enorme nella rosa. Kean è un ragazzo con buone qualità, ma non ha ancora lo spirito killer sotto porta. Magari riuscirà ad acquisirlo con il tempo, adesso è un giovane di belle speranze che non può essere caricato di troppe responsabilità. Invece Pecchia gli sta dando grande fiducia. Quello che non è successo l’anno scorso con Ganz, ma non è questo il punto. Il problema evidente è che questo Verona è stato costruito male e a basso costo. Le condizioni di Pazzini erano note, serviva un altro attaccante di valore da alternare al Pazzo, non una seconda punta di 17 anni, adattata a centravanti.

A Bergamo i limiti di Kean sono usciti tutti. Tre, quattro occasioni da rete mal sfruttate gridano ancora vendetta. Una squadra che si deve salvare non può concedere tanto. Pazzini avrebbe fatto sicuramente meglio. Pecchia ha però deciso di puntare sul ragazzo della Juve, assumendosi le responsabilità della malaugurata scelta. La sconfitta contro l’Atalanta è quindi anche la sconfitta dell’allenatore. Ed è la sconfitta della società, protagonista di un mercato al risparmio dove Fares, tanto per fare un esempio, è diventato un punto fermo, ma non per meriti acquisiti sul campo (la sua stagione in B è stata molto deludente).

Il primo tempo è stato nel complesso discreto, ma non può essere motivo di soddisfazione. Le occasioni vanno sfruttate, questa Atalanta poteva essere messa alle corde. Senza uomini gol non vai lontano. Senza ricambi all’altezza, affondi. E il Verona sta già annaspando in un mare di difficoltà. Risultato bugiardo? No, risultato giusto. Se fallisci miseramente occasioni clamorose, significa che hai grandi limiti. Non è questione di sfortuna. C’è poi da rimarcare la preoccupante assenza di reazione dopo lo svantaggio. La squadra di Pecchia si è sciolta come neve al sole in un attimo. E’ sparita dal campo, ha giocato di fioretto, esponendosi in maniera disarmante all’avversario che nel frattempo aveva preso grande fiducia (significativo l’errore/dormita di Bessa in occasione del raddoppio atalantino).

Vedere un Verona che se la gioca alla pari per un tempo ora non basta, non può essere motivo di ottimismo. Almeno io la penso così. Qualcuno può darmi qualche motivo essere meno catastrofico? Grazie.

22
ott 2017
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8.661

DERBY BELLO E FALSATO

E’ stato un derby emozionante, a tratti spettacolare, combattuto, nervoso, molto bello. Ha vinto la squadra più forte e attrezzata, meritatamente. Il Verona però ha dimostrato di essere in crescita, come va ripetendo il suo allenatore da qualche settimana. E’ stato in partita dall’inizio alla fine, ha combattuto con lo spirito giusto, non si è arreso dopo essere stato rimontato e dopo essersi ritrovato in dieci uomini. L’espulsione di Bruno Zuculini è un passaggio chiave del match.

Il centrocampista del Verona entra con decisione, ma nettamente sulla palla, anticipando Birsa. L’arbitro però ritiene quell’entrata non regolare, probabilmente troppo pericolosa. Punisce Zuculini con il secondo giallo e per regolamento non può tornare sui suoi passi. Il VAR infatti non è contemplato per valutare le ammonizioni. Può essere usato per valutare un’espulsione diretta, ma non un rosso per somma d’ammonizioni. Abisso non ha voluto fare il fenomeno, semplicemente non poteva cambiare decisione. Resta comunque una decisione errata che ha falsato la stracittadina. Sotto 2-1 e in dieci alla fine del primo tempo, il derby per l’Hellas si è trasformato in una montagna impossibile da scalare.

Eppure ad inizio ripresa la squadra di Pecchia ci ha provato, mentre il Chievo pensava di poter amministrare senza difficoltà il vantaggio. Segnali incoraggianti per il Verona, anche se dopo il pareggio su rigore di Pazzini si è visto solo l’undici di Maran, squadra fisica, esperta e con più energie. L’Hellas ha chiuso boccheggiando e non solo per l’inferiorità numerica. Al di là della crescita di alcuni giocatori (Romulo nel primo tempo è stato imprendibile come ai vecchi tempi) sono usciti anche i difetti di una rosa costruita male. Centrocampisti che fanno i terzini, terzini che diventano centrocampisti, centrali difensivi che fanno gli esterni ed esterni che per necessità vengono piazzati in mezzo. Girandole molto pericolose che nascondono i problemi di un mercato al risparmio e idee iniziali non del tutto chiare sui ruoli di alcuni giocatori. Speriamo che a gennaio venga fatta un po’ di chiarezza e sistemate le falle più profonde.

17
ott 2017
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Hellas Verona

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4.581

PRIMA MISSIONE COMPIUTA

Battere il Benevento in casa era più di un obiettivo, era una missione. Il Verona l’ha compiuta soffrendo, sprecando, combattendo. Un successo nel complesso meritato contro una squadra ultimissima, ben disposta in campo, ma anche molto modesta. Per Pecchia è stata una grande prestazione. Per me le grandi prestazioni sono altre. Nella prima mezz’ora si è visto pochissimo: nessuna palla gol, gioco indecente, zero idee. Valoti, schierato ancora fuori ruolo, ha avuto la prima vera occasione verso il 35′ prima della follia di Antei che ha spianato la strada ai gialloblù.

Non vorrei soffermarmi troppo sull’analisi di questa partita. Ne uscirebbero giudizi poco confortanti. Ritengo più opportuno mettere il risalto il risultato, i tre punti conquistati, la zona retrocessione lasciata alle spalle e il futuro che ora appare un po’ meno burrascoso. Domenica prossima è in programma il derby con il Chievo. Il Verona parte nettamente sfavorito e tutto sommato non è un male quando giochi gare di questo tipo. Potrebbe essere proprio il derby il match della vera svolta e del rilancio di giocatori rimasti finora un po’ troppo in ombra. Bessa è tra questi, ma non è il solo.

01
ott 2017
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PUNTO PAZZESCO, VERONA RIVITALIZZATO

Sembrava la classica, sfortunata domenica. Verona che parte bene, con il piglio giusto, ma che non riesce a segnare. Torino in difficoltà, frenato e forse sorpreso, che all’intervallo si ritrova sopra di due reti. Doppio vantaggio che i granata mantengono fino al 44′ della ripresa. Sembrava andare tutto storto perché Kean segna, ma il guardalinee alza la bandierina. Poi il Var, il gol convalidato e addirittura il rigore nel recupero che regala (meritatamente) il pareggio all’Hellas.

Una girandola di emozioni e di stati d’animo contrapposti: speranza iniziale, poi delusione, rassegnazione, un pizzico di rabbia, prima della grande e inaspettata gioia. Acciuffare un punto, rimontando due gol in tre minuti non è cosa da poco. Un pareggio che dev’essere letto nel modo giusto: il Verona è vivo, è in grado di lottare con il coltello tra i denti, ha evidenti limiti, ma anche buone qualità.

Nei giudizi, dirà qualcuno, servirebbe maggiore equilibrio. Forse è così, ma quando vedi partite disastrose come quelle contro Fiorentina o Lazio, fai fatica a trovare qualcosa di positivo per alimentare la speranza. Dopo la trasferta di Torino, vedo qualche raggio di sole in mezzo a tanti nuvoloni neri. La strada verso la salvezza è ancora lunghissima e piena di ostacoli, ma almeno adesso posso dire che il Verona è in grado di mettersi in marcia. Dopo la sosta e lo scontro diretto con il Benevento al Bentegodi, capiremo qualcosa in più sul valore di questa squadra. Sinceramente in questo momento faccio fatica a comprenderne le potenzialità.