22
giu 2018
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Hellas Verona

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GROSSO E IL VERONA CHE VERRA’

Con l’ufficialità del nome del nuovo allenatore è arrivato il momento di voltare pagina, di chiudere con “Fallimento totale” e guardare avanti. Non ho sufficienti elementi per inquadrare il nuovo tecnico del Verona, di sicuro rappresenta l’ennesima scommessa del presidente Setti. Lo scetticismo generale che accompagna un po’ tutto il popolo dell’Hellas ha toccato e sta toccando anche buona parte della stampa veronese, compreso il responsabile di questo blog che nell’ultimo periodo ha cercato di dedicarsi ad altro, mettendo da parte le vicende pallonare gialloblù.

La scelta del nuovo allenatore apre di fatto la discussione sul Verona che verrà. Se dovessi giudicare Setti da queste prime mosse, prevale in me la diffidenza. Non ho buone sensazioni. Gli unici elementi che potranno cancellare o almeno limare questo senso di sfiducia saranno i primi risultati sul campo. Di parole, promesse, giustificazioni, lettere pubbliche, diffide, querele, chiusure ne ho abbastanza. Servono solo i fatti: vincere il campionato di B ed evitare un’altra annata da incubo come sono state le ultime due in A. Tutto il resto non conta.

29
apr 2018
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Hellas Verona

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22.013

FALLIMENTO TOTALE

Non siamo di fronte ad una “semplice” retrocessione. Il fallimento sportivo è sotto gli occhi di tutti. Qui c’è molto di più. C’è il fallimento delle idee e il fallimento nei rapporti con i tifosi, con la gente, con la città. Un presidente che non ha capito le critiche della stampa, prendendole come attacchi personali non giustificati. C’è un allenatore che era partito benissimo in serie B, proponendo un gioco d’attacco, a volte lezioso, ma bello da vedere, che poi si è perso per strada, affacciandosi alla serie A in confusione totale.

Ci sono giocatori inadeguati, mentre quelli che avrebbero potuto dare tanto a questa squadra, si sono scontrati con il tecnico, arrivando a chiedere la cessione. Facile giustificare le vendite di metà stagione spiegando che se un giocatore chiede di essere trasferito, bisogna cercare di accontentarlo. Invito il presidente a domandarsi perché si è arrivati a quel punto. Perché una squadra costruita in un modo, è stata rivoluzionata e indebolita nel mercato invernale? Pecchia  ripeteva: “Adesso ho gente motivata, che rema tutta dalla stessa parte. Ci salveremo”. Io ho visto gente spesso in confusione, spostata di ruolo, mandata allo sbaraglio, poi accantonata, poi rispolverata… insomma un gran casino.

Ma soprattutto ho visto un gruppo di giocatori senza il mordente necessario, senza la bava alla bocca, senza la voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo, senza l’atteggiamento giusto, quello che i tifosi vorrebbero vedere ogni domenica, in ogni partita. Classifica alla mano, il Benevento ha fatto peggio dell’Hellas, ma sul campo ha sputato sangue sempre e i suoi sostenitori lo hanno apprezzato. Il Verona è mancato anche sotto questo aspetto. E non è un dettaglio.

Setti ha detto che è pronto a ripartire, che la società è seria e con i conti in ordine. Il problema è un altro. Ha difeso anche nell’ultima intervista sia Pecchia che Fusco. Questo non depone a suo favore. Significa non aver compreso i propri errori o forse sono io che non ho capito una cosa. Perché Setti dovrebbe restare alla guida dell’Hellas Verona? Non è veronese, tifa Juventus, con l’Hellas non fa utili, si prende insulti da tutti… Qualcosa non torna.

19
apr 2018
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Hellas Verona

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11.826

PECCHIA PARAFULMINE, VERONA SVUOTATO

Passano le giornate e il Verona precipita sempre più giù. La società ha fallito, Pecchia ha fallito, i giocatori hanno fallito, ma è doveroso fare alcune precisazioni. Prendersela con l’allenatore è logico, ne ha combinate di tutti i colori. Il primo responsabile però resta il presidente Setti, colpevole di essersi affidato ad un direttore sportivo con l’unico obiettivo di tagliare i costi, senza pensare al risultato sportivo e scommettendo su un gruppo chiaramente inadeguato per la categoria.

Setti non ha voluto cambiare la guida tecnica dopo la batosta presa al Bentegodi contro il Crotone e nemmeno dopo i tre pesantissimi ko consecutivi contro Atalanta, Inter e Benevento, conditi da una miriade di gol presi. Motivo? Pecchia è il parafulmine ideale, capace di catalizzare la maggior parte delle critiche, passando per il principale artefice di questo disastro sportivo. Parliamoci chiaro: dell’attuale rosa gialloblù pochissimi giocatori hanno le qualità per disputare dignitosamente la serie A da protagonisti. Una buona parte di loro potrebbe ambire al ruolo di rincalzo, alcuni farebbero fatica in B, più in generale la squadra uscita dal mercato di gennaio ha dimostrato di non meritare la permanenza nella massima serie. Forse l’involuzione generale è legata alla gestione dell’allenatore, forse con un altro tecnico cambierebbero anche i giudizi sui vari Fares, Valoti, Romulo, Ferrari, Cerci e compagnia. Forse. Dubbi che confermano le responsabilità del presidente/proprietario carpigiano. Pecchia lo ha voluto lui. Fusco lo ha voluto lui. Le svendite di gennaio le ha approvate sempre lui.

Il Verona ha avuto qualche guizzo sporadico, ha creato qualche povera illusione tra i più ottimisti, centrando qualche vittoria insperata per poi sciogliersi come neve al sole, senza carattere, senza energie, senza orgoglio. Eppure in questa serie A di basso livello, sarebbe bastato poco per restare in corsa fino al termine. E se anche non riesci a rimontare, devi onorare la maglia, devi lottare, devi mettercela tutta in ogni partita. I tifosi chiedono prima di tutto questo. Invece questa squadra sembra anche senza palle. E non è una bella cosa.

16
apr 2018
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AGONIA

Passano le giornate e il Verona non riesce a dare una vera spallata in questa strana lotta salvezza. Per dare vita alla rimonta, bisogna mettere a segno qualche colpo importante, vincere quando le altre non ci riescono e lanciare segnali precisi alle dirette concorrenti. Questo Verona non entusiasma nessuno. Resta (miracolosamente) in corsa, ma non lascia intravvedere nulla che possa togliere l’alone di sconforto e pessimismo che avvolge tifosi e critica.

A Bologna è andata come in molti si aspettavano: ko al termine della solita prestazione anonima (complice l’avversario). Risultato giusto, niente da aggiungere. I limiti di questo Verona sono sotto gli occhi di tutti e sono stati più volte sottolineati in queste pagine. Evito di ripetermi.

Esattamente due anni fa l’Hellas di Delneri salutava la serie A perdendo anche lo scontro diretto con il Frosinone e finendo a meno nove punti dal Carpi quartultimo. Oggi invece i gialloblù di Pecchia non sono ancora morti, non sono già in B, ma non danno segnali di vera ripresa. Ci provano, si impegnano (chi più, chi meno), corrono, senza ottenere risultati apprezzabili.

Per uscire da questo stato di agonia servirebbe un miracolo. Nel calcio alle volte accadono fatti inspiegabili, senza logica. Per mantenere viva qualche speranza ci rimane solo l’imponderabile. Non è molto, lo so…

09
apr 2018
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Hellas Verona

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LE MIRABOLANTI GIRANDOLE DI PECCHIA

Alla quarta risposta di Pecchia in conferenza stampa mi sono alzato e me ne se sono andato dal Bentegodi. L’allenatore del Verona parlava come se la sua squadra avesse disputato una grande partita, schiacciando un avversario tosto e pericoloso. I miei colleghi gli avevano chiesto le cose più importanti, io avevo in serbo una domandina che era più una curiosità. Non sono riuscito ad aspettare il mio turno per rivolgergliela. Ho dormito lo stesso. Volevo chiedergli di Bianchetti terzino destro. I limiti di Matteo li abbiamo conosciuti in questi anni. E’ un bravissimo ragazzo, un po’ sfortunato se pensiamo all’ultimo problema fisico che lo ha tenuto fuori per tanto tempo, un discreto difensore centrale che non ha ancora dimostrato di valere la serie A. Vederlo sulla fascia al posto di Ferrari (spostato in mezzo dopo le ultime amnesie) mi ha decisamente sorpreso. Questa è solo una delle tante mirabolanti girandole che Pecchia ci ha offerto in questo bruttissimo campionato.

Vogliamo parlare della fascia sinistra? No, direte voi. Due cose le voglio dire. Abbiamo sopportato a lungo il povero Fares nel ruolo che ad inizio stagione doveva essere di Souprayen e di Felicioli. Momo si è impegnato tanto per imparare a difendere e ripartire. Pecchia si è intestardito facendo il male del ragazzo e del Verona. Non bisognava essere dei geni per capire che Souprayen in serie A avrebbe fatto fatica e che Fares non poteva essere il terzino sinistro di una difesa a quattro, soprattutto se non hai un interno di centrocampo (o un esterno nel 4-4-2) pronto a darti una mano. Contro il Cagliari Fares è stato piazzato in attacco, spesso al centro. Forse ho visto un’altra partita, ma a me Fares non ha fatto impazzire. Prova sufficiente, nulla più. Mi chiedo come possa essere lui il finalizzatore di un attacco super sterile.

Vorrei capire il ruolo di Romulo, giocatore che sta dimostrando di essere guarito (corre come un pazzo) ma che Pecchia non sa sfruttare. Nel calcio l’anarchia non paga. Vorrei capire come si può ripresentare Aarons dall’inizio e non dare un minuto a Verde. Vorrei capire perché Cerci ha 30 anni ma gioca come se ne avesse 10 in più. Colpa di Ventura? Vorrei capire Valoti, l’eterna promessa che non sboccia mai. Vorrei capire perché solo Franco Zuculini ha quel furore agonistico che i tifosi vorrebbe vedere in tutti i gialloblù.

Dopo la vittoria sul Cagliari, la mia idea su questo Verona non cambia. Squadra debole, inadeguata che solo un miracolo la può tenere in serie A.

04
apr 2018
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Hellas Verona

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VERONA VERGOGNOSO

Doveva essere la partita della svolta, l’inizio del nuovo campionato del Verona, la prima di una serie di sfide salvezza. E’ stata una prestazione semplicemente vergognosa. Il Benevento ha dominato dall’inizio alla fine, alla faccia di chi sperava in una formazione dimessa, rassegnata ad un destino ormai segnato. La squadra di De Zerbi ha disputato un ottimo match contro… il nulla. Gara a senso unico, dominata dai padroni di casa che avrebbero meritato di segnare almeno altri tre gol. Pecchia non ci ha capito niente e come lui i suoi giocatori, apparsi spaesati, arrendevoli, inadeguati.

Adesso non ci sono più dubbi. Il Verona non merita di rimanere in serie A. Il presidente Setti, al di là delle sue giustificazioni, delle sue lunghe lettere o della sua immensa autostima, deve tenere conto della gente, dei tifosi che hanno comprato l’abbonamento, di chi paga il biglietto e di chi segue la squadra in trasferta. Il calcio non è un’azienda privata, è molto di più. Questa retrocessione è figlia delle sue scelte e della sua debolezza economica per tenere la squadra a certi livelli. Le dimissioni di Filippo Fusco con tanto di scuse sono un’ammissione di responsabilità, ma le colpe non sono solo sue, anzi. Ritengo il presidente Setti il principale responsabile di questa annata disastrosa.

Il Verona è di nuovo nella tempesta. Cosa accadrà nei prossimi mesi non è dato a sapersi.

31
mar 2018
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NESSUN MIRACOLO A SAN SIRO

Tutto come previsto. Il Verona alza bandiera bianca in grande anticipo, l’Inter passa in scioltezza e la trasferta di San Siro va in archivio senza miracoli o particolari sorprese. Sto sforzandomi di giustificare la debacle come normale e logica. La mia sensazione però è di profonda delusione. Un po’ per come l’Hellas si è sciolto sotto i colpi di Icardi & C, un po’ per le strane scelte di Pecchia, un po’ per il grave errore arbitrale nel primo minuto di gioco che ha spianato la strada ai nerazzurri. Una palla uscita a metà campo, non può essere rimessa in gioco 20 metri più avanti. Probabilmente non sarebbe cambiato nulla, però questi svarioni arbitrali mi infastidiscono e non poco.

Altro fastidio arriva nel continuare a vedere la pochezza tecnica di questa rosa e l’andamento altalenante di un po’ tutti i gialloblù. E’ stata una giornata da incubo per Ferrari, altri volte tra i più positivi. Quando è stato sostituito da Bianchetti ho pensato a Caceres, pedina importante per Pecchia, semplice rincalzo per Simone Inzaghi alla Lazio. E mi sono tornate in mente le parole del diesse Fusco che cercava di nascondere fino all’ultimo la partenza anticipata del difensore. Sono contento che Bianchetti abbia superato il grave infortunio. Pensare che possa essere lui l’alternativa di Ferrari mi pare uno dei tanti azzardi di quest’anno.

L’unica consolazione è che l’Hellas è sempre in buona compagnia. Là in fondo ci sono altre squadre decisamente scadenti e piene di difficoltà. Il calendario del Verona non è male, la salvezza non è una chimera, anche se continuo a ritenere la formazione di Pecchia tra le principale indiziate a retrocedere. Non sono mai stato bravo nelle previsioni. Spero di sbagliarmi anche questa volta.

19
mar 2018
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IL VERONA CHE NON TI ASPETTI

Nel bene (qualche volta) e nel male (spesso) questo Verona riesce sempre a sorprendermi. Quando i segnali portano a pensare che la squadra sia in ripresa, arriva la batosta. Quando invece i gialloblù sembrano in caduta libera e ti aspetti l’ennesimo tonfo, ecco l’impresa inaspettata. Dopo le vittorie su Torino e Chievo, la classifica improvvisamente corta, la zona salvezza nel mirino, la fiducia ritrovata, ero pronto a scommettere su un Verona tutto grinta e cuore contro l’Atalanta. Un Verona tecnicamente inferiore, ma in grado di imbrigliare la squadra di Gasperini e di metterla in difficoltà con ripartenze veloci. Sappiamo com’è andata.

L’Hellas ha mostrato limiti enormi su tutti i fronti. Giocatori in balia dell’avversario, errori banali, assenza d’idee e poca propensione al sacrificio. Questo almeno è quanto ho notato dalla tribuna stampa, in un Bentegodi freddino che si è scaldato nella ripresa quando la partita era già finita. Con il Verona preso a pallate, i protagonisti sono stati i tifosi della Curva Sud che hanno cantato con forza, mostrando ancora una volta la loro originalità. Adesso c’è la sosta, più tempo per inquadrare i prossimi impegni. La salvezza passerà dagli scontri diretti con Benevento, Cagliari, Sassuolo e Spal. Ma anche dagli incroci con Bologna, Genoa e Udinese. I punti in palio sono tanti, ma personalmente è tanto anche lo scetticismo sulle reali possibilità di questo Verona costruito al risparmio e gestito da un allenatore che non sempre riesco a capire.

Alla ripresa l’Hellas giocherà a San Siro contro l’Inter. Il pronostico è facile. Spero vivamente che la squadra gialloblù continui a sorprendermi.

11
mar 2018
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IL DERBY DELLA PAURA VINTO DA CHI HA AVUTO MENO PAURA

Il calcio è bello perché a volte sfugge ad ogni logica. E’ bello perché spesso la testa, il carattere, la mentalità, ti possono spingere oltre i tuoi limiti e farti conquistare risultati insperati. Leggendo le formazioni, tra Verona e Chievo non doveva esserci partita. Da una parte un manipolo di volenterosi ragazzi, poco esperti di serie A e poco abituati a giocare insieme; dall’altra una formazione molto più navigata, strutturata e in grado di conquistare in passato tante imprese, vittorie importanti, salvezze anticipate.

Il Chievo ha giocato con il freno a mano tirato, pieno di paure, preoccupato più a non rischiare che ad attaccare, pensando forse di piazzare il colpo vincente nella ripresa. All’intervallo mi chiedevo: l’avrà preparata così Maran? Strategia rischiosa. Oppure la sua squadra non è riuscita a liberarsi della tensione e si è fatta intrappolare dai corridori dell’Hellas? Non voglio togliere meriti al Verona, ma sono convinto che i vari Castro, Radovanovic, Hetemaj, Birsa, Inglese e compagnia, possono fare molto meglio. La testa però può giocare brutti scherzi. Quando arrivi da un periodo nero, quando sei in caduta libera e ti ritrovi improvvisamente a lottare per un obiettivo che pensavi di centrare senza difficoltà, tutto si complica, tutto diventa nero.

Il Verona invece è nella zona rossa dall’inizio del campionato e negli ultimi tempi ha trovato fiducia e la necessaria autostima per rimettersi in carreggiata. Non so se il gruppo di Pecchia ce la farà a lasciarsi tre squadre sotto, ma è giusto sottolineare che in questo momento, contro tutto e tutti, i gialloblù hanno dimostrato di essere vivi e ancora in corsa. Già questo è un grande successo.

Com’era facile prevedere, il derby non è stato particolarmente spettacolare. Il Verona ha fatto il massimo, considerate le assenze e la pochezza offensiva. Il Chievo ha provato a svegliarsi nella ripresa, quando si ritrovato sotto di un gol, ma ha combinato davvero troppo poco. La lotta per non retrocedere è ancora piena di scontri diretti e tanti punti a disposizione. L’Hellas deve incontrare Benevento, Cagliari, Bologna, Sassuolo, Genoa, Spal, ma anche Atalanta e Udinese in casa, più le sfide proibitive o quasi con Inter, Milan e Juventus. Sulla carta (e classifica alla mano) tutto può ancora succedere. Riuscirà questo Verona a sorprenderci?

26
feb 2018
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Hellas Verona

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RIACCENDERE LA FIAMMELLA

Com’era accaduto subito dopo l’exploit di Firenze, conviene aspettare almeno altre due partite per capire se questo Verona può davvero sperare in una clamorosa salvezza.

Ritengo la rosa gialloblù, allenatore compreso, inadeguata per l’obiettivo, l’ho detto più volte negli ultimi tempi e non è la vittoria con il Toro a farmi cambiare idea. A differenza di altri miei colleghi, non ho problemi ad ammettere errori di valutazione o impressioni sballate. Non siamo ancora a questo punto.

Il Verona che ha affrontato e battuto il Torino mi ha piacevolmente sorpreso. Ha avuto un ottimo approccio al match, meritando il vantaggio, si è fatto rimontare come in altre occasioni, ha sofferto, rischiato di affondare, resistito e con mio grande stupore, è riuscito a raddoppiare e a conquistare i tre punti. Fiammella riaccesa? Non ancora. O meglio: d’istinto direi di sì. Se mi fermo a riflettere, assolutamente no.

Dopo gli ultimi risultati la nuova classifica dice che la questione salvezza non è più riservata a tre squadre. Anche Chievo, Sassuolo e Cagliari devono stare attente. Il Benevento è laggiù, praticamente spacciato, ma dicevamo lo stesso del Crotone l’anno scorso. E soprattutto combatte ancora tanto, mostrando un’incredibile vitalità e nessuna rassegnazione.

L’Hellas domenica prossima non può permettersi di fermarsi di nuovo e poi se la vedrà con il Chievo. Due partite per tornare realmente a sperare. Due partite per trovare un minimo di continuità. Pecchia non fa tabelle, io dico semplicemente che 4 punti sarebbero l’obiettivo minimo. Sperando che dagli altri campi arrivino buone notizie come accaduto nell’ultima giornata.