12
feb 2018
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 52 Commenti
VISUALIZZAZIONI

5.276

VERONA SEMPRE PIÙ GIÙ: COLPA NOSTRA?

Il Verona sta sprofondando verso la serie B. Ma i bilanci sono a posto. Bisogna essere contenti? Per il presidente Setti sì, idem per Fusco che non si spiega questo clima avverso, le critiche, la contestazione dei tifosi. Forse i dirigenti dell’Hellas non sanno (più probabile che fingano di non sapere) che la gente, i sostenitori, gli appassionati di calcio, vivono di speranze e sogni. Valutano le promesse, i fatti, le spiegazioni e reagiscono di conseguenza.

Lo stesso faccio io in questo spazio, mai per partito preso o spinto da chissà cosa o chissà chi. Non è compito mio incitare, tifare, spingere in una certa direzione. Non l’ho mai fatto e mai lo farò. Eppure da quanto letto a firma presidente Setti o dalle voci arrivate fin qui, messe in giro dal direttore sportivo Fusco, sembra che i principali colpevoli di questo Verona in caduta libera siano i giornalisti cattivi!

Mi fa sorridere Pecchia quando dice: adesso vedo un gruppo motivato, coeso, che dà tutto per raggiungere l’obiettivo. Anche se giocassero i miei ex compagni di squadra del campionato amatori, darebbero tutto senza fare le prime donne o senza polemizzare. Il problema è un altro.

Per raggiungere determinati obiettivi a certi livelli, non basta essere uniti e remare tutti nella stessa direzione. Serve prima di tutto qualità. Se decidi di non sostituire Caceres o di prendere Petkovic in prestito al posto di Pazzini. Se ritieni Calvano giocatore adatto a fare la serie A, dopo averlo tenuto fuori rosa per mesi o Fares inamovibile terzino sinistro, non puoi colpevolizzare tifosi e giornalisti per il clima ostile.

Gli esempi di scelte scellerate sono tantissimi, ma preferisco fermarmi ai fatti, alla classifica: 16 punti in 24 partite; penultimo posto a meno cinque dal Crotone. Ma i bilanci sono a posto…

01
set 2016
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 206 Commenti
VISUALIZZAZIONI

10.468

MERCATO VERONA, TANTE PERPLESSITÀ 

Otto milioni per Viviani. Viviani è un nostro patrimonio. Viviani al centro del progetto. Balle. Viviani è stato spedito a Bologna in prestito. Helander vuole andarsene, ma se non arrivano richieste serie, sarà una colonna del Verona di Pecchia. Helander scambiato con Cherubin. Non voglio ricordare le altre cessioni importanti. Rimango con tante perplessità sul futuro del Verona. Oggi la squadra è competitiva per lottare ai primi posti della B. Domani cosa succederà in caso di promozione? Non vedo programmazione, non vedo operazioni serie per il futuro, ma solo un mercato nel segno del risparmio e focalizzato sulla mediocrità di questa serie B. Sono solo impressioni, che avranno risposte da questa ma soprattutto dalla prossima annata.

La scorsa estate mi ero fidato di Setti, Gardini, Bigon e compagnia. Adesso prevale in me lo scetticismo. Spero vivamente di sbagliarmi.

01
nov 2015
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 88 Commenti
VISUALIZZAZIONI

6.295

BRODINO INSIPIDO

Una leggera superiorità nel primo tempo, una prova indecente nella ripresa contro un Carpi modestissimo. La realtà è che questo Verona merita l’ultimo posto. Purtroppo sono costretto a ripetere molti concetti già espressi nel post precedente. L’Hellas visto a Modena è una squadra modesta, senza gioco, senza idee, con poco carattere e piena di problemi, non ultimo una condizione atletica modesta.

Il punticino conquistato è il classico brodino insipido. La sconfitta del Frosinone ha ridotto a quattro i punti dalla zona salvezza, ma nel frattempo il Bologna è ripartito con una vittoria nel segno del nuovo allenatore Donadoni. Ma se la classifica lascia vive alcune speranze, dal campo arrivano segnali sconfortanti. Francamente faccio fatica a prevedere un’inversione di tendenza. Il presidente Setti è convinto che l’Hellas si risolleverà con Mandorlini. Dal mio punto di vista, prima del fondamentale scontro diretto con il Bologna, una scossa sarebbe opportuna.

21
lug 2015
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 53 Commenti
VISUALIZZAZIONI

6.961

IL VERONA CHE STA NASCENDO A RACINES

Ho seguito in più occasioni il Verona in ritiro. Sono stato nell’albergo dove soggiornano i gialloblù di Mandorlini. Ho osservato i ragazzi, il gruppo, i comportamenti in campo e fuori, sottostando a regole un po’ troppo ferree decise dai vertici societari e dai responsabili della comunicazione (divieto di filmare i giocatori all’interno dell’albergo, divieto di filmare i giocatori all’uscita dalla palestra, divieto di intervistarli senza autorizzazione, divieto di riprendere alcune fasi dell’allenamento, anche se è aperto al pubblico e quindi ad eventuali “spie” che dagli spalti possono tranquillamente registrare ogni cosa con un normale smartphone ecc…). Il calcio purtroppo sta andando in una direzione strana, ma non è di questo che volevo scrivere.

A Racines sta nascendo un bel Verona, anche se alcune situazioni potrebbero minare l’armonia di un buon gruppo, trascinato come sempre da capitan Luca Toni. Penso a Jacopo Sala che vorrebbe a tutti i costi restare nell’Hellas. Mandorlini è stato chiaro: uno con le sue caratteristiche servirebbe come il pane. Contro il SudTirol Sala è stata una delle chiavi per supportare la coppia Toni-Pazzini. Ha qualità, corsa, la gamba giusta per andare in profondità sulla corsia esterna e poi rientrare e ricompattare il centrocampo, dando una mano in difesa. Compito che anche Gomez e Jankovic sanno svolgere alla perfezione. Come far combaciare le esigenze di bilancio con la permanenza di Sala? Anche se è difficile, a mio avviso andrebbe ceduto Romulo che guadagna 1,4 milioni di euro netti a stagione (dunque alla società costa praticamente il doppio). Romulo ha assaggiato cosa vuol dire far parte di un club come la Juventus, ha fatto di tutto compiere il grande salto, spingendo per andarsene. E’ stato sfortunato, certo, ma se proprio bisogna scegliere: via Romulo, ma non Sala.

Capitolo giovani. Valoti ha tutto per affermarsi in serie A. Ha fisico, piede e la testa giusta per sfondare. Forse non ha ancora capito del tutto che per reggere a certi livelli e in questo calcio bisogna essere votati al sacrificio, quindi sapere eseguire i compiti richiesti nella fase di non possesso, la famosa fase difensiva. Jankovic lo ha compreso con il tempo, Gomez idem. Tocca prima di tutto a Mandorlini dire (ma lo avrà già fatto) alla società se e quanto Valoti può essergli utile quest’anno in questa rosa che ha un Siligardi in più rispetto all’anno scorso. Anche per il bene del ragazzo, un’esperienza in B da titolare potrebbe essere la soluzione migliore.

Zampano era un altro giovane interessante. Molti tifosi non hanno gradito la sua ennesima cessione. Dobbiamo fidarci di Bigon e Mandorlini. Se al suo posto è stato preso un ragazzo che ha un anno in meno di Zampano (Winck è del ’94) vuol dire che il nuovo arrivato dà maggiori garanzie. Solo il campo darà risposte più certe. Al posto di Zampano non è arrivato un centrale alla Sorensen da adattare alla fascia, ma un “pendolino” alla Cafu che può diventare un ottimo investimento.
Infine la difesa. Moras e Marquez, nei piani di Mandorlini, sono i centrali titolari. A mio avviso hanno caratteristiche che poco si completano. Servirebbero altri due centrali potenzialmente titolari ma ne arriverà uno solo. E’ vero che Pisano può adattarsi in ogni zona della difesa, ma affidarsi troppo alla sua duttilità può essere pericoloso. E Bianchetti? Finora a certi livelli non ha ancora dimostrato la sua affidabilità. Normale avere un po’ di scetticismo. Sarei contento di essere smentito presto e di poter scrivere di un Bianchetti sorprendente e pronto per la serie A. 

Non mi dimentico di Fares, che difensore non è. E’ un giovane (classe ’96) mancino dalle indubbie qualità che va fatto crescere in questo gruppo e utilizzato magari a gara in corso, com’era accaduto a Udine nella passata stagione. Uno così va tenuto in considerazione anche se ha solo 19 anni. 

04
lug 2015
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 90 Commenti
VISUALIZZAZIONI

8.441

ARIA NUOVA, SENSAZIONI POSITIVE

La partenza di Sogliano mi aveva lasciato più di una perplessità. Ritenevo e ritengo Sean una persona in gamba, capace, appassionata che ha fatto tanto per l’Hellas, nonostante qualche errore e qualche valutazione sbagliata. So che molti di voi non la pensano come me, ma non c’è problema. Ognuno ha le sue idee e le sue convinzioni che leggo sempre con interesse (anche se magari non sempre rispondo a tutti).

Con l’arrivo di Bigon, il cambio della squadra di osservatori, le modifiche nello “staff” del presidente (nuovo segretario sportivo, nuovo responsabile della comunicazione) e la riconferma di Gardini, si respira un’aria nuova nell’Hellas che mi sta dando sensazioni positive. Siamo solo agli inizi, le partite che contano sono ancora lontane, il mercato è in pieno sviluppo e come sempre sarà il campo a dare le risposte più importanti. Spero davvero che questa volta tutte le scelte di Bigon & C. siano in linea con il credo calcistico di Mandorlini.

Da quando faccio questo mestiere (mi sto avvicinando purtroppo ai 30 anni di carriera… ) ho potuto constatare che i problemi maggiori in tutte le squadre che ho seguito erano collegati alla mancanza di condivisione dei programmi tra allenatore e società. Per dirla in maniera più semplice, quando l’allenatore di turno si trovava in mano giocatori a lui non graditi, erano dolori. Poteva essere anche il più bravo tecnico in circolazione, ma il non essere soddisfatto del mercato e della rosa equivaleva ad una sentenza di condanna a risultati fallimentari.

Ci sono poi altre variabili che possono provocare problemi e profonde delusioni. Allenatori convinti di poter ottenere grandi risultati anche con un modesto materiale tecnico perché sicuri di essere in grado di compiere delle magie grazie alle loro alchimie tattiche.

Ci sono allenatori obiettivamente sfigati, altri incapaci di rapportarsi con giocatori dalla forte personalità. Senza dilungarmi troppo, volevo solo manifestare le mie sensazioni dopo questi primi giorni della nuova stagione. Vedo una squadra di lavoro più unita, un direttore generale che si interessa di mercato in sinergia con il direttore sportivo. Non lo trovo così scandaloso, se il tutto è finalizzato al bene del Verona e soprattutto se questo modo di lavorare è condiviso dai diretti interessanti (Setti, Gardini, Bigon e ovviamente Mandorlini). Ripeto, aspettiamo il completamento della rosa e le partite che contano. Le amichevoli, come sempre, diranno poco o niente sulle reali potenzialità della squadra. Vedendo come si stanno muovendo le altre società, sarà una stagione insidiosa ed è giusto ribadire che l’obiettivo più importante sarà la salvezza. 

30
nov 2014
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 65 Commenti
VISUALIZZAZIONI

5.975

INIZIA UN NUOVO CAMPIONATO

Scordiamoci il Verona dell’anno scorso. Cancelliamo le parole di Rafa Marquez nel giorno della sua presentazione (“Non sono qui solo per la salvezza”). Mettiamo da parte ogni sogno d’alta classifica. La sconfitta con il Sassuolo ci ha detto che questo Verona dovrà lottare con le unghie e con i denti per arrivare a quota 40. Questa volta non è il solito ritornello che nasconde altre ambizioni. È la realtà.

Il Verona si è inceppato, non sa più vincere e fa una fatica tremenda a sviluppare un certo tipo di gioco che non sia la palla lunga per Toni. In mezzo al campo c’è poca qualità, poche idee, ma anche poca intensità e determinazione. Questo ha detto il match con il Sassuolo. Nel primo tempo le cose erano andate anche bene, grazie al vantaggio di Moras e ad un Verona battagliero, sempre pronto a ripartire. Ma le partite durano 90 minuti più recupero. Il secondo tempo gialloblù è stato pessimo, senza mordente, senza dinamismo, senza spunti degni di nota. Una squadra senza certezze e con tanta, troppa paura.

La situazione è preoccupante, le cifre delle ultime sette partite sono preoccupanti. Gol presi a raffica, difficoltà in fase realizzativa, infortuni a ripetizione ed anche un po’ di sorte avversa (volgarmente chiamata sfiga) mi portano a pensare male. La domanda d’obbligo è facile: soluzioni?

Mandorlini deve inventarsi qualcosa, al di là dei soliti buoni propositi (il classico “lavorare”). Deve cercare qualche nuova opzione per dare una sterzata a questo periodo nero, provando magari un nuovo assetto e magari facendo rifiatare qualcuno. Forse la difesa a cinque è stata abbandonata troppo presto. Forse Marquez sarebbe più utile davanti alla difesa, forse è giunta l’ora di Saviola. Forse… Dubbi che probabilmente attanagliano anche Mandorlini.

Di sicuro, dopo la sconfitta con il Sassuolo, è iniziato un nuovo campionato per il Verona. Nonostante le critiche infinite (a volte eccessive) nei confronti del tecnico gialloblù, io mi fido ancora di lui e sono convinto che saprà risollevare la squadra e condurla alla salvezza, magari con qualche ritocchino a gennaio.

26
ott 2014
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 69 Commenti
VISUALIZZAZIONI

6.067

BUIO PESTO AL SAN PAOLO

Notte fonda a Napoli. Contro una squadra in difficoltà, contro un allenatore sulla graticola, in un San Paolo semi deserto, il Verona avrebbe dovuto osare molto di più. La strada si era messa bene dopo il gol lampo di Hallfredsson, ma l’Hellas non ha saputo sfruttare la situazione. Troppo remissivi i gialloblù, troppo in balia dell’avversario che piano piano ha preso coraggio, ha attaccato, ha creato occasioni, ha pareggiato meritatamente e nella ripresa ha continuato ad avere supremazia e libertà di manovra.

Mandorlini l’aveva preparata così, ma sperava in qualche ripartenza in più. Invece tutto è andato storto perché l’asse centrale (Tachtsidis-Toni) ha faticato ad entrare in partita. Troppo macchinoso il greco, troppo macchinoso e troppo solo il campione del Mondo. Eppure l’allenatore gialloblù era riuscito a raddrizzarla grazie a Nico Lopez, uno che merita più fiducia. Poi è andato tutto storto e Mandorlini non ci ha capito più nulla. Saviola era pronto ad entrare, ma si è fatto male Marques. Sul 3-2, c’era il tempo per recuperare, invece l’innesto del Conejo ha mandato in tilt il Verona.

La difesa a tre con Martic, Moras e Brivio è stata disastrosa anche perché priva di adeguate coperture. Saviola è sembrato un oggetto estraneo, buttato allo sbaraglio quando l’Hellas stava affondando. Male, malissimo, ma anche una lezione da tenere ben presente nella prossima partita.

Giovedì arriva la Lazio e servirà un Verona con un atteggiamento diverso, altrimenti saranno dolori. Ora è buio pesto, ma l’interruttore della luce è a portata di mano. Mandorlini ci può arrivare. Ci deve arrivare al più presto.

08
dic 2013
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 45 Commenti
VISUALIZZAZIONI

5.738

LA PARTITA DELLA SVOLTA

Ci sono gare che valgono più dei tre punti in palio. Partite che se sbagli, si trasformano in macigni impossibili da digerire, ostacoli che non solo ti buttano a terra, ma che ti fanno sprofondare ancora più giù. Sconfitte che ti mandano in depressione, inglobandoti in un vortice difficile da fermare.

Quella con l’Atalanta era una partita che avrebbe potuto avere effetti deflagranti sul morale della squadra e ovviamente dei tifosi. Tutto questo in caso di sconfitta, ovviamente. Non voglio essere troppo disfattista. Sono realista. Sei giorni fa, dopo lo scivolone di Firenze, avevo scritto: per il momento niente drammi. Ecco, in caso di ko con l’Atalanta avrei parlato ufficialmente di crisi.

Invece il Verona è ripartito, dando un calcio alla sfortuna e ai tanti, troppi critici e pessimisti. Siamo onesti, ci sono state domeniche felici in tema buonasorte. Il tifoso (non solo dell’Hellas) tende sempre a rimarcare i torti, scordando in velocità i favori. Quella con l’Atalanta sembrava la classica partita iellata, la giornata storta, dove sul campo giochi meglio dell’avversario, ma prendi gol alla prima svista. Dove attacchi, ma non segni, dove dici: è proprio un periodo di….

Invece in cinque minuti è cambiato tutto. Ennesimo calcio d’angolo, ti aspetti Toni, spunta la testolina magica di Gomez. Speri nella prodezza di Iturbe, invece il protagonista del sorpasso è Daniele Cacia! Rigore e gol di Jorginho. Atalanta al tappeto, panchina finalmente decisiva, classifica di nuovo sontuosa.

Arriveranno altri match chiave, altre partite dove i punti saranno molto pesanti. Ma di queste prime quindici, la sfida con l’Atalanta è stata la più importante. Ha fermato la serie nera, ha ricacciato indietro il Genoa, ha permesso di allungare sulla zona retrocessione (ora a meno dodici). Insomma, secondo me è stata la partita della svolta verso un futuro decisamente più sereno.

27
ott 2013
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 36 Commenti
VISUALIZZAZIONI

6.267

BRAVO MANDORLINI

Non è un titolo ironico. Mandorlini mi è piaciuto molto nel post partita in conferenza stampa. Non ha cercato scuse, non si è fermato solo sulle disattenzioni da palla inattiva, non ha puntato sul gol annullato a Toni. “Svegliarsi sul 4-1, quando sei moribondo, non conta. Dovevamo partire meglio, avere più voglia, più grinta, invece non era il solito Verona”.

Sarebbe stato facile tirare in ballo la sfortuna, i rimpalli a sfavore, l’autogol e la migliore qualità degli avversari. Invece l’allenatore gialloblù è stato sincero e per certi versi sorprendente nell’analisi del match. Mancanza di concentrazione ma non solo.

Mandorlini era convinto (come un po’ tutti i tifosi) che il suo Verona avrebbe messo in difficoltà i nerazzurri già dai primi minuti. Paradossalmente dalla panchina deve aver visto una squadra non in serata più di quanto noi abbiamo rilevato dalla tv. Personalmente mi era sembrato un Verona tenace, volenteroso nel pressing, grintoso a centrocampo, anche se la supremazia dell’Inter era piuttosto chiara. Mandorlini invece ha sottolineato che al di là degli errori personali e di concentrazione sui calci d’angolo c’è stato anche un approccio sbagliato e un Verona troppo leggero nei contrasti.

Ecco perché gli dico bravo in attesa di un pronto riscatto sul campo contro la Sampdoria mercoledì sera. Il tecnico ravennate ha iniziato la preparazione di questo match proprio con le dichiarazioni di Milano.

Le sconfitte, se prese nel modo giusto, servono per ripartire. Se poi non ci sono problemi di classifica e perdi a San Siro con l’Inter, si può guardare al futuro con immutato ottimismo.

24
set 2012
CATEGORIA

Sport

COMMENTI 99 Commenti
VISUALIZZAZIONI

8.189

ALLENAMENTI A PORTE CHIUSE: BRUTTA STORIA

Mandorlini avrà avuto le sue buone ragioni se ha deciso di chiudere le porte del centro sportivo di Sandrà ai tifosi. Niente pubblico durante gli allenamenti e naturalmente niente giornalisti.

Credo che l’isolamento sia una conseguenza dello screzio (definiamolo così) tra Ferrari e Maietta. Testimoni avevano prontamente riportato la notizia sui blog e siti internet frequentati dai tifosi del Verona. Il fatto, come spesso accade, si è amplificato a dismisura, tanto che qualcuno parlava addirittura di scazzottata tra i due. A Mandorlini la cosa non è piaciuta e così, dopo l’esilio a Veronello (ovviamente senza pubblico), porte chiuse anche a Sandrà durante tutti gli allenamenti.

Mi chiedo se dopo questa decisione, che non condivido, società e allenatore siano sempre del parere che il Verona debba allenarsi all’antistadio, dunque in città. Se così fosse, vorrei capirne il senso. Perché la squadra dovrebbe allenarsi in zona stadio se l’intenzione di Mandorlini è di isolare il gruppo e non permettere a tifosi o semplici curiosi di seguire gli allenamenti?

Negli ultimi anni si è diffusa un po’ dappertutto la “moda” delle porte chiuse. All’inizio erano vietate al pubblico le sedute tattiche per paura che tra gli spettatori ci fossero osservatori “nemici”, inviati dalla squadra avversaria per carpire chissà quali segreti. Al Chievo, quando chiedevo se il mio operatore poteva riprendere il riscaldamento dei giocatori, ho sempre ricevuto risposta affermativa.

Al Verona, solo poche settimane fa, la stessa richiesta è stata bocciata senza una motivazione precisa. Riprendere Bojinov che corre, Cacia che fa gli esercizi di riscaldamento o il torello iniziale della squadra è solo un modo per avere nuove immagini di giocatori da inserire nei vari servizi.

Posso capire le sedute di tattica e soprattutto gli schemi su palle inattive che se ripresi potrebbero essere diffusi e visionati da chiunque, avversari compresi. Ma perché stoppare le telecamere durante il torello o addirittura mentre i giocatori arrivano al campo prima di cambiarsi e iniziare a lavorare?

Una protezione immotivata, che allontana i giocatori dai tifosi, dalla gente. Le porte chiuse, il divieto alle telecamere, il giocatore che si sente sempre più personaggio e sempre meno persona comune proprio perché esageratamente protetto. Invidiamo spesso ciò che accade in Inghilterra, dove i giocatori, terminata la partita, vanno a bere una birra al pub tra la gente, per poi prendere direzioni opposte.