01
mar 2017
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Hellas Verona

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PRIMA (PICCOLA) MISSIONE COMPIUTA

Battere l’ultima della classe in casa era il minimo che si potesse chiedere a questo Verona. Missione compiuta, obiettivo centrato. Vittoria meritata, anche se nel primo tempo si sono vissuti momenti critici, nonostante il vantaggio del ritrovato Pazzini. Ansie, paure, timori hanno bloccato l’Hellas, dando slancio alla Ternana che avrebbe potuto girare il match con quel calcio di rigore regalato dal macchinoso Bruno Zuculini con un passaggio all’indietro da arresto. Questa volta l’episodio ha sorriso ai gialloblù. Se Avenatti non avesse sbagliato, sarebbe stata una serata da incubo per i gialloblù.

Il Bentegodi, quando il pubblico non spinge ma fischia al primo errore, si trasforma in ostacolo difficile da superare, un pericoloso boomerang, un peso enorme che non tutti i giocatori riescono a sostenere. E il clima ieri non era certo favorevole. E’ triste sentire tanti mugugni alla lettura delle formazioni. Il pubblico, sia chiaro, ha tutto il diritto di manifestare il proprio disappunto, ma se tiene davvero al Verona, dovrebbe farlo a fine partita, non al primo errore. Possiamo discutere all’infinito sugli errori di Pecchia, i difetti dei giocatori e relativi sbagli, ma in un momento così difficile della stagione, contestare a priori aiuta solo l’avversario di turno.

Battuta la Ternana, la vera prova del nove arriverà domenica prossima a Brescia. La squadra di Brocchi in casa ha perso solo una partita con l’Avellino. I problemi dell’Hellas in trasferta sono conosciuti. Vincere al Rigamonti darebbe un nuovo senso al campionato del Verona.

25
feb 2017
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Hellas Verona

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6.265

PECCHIA SOTTO ESAME

E’ arrivato il momento di analizzare il lavoro di Pecchia. Avrei preferito rinviare la discussione a fine campionato (il tema potrà essere ripreso) ma dopo quello che ho visto a Frosinone mi sembra giusto parlare anche delle scelte dell’allenatore e di come ha presentato il suo Verona nella partita (ad oggi) più importante del campionato. Modulo rivoluzionato, Fares (mancino puro) a destra, Cappelluzzo titolare insieme a Pazzini, Ganz ancora in panca. Scelte che prima del fischio d’inizio non mi avevano per nulla convinto. E infatti il Verona ha fatto una fatica tremenda a reggere l’urto della capolista, il Frosinone. Fares era spaesato, i meccanismi sembravano inceppati, la squadra in confusione.

Nel secondo tempo Pecchia ha cambiato modulo, capendo l’errore iniziale. Ma regalare un tempo ad un avversario così è da pazzi, soprattutto in una situazione critica come quella gialloblù, con la vittoria in trasferta che manca da una vita e il gol che non arriva da un bel po’. L’Hellas è stato preso a pallate per un tempo. Quando ho visto il Frosinone sbagliare almeno tre limpidissime occasioni, mi sono aggrappato alla “legge del calcio”. Gol sbagliato, gol subìto. Speranza vana. Nel secondo tempo il Verona ha mostrato discreti segnali di reazione, senza riuscire a pareggiare. Pecchia è ancora alla ricerca della squadra perduta. Ha lasciato fuori alcuni suoi vecchi pallini, ha cambiato uomini e modulo, non ha ottenuto i risultati sperati e al microfono ha cercato di apparire sicuro, fiducioso, tranquillo. Indicazioni purtroppo poco incoraggianti. A questo punto del campionato, se vuoi conquistare uno dei primi due posti, dovresti essere già lanciato e non alla ricerca del giusto assetto e della formazione più affidabile.

Il tempo per recuperare non manca, Pecchia ha avuto il coraggio di cambiare, ma il campo non gli ha dato ragione. E’ riuscito ad ottenere il massimo dai giocatori a disposizione? Io credo di no. Avrebbe potuto fare meglio se la società avesse agito diversamente sul mercato? Probabilmente sì. Ma come è successo con alcuni suoi colleghi passati da queste parti, è lui ad aver avallato questo mercato, ribadendo che la squadra è forte, in crescita e in grado di vincere per tornare in A. E se le cose non vanno bene, il primo ad essere messo sotto esame è (giustamente) l’allenatore.

21
feb 2017
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Hellas Verona

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5.591

ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO

Segnali di risveglio, ma solo segnali. Il Verona non è ancora guarito, Pecchia ha parlato di grande prestazione, il pubblico del Bentegodi si aspettava qualcosa di più, visto che alla fine dagli spalti sono arrivati tanti fischi.

Contro la lanciatissima Spal Pecchia ha sorpreso un po’ tutti lanciando dall’inizio Fares, Boldor e Franco Zuculini. Ha preferito alzare Zaccagni, tenendo Bessa sulla linea mediana con licenza di svariare soprattutto a sinistra. Ha provato a vincere inserendo tutto il potenziale offensivo a disposizione (non c’erano Gomez, Siligardi, Romulo, Valoti) variando assetto tattico e prendendosi anche tanti rischi. E’ andata bene, se pensiamo alla clamorosa traversa colpita da Vicari al minuto 85. E’ andata male, se consideriamo il numero di azioni offensive gialloblù con tante potenziali palle gol gettate alle ortiche. Troppi tiri sballati, troppi cross non raccolti, troppi errori nell’ultimo passaggio.

Il Verona ha avuto un buon approccio, è partito forte, ha cercato di fare sempre la partita, ma sono mancati soprattutto i fedelissimi di Pecchia. Bessa e Fossati non mi sono piaciuti. Pazzini si è dannato l’anima senza risultare efficace come in altre partite. Ho apprezzato invece la grinta e le qualità dei “nuovi”. Zuculini ha fatto il massimo, guadagnandosi la sufficienza piena, nonostante l’inevitabile calo nella ripresa (e la prevedibile sostituzione). Se non avrà altri crolli fisici, è un giocatore da riconfermare. Fares ha ripagato ampiamente la fiducia dell’allenatore. Anche Boldor, al di là di un paio di passaggi sbilenchi, ha mostrato la giusta cattiveria e quella fisicità che si sposa perfettamente con il dinamismo del suo compagno di reparto Caracciolo. Il tanto criticato Nicolas è sempre intervenuto con sicurezza, neutralizzando anche un paio di palloni al veleno. Segnali positivi che Pecchia ha recepito in vista della trasferta infuocata di Frosinone.

La prossima partita non può essere considerato uno spareggio promozione, ma un test importantissimo sì. Un match che darà indicazioni fondamentali sul reale stato di salute della squadra. Se al Bentegodi l’Hellas ha mostrato segnali di risveglio, fuori casa la situazione è disastrosa da mesi. E’ arrivato il momento di invertire la rotta per ritrovare fiducia, punti, entusiasmo, lanciando un messaggio importante al campionato. Ma tenendo anche presente che dopo Frosinone ci saranno altre 15 partite, 45 punti a disposizione. Un’enormità.

11
feb 2017
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Hellas Verona

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FRAGILITA’ MENTALE E NON SOLO

Il titolo originale di questo blog doveva essere “Disarmante fragilità”. Ma avevo un dubbio: mi sembrava di avere già usato questo titolo. Così ho fatto una ricerca e ho scoperto che l’avevo utilizzato esattamente un anno fa: 11 febbraio 2016. Era il Verona di Delneri che perse 2-0 sul campo della Lazio. Parlavo di Gomez involuto, di Romulo non pervenuto, di mancanza di gioco e di rifornimenti per la coppia d’attacco Toni-Pazzini. Ho così pensato di cambiare, anche se il concetto è lo stesso. Il Verona di Pecchia sta mostrando una fragilità preoccupante. Fragilità mentale, caratteriale, ma anche fragilità difensiva ed una inspiegabile inefficacia offensiva che avevo già evidenziato sette giorni fa.

L’Hellas gioca bene, prova sempre ad arrivare in zona gol con la manovra, crea tante potenziali occasioni ma concretizza troppo poco. E’ un periodo anche poco fortunato, ma quando le cose non girano bene, bisogna avere la forza mentale e caratteriale per vincere anche la sfiga. Questo Verona sembra ostaggio soprattutto delle sue paure e delle sue difficoltà. E quando non riesce a segnare e si trova sotto, fa una fatica tremenda a rimontare. Con il Benevento c’è riuscito ma è sembrato un evento quasi casuale.

Normale che il discorso scivoli su Pecchia. Allenatore preparato, ma poco esperto. Tecnico con idee affascinanti, ma forse non sempre applicabili in questa serie B e più in generale nel calcio italiano. Davo a lui grandi meriti quando il suo Verona ad inizio stagione metteva sotto ogni avversario ed è giusto ora metterlo in discussione alla luce dei citati problemi. Toccherà a lui trovare le giuste soluzioni per rilanciare la squadra, spegnere le critiche e centrare l’obiettivo promozione.

Anche se qualche giocatore l’abbiamo forse sopravvalutato, sono sempre convinto che la rosa gialloblù sia la più forte del campionato. Mancare la promozione diretta sarebbe già un fallimento.

04
feb 2017
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Hellas Verona

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6.395

SFOGHI, ERRORI, RISCHI E UNA CERTEZZA: SARA’ DURA

Il Verona contro il Benevento non mi è piaciuto. Ha sofferto troppo, ha mostrato lacune dietro, ma anche poca concretezza davanti considerate le tante azioni offensive create. Non voglio passare per disfattista, ma qualcosa non mi torna. Le parole di Fusco sul mercato, amplificate da Pecchia, non mi convincono. Quando entrambi ripetono che il grande acquisto di gennaio è Gomez, mentono sapendo di mentire. Gomez è involuto, forse fuori condizione, forse demotivato o forse poco adatto al calcio che vuole Pecchia. Se dopo una partita da titolare, Juanito finisce due volte in panca, significa che non è lui il grande acquisto. Se in rosa, sotto la voce attaccanti, hai otto giocatori, ma preferisci spostare Romulo o Bessa più avanti, c’è qualcosa che non va.

A proposito di Romulo… Le sue dichiarazioni sono chiare e per certi versi clamorose. Lui preferisce giocare a centrocampo, partire da dietro e ha lanciato un messaggio chiaro all’allenatore. “Sono a disposizione, faccio quello che chiede il mister, ma davanti trovo più difficoltà. Se potessi scegliere, giocherei sempre a centrocampo”. Già, il centrocampo, settore strategico e fondamentale per lo sviluppo del gioco gialloblù. Le cose andavano bene (in linea generale) con Romulo interno, uno che in serie A, prima che fosse inghiottito dalla pubalgia, aveva fatto prestazioni straordinarie in quel ruolo. Cambiargli posizione, a mio avviso, ha poco senso.

In questa modesta serie B la qualità è importante, ma se mancano il furore agonistico, lo spirito da battaglia, il carattere, si rischia grosso. Aggiungiamoci le solite sbavature difensive ed ecco che anche il volitivo Benevento può metterti in crisi. Dietro il Verona sbanda troppo facilmente anche per errori individuali che evidenziano molti limiti dei difensori in rosa e un centrocampo che aiuta poco. Solo in questo senso riesco a comprendere la riconferma di Bruno Zuculini, uno che dovrebbe dare più copertura ed equilibrio. Al momento la fiducia che gli sta dando Pecchia non sembra essere del tutto ripagata.

Chiudo con lo sfogo del direttore sportivo Fusco. Scagliarsi sull’arbitro ci può stare. Non mi ha convinto la sua lettura della partita (dominio assoluto del Verona). Ma forse anche in questo caso ha bluffato un pochino, sapendo ma non dicendolo, che qualcosa contro il Benevento non ha funzionato.

30
gen 2017
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Hellas Verona

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5.582

FORTINO BENTEGODI, MA…

Il Verona ha vinto, è tornato in testa alla classifica, ha dato un segnale importante alle dirette concorrenti, ha riscattato il ko di Latina. Tutto bene? No. La prestazione dei gialloblù non mi ha convinto del tutto. La Salernitana ha avuto troppe occasioni, troppa libertà ed è arrivata in zona gol troppo facilmente. L’Hellas ha sofferto più di quando avrebbe dovuto. “La serie B è questa: dura, difficile, equilibrata. La Salernitana una squadra forte ed esperta”, i concetti espressi da Pecchia nel dopo partita. Verissimo, ma resto della mia idea: il Verona avrebbe potuto (e dovuto) fare meglio.

Ha ragione Pecchia quando dice che l’ambiente è un po’ come la sua squadra. Si esalta e diventa un’arma a favore quando le cose vanno bene, si deprime trasformandosi in un pericoloso boomerang quando i gialloblù incontrano qualche difficoltà. Resta il fatto che in casa il Verona viaggia alla grande. Il Bentegodi è una sorta di fortino (quasi) inespugnabile. Solo il Novara è riuscito a vincere al termine di un match strano, falsato dall’arbitro e probabilmente preparato non nel modo giusto in settimana. Ma è acqua passata. E la lezione, anche se c’è voluto un po’ di tempo, è stata utile.

In attesa di vedere miglioramenti in trasferta, è in arrivo un’altra partita nel fortino. Venerdì sera arriverà il Benevento, squadra che ha costruito le sue fortune proprio nello stadio di casa (9 vittorie, 3 pareggi, 0 sconfitte). In trasferta invece fa più fatica, ma resta un avversario ostico e pericoloso. E’ quarto in classifica ad un punto dalla Spal e a due dal Frosinone. E’ reduce da una schiacciante vittoria per 3-0 sul Carpi e farà di tutto per rosicchiare punti alla capolista. Sarà un’altra gara intensa condita da sofferenza per i gialloblù. Ma questo Verona non è sempre decifrabile e potrebbe anche stravincere convincendo. La mia speranza è questa, aspettando la chiusura del mercato che non sarà sicuramente con il botto (qui la previsione è più facile).

22
gen 2017
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Hellas Verona

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LA FORTUNA DEL VERONA

La fortuna del Verona è che non ci sono squadre ammazza campionato. Le concorrenti vanno a singhiozzo, senza continuità. Per questo l’Hellas, nonostante il tonfo di Vicenza, il pareggio con il Carpi e il ko di Latina (per restare agli ultimi risultati) si ritrova ancora in testa alla classifica. Può bastare per dormire sonni tranquilli? No.

La rosa ha evidenti limiti e le scelte di Pecchia fanno discutere. Gomez è tornato titolare, dovrebbe aver risolto i suoi problemi fisici, ma è il giocatore giusto per migliorare il reparto offensivo? E’ l’esterno adatto per il gioco di Pecchia? E’ la spalla ideale per i rifornimenti a Pazzini? Da quanto visto a Latina direi proprio di no. Ma è servono altre prove per dare risposte certe.

La difesa va puntellata. Lo sappiamo da tanto tempo e il problema è noto anche in via Belgio. Possibile che dopo una pausa di tre settimane, l’unica soluzione individuata da Fusco sia il recupero di Cherubin o in alternativa il ritorno di Albertazzi? Mancano due terzini di ruolo, che ora si chiamano esterni bassi. Puntare su Mattiello è un rischio che l’Hellas non dovrebbe correre. E’ un giocatore reduce da gravi infortuni, non può assicurare l’affidabilità richiesta per una squadra che punta a vincere il campionato e che in difesa ha mostrato tanti, troppi limiti.

Il Verona visto a Latina mi ha deluso. Ha giocato una partita a tratti imbarazzante. Faccio fatica a dare una giustificazione alla prestazione negativa di gran parte dei gialloblù. Una squadra che ad inizio stagione sembra di un altro pianeta, gioca bene e vince facile, non può trasformarsi così velocemente in una formazione vulnerabile e a tratti quasi impaurita. Qualcosa non torna. Le altre stanno peggio, è vero. Questa, come detto, è la fortuna dell’Hellas, ma i campionati si vincono in primavera. E non è scritto da nessuna parte che l’attuale fortuna gialloblù duri per tutto il girone di ritorno. Qualche concorrente potrebbe iniziare a correre con continuità. Meglio dunque correre ai ripari con qualche innesto sensato e lasciare stare scommesse tipo Albertazzi.

31
dic 2016
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VERONA RITROVATO DOPO UN ANNO DI M…

Il presidente Setti è stato molto chiaro. E’ stato un anno di merda. Non ha ufficialmente ammesso i propri errori, ha rispolverato il motivetto della sfortuna, ma al di là delle dichiarazioni ha avuto il coraggio di tagliare con il passato e al momento la sua rivoluzione sta dando i risultati sperati. Il Verona chiude il 2016 in testa alla classifica del campionato di serie B, in linea dunque con gli obiettivi di inizio stagione. La squadra è riuscita a riprendersi dopo un periodo davvero difficile, quando ogni certezza sembrava sparita, dissolta nel nulla. E’ presto per esultare, siamo solo a metà percorso, la serie A è ancora lontana, ma dalle premesse estive terminare il 2016 con il titolo simbolico di Campione d’inverno non era così scontato (almeno per me).

Prima di parlare di mercato, di rinforzi, di cambiamenti, è giusto sottolineare la convincente prestazione dei gialloblù contro il Cesena. Adesso tutti a dire che la formazione romagnola è scarsa, quasi ridicola, facile da mettere sotto. Non è così. In questa serie B non c’è nulla di scontato e semplice. Pecchia ha imparato dai suoi errori, ha capito che Maresca non è un giocatore adatto per la sua idea di gioco, ha promosso titolare Zaccagni, ha difeso alcune sue scelte (Siligardi in primis) ed è andato avanti per la sua strada ritrovando risultati e antiche certezze.

Sono convinto che la partita più difficile (per Setti e per lo stesso Pecchia) arriverà il prossimo anno, se sarà serie A. L’allenatore insisterà sul possesso palla? Il suo Verona cercherà sempre di “fare la partita”? E con quali giocatori? Per una neopromossa che vuole salvarsi, giocare a viso aperto può essere molto rischioso. Ma avremo tempo e modi per analizzare questo aspetto. Adesso è prematuro.

Chiudo con il mercato. Stravolgere questo gruppo a gennaio sarebbe una follia. Serviranno alcuni ritocchi, soprattutto nelle seconde linee. Giusto valutare le condizioni di alcuni giocatori acciaccati e capire se potranno assicurare una certa affidabilità al loro rientro. Di sicuro in difesa manca qualcosa. A mio avviso il portiere non è un problema. Negli ultimi anni chi ha occupato questo ruolo è stato bersagliato da critiche sistematiche. Rafael, Benussi, Gollini, ora Nicolas. Ma avete visto cosa combinano alcuni loro colleghi anche più blasonati? Nicolas non ha paura ad uscire, si prende molti rischi, qualche volta sbaglia (normale) ma il suo bilancio è per me decisamente positivo. Mi spiace per Ganz, che meriterebbe di giocare di più. Setti ha assicurato che il giocatore resterà. La mia sensazione è un’altra. Spero vivamente di sbagliarmi. Simone è un buon attaccante con ampi margini di miglioramento. Uno su cui puntare per il futuro. Purtroppo però è della Juventus. E non è un aspetto di poco conto.

25
dic 2016
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IL VERONA C’E', L’ARBITRO NO

Non mi sento di crocifiggere Nicolas, che in occasione del gol del Carpi ha sicuramente sbagliato. Ritengo ugualmente grave l’errore di Siligardi che a centrocampo si è fatto soffiare il pallone ingenuamente, dando il via all’azione del vantaggio avversario. Il grande, vero scandalo di Carpi-Verona è stato l’arbitro. L’argomento non mi entusiasma, ma quando vedo ingiustizie enormi e direzioni di gara da arresto, non riesco a tacere. Probabilmente il signor Pasqua non può arbitrare a Natale. Battute a parte, questo fischietto ha dimostrato di non essere all’altezza di una partita “maschia” com’è stata Carpi-Verona. I giocatori di Castori l’hanno messa sulla rissa, randellando dall’inizio alla fine, reagendo in modo scorretto e provocatorio a situazioni tutto sommato normali e venendo quasi sempre graziati dall’arbitro, che non ha avuto le palle di estrarre il cartellino rosso, graziando i giocatori anche da quello giallo. Chiudo qui la questione fischietto e torno a parlare dell’Hellas, argomento secondo me più interessante.

La squadra di Pecchia avrebbe meritato la vittoria. Ha sempre cercato di fare la partita, ha reagito con carattere al gol preso e nella ripresa ha fatto di tutto per conquistare i tre punti. Una superiorità schiacciante confermata anche dalle cifre (tiri, passaggi riusciti, pericolosità ecc…). Bene la difesa, che ha sbagliato poco e ha dato una bella sensazione di solidità. Bene anche il centrocampo, sorretto dalla solidità di Fossati e Zaccagni e con un Bessa in ripresa. La nota dolente a mio avviso è stato l’attacco, poco incisivo se consideriamo le tante occasioni create. Romulo e Siligardi hanno mostrato enormi limiti in fase di conclusione. Per fortuna c’è Pazzini che non ha bisogno di sbagliare 3, 4 palle gol prima di fare centro.

Questione Ganz. A parole tutti lo esaltano e lo difendono, Pecchia in primis (“siamo contenti di lui”, “si allena alla grande”, “è un ottimo professionista”, “mai pensato di cederlo”). La realtà è che l’attaccante è sempre più lontano da questo Verona, anche perché l’allenatore sembra intenzionato a dare sempre più minutaggio a Gomez, tenendo Simone in panchina tra le ultime scelte. Mi piacerebbe vedere in tre o quattro partite di seguito Ganz titolare al fianco di Pazzini con un trequartista alle loro spalle (Bessa, Siligardi o anche Romulo). Pecchia non sembra ancora convinto di questa soluzione. Io invece la trovo perfetta, soprattutto adesso che gli esterni offensivi fanno fatica a trovare la via della rete. Ma a parte i giudizi sugli attaccanti scelti da Pecchia e le loro difficoltà, sono dell’idea che uno come Ganz andrebbe utilizzato molto di più.

20
dic 2016
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DOMINIO ED ERRORI

Nelle giornate più nere il Verona non avrebbe vinto contro questa Entella. Nelle giornate più nere avrebbe addirittura perso, giustiziato da Moscati ad inizio ripresa. Invece all’Hellas è andata bene e sinceramente il risultato è meritato. L’Hellas ha fatto molto di più della Virtus.

Le cifre non mentono: più tiri, più azioni d’attacco, più passaggi riusciti, più possesso palla e molto altro. Insomma, se c’era una squadra che doveva vincere questa era il Verona. L’Entella ha attuato la tattica più logica: intensità, densità, ordine e ripartenze. Ho letto tanti elogi per la formazione allenata da Breda. Sarò di parte, però io ho visto una squadra limitata, volitiva certo, ma piuttosto debole e con un atteggiamento che personalmente non mi entusiasma.

Il Verona ha dominato il match, nonostante le difficoltà legate proprio all’atteggiamento degli avversari e ai problemi che attanagliano l’Hellas in questo periodo. La squadra di Pecchia non è serena, segnata dalla sconfitta nel derby e dalle recenti batoste che non sono state del tutto riassorbite.

I gialloblù hanno messo in campo tanta grinta, tanta buona volontà ed anche tanti, troppi errori. Passaggi sbagliati, cross fuori misura, semplici appoggi trasformati in regali per gli avversari. Ho visto delle imprecisioni sorprendenti per giocatori professionisti. Ma nel complesso il mio giudizio è positivo. Contavano prima di tutto i tre punti. Sono arrivati. E al di là degli errori, il carattere della squadra mi è piaciuto.