IL FESTIVAL DELL’ERRORE
La fase difensiva del Chievo di Mimmo Di Carlo la conosciamo bene. Su questo punto non c’è molto da dire. Il muro ha retto per quasi tutta la partita, ma come diceva Pioli l’anno scorso, se pensi solo a difenderti contro squadre più forti e più tecniche di te prima o poi il gol lo prendi. E’ successo esattamente questo. Di Carlo ha pensato solo ad alzare barricate, senza un barlume di gioco. Il contropiede non ha funzionato. Motivo? Troppi errori, troppe palle perse, troppo indietro il baricentro con il povero Pellissier là davanti abbandonato a se stesso. Paradossalmente, avesse segnato Milito dal dischetto, avremmo visto un’altro match e probabilmente un altro Chievo. A me questo atteggiamento non piace, soprattutto quando hai una classifica tranquilla che ti può far giocare senza affanni. I risultati finora hanno dato ragione a Di Carlo, ma questa sera il tecnico ha fallito ed è giusto dirlo. Tutti dietro a difendere… che strategia è? Meglio girare pagina e pensare alla prossima (trasferta di Bologna).
In questo momento Di Carlo sta parlando in diretta su Sky Sport. “Questo Chievo non era al cento per cento”, ma cosa vuol dire? Che frase è? Boh, nelle interviste Di Carlo proprio non mi convince. Adesso sta ammettendo gli errori tecnici. Poi torna a dire che il Chievo non era al cento per cento, ma che tutti si sono impegnati. Boh, boh, boh… “Il campo era buono, il Chievo è stato normale”. Vabbè, lasciamo stare, altrimenti mi innervosisco. Se hai una rosa di quasi 30 elementi, farai giocare chi sta bene, o no? Passo e chiudo.
GIÙ IL CAPPELLO
Altra impresa del Chievo di Mimmo Di Carlo. Pareggiare sul nuovo campo della Juve, rimontando un gol e chiudendo in attacco non è da tutti e prima di ieri sera avrei detto che non era da Chievo, da questo Chievo. Mi sbagliavo. Giù il cappello, dunque. Giù il cappello davanti al secondo tempo della squadra di Di Carlo che ha messo in crisi una Juve impacciata e poco brillante.
Decisivi i cambi, a dimostrazione che le partite si possono raddrizzare grazie all’apporto della panchina. Sono sincero, quando ho letto la formazione iniziale sono rimasto molto perplesso. Ancora Lucio? Di nuovo Sammarco trequartista? Scelte che non mi convincevano. In effetti il Chievo ha avuto qualche problema ad inizio gara, ma probabilmente faceva tutto parte dei piani di Mimmo. Hetemaj può essere più determinante quando le squadre cominciano a sentire la stanchezza, per non parlare di Moscardelli, anche ieri decisivo.
Mi sono piaciuti Thereau ed Acerbi, oltre al grandissimo Sorrentino. Dramè è un ragazzo che ha coraggio, discreti numeri, anche se è ancora troppo ingenuo. Deve crescere.
Solo alla fine parlo del gol bianconero. Era da annullare per fuorigioco. Non me ne frega niente se era difficile da vedere. De Ceglie era al di là di tutti i difensori in posizione irregolare al momento del tocco di Chiellini. Stop. E poi c’è chi (Conte) ha il coraggio di lamentarsi degli arbitri e dei guardalinee! Ma per piacere…
IO E GERMANO
Mio padre e Germano erano amici di vecchia data. Sono stati colleghi al giornale L’Arena e mia mamma diventò molto amica della signora Elsa, la moglie di Mosconi. Da bambino, quando il giornalismo per me era semplicemente il lavoro di mio papà, venni letteralmente conquistato da quell’omone simpatico, dai modi gentili, che mi trattava come un figlio e mi viziava regalandomi qualche caramella. Volevo sempre viaggiare in macchina con lui perché era uno spasso. Non che con i miei non mi divertissi, anzi. Ma Germano era per me come uno zio pronto a soddisfare i miei capricci.
Terminati gli studi, arrivai a Telenuovo poco più che ventenne. Era il 1991, avevo l’orecchino e nessuna smania di apparire in tv. Mi piaceva molto di più scrivere. E infatti il motivo per cui approdai negli uffici di via Orti Manara era per collaborare con il quotidiano “Il Nuovo Veronese” che stava per nascere. Il mio direttore-editore Luigi Vinco fu molto chiaro con me: “Guarda che qui bisogna essere in grado di fare tutto, anche e soprattutto la televisione”. “Nessun problema, sono a disposizione”, gli risposi. Germano era il responsabile dello sport di Telenuovo e del nuovo quotidiano. Fu lui ad insegnarmi le tecniche per la realizzazione di un servizio sportivo. Ricordo perfettamente quando mi accompagnò in “montaggio” (la zona dove ci sono le centraline e dove si leggono i testi dei servizi e dove si montano le immagini) mostrandomi ogni passaggio: rivedere l’intervista prendendo nota dei passaggi più importanti, scrivere il testo del servizio e poi leggerlo nella cabina.
In poche settimane il giornalismo televisivo mi conquistò. E il merito fu proprio di Germano Mosconi. Era un capo comprensivo, per niente burbero, che preferiva farti capire un errore con modi garbati. Non gli mancavano i momenti di nervosismo, gli scatti d’ira, ma il mio ricordo di lui è di un uomo gentile, affabile e di un ottimo professionista, lavoratore instancabile. Per questo mi sembrava impossibile che dopo qualche suo errore nella registrazione dei telegiornali, avesse reazioni tanto colorite. E i tecnici di allora stavano già collezionando i suoi fuori onda che a distanza di anni lo hanno fatto diventare famoso in tutto il mondo.
Germano era ben voluto da tutti e sono convinto che nessuno abbia voluto appositamente creargli un danno d’immagine diffondendo via internet quei fuori onda. Il danno però c’è stato e capisco perfettamente i momenti difficili che hanno passato la moglie Elsa, la figlia Margherita e lo stesso Germano.
La sua morte è stato un colpo al cuore. Per me lui resterà sempre il grande German, quello zio che non ho mai avuto e che tanto mi mancherà.
ACCELERATA DECISIVA
In chiave salvezza sarebbe andato bene anche il pareggio. È arrivata una vittoria ed ora la Juventus fa meno paura. Il Chievo ha giocato una partita intelligente, senza rischi eccessivi, attenta in difesa grazie a un Acerbi monumentale e a un Sardo in grandi condizioni. Un match che ha dato importanti indicazioni a Di Carlo: Hetemaj c’è, nonostante qualche panchina di troppo; Rigoni sta tornando quello di una volta; Moscardelli di nuovo decisivo anche se qualche volta pasticcia un po’ troppo. L’assenza di Luciano non si è sentita, anche se Vacek non mi ha ancora entusiasmato. Gulan invece ha già fatto vedere qualche numero interessante.
L’espulsione di Lauro (eccessiva) ha dato una grossa mano a Mimmo ma è giusto ricordare che in parità numerica la partita era stata equilibrata. Il Cesana doveva vincere a tutti i costi mentre al Chievo andava bene anche un pareggio.
Tre punti che permettono ai gialloblù di mantenere 9 punti di vantaggio dal Lecce terzultimo e di tenere dietro squadre blasonate come Genoa e Fiorentina.
Il Chievo ora può affrontare Juve e Inter senza paura. Contro i bianconeri (sabato alle 20:45) non ci sarà Pellissier, ma torneranno Thereau e Bradley. Sono curioso di vedere la squadra senza il suo capitano. Un’assenza pesante ma sono convinto che il Chievo saprà farsi valere ugualmente.
MIMMO RITROVA IL SUO CHIEVO
Ho rivisto la squadra combattiva e grintosa che Di Carlo ci aveva fatto conoscere. Pressing a centrocampo e ripartenze. Il gioco del Chievo di Mimmo è questo, non c’è nulla di nuovo. Ma quando mancano intensità, carattere, grinta e brillantezza fisica, i risultati non arrivano. A Genova invece i gialloblù hanno mostrato quelle caratteristiche che negli ultimi tempi sembravano sparite.
E’ giusto parlare anche dei cambi apportati alla formazione dall’allenatore. Rigoni ha dato solidità e Bradley, più libero da certi compiti, ha mostrato le sue qualità. L’americano è in forma, peccato per il giallo che lo terrà fuori nello scontro diretto con il Cesena domenica prossima. Abbiamo rivisto Cruzado che si è piazzato tra le linee insieme a Thereau con Pellissier attaccante di riferimento là davanti. Mossa azzeccata.
Perdere a Marassi avrebbe aperto ufficialmente la crisi, invece il Chievo ha reagito, è tornato a non prendere gol ed ora può respirare senza affanno. Contro il Cesena saranno squalificati anche Thereau e Drame’, ma le opzioni non mancano a Di Carlo.
IL NAPOLI PASSA CON DISARMANTE FACILITA’
Non è mai stato in partita il Chievo di Mimmo Di Carlo. Il Napoli era in crisi, non vinceva da un bel po’ e in casa ultimamente aveva lasciato punti a tante piccole. Con il Chievo ha passeggiato senza incontrare particolari difficoltà. La squadra di Mazzarri è partita forte, ha messo subito sotto i gialloblù, ha segnato, ha raddoppiato e poi ha amministrato.
Di Carlo non si è inventato nulla di nuovo, ha schierato la solita formazione con il solito atteggiamento, anzi. I centrocampisti erano ancora più bassi del solito, mentre Pellissier e Paloschi là davanti isolati e inefficaci. Non c’è molto da dire su questa partita. Nessun acuto degno di nota, nessuna speranza di rientrare nel match. Almeno questo è ciò che ho visto. Poi possiamo discutere sul fuorigioco di Cavani nell’azione del rigore, ma la giustificazione sarebbe un po’ troppo leggera. Da sottolineare invece l’ennesima rete presa da palla inattiva. Un problema non di poco conto, se pensiamo che mai come quest’anno il Chievo fatica a trovare la vita del gol allo stesso modo. Ora il Genoa a Marassi e poi lo scontro diretto con il Cesena, la partita da non fallire.
GELO
Freddo polare. In tutti i sensi. Spalti semivuoti, in campo una squadra che non emoziona. Una partita, quella con il Parma, già vista tante volte. Poteva finire in parità. Una disgraziata mossa di Luciano l’ha regalata al Parma. Questa volta Mimmo non mi ha convinto per nulla. Ok Acerbi, ok Lucio in panca, ma quando decidi di passare a tre dietro sull’1-1 e becchi un gol, devi essere bravo a modificare al volo i tuoi piani. Invece Di Carlo ha messo dentro Sardo per Thereau e non è riuscito a riacciuffare il pareggio. Donadoni invece ha cambiato per dare più spinta ai suoi, per provare a vincere ed è stato premiato.
Luciano cos’ha dato in più al posto di Sammarco? Possibile che un elemento cardine come Rigoni debba rimanere ancora in panca? Bradley sta facendo benino, è vero. Ma allora perché non spostarlo a destra con Rigoni centrale? Perché non provare Cruzado nel ruolo che fu di Marcolini mettendo quindi un po’ di qualità in mezzo? Dal mercato non è arrivata la punta. Non c’erano le condizioni, così sostiene Sartori. Io continuo a chiedermi perché Uribe viene sistematicamente escluso. Non merita qualche chance in più il colombiano?
Sulla lotta salvezza non c’è molto da dire. Il distacco dalla terz’ultima permette sonni tranquilli, anche per questo avrei preferito un Chievo più spregiudicato. Ma sono le solite parole al vento, quindi termino qui.
NOVARA BYE BYE, IL CHIEVO ACCELERA NEL SEGNO DI PELLISSIER
Vittoria netta e meritata contro una squadra che ha poche possibilità di restare in A, nonostante gli innesti di Mascara e Caracciolo. Se uno degli obiettivi del Chievo la scorsa estate è questo, ha fatto bene Sartori a non toccare l’attacco. L’Airone non mi ha proprio impressionato, forse anche grazie al bravo Acerbi e all’attento Andreolli.
Decisiva l’accelerata della truppa di Di Carlo che ha infilato la seconda vittoria in trasferta grazie al ritrovato dinamismo, all’intensità e a una compattezza che nelle ultime uscite sembrava perduta. Ma la copertina è tutta per Pellissier che ha ritrovato il gol (il famoso centesimo con il Chievo) dopo 9 partite di digiuno. Per Sergio inizia un nuovo campionato, per il Chievo la stagione potrebbe cambiare domenica prossima quando arriverà il Parma. Una vittoria anche contro la squadra di Donadoni aprirebbe nuovi e stimolanti scenari, ma meglio non dirlo, visto che il famoso salto di qualità è sempre stato fallito.
Era una partita insidiosa e difficile quella con il Novara. Mimmo non ha perso la bussola, anzi. Ha ritrovato il suo Chievo ed è stato bravo a premiare Acerbi, rilanciando anche Dramè ed Hetemaj. Mosse azzeccate. Questa sera lui e la sua squadra meritano solo applausi, anche se mi aspettavo qualcosa in più dal Novara. Stimo Mondonico per quello che ha dato al calcio e sono felice che abbia sconfitto il cancro. Ma sono convinto che Tesser avrebbe meritato ancora qualche partita alla guida dei piemontesi.
LA BARZELLETTA MORIMOTO
Un giornale locale pubblica foto del ragazzo con tanto di virgolettati. Il giorno dopo, quando ovunque circolava la notizia di un problema fisico evidenziato dalla visite mediche, l’unica spiegazione è che la società ha scartato il giocatore per motivi tecnici. Insomma, una barzelletta, il segreto di Pulcinella, una storia quasi surreale. Sono convinto che Morimoto non avrebbe fatto fare il salto di qualità all’attacco del Chievo. Ma come può Sartori smentire addirittura di averlo trattato? E le foto a Verona durante le visite mediche? E le dichiarazioni del giocatore che si sentiva già del Chievo? Dai, per piacere!
Dopo questa doverosa introduzione, parliamo del mercato clivense. Dainelli a mio avviso è un altro Mandelli, non ce n’era proprio bisogno. Anzi, il suo arrivo andrà sicuramente ad aumentare il malumore di altri giocatori già chiusi dalla coppia Andreolli-Cesar. Acerbi era stato preso per la difesa a tre, poi ci fu il cambio di modulo, un infortunio, e il ragazzo si è trovato chiuso del tutto. Forse Mimmo vuole tornare alla difesa a cinque? Ma allora andava preso un altro esterno destro in alternativa a Sardo (Frey non ha caratteristiche di spinta adeguate al 5-3-2). Uribe non ha accettato Vicenza e secondo me ha fatto bene. Lui meriterebbe qualche possibilità in più, ma finora Mimmo lo ha spedito quasi sempre in panchina. Eppure il colombiano ha segnato in Coppa Italia e ha lanciato segnali discreti. Lui in Colombia giocava da prima punta, proprio come oggi fa Pellissier. Perché non utilizzarlo con più continiutà? Certo, c’è Paloschi che sembra in crescita (è un’altra prima punta) ma allora perché non provare un altro modulo offensivo?
Aspettiamo le risposte dal campo, anche se qualcosa dopo questo mercato non mi torna. Sempre pronto ad essere smentito.
CHIEVO SENZ’ANIMA
Se vuoi contrastare una squadra dotata di maggior qualità, devi metterci anima, carattere, grinta, corsa, intensità. Il Chievo sceso in campo contro la Lazio ha trotterellato, combinando poco o niente e facendosi infilare con disarmante facilità. Avessero giocato gli stessi di mercoledì, sono convinto che avremmo visto una squadra più cattiva, con i suoi limiti, ma desiderosa di riscattare la figuraccia di Coppa. Invece Mimmo, com’era prevedibile, ha riproposto la formazione di Lecce che è scesa in campo come se l’eliminazione con il Siena non ci fosse stata. Poco mordente, poche idee, tantissimi errori. Salvo solo Thereau, che si è sbattuto e ha mostrato buoni numeri.
Di Carlo ci ha messo molto del suo. Se Thereau fa il trequartista, perché rinunciare a una punta come Uribe (tribuna per lui) per tenere in panchina tre centrocampisti (Vacek, Cruzado, Hetemaj)? Moscardelli è in un periodo nero, eppure Mimmo ha voluto solo lui come attaccante di riserva. Davvero incomprensibile.
Contro una Lazio non stratosferica il centrocampo del Chievo andava al rallentatore, in attacco i soliti problemi e questa volta anche la difesa ha traballato in modo eccessivo. In un attimo la squadra è tornato nella parte destra della classifica piena di dubbi che potrebbero presto trasformarsi in paura.
Il calendario propone ora due scontri salvezza delicati. Giovedì sera il Novara, davanti ai suoi tifosi, ha una delle ultime possibilità per riavvicinare la quart’ultima (il Siena) e alimentare le poche speranze di salvezza (deve rimontare 7 punti), poi al Bentegodi arriverà il Parma. Il Chievo deve rimettersi a correre come faceva ad inizio stagione e la società deve fare attente valutazioni in queste ultime ore di mercato. Mimmo non gode più della fiducia della piazza. Ha il gruppo ancora in pugno? Solo le prossime gare daranno risposte in questo senso.



