24
set 2017
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Hellas Verona

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9.435

DISASTRO TOTALE

Il punticino arraffato mercoledì sera con le unghie, il sacrificio e un po’ di fortuna, doveva rappresentare l’inizio del “nuovo” campionato del Verona. Adesso quel pareggio sembra più frutto del caso. Contro la Lazio i gialloblù hanno fatto tanti passi indietro, nonostante un avvio di partita tutto sommato discreto. E’ bastata una stupidata di Souprayen per spalancare le porte del successo ai biancocelesti, mettendo in evidenza tutti i difetti e i problemi della squadra scaligera, allenatore compreso.

Non ho capito alcune scelte di Pecchia, ma non voglio perdere troppo tempo su questo argomento. Il dramma vero è che comunque la si giri, questo Verona fa acqua da tutte le parti: giocatori in perenne difficoltà che commettono errori da dilettanti, poche idee di gioco, incapacità di reagire alle situazioni sfavorevoli e apporto quasi nulla dalla panchina. Lee ha fatto vedere un paio di buoni spunti quando il match era già morto e sepolto. Troppo poco per sperare in un’inversione di rotta.

Pecchia ha preferito puntare su quasi tutti i giocatori che avevano dato segnali incoraggianti contro la Sampdoria, anche se ha spostato Bearzotti più avanti, ha messo Romulo a destra e ha cercato conforto in Souprayen. La squadra però è apparsa quasi subito poco brillante, lenta, macchinosa, incapace di fare un vero pressing e di ripartire.  Zaccagni ha preso il posto di Bessa con risultati disastrosi. Valoti esterno alto di sinistra è fuori posizione e può essere utile in fase di contenimento, ma quando c’è da spingere su quella fascia fa troppa fatica. Sia chiaro, questo è solo uno dei tanti problemi. Dallo stadio ho avuto l’impressione di un Verona in crisi anche sul piano fisico, complice l’impegno di pochi giorni prima con la Samp. Male la difesa, male il centrocampo, male l’attacco con Pazzini solo e poco brillante.

Vedo un Verona che non ha un’idea precisa di come vuole affrontare questa serie A. L’anno scorso era una squadra abituata a tenere il pallino del gioco con tanti passaggi, in attesa dei varchi giusti per affondare. Oggi, contro squadre di maggior valore, Pecchia ha senz’altro modificato quel modo di giocare: meno fraseggi, più attesa, più verticalità. Questa almeno era la sua intenzione. Il risultato? Desolante. L’Hellas sembra un ibrido che non ha un punto di forza. Fatica a difendersi, fatica a ripartire, fatica a creare palle gol, fatica a fare un po’ tutto. Non una bella prospettiva per una formazione che deve salvarsi.

20
set 2017
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Hellas Verona

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PUNTO DI PARTENZA

In altri periodi avremmo sottolineato le difficoltà dell’attacco, il gol che non arriva, la difesa ballerina che concede troppo all’avversario, la vittoria che continua a mancare. Oggi invece ritengo opportuno mettere l’accento sul carattere ritrovato, sul giusto atteggiamento, la voglia di soffrire e di provare sempre a ripartire. Il Verona ha disputato un buon primo tempo, tenendo testa alla Samp. Nella ripresa c’è stata soprattutto la squadra blucerchiata, che ha sfiorato il gol in più occasioni. La difesa ha resistito, ha stretto i denti, aiutata anche da un pizzico di fortuna. Bene così, un segnale da non sottovalutare: nelle stagioni più nere l’avresti persa.

Un pareggio che dev’essere considerato un punto di partenza. C’è tantissimo da migliorare, sia chiaro. Teniamoci l’atteggiamento, le buone prove degli esordienti in A Bearzotti, Caracciolo e Fossati. Positiva la partita di Nicolas, apprezzabile lo spirito di Pazzini (meno alcune esitazioni in zona gol) e la concretezza di Zuculini in mezzo al campo. Anche Bessa ha avuto lampi di qualità che fanno ben sperare. Era un Verona in emergenza e nell’emergenza è uscito il giusto carattere, quello spirito battagliero che era mancato con Fiorentina e Roma (per restare alle ultime partite). Il Bentegodi ha colto lo sforzo dei gialloblù e ha risposto sostenendo e applaudendo la squadra.

E intanto il Crotone ha preso cinque gol a Bergamo, il Benevento ne ha incassati 4 in casa contro la Roma. Hanno perso anche Udinese e Spal. Questo per dire che è tutto ancora apertissimo, soprattutto adesso che il Verona ha dimostrato di non avere l’encefalogramma piatto.

17
set 2017
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Hellas Verona

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DIMOSTRAZIONE D’IMPOTENZA

Sulla partita dell’Olimpico contro la Roma c’è poco da dire. Il Verona è stato annientato con una facilità imbarazzante. Ho visto una squadra di qualità, quella giallorossa ovviamente, contro un manipolo di giocatori completamente spaesati, indifesi, senza idee, senza mordente, senz’anima. “Dobbiamo crescere”, dice Pecchia. La realtà è che al momento il Verona appare completamente inadeguato per questa categoria. Faccio fatica a pensare che questi giocatori, già con l’acqua alla gola, abbiamo qualità tecniche e mentali per iniziare a marciare verso la salvezza.

Le squadre che hanno l’unico obiettivo di mantenere la categoria, dovrebbero presentarsi al via in palla, racimolare punti all’inizio, cercando di evitare quello che invece sta facendo il Verona. Quando parti male, quando dimostri di non essere all’altezza, l’ambiente si demoralizza, le critiche diventano taglienti, il gruppo si sfalda, i giocatori perdono autostima, l’allenatore smarrisce la rotta ed è facile prevedere la conclusione della storia.

Vorrei con tutto il cuore credere alle parole di Fusco e Pecchia. Vorrei scrivere di una squadra tenace, grintosa, forte. Una squadra che lotta e magari non ottiene risultati. Da quanto visto finora mancano tutti gli ingredienti solo per iniziare a sperare. Certo, siamo solo all’inizio, ma i segnali arrivati fin qui sono preoccupanti.

Il bello del calcio è che in un attimo tutto può cambiare. Basterebbe una grande gara con la Sampdoria per dare una svolta a questo terribile avvio di stagione. Questo Verona può cambiare faccia in tre giorni? Difficile. Spero vivamente di essere smentito. Pecchia insiste nel ribadire che vede i suoi giocatori allenarsi bene, con convinzione. Il problema è che anche i miei amici che giocano in seconda categoria si danno da fare durante la settimana, ma se alla domenica giocano contro gente di un’altra categoria, rimediano solo figuracce. Il Verona è stato costruito al risparmio, è pieno di scommesse, di prestiti, di giocatori che in serie A non hanno ancora dimostrato nulla e di ragazzi che facevano fatica anche in B. Qualcuno potrà anche crescere, ma per centrare l’obiettivo salvezza serve molto di più. Questo almeno è il mio pensiero.

10
set 2017
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Hellas Verona

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10.551

TROPPO BRUTTO PER ESSERE VERO

Dallo stadio è stato uno spettacolo indecente. Chi ha visto Verona-Fiorentina in TV ha avuto la stessa impressione. Prestazione da film horror, una squadra (quella gialloblù) in completa balia dell’avversario, senza idee, senza senza grinta, senza mordente, senza tutto. Male i giocatori, male l’allenatore, malissimo la società. Setti fuma il sigaro e preferisce starsene in disparte, aspettando tempi migliori. Arriveranno? E’ la speranza di tutto il popolo gialloblù, anche perché peggio di così sarebbe davvero dura.

Pecchia si è preso le colpe. I problemi però partono da più lontano. La società ha mostrato con i fatti che non ci sono soldi. Mercato a costo zero, tante scommesse (allenatore in primis) e tanti, troppi punti interrogativi. “Meglio una società sana, con i conti a posto, anziché un club che fa il passo più lungo della gamba finendo in default” ripetono un po’ tutti i dirigenti. Io dico che la piazza scaligera non merita questo tipo di mercato e questa squadra (intesa come rosa). Setti ha comprato il Verona facendo certi discorsi che non rispecchiano l’attuale realtà. Stabilizzare l’Hellas in serie A non vuol dire “il nostro obiettivo è salvarci all’ultima giornata”. Una retrocessione può capitare, ma se sei un presidente adeguato devi avere la forza di risollevarti e ripartire. Devi avere la forza di investire e non navigare a vista sperando nel vento della buona sorte.

Dopo la cinquina presa dalla Fiorentina non riesco a trovare un appiglio, uno spiraglio, un qualcosa che riesca ad alimentare un pizzico di ottimismo. Nulla di nulla, se non il classico “troppo brutto per essere vero”, l’unico titolo che può riassumere un minimo di positività.

28
ago 2017
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PAZZINI E’ UN CASO, IL PUNTO DI CROTONE PREZIOSO

Gli ultimi giorni di mercato ci chiariranno un po’ le idee. Al momento Pazzini è un caso. Pecchia ha cercato di giustificare la scelta di tenerlo ancora fuori spiegando che il giocatore non è in condizione. Un problema non da poco se è questa la verità. Pazzini è l’unico centravanti in rosa, non è infortunato, non ha saltato un’amichevole, si è sempre allenato. Se ritieni di poter essere più efficace con Fares prima punta contro una diretta concorrente, allora la questione è davvero molto seria, per non dire preoccupante.

Preferisco pensare che Pazzini sia distratto dalle voci di mercato e che in questo periodo non sia completamente sintonizzato sul Verona e sulla corsa salvezza. Il lato triste della vicenda è che la società, anziché lavorare per portare a Verona un attaccante di livello, sia stata costretta a ricercare giovani di belle speranze in esubero nei loro club di appartenenza (missione finora fallita) per ritrovarsi a pochi giorni dalla chiusura del mercato con in mano il problema Pazzini. Inutile in questo momento formulare tante ipotesi. Meglio aspettare giovedì notte per valutare la rosa definitiva. C’è però una considerazione finale che mi sento di fare: condizione o no, se in rosa hai un solo centravanti, esaltato fino all’altro ieri, indicato come punto di riferimento, guida e capitano, non puoi lasciarlo fuori per far giocare fuori ruolo Bessa prima e Fares poi.

Passiamo al punto di Crotone. Buono, molto buono se consideriamo le difficoltà ambientali. Un campo notoriamente insidioso, lo Scida. Eppure ho l’impressione che questo Crotone, incompleto per colpa di assenze forzate e di qualche rinforzo non ancora arrivato, fosse sulla carta molto vulnerabile per non dire battibile. Ecco che partendo da quest’ottica, il punto acciuffato dal Verona è sì positivo, ma anche avvolto da un pizzico di rammarico misto a preoccupazione. Dai gialloblù mi sarei aspettato una prestazione migliore, meno confusionaria, più concreta. Vincere il possesso palla non ha alcun valore se non riesci ad essere pericoloso. E se ripassiamo il match, il Crotone ha fatto qualcosa in più del Verona in termini di occasioni.

Adesso la sosta e poi la Fiorentina (in crisi) al Bentegodi. Un test per capire meglio la squadra di Pecchia con la speranza di trasformare le preoccupazioni in sensazioni positive.

20
ago 2017
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BOMBA PAZZINI

Tutti abbiamo pensato a un infortunio dell’ultimo minuto, magari durante il riscaldamento o qualche ora prima durante l’ultima rifinitura. Invece abbiamo saputo che Pazzini è finito in panchina per scelta tecnica. Pecchia ha spiegato l’esclusione con teorie che personalmente mi hanno convinto poco, ma che possono anche avere un senso.

Il problema è un altro. Lasciare fuori alla prima di campionato il tuo capitano, il capocannoniere della B che ti ha permesso di acciuffare la promozione, il trascinatore e guida dello spogliatoio, significa minare l’unità del gruppo e creare inutili malumori, soprattutto se le cose (com’era prevedibile) non vanno per il verso giusto. E contro questo Napoli tutti sapevano che sarebbe andata così.Un’esclusione del genere poteva essere digerita solo in caso di vittoria gialloblù.

Quando prendi decisioni forti, accetti il rischio. Se ti va a male, devi essere pronto a parare critiche e polemiche. Con Pazzini in campo dall’inizio sarebbe cambiato qualcosa? No. Proprio per questo tenerlo fuori ha provocato nuovi e pericolosi problemi per una squadra che deve affrontare già tante difficoltà per centrare l’obiettivo salvezza.

La reazione del Pazzo dopo il gol ci ha detto tantissimo dell’assurda situazione creata dall’allenatore, che avrebbe potuto limitare i danni facendo entrare il Capitano all’inizio del secondo tempo, quando l’Hellas era sotto 2-0. Invece Giampaolo è rimasto a guardare anche nel secondo tempo, fino al terzo gol partenopeo. Solo a partita chiusissima Pecchia lo ha fatto entrare. Altra assurdità.

Iniziare il campionato con una sconfitta contro il Napoli ci sta. Farsi scoppiare addosso una bomba del genere, significa complicarsi la vita. E’ autolesionismo.

25
lug 2017
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18.618

ADDIO DI CASSANO, FORTUNA PER IL VERONA

Pecchia non era affatto convinto di Cassano. Lo aveva fatto capire qualche mese fa quando era uscita la notizia di un interessamento del Verona per il giocatore barese. Avere i piedi buoni non è tutto nel calcio di oggi (e di Pecchia), anzi. Servono altre qualità come la corsa e il sacrificio. Cassano corre poco, non sembra predisposto al sacrificio e di sicuro non è uno che accetta volentieri di fare la riserva in una neopromossa che si deve salvare. Abituato poi a certi ingaggi, aver accettato cifre decisamente più basse al suo standard, non ha agevolato la sua nuova avventura. Non mi convincono per niente le spiegazioni del suo addio. La storia della nostalgia della famiglia è una grande buffonata. Lui pensava di entrare nel gruppo di Pecchia come una grande star, di avere il posto assicurato e trattamenti speciali. Quando ha capito la situazione, ha deciso di lasciare in modo farsesco, com’è nel suo stile. Nessuno qui sentirà la sua mancanza.

Giornalisticamente avremo qualche titolo in meno, ma va benissimo così. La realtà è che Cassano non è cambiato, non è maturato, non si è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Pecchia e di un Verona che deve lottare per salvarsi. Questo Cassano è meglio lasciarlo al Genoa, all’Entella o alla sua Carolina. Nell’Hellas avrebbe fatto solo danni perché questo Cassano non ha intenzione di essere uno dei tanti, un contorno, un panchinaro e nemmeno una ciliegina sulla torta. Lui vuole essere la torta intera. Troppo pericoloso tenere uno così in squadra. Per questo il Verona, Setti, Fusco, Pecchia, al di là della rabbia per come il barese si è comportato, devono sentirsi fortunati.

Adesso però bisogna tornare a pensare alla rosa, a prendere una vera alternativa a Pazzini, un altro difensore centrale di categoria e ad effettuare qualche altro (necessario) ritocco.

04
lug 2017
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12.893

GRAZIE TONI, MA STO CON SETTI

Voci, tante voci. Troppe voci. Poche notizie ufficiali, soprattutto in entrata. Parlare e scrivere di aria fritta non mi entusiasma. Per questo ho aspettato tanto, prima di rinnovare queste pagine. L’addio di Toni ha fatto e fa discutere. Il campione del mondo ha lanciato frecce velenose contro Fusco, indicandolo come unico colpevole della sua repentina uscita di scena. In realtà il “colpevole” principale è il presidente Setti, che aveva individuato per Toni un ruolo di rappresentanza non del tutto gradito all’ex bomber. Toni voleva dire la sua nello spogliatoio, dare qualche consiglio, esprimere le sue idee. In pratica voleva incidere nelle scelte tecniche. Il presidente, forse scottato dal recente passato, è stato chiaro e deciso: Fusco ha pieni poteri sulla gestione tecnica. Ed ecco che l’idea Cassano è evaporata in un attimo, visto che era arrivata da Toni, attraverso il suo ex agente Tinti che è il procuratore dello stesso Cassano. Già, i procuratori. Si dice che siano i veri padroni del calcio italiano. Di certo incidono e non poco nelle scelte di direttori sportivi e presidenti.

Maurizio Setti ha voluto evitare contrasti interni all’Hellas. Le scottature legate alla faida Gardini-Sogliano sono state curate, ma il ricordo è ancora vivo. Un’esperienza da non ripetere. Certo, i paragoni sono scomodi, forse anche ingiusti perché le persone in questione hanno storie diverse e diversi caratteri. Di sicuro Toni avrebbe voluto dare una mano con i suoi consigli e la sua esperienza. Ma il rischio destabilizzazione sarebbe stato troppo grande. Io sto con Setti. Da qui ad affermare che la scelta di accettare il divorzio da Setti e puntare tutto su Fusco e compagnia porterà a grandi risultati, ce ne vuole. Onestamente i segnali arrivati in questa prima fase di calciomercato sono piuttosto preoccupanti. Al momento la rosa è inadeguata per questa serie A. Non voglio passare per pessimista o disfattista, ma le mie sensazioni in questo momento sono negative. Spero vivamente di ricredermi il 30 agosto, quando il mercato sarà terminato.

18
mag 2017
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SETTI, PRIMA SCOMMESSA VINTA… CON TROPPA SOFFERENZA

L’obiettivo è stato raggiunto. Il Verona è tornato in serie A al termine di una stagione logorante, difficile, sofferta, emozionante. Un campionato iniziato alla grande, troppo alla grande, sinonimo di enormi illusioni. L’Hellas sembrava sfacciatamente più forte di tutti. Poi la crisi, gli errori, le difficoltà. Pecchia sempre più in discussione così come Fusco, Setti e compagnia. Normale, quando le cose non funzionano, quando la squadra soffre e lascia punti contro formazioni teoricamente più scarse. Pecchia è riuscito a tenere la barca a galla in una situazione onestamente complicata. Ha evitato il tracollo supportato dalla società, anche se è stato molto vicino all’esonero. Certo, la serie B è insidiosa, livellata e vincere non è mai facile. Però mi chiedo: bisognava per forza soffrire così tanto?

Mentre scrivo sento auto strombazzare, tifosi in festa. D’altronde c’è chi ha festeggiato la vittoria nei playout per evitare di finire in C2… Personalmente credo che il ritorno in A, dopo lo scempio della passata stagione e i 25 milioni di paracadute, fosse l’obiettivo minimo. Il Verona ci è riuscito grazie anche al successo in pieno recupero del Benevento sul Frosinone nel penultimo turno e al vantaggio di un gol negli scontri diretti proprio con i ciociari di Marino. Insomma, non è stata un’esaltante cavalcata verso la serie A. Resto comunque dell’idea che l’Hellas ha meritato questo traguardo. Pecchia ha cercato quasi sempre di far giocare la squadra senza tante speculazioni, senza tattiche difensive, ma con un atteggiamento propositivo che ho apprezzato. Una strada difficile da percorrere quando devi fare i conti con avversari rudi, abbottonati, amanti del catenaccio e del lancio lungo. Se sarà ancora lui l’allenatore in serie A, continuerà sulla stessa lunghezza d’onda? L’ipotesi mi affascina, ma attenzione: con gli attuali giocatori rischi di fare la figura del Pescara. Io la penso così.

In attesa di conoscere i programmi societari, mi sembra comunque doveroso riconoscere al presidente Setti il merito di aver vinto la scommessa. Nel calcio parlano i risultati, parla il campo. Il Verona ha centrato la promozione diretta, ha raggiunto l’obiettivo dichiarato ad inizio anno. Questo è ciò che conta adesso. Avremo tutto il tempo per parlare del futuro, esprimendo le nostre sensazioni, le nostre previsioni, i nostri dubbi o le nostre convinzioni. Dopo tanta sofferenza, ora possiamo tiriamo un po’ il fiato. E a proposito di sensazioni, sapere che il Frosinone dovrà giocarsi la promozione ai playoff insieme a Carpi, Benevento ecc… mi fa sentire decisamente sereno, leggero, sollevato.

14
mag 2017
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BRIVIDI AL BENTEGODI

Forti emozioni al Bentegodi. Tensione prima del fischio d’inizio. Brividi e pelle d’oca nel vedere la Curva Sud cantare e sventolare tante bandiere gialloblù. Un calore eccezionale trasmesso a tutto lo stadio e poi ai ragazzi di Pecchia. Il Verona gioca bene, il Carpi si difende e riparte. Tutto come previsto, caldo compreso. Pazzini sembra meno brillante, ma quando ha la palla combina sempre qualche numero importante, risultando alla fine tra i migliori anche senza segnare.

Mentre sentivo i tifosi cantare e spingere la squadra con tanta potenza ed entusiasmo, pensavo all’effetto che avrebbe un sostegno così in uno stadio senza pista, con gli spalti vicini al campo. Uno stadio all’inglese da 20-25 mila posti, moderno, accogliente e senz’altro ancora più difficile da espugnare per gli avversari. Riadattare il Bentegodi sarebbe a mio avviso la soluzione più sensata.

In attesa di festeggiare il ritorno in A  mi sento in dovere di sottolineare il comportamento della tifoseria scaligera che, nonostante lo shock per il vantaggio del Carpi, non ha smesso di incitare la squadra e al termine del primo tempo ha applaudito. Quando il Verona gioca con il cuore, dando il massimo, provando in tutti i modi ad attaccare, segnare, vincere, la gente risponde così. Tutto molto bello, anche se nella ripresa non sono mancati momenti di sconforto misti a nervosismo e disperazione. L’incrocio dei pali colpito da Bessa, i miracoli di Belec, l’inserimento di Troianiello, la velocità in contropiede del Carpi… Ad un certo punto sembrava la classica giornata nera. Mancava solo il gol del Frosinone e in un attimo sarebbe stato incubo vero. Invece nel finale è cambiato tutto. Ganz ha firmato una rete pesantissima dal profumo di promozione, soprattutto dopo l’altra notizia da sballo: il gol vittoria del Benevento siglato da Ceravolo al minuto 93′.

La situazione ora è chiara a tutti. Con un punto a Cesena sarà serie A, mentre il Frosinone dovrà passare dai playoff (auguri).

Dopo direzioni arbitrali indecenti, errori incredibili, critiche pesanti e dubbi sulla buonafede di alcuni fischietti, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla direzione del signor Pasqua che all’andata fece disastri. Ho visto un arbitro obiettivo, che non ha voluto fare il fenomeno e che nel complesso ha distribuito bene i gialli. I rigori non dati? Secondo me non c’erano.

Infine Pecchia. Mi è piaciuto nelle scelte iniziali. Ha avuto il coraggio di tenere fuori un senatore come Pisano, autore di un gol pesantissimo a Chiavari, puntando ancora su Romulo esterno basso. Segnale di coerenza e coraggio. Non mi è piaciuto nella gestione dei cambi. Giusto sostituire Luppi che non era al massimo e aveva combinato molto poco, ma Troianiello ha fatto addirittura peggio. Avrei messo subito Ganz e poi mi sarei giocato la carta Valoti, tenendomi Troianiello per gli ultimi minuti.

Adesso manca l’ultimo piccolo tassello. Conquistata la serie A si apriranno tanti altri interrogativi. Avremo modo e tempo per parlarne.