11
apr 2017
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Hellas Verona

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HELLAS, IMBARAZZANTE FRAGILITA’

Analizziamo con obiettività la gara di Novara. Il Verona parte bene, prova a fare la partita, passa in vantaggio, gioca discretamente, ma non riesce a creare i presupposti per raddoppiare. Il Novara, pur subendo il gioco dell’Hellas, arriva vicino al gol in almeno tre occasioni. Nel secondo tempo cambia tutto. La squadra di Pecchia sparisce, quella di Boscaglia invece sembra trasformata, tonica, pericolosa, nettamente superiore ai gialloblù. Pareggia con merito e continua a spingere alla ricerca della vittoria. Pecchia toglie una punta e mette un difensore. I suoi ragazzi sembrano spaesati, impauriti, in completa balia dell’avversario. Mostrano una fragilità imbarazzante. Una squadra senza identità che Pecchia sta cercando di guidare con tanta fatica e scelte molto discutibili.

La domanda è semplice, la risposta un po’ meno. Con un altro allenatore questa squadra renderebbe di più? Da questa domanda dovrebbe dipendere il futuro di Pecchia. Se Setti è convinto che il valore della rosa è inferiore a quello di Frosinone e Spal, fa bene a continuare con questo allenatore. Personalmente la conduzione tecnica non mi convince. Pecchia ha idee interessanti, la sua filosofia mi piace, il suo modo di porsi con noi giornalisti è impeccabile, ma qualcosa non mi torna. Questione di esperienza, carisma e personalità. Troppi cambi di formazione, troppi giocatori esaltati e poi messi in naftalina, troppe variazioni di ruoli e posizioni. Ho l’impressione che Pecchia non sia riuscito ad ottenere il massimo da tutti i suoi giocatori anche per come ha gestito lo spogliatoio.

Nell’analisi del suo lavoro non può passare sotto traccia una difesa troppo facilmente perforabile tra errori singoli e amnesie di gruppo. Un rendimento non degno di una squadra che vuole vincere il campionato. Nella prima parte della stagione i limiti della fase difensiva erano compensati da un Pazzini straordinario e da un gioco offensivo molto producente. Adesso è tutto diverso, tutto più difficile. Il Verona crea meno e rischia molto di più, mostrando anche limiti caratteriali. Cerco di trovare qualche raggio di sole, un po’ di sereno in un clima da tempesta, ma non ce la faccio. Troppo deludente l’Hellas di Novara per inseguire un sorriso.

05
apr 2017
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Hellas Verona

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INCOMPRENSIBILE VERONA

Brutto, disordinato, senza idee, senza mordente, spuntato davanti, ballerino dietro. Un Verona abulico, compassato, probabilmente stanco, è stato schiacciato da uno Spezia molto più quadrato e più dinamico. Un ko preoccupante perché incassato quasi senza combattere e doloroso perché arrivato nella serata che avrebbe potuto (e dovuto) regalare di nuovo il primo posto, alimentando l’entusiasmo generale giunto dal successo di Trapani e dalla seconda sconfitta di fila della Spal. In una notte è cambiato tutto. La Spal si è rimessa in marcia, il Frosinone è ancora lassù, le inseguitrici sembrano in ripresa, l’Hellas invece non riesce più ad accendere il Bentegodi, uno stadio che quando le cose non vanno bene si trasforma in un ostacolo in più da superare, un peso che non tutti riescono a sopportare.

E’ mancato tutto il Verona. E quando una squadra sbaglia completamente la partita non c’è molto da dire. L’allenatore è il primo responsabile perché non è riuscito a presentare un Verona all’altezza, ma anche i giocatori hanno le loro colpe. L’unica speranza è che sia stata solo la classica giornata no, dove tutto gira storto. Temo che non sia così, ma in questo momento essere troppo catastrofici non serve e nulla. Otto partite sono tante e non mancheranno le possibilità di agganciare Spal o Frosinone. Resto sempre dell’idea che se questo Verona riuscirà ad andare in serie A, dovrà essere radicalmente cambiato e potenziato, ma adesso bisogna pensare solo al Novara. Ci sarà tempo per pensare al futuro e all’Hellas che verrà.

01
apr 2017
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Hellas Verona

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QUANDO UNA MANO ARRIVA DAL GIUDICE SPORTIVO

Non voglio togliere i meriti a Pecchia e ai suoi ragazzi che a Trapani hanno disputato un ottimo match conquistando una meritata e importantissima vittoria. Il titolo di questo post vuole semplicemente dire che qualche volta le assenze forzate possono agevolare l’allenatore. Romulo doveva essere un giocatore di qualità in grado di fare la differenza in questa serie B. In alcune partite è stato così, ma nelle ultime prestazioni il suo rendimento è stato deficitario, il suo comportamento quasi indisponente. Eppure Romulo veniva sistematicamente riconfermato da Pecchia. C’è voluta la squalifica per tenerlo fuori. Bessa ha fatto gli straordinari, si è adattato in più ruoli e probabilmente aveva bisogno di rifiatare un po’. Anche in questo caso lo stop forzato è stato un bene.

“Il bravo allenatore è quello che decide in base a quanto vede durante la settimana senza lasciarsi influenzare da gerarchie nello spogliatoio o simpatie”, dicevo a Pecchia un mesetto fa. Lui mi rispose deciso: “No, il bravo allenatore è quello che vince”. Oggi a Trapani il Verona ha vinto e Pecchia è stato molto bravo. Ruoli precisi, centrocampo tosto, attacco a due punte, difesa più compatta grazie ai tre centrali. Qualche sbavatura c’è stata, ma di fronte c’era una delle squadre più in forma del campionato, reduce da una serie di risultati importanti, carica e decisa a continuare la risalita. Non era facile. L’idea di avvicinare Siligardi a Pazzini può piacere o meno, ma ha una sua logica. Ed ha una sua logica inserire Valoti al posto dello sfortunato Franco Zuculini e poi Luppi per Zaccagni. Questa volta i cambi mi sono piaciuti (con Luppi, Pazzini e Valoti in campo, giusto mettere Fossati per Siligardi nel finale) perché l’allenatore non ha pensato solo alla gestione del vantaggio, ma ha inserito gente offensiva per cercare anche il raddoppio.

Il Verona torna da Trapani con tre punti importantissimi e tante buone indicazioni. La Spal è stata agganciata, il futuro ora appare meno scuro, anche se la corsa verso la promozione diretta non sarà semplice e senza ostacoli.

26
mar 2017
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Hellas Verona

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PECCHIA IN CONFUSIONE

Non riuscire a segnare il secondo gol contro un Pisa allo sbando è la colpa più grande di questo Verona. Il rigore non concesso alla fine non può nascondere gli errori dei gialloblù e di Pecchia. L’allenatore continua a rivoluzionare la formazione iniziale, effettua cambi opinabili, mostrando con i fatti di essere in confusione. A parole invece Fabio sembra sempre convincente. Ripete che la squadra è in crescita, che i suoi giocatori sono motivatissimi, uniti e pronti per il rush finale.

Non è nemmeno un tecnico fortunato. A sorpresa decide di tenere fuori Bianchetti e il suo sostituto (Boldor) commette un errore imperdonabile sul traversone che manda in gol Tabanelli. Ma al di là di buona o cattiva sorte, non mi hanno convinto i cambi del secondo tempo. Franco Zuculini è stato il migliore del primo tempo. Non ne aveva proprio più? Probabilmente sì. Ma se lo sostituisci con Fossati, significa che pensi prima di tutto a contenere e non a segnare il secondo gol. Discorso simile per Siligardi, anche lui tra i più positivi. Se preferisci sostituirlo con Zaccagni e non con Luppi o Fares, l’intenzione è facilmente prevedibile.

Capitolo rigore non dato. L’entrata su Zaccagni mi è sembrata obiettivamente irregolare. Il rigore ci stava. Andava poi calciato e realizzato. Tutto questo, ripeto, non può cambiare il giudizio sull’operato di Pecchia, le sue scelte e quelle della società in sede di mercato invernale. Se vuoi giocare con una punta centrale, devi avere esterni veloci, bravi nell’uno contro uno, capaci di saltare l’uomo, di andare al cross o puntare verso la porta. E se sei una società forte, hai l’obbligo di investire in questo settore che ha fatto acqua per quasi tutto il campionato. Alzare Zaccagni, provare con Bessa, avanzare Romulo sono comunque ripieghi. E se gli esterni che hai (Luppi, Fares, Gomez, Siligardi, Troianiello) giocano a singhiozzo o non giocano per nulla, vuol dire che qualche problema c’è stato anche in sede di campagna acquisti, inutile girarci intorno.

19
mar 2017
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Hellas Verona

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ILLUSIONE E DELUSIONE

Le parole di Pecchia alla vigilia del match con la Pro Vercelli hanno contribuito a creare aspettative e illusioni. “Stiamo bene, la squadra è in crescita, vedo i ragazzi motivati, il periodo difficile è alle spalle”… Dichiarazioni che ti spingono a credere che il Verona tornerà ad essere quello d’inizio campionato: bello e vincente.

Se Pecchia vede il gruppo in crescita, se davvero i tanti acciacchi che hanno frenato alcuni giocatori sono superati (fatalità i problemini vengono rivelati sempre a posteriori) è normale aspettarsi qualcosa di più rispetto alle partite precedenti.

E quando le aspettative sono alte, la delusione diventa maggiore se non si ottengono i risultati sperati. Se Romulo continua a deludere, se Fossati non è più quello di prima, se Pisano torna titolare contro ogni logica, se Siligardi continua ad avere un rendimento altalenante, significa che la squadra scaligera non è così in crescita come dice il suo allenatore. Probabilmente il Verona è questo e dobbiamo farcene una ragione. Ci sarà da lottare fino all’ultimo senza avere certezze sul risultato finale. Quello che quasi tutti avevano preventivato in estate, prima dell’inizio del campionato. Poi arrivò la grande illusione ed ora la delusione.

In realtà l’Hellas è in piena corsa, ma l’allenatore deve avere il coraggio di tenere fuori anche i senatori che non girano. Romulo non è intoccabile. Pisano deve capire che non ha il posto assicurato e questo vale per tutti.

Infine Ganz. Pecchia lo ha rilanciato dall’inizio. Decisione logica e un po’ tardiva, ma non importa. Simone ha risposto con un gran gol nel finale che ha evitato il tracollo, dopo un match piuttosto anonimo (e non per colpa sua). Ganz è stato servito poco e male. Era successo altre volte con Pazzini, ma l’attaccante di razza sa lasciare il segno anche toccando pochi palloni. Ganz merita di essere riconfermato con il Pisa, Pazzini può recuperare senza fretta.

14
mar 2017
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Hellas Verona

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MONTAGNA DA SCALARE

Capisco la delusione del pubblico del Bentegodi. Capisco i fischi, la rabbia, le critiche per una vittoria mancata e per quel primo posto non ritrovato. Quando crei tanto senza riuscire a segnare (e non è la prima volta) qualche problema in zona offensiva c’è, è sotto gli occhi di tutti.

A 12 giornate dalla fine però bisogna avere la forza per voltare pagina e continuare la scalata verso la vetta. Lasciarsi prendere ora dallo sconforto non ha senso. Squadra, allenatore, giocatori, ma soprattutto tifosi, devono archiviare in fretta questo deludente 0-0 con l’Ascoli e riprendere a marciare tutti insieme verso il traguardo. La strada è ancora molto lunga, tanti i punti a disposizione (36 per la precisione).

Il Verona contro l’Ascoli ha dominato. Ha incontrato qualche difficoltà, com’era prevedibile (vi ricordate il match d’andata?), ha avuto momenti esaltanti durante i quali ha creato tantissimo. Ha messo alle corde l’avversario. Gli è mancato il colpo del ko, che non è poca cosa, sia chiaro. Una delle grandi differenze tra i buoni attaccanti e i campioni sta proprio lì, negli ultimi metri, dove servono qualità rare: freddezza, concretezza, lucidità, cattiveria. “Vedere la porta” è prima di tutto una dote innata che può essere migliorata con il tempo, gli allenamenti, l’esperienza. Ma se la porta non riesci a vederla, non puoi sperare di diventare un cecchino infallibile da un giorno all’altro. Poi ci sono periodi buoni e momenti neri anche per i grandissimi. Fasi dove al primo tocco il pallone va in porta e giornate in serie dove prendi pali, traverse o dove il portiere avversario sembra un marziano piglia tutto. Nel complesso però il Verona là davanti, soprattutto quando manca Pazzini, ha qualche problema di troppo. Per il numero di azioni d’attacco e situazioni offensive che crea, realizza davvero pochissimo.

Pecchia ha provato diverse soluzioni, soprattutto sulle corsie esterne. Ha cambiato giocatori, posizioni, ha ruotato un po’ tutti. L’unico che non ha avuto ancora continuità è Simone Ganz. L’ex Como è stato frenato da problemi fisici e probabilmente non è riuscito a metabolizzare le numerose panchine in serie. Credo che adesso sia arrivato il suo momento. Almeno lo spero. Sabato la capolista Spal gioca a Carpi, mentre l’Hellas è di scena a Vercelli. I gialloblù non hanno alternative: devono riprendersi i due punti persi con l’Ascoli. Devono (per essere più chiari) vincere.

05
mar 2017
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Hellas Verona

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SFATATO IL TABU’ TRASFERTA

Quattro mesi senza vincere lontano dal Bentegodi, quattro mesi di alti (pochi) e bassi (tanti). Quando entri in periodi così neri, tornare al successo diventa la notizia più importante. Il Verona c’è riuscito sull’ostico campo del Brescia, giocando un match non esaltante, complicato, pieno di sofferenza e qualche errore di troppo, soprattutto in attacco. Dimentichiamoci la squadra d’inizio campionato che giocava libera di testa, che dava spettacolo e segnava a raffica. La realtà oggi è un’altra. Inutile continuare a ricordare quel Verona che a mio avviso non vedremo mai più. Gli avversari sono cresciuti e hanno preso le misure, ma soprattutto è cambiato il Verona negli uomini e nella testa ed è cambiato anche Pecchia.

A Brescia ho visto Pazzini un po’ in difficoltà. Se non gira il Capitano, tutto diventa tremendamente difficile. Siligardi e Gomez, nelle previsioni estive, dovevano essere i titolari in grado di fare la differenza in questa categoria. Luppi il primo cambio dalla panchina. Se non giocano nemmeno un minuto in una delle partite chiave di questo periodo, significa che qualche problema c’è. Da qualche settimana Souprayen si limita al compitino, faticando tremendamente in quello che doveva essere il suo punto di forza: la progressione in velocità sulla fascia. Avrebbe bisogno forse di un po’ di riposo e di una valida alternativa che durante la settimana metta in discussione la sua titolarità. Quando sai che il posto è sempre tuo, inconsciamente rischi di rilassarti.

In mezzo al campo Pecchia sta facendo di necessità virtù. Fossati è stato frenato dall’infortunio al setto nasale, Franco Zuculini va ancora gestito dopo i noti problemi muscolari legati ai più gravi guai al ginocchio. E così il tecnico è stato quasi costretto a piazzare Bruno Zuculini davanti alla difesa, ricevendo risposte non proprio confortanti. Con il ritorno di Fossati e (speriamo) la crescita di Franco, l’Hellas non potrà che migliorare e farsi trovare pronto per lo sprint decisivo tra aprile e maggio.

Sono contento per Cappelluzzo, che è di proprietà del Verona e sta avendo la possibilità di mostrare le sue doti. Mi spiace per Ganz, che in questo periodo sarebbe tornato utilissimo. Se gioca così poco, significa che il ragazzo ha un po’ mollato. Felice di essere smentito al più presto.

01
mar 2017
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Hellas Verona

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PRIMA (PICCOLA) MISSIONE COMPIUTA

Battere l’ultima della classe in casa era il minimo che si potesse chiedere a questo Verona. Missione compiuta, obiettivo centrato. Vittoria meritata, anche se nel primo tempo si sono vissuti momenti critici, nonostante il vantaggio del ritrovato Pazzini. Ansie, paure, timori hanno bloccato l’Hellas, dando slancio alla Ternana che avrebbe potuto girare il match con quel calcio di rigore regalato dal macchinoso Bruno Zuculini con un passaggio all’indietro da arresto. Questa volta l’episodio ha sorriso ai gialloblù. Se Avenatti non avesse sbagliato, sarebbe stata una serata da incubo per i gialloblù.

Il Bentegodi, quando il pubblico non spinge ma fischia al primo errore, si trasforma in ostacolo difficile da superare, un pericoloso boomerang, un peso enorme che non tutti i giocatori riescono a sostenere. E il clima ieri non era certo favorevole. E’ triste sentire tanti mugugni alla lettura delle formazioni. Il pubblico, sia chiaro, ha tutto il diritto di manifestare il proprio disappunto, ma se tiene davvero al Verona, dovrebbe farlo a fine partita, non al primo errore. Possiamo discutere all’infinito sugli errori di Pecchia, i difetti dei giocatori e relativi sbagli, ma in un momento così difficile della stagione, contestare a priori aiuta solo l’avversario di turno.

Battuta la Ternana, la vera prova del nove arriverà domenica prossima a Brescia. La squadra di Brocchi in casa ha perso solo una partita con l’Avellino. I problemi dell’Hellas in trasferta sono conosciuti. Vincere al Rigamonti darebbe un nuovo senso al campionato del Verona.

25
feb 2017
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Hellas Verona

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PECCHIA SOTTO ESAME

E’ arrivato il momento di analizzare il lavoro di Pecchia. Avrei preferito rinviare la discussione a fine campionato (il tema potrà essere ripreso) ma dopo quello che ho visto a Frosinone mi sembra giusto parlare anche delle scelte dell’allenatore e di come ha presentato il suo Verona nella partita (ad oggi) più importante del campionato. Modulo rivoluzionato, Fares (mancino puro) a destra, Cappelluzzo titolare insieme a Pazzini, Ganz ancora in panca. Scelte che prima del fischio d’inizio non mi avevano per nulla convinto. E infatti il Verona ha fatto una fatica tremenda a reggere l’urto della capolista, il Frosinone. Fares era spaesato, i meccanismi sembravano inceppati, la squadra in confusione.

Nel secondo tempo Pecchia ha cambiato modulo, capendo l’errore iniziale. Ma regalare un tempo ad un avversario così è da pazzi, soprattutto in una situazione critica come quella gialloblù, con la vittoria in trasferta che manca da una vita e il gol che non arriva da un bel po’. L’Hellas è stato preso a pallate per un tempo. Quando ho visto il Frosinone sbagliare almeno tre limpidissime occasioni, mi sono aggrappato alla “legge del calcio”. Gol sbagliato, gol subìto. Speranza vana. Nel secondo tempo il Verona ha mostrato discreti segnali di reazione, senza riuscire a pareggiare. Pecchia è ancora alla ricerca della squadra perduta. Ha lasciato fuori alcuni suoi vecchi pallini, ha cambiato uomini e modulo, non ha ottenuto i risultati sperati e al microfono ha cercato di apparire sicuro, fiducioso, tranquillo. Indicazioni purtroppo poco incoraggianti. A questo punto del campionato, se vuoi conquistare uno dei primi due posti, dovresti essere già lanciato e non alla ricerca del giusto assetto e della formazione più affidabile.

Il tempo per recuperare non manca, Pecchia ha avuto il coraggio di cambiare, ma il campo non gli ha dato ragione. E’ riuscito ad ottenere il massimo dai giocatori a disposizione? Io credo di no. Avrebbe potuto fare meglio se la società avesse agito diversamente sul mercato? Probabilmente sì. Ma come è successo con alcuni suoi colleghi passati da queste parti, è lui ad aver avallato questo mercato, ribadendo che la squadra è forte, in crescita e in grado di vincere per tornare in A. E se le cose non vanno bene, il primo ad essere messo sotto esame è (giustamente) l’allenatore.

21
feb 2017
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Hellas Verona

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ALLA RICERCA DEL VERONA PERDUTO

Segnali di risveglio, ma solo segnali. Il Verona non è ancora guarito, Pecchia ha parlato di grande prestazione, il pubblico del Bentegodi si aspettava qualcosa di più, visto che alla fine dagli spalti sono arrivati tanti fischi.

Contro la lanciatissima Spal Pecchia ha sorpreso un po’ tutti lanciando dall’inizio Fares, Boldor e Franco Zuculini. Ha preferito alzare Zaccagni, tenendo Bessa sulla linea mediana con licenza di svariare soprattutto a sinistra. Ha provato a vincere inserendo tutto il potenziale offensivo a disposizione (non c’erano Gomez, Siligardi, Romulo, Valoti) variando assetto tattico e prendendosi anche tanti rischi. E’ andata bene, se pensiamo alla clamorosa traversa colpita da Vicari al minuto 85. E’ andata male, se consideriamo il numero di azioni offensive gialloblù con tante potenziali palle gol gettate alle ortiche. Troppi tiri sballati, troppi cross non raccolti, troppi errori nell’ultimo passaggio.

Il Verona ha avuto un buon approccio, è partito forte, ha cercato di fare sempre la partita, ma sono mancati soprattutto i fedelissimi di Pecchia. Bessa e Fossati non mi sono piaciuti. Pazzini si è dannato l’anima senza risultare efficace come in altre partite. Ho apprezzato invece la grinta e le qualità dei “nuovi”. Zuculini ha fatto il massimo, guadagnandosi la sufficienza piena, nonostante l’inevitabile calo nella ripresa (e la prevedibile sostituzione). Se non avrà altri crolli fisici, è un giocatore da riconfermare. Fares ha ripagato ampiamente la fiducia dell’allenatore. Anche Boldor, al di là di un paio di passaggi sbilenchi, ha mostrato la giusta cattiveria e quella fisicità che si sposa perfettamente con il dinamismo del suo compagno di reparto Caracciolo. Il tanto criticato Nicolas è sempre intervenuto con sicurezza, neutralizzando anche un paio di palloni al veleno. Segnali positivi che Pecchia ha recepito in vista della trasferta infuocata di Frosinone.

La prossima partita non può essere considerato uno spareggio promozione, ma un test importantissimo sì. Un match che darà indicazioni fondamentali sul reale stato di salute della squadra. Se al Bentegodi l’Hellas ha mostrato segnali di risveglio, fuori casa la situazione è disastrosa da mesi. E’ arrivato il momento di invertire la rotta per ritrovare fiducia, punti, entusiasmo, lanciando un messaggio importante al campionato. Ma tenendo anche presente che dopo Frosinone ci saranno altre 15 partite, 45 punti a disposizione. Un’enormità.