GRECIA, CHE SI FA?
E adesso che facciamo? Invadiamo la Grecia manu militari per imporre il piano d’austerità? Gli diciamo noi cosa votare e se non lo fanno li sculacciamo? O passiamo il tempo a rimpiangere d’aver fatto l’Europa della moneta e del mercato dimenticandoci quella della politica e dei popoli (una moneta e venti governi)?
Temo il passaggio in cui qualcuno ci spiegherà che il problema è la democrazia…
E SE AVESSERO RAGIONE (NON SOLO) I GRECI?
Non sono mica sicuro che tra i greci che non vogliono fare (ancora) sacrifici e i mercati dove a fare il bello e cattivo tempo sono quelli come JPMorgan, ad aver ragione siano sempre e comunque i secondi.
LA DURATA DEL GRILLO
Forse il punto non è chiedersi perché Grillo abbia avuto successo. Se lo sono chiesti tutti e hanno dato le risposte (per lo più giuste). Ma non c’è competizione su quel terreno: mentre gli altri litigano per tagliare del 33 o del 50% lui propone di azzerare.
Il punto forse è chiedersi quanto durerà quel successo. Siamo davanti a un Uomo Qualunque o a una Bonino post sbornia della mancata candidatura al Quirinale o a un Bossi ai primi passi? Questa è la domanda a cui nessuno ha la risposta.
GRILLO SCAVA IL CENTRODESTRA
Fin troppo lineare da essere quasi banale. Se il Pd e il centrosinistra tengono come dicono loro e i loro numeri, se il (vecchio) centrodestra perde tanto nel PdL ma in maniera significativa anche nella Lega, mentre crescono Grillo e l’astensione, pare lineare che questi ultimi due si alimentino di chi si è spolpato.
Parrà strano a chi, ancora stamattina a Prima Pagina, etichettava Grillo come fenomeno più vicino alla sinistra. Che dal canto suo lo aveva stramaledetto come causa di alcune recenti sconfitte, su tutte quelle brucianti delle regionali di Piemonte (Cota) e Lazio (Polverini). Come se il centrosinistra per perdere avesse bisogno di Grillo e non fosse già capacissimo di suo.
Ma la dinamica del travaso PdL-Lega verso Grillo è abbastanza cristallina. Il movimento 5 stelle raccoglie quella carica antipartitica rappresentata da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi del secolo scorso. Entrambi ormai di fatto usciti di scena. Non prima però d’aver abbandonato il simulacro di se stessi, quando alle origini aborrivano il termine partito per le loro formazioni. Salvo poi fondarne un paio Berlusconi (Forza Italia non alla nascita ma nella sua crescita, il PdL fin dal predellino) e dal canto suo la Lega Nord rivendicare ripetutamente e orgogliosamente di essere il partito più vecchio rimasto sulla scena senza cambiare nome. Come non accorgersi che Grillo ne raccoglie quell’originaria carica? Sicuro piuttosto che il 5 stelle, non dovesse sgonfiarsi in una tornata elettorale, dovrà passare le stesse forche caudine degli altri due (in Emilia c’è già querelle tra consiglieri regionali 5 stelle sull’utilizzo dei loro stipendi) ma non è assolutamente detto con gli stessi effetti.
Mentre, un po’ curiosamente, qualcuno del centrosinistra che lo battezzò altro da sé, esorcizzandolo e bollandolo con gli epiteti peggiori quando magari condivideva qualche loro battaglia, ora che Grillo prende voti a mani basse dall’altra parte, è tentato di rispolverare la teoria della “costola della sinistra”.
A URNE CALDE
Considerazioni al volo a urne calde. Anzi, ancora bollenti, visto che si sta contando i voti un po’ dappertutto.
Il boom di Grillo non è più riducibile ad antipolitica. E’ una domanda di una politica diversa. Radicalmente diversa. Se ne facciano una ragione quelli che lo schifano e si girano dall’altra parte.
La Lega tracolla laddove non ha lo scudo di Flavio Tosi che la salva (la stessa funzione ha avuto tutto sommato Bitonci a Cittadella pur non potendosi ricandidare). Verona farà da foglia di fico, ma l’arretramento è da Caporetto.
Il PdL senza Berlusconi difatto è cancellato, azzerato, sull’onda dell’estinzione. E mica solo a Verona.
Il centrosinistra in tutte le sue espressioni quello è e quello resta da quarant’anni in questo paese. Scomponilo, decomponilo, ricomponilo e fai media tra i posti dove brilla e quelli dove s’impianta e avrai sempre un elettore su tre. Solo che un tempo stavano tutti dietro le insegne del Pci, ora sono a coriandoli in qua e là.
Palermo è il più straordinario camaleonte politico di questo paese. Feudo di Berlusconi, manda al ballottaggio due del centrosinistra.
Ultima e decisiva considerazione senza la quale tutte le altre non valgono: era un voto amministrativo e parziale. Quello politico del 2013 sarà tutta un’altra storia.
CAINO E ABELE ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Tutti a solidarizzare e giustificare l’uomo col fucile, senza nemmeno conoscerne davvero le ragioni: un debito da mille o quarantaquattromila euro? Accumulato come? Disperato perché? Con che storia alle spalle e davanti? Neanche una parola per il sequestrato, cinque ore con un fucile addosso, trattato come fosse un usuraio o un mafioso e non un impiegato che stava al suo posto di lavoro. Dimenticato, tutto è bene quel che finisce bene e se di notte ha gli incubi o guarderà la sua scrivania con paura, affari suoi; mica è il barista o il tabaccaio rapinato, che ancor oggi convive col terrore di quel coltello sventolato davanti e che merita giustamente la nostra solidarietà.
Mah. La confusione è davvero grande. Anche in chi dovrebbe spiegare, raccontare, essere preciso e non confondere cemento con erba. Per metà sequestro si è parlato di Equitalia, poi era l’Agenzia delle Entrate. Ma è lo stesso. Tutto uguale in questo racconto della crisi che strozza gli imprenditori e li fa suicidare (che anche definire l’artigiano individuale imprenditore facendolo più simile a Della Valle o Benetton che al lavoratore dipendente, mah…). Tutto uguale: agenzia delle entrate, Equitalia, tasse, fisco, contributi, sanzioni, interessi, mutui, banche, debiti non pagati, crediti non riscossi, canone rai, multe, imposte non versate, rimborsi non liquidati. separazioni familiari. Nessuna differenza, nessuna spiegazione. Tutto detto o che salta fuori a pezzettoni. Tutto nel tritacarne che ne esce il ragù più in voga del momento. Sempre pronto per essere servito a tavola.
Ieri ho sentito Mentana accostare l’uomo col fucile all’allenatore delle Fiorentina che ha preso a pugni il suo giocatore. “C’è sempre più comprensione per chi vuole farsi giustizia da sé”, ha chiosato uno dei migliori telegiornalisti in circolazione. Giustizia? Ma de ché? Ma in nome di chi e di che legge? Senza nemmeno sapere perché quell’uomo ha preso il fucile o l’altro ha alzato le mani. Mettere insieme le parole giustizia e violenza non è un grande affare. Curioso poi che lo facciano gli stessi che spiegavano che definire una riforma delle pensioni “macelleria sociale” significava armare le brigate rosse o che gli sproloqui di Bossi sul costo delle pallottole o sugli armati della val Brembana erano un’istigazione alla lotta armata.
Io credo che la pietas sia un bellissimo sentimento, e che vada praticato anche nei confronti dei gesti di disperazione. Ma che vada tenuta lontano dalla giustificazione, come i medicinali dalle mani dei bambini.
SPRECHI, IL CIRCOLO VIZIOSO
“Gli italiani si affidano ai tecnici, che si affidano a un supertecnico, che si affida agli italiani per capire dove tagliare”.
Chapeau al catenaccio (la riga che sta sotto il titolo) de Il Giornale di oggi (notevole anche il “Chi vuol essere professore, Giocate al tagliaspese” di Libero).
Così non se ne dà fuori. Robe che quasi quasi vado e gli segnalo le spese militari.
TASSE, IL BUONSENSO DEI CREDITI E DEI DEBITI
Del perché Mario Monti si sia così insustegato per la proposta della compensanzione tra crediti e debiti con lo Stato, attiene solo alle ragioni di cassa di uno Stato che però, avanti per questa strada, più della bancarotta finanziaria rischia quella della SUA credibilità con i SUOI cittadini.
Perché è puro buonsenso che se io avanzo dei soldi da te, facciamo 8, ma te ne devo dare 10, te ne ne dò io 2 e morta là e siamo tutti contenti. Come ben sanno soprattutto gli imprenditori, con lo stato non funziona così: se si fanno lavori per lo Stato, in tutte le sue articolazioni, lui ti paga più o meno quando ne ha voglia. Ma se tu gli devi soldi di tasse, guai a te se ritardi un giorno perché rischi che ti piova in casa o in azienda il braccio armato di Equitalia a ganasciarti la macchina o persino se i soldi sono tanti, a ipotecarti la casa (la qual cosa in sé non è sbagliata se la legge la vogliamo far rispettare che sennò ognuno fa quello che gli pare).
Ecco, non dico per far tornare a essere bello pagare le tasse che quello neanche il giorno del sol dell’avvenire, ma per riavvicinare un po’ il cittadino allo Stato, o almeno fargli capire che non è un nemico, invece di licenziare Equitalia (mossa che farebbe contenti i vessati ma anche evasori e furbetti che non mancano) il buonsenso della compensazione sarebbe la prima, basilare mossa. E forse per questo, a dispetto della proposta di Alfano (che però pure lui poteva proporlo quando aveva presidente del consiglio Berlusconi e Tremonti ministro dell’economia), nessuno farà mai.
10 90 35, TERNO SULLA RUOTA DEI RISPARMI
10 sono i miliardi che si risparmierebbero, 90 sono invece i cacciabombardieri F35 di nuova generazione che l’Italia sta per comperare.
Rinunciamoci. Cosa ce ne facciamo? Chi dobbiamo bombardare? Senza quella spesa saremmo a un passo da scongiurare l’aumento al 23% dell’Iva a settembre.
Velleitarismo? Pacifismo? Benaltrismo alla rovescia? Idealismo d’accatto? Boh. Sarà. A me parrebbe solo puro buon senso per il bene dei cittadini.
Senza neanche scomodare un (bravissimo) quasi ottantenne per fargli decidere cosa tagliare in quel pozzo senza fondo che è la spesa pubblica.
SPENDING REVIEW, PERCHE’?
Non perché la fanno, che una controllata alla spesa dello stato è da mo’ che andava data.
Ma perché la devono chiamare così? Perché sono professori? Perché fa fico? Perché è bello pronunciarlo tipo quando Pizzul diceva “Mikhailichenko” e gli piaceva così tanto che lo nominava anche dopo che lo avevano sostituito?
Mah. Si chiamano tagli. Mica è una parolaccia. O sì?



