FEDERALISMO, SE NON ORA, QUANDO?
Al ribasso o al rialzo, l’asta su quando sarà realizzato il federalismo, continua. C’è chi ha detto dieci anni (persino il suo papà putativo Calderoli), chi si augura cinque (il governatore lombardo Formigoni), chi azzarda quattro e mezzo (Galan). Immagino ci sia anche chi spera nel mai. Ma c’è soprattutto chi vorrebbe vedere almeno qualcosa subito. Chessò servizi locali più efficienti perché autofinanziati con l’imposizione locale e non con i trasferimenti dello Stato, rendendo più responsabili gli amministratori regionali (qualche premio in meno ai super-pagati manager della sanità?), provinciali (eliminare qualche partecipazione-poltrona in enti inutili?) e comunali (via qualche finanziamento a pioggia che fa consenso ma rende niente al cittadino?). Oppure, forse ancor di più, si vorrebbe veder subito (o comunque prima di un lustro) scendere un po’ le tasse considerato che, come era stato spiegato in tutte le salse, col federalismo, non dovendo più mantenere i baracconi, da queste parti si sarebbe pagato meno. Cose che invece non sembrano all’orizzonte, non almeno quello che si vede all’occhio umano.
Per inciso ieri sera al Tg1 il ministro dell’economia Tremonti non ha nemmeno accennato alla possibilità, in un domani, di ridurre la pressione fiscale record realizzata dal governo Prodi. E sulla crisi ha detto che viene tutta da fuori e che quindi bisogna aspettare che passi là fuori (robe che sapeva dire persino “l’autorevolissimo” governo di centrosinistra salvo pigliarsi delle meritate salve di pernacchie) perché dopo la bufera staremo meglio degli altri. Speriamo passi presto e amen.
Intanto, dicono, mettiamo in saccoccia il federalismo. Che quando torneranno le vacche grasse sarà manna dal cielo. Intanto c’è da prendere atto che da rivoluzione si è trasformato in riforma (niente misure shock che pure qualcuno invocava, cambiamenti lenti e ponderati, allargamento del consenso). Ma, come insegna la storia gattopardesca di questo paese, ora, persa la carica dirompente, sarà assai più semplice frenarlo, invischiarlo, svuotarlo da dentro, digerirlo senza che sposti un solo equilibrio.
Dicono che la Lega abbia accettato il rischio pur di portare a casa qualcosa dopo quindici anni di buchi nell’acqua. Diceva Giorgio Gaber a proposito di ben altra rivoluzione: “Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente!” Perché in attesa del dopodomani, volendo pensar male, ci sarà sempre un Berlusconi, i comunisti, i centralismi, il sud mafioso o chi per loro, a cui dar la colpa. Ma questo, appunto, è pensar male. E a pensar male si fa peccato.




eccolo il vero problema, i voti al sud di Berlusconi. Chi avrà la forza di toccarli?
Lo so ha ragione caro Luigi, ma primo la Lega non è mai stata così forte, secondo a Roma si media, si media e poi si media ancora… la strada è troppo lunga per dare risultati immediati…quindi io ho fiducia che in qualche anno si possa concludere qualcosa… ma bisogna continuamente pressare il Berlusca, perchè è troppo furbo e prende un casino di voti al sud… speriamo che il vento del nord inizi a soffiare, nessuna scissione ma vorrei fossimo una repubblica federale… VENETO LANDER!!!