12
mag 2009
AUTORE Luigi Primon
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RESPINGIMENTI IN MARE E SUL TRAM

I respingimenti in mare sono quello che la maggioranza di questo paese chiede. Fa bene il governo a farli. Se le frontiere hanno un senso non si possono varcare così come a ognuno gli vien voglia. Punto. E a capo.

Dopo di che: quanto ci è indurito a tutti il cuore se nemmeno due mamme con i bambini piccoli su quei barconi della disperazione ci han fatto dire: "tiriamo su almeno loro e portiamole di qua anzichè nei campi di concentramento libici"? Certo che gli scafisti le caricano sui barconi come specchietto umanitario per le allodole buoniste, ma loro restano mamme con i bambini. Perchè se prima ci prendevamo tutta la barca senza discernere oggi la dobbiamo respingere tutta?

Diciamo tutti che non c’è più posto. Si sono sprecati i paragoni, anche di grandi editorialisti: la sala del cinema piena, l’autobus stracolmo e così via. Forse è vero. Forse in sala non c’è più posto a sedere. Ma il film lo si può vedere anche in piedi, appoggiati al muro. Ma noi seduti siamo stanchi d’essere disturbati. Di sentire voci, brusii e odori. Lo stesso si potrebbe dire sul pullman. Cosa vuol dire che non c’è più posto? Chi lo decide? Se la questione è puramente fisica, di spazio ce n’è. Se è di risorse…

Fermi però. Questo non vuol significa che debbano entrare tutti proprio in questa sala o salire tutti su questo pullman (se la sala e il pullman sono l’Italia, ma nemmeno se sono il mondo occidentale in modo più esteso). E men che mai che abbia diritto a entrarci o peggio a rimanerci, chi ci viene per borseggiare. Il problema però è se borseggia non se entra. Davanti a chi semplicemente patisce la fame o fugge dalla guerra, è dura a dire che qui, dove ci sono tante auto quanti abitanti e più telefonini che residenti, il posto sia esaurito. Che non vuol dire che siano legittimati a rubare auto o telefonini, e nemmeno che bisogna farsi carico di tutte le povertà e di tutti i poveri del mondo. Ma che, insomma, qui non ci sia più una possibilità che sia una (che non significa mantenere a fondo perduto), anche nei tempi della crisi, è decisione un tantino unilaterale. Legittima, più che legittima ma che funziona solo se guardiamo la realtà da questa parte del cannocchiale.

Il dubbio viene quando l’immigrato, diventa un tutt’uno in quanto tale mischiando clandestino, profugo, delinquente, regolare che è qui da anni ma è un vicino fastidioso e irrispettoso di ogni regola: tutti problemi veri e seri, da affrontare presto e bene, ma ognuno diverso e con soluzioni diverse. Sennò finiremo per respingere i clandestini sui barconi e i regolari sui tram di Milano allo stesso modo.

Il dubbio si acuisce se l’immigrato è diventato l’unico problema vero di questo paese. O almeno l’unico di cui vale la pena, oggi come oggi, di discutere. Se per il resto va tutto benissimo (esempio a caso: le tasse, che mica sono diminuite ma nessuno si lagna più), vuoi davvero che due (duecento) mamme africane con i loro bambini in fuga dalla fame e dalla povertà, siano un problema? 

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10 risposte a “RESPINGIMENTI IN MARE E SUL TRAM”

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  1. dubbioso scrive:

    Caro Primon tutti i problemi complessi hanno bisogno di essere "digeriti" ben bene prima di essere (costretti?) affrontati. Le ricordo solo gli accordi di Kioto sulle immissioni atmosferiche: ebbene fino a pochi mesi fa (era Bush), gli Stati Uniti che sono i massimi responsabili con Cina e India, ignoravano volutamente il problema. Oggi l’atteggiamento è capovolto. Così avverrà per le migrazioni, poichè certi disequilibri creano situazioni che prima o poi vanno fuori controllo, e a quel punto succedono fatti (guerre, rivoluzioni ecc.) che non sono più gestibili. Una cosa è certa, nel mondo della globalizzazione tutto viaggia velocemente da un capo all’altro del pianeta. Sperare di chiudere e rinchiudersi nella propria "verde valle" è pia illusione.

  2. pierantonio scrive:

    Egregio Luigi Primon, Quelle africane non sono state rivoluzioni ma colpi di Stato fatti da pseudo-generali o mercenari criminali e ladri. Mi permetto di ricordare che intorno al 1965, e per parecchi anni Cuba mandò in vari paesi africani migliaia di militari i quali avevano l’unico scopo di contrapporsi agli Stati Uniti e a favore dell’Unione Sovietica in un quadro,però, non di liberazione dalla fame e per qualche, sia pure modesto, miglioramento economico ma nella visuale di un dominio comunista del mondo. Ma queste non sono rivoluzioni bensì indiscriminati "accoppamenti" ossia: o sei con me o ti faccio fuori.

  3. Luigi Primon scrive:

    Gentile Poareto, mi pare improbabile sostenere che se le tasse non scendono è per i costi dell’immigrazione. Su cosa è troppo, invece, dibattito aperto.
    Gentile Jan, non è qustione di stato sociale, cioè di mantenere delle persone. Quanto decidere se queste persone possano avere un’opportunità. Noi comunque per ora ne ospitiamo, di rifugiati (ma anche di immigrati) meno di altri paesi
    Spettabile Ingenuo39, io l’asino, pardòn le domande, le faccio di mestiere. Credo sia una delle due parti fondamentali di questo lavoro. L’altra ovviamente è raccontare la realtà.
    Gentile Pierantonio, di rivoluzioni in Africa ne hanno fatte come se piovesse. E finora la situazione non è granchè migliorata. Però concordo che finchè non saranno gli africani a prendere in mano il loro destino difficilmente le cose cambieranno. Quanto al dover imparare, mai detto di dover imparare da loro.
    Beh, però Gatòn, tra parrocchie e associazionismo non è che i cattolici non si diano daffare su questo versante.
    Gentile dubbioso, il problema è sicuramente complesso. Ma il fatto che sia complesso non è un buon motivo per non iniziare mai ad affrontarlo ed aspettare che lo faccia una qualche entità superiore. Quanto a chi entra con i visti che poi scadono rispetto a chi arriva nei barconi, varca la frontiera con un’identità, nome, cognome e provenienza

  4. dubbioso scrive:

    Il problema della migrazione nel mondo (e non solo dall’Africa) è un fenomeno epocale. I fenomeni di grande portata o vengono affrontati collettivamente dalle grandi economie occidentali oppure non saranno le sporadiche iniziative di qualche paese a bloccare il fenomeno. E’ bene sapere che "le carrette del mare" sono solo una piccola parte dell’immigrazione in atto. In Italia e nel resto d’Europa ormai arrivano col visto turistico e, quando scade restano. Gli extracomunitari arrivano dal Centr’Africa, dal Nord Africa, dalle ex repubbliche sovietiche (Moldavia, Ucraina ecc.), dalla ex Jugoslavia, dalla Cina, dal Medio Oriente. Poi ci sono le migrazioni interne alla UE: Rumeni (la colonia più numerosa in Italia), polacchi, Rep.Baltiche ecc.. Insomma arrivano, non solo da noi, da tutti quei paesi che per un motivo o l’altro hanno tanta miseria e pochissime opportunità. Crediamo che bloccare qualche "carretta" sarà sufficiente? I cinesi ad esempio come e dove li fermiamo, mica passano dalla Libia? Il problema è ben più complesso di come vogliono farci credere, la sua semplificazione va bene ai fini elettorali, la soluzione non è certo nelle mani ne della Lega ne nel singolo paese.

  5. Gatòn scrive:

    Poareto, la posizione del Vaticano sugli immigrati è come quello che ha detto a qualcuno "tu tieni il mio cane, abbine cura, trattalo bene. Ovviamente, a spese tue. Io verrò la domenica ad accarezzarlo."

  6. poareto scrive:

    Non abbiamo nulla da imparare dall’ Africa dici. Ma nemmeno dal Vaticano o dai
    catto-comunisti se è per questo aggiungo io.

  7. pierantonio scrive:

    Accogliere tutti e non fare nient’altro significa rinunciare all’idea che il continente africano possa cambiare in una prospettiva, sia pure molto lontana. Perchè un mutamento ci sarà quando i cittadini dell’Africa sentiranno la necessità di una rivoluzione che li liberi, innanzitutto, dalla loro distorta mentalità, quella che avevamo anche noi e che proprio 70 anni fà ha dato inizio alla 2^ guerra mondiale. Quindi, fino a quando manterranno le loro balorde superstizioni, gli odi feroci fra tribù non ci sarà nulla da fare.
    Noi europei abbiamo dinanzi due binari: diventare una succursale africana, ed è quello che sta avvenendo oppure difendere almeno alcune caratteristiche della nostra società, come la libertà di pensiero, la libertà religiosa, ecc…. "peccati" ne abbiamo parecchi e sono anche gravi ma dall’Africa non abbiamo nulla da imparare.

  8. ingenuo39 scrive:

    Ai tempi si diceva che una persona era intelligente perchè faceva molte domande. Queste domande che si fanno servono per documentarsi meglio per prendere poi delle decisioni al meglio. Le domande devono essere molte, ma non troppe altrimenti si rischia di non prendere mai decisioni,( vedi il famoso asino di buridano ) come stanno facendo ora molti nostri politici e anche molti giornalisti per confondere le idee agli elettori e per farsi vedere dire un certo numero di parole. La vita è bella.

  9. Jan scrive:

    Si tratta di decidere se l’Italia (e non l’Europa, che esiste solo quando si tratta di stabilire la lunghezza del cetriolo) deve essere lo "stato sociale" per tutta l’Africa ed il medio oriente. E’ questo che vogliamo?
    L’Onu chiede di accettare i rifugiati politici, ebbene l’alto commissario preposto rinunci a qualche decina di viaggi di gala per il mondo e si rechi in Libia, si accerti delle condizioni dei presunti "lagher libici", mobiliti la Croce Rossa per gli aiuti e decida a chi dare lo status di "rifugiato" e si prenda la briga di smistarli equamente tra tutti i paesi del nord del mondo, invece di criticare.

  10. poareto scrive:

    Ma a nessuno viene in mente che se le tasse non sono diminuite è anche perchè si usano quei soldi per mantenere quella gente che arriva sui barconi. E sono migliaia. Se andiamo avanti ad accogliere tutti quelli che arrivano, senza regole, come è stato finora tra poco saranno milioni e ci manderanno in Libia loro. E se è vero che non si può negar loro le cure sanitarie è anche vero che queste costano un sacco, e loro non possono pagarle perchè senza reddito. E poi pretendono anche, con arroganza. Ma non sono solo le cure mediche, c’è molto altro, le case, la scuola e quant’ altro tutto per l’accoglienza che "è un dovere" E no, quando è troppo, è troppo.

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