BRANCHER E UN PAESE FUORIPOSTO
Aldo Brancher si è dimesso, viva Aldo Brancher. Epilogo non scontato ma ormai nemmeno nuovo in questo paese. Un paese tutto fuori posto come dimostra pure questo ‘giù il sipario’ del ministro a nessuno sapeva cosa. Le dimissioni date in un’aula di tribunale davanti a un giudice, stridono come unghie sulla lavagna con leggi, costituzione, democrazia e buon senso. Certo, forse era esattamente quello che Brancher, o chi sopra di lui, volevano: l’effetto magistratura killer della politica.
In realtà la location del gesto ha avuto aspetti stomachevoli, generando uno strano senso di smarrimento (lo si diceva oggi in studio a Rosso&Nero seguendo le immagini dei tg nazionali). Determinati dal fatto che quello era l’unico luogo in cui Brancher non avrebbe dovuto darle/annunciarle le dimissioni. C’erano le mani di Berlusconi, quelle di Napolitano, persino volendo una conferenza stampa (anche quella, pure per lui così idiosincratico alle luci dei riflettori da non aver lasciato traccia in due settimane ministeriali, escluso persino da quella che dava il via al federalismo), un discorso alla nazione, una lettera aperta, due righe burocratiche all’ufficio protocollo di Palazzo Chigi. Tutto ma non lì. Lì, in tribunale, doveva andarci a dire (se voleva, sennò uno ha diritto di tacere) altre cose. E fare pure a meno di darle le dimissioni, che in fondo mica si era autonominato ministro.
Ma forse qui sta il punto, che è tutto fuori posto in questa vicenda. Che tutti quelli che fino a domenica dicevano che ‘no, non si deve dimettere e chi lo chiede è un traditore o un nemico’, oggi cantano il coro delle laudi a ‘senso di responsabilità, scelta condivisa, buon senso contro strumentalizzazione, trasparenza’ e altre amene variazioni sul tema.
Così come era stato quantomeno ameno che a dire che no, legittimo impedimento non c’era, fosse stato il presidente della Repubblica.
Ma questo è un paese dove quasi tutto è fuori posto: dai giornalisti in piazza attorniati dalle bandiere dell’opposizione ai federalisti al governo nel governo che più d’altri mai abbia tagliato agli enti locali. E l’elenco se volete, lo potete continuare voi.




Caro Primon immagino sia andato in ferie ma, come leggerà sui giornali, il cerchio attorno a Brancher si è chiuso con una condanna a 2 anni. Rileggendo ora tutte le dichiarazioni del Brancher e del suo capo anche i più prevenuti ora capiranno il senso di quella nomina.
Caro Primon dovresti aggiornare l’elenco dei dimissionari perchè ieri l’altro si è dovuto dimettere, suo malgrado, anche il sottosegretario all’Economia (sì proprio dell’Economia) Cosentino a cui è stata allungata la lista delle accuse. Dove pensa potremmo trovare un paese così? dove il malfattore governa e se viene individuato accusa i giudici? la realtà rovesciata ma accettata supinamente da tante, troppe, marionette che rimandano al famoso "ventennio". Marionette che per capire cosa succedeva, dovettero aspettare il bombardamento delle città e la morte in guerra di tanti congiunti. La speranza si sta esaurendo….
Non posso far altro che riperere quanto avevo già scritto sul blog del Grande Capo il 28 Giugno scorso :
"Sapete come la penso, ma secondo me l’investitura di Brancher è stata inopportuna e intempestiva, come pure le sua richiesta
di avvalersi del legittimo impedimento."
A questo punto non posso fare a meno di pensare che il tutto sia stato diligentemente preordinato per raggiungere uno scopo che, allo stato attuale delle cose, mi è ancora oscuro.
gnaka deso che el se ga dimesso si contenti, ma cosa volio? vedarlo pikà par na gamba?, magari a piazzale Loreto?!