07
set 2011
AUTORE Luigi Primon
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DAL CUORE DI SILVIO GRONDA L’IVA

Alla fine, l’ultima (e definitiva?) versione della manovra prevede la misura di cui s’era parlato fin dall’inizio: l’aumento di un punto dell’Iva. Ovvero l’imposta sui consumi. Che paga appunto il consumatore, perché chi sta sopra la catena della distribuzione detrae quella pagata ai suoi fornitori (e dovendo incassare più di quanto spende per comperare per non fallire, rientra di quanto pagato).

Silvio allunga sul filo di lana le mani nelle tasche di (tutti) gli italiani. Usa la tassa (in realtà un imposta) che non ha (quasi) nessun criterio di progressività. Ovvero colpisce Montezemolo e l’operaio esattamente nello stesso modo a fronte dello stesso acquisto.

Vero che c’è tutta una scuola di pensiero, oggi sulla cresta dell’onda, che sostiene lo spostamento del peso della tassazione dai redditi e dalle persone verso i consumi, perché di per sé contiene elementi di giustizia e riequilibrio del carico fiscale, colpendo chi spende di più ovvero chi di più ha. In buona sostanza: il Montezemolo compra (compra?) la Ferrari e l’operaio la Punto, va di suo che l’Iva pagata, pur in percentuale uguale è in cifre assolute ben differente. Il punto è che bisogna capire quanto quell’Iva incide sul reddito compessivo del singolo.

Mah. Resto dell’idea che in un momento di difficoltà come quello attuale si potesse chiedere (chiedere presuppone il coraggio di fare una richiesta, non di far finta che no per quasi un mese e poi di colpo sì) uno sforzo proporzionale alle possibilità. Che fosse patrimoniale (buona per arrivare anche agli evasori) o che fosse spiccioli (zerovirgole) di irpef sulle aliquote più alte ma non necessariamente altissime (quelle oltre il 30 per capirsi) non so.

Si poteva. Poteva persino quello che aveva nella ragione sociale ‘Meno tasse per tutti’ o promesso solennemente ‘Mai le mani in tasca’. Ma ci vorrebbero coraggio e credibilità che questo governo ha ormai perso per strada nelle curve degli ultimi mesi.

Invece alla fine la mossa è quella di ‘pagare tutti… per pagare di più’. Già, perché se al dettaglio per un po’ (a spanne fino a Natale) i commercianti potrebbero assorbire il colpo e tenere quei prezzi e90 o virgola99 per indurre all’acquisto, salvo poi aumentare d’un botto per recuperare il pregresso (e magari pigliarsi un po’ avanti come fu alla curva dell’euro). Col rischio, sotto gli occhi di tutti, che l’aumento dell’iva si riveli pure recessivo, non favorendo ovviamente nè i consumi, nè la ripresa (che non è sostenuta in altro modo dall’intervento governativo).

Gli altri pezzi della manovra, per il resto, la dicono tutta. L’aumento dell’età pensionabile delle donne, che detto per inciso non condivido, dal 2014 è una millanteria perché andrà a regime nel 2026 (duemilaventisei: chi vivrà vedrà) quando di riforme delle pensioni sarà toccato farne altre tre. Il contributo di solidarietà, il 3% oltre i trecentomila euro di reddito, spacciato per tassa sui ricchi è niente più e niente meno che coriandoli di demagogia (basta vedere quante persone tocca a cosa frutta). L’abolizione delle province da varare venerdì passerà le forche caudine di una riforma costituzionale che avrà anche il punto di svolta di un cambio di legislatura. Auguri.

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6 risposte a “DAL CUORE DI SILVIO GRONDA L’IVA”

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  1. TIZI scrive:

    Chi te l’ha detto che gli ultracinquantenni perdono il lavoro?
    Ha perso il lavoro Zwirner?

  2. Luigi Primon scrive:

    @Roby: in effetti. Anche perché poi gli ultra 50enni se perdono il loro lavoro non li vuole più nessuno. Come ci arrivano a 65/70?

  3. Roby scrive:

    Il problema,caro Primon è che a forza di ALZARE l’età pensionabile(che Dio li stramaledica…) nn ci sarà SPAZIO per i ns giovani ,nel mondo del lavoro!!! Allora…che facciamo?? E’ un cane che si morde la coda!!! Bisognerà uscirne in qualche modo….

  4. Luigi Primon scrive:

    @Roby: no, resto contrario all’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. Già fanno il "doppio" lavoro eppoi spesso in età avanzata rappresentano il miglior stato sociale in circolazione: anche in brutali termini economici, credo ci costerebbe di più (in badanti e asili nido) sia come paese che come singoli, mandarle a lavorare ancora che pagare loro la pensione. Per non calcolare appunto il costo puramente ‘sociale’. Poi però non mi pare un’attentato all’umanità se passa di alzarla l’età pensionabile

  5. Luigi Primon scrive:

    Margherita Boniver (PdL): «La manovra finanziaria che approda lunedi alla Camera dei deputati è un bel manifesto della capacità di questo governo e del Parlamento, di dare una risposta forte alla crisi che investe le maggiori democrazie economiche». L’ha detto davvero e non le veniva nemmeno da ridere.

  6. Roby scrive:

    Esattamente ,caro Primon. Tutte riforme che vedranno la luce(forse) con altri governi e dopo altre "manovre "per "salvare" sto paesucolodibanania!! pertanto..quando mai le vedremo??? Invece di tassare redditi sopra i 100.000 euro(che,forse ce ne sono qualcuno di più),e colpire l’evasione,si va ,come sempre e più facile a innalzare l’iva .nn sapendo(o magari si…) che un punto in più di iva corrisponde ,nel futuro a minor PIL e aumento del "famoso" debito ‘taglian,verso l’Europa!!! Ecco quello che han "partorito" i ns ABILI politucoli….! Al contrario di Lei ,Primon io invece sono favorevole all’innalzamento per le donne,dell’età pensionabile!(Anche perchè la loro aspettativa di vita è maggiore che nei maschi…quindi..)!!!
    E’ proprio vero che la secexion xè l’unica via!!!!

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