28
ott 2011
AUTORE Luigi Primon
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LE PENSIONI TUTTE SULLA SCHIENA DEI GIOVANI

Dicono che la riforma delle pensioni va fatta per ragioni di solidarietà, perché non siano sempre i giovani a pagare per i padri e perchè un domani anche loro possano avere una pensione. E’ la più grossa balla, ben oltre il limite della truffa che stanno raccontando alle generazioni dei nati nella coda e soprattutto dopo il boom economico del secolo scorso.

Intanto per iniziare a sgomberare il campo dai troppi equivoci (generati anche e soprattutto dai media) va detto chiaro e forte che quando si parla di pensioni non si parla dei (o di quelle dei) pensionati. Nessuno tocca o propone di toccare nulla a chi il traguardo lo ha raggiunto. Nemmeno a chi lo ha raggiunto a 39 anni d’età con 12 anni un mese e un giorno di contributi (di cui magari alcuni figurativi per la maternità). Quelli non c’entrano. Nonostante ieri il Corriere del Veneto spiegasse che la Lega difende le pensioni d’anzianità perché la maggioranza sono al nord (e in Veneto): non c’entraaaaaaaaaaaaa! Chi è andato in pensione con 40 anni di contributi a 55 d’età ci resta, nessuno dico nessuno lo fa tornare al lavoro o immagina di decurtare la pensione che prende. Meritandosela, eh: per chi stava in fabbrica dall’età di 15 anni dopo 40 al tornio magari può anche bastare. Forse potrebbe essere più discutibile per chi è entrato in banca da ragioniere a 19 e per esempio ci va a 54 dopo 35 di lavoro dietro una scrivania. Ma in ogni caso non sono loro in questione.

La riforma tocca chi deve ancora andarci.

Ma allora la scelta (fortemente sostenuta dalla Lega) di non mettere mano alle pensioni d’anzianità, non tutela i giovani: tutela soprattutto gli ultracinquantenni, massimo ultraquarantacinquenni che, se venisse tolta l’anzianità come buttato là da Berlusconi, rischierebbero di non poter far conto sugli anni di contribuzione per uscire prima dei 60/62 anni dal lavoro (tenendo conto che c’è già un anno in più di attesa dopo aver raggiunto il… traguardo). Chi è sotto quell’età, sotto i 45, ancor più sotto i 40 e soprattutto sotto i 30, la pensione di anzianità (oltre a non sapere cos’è: è quella che si raggiunge per numero di anni lavorati) manco ce l’ha come orizzonte, avendo iniziato a lavorare tardissimo e spesso con contratti ‘atipici’ (o precari che dir si voglia) di collaborazione cococo cocopro cocodè che i contributi hai voglia: se ci sono, sono talmente pochi che col sistema contributivo son meno della goccia del mare. E quindi i 40 anni di contributi continuativi li raggiungerebbe comunque ben oltre l’età di pensionamento per vecchiaia (che è il pensionamento per raggiungimento di una certa età, indipendentemente dai contributi).

Ecco perché alzare quell’età a 67 anni, invece di mettere mano all’anzianità, non è fare un favore ai giovani ma è penalizzarli un’altra volta ancora: lavoreranno sempre di più e avranno pensioni sempre più basse (col sistema contributivo si riceve in base a quanto versato e più avanti andiamo meno anni di versamenti ci saranno).

E perché il governo può farlo in assoluta tranquillità? Perché alla parola pensioni drizzano le orecchie i pensionati o chi ci sta per arrivare. Ai giovani, anche quelli cosiddetti giovani (i quarantenni), un po’ gli hanno messo in testa che la pensione non la vedranno mai, un po’ loro son cresciuti con la deviazione Vascorossi e il mito che moriranno prima d’arrivarci, un po’ effettivamente non ci pensano e non si mettono a far calcoli che a vent’anni sarebbe pure triste. Perciò gli si può fare qualunque cosa, e si potrebbe anche senza vendergli che lo si fa per loro e invece lo si fa sulla loro schiena come in questo caso.

Se davvero gli si volesse dare una mano, in nome della solidarietà tra generazioni, sarebbe chi è avanti con gli anni che dovrebbe essere un po’ più solidale con loro e non barricarsi dietro alla linea maginot dei “diritti acquisiti”. E non parlo solo di eliminare la vergogna dei vitalizi dei politici che sono lo schifo peggio (tre giorni di seggio prima, due anni e mezzo di parlamentare oggi per avere un assegno che il resto del paese si sogna al compimento di meno anni del resto del paese): che finché non li tolgono manco dovrebbero permettersi di parlare delle pensioni altrui. O peggio delle pensioni scandalosamente milionarie. Ma anche al netto di tutto questo, parliamo di tanti altri.

E nemmeno solo lo scandalo delle pensioni baby (“Non ci sono privilegi gratis” mi ricordava oggi il mio direttore) che sono basse ma che un contributo di solidarietà a chi è più giovane o lavora tutta la vita, lo potrebbero pur dare. E’ bastato ipotizzare un 1% (uno per cento!: vuol dire dieci euro su mille) perché la Cgil spolverasse allegre barricate.

Non dico nemmeno loro. Dico gli altri. Quelli che, via, abbiate il coraggio di venire fuori: non nascondetevi dietro alle miserrime pensioni sociali (gente che però non aveva pagato contributi…) o alle vergognose pensioni di invalidità. Fate un passo avanti voi pensionati che, certo, avete pagato contributi per una vita ma siete andati in pensione con il sistema retributivo, ovvero con la media degli stipendi degli ultimi tre o cinque anni di lavoro e con pensioni che fanno invidia e doppiano gli stipendi di chi oggi è al lavoro. Sì, avete pagato i contributi: ma davvero chi se ne è andato con gli scivoli, o sul filo dei 35 anni d’anzianità (quindi magari a 50-55 anni d’età), ha versato davvero quanto riavrà vivendo fino a età ragguardevoli (80? 90 anni? Ma speriamo anche di più, non scherziamo e non fraintendiamo).

Ecco, voi, voi se oggi prendete più di, più di quanto? più di 5mila? o anche più di 3mila euro euro al mese di netto pensionistico: vogliamo cacciare un contributino (progressivo, piccolo se avete meno, di più se prendete di più) per i vostri figli e nipoti che oggi a cococo lavorano un mese sì e uno no, a 700 euro di stipendio e avranno una pensione da miseria? Certo, quelle vostre pensioni sono già servite a pagare gli studi a figli e nipoti, magari mantenendoli fuori corso. E così però facendoli iniziare ancor più tardi a lavorare e pagare contributi per la pensione…

Ma aspetta, aspetta. Anche voi, voi sì, che, nel pubblico impiego, a un passo dalla pensione, avete avuto in massa la promozione da colonnello a generale, ma anche da sergente a tenente, da categoria B a categoria A, da quarto a quinto livello. Ve lo siete meritato? Sì, sicuro. Tutti. Avete lavorato una vita, nessuno lo mette in dubbio. Ve lo siete guadagnato. Ma per chi se lo guadagnerà allo stesso identico modo ma non lo avrà (le promozioni sul filo della pensione, esercito escluso, sono state ‘sterilizzate’ dal punto di vista pensionistico) possiamo fare un passo incontro, in nome appunto dello sbandierato ‘patto tra generazioni’?

Potete rispondere di no, tanto diritti acquisiti e nessuno sta venendo a chiedervi niente. In fondo i vostri figli, grazie anche a quelle pensioni, erediteranno pure quel che avete messo insieme e resteranno a galla. Ai nipoti l’inane compito di reimparare a nuotare. In un mare che non sarà d’acqua.

N.B: a scanso di equivoci, perché anche questo si sente sottotraccia: a mio modo di vedere chi va in pensione dopo 40 anni di lavoro non sta rubando nulla, sta solo avendo ciò che si è meritato fino in fondo.

P.S.: poi andrebbe capita e spiegata fino in fondo la posizione di Confindustria che chiede di alzare l’età pensionabile e però poi le imprese tendono a espellere (scaricando sul vituperato ‘pubblico’ i costi di cassa integrazione, mobilità e magari disoccupazione) i lavoratori più anziani e soprattutto tendono a non riprendere quelli che hanno perso il posto. Come facciamo a lavorare fino a 67 anni se a 52 ti licenziano e la concorrenza piuttosto di te prende il venticiquenne o il trentenne (magari immigrato)? Ma quello è un altro blog.

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2 risposte a “LE PENSIONI TUTTE SULLA SCHIENA DEI GIOVANI”

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  1. Nicola scrive:

    un colpo al cerchio e uno alla botte….

  2. Roby scrive:

    Caro Primon ..pur con qualche confusione di fondo…quoto la sua tesi!Però aggiungo un però,visto l’alto numero di migranti che ci tocca sorbire in sto paesucolodibanania…perchè non far PAGARE le ns pensioni anche a questi che son venuti qui…a (rompere i maroni,aggiungo io)???
    Ebbene ,pretendo che i milioni di mkigranti contribuiscano nn solo alla crescita (ahimè) di sta ‘itaglietta morionda,ma che pure ci "salvino" dalle misere pensioni che un giorno,forse avremmo meritato di ricevere!!! Troppo comodo venire,qui,lavorare ,pretendere aiuti dallo stato,anche per i familiari di 6-7 ° grado e poi nn versare una beneamata EVA a noi che siam nati qui!!!! Che si sveglino i politucoli da tsrapazzo e cambino la carta costituzionale(obsolete e ormai inefficace..) e scrivao:" anche gli extracomunitari DEVONO contribuire a pagare le pensioni ‘taliote"!!!! Ipse dixit!!!

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