LIBERALIZZIAMO NOI STESSI
Domani sarà il "grande giorno" delle liberalizzazioni. Non so se sarà un grande giorno. Non so nemmeno se saranno liberalizzazioni. Ma io vorrei cominciare da noi, da me, da quello che più conosco.
E per farlo mi perdonerete se per la seconda volta da quando è aperto questo blog, invece di rimasticarlo e sputarlo, faccio copiaincolla (non me la tiro dicendo che la cito) da uno così bravo che mi sembra irrispettoso chiamare collega. L’altra volta fu Gramellini, oggi è Federico Rampini (inviato negli Usa di Repubblica) che già qualche anno fa (era il 2004) scriveva cose che vorrei aver scritto io e che (in parte) vi ripropongo.
"Nei 24 anni trascorsi da quando ho iniziato a fare questo mestiere – e anche molto prima che lo facessi io – più volte nel mio paese è stata offesa la libertà di stampa, la qualità e l’affidabilità dell’informazione. (…)
In nessuna occasione ho visto l’Ordine contrastare questi pericoli, mettersi di traverso alle trame e alle «cupole», svolgere un compito libertario, moralizzatore o di semplice disciplina deontologica. (…)
Sforzando la mia memoria non riesco a trovare un solo episodio di «mala-informazione» – notizie false, palesemente partigiane, comprate e vendute – che sia stato rivelato e punito con severità dall’Ordine. (…)
Negli Stati Uniti non esiste un Ordine dei giornalisti. L’accesso dei giovani a questo mestiere risponde a normali logiche professionali: un mercato del lavoro esigente e competitivo seleziona su basi meritocratiche, premia i più bravi. (…)
L’unica funzione reale dell’Ordine dei giornalisti in Italia è quella di creare una ulteriore barriera artificiosa all’ingresso nella nostra professione. Si separa chi ha il privilegio di star dentro da chi sta fuori, gli insider dagli outsider. Questa barriera è costruita attraverso un esame di accesso e altri requisiti che non misurano la competenza o la professionalità, né esercitano un qualsivoglia filtro di controllo sull’etica, la correttezza, l’indipendenza di giudizio. L’ostacolo al libero esercizio della professione crea una rigidità ulteriore sul mercato, che si aggiunge ad altre rigidità già diffuse in Italia nei rapporti di lavoro. Per i giovani italiani è più difficile diventare giornalisti. (…)
Gli ostacoli al libero mercato sono quasi sempre dannosi, impongono costi alla collettività che non sono soltanto economici. Le barriere alla competizione sono certamente deleterie in Italia dove il mercato e la concorrenza sono concetti molto più discussi che sperimentati.
Dalle banche alle assicurazioni, dai trasporti all’energia, dai servizi municipali ai notai e ai farmacisti, non c’è un solo caso in cui l’esistenza di monopoli, oligopoli, lobby e corporazioni abbia portato dei benefici alla collettività.
La corporazione dei giornalisti non fa eccezione.
I privilegi, anche quando sono piccoli, sono sempre privilegi: diminuiscono la credibilità morale e l’autorità di chi ne trae profitto. (…)
La cultura delle regole, lo Stato di diritto, la società aperta, si difendono non con i sermoni ma con i comportamenti.
L’Ordine dei giornalisti merita una sepoltura veloce e senza rimpianti. La sua soppressione non guarirà di per sé l’antico vizio di una parte del giornalismo italiano di lavorare «in ginocchio». Non scompariranno per miracolo il servilismo, l’opportunismo, la faziosità, la pigrizia o la viltà. Ma se non altro senza l’Ordine diventerà un po’ meno difficile praticare questo mestiere per quei giovani che hanno grinta, talento, idee da far valere.
Di certo c’è bisogno di associazioni che difendano la libertà di stampa. Amnesty International e Reporters senza frontiere mi sembrano più qualificate”.
Ecco, cominciare da qui, ognuno, ogni categoria da noi stessi, sarebbe una gran bella cosa. Ci consentirebbe tra l’altro di andare oltre la figura mitologica del comandante De Falco e guardarci allo specchio dicendo: ‘Vado a bordo, cazzo".




Caro avantipopolo…chi vuole e chi ha mAI avuto il “senso dello stato”??
Specialmente di questo statucolodibanania???
Mai e poi MAI il sottoscritto si sentirà ‘talian prima che Veneto e veronese!!!
Mettiamo le cose in chiaro! Pertanto si a tutte le liberalizz.possibili a cominciare però da quelle più utili al popolo… seguiranno poi le altre!!!
Le liberalizzazioni non sono la panacea, perchè ci manca il senso dello stato, a qualsiasi tentativo di liberalizzare si contrapone il tentativo di trovare delle scappatoie. E’ nel dna c’è niente da fare. Però è giusto iniziare anche con
qualche farmacia in più anche con la pseudo liberalizzazione di taxi con quella delle professioni ecc. L’importante è iniziare, qualcosina c’aveva provato il Bersani con le lenzuolate. Alla fine abbiamo dovuto accontentarci de na federa buona per qualche parafarmacia ma anche il non pagare la odiosa tassa della ricarica del telefonino non è stata male
anche se il cambio dei piani telefonici ha poi in parte annullato il vantaggio. Purtroppo la distribuzione dei previlegi in italia è talmente profonda e ramificata che chi viene colpito dalla liberalizzazione grida subito all’ingiustizia.
@ Luigi Primon
credevo di essere stato abbastanza preciso. Comunque sia, io penso che qualche notaio, qualche taxi e qualche farmacia in più, e i benzinai che vendono anche il pane e il prosciutto non siano la soluzione… è solo fumo negli occhi del popolo bue, e non credo che si faccia del buon giornalismo a sprecare fiumi di inchiostro e di parole per queste cose. Fare queste liberalizzazioni è come dare un’aspirina a uno che ha un tumore, l’ha detto anche Oscar Giannino a radio 24 proprio questa mattina, e anche lui si stupiva che si parlasse così tanto di queste fantomatiche "liberalizzazioni".
Per concludere vi offro un’opportunità di pensarla diversamente dalla mentalità "dagli all’untore" di manzoniana memoria contro "l’evasore totale" che tanto viene diffusa tramite politici ignoranti e giornalisti asserviti. Invito Primon e tutti quanti a esprimere quello che pensate in merito.
http://www.lindipendenza.com/datemi-retta-levasore-totale-non-esiste-proprio/
Perché chi protesta al grido di ‘ce ne vorrebbero di più di liberalizzazioni’, adesso mica ne vorrà meno rinunciando anche a queste, vero?
L’Italia è il paese dove sono tutti furbi, vogliono fermare il treno col culo.
Ovviamente degli altri.
@Gatòn: ecco, se queste liberalizzazioni sono il nulla, com’è che qui protestano tutti?
Intanto i farmacisti stanno scendendo sul piede di guerra.
Ovvero, agitare prima dell’uso.
@Roby: no, un paese normale no. Le lascio il termine. Sui benzinai per altro, siamo quelli con più impianti e i prezzi più alti (in buona parte per colpa della fiscalità che ci grava sopra ma non solo)
@veneto: sto cercando di capire a quanto ammonta davvero. Ognuno dà la sua cifra, sembrano le estrazioni del lotto
Lo so che 1% in più o in meno non cambia, è eccessiva e basta, ma mi sarebbe piaciuta un po’ di precisione
E…infatti ,caro Primon io sarei abbastanza favorevole alle liberalizz, purchè a VANTAGGIO del cittadino e nn delle lobby’s!!!
Il fatto è che come sempre in sto pèaesucolodibanania ,quando si cerca di agire per il bene comune…saltano sempre fuori impedimenti,cavilli e di tutto di più! L’esempio più lampante è quello del costo carburante. Con la liberalizz,certamente avremmo costi più bassi e facilità nel reperire la "benzina",(basta vedere nel resto del mondo)….qui invece se ne escono le compagnie dei petrolieri (Ladri,esosi e mafiosi…mi lasci il termine,per cortesia) che cercano di EVITARE il "guaio,per loro",sostenendo che i costi sarebbero maggiori,nn ci sarebbe più proff.tà alle pompe e nei distributori, gli esercenti sarebbero alla famme e così le loro famiglie ecc,ecc. Insomma una sequela di BALLE ASTRONOMICHE..pur di nn perdere i privilegi e la "pecunia" ovviamente! Mi dica Lei,se questo è un paese normale….
Indipendenza e secexion per il Veneto!!!
Concordo in pieno… Aveva promesso un post sull’eccessiva pressione fiscale però…
@Gatòn: dopo aver guardato ai propri di privilegi, si può anche ragionare di metodi più efficaci
"I privilegi, anche quando sono piccoli, sono sempre privilegi: diminuiscono la credibilità morale e l’autorità di chi ne trae profitto."
E quando questi privilegi, come nel caso dei politici, ma non solo, sono talmente macroscopici da far gridare allo scandalo ?
C’è un altro passaggio da aggiungere, sempre di Rampini. Lo metto qui perché riguarda meno tutti i cittadini e di più noi stessi, giornalisti e giornali (ma vale anche per la tivù). E’ questo:
"Per i giovani italiani è più difficile diventare giornalisti.
Questo provoca dei danni collaterali di cui non soffrono solo i giovani ma l’intero sistema dell’informazione. La difficoltà di accesso accentua l’invecchiamento generazionale del nostro settore: di qui una lentezza nello sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie, nello sviluppare i nuovi media, nell’usare i nuovi linguaggi e nell’esplorare i nuovi interessi del pubblico. Ciò contribuisce a sua volta al declino della penetrazione dei mass media tra i giovani come pubblico. Le redazioni dominate da cinquantenni e sessantenni non sono necessariamente le più adatte per parlare alle generazioni dei loro figli o nipoti. Si evoca spesso, come se fosse ineluttabile, un «declino demografico » dei giornali, senza analizzare se questa perdita di lettori non sia dovuta almeno in parte alla composizione demografica di chi i giornali li fa".
Vale, secco, anche per la televisione.
Per altro non è che sia un campo del tutto scevro dalla meritocrazia, eh. Faccio il mestiere di Rampini, primi passi inclusi, oggi dagli stessi anni che lui denunciava nel 2004. Be’, se lui è a New York per Repubblica e io qui, vuol dire che il meccanismo un minimo funziona.