27
lug 2012
AUTORE Luigi Primon
CATEGORIA

Giustizia

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INDAGATI IN MANETTE, CONDANNATI LIBERI

Lino Brentan, ex Amministratore Delegato della società autostradale Venezia-Padova, è stato condannato (in primo grado) a 4 anni di reclusione per corruzione in relazione a una vicenda di tangenti.
Brentan, che all’inizio dell’inchiesta era finito anche in carcere, fino al giorno della condanna, da 6 mesi a questa parte, era agli arresti domiciliari, cioè non poteva uscire di casa. Il giorno dopo essere stato condannato, ha ottenuto l’obbligo di dimora: ovvero può uscire di casa ma non dal Comune di residenza.
Vien da pensare che gli convenga augurarsi… una rapida condanna definitiva, per poter tornare un uomo libero, così come non era mentre era (è) in attesa di giudizio.
E paradossalmente così potrebbe essere, perché quando dovesse arrivare la condanna in terzo grado tra condono (i fatti antecedono quello del 2006), arresti già fatti e attenuanti, con quasi certezza egli non avrebbe più pene da scontare.
La vicenda Brentan, che per altro si dichiara innocente e tale secondo molti potrebbe risultare al termine dell’iter giudiziario, è semplicemente paradigmatica dello stato della giustizia in Italia. Ridotta a una condizione in considerazione della quale, l’unica vera speranza è di non doverci avere mai a che fare per nessun motivo.