I TAGLI DEGLI ALTRI
Passando da Bassano (sempre bellissima) leggevo cartelloni e striscioni “trasversali” contro la chiusura del tribunale locale. Protesta motivata e legittima.
Ma mi veniva da pensare che siamo sempre tutti d’accordo che bisogna tagliare. E soprattutto che è meglio tagliare che aumentare le tasse. Poi però se il taglio ci riguarda o ci tocca, troviamo sempre una valida ragione per dire che non andrebbe fatto o almeno un taglio da fare prima del nostro.
Una variante della sindrome di nimby, estesa dal (non) fare al (non) disfare.
SPRECHI, IL CIRCOLO VIZIOSO
“Gli italiani si affidano ai tecnici, che si affidano a un supertecnico, che si affida agli italiani per capire dove tagliare”.
Chapeau al catenaccio (la riga che sta sotto il titolo) de Il Giornale di oggi (notevole anche il “Chi vuol essere professore, Giocate al tagliaspese” di Libero).
Così non se ne dà fuori. Robe che quasi quasi vado e gli segnalo le spese militari.
10 90 35, TERNO SULLA RUOTA DEI RISPARMI
10 sono i miliardi che si risparmierebbero, 90 sono invece i cacciabombardieri F35 di nuova generazione che l’Italia sta per comperare.
Rinunciamoci. Cosa ce ne facciamo? Chi dobbiamo bombardare? Senza quella spesa saremmo a un passo da scongiurare l’aumento al 23% dell’Iva a settembre.
Velleitarismo? Pacifismo? Benaltrismo alla rovescia? Idealismo d’accatto? Boh. Sarà. A me parrebbe solo puro buon senso per il bene dei cittadini.
Senza neanche scomodare un (bravissimo) quasi ottantenne per fargli decidere cosa tagliare in quel pozzo senza fondo che è la spesa pubblica.
SPENDING REVIEW, PERCHE’?
Non perché la fanno, che una controllata alla spesa dello stato è da mo’ che andava data.
Ma perché la devono chiamare così? Perché sono professori? Perché fa fico? Perché è bello pronunciarlo tipo quando Pizzul diceva “Mikhailichenko” e gli piaceva così tanto che lo nominava anche dopo che lo avevano sostituito?
Mah. Si chiamano tagli. Mica è una parolaccia. O sì?
PROVINCE E POLTRONE
Quindi restano le Province. E aumentano i doppi incarichi. Eh no, non eravamo mica d’accordo così, professor Monti



