12
nov 2017
AUTORE gaburro
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DA ZEMAN A POCHESCI, QUANDO IL SISTEMA SI RIBELLA

Certo che siamo proprio in Italia, nel senso più disfattista e autocommiserante che il termine, purtroppo, porta con sè.

Sono anni che la maggior parte non solo dei tifosi, ma anche degli addetti ai lavori si lamenta dell’andamento del calcio italiano, del suo impoverimento tecnico, del fatto che con le squadre nazionali (non solo la Maggiore) si fatichi sempre più quando ci si confronta con altre realtá. È un pensiero diffuso, si ribadisce quando ci si incontra e si discute. Per strada, in campo, al bar.

E perchè non cambia mai nulla? Per i motivi che da sempre vengono additati come responsabili dell’immobilismo: omertá, impermeabilità, clientelismo becero. Il sistema non vorrebbe cambiare.

Solo che quando qualcuno, da dentro, sbotta, anzichè essere apprezzato per il tentativo che fa, viene attaccato. E da chi? Dai compagni di sistema? Non solo! Anche dall’esterno, dagli stessi tifosi che invece dovrebbero accogliere con sollievo l’idea che forse quella graniticitá  del sistema a volte qualche piccola crepa la mostra.

Ripenso a Zeman e alle sue accuse. Apprezzato da molti, criticato da troppi. Ma come? Sputa sul piatto dove mangia? Ebbene si, se non si vuol essere pecoroni e si vuol smuovere qualcosa a volte bisogna farlo. E attenzione, raramente gli si contestava il merito. Tutti bene o male sospettavano quello che l’inchiesta sul doping ha poi confermato. Era il modo che stonava. Non poteva essere proprio un allenatore a dire certe cose. E chi allora??? Mistero.

Ieri tale Pochesci (che, ammetto, non avevo mai sentito parlare, per me era un nome scritto in piccolo in coda ai tabellini della B) in conferenza stampa di presentazione della sua Ternana si è lasciato andare a un paragone infausto: la sua squadra non avrebbe fatto come l’Italia di Ventura, che si è fatta menare. Apriti cielo. Ma come? Un allenatore di serie B, con tanto di media al seguito? E cosa avrebbe detto?

Ha detto che in Svezia abbiamo avuto paura, che ci siam fatti menare, che il livello degli svedesi corrisponde a quello di una serie C italiana, che se giochi con la paura ti fai autogol, che il calcio italiano si sta perdendo anche perchè a livello giovanile ormai giocano molti stranieri, che se un allenatore trasmette paura dovrebbe fare una grande autocritica.

Tutte veritá di dominio pubblico. Ma le ha dette!

Non condivido il passaggio colorito sugli oriundi. Credo che il problema dei troppi stranieri non c’entri proprio nulla con gli oriundi. E credo che il termine “profughi” potesse risparmiarselo. Per il resto, però, perchè sta dando cosí fastidio?

Io credo:

- che sia un allenatore ad amplificare quelle tematiche, in un momento cosí caldo, possa solo far bene al calcio.

- che il c.t. a fine gara anzichè analizzare i motivi di una prestazione incolore se la sia presa con arbitro e sfortuna faccia male al calcio molto più delle parole del pittoresco Pochesci.

- che smuovere le acque in questo momento non significhi per forza volere il male della Nazionale. La Svezia si può battere a Milano, ed è giusto tifare Italia fino all’ultimo secondo, ma l’ambiente si deve svegliare e ben vengano le bordate di Pochesci.

- che Tavecchio ha iniziato a parlare di Apocalisse mesi fa, portando tutti a pensarci sul serio. Il cervello umano funziona al contrario da questo punto di vista. “Non pensare a un elefante!”. E subito pensi proprio a un elefante. Scongiurare pubblicamente disfatte in anticipo significa spostare l’attenzione proprio sul peggio che potrebbe accadere. Per prevenire le Apocalissi bisogna lavorare a monte, non a valle.

- che l’intelligenza di un sistema stia nell’imparare le lezioni senza il bisogno di scottarsi. Vincere contro la Svezia vorrebbe dire scongiurare un’apocalisse per un soffio. Ma si potrebbe comunque aprire una seria e profonda riflessione che parta dai settori giovanili dilettantistici (organizzazione e regole delle competizioni) e arrivi alle Nazionali (criteri di selezione). E invece non accadrá. Come il Mondiale vinto nel 2006 ha affrancato tutte le colpe precedenti, così l’ammissione per il buco della serratura a Russia 2018 trasformerá in poche settimane in un lontano ricordo e in uno scampato pericolo le dichiarazioni di Pochesci e il sussulto di piccola parte del sistema.

06
nov 2017
AUTORE gaburro
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AZIENDALISMO SUICIDA, PERSONALITÁ FORTI ASSENTI

C’è un aspetto che balza all’occhio vedendo giocare il Verona, seguendone la settimana, le conferenze stampa e dichiarazioni pre o post gara, leggendo, scorrendo le fonti web ufficiali: l’assenza di personalità forti. Questo prescinde dallo spessore tecnico della squadra. E anche dai risultati modesti provenienti dal campo. Eppure tutte le componenti sembrano invocare una personalitá forte che nessuno mostra. I calciatori sono privi di compagni “importanti”. Gli unici che potrebbero esserlo sono i fantasmi di sè stessi e del proprio passato (Pazzini e Cerci, che giocano camminando). Gente come Souprayen, Fares, Fossati, Valoti, Verde o Kean va presa per mano e guidata dal campo in questa categoria, non lasciata a sè stessa. Dovrebbe farlo l’allenatore? Anche, ma allenare squadre scarse di personalitá (quindi scarse) richiede grande carisma e esperienza. E chi costruisce la squadra e sceglie la guida tecnica non può non saperlo. Ma è lo stesso Pecchia che in realtá, vista la sua poca esperienza e indiscutibile intelligenza, vorrebbe essere circondato da personalitá che invece latitano. Giocatori più tosti? Sicuramente. Ma anche un ds che si esponga, si faccia sentire, sappia trasmettere. E invece niente. Una realtá così povera di connotati caratteriali difficilmente puó far bene in uno sport di squadra. Solo un Presidente assolutamente carismatico, esposto, potente potrebbe fare da chioccia reale e sopperire. E questo non è Setti, sia perchè non ha quel potere, sia perchè per scelta mediatica suicida (mal consigliato?) vuole stare dietro le quinte.

Ne esce un insieme insicuro di persone che naufragano dolcemente.

Guardandosi indietro mai il Verona recente era stato così povero. Mandorlini poteva destare dubbi in materia tecnico-tattica, ma era di palese impatto mediatico. La tifoseria e forse anche la squadra avevano un referente ben chiaro. Quella personalitá era però scomoda al presidente, che ha da subito affermato di preferire figure più aziendaliste. Eh ma difficile trovare allenatori aziendalisti e forti. Un pò all’inizio compensava il focoso Sogliano. Memorabile quando andó in panchina in prima persona a guidare la squadra in B dopo espulsione del mister e ancor più memorabili certe sue conferenze stampa nei momenti critici . Anche lui però era indigesto, oltre che al mister (tipico di quando le personalitá forti abbondano, e oltre a loro due in campo c’era Toni) anche a Setti, che voleva un direttore piu morbido. Vedi Bigon. Vedi Fusco.

A.A.A. personalitá cercasi.

E se lo stesso presidente non la vuole? Allora son cazzi, almeno sportivamente parlando.

Non ricordo realtá così insipide nel calcio recente… la Samp di Gianpaolo, molto capace ma non certo di impatto mediatico, oltre a Quagliarella in campo ha Ferrero. Il Chievo del poco appariscente Campedelli e dal profilo volutamente basso ha in Maran un condottiero esperto, molto meno morbido di quanto l’aspetto pacato possa far intuire e Pellissier in spogliatoio, cioè la storia degli ultimi quindici anni della societá clivense: un monumento. Il Crotone ha il “personaggio Nicola”, il Genoa ha comunque Preziosi, la Spal è la creatura di Semplici… E infatti il Sassuolo si sta smarrendo (Di Francesco era un’istituzione).

In chi possiamo sperare a Verona? Non vedo figure forti in giro e non ne vedo all’orizzonte disposte al martirio (sarebbe Oddo la soluzione???). E tutto pare andare assolutamente bene al buon Setti.

Difficile allora diventare onestamente fiduciosi nemmeno quando qualcosa sembra girare bene (un tempo contro l’Atalanta o una sconfitta onorevole con l’Inter). La continuitá richiede qualcosa di più che non sembra esserci, e nemmeno essere nei desideri della proprietá.

L’unione di intenti, l’asse forte allenatore-ds-proprietá che in certi casi è diventato (altrove) segreto di successi, a Verona, quest’anno, pare potersi rivelare disastrosamente letale.

02
nov 2017
AUTORE gaburro
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ANALISI DEI DUE GOL SUBITI CONTRO L’INTER

Incredibile come anche i commentatori di Sky (con tanto di ex difensori in studio, vedi Costacurta e Minotti) abbiano cannato l’analisi del primo gol subito dal Verona contro l’Inter ad opera di Borja Valero.

Questa l’azione: Candreva porta palla sulla destra e la pennella in mezzo all’area col contagiri, Icardi rimane ad attaccare il centro-porta, accennando all’ultimo istante e con la palla giá in volo un’accelerazione millimetrica verso il primo palo e Borja Valero si inserisce sul secondo. La palla scavalca entrambi i centrali gialloblu e arriva allo spagnolo che, indisturbato, segna. 

Come si è comportata la linea difensiva del Verona? Il gol era evitabile?

Mentre Fares e Souprayen affrontano Candreva, Heurtaux cerca di recuperare il primo palo aspettandosi il cross. La sua corsa è quindi (giustamente) convergente. Icardi corre verso la porta marcato da Caracciolo, che non può come sostenuto dagli esperti commentatori, “passare” l’uomo a Heurtaux, per il semplice fatto che Icardi rimane costantemente dietro ad esso e il primo centrale deve mantenere quella posizione di anticipo per evitare che passino eventuali palloni tagliati tra linea e porta. Solo all’ultimo istante potrebbe staccarsi un pelo (Icardi che va a contatto con l’ex Udinese), ma non certo per marcare Borja Valero. L’unica speranza sarebbe stata quella di giocare d’anticipo ma viste le posizioni e la velocitá della palla dubito sarebbe riuscito a strisciarla.

Qualcuno ha addossato colpe a Nicolas, reo di non essere uscito, ma era una palla difficilissima e l’ingombro dei tre giocatori davanti a lui notevole. Il passo avanti che ha fatto, poi, ha influito poco sull’eventuale possibile miracolo in parata.

La domanda sorge spontanea: in tutto questo gioco di centimetri, il buon Romulo, dove era? È inaccettabile che in una linea difensiva che può prepararsi a difendere un cross con così tanto anticipo (Candreva l’ha condotta in fascia) il terzino opposto sia cosi fuori posizione. Di metri! Egli dovrebbe chiudere la diagonale all’altezza del secondo palo, allineato o quasi ai centrali. Il brasiliano era invece altissimo e, peggio ancora, fermo. Cioè non ha accennato minimamente a rimediare. Si noti che a inizio azione Borja Valero è più lontano di lui dalla porta!

Dormita grave, anzi gravissima.

Contro l’Inter posso accettare che Icardi stacchi di testa meglio dei miei centrali, ma non di prendere un gol per posizionamento così macroscopicamente errato del reparto.

E che dire del secondo gol?

Un corner contro senza nessun giocatore al limite dell’area a contrastare eventuali conclusioni da fuori. Non può succedere.

Il tutto all’interno della miglior prestazione stagionale: come a dire che di margini di miglioramento, ancora, ce ne sono.

25
ott 2017
AUTORE gaburro
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2.395

NULLA DI STRANO, È LA SERIE A 2.0

Nulla di nuovo, e nemmeno di strano, all’orizzinte.

Un derby giocato con il cuore, come l’Hellas dovrebbe sempre fare, ben approcciato ma sciaguratamente rovinato da uno Zuculini in versione sado-maso. E una trasferta proibitiva come quella di Bergamo, dove a un primo tempo sicuramente positivo e coraggioso ne è seguito un secondo dove la squadra ha accusato il colpo dell’1 a 0 (probabilmente anche per come è arrivato) e anzichè trovare le energie mentali per reagire si è lasciata travolgere dal ritrovato palleggio degli orobici che, forse a volte con la testa troppo in Europa, avevano snobbato i primi 45′ finendo con l’ingolfarsi da soli e rischiandi più volte addirittura di andare sotto.

Zero punti, non un buon modo per presentarsi alla gara contro l’Inter in arrivo.

Questa serie A 2.0 è davvero micidiale, snervante, ingenerosa… soprattutto per chi è davvero poco attrezzato e deve vivere sperando di lasciarsi dietro tre squadre a maggio. Devi azzerare e ripartire, racimolare qualche punto con le squadre della zona sinistra della classifica e giocarti dei veri e propri spareggi salvezza con le restanti 8-9 squadre più o meno alla portata. Difficile crescere come squadra, come gruppo, far maturare un progetto tattico. Molto difficile. Perchè servirebbe una continuitá di risultati o almeno di prestazioni per farlo. Continuitá che peró non può arrivare. Quindi ogni volta devi un po ripartire da zero, o trovare il buono anche dove di punti non se ne fanno…

E allora devi prendere atto del fatto che a 5′ dalla fine stavi pareggiando in dieci il derby e che a Bergamo per un tempo hai giocato quasi alla pari. Certo… soddisfazioni da poco…

Udinese, Cagliari, Sassuolo, Genoa, Crotone, Spal e Benevento. Queste sono le squadre contro le quali ci si gioca la salvezza. Tre punti col Benecento e uno a Crotone in trasferta. Sembra ce la si possa giocare… La risposta arriverá solo a fine andata.

Nelle altre gare (vedi Bergamo) la squadra deve arrivare con la testa giusta e sperare che l’avversario non sia in giornata (Samp) o sia propenso al suicidio (Toro).  Per fare punti con l’Atalanta devi almeno chiudere in vantaggio il primo tempo. E sperare che loro restino addormentati.

Mi chiedo peró cosa possa portare i tifosi a dire che qualsiasi allenatore avrebbe tolto Zuculini nel primo tempo nel derby o a non capire che Pazzini forse le gare ravvicinate non le regge.

Forse la disperazione.

P.s.

Il Chievo ne ha presi quattro dal Milan. La Spal dalla Juve. Genoa e Crotone perdono con Napoli e Roma come da copione. Udinese e Cagliari vincono i rispettivi scontri diretti.

Nulla di nuovo, e nemmeno di strano, all’orizzonte.

17
ott 2017
AUTORE gaburro
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ROMULO HA CORSO PER TUTTA LA SQUADRA

Il gol spettacolare di Romulo ha scacciato interi camion rimorchio di pessimismi… Dopo una gara sofferta ma giocata meglio degli avversari, con agonismo ma senza mai fretta, dopo un’espulsione sacrosanta e una traversa che urla ancora vendetta, due erroracci di Valoti e un buon impatto del centrocampo con le forzeciociare Verde ha pennellato e il brasiliano ha trafitto con una naturalezza che appartiene solo a coloro che alla palla sanno dare “del tu”.

Il Bentegodi esplode in un urlo liberatorio, misto di gioia e incredulitá (sai com’è… un gol su azione non si vede tutti i giorni!) e lui cosa fa? Si posiziona come dovesse affrontare una finale dei cento metri alle Olimpiadi e poi scatta (uno scatto vero) fino a centrocampo.

Geniale. Fantastico. Sorprendente.

La più bella esultanza della storia del cslcio. Perchè?

Perchè non è frutto di vanitá personale (vedi orecchie, violini o magliette varie) ma riassume uno stato d’animo collettivo. In quella corsa ai mille all’ora verso il centrocampo c’era gioia e soffrrenza, incoscienza e voglia di non arrendersi. Romulo in quel tragitto era la squadra, tutta intera, che voleva far capire come non si volesse arrendere, come guardasse in faccia il destino prendendolo di petto. Sfidandolo anche.

Il Verona ha sei punti in classifica. Parco bottino dopo  otto partite ma sufficiente in questa serie A 3.0 per lasciarsi dietro non solo il Benevento (quasi giá spacciato a Ottobre, assurdo), ma anche Sassuolo, Spal e Genoa, tre realtá che hanno speso decisamente di più e hanno organici di tutto rispetto.

Dura? Certamente, lo sará.

Restano peró due dati incontrovertibili:

1) il Verona non è gia retrocesso in autunno come qualche pessimista singhiozzava un mese fa.

2) la nuova Serie A richiede parametri di valutazione diversi anche da parte dei tifosi, se è vero come è vero che  Udinese e Cagliari hanno gli stessi punti e l’Atalanta dei miracoli solo tre in più. Bisogna iniziare a esulrare anche per i pareggi…

03
ott 2017
AUTORE gaburro
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LA SQUADRA È CON PECCHIA!

Incredibilmente, come per magia, la squadra è diventata applicata e ha mostrato carattere e l’allenatore… adeguato. Eppure è lo stesso gruppo che ha affrontato la Lazio. E lo stesso che aveva fermato la Samp.

Io capisco il malumore del tifoso che vorrebbe essere sempre competitivo con chiunque e invece si vede costretto a soffrire. Capisco anche chi vorrebbe una societá più forte, un calcio mercato più degno di questo nome.

Sono rivendicazioni legittime.

Dal punto di vista tecnico, peró ribadisco quello che ho sottolineato negli ultimi blog: questa squadra va aiutata. E stavolta, visto che la gara di Torino ha cambiato gli umori generali, queste righe possono leggerle tutti. Anche i pessimisti e gli ex pessimisti.

Ho letto in questi giorni paragoni continui tra questo Hellas e quelli passati (quelli più disastrosi, per capirsi). O tra il mister ed alcuni colleghi. Mi sembrano accostamenti un pelino azzardati. Questa stagione è nata con premesse assolutamente diverse da molte altre recenti e la serie A di oggi (con Napoli, Inter e Milan più vicine nei budget a Roma e Juventus) non è quella di cinque, quattro o tre anni fa.

Torino ha ribadito quello che si poteva intuire anche prima: si puó lottare per salvarsi.

La gara col Benevento, in tal senso, è di quelle da non sbagliare. Credo che i ragazzi e l’allenatore abbiano bisogno di una grande spinta da parte dell’ambiente (stadio e stampa).

Verona ha un’occasione d’oro per ribadire che vuole la serie A. E lo deve urlare, trasmettere alla squadra!

Ci saranno tempi e modi per fare un’analisi più approfondita, ricucire un dialogo con societá e presidenza (se lo si vorrá) far arrivare il proprio dissenso (se ce ne sará bisogno). Ora serve solo incitare, tifare e crederci.

Tutti riconoscono che per salvarsi serve un’impresa. E per realizzarla serve sinergia tra tutte le componenti.

La squadra è con Pecchia.

Pazzini è con Pecchia.

Almeno di questo, anche i più incalliti pessimisti, devono prendere atto.

Se i valori tecnici non sono superiori a quelli delle dirette concorrenti serve andare a trovare le risorse da qualche altra parte.

E una volta che i tifosi prendono atto che il gruppo è col mister e assieme stanno lavorando per riuscire nell’impresa, per me devono far sentire il loro sostegno.

Capirei di piú una contestazione costante e piú evidente alla dirigenza (anche se la sofferenza era stata annunciata).

Ma a mister e squadra, sinceramente, proprio no.

26
set 2017
AUTORE gaburro
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I PESSIMISTI NON LEGGANO QUESTO BLOG

Ecco, ci risiamo… persa la gara con la Lazio si è tornati nel pessimismo più totale…

Ma allora, mi dico io, la lezione di questo inizio stagione mica la si è capita!

Il Verona non puó competere con le squadre di prima fascia. Ora provo a scriverlo a caratteri cubitali e vediamo se qualcuno lo capisce.

Ma ci si rende conto del calendario che ha avuto la squadra???? Tra mercato e calendario sfiderei chiunque a far nascere qualcosa di tatticamente sensato. Nelle prime tre gare si giocava in un porto di mare. Poi ci hanno pensato Fiorentina e Roma a dare gli scossoni giusti.

E quali sarebbero i punti buttati? Col Napoli? Con la Lazio?

Il Verona ha giocato in trasferta col Crotone. E ha impattato. E ha fatto un punto d’oro con la Samp. Pur sforzandomi non vedo altri punti persi. Ha i punti che poteva e doveva fare.

Ora a Torino sará dura, la speranza è strappare un punto, imbrigliarli, magari se sbagliano partita. E poi c’è il Benevento in casa. Si, in CASA, finalmente… e sará il primo scontro diretto tra le mura amiche della stagione. Tre punti e via, si riparte.

Con questa logica (l’unica logica possibile) il Verona arriverá al giro di boa con 16-18 punti. Basteranno per salvarsi? Non si puó dire oggi. Servirá essere diventati squadra davvero per sperare che nel girone di ritorno possano lievitare.

Ma manca un sacco di tempo a gennaio e a queste riflessioni.

Al momento serve recuperare infortunati e provare a studiare un fortino che possa reggere contro il Toro.

I pessimisti possono nel frattempo continuare a martellarsi gli zebedei.

20
set 2017
AUTORE gaburro
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2.548

QUESTO VERONA VA SOSTENUTO

Avevo provocatoriamente consigliato di dare per persa la partita di Roma e dedicarsi a preparare quella con la Samp non per caso. La squadra si trovava in una crisi di identitá, di gioco e di condizione, l’umiliazione subita contro la Fiorentina era troppo recente ed era impensabile che si potesse riuscire a contrastare i giallorossi, visto soprattutto il divario tecnico.

Con la Samp era diverso. Perchè la Samp non è la Roma, innanzitutto. Perchè si giocava in casa. Perchè qualche nuovo arrivato avrebbe fatto in tempo forse a imparare il nome dei compagni.

Nel calcio di oggi si vuole tutto e subito, ma per ottenere risultati serve lavoro di campo.

Il mio compito non é difendere Pecchia. È osservare. E descrivere.

Non sono passati mesi tra la gara dell’Olimpico e quella odierna. Eppure a Roma ho visto un undici smarrito, confuso, senza distanze, senza mordente, in crisi tecnica assoluta.

“Inadeguato alla categoria” ha sentenziato qualcuno.

Contro la Sampdoria ho visto una squadra umile, operaia, con intensitá, grande capacitá di contrasto, spesso alta e pronta altrimenti a ripartire negli spazi. Una squadra che ha rischiato di vincere e ha evitato la sconfitta con gesti individuali frutto di grande abnegazione (Nicolas e soprattutto Caracciolo).

Ebbene: il mister era sempre lo stesso: Fabio Pecchia.

Fenomeno? Assolutamente no. Ma nemmeno un pirla. E di certo non la causa principale dei problemi iniziali della squadra.

Ho visto una squadra consapevole di cosa serve per tentare di salvarsi. E ho percepito un Bentegodi (a parte la Curva, ovviamente), viziato e presuntuoso, cocciuto e cieco, capace di contestare l’allenatore alla sostituzione (sacrosanta) di un Pazzini stremato, che ha mostrato cenni di ripresa ma che si è anche mangiato un paio di conclusioni. Un pubblico “da tribuna vip” che non mi pare abbia chiaro l’obiettivo della squadra e soprattutto cosa serva per raggiungerlo.

Il Verona stasera ha gettato una mano verso i propri tifosi. Sta a loro rispondere come si deve.

Per salvarsi serve, l’ho scritto tempo fa, un patto di ferro tra squadra e tifosi, ambiente e giocatori. Serve sempre una bolgia al Bentegodi. Serve lo “spirito Crotone”, quello visto in campo contro i blucerchiati e che i calabresi sembrano in questa stagione aver smarrito.

Crotone e Benevento sono giá dietro. Un’altra, se veramente Verona lo vuole, la si individua e la si va a prendere.

 

13
set 2017
AUTORE gaburro
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2.638

SI PUÒ NON ANDARE A ROMA?

Si puó chiedere di non giocare a Roma? Sarebbe un’idea da considerare. Si eviterebbero, oltre che una sonora batosta (queste squadre x ora sono fuori portata), anche infortuni e cartellini, dettagli da non sottovalutare visto il momento giá di emergenza.

Non è una battuta. Nei tanti campionati “a salvarmi” che ho giocato ho dedotto che a volte conviene proprio salrarle certe gare. Idea non sempre condivisa dai ds che ho avuto ma che ha quasi sempre pagato.

Tieni fuori i giocatori a rischio, fai un po di turn over, chiedi alle tue seconde linee di sfruttare l’occasione e intanto mentalmente ti prepari per la gara successiva.

Perchè dovrebbe essere chiaro a tutti che la gara da non sbagliare, l’unica che puó permetterti di restare a galla in un avvio di campionato comunque dal calendario proibitivo, è quella contro gli uomini di Gianpaolo.

Purtroppo invece a Roma ci si andrá… e speriamo di non perdere troppi pezzi.

Eppure la forza vera di chi vuole provare a salvarsi sta proprio nella capacitá di non abbattersi di fronte a gare che nascono male, a sconfitte roboanti. La capacitá di azzerare e ripartire. Perchè si sa… se devi salvarti al fotofinish di gare ne perderai parecchie.

Ho letto di tutto ma non condivido quasi nulla della debacle contro i Viola. È stata una giornata storta di Nicolas. Punto. Il resto sono valutazioni che non si possono fare, perche figlie di quella premessa. Giá c’è un abisso tra le due squadre, se in più parti cosí… la gara proprio non puó esistere. Eppure Pazzini c’era…

Preoariamoci per la sgambata dell’Olimpico in preparazione della gara da vincere contro la Samp. Vorrebbe dire 4 punti in 5 gare. Con questo calendario sarebbe oro che cola.

 

11
set 2017
AUTORE gaburro
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A NOVARA SI È PERSO…

Ieri sera ho deciso di andare a Novara. Avevo qualche ora e, essendo Caronno a una cinquantina di chilometri, ho pensato che ne valesse la pena, per vedere il Verona dal vivo.

Ho assistito a un primo tempo positivo. Non eccelso in rifinitura, perché ci si affidava a cross dalla tre quarti facili prede dei tre centrali piemontesi. Ma con qualche buona giocata davanti, gol compreso. Nelle due volte in cui il Novara ha contrattaccato si è però reso pericoloso, facendo suonare qualche campanello d’allarme. Dallo stadio la sensazione era che il Novara avesse spinto davvero poco, lasciando quasi sfogare i gialloblu.

Tra i singoli un Nicolas mai sicuro, due terzini (Romulo e Suprajen) mai puliti in zona cross e drammaticamente approssimativi in fase difensiva, i centrali che ci hanno provato anche se spesso si trovavano in 2:2 e finivano col pagare ogni mezzo errore. In mediana uno Zuculini solo a interdire e due mezze ali di grande qualità che permettevano un buon fraseggio sulla tre quarti avversaria, con però non sempre il varco giusto per l’imbucata davanti. Un Pazzini non in serata ma mal servito, un Siligardi al solito abulico e un Luppi migliore in campo nei primi 45′.

Poi il buio.

Al ritorno in campo la squadra non ci ha capito molto, anche x un calo fisico in mezzo al campo che era prevedibile. Nel primo tempo infatti si era speso molto raccogliendo poco.

 

Il gol del pareggio, meritato, il Novara lo trova su una palla inattiva ributtata dentro, stessa lacuna mostrata nel primo tempo che aveva portato a rischiare.

 

Poi sulla foga gli uomini di Boscaglia hanno sfiorato il vantaggio, con un incrocio dei pali incredibile colpito e una successiva conclusione che ha impallato Nicolas. Sono stati dieci minuti di inferno dove nessuno ci stava capendo nulla.

E in quei frangenti Pecchia non mi è piaciuto. Sia perché se ne è stato minuti pesanti a parlottare con Corrent sul da farsi, senza incitare, richiamare, incoraggiare, correggere; sia perché spaventato ha deciso di coprirsi, passando a un 5-3-2 che parlava da solo.

Qui la squadra ha mostrato tutti i suoi limiti, anche perché è parsa incapace di interpretare un copione diverso dal solito. Fin che si poteva fraseggiare nella loro metà campo come nel primo tempo tutto era chiaro, quando si doveva uscire da basso sul loro pressing alto si finiva quasi sempre con lo sparacchiare in avanti.

Ne è uscita una ripresa oscena, dove il Novara ha sfiorato più volte il gol e infine l’ha trovato.

Pazzini ha rimesso le cose a posto dopo meno di un giro di lancette con una prodezza, ma la partita, è brutto dirlo, sul campo è stata persa.

Le domande che mi sono sorte sono parecchie: perché insistere con Romulo che sembra un ex? Non si poteva piuttosto alzarlo sulla linea degli attaccanti x lo stanco e impalpabile Siligardi mantenendo il 4-3-3? Non era il caso di intervenire prima sul centrocampo che pareva il vero problema (Zuculini e Fossati stremati) piuttosto che operare cambi dietro e davanti?

Non spettava a me rispondere. Ho lasciato lo stadio tra i tifosi del Novara delusi e inviperiti coi loro.