10
lug 2017
AUTORE gaburro
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NON CEDERE ALLA VOGLIA MATTA

Attenzione a non farsi prendere troppo dalla… voglia matta.

Pazzini quest’anno ha fatto benissimo. In B. Nelle cinque stagioni precedenti ha convinto dal punto di vista realizzativo solo coi 15 gol di Milano. Che sappia segnare è fuori discussione, anche se in A, non dovendo piu recitare il ruolo di costanti protagonisti, potrebbe necessitare di una spalla.

E chi se non un rispolverato Cassano? Una coppia da sogno. Qualche anno fa. Oggi: un’incognita.

Non è mia intenzione fare da bastian contrario ad ogni costo (il mio pensiero su Cassano l’ho giá espresso). Voglio solo favorire alcune riflessioni.

Lodevole la volontá di Fusco di mettere a disposizione di Pecchia della qualitá assoluta per poter essere molto propositivi.

Ricordo però che la squadra non è riuscita ad essere così propositiva almeno per metá campionato di B. Da favorita. Ci riuscirá per più partite in A?

E quando servirá la sciabola al posto del (lento) fioretto in dotazione, chi combatterá?

Pazzini-Cassano è una coppia teorica, che saremo destinati a vedere poco assieme e solo in certe situazioni (mi auguro di essere smentito). Forse nei finali di gara arrembanti o in qualche altro caso eccezionale.

Ora: non cominciamo a tempestare il mister di moniti relativi al loro utilizzo simultaneo. Magari pure con Cerci. Lasciamolo costruire in pace il nuovo Hellas, che sia equilibrato e tosto. Perchè questo serve per salvarsi.

4-3-3 di base, con una bella idea Cerci a destra (può rivelarsi il giocatore giusto per garantire salto di qualitá davanti), Pazzini in mezzo e uno di gamba a sinistra (anche giovane, perche no?).

Poi Cassano pronto a entrare e rendersi utile con qualche palla inattiva e colpo in area.

Nulla di più. L’obiettivo non è scimmiottare il Real Madrid.

Senza dimenticare che la base della squadra è il reparto arretrato e che per permettersi qualitá davanti serve sostanza in mezzo. Quasi tutte le concorrenti alla salvezza hanno un bomber davanti… ma non sempre basta.

Fusco sta agendo con raziocinio e competenza. Qualcosa finalmente si muove. Lasciamolo lavorare, commentando i vari innesti, osservando, pazientando… senza farsi prendere troppo da voglie per nulla salutari.

 

 

03
lug 2017
AUTORE gaburro
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TONI E IL BOOMERANG DELLA CONFUSIONE

Ricordo quanto fastidio mi diede la conferenza stampa di addio di Gibo nonostante fosse una persona che stimavo. Uno sfogo contro Mandorlini che capivo nella sostanza ma non nella forma.

Toni se ne è andato nel modo peggiore.

Sbattere la porta non è mai bello e quasi mai giusto. Di cosa sarebbe stato colpevole Setti? Di non averlo confermato? Di avergli preferito Fusco?

Toni in fin dei conti è vittima della confusione iniziale. Confusione che però ha accettato allegramente. Forse perchè quando si è totalmente inesperti conviene partire in fianco a qualcun altro senza responsabilitá dirette, visto che difficilmente si può pretendere un’investitura a priori, per poi eventualmente farsi trovare pronti in caso di naufragio generale.

Per fortuna dei tifosi e della societá tutta, però, non c’è stato nessun naufragio. Forse non un miracolo sportivo (come ci ha tenuto a puntualizzare Luca) ma nemmeno un patatrac che potesse anche solo lomtanamente far pensare a un cambio di consegne.

Che consigli avrebbe dovuto ascoltare Fusco? Riguardo a cosa? E perchè? Forse il ds non avrá tutta sta esperienza e dovrá dimostrare quanto vale in A. Così come Pecchia. Ma pure Toni ha esperienza dirigenziale pari a zero. E quella in campo, come da lui stesso ribadito, non conta nulla. Capirei di più un Fusco che si confrontasse con Sabatini o Marotta!

Toni è stato un campione e a Verona ha fatto cose straordinarie. Vietato dimenticarlo, nonostante la caduta di stile dell’uscita di scena rumorosa. Spero per lui che possa costruirsi un futuro da dirigente altrove, magari facendo tesoro dell’esperienza di quest’anno.

Ma che esperienza potrebbe chiedersi qualcuno, visto che non ha mai avuto voce in capitolo?

Una cosa però questa stagione avrebbe dovuto insegnarla: la confusione non sempre si rivela alleata, anzi, a volte può diventare un boomerang.

23
giu 2017
AUTORE gaburro
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L’HELLAS CHE STA NASCENDO È POCA COSA (AL MOMENTO)

Mi pare vi sia dell’eccessivo ottimismo nell’aria… Ora: non è mia intenzione fomentare prematuri allarmismi, ma ci sono alcune considerazioni che in piena campagna acquisti mi sento di dover fare…

1) il modello NON PUO’ ESSERE il Crotone! Primo perchè si è salvato in maniera rocambolesca, ma soprattutto perchè era una societá che avrebbe accettato una retrocessione immediata senza fare una piega…

2) la rosa era una delle migliori della B…. ma la A è un’altra cosa e qui sento parlare di scommesse come fossero giá navigate certezze…

3) pensare che vi siano delle vittime predestinate e che quindi la salvezza possa essere piú facile di altre volte non aiuta ad approcciare bene con la stagione. Che Spal e Benevento partano dietro è tutto da dimostrare e… la terza? Chi sarebbe??? Al momento non esiste.

Detto questo:

- Nicolas non può asdolutamente essere considerato un potenziale titolare in A. Setve un portiere, e forte.

- L’unico difensore all’altezza è Ferrari. Poi vedo una manciata di buoni profili per la B. Basterá aggiungere un solo centralone esperto??? Non credo. E poi bisogna vedere chi sará; sento nomi poco affidabili. La difesa è il reparto cardine per chi si vuole salvare…

- Viviani stopperebbe Zuculini… ma sono giocatori diversissimi che necessitano di mezz’ali altrettanto diverse. Viviani-Bessa-Fossati in A è un centrocampo privo di filtro. Quindi bisognerebbe lavorare ad averli in rosa entrambi.

- Ben vengano punte esterne giovani a completare la rosa, ma ricordiamoci che attualmente l’Hellas non ne ha manco una. Quindi svezziamo volentieri qualche giovane di buone speranze ma in rosa serve qualche gol in più. Dipendere da Pazzini in toto avrebbe gli stessi rischi di quanto per anni si era scritto sulla Toni-dipendenza.

 

05
giu 2017
AUTORE gaburro
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CASSANO NON SERVE

Parliamoci chiaro: Cassano non serve a un piffero. Non so chi abbia interesse a far girare sta voce, ma se il ds sarà Fusco e il mister Pecchia l’ex campione barese può solo diventare un problema.

Di natura tecnica in primis. L’idea è dare un forte imprinting al progetto, con una squadra propositiva anche in A. Anzi, soprattutto in A. Il modulo base usato dal mister è un 4-3-3. Quest’anno lo ha raramente modificato e quasi mai con le due punte. Eviterei riferimenti al 4-2-3-1 semplicemente perché Cassano non è un giocatore che dal punto di vista difensivo oggi come oggi può fare il tre quarti. È una seconda punta che si disinteressa della fase difensiva. Che è diverso. Un lusso che una neo promossa ricca di incognite non può permettersi.

Di natura gestionale in secundis. Perché un giocatore di quel calibro che vivacchia in spogliatoio non è affatto di aiuto. Parliamo di un talento straordinario che però è completamente da verificare, oltre che per attitudine a entrare nell’impianto di gioco, per condizione fisica e tenuta. Se gioca poco avrà l’intelligenza di stare al suo posto, non fare cassanate, remare sempre dalla parte giusta, diventare addirittura un uomo spogliatoio??? Sarebbe la prima volta in carriera…

E allora evitiamo romanticismi autolesionistici e voli pindarici. Con l’ingaggio di Cassano si prendano due giocatori più giovani, sui quali investire, che possano aiutare mister e squadra a raggiungere gli obiettivi in linea con il vestito che Fusco vuole cucire addosso all’Hellas. E non mi sembra proprio che voglia essere un abito da giullare di corte. Un abito che sottintenda una squadra coesa, basata su un’idea di gioco forte ma capace di applicarsi molto anche in fase difensiva ha bisogno di giocatori diversi da Cassano. Magari meno forti a livello assoluto ma in grado di calarsi di piu nella parte.

Le risorse non mi paiono infinite… cerchiamo di non sperperarle.

20
mag 2017
AUTORE gaburro
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HELLAS VERONA COME MODELLO VINCENTE

Pecchia ha condotto il Verona in serie A. Giusto partire da questa premessa. Perché è stato un anno di turbinii mediatici pro e contro guida tecnica. E devo dire che non mi sono piaciuti.

Il progetto di Setti era ampio, prevedeva un profondo gioco di squadra, un ds affamato di affermarsi e un allenatore che fosse sua espressione diretta. Era serio, perché ci credeva, e lo ha dimostrato difendendo i suoi uomini nelle criticità. Ed era vincente, come il campo ha detto.

Quello del Verona di quest’anno non è soltanto un successo sportivo. È la consacrazione di un modello, che dovrebbe essere la base delle progettazioni stagionali e invece nel calcio di oggi è sempre più mosca bianca: un presidente appassionato che si sceglie un ds di fiducia il quale a sua volta sceglie un suo uomo per la panchina. Facile? Non proprio. Basti chiedere all’Inter per trovarne conferma.

Le squadre non sono accozzaglie di calciatori portati da persone diverse che un malcapitato allenatore deve cercare di assemblare come un puzzle, sotto lo sguardo cupo di un ds pronto a metterne in discussione ogni mossa e un presidente che minaccia ogni secondo di cambiare protagonisti. Le squadre devono essere opere d’arte e per esserlo devono nascere da un flusso di pensieri, devono essere prima immaginate e poi dirette, e ognuno deve rispettare mansioni e persone.

La città di Verona è tornata ad avere a che fare con la serie B e lo ha fatto con grande maturità, forse a volte scordandosi che si tratta di un campionato difficile, ma rispondendo sempre presente, quando contava, quando bisognava esserci.

Pecchia ha messo sé stesso nel progetto e alla fine ha avuto ragione. Non ha scimmiottato nessuno, ne tatticamente ne tanto meno nello stile. Ed è riuscito a trasmettere gran parte del suo modo di essere a chi lo circondava, portando un po’ di equilibrio in un mondo che di suo ne ha gran poco.

Abbiamo ammirato un Verona strepitoso per mesi, poi involuto, quindi pragmatico.

Qualcuno dice che il miglior Pecchia si e visto alla fine. Io dico che è grazie a quell’inizio che lui si è imposto, ha conquistato Setti e ha gettato le basi per la vittoria finale.

Non so se deciderà di rimanere. Ma se la base è quel modello, se Setti ha grande fiducia in Fusco e di conseguenza in lui… perché no?

Riuscire a mantenere la stessa unità interna anche in serie A rappresenta la prima sfida per il futuro.

18
mag 2017
AUTORE gaburro
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NIENTE MAGHEGGI A CESENA

È stata una settimana ricca di emozioni.

Sono passato dal sollievo per aver centrato i play off con la mia Caronnese alla speranza, solo accarezzata, di poter eliminare il Varese. Dalla tensione per la difficile gara interna contro il Carpi alla gioia per quanto stava avvenendo in campo e soprattutto quanto emergeva dalla radio.

A Cesena basta un punto?

Non è corretto. Serve almeno un punto. È diverso.

La partita è meno scontata di quel che si pensa per il semplice fatto che il punto, a loro, non serve.

Diverso sarebbe stato se il Cesena cercasse un punto per la matematica salvezza.

Quindi?

Possono subentrare miliardi di fattori, anche individuali e non controllabili da mister e società avversari.

Credo che in questi casi si muova il mondo. E il Frosinone faccia di tutto per regalarsi una possibilità che le cose vadano a suo vantaggio.

Io spero che ne esca una gara vera e che il Verona vinca. Il nostro calcio deve liberarsi di un retaggio eterno che porta i tifosi a immaginare sempre biscotti, accordi, magheggi vari.

Ogni tifoso del Verona dovrebbe augurarsi che il Cesena giochi alla morte e che la propria squadra vinca perché più forte. Sul campo.

Sennò non cresceremo mai.

11
mag 2017
AUTORE gaburro
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FIATO SOSPESO

A questo punto la squadra deve trattenere il respiro… e con lei la città. Qualsiasi discorso fatto in precedenza, piu o meno motivato, va congelato. Ho sentito critiche sul gioco e sul mister. Avevo scritto in tempi non sospetti di far lavorare Pecchia. E avevo ricordato che la B è lunga e dura. Non si può essere sempre brillanti. E nemmeno pensare di asfaltare sempre.

Pecchia era inesperto? Vero… ed è stato una scommessa della società. Se non salirà in A si potrà contestare. Ma se centra l’obiettivo…

A me sembra che la sua idea di calcio, quella pura, si sia apprezzata all’inizio. Ed è difficile dire che non fosse bella o redditizia. Poi quando la squadra è tornata sulla terra serviva più gestione che pallone, e in questo mi è parso di vedere che all’inesperienza del tecnico si sia sommata quella di una società non sempre in grado di capire i momenti, comunicare nel modo giusto, tutelare.

Non dimentichiamoci che anche Luca Toni era alle prime armi.

La squadra è cambiata, si è adattata alla categoria, ha imparato a vincere anche quando la gamba non ha girato.

Mi pare che soffra ancora molto le squadre che la sanno aggredire. Ma ci prova almeno a cercare altre vie x costruire.

Pazzini è stato risorsa e in certi momenti limite. Risorsa x i gol. Limite per una partecipazione alla manovra non sempre brillante. Averne di giocatori così, ma ai suoi cali di forma è spesso coinciso un calo della squadra.

Meglio a volte affiancargli uno? Il 433 è stato un modulo non sempre ideale?

Cazzate.

Il Verona è a un passo dall’obiettivo.

Ora tutti si deve concentrarsi su quello.

Alla fine il calcio resta legato ai risultati.

Il resto son chiacchiere.

11
apr 2017
AUTORE gaburro
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A NOVARA SI È PERSO…

Ieri sera ho deciso di andare a Novara. Avevo qualche ora e, essendo Caronno a una cinquantina di chilometri, ho pensato che ne valesse la pena, per vedere il Verona dal vivo.

Ho assistito a un primo tempo positivo. Non eccelso in rifinitura, perché ci si affidava a cross dalla tre quarti facili prede dei tre centrali piemontesi. Ma con qualche buona giocata davanti, gol compreso. Nelle due volte in cui il Novara ha contrattaccato si è però reso pericoloso, facendo suonare qualche campanello d’allarme. Dallo stadio la sensazione era che il Novara avesse spinto davvero poco, lasciando quasi sfogare i gialloblu.

Tra i singoli un Nicolas mai sicuro, due terzini (Romulo e Suprajen) mai puliti in zona cross e drammaticamente approssimativi in fase difensiva, i centrali che ci hanno provato anche se spesso si trovavano in 2:2 e finivano col pagare ogni mezzo errore. In mediana uno Zuculini solo a interdire e due mezze ali di grande qualità che permettevano un buon fraseggio sulla tre quarti avversaria, con però non sempre il varco giusto per l’imbucata davanti. Un Pazzini non in serata ma mal servito, un Siligardi al solito abulico e un Luppi migliore in campo nei primi 45′.

Poi il buio.

Al ritorno in campo la squadra non ci ha capito molto, anche x un calo fisico in mezzo al campo che era prevedibile. Nel primo tempo infatti si era speso molto raccogliendo poco. Il gol del pareggio, meritato, il Novara lo trova su una palla inattiva ributtata dentro, stessa lacuna mostrata nel primo tempo che aveva portato a rischiare. Poi sulla foga gli uomini di Boscaglia hanno sfiorato il vantaggio, con un incrocio dei pali incredibile colpito e una successiva conclusione che ha impallato Nicolas. Sono stati dieci minuti di inferno dove nessuno ci stava capendo nulla.

E in quei frangenti Pecchia non mi è piaciuto. Sia perché se ne è stato minuti pesanti a parlottare con Corrent sul da farsi, senza incitare, richiamare, incoraggiare, correggere; sia perché spaventato ha deciso di coprirsi, passando a un 5-3-2 che parlava da solo.

Qui la squadra ha mostrato tutti i suoi limiti, anche perché è parsa incapace di interpretare un copione diverso dal solito. Fin che si poteva fraseggiare nella loro metà campo come nel primo tempo tutto era chiaro, quando si doveva uscire da basso sul loro pressing alto si finiva quasi sempre con lo sparacchiare in avanti.

Ne è uscita una ripresa oscena, dove il Novara ha sfiorato più volte il gol e infine l’ha trovato.

Pazzini ha rimesso le cose a posto dopo meno di un giro di lancette con una prodezza, ma la partita, è brutto dirlo, sul campo è stata persa.

Le domande che mi sono sorte sono parecchie: perché insistere con Romulo che sembra un ex? Non si poteva piuttosto alzarlo sulla linea degli attaccanti x lo stanco e impalpabile Siligardi mantenendo il 4-3-3? Non era il caso di intervenire prima sul centrocampo che pareva il vero problema (Zuculini e Fossati stremati) piuttosto che operare cambi dietro e davanti?

Non spettava a me rispondere. Ho lasciato lo stadio tra i tifosi del Novara delusi e inviperiti coi loro. Come a dire: tutto il mondo è paese…

 

12
mar 2017
AUTORE gaburro
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PECCHIA SI TENGA QUALCHE CARTUCCIA DA SPARARE ALLA FINE

Quando si vuole e si riesce a star davanti serve una grande capacità: la resistenza. E non intendo soltanto quella fisica alla corsa o alla forza. Intendo quella mentale a gestire un esposizione che per forza di cose risulta amplificata.

Mentre si lotta per il vertice si sta sotto i riflettori. Gli avversari ti osservano, studiano e temono. I tifosi si aspettano sempre grandi cose. La stampa e i media utilizzano la lente di ingrandimento perché sanno che alla gente interessa sapere.

Un allenatore ha diverse armi per affrontare i vari momenti che una stagione propone. A seconda del carattere può essere più o meno riflessivo irruento, focoso o docile. L’importante, però, è che non si giochi mai tutte le carte.

Il rischio, infatti, con tutta questa esposizione, è che a furia di intervenire, esporsi, sbilanciarsi… le cartucce finiscano troppo presto e con esse la credibilità da parte del gruppo.

Il campionato di B è lunghissimo. Per questo non ho partecipato ai periodici linciaggi verso Pecchia. Il Verona è al vertice dall’inizio del campionato. Cosa deve fare???

Non si può vincere giocando sempre bene, anzi, come Allegri ha ricordato a Sconcerti qualche tempo fa, sono le partite portate a casa col minimo scarto e in giornate negative che alla fine fanno la differenza.

Sul lungo cammino che la B propone far fatica qualche mese è fisiologico.

Intanto se si batte l’Ascoli si è primi.

Il resto spero che Pecchia lo tenga per il rush finale, dove serve davvero incidere e decidere. Dove serve davvero sparare le cartucce migliori.

 

 

13
feb 2017
AUTORE gaburro
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COME PROVARE A RISOLVERE UNA CRISI

Mi trovo a vivere una crisi con la mia squadra: due punti nelle ultime quattro gare. Eravamo primi a +1 e ci troviamo ora a un punto dalle tre capolista.  È un campionato lento ed equilibratissimo.

Seguo a distanza il Verona e mi pare quasi che il nostro andamento sia similare. Di sicuro entrambi viviamo una crisi ed entrambi abbiamo perso il primo posto.

Non esistono soluzioni predefinite alle crisi perché le variabili sono moltissime e le situazioni uniche.

Pensavo però in questi giorni a una sorta di vademecum per cercare di uscirne.

1) fare un’analisi completa e approfondita delle ultime partite

2) capire se esiste un nesso tra loro, una recidività.

3) individuare una persona deputata a trovare una strada da percorrere

4) capire il livello di fiducia di cui gode questa persona dentro e fuori dallo spogliatoio

5) smascherare chi tende a parare il proprio culo

6) lavorare

Io provo ad applicarlo alla mia squadra… voi provate a farlo con il Verona.

Le difficoltà di applicazione sono le stesse a tutti i livelli. Partendo da analisi che siano davvero competenti, passando per la capacità di individuare il problema cardine e avere una persona (che dovrebbe essere il mister o un ds forte) capace di incidere nello spogliatoio supportata dalla vera fiducia della società.

La sindrome da paraculo è normale e umana e caratterizza tutte le crisi. Il calciatore tende a cercare colpevoli esterni, il medico si scaglia contro la preparazione o la gestione, il preparatore attacca fantomatiche lacune altrui, la società attacca la gestione tecnica, il mister se la prende con la campagna acquisti…

Se poi esistono stampa e tifosi di solito i problemi si amplificano.

L’allenatore deve avere la forza per mettere ordine in tutto questo casino. È l’unico che può farlo perché è l’unico checché se ne dica che rischia nell’immediato.

Credo che è in questi momenti che un allenatore può davvero attingere alla propria esperienza e al contempo farsene di nuova e preziosa.

Saltare i primi cinque punti e limitarsi a… lavorare… è il modo peggiore per affrontare le crisi. È un mettere la testa sotto la sabbia. È un pararsi il culo, per scelta o incapacità.

Mettersi in gioco e rischiare. Davvero. Di questo c’è bisogno nei momenti di crisi. E tocca al mister prendere l’iniziativa, cercando di non perdere mai di vista tutte le componenti, mettendole in relazione, meditando, attaccando, gestendo, scegliendo.

Un compito difficilissimo.