31
dic 2017
AUTORE gaburro
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4.695

PECCHIA MEGLIO DI MANDORLINI-DELNERI

Concordo totalmente con quanto dichiarato da Adani: “il Verona si è comportato bene, ha tenuto bene il campo nonostante avesse di fronte la Juventus, e nonostante la doccia gelida del gol a freddo”. E poi: “Alla fine ci saranno quattro o cinque colpi a livello di risultati che sposteranno gli equilibri, consentendo a una delle ultime quattro di salvarsi”.

I tifosi del Verona sono demotivati e intristiti, perchè il ritorno in serie A della prima era Setti dopo anni di inferno aveva illuso. E da delusi tendono spesso a mischiare responsabilitá, a prendersela un pò con tutti. È normale.
Insisto, da allenatore, a spezzare una lancia nei confronti di Pecchia. Anzi, molte volte invidio la sua capacitá di resistere, azzerare e ripartire. È acerbo, deve farsi, ha commesso errori. Ma vi assicuro che è difficile allenare una squadra cosí scarsa e dare l’idea di essere un buon allenatore. Vacilla perfino l’immagine di Semplici, che seppur in altre categorie ha molta più esperienza di lui. Vi diró di più: sono sempre più convinto che nove allenatori su dieci di quelli in circolazione avrebbero al suo posto fatto peggio.
Affrontare la serie A con Caracciolo (debuttante) e Hertoaux (riserva di una concorrente) centrali, un Caceres in affitto e una manciata di scommesse in difesa, Buchel unico giocatore di categoria (drammaticamente e inspiegabilmente massacrato dalla critica interna a inizio stagione) e praticamente il nulla cosmico in attacco (un pensionato e un lattante) e, ciò nonostante, essere in piena corsa salvezza (-2) al giro di boa, riuscendo a passare la palla alla societá cadendo in piedi, dicendole in pratica “ora tocca a voi non potete più nascondervi” non era riuscito, piaccia o no, nemmeno alla molto più ferrata, esperta, navigata coppia Mandorlini-Delneri.
Inutile fare discorsi del tipo “quel campionato era diverso” (la squadra deve salvarsi in questo, non in quello e se vogliamo dirla tutta quella rosa era nettamente superiore). La gestione Pecchia (e non mi riferisco a quella Fusco-Setti, sulla quale si potrebbe dal punto di vista sportivo tranquillamente sparare a zero) è stata decisamente migliore rispetto a quella di due anni fa. Questo porterá la squadra a salvarsi? Non lo possiamo sapere oggi. Certo, molto passerá dal mercato e dal tipo di girone di ritorno che si riuscirá a fare. Ma a dicembre, come qualche frettoloso aveva incautamente pronosticato d’estate, non sei retrocesso. E solo un kamikaze come Pecchia, con il suo carattere, la sua ambizione (a volte presunzione) e la sua incoscienza poteva riuscire nell’impresa.
Il Verona visto contro la Juve, tatticamente, mi è piaciuto. Ho visto la squadra che mi aveva colpito in positivo altre volte, contando anche il primo tempo di Bergamo e la gara col Milan (per fare due esempi). Una squadra cioè che non subisce la superioritá avversaria ma la sfida. Aggredendo, cercando di non rintanarsi dietro. Lo ritengo il modo migliore (quando si sta bene e si ha un po’ di gamba) per allenarsi in vista degli scontri diretti del girone di ritorno. Crotone in casa in primis. Inutile continuare a rimproverare a Pecchia che le gare durano novanta minuti e non quarantacinque, settanta, ottanta. Se sei scarso e giochi a salvarti devi saper trovare i lati positivi anche nelle sconfitte, altrimenti sei morto in partenza.
La realtá è una sola e il resto sono opunioni. L’Hellas Verona 2017-2018 targato Pecchia all’apertura del mercato di gennaio è in piena corsa salvezza. Ergo: un allenatore inesperto, antipatico, senza appeal, e chi più ne ha più ne metta è riuscito quasi a fare le nozze coi fichi secchi. Una delle tre squadre più scarse del campionato può ancora salvarsi (la Spal, dal punto di vista esclusivamente tecnico è un pelo superiore a Verona, Benevento e Crotone). E puó farlo senza miracoli (con frasi fatte tipo “se le vinciamo tutte da qui alla fine ci salviamo” o “saranno tutte finali”). Può farlo dando continuitá al suo lavoro (quello di campo) nonostante tutto e tutti (anche nonostante le tante sconfitte, che pesano e sembrano ogni volta azzerare il lavoro fatto). Ma può farlo soprattutto se nel mercato che va ad aprirsi il duo Fusco-Setti (che poi è solo Setti) decide di non fare da conparsa ma di provarci davvero.
Comunque vada, il girone di andata del Pecchia allenatore novello si chiude in linea coi programmi e soprattutto in linea con le speranze dei più: potersela giocare fino in fondo.
Ora la palla passa ad altri.

25
dic 2017
AUTORE gaburro
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2.807

FIABA DI NATALE (A CIASCUNO IL GIUSTO REGALO)

Quella che state per leggere è una fiaba. I personaggi sono chiaramente inventati (Babbo Natale, ad esempio, nella realtá non esiste) e anche se i nomi da lui citati possono ricordare personaggi reali, si tratta in tutto e per tutto di un’opera di fantasia (ogni riferimento a persona, situazione o cosa esistente è puramente casuale). Diciamo che è un modo “leggero” per far passare il Natale…

Buona lettura!

Anche Babbo Natale ha dei limiti. Se ne sta lì, nella sperduta Lapponia, indaffarato a incartare qualche regalo ritardatario, a rileggere letterine, tentare di esaudire desideri… Ma quanto casino su quella scrivania! Un assistente prova a mettere ordine. Una pila di lettere per ogni nazione. E poi un sacco di sottogruppi. – Ehi, Natale, e queste di chi sono? – Ah… quelle con il nastrino gialloblu sono tutte relative all’Hellas Verona. – Ma sono così tante? – Eh si… piccoli e grandi tifosi, calciatori, dirigenti… e poi ce n’è una proprio di Setti, il presidente. Fai una cosa: mettile tutte in quel grande scatolone, le riprenderó in mano più avanti, sono troppe e soprattutto mi chiedono tutte cose impossibili! – Impossibili, anche per te, Natale? Il vecchio di fronte a quella domanda sbuffa, ripensando allo sforzo profuso per regalare la vittoria contro il Milan, che un pò accontentava tutti. Ma che fatica! E per cosa poi che questi si son giá bruciati tutto in un’unica disgraziata occasione, a Udine? – Anche per me, certamente. E poi ci sono i tifosi avversari. Non posso mica accontentare sempre gli stessi! Anche se, pensandoci bene, in pochi mi chiedono dell’Hellas e delle sue sorti. Forse lo danno un po’ per spacciato. L’allenatore invece ci crede. Sai quante lettere? Una dietro l’altra, specie nell’ultimo periodo. Figlio mio… non son mica un Santo! E non solo i risultati (quelli bene o male me li chiedono tutti), ma il gioco, i gol segnati, quelli subiti, le domande che dovrebbero fare i giornalisti, i cori dei tifosi… mamma mia! Amico un po’ di tuo ce lo devi mettere anche tu! – E Setti? – Quello è strano. È l’unico che raramente mi chiede risultati. Si preoccupa di paracaduti, prestiti, progetti strani, centri sportivi… A volte nemmeno io lo capisco. Mi verrebbe da dirgli: guarda che se fai qualche risultato, metá delle cose che mi chiedi andrebbero a posto da sole! – E non glielo dici? – Ma no, si offenderebbe, è piuttosto permaloso. – E i giocatori? – Di tutto guarda. E non sono nemmeno d’accordo tra loro! Chi ti chiede una squadra nuova a gennaio, chi un allenatore diverso, chi pensa solo alle proprie presenze o ai gol che fa. Un macello. Qualcuno che mi chiede i risultati c’è anche, ma spesso rischio di accontentarne uno e scontentarne cento. – E i tifosi? – Di tutto. I più piccoli mi chiedono un altro scudetto. Poi più crescono e più diventano realisti. – In che senso? – Eh… alle elementari chiedono l’Europa League come l’Atalanta. Alle medie sono giá a una salvezza tranquilla. Attorno ai diciotto anni accetterebbero di soffrire, ma almeno giocando meglio. Poi sempre più delusi e fatalisti, decidono che la prioritá è l’allenatore o la societá. Arrivano a dirti meglio in C ma con un’altra proprietá o cose del genere. – Ma sono matti, dopo tutte le lettere che mandavano in quegli anni chiedendoci di tornare in A? – Taci, va… – E alla fine cosa hai deciso di regalare ad ognuno? – Alla fine ho optato per un regalo a testa. Non potevo mica diventar matto… – E che tipo di regalo? – Ai tifosi più giovani ho regalato la memoria, quella che invece avevano soltanto i loro padri e gli amici più datati. Con la memoria potranno ricordare momenti belli come lo scudetto e momenti brutti come la C1. Stará a loro poi interpretare il presente. Ai tifosi meno giovani invece ho regalato la capacitá di sognare, quella che è rimasta quasi solo ai loro figli. In questo modo potranno vivere meglio il presente e recuperare la gioia di vivere il momento, come contro il Milan. Non puó fare che bene. – Furbo! E ai calciatori? – Li sono andato sul pratico. Servivano troppe cose, ma avevo deciso di andare su un regalo unico… E alla fine mi è venuta un’idea: un lucchetto. – Un lucchetto? Uno a testa? Per farci cosa? – No, non uno a testa. Uno solo. L’ho consegnato al capitano. – E cosa se ne fanno di un lucchetto? – Lo mettono alla porta dello spogliatoio, chiudono dall’interno e tolgono la chiave. In modo che nessuno possa uscire, a oltranza. Credo che alla maggiorparte  di loro servano confronti veri, non buoni propositi di facciata. Stando chiusi per giorni in una stanza a volte si riescono a fare miracoli… – Eh, proprio di un miracolo avrebbero bisogno! E Pecchia? – Al mister ho regalato uno specchio. – Fico! Magico? – Più o meno… È uno specchio nel quale puoi rivederti per quello che sei stato, guardando nel passato e prendendo spunto per il futuro… – Tipo può vedere quando era calciatore? – Certo. Ma senza andare troppo indietro puó recuperare recenti frammenti di vanitá, propositivitá, ripetitivitá….. – Ne sará contento! – Al momento non tanto. Perchè stanno uscendo immagini distorte, tipo sormontate. Lo specchio sembra non riuscire a recuperare un’immagine nitida e unica. Devo vedere se riesco a ripararlo… – Ho capito. Ora torno a lavorare, Natale, che c’è un casino tra ste lettere! – Ma come, non mi chiedi di Setti? – Me ne stavo scordando… Sai, non si vede mai ultimamente! – Ahahah, hai ragione. Ma è il presidente, quindi ho deciso per un regalo speciale. – Tipo? – Gli ho regalato la memoria, la capacitá di sognare, un lucchetto e uno specchio magico. – Tutti assieme? – Si, gli servono. Con la memoria dovrebbe ricordarsi quanto diceva non più di un paio d’anni fa. – Ah, a breve termine quindi? – Esattamente. Modello Borussia Dortmund e cose del genere. La capacitá di sognare invece dovrebbe semplicemente recuperarla. Quando faceva certe dichiarazioni ne aveva moltissima. Ora sembra scomparsa. Il lucchetto invece vorrei lo usasse per chiudersi in una stanza. – Da solo? – Si, dovrebbe entrarci da solo. Poi riflettere, combattere, resistere, recuperare…. e alla fine uscire quando sará riuscito a far allontanare Fusco dal suo corpo. – Entrerá da solo e usciranno in due? – Esattamente. – E infine lo specchio… – Giá, lo specchio. Per rivedere quando era un pò Ranzani, ai tempi del mocassino facile. – Perchè? – Non c’è un motivo particolare, ma che vuoi, sono vecchio e semplicemente quel Setti mi manca. E credo manchi un pò anche a lui…

27
nov 2017
AUTORE gaburro
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4.033

PECCHIA, LA FIONDA E LA GUERRA TRA GIGANTI

Pecchia ha davvero davanti a sè un’impresa ardua, ai limiti dell’impossibile.

Alle porte di dicembre la classifica è inesorabile e lascia poco spazio ai sogni: una delle ultime due (non nominerei il Benevento per rispetto alla decenza) si può salvare se riesce a fare più punti delle squadre immediatamente a ridosso.

Le ultime tre, peró, sono le neo promosse. Questo è il calcio di serie A degli ultimi anni. Ho assistito a un’estate piena di complimenti alla Spal per la campagna acquisti e il “progetto” ma… sono li.

E chi sono queste squadre presunte “pericolanti” da andare a prendere?

Genoa 10, Sassuolo 11, Udinese e Crotone 12, Cagliari 15. Mi fermerei qui… 

Le uniche ancora novelle, che possono recitare la parte dell’Empoli dell’anno scorso, sono Cagliari e Crotone. Difficile che strutture societarie come Genoa, Sassuolo o Udinese sbaglino, capita una volta ogni cinque anni. 

Crotone e Cagliari per Empoli e Palermo l’anno scorso.

Bologna proprio per il Verona l’anno prima.

Palermo e Empoli per Cagliari e Parma nel 2014-2015

Sassuolo e Verona per Catania e Bologna nel 2013-2014.

Il che vuol dire che a salire e scendere sull’altalena sono state poche societá, tolti i crac di Parma e Catania come elementi eccezionali.

Cosa voglio dire? Che statisticamente fare la corsa su Genoa e Udinese è molto più difficile. E allora il margine di errore diventa esiguo.

A rendere più ardua la situazione ci hanno pensato le societá, con repentini e spesso mirati cambi di guida tecnica. Gli esoneri raramente migliorano le cose, ma resta il fatto che sia Genoa con Ballardini-Juric, sia Sassuolo con Iachini-Bucchi hanno acquistato in esperienza e spessore tecnico. Inutile nascondersi, si tratta di due “Golia”. Il meglio che restava sul mercato. Mi risulta piu difficile da comprendere Oddo per Delneri e non credo alla lunga Lopez-Rastelli possa rivelarsi decisiva. Peró il buon Pecchia, giovane e audace allenatore che si sta giocando la sua chance, può solo tenere nel mirino Lopez e Nicola, a conti fatti, guardandosi da Semplici (debuttante quanto lui).

Anche nella guerra tra allenatori (il piu inesperto, suo malgrado, è andato al Milan), “Davide” Pecchia parte in svantaggio. E non può certo fare affidamento su un’artiglieria pesante…

Non so se arriva in fondo, e tanto meno se si salva. Ma se lo fa può ritagliarsi senza dubbio una nuova etichetta di “allenatore dei miracoli”. Numeri alla mano.

26
nov 2017
AUTORE gaburro
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4.203

TIFO MALATO

Ci sono mille sfumature dietro al significato del verbo tifare. Che poi quando si traduce nell’essere tifoso va al di la del sostenere, incitare una squadra. Un tifoso non è soltanto un appassionato, è un figlio, partorito da dei colori che gli scorrono nelle vene per tutta la vita. E come tale vive diverse fasi: si emoziona, si fa accompagnare, si arrabbia, fa i capricci, ama.

Tifare una squadra che sta vivendo una parentesi difficile della propria storia è ancora più difficile, quindi più coinvolgente e empatizzante.

Tra qualche ora, ad esempio, io saró in panchina per una Gozzano-Como che solo a pronunciarla mi vengono i brividi. Un’intera cittá che ha fatto la storia del calcio italiano, che solo due anni fa militava in B e che adesso deve provare a contendere il primato a una realtá come la mia, espressione di un piccolo comune piemontese. Con le dovute proporzioni nel nostro girone possono fare pensieri simili i tifosi di Varese o Pavia. Eppure questo è il calcio, specie negli ultimi dieci anni, tra fallimenti e difficoltá varie, con altalene sportive che a volte fanno venire capogiri agli sventurati tifosi.

Ieri durante la partita del Verona, mentre stavo sul divano sperando mi passasse una fastidiosa febbre in vista del big match in programma dopo poche ore, scorrevo la bacheca di Facebook sul telefonino e leggevo di tutto. Tifosi ironici sul primo gol di Zuculini, altri che criticavano qualsiasi scelta di Pecchia, a prescindere, altri ancora che si auguravano di perdere in modo da vedere finalmente concretizzarsi un esonero che, sempre a loro dire, sarebbe l’unica speranza di salvezza.

Mi immaginavo queste decine, centinaia di tifosi dell’hellas riuniti in gruppi virtuali che davano sfogo alle loro frustrazioni, sorreggendosi a vicenda, augurandosi il male della propria squadra, di quei colori che dovrebbero scorrere nelle loro vene.

E li mi chiedevo: perchè? Perchè un tifoso non puó limitarsi a sostenere la propria squadra? Incazzandosi se perde e gioendo se vince? Perchè deve anche diventare esperto di tattica, politica societaria, marketing, psicologia eccetera? Perchè deve arrivare al punto da augurarsi il male?

Esasperato? Sarebbe questa la risposta? E allora ripensavo ai tifosi del Como, del Varese, del Pavia. O a quelli dell’Hellas costretti a sperare a Busto Arsizio di evitare di sparire.

E mi chiedo: fa così schifo fare la serie A? Siamo davvero convinti che piuttosto di quello che stiamo vedendo sarebbe meglio fare la B, la C, la D? Io non lo credo.

Se solo per un istante oscurassimo i media, i social e osservassimo la realtá cosa vedremmo? Una squadra che cerca di salvarsi con tutte le proprie forze, a un punto dalla zona salvezza, con un allenatore che da sempre ripete lo stesso mantra (impeccabile in questo) e non viene creduto, nonchè ascoltato, da nessuno. Un ds che, come vorrebbe qualsiasi allenatore, difende fino all’estremo il lavoro proprio e del suo staff. Un presidente che non dice nulla, ma nemmeno in negativo, lasciando di fatto lavorare i suoi uomini. Vedremmo cioè un contesto sportivo naturale, che dovrebbe essere l’auspicio di ogni tifoso.

Poi per caritá: se si va male ci si incavola, cinque sconfitte sono tante, col Bologna anche a me (che ero in studio a Telenuovo) sono cadute le braccia. Peró in egual misura si dovrebbe esultare e gioire per una vittoria! E tifare fin che c’è speranza!

Altrimenti si dimostra di appartenere a un tifo malato, viziato e inquinato da mass-media isterici e social network compulsivi. Malato almeno in egual misura, se non di più del calcio stesso.

12
nov 2017
AUTORE gaburro
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2.714

DA ZEMAN A POCHESCI, QUANDO IL SISTEMA SI RIBELLA

Certo che siamo proprio in Italia, nel senso più disfattista e autocommiserante che il termine, purtroppo, porta con sè.

Sono anni che la maggior parte non solo dei tifosi, ma anche degli addetti ai lavori si lamenta dell’andamento del calcio italiano, del suo impoverimento tecnico, del fatto che con le squadre nazionali (non solo la Maggiore) si fatichi sempre più quando ci si confronta con altre realtá. È un pensiero diffuso, si ribadisce quando ci si incontra e si discute. Per strada, in campo, al bar.

E perchè non cambia mai nulla? Per i motivi che da sempre vengono additati come responsabili dell’immobilismo: omertá, impermeabilità, clientelismo becero. Il sistema non vorrebbe cambiare.

Solo che quando qualcuno, da dentro, sbotta, anzichè essere apprezzato per il tentativo che fa, viene attaccato. E da chi? Dai compagni di sistema? Non solo! Anche dall’esterno, dagli stessi tifosi che invece dovrebbero accogliere con sollievo l’idea che forse quella graniticitá  del sistema a volte qualche piccola crepa la mostra.

Ripenso a Zeman e alle sue accuse. Apprezzato da molti, criticato da troppi. Ma come? Sputa sul piatto dove mangia? Ebbene si, se non si vuol essere pecoroni e si vuol smuovere qualcosa a volte bisogna farlo. E attenzione, raramente gli si contestava il merito. Tutti bene o male sospettavano quello che l’inchiesta sul doping ha poi confermato. Era il modo che stonava. Non poteva essere proprio un allenatore a dire certe cose. E chi allora??? Mistero.

Ieri tale Pochesci (che, ammetto, non avevo mai sentito parlare, per me era un nome scritto in piccolo in coda ai tabellini della B) in conferenza stampa di presentazione della sua Ternana si è lasciato andare a un paragone infausto: la sua squadra non avrebbe fatto come l’Italia di Ventura, che si è fatta menare. Apriti cielo. Ma come? Un allenatore di serie B, con tanto di media al seguito? E cosa avrebbe detto?

Ha detto che in Svezia abbiamo avuto paura, che ci siam fatti menare, che il livello degli svedesi corrisponde a quello di una serie C italiana, che se giochi con la paura ti fai autogol, che il calcio italiano si sta perdendo anche perchè a livello giovanile ormai giocano molti stranieri, che se un allenatore trasmette paura dovrebbe fare una grande autocritica.

Tutte veritá di dominio pubblico. Ma le ha dette!

Non condivido il passaggio colorito sugli oriundi. Credo che il problema dei troppi stranieri non c’entri proprio nulla con gli oriundi. E credo che il termine “profughi” potesse risparmiarselo. Per il resto, però, perchè sta dando cosí fastidio?

Io credo:

- che sia un allenatore ad amplificare quelle tematiche, in un momento cosí caldo, possa solo far bene al calcio.

- che il c.t. a fine gara anzichè analizzare i motivi di una prestazione incolore se la sia presa con arbitro e sfortuna faccia male al calcio molto più delle parole del pittoresco Pochesci.

- che smuovere le acque in questo momento non significhi per forza volere il male della Nazionale. La Svezia si può battere a Milano, ed è giusto tifare Italia fino all’ultimo secondo, ma l’ambiente si deve svegliare e ben vengano le bordate di Pochesci.

- che Tavecchio ha iniziato a parlare di Apocalisse mesi fa, portando tutti a pensarci sul serio. Il cervello umano funziona al contrario da questo punto di vista. “Non pensare a un elefante!”. E subito pensi proprio a un elefante. Scongiurare pubblicamente disfatte in anticipo significa spostare l’attenzione proprio sul peggio che potrebbe accadere. Per prevenire le Apocalissi bisogna lavorare a monte, non a valle.

- che l’intelligenza di un sistema stia nell’imparare le lezioni senza il bisogno di scottarsi. Vincere contro la Svezia vorrebbe dire scongiurare un’apocalisse per un soffio. Ma si potrebbe comunque aprire una seria e profonda riflessione che parta dai settori giovanili dilettantistici (organizzazione e regole delle competizioni) e arrivi alle Nazionali (criteri di selezione). E invece non accadrá. Come il Mondiale vinto nel 2006 ha affrancato tutte le colpe precedenti, così l’ammissione per il buco della serratura a Russia 2018 trasformerá in poche settimane in un lontano ricordo e in uno scampato pericolo le dichiarazioni di Pochesci e il sussulto di piccola parte del sistema.

06
nov 2017
AUTORE gaburro
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AZIENDALISMO SUICIDA, PERSONALITÁ FORTI ASSENTI

C’è un aspetto che balza all’occhio vedendo giocare il Verona, seguendone la settimana, le conferenze stampa e dichiarazioni pre o post gara, leggendo, scorrendo le fonti web ufficiali: l’assenza di personalità forti. Questo prescinde dallo spessore tecnico della squadra. E anche dai risultati modesti provenienti dal campo. Eppure tutte le componenti sembrano invocare una personalitá forte che nessuno mostra. I calciatori sono privi di compagni “importanti”. Gli unici che potrebbero esserlo sono i fantasmi di sè stessi e del proprio passato (Pazzini e Cerci, che giocano camminando). Gente come Souprayen, Fares, Fossati, Valoti, Verde o Kean va presa per mano e guidata dal campo in questa categoria, non lasciata a sè stessa. Dovrebbe farlo l’allenatore? Anche, ma allenare squadre scarse di personalitá (quindi scarse) richiede grande carisma e esperienza. E chi costruisce la squadra e sceglie la guida tecnica non può non saperlo. Ma è lo stesso Pecchia che in realtá, vista la sua poca esperienza e indiscutibile intelligenza, vorrebbe essere circondato da personalitá che invece latitano. Giocatori più tosti? Sicuramente. Ma anche un ds che si esponga, si faccia sentire, sappia trasmettere. E invece niente. Una realtá così povera di connotati caratteriali difficilmente puó far bene in uno sport di squadra. Solo un Presidente assolutamente carismatico, esposto, potente potrebbe fare da chioccia reale e sopperire. E questo non è Setti, sia perchè non ha quel potere, sia perchè per scelta mediatica suicida (mal consigliato?) vuole stare dietro le quinte.

Ne esce un insieme insicuro di persone che naufragano dolcemente.

Guardandosi indietro mai il Verona recente era stato così povero. Mandorlini poteva destare dubbi in materia tecnico-tattica, ma era di palese impatto mediatico. La tifoseria e forse anche la squadra avevano un referente ben chiaro. Quella personalitá era però scomoda al presidente, che ha da subito affermato di preferire figure più aziendaliste. Eh ma difficile trovare allenatori aziendalisti e forti. Un pò all’inizio compensava il focoso Sogliano. Memorabile quando andó in panchina in prima persona a guidare la squadra in B dopo espulsione del mister e ancor più memorabili certe sue conferenze stampa nei momenti critici . Anche lui però era indigesto, oltre che al mister (tipico di quando le personalitá forti abbondano, e oltre a loro due in campo c’era Toni) anche a Setti, che voleva un direttore piu morbido. Vedi Bigon. Vedi Fusco.

A.A.A. personalitá cercasi.

E se lo stesso presidente non la vuole? Allora son cazzi, almeno sportivamente parlando.

Non ricordo realtá così insipide nel calcio recente… la Samp di Gianpaolo, molto capace ma non certo di impatto mediatico, oltre a Quagliarella in campo ha Ferrero. Il Chievo del poco appariscente Campedelli e dal profilo volutamente basso ha in Maran un condottiero esperto, molto meno morbido di quanto l’aspetto pacato possa far intuire e Pellissier in spogliatoio, cioè la storia degli ultimi quindici anni della societá clivense: un monumento. Il Crotone ha il “personaggio Nicola”, il Genoa ha comunque Preziosi, la Spal è la creatura di Semplici… E infatti il Sassuolo si sta smarrendo (Di Francesco era un’istituzione).

In chi possiamo sperare a Verona? Non vedo figure forti in giro e non ne vedo all’orizzonte disposte al martirio (sarebbe Oddo la soluzione???). E tutto pare andare assolutamente bene al buon Setti.

Difficile allora diventare onestamente fiduciosi nemmeno quando qualcosa sembra girare bene (un tempo contro l’Atalanta o una sconfitta onorevole con l’Inter). La continuitá richiede qualcosa di più che non sembra esserci, e nemmeno essere nei desideri della proprietá.

L’unione di intenti, l’asse forte allenatore-ds-proprietá che in certi casi è diventato (altrove) segreto di successi, a Verona, quest’anno, pare potersi rivelare disastrosamente letale.

02
nov 2017
AUTORE gaburro
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1.816

ANALISI DEI DUE GOL SUBITI CONTRO L’INTER

Incredibile come anche i commentatori di Sky (con tanto di ex difensori in studio, vedi Costacurta e Minotti) abbiano cannato l’analisi del primo gol subito dal Verona contro l’Inter ad opera di Borja Valero.

Questa l’azione: Candreva porta palla sulla destra e la pennella in mezzo all’area col contagiri, Icardi rimane ad attaccare il centro-porta, accennando all’ultimo istante e con la palla giá in volo un’accelerazione millimetrica verso il primo palo e Borja Valero si inserisce sul secondo. La palla scavalca entrambi i centrali gialloblu e arriva allo spagnolo che, indisturbato, segna. 

Come si è comportata la linea difensiva del Verona? Il gol era evitabile?

Mentre Fares e Souprayen affrontano Candreva, Heurtaux cerca di recuperare il primo palo aspettandosi il cross. La sua corsa è quindi (giustamente) convergente. Icardi corre verso la porta marcato da Caracciolo, che non può come sostenuto dagli esperti commentatori, “passare” l’uomo a Heurtaux, per il semplice fatto che Icardi rimane costantemente dietro ad esso e il primo centrale deve mantenere quella posizione di anticipo per evitare che passino eventuali palloni tagliati tra linea e porta. Solo all’ultimo istante potrebbe staccarsi un pelo (Icardi che va a contatto con l’ex Udinese), ma non certo per marcare Borja Valero. L’unica speranza sarebbe stata quella di giocare d’anticipo ma viste le posizioni e la velocitá della palla dubito sarebbe riuscito a strisciarla.

Qualcuno ha addossato colpe a Nicolas, reo di non essere uscito, ma era una palla difficilissima e l’ingombro dei tre giocatori davanti a lui notevole. Il passo avanti che ha fatto, poi, ha influito poco sull’eventuale possibile miracolo in parata.

La domanda sorge spontanea: in tutto questo gioco di centimetri, il buon Romulo, dove era? È inaccettabile che in una linea difensiva che può prepararsi a difendere un cross con così tanto anticipo (Candreva l’ha condotta in fascia) il terzino opposto sia cosi fuori posizione. Di metri! Egli dovrebbe chiudere la diagonale all’altezza del secondo palo, allineato o quasi ai centrali. Il brasiliano era invece altissimo e, peggio ancora, fermo. Cioè non ha accennato minimamente a rimediare. Si noti che a inizio azione Borja Valero è più lontano di lui dalla porta!

Dormita grave, anzi gravissima.

Contro l’Inter posso accettare che Icardi stacchi di testa meglio dei miei centrali, ma non di prendere un gol per posizionamento così macroscopicamente errato del reparto.

E che dire del secondo gol?

Un corner contro senza nessun giocatore al limite dell’area a contrastare eventuali conclusioni da fuori. Non può succedere.

Il tutto all’interno della miglior prestazione stagionale: come a dire che di margini di miglioramento, ancora, ce ne sono.

25
ott 2017
AUTORE gaburro
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2.536

NULLA DI STRANO, È LA SERIE A 2.0

Nulla di nuovo, e nemmeno di strano, all’orizzinte.

Un derby giocato con il cuore, come l’Hellas dovrebbe sempre fare, ben approcciato ma sciaguratamente rovinato da uno Zuculini in versione sado-maso. E una trasferta proibitiva come quella di Bergamo, dove a un primo tempo sicuramente positivo e coraggioso ne è seguito un secondo dove la squadra ha accusato il colpo dell’1 a 0 (probabilmente anche per come è arrivato) e anzichè trovare le energie mentali per reagire si è lasciata travolgere dal ritrovato palleggio degli orobici che, forse a volte con la testa troppo in Europa, avevano snobbato i primi 45′ finendo con l’ingolfarsi da soli e rischiandi più volte addirittura di andare sotto.

Zero punti, non un buon modo per presentarsi alla gara contro l’Inter in arrivo.

Questa serie A 2.0 è davvero micidiale, snervante, ingenerosa… soprattutto per chi è davvero poco attrezzato e deve vivere sperando di lasciarsi dietro tre squadre a maggio. Devi azzerare e ripartire, racimolare qualche punto con le squadre della zona sinistra della classifica e giocarti dei veri e propri spareggi salvezza con le restanti 8-9 squadre più o meno alla portata. Difficile crescere come squadra, come gruppo, far maturare un progetto tattico. Molto difficile. Perchè servirebbe una continuitá di risultati o almeno di prestazioni per farlo. Continuitá che peró non può arrivare. Quindi ogni volta devi un po ripartire da zero, o trovare il buono anche dove di punti non se ne fanno…

E allora devi prendere atto del fatto che a 5′ dalla fine stavi pareggiando in dieci il derby e che a Bergamo per un tempo hai giocato quasi alla pari. Certo… soddisfazioni da poco…

Udinese, Cagliari, Sassuolo, Genoa, Crotone, Spal e Benevento. Queste sono le squadre contro le quali ci si gioca la salvezza. Tre punti col Benecento e uno a Crotone in trasferta. Sembra ce la si possa giocare… La risposta arriverá solo a fine andata.

Nelle altre gare (vedi Bergamo) la squadra deve arrivare con la testa giusta e sperare che l’avversario non sia in giornata (Samp) o sia propenso al suicidio (Toro).  Per fare punti con l’Atalanta devi almeno chiudere in vantaggio il primo tempo. E sperare che loro restino addormentati.

Mi chiedo peró cosa possa portare i tifosi a dire che qualsiasi allenatore avrebbe tolto Zuculini nel primo tempo nel derby o a non capire che Pazzini forse le gare ravvicinate non le regge.

Forse la disperazione.

P.s.

Il Chievo ne ha presi quattro dal Milan. La Spal dalla Juve. Genoa e Crotone perdono con Napoli e Roma come da copione. Udinese e Cagliari vincono i rispettivi scontri diretti.

Nulla di nuovo, e nemmeno di strano, all’orizzonte.

17
ott 2017
AUTORE gaburro
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Sport

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ROMULO HA CORSO PER TUTTA LA SQUADRA

Il gol spettacolare di Romulo ha scacciato interi camion rimorchio di pessimismi… Dopo una gara sofferta ma giocata meglio degli avversari, con agonismo ma senza mai fretta, dopo un’espulsione sacrosanta e una traversa che urla ancora vendetta, due erroracci di Valoti e un buon impatto del centrocampo con le forzeciociare Verde ha pennellato e il brasiliano ha trafitto con una naturalezza che appartiene solo a coloro che alla palla sanno dare “del tu”.

Il Bentegodi esplode in un urlo liberatorio, misto di gioia e incredulitá (sai com’è… un gol su azione non si vede tutti i giorni!) e lui cosa fa? Si posiziona come dovesse affrontare una finale dei cento metri alle Olimpiadi e poi scatta (uno scatto vero) fino a centrocampo.

Geniale. Fantastico. Sorprendente.

La più bella esultanza della storia del cslcio. Perchè?

Perchè non è frutto di vanitá personale (vedi orecchie, violini o magliette varie) ma riassume uno stato d’animo collettivo. In quella corsa ai mille all’ora verso il centrocampo c’era gioia e soffrrenza, incoscienza e voglia di non arrendersi. Romulo in quel tragitto era la squadra, tutta intera, che voleva far capire come non si volesse arrendere, come guardasse in faccia il destino prendendolo di petto. Sfidandolo anche.

Il Verona ha sei punti in classifica. Parco bottino dopo  otto partite ma sufficiente in questa serie A 3.0 per lasciarsi dietro non solo il Benevento (quasi giá spacciato a Ottobre, assurdo), ma anche Sassuolo, Spal e Genoa, tre realtá che hanno speso decisamente di più e hanno organici di tutto rispetto.

Dura? Certamente, lo sará.

Restano peró due dati incontrovertibili:

1) il Verona non è gia retrocesso in autunno come qualche pessimista singhiozzava un mese fa.

2) la nuova Serie A richiede parametri di valutazione diversi anche da parte dei tifosi, se è vero come è vero che  Udinese e Cagliari hanno gli stessi punti e l’Atalanta dei miracoli solo tre in più. Bisogna iniziare a esulrare anche per i pareggi…

03
ott 2017
AUTORE gaburro
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Sport

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LA SQUADRA È CON PECCHIA!

Incredibilmente, come per magia, la squadra è diventata applicata e ha mostrato carattere e l’allenatore… adeguato. Eppure è lo stesso gruppo che ha affrontato la Lazio. E lo stesso che aveva fermato la Samp.

Io capisco il malumore del tifoso che vorrebbe essere sempre competitivo con chiunque e invece si vede costretto a soffrire. Capisco anche chi vorrebbe una societá più forte, un calcio mercato più degno di questo nome.

Sono rivendicazioni legittime.

Dal punto di vista tecnico, peró ribadisco quello che ho sottolineato negli ultimi blog: questa squadra va aiutata. E stavolta, visto che la gara di Torino ha cambiato gli umori generali, queste righe possono leggerle tutti. Anche i pessimisti e gli ex pessimisti.

Ho letto in questi giorni paragoni continui tra questo Hellas e quelli passati (quelli più disastrosi, per capirsi). O tra il mister ed alcuni colleghi. Mi sembrano accostamenti un pelino azzardati. Questa stagione è nata con premesse assolutamente diverse da molte altre recenti e la serie A di oggi (con Napoli, Inter e Milan più vicine nei budget a Roma e Juventus) non è quella di cinque, quattro o tre anni fa.

Torino ha ribadito quello che si poteva intuire anche prima: si puó lottare per salvarsi.

La gara col Benevento, in tal senso, è di quelle da non sbagliare. Credo che i ragazzi e l’allenatore abbiano bisogno di una grande spinta da parte dell’ambiente (stadio e stampa).

Verona ha un’occasione d’oro per ribadire che vuole la serie A. E lo deve urlare, trasmettere alla squadra!

Ci saranno tempi e modi per fare un’analisi più approfondita, ricucire un dialogo con societá e presidenza (se lo si vorrá) far arrivare il proprio dissenso (se ce ne sará bisogno). Ora serve solo incitare, tifare e crederci.

Tutti riconoscono che per salvarsi serve un’impresa. E per realizzarla serve sinergia tra tutte le componenti.

La squadra è con Pecchia.

Pazzini è con Pecchia.

Almeno di questo, anche i più incalliti pessimisti, devono prendere atto.

Se i valori tecnici non sono superiori a quelli delle dirette concorrenti serve andare a trovare le risorse da qualche altra parte.

E una volta che i tifosi prendono atto che il gruppo è col mister e assieme stanno lavorando per riuscire nell’impresa, per me devono far sentire il loro sostegno.

Capirei di piú una contestazione costante e piú evidente alla dirigenza (anche se la sofferenza era stata annunciata).

Ma a mister e squadra, sinceramente, proprio no.