19
mar 2018
AUTORE gaburro
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COME ROCKY BALBOA (IL PLAGIO)

Non sono sparito, come qualcuno si augurava. E non ho nemmeno esaurito la fantasia (titolo del blog uguale a quello del Vigo). É che peobabilmente questo Verona troppo spesso suonato come un pugile evoca immagini simili nell’immaginario collettivo. E cosí capita che senza vedersi o sentirsi si pensi allo stesso titolo.

Il Gozzano in questa fase della stagione mi impegna molto, ma non così tanto da non farmi seguire, seppur in TV, le vicende dell’Hellas. Quindi osservo, in rispettoso silenzio, quanto accade domenicalmente.

E cosa noto da qui? L’instabilità e l’umoralità (sui social, ma immagino anche nei bar) tipiche di una piazza calda e sostanzialmente insoddisfatta come Verona. La situazione mi fa venire in mente il titolo dell’autobiografia di Duccio Forzano, il regista di Baglioni e del festival di Sanremo: come Rocky Balboa. Vi spiego perchè…

Per tutto il girone di andata ci si è scagliati contro Pecchia in primis e contro la società a ruota. Ho più volte sottolineato come non ci fossero responsabilità evidenti dell’allenatore, sia perchè lo ritenevo un tutt’uno con la dirigenza, sia perchè la maggior parte dei problemi strutturali della squadra mi pareva avesse origine a monte, nel modo con il quale era stata approntata la campagna acquisti e soprattutto nelle risorse (poche) che erano state messe a disposizione del mercato e della squadra. La vittoria contro il Milan aveva permesso alla società di guardare al mercato di gennaio come a una effettiva opportunità di porre rimedio a molti errori iniziali. E’ però stato così solo in parte, perchè se da un lato si sono fatti uscire alcuni giocatori che evidentemente erano per motivi diversi poco utili alla causa, dall’altro non in tutti i reparti e con la dovuta meticolosità si è intervenuti per rinforzare l’organico. In particolar modo mi ha lasciato perplesso il non arrivo di un centrocampista centrale in grado di sostituire a dovere Zuculini. La fase del disgelo, con prima Pecchia in trasmissione e poi Setti in videomessaggio, sembrava aver aperto una tregua con la tifoseria, suffragata dalle vittorie contro Toro e Chievo. Tutto facile? Ci si salva? Nemmeno il tempo di pensarlo ed ecco che arriva la scoppola con l’Atalanta (che quando è in giornata vale una big) e il disco sembra ripartire dall’inizio, dal tormentone Pecchia si – Pecchia no, le critiche a Fusco eccetera. Mi pare un pelino volubile la situazione.

Ricapitolando:

- il Verona è una delle squadre tecnicamente meno attrezzate della Serie A. Alias: se si salva dal punto di vista prettamente sportivo, rapporto qualità-risultato fa una sorta di “miracolo”. Questo valeva prima, e vale dopo il mercato di gennaio.

- Pecchia ha pregi e difetti, è giovane e inesperto, qualche volta ci ha azzeccato, spesso ha pagato la poca qualità a disposizione mostrando tratti di calcio adeguato vanificati da momenti di impasse. Andamento identico a quello di colleghi anche più esperti alla guida di squadre di bassissimo livello (vedi Del Neri a Udine in quella fase). Se salva il Verona fa bingo, se retrocede difficilmente si potrà dire sia stato per colpa sua. Qualcuno può contestare la linea iperprotettiva della società, ma nel calcio la controprova non c’è mai e statisticamente un esonero porta alla lunga più svantaggi che vantaggi.

- Setti ha provato a tendere una mano, per guadagnare tempo e tirare in là. Ci è riuscito solo in parte, perchè Verona non si accontenterà mai dello scenario che lui ha prospettato in video.

- Fusco ha fatto anche buone operazioni (a costo quasi zero) a gennaio, dal punto di vista prettamente tecnico non lo boccerei. Il centrocampo è l’unico neo e bisogna capire se è stata una scelta o se proprio non si è riusciti a tamponare. Per il resto sono arrivati giocatori in grado di dare una mano decisamente di più di chi è uscito (Zuculini a parte).

- I tifosi dovrebbero essere un pelino più pazienti e speranzosi, tanto non costa nulla. Se ci si salva, lo si fa in extremis. La squadra che si ripiglia contro Toro e Chievo è un bel segnale ma non si può pensare che asfalti tutti da qui alla fine, che la benedetta continuità arrivi e perduri, (servirebbero altri valori).

Giocare a salvarsi in queste condizioni è un po’ come giocare a fare il Rocky Balboa: cadi, ti rialzi e continui a combattere, come nulla fosse. Ti gonfiano come un pallone ma tu resisti. Non fa male. Vediamo come va a Benevento (è una gara insidiosa più di quello che si possa pensare). Non corriamo troppo con i pronostici, le previsioni, i sogni e le campane a morto. Il combattimento è ancora lungo e il pugile, seppur suonato, è in piedi e combatte.

13
feb 2018
AUTORE gaburro
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PECCHIA E I TIFOSI

Un giorno qualcuno mi spiegherá secondo che logica Pecchia dovrebbe andare in tv e dichiarare che si retrocederá, o che vuole dimettersi. Quale allenatore a stagione in corso puó scaricare la squadra o la societá per la quale lavora?

Credo che presentarsi in tv sia stato giusto. Troppo tardi? Inutile? Puó darsi. Ma giusto.

Ora: se uno non si espone, dovrebbe metterci la faccia. Se ce la mette: eh ma però poteva farlo prima. Non si è mai contenti, il che è comprensibile, visto che si è penultimi.

Il tifoso in questo momento ha bisogno di leggere che Pecchia è scarso. Chi non lo dichiara vuol dire che è un leccaculo. Mah… Qui ormai è una gara a chi lecca meglio. Solo che leccare i tifosi sembra essere più redditizio che leccare il mister. E se magari a uno non interessasse affatto di leccare qualcosa o qualcuno? Se semplicemente avesse un’idea diversa?

Pecchia ha fatto una miriade di errori. Lo hanno visto tutti e lo ha ribadito lui stesso. Io continuo a rimarcare che con squadre scarse gli errori si notano di più perchè si pagano quasi tutti. La maggior parte degli errori che Aĺlegri commette nella gestione delle partite della Juve passano inosservati, perchè la squadra vince comunque. Ora: più che ammettere pubblicamente di essere consapevole di averne fatti parecchi, che dovrebbe fare? Cospargersi il capo di cenere? Dimettersi? Ma perchè? Credo che uno stia li fin che ce lo lasciano, usi la chance e cerchi di raggiungere l’obiettivo. Questa è professionalitá. Il resto è Bar Sport.

Capitolo Pazzini – epurazioni varie: ma che domande gli fate? Ma secondo voi dice che sono scelte societarie? Sapete cosa rischia l’allenatore se dichiara una cosa del genere? La domanda è assolutamente inutile perchè la risposta è scontata nonchè nota. Per me è peofessionalitá anche questa, anche se in molti vorrebbero che si contraddicesse.

Il discorso è un altro: lo scollamento con la piazza è a questo punto insanabile e in tal senso l’intervista pubblica è servita a poco. Ma il suo vero obiettivo non erano i tifosi, era la squadra. Mi pare evidente il tentativo di provarea a fare quadrato in questi mesi per tentare l’impresa disperata. Ci riusciranno? Difficile. Ha un senso provarci? Certo che si!

E in tal senso va letto l’appello alla tifoseria. Una sorta di tregua per cercare di salvarsi. Mi pare una richiesta legittima, almeno da parte dell’area tecnica. Di sicuro la colpa non è dei tifosi. E di sicuro, però, il clima recente è ostile e non aiuta.

Probabilmente è giusto così, la squadra ha fatto troppo poco per meritarsi fiducia. Se si salva deve riuscirci da sola. La societá ha fatto ancora meno e gli errori di comunicazione sono stati tanti e grossi. I buoi sono scappati ed è inutile tentare di chiudere il recinto. Detto questo anche i tifosi a volte (non solo quelli dell’Hellas, è un difetto diffuso) rischiano di fare come quello che si taglia gli attributi per fare dispetto alla moglie. Non so se mi spiego…

04
feb 2018
AUTORE gaburro
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PAZZINI E PECCHIA, STESSO DESTINO…

È proprio bello poter osservare le situazioni senza il velo che l’essere tifosi inevitabilmente fa calare davanti agli occhi. D’altronde il tifoso è come il genitore: convinto di riuscire ad essere sempre obiettivo nei confronti del figlio. Naturale. Leggo tutti questi post “pro-Pazzini” e sorrido. Per chi vivesse fuori dal microcosmo “Hellas Verona” ieri è entrato in campo negli ultimi 10′ contro il Real e ha segnato, dopo che la sessione di mercato gli aveva permesso di cambiare casacca, salutare la comitiva e approdare in Spagna.

Si trattava e si tratta di un calciatore a fine carriera, un campione intendiamoci, che da diversi anni non aveva un rendimento all’altezza in serie A ma che aveva e ha ovviamente un tale repertorio tecnico che nel contesto giusto e motivato a dovere è in grado ancora di produrre qualche perla, che per un bomber si chiama gol. Molto bello il calcio che consente rivincite immediate e impensabili, inverte e sovverte pronostici, mostra sempre una pagina non scritta in un libro che non smette di rivelarsi emozionante. Perchè sorrido? Xche quelle emozioni spesso tradiscono e l’obiettivitá lascia spazio agli eccessi di analisi. È umano. Chi si scatena contro la societá Hellas Verona “rea” di averlo ceduto dimentica che la motivazione non era di certo tecnica (nessuno lo pensava), ma ecomomica. Il suo ingaggio era ritenuto insostenibile dagli stessi che glielo avevano proposto anni prima, perchè le carte in tavola erano cambiate e denari, pare, non ce ne fossero più. Ecco quindi “giustificata” quella sorta di mobbing nei suoi confronti, che noi vedavamo sfociare in scelte tecniche incomprensibili ma che a monte avrá avuto un’incrinazione totale dei rapporti umani tra le parti, un clima sempre più gelido e di conseguenza un rendimento distante da ciò che un calciatore dovrebbe garantire in serie A. Bello appurare ancora una volta come testa e gambe vadano a braccerto. A fare specie erano i modi usati dalla societá. Una sorta di masochismo, di autolesionismo. Evidentemente Pazzini aveva rifiutato di trasferirsi in estate o si era incaponito (come dargli torto?) a non tagliarsi lo stipendio. Ma tant’era: il rendimento era sempre più lontano da standard accettabili e la sua presenza in spogliatoio sempre più ingombrante.

Il gol di ieri, peró, è poca cosa per immaginare una “rinascita tecnica” del giocatore. Il gol di ieri nasce dall’accumulo emotivo che una situazione logorante come quella che ha vissuto negli ultimi mesi ha prodotto. Una sorta di sfogo liberatorio all’interno del quale le doti tecniche si esaltano. Pazzini per giustificare quell’ingaggio (non gioca gratis) dovrebbe trovare un rendimento accettabile nel medio periodo. Dovrebbe trovare una condizione che gli permetta di tenere il campo per più di una manciata di minuti. Perchè la regola “se contro il Real entra e segna, nel Verona doveva essere titolare” è autolesionistica. Nel calcio di oggi bisogna correre, in tutte le categorie, a ogni latitudine. Osannare un singolo evento e renderlo simbolo di un attacco (più che giustificato per una miriade di motivi) verso la societá Hellas Verona (imbarazzante per molte più scelte illogiche di quella legata al “caso Pazzini) è pericoloso e rischia di diventare un boomerang. Un pó come chi dopo una singola ed isolata vittoria (vedi Milan o Fiorentina) inizia a osannare il rendimento della squadra… Un episodio non basta, l’ho imparato leggendo post e blog di recente. Ora spero che Pazzini trovi veramente una degna dimensione. Il caso Toni a Verona dimostra come nel calcio anche in etá avanzata si possano trovare ‘nicchie di rendimento’. E spero soprattutto che la squadra ‘al risparmio’ tirata insieme dalla societá e affidata al ‘soldat(in)o Pecchia riesca a trovare la forza per tenere accesa la fiammella della speranza ancora un pó. Il calendario è durissimo. Ma a volte, nel calcio, situazioni estreme possono creare ‘accumuli emotivi’ capaci di sfociare in miracoli… vale per Pazzini… varrá anche per la squadra? Se Firenze sta a Pecchia come la gara col Real sta a Pazzini… la curiositá è legata alla verifica del rendimento neĺl’evento successivo. Pazzini dovrá dimostrare che il gol di ieri non è stato un fuoco di paglia, che puó tenere i ritmi del calcio di alto livello e che non è bollito. Poi, quando ci riuscirá, gli chiederemo spiegazioni su certe passeggiate a cui abbiamo assistito quest’anno. Pecchia dovrá dimostrare che quanto visto a Firenze non è solo frutto del caso. Poi, quando ci riuscirá, gli chiederemo spiegazioni di una certa confusione tattica percepita per mesi. 

24
gen 2018
AUTORE gaburro
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VI SPIEGO PERCHÈ DIFENDO PECCHIA

Se vado in tv e affermo che il tal giornalista, medico, avvocato è un incompetente, rischio una querela. Giustamente, perchè per sostenerlo devo avere delle prove. Se invece me la prendo con un allenatore di calcio posso dire e dirgli di tutto. Chiunque può. Perchè? Semplice, perchè nel calcio la contro prova non esiste e quindi è vero tutto e il contrario di tutto. Oddo a Pescara era incompetente e ora non più? Maran negli ultimi anni un genio e ora una schiappa? Non penso proprio. Solo che quando le cose vanno male un allenatore è sempre più esposto a situazioni estreme, sbaglia tanto perchè la scelta migliore sembra essere sempre quella non fatta e la propria posizione si indebolisce. Ecco perchè esistono gli esoneri: per sostituire chi è in difficoltá non perchè incompetente (sarebbe un paradosso visto che è stato scelto) ma perchè non ritenuto adatto in quel momento a perseguire l’obiettivo (incrinamento dei rapporti interpersonali, stato confusionale dipendente da risultati che non arrivano, divergenze con la proprietá… e chi più ne ha più ne metta). A chi spettano queste valutazioni? Alla societá, visto che l’allenatore lavora per essa. Lo preciso perchè nel nostro lavoro non si puó andar bene a tutti e spesso ci sono calciatori, dirigenti e tifosi che preferirebbero altri. Anche quando si vince. Figurarsi se le cose vanno male. 

Dopo questa lunga premessa vorrei ricordare che sono un allenatore in attivitá e non mi permetterei mai di andare a dire “Pecchia va cacciato” come qualcuno vorrebbe facessi. Non è che non voglio dire le cose come stanno o imbuonirmi la societá (??!!), semplicemente ho voluto sempre evidenziare cosa ci fosse di positivo nei vari passaggi che hanno caratterizzato la stagione dell’allenatore (visto che il negativo mi pareva evidente) cercando di fornire un punto di vista diverso. Non credo che Pecchia abbia bisogno di un avvocato difensore (visto che è avvocato lui stesso) ma invece penso che molti tifosi e pseudo addetti ai lavori necessitino di chiavi di lettura differenti e un pelo più incisive rispetto alla generica e pure squallida gogna mediatica fin troppo amplificata da certa stampa specializzata. Il mio intento non è salvare Pecchia (ci penserá da solo a salvarsi) ma provare a incidere su come il ruolo dell’allenatore é percepito e considerato dalla maggiorparte.

Pecchia non mi piace, non mi riconosco nel suo modello di calcio (nemmeno in quello della prima B, quando gli riusciva) e credo mi sarei comportato in modo diverso in molte situazioni al posto suo. In passato ho dissentito con altri allenatori gialloblu (nello specifico Mandorlini e Delneri) andando anche fin troppo in lá con la critica, ma sempre in buona fede e perchè li ritenevo inseriti in un contesto tecnicamente attrezzato, diciamo “normale”. Lo stesso é accaduto con Pecchia durante la scorsa stagione di B. Quest’anno peró non me la sono sentita, tanto era ed è imbarazzante il contesto tecnico e societario con il quale e nel quale si trova a lavorare. Ho inaugurato una sorta di relativismo, semplicemente per invitare i tifosi a rivolgere lo sguardo in un’altra direzione, a mio avviso molto più “colpevole” della situazione nella quale versa la squadra. Non mi meraviglio peró che la cosa non venga da tutti capita, per il semplice fatto che l’abbaglio-Pecchia è mantenuto vivo ad hoc, in modo che ci possa essere un colpevole facilmente riconoscibile oltre che antipatico e privo di feeling con la piazza. Un ruolo da lui accettato e pure ben recitato, ma che di fatto fa il gioco di chi dietro di lui nasconde la propria inadeguatezza. Pecchia è stato fin da subito l’allenatore di questo ds e il ds è fortemente legato al Presidente. E non metterlo in discussione alla fine garantisce la presenza costante di un capro espiatorio, anche se di fatto finisce con il non riconoscergli responsabilitá. Un boomerang per chi orchestra il giochetto che ormai sta iniziando la sua parabola di ritorno.

Non so, per concludere questo sfogo, quanto Pecchia rimarrá sulla panchina del Verona. E non mi interessa. Un esonero non si chiede, eventualmente si accetta. Mi piacerebbe peró che dopo questa vicenda qualche tifoso imparasse a focalizzare maggiormente le prioritá e i problemi. Pecchia, comunque vada, rimane un allenatore giovane ed emergente che ha vinto la B e si é fatto le ossa in una situazione disperata (così è vista dall’esterno). Rimarrá lì fin che ce lo lasceranno e professionalmente fa benissimo. I problemi del Verona, però, sono a monte. E se si deve contestare qualcuno, quello non è Pecchia, se non al pari di tutti i dipendenti e i tesserati della societá.

31
dic 2017
AUTORE gaburro
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PECCHIA MEGLIO DI MANDORLINI-DELNERI

Concordo totalmente con quanto dichiarato da Adani: “il Verona si è comportato bene, ha tenuto bene il campo nonostante avesse di fronte la Juventus, e nonostante la doccia gelida del gol a freddo”. E poi: “Alla fine ci saranno quattro o cinque colpi a livello di risultati che sposteranno gli equilibri, consentendo a una delle ultime quattro di salvarsi”.

I tifosi del Verona sono demotivati e intristiti, perchè il ritorno in serie A della prima era Setti dopo anni di inferno aveva illuso. E da delusi tendono spesso a mischiare responsabilitá, a prendersela un pò con tutti. È normale.
Insisto, da allenatore, a spezzare una lancia nei confronti di Pecchia. Anzi, molte volte invidio la sua capacitá di resistere, azzerare e ripartire. È acerbo, deve farsi, ha commesso errori. Ma vi assicuro che è difficile allenare una squadra cosí scarsa e dare l’idea di essere un buon allenatore. Vacilla perfino l’immagine di Semplici, che seppur in altre categorie ha molta più esperienza di lui. Vi diró di più: sono sempre più convinto che nove allenatori su dieci di quelli in circolazione avrebbero al suo posto fatto peggio.
Affrontare la serie A con Caracciolo (debuttante) e Hertoaux (riserva di una concorrente) centrali, un Caceres in affitto e una manciata di scommesse in difesa, Buchel unico giocatore di categoria (drammaticamente e inspiegabilmente massacrato dalla critica interna a inizio stagione) e praticamente il nulla cosmico in attacco (un pensionato e un lattante) e, ciò nonostante, essere in piena corsa salvezza (-2) al giro di boa, riuscendo a passare la palla alla societá cadendo in piedi, dicendole in pratica “ora tocca a voi non potete più nascondervi” non era riuscito, piaccia o no, nemmeno alla molto più ferrata, esperta, navigata coppia Mandorlini-Delneri.
Inutile fare discorsi del tipo “quel campionato era diverso” (la squadra deve salvarsi in questo, non in quello e se vogliamo dirla tutta quella rosa era nettamente superiore). La gestione Pecchia (e non mi riferisco a quella Fusco-Setti, sulla quale si potrebbe dal punto di vista sportivo tranquillamente sparare a zero) è stata decisamente migliore rispetto a quella di due anni fa. Questo porterá la squadra a salvarsi? Non lo possiamo sapere oggi. Certo, molto passerá dal mercato e dal tipo di girone di ritorno che si riuscirá a fare. Ma a dicembre, come qualche frettoloso aveva incautamente pronosticato d’estate, non sei retrocesso. E solo un kamikaze come Pecchia, con il suo carattere, la sua ambizione (a volte presunzione) e la sua incoscienza poteva riuscire nell’impresa.
Il Verona visto contro la Juve, tatticamente, mi è piaciuto. Ho visto la squadra che mi aveva colpito in positivo altre volte, contando anche il primo tempo di Bergamo e la gara col Milan (per fare due esempi). Una squadra cioè che non subisce la superioritá avversaria ma la sfida. Aggredendo, cercando di non rintanarsi dietro. Lo ritengo il modo migliore (quando si sta bene e si ha un po’ di gamba) per allenarsi in vista degli scontri diretti del girone di ritorno. Crotone in casa in primis. Inutile continuare a rimproverare a Pecchia che le gare durano novanta minuti e non quarantacinque, settanta, ottanta. Se sei scarso e giochi a salvarti devi saper trovare i lati positivi anche nelle sconfitte, altrimenti sei morto in partenza.
La realtá è una sola e il resto sono opunioni. L’Hellas Verona 2017-2018 targato Pecchia all’apertura del mercato di gennaio è in piena corsa salvezza. Ergo: un allenatore inesperto, antipatico, senza appeal, e chi più ne ha più ne metta è riuscito quasi a fare le nozze coi fichi secchi. Una delle tre squadre più scarse del campionato può ancora salvarsi (la Spal, dal punto di vista esclusivamente tecnico è un pelo superiore a Verona, Benevento e Crotone). E puó farlo senza miracoli (con frasi fatte tipo “se le vinciamo tutte da qui alla fine ci salviamo” o “saranno tutte finali”). Può farlo dando continuitá al suo lavoro (quello di campo) nonostante tutto e tutti (anche nonostante le tante sconfitte, che pesano e sembrano ogni volta azzerare il lavoro fatto). Ma può farlo soprattutto se nel mercato che va ad aprirsi il duo Fusco-Setti (che poi è solo Setti) decide di non fare da conparsa ma di provarci davvero.
Comunque vada, il girone di andata del Pecchia allenatore novello si chiude in linea coi programmi e soprattutto in linea con le speranze dei più: potersela giocare fino in fondo.
Ora la palla passa ad altri.

25
dic 2017
AUTORE gaburro
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FIABA DI NATALE (A CIASCUNO IL GIUSTO REGALO)

Quella che state per leggere è una fiaba. I personaggi sono chiaramente inventati (Babbo Natale, ad esempio, nella realtá non esiste) e anche se i nomi da lui citati possono ricordare personaggi reali, si tratta in tutto e per tutto di un’opera di fantasia (ogni riferimento a persona, situazione o cosa esistente è puramente casuale). Diciamo che è un modo “leggero” per far passare il Natale…

Buona lettura!

Anche Babbo Natale ha dei limiti. Se ne sta lì, nella sperduta Lapponia, indaffarato a incartare qualche regalo ritardatario, a rileggere letterine, tentare di esaudire desideri… Ma quanto casino su quella scrivania! Un assistente prova a mettere ordine. Una pila di lettere per ogni nazione. E poi un sacco di sottogruppi. – Ehi, Natale, e queste di chi sono? – Ah… quelle con il nastrino gialloblu sono tutte relative all’Hellas Verona. – Ma sono così tante? – Eh si… piccoli e grandi tifosi, calciatori, dirigenti… e poi ce n’è una proprio di Setti, il presidente. Fai una cosa: mettile tutte in quel grande scatolone, le riprenderó in mano più avanti, sono troppe e soprattutto mi chiedono tutte cose impossibili! – Impossibili, anche per te, Natale? Il vecchio di fronte a quella domanda sbuffa, ripensando allo sforzo profuso per regalare la vittoria contro il Milan, che un pò accontentava tutti. Ma che fatica! E per cosa poi che questi si son giá bruciati tutto in un’unica disgraziata occasione, a Udine? – Anche per me, certamente. E poi ci sono i tifosi avversari. Non posso mica accontentare sempre gli stessi! Anche se, pensandoci bene, in pochi mi chiedono dell’Hellas e delle sue sorti. Forse lo danno un po’ per spacciato. L’allenatore invece ci crede. Sai quante lettere? Una dietro l’altra, specie nell’ultimo periodo. Figlio mio… non son mica un Santo! E non solo i risultati (quelli bene o male me li chiedono tutti), ma il gioco, i gol segnati, quelli subiti, le domande che dovrebbero fare i giornalisti, i cori dei tifosi… mamma mia! Amico un po’ di tuo ce lo devi mettere anche tu! – E Setti? – Quello è strano. È l’unico che raramente mi chiede risultati. Si preoccupa di paracaduti, prestiti, progetti strani, centri sportivi… A volte nemmeno io lo capisco. Mi verrebbe da dirgli: guarda che se fai qualche risultato, metá delle cose che mi chiedi andrebbero a posto da sole! – E non glielo dici? – Ma no, si offenderebbe, è piuttosto permaloso. – E i giocatori? – Di tutto guarda. E non sono nemmeno d’accordo tra loro! Chi ti chiede una squadra nuova a gennaio, chi un allenatore diverso, chi pensa solo alle proprie presenze o ai gol che fa. Un macello. Qualcuno che mi chiede i risultati c’è anche, ma spesso rischio di accontentarne uno e scontentarne cento. – E i tifosi? – Di tutto. I più piccoli mi chiedono un altro scudetto. Poi più crescono e più diventano realisti. – In che senso? – Eh… alle elementari chiedono l’Europa League come l’Atalanta. Alle medie sono giá a una salvezza tranquilla. Attorno ai diciotto anni accetterebbero di soffrire, ma almeno giocando meglio. Poi sempre più delusi e fatalisti, decidono che la prioritá è l’allenatore o la societá. Arrivano a dirti meglio in C ma con un’altra proprietá o cose del genere. – Ma sono matti, dopo tutte le lettere che mandavano in quegli anni chiedendoci di tornare in A? – Taci, va… – E alla fine cosa hai deciso di regalare ad ognuno? – Alla fine ho optato per un regalo a testa. Non potevo mica diventar matto… – E che tipo di regalo? – Ai tifosi più giovani ho regalato la memoria, quella che invece avevano soltanto i loro padri e gli amici più datati. Con la memoria potranno ricordare momenti belli come lo scudetto e momenti brutti come la C1. Stará a loro poi interpretare il presente. Ai tifosi meno giovani invece ho regalato la capacitá di sognare, quella che è rimasta quasi solo ai loro figli. In questo modo potranno vivere meglio il presente e recuperare la gioia di vivere il momento, come contro il Milan. Non puó fare che bene. – Furbo! E ai calciatori? – Li sono andato sul pratico. Servivano troppe cose, ma avevo deciso di andare su un regalo unico… E alla fine mi è venuta un’idea: un lucchetto. – Un lucchetto? Uno a testa? Per farci cosa? – No, non uno a testa. Uno solo. L’ho consegnato al capitano. – E cosa se ne fanno di un lucchetto? – Lo mettono alla porta dello spogliatoio, chiudono dall’interno e tolgono la chiave. In modo che nessuno possa uscire, a oltranza. Credo che alla maggiorparte  di loro servano confronti veri, non buoni propositi di facciata. Stando chiusi per giorni in una stanza a volte si riescono a fare miracoli… – Eh, proprio di un miracolo avrebbero bisogno! E Pecchia? – Al mister ho regalato uno specchio. – Fico! Magico? – Più o meno… È uno specchio nel quale puoi rivederti per quello che sei stato, guardando nel passato e prendendo spunto per il futuro… – Tipo può vedere quando era calciatore? – Certo. Ma senza andare troppo indietro puó recuperare recenti frammenti di vanitá, propositivitá, ripetitivitá….. – Ne sará contento! – Al momento non tanto. Perchè stanno uscendo immagini distorte, tipo sormontate. Lo specchio sembra non riuscire a recuperare un’immagine nitida e unica. Devo vedere se riesco a ripararlo… – Ho capito. Ora torno a lavorare, Natale, che c’è un casino tra ste lettere! – Ma come, non mi chiedi di Setti? – Me ne stavo scordando… Sai, non si vede mai ultimamente! – Ahahah, hai ragione. Ma è il presidente, quindi ho deciso per un regalo speciale. – Tipo? – Gli ho regalato la memoria, la capacitá di sognare, un lucchetto e uno specchio magico. – Tutti assieme? – Si, gli servono. Con la memoria dovrebbe ricordarsi quanto diceva non più di un paio d’anni fa. – Ah, a breve termine quindi? – Esattamente. Modello Borussia Dortmund e cose del genere. La capacitá di sognare invece dovrebbe semplicemente recuperarla. Quando faceva certe dichiarazioni ne aveva moltissima. Ora sembra scomparsa. Il lucchetto invece vorrei lo usasse per chiudersi in una stanza. – Da solo? – Si, dovrebbe entrarci da solo. Poi riflettere, combattere, resistere, recuperare…. e alla fine uscire quando sará riuscito a far allontanare Fusco dal suo corpo. – Entrerá da solo e usciranno in due? – Esattamente. – E infine lo specchio… – Giá, lo specchio. Per rivedere quando era un pò Ranzani, ai tempi del mocassino facile. – Perchè? – Non c’è un motivo particolare, ma che vuoi, sono vecchio e semplicemente quel Setti mi manca. E credo manchi un pò anche a lui…

27
nov 2017
AUTORE gaburro
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PECCHIA, LA FIONDA E LA GUERRA TRA GIGANTI

Pecchia ha davvero davanti a sè un’impresa ardua, ai limiti dell’impossibile.

Alle porte di dicembre la classifica è inesorabile e lascia poco spazio ai sogni: una delle ultime due (non nominerei il Benevento per rispetto alla decenza) si può salvare se riesce a fare più punti delle squadre immediatamente a ridosso.

Le ultime tre, peró, sono le neo promosse. Questo è il calcio di serie A degli ultimi anni. Ho assistito a un’estate piena di complimenti alla Spal per la campagna acquisti e il “progetto” ma… sono li.

E chi sono queste squadre presunte “pericolanti” da andare a prendere?

Genoa 10, Sassuolo 11, Udinese e Crotone 12, Cagliari 15. Mi fermerei qui… 

Le uniche ancora novelle, che possono recitare la parte dell’Empoli dell’anno scorso, sono Cagliari e Crotone. Difficile che strutture societarie come Genoa, Sassuolo o Udinese sbaglino, capita una volta ogni cinque anni. 

Crotone e Cagliari per Empoli e Palermo l’anno scorso.

Bologna proprio per il Verona l’anno prima.

Palermo e Empoli per Cagliari e Parma nel 2014-2015

Sassuolo e Verona per Catania e Bologna nel 2013-2014.

Il che vuol dire che a salire e scendere sull’altalena sono state poche societá, tolti i crac di Parma e Catania come elementi eccezionali.

Cosa voglio dire? Che statisticamente fare la corsa su Genoa e Udinese è molto più difficile. E allora il margine di errore diventa esiguo.

A rendere più ardua la situazione ci hanno pensato le societá, con repentini e spesso mirati cambi di guida tecnica. Gli esoneri raramente migliorano le cose, ma resta il fatto che sia Genoa con Ballardini-Juric, sia Sassuolo con Iachini-Bucchi hanno acquistato in esperienza e spessore tecnico. Inutile nascondersi, si tratta di due “Golia”. Il meglio che restava sul mercato. Mi risulta piu difficile da comprendere Oddo per Delneri e non credo alla lunga Lopez-Rastelli possa rivelarsi decisiva. Peró il buon Pecchia, giovane e audace allenatore che si sta giocando la sua chance, può solo tenere nel mirino Lopez e Nicola, a conti fatti, guardandosi da Semplici (debuttante quanto lui).

Anche nella guerra tra allenatori (il piu inesperto, suo malgrado, è andato al Milan), “Davide” Pecchia parte in svantaggio. E non può certo fare affidamento su un’artiglieria pesante…

Non so se arriva in fondo, e tanto meno se si salva. Ma se lo fa può ritagliarsi senza dubbio una nuova etichetta di “allenatore dei miracoli”. Numeri alla mano.

26
nov 2017
AUTORE gaburro
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TIFO MALATO

Ci sono mille sfumature dietro al significato del verbo tifare. Che poi quando si traduce nell’essere tifoso va al di la del sostenere, incitare una squadra. Un tifoso non è soltanto un appassionato, è un figlio, partorito da dei colori che gli scorrono nelle vene per tutta la vita. E come tale vive diverse fasi: si emoziona, si fa accompagnare, si arrabbia, fa i capricci, ama.

Tifare una squadra che sta vivendo una parentesi difficile della propria storia è ancora più difficile, quindi più coinvolgente e empatizzante.

Tra qualche ora, ad esempio, io saró in panchina per una Gozzano-Como che solo a pronunciarla mi vengono i brividi. Un’intera cittá che ha fatto la storia del calcio italiano, che solo due anni fa militava in B e che adesso deve provare a contendere il primato a una realtá come la mia, espressione di un piccolo comune piemontese. Con le dovute proporzioni nel nostro girone possono fare pensieri simili i tifosi di Varese o Pavia. Eppure questo è il calcio, specie negli ultimi dieci anni, tra fallimenti e difficoltá varie, con altalene sportive che a volte fanno venire capogiri agli sventurati tifosi.

Ieri durante la partita del Verona, mentre stavo sul divano sperando mi passasse una fastidiosa febbre in vista del big match in programma dopo poche ore, scorrevo la bacheca di Facebook sul telefonino e leggevo di tutto. Tifosi ironici sul primo gol di Zuculini, altri che criticavano qualsiasi scelta di Pecchia, a prescindere, altri ancora che si auguravano di perdere in modo da vedere finalmente concretizzarsi un esonero che, sempre a loro dire, sarebbe l’unica speranza di salvezza.

Mi immaginavo queste decine, centinaia di tifosi dell’hellas riuniti in gruppi virtuali che davano sfogo alle loro frustrazioni, sorreggendosi a vicenda, augurandosi il male della propria squadra, di quei colori che dovrebbero scorrere nelle loro vene.

E li mi chiedevo: perchè? Perchè un tifoso non puó limitarsi a sostenere la propria squadra? Incazzandosi se perde e gioendo se vince? Perchè deve anche diventare esperto di tattica, politica societaria, marketing, psicologia eccetera? Perchè deve arrivare al punto da augurarsi il male?

Esasperato? Sarebbe questa la risposta? E allora ripensavo ai tifosi del Como, del Varese, del Pavia. O a quelli dell’Hellas costretti a sperare a Busto Arsizio di evitare di sparire.

E mi chiedo: fa così schifo fare la serie A? Siamo davvero convinti che piuttosto di quello che stiamo vedendo sarebbe meglio fare la B, la C, la D? Io non lo credo.

Se solo per un istante oscurassimo i media, i social e osservassimo la realtá cosa vedremmo? Una squadra che cerca di salvarsi con tutte le proprie forze, a un punto dalla zona salvezza, con un allenatore che da sempre ripete lo stesso mantra (impeccabile in questo) e non viene creduto, nonchè ascoltato, da nessuno. Un ds che, come vorrebbe qualsiasi allenatore, difende fino all’estremo il lavoro proprio e del suo staff. Un presidente che non dice nulla, ma nemmeno in negativo, lasciando di fatto lavorare i suoi uomini. Vedremmo cioè un contesto sportivo naturale, che dovrebbe essere l’auspicio di ogni tifoso.

Poi per caritá: se si va male ci si incavola, cinque sconfitte sono tante, col Bologna anche a me (che ero in studio a Telenuovo) sono cadute le braccia. Peró in egual misura si dovrebbe esultare e gioire per una vittoria! E tifare fin che c’è speranza!

Altrimenti si dimostra di appartenere a un tifo malato, viziato e inquinato da mass-media isterici e social network compulsivi. Malato almeno in egual misura, se non di più del calcio stesso.

12
nov 2017
AUTORE gaburro
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DA ZEMAN A POCHESCI, QUANDO IL SISTEMA SI RIBELLA

Certo che siamo proprio in Italia, nel senso più disfattista e autocommiserante che il termine, purtroppo, porta con sè.

Sono anni che la maggior parte non solo dei tifosi, ma anche degli addetti ai lavori si lamenta dell’andamento del calcio italiano, del suo impoverimento tecnico, del fatto che con le squadre nazionali (non solo la Maggiore) si fatichi sempre più quando ci si confronta con altre realtá. È un pensiero diffuso, si ribadisce quando ci si incontra e si discute. Per strada, in campo, al bar.

E perchè non cambia mai nulla? Per i motivi che da sempre vengono additati come responsabili dell’immobilismo: omertá, impermeabilità, clientelismo becero. Il sistema non vorrebbe cambiare.

Solo che quando qualcuno, da dentro, sbotta, anzichè essere apprezzato per il tentativo che fa, viene attaccato. E da chi? Dai compagni di sistema? Non solo! Anche dall’esterno, dagli stessi tifosi che invece dovrebbero accogliere con sollievo l’idea che forse quella graniticitá  del sistema a volte qualche piccola crepa la mostra.

Ripenso a Zeman e alle sue accuse. Apprezzato da molti, criticato da troppi. Ma come? Sputa sul piatto dove mangia? Ebbene si, se non si vuol essere pecoroni e si vuol smuovere qualcosa a volte bisogna farlo. E attenzione, raramente gli si contestava il merito. Tutti bene o male sospettavano quello che l’inchiesta sul doping ha poi confermato. Era il modo che stonava. Non poteva essere proprio un allenatore a dire certe cose. E chi allora??? Mistero.

Ieri tale Pochesci (che, ammetto, non avevo mai sentito parlare, per me era un nome scritto in piccolo in coda ai tabellini della B) in conferenza stampa di presentazione della sua Ternana si è lasciato andare a un paragone infausto: la sua squadra non avrebbe fatto come l’Italia di Ventura, che si è fatta menare. Apriti cielo. Ma come? Un allenatore di serie B, con tanto di media al seguito? E cosa avrebbe detto?

Ha detto che in Svezia abbiamo avuto paura, che ci siam fatti menare, che il livello degli svedesi corrisponde a quello di una serie C italiana, che se giochi con la paura ti fai autogol, che il calcio italiano si sta perdendo anche perchè a livello giovanile ormai giocano molti stranieri, che se un allenatore trasmette paura dovrebbe fare una grande autocritica.

Tutte veritá di dominio pubblico. Ma le ha dette!

Non condivido il passaggio colorito sugli oriundi. Credo che il problema dei troppi stranieri non c’entri proprio nulla con gli oriundi. E credo che il termine “profughi” potesse risparmiarselo. Per il resto, però, perchè sta dando cosí fastidio?

Io credo:

- che sia un allenatore ad amplificare quelle tematiche, in un momento cosí caldo, possa solo far bene al calcio.

- che il c.t. a fine gara anzichè analizzare i motivi di una prestazione incolore se la sia presa con arbitro e sfortuna faccia male al calcio molto più delle parole del pittoresco Pochesci.

- che smuovere le acque in questo momento non significhi per forza volere il male della Nazionale. La Svezia si può battere a Milano, ed è giusto tifare Italia fino all’ultimo secondo, ma l’ambiente si deve svegliare e ben vengano le bordate di Pochesci.

- che Tavecchio ha iniziato a parlare di Apocalisse mesi fa, portando tutti a pensarci sul serio. Il cervello umano funziona al contrario da questo punto di vista. “Non pensare a un elefante!”. E subito pensi proprio a un elefante. Scongiurare pubblicamente disfatte in anticipo significa spostare l’attenzione proprio sul peggio che potrebbe accadere. Per prevenire le Apocalissi bisogna lavorare a monte, non a valle.

- che l’intelligenza di un sistema stia nell’imparare le lezioni senza il bisogno di scottarsi. Vincere contro la Svezia vorrebbe dire scongiurare un’apocalisse per un soffio. Ma si potrebbe comunque aprire una seria e profonda riflessione che parta dai settori giovanili dilettantistici (organizzazione e regole delle competizioni) e arrivi alle Nazionali (criteri di selezione). E invece non accadrá. Come il Mondiale vinto nel 2006 ha affrancato tutte le colpe precedenti, così l’ammissione per il buco della serratura a Russia 2018 trasformerá in poche settimane in un lontano ricordo e in uno scampato pericolo le dichiarazioni di Pochesci e il sussulto di piccola parte del sistema.

06
nov 2017
AUTORE gaburro
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Sport

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AZIENDALISMO SUICIDA, PERSONALITÁ FORTI ASSENTI

C’è un aspetto che balza all’occhio vedendo giocare il Verona, seguendone la settimana, le conferenze stampa e dichiarazioni pre o post gara, leggendo, scorrendo le fonti web ufficiali: l’assenza di personalità forti. Questo prescinde dallo spessore tecnico della squadra. E anche dai risultati modesti provenienti dal campo. Eppure tutte le componenti sembrano invocare una personalitá forte che nessuno mostra. I calciatori sono privi di compagni “importanti”. Gli unici che potrebbero esserlo sono i fantasmi di sè stessi e del proprio passato (Pazzini e Cerci, che giocano camminando). Gente come Souprayen, Fares, Fossati, Valoti, Verde o Kean va presa per mano e guidata dal campo in questa categoria, non lasciata a sè stessa. Dovrebbe farlo l’allenatore? Anche, ma allenare squadre scarse di personalitá (quindi scarse) richiede grande carisma e esperienza. E chi costruisce la squadra e sceglie la guida tecnica non può non saperlo. Ma è lo stesso Pecchia che in realtá, vista la sua poca esperienza e indiscutibile intelligenza, vorrebbe essere circondato da personalitá che invece latitano. Giocatori più tosti? Sicuramente. Ma anche un ds che si esponga, si faccia sentire, sappia trasmettere. E invece niente. Una realtá così povera di connotati caratteriali difficilmente puó far bene in uno sport di squadra. Solo un Presidente assolutamente carismatico, esposto, potente potrebbe fare da chioccia reale e sopperire. E questo non è Setti, sia perchè non ha quel potere, sia perchè per scelta mediatica suicida (mal consigliato?) vuole stare dietro le quinte.

Ne esce un insieme insicuro di persone che naufragano dolcemente.

Guardandosi indietro mai il Verona recente era stato così povero. Mandorlini poteva destare dubbi in materia tecnico-tattica, ma era di palese impatto mediatico. La tifoseria e forse anche la squadra avevano un referente ben chiaro. Quella personalitá era però scomoda al presidente, che ha da subito affermato di preferire figure più aziendaliste. Eh ma difficile trovare allenatori aziendalisti e forti. Un pò all’inizio compensava il focoso Sogliano. Memorabile quando andó in panchina in prima persona a guidare la squadra in B dopo espulsione del mister e ancor più memorabili certe sue conferenze stampa nei momenti critici . Anche lui però era indigesto, oltre che al mister (tipico di quando le personalitá forti abbondano, e oltre a loro due in campo c’era Toni) anche a Setti, che voleva un direttore piu morbido. Vedi Bigon. Vedi Fusco.

A.A.A. personalitá cercasi.

E se lo stesso presidente non la vuole? Allora son cazzi, almeno sportivamente parlando.

Non ricordo realtá così insipide nel calcio recente… la Samp di Gianpaolo, molto capace ma non certo di impatto mediatico, oltre a Quagliarella in campo ha Ferrero. Il Chievo del poco appariscente Campedelli e dal profilo volutamente basso ha in Maran un condottiero esperto, molto meno morbido di quanto l’aspetto pacato possa far intuire e Pellissier in spogliatoio, cioè la storia degli ultimi quindici anni della societá clivense: un monumento. Il Crotone ha il “personaggio Nicola”, il Genoa ha comunque Preziosi, la Spal è la creatura di Semplici… E infatti il Sassuolo si sta smarrendo (Di Francesco era un’istituzione).

In chi possiamo sperare a Verona? Non vedo figure forti in giro e non ne vedo all’orizzonte disposte al martirio (sarebbe Oddo la soluzione???). E tutto pare andare assolutamente bene al buon Setti.

Difficile allora diventare onestamente fiduciosi nemmeno quando qualcosa sembra girare bene (un tempo contro l’Atalanta o una sconfitta onorevole con l’Inter). La continuitá richiede qualcosa di più che non sembra esserci, e nemmeno essere nei desideri della proprietá.

L’unione di intenti, l’asse forte allenatore-ds-proprietá che in certi casi è diventato (altrove) segreto di successi, a Verona, quest’anno, pare potersi rivelare disastrosamente letale.