20
ago 2017
AUTORE gaburro
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Sport

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HELLAS VERONA COME MODELLO VINCENTE

Pecchia ha condotto il Verona in serie A. Giusto partire da questa premessa. Perché è stato un anno di turbinii mediatici pro e contro guida tecnica. E devo dire che non mi sono piaciuti.

Il progetto di Setti era ampio, prevedeva un profondo gioco di squadra, un ds affamato di affermarsi e un allenatore che fosse sua espressione diretta. Era serio, perché ci credeva, e lo ha dimostrato difendendo i suoi uomini nelle criticità.

  • Ed era vincente, come il campo ha detto.

    Quello del Verona di quest’anno non è soltanto un successo sportivo. È la consacrazione di un modello, che dovrebbe essere la base delle progettazioni stagionali e invece nel calcio di oggi è sempre più mosca bianca: un presidente appassionato che si sceglie un ds di fiducia il quale a sua volta sceglie un suo uomo per la panchina. Facile? Non proprio.

  • Basti chiedere all’Inter per trovarne conferma.

    Le squadre non sono accozzaglie di calciatori portati da persone diverse che un malcapitato allenatore deve cercare di assemblare come un puzzle, sotto lo sguardo cupo di un ds pronto a metterne in discussione ogni mossa e un presidente che minaccia ogni secondo di cambiare protagonisti. Le squadre devono essere opere d’arte e per esserlo devono nascere da un flusso di pensieri, devono essere prima immaginate e poi dirette, e ognuno deve rispettare mansioni e persone.

    La città di Verona è tornata ad avere a che fare con la serie B e lo ha fatto con grande maturità, forse a volte scordandosi che si tratta di un campionato difficile, ma rispondendo sempre presente, quando contava, quando bisognava esserci.

    Pecchia ha messo sé stesso nel progetto e alla fine ha avuto ragione. Non ha scimmiottato nessuno, ne tatticamente ne tanto meno nello stile. Ed è riuscito a trasmettere gran parte del suo modo di essere a chi lo circondava, portando un po’ di equilibrio in un mondo che di suo ne ha gran poco.

    Abbiamo ammirato un Verona strepitoso per mesi, poi involuto, quindi pragmatico.

    Qualcuno dice che il miglior Pecchia si e visto alla fine. Io dico che è grazie a quell’inizio che lui si è imposto, ha conquistato Setti e ha gettato le basi per la vittoria finale.

    Non so se deciderà di rimanere. Ma se la base è quel modello, se Setti ha grande fiducia in Fusco e di conseguenza in lui…

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    3 risposte a “HELLAS VERONA COME MODELLO VINCENTE”

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    1. RobyVR scrive:

      Mah, modello vincente? No me par, nel campionato più scarso dela storia con 15 milioni regalè sema rivé secondi par i scontri direti che se andaene ai pleiof gnan ndaseene su. Dopo par caritá tuti contenti però no l’è certo un modelo da seguire.

      1. Mychael scrive:

        Che Pecchia dovesse pagare dazio alla sua inesperienza era da mettere in conto. Che abbia assorbito con educazione e umiltà i momenti difficili e le critiche spesso feroci dei tifosi nostalgicoravennati e saputo reagire con il lavoro al periodo nero sino ad ottenere il risultato prefissato è invece meno scontato e aggiungo ancora distintivo di un talento che lascia ben sperare . E proprio nel coraggio di accettare una sfida così importante come il riportare subito in A una squadra che per blasone, tifoseria e paracadute aveva l’obbligo di vincere (per alcuni stravincere) il campionato è indice di personalità e convinzione nei propri mezzi. Non sempre tuttavi ha convinto e più di qualche volta ha azzardato scelte alquanto discutibili, che si sono rivelate alla base di prestazioni molto negative. Ma ci ha creduto. Sempre. E gli va dato atto che sempre la squadra è stata con lui. Se questo è il concetto di spogliatoio il merito dell’allenatore è fondamentale. Il tutto con una rosa a disposizione non certo da paracadute di 25 milioni di euro, anzi. Dare poi per scontato che la rinascita di Pazzini e Rómulo siano frutto del merito e determinazione dei soli giocatori e che nulla abbia influito nel lavoro soprattutto psicologico dell’allenatore è per chi conosce il calcio fuori da ogni locica. Escludendo il periodo nero dalla sconfitta casalinga col Novara dell’andata a quella sempre casalinga con lo Spezia del ritorno, il resto inteso come inizio e fine campionato è stato rispetto al passato un buon calcio. Forse troppo bello inteso come tecnico ed estetico per una categoria ruvida e fisica come la serie B. Non sappiamo ora se Pecchia resterà o meno alla guida dell’Hellas Verona anche in A, ma per il tipo di calcio che egli intende e vorrebbe attuare mi viene da pensare che con una rosa rinforzata in tutti i reparti e alcuni capisaldi, il suo credo calcistico sia decisamente più idoneo alla massima serie che alla cadetteria. In B cercare sempre di giocare la palla è spesso controproducente, in A è il solo modo per garantirsi prestazioni, punti e salvezza. Mi perdonino i nostalgici del 6-3-1 ma io mi tengo mille volte il caro Fabio Pecchia, nella speranza che questa stagione al di là del successo finale gli sia servita per crescere e imparare a diventare un allenatore vincente anche in serie A.

        • Simone scrive:

          Io credo che le parole di Setti dopo la partita siano significative. Si costruirà una squadra giovane (immagino e mi auguro con qualche innesto di esperienza di categoria in ogni reparto), qui ci sono giovani di potenzialità, e tutti hanno margini di miglioramento importanti, Pecchia compreso. Non so quanti allenatori della sua età abbiano i suoi margini di miglioramento nel panorama italiano. E costa/costerà ancora poco, cosa non di poco conto in ottica bilancio. Credo che questa annata sia stata importantissima per lui, e il fatto che abbiamo avuto un periodo molto difficile secondo me in questo senso è più un bene che un male per il suo futuro. Perché da persona intelligente ha probabilmente già capito dove migliorare. Spero in un miglioramento anche di Fusco però, perché il mercato passerà molto da lui. Considerando quanto aveva in mano credo abbia fatto un buon lavoro, ma ha lasciato anche qualche buco importante, rischiando un po’ troppo per seguire una data idea di calcio che in maniera così estrema non si può purtroppo fare, e la prossima stagione certi errori non ce li potremo permettere.

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