11
set 2017
AUTORE gaburro
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FIATO SOSPESO

A questo punto la squadra deve trattenere il respiro… e con lei la città. Qualsiasi discorso fatto in precedenza, piu o meno motivato, va congelato. Ho sentito critiche sul gioco e sul mister. Avevo scritto in tempi non sospetti di far lavorare Pecchia. E avevo ricordato che la B è lunga e dura. Non si può essere sempre brillanti. E nemmeno pensare di asfaltare sempre.

Pecchia era inesperto? Vero… ed è stato una scommessa della società. Se non salirà in A si potrà contestare. Ma se centra l’obiettivo…

A me sembra che la sua idea di calcio, quella pura, si sia apprezzata all’inizio. Ed è difficile dire che non fosse bella o redditizia. Poi quando la squadra è tornata sulla terra serviva più gestione che pallone, e in questo mi è parso di vedere che all’inesperienza del tecnico si sia sommata quella di una società non sempre in grado di capire i momenti, comunicare nel modo giusto, tutelare.

Non dimentichiamoci che anche Luca Toni era alle prime armi.

La squadra è cambiata, si è adattata alla categoria, ha imparato a vincere anche quando la gamba non ha girato.

Mi pare che soffra ancora molto le squadre che la sanno aggredire. Ma ci prova almeno a cercare altre vie x costruire.

Pazzini è stato risorsa e in certi momenti limite. Risorsa x i gol. Limite per una partecipazione alla manovra non sempre brillante.

10
set 2017
AUTORE gaburro
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NON CEDERE ALLA VOGLIA MATTA

Attenzione a non farsi prendere troppo dalla…

  • voglia matta.

    Pazzini quest’anno ha fatto benissimo. In B. Nelle cinque stagioni precedenti ha convinto dal punto di vista realizzativo solo coi 15 gol di Milano. Che sappia segnare è fuori discussione, anche se in A, non dovendo piu recitare il ruolo di costanti protagonisti, potrebbe necessitare di una spalla.

    E chi se non un rispolverato Cassano? Una coppia da sogno.

  • Qualche anno fa. Oggi: un’incognita.

    Non è mia intenzione fare da bastian contrario ad ogni costo (il mio pensiero su Cassano l’ho giá espresso). Voglio solo favorire alcune riflessioni.

    Lodevole la volontá di Fusco di mettere a disposizione di Pecchia della qualitá assoluta per poter essere molto propositivi.

    Ricordo però che la squadra non è riuscita ad essere così propositiva almeno per metá campionato di B. Da favorita.

  • Ci riuscirá per più partite in A?

    E quando servirá la sciabola al posto del (lento) fioretto in dotazione, chi combatterá?

    Pazzini-Cassano è una coppia teorica, che saremo destinati a vedere poco assieme e solo in certe situazioni (mi auguro di essere smentito). Forse nei finali di gara arrembanti o in qualche altro caso eccezionale.

    Ora: non cominciamo a tempestare il mister di moniti relativi al loro utilizzo simultaneo. Magari pure con Cerci.

  • Lasciamolo costruire in pace il nuovo Hellas, che sia equilibrato e tosto. Perchè questo serve per salvarsi.

    4-3-3 di base, con una bella idea Cerci a destra (può rivelarsi il giocatore giusto per garantire salto di qualitá davanti), Pazzini in mezzo e uno di gamba a sinistra (anche giovane, perche no?).

    Poi Cassano pronto a entrare e rendersi utile con qualche palla inattiva e colpo in area.

    Nulla di più. L’obiettivo non è scimmiottare il Real Madrid.

    Senza dimenticare che la base della squadra è il reparto arretrato e che per permettersi qualitá davanti serve sostanza in mezzo. Quasi tutte le concorrenti alla salvezza hanno un bomber davanti… ma non sempre basta.

    Fusco sta agendo con raziocinio e competenza. Qualcosa finalmente si muove. Lasciamolo lavorare, commentando i vari innesti, osservando, pazientando…

    07
    set 2017
    AUTORE gaburro
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    RISULTATI O BEL GIOCO?

    Leggo di gente che si lamenta che il Chelsea non gioca poi così bene.

    Premetto che a me Conte sta antipatico. A pelle. Ma questo non significa che non sia in grado di riconoscere la qualità del suo lavoro.

    Il Chelsea vince. Questo chiedono a Conte e questo lui cerca di fare.

    Credo vi sia una confusione storica sul concetto di identità di squadra e quindi di squadra capace di giocare un bel calcio.

    Identità e modulo sono la stessa cosa?

    Penso alle squadre di Zeman. Un maestro se vogliamo. Ma di un solo tipo di calcio. E Guardiola? Il suo livello di elasticità tattica è superiore a quella di Zeman, ma anche lui arriva fino a un certo punto. Poi quando non riesce più a essere propositivo…

  • paga. Le squadre di entrambi hanno risaputamente grande identità.

  • E tutti e due sono ritenuti a loro volta dei grandi proprio perché sanno dare un’impronta indelebile alle proprie squadre.

    Il problema però sta proprio nella rigidità delle idee contrapposta alle necessità di campo.

    Mourinho prima, Conte ora, lavorano sulla squadra seguendo un altro percorso, che porta al risultato, non alla bellezza.

    E sono così in antitesi i due concetti?

    Una volta pensavo di no. Ora invece sono convinto del contrario.

    Saper vincere vuol dire avere mentalità, intensità, applicazione. Non solo. Vuol dire avere duttilità tattica e mentale.

    Di fronte a queste esigenze, che permettono di ottimizzare le risorse durante una stagione, il modulo e anche la rigidità di concetti possono solo, prima o poi, diventare un limite.

    Nessuna squadra vince giocando sempre bene. E i campionati li vincono le squadre che sanno vincere le partite in cui non giocano bene.

    Andrebbe fatta definitivamente chiarezza sul punto. E i tifosi che vogliono vincere dovrebbero smetterla di chiedere al loro allenatore anche sempre il bel gioco.

    Le strade che portano al successo e alla bellezza sono differenti.

    05
    set 2017
    AUTORE gaburro
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    CASSANO NON SERVE

    Parliamoci chiaro: Cassano non serve a un piffero. Non so chi abbia interesse a far girare sta voce, ma se il ds sarà Fusco e il mister Pecchia l’ex campione barese può solo diventare un problema.

    Di natura tecnica in primis. L’idea è dare un forte imprinting al progetto, con una squadra propositiva anche in A. Anzi, soprattutto in A. Il modulo base usato dal mister è un 4-3-3.
    Quest’anno lo ha raramente modificato e quasi mai con le due punte. Eviterei riferimenti al 4-2-3-1 semplicemente perché Cassano non è un giocatore che dal punto di vista difensivo oggi come oggi può fare il tre quarti. È una seconda punta che si disinteressa della fase difensiva. Che è diverso. Un lusso che una neo promossa ricca di incognite non può permettersi.

    Di natura gestionale in secundis.

  • Perché un giocatore di quel calibro che vivacchia in spogliatoio non è affatto di aiuto. Parliamo di un talento straordinario che però è completamente da verificare, oltre che per attitudine a entrare nell’impianto di gioco, per condizione fisica e tenuta. Se gioca poco avrà l’intelligenza di stare al suo posto, non fare cassanate, remare sempre dalla parte giusta, diventare addirittura un uomo spogliatoio??? Sarebbe la prima volta in carriera…

    E allora evitiamo romanticismi autolesionistici e voli pindarici. Con l’ingaggio di Cassano si prendano due giocatori più giovani, sui quali investire, che possano aiutare mister e squadra a raggiungere gli obiettivi in linea con il vestito che Fusco vuole cucire addosso all’Hellas. E non mi sembra proprio che voglia essere un abito da giullare di corte. Un abito che sottintenda una squadra coesa, basata su un’idea di gioco forte ma capace di applicarsi molto anche in fase difensiva ha bisogno di giocatori diversi da Cassano. Magari meno forti a livello assoluto ma in grado di calarsi di piu nella parte.

    Le risorse non mi paiono infinite…

    03
    set 2017
    AUTORE gaburro
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    TONI E IL BOOMERANG DELLA CONFUSIONE

    Ricordo quanto fastidio mi diede la conferenza stampa di addio di Gibo nonostante fosse una persona che stimavo. Uno sfogo contro Mandorlini che capivo nella sostanza ma non nella forma.

    Toni se ne è andato nel modo peggiore.

    Sbattere la porta non è mai bello e quasi mai giusto. Di cosa sarebbe stato colpevole Setti? Di non averlo confermato? Di avergli preferito Fusco?

    Toni in fin dei conti è vittima della confusione iniziale. Confusione che però ha accettato allegramente.

  • Forse perchè quando si è totalmente inesperti conviene partire in fianco a qualcun altro senza responsabilitá dirette, visto che difficilmente si può pretendere un’investitura a priori, per poi eventualmente farsi trovare pronti in caso di naufragio generale.

    Per fortuna dei tifosi e della societá tutta, però, non c’è stato nessun naufragio. Forse non un miracolo sportivo (come ci ha tenuto a puntualizzare Luca) ma nemmeno un patatrac che potesse anche solo lomtanamente far pensare a un cambio di consegne.

    Che consigli avrebbe dovuto ascoltare Fusco? Riguardo a cosa? E perchè? Forse il ds non avrá tutta sta esperienza e dovrá dimostrare quanto vale in A.

  • Così come Pecchia.

  • Ma pure Toni ha esperienza dirigenziale pari a zero. E quella in campo, come da lui stesso ribadito, non conta nulla.

  • Capirei di più un Fusco che si confrontasse con Sabatini o Marotta!

    Toni è stato un campione e a Verona ha fatto cose straordinarie.

  • Vietato dimenticarlo, nonostante la caduta di stile dell’uscita di scena rumorosa.

    01
    set 2017
    AUTORE gaburro
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    BABBO NATALE NON ESISTE

    È finita.

    Dopo il Borussia Dortmund, il centro sportivo di proprietá e il consolidamento in categoria, il calcio mercato dell’estate 2017 ha definitivamente seppellito le promesse e smascherato la proprietá e la sua pochezza economica.

    È un po come quando ti dicono che Babbo Natale non esiste. Subito ci stai male e ti senti tradito dal mondo, dopo un po inizi a pensare che sia meglio saperlo.

    Per la veritá Setti lo aveva detto e avevamo sottovalutato le sue parole, prendendolo in giro o pensando lo stesse facendo lui con noi: “il nostro modello sará il Crotone”. Porca vacca era vero!

    A questo punto peró la porta del calcio mercato, come ci ha abbondantemente ricordato Criscitiello durante la diretta di SI è stata chiusa e dopo la sosta ognuno ripartirá con quello che ha, almeno fino a gennaio.

    Lee e Kean sono il minimo che potesse arrivare. Anzi, se non hai un centesimo, sono il massimo. Perchè a zero euro è dura prendere giocatori. Queste almeno sulla carta sono scommesse con qualche speranza di realizzazione: due tra i migliori goovani in circolazione. A livello europeo. Non male.

    Che la squadra sia deficitaria lo abbismo detto e scritto tutti. Ed è vero. Erano sollecitazioni a mercato aperto, per sperare di smuovere una proprietá che di confusione ne ha fatta parecchia, almeno a livello comunicativo.

    Mancano un portiere, forse un terzino, un centrocampista e dei gol certi davanti (ora non puó più essere un problema di qualitá perchè sia Kean, sia Lee ne hanno da vendere, ma non danno certezze).

    E ora che si fa?

    Ora si depone l’ascia di guerra. Questo almeno dovrebbe fare chi vuole bene ai colori gialloblu.

    Preso atto che questa è l’unica proprietá possibile e che le possibilitá attuali sono queste, serve ora ricordarsi che sempre di sport si tratta, che il Verona puó salvarsi e che lottando, con le unghie e con i denti, puó arrivare a lasciarsi dietro tre squadre.

    Per poterlo fare peró serve la tifoseria più forte e unita degli ultimi tempi. Serve uno spogliatoio superiore a qualsiasi gelosia o invidia (tipiche degli spogliatoi di oggi), serve un miracolo tecnico-tattico e serve che Setti getti la maschera pubblicamente, accantoni il mocassino facile e indossi l’elmetto.

    L’….. armiamoci e partite…. che lo si accetti o no, non attacca piú. Se si vuole provare a vincere la guerrala si deve combattere tutti assieme.

    20
    ago 2017
    AUTORE gaburro
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    HELLAS VERONA COME MODELLO VINCENTE

    Pecchia ha condotto il Verona in serie A. Giusto partire da questa premessa. Perché è stato un anno di turbinii mediatici pro e contro guida tecnica. E devo dire che non mi sono piaciuti.

    Il progetto di Setti era ampio, prevedeva un profondo gioco di squadra, un ds affamato di affermarsi e un allenatore che fosse sua espressione diretta. Era serio, perché ci credeva, e lo ha dimostrato difendendo i suoi uomini nelle criticità.

  • Ed era vincente, come il campo ha detto.

    Quello del Verona di quest’anno non è soltanto un successo sportivo. È la consacrazione di un modello, che dovrebbe essere la base delle progettazioni stagionali e invece nel calcio di oggi è sempre più mosca bianca: un presidente appassionato che si sceglie un ds di fiducia il quale a sua volta sceglie un suo uomo per la panchina. Facile? Non proprio.

  • Basti chiedere all’Inter per trovarne conferma.

    Le squadre non sono accozzaglie di calciatori portati da persone diverse che un malcapitato allenatore deve cercare di assemblare come un puzzle, sotto lo sguardo cupo di un ds pronto a metterne in discussione ogni mossa e un presidente che minaccia ogni secondo di cambiare protagonisti. Le squadre devono essere opere d’arte e per esserlo devono nascere da un flusso di pensieri, devono essere prima immaginate e poi dirette, e ognuno deve rispettare mansioni e persone.

    La città di Verona è tornata ad avere a che fare con la serie B e lo ha fatto con grande maturità, forse a volte scordandosi che si tratta di un campionato difficile, ma rispondendo sempre presente, quando contava, quando bisognava esserci.

    Pecchia ha messo sé stesso nel progetto e alla fine ha avuto ragione. Non ha scimmiottato nessuno, ne tatticamente ne tanto meno nello stile. Ed è riuscito a trasmettere gran parte del suo modo di essere a chi lo circondava, portando un po’ di equilibrio in un mondo che di suo ne ha gran poco.

    Abbiamo ammirato un Verona strepitoso per mesi, poi involuto, quindi pragmatico.

    Qualcuno dice che il miglior Pecchia si e visto alla fine. Io dico che è grazie a quell’inizio che lui si è imposto, ha conquistato Setti e ha gettato le basi per la vittoria finale.

    Non so se deciderà di rimanere. Ma se la base è quel modello, se Setti ha grande fiducia in Fusco e di conseguenza in lui…

    12
    ago 2017
    AUTORE gaburro
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    205

    PECCHIA SI TENGA QUALCHE CARTUCCIA DA SPARARE ALLA FINE

    Quando si vuole e si riesce a star davanti serve una grande capacità: la resistenza. E non intendo soltanto quella fisica alla corsa o alla forza. Intendo quella mentale a gestire un esposizione che per forza di cose risulta amplificata.

    Mentre si lotta per il vertice si sta sotto i riflettori. Gli avversari ti osservano, studiano e temono. I tifosi si aspettano sempre grandi cose. La stampa e i media utilizzano la lente di ingrandimento perché sanno che alla gente interessa sapere.

    Un allenatore ha diverse armi per affrontare i vari momenti che una stagione propone.

  • A seconda del carattere può essere più o meno riflessivo irruento, focoso o docile. L’importante, però, è che non si giochi mai tutte le carte.

    Il rischio, infatti, con tutta questa esposizione, è che a furia di intervenire, esporsi, sbilanciarsi… le cartucce finiscano troppo presto e con esse la credibilità da parte del gruppo.

    Il campionato di B è lunghissimo. Per questo non ho partecipato ai periodici linciaggi verso Pecchia.

  • Il Verona è al vertice dall’inizio del campionato. Cosa deve fare???

    Non si può vincere giocando sempre bene, anzi, come Allegri ha ricordato a Sconcerti qualche tempo fa, sono le partite portate a casa col minimo scarto e in giornate negative che alla fine fanno la differenza.

    Sul lungo cammino che la B propone far fatica qualche mese è fisiologico.

    Intanto se si batte l’Ascoli si è primi.

    Il resto spero che Pecchia lo tenga per il rush finale, dove serve davvero incidere e decidere.

    11
    ago 2017
    AUTORE gaburro
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    278

    LA FIDUCIA ALLA BASE DEL SUCCESSO

    Qual’è il presupposto cardine in una relazione? Ognuno ha provato a imbastirne almeno una nella vita, chi con successo e chi meno. L’attrazione? Il sentimento? La stima reciproca? No… il presupposto cardine è la fiducia. Non esiste relazione d’amore o di amicizia che sia che può avere successo se tra le parti non vi è quel collante. Basta che uno dei due smetta di fidarsi e casca il palco.

    Il rapporto tra allenatore e squadra può essere paragonato a una relazione. Ci sono tantissimi aspetti che ci ruotano attorno, come la stima professionale, l’intesa a pelle, la comunione di intenti…

    Alla base però, come in ogni relazione, c’è la fiducia.

    Se una squadra, quindi ogni suo componente, non si fida dell’allenatore ha vita breve. E al contempo se un allenatore non si fida dei suoi calciatori è destinato all’insuccesso.

    Quale è il fine ultimo di una squadra?

    Vincere. Sempre e comunque, in base agli obiettivi prefissati, per carità, ma comunque si deve vincere.

    E per farlo bisogna che la relazione cardine, quella tra tecnico e gruppo, regga.

    Beh allora è semplice. Se tutti vogliono vincere e sanno che per farlo basta fidarsi, lo si fa e si arriva tutti assieme al successo.

    Magari fosse così facile…

    Anche marito e moglie all’inizio sognano amore eterno, e sanno che la fiducia è alla base della realizzazione del sogno comune.

  • Eppure la fiducia è la prima a vacillare…

    E allora perché mentre si inseguono grandi obiettivi capita che la fiducia si incrini?

    Perché siamo uomini, quindi fondamentalmente fragili. Spesso le paure di ognuno prendono il sopravvento, così come l’orgoglio, l’egoismo, l’autoreferenza.

    A un certo punto, senza accorgersene, l’io si divora il noi, la vittoria finale diventa un obiettivo secondario, la fiducia salta e tutto va a puttane.

    Se chiedi a una giovane innamorata se vorrà per sempre stare con il suo uomo, se sogna una relazione vincente, ti risponderà di si. Se però poi le chiedi se è disposta a rinunciare a una parte di sé per ottenerlo, ti seguirà sempre meno convinta nel discorso, fino al punto che ti stopperá.

    Non basta dire che si vuole vincere per farlo.

  • Bisogna capire a cosa si è disposti a rinunciare.

  • Orgoglio? Egoismo? Autoreferenza?

    Un calciatore deve saper rinunciare a una presenza, a un gol. A due. A cento.

    Un allenatore deve saper ridiscutere le proprie idee e accettare che i protagonisti principali restano i calciatori, senzaprotagonismi.

    Tutti devono accettare il rischio che una vittoria comporta.

    Solo così il rapporto sarà più forte di ogni individualismo, la fiducia salva e il successo…

    25
    set 2016
    AUTORE gaburro
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    155

    SE IL CENTRO CLASSIFICA CONTINUA A DORMIRE…

    La sensazione è che nessuno se lo aspettasse. La maggior parte delle squadre che si trovano nella zona medio-bassa della classifica, appena sopra alla terzultima piazza, hanno dormito per almeno un paio di mesi. Le due genovesi, l’Atalanta e soprattutto Udinese e Palermo. Perché? Per un motivo soltanto: tutte hanno pensato che il discorso salvezza fosse chiuso.

    Mai dire gatto… come diceva il Trap… se però non l’hai già nel sacco!

    E infatti è accaduto l’imprevedibile. Il rallentamento del treno e quindi della media punti è stato talmente brusco che le due immediate inseguitrici, Carpi e Frosinone, mantenendo semplicemente la loro media punti sono riuscite a riavvicinarsi. Senza filotti, senza strisce prodigiose, semplicemente col loro passo. E così domenica la Sampdoria deve giocarsi uno scontro diretto in casa contro il Frosinone a meno due. Non il massimo della vita direi. Una partita che pesa quintali, dove sai che sbagliare significa inguaiarsi forse in maniera irreversibile.

    E il Verona?

    La squadra di Delneri in questo momento rappresenta l’ago della bilancia. Perché l’impressione è che Carpi e Frosinone da sole non siano in grado di mettere davvero pressione al centro classifica (sorpattutto se i ciociari dovessero perdere a Marassi). Se però a loro si dovessero aggiungere Toni e compagni… le cose cambierebbero.

    Perché?

    Perché il Verona è una squadra in salute, che corre e gioca a viso aperto sapendo di non essere inferiore agli altri.

  • E per chi sono mesi che passeggia, non è facile trovare intensità, mentalità e cattiveria, oltre che colpi decisivi tutto di colpo.

  • E poi perché giocare al Bentegodi non è facile per nessuno, tantomeno se quelli che potevano sembrare punti inutili (con un Verona staccato all’ultimo posto) si dovessero rivelare punti salvezza vitali. E poi tre squadre ad inseguire veramente, senza regali, abbasserebbero notevolmente la quota salvezza.

    Certo, inutile dirlo, molto passerà da Udine.

    Le sconfitte dicembrine hanno rallentato il processo di crescita della squadra e il relativo avvicinamento alla zona salvezza, ma sono state assorbite dalla media punti del girone di ritorno sommata alla dormita collettiva del blocco su citato. Adesso però le partite che mancano al traguardo finale sono molte di meno e i tre punti pesano di più, specie negli scontri diretti.

    E’ il momento del raccolto, come ha ribadito Delneri in conferenza stampa dopo il derby.