04
feb 2019
AUTORE Mariobasket
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Sport

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DEPRESSIONE

“Un alto e un basso fa un gualivo” (antica espressione popolare).

I 59 punti segnati a Piacenza contro l’Assigeco sono la terza peggior prestazione offensiva dell’era Dalmonte. La Tezenis si fermò a 54 punti l’anno scorso in regular season sul campo della Fortitudo, mentre il record negativo è rappresentato dai 48 punti contro Treviso nel 2017 al Palaolimpia.
Nelle ultime partite dei giganti gialloblù è sempre mancato il classico centesimo per fare un euro. Contro Imola la difesa ha concesso di tutto e di più, quattro giorni dopo a Piacenza l’attacco è stato un pianto. Insomma, uno o l’altro pari sono.
L’impressione è che la sconfitta in volata a Mantova abbia lasciato un segno più profondo del previsto nella testa della squadra. Il linguaggio del corpo, che non sempre va interpretato a tutti i costi ma talvolta lancia segnali da non trascurare, è eloquente: troppe teste basse, troppa rassegnazione, troppo sguardo spento, troppi pasticci. In due parole: confusione e rassegnazione.
Una squadra depressa. Anche l’infortunio a Henderson sta portando degli effetti devastanti. Il giocatore americano – spesso ingenerosamente criticato – oltre ad essere il miglior tiratore da 3 e anche di liberi della squadra, assicurava equilibrio e la sua assenza ha ingarbugliato soprattutto la convivenza tra Amato e Ferguson. Inoltre, coincidenza non casuale, Severini si è ritrovato oberato di responsabilità e nelle ultime tre partite la sua media è crollata a 4,6 punti.
E sul banco degli accusati è salito Jazz Ferguson, che al PalaBanca è incappato nella peggior prestazione stagionale. Proprio contro l’Assigeco sono venuti alla luce i limiti in regia e più in generale si è accentuata quella fragilità a cui ho fatto riferimento nel precedente post.
Dalmonte nella conferenza stampa del dopo-partita ha parlato di “equilibri molto precari, di Dna: equilibri tecnici, morali ed emotivi”. In sostanza la Tezenis ha cavalcato un’onda, infilando una magnifica serie nonostante l’incapacità di chiudere in anticipo tante partite.
Ma gli equilibri precari diventano un problema assai pesante nel momento topico della stagione, quando la “garra” e la durezza mentale fanno la differenza. E questa squadra, forse nata un po’ storta durante l’estate cercando una sorta di compromesso tra le varie anime – tecniche e manageriali – della Scaligera, adesso paga dazio, anche e soprattutto per le assenze pesantissime di Udom e Henderson. Aspettando la guarigione e che arrivi primavera.

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6 risposte a “DEPRESSIONE”

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  1. Armix66 scrive:

    “E questa squadra, forse nata un po’ storta durante l’estate cercando una sorta di compromesso tra le varie anime – tecniche e manageriali – della Scaligera, adesso paga dazio, anche e soprattutto per le assenze pesantissime di Udom e Henderson.”  

    1. Jes scrive:

      X me il problema sta negli infortuni.
      Mi spiego, in estate si è deciso di fare scelte non “classiche” tipo uno straniero dalla panca.
      Sul +bello che si iniziava a trovare una quadra è saltato Udom molto importante x coprire alcune lacune difensive del Candu. X un po si è tenuto duro ma quando ha avuto problemi (e poi è saltato) Henderson che fisicamente reggeva certi scontri, gli equilibri son saltati completamente.
      Per quello son molto preoccupato a dirvi la verità

      1. Renato scrive:

        Qualche idea che mi frulla in testa (senza pretesa di verità):
        - la squadra era stata pensata/voluta con scarso atletismo nei play, ma a compensare c’erano un Henderson (che non è un fenomeno, ma indubbiamente da un punto di vista atletico, sia in difesa che in attacco, c’era) ed un Udom. Adesso al posto di Udom c’è Poletti, il che vuol dire aver guadagnato qualche punto, ma aver perso enormemente in velocità ed atletismo. E non mi pare (lo scrivo per quelli che “Dalmonte vattene!”) che di ciò si possa incolpare Dalmonte. Henderson non si sa per tanto starà fuori (e nelle ultime due partite giocate prima di Forlì comunque non era certo al top) e anche di questo evidentemente il buon coach non ha colpe.
        - premesso che a me Ferguson non è mai piaciuto, neanche quando si vinceva, adesso come adesso mi pare evidente che sia oltremodo dannoso e sempre meno gestibile: emblematico ieri il possesso a fine del secondo (o terzo, non ricordo) quarto, in cui gli era stato espressamente chiesto di tenere palla fino alla fine e invece si è andato a ingarbugliare in aerea, perdendo palla, con ancora secondi e concedendo uno dei tanti contropiedi a Piacenza. Conseguente incazzatura della panchina, ma oramai il danno era fatto. inoltre finchè è rimasto fuori (sostanzialmente il primo quarto) la squadra guardacaso ha retto, entrato lui è iniziato il disastro. I compagni di squadra oramai sanno che con lui l’azione è 20 secondi di palleggio sui piedi e poi tiro o scarico. Come lo sanno i nostri lo sanno anche gli avversari…
        - a me sembra incredibile che, a maggior ragione con una squadra dall’età media così bassa, non si riesca a correre e fare punti in contropiede/transizione. Non so se sia un problema di condizione fisica (ma non mi pare che succeda solo adesso, quindi lo escluderei) e dubito che sia una indicazione della panchina (anzi: seguendo le partite in casa dalla tribuna est ho visto più volte coach e assistenti invitare a correre di più , e il portatore di palla, soprattutto se Ferguson, camminare…)
        - giocatori che rifiutano tiri aperti: sintomo evidente di scarsa tranquillità
        Morale: un cambio in corsa del coach, come invocato da certuni, non credo servirebbe a granchè, il problema vero sono le assenze per infortuni e Ferguson.

        1. Max scrive:

          Torno a scrivere dopo un po’, condividendo il tuo post Mario, soprattutto il passo “… E questa squadra, forse nata un po’ storta durante l’estate cercando una sorta di compromesso …” . Ecco, la costruzione della squadra io l’ho sempre considerata il peccato originale. La striscia vincente ci ha leggermente inebriati, oscurando i vizi della squadra: la carenza del play, le rotazioni corte soprattutto in fase offensiva (Dieng, Ikangi, Quarisa, come ha scritto Vittorio vengono battezzati come ultima scelta sul tiro). Ferguson che schierato da sesto uomo è la controfigura del Ferguson che ha fatto le fortune di Biella. Poi ci si è messa anche la sfortuna, che pare prenderci di mira negli ultimi anni con gli infortuni. Resta il fatto che almeno 5/6 squadre del nostro girone sono superiori a noi in quanto ad organizzazione di gioco, che prima o dopo paga sempre. E purtroppo il tifoso, soprattutto quello che segue il basket da tanto tempo, ha la percezione che non esista una certa “preparazione” nelle stanze dei bottoni.

          1. Angossa scrive:

            A me manda in bestia una cosa in assoluto: non andiamo mai a rimbalzo offensivo! E visto che Poletti e Candussi tirano spesso da 3 lasciando sguarnita l’area, possibile che non si cerchi di tirare con gli esterni piazzando là sotto le plance i 2 bestioni???
            Non parliamo poi delle innumerevoli palle perse, Ferguson ieri pessimo! Il miglior marcatore della passata stagione può essere realmente così scarso? Boh.

            1. Vittorio scrive:

              Ciao Mario, io avrei un’idea su ciò che sta accadendo e mi rendo conto che in apparenza possa sembrare poco verosimile e anche impopolare. Io ho la vaga impressione, e uso il termine “vaga” letteralmente, non per fare ironia, che il vero problema stia nella gestione delle azioni, nel poco controllo di palla, nel giro stesso di palla e nell’affrontare gli avversari fisicamente in modo moscio da parte dei nostri piccoli. Un altro grosso problema è che nel basket tutti dovrebbero essere capaci di segnare o almeno di dare preoccupazione difensiva: noi abbiamo dei giocatori che in fase offensiva non vengono usati o che decidono di tirare poco, il che automaticamente li esclude dagli schemi difensivi degli avversari che 1) fanno meno fatica, 2) possono concentrarsi di più su chi è più pericoloso. Ti faccio un esempio spicciolo anche se so già che non piacerà a molti, però voglio sottolineare che non ho nulla contro il giocatore in questione: ieri Ikangi ha tirato pochissimo, la difesa di Piacenza lo seguiva fino a un certo punto, poi lo lasciava andare e poteva concentrarsi sui raddoppi ad altri, a volte gli avversari l’hanno puntato anche in attacco. Stessa cosa per altri giocatori. Ho il sospetto che Dalmonte non abbia capito bene questa A2 (in pratica chi picchia più forte vince, la tecnica sta quasi a zero) e che per le finalizzazioni punti su 3 giocatori al massimo, forse anche 2 in certi schemi. Queste cose gli avversari le capiscono ed ecco perché non abbiamo reso bene. Su Facebook c’è una pletora di gente che punta il dito contro gli americani, ma se gli avversari sanno già in partenza che basta picchiare loro per vincere faremo sempre (o spesso) partite meste. Per concludere ho l’impressione che ci sia molto da lavorare a livello fisico ma anche di motivazioni, io fossi Dalmonte punterei molto sulla gestione di palla con forte pressione difensiva e raddoppi, perché è proprio in quel momento, spesso nel terzo quarto, che gli avversari scavano il solco decisivo, ormai l’ha capito tutta l’A2 che siamo mosci in quel frangente.
              Una parola anche sulla dirigenza: possibile che nel 2019 non abbiano ancora capito cos’è un ciclo? Risparmio ai lettori il pippone sui fasti passati perché anche chi è arrivato prima ha avuto le sue colpe (gravi) e comunque qelli erano altri tempi, ma almeno si lavorava molto sul materiale umano, non so se mi spiego.
              Oggi si prendono i giocatori, si piazza l’allenatore da serie A e si spera che rendano. Non è esattamente così che funziona il basket.

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