09
lug 2012
AUTORE Mario Zwirner
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SQUINZI-CAMUSSO E I LADRI DI PISA

Squinzi e Camusso come i ladri di Pisa: di giorno fingono di litigare, la notte vanno assieme a rubare (vanno all’assalto della diligenza pubblica con leggi ad hoc e finanziamenti a perdere). Non è vero, c’è una novità: il neo presidente di Confindustria nemmeno finge di litigare ma pubblicamente va a braccetto con la Susanna e se la sbaciucchia.
Lo scandalo non sono le dichiarazioni di Squinzi al convegno della Cgil. Lui ha avuto solo il torto di rendere pubblica la verità. Lo scandalo è l’ipocrisia della reazione scandalizzata del Corriere della sera, il fondo di oggi di Dario Di Vico che finge un risveglio inatteso, che finge di non sapere che è sempre stato così. Lo scandalo è la reazione di Montezzemolo che oggi bacchetta Squinzi, lui che, con Epifani segretario Cgil, è stato uno dei tanti ladri di Pisa al vertice di Confindustria. (Lui che è l’incarnazione dell’imprenditoria assistita con denaro pubblico. Lui e Tronchetti, un altro che oggi gioca a fare lo scandalizzato…)
Lo è stato, Montezzemolo, sull’esempio del suo maestro: quel Gianni Agnelli che, da presidente di Confindustria, con Luciano Lama al vertice della Cgil, inaugurarono assieme la lunga stagione dei ladri di Pisa: imprenditori e sindacalisti che fingono di litigare per spartirsi meglio il bottino.
Può esistere una legge con la quale gli industriali si prestano a fare da esattori ai sindacati, tattenendo loro dallo stipendio dei lavoratori la quota di iscrizione ai sindacati stessi? Può esistere se sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro vanno d’amore e d’accordo, può esistere solo se sono ladri di Pisa. Ve lo immaginate i comunisti che fanno il tesseramento a beneficio dei fascisti o viceversa? Esiste solo se comunisti e fascisti sono complici.
Con l’aggravante, ipocrita, che non stiamo parlando di sindacati e industriali tedeschi da sempre uniti nella ricerca del bene comune del loro Paese. Da noi fingono ancora lo scontro di classe, poi “concertano” ossia si mettono d’accodo sulla spartizione. Ma senza mai abbandonare la recita del conflitto sociale.
Quanto alla spartizione gli esempi sono mille, fermiamoci al più clamoroso: da un lato i 30 miliardi di denaro pubblio che tutt’ora vengono distribuiti tra gli imprenditori amici (di Confindustria), dall’altro il finanziamento pubblico ai caf e l’elargizione di una quantità di distacchi sindacali che non trova riscontro in altri Paesi.
Ovvio che quanto il povero Mario Monti tenta di tagliuzzare di qua e di là, Squinzi e la Susanna all’unissono lo accusano di essere il macellaio sociale. Nel senso che il “sociale” sono loro: i carrozzzoni sindacale e confindustriale.
Quanto al Giorgio di viale dell’Astronomia è da prenderlo a sberle: va bene essere naif, va bene usare termini come “porcata”, ma non si può essere ingenuo al punto di gridare che il re nudo mettendosi a sbaciucchiare in pubblico la Susanna!…

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54 risposte a “SQUINZI-CAMUSSO E I LADRI DI PISA”

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  1. Ernesto Esposito scrive:

    Ho appena inviato questo messaggio privato a Roberto Dal Bosco, autore del libro “Contro il buddismo” su facebook. Spero che abbia la decenza di rispondermi.

    Gentile Signor Dal Bosco,

    Datosi che non è possibile commentare pubblicamente sulla sua pagina Le invio questo messaggio in privato e spero di cuore che mi risponda.

    A parte tutte le altre stupidaggini, Lei ha scritto nel suo libro “Contro il buddismo” che l’India quando fece detonare la sua bomba atomica nel 1974 ( primo test atomico in India), chiamò il progetto “Il sorriso del Buddha”. Bene, prima di tutto l’India non è un paese buddhista, è di maggioranza Hindu e i buddhisti sono una piccolissima minoranza (per rendere l’idea i buddhisti in India sono proporzionalmente come i valdesi in Italia, probabilmente di meno). Nel 1974 Indira Gandhi, di religione Hindu, era Primo Ministro in India ed era stata principalmente lei a volere questo test atomico. Secondo, il test fu eseguito in gran segreto e nessuno, a parte alcuni membri del governo indiano, ne erano a conoscenza. Il nome “Il sorriso del Buddha” fu dato all’ultimo momento da uno dei ministri del governo di Indira Gandhi, probabilmente anche lui di religione Hindu. Quindi la domanda che Le chiedo è: “Cosa centrano i buddhisti in tutto questo?

    Per sua informazione, il primo test nucleare in assoluto, cioè quello condotto dall’America (un paese di maggioranza cristiana) durante la seconda guerra mondiale, fu chiamato “Trinity” , tradotto in italiano sarebbe “La Trinità”, e sono sicuro che Lei conosce bene questa parola e a cosa si riferisce. Inoltre, il test indiano nel 1974 fu solo quello, un test. Mai nessuna bomba atomica indiana è stata fatta esplodere in nessun paese. Mentre, come ben sappiamo, 2 bombe atomiche americane, chiamate “La Trinità”, furono fatte esplodere sulla popolazione civile di Nagasaki e Hiroshima in Giappone.

    Tutte queste informazioni sono verificabili sia su internet che nei libri di storia.

    Aspetto una Sua gentile risposta.

  2. Roby scrive:

    Ti sbagli e di grosso ,caro Silvestro! Io ho mollato la Lega proprio quando (di fatto), ha lasciato la strada secessionista e quindi NON ebbe più i miei voti!!(miei e di famiglia)!! Ma leggo tra le righe della FOTTUTA PAURA che provi nel solo pensare che l’Europa ci dia il benestare per il referndum…e dopo che fai?? Te ne vai dal VENETO???? Ah ah ah che BUFFONE che sei…

  3. Roby scrive:

    Ti sbagli e di grosso ,caro silvestro! Io ho mollato la Lega proprio quando (di fatto) ha lasciato la strada secessionista e quindi NON avrà più i miei voti!!(miei e di famiglia)!! ma leggo tra le righe della FOTTUTA PAURA che provi nel solo pensare che l’Europa ci dia il benestare per il referndum…e dopo che fai?? Te ne vai dal VENETO???? Ah ah ah che BUFFONE che sei…

  4. Roby scrive:

    Grazie Tizi per la solidarietà! E quoto in pieno le tue tesi!
    Evor ….sei così sicuro che .dopo.il Veneto sarebbe “rissucchiato” dal pitone mondiale?? O la tua è SOLAMENTE PAURA che ce la farebbe???? Ah ah ah..Lasciateci provare e poi vedrete….WSM!

    • Silvestro scrive:

      “lasciateci provare e poi vedrete …”
      Ma questa non è la briscoletta al bar dove poi se perdi ti incazzi, molli tutto e te ne vai a casa.

      Lasciateci provare… a chi
      A chi incita all’evasione fiscale? A chi dice che con il voto non si ottiene niente e quindi ci vogliono altri sistemi?

      Lasciateci provare ..
      erano gli stessi inviti che faceva la Lega alle origini; dopo vent’anni ne vediamo i risultati. Poi quelli come te e tu stesso (per tua ammissione) hai mollato la Lega e sei diventato indipendentista convinto.

      Con quale faccia vieni a fare questi discorsi!! L’esempio che incarna più di altri il paese delle banane sei proprio tu.

  5. Evor scrive:

    A VERONA ARRIVANO GLI a-MICI CIVICI

    Esasperati dai continui episodi di malcostume che si verificano sugli autobus (extracomunitari che, ad esempio, non solo non pagano il biglietto ma pretende anche di scendere dove pare a loro, accusando il povero autista che si rifiuta di farlo di razzismo), i cittadini veronesi, trainati da un arzillo e intraprendente pensionato, si sono organizzati, costituendo l’associazione “a-MICI CIVICI”.

    Con il contributo del sindaco e della stessa ATV, su ogni autobus sono state installate delle semplici webcam che trasmettono continuamente ad una sala operativa quello che succede sugli autobus.
    Nella sala operativa, 20 pensionati volontari visionano continuamente 60 monitor, prendendo nota delle situazioni maggiormente sospette. Ogni volontario redige un resoconto del periodo di visionamento effettuato, indicando corse, orari e tratte maggiormente sospettabili di truffe. I resoconti, opportunamente analizzati da altri volontari, consentono di organizzare e pianificare interventi mirati, per colpire in modo preciso ed a colpo sicuro le situazioni più critiche.
    Inoltre, ogni autobus è stato dotato di un pulsante “SOS a-MICI CIVICI” che abilita l’autista a richiamare l’attenzione dellqa sala operativa su episodi specifici in corso.
    Oltre alle persone della sala operativa, è stata allestita una squadra di pronto intervento, formata sempre da volontari, selezionati fra i pensionati più pimpanti e prestanti, che all’occasione entra in azione a supporto e sostegno dei controllori e degli stessi autisti, qualora si verificassero situazioni di necessità.

  6. Evor scrive:

    Il DALAI-TIZI non può diventare un DALAI-SEGA, ne sarei molto deluso
    I coglioni duri, il DALAI-TIZI, li deve tirare fuori nei confronti dei leghisti, dei pdl-ini, degli pseudo-socialisti, che sono il 70% dei veneti. Finché te la prendi con i sinistri, sei un DALAI-SEGA
    Per quanto mi riguarda, a parte il comico anacronismo della Santa, Unica, Irripetibile repubblica di Venezia (chi mai al mondo ha costruito bellezze più alte ?), ho tanta simpatia per Veneto Stato, gli auguro tanta fortuna, gli auguro di prendere il 51% alle prossime elezioni, conosco un ragazzo del mio quartiere che ci crede tanto, è bravo e mi piace.
    Io una risposta te la dò, del perché i leghisti, i pdl-ini veneti si guardano bene dal votare Veneto Stato: perché sono quelli che hanno i “schei” e che hanno paura, se cambiassero le cose, di perderli. E’ molto semplice. Forza DALAI-TIZI, attacca, non fare il DALAI-SEGA.
    Grecia in default virtuale. Spagna in coma farmaceutico pilotato. Se ci fosse un’Italia del Nord ed un’Italia del Sud, anche l’Italia del Sud sarebbe in default. Ma la Germania non può permettersi il default. Perché se lo dovrebbe permettere l’Italia del Nord ? Siamo in un sistema integrato. Tutta l’Europa, chi + chi -, ha conquistato nel 1800 e nel 1900 lo stato sociale. Poi il mondo si è globalizzato. L’Europa ha trasferito la produzione fuori dai suoi confini e si trova con il welfare da difendere. Il Veneto, da solo, potrebbe scappare “3 metri avanti, da questa fucina in esplosione”. Poi, verrebbe risucchiato, come un topolino nelle mandibole di un pitone. E’ un’opinione. Non è odio.

    ad ogni modo, viva San Marco. Piazza San Marco, architettonicamente parlando, è il posto più bello del mondo

    • TIZI scrive:

      Delle tue SEGHE di cifre, caro Evor me ne sbatto.
      Come sempre, fai lo spocchioso, e svicoli i discorsi.

      Ti ho detto che no sto parlando di voti.
      E con la Lega Nord, se mai sai leggere quello che ho già scritto, me la sono GIA’ presa.
      Ma loro non sono miei nemici: intendo il popolo votante.
      Se fossi meno imbevuto di SEGHE ideologiche mentali, sapresti ammettere che, dovendo esserci un referendum per l’indipendenza del Veneto o anche ipoteticamente una dichiarazione di indipendenza tout-a court, la base leghista approverebbe in MASSA.

      Q

  7. TIZI scrive:

    ROBY, il post è lungo anche se contiene sacrosanta realtà.
    Ma credi che i sinistri (e i vischiosi) la leggano?
    Di più! Anche conoscendo la VERA STORIA, fingono di disapprovarla e fingono di sentirsi italioti, e basta. Pur di fare dispetto agli indipendentisti. Ieri la Lega Nord, oggi i Veneti.
    Poi però abbracciano le istanze del Tibet o del Kosovo (che adesso sta per diventare indipendente, pur essendo sempre stato un territorio Serbo, non albanese).
    I veri nemici della nostra indipendenza sono questi: celi abbiamo in casa.
    Peggio: un giorno che dovessimo farcela e diventare indipendenti, sarebbero i primi che tirerebbero fuori la bandiera di San Marco!
    Te lo ricordi il fido alleato Galeazzo Musolesi delle STURMTRUPPEN? ecco: i sisnistri di casa nostra sono tutti dei Galeazzo Musolesi.

    L’indipendenza non arriverà MAI cercando di parlamentare a Roma, MAI.
    Quindi i voti NON servono. Serve ben altro. E piano piano arriverà, perché la stessa gente si sveglierà.

    W San Marco

  8. TIZI scrive:

    ROBY, il post è lungo anche se contiene sacrosanta realtà.
    Ma credi che i sinistri (e i vischiosi) la leggano?
    Di più! Anche conoscendo la VERA STORIA, fingono di disapprovarla e fingono di sentirsi italioti, e basta. Pur di fare dispetto agli indipendentisti. Ieri la Lega Nord, oggi i Veneti.
    Poi però abbracciano le istanze del Tibet o del Kosovo (che adesso sta per diventare indipendente, pur essendo sempre stato un territorio Serbo, non albanese).
    I veri nemici dell’indipendenza sono questi: celi abbiamo in casa.
    Peggio: un giorno che dovessimo farcela e diventare indipendenti, sarebbero i primi che tirerebbero fuori la bandiera di San Marco!
    Te lo ricordi il fido alleato Galeazzo Musolesi delle STURMTRUPPEN? ecco: i sisnistri di casa nostra sono tutti dei Galeazzo Musolesi.

    L’indipendenza non arriverà MAI cercando di parlamentare a Roma, MAI.
    Quindi i voti NON servono. Serve ben altro. E piano piano arriverà, perché la stessa gente si sveglierà.

  9. Roby scrive:

    E’ evidente che NN C’E’ peggior sordo di chi nn vuol sentire…cari tutti! Inutile che mi dici che la storia è continuata (dopo la VERGOGNOSA ANNASSIONE),ma la stira ,appunto va avanti e guarda caso si evolve e ha i suoi corsi e ricorsi storici e quindi ORA sono MATURI i TEMPI per un DISTACCO da sto paesucolodibanania!! (Vedi ultimi fattacci.il presidentucolo,la terronica sicula,ecc,ecc)! Quanto a Evor ,rimando tutto alle prossime politiche ! Lì si vedranno i REALI esiti del voto! NN puoi portare ad esempio un voto SETTORIALE come quello dell’elezione del Sindaco. perchè NON FA TESTO!!! Si troppo intelligente per nn saperlo…o mi sbaglio?? Quanto avercela coi sinistri..be ,direi che è il minimo. Parla la STORIA!!!

  10. Silvestro scrive:

    Non c’è bisogno di postare un libro per illustrare quello che è successo in quel referendum. Sono discussioni che abbiamo fatto più volte: Non si può fermare la storia alla gloriosa Repubblica di San Marco o al 1866. Qualcosa nei 145 anni successivi è pur successo.
    C’è stata una grande guerra che ci ha visti prima alleati poi contrapposti agli austriaci. Quella guerra non fu la guerra dei veneti ma di tutta l’Italia.
    C’è stato un periodo fascista che ha visto i veneti entusiasti e partecipi a quella avventura.
    C’è stato un’altra guerra che ci ha visti ancora una volta prima alleati e poi contrapposti ai tedeschi. La repubblica di Salò, ultimo baluardo della resistenza fascista, ha visto molti veneti attivi e protagonisti in negativo (per fortuna non tutti) delle tragedie di quel periodo.
    Nel dopoguerra poi l’elettorato di matrice cattolica dominò le politiche del veneto e per un lungo periodo anche le politiche nazionali. I democristiani, prima, assieme ai socialisti poi, eletti dal veneto hanno partecipato in maniera determinante a tutte le scelte del paese.
    C’è stata infine il camaleontismo, democristiani e socialisti divennero liberisti, pidiellini o leghisti e le elezioni politiche del 2008 seguite dalle regionali del 2010 ( cioè il voto dei veneti oggi, non quello di 150 anni fa) ne sancirono il trionfo. Fino ad allora gli indipendentisti proprio non c’erano.

    Per questi motivi dipingere oggi il nostro territorio come oppresso, ed asservito a Roma, vittima di scelte fatte altrove contro la volontà del popolo veneto è una vera e propria fesseria.

    L’espressione democratica è il voto politico e non referendum una tantum su argomenti specifici. Altrimenti dovremmo dare ascolto anche al popolo bellunese che con un referendum ad hoc ha già chiesto di passare sotto il Trentino, oppure al popolo di Rovigo che in caso di eliminazione della relativa provincia piuttosto che passare sotto Venezia ha già espresso il desiderio di passare sotto Ferrara.

  11. Evor scrive:

    Tizi è un mito, una roccia granitica capace di resistere a tutte le intemperie, combatte come il re leone, il leone di S.Marco
    Il 6 maggio, Verona ha eletto Tosi
    Sabato 28 aprile, nel pomeriggio, ho fatto un giretto in centro. In via Roma, più o meno all’altezza dell’Oviesse, c’era un banchetto di Veneto Stato.
    Mi son fermato una decina di minuti per vedere un po’ (speravo di individuare Tizi & Roby).
    Non si è fermato nessuno. E’ stato assai divertente vedere la sig.ra Badii cercare di suscitare un minimo di interesse incrociando gli occhi di qualche passante distratto. Non si è fermato nessuno.
    Il risultato delle elezioni è stato ancora più inequivocabile. Un fiasco totale.
    Questa è realtà, Tizi. Pura, semplice, inoppugnabile realtà.
    Perché te la prendi con i sinistri ? I sinistri in Veneto sono sempre stati una minoranza. Negli anni ’60, nelle provincie meno nobili del Veneto (VR, VI, BL e RO), la DC portava a casa il 70%. Nei paesini il 95%.
    Non capisco. Se poi accusi i sinistri di essere portatori di odio, tu di cosa sei portatore ?

    • TIZI scrive:

      Non mi trovi con Veneto Stato perché con loro posso avere qualche amicizia, ma non condivido affatto quello che stanno facendo.
      L’indipendenza del Veneto non la si riprende con i voti.

      Zagor, stai ancora pensando ai voti, tu? Sei proprio ingenuo allora.
      Poi ce l’ho coni sinistri perché si taglierebbero i coglioni, pur di veder perdere un avversario (oggigiorno per i sinistri gli indipendentisti della Penisola sono considerati avversari, se non nemici).

      W San Marco

  12. Roby scrive:

    Caro Tizi ,so che conosci a mena dito la ns storia(Veneta) ,ma qui ti posto ,soprattutto per fargliela capire ai Silvestri &C ,di turno la VERA VERITA’ di quel che accadde nel 1866:

    Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all’Italia
    22 Ott, 2011 at 06:51
    IL VENETO NEL 1866 NON E’ MAI STATO CEDUTO ALL’ITALIA

    E’ diventato ormai noto presso i Veneti, ma non solo, che la nostra terra è stata annessa al Regno d’Italia con un plebiscito farsesco, organizzato domenica 21 e lunedì 22 ottobre dell’anno 1866.
    Ricorre in questi giorni il 145esimo anniversario di quegli eventi, giusto per ricordare che le istituzioni italiane festeggiano i 150 anni dell’Italia Unita, senza il Veneto, ovviamente.

    Ritengo, però, che si sia finora travisato il vero valore di questa procedura referendaria. Molti studiosi ed esperti della materia hanno descritto le operazioni di voto come “cosmetiche”, portando alla luce le violazioni compiute (pressioni, intimidazioni, voto palese) come offensive principalmente sul piano morale e storico, come una ciliegina amara su una torta pasticciata.

    L’idea diffusa è che il voto del plebiscito sia stato solo una formalità, stante che, come da più parti si dice, la cessione del Veneto era avvenuta addirittura prima del voto! Recitava infatti un trafiletto sulla “Gazzetta di Venezia” di sabato 20 ottobre 1866: “Questa mattina [cioè venerdì 19] in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”. Occorre fare attenzione, però, a non saltare a conclusioni affrettate: è infatti scientificamente scorretto interpretare una fonte storica alla luce di ciò che avverrà, cioè sapendo già come andrà a finire. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che quel giorno, in quell’albergo, il Veneto sia stato ceduto all’Italia.

    E’ sulla base di tale interpretazione, secondo me errata, che si basano le visioni storiche che qualificano il plebiscito del 1866 come una inutile formalità di adesione ad una situazione di fatto già sostanzialmente costituita e decisa da altri, come a dire che “il 19 ottobre il Veneto era già passato dalla Francia all’Italia, due giorni prima del plebiscito”, ma non è affatto così.

    Ma se non è stato ceduto all’Italia, il Veneto a chi è stato ceduto? La risposta non è ovvia, ed è forse la più impensabile: il Veneto è stato ceduto a sé stesso.

    La questione veneta, “risolta” nel 1866, ha visto come attori partecipanti, nell’ordine, l’Austria, la Francia, l’Italia, e… il Veneto (o, meglio, “la Venezia”, cioè tutto il territorio dell’attuale Regione Veneto, con anche Pordenone ed Udine, “ e Mantova”, riconosciuta come provincia non appartenente al territorio della Venezia). Queste 4 parti sceniche sono invece personificate da 6 attori: il commissario austriaco Gen. Karl Moering, il commissario francese Gen. Edmond Leboeuf, il commissario italiano Gen. Genoa Giovanni Thaon di Revel, e i 3 notabili rappresentanti del territorio conteso, due veneti (l’assessore della municipalità veneziana Conte Luigi Michiel ed il podestà di Verona, Edoardo De Betta) e un mantovano (Achille Emi-Kelder, assessore della municipalità di Mantova).

    Analizzando opportunamente le memorie, quasi una confessione, del commissario italiano Thaon di Revel, scopriamo cosa è successo davvero in quell’albergo la mattina del 19 ottobre di 145 anni fa.

    Pare opportuno partire dal ruolo dei 3 notabili, comprese le modalità della loro scelta. Scrive Thaon di Revel: “Dovevo pure risolvere la questione dei tre notabili, scelti dalla Francia e chiamati a ricevere da questa il Veneto a lei ceduto dall’Austria. [...] Le idee di Leboeuf su tale funzione, dapprima incerte, tendevano ora a darle grande solennità. [...] Scegliendo gl’individui che si proponevano da Parigi si creava un’autorità speciale sul Veneto, che poteva dar luogo a qualche aspirazione autonoma od anche repubblicana per Venezia. Dovrebbero essi indire il Plebiscito od affidarne l’incarico ai Municipi?”

    Revel appena dopo parla anche apertamente dei metodi mafiosi usati per pilotare la scelta dei notabili, e pare quasi compiacersi della sua abilità diplomatica: “Miniscalchi, Strozzi, Giustiniani ed altri eran degnissimi gentiluomoni e perfettamente adatti per tale scelta, se non vi ostassero le considerazionei sovraesposte; perciò pensai bene, sin dai primi giorni, di esporre condifenzialmente le mie idee a Ricasoli, fra le quali eravi quella di far sentire a quei signori, che sarebbero richiesti [cioè “chiamati”] da Leboeuf, direttamente o per intermediario, che il Governo [italiano] desiderava ch’essi declinassero l’invito. Mi riservavo poi di condurre Leboeuf, senza che si avvedesse del partito preso, a richiedere Michiel, De Betta ed Emi-Kelder”.

    Se la scelta dei notabili è stata pilotata, modalità di svolgimento del plebiscito invece sono state decise unicamente dall’Italia. Ci confessa Revel: “Quando la sera del 16 di ritorno da Verona, giunsi all’albergo [a Venezia], vi trovai 1300 copie del manifesto Reale pel Plebiscito [...]. Telegrafai subito a Cugia [Efisio Cugia, Ministro della Guerra italiano dal 22 agosto 1866]: ”Ricevuto manifesto, ignorandone esistenza non potei preparare Generale francese. Temo protesta motivo data da nessuna menzione in esso della Francia. Voglia Vostra Eccellenza tenere a calcolo difficoltà della posizione””. Poi Revel continua a narrare: “Altro che cessione! Il 17, alle 8 del mattino, mi vedo arrivare Leboeuf con in mano un giornale, nel quale era stampato tutto il Decreto Reale! Era fuori di sé; non parlava, non gridava, ma urlava, che era una violazione del trattato, un insulto alla Francia, e protestava che senza un ordine preciso del suo Imperatore, non cedeva il Veneto. [...] Avevo davanti ai miei occhi il Regio Decreto in data 7 ottobre, firmato Vittorio Emanuele, che fissava il 21 e 22 stesso mese per la votazione del Plebiscito, e non solo lo leggevo stampato nel giornale, ma sapevo che era affisso in tutta la provincia di Treviso; ne avevo 1300 copie per Venezia ed estuario; Leboeuf me ne aveva portato una copia; e si voleva [dal governo italiano] che dicessi al Commissario francese ch’egli si sognava un Regio Decreto che non esisteva!”.

    Sembra una farsa, ed anzi lo è, ma è proprio con queste premesse e con questi metodi che il Regno d’Italia ha ottenuto di annettere il Veneto nel 1866, ma con quali altri inganni e nascondimenti?

    .

    SECONDA PARTE

    Nella prima parte avevamo lasciato il prode commissario italiano Thaon di Revel alle prese con una grana diplomatica non da poco: il Governo italiano aveva indetto il plebiscito, fissato le date e stabilito le modalità con un Regio Decreto ufficiale ignorando completamente il ruolo di garante internazionale del commissario francese Leboeuf, il quale, lo ricordiamo, rappresentava l’Impero Francese, che in quel momento aveva una sorta di protettorato internazionale temporaneo sul Veneto.

    Il bravo Revel, dopo qualche bugia, un po’ di riverenze e delle false rassicurazioni all’offeso commissario francese Leboeuf, conclude la sua lettera di scuse riconoscendo il ruolo del commissario francese: “Io posso quindi dichiararvi nel modo il più formale, che il Governo del Re [Vittorio Emanuele II], mio augusto Sovrano, non ha inteso, né intende intralciare menomamente l’opera vostra, quale Commissario di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi. Non prenderò ingerenza nelle cose di queste provincie se non quando per la retrocessione che avete missione di fare, diventate libere, mi richiedessero del mio intervento. [...] Mi lusingo che accogliendo queste mie leali assicurazioni, darete corso alla vostra missione, ricevendo la consegna di Venezia dalle Autorità austriache e rimettendo il Veneto ai tre notabili, che avete chiamati a voi e che stanno aspettando i vostri ordini.”

    Il Leboeuf crede alle rassicurazioni mendaci del commissario italiano, e risponde il 18 scrivendo: “Ho l’onore di informarvi della ricezione della lettera con cui mi fate sapere che il Governo di Firenze non ha mai pubblicato come Decreto, ma semplicemente delle istruzioni relative al Plebiscito. In conseguenza di questa dichiarazione, mi felicito di potervi dire che nulla s’oppone più alla remissione di Venezia e del Veneto [originale: “de Venise et de le Vénétie”], che potrà aver luogo domani mattina, così com’era stato inizialmente convenuto”.

    Appena il francese viene riportato alla convinzione iniziale, Revel telegrafa al Ministero della Guerra a Firenze [allora Capitale del Regno d'Italia]: “Domani alle 8, senza alcuna solennità, nell’alloggio di Leboeuf, si farà cessione Venezia retrocessione ai Notabili. Leboeuf pronunzierà allocuzione ai Notabili, dalla quale eslcusa ogni allusione al modo di votazione del Plebiscito.”
    E così avvenne. La cessione del 19 ottobre venne proclamata con questa formula, pronunciata dal commissario Leboeuf: “A nome di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi ed in virtù dei pieni poteri e mandato che ha voluto conferirmi [...] dichiariamo di rimettere la Venezia a sé stessa, affinché le popolazioni padrone dei loro destini, possano esprimere liberamente, con suffragio universale, il loro volere a riguardo dell’annessione della Venezia al Regno d’Italia”.
    Ma Revel ci descrive anche gli interessanti momenti successivi: “Ciò detto, il conte Michiel a nome della Commissione diede atto al generale Leboeuf della rimessione della Venezia a sé stessa. Firmarono il processo verbale in duplice copia: Leboeuf – Luigi Conte Michiel – Edoardo Cav. De Betta – Emi-Kelder dott. Achille [sic]”.

    Come avrete notato dalle rimostranze del commissario francese, dalle paure e dalle ammissioni del commissario italiano, dalla formula di cessione utilizzata e dalle firme delle 4 persone che hanno sottoscritto l’atto di cessione, i personaggi coinvolti in quel 19 ottobre sono il commissario francese Leboeuf, a rappresentare la Francia, e i tre notabili, a rappresentare il Veneto: la Francia, insomma, ha ceduto il Veneto a sé stesso, cioè, come prevedeva l’accordo internazionale, gli ha concesso di autodeterminarsi con una consultazione popolare autogestita.

    Ecco dunque, che il Plebiscito avrebbe dovuto essere liberamente organizzato dai 3 rappresentanti delle libere popolazioni venete, cui era riconosciuto uno status internazionale particolare, con la piena possibilità dell’opzione “indipendenza”, temuta fortemente dal Governo italiano (cit. “si creava un’autorità speciale sul Veneto, che poteva dar luogo a qualche aspirazione autonoma od anche repubblicana per Venezia”), che approntò i metodi mafiosi e liberticidi che ormai tutti conosciamo proprio per negare ai Veneti il diritto di autodeterminarsi come riconosciuto, garantito e sancito dalla Pace di Vienna del 3 ottobre 1866: la sovranità dei Veneti riconosciuta con un trattato internazionale dai due Stati più potenti dell’Europa continentale (l’Impero Austriaco e l’Impero Francese), dal Regno d’Italia stesso, e col benestare del Regno di Prussia (alleato dell’Italia nella guerra del 1866).

    A riprova di questa ricostruzione, poi, c’è il fatto che i 3 notabili “rappresentanti” del territorio veneto si sono recati dal Re d’Italia Vittorio Emanuele II il 4 novembre 1866 a consegnare i risultati ufficiali del plebiscito veneto del 21-22 ottobre, che essi stessi notabili avrebbero dovuto organizzare in tutto il Veneto che rappresentavano per investitura internazionale. La rappresentanza è tale che sono quei 3 notabili che consegnano il Veneto nelle mani, letteralmente, del Re d’Italia. Non è un caso, si osservi, che il Regio Decreto di annessione delle “provincie [sic] della Venezia e di quella di Mantova” possa essere promulgato proprio con data “Torino, 4 novembre 1866” (RD n. 3300 del 4.11.1866, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno successivo).

    Perciò, se qualcuno ancora si chiedesse “Ma allora, se non fossimo in Italia, saremmo tornati con l’Austria?”, sappia che storicamente la vera alternativa per i Veneti nel 1866 non era tra un Veneto italiano o un Veneto austriaco (né un Veneto francese, come ha ipotizzato qualcuno), ma tra un Veneto italiano, o un Veneto indipendente.

    Alessandro Mocellin

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  13. Roby scrive:

    ….e ne aggiungo ancora una! Visto la sicilia??? Default completo! Che facciamo.l’aiutiamo?? Manco fosse l’ultima terra al mondo!! Tu e i tuoi” adepti”,caro Silvestro,continuate a DIFENDERE sto paesucolodibanania!!! L’ultima solusion (ed unica), è che il Veneto si SGANCI da questa RIDICOLO stato formato da un popolo bue e per di più…RIDICOLO!!! Indipendensa …subito!!!

    • TIZI scrive:

      Quale Popolo bue, Roby?
      Che sia bue non c’è dubbio, ma è un insieme di popoli, non un Popolo.
      Lo status di Popolo ce l’ha il Veneto. Ed è internazionalmente riconosciuto.
      Pensa che se un Zaia qualunque fosse davvero come quel presidente che dichiarò subito l’indipendenza della Slovenia, domani stesso si potrebbe innescare il processo di indipendenza!
      Basterebbe che Zaia dichiarasse pubblicamente la volontà di indipendenza. I requisiti legali ci sono TUTTI!
      Se cozza contro questa decotta costituzione italiota, il contro peso lo farebbe l’Europa e l’ONU: il Veneto Popolo riconosciuto può autogovernarsi legittimamente!

      Non importa se poi anche qui in Veneto ci sono i Silvestri e i sinistri vari, nonchè i terroni, che venderebbero l’anima pur di bloccare il processo di indipendenza. Con una dichiarazione del genere, sarebbe l’inizio di tutto!

      Chiediamoci perché il leghista Zaia sarebbe terrorizzato a fare una mossa del genere. Avrebbe paura perfino di indire un referendum conoscitivo! Perché sanno che se facessero sto referendum, sarebbe stravinto dal “SIì VOGLIAMO L’INDIPENDENZA”!

      • TIZI scrive:

        Se invece dovessi ragionare con i parametri vischiosi e offensivi del Silvestro, dovrei dire:

        Quanti si sono dati fuoco in Tibet per l’indipendenza?
        Sicuramente la maggioranza dei tibetani non si è data fuoco.
        Perciò la maggioranza vuole stare sotto la Cina (la cui costituzione dice che è unica ed indivisibile).

        Questo è il meccanismo su cui si basa l’INDEGNO ragionamento che il Vischioso SIlvestro ha fatto per noi Veneti.

  14. Roby scrive:

    Silvestro,invece di disquisire sui massimi sistemi….perchè nn ci parli dell’INCONGRUENZA a prorposito delle intercettazioni del presidentucolo??? Come mai al Cav era concesso di essere “spiato” e a sto “tipo” NO??? E lascia perdere la costituzione che viene “usata” a sproposito ,quando più fa comodo a sti 4 politucoli di sto paesucolodibanania!!!

  15. Silvestro scrive:

    Se Zwirner invece di insistere sulle colpe del PD e della Camusso, leggesse qualche volta anche i quotidiani a lui più vicini capirebbe molte cose in più.

    La nuova discesa in campo di Berlusconi, per sua stessa ammissione, avviene “per non buttare al vento 18 anni di lavoro”. Una dichiarazione che da la misura di quanto fallimentare sia stata la sua attività politica innanzitutto verso il suo stesso partito privo classe dirigente, e senza prospettive. Per contro dice chiaramente anche quanto abbia pesato l’interesse personale a danno del movimento e dell’Italia.

    Bechis (http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1058796/Silvio-ha-177-milioni-di-euro-di-motivi–ecco-perche-Forza-Italia-tornera.html ) infine fornisce anche la dimensione dell’interesse finanziario che muove le decisioni di B. Le sue fidejussioni (177 milioni) fornite a forza Italia come marchio, dicono senza ombra di dubbio quale sia la molla che lo costringe a candidarsi premier per la sesta volta.

    Tutto questo mentre i quotidiani tedeschi parlano di un nuovo “padrino IV” ricordando ancora la definizione di “culona” che B ha riservato alla Merkel. E di questo non possiamo nemmeno lamentarcene troppo: anche non siamo affatto disposti a dimenticare il sorrisetto di Sarkò.

    IL PD, per altri motivi non è messo meglio, ma a questo ci pensa Zwirner.

  16. Gatón scrive:

    A proposito dei controlli effettuati sui mezzi pubblici, vedi articolo in home page,
    ho inviato ad ATV la seguente e-mail :
    Buongiorno.
    Ho letto con molto interesse gli articoli pubblicati sui media relativi ai controlli effettuati sui mezzi pubblici.
    Al fine di una corretta valutazione dei dati, gradirei sapere se i 110.000 utenti trasportati sono relativi a tutti
    i mezzi pubblici impegnati durante la settimana o soltanto quelli dei mezzi controllati.
    In questo caso sarebbe interessante sapere quante corse sono state controllate, ed il numero totale delle corse stesse.
    Da come indicati, i dati sembrano evidenziare un abusivismo marginale mentre, secondo me, il fenomeno è di gran
    lunga più ampio.
    Un’ultima richiesta.
    Visto il numero esiguo delle sanzioni comminate, in rapporto al numero dei passeggeri fatti scendere, avrei
    piacere di conoscere i criteri in base ai quali i controllori hanno optato per l’uno o per l’altro intervento.
    Non vorrei che le multe siano state inflitte esclusivamente ai nostri concittadini.
    Ringrazio per l’attenzione e rimango a disposizione per qualsiasi richiesta da parte vostra.
    Distinti saluti
    .
    Gradirei conoscere il vostro parere in particolare per quanto riguarda la metodologia statistica applicata.
    Grazie.

  17. Gatón scrive:

    La fiducia nel Paese e nelle banche affonda, lo spread vola, se Berlusconi non si dimette siamo al fallimento.

  18. Silvestro scrive:

    Tizi, sei solo capace di insultare, di parlare a vanvera senza conoscere i fatti. Tutte circostanze note.
    Quando la Slovenia ha dichiarato la propria indipendenza, c’è stata una guerra con la Serbia. Durò solo qualche giorno (e qualche centinaio di morti) perché l’intera popolazione slovena si era già organizzata ed armata, contrastando l’esercito serbo.

    Se non vuoi darti fuoco, puoi sempre fare il martire ed imbracciare le armi.

    Altrimenti puoi continuare a fare chiacchere e predicare l’evasione fiscale. E’ molto più comodo e meno pericoloso.

    • quisifalitalia scrive:

      La Slovenia ai tempi della ex Jugoslavia era l’unico territorio abitato per la quasi totalità da Sloveni. Credo fosse il 97%, a differenza della Croazia e della Serbia dove la popolazione aveva subito rispettive migrazioni. Quello fu il motivo per cui l’indipendenza slovena fu del tutto indolore.

      • TIZI scrive:

        QUISIFALEPIPPE, hai cannato.

        La Slovenia è sempre stata abitata da popolazioni slave, come i croati, e sono sempre state regioni slave dell’impero austro-ungarico.
        Non ha mai avuto nè storia nè indipendenza. CAPITO?
        Al contrario dei Veneti, gli sloveni non hanno mai avuto lo status di Popolo, se non a partire dal 1991.
        La differenza è che i dirigenti politici hanno saputo prendere l’occasione (la guerra Serbo-Croata), e sono stati riconosciuti subito dal Vaticano, dalla Germania e poi anche dagli USA.
        Pur non essendo Popolo, erano comunque “Comunità”, e forte, anche se pochi.
        Non avevano ad esempio, persone come te, e i silvestri cioè collaborazionisti filo-italioti.

        Al contrario, la Repubblica Veneta, esempio di civiltà e amicizia fra i Popoli, ospitava liberamente moltissimi stranieri; nella stessa Venezia erano migliaia, e tutti collaboravano liberamente alla prosperità. Ma il Veneto era INDIPENDENTE.

        Quindi cambiate disco: trovate almeno un VERO motivo che spieghi perché il Veneto OGGI non può pretendere la sua indipendenza.
        Se non lo sapete cosa dire, e siete contrari per puro spirito di dispetto e fastidio (tipico dei sinisitroidi che odiano le proprietà altrui), allora semplicemente TACETE.

    • TIZI scrive:

      Ribadisco che sei un CRETINO.
      Perché io non ho mai predicato di evasione fiscale.
      La Slovenia non è neppure mai esistita. E si è auto-dichiarata indipendente e basta. Non aveva fra i cittadini della gente come te, questo è sicuro. Morti in Slovenia non ce ne sono stati. Documentati tu, invece di fare il solito vischioso saputello. Poi di quale esercito parli? Che esercito aveva la Slovenia?

      Tu vorresti la guerra per RI-avere il Veneto libero? LA guerra vorresti?
      La guerra ci sarà solo se lo stato occupante italiota farà come la Cina con il tuo amato TIbet.

      A parte che io a TE darei fuoco volentieri… Mi spieghi, PERCHE’ il Tibet ha diritto all’indipendenza, invece il Veneto NO?
      Se non riesci a esporre una spiegazione reale, e non la solita retorica, allora stai zitto.
      Anzi, datti fuoco, valà, che ti procuro la benzina.

  19. Gatón scrive:

    L’abbinamento suicidi-evasione probabilmente è stato un messaggio subliminale che ha fatto scattare la mia reazione, prendo atto della tua ferma smentita.
    E’ vero, la matrice comune dei suicidi degli imprenditori è rappresentata dai soldi, o meglio dalla loro mancanza,
    che ha messo questi disgraziati nella condizione di non poter onorare i propri impegni nei confronti di creditori e dipendenti.
    Nessun veneto si darebbe fuoco per l’indipendenza, sono d’accordo, più che un bonzo passerebbe per gonzo.
    Quanto all’evasione predicata, non sono mai stato tenero ne’ con gli evasori ne’ tanto meno con gli esegeti dell’evasione.
    A cominciare da Bortolussi.

    • quisifalitalia scrive:

      Bortolussi non predica alcuna evasione. Essendo un analista dei dati economici italiani e in particolare del Veneto, ragiona sui risultati che queste tasse dovrebbero dare e che invece eludono. Tutto qui

      • Gatón scrive:

        Quale rappresentante della categoria artigiani tira l’acqua al suo mulino.
        Mai sentito dire una volta che molti dei suoi rappresentati evadono mediamente il 90 % di quanto dovuto.
        Secondo lui gli studi di settore sono un capestro al quale non si sfugge, mentre tutti sappiamo che rappresentano un semplice paravento dietro il quale nascondere la realtà.

  20. Silvestro scrive:

    Gaton: L’abbinamento imprenditori suicidi – evasione fiscale è una tua distorsione che nel mio post proprio non c’è. Ma visto che me lo segnali, se vai a rileggerti i quotidiani e riguardare i servizi video, scoprirai che sono proprio gli indipendentisti che hanno strumentalizzato questi gesti tragici. Sono sempre gli stessi che predicano ed incitano l’evasione fiscale e davanti alle telecamere si vantano di bruciare le cartelle di equitalia e le ingiunzioni di pagamento. Nessuno su questo blog, salvo il sottoscritto, si è mai preoccupato di stigmatizzarne il comportamento.

    Prova a consultare il tuo organizzatissimo archivio e dimmi se qualche volta ti è mai capitato di condannare queste squallide speculazioni.
    Al tuo posto, quindi, sarei molto più cauto con i giudizi infamanti.

  21. Silvestro scrive:

    Faccio fatica ad immaginare un “bonzo veneto” che per ideali di libertà si da fuoco in piazza San Marco. C’è stato, è vero, qualche gesto estremo, ma con cinismo va detto che la causa comune di questi disperati erano i soldi e non l’indipendenza del veneto.
    Gli indipendentisti di oggi si accorgono dei loro diritti dopo 150 anni; dopo aver constatato che i quattrini da sperperare sono finiti e ci sono solo debiti.

    Invece di predicare l’evasione fiscale, cominciate a darvi fuoco per la nobile causa; almeno sarete più convincenti.

    • Gatón scrive:

      L’abbinamento imprenditori suicidi – evasione fiscale è a dir poco infame.
      Vergognati e, se hai ancora un briciolo di dignità, chiedi scusa.

    • TIZI scrive:

      Silvestro sei un INFAME, e questo è tutto.
      Intanto stai insultando gli imprenditori i quali, strangolati da questo stato ladro e cialtrone, si sono suicidati.
      Poi ci siamo accorti che non si può più stare sotto il giogo di questo paese ladro e infame, perché le libertà ci sono negate ogni giorno di più, e soprattutto perché non ci sono più soldi per mantenere i ladri di stato, i terroni e quelli statali fancazzisti come te.
      La differenza per l’indipendenza la fa uno che si dà fuoco, secondo te, razza di COGLIONE?
      In quanti si sono dati fuoco in Slovenia, CRETINO?

      Tu sei filo-italiota e non meriti proprio nulla

  22. quisifalitalia scrive:

    Ma chi è che vuole l’indipendenza del Veneto, il partito nasional veneto? Busato e Bernardini? a stemo freschi. Girando par le piasse venete non se vede tuto sto fermento che el voria Tizi, tante sagre e risotti a volontà. Fate manco cane.

    • TIZI scrive:

      Te par che l’indipendenza la se pol averghela votando?
      ZUCCONE.

      Te lo vedarè presto el fermento.
      Te risulta che ghe sia stà “fermento de popolo” che ga volù a tuti i costi andar a far parte dell’Italia?
      MUSSO

  23. TIZI scrive:

    Dunque il Tibet indipendente SI’, il Veneto indipendente NO.
    E a dire no al Veneto, qui proprio qui, sono gli stessi veneti che invece auspicano la libertà del Tibet e fanno santo in terra il Dalai Lama.
    E’ disgustoso questa discriminazione fra i popoli e il loro desiderio di libertà.
    Tutto figlio dell’ipocrisia, materia preferita specialmente fra la sinistra italiota.

    CHE COSA HA’ IL TIBET PIU’ DEL VENETO PER MERITARE L’INDIPENDENZA? ME LO SPIEGATE?
    HA LA STORIA? Ne ha meno della Repubblica Veneta!
    L’ETNIA? E’ un misto di etnie, tra cui anche cinesi. Documentatevi.
    C’E’ LA VOLONTA’ DI UN POPOLO OMOGENEO? Ci sono parti della popolazione che non vogliono l’indipendenza.
    E’ PERCHE’ Eì STATO PRODITORIAMENTE INVASO DALLA CINA NEL 1950? Invece il Veneto non è forse stato invaso dai Savoia, che hanno perfino inscenato un finto referendum?

    COS’ALTRO CAZZO HANNO I TIBETANI PER MERITARSI L’INDIPENDENZA E I VENETI NO?
    ME LO SPIEGATE, LECCHINI PARACULO DI VENETI CHE, PUR DI FAR DISPETTO A NOI INDIPENDENTISTI, STATE DALLA PARTE DI CHI VI AFFAMA GIORNO PER GIORNO?

    VERGOGNATEVI. NON SIETE DEGNI NE’ DEL VENETO, NE’ DI PARLARE DEL TIBET.

    • Silvestro scrive:

      Ma allora anche tu non sai leggere!!!!!!!

      La mia contestazione riguarda una precisa frase di Zwirner riportata fedelmente tra virgolette: “Il buddismo ha un atteggiamento di favore verso la pedofilia”.
      Tutte le altre menate non c’entrano proprio niente.

      • TIZI scrive:

        Ma l’indipendenza del Tibet tu l’appoggi eccome!
        TU da buon sinistro, sei a favore del Tibet indipendente.
        Invece, l’indipendenza del Veneto tu la NEGHI.

        E’ così o no?
        Avanti getta la maschera: PARLA!
        (altroché menate)

  24. TIZI scrive:

    Giornalista tiorcinante?

    DIpende da che giornale: se è uno sinistro può permettersi di scrivere PUTTANATE e offendere a NASTRO, che vengono presi sul serio gli danno la “meritocrazia” sinistra.

    Ma essendo poi ciechi di odio, non se ne accorgono.
    Classico

  25. TIZI scrive:

    Eccoli qua fli ITALIOTI… Immancabili, e… sinsitri.
    Subito a difenda el Dalai Lama, come qualchedun el l’avesse offeso…

    …Semo messi ben…

  26. Silvestro scrive:

    l’opinione del 11/07/12 – IL DALAI LAMA È PADOVANO

    Sempre nell’intento di denunciare le fesserie che (complice il caldo) emergono con crescente frequenza dallo Zwirner-pensiero, si può cominciare dalla predica di stasera.

    “Il buddismo ha un atteggiamento di favore verso la pedofilia”: buddanata, fesseria megalattica sostenuta da Roberto Dal Bosco nel suo libro “contro il buddismo” edito da Fede & cultura, guardacaso, editore ultra cattolico.

    Qualche giorno fa in una delle sue deliranti affermazioni sul liberismo USA il direttore affermava che nello Utah era addirittura riconosciuto il matrimonio plurimo: balla fantozziana. I mormoni hanno ufficialmente rifiutato la poligamia fin dal 1890 e solo dopo sono stati ammessi negli USA.

    Nella foga delle sue convinzioni liberiste in diverse circostanze il direttore ha sostenuto che “l’etica è il profitto”. Come dire che libertà, uguaglianza, giustizia, non producono profitto e quindi non sono principi etici.

    se un giornalista tirocinante avesse pubblicato queste affermazioni sarebbe già a casa.

  27. TIZI scrive:

    HA HA HA HA!
    El Dalai Lama xè padovan!

    HA HA HA HA HA!
    Mama che paura che ga ciapà la CIna.
    HA HA HA HA HA HA!!

    Quando se dise ITALIOTI…

  28. Silvestro scrive:

    Mentre Zwirner ci illuminava con le sue considerazioni, Squinzi aveva già smentito tutto, anzi aveva addirittura affermato il contrario, destinando a Monti scappellamenti ed apprezzamenti esagerati.

    Nulla di nuovo a dire il vero, perché la storia ci restituisce da sempre inciuci, accordi poi smentiti, indizi, voltafaccia clamorosi. A partire dal Presidente del Consiglio, per passare ai parlamentari, dirigenti di partiti, amministratori locali etc. Eppure toni ed enfasi del giornalista sono quelli di chi sembra abbia scoperto solo ora questi intrallazzi. Una tempesta in un bicchier d’acqua, insomma, perché decontestualizzare, enfatizzare, distorcere, anche falsificare, è un esercizio piuttosto frequente sia dei media che dei giornalisti. Lo ha riconosciuto anche Zwirner nei rari momenti di lucidità; ammissioni però che suonano come una presa per i fondelli se poi lui per primo non da segni concreti di qualche ravvedimento.

    Per argomenti ed eventi politici ci sono infine diversi approcci. Ci sono diversi livelli di approfondimento e diversi modi di affrontare e vedere i fatti; c’è un approccio frontale e diretto, uno laterale, ed uno posteriore cioè col culo.

    Appunto, questo argomento potrebbe essere un buon esempio.

  29. Evor scrive:

    che barba, che noia
    quante volte dobbiamo sentirla la storia dei ladri di pisa ?
    che palle
    qualcosa di nuovo e di un pò più serio, no,eh ?
    no, è più facile fare il grillo-zwirner

    • Gatón scrive:

      Come sentenziava il mio collega latinista “Repetita juve”,
      E poi, come per le barzellette, c’è sempre qualcuno che non la conosceva…

  30. godo e rigodo scrive:

    Grande Zwirner…quotato al 100%. Bellissima quella dei ladri di Pisa……

  31. panterarosa scrive:

    Dica la verità, lei è geloso e invidioso. Non è che se la vorrebbe sbaciucchiare anche lei la Camusso?

  32. Gatón scrive:

    Montezzemolo ?
    E’ vero, è come il Gonella di chi ha buona memoria, Don Prezzemolo per l’appunto.
    Ma, purtroppo per lui, la Z è soltanto una, per cui è Zemoloto.

  33. Veneto scrive:

    Hahahahahahaha… bell’articolo non c’è che dire…

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