PRODUTTIVITA’ DA POSTO FISSO
Tra le tante fosche notizie che ci stanno introducendo al terribile autunno in arrivo, la più tragica è quella che riporta oggi in prima pagina La Stampa: secondo l’Istat l’Italia è ultima per produttività, negli ultimi dieci anni è cresciuta meno che in tutti gli altri 27 Paesi dell’Unione eurpoea.
Notizia tragica perchè assolve perfino quei nostri imprenditori cafoni che, invece di investire in azienda, comprano panfili o vanno a lezione di golf. Non si può infatti pretendere che qualcuno, italiano o straniero che sia, venga ad investire dove non si guadagna invece che dove si guadagna. C’è sicuramente anche un’etica del lavoro (senso del dovere civico verso il proprio Paese, l’opposto del panfilo…) ma la molla è e resta l’opportunità del guadagno, perchè l’impresa non è la San Vincenzo. E nessuno di noi è talmente “patriottico” da andare a bere il caffè dove fa schifo e costa il doppio.
Questo è il nostro Paese: un bar dove il caffè è cattivo e costa troppo, con conseguenze disastrose sia per il guadagno del datore di lavoro che per lo stipendio del lavoratore che per i posti di lavoro.
Le ragioni per cui siamo il fanalino di coda della produttività sono molteplici: la tassazione troppo elevata, la burocrazia che soffoca e taglieggia inutilmente, la giustizia civile desaparecida. Però non possiamo fingere che non pesi moltissimo anche la cultura del posto fisso, la mentalità da art.18 che si è ormai consolidata tanto nel pubblico quanto nel privato.
Non c’è giornalista nel mondo anglosassone che non abbia un contratto a termine, che periodicamente viene rinnovato o meno, incrementato o ridotto nella retribuzione, a seconda della produttività dimostrata.
Perchè mai dovrebbe essere produttivo un docente italiano quando sa che – una volta in cattedra – si impegni oppure no nella didassi e nell’aggiornamento, avrà la progressione di stipendio e nessuno potrà comunque licenziarlo fino alla pensione. Non si esclude, ovviamente, il senso del dovere e l’amore per l’insegnamento del singolo, ma il sistema del posto fisso a prescindere è un autentica istigazione al fancazzismo.
Quando mai sarà produttiva l’amministrazione della giustizia finché qualunque magistrato – conduca una inchiesta complicatissima a Milano o svolga una routine da pretore di provincia, mandi in carcere Enzo Tortora o Totò Riina, lavori o si dia malato per dedicarsi alle regate – avrà comunque i suoi scatti di anzianità ed andrà in pensione – tutti quanti, migliaia quanti sono – con lo stipendio di Primo Presidente della Corte di Cassazione, cioè con il top della retribuzione prevista per il pubblico impiego italiano. Una retribuzione così elevata che il sindacato delle toghe la custodisce come il Terzo Segreto di Fatima…
A Londra ho incontrato il fratello di un vecchio amico. Per vent’anni ha lavorato nel mondo della finanza, poi non gli hanno più rinnovato il contratto. Lui, nel frattempo, si è messo a studiare storia e sta per laurearsi ora che ha più di cinquant’anni. Mi raccontava che intende dedicarsi all’insegnamento. In Inghilterra puoi farlo a qualunque età perchè ti valutano e, se ti ritangono idoneo, ti assumono. Ovviamente a tempo determinato. Anche nella scuola pubblica, aggiungeva, non esistono contratti uguali per tutti: c’è un preside e un consiglio di amministrazione che ti assume e ti paga sempre in base alle capacità.
C’è una crisi che sicuramente è crisi globale ma che, ciò non ostante, continua ad offrire opportunità in più nei Paesi meno ingessati, dove il merito e le capacità individuali vengono riconosciuti e comunque valutati a tempo determinato. A Londra perfino un matusa come me potrebbe essere messo alla prova, perchè i contratti di lavoro mai sono vincolanti come lo era il matrimonio prima della legge sul divorzio. Mentre qui qualche giovane (pochi) ancora lo assumono, ma non esiste impresa che “sposi” un quarantenne o un cinquantenne rimasto senza lavoro.
Risultato: la nostra non può che essere una produttività da posto fisso, l’ultima d’Europa.




Ma che strano…tutti i miei post sul presidentucolo napolitan,sulla crisi dei poartiti e sul prox referendum veneto sull’INDIPENDENZA(da tutto il popolo vebeto auspicato a più del 90& su tutti i quotidiani regionali…) SPARITI??? Complkimenti..paura wirner?? Ma che strano….e pensare che ritenevo il suo pensiero molto vicino alle mie idee….veramente ..strano….
Evor, l’hai scritto tu.
Quelli che non accettano la mentalità da furbetti degli italiani, io direi degli italioni.
In questo senso sarai d’accordo che sono i migliori.
o.t.: nel Paese ove sono stato recentemente, la birra più diffusa è la ZAGORKA !
Veneto: Non fare la vittima. Sei tu che proprio su questo blog ti sei vantato di evadere le tasse. Il fatto che qualcuno lavori più di altri non gli da il diritto di essere un evasore fiscale.
Le norme spesso sono discriminatorie, il peso fiscale è eccessivo, ma le regole valgono per tutti e vanno rispettate. Come ho già segnalato questa non è una espressione ideologica, ma di onestà.
Quello che ci divide, quindi, è qualcosa di molto più profondo di un orientamento politico: è la lealtà verso la comunità in cui vivi, la convivenza stessa con le persone che ti stanno attorno, l’esempio che dai ai tuoi figli.
Silvestro… lascia stare…
ZWIRNER SEMPRE PIU’ GRILLO
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a quanto pare zwirner è tornato dalle ferie più carico che mai, sempre più GRILLO, sempre di più con toni da santone ispirato che sa tutto lui
mi riferisco alla omelia del 7/9 “La meglio gioventù va nel Reich”
prima considerazione: solo qualche mese fa zwirner era l’epigono del razzismo anti-multiculturalismo. Poi va a Londra a trovare sua figlia, vede con i propri occhi e allegramente cambia totalmente idea. Meglio tardi che mai. Vai zwirner, vai a farti qualche giretto per il mondo, forse ti viene qualche dubbietto
seconda considerazione: io ne ho conosciuto e ne conosco parecchi di quelli che sono andati via dall’Italia, Australia, California, Singapore, Basilea, Londra. Ci sono anche i motivi indicati da zwirner. Ma c’è un altro motivo fondamentale : la non accettazione della mentalità da furbetti degli italiani. Vanno in Germania perchè lì si rispettano le regole. Se il semaforo è rosso stai fermo, anche se non c’è nessuno che arriva dall’altra parte. Se c’è un pedone che atttraversa la strada, ti fermi. L’ Italia, zwirner in testa, è quella che ha tollerato un presidente del consiglio ed un governo ridicolo. E le tasse le paghi, mentre zwirner ci dice che è giusto non pagarle
terza considerazione: non si può affrontare il discorso della crescita economica con tanta superficialità. Trent’anni fa la media delle auto pro capite era x. Oggi è 3 volte x. I concessionari di auto vendevano 10 auto al giorno oggi ne vendono una. E quante dovrebbero venderne ? Per metterle dove ? Ieri c’era un televisore per famiglia, oggi ce n’è uno per stanza. Ieri c’erano 2 capannoni per villaggio, oggi ce ne sono cento. Costruiamo ancora ? Coltiviamo le viti sul cemento ? Invece la grande idea di zwirner: bastava scrivere “aperto” e la gente arrivava e comprava
quarta considerazione: sono i migliori quelli che se ne vanno. Siamo sicuri ? Chi l’ha detto ? Migliori in relazione a cosa ?
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Veneto: guarda che io sono il mercato tutti i giorni. Quando dico “Lavorare per vivere” non voglio dire “non fare un cazzo e prendere lo stipendio”. Voglio dire che il valore principale della mia vita non è fare i soldi. Lo capisci, che ci sono anche persone così e che anch’esse hanno diritto a pretendere rispetto per il loro modo di pensare ?
Si certo che lo capisco. E’ solo che è un modo di pensare che non va più bene… tutto qui…
e poi eh, scusa se insisto, ma quando uno legge “è una grande conquista quella di pensare di vivere una vita in pace e che è lecito per qualcuno, per tanti LAVORARE PER VIVERE e NON VIVERE PER LAVORARE”, uno potrebbe capire che ormai è una conquista dell’uomo, un diritto acquisito, vivere in pace, lavorare quanto e come si vuole, e avere comunque di che vivere dignitosamente. Io non sono d’accordo nemmeno con questo discorso, ma anche fosse, il concetto sbagliato è ancora più a monte, perchè devi capire che chi permette alla maggioranza, come dici tu, di lavorare per vivere, di non avere più preoccupazioni, di finire alle 5 e staccare il cervello dal lavoro fino alla mattina dopo alle 8, sono quelli che invece lavorano fino alle 8 di sera, e quando vanno a casa non dormono la notte per le preoccupazioni, e che lavorano di sabato, di domenica mattina a volte, e quando voi andate a fare il ponte. E sarai anche d’accordo che queste persone, proprio perchè si fanno il culo quintuplo degli altri, hanno diritto a possedere di più, a comprarsi la bella macchina se vogliono, la bella casa, o di andare in ferie alle Maldive. E nessuno, in un paese normale, dovrebbe dire niente.
Qui invece, chi possiede di più è oggetto di infinite invidie e cattiverie da parte di chi ha scelto di lavorare per vivere, ed è considerato a priori un evasore criminale da inquisire, Dimmi te se non è mentalità sovietica questa… Tu sei pure libero di pensarla come vuoi, ma rispetta chi ti da da mangiare…
Scrive Veneto: “Mi rimettono in piedi, e mi mandano alla cassa. Conto 1.800 bath (50 euro)” ……ho pagato la visita del dottore 300 bath (8 euro…).
Prima di fare il confronto, si è chiesto Veneto a quanto ammonta un salario medio in Thailandia? Tra i 5000/8000 baht mensili, tenendo presente che il costo della vita tra le aree contadine e quelle turistiche vi è una grande differenza. Quanto vale un €uro? Tra i 40/42 baht. Ora si possono pure fare i confronti e trarne le conclusioni appropriate.
Sai ci sono le assicurazioni sanitarie in Thailandia. Con 100 bath al mese ti coprono spese mediche fino a 10.000.000 di bath. Non ti preoccupare quicisicagainbraghe, la sanità funzioone 20 volte meglio che da noi. So che sarà difficile ammettere per te che la tua adorata patria garibaldina in realtà è una bagnarola putrescente che fa acqua da tutte le parti, e sarà ancora più difficile ammettere che paesi che noi consideriamo del 3° mondo sono in realtà molto più avanzati di noi. So che ti sarà difficile ammettere anche che la socialdemocrazia italiana altro non è che una brutta copia del socialismo sovietico. Ma è così.
i numeri non lasciano spazio a furbate. Le assicurazioni intervengono per i piccoli “guai” e ti abbandonano quando ti ammali seriamente. La medicina odierna necessità di investimenti milionari (in euro) e non è un caso che la medicina privata (esite anche in Italia) interviene solo per i piccoli interventi. Se hai bisogno di un intervento al cuore o qualcosa di pari importanza, scordalo che la sanità privata ti accolga. Comunque non mi stupisci, fingi di essere un imprenitore ma non hai mai dato un dato della tua attività. Eppure non servono numeri assoluti ma parametri. Ma se non si conoscono … è diffiile darli.
Hahahahaha…
Evocare l’iimagine dell’imprenditore che poverino, suo malgrado è costretto ad evadere per pagare lo stipendio ai dipendenti è una gran fesseria.
E’ semmai vero il contrario: che il lavoratore paga i servizi anche per gli imprenditori che i medesimi servizi non li paga.
Bravissimo, vedi? Non fai che confermare quello che dico.
Sostenere che chi paga le tasse paga i servizi anche per tutti quelli che le evadono non mi sembra che sia una affermazione ideologica ma di onestà. E’ questa la differenza fondamentale tra il mio modo di pensare ed il tuo.
Col termine produttività si intendono molte cose. Una tra le maggiori è la produttività di sistema, quella che cita Zwirner e che vede il paese in forte ritardo rispetto all’Europa. La produttività invece del lavoratore riguarda normalmente la quantità di produzione per ora lavorata. Va da sé che in questa produttività incide soprattutto la tecnologia apportata nel ciclo produttivo. La produttività aumenta se nel ciclo produttivo vengono inserite fasi di lavoro robotizzato dove l’operatore è il controllore dell’attività delle macchine. Pensare dunque che la produttività per ora lavorata dipenda dal lavoratore, significa guardare alla produzione industriale degli anni compresi tra il 1900 e il 1950. Viceversa la produttività nei servizi dipende in particolar modo dall’organizzazione. Se informatizzo i servizi ma non li faccio interfacciare tra loro, immetto tecnologia senza sfruttarne la potenzialità. E’ quello ad esempio che succede al momento nella Sanità. Le cartelle cliniche non sono “online”, viaggiano ancora con …le persone. Nei municipi i servizi sono spesso informatizzati ma non utilizzabili dagli utenti. La lista è lunga. Mi ricorda molto il generale Cadorna il quale, all’indomani della disfatta di Caporetto, indicò nei soldati semplici, la carne da macello, i colpevoli. Zwirner pare affascinato da questa scelta e continua a sposarla.
siamo alle solite calimero: ancora cazzate, sempre cazzate in salsa zwirneriana e poi veneto che gli va dietro
guardate qui: Intervento eccezionale a Padova :
http://www.padovaoggi.it/cronaca/eccezionale-intervento-chirurgico-bimbo-13-mesi-operato-cervello-padova.html
E’ OVVIO che chi ha il posto garantito, se non può essere licenziato sia che lavori sia che non lavori non può avere il tipo di motivazione che ha invece quello che rischia ogni giorno.
ma quando zwirner mette in relazione diretta posto fisso e italia all’ultimo posto in classifica per produttività compie un errore logico non consentito
il posto fisso non c’è solo in italia, c’è anche negli altri stati
di posti fissi oggi in italia ce ne sono meno di una volta, quindi se seguiissimo la logica di zwirner, oggi dovremmo avere produttività maggiore
tanto lo sappiamo dove vuole andare a parare zwirner, anche se ci gira intorno e la prende alla larga : ci vuol dire che la colpa è tutta della sinistra soviet-style, dei sindacati che difendono i fancazzisti, dello stato che vive come un parassita sulle virtù degli imprenditori virtuosi
magari fosse solo così
credo di avere una certa esperienza in fatto di organizzazione del lavoro, controllo della produttività, analisi dei costi ecc ecc
se prendiamo una popolazione di 100, ne troveremo non più di 10-20 (in Russia, o in Gran Bretagna, o in America, o in Sudafrica, o in India, o in Thailandia) che hanno spirito di iniziativa personale, di voglia di rischiare
non possiamo pensare che tutti siano Cristoforo Colombo
gli altri, non sono da sterminare, non sono da biasimare se aspirano ad una vita tranquilla, ad un reddito sicuro all’ombra del quale coltivare la propria visione della vita, della felicità
anzi, se non ci fossero, e fossero tutti con il coltello fra i denti alla rambo per farsi largo nella società, cosa avremmo ? tante guerre
è una grande conquista quella di pensare di vivere una vita in pace e che è lecito per qualcuno, per tanti LAVORARE PER VIVERE e NON VIVERE PER LAVORARE
e in questpossono anche svillupparsi le eccellenze, come quella dell’articolo postato
caro veneto, se dici che l’italia è quarto mondo, dici una cazzata
ps: possibile che quando zwirner va a londra veda sempre e solo determinate cose ? ad esempio, non ha visto quante carrozzine con bebè sono riempiono i parchi e le strade ? qual è l’età delle mammine che spingono quelle carrozzine ? non glielo ha detto nessuno che lo stato inglese (lo stato) fornisce un assegno di vitalizio a chiunque arrivi a londra e non ha lavoro ? ah già dimenticavo: il posto fisso in italia ha così reso marcia la società che in italia non si fanno figli perchè c’è il posto fisso
ma per piacere …
Quinto?
La tua digressione filosofica fa abbastanza ridere, ma dato che siamo in ballo, balliamo. Si che bello cazzo, sono felice, sono stipendiato per non fare un cazzo, LAVORO PER VIVERE… Evor… Ma per piacere… Mica possono essere tutti Cristoforo Colombo, vero, ma visto che fai tanto il figo, ricordati che in questo paese del quarto mondo è grazie ai Cristofori Colombo come me che l’infinita marmaglia di stracazzoni che popolano questa landa disgraziata può permettersi di LAVORARE PER VIVERE, e che in questo paese chi paga e manda avanti il carretto sta morendo, soffocato da crisi e stato. Ma per te sono solo degli evasori vero… Sei patetico, quando finirà la cuccagna anche per voi, quando non ci sará più nessuno che ti permetterá di “LAVORARE” PER VIVERE, forse te ne accorgerai, che quello che spara cazzate peggio di una spandau, sei tu.
Credo che un altro problema sia il fatto che la flessibilità in Italia significa precarietà. Quante persone sono disposte a stipulare un contratto a tempo determinato se sanno di essere remunerati meno del lavoratore a tempo indeterminato e se sanno che nel 70% dei casi i contratti a termine non vengono rinnovati (o solo prorogati fino alla scadenza)? In Norvegia il tempo determinato è remunerato circa 400 € netti al mese in più rispetto al tempo indeterminato, in Germania 300 €, mentre da noi è meglio lasciar perdere… Se i lavoratori hanno solo la cultura del posto fisso, certamente nemmeno la maggior parte dei grandi imprenditori italiani ha assimilato bene il concetto di flessibilità.
Come spesso succede si fa confusione fra causa ed effetto.
L’inefficienza non è causata dal posto fisso, ma dalla mancanza di organizzazione ed obiettivi precisi che ogni reparto / ufficio / direzione dovrebbe perseguire. Se manca questo non ci sono nemmeno i presupposti per licenziare.
Gli esempi sono numerosi: Lo Stato era ed è il primo e più grande utilizzatore di personale precario. Ci sono precari nella sanità, nella pubblica amministrazione, nelle poste e perfino nell’esercito. Per toccare un tasto tanto caro a Zwirner possiamo parlare ad es. del precariato nella scuola. Da decenni Lo Stato si avvale di centinaia di migliaia di docenti precari su cui ha costruito addirittura un vero e proprio mercato fatto di punteggi e graduatorie. Eppure questo è un settore che non risente delle crisi di mercato o dei consumi e la dimensione della popolazione scolastica è ampiamente prevedibile.
Qualcuno può affermare che la scuola sia migliorata in efficienza e qualità?
C’è un abisso di differenza tra il precariato da stipendiati e l’essere remunerati in base alla quantità e alla qualità del lavoro che si fa… Io gli insegnanti li remunererei in base a quante ore di lezione fanno e al livello di risultati didattici raggiunti dalla sua classe. Come nei college americani. Li si che vedresti un netto miglioramento nettissimo della qualitá dell’istruzione.
Il tuo, mi dispiace, ma è il solito discorso italo-sovietico statalista, la solitá mentalità da kolkos di cui è pregno il settore pubblico.
Prova a riformare la.scuola pubblica col sistema che ho detto io, vedrai la rivolta, degli insegnanti di ruolo, e anche dei precari…
Non so cosa hai capito ne cosa c’entra il “discorso italo-sovietico statalista, la solita mentalità da kolkos..”.
Provo comunque a chiarire: Stabilire degli obiettivi vuol dire definire criteri e regole attraverso le quali riconoscere chi ha lavorato bene e chi no e quindi chi premiare o penalizzare. Nella fattispecie il tuo “livello di risultati didattici raggiunti” per essere efficace essere oggettivo, verificato e durevole nel tempo.
Questa procedura vale sia per il posto fisso che per il posto a tempo determinato ed è facile dedurre che la produttività non è una questione di posto fisso ma di organizzazione.
Questo, peraltro, è quello che avviene in qualsiasi realtà privata di dimensioni medie e grandi.
La mentalità che presuppone lo stipendio una cosa dovuta, a prescindere da tutto e tutti. Fosse per me, io, nel settore pubblico, metterei TUTTI a remunerazione variabile. A ore, a risultati… Non se ne può più, stanno uccidendo i Cristofori Colombo per permettere ad un esercito di inutili di lavorare per vivere, per dirla alla Evor… E questo va contro la logica delle cose… Ricordatevi voi, silvestro evor e singin’ company, che senza l’impresa che lavora e fa lavorare e paga le tasse, non esiste un cazzo, nemmeno il dipendente che poveretto paga tutte le tasse, mentre l’imprenditore evade per pagargli lo stipendio. E questo se lo sono dimenticato tutti. Questa, Silvestro, è la mentalità da kolkos. E voi ne siete pregni.
Condivido appieno Zwirner. L’Italia avrebbe molto da imparare da altri Paesi, soprattutto scandinavi. Credo che il vero problema dell’Italia sia sostanzialmente un problema di ETICA, dove per etica non si intende la morale, che è cosa ben diversa, bens’ il fenomeno per il quale ciascun cittadino, dall’operaio al Presidente della Repubblica, si assume la piena responsabilità del proprio pensare ed agire. Domanda: perchè in Scandinavia se un politico viene sorpreso a rubare ha il coraggio di dimittersi e viene giustamente “sanzionato” dalla società civile in Italia cio’ non accade? Questo è un Paese eticamente malato…..
Per far capire con un esempio pratico quanto tristemente vero sia quello che dice Zwirner, vi racconto un episodio “sanitario”. Sono tornato da un viaggio in Thailandia,meraviglioso, con mia moglie, esattamente venerdì scorso.
Quello che molto spesso succede agli occidentali in viaggio da quelle parti è prendersi una bella dose di cagotto dovuta ad intossicazioni alimentari. Non che il cibo la sia contaminato eh, ma non avendo mai mangiato quei cibi così piccanti ed esotici in vita, ci infettiamo solo perchè non abbiamo la fibra per digerirli.
Ovviamente questa dose di cagotto è toccata anche a me, solo che era talmente forte che mi è toccato andare all’ospedale. Dentro di me pensavo:”mioddio, in ospedale in Thailandia, un paese del terzo mondo, chissà dove sto andando…”. Arrivo all’ospedale, sembrava di essere entrati al palazzo di vetro dell’ONU, una pulizia ineccepibile, infermieri di una gentilezza imbarazzante, una cura nei miei confronti che in italia nemmeno hai nelle cliniche private. Arriva il dottore. Mi fa il classico inchino per salutarmi. E già li rimango stranito. Mi chiamo blablabla, ho studiato all’università di Bangkok e sono primario di medicina generale presso questo ospedale (questo dottore, primario, avrà avuto non più di 25-26 anni, come in italia più o meno…). Dopo che mi ha esposto le sue credenziali, scatta la domanda alla quale non ho saputo rispondere:”POSSO VISITARLA?”… Ma come, penso io, sono in un ospedale, certo che puoi visitarmi, DEVI visitarmi, in Thailandia pagano le tasse per questo. Gli rispondo “Ho scelta?”. Lui mi risponde che si, in questo ospedale ci sono molti dottori che molto bravi che possono visitarmi e che io posso sceglierlo. Sempre più imbarazzato dico no no mi visiti pure lei. Ogni mossa che facevo mi chiedeva se poteva, ha guardato le mie analisi di fronte a me, mi ha spiegato che cos’avevo nei minimi dettagli, mi ha detto che avevo un’infezione da batterio “gram negativo” e varie altre cose che non avevo mai sentito. Mentre parlava pensavo dentro di me:”mioddio dove sono capitato, questa sarà la clinica Betty Ford della Thailandia, chissà che conto dovrò pagare…”. Invece no, era il semplicissimo ospedale di Phitsanulok, cittadina di 60.000 abitanti nel cuore della Thailandia. Come andare all’ospedale di Rovigo. Mi rimettono in piedi, e mi mandano alla cassa. Conto 1.800 bath (50 euro), perchè non avevo l’assicurazione. Pago, e guardo il conto. Oltre ad aver pagato i medicinali e l’assistenza, ho pagato la visita del dottore 300 bath (8 euro…). Sempre più incuriosito, chiedo al dottore che passava di li a chi vadano quei soldi. Mi risponde che in Thailandia nessun ospedale ha dottori a libro paga. Sono tutti liberi professionisti che si appoggiano alle strutture ospedaliere che preferiscono. Possono farsi pubblicità personale all’interno degli ospedali e applicare le parcelle che vogliono, fare sconti, perfino rinunciarvi. Insomma, quello che vogliono. E qui eravamo in un paese del terzo mondo, chissà in che mondo siamo in italia. 26°?
Un racconto quantomai interessante. D’altra parte la qualità della sanità thailandese è confermata dal fatto che è divenuta la patria di uno dei più delicati interventi chirurgici: chi voleva cambiar sesso una volta andava a Casablanca oggi va in Thailandia…
Beh, io giovedì scorso ho sperimentato sulla mia pelle la sanità bulgara.
Non ne faccio una questione di prezzo, ma che il paziente debba andare in una farmacia fuori dall’ ospedale per procurarsi i medicinali e poi rientrare per farseli somministrare…
Bè ma guarda gatòn che in italia ci siamo già arrivati a questo livello. Un mio collega ha avuto il padre operato nel centro di borgo trento. Dopo l’operazione, gli è stato chiesto di andare in farmacia a comprare delle vitamine e dei ricostituenti da somministrargli perchè l’ospedale ne era sprovvisto.
E Zwirner, il mio non voleva certo essere un intervento ironico, volevo innanzitutto concordare col suo intervento tramite un esempio concreto, e in secondo luogo sottolineare che, se la Thailandia è considerata dai più terzo mondo, di riflettere su che mondo si trovi in questo momento l’italia, almeno dal punto di vista sanitario. Tutto qui.
Non era ironica nemmeno la mia risposta. “Almeno dal punto di vista sanitario” lei dice. Mi illumini in quale altro settore – Produttività? Istruzione? Giustizia? Pubblica amministrazione? Trasporti e infrastrutture? Meritocrazia? – oggi siamo da Primo e non da Quarto Mondo…
In effetti, nessuno. Siamo ufficialmente l’unico paese del terzo mondo in occidente…
Ma non dire cazzate!
E’ vero, scusa panterarosa… Quarto mondo.
Già, mailtrattamento è uguale per tutti? Non è che forse perchè tu come turista straniero sei tutelato( nonostante tutto ) dalla sanità pubblica anche all’estero, e hai la carta di credito? Hai chiesto ad un qualsiasi cittadino, o contadino, o lavapiatti tailandese se viene trattato allo stesso modo? Ho seri dubbi in proposito.
Assolutamente si. Il gestore dell’hotel presso il quale risiedevo a Koh Samui, inglese con moglie thailandese, dopo il mio racconto mi ha confermato che la sanità thailandese è secondo lui la migliore del mondo. Fidati.
E, psssss, io non ho la carta di credito…
Comunque tu sei liberissimo di non crederci e continuare a invece ad autoconvincerti che la bananenrepublik sia uno stato all’avanguardia. Gira un pò il mondo, ti accorgerai della differenza.