07
ott 2017
AUTORE Mario Zwirner
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1.820

DEL RIO, IL PANNELLA MIGNON

Morto Marco Pannella, il leader radicale protagonista di grandi battaglie politiche, condivisibili o meno, ma attuate con enorme determinazione, cioè con durissimi scioperi della fame e anche della sete che duravano mesi e lo riducevano ad una larva d’uomo.
Morto lui, dicevo, ci ritroviamo con un Pannella mignon: il ministro Graziano del Rio. Il quale ha annunciato un digiuno per sollecitare l’immediata approvazione della legge sullo Jus soli.
Ma è un digiuno a rotazione attuato con altri 57 parlamentari del suo partito. Come dire che, ognuno di loro, digiuna circa un giorno ogni due mesi. Più che uno sciopero della fame, una dieta. Una dietarella. Che ha spinto un loro collega dell’area di centro, Gianfranco Rotondi a chiedersi, ironicamente, se siano impegnati per lo Jus soli o per rientrare nei loro vestiti dopo le crapule estive a Capalbio o a Porto Cervo…
Del Rio, lo ricordiamo, è un ministro del governo Gentiloni non un semplice peones capitato per caso in Parlamento. Quindi, sotto il profilo politico, è sconcertante che sia un ministro ad andare contro la decisione del suo governo e della sua maggioranza che hanno dovuto prendere atto di non avere i numeri per approvare lo Jus soli in questa legislatura.
Non mi interessa entrare nel merito della cittadinanza per gli stranieri nati in Italia, così come prescindo dal fatto che le battaglie di Marco Pannella fossero sacrosante o meno. L’abisso è nel modo di condurre una qualunque battaglia politica: con serietà e determinazione oppure da pagliacci.
D’altra parte è anche questo un segno di tempi politici (e non solo) avviati al viale del cimitero: ieri c’era il colosso degli scioperi della fame, oggi ci ritroviamo questo Pannella mignon. Mignon, mignon.

04
ott 2017
AUTORE Mario Zwirner
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LA STRAGE PIU’ PAUROSA DI TUTTE

Molto interessante l’analisi della strage di Las Vegas che fa la giornalista de Il Foglio Annalena Benini. La definisce la più paurosa di tutte, non solo la più cruenta. Certo c’è il numero di vittime senza precedenti; ma, ciò che che spaventa, è che per la prima volta non si riesce a collocare l’autore in una delle tante categorie di assassini seriali che conosciamo.
Paradossalmente la Benini osserva che, se Stephen Paddock avesse ammazzato 59 persone urlando “Allahu Akhbar”, avremmo potuto incasellarlo tra i fanatici dell’Islam che arrivano a compiere stragi. Una categoria nota e quindi – da un certo punto di vista – tranquillizzante perché quantomeno già conosciuta.
Ciò che sconcerta invece è che questo ricco pensionato di 64 anni non era né un fanatico religioso né politico. Non ha senso parlare di raptus dato che la strage era stata organizzata meticolosamente portando decine di armi all’interno dell’albergo, munizioni a volontà, una mazza per rompere il cristallo delle finestre, una telecamera per controllare il corridoio.
Impossibile pensare che detestasse la musica country, sulla cui folla riunita ad ascoltarla ha fatto fuoco, dato che suo fratello racconta che anche lui, Stephen Paddock, frequentava simili concerti.
Uno psicopatico? Non aveva mai dato segni di squilibrio questo ricco pensionato bianco, senza figli, divorziato, che viveva in una comunità per over-cinquantenni benestanti, giocando a golf e frequentando i casinò di Las Vegas. Non stiamo parlando di uno già seguito dai servizi psichiatrici e magari perso di vista. Nessun elemento per poter dire che fosse un fissato, un discepolo del nulla. Una vita all’apparenza assolutamente normale. Nessuna categoria di potenziali assassini dove poterlo, almeno al momento, inquadrare.
E così, scrive Annalena Benini a conclusione della sua analisi, “la paura del nulla fa ancora più paura”.

30
set 2017
AUTORE Mario Zwirner
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PRIMA SICILIANI, POI GRILLINI

Il nostro dna (usi e costumi antichi) è ben più radicato delle opzioni partitiche: se c’è da scegliere non c’è dubbio che prevalga. Emblematico ciò che sta accadendo in Sicilia.
Il candidato presidente dei 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, ha annunciato che nella sua squadra entra, come assessore regionale in caso di vittoria, l’ex sindaco di Licata Angelo Cambiano.
Ex perché l’agosto scorso è stato sfiduciato da sindaco (in modo brusco e pressoché unanime) all’annuncio che voleva accendere le ruspe e abbattere gli edificio abusivi nella suo comune in provincia di Agrigento.
Ora, all’idea di ritrovarselo come assessore regionale, sono insorti i 5 Stelle di Licata: hanno chiuso la sede del movimento e annunciato che non faranno campagna elettorale. Perché, dicono, c’è un “abusivismo di necessità” che non può essere demolito. Scontato osservare che sono prima siciliani e poi pentastellati.
Ma più che “di necessità”, in Sicilia, l’abusivismo è storico. Ho visto di persona intere cittadine dove non un solo edificio era stato costruito con regole e permessi: tutti abusivi.
Ma tutti (o quasi) evasori anche noi Veneti negli anni Sessanta, che garantirono il boom economico nella nostra Regione. E non arrivò l’Arcangelo tributario a convertici al rispetto delle regole fiscali da un giorno all’altro. Ci sono voluti decenni per raggiungere (quasi) il risultato.
Così la Sicilia, governata in modo indecente dal dopoguerra ad oggi. Con un’autonomia tradotta in mancanza di responsabilità, cioè in una spesa pubblica dissennata foraggiata dalla fiscalità nazionale. Con politici, di tutti i partiti, impegnati solo a dispensare clientelismo, a consentire qualunque violazione delle regole. Abusivismo compreso. Quindi la prima responsabilità non è di chi ha costruito case fuori legge, ma di chi ha permesso ai siciliani di farlo impunemente.
Ed è solo ridicolo pensare che arrivi il “cavaliere sulla ruspa bianca” a radere al suolo, improvvisamente, metà del patrimonio edilizio siculo. Anche qui ci vuole (ci vorrebbe) buonsenso, con un vasto programma di rieducazione civica da attuare nel tempo. Persino i tedeschi non sono diventati tedeschi in un giorno: ci hanno messo secoli.
Se mai sono puerili queste grida a 5 Stelle “onestà, onestà!”, “legalità, legalità!”. Come se bastasse che vadano loro al governo a Roma, in Sicilia, o a Palazzo Chigi, per ottenere una subitanea conversione di massa in tutto il Paese.

18
set 2017
AUTORE Mario Zwirner
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DA TODOS CABALLEROS A TODOS PREMIER

Si credono, pretendono di diventare “todos caballeros”, diceva Indro Montanelli ironizzando sull’eccessiva autostima di tanti suoi connazionali.
Da todos caballeros siamo passati a todos premier, come emerso nell’ultimo fine settimana: da Salvini a Berlusconi, da Luigi Di Maio a Matteo Renzi, passando per Giuliano Pisapia , senza dimenticare l’ambizione evidente di D’Alema né quella latente di Romano Prodi…
L’età, la competenza, il passato che mai ritorna, bagatelle che non contano. Una legge elettorale che farlocca è dir poco, e che tassativamente esclude l’elezione diretta del premier. Sondaggi che, presi con ogni beneficio di inventario, escludo che qualunque partito o movimento possa raggiungere la fatidica soglia del 40% (oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza). Tutto questo non conta, la realtà politica non conta, l’importante e dare sfogo alle proprie ambizioni.
Quello che ci manca non è una legge elettorale tedesca. E’ il senso di responsabilità tedesco che ha dato vita a quelle grosse coalizioni guidate dalla Merkel che hanno saputo affrontare e risolvere, non a chiacchiere ma nei fatti, i problemi di questo Paese.
Da noi invece solo chiacchiere mescolate magari all’autolesionismo puro, incarnato da articoli e gruppetti a sinistra del Pd che hanno il principale obiettivo di far perdere il Pd stesso, per dare un aiutino, per far da Viagra al centrodestra…
Buon senso dice che, non prima del voto di Aprile, ma solo ad urne chiuse si cercherà di mettere assieme coalizioni risicate, solide – per citare Ungaretti – “come d’autunno sugli alberi le foglie”.
Tre ipotesi sul tappeto: alleanza Salvini-Berlusconi- Meloni, alleanza Grillo-Salvini, alleanza Renzi-Berlusconi.
A questo punto delle tre preferisco la seconda: con un premier pentastellato, Di Maio, telecomandato da Grillo-Casaleggio, e un Salvini vicepremier e ministro degli interni (magari pure della Giustizia).
Lo dico perché, a questo punto, se vuoi sperare di rinascere, devi morire. Ci vuole cioè un fallimento totale per poter ricostruire il Paese dalle fondamenta. E le fondamenta può gettarle solo una nuova assemblea costituente che mandi in discarica la “Costituzione più bella del mondo”.

11
set 2017
AUTORE Mario Zwirner
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L’ELOGIO DI MARCO MINNITI

L’estate che sta per concludersi, sotto il profilo politico e dell’azione di governo, ha visto un protagonista assoluto: il ministro degli interni Marco Minniti. (Il quale ha un preciso “credito formativo”: è un comunista, non un catto-comunista…)
In un Paese dove le chiacchiere prevalgono sui fatti, dove il potere politico ha limiti tali da produrre regolarmente il nulla di fatto, Minniti ha dimostrato che – con competenza e determinazione – qualcosa si può fare. Perfino limitare drasticamente gli sbarchi di migranti, che durante l’estate sono più che dimezzati.
A chiacchiere siamo tutti dei Salvini: abilissimi a risolvere qualunque problema con ruspe, blocchi navali e grida “rimandandoli tutti a casa loro!”. Nel concreto devi tenere conto del Paese e del contesto reale, non di quello immaginario. E la gestione dell’immigrazione deve appunto concretizzarsi tenendo presente il contesto internazionale, i limiti nei poteri del nostro esecutivo, le presenza “ingombranti” (e non da poco) come quella del Vaticano di Francesco.
Minniti c’è riuscito anzitutto archiviando l’irresponsabile buonismo catto-comunista delle porte aperte a tutti. E poi muovendosi su più fronti: il codice per le Ong, la trattativa e gli aiuti con la frammentazione dei poteri esistenti oggi in Libia: da Serraj ad Haftar, dai sindaci ai capi tribù; ottenendo alla fine anche il sostegno della Ue a guida tedesca.
Medici senza frontiere e soci denunciano ora gli abusi e le torture nei campi di accoglienza allestiti in Libia. Minniti invita, giustamente, le Ong ad assumerne la gestione: compito magari non previsto come, per altro, non era previsto che facessero da scafisti ai mercanti di esseri umani…Senza aggiungere che, da quando sono crollati gli arrivi bloccando le navi ong, è crollato anche il numero dei morti in mare.
Marco Minniti ci aiuta inoltre a comprendere un’altra questione cruciale: che il problema non sono gli stipendi né i vitalizi dei politici, ma cosa sono capaci di fare. Quanto valgono e quanto meritano di essere pagati. Per la torma di dilettanti a cinque stelle (e non solo) approdati in Parlamenti 500 euro al mese sono uno sproposito. Per Alfano ministro degli Interni 50 euro erano sufficienti. Per il suo successore 50 mila al mese sono nulla rispetto a quanto sta facendoci risparmiare sui costi enormi e sui mille problemi indotti dall’immigrazione fin’ora incontrollata; e che lui, quantomeno, sta cominciando a gestire.
Non posso dunque che tessere l’elogio di Marco Minniti. Con una speranza: che finito il lavoro agli Interni, diventi ministro della Pubblica istruzione. Dove assistiamo alla “invasione” dei diritti dei docenti ( migrazione al Sud compresa) a scapito del diritto all’insegnamento degli studenti.

18
ago 2017
AUTORE Mario Zwirner
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3.790

IL MARTIRIO DEGLI OCCIDENTALI

Di fronte all’ennesima strage dei terroristi islamici a Barcellona, ho pensato alle nostre città la notte di Ferragosto: centinaia di uomini dei reparti di sicurezza mobilitati, controlli a tappeto; le gru a collocare i new jersey di cemento per impedire l’accesso ai veicoli nelle piazze dove migliaia e migliaia di persone guardavano i fuochi d’artificio.
Tutto perfetto, sicurezza garantita. Tutto uno spreco inutile di uomini e di risorse. Immagino che anche a Barcellona ci sia stata la notte dei fuochi, con misure analoghe. E i terroristi cosa hanno fatto? Hanno aspettato un paio di giorni per poi piombare col furgone sulle Ramblas.
E noi che facciamo? Mettiamo i new jersey stabili all’ingresso del listòn di Verona e di Padova? Schieriamo reparti di sicurezza in pianta stabile dovunque e per qualunque motivo si raduni una folla? Prendiamo atto che è inutile: perché questi fanatici possono colpire ovunque nello spazio e nel tempo, pronti a morire per conquistarsi il loro paradiso.
Serve, se mai, l’opera dell’intelligence capace di individuare i potenziali terroristi ed espellerli prima che colpiscano. Sperando che la magistratura consenta, che le espulsioni sia davvero effettuate e che non ritornino qui nel corso di qualche giorno…
Servirebbe anche alzare qualche muretto, Francesco permettendo…Invece che continuare con la sciagurata predicazione dei ponti da gettare comunque e a chiunque…
Stiamo tornando all’origine del cristianesimo, ai martiri che venivano trucidati solo perché cristiani.
Difficile pensare che i poveri morti sulle Ramblas fossero praticanti e fedeli devoti. Ma erano occidentali, praticavano uno stile di vita “peccaminoso” e intollerabile per i fanatici dell’Islam. La nuova stagione è quella dei martiri occidentali.

10
ago 2017
AUTORE Mario Zwirner
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1.475

MESSI, LE ONG E I “MISERABILI”

“Messi e il miserabile regalo di nozze dei suoi ricchissimi invitati”. Così titolava il Corriere della sera, anche lui sdegnato come un po’ tutti i media per quanto accaduto al “matrimonio del secolo” del grandissimo calciatore argentino.
Gli invitati alle nozze erano 260, selezionatissimi: colleghi calciatori del Barcellona e vip, tutti ricchissimi. Leo e la sposa, Antonella Roccuzzo, hanno chiesto loro di non far regali e, in cambio, di fare una donazione alla Ong Techo Argentina che “si occupa di edilizia popolare e rifugi di emergenza in molte zone disagiate”.
Risultato: questi vip, strapieni di soldi, hanno donato in tutto 10 mila euro, pari a 37 euro a testa. Una cifra che nemmeno nel più miserabile dei matrimoni con invitati nullatenenti.
Fin qui i fatti. Che danno luogo a due possibili interpretazioni.
La prima. Leo Messi, oltre che un grandissimo calciatore, è uomo di straordinaria sensibilità che pensa e si fa carico dei problemi dei meno fortunati. I suoi invitati invece sono degli stronzi di miliardari che pensano solo a godersi la loro vita sontuosa, insensibili alla tragedia degli ultimi.
La seconda. Leo Messi, oltre che un grandissimo calciatore, è – detto alla veronese – un “butel” piuttosto ingenuo che crede ancora alla fata Turchina e all’esistenza dei benefattori disinteressati. Mentre i suoi invitati vip, per quanto miliardari stronzi, non sono stronzi al punto da aver perso il senso della realtà e credere alle favole targate Ong.
Ognuno libero di scegliere l’interpretazione più gradita.

03
ago 2017
AUTORE Mario Zwirner
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MEGLIO LA SOPPRESSA SENZA FRONTIERE

Non essendo vegetariano amo la carne e gli affettati, le buone soppresse in particolare, e sono grato a chi sa confezionarle. Anche perché non vengono a raccontarmi che le fanno gratis e a scopi umanitari.
Un risultato altamente umanitario certamente c’è: preparare dell’ottimo cibo per chi è disposto a comprarlo, garantendo a chi lo confezione un giusto guadagno (proporzionato alla qualità del prodotto). In compenso chi fa gli insaccati non sta a scassarci i gabasisi, spiegandoci che lui è mosso da scopi altamente umanitari, del tutto gratuiti, volti solo a garantire la sopravvivenza di noi carnivori.
Diffido invece delle Ong. E in genere di tutte le associazioni private che raccolgono fondi per la ricerca volta a sconfiggere ogni tipo di malattia (ormai manca solo la fondazione per debellare l’unghia incarnata).
Non si tratta, ovviamente, di fare di tutte le erbe un fascio escludendo che ci siano anche Ong e fondazioni serie. Certo che i bilanci nessuno li conosce, e i risultati neppure; certo che è arduo credere a chi dice di operare gratis. Certo che minimo vengono esibiti falsi scopi: un po’ come quando la Chiesa nello spot per l’otto per mille ci mostra tanti disagiati e disperati, quando poi gran parte dei proventi vanno – legittimamente – al sostentamento del clero (pubblicità ingannevole?)
Quanto alle organizzazioni non governative, oggi Repubblica titola: “L’Ong lavorava con gli scafisti”. Il Tempo. “Soccoritori? Sono i banditi del mare”.
Meglio dunque la soppressa senza frontiere, senza le frontiere dei tanti dubbi.

31
lug 2017
AUTORE Mario Zwirner
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SANDRO VERONESI CREA LAVORO

“Ho scritto una lettera a Papa Francesco per dirgli che da noi il lavoro c’è per i giovani che hanno la voglia e la flessibilità di adattarsi ai cambiamenti”.
Così Sandro Veronesi, il fondatore di Calzedonia e Intimissimi, nel lungo articolo che gli dedica oggi l’inserto economia del Corriere. Il Pontefice aveva denunciato l’ingiustizia di una società che fa lavorare i vecchi e non i giovani. L’opposto del cambiamento, della comprensione dei tempi nuovi. Fermo alla vecchia ricetta da triplice sindacale sessantottina: via alle baby pensioni che così si schiudono nuovi posti di lavoro…
Ovviamente la voglia e la flessibilità di adattarsi ai cambiamenti per i giovani non arrivano né per caso né per miracolo: dipende dall’educazione al lavoro che hanno ricevuto o dall’educazione al posto pubblico e all’assistenzialismo. Dipende dagli stimoli. Anche la tanto vituperata “disuguaglianza sociale” può essere utile, se non la vivi come invidia ma come spinta a migliorarti…
Quanto ai posti di lavoro Sandro Veronesi ha saputo crearli: “quando ho iniziato del 1986 – ricorda – c’ero solo io con un designer e una modella”. Oggi i dipendenti sono 32 mila. Il 60% ha meno di 30 anni. Stabilimenti di produzione e negozi (4.212) in mezzo mondo. 2,128 miliardi il fatturato del gruppo Calzedonia lo scorso anno.
Interessante ripercorrere la storia di questo crescita impetuosa raccontata dall’inserto del Corriere. Intuizione dopo intuizione: bisogna produrre direttamente e non solo commercializzare, devi capire i gusti della potenziale clientela e trovare la giusta fascia di prezzo.
Tutto dovuto alla genialità di questo eccezionale imprenditore veronese. Che una sola fortuna ha avuto: nessun contributo pubblico, nessuna prescrizione né indicazione dalle “politiche industriali”…

25
lug 2017
AUTORE Mario Zwirner
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SE FRANCESCO CHIUDE LE FONTANE

E Dai , Papa Francesco, non fermarti a metà del guado! Dopo aver chiuso le fontane del Vaticano, di fronte all’emergenza idrica, ordina anche di prosciugare le acquasantiere in tutte le chiese! Basta con questi sprechi inutili!
Finito il tempo in cui i sacerdoti organizzavano le novene nei campi invocando la pioggia con le preghiere. Adesso, in modo laico e pragmatico, si chiudono le fontane.
Definire le iniziative di questo Pontefice è arduo. Limitiamoci a dire che è un modaiolo: sempre in prima linea a dare l’esempio su come affrontare le emergenze più stringenti. (Che poi nelle chiese il flusso dei fedeli sia rinsecchito, questo è secondario…)
Per carità, è innegabile che ci sia un’estate di siccità. In compenso c’è l’alluvione continua della drammatizzazione: i raccolti agricoli? Distrutti al 60%! Danni per miliardi di miliardi! Tanto vale dire che sono distrutti al 100% e che, assieme ai tanti africani, è arrivato qui anche il Sahara…
L’emergenza idrica, che si profila in diverse città e regioni, è dovuta anzitutto al nostro voto: no alla privatizzazione dell’acqua! L’acqua è un bene pubblico! Va bocciato, ed è stato bocciato, il referendum che voleva affidare ai privati la gestione delle reti idriche. E cosi’ l’acqua se la beve il pubblico, cioè le municipalizzate, che continuano a gestire – a costi spropositati – le reti vecchie e scassate con una dispersione superiore al 40%…
A Roma, di fronte al disastro dell’Atac, i radicali stanno raccogliendo le firme per proporre, tramite referendum, la privatizzazione dei trasporti. Ma scherziamo?! I trasporti sono un bene pubblico (come l’acqua) e pubblici debbono restare! Anche se poi gli autisti Atac, invece che guidare i mezzi, fanno gli idraulici in nero…
Poco importa se gli autobus non girano, se la metropolitana chiude. Come le fontane di piazza San Pietro e dei giardini vaticani. Tanto abbiamo Papa Francesco che ci risolve lui i problemi.