24
set 2017
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LA DOMENICA DELLA SVOLTA

Il Padova ha intrapreso una strada che lo porterà lontano. Finalmente la squadra inizia ad assumere una propria identità, una propria personalità, un temperamento invidiabile e un’intraprendenza che può portarla davvero lontano.

A San Benedetto del Tronto, campo storicamente ostico (io seguo il Padova come giornalista dal 1999 e non avevo ricordi, prima di oggi, di una vittoria da quelle parti, anzi, le partite son sempre state brutte o sfortunate… e son passati 18 anni!), è arrivata una vittoria che definire importante è dire poco. I tre punti d’oro colti contro la Samb possono davvero aprire un ciclo vincente. Una striscia di risultati positivi che possono proiettare il Padova finalmente nella parte nobile della classifica. Che sarà anche vero che i biancoscudati hanno già fatto il turno di riposo forzato ma vederli lì, a 4 punti in classifica, nella parte medio-bassa della colonna di destra, un po’ di tristezza, almeno a me, la metteva.

Oggi invece, se la si sfrutta a dovere nelle prossime settimane, può essere la domenica della svolta. Mi permetto e rilancio: DEVE esserlo. Bisogna approfittare al massimo del morale che questo successo porterà con sé e iniziare a inanellare risultati. Magari cominciando, come dicevamo anche dopo il derby di lunedì sera, a mandare in gol anche qualche attaccante. L’unico piccolo neo che rimane a questo gruppo che sta crescendo e maturando sempre più sotto tutti gli altri aspetti.

19
set 2017
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E’ MANCATO SOLO IL GOL

E’ un elemento tutt’altro che secondario nel calcio. Eppure succede spesso che ci sia tutto, ma proprio tutto, dal primo all’ultimo ingrediente, in una partita e manchi proprio l’unico in grado di farla lievitare per portarla alla vittoria. Stiamo parlando del gol che stasera, durante il redivivo derby tra Padova e Vicenza, è venuto clamorosamente a mancare dalla parte biancoscudata. La precisazione “dalla parte biancoscudata” è doverosa perché se c’è una squadra che ha messo in campo tutto per segnare quella è stata proprio il Padova. Il Vicenza, seppur ordinato, solido e ben disposto in campo (il suo allenatore Colombo non è certo l’ultimo arrivato e conosce come le sue tasche la categoria della serie C e le insidie che porta con sé…), non ha fatto nulla per vincere, chiamando Bindi a una parata decisiva una volta sola, nel cuore della ripresa. Chiamata di fronte alla quale, come sempre, il grande Jack, praticamente inoperoso per tutto il resto della gara, si è fatto trovare anche stavolta prontissimo alla deviazione in corner.

Detto questo e fatti i doverosi complimenti al Padova di Pierpaolo Bisoli per l’atteggiamento, l’aggressività, la voglia di non mollare mai e l’intensità per tutta la durata del match, va però sottolineato che il gol è un fattore determinante in una sfida di pallone. E l’impressione è che a questa squadra manchi un pochino la figura del bomber, quello cioè che te li garantisce in ogni situazione e in ogni tipo di partita, senza aver bisogno di appellarsi a fortuna o buona sorte.

L’allenatore ha tutto il tempo di lavorarci e, se le premesse sono queste, probabilmente ha ragione lui a dire che, a maggio, questa squadra si ritroverà in una categoria più consona e ricca di soddisfazioni per la piazza, ma speriamo faccia presto a sbloccare la situazione. Per rivedere l’Euganeo come stasera, con quasi 10.000 tifosi sugli spalti, c’è bisogno di gioco, gol e vittorie. Solo così qualche occasionale tornerà ad essere fidelizzato alla causa e si potranno veder aumentare in modo stabile gli spettatori, che questa categoria proprio non la apprezzano e continuano purtroppo a tenersi distanti da una squadra che, solo guardassero più approfonditamente dentro di loro, scoprirebbero in fondo in fondo di amare già.

04
set 2017
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3 PUNTI D’ORO MA TROPPO FATICOSI

Non serve troppo entrare nel dettaglio della partita per capire quanto Padova-Fano, per quanto terminata in vittoria per i biancoscudati (2-1), abbia in realtà fatto soffrire i tifosi, con quel finale riaperto dagli avversari dopo che nel primo tempo il Padova l’aveva messa in discesa sul 2-0. Basta guardare la reazione tarantolata dell’allenatore Pierpaolo Bisoli al fischio finale e basta ascoltare le parole dette dallo stesso tecnico di Porretta Terme davanti ai giornalisti. “Non posso accettare che ci si deconcentri e si rischi di non portare a casa un risultato che è già acquisito. Mi sono arrabbiato per quello”.

Giusto. Vero. Pochi minuti di follia nel finale, dopo che il Fano aveva tirato veramente poco in porta, hanno rischiato di far andare di traverso al pubblico anche la prima in casa. C’è di buono che, alla fine, il Padova ce l’ha fatta a vincere e ha portato a casa 3 punti d’oro a una settimana dal turno di riposo forzato del girone e a quindici giorni dal derby col Vicenza che manca da diversi anni ed è attesissimo. C’è di meno buono che, oltre all’atteggiamento deconcentrato di qualcuno, stasera ci si è resi conto di quanto questo gruppo sia cambiato (ben 7 elementi dell’undici titolare stasera erano nuovi rispetto all’anno scorso) e necessiti quindi di tempo per diventare una squadra vera, che si conosce, che si trova velocemente, che si capisce, che costruisce una manovra fluida, che va a segno con maggiore facilità.

Non resta dunque che augurare ancora una volta buon lavoro a questo allenatore e ai giocatori. Di strada da fare, ragazzi, ce n’è parecchia ancora.

Rimbocchiamoci le maniche.

28
ago 2017
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UNA PAROLINA MAGICA: EQUILIBRIO

Difficile commentare questo terribile esordio del Padova nel suo terzo campionato consecutivo di serie C dopo il quasi fallimento di maggio 2014. Ancora più difficile farlo evitando parole dure nei confronti della squadra che ha deluso clamorosamente le aspettative giocando solo una parte del primo tempo all’altezza del suo reale valore. E’ bastato il primo gol assurdo del Renate (assurdo perché gliel’abbiamo servito su un piatto d’argento) per vedere sgretolarsi come un castello di sabbia la personalità che fino a quel momento i biancoscudati avevano comunque messo in campo, seppur dimostrandosi leggerini nel pacchetto avanzato (quando le occasioni si creano, almeno una deve sbloccare la partita altrimenti, appunto, finisce male!). E allora via con un copione purtroppo già visto: il Padova che incassa di lì a poco il secondo gol, che non riesce a reagire e il Renate che infila il 3-0 nel finale festeggiando alla grande il suo ingresso all’ultimo momento nel girone B, avvenuto dopo il ripescaggio del Rende.

Che il Padova abbia destato ben più di una perplessità e di una preoccupazione stasera, con questo inizio choc, non mi sogno minimamente di metterlo in dubbio. Che la faccenda non faccia per niente bene in quella che sarà l’ultima settimana di campagna abbonamenti è altrettanto evidente. Che il tifoso biancoscudato per l’ennesima volta debba rassegnarsi al mantra ormai diventato hastag #maiunagioia è chiarissimo. Che occorra ripensare prepotentemente alle ultime strategie di mercato prima di fine mese, magari puntando su qualche altro rinforzo oltre a Strambelli (che speriamo arrivi a questo punto!) mi pare cosa buona e giusta. Ma è quantomeno ingeneroso cominciare con le critiche “senza se e senza ma”.

Bisoli, che fino alle 20.29 di questa sera aveva conquistato tutti portando dalla sua parte uno stuolo incredibile di ammiratori e sostenitori, si ritrova ora già con tantissima gente che credeva in lui che gli punta il dito contro… neanche fosse Oscar Brevi (passatemi l’ironia, che tale è!). L’allenatore è nuovo, la squadra è cambiata non molto ma moltissimo e ci vuole un po’ di tempo per trovare la quadratura del cerchio.

In questo momento occorre soprattutto molto equilibrio per evitare un deragliamento anche domenica prossima contro il Fano. E questo equilibrio lo chiedo non solo ai tifosi (che GIUSTAMENTE sono arrabbiati ma che invito a portare pazienza almeno qualche altra giornata) ma anche, e anzi soprattutto, alla società. E’ naturale che fare meglio dell’anno scorso, in cui si è conquistato il terzo posto finale a pari punti col Pordenone, significhi tentare di arrivare in seconda o, meglio ancora, in prima posizione. Ma sbandierarlo ai quattro venti fin dalla prima di campionato dicendo: “Vogliamo assolutamente andare in serie B” rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang. Stasera si è visto quanto forte quel boomerang è tornato indietro. Capisco gli sforzi economici fatti, che spingono legittimamente a puntare al massimo degli obiettivi, ma forse sarebbe stato meglio partire con il volume del megafono un po’ più basso. Con qualche parola importante di meno. Attendendo prima qualche risultato importante sul campo.

Ora che la scoppola è arrivata (meglio oggi che tra tre settimane col Vicenza, ovvio!), ricomponiamoci tutti e guardiamo semplicemente alla prossima sfida contro il Fano. Se poi andrà bene e, dopo quella, la squadra inanellerà qualche altro risultato positivo, allora magari, progressivamente e sempre con equilibrio, proviamo ad alzare l’asticella. Un po’ alla volta. Che è vero che Parma e Venezia non ci sono più ma il girone B, ce lo ha insegnato il Renate stasera, nasconde insidie non meno difficili da superare.

12
ago 2017
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ROSA DA COMPLETARE, POI SI VEDRA’

Ciao a tutti! Non sarò di moltissime parole oggi. Nel senso che, per poter essere una squadra che può puntare ai primi due posti (obiettivo dichiarato chiaramente dai dirigenti), al Padova manca ancora qualcosa. Un difensore centrale d’esperienza, ad esempio, che sarà con ogni probabilità Trevisan (per me non è male come scelta, anzi), ma anche qualcuno di grande valore lì davanti. Mi spiace ma continuo a pensare che la partenza di Altinier sia stata un errore! Arriveranno queste pedine che mancano? Bene, vedremo successivamente che voto dare al lavoro del direttore sportivo.

Intanto io vado in ferie per un po’. E mi auguro che possa risolversi al meglio la faccenda dei ripescaggi prima bloccati e poi in qualche modo riaperti con la decisione del Coni di riammettere il Rende. Su questo ha ragione Bisoli: deve giocare chi ha la capacità (economica) di farlo. Ingiusto dare proroghe a chi è dentro senza aver rispettato le regole ed escludere chi si è sempre comportato in modo virtuoso. Ma tant’è, questo è il calcio. O perlomeno quel che ne è rimasto.

31
lug 2017
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BUONA LA PRIMA MA…

Il Padova ha vinto la prima di Tim Cup. Devo dire la verità che, da tifosa sfegatata quale sono oltre che giornalista, mi si è stretto il cuore di gioia a vedere il baby Marcandella segnare una doppietta all’esordio. Gli occhi luccicanti di questo ragazzino biondino e tanto a modo sono stati il miglior biglietto da visita della stagione, anche alla luce del fatto che è stato proprio Bisoli, pochi giorni dopo il suo insediamento sulla panchina del Padova, a rivolerlo in biancoscudato.

Dispiace però, e a me personalmente moltissimo, che per un Davide Marcandella che torna a casa e può festeggiare la sua prima doppietta con una maglia che adora e con cui vuole esplodere, ci siano un Francesco Dettori e un Cristian Altinier che hanno fatto le valigie. “Hanno chiesto il rinnovo e gli è stato detto che dovranno aspettare perché di questo si parlerà solo a campionato in corso, per questo vogliono andare via”. Ammesso e non concesso che la verità sia tutta qui (francamente un po’ ne dubito perché un po’ ho imparato a conoscerli, soprattutto Cristian che è qui a Padova da due anni), credo che la faccenda potesse, anzi dovesse, essere risolta diversamente. La verità sta nel mezzo, come sempre: quindi probabilmente Dettori e Altinier hanno anche spinto per il rinnovo, come è normale che sia, ma la società non ha fatto il possibile per trattenerli, per convincerli, per farli sentire al centro del nuovo progetto biancoscudato. Secondo me, ai dirigenti, alla fin fine, che vadano via entrambi, non dispiace poi così tanto.

Dispiace invece a molti tifosi. E, ribadisco, anche a me. Visto che entrambi l’anno scorso hanno disputato un campionato ad alti livelli (Dettori caricandosi sulle spalle il centrocampo nelle partite più difficili, Altinier segnando molto nonostante gli venisse chiesto di sacrificarsi continuamente in fase difensiva) secondo me andavano tenuti. Il bomber ha fatto 31 gol in due anni tra campionato e Coppa. E’ uno che la porta la vede. Ha un fiuto per il gol che raramente ho visto in un giocatore. Rappresentava la migliore delle garanzie per una squadra che, come il Padova, è partita con ambizioni di altissima classifica.

Invece ora arriveranno Tabanelli e Guidone. Che senz’altro faranno bene, anzi benissimo! Contribuendo ad un campionato di vertice. Non posso che fare loro un fortissimo e sentitissimo “in bocca al lupo”. Ma contemporaneamente ne faccio uno grande come una casa anche a Dettori e Altinier che andranno a rinforzare due dirette concorrenti (Feralpi e Reggiana). Speriamo davvero di non doverci pentire di questa scelta.

17
lug 2017
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PRONTI, PARTENZA, VIA

Sono le 8.45 precise quando il nuovo allenatore del Padova, Pierpaolo Bisoli, varca la soglia della sala stampa dell’Euganeo per l’ultima conferenza stampa prima della partenza della squadra per il ritiro di Masen di Giovo. “La puntualità prima di tutto – sono le sue prime parole, visto che l’appuntamento era proprio per quell’ora – ho notato con piacere che i giocatori sono già qui tutti e sono arrivati in anticipo rispetto all’orario stabilito. La cosa non può che farmi piacere. Nelle prossime due settimane lavoreremo sodo e voglio da tutti fino all’ultima goccia di sudore”.

Be’, direi che come inizio non c’è proprio malaccio. Puntualità, professionalità, possibilità per tutti di dimostrare all’allenatore che potranno far parte del progetto se solo si impegneranno come lui chiede, possibilità per chi proprio non si troverà col suo metodo di lavoro di chiedere di essere ceduto anche subito. L’incipit della nuova avventura biancoscudata, la terza di fila in Lega Pro, lascia ben sperare. Certo manca ancora qualcosa sul mercato ma il direttore generale Giorgio Zamuner ha già garantito gran parte della rosa all’allenatore per farlo lavorare bene fin da subito sul nuovo 4-3-1-2. Modulo che peraltro sarà tutt’altro che unico e immobile. “Ho letto i vostri articoli l’anno scorso e criticavate chi c’era prima di me perché non cambiava mai la disposizione in campo dei giocatori – ha sorriso Bisoli – ecco quest’anno mi criticherete perché cambierò troppo! Ma io esigo mentalità aperta da parte dei miei giocatori e quindi avanti così”.

Silenzio, parla Bisoli. E dopo Bisoli parla il nuovo presidente, Roberto Bonetto. “Difficile parlare di un miglioramento della posizione dell’anno scorso senza dire che puntiamo alla promozione diretta”. Anche in questo caso le dichiarazioni sono dirette. Non ci girano intorno insomma. Gli investimenti sono stati importanti e lo saranno fino al 31 di agosto, data di chiusura del calciomercato. Ovvio che chi quest’estate si è assunto la responsabilità di diventare azionista di maggioranza con il 70 per cento delle quote si aspetti risultati positivi immediati.

Sono queste le prime impressioni ricavate dal giorno della partenza. Impressioni positive. Di una squadra che tutto vuole fuorché fare brutta figura l’anno prossimo. Sotto tutti gli aspetti. Anche quello del modo di porsi alla gente. Perché in realtà c’è ancora una pessima figura da cancellare dalla memoria dei tifosi, ovvero la tremenda eliminazione per mano dell’AlbinoLeffe al primo turno dei playoff lo scorso maggio. In pochi l’hanno digerita e dimenticata. L’unico modo per spianarla dai ricordi è quella di sostituirla con un bellissimo inizio di stagione 2017-2018. Magari già in Coppa Italia il 30 luglio, giusto?

22
giu 2017
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FINALMENTE LA PRIMA PIETRA

Habemus allenatore.

Finalmente l’attesissima prima fondamentale decisione per il campionato 2017-2018 è arrivata. Il prossimo condottiero biancoscudato sarà Pierpaolo Bisoli. Il suo nome è venuto fuori solo nelle ultime ore, dopo che il tifoso si era fatto la bocca buona con Gaetano Auteri e poi si era sbizzarrito a pensare a chi tra Padalino, Toscano e Foscarini poteva esserne il sostituto, una volta che lo “Special One” di Floridia si era fatto convincere a rimanere a Matera dal suo presidente Saverio Columella.

Lo dico francamente: se al posto del tanto decantato Auteri fosse arrivato un tecnico con addosso l’alone della seconda scelta, come fu purtroppo (non per colpa sua) per Oscar Brevi l’anno scorso dopo la lunga rincorsa a Bruno Tedino, avrei ribadito che si sarebbe trattato di un errore imperdonabile da parte della società, soprattutto perché commesso, uguale uguale, per il secondo anno di fila, senza aver imparato la lezione dell’annata precedente.

La scelta di Bisoli ha invece tutto sommato spezzato questo pericoloso legame con l’inizio della scorsa stagione perché si tratta, piaccia o no, di un allenatore di grande personalità ed esperienza (sulla qualità del gioco e sulla corrispondenza di molti elementi della rosa che rimarranno a Padova al suo modo di vedere il calcio mi riservo di esprimermi tra un po’ di tempo, quando vedremo la squadra all’opera nelle prime uscite stagionali). E’ un tecnico che negli ultimi anni ha allenato in B, che ha conquistato tre promozioni, che non si fa problemi a mandarle a dire al suo interlocutore, sia esso un giocatore, un dirigente societario o un giornalista.

Le premesse sono dunque buone, nonostante Bisoli venga da una stagione a dir poco travagliata a Vicenza.

Ha firmato un contratto di due anni. Sintomo che la società crede molto in lui e vuole affidargli un progetto serio e duraturo. Speriamo che inizi bene di modo da essere già a metà dell’opera e che riesca ad instaurare con i tifosi un rapporto diretto e genuino. Elemento che l’anno scorso è sempre mancato e che è fondamentale per ricreare attaccamento alla squadra da parte dei tifosi che si sono allontanati. Senza il ritorno di fiamma del pubblico andremmo incontro ad un’altra annata da dimenticare.

 

30
mag 2017
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30 MAGGIO 2017

La data odierna rimarrà scritta nella storia del nuovo calcio Padova purtroppo non come una ricorrenza felice. Dopo aver contribuito con passione e impegno economico alla rinascita del Biancoscudo nel 2014 infatti Giuseppe Bergamin ha deciso di rassegnare, non senza difficoltà emotive, le dimissioni da presidente della spa biancoscudata. L’ormai ex numero uno rimane socio di minoranza col 20 per cento e la maggioranza ora passa all’attuale amministratore delegato Roberto Bonetto che diventa così titolare del 70 per cento delle quote azionarie.

I motivi di questa scelta? Li ha spiegati lo stesso Bergamin durante una conferenza stampa fiume nella sede della sua azienda, commuovendosi più volte. Sicuramente ci sono alla base ragioni economiche: Bergamin voleva ridimensionare il proprio impegno investendo molto sul settore giovanile, Bonetto invece ha rilanciato con rinnovate ambizioni, promettendo di mettere cifre importanti sulla prima squadra per tentare il salto di categoria con più convinzione. Doveva restarne solo uno al comando a quel punto (e qui entriamo nell’altro ordine di motivi della scelta di Bergamin: l’impossibilità di proseguire d’amore e d’accordo col socio storico) e quell’uno è diventato appunto Roberto Bonetto. Che domattina spiegherà, anche lui in un’apposita conferenza stampa, che progetto ha intenzione di mettere in piedi per il campionato di Lega Pro 2017-2018.

Lo stato d’animo di tutti oggi è provato. Non c’è un tifoso che in questi anni non abbia riconosciuto in “Bepi” il suo vero e autentico punto di riferimento all’interno della società, soprattutto dal punto di vista umano, visto che Bergamin è innanzitutto un vero Tifoso, scritto volutamente con la T maiuscola. Bepi è quello che guardava le partite lontano da tutti, fumando mille sigarette, ma che poi era sempre disponibile a mescolarsi ai sostenitori, per confrontarsi continuamente con loro e per condividere con loro la sua immensa passione per il Biancoscudo. Bepi è quello che veniva ospite in trasmissione da me al lunedì e, mezz’ora o addirittura un’ora dopo la fine della puntata, era ancora giù in parcheggio a dialogare con gli ospiti, a chiedere, a rispondere, a chiacchierare e, perché no, a ridere e scherzare. Bepi però oggi ha detto che con Bonetto non poteva più andare avanti così. Che già l’anno scorso aveva dovuto digerire decisioni non completamente condivise per amore di una convivenza pacifica. C’è di più: la moglie dell’ex presidente, Giovanna, ha sottolineato oggi come l’idillio tra i due soci fondatori del nuovo Padova in realtà sia durato senza incrinature solo fino a gennaio del primo anno, quello della serie D, quello in cui la squadra vinceva praticamente tutte le domeniche. Sei mesi, in pratica, non di più. Davvero pochi.

Siamo dunque arrivati alla frattura e al ridimensionamento “consensuale” di Bergamin per il bene del calcio Padova. Situazione che a me onestamente qualche preoccupazione la fa salire. Per tanti motivi che qui provo ad esemplificare:

1) Bonetto, prendendosi il 70 per cento, dovrà investire molto più di quanto abbia fatto in questi primi 3 anni, quando aveva solo il 30. Bergamin, da gran signore qual è, ha detto che è sicuro della capacità di Bonetto di mantenere fede alla promessa fatta ma ovviamente solo i fatti (e probabilmente l’ingresso di qualche altro nuovo socio) potranno nel tempo garantire al tifoso che sia così.

2) Bonetto è stato insieme a Bergamin l’artefice della rinascita biancoscudata e questo non va dimenticato. Non va però nemmeno nascosto il fatto che, a livello empatico, non è riuscito a instaurare con la piazza e i tifosi lo stesso rapporto diretto dell’ex presidente. C’è poco da fare: Bepi era diretto, “pane e salame”, Bonetto ha altre caratteristiche, per usare un linguaggio strettamente calcistico. Che non è detto che siano meno valide dal punto di vista della gestione di una società di calcio, ma sappiamo a Padova quanto sia importante far sentire il tifoso presente, partecipe ed emotivamente coinvolto nel progetto (già di tifosi questa squadra ne ha persi parecchi per strada, non vorrei che la diaspora continuasse).

3) Nel campionato appena concluso sono stati i Bonetto a prendere praticamente tutte le decisioni a livello tecnico e di scelta degli uomini. Zamuner, che ha scelto Brevi, è stato portato da Edoardo Bonetto e anche lo staff tecnico è stato creato portando a Padova uomini di fiducia dell’amministratore delegato. La squadra ha fatto gran bene per un lungo periodo, cadendo però rovinosamente nell’ultimo chilometro. Dopo la sfida persa a Bolzano contro il Sudtirol (era la penultima giornata di campionato) i Bonetto volevano esonerare Brevi e per la prima e unica volta dall’inizio del campionato è stato Bergamin a opporsi a una decisione che gli sembrava decisamente poco opportuna. Non vorrei mai che, in modo troppo semplicistico, passasse il messaggio che è stata colpa di Bergamin, che si è messo di traverso, se il Padova ha perso così malamente i playoff. Certo questa sua determinazione può aver influito ma ritengo che tutti, Bonetto compresi, debbano farsi un bell’esame di coscienza per capire cosa non ha funzionato da un certo punto in poi. Perché la colpa, se qualcosa è andato storto, è anche loro.

Mi fermo qui perché solo i prossimi mesi sapranno mettere a tacere o alimentare le mie perplessità. Chiudo con un sentito e a mia volta commosso “GRAZIE PRESIDENTE”. Padova non dimenticherà quello che hai fatto.

16
mag 2017
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ANALISI FINALE

Eccomi qua. Ho pensato tanto. Mi sono confrontata altrettanto. Ho ascoltato. Tutti. Dal presidente Giuseppe Bergamin (che si è presentato in sala stampa sorridendo, ma di certo solo per nascondere bene la propria enorme delusione), all’amministratore delegato Roberto Bonetto (che invece si è lasciato andare mostrando occhi lucidi e difficoltà nell’esprimere le proprie sensazioni) al direttore generale Giorgio Zamuner che ieri sera ho avuto in trasmissione a Telenuovo (e lo ringrazio per averci messo la faccia) finendo poi con l’allenatore Oscar Brevi con il suo perentorio “abbiamo adottato in campo un atteggiamento non consono ad un playoff”.

Alla fine, tirando le fila, credo che le responsabilità siano di tutti. Anche nostre. Mie. Al pari dei dirigenti, infatti, non abbiamo capito (o forse non abbiamo voluto capire) che il filotto di sconfitte di aprile non era un semplice momento no. Non era un rilassamento dovuto al fatto che il primo posto era volato via. Non era un tirare i remi in barca inconscio e involontario legato al fatto che i playoff tanto si potevano affrontare anche arrivando terzi, quarti o quinti. La sfida persa indecorosamente contro l’AlbinoLeffe, con annessa uscita di scena dagli spareggi al turno preliminare, ha messo davanti ai tifosi una verità purtroppo molto diversa: il Padova, semplicemente, non ne aveva più. Sia fisicamente (e si è rivelata a questo punto scellerata anche la scelta di giocare alle 14.30, vista la preparazione atletica quantomeno “monca” come ha detto giustamente ieri sera Angelo Montrone) che mentalmente (Zamuner lo ha negato fino alla fine, ma secondo me qualche crepa in spogliatoio si è creata, sia tra giocatori e allenatore sia tra qualche giocatore. Prova ne è la discussione accesa sotto la Fattori tra Bindi e Dettori qualche partita fa… scena che mi è tornata in mente stanotte e che ho rivissuto come un film più e più volte).

Chi ha sbagliato a fare cosa? Anche in questo caso la risposta è tutti. In primis l’allenatore Oscar Brevi, ma non solo lui. Brevi, che va sottolineato più volte da ottobre a marzo ha realizzato il filotto di risultati utili più importante del girone, è entrato in un loop mentale che lo ha portato, nel giro di poche settimane, a sbagliare tutto quello che poteva sbagliare: dall’esclusione di De Risio e Dettori a Salò nella prima della serie di sconfitte di aprile, al rientro affrettato di Neto Pereira, con annessa ricaduta nell’infortunio contro il Parma, passando per la decisione di isolare la squadra dalla città con gli allenamenti a porte chiuse (seguiti da partite in cui in campo ha fatto vedere le stesse cose di quando la squadra si allenava a porte aperte) e per la decisione di far disputare la prima delle partite più importanti alle 14.30, nell’orario più caldo della giornata. Decisione, quest’ultima, che oltre a mettere in difficoltà la squadra (la cui media di età è abbastanza elevata) ha messo i bastoni tra le ruote anche ai tifosi. Non a tutti: lo zoccolo duro dei 3.000 ha risposto presente come sempre, ma magari ad un’ora più tarda questo numero (basso per una partita di playoff siamo d’accordo) poteva diventare un po’ più consistente. Per quanto, purtroppo, va detto anche questo con la massima onestà intellettuale, molto pubblico abbia deciso di fare altro perché ha ritenuto che la partita fosse solo una formalità, prendendola decisamente sottogamba, e che la vittoria fosse assicurata. Era da Lucca in poi che la faccenda playoff, secondo molti, si faceva seria e meritava di essere seguita. E invece, a Lucca, ci andrà l’AlbinoLeffe.

Sarebbe però ingiusto riversare tutta la frustrazione per questa sconfitta inaspettata solo sull’allenatore. Se quest’ultimo ha perso lucidità dopo essere riuscito, ad ottobre, a salvare la panchina in un momento altrettanto difficile, forse andava aiutato di più. Da Zamuner innanzitutto. Che forse non gli è stato abbastanza vicino. Che poteva affiancarlo di più in spogliatoio nel confronto con la squadra. Che poteva permettersi di più di vestire i panni del consigliere, visto anche l’ottimo rapporto personale che esiste tra i due. Anche la società poteva metterci una pezza più solida: è stata due volte sul punto di esonerarlo Brevi. Se due volte ha deciso di salvarlo, doveva proteggerlo di più. O dargli una scrollata più decisa per aiutarlo a uscire dal suo momento no.

Questo è quanto mi sento di dire. Bergamin e Bonetto si trovano ora davanti alle decisioni più difficili. Innanzitutto devono capire come andare avanti insieme poi devono rendersi conto se oltre a quella di Brevi, a fine contratto, dovrà saltare qualche altra testa. In squadra ci sono diversi giocatori che hanno già il contratto per l’anno prossimo e dunque non dovrebbe esserci uno stravolgimento della rosa, come qualcuno teme. Certo bisognerà ripartire tenendo conto innanzitutto di una cosa: che c’è bisogno di ricucire con la tifoseria e la città. C’è bisogno di ricreare entusiasmo. Voglia di andare allo stadio. Desiderio di sentirsi partecipi del progetto. E questo obiettivo si raggiunge solo se si mettono le persone giuste al posto giusto. Sia professionalmente che umanamente. Non vedo altra strada possibile.