16
mag 2017
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ANALISI FINALE

Eccomi qua. Ho pensato tanto. Mi sono confrontata altrettanto. Ho ascoltato. Tutti. Dal presidente Giuseppe Bergamin (che si è presentato in sala stampa sorridendo, ma di certo solo per nascondere bene la propria enorme delusione), all’amministratore delegato Roberto Bonetto (che invece si è lasciato andare mostrando occhi lucidi e difficoltà nell’esprimere le proprie sensazioni) al direttore generale Giorgio Zamuner che ieri sera ho avuto in trasmissione a Telenuovo (e lo ringrazio per averci messo la faccia) finendo poi con l’allenatore Oscar Brevi con il suo perentorio “abbiamo adottato in campo un atteggiamento non consono ad un playoff”.

Alla fine, tirando le fila, credo che le responsabilità siano di tutti. Anche nostre. Mie. Al pari dei dirigenti, infatti, non abbiamo capito (o forse non abbiamo voluto capire) che il filotto di sconfitte di aprile non era un semplice momento no. Non era un rilassamento dovuto al fatto che il primo posto era volato via. Non era un tirare i remi in barca inconscio e involontario legato al fatto che i playoff tanto si potevano affrontare anche arrivando terzi, quarti o quinti. La sfida persa indecorosamente contro l’AlbinoLeffe, con annessa uscita di scena dagli spareggi al turno preliminare, ha messo davanti ai tifosi una verità purtroppo molto diversa: il Padova, semplicemente, non ne aveva più. Sia fisicamente (e si è rivelata a questo punto scellerata anche la scelta di giocare alle 14.30, vista la preparazione atletica quantomeno “monca” come ha detto giustamente ieri sera Angelo Montrone) che mentalmente (Zamuner lo ha negato fino alla fine, ma secondo me qualche crepa in spogliatoio si è creata, sia tra giocatori e allenatore sia tra qualche giocatore. Prova ne è la discussione accesa sotto la Fattori tra Bindi e Dettori qualche partita fa… scena che mi è tornata in mente stanotte e che ho rivissuto come un film più e più volte).

Chi ha sbagliato a fare cosa? Anche in questo caso la risposta è tutti. In primis l’allenatore Oscar Brevi, ma non solo lui. Brevi, che va sottolineato più volte da ottobre a marzo ha realizzato il filotto di risultati utili più importante del girone, è entrato in un loop mentale che lo ha portato, nel giro di poche settimane, a sbagliare tutto quello che poteva sbagliare: dall’esclusione di De Risio e Dettori a Salò nella prima della serie di sconfitte di aprile, al rientro affrettato di Neto Pereira, con annessa ricaduta nell’infortunio contro il Parma, passando per la decisione di isolare la squadra dalla città con gli allenamenti a porte chiuse (seguiti da partite in cui in campo ha fatto vedere le stesse cose di quando la squadra si allenava a porte aperte) e per la decisione di far disputare la prima delle partite più importanti alle 14.30, nell’orario più caldo della giornata. Decisione, quest’ultima, che oltre a mettere in difficoltà la squadra (la cui media di età è abbastanza elevata) ha messo i bastoni tra le ruote anche ai tifosi. Non a tutti: lo zoccolo duro dei 3.000 ha risposto presente come sempre, ma magari ad un’ora più tarda questo numero (basso per una partita di playoff siamo d’accordo) poteva diventare un po’ più consistente. Per quanto, purtroppo, va detto anche questo con la massima onestà intellettuale, molto pubblico abbia deciso di fare altro perché ha ritenuto che la partita fosse solo una formalità, prendendola decisamente sottogamba, e che la vittoria fosse assicurata. Era da Lucca in poi che la faccenda playoff, secondo molti, si faceva seria e meritava di essere seguita. E invece, a Lucca, ci andrà l’AlbinoLeffe.

Sarebbe però ingiusto riversare tutta la frustrazione per questa sconfitta inaspettata solo sull’allenatore. Se quest’ultimo ha perso lucidità dopo essere riuscito, ad ottobre, a salvare la panchina in un momento altrettanto difficile, forse andava aiutato di più. Da Zamuner innanzitutto. Che forse non gli è stato abbastanza vicino. Che poteva affiancarlo di più in spogliatoio nel confronto con la squadra. Che poteva permettersi di più di vestire i panni del consigliere, visto anche l’ottimo rapporto personale che esiste tra i due. Anche la società poteva metterci una pezza più solida: è stata due volte sul punto di esonerarlo Brevi. Se due volte ha deciso di salvarlo, doveva proteggerlo di più. O dargli una scrollata più decisa per aiutarlo a uscire dal suo momento no.

Questo è quanto mi sento di dire. Bergamin e Bonetto si trovano ora davanti alle decisioni più difficili. Innanzitutto devono capire come andare avanti insieme poi devono rendersi conto se oltre a quella di Brevi, a fine contratto, dovrà saltare qualche altra testa. In squadra ci sono diversi giocatori che hanno già il contratto per l’anno prossimo e dunque non dovrebbe esserci uno stravolgimento della rosa, come qualcuno teme. Certo bisognerà ripartire tenendo conto innanzitutto di una cosa: che c’è bisogno di ricucire con la tifoseria e la città. C’è bisogno di ricreare entusiasmo. Voglia di andare allo stadio. Desiderio di sentirsi partecipi del progetto. E questo obiettivo si raggiunge solo se si mettono le persone giuste al posto giusto. Sia professionalmente che umanamente. Non vedo altra strada possibile.

14
mag 2017
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ANNUS HORRIBILIS

Poche, pochissime settimane. E un campionato che si preannunciava memorabile in senso positivo, visto il filotto di risultati da ottobre a fine marzo, si è trasformato in un “annus horribilis”, da dimenticare al più presto.

Oggi abbiamo vissuto il finale che mai ci saremmo aspettati. E dal fischio finale della gara che ha meritatamente consegnato all’AlbinoLeffe (ripescato pochi giorni prima dell’inizio della stagione e arrivato nono) il passaggio del turno, il dubbio ci tormenta: qual è il vero Padova? Quello che ha battuto il Venezia e il Parma all’andata, che ha portato a casa un sacco di partite soffrendo fino a oltre il 90esimo, che ha lottato unito e compatto oppure quello sbandato, senza idee e alla frutta visto oggi?

Credo che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo. Ma mi prendo qualche ora di tempo per analizzare a fondo tutti gli aspetti della vicenda. Ora come ora sono troppo amareggiata per trovare le parole con l’equilibrio che la professione mi impone.

Domani sera a “Biancoscudati channel”, dalle 21 su Telenuovo, cercheremo di capire cosa è successo. E cosa soprattutto non è successo. Mi spiace perché la sensazione prevalente è che alla fine si salverà ben poco di un anno che pareva fino ad un certo punto stesse portando alla costruzione di qualcosa di duraturo. E si ripartirà con una sorta di rifondazione, anche se parecchi giocatori hanno contratti pluriennali.

A domani sera intanto. Da martedì mattina cercherò poi di essere più lucida anche nell’analisi finale che ora proprio non riesco a mettere insieme come dovrei.

07
mag 2017
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UN PO’ DI LUCE E DI NOVITA’

Il Padova torna a vincere e già questa è la prima buona notizia della giornata. Anche il modo in cui i biancoscudati si sono imposti ha lasciato intravedere qualcosa di buono dopo tante settimane buie (e le cinque sconfitte delle ultime 6 giornate).

Mi è piaciuto il 4-4-2 adottato da Brevi per cercare di rendere la squadra meno prevedibile (e per poter tenere in panchina i diffidati). Cappelletti a destra, ruolo in cui lo avevamo conosciuto nella sua prima e non fortunata esperienza biancoscudata, mi ha impressionato (se è partito in carriera come trequartista a Cantù forse alcune doti offensive le possiede…), Altinier ha dimostrato ancora una volta che se i palloni gli arrivano nell’area piccola e non deve andarseli a prendere a centrocampo lui i gol li fa (14 reti senza avere all’attivo nemmeno un calcio di rigore rappresentano un ottimo bottino), Berardocco si è dimostrato a suo agio, Bobb anche, il baby Cisco può davvero rivelarsi l’arma in più da qui in avanti alla luce dell’infortunio di De Cenco. Aver visto in campo un’alternativa efficace al consueto 3-5-2 mi ha regalato un pizzico di ottimismo in più per il mini campionato che si affronterà da qui in poi.

Iniziano i playoff. Domenica prossima all’Euganeo in gara secca (probabilmente in orario serale) toccherà all’AlbinoLeffe. Poi, se tutto andrà bene, arriverà il doppio scontro con la vincente tra Arezzo e Lucchese nel girone A. Doppia sfida in cui Emerson e compagni (sempre se tutto va bene e si passa il primo turno) avranno il privilegio di giocare il ritorno in casa visto che hanno incamerato più punti dell’Arezzo al termine della stagione regolare (66 contro 65: ecco perché oggi aveva tanto valore la vittoria contro il Lumezzane, anche se non schiodava il Padova dal quarto posto finale).

Che dire. In bocca al lupo ai ragazzi. Chiudo con una considerazione sui fischi ad Alfageme. Teniamo critiche, fischi, improperi e considerazioni varie ed eventuali per la fine della corsa. Ora che il gruppo si è almeno in parte ritrovato i fischi non fanno bene. Certo “Alfa” deve cercare di scrollarsi di dosso questo momento un po’ così e magari tornare a segnare, ma i tifosi, quelli veri, sono chiamati ora a supportarlo non a demolirlo al primo fuorigioco o alla seconda conclusione sbagliata in porta.

30
apr 2017
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PLAYOFF

Playoff. Una parola. L’obiettivo che il Padova ha raggiunto, migliorando di una posizione il proprio piazzamento al termine della stagione regolare rispetto al campionato scorso, e che affronterà da quarta in classifica (battendosi al primo turno contro la nona).

Ora come ora è ai playoff che la squadra e il suo allenatore devono proiettarsi con anima, gambe, testa e cuore. Tutti dobbiamo guardare solo ed esclusivamente avanti e non soffermarci sull’ultimo mese e mezzo, sulle cinque sconfitte e sul pareggio contro l’ultima in classifica. Perché? Perché questa, oggi, 3o aprile 2017, è l’unica scelta sensata.

Le prestazioni non convincono, la squadra è mentalmente stanca e appannata, l’allenatore continua a schierare più o meno gli stessi 13-14 uomini, gli episodi, che una volta ti facevano vincere le partite, ora remano contro (vedi il rigore dato contro il Padova oggi e quello non dato a favore, trasformato erroneamente in punizione dal limite). Su tutte queste argomentazioni, valide, si potrebbe scrivere un trattato di calcio. Ma non è questo il momento.

Adesso bisogna solo sperare che dal 14 maggio cominci un nuovo capitolo della storia biancoscudata. Che quello visto nelle ultime settimane sia solo un Padova che ha inconsciamente tirato i remi in barca e preso fiato una volta che ha capito che il primo posto non era più raggiungibile e allora cambiava poco o niente arrivare terzi, quarti o quinti. Che il rientro di Neto Pereira possa restituire al gruppo un grandissimo punto di riferimento. Che la fortuna (sì anche quella!) ricominci a girarsi da questa parte.

Bisogna anche avere la forza di guardarsi attorno e constatare che il periodo che stanno passando Altinier e compagni è molto simile a quello della corazzata Parma, per esempio, che si è infilato in un tunnel parallelo a quello padovano, maturando 3 sconfitte e un pareggio nelle ultime quattro uscite. Motivo in più per affrontare a sguardo dritto lo specchio e dire: non siamo certo quelli di adesso e possiamo tornare ad essere quelli che un mese e mezzo fa sono arrivati ad essere secondi a -6 dall’invincibile armata lagunare.

Non conosco altre strade per andare a dormire stasera senza rigirarmi tutta la notte. Che playoff siano allora!

25
apr 2017
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CONFUSO E (NON CERTO) FELICE

E’ pazzesco come in due settimane possano cambiare così i destini di una squadra che sembrava viaggiare tranquilla verso i playoff. E’ pazzesco come si possa passare, ripeto in due sole settimane, dalla lotta per un possibile, seppure difficile, primo posto ad una quarta posizione che, a due giornate dalla fine della stagione regolare, non è nemmeno sicura al cento per cento.

E’ il bello, anzi in questo caso il brutto, del calcio. Che vede il Padova in caduta libera sul più bello che si pensava stesse spiccando il volo e altre squadre, tipo Parma e Reggiana, non riuscire nemmeno ad approfittarne fino in fondo.

E’ davvero molto preoccupante la situazione. L’allenatore (che stasera, a precisa domanda: “Salva qualcosa del suo Padova contro l’Ancona?” ha risposto “No niente”) ha senz’altro le sue responsabilità. E’ evidente che lui per primo non è lucido come dovrebbe, ma a me, oltre a quello che (non) ho visto in campo durante la partita, ha fatto star molto male quello che invece ho visto benissimo a fine partita, ovvero Bindi e Dettori che se le dicevano di santa ragione sotto la Tribuna Fattori. Ci può stare un litigio, una discussione, specie quando il nervosismo è a mille perché non riesci a fare quello che vorresti e ti ritrovi davanti un pubblico legittimamente deluso, ma per la prima volta stasera ho avuto la netta sensazione che si sia rotto qualcosa di importante negli equilibri e nei rapporti di questa squadra.

A poche settimane dall’inizio dei playoff che tutti noi vedevamo come una strada assolutamente percorribile fino in fondo, soprattutto grazie alle doti mentali e alla forza di questo gruppo, è un segnale disgregante bruttissimo. “Brevi è parte integrante di questo gruppo. Sta a lui trovare la strada per portarci fuori da questa difficoltà”, le parole usate dal presidente Giuseppe Bergamin con una calma apparente fin troppo perfetta per essere vera.

All’allenatore dunque le redini di questo cavallo smarrito e, a tratti, imbizzarrito. Di questo Padova confuso e non certo felice. Urge un cambio di rotta immediato e deciso. Altrimenti i playoff inizieranno nel primo pomeriggio di domenica 14 maggio e termineranno nelle prime ore della sera dello stesso giorno. Purtroppo.

 

15
apr 2017
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NON E’ PASQUA DI RESURREZIONE…

Non sono di molte parole questa sera. Fatico a trovarle. E soprattutto non vedo la luce in fondo a questo tunnel.

Il motivo del mio (nostro) totale pessimismo è molto semplice e l’ho già scritto nel precedente post, dopo che le sconfitte consecutive erano state tre. Stasera, che sono quattro, ribadisco: sono preoccupata perché vedo il Padova dare tutto quello che può e che riesce, vedo i giocatori spremersi fino all’ultima goccia e proiettarsi in attacco con la generosità che sempre li ha accompagnati in questo campionato ma mi accorgo sempre di più che tutto questo NON BASTA PIU’. Vedessi qualcuno che tira indietro la gamba o che ha un atteggiamento leggero sarei più tranquilla perché potrei criticarlo e scrivere che può e deve dare di più. Invece no. Ho l’impressione che un “di più” non ci sia adesso.

Che fare? In due settimane appena al Padova sono scivolati dalle mani la speranza di arrivare primo, il consolidamento del secondo posto che pareva più che alla portata e pure la terza posizione. Forse per scacciare le nubi che si sono addensate nel cielo biancoscudato è meglio tirare un po’ il freno. Almeno emotivamente. I playoff ormai sono conquistati e a questo punto conta poco prendervi parte da terzi, da quarti o da quinti. Davvero. Meglio pensare a recuperare chi in questo momento è fuori, chi in questo momento è giù fisicamente e chi in questo momento mentalmente non è sereno al cento per cento. Sono in troppi, per un motivo o per un altro, a non essere sul pezzo, mister Brevi compreso. Meglio tornare ad esserlo quando le partite saranno decisive per la corsa alla serie B. Tutti insieme. Riprendere un certo tipo di cammino si può, anche alla luce del fatto che stasera il pareggio si meritava contro una delle formazioni più temibili del girone, che nulla più ha fatto che un tiro in porta su un rigore contestatissimo (che forse nemmeno c’era).

Buona Pasqua a tutti, intanto, anche se purtroppo, per il Padova, sarà tutt’altro che di resurrezione.

11
apr 2017
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RICONQUISTARE COMPATTEZZA E CONSAPEVOLEZZA

Il Padova si è perso. Si è infilato in un tunnel di 3 sconfitte consecutive e la luce all’orizzonte è, al momento, molto fioca.

Sinceramente ho visto i giocatori dare il massimo dal primo all’ultimo, ognuno coi suoi limiti e la condizione del momento che non è per tutti ottimale, e proprio per questo sono preoccupata. Avessi margini per criticare l’atteggiamento sufficiente di qualcuno piuttosto che la giornata storta di qualcun altro sarei più serena perché in cuor mio saprei che sabato a Pordenone potrei vedere in campo qualcosa in più, qualcosa di diverso. E invece no: l’impressione è che le defezioni, su tutte quella di Neto Pereira (e la prossima mancherà anche Dettori squalificato), siano fondamentali in questo momento e che alcuni giocatori, che fin qui hanno tirato come pazzi in questa bellissima rincorsa del girone di ritorno, siano ora a corto di energie fisiche e appannati mentalmente (penso a Emerson che ha accusato un calo importante nelle ultime sfide). La combinazione di questi elementi, unita al fatto che per caratteristiche chi è stato chiamato a subentrare non sempre è riuscito a inserirsi nel contesto tattico della squadra, ha portato, in pochissimi giorni, il Padova dalla speranza di poter in corsa agguantare il primo posto e la promozione diretta in B ad un terzo posto da condividere ora col Pordenone (passando per un secondo posto che ad un certo punto pareva consolidato e invece andrà con ogni probabilità al Parma).

Mancando solo quattro giornate alla fine della stagione regolare non c’è altra strada che quella del lavoro sul campo di allenamento, ripartendo da pochi semplici concetti e da una compattezza di squadra che le sconfitte stanno a poco a poco minando. Se fino a una settimana fa si poteva sperare di tentare il colpo gobbo al Venezia vuol dire che le qualità ci sono. Basta tornare ad essere consapevoli di averle.

E’ dura. Lo ha detto chiaro e tondo Altinier in intervista stasera. Ma i playoff questa squadra li farà e tanto vale allora scrollarsi di dosso un po’ di negatività e tornare a credere che un traguardo importante, nonostante tutto il nero che si può vedere adesso, sia raggiungibile. Lasciamo perdere l’obiettivo a breve termine ovvero la posizione in classifica da cui si partirà. Non facciamocene un assillo. Ora come ora ha senso solo tornare ad avere fiducia in sè stessi. L’unico viatico per ritrovare la vittoria.

06
apr 2017
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LA TESTA PRIMA DI TUTTO

Il Padova è stanco, molto stanco. Talmente stanco che ha la vista annebbiata e le gambe che, a tratti, non seguono più quello che la testa ordina loro di fare. L’ultima parte del campionato è stata molto impegnativa: si è fatto di tutto per macinare vittorie o comunque risultati utili: a mano a mano che arrivavano i punti il Venezia si avvicinava e con lui il desiderio di agguantarlo e superarlo, raggiungendo la B senza passare per la lotteria dei playoff. Ecco perché si è premuto sull’acceleratore di brutto e qualche giocatore si è spremuto oltre ogni gestione delle sue forze.

Risultato: a Salò domenica e col Parma stasera le forze sono venute meno quando è stata ora di rimontare l’iniziale svantaggio. La squadra si è un po’ disunita, si è fatta troppa fatica a trovare anche due passaggi di fila e i ritmi si sono fatti eccessivamente frenetici e disordinati, finendo per fare il gioco dei ducali che sprovveduti non sono.

Queste due sconfitte ridimensionano notevolmente il finale di stagione regolare del Padova che è passato, in 180 minuti, dal sogno del primo posto alla realtà di un secondo posto riconquistato dal Parma. Ora i biancoscudati sono terzi e il Pordenone è l’avversario del sabato di Pasqua, dopo la corazzata Venezia.

Il Padova deve fare solo una cosa: rimettere la testa a posto e ritrovare motivazione e consapevolezza. In questa chiave vedo il gol di Mandorlini dell’ultimo secondo contro il Parma come una possibile molla per affrontare Venezia e Pordenone appunto con più fiducia e meno apprensione. Il secondo posto è ancora raggiungibile e alla portata: basta non fare peggio del peggio e frenare subito questa piccola caduta libera, aggrappandosi alle non poche certezze fin qui conquistate in un campionato che tutto sommato continua, dopo la partenza ad handicap, ad avere il segno più davanti.

02
apr 2017
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TORNIAMO VELOCEMENTE ALLA REALTA’

E’ stato bello. Anzi bellissimo. Cullare per diverse settimane il sogno di soffiare al Venezia il primo posto e la promozione diretta in B, specie dopo che i punti di distacco erano diventati solo 6 con lo scontro diretto in casa, ci ha fatto provare un bella emozione, anche se sotto sotto ognuno di noi sapeva che l’impresa sarebbe stata durissima se non impossibile.

“Finché la matematica non ci dice che dobbiamo arrenderci non ci arrenderemo” sono state le parole pronunciate dai giocatori soprattutto in quest’ultima settimana. Peccato che invece a Salò, nella vera partita spartiacque di questo rush finale, quella che bisognava per forza vincere per non uccidere il sogno in anticipo, il Padova abbia cannato in pieno l’approccio alla gara andando sotto di due reti nel primo tempo e riuscendo solo a riaprirla senza riequilibrarla.

L’allenatore Oscar Brevi ha deciso di lasciar fuori Dettori (diffidato) e De Risio (probabilmente sulla base di un turnover nell’ottica dei due prossimi scontri che vedranno sbarcare all’Euganeo Parma e Venezia) e la scelta, a posteriori, si è rivelata sbagliata. Non tanto per le motivazioni che l’hanno determinata, che possono anche starci, quanto perché l’incontro di oggi ha dimostrato ancora una volta una cosa che molti hanno detto e sottolineato più volte dall’inizio della stagione, ovvero che la squadra biancoscudata, se scende in campo con i suoi 11 titolari può giocarsela davvero con tutti Venezia compreso, ma se invece comincia ad avere qualche seconda scelta in formazione, vacilla e di brutto.

Dispiace dirlo ma è così: Berardocco non è De Risio (e probabilmente non era il giusto sostituto di Filipe nel mercato di gennaio), di Dettori (specie in questo momento di forma smagliante del centrocampista) la squadra non può privarsi, De Cenco non ha le caratteristiche di Neto Pereira. Punto e stop.

Constatato ciò, il Padova ora è davanti ad un’unica scelta: mettere da parte al più presto il sogno di arrivare primo e le scorie che inevitabilmente porterà con sé e tornare altrettanto rapidamente alla realtà. C’è un secondo posto da tenere stretto e salvaguardare in chiave playoff e soprattutto bisogna fare in modo che il Venezia lunedì 10 aprile non arrivi all’Euganeo con la prospettiva di poter chiudere qui la sua marcia trionfale verso la cadetteria. Questo sì sarebbe troppo!

 

27
mar 2017
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UN CHIARO SEGNALE

… di forza, di resistenza, di carattere, di gruppo compatto, di capacità di soffrire nel momento in cui le cose sembra non riescano ad andare bene.

In tanti stasera, alla fine del primo tempo, hanno pensato che portare a casa un pareggio contro un Bassano così in palla sarebbe stato tanta roba. E invece no. Il Padova, alla fine, con De Cenco, ha trovato la via del gol e poi ha saputo difendere con le unghie il suo tesoretto, portandosi a casa una vittoria che vale doppio, triplo, quadruplo.

Eh sì, è proprio un chiaro segnale quello lanciato dai biancoscudati stasera, più di quello esibito nel pomeriggio dal Parma, vincitore con un ampio 4-1 a Gubbio. Il successo degli uomini di Brevi è di quelli pesanti, importanti, significativi. Credo la vittoria più bella di tutto il campionato, per quello che si porta dietro, per il profondo significato a livello di messaggio alla piazza, per il momento in cui è stata confezionata.

Non so se l’aver accorciato il divario dal Venezia a -6 possa davvero far sperare nel miracolo dell’ultimo scorcio di stagione regolare. Non so se aumenti le possibilità di poter all’ultimo agganciare la vetta e la serie B diretta. Ma certo è che ci attende un rush finale importante, di quelli che ogni tifoso sogna di vivere andando allo stadio a vedere la sua squadra del cuore vogliosa di lottare e in grande salute psicofisica.

Straordinari davvero questi ragazzi. Abbiamo avuto stasera una volta in più la certezza che nessuno mollerà niente, da qui all’ultima partita a disposizione di questo torneo iniziato sotto i peggiori auspici ma destinato a terminare regalando emozioni fortissime.