19
set 2020
AUTORE micheloni
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L’ALCHIMISTA JURIC

Lascio ad altri il commento della prima partita della stagione 2020/21 dell’Hellas Verona, non fosse che questo post l’ho scritto alla vigilia della sfida  con la Roma e di conseguenza ne ignoro il risultato

Oggetto del post è infatti un’altro e più precisamente l’intervista di Ivan Juric nella quale lamentava la necessità di acquistare almeno 4-5 “grandi” giocatori… sennò, a suo dire, è la fine.

Pretattica? Anche lo scorso anno il tecnico gialloblàù recitava la messa di requiem pre campionato, poi sappiamo tutti com’è andata.

Messaggio alla Società? Può essere. Il non usare mezzi termini e andare dritto al sodo è una sua caratteristica. Non mi risulta tuttavia che siano arrivati solo svincolati a fine carriera, anzi, gli acquisti a titolo definitivo (questo o il prossimo anno attraverso l’obbligo di riscatto) sono diversi e onerosi. Trovo una volta tanto ingeneroso considerare scarso il mercato di D’Amico (e chi mi conosce sa che sia al DS che al presidente non ho mai fatto sconti).  Vuol farci credere che la campagna acquisti è tutta farina del sacco del DS D’Amico? Suvvia Mister, è risaputo che “non si muove foglia che Juric non voglia”.

Juric sa benissimo che questo è un mercato anomalo, come anomalo è l’inizio di torneo a due settimane dalla chiusura del mercato, quanto anomala è stata anche la preparazione, laddove i “colpi in entrata” sono arrivati a ritiro completato.

Sappiamo bene quanto preparazione atletica e martellamento su schemi e movimenti, siano alla base del credo calcistico del tecnico croato. Pretendere che già alla prima con la Roma vi sia condizione e amalgama è a dir poco presuntuoso.

Sarebbe stato più facile certo, se l’ossatura dello scorso anno fosse stata tutta a disposizione. Purtroppo sì parte in emergenza con un elenco di indisponibili che obbliga il Mister a mettere in campo una formazione di emergenza.

Detto questo torno alla frase “servono 4-5 grandi giocatori”. No Mister, in questo non sono affatto d’accordo. (Se poi arrivano sia chiaro sarò il primo ad esserne felice)

I giocatori ceduti che hanno fatto la differenza la scorsa stagione sono quattro: Kumbulla, Rrahmani, Pessina e Amrabat. Tutti difficilissimi da sostituire certo, ma mi si permetta, un anno fa di questi tempi, tutti totalmente sconosciuti al punto che avremmo a quel tempo firmato per avere i Cetin e Magnani arrivati quest’anno. E mente sapendo di mentire chi afferma il contrario.

Come rifiuto di pensare che prima di acquistare Tameze non abbia conferito con il suo mentore Gasperini, che avendolo avuto in rosa nella seconda parte sin stagione, avrà garantito sulle peculiarità e caratteristiche tecnico tattiche del centrocampista ex Nizza.

Vivendo in Salento mi è inoltre capitato diverse volte di vedere in tv (da spettatore neutrale ovviamente) le  gare del Lecce. Beh, il Barak che ho visto giocare è  un signor centrocampista che corre, lotta per tutta la partita e non molla mai. Va un po’ disciplinato forse, ma visto che un clone di Amrabat non esiste, lo ritengo uno dei migliori profili in circolazione.

Che Benassi abbia disimparato a giocare a calcio non lo crede nessuno… si tratta di capire semmai quanto ci vorrà per fargli mettere nelle gambe la benzina necessaria a reggere i ritmi pretesi da Juric, frutto di  mesi di preparazione specifica (e massacrante a sentir gente che ha seguito il ritiro).

In mezzo a questi le scommesse: Ruegg, Ilic, Amione… e chissà che tra questi non si nasconda un futuro crac.

Manca qualcosa certo per essere competitivi. Un difensore forte  e di spessore, ma soprattutto, un attaccante da doppia cifra. Una lacuna che il Verona si porta dietro dalla passata stagione dove mole e qualità di gioco raramente diventavano gol.

Di Carmine e Favilli sono ahimè lontani dalla classica “ponta che fraca”. Li si che D’Amico dovrà inventarsi qualcosa da qui al 2 ottobre.

Riassumendo, un buon difensore a completare  il reparto arretrato. Un centrocampo all’altezza (tornasse Pessina ddirittura migliore). Davanti manca come il pane un goleador.

Ma sono due i “grandi giocatori” che mancano, non quattro o cinque come sostiene Juric.

Che D’Amico finisca quindi il lavoro portando a Verona i profili mancanti ed effettivamente necessari a potenziare la rosa.

Replicare la scorsa stagione sarà difficile, non fosse che le aspettative sono più alte di una “dignitosa retrocessione”.

Ritengo questa rosa, attualmente incompleta ma in generale  idonea ad ottenere una tranquilla salvezza.

Ora tocca a Mister Ivan Juric, l’alchimista, trasformare buoni giocatori in pedine insostituibili nello scacchiere gialloblù.

 

 

02
lug 2020
AUTORE micheloni
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VASCA UDA… VASCA PIENA?

E arrivò Verona-Parma. E con essa la conferma che senza gli 11 titolari della formazione tipo,  siamo squadra da metà classifica, ma con questi dentro, è arrivata una vittoria sofferta quanto meritata e il quasi aggancio al 7 posto (Pioli ringrazia ancora adesso lo spallino Vicari per l’autogol).

-1 dal Milan che avrà in sequenza: Lazio nell’inespugnabile fortino dell’Olimpico, Juventus e Napoli. Con tutto il rispetto per il blasone rossonero, per il Milan di oggi, sulla carta,  è un trittico da zero punti.

L’Hellas per contro sfiderà il Brescia fuori casa, fanalino di coda e reduce dalla scoppola tennistica contro l’Inter e a seguire Inter al Bentegodi e Viola al Franchi.

Meglio non fare pronostici ma di punti questo Verona ne può fare eccome e fossi nell’Inter rammenterei a Conte come è caduta la Juventus in casa dei gialloblu.

Liberi di testa (non ci ho mai creduto avessero patemi d’animo da salvezza), la vera incognita per i ragazzi di Juric sarà la condizione fisica e le squalifiche.

Che le seconde linee siano lontanissime per qualità tecnica dai titolari lo si è visto nel primo tempo contro il Parma. A rincuorare è la maturazione definitiva di Zaccagni e un Di Carmine che quando gioca finisce sempre per incidere sul risultato.

Per sognare serve tuttavia un salto di qualità di De Marco, un Dawidowicz più in forma,  un Veloso meno sprecone, il miglior Badu visto contro il Cagliari, un Borini formato  pre stop campionato, e a mio avviso, avere da parte di Juric un po’ più di fiducia in Pazzini. Quando navighi in acque alte servono capitani coraggiosi e, mi si permetta, quando chiamato in causa, il Pazzo non ha mai deluso.

Detto questo. Siamo salvi. Sarà serie A anche il prossimo anno.

Per quanto vissuto nel recente passato la salvezza meriterebbe un bel bagno nella vasca della Brà, ma a noi dell‘Hellas piace soffrire e l’averla ottenuta con 9 giornate di anticipo ha tolto qualsiasi ansia e stress. Ció non toglie che il traguardo era tutt’altro che scontato e rendere merito a questo Verona (tutti indistintamente) è doveroso.

C’è un’altro possibile motivo per  cui la vasca della Brà potrebbe tra poco più di un mesetto riempirsi di gialloblù. Ma per scaramanzia fermiamoci qui.

29
giu 2020
AUTORE micheloni
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SOGNARE IL GIUSTO SOGNO

Sognare è bello ma abbandonarsi ai sogni può essere foriero di grandi delusioni.

Il Verona targato Juric è un vero e proprio miracolo sportivo. È praticamente salvo a 10 giornate dal termine, ma sopratutto è a soli 3 punti dalla zona Uefa… ecco, proprio quello che io intendo per sogno “pericoloso”.

Le tre giornate post blocco campionato racchiuse in 8 giorni, ci hanno confermato una squadra vera, forte, coesa con il suo allenatore sempre e comunque.

Ma per l’Europa serve a mio avviso di più, molto di più.

Servirebbe ad esempio una coppia di difesa che pur non difettando di professionalità, avesse ancora nella mente la fame di chi deve arrivare e non dei contratti firmati a gennaio per vestire il prossimo anno le maglie delle nuove società di appartenenza.

Servirebbero cambi adeguati e non giovani che hanno visto il campo con il contagocce.

Servirebbe avere alternative valide a giocatori risultati ad oggi fondamentali nel loro ruolo (Lazovic, Veloso, Faraoni, Amrabat) così da permettere una gestione migliore del mini torneo che vede le squadre in campo ogni 3/4 giorni.  Per restare alla partita col Sassuolo, Boga era partito dalla panchina e si è visto che giocatore è. Un lusso per De Zerbi. Da noi Boga sarebbe titolare “finché non scoppia” per dirla alla Juric.

Il rischio poi in questi casi è di finire in quella bolla di classifica di chi è salvo da una parte, ma ha perso il treno per giocarsi l’Europa.  Chiedere di correre tanto nella calura di luglio, rischiare infortuni, e sputare sangue, sarebbe compito arduo anche per un grande motivatore come Juric.

L’Hellas Verona è una delle squadre rivelazione della stagione. Ha fatto ben più di quanto chiunque si aspettasse la scorsa estate. Ci ha fatto divertire. Ci ha riconsegnato il “gioco del calcio” come da anni non si vedeva in gialloblù. Ci ha fatto sognare e anche questo è un regalo inaspettato. Chiedere di più a questi ragazzi lo troverei sinceramente ingeneroso. Chiedere di più a Juric varrebbe disconoscergli che ha fatto tanto e bene con niente (parliamo di spese di mercato quasi a zero).

La sfida col Parma potrà riaccendere il sogno o affrettarne un brusco risveglio. Staremo a vedere

Per quanto mi riguarda, preferisco cambiare sogno, nella speranza questo si, di  vederlo realizzato quanto prima: la firma di Ivan Juric sulla panchina del Verona anche per il prossimo anno.

06
mar 2020
AUTORE micheloni
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LA MEGALOMANIA DEL “CHAMPIONS-PERDENTE”

Mi collego all’ottimo post di Gianluca Vighini sulle cazzate (perché di questo si tratta) sparate dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, che a suo dire, trova ingiusto che una provinciale come l’Atalanta giochi la  Champions League, mentre la squadra della capitale, ovvero la Roma, ne è da  qualche anno fuori.

Ci rendiamo conto che per uno Juventino, concetti quali “merito”, “vinca il migliore”, “imparzialità”, “onestà”, siano da sempre sconosciuti.

A casa Agnelli vige la legge del più forte, del più potente, che equivale quasi sempre, a quella del più ricco.

Se lo sport vivesse di solo blasone, squadre come il Genoa (9 scudetti), Bologna, Torino e per assurdo la Pro Vercelli (tutte 7 scudetti), avrebbero più titolo a giocare la Champions dei VIP, che la Roma, solo 3 volte campione d’Italia.

Vale poi la pena ricordare al buon Agnellino che la Dea ha vinto lo stesso numero di Champions League della Roma (0) e solo due in meno della sua  milionaria Juventus (2).

Capisco che l’appeal internazionale dell’Atalanta sia poca cosa, rapportato a squadre di grandi città o dal glorioso passato, ma è la legge del calcio (o se volete dello sport): “c’è chi merita e chi no“.

Invece di pensare ad una Champions per soli ricchi e famosi, il rampollo di casa Agnelli si preoccupasse di passare il turno e approdare ai quarti di finale, ribaltando la sconfitta della gara di andata… una Atalanta ai quarti (probabilità tutt’altro che impossibile dopo il 4-1 di San Siro al Valencia)  e una Juventus fuori dalla Champions, sarebbe infatti uno smacco epocale per un presidente che con le sue farneticanti esternazioni, nega in nome del profitto, i più elementari principi dello sport.

Se mai ce ne fosse bisogno, un motivo in più per tifare Lione.

24
feb 2020
AUTORE micheloni
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PORTE CHIUSE? O TUTTI O NESSUNO

L’arrivo del Coronavirus ha portato tra le altre, al blocco delle partire di calcio e di tutti gli eventi sportivi nelle zone in cui il virus si è manifestato (Lombardia e Veneto e in extremis  pure il Piemonte).

L’idea che circola è che le partite rinviate,  le prossime future,  possano essere giocate a porte chiuse.  La negazione dello sport insomma, con i tifosi relegati a mero contorno.

Sarebbe come chiedere a un  cantante, un attore o qualsiasi altro artista di salire su un palco ed esibirsi in un teatro vuoto.

Il calcio è sport e lo sport è spettacolo. E se lo spettatore è la ragione d’essere di ogni spettacolo  d’arte, il tifoso lo è per il  calcio.

Accettare che in nome dei diritti televisivi si giochino partite su partite senza pubblico è oltre che scandaloso anche gravemente scorretto.

Per quale motivo le squadre di Lombardia, Veneto, Piemonte (ma vedrete che a breve si estenderà in tutto il nord) dovrebbero gareggiare in trasferta al centro-sud, ma mai in casa godendo dell’apporto dei propri sostenitori? Questo significherebbe falsare il campionato perché da che mondo e mondo i risultati nel calcio non li determinano solo i 22 in campo ma spesso e volentieri il tifo sugli spalti.

Non può esserci una Serie A o B che gioca in casa con il tifo a favore e un’altra che gioca in casa nel silenzio surreale di uno stadio vuoto.

Sminuire il calcio alla sola sfida tra due squadre è riduttivo e offensivo. Senza i tifosi, la loro passione, il folklore, gli sfottò  e perché no, anche le contrapposizioni talvolta eccessive e malate, il calcio non esisterebbe o quanto meno avrebbe la stessa popolarità e lo stesso appeal della pallamano (senza offesa per questo sport).

Il Palazzo decida: o tutti o nessuno.

 

 

 

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17
feb 2020
AUTORE micheloni
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IL TIFOSO INNAMORATO

Ci si può  innamorare di una persona così perdutamente da accettare l’inaccettabile?

E’ degradante certo, deprecabile aggiungerei. Si può arrivare alla negazione della dignità umana arrivando al totale annullamento del proprio orgoglio.

Tutti bravi a dire: “io mai”.  Eppure con i dovuti distinguo, è esattamente quello che spesso accade al tifoso innamorato.

L’amore per la propria squadra del cuore ha infatti molte delle devianze che l’amor sentimentale propone come il peggio di sè.

Ne ami i colori, la sua vita (storia), ti piace per quella che è. La vorresti sempre bella, affascinante, ma alla fine la ami anche nella sua forma peggiore, anche quando è a dir poco impresentabile. Finisci per amarla anche quanto ti tradisce… non una ma più volte. Eppure sei li che non riesci a lasciarla.

Abbiamo amato il Verona nello sfarzo della sua meravigliosa bellezza (Campioni d’Italia, Coppe europee e finali Coppa Italia) , non di meno però anche nelle tristi stagioni della cadetteria… e nemmeno la bruttezza e lo squallore della Lega Pro  ci hanno fatto allontanare, anzi, proprio nell’istante  in cui il nostro Hellas viveva uno dei momenti più difficili e bui, noi lo abbiamo sostenuto, tenuto in vita, sussurrando o a volte urlando, “non ti lasceremo mai”. A dirla tutta lo abbiamo amato forse come mai prima di allora. Perché l’orgoglio puro esce nelle difficoltà… quello legato alle vittorie lo lasciamo agli strisciati bianconeri, inconsci che la loro è null’altro che boria, travestita da orgoglio.

Abbiamo  passato anni chiedendoci come potesse il nostro Hellas essersi ridotto cosi male. Sarebbe bastato un  po’ di amore da parte di chi lo teneva tra le mani… e invece no… stagioni di riscatto alternate ad altre di profonda pena  e desolazione.

Eppure anche li io c’ero… annullandomi di fronte allo scempio, al saccheggio morale (e non solo), rinnovando ogni volta il mio incondizionato, appassionato amore.

“Ora sei bello mio caro Hellas… splendi e da tutti sei ammirato. Facile quanto eccitante amarti ora.

Ti godo in questa meravigliosa giornata (stagione), orgoglioso di quanto sei splendido, magico, entusiasmante…  ma devo essere sincero: non mi fido di te, per niente.

Il tuo animo non è limpido, le zone d’ombra troppe e torbide, il tuo sguardo è quello di una Femme Fatale che inebria e illude, ma che so mi deluderà ancora, con nuove menzogne e promesse da marinaio. Perché in amore purtroppo non si cambia…  tu sei e resterai quel che sei e dietro il trucco che ti rende affascinante, l’anima che ti possiede non mi piace per niente.

Pessimismo?  No di certo… così fosse ti avrei già lasciato da tempo (smettendo di seguire il calcio)… ma come vedi invece  io sono ancora qui…e sempre ci sarò, a sussurrarti il mio: “non ti lascerò mai solo”… è alla fine questa, la dolce condanna del tifoso innamorato.”

 

 

 

09
feb 2020
AUTORE micheloni
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BELLI E POSSIBILI

Nella vita ci sono momenti che non hanno prezzo… la vittoriosa rimonta sulla Juventus è uno di questi.

È la notte che aspetti da sempre e che arriva se non ad ogni lustro, quasi. Ma quando arriva, lasciatemelo dire,  è godimento allo stato puro.

Gioia ed euforia… lo meritano i ragazzi, lo merita Juric… lo meritano i tifosi tutti.

Certo i due pali ci hanno aiutato, ma per battere la Juve anche il Fattore C deve fare la sua parte.

La sensazione è che i bianconeri targati Sarri amino specchiarsi troppo, essere Narcisi in modo esasperato, pensando che alla fine con tanti campioni in un modo o nell’altro, la porteranno a casa.

L’Hellas di Juric al contrario non ha specchi in cui bearsi e non conosce la vanità… è in sè bellezza, ma da Cenerentola  nel regno di ”Monte Ingaggi”, sa che “bello” deve esserlo ogni volta che scende in campo, al prezzo di una grande  abnegazione, tanto sudore e unità d’intenti.

Una serata davvero perfetta… persino l’arbitro Massa alla fine ha diretto bene e con lui l’addetto al Var che ha scovato, ma soprattutto segnalato al direttore di gara, la mano di Bonucci sull’incornata di Kumbulla che ha portato al penalty vincente.

Già, Kumbulla, 20 anni compiuti nel giorno della vittoria su Ronaldo e compagni.

Un gol segnato per un millimetrico fuorigioco, il rigore della vittoria procurato e una prestazione da predestinato… e la vittoria finale con esultanza sotto la Sud. Il tutto davanti a osservatori di Borussia Dortmund e Manchester United.  Non male come regalo di compleanno. AUGURI RAGAZZO.

Godiamoci il momento, ma non fermiamoci proprio adesso.

Da lunedì, testa all’Udinese e… mi raccomando… niente specchi in giro.

Lasciamo agli altri dire quanto siamo belli.

06
feb 2020
AUTORE micheloni
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MASSA… IL RITORNO

La notizia ha del sensazionale: arbitro di Verona-Juventus di Sabato sera sarà niente di meno che Davide Massa di Imperia.

Si proprio lui… l’arbitro che il 20 maggio 2010, stadio Bentegodi, Verona-Portogruaro, ultima di campionato,  negò al Verona un clamoroso rigore per fallo su Ciotola che avrebbe significato probabilmente promozione in B. Furono invece play-off persi e purtroppo ancora Serie C.

Si disse allora, egli volesse dimostrare ai vertici arbitrali nazionali, di non subire condizionamenti di alcun genere, nè in stadi importanti, nè con tifoserie calde e difficili.

Allora fummo in molti a pensare: “vedrai che questo lo premiano per averci lasciato in C e lo manderanno a dirigere in serie B”. Così fu.

L’anno successivo per lui 18 incontri nel campionato cadetto e debutto in Serie A con ben 4 presenze e un extra match: Dove? ma al Bentegodi naturalmente, per la semifinale play-off Verona-Varese.

Era il 2 Giugno 2012, quando negò ancora un rigore al Verona, se possibile ancor più clamoroso di quello non concesso due anni addietro su Ciotola, (fallo su Ferrari lanciato solo a rete e atterrato nettamene da dietro in area).

Da allora, per Massa, solo un Lazio-Verona nel marzo 2015. Mai più un Verona al Bentegodi per lui. Preservato per anni da una tifoseria indignata ma soprattutto incazzata nei suoi confronti. Un caso? Io dico di no.

Prima o poi il momento fatidico doveva tuttavia arrivare… e la CAN ha scelto per il ritorno di Massa al tempio gialloblù, nientemeno che il match contro l’odiatissima Juventus. Lo hanno fatto apposta? Io dico di sì.

Si preparasse Massa alla partita più complicata della sua carriera, non fosse per la mole di insulti preventivi e mirati, che nemmeno in 10 anni di carriera messi assieme avrà mai ricevuto.

Prepariamoci quindi ad un Saturday Night bollente… contro la squadra più odiata , con in campo l’arbitro più odiato, il Sig. Davide Massa di Imperia.

E comunque vada, rassegniamoci… di Commisso ce n’è uno solo, e purtroppo non sta a Verona.

06
feb 2020
AUTORE micheloni
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MIGLIOR DS 2018-19?

Alzi la mano chi ha capito i motivi per cui il DS gialloblù Toni D’Amico ha vinto il premio quale  miglior Direttore Sportivo per la stagione 2018-19, agli Italian Sport Award.

Con un mega paracadute e diversi milioni di introiti da cessioni, avrebbe dovuto allestire una corazzata e invece il “suo” Verona ha arrancato per buona parte del torneo e a poche gare dal termine era addirittura fuori dalla zona play-off.

Il tutto grazie soprattutto alla sua personalissima quanto infelice scelta del tecnico Fabio Grosso, i cui misfatti tecnico-tattici e pochezza caratteriale, resteranno scolpiti a lungo nella nostra memoria.

L’esonero del tecnico e la scelta di Alfredo Aglietti, aggiunti agli acquisti di Dawidowicz, Faraoni e Di Carmine, risultano essere  le  sole mosse azzeccate dal DS (un pó poco a mio avviso per vincere un premio), laddove i vari Marrone, Cherubin, Eguelfi, Balkovec, Crescenzi, Vitale, Almici, Colombatto, Henderson, Gustafson, Munari, Laribi, Di Gaudio, Ragusa, Lee, Cissè, risultano oggi fuori orbita progettuale  e tutt’altro che degli investimenti (prestiti a parte) remunerativi a livello patrimoniale.

Diverso il discorso 2019-20: Ottimo lo smistamento altrove di quanto sopra in monte ingaggi. Mi si dimostri poi che Veloso, Gunther e Lazovic (come pure il prestito di  Salcedo), non sono stati precisi indirizzi di Juric che li ha avuti con sè a Genoa, cosi come Rrahmani e Amrabat sono scoperte sue (Verre per ammissione dello stesso tecnico è stata un’operazione firmata D’Amico), e cospargendomi il capo di cenere andrò io stesso a consegnare al DS gialloblù una mia targa (di scuse) ed una seconda come ”miglior DS Gialloblù di sempre“

Propongo invece di caldeggiare sin d’ora la sua candidatura a miglior DS della Serie A per l’anno in corso, nella sezione “Tempo Record Cessioni Plusvalenze”.

Con tutto ciò, lascio aperta una personale linea di credito al DS D’Amico, che avrà presto occasione (la barzelletta del bilancio e dei pochi soldi, lo sa anche lui oggi come oggi non regge più) per dimostrare a tutti noi di meritare il premio più difficile da ottenere nel planisfero Hellas Verona, quello della stima.

 

 

 

 

02
feb 2020
AUTORE micheloni
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2.420

TANTA ROBA

Ormai è per tutti una certezza. Il Verona targato Juric è tanta roba.

L’idea di calcio del Mister gialloblù è tanta roba. Il gioco e la tenuta atletica sono tanta roba. La personalità è tanta roba. L’applicazione della squadra nel seguire il tecnico è tanta roba.

Eravamo abituati al calcio a gpl di Grosso (corri poco, consumi poco), agli infortuni a go gó con giocatori che finivano spesso a “Chi l’ha visto” tanto sparivano dai radar del campo. Abituati a grandi  cali di condizione e di tensione, (ammesso che tra Pecchia e Grosso si possa dire che ci fossero l’una e l’altra).

Questo è invece il calcio turbo compresso, dove  tutti corrono e corrono sempre, sin che ne hanno… compresi quelli che per caratteristiche, maratoneti non sono.

La bellezza di questo Verona è tanta roba, così come la sfrontatezza nell’affrontare tutti con lo spirito di giocarsela sino all’ultimo secondo del recupero, senza rese incondizionate o peggio ancora preventive, è nel calcio di oggi tanta roba.

San Siro resta tabù ma a tremare stavolta sono stati i rossoneri. Pensare da quanto non si entrava alla Scala del Calcio senza partire battuti, beh, è tanta roba.

Nemmeno il tempo di rifiatare e via con la Lazio tritatutto per un’altra sfida impossibile.

… o forse anche no… questa sfrontatezza, corroborata da un gioco e una classifica rassicuranti, rendono  possibile l’impossibile… non so per voi, ma per me è tanta, tanta  roba.