21
mar 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 3 Commenti
VISUALIZZAZIONI

509

SLIDING DOORS… rimorsi o rimpianti

“Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti”… quante volte questa frase si è affacciata nel corso della nostra vita.

Raramente tuttavia ci si sofferma sul suo reale significato.

Il rimorso è il sentimento che accompagna ogni singolo fallimento, ogni errore, peggio se irreparabile. Ovvero quanto nel nostro vivere quotidiano avremmo potuto fare diversamente, scegliendo, consapevolmente o meno, la soluzione peggiore anzichè quella per noi migliore.

Questione di scelte. Le “Sliding Door” della nostra vita. Ne prendi una che ne apre ad altre e ogni volta è un viaggio a sè, un destino senza ritorno totalmente diverso da quello segnato nell’altra porta… in sintesi “è ciò che decidiamo della nostra vita”.  Se apriamo la porta sbagliata, l’abbiamo aperta noi. Abbiamo scelto.

Il rimpianto no, quello è ben altra cosa. Non è dover accettare uno sbaglio ma la consapevolezza di non aver scelto affatto. Di aver preferito uno status quo ad una decisione, più o meno radicale, più o meno importante e fondamentale, per indirizzare il nostro percorso umano.

Il rimpianto è null’altro che starsene a guardare le due porte con dentro i nostri destini diversi, scegliendo di lasciarle entrambe chiuse.

Se il rimorso tuttavia ti sbatte in faccia sempre e comunque il conto, spesso salato, dei nostri errori, il rimpianto, al contrario, lascia spazio all’immaginazione, per ciò che avrebbe potuto essere e non è  stato. Una serie infinita di supposizioni fini a stesse che alla lunga logorano più di qualsiasi senso di colpa conseguente ai nostri errori. Di questi infatti, prima o poi ce se ne fa una ragione… in qualche modo ci si perdona. Delle opportunità non colte, per paura o per convenienza, invece no. Restano un tarlo che ci accompagna per sempre: “Se avessi fatto… se avessi detto… se… se…”

Che c’entra tutto ciò con il nostro Verona? C’entra eccome.

Gli eventi succeduti dall’arrivo di Maurizio Setti alla guida del Verona sono un catalogo di errori interminabile. Errori che abbiamo sotto gli occhi,  che possiamo contare uno per uno.

C’è ne siamo fatti una ragione… sino a che Setti sarà presidente del Verona, ci dovremo convivere. Rappresentano tuttavia una certezza, che in quanto tale è assimilata dal nostro subconscio al fine di lenire la nostra sofferenza di tifosi e andare avanti.

Quello che fa più male sono invece i rimpianti. Di ciò che sarebbe stato se Martinelli non si fosse ammalato e avesse avuto più tempo per scegliere a chi affidare il suo e nostro Verona. Che campionati sarebbero stati se l’esonero di Mandorlini fosse arrivato alla sosta per la nazionale di Novembre. Se, sempre per la sosta della Nazionale di Novembre fossero arrivati quelli mai arrivati di Pecchia un anno fa e Grosso quest’anno. Dove saremmo ora con un Iachini, con un Malesani, Cosmi o ancora Zeman? A questo non c’è risposta. Solo dubbi.

Al termine della mia vita vorrei poter contare i miei tanti errori, ma se Dio vuole, spero pochi o nessun rimpianto.

Di sicuro “qualcun altro” conterà di certo gli errori ma state tranquilli, di sicuro non i rimpianti. Perché affinché tali siano, è implicito siano oggetti di sentimento puro e incondizionato.

Questo “qualcuno” non ha invece sentimenti per il nostro Verona, che non sia il mero “Business is business”… per questo, la porta aperta è stata, è…e sempre sarà, volutamente, fottutamente…  quella “sbagliata”.

16
mar 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 23 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.798

NON MERITIAMO… PUNTO!

Il Verona di Grosso è questo, non dovremmo oramai stupirci di nulla. Nel momento in cui stai per rientrare, benché momentaneamente, in zona promozione diretta, ecco che la stessa si allontana. E più che per merito degli avversari, per un’inclinazione “tafazziana” da parte del Verona a martellarsi i coglioni da soli.

Del resto, Cosmi lo aveva dichiarato in un’intervista alla Gazzetta, solo pochi giorni fa: “Grosso, forse troppo integralista”. Integralista? No caro Serse… insistere con un giocatore come Marrone centrale di difesa,  che da inizio campionato di partite ne avrà azzeccate si e no due, (anche con l’Ascoli il peggiore in campo) e per farlo, arrivare a scombinare tutta la difesa mettendo ben due giocatori fuori ruolo (Bianchetti terzino, lui che è un centrale e Faraoni centrocampista, lui che è un terzino), non è essere integralisti… è essere stratosfericamente scarsi.

La verità? La scriveva il buon Barana in tempi non sospetti: “Siamo da play off”.  Punto.

Li meritiamo perché almeno 2 squadre (se non di più, giocano meglio di noi).

Li meritiamo perché almeno 2 allenatori di B (ma anche 3-4-5-6-7…) sono più preparati, capaci  e convincenti di Grosso.

Li meritiamo perché almeno 2 DS hanno allestito formazioni più equilibrate e con un “senso”, ovvero senza i tanti equivoci tattici quanti ne conta invece il Verona.

Li meritiamo perché almeno 2 presidenti di B  (solo due? ah ah ah…) hanno fatto e stanno facendo meglio di Setti e senza i 20 milioni di paracadute e altrettanti da cessioni.

Gli unici a non meritarli i playoff, sono i  12000 tifosi accorsi allo stadio nella speranza che nonostante presidente, allenatore e DS, i giocatori potessero fare il miracolo.

Miracolo che è invece arrivato per noi da un arbitro scarso come pochi, che non ha espulso Marrone per un fallo da “rosso porpora” che avrebbe giustamente lasciato i gialloblù in 10. E chissà che partita diversa sarebbe stata.

Appena Palermo e Lecce recupereranno la partita in meno (e i siciliani hanno pure già riposato) e noi ci fermeremo per la sosta, ritorneremo dove meritiamo di essere: quinti, sesti o addirittura settimi.

Fidatevi di me. Queste galoppate verso la vetta, foriere di immediate quanto immancabili delusioni,  fanno solo male al cuore.

 

 

 

 

 

 

09
mar 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 30 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.285

FINCHÈ LA BARCA VA… …

Se siamo fuori dal tunnel, lo scopriremo solo vivendo. Troppe volte abbiamo pensato in positivo salvo ricrederci alla prima occasione.

Al Renato Curi, a fare il verso al modello “Verona” dei quasi zero tiri in porta per tre quarti di partita, confusionario, senza idee, fragile mentalmente, stavolta è  stata la formazione di Alessandro Nesta, troppo impacciata e timida per quasi l’intero incontro.

Merito certamente anche dei gialloblù che hanno finalmente giocato con “consapevolezza dei  propri mezzi” anziché “dei propri limiti”.

E a conferma che quando le cose sono fatte bene non c’è da parte mia  alcun preconcetto nei confronti di nessuno, anche le scelte di Grosso va riconosciuto, si sono rivelate non solo vincenti,  ma soprattutto convincenti.

Resta il dubbio se mai e quando, Henderson avrebbe rivisto il campo con la continuità che permette di ritrovare il ritmo partita, se il tecnico avesse avuto a disposizione molti dei centrocampisti infortunati. Idem per Bianchetti e aggiungo anche per Lee, inizialmente considerato da Grosso, rincalzo prima di Laribi, poi di Ragusa e diventato oggi essenziale dopo i tanti flop sulla fascia del primo e l’infortunio del secondo.

La domanda chiave su Fabio Grosso è semmai: “avrà imparato qualcosa dai suoi (molti) errori?”

Dopo aver capito (meglio tardi che mai) che Dawidowicz è tutto tranne che un centrocampista, varrà lo stesso anche per Marrone centrale di difesa? Avrà realizzato che il polacco, Bianchetti ed Empereur (ma a mio avviso anche Kumbulla) sono una spanna sopra all’ex Juve ed ex di un sacco di squadre? O ce lo ritroveremo al centro della difesa appena tornato a disposizione?

Con il Perugia giravano alla grande anche giocatori che avevamo in qualche modo deluso e parecchio, come ad esempio Balkovec.

Resta a mio avviso un grande equivoco la contemporanea presenza di Pazzini e Di Carmine come terminali offensivi (mai in coppia) del tridente gialloblù. L’ex Perugia non è una prima punta e soffre le marcature arcigne dei due centrali. Il Pazzo qualcosa di meglio sa fare come protezione palla, ma anche per lui vale il discorso che da solo non fa reparto.

Il vento sembra soffiare in poppa, è quindi il momento di cavalcare l’onda e prendere velocità.

Non mancheranno momenti di vento contrario di fronte ai quali il Verona dovrà dimostrare di saper  viaggiare spedito anche di bolina.

Qualcosa dopo Lecce è cambiato (merito dei 16 che hanno atteso tecnico e giocatori all’aeroporto di Brindisi?), e lo si è visto nei dettagli che vanno oltre il bel gioco e il risultato. I segnali positivi sono le molte ammonizioni “sensate” e frutto di una grinta che Grosso in primis ha finalmente espresso in panchina.

Finché la barca va, lasciala andare… cantava Orietta Berti.

Cazzate (tirate) la randa quindi, stringete il vento e rotta verso il traguardo, ovvero la Serie A.

“Cazzate” (intese stavolta come errori) di Skipper Grosso permettendo.

01
mar 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 41 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.740

FANTADIALOGO TONDO E QUADRATO

QUADRATO: giocherò col 4-3-3 mi serviranno quindi terzini bravi in entrambe le fasi, esterni veloci e disposti ai rientri in copertura e una punta centrale abile nel tener su palla e segnare tanto.

TONDO: ah ok. Allora prendiamo Laribi che è un trequartista.

QUADRATO: cazzo c’entra Laribi con gli esterni di difesa e attacco? E poi scusa ma nel mio modulo non è previsto un trequartista.

TONDO: quindi è perfetto… lo prendiamo e gli facciamo fare o l’esterno offensivo o il centrocampista puro. Vedrai non ne azzeccherà una.

QUADRATO: mi serve anche un buon centrale difensivo… prendi Marrone

TONDO: ma Marrone non è un centrocampista?

QUADRATO: lo reinvento alla Bonucci

TONDO: ma li sa fermare gli attaccanti avversari?

QUADRATO: No, ma è un dettaglio irrilevante.

TONDO: e per il centrocampo che ne dici di un po’ di fisicità con Dawidovicz?

QUADRATO: ma non è un centrale difensivo?

TONDO: si ma, cosa vuoi, se resta, basso più o meno, la zona di campo è quella. Si adatterà e sarai tu a reinventarlo.

QUADRATO: senti e di sto Pazzini che ne facciamo? Questo segna ed è un bel problema

TONDO: Tranqui… ho preso Di Carmine, segnerà una valanga di gol, lo oscurerà e così il vecchietto imparerà ad accettare certi contratti milionari.

TONDO: ah sai che il Bari è fallito? Ci sono un sacco di svincolati buoni da prendere.

QUADRATO: mi dicono che è molto forte Petriccione

TONDO: ma và, lo vuole il Lecce che stava in Lega Pro figurati se quello è buono. Meglio Cissè, Balkovec e Henderson… vedrai che crack.

QUADRATO: si,  Henderson mi piace, penso che lo sbatterò in panchina distruggendogli l’auto stima.

TONDO: senti ma per gennaio un terzino come Faraoni potrebbe andar bene?

QUADRATO: ma scherzi? come centrocampista è perfetto

TONDO: e Vitale come l’altro terzino? Che ne dici?

QUADRATO: oddio è più forte nella fase difensiva che di spinta ma ci penso io a migliorarlo

TONDO: ma Almici e Crescenzi che gli facciamo fare se prendiamo sti due?

QUADRATO: tranquillo, Almici lo lascio fuori un paio di mesi e lo ripropongo dal 1 minuto contro una squadra forte e in forma, così fa una bella figura di merda e giustifichiamo la lunga panchina. Il secondo vuoi che non sfruttiamo il bonus “infortunio lungo e misterioso”?

TONDO: perfetto, direi che per confondere le idee potresti anche far giocare Empereur che è un centrale sulla fascia… no?

QUADRATO: ti dirò di più… io sulla fascia ci sbatto non solo Empereur ma pure Bianchetti

TONDO: grande… due centrali sulla fascia. Sei davvero lo Steve Jobs della panchina. Sei un visionario.

QUADRATO: puoi scommetterci. Come sogno io la promozione non la sogna nessuno. Pensa, tutti la vogliono.  Nessuno però la vuole ma fa di tutto per non ottenerla. Questo è distinguersi dal gregge, essere un vero tecnico anticonformista

TONDO: abbiamo dimenticato qualcosa o qualcuno?

QUADRATO: vediamo… valorizziamo i prestiti secchi come Colombatto e Gustafson e deprezziamo i nostri centrocampisti, togliamo autostima a Di Carmine che non segna o segna poco, Pazzini che segna va in panca, Caracciolo voleva giocare nel suo ruolo ed essere promossi e l’abbiamo venduto… no, direi che per rimanere in B c’è tutto.

TONDO: si concordo. Il ROMBO sarà fiero di noi. Gli abbiamo fatto spendere un cazzo e intascherà i 10 milioni del secondo paracadute.

QUADRATO: si ma i tifosi? Questi si incazzano. Non capiscono che facciamo tutto per il bene del Verona.

TONDO: “lasciali fare” come ha detto ROMBO tempo fa. I giornalisti non lecchini invece li sistemo io con un bel “avete rotto il cazzo”. No, tutto sotto controllo. Tranquillo.

QUADRATO: bene bene. Ah dimenticavo… ma che cazzo hai detto ai giocatori per arrivare a salvarmi il culo con due vittorie di fila?

TONDO: che con un nuovo tecnico avrebbero dovuto sudare e correre.

QUADRATO: sei un grande, TONDO

TONDO: anche tu QUADRATO.

 

DIAMOCI IL CINQUE… COMUNQUE VADA SARÀ UN FALLIMENTO.

 

27
feb 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 20 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.415

105

Stadio Via del Mare, Lecce… ore 20,40

Arrivo in compagnia di mio figlio e un caro amico di Verona.

Dentro I 105 tifosi dell’Hellas Verona, quasi tutti partiti, chi nella notte, chi alle 4,30 del mattino… chi in macchina e chi in pullman (solo 6 in aereo). 14/16 ore di viaggio lungo lo Stivale sino al Tacco d’Italia per sostenere la propria squadra del cuore. Mi sento in colpa, io che c’ho messo solo 10 minuti per arrivare.

Aspettavo da tempo questa partita, vivendo parte dell’anno in Salento, era l’occasione per rivedere il mio Verona e respirare il tifo unico dei Butei.

Qualche coro e vari sfottò di riscaldamento e alle 21 inizia la partita e con essa un interminabile sequenza di canti e cori, incalzanti, incessanti, senza soluzione di continuità. Uno dopo l’altro, senza fermarsi mai, perché il Verona ha bisogno in ogni istante del sostegno dei Butei, e loro sono lì per questo, oltre la stanchezza, oltre la razio che imporrebbe di fronte a codesta indegna Società, di fottersene altamente, altro che 2000 km tra andata e ritorno in 24 ore.

Solito Verona, solita formazione inventata, solite trame complicate, soliti giocatori in campo dopo mesi di panchina e tanto per non smentirci, soliti calciatori fuori ruolo. È imbarazzante la capacità di Grosso di dimostrare ad ogni partita la sua totale incapacità. Ci vuole talento a sbagliarle tutte, sempre. Un pó come un tempo che fu, riuscire a fare zero al totocalcio. Non ci riuscivi mai. Grosso si!

Nello spicchio di stadio sferzato da un gelido vento di tramontana però si canta… si canta sempre.

Lecce in vantaggio (dopo due paratone di Silvestri). Tra i tifosi, non un gesto, non una parola per il gol subito. Si canta. Si canta e basta.

Secondo tempo: il Verona attacca dalla nostra parte. Grosso è stato espulso ma non se n’è accorto nessuno. Perché si canta e si incita. Sempre e senza un minuto di sosta. Anzi, se il tono delle 100 voci sempre più rauche , tende a calare poco poco, ci pensano i capi (per tutta la partita spalle al campo) a sferzare gli animi e far tornare lo spicchio gialloblù protagonista del tifo al Via del Mare.

Raddoppio del Lecce. Qualche moccolo qua e là ma si canta, come e più forte di prima.

Lezione di tifo alla curva leccese. Chapeau!

Sul prato verde però i nostri fanno pena. Non tirano mai da fuori (eppure a Spezia ha funzionato). Si perdono palloni a iosa. C’è tanta confusione e non ne esce nulla di buono. Ma si canta. Cazzo se si canta.

Quando in pieno recupero il forte vento devia il cross di Laribi (destinato sul fondo) all’incrocio della porta leccese, per l’unitile quanto “culoso” gol del 2-1, i 105 cuori gialloblù volano giù dai gradini per una goliardica gioia, dal sapore non amaro, amarissimo. Roba da matti vien da pensare.

Si da matti. Perché bisogna essere davvero matti per essere a Lecce di martedì sera, assistere all’ennesima partita del cazzo, e tornarsene immediatamente a casa nella notte con la rabbia dentro ma anche la consapevolezza di non aver nemmeno stavolta tradito i colori gialloblù. Il Verona è un essere colpito a morte  e tenuto in vita solo grazie al suo tifo.

È quasi mezzanotte. I pullman partono… arriveranno a Verona il mattino seguente, dopo una notte che potete bene immaginare.

105 persone, sono scese a Lecce, esempio dei tanti tifosi che ad ogni trasferta hanno scelto di tenere vivo il tifo ultrà dell’Hellas Verona. Ultimo baluardo di uno sfascio che giorno dopo giorno dilaga come un cancro nel cuore del tifo gialloblù.

Onore a loro. Uno per uno. Ringraziamoli.

Perché  Setti ha saputo distruggere la passione di tanti, ma statene certi, soccomberà sotto la fede di questi 105  Butei e di tutti i “veri“tifosi gialloblù.

“You’ll never walk alone”.

18
feb 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 37 Commenti
VISUALIZZAZIONI

3.374

GIOCATORI HELLAS… UOMINI O BUFFONI?

Immagino le facce tronfie di Setti e D’Amico, dopo la vittoria col lo Spezia, “come a dire: “avete visto? Grosso è un buon tecnico e la squadra attrezzata per la A”.

Non sanno i poverini che la vittoria in terra ligure è semmai la conferma delle storture e dei molti equivoci ad oggi contestati. Ma andiamo con ordine.

Grosso: “I ragazzi in settimana si sono allenati con tanta passione e hanno dimostrato di avere gli attributi”. Cioè Mister fammi capire: “si sono allenati con tanta passione” significa che prima non lo facevano? E tu dove cazzo stavi in riva al lago a pescare? e ancora: “Hanno dimostrato di aver gli attributi”: e questi tirano fuori i coglioni alla 24a giornata e a -14 dalla fine del campionato? E i tuoi attributi dov’erano? al bar a giocare a carte con quelli dei giocatori?

C’era bisogno dell’ultimatum degli ultimatum perché allenatore e giocatori facessero quanto dovevano fare sin da subito non fosse perché profumatamente pagati?

Spezia ha purtroppo sentenziato una squallida complicità dei giocatori… morti che camminano sino all’altro ieri, guerrieri impavidi e pronti a tutto (in primis salvare il tecnico) appena si paventa l’arrivo di un nuovo allenatore che li avrebbe fatti neri se avessero continuato con ritmi e prestazioni come quelle sinora offerte.

Un “vero” presidente saprebbe leggere il “vero” significato di questa vittoria e quanto l’inadeguatezza di un tecnico abbia sinora penalizzato il cammino del Verona.

Un “vero” presidente si presenterebbe a Peschiera martedì e invece di complimentarsi con la squadra per il successo in trasferta, vomiterebbe in faccia ad ogni singolo calciatore  tutta la rabbia smisurata che ha in corpo, perché Spezia doveva essere già Padova alla prima di campionato e al ritorno all’Euganeo, doveva essere Cosenza, Crotone, Foggia, Lecce e così per tutte le figure barbine offerte sinora.

Ma noi purtroppo abbiamo Setti, che gongola al pensiero dei soldi risparmiati per un nuovo tecnico e abbiamo un D’Amico che in paradiso da il 5 a Dio per la gioia (megalomane dopo Crotone figuratevi dopo Spezia) di aver “smerdato” i “rompicazzi” di giornalisti detrattori.

ll film “IO LI LASCIO FARE” sequel di “SIAMO IN CRESCITA”, con la regia di Setti, sceneggiatura di D’Amico e la mediocrità caratteriale dei giocatori gialloblù, è pronto per uscire nelle sale.

Ma stavolta si conosce già trama e finale: Spezia come Firenze, Grosso come Pecchia, D’Amico come Fusco, esattamente tutto come un anno fa, obiettivo playoff e quel che verrà verrà. Per questo le sale quest’anno sono completamente vuote.

Un anno fa il dopo Firenze fu un immediato ritorno col culo a terra… ora arriva la Salernitana… cari  giocatori tutti del Verona Hellas, resuscitati come tanti Lazzari dal Messia Gesùgrosso… voi che siete stati ad oggi al riparo dalle contestazioni forti tutte rivolte a presidente, DS e tecnico,  avete fortemente “voluto” la vittoria di domenica sera? Avete lottato col coltello fra i denti? Avete corso e picchiato come mai primad’ora? Bene! Vi siete fottuti da soli… da adesso in poi alibi terminati… tocca a voi e solo a voi dimostrare di essere “uomini” o “buffoni”.

16
feb 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 18 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.630

ESEGESI DI UNA CONFERENZA STAMPA “COMICA”

CONFERENZA STAMPA DI FABIO GROSSO PRE SPEZIA

“Per me è stata una settimana come le altre, in cui ci siamo allenati nel migliore dei modi”. CAZZATE… SE PERDI VAI A CASA E DOPO BARI E VERONA  O SEGUI PECCHIA IN GIAPPONE O FINISCI IN LEGA PRO . MIGLIORE DEI MODI? PENSA SE ERA IL PEGGIORE.

“A La Spezia bisogna fare una grande prestazione: non abbiamo l’obbligo di vincere, abbiamo l’obbligo di fare bene” NOI CON QUASI 40 MILIONI DI EURO DI ENTRATE TRA PARACADUTE E CESSIONI ABBIAMO L’OBBLIGO DI VINCERE. UN “PAREGGIANTE” PARLA COSÌ.

Abbiamo sbagliato due partite, a Brescia e a Padova, mentre in altre abbiamo fatto la nostra gara portando però a casa meno di quanto avremmo meritato”. LIVORNO, COSENZA, CARPI, CROTONE. AVETE FATTO LA VOSTRA? NO AVETE FATTO PENA. FORSE HA LA VISTA COME MR. MAGOO?

“Ai ragazzi posso rimproverare solo due partite e in quel caso mi metto io davanti a loro”. NO TI NASCONDI DIETRO DI LORO NON CHIEDENDO MAI SCUSA AI TIFOSI PER PRESTAZIONI INDEGNE NEL GIOCO E NEL CARATTERE. I VERI UOMINI FANNO COSÌ.

“Mi sento delegittimato? Assolutamente no”. HAI RAGIONE A NON SENTIRTI DELEGITTIMATO… INFATTI A VERONA  NON SEI MAI STATO NEMMENO LEGITTIMATO.

Le parole del direttore sportivo dopo Crotone? Raramente giudico, ognuno si prende la responsabilità delle proprie azioni. PAROLE SANTE…QUANTO TI PRENDI LE TUE?

Voglio sottolineare però l’ottimo lavoro che ha fatto il d.s. costruendo una squadra con giocatori di qualità. E SIAMO SETTIMI A -10 DALLA PRIMA CON GIOCATORI DI QUALITÀ? ALLORA LO AMMETTI…? SEI TU L’INCAPACE!

Credo che questa squadra stia pagando anche delle conseguenze di errori non fatti da noi. L’ANTIDOPING ANCHE PER GLI ALLENATORI NO EH?…. E PER COLPA DI CHI?

Contatti con altri allenatori? Fa parte del nostro mondo, bisogna saper accettare queste cose perché fa parte del gioco. Io sono convinto di quello che faccio”. IL PROBLEMA È PROPRIO QUESTO. L’ESSERE CONVINTO DI SAPER ALLENARE.

 

P.S.Il TU è voluto in quanto riserbo il LEI alle persone che, pur non conoscendo,  stimo.

13
feb 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 21 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.296

QUANDO IL CALCIO FA SCHIFO

Capolinea della dignità umana, delirio di megalomania, eccesso di frustrazione , smarrimento  del pensiero razionale… decidete voi, si potrebbe scrivere un poema sull’atteggiamento del DS Tony D’Amico in sala stampa e la conferma di Grosso arrivata dopo l’ok di Cosmi.

Prendendo spunto da un post di Pier,  mi permetto a nome suo e penso di migliaia di tifosi gialloblù di “rompere il cazzo” anch’io al nostro fantastico DS.

22 partite, 8 vittorie (1 a tavolino), 9 pareggi, 5 sconfitte. 8 punti da recuperare sul secondo posto, un’altra sconfitta e rischiamo pure i playoff.

A questo è arrivato l’allenatore Fabio Grosso. Ma complimenti D’Amico… un successone, cazzo.

I suoi acquisti estivi come i vari  Laribi, Henderson, Balkovec, Almici, Colombatto, Eguelfi, Dawidowicz, Cissè, sono spariti dai radar della formazione titolare e alcuni di loro sono da tempo abbonati alla panchina.

I nuovi arrivati Di Gaudio, Faraoni e Vitale, sono risultati al momento insufficienti ( al contrario di giocatori che altrove stanno migliorando il rendimento della squadra).

Le chiedo quindi, Illustrissimo, Esimio, Onnipotente DS, ha acquistato delle emerite pippe o al contrario un allenatore che ha trasformato i giocatori in ectoplasmi che rincorrono un pallone?

Delle due l’una… e benché qualche calciatore inadeguato sia arrivato, personalmente propendo per la seconda ipotesi. Il che non cambia nulla. È stato comunque un suo errore, un suo enorme errore.

Quindi… alla luce di tutto questo e della “provocazione” (l’ennesima)  della conferma di Grosso (con il suo beneplacito) … mi dica… “chi è che rompe il cazzo?”.

Ma perché non imita la sola azione, da noi ritenuta degna, fatta dal suo predecessore nonché mentore, Filippo Fusco… ovvero dimettersi?

La sola cosa che potrà riuscire in futuro a lei, il suo presidente e il suo allenatore, è terminare di distruggere l’Hellas Verona. Un bel patentino per un futuro radioso, non c’è che dire.

Poco importa… noi tifosi gialloblù siamo come l’Araba Fenice… VOI NO!

07
feb 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 29 Commenti
VISUALIZZAZIONI

2.396

BOCIA… “PER SEMPRE”

In un gruppo whatsapp di malati di Hellas come quello in cui bazzico io, gira un po’ di tutto, per lo più parole e argomenti irripetibili con dialettiche tutt’altro che oxfordiane.

Succede però che un giorno, tra un messaggio e l’altro, ti ritrovi davanti la foto di un ragazzino biondo dagli occhi grandi, con addosso una maglietta con la scritta in gialloblù “Ancó Bocia” e il Bentegodi alle spalle. Una semplice istantanea di un pre partita come tanti. Un piccolo tifoso desideroso di tifare il suo Verona con i suoi genitori, da una vita in Curva Sud. Ma poi, sotto la foto, come un pugno nello stomaco, tre lettere maiuscole che precedono il suo nome RIP ELIA.

Aveva una vita davanti Elia, sogni da realizzare, amori da vivere, e perché no, anche le tante sofferenze che l’esistere quotidiano non risparmia a nessuno. Un destino ingeneroso e tiranno lo ha strappato alla terra alla tenera età di 11 anni.

Di fronte a drammi del genere, le schermaglie di noi tifosi contro la Società e il suo presidente, appaiono un’accozzaglia di futili inezie.

Eppure è proprio questo contrasto, violento quanto atroce, che amplifica quanto le nuove generazioni siano quel futuro del tifo gialloblù che va protetto e salvaguardato, ora più che mai, da chi sin dal suo arrivo a Verona ha cercato in tutti i modi di distruggere un sogno, una speranza, una storia.

Nella foto del piccolo Elia, rivedo la passione di tantissimi piccoli tifosi, che  ad ogni partita in casa, partono con i genitori o un parente alla volta dello stadio, animati dalla speranza di un momento di gioia e spensieratezza, tronfi di quell’orgoglio gialloblù ancora acerbo ma fervido, e quel che più conta, puro .

Per Elia e tutti questi “Buteleti”, noi adulti abbiamo il dovere di proteggere con i denti e non solo, l’orgoglio e la passione genuina che alberga nei loro cuori.

Nessuno si deve permettere di calpestare, oltraggiare, offendere la nostra fede… non molleremo, lotteremo, da oggi in poi anche per Elia, “capelli biondi e t-shirt gialllblù “Ancó Bocia”.

Meritevole il gesto della maglia di Capitan Pazzini offerta alla famiglia dalla Società, ma ancor di più, l’iniziativa dei Butei di aprire una sottoscrizione a favore della famiglia di Elia… da sempre tifosa del Verona e frequentatrice della Sud… quindi fratelli a cui dimostrare il nostro cordoglio e il nostro immenso dolore.

Alle esequie dovrebbe andare l’intera rosa del Verona, perché non se ne è andato solo un bellissimo bambino di 11 anni, ma un pizzico di futuro che essi hanno il dovere di onorare.

Ciao Bocia… “Ancó e Par Sempre”.

“… e quando i blu, saranno in ciel… ”

03
feb 2019
AUTORE micheloni
CATEGORIA

Uncategorized

COMMENTI 21 Commenti
VISUALIZZAZIONI

1.881

DI QUESTA “FIDUCIA”, CI SIAMO ROTTI IL CAZZO

“La fiducia è una cosa seria e si da alle cose serie”, bisogna essere un po’ su con l’età per ricordare lo slogan che negli anni 70/80 accompagnava gli spot televisivi di una nota casa alimentare (Galbani).

Riletto oggi si potrebbe rivedere in questo modo: “La Fiducia è una cosa seria, a patto sia concessa non tanto “a”,  quanto “da” una persona seria”.

Se infatti a concedere fiducia è in primis chi ne gode meno di zero da parte di altre decine di migliaia di persone, viene inutile sia l’identità del beneficiario che la credibilità stessa del concetto di fiducia.

E visto che noi abbiamo tutto il diritto di considerare un individuo “poco o per nulla“ serio, non ci si scazzi settimanalmente gli zebedei con proclami di cui non ci frega assolutamente nulla

Questa farsa della conferma della fiducia a Fabio Grosso, comunicata o sottintesa che sia, ha letteralmente rotto il cazzo.

Noi tifosi del Verona le cose le capiamo al volo, quand’anche non addirittura prima che le stesse accadano. Non c’è bisogno quindi di ripeterle ad ogni post-figura di merda della squadra.

È un anno che abbiamo capito che più un allenatore si dimostra inadeguato e servile e più la Società se lo tiene stretto. E di conseguenza se nessuno chiede alcun esonero, nessuno spenda tempo a confermare  nessuno.

Ce ne siamo fatti una ragione da mó. Si rilassino dunque i dirigenti delle Settese FC (si perché del Verona come lo intendiamo noi in questa Società non è rimasto più nulla), possono tranquillamente terminare la stagione con il loro guru della panchina. Fallirà ai playoff (sempre di arrivarci) come ha fallito lo scorso anno a Bari.

Noi vogliamo solo ed esclusivamente che ad andarsene una volta per tutte e prima possibile sia Maurizio Setti, l’unico presidente a non aver goduto un solo giorno, nemmeno nei momenti migliori, della nostra, questa si più che preziosa, “fiducia”.