09
dic 2019
AUTORE micheloni
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MANAGER JURIC PRETENDA…

Diciamo subito che perdere a Bergamo contro un’Atalanta formato Champions League, ci sta.

Come qualcuno ha fatto notare, ballano qualcosa come 100 milioni di Euro di differenza tra il valore di mercato della formazione orobica scesa in campo e quella gialloblù. Il fatto che non si sia vista proprio questa differenza la dice lunga sull’ottimo lavoro di Juric.

Perdere dopo essere passati in vantaggio due volte non può che rammaricare, perché il Verona ha ben giocato meritando ben più di quanto raccolto.

Perdere perché ci siamo complicati la vita da soli, restando in 10 a poco dalla fine per l’ennesima ingenuità, fa invece proprio incazzare. A conferma che spesso il valore di un calciatore non lo fa solo la tecnica o la grinta ma anche  e soprattutto, la testa. E se sotto finale spendi una doppia ammonizione per un fallo a centrocampo con l’avversario spalle alla porta, la testa (spiace per Dawidowicz) non è da Serie A dove gli errori si pagano eccome.

E questo nel giorno in cui i nostri fenomeni (Veloso, Amrabat e Rrahmani) sono paradossalmente risultati non il solito valore aggiunto ma, al contrario, un limite alla prestazione collettiva. La loro è stata infatti la peggiore gara della stagione.

Serve più qualità in panchina perché è assurdo pensare che gente che macina chilometri e qualità senza risparmiarsi da mesi, possa reggere a certi livelli da qui alla fine del torneo.

Dietro alcune eccellenze, abbiamo infatti davvero poca qualità… quanto meno per la serie A.

Che lo ribadiamo noi blogger o i tifosi, lascia il tempo che trova. EGLI se ne fotte.

Il solo modo per sperare che il mercato invernale regali al Verona quello che manca è che a pretenderlo sia colui che sino ad oggi è stato il vero artefice di questa bellissima prima parte di stagione. Mister Ivan Juric

Il tecnico ha conquistato tutti con il suo pragmatismo e la sua onestà intellettuale. Pane al pane… senza guardare in faccia nessuno, ma sempre nel rispetto di tutti.

Juric pretenda quindi dalla Società ciò che manca al Verona per viaggiare verso una salvezza tranquilla.

E smettiamola di chiamarlo Mister, Allenatore, Tecnico.

Juric sta svolgendo il classico ruolo di “manager” all’inglese. Decide la campagna acquisti indicando i giocatori utili alla causa, li allena e li mette in campo nel migliore dei modi.

Questo è il primo anno in cui nessuno dei nuovi acquisti risulterà una zavorra. La prima volta in cui  le plusvalenze saranno altissime e, sulla carta, tutte molto remunerative.

Merito a Setti che lo ha fortemente voluto certo, ma proprio per questo, dia a Juric quel che serve (non chiederà la luna ma solo il giusto) e lo tratti, anche economicamente, da Manager e non da semplice allenatore.

L’importante è però che non  faccia nulla, per carità. Il bilancio “cazzate/intuizioni” è nel suo caso impietosamente a favore delle prime.

 

 

 

05
dic 2019
AUTORE micheloni
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ALZI LA MANO…

In un periodo in cui è il calcio giocato a farla da padrone, trovo poco utile ribadire concetti tecnico-tattici, motivazionali e di squadra, espressi in maniera più che esaustiva da penne sicuramente più prestigiose e qualificate della mia, quali i colleghi di Blog del TG Gialloblù.

Gennaio (e cioè il mercato) appaiono ancora lontani e non ci è dato sapere le intenzioni di Setti-D’Amico, tantomeno le indicazioni di Ivan Juric al riguardo. Da qui ad allora bisogna pensare solo alle ultime sfide del girone di andata dove, come sostiene Francesco Barana, serve fare i 5 punti in 5 partite per girare con quasi metà salvezza in tasca (toccando ferro naturalmente).

Anche cosa serve per migliorarci è noto da tempo… inutile rimarcarlo come un mantra.

Se il Verona si rafforzerà o meno lo vedremo a breve.

Personalmente sono fortemente dubbioso perché, credo si alle conversioni , ma solo in ambito religioso, e resto convinto che il lupo abbia perso il pelo ma non il vizio (inteso come modo di concepire il business calcio).

Vedo di spiegarmi con un esempio: il Cagliari di Giulini ha capitalizzato in estate 42 milioni di euro dal crack Barella all’Inter. Sono quindi arrivati: Olsen dalla Roma, Rog dal Napoli, Naingolan dall’Inter, il nazionale argentino Nandez, Luca Pellegrini dalla Juventus, Diego Simeone dalla Fiorentina, Castro e Birsa dal ChievoVerona, Lykogiannīs dallo Sturm Graz, Walukiewicz dal Pogon Stettino, Ragnar Klavan dal Liverpool.

Non entro nel merito di acquisti e prestiti nelle diverse forme, che rappresentano comunque una spesa non indifferente. Mi chiedo invece a  quanto ammonterà il monte ingaggi dei sardi dopo un’entrata economica così importante.

Bastano gli stipendi dei nuovi arrivati (Naingolan 3,2 milioni-  Marko Rog (1,5) – Giovanni Simeone (1,5) – Nahitan Nandez (1,5) – Alberto Cerri (1,0) – Ragnar Klavan (1,0) , Luca Pellegrini(1,0), a cui aggiungiamo quelli per il resto della rosa, per capire quanto il presidente Giulini abbia reinvestito nella competitività della squadra, moltissimi dei 42 milioni incassati dalla vendita di Barella.

Una scelta che gli sta dando ragione vista l’attuale posizione in classifica tra la zona Champions e UEFA League.

Ora: alzi la mano chi pensa che Maurizio Setti avrebbe fatto gli stessi investimenti; tenendo per sè solo una parte della plusvalenza, e non il contrario.

 

 

26
nov 2019
AUTORE micheloni
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CHI DI HELLAS FERISCE…

Sarà che inizio a invecchiare, ma fatico sempre più ad accettare l’ipocrisia e la menzogna vestite da informazione.

Odio infatti il “politicamente corretto”, a cui prediligo lo “scorretto”, mai come ora specchio fedele dell’attuale momento storico.

Prendiamo il caso Balotelli; ha riempito intere pagine di giornali, spazi televisivi, servizi dei TG, mobilitato gli inviati di importanti trasmissioni e dato fiato alle opinioni di personaggi importanti del mondo del calcio. A farne le spese (con i ringraziamenti ai 15 coglioni che i buu li hanno fatti veramente) una volta di più, come sempre da un ventennio a questa parte, Verona e i tifosi gialloblù.

Per fortuna la vita se ne fotte delle fake news di giornalai in cerca di scoop facili e frasi fatte sulla pelle altrui e trova sempre il modo per ripristinare la realtà dei fatti.

E questo è quanto la vita ha sentenziato.

Balotelli ha cercato e costruito “il caso” su di sé, andando “oltre” come sua abitudine. Un modo per mascherare la sua stagione (l’ennesima) fallimentare, sulla via di un inevitabile declino. Il risultato? L’Italia “pensante” ha capito e non ha abboccato. Da Verona in poi, l’autogol mediatico del Mario nazionale ha assunto proporzioni incredibili. Scaricato dal nuovo tecnico per scarso impegno e abnegazione in allenamento e in campo. Scaricato dal Presidente Cellino: “è stata una scelta azzardata”, “doveva essere il valore aggiunto si è rivelato l’anello debole”. Scaricato dai suoi stessi tifosi che non gli hanno risparmiato accuse di insolenza e scarso feeling con la fatica e il sudore per la maglia. Il flop Mario si è consumato.

I tifosi gialloblu hanno dimostrato tutta la loro grandezza, a partire dal modo in cui hanno onorato la memoria di Roberto Puliero, sia alle esequie che al Bentegodi. Altro che razzisti.

Piero Pelù ha auspicato la scelta dei tifosi della Fiorentina di rompere il gemellaggio con gli  amici gialloblù. La risposta del tifo viola lo ha zittito. In migliaia a Verona. Uno storico e consolidato gemellaggio val bene di più di 15/20 idioti che fanno buu.

Il Presidente della FIGC Gravina ha manifestato il suo personale disappunto per la decisione della Giustizia Sportiva di riaprire la Est. La festa dei 22 mila al Bentegodi, ha zittito anche lui.

 

Il Gialloblù  è “UNTOUCHABLE”… e chi di Hellas ferisce, di Hellas perisce.

22
nov 2019
AUTORE micheloni
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IKIGAI

In Giappone lo chiamano IKIGAI  che, tradotto in italiano, significa “qualcosa per cui vivere” o “una ragione per esistere” o più semplicemente “un motivo per cui alzarsi il mattino”.

Ikigai è l’intersezione di quattro elementi: Ciò che amiamo fare. Ciò che sappiamo fare. Quanto ciò è utile agli altri e quanto ci permette di sostenerci economicamente.

Ecco, se ripenso a Roberto Puliero, alla sua vita e all’immenso amore che la città di Verona, i veronesi tutti e i tifosi dell’Hellas Verona, gli hanno tributato nel giorno del suo addio, posso dire che nessuno più di lui incarna la forma della della felicità. L’Ikigai appunto.

Ha fatto di ciò che amava e sapeva fare, un dono agli altri e a se stesso, vivendo le sue grandi passioni. Il teatro innanzitutto. Ma anche il calcio e l’amore per il suo Verona, di cui ne è stato cantore per oltre 40 anni.

Quante persone possono dire di aver fatto nella loro vita sempre ciò che amavano e sognavano? Roberto lo ha fatto, con amore, dedizione e passione.

Abbiamo finito per abituarci alla sua voce, alla sua simpatia, alla sua bravura, alla sua misura ed educazione. Ora che ci ha lasciato, l’abitudine diventa assenza.

Ecco perché al suo funerale la mitica Curva Sud ha rispolverato il simbolo più alto del tifo per l’Hellas Verona, lo storico striscione delle Brigate Gialloblu. Un omaggio riservato ai grandi, e Roberto lo era. Onore ai Butei per il nobile gesto.

Ikigai è vivere preferendo agli schemi i propri sogni. In due parole: vivere felici.

Sia di esempio Roberto per tutti i giovani pieni di passioni e sogni, a cui la vita (o almeno il modello imposto nel mondo occidentale) imporrà presto di allinearsi a standard prestabiliti: studiare, mettere su famiglia, lavorare sino a piegarsi e morire piegati.

Roberto ha scelto di fare ciò che amava e sapeva fare meglio, divertirsi regalando gioia a una intera comunità.

È la prova che ognuno di noi puó vivere secondo il proprio Ikigai. Sta a noi crederci.

È questa l’eredità più preziosa che il grande Roberto Puliero ci ha lasciato.

ONORIAMOLO

19
nov 2019
AUTORE micheloni
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CIAO ROBERTO… MITO GIALLOBLÙ

È una di quelle notizie che non ti aspetti, che ti lacerano il cuore e gelano il sangue.

La “Voce dell’Hellas Verona”, Roberto Puliero se n’è andato improvvisamente, lasciando nel dolore i suoi cari, i tanti attori cresciuti con lui nella sua Compagnia Teatrale “La Barcaccia”, ma soprattutto le migliaia di tifosi gialloblù  di ogni età che con lui, o meglio con la sua voce, hanno gioito e pianto.

Una voce stanca, quasi sofferente, quella che ha accompagnato la tripletta promozione nella finale Playoff col Cittadella, ma cuore e anima erano quelli di sempre

Conservo ancora l’audio cassetta con tutti i gol della stagione dello scudetto raccontati dalla voce di Roberto; quella serie infinita di “Reteeeeeeee… Alè Alè Alè…Bum Bum Bum… Golgolgol…Nanunanunanu è così via”, sino al brivido finale di Bergamo: “È finitaaaa… Campioni… Campioni…  Alè Alè Alè…”

Insieme abbiamo condiviso i festeggiamenti pre partita di Verona-Avellino, e la successiva serata in Brà. Momenti che Roberto ha reso indimenticabili scrivendo pagine di raffinata radio cronaca su Radio Adige prima e Radio Verona dopo.

Aveva un nomignolo per ogni giocatore, che puntualmente intercalava tra nome e cognome nel leggere dagli altoparlanti del Bentegodi la formazione del suo e nostro Verona.

La sua passione e il suo grande talento teatrale lo portavano spesso a romanzare un cross, una triangolazione, facendoci palpitare il cuore appena gli avversari superavano la metà campo. Era il suo stile, unico e inconfondibile.

Digitalizziamo i momenti che solo un cantore come Roberto ha saputo rendere epici al di là del successo sportivo, affinché nulla vada perduto e si possa, Dio volendo, raccontare da nonni ai nostri nipoti, di un grande uomo la cui voce è stata colonna sonora di Scudetto, spareggi e finali.

Ci mancherà Roberto, e tanto. Mancherà il suo entusiasmo genuino. Quel suo gioire alla “sudamericana”, ancora oggi unico ed inimitabile.

Verona gli voleva bene. Tutti gli volevano bene e questo è sicuramente il gol più importante che ci ha raccontato .

Merita un posto d’onore nella lunga e gloriosa storia del Verona Hellas.

Sicuramente lo ha nel nostro cuore di tifosi, nei Butei di ogni età e tempo.

Piangiamo oggi un grande uomo, un grande artista e un grande tifoso di cui mi onora l’aver condiviso il tripudio e l’estasi tricolore.

Ciao Roberto… ci rivedremo un giorno… “lassù, nel ciel”.

 

 

 

 

 

05
nov 2019
AUTORE micheloni
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BALO CONTRO ULTRÀ

Siamo davvero il Paese delle Banane. Basta guardare al casino mediatico e giudiziario (penale e sportivo) montato da giornali, radio e tv per  15-20 imbecillì, convinti che fare buu nel 2019 sia ancora di moda.

In altri stadi in quanto a cori razzisti si assiste a spettacoli e cori, al cui confronto i 20 imbecilli veronesi sono dei “piccoli fan”.

Ad aumentare la eco mediatica del “nulla” accaduto domenica al Bentegodi, si è aggiunta l’intervista tv rilasciata da Luca Castellini, meglio conosciuto come “Il Caste”, capo della Curva Sud (lui smentisce ma chi va in curva sa bene che comanda lui).

Non entro nel merito delle sue dichiarazioni, cavalcate da radio e televisioni nell’incalzare di domande rivolte più all’esponente politico di Forza Nuova, che al leader degli ultrà gialloblù.

Ala fine a farne le spese, come sempre, Verona e i tifosi gialloblù che si son visti chiudere per una giornata il Settore Est, da cui, a detta degli ispettori federali, sembrano essere partiti i buu a Balotelli.

La speranza è che al prossimo buu,  quei tifosi che non accettano il rischio di una nuova squalifica, rifilino un bel cinque sul coppino dell’uno o più imbecilli autori del verso.

Per il resto non ci resta che ammettere che la “vendetta” di Mario nei confronti della tifoseria che più lo ha messo in crisi, è stata chirurgica quanto perfetta nei tempi e nei modi.

Tutto studiato. I buu arrivano dalla Est (benché al confine con la Sud) ed egli fa la sceneggiata rivolto ai 5000 Butei che lo avevano irriso di fischi, applausi e tanti “Mario, Mario, Mario…”.

Era loro che voleva punire. Gli è andata male, vista la squalifica del solo Settore Est, ma la gogna mediatica a città e tifosi è stata imponente. E di questo ne andrà fiero.

Se pensa tuttavia di esserne uscito vincitore, ha fatto male i conti. Non è la prima volta che gli stessi ultrà che si sono fronteggiati e spesso scontrati tra loro in nome di una fede calcistica, si coalizzano per difendere l’identità e l’orgoglio che caratterizza un po’ tutte le curve e i gruppi ultras nazionali.

Si aspetti quindi il caro Mario una contro-vendetta di proporzioni abnormi nei suoi confronti, da parte di tutti gli ultrà che nel loro stadio ospiteranno il Brescia. Non si sentiranno buu, ma difficilmente toccherà un pallone senza aver nelle orecchie bordate di fischi e cori offensivi. Chi tocca un ultrà, tocca tutti gli ultrà.

Sono quindi personalmente convinto che presto maledirà il giorno della sceneggiata al Bentegodi  e scommetto che il prossimo anno Raiola dovrà sudare non poco per piazzarlo da qualche parte all’estero.

Chi vivrà, vedrà,

04
nov 2019
AUTORE micheloni
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MARIO… LA PROVA CHE LO SPUTTANA.

Et voilà…  la vendetta di Mario Mario è servita.

Ha tenuto sul gozzo per anni quel pomeriggio di sfottò ironici (come solo la Sud sa inventare) ai tempi del Milan, per “smerdare” il Verona e Verona a livello nazionale e internazionale. “Così imparano a mettermi in crisi” si sarà detto.

La credibilità di Balotelli uomo è pari ai mille comportamenti anti sportivi e diseducativi di cui la sua carriera è costellata. La stessa credibilità dei commissari federali che in passato non hanno esitato a punire il Verona e Verona anche di fronte al nulla.

Ieri in un Bentegodi caldissimo che decideva di riservare bordate di fischi ad ogni tocco di palla del “genio decaduto”, gli unici ad aver sentito cori offensivi sono stati loro, Mario e i Commissari.

Balotelli e Commissari Federali… una bella accoppiata non c’è che dire.

Probabile che in mezzo ai fischi ci sia stato qualche idiota “buu” o “uh uh uh”, ma il fatto che nessuno li abbia uditi, nè allo stadio nè in tv, la dice lunga sulla vendetta premeditata di Balotelli.

Mario Balotelli è null’altro che un povero ragazzo arricchitosi oltre i suoi stessi meriti.

La sua bassezza umana mi è apparsa ieri sul mio televisore.

È fissata nelle immagini di Sky che invito gentilmente l’amico Vighini a recuperare quanto prima.

L’episodio in questione è l’infortunio di Kumbulla che si ferma dolorante ad un metro da Balotelli, che sta per rimettere in gioco con le mani il fallo laterale.

Le immagini di Sky sull’infortunio sono riproposte addirittura in rallenty. Il top per cogliere la sua bassezza umana.

Il difensore gialloblù  piegato in avanti si tocca la coscia infortunata, Balotelli lo guarda, una, due volte. Capisce che è roba muscolare e quindi seria. L’istinto di qualsiasi giocatore sarebbe quello di fermarsi, ma il Mario Nazionale, se ne strafotte e dopo l’ennesimo sguardo all’avversario dolorante, rimette in gioco.

Mi sono rotto il cazzo di lezioni di vita da parte di “omuncoli” patentati.

DIFFONDIAMO QUESTE IMMAGINI. FACCIAMO VEDERE A TUTTI CHI È MARIO BALOTELLI, CAMPIONE DI ANTI SPORTIVITÀ.

DIMOSTRIAMO CHE IL BALOTELLI RISSAIOLO IN CAMPO CHE MEZZA EUROPA CONOSCE È NULLA RISPETTO ALLA SUA VILTÀ E BASSEZZA SPORTIVA.

IL WEB FA MIRACOLI CARO AMICO VIGO. ORA TOCCA A TE E ALLA TUA REDAZIONE.

PRENDI QUEL RALLENTY, GLI SGUARDI D BALOTELLI A KUMBULLA PIEGATO A UN METRO DA LUI  PER L’INFORTUNIO E LA SUA RIMESSA IN GIOCO DELLA PALLA.

FACCIAMOLO DIVENTARE VIRALE PER DIMOSTRARE CHI È REALMENTE MARIO BALOTELLI… UN SUBDOLO, MESCHINO, EX PROTAGONISTA DEL CALCIO CHE CONTA, FRUSTRATO DAL LENTO DECLINO CHE INESORABILMENTE COLPISCE CHI AL TALENTO DEI PIEDI NON HA MAI SAPUTO ABBINARE IL MINIMO SINDACALE DEL CERVELLO.

 

27
ott 2019
AUTORE micheloni
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1.530

SLARGÀR LE PORTE NO EH?

Quando eravamo buteleti, il campo di erba era un sogno e il pallone intriso di acqua e fango pesava così tanto che in barriera “te pregavi dentro che no i te centrasse”… e dopo un colpo di testa sul rilancio alto del portiere, “te restavi insemenìo” per almeno un quarto d’ora.

E quando il campo non c’era, bastavano due pietre a far da pali, con la traversa immaginaria che si alzava e abbassava a seconda della convenienza.

Anche la larghezza delle porte era dimensionata più che al campo, alla stazza dei portieri.

A 6-7-8 anni, tre metri potevano andar bene, a 10 si allargava di un metro circa (e di conseguenza si alzava anche la traversa immaginaria).

Portieri che, non esistendo al tempo le porte ridotte, sembravano nanetti a difesa di porte gigantesche e il dogma tra gli attaccanti era “tirela alta che el portier l’è picinìn”.

Ricordi di infanzia a parte, a pensarci bene, le misure del campo e relative porte, sono dimensionate all’età e di conseguenza alla stazza, dei giocatori.

Nel calcio di oggi i portieri sono tutt’altro che nanetti. Tutti sugli 1,90 se non più, di altezza, a cui basta un braccio alzato per accarezzare con la mano la traversa. Quelli di vent’anni fa dovevano saltare per arrivarci.

Anche la copertura dello specchio è diventata più facile. Basta infatti un allungo laterale per arrivare ad uno dei due pali.

Perché quindi nonostante questo cambiamento fisico-generazionale della figura dell’estremo difensore, la misura delle porte è la stessa da oltre mezzo secolo?

Basterebbero 10 cm in più in altezza e larghezza per veder aumentare i gol in modo esponenziale… e il nostro Verona, per quanti legni ha colpito quest’anno, si ritroverebbe oggi come minimo nella parte sinistra della classifica.

In attesa che “se slarga le porte”… consiglio a Juric & Co. un salutare pellegrinaggio a Madonna Corona… “proàr no costa niente”.

 

21
ott 2019
AUTORE micheloni
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JURIC E LA CADUTA SUL PLURALE

Ahi ahi ahi Mister Juric… dopo tanti complimenti mi sento in dovere di riprenderla. Non tanto da un punto di vista tecnico-tattico quanto invece lessicale.

“Gli attaccanti si devono svegliare” è decisamente forte come messaggio e trasmette tutta la sua (e nostra) insoddisfazione per il reparto offensivo.

È quel “plurale” che stona. “Gli attaccanti” non corrisponde infatti alla realtà, visto che il terminale offensivo è rappresentato sempre e solo da una punta (per altro con caratteristiche ben lontane da chi deve fare reparto da solo), coadiuvata da due mezze punte (che pur con propensioni offensive, attaccanti non sono) con chiari compiti di contenimento, pressing e fase difensiva che tolgono loro lucidità e rapidità di azione in zona gol. Insomma, tolte le volte in cui dovevamo recuperare nel punteggio e la partita con la Samp, mai si è realmente giocato con due punte.

Sia chiaro, il Verona targato Juric è tanta roba rispetto al nulla degli ultimi 4 campionati tra A e B. C’è la sua mano, la sua idea di gioco, il suo pragmatismo e non ultima la sua grinta.

Dopo anni di difesa colabrodo siamo ad oggi tra le migliori del torneo in quel reparto, dopo anni di intere frazioni senza un tiro in porta, le molte occasioni gol sono la prova che anche la fase offensiva è notevolmente migliorata. Peccato però che i pochi gol siano arrivati ad opera di difensori e centrocampisti… con gli attaccanti ancora a quota zero.

L’attacco del Verona per rendere al meglio avrebbe bisogno di due punte e un trequartista alle loro spalle. Temo tuttavia che contenimento e difesa arriverebbero a soffrirne. E l’ermetismo sin qui garantito sarebbe a forte rischio.

Capisco il monito lanciato da Juric per stimolare gli avanti gialloblù, ritengo tuttavia che il problema stia altrove.

Stepinski e Di Carmine sono sue prime punte che necessitano di una seconda punta per non averne sempre due addosso. Tutino, Tuptà e Salcedo sono promesse che difficilmente incideranno in serie A, Zaccagni e Verre due trequartisti più adatti alla fase offensiva che di contenimento. Manca loro il fiato per fare bene entrambe le fasi.

Questo ha a disposizione Juric e con questo al momento deve lavorare. Non è un granché lo sappiamo. Per caratteristiche al Verona serviva più un Cornelius (tripletta di ieri a parte sa tener palla, fa salire la squadra e segna) che un pur promettente Stepinski.

Al Mister il compito di risolvere la questione.

Non sarà facile, ma ha dimostrato talento e serietà e  per questo merita tutta la nostra fiducia.

Buon lavoro Mister

19
ott 2019
AUTORE micheloni
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AMRABAT… CICCÌ, COCCÓ…

Dopo la Juventus, anche il Napoli supera i gialloblù grazie a giocate di campioni che risolvono una partita “rognosa” in cui se c’era una squadra al termine dei primi 45 minuti che meritava di essere in vantaggio, questa era il Verona.

Non riusciamo proprio a buttarla dentro. Un limite che non è una novità, ma che sarà meglio tener presente in sede di mercato autunnale.

E pensare che per un tempo è stato un ottimo Hellas, nonostante mancasse la grinta, la foga e il dinamismo di Amrabat, l’uomo che insieme a Rrahmani e Veloso, ha rappresentato il valore aggiunto per Juric, in questa fase iniziale di torneo.

L’impegno con la Nazionale marocchina lo ha evidentemente provato, e una prova opaca come quella del San Paolo ci può stare, anche perché la pesante carretta del centrocampo gialloblù, sino ad ora l’ha tirata soprattutto lui.

Un passaggio a vuoto di tanto in tanto è quindi da mettere in preventivo.

Nel rito della “conta” per vedere “a chi toccava”, si recitava da bambini la filastrocca “ambarabà ciccì coccó…”, nel gioco di parole che il cognome del giocatore marocchino simpaticamente ci ispira, speriamo solo che, dopo averlo saltato nella sfida al Napoli, il dito puntato torni su di lui già a partire dalla prossima sfida col Sassuolo.

A Juric, capire come gestire un giocatore che da sempre il 100%, che non si risparmia  mai. Che ha entusiasmato certo per il grande cuore che mette in campo, ma anche per doti tecniche oltre che agonistiche, che hanno stupito tutti.

Una gestione intelligente affinché Amrabat sia al massimo nelle partite decisive per la salvezza… che mi si permetta, non sono certo nè quelle allo Juventus Stadium nè quella al San Paolo.