06
mar 2020
AUTORE micheloni
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LA MEGALOMANIA DEL “CHAMPIONS-PERDENTE”

Mi collego all’ottimo post di Gianluca Vighini sulle cazzate (perché di questo si tratta) sparate dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, che a suo dire, trova ingiusto che una provinciale come l’Atalanta giochi la  Champions League, mentre la squadra della capitale, ovvero la Roma, ne è da  qualche anno fuori.

Ci rendiamo conto che per uno Juventino, concetti quali “merito”, “vinca il migliore”, “imparzialità”, “onestà”, siano da sempre sconosciuti.

A casa Agnelli vige la legge del più forte, del più potente, che equivale quasi sempre, a quella del più ricco.

Se lo sport vivesse di solo blasone, squadre come il Genoa (9 scudetti), Bologna, Torino e per assurdo la Pro Vercelli (tutte 7 scudetti), avrebbero più titolo a giocare la Champions dei VIP, che la Roma, solo 3 volte campione d’Italia.

Vale poi la pena ricordare al buon Agnellino che la Dea ha vinto lo stesso numero di Champions League della Roma (0) e solo due in meno della sua  milionaria Juventus (2).

Capisco che l’appeal internazionale dell’Atalanta sia poca cosa, rapportato a squadre di grandi città o dal glorioso passato, ma è la legge del calcio (o se volete dello sport): “c’è chi merita e chi no“.

Invece di pensare ad una Champions per soli ricchi e famosi, il rampollo di casa Agnelli si preoccupasse di passare il turno e approdare ai quarti di finale, ribaltando la sconfitta della gara di andata… una Atalanta ai quarti (probabilità tutt’altro che impossibile dopo il 4-1 di San Siro al Valencia)  e una Juventus fuori dalla Champions, sarebbe infatti uno smacco epocale per un presidente che con le sue farneticanti esternazioni, nega in nome del profitto, i più elementari principi dello sport.

Se mai ce ne fosse bisogno, un motivo in più per tifare Lione.

24
feb 2020
AUTORE micheloni
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PORTE CHIUSE? O TUTTI O NESSUNO

L’arrivo del Coronavirus ha portato tra le altre, al blocco delle partire di calcio e di tutti gli eventi sportivi nelle zone in cui il virus si è manifestato (Lombardia e Veneto e in extremis  pure il Piemonte).

L’idea che circola è che le partite rinviate,  le prossime future,  possano essere giocate a porte chiuse.  La negazione dello sport insomma, con i tifosi relegati a mero contorno.

Sarebbe come chiedere a un  cantante, un attore o qualsiasi altro artista di salire su un palco ed esibirsi in un teatro vuoto.

Il calcio è sport e lo sport è spettacolo. E se lo spettatore è la ragione d’essere di ogni spettacolo  d’arte, il tifoso lo è per il  calcio.

Accettare che in nome dei diritti televisivi si giochino partite su partite senza pubblico è oltre che scandaloso anche gravemente scorretto.

Per quale motivo le squadre di Lombardia, Veneto, Piemonte (ma vedrete che a breve si estenderà in tutto il nord) dovrebbero gareggiare in trasferta al centro-sud, ma mai in casa godendo dell’apporto dei propri sostenitori? Questo significherebbe falsare il campionato perché da che mondo e mondo i risultati nel calcio non li determinano solo i 22 in campo ma spesso e volentieri il tifo sugli spalti.

Non può esserci una Serie A o B che gioca in casa con il tifo a favore e un’altra che gioca in casa nel silenzio surreale di uno stadio vuoto.

Sminuire il calcio alla sola sfida tra due squadre è riduttivo e offensivo. Senza i tifosi, la loro passione, il folklore, gli sfottò  e perché no, anche le contrapposizioni talvolta eccessive e malate, il calcio non esisterebbe o quanto meno avrebbe la stessa popolarità e lo stesso appeal della pallamano (senza offesa per questo sport).

Il Palazzo decida: o tutti o nessuno.

 

 

 

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17
feb 2020
AUTORE micheloni
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IL TIFOSO INNAMORATO

Ci si può  innamorare di una persona così perdutamente da accettare l’inaccettabile?

E’ degradante certo, deprecabile aggiungerei. Si può arrivare alla negazione della dignità umana arrivando al totale annullamento del proprio orgoglio.

Tutti bravi a dire: “io mai”.  Eppure con i dovuti distinguo, è esattamente quello che spesso accade al tifoso innamorato.

L’amore per la propria squadra del cuore ha infatti molte delle devianze che l’amor sentimentale propone come il peggio di sè.

Ne ami i colori, la sua vita (storia), ti piace per quella che è. La vorresti sempre bella, affascinante, ma alla fine la ami anche nella sua forma peggiore, anche quando è a dir poco impresentabile. Finisci per amarla anche quanto ti tradisce… non una ma più volte. Eppure sei li che non riesci a lasciarla.

Abbiamo amato il Verona nello sfarzo della sua meravigliosa bellezza (Campioni d’Italia, Coppe europee e finali Coppa Italia) , non di meno però anche nelle tristi stagioni della cadetteria… e nemmeno la bruttezza e lo squallore della Lega Pro  ci hanno fatto allontanare, anzi, proprio nell’istante  in cui il nostro Hellas viveva uno dei momenti più difficili e bui, noi lo abbiamo sostenuto, tenuto in vita, sussurrando o a volte urlando, “non ti lasceremo mai”. A dirla tutta lo abbiamo amato forse come mai prima di allora. Perché l’orgoglio puro esce nelle difficoltà… quello legato alle vittorie lo lasciamo agli strisciati bianconeri, inconsci che la loro è null’altro che boria, travestita da orgoglio.

Abbiamo  passato anni chiedendoci come potesse il nostro Hellas essersi ridotto cosi male. Sarebbe bastato un  po’ di amore da parte di chi lo teneva tra le mani… e invece no… stagioni di riscatto alternate ad altre di profonda pena  e desolazione.

Eppure anche li io c’ero… annullandomi di fronte allo scempio, al saccheggio morale (e non solo), rinnovando ogni volta il mio incondizionato, appassionato amore.

“Ora sei bello mio caro Hellas… splendi e da tutti sei ammirato. Facile quanto eccitante amarti ora.

Ti godo in questa meravigliosa giornata (stagione), orgoglioso di quanto sei splendido, magico, entusiasmante…  ma devo essere sincero: non mi fido di te, per niente.

Il tuo animo non è limpido, le zone d’ombra troppe e torbide, il tuo sguardo è quello di una Femme Fatale che inebria e illude, ma che so mi deluderà ancora, con nuove menzogne e promesse da marinaio. Perché in amore purtroppo non si cambia…  tu sei e resterai quel che sei e dietro il trucco che ti rende affascinante, l’anima che ti possiede non mi piace per niente.

Pessimismo?  No di certo… così fosse ti avrei già lasciato da tempo (smettendo di seguire il calcio)… ma come vedi invece  io sono ancora qui…e sempre ci sarò, a sussurrarti il mio: “non ti lascerò mai solo”… è alla fine questa, la dolce condanna del tifoso innamorato.”

 

 

 

09
feb 2020
AUTORE micheloni
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BELLI E POSSIBILI

Nella vita ci sono momenti che non hanno prezzo… la vittoriosa rimonta sulla Juventus è uno di questi.

È la notte che aspetti da sempre e che arriva se non ad ogni lustro, quasi. Ma quando arriva, lasciatemelo dire,  è godimento allo stato puro.

Gioia ed euforia… lo meritano i ragazzi, lo merita Juric… lo meritano i tifosi tutti.

Certo i due pali ci hanno aiutato, ma per battere la Juve anche il Fattore C deve fare la sua parte.

La sensazione è che i bianconeri targati Sarri amino specchiarsi troppo, essere Narcisi in modo esasperato, pensando che alla fine con tanti campioni in un modo o nell’altro, la porteranno a casa.

L’Hellas di Juric al contrario non ha specchi in cui bearsi e non conosce la vanità… è in sè bellezza, ma da Cenerentola  nel regno di ”Monte Ingaggi”, sa che “bello” deve esserlo ogni volta che scende in campo, al prezzo di una grande  abnegazione, tanto sudore e unità d’intenti.

Una serata davvero perfetta… persino l’arbitro Massa alla fine ha diretto bene e con lui l’addetto al Var che ha scovato, ma soprattutto segnalato al direttore di gara, la mano di Bonucci sull’incornata di Kumbulla che ha portato al penalty vincente.

Già, Kumbulla, 20 anni compiuti nel giorno della vittoria su Ronaldo e compagni.

Un gol segnato per un millimetrico fuorigioco, il rigore della vittoria procurato e una prestazione da predestinato… e la vittoria finale con esultanza sotto la Sud. Il tutto davanti a osservatori di Borussia Dortmund e Manchester United.  Non male come regalo di compleanno. AUGURI RAGAZZO.

Godiamoci il momento, ma non fermiamoci proprio adesso.

Da lunedì, testa all’Udinese e… mi raccomando… niente specchi in giro.

Lasciamo agli altri dire quanto siamo belli.

06
feb 2020
AUTORE micheloni
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MASSA… IL RITORNO

La notizia ha del sensazionale: arbitro di Verona-Juventus di Sabato sera sarà niente di meno che Davide Massa di Imperia.

Si proprio lui… l’arbitro che il 20 maggio 2010, stadio Bentegodi, Verona-Portogruaro, ultima di campionato,  negò al Verona un clamoroso rigore per fallo su Ciotola che avrebbe significato probabilmente promozione in B. Furono invece play-off persi e purtroppo ancora Serie C.

Si disse allora, egli volesse dimostrare ai vertici arbitrali nazionali, di non subire condizionamenti di alcun genere, nè in stadi importanti, nè con tifoserie calde e difficili.

Allora fummo in molti a pensare: “vedrai che questo lo premiano per averci lasciato in C e lo manderanno a dirigere in serie B”. Così fu.

L’anno successivo per lui 18 incontri nel campionato cadetto e debutto in Serie A con ben 4 presenze e un extra match: Dove? ma al Bentegodi naturalmente, per la semifinale play-off Verona-Varese.

Era il 2 Giugno 2012, quando negò ancora un rigore al Verona, se possibile ancor più clamoroso di quello non concesso due anni addietro su Ciotola, (fallo su Ferrari lanciato solo a rete e atterrato nettamene da dietro in area).

Da allora, per Massa, solo un Lazio-Verona nel marzo 2015. Mai più un Verona al Bentegodi per lui. Preservato per anni da una tifoseria indignata ma soprattutto incazzata nei suoi confronti. Un caso? Io dico di no.

Prima o poi il momento fatidico doveva tuttavia arrivare… e la CAN ha scelto per il ritorno di Massa al tempio gialloblù, nientemeno che il match contro l’odiatissima Juventus. Lo hanno fatto apposta? Io dico di sì.

Si preparasse Massa alla partita più complicata della sua carriera, non fosse per la mole di insulti preventivi e mirati, che nemmeno in 10 anni di carriera messi assieme avrà mai ricevuto.

Prepariamoci quindi ad un Saturday Night bollente… contro la squadra più odiata , con in campo l’arbitro più odiato, il Sig. Davide Massa di Imperia.

E comunque vada, rassegniamoci… di Commisso ce n’è uno solo, e purtroppo non sta a Verona.

06
feb 2020
AUTORE micheloni
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MIGLIOR DS 2018-19?

Alzi la mano chi ha capito i motivi per cui il DS gialloblù Toni D’Amico ha vinto il premio quale  miglior Direttore Sportivo per la stagione 2018-19, agli Italian Sport Award.

Con un mega paracadute e diversi milioni di introiti da cessioni, avrebbe dovuto allestire una corazzata e invece il “suo” Verona ha arrancato per buona parte del torneo e a poche gare dal termine era addirittura fuori dalla zona play-off.

Il tutto grazie soprattutto alla sua personalissima quanto infelice scelta del tecnico Fabio Grosso, i cui misfatti tecnico-tattici e pochezza caratteriale, resteranno scolpiti a lungo nella nostra memoria.

L’esonero del tecnico e la scelta di Alfredo Aglietti, aggiunti agli acquisti di Dawidowicz, Faraoni e Di Carmine, risultano essere  le  sole mosse azzeccate dal DS (un pó poco a mio avviso per vincere un premio), laddove i vari Marrone, Cherubin, Eguelfi, Balkovec, Crescenzi, Vitale, Almici, Colombatto, Henderson, Gustafson, Munari, Laribi, Di Gaudio, Ragusa, Lee, Cissè, risultano oggi fuori orbita progettuale  e tutt’altro che degli investimenti (prestiti a parte) remunerativi a livello patrimoniale.

Diverso il discorso 2019-20: Ottimo lo smistamento altrove di quanto sopra in monte ingaggi. Mi si dimostri poi che Veloso, Gunther e Lazovic (come pure il prestito di  Salcedo), non sono stati precisi indirizzi di Juric che li ha avuti con sè a Genoa, cosi come Rrahmani e Amrabat sono scoperte sue (Verre per ammissione dello stesso tecnico è stata un’operazione firmata D’Amico), e cospargendomi il capo di cenere andrò io stesso a consegnare al DS gialloblù una mia targa (di scuse) ed una seconda come ”miglior DS Gialloblù di sempre“

Propongo invece di caldeggiare sin d’ora la sua candidatura a miglior DS della Serie A per l’anno in corso, nella sezione “Tempo Record Cessioni Plusvalenze”.

Con tutto ciò, lascio aperta una personale linea di credito al DS D’Amico, che avrà presto occasione (la barzelletta del bilancio e dei pochi soldi, lo sa anche lui oggi come oggi non regge più) per dimostrare a tutti noi di meritare il premio più difficile da ottenere nel planisfero Hellas Verona, quello della stima.

 

 

 

 

02
feb 2020
AUTORE micheloni
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TANTA ROBA

Ormai è per tutti una certezza. Il Verona targato Juric è tanta roba.

L’idea di calcio del Mister gialloblù è tanta roba. Il gioco e la tenuta atletica sono tanta roba. La personalità è tanta roba. L’applicazione della squadra nel seguire il tecnico è tanta roba.

Eravamo abituati al calcio a gpl di Grosso (corri poco, consumi poco), agli infortuni a go gó con giocatori che finivano spesso a “Chi l’ha visto” tanto sparivano dai radar del campo. Abituati a grandi  cali di condizione e di tensione, (ammesso che tra Pecchia e Grosso si possa dire che ci fossero l’una e l’altra).

Questo è invece il calcio turbo compresso, dove  tutti corrono e corrono sempre, sin che ne hanno… compresi quelli che per caratteristiche, maratoneti non sono.

La bellezza di questo Verona è tanta roba, così come la sfrontatezza nell’affrontare tutti con lo spirito di giocarsela sino all’ultimo secondo del recupero, senza rese incondizionate o peggio ancora preventive, è nel calcio di oggi tanta roba.

San Siro resta tabù ma a tremare stavolta sono stati i rossoneri. Pensare da quanto non si entrava alla Scala del Calcio senza partire battuti, beh, è tanta roba.

Nemmeno il tempo di rifiatare e via con la Lazio tritatutto per un’altra sfida impossibile.

… o forse anche no… questa sfrontatezza, corroborata da un gioco e una classifica rassicuranti, rendono  possibile l’impossibile… non so per voi, ma per me è tanta, tanta  roba.

 

30
gen 2020
AUTORE micheloni
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SI ACCETTANO MIRACOLI

Resta… non resta… resta… non resta…

Già il solo sfogliare la margherita sulla permanenza o meno di Ivan Juric sulla panchina del Verona, mette ansia.

Immagini un clima in cui Società e allenatore sono un tutt’uno e scopri invece che “il rapporto è leale e cordiale”, ma nulla più.

Pensi che con i milioni (se va avanti così almeno più di 50) di plusvalenze da cessione dei top player gialloblù, non sarà un problema proporre un lauto ingaggio al tecnico di Spalato per restare. Ma con Setti la regola sai che non vale (almeno la storia ci ha detto questo) .

Ti dici che per quanto possa valere, in termini economici la riconferma di Juric, saranno comunque soldi ben spesi, non solo in termini di risultati, quant’anche di indirizzi di mercato finalizzati ad altre nuove scoperte e futuri relativi crack.

Sogni che con Juric e una squadra rafforzata anziché indebolita dalle cessioni, nessun traguardo sarebbe precluso… ma ragioni di bilancio e modus operandi della Società, ti svegliano dal sogno riportandoti con i piedi per terra.

Sai che il consolidamento in A, oggi passa dalla conferma del tecnico, ma ti ricordi poi che “consolidamento”, era parte delle promesse disattese alla grande dal presidente, al pari di “Centro Sportivo” e “Modello Borussia”.

Juric aspetta i rinforzi di Gennaio come prova dell’esistenza di un “Progetto Verona”,  e nessun progetto passa da prestiti secchi o da giocatori, pur ottimi, ma liberi a fine stagione.

Non prendiamoci in giro. Il futuro di Juric non si decide più avanti, ma in questi giorni.

La storiella della “Società senza soldi” a fronte degli oltre 100 milioni di entrate previsti per la prossima stagione, non regge più.

Juric sa che di scommesse e miracoli non si va da nessuna parte. Può andarti bene una volta (Verona) ma anche no (Genoa) e per lui un salto nel buio sarebbe molto pericoloso dopo esser passato da “Mister esonero-richiamato” a “Tecnico rivelazione”.

I giochetti sono finiti. È il momento di togliere la maschera e dimostrare con i fatti  le reali intenzioni.

Che Setti ci stupisca con scelte condivise e tese al bene del Verona saprebbe di miracolo… ma ben venga: Si accettano miracoli.

 

 

 

19
gen 2020
AUTORE micheloni
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BOLOGNESE “ALLA JURIC”

Il Verona rognoso di Juric rende la vita difficile a tutti, ma quando non è il livello tecnico assolutamente superiore delle big a fare la differenza, il solo modo per mettere realmente in difficoltà i gialloblù è paradossalmente… “giocare alla Juric”.

È quello che ha fatto Sinisa Mihailovic col suo Bologna.  Pressing alto e asfissiante, raddoppi sugli uomini chiave (Veloso, Amrabat),  ritmo altissimo che li ha visti arrivare sempre per primi sul pallone.

Il gol del Bologna a dire il vero è l’ennesimo regalo (spizzicata di Di Carmine verso la propria porta ), ma gioco a parte, non si contano i tantissimi palloni persi e passaggi sbagliati dai nostri nella prima frazione… giusto è più che meritato in vantaggio dei rossoblù.

La superiorità numerica ha facilitato le cose al Verona che con Borini già in forma ha alzato la qualità e conquistato un meritato pareggio.

Senza uno Skorupski in versione “uomo ragno”, sarebbe potuta arrivate anche una vittoria, ma giusto così. Serve a capire che non possiamo decelerare, nè avere la testa altrove (Amrabat ha fatto più veroniche che affondi), nè far giocare l’avversario come dovremmo giocare noi.

Arriverà anche la fine del mercato e speriamo, qualche altro buon giocatore a dare valide alternative a Juric.

Intanto, in tribuna, Setti, “ociài grossi, bareta rossa fracà e sigaro in man”… p€nsa… p€nsa… p€nsa.

 

 

 

 

 

 

05
gen 2020
AUTORE micheloni
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NON CI RESTA CHE… RIDERE.

Lo spessore e la grandezza di un uomo come Ivan Juric li puoi cogliere nelle piccole sfumature, nelle sue espressioni genuine che, non lo conoscessimo bene, potrebbero apparire persino ingenue.

È bastata l’intervista post partita di Sky per farmi cogliere quei piccoli dettagli che fanno di lui un uomo vero e, almeno nella sua attuale esperienza gialloblù, un vincente.

Ascolta i complimenti che gli arrivano dallo studio (in particolare da Massimo Ambrosini) senza che il suo volto subisca un pur minimo, impercettibile mutamento. Impassibile. In questo mi si passi il paragone, ha molto del grande Osvaldo Bagnoli, la cui mimica facciale era la stessa dopo una grande vittoria quanto dopo una cocente sconfitta.

Domande di prassi a cui risponde a modo suo, schietto diretto, senza fronzoli o concessioni dialettiche sterili.

È anche simpatico Ivan Juric e la butta sul ridere quando da studio gli chiedono: “Juric, come è stata costruita questa bella realtà, con diversi parametri zero, prestiti con diritto di riscatto e gratuiti?”.

Vorrebbe rispondere seriamente, è quasi tentato… ma il politicamente corretto non è nelle sue corde… scoppia quindi a ridere e si lascia andare ad un spontaneo quanto ahimè realistico… “senza soldi”.

Aggiungendo poi di aver voluto, proprio per le scarsissime risorse a disposizione, giocatori che conosceva bene, anche se finiti ai margini del calcio che conta (Veloso, Lazovic, Gunter), altri che teneva sott’occhio da tempo (Rrahmani), riconoscendo infine a Tony (D’Amico) il merito di aver scovato dal torneo cadetto belle realtà come Verre.

”Senza Soldi”… riferito ad una Società che negli ultimi 4 anni ha incassato centinaia di milioni tra paracadute e cessioni varie, ci sarebbe da piangere… ma, grazie a gioco e classifica, facciamo come Juric: almeno per adesso… ci ridiamo su.