21
mag 2019
AUTORE micheloni
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NO… MA, ANCHE SI

La domanda che aleggia da giorni tra i tifosi gialloblù è: “ ma ci crediamo davvero di poter vincere i playoff?”.

Me lo sono chiesto anch’io e la risposta è stata: “ No…ma… anche Si”.

Mi spiego: se penso all’intera stagione sprecata a perfezionare un gioco statico, fatto di possesso palla sterile, senza mai una base di titolari da cui partire, mentre le dirette concorrenti giocano sempre più a memoria con equilibri consolidati, mi viene da dire “NO”.

Se penso poi a certe criticità oramai croniche legate a una difesa tutt’altro che impeccabile, un centrocampo poco propenso alla “garra”, ed esterni che non segnano manco di carambola,  inevitabile sentir nascere dentro un altro inequivocabile NO.

Ma… poi… penso che qualcosa nel spogliatoio è cambiato, c’è meno negatività, o forse semplicemente “più normalità”. Penso che l’aria si è fatta più leggera. I musi lunghi si sono addolciti ed è nata una consapevolezza nuova.

I playoff si vincono certamene  con il bel gioco, dinamismo, forza atletica e carattere… e su queste basi ritengo ci sia chi ha decisamente più chances di noi.

Ma quando la posta è altissima e le partite si sviluppano in una sorta di equilibrio, a fare la differenza sono spesso i giocatori di caratura superiore. Non che nel Verona abbondino, ma ce n’è quanto basta per pensare positivo.

Verona-Perugia ne è un esempio… 40 minuti di un ottimo Perugia che spreca diverse occasioni e noi nemmeno un tiro in porta che sia uno…  ma alla prima occasione… Di Carmine insacca con una girata da attaccante di razza. Ad un Perugia più pericoloso dei gialloblù è stata la qualità del singolo a sbloccare l’incontro.

Ecco, se saranno playoff giocati alla pari, avere dalla nostra due attaccanti come Pazzini e Di Carmine, può far pendere l’ago della bilancia dalla nostra parte.

Se poi (ma con i “se” in A non ci arrivi), dovesse accadere che i vari Laribi, Matos e Lee riscoprono la via del gol, allora nessun sogno sarebbe precluso.

Per il momento, accontentiamoci di un ritrovato trasporto dei tifosi verso colori e squadra,  che, com’è giusto che sia, deve andare oltre l’idiosincrasia e il rifiuto di una piazza intera verso una Società che ad oggi ha fatto di tutto per allontanarli.

Può sembrare poca cosa. Ma è il segno che la brace è accesa e il fuoco solo assopito, pronto a divampare in un incendio di passione il giorno stesso in cui Setti lascerà il Verona.

15
mag 2019
AUTORE micheloni
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ITALIA… PBF

Per  prima cosa voglio ringraziare il caro amico Cesare, che in un post di gruppo,  mi ha indirettamente suggerito titolo e oggetto del presente post.

In viaggio in Sudamerica egli stava infatti spiegando ad un appassionato di calcio del posto, il gran casino che sta investendo la nostra Serie B… e la risposta del tipo è stata un sorriso e tre lettere: RBF… acronimo di  REPUBLICA BANANERA DE FUTEBOL (quando si dice “capacità di sintesi”).

la Repubblica Calcistica delle Banane… e come dargli torto.

Ogni anno penalizzazioni a gogó, puntualmente riviste dalla giustizia sportiva a campionato in corso e il più delle volte sotto finale di campionato, con conseguenti modifiche dell’ultima ora alla classifica.

Retrocessioni a tavolino, con relativi ricorsi al TAR  e  tornei a squadre in numero dispari, con il ritorno dopo decenni al famigerato “turno di riposo”.

Una Covisoc che non scopre mai niente… e quando succede, il danno è già fatto e spesso letale.

Per non parlare della giustizia sportiva che ci mette mesi per indagare, mesi a decidere e quando lo fa, è sempre in finale di torneo, quando il campo ha emesso il proprio verdetto, ma soprattutto senza i tempi necessari a garantire un giudizio plurimo come previsto dalla nostra Costituzione.

“Nessuno è colpevole sino al terzo grado di giudizio” non sembra infatti valere per il mondo del calcio che, incapace di decidere in tempi brevi (in questo in perfetta linea con la Giistizia Ordinaria) applica le sanzioni emesse in primo grado e chi se ne fotte degli altri due.

I consueti proclami di cause milionarie a Lega & Co. non hanno tuttavia mai avuto seguito. Vi siete mai chiesti il perché? Perché il Palazzo è intoccabile e al di là di ogni ragionevole motivazione, diritto, o peggio, ingiustizia, non si discute, si accetta e basta. Sempre e comunque.

Perché stupirsi… il calcio e i suoi giochi di potere, di servilismo, di interessi economici milionari, di ipocrisie e subdola accettazione, altro non è che lo specchio di ciò che è diventata la nostra povera Italia… il PDB, il Paese delle Banane.

05
mag 2019
AUTORE micheloni
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IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

Le parole del capitano Giampaolo Pazzini nel post partita di Cittadella, suonano come un barlume di serietà e onestà da troppo tempo assenti in questo disastrato Hellas Verona.

Chiede scusa il Capitano, ammette che non c’è anima, non scarica colpe ad altri, anzi, ci mette la faccia, lui che per mesi ha visto il campo col contagocce (es: nove partite, zero minuti), lui che nonostante Grosso lo abbia snobbato e talvolta umiliato si ritrova tutt’ora capocannoniere del Verona.

È certamente tra i meno responsabili di questa disastrata stagione, ma sente tuttavia di dover rompere il silenzio stampa imposto e comportarsi da uomo e non da codardo

E per far capire quanto sia sincero e dispiaciuto per i tifosi, non solo ne giustifica i fischi di fine partita ma con grande onestà intellettuale aggiunge che, per quanto fatto sul campo, di fischi e ingiurie la squadra ne avrebbe meritati molti, ma molti di più.

Da Pecchia a Fusco, da Grosso a D’Amico, per non parlare di Setti,  nessuno che  sia sentito in dovere in questi anni di chiedere scusa, chi per il fallimento sportivo, chi per promesse mai mantenute, chi per aver mancato di rispetto a migliaia di tifosi.

Anzi, peggio, hanno proposto arroganza, megalomania, ipocrisia e falsità.

Per quel che vale, grazie Capitano. Sono certo che un minimo di vergogna almeno tu l’hai provata e questo, in un Verona che pullula di esseri  “senza vergogna”, non può che essere apprezzato.

… e liberaci dal male… amen.

02
mag 2019
AUTORE micheloni
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CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

Che si parli di una “morte” sportiva mi sembra superfluo sottolinearlo… ciò che doveva accadere mesi fa è finalmente accaduto. Tardi, troppo tardi, a mio avviso ormai inutile, ma è arrivato l’esonero di Fabio Grosso, terminale di un fallimentare progetto tecnico che ha in Tony D’Amico il grande “regista” e in Maurizio Setti il “mega produttore”.

Mesi fa avrei gioito, avendo intuito da subito l’inadeguatezza tecnica di Grosso… oggi il suo esonero ha invece il sapore di una enorme, stratosferica, presa per il culo… l’ennesima di una Società che da qualche anno sta vivendo in un mondo parallelo che nulla ha a che vedere con la realtà e la storia di una gloriosa squadra come l’Hellas Verona.

Un Verona che per tutta la stagione non ha mai avuto un’anima, non ha mai trovato una formazione tipo, ha visto 11 iniziali estratti a sorte, non ha mai convinto nel gioco, ha annoverato equivoci su equivoci, ha saputo trasformare un potenziale offensivo di prim’ordine per la cadetteria in un problema autolesionista, ha visto giocatori sparire e riapparire come in una giostra; ha giocato senza cuore, senza amore, spesso senza rispetto. Ha saputo allontanare quei pochi tifosi  che avevano voluto credere ancora, nonostante tutto. Questo “fu” Hellas Verona, è stato consegnato da Setti all’arroganza di un DS e di un tecnico, pari solo alla loro rispettiva inadeguatezza al ruolo.

A due giornate dalla fine e con i playoff a rischio si cambia allenatore, che per ovvii motivi non avrà nè tempo nè spazio per mettere mani su preparazione, schemi e moduli. E chi arriva?

Dopo settimane in cui è aleggiato il nome di Zeman, la scelta cade sull’ex Alfredo Aglietti.

Chi mi conosce sa che odio i processi alle intenzioni e sarebbe ingeneroso condannare a priori tale scelta.

Ritengo tuttavia che servisse un allenatore carismatico, esperto, altamente determinato, capace di ricreare entusiasmo in una squadra di “walking dead”. Il buon Aglietti non me ne voglia ma mi sembra tutto tranne che carismatico, esperto e determinato. Il suo curriculum da allenatore non è tanto migliore di quello di Grosso. Non mi aspetto quindi da lui alcun miracolo. Ma per rispetto della persona gli auguro un buon lavoro.

Si è cercato un disoccupato disposto a terminare la stagione (che per assurdo potrebbe anche  finire tra 15 giorni se non centrassimo i playoff), che costasse poco e non avesse pretese.

Zeman avrebbe avuto un senso in ottica futura come allenatore designato anche per la prossima stagione qualsiasi fosse stata la categoria. L’inizio di un progetto nuovo insomma. Già, progetto.,, facile intuire che mai e poi mai Zeman avrebbe accettato un progetto da chi ha abbondantemente dimostrato di non averne e ammesso li abbia avuti li ha puntualmente disattesi.

Ecco, visto nell’ottica di Setti, Aglietti è il tecnico migliore che si potesse trovare.

Nel calcio certo tutto può accadere… ma ora che “la morte” è arrivata, prepariamoci ad un mesto funerale. La data è un dettaglio, fra due settimane, tre, quattro, poco importa.

Se poi Alfredo “beep beep”, noto sul prato verde per la sua proverbiale lentezza di movimenti ma anche per una riconosciuta tecnica nei piedi e nella testa, saprà trasformare un funerale in una festa di nozze sarò il primo ad esserne felice.

Anche se il mio “SOGNO” non è la Serie A, non almeno con questa società senza futuro.

Il mio “SOGNO” è… Setti via dal Verona… per il resto dei miei giorni.

 

 

 

24
apr 2019
AUTORE micheloni
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ESEGESI DEL DELIRIO

IN MINUSCOLO LE DICHIARAZIONI DI SETTI… IN MAIUSCOLO IL PENSIERO DEL TIFOSO MEDIO GIALLOBLÙ

“Scrivo queste righe per risolvere le tante ambiguità che ancora ci sono” NO PRESIDENTE LE AMBIGUITÀ RESTANO PURTROPPO QUELLE DI SEMPRE  “e far convergere tutte le nostre forze nella stessa direzione” MA SE NON PERDE OCCASIONE PER FARE L’ESATTO CONTRARIO DI QUANTO IMPONGANO LOGICA E BUON SENSO “e provare a raggiungere il nostro SOGNO”.  IL SOGNO SIGNOR PRESIDENTE È SEMMAI SOLO IL NOSTRO… IL SUO PUÓ ESSERE AL MASSIMO UN TARGET POINT AZIENDALE SUL QUALE NUTRO PER ALTRO, E NON SONO IL SOLO,  PIÙ DI QUALCHE DUBBIO.

“Non fa parte di me sollevare allenatori dopo averli scelti e non lo farò nemmeno ora”. UN GENIO… E INFATTI I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. MA NON ERA LEI A DIRE LA SCORSA ESTATE CHE FU UN SUO ERRORE NON AVER ESONERATO PECCHIA? LEI NON SOLO NON IMPARA DAI SUOI ERRORI MA PERSEVERA NEL REITERARLI… E COME RECITA IL DETTO CIÓ È BIABOLICO!

“COERENZA” = NO, SU QUESTO NIENTE DA DIRE PRESIDENTE. HA CANNATO ALLA GRANDE LO SCORSO ANNO NON ESONERANDO PECCHIA E MOLTO “COERENTEMENTE” STA CANNANDO ANCHE QUEST’ANNO NON ESONERANDO GROSSO. GLIENE DO ATTO. IN QUANTO A PERPETRARE GLI STESSI ERRORI LA SUA COERENZA NON TEME CONFRONTI.

– “Sono arrabbiato” NON LE CREDE NESSUNO PRESIDENTE LASCI PERDERE, AD ESSERE ARRABBIATI ANZI INCAZZATI SIAMO NOI E IMMAGINI CON CHI?  “e deluso da queste prestazioni”, DELUSO È POCA ROBA PRESIDENTE, DOVREBBE ESSERE DISGUSTATO, PERCHÈ DI FRONTE A QUESTO SFASCIO DI VERONA IL SOLO SENTIMENTO PLAUSIBILE È LA VERGOGNA E UN SENSO DI UMANA PIETÀ CHE PUR TUTTAVIA I TIFOSI GIALLOBLÙ NON SONO DISPOSTI A RICONOSCERLE… “ma mi auguro” NO PRESIDENTE, BISOGNA FARE… AGIRE…  NON AUGURARSI.

“che la squadra possa giocarsi le sue possibilità disputando i Playoff” TOH, ORA L’OBIETTIVO È ADDIRITTURA DISPUTARE I PLAYOFF? METTIAMOLA COSÌ PRESIDENTE, È STATA UNA SALVEZZA TRANQUILLA… OBIETTIVO CENTRATO LE STA BENE?

CONSAPEVOLEZZA DEL MOMENTO – CONSAPEVOLEZZA? NE AVESSE UN BRICIOLO AVREBBE MANDATO VIA SU DUE PIEDI SIA IL DS “CHE SI È ROTTO IL CAZZO” E  CHE IMMAGINO QUINDI CON SERI PROBLEMI A COPULARE,  SIA IL GENIO INCOMPRESO DELLA PANCHINA, LA QUALE PANCHINA STANCA DI EQUIVOCI TECNICI E GIOCATORI FUORI RUOLO,  SE SOLO POTESSE, SI SRADICHEREBBE SUICIDANDOSI NEL FOSSATO DEL PARTERRE DEL BENTEGODI,  MA IN ALTERNATIVA SI È LIMITATA A FAR CAUSA A GROSSO CHIEDENDO AL GIUDICE DI TORNARE AD OSPITARE AL PIÙ PRESTO LE SQUADRE OSPITI COME ACCADUTO PER DECENNI, (L’ALTRA PANCHINA OVVIAMENTE NON È D’ACCORDO E MINACCIA DI PORTARE SFIGA QUALORA GROSSO ARRIVI DALLE SUE PARTI).

– “La società è solida”, CON QUELLO CHE HA INCASSATO  E PER QUANTO POCO HA SPESO SINO AD OGGI  CI MANCHEREBBE IL CONTRARIO “e anche se non dovessimo raggiungere il sogno” CHE FA METTE LE MANI AVANTI? LA  SERIE A, ALLA LUCE DEI MILIONI PRESI, ERA UN DOVERE PRESIDENTE NON UN OPTIONAL  “abbiamo messo le basi” LE BASI? LE BASI??? MA SE ABBIAMO SI E NO 3-4 GIOCATORI DA PLUSVALENZE E AD OGGI LEI HA PUNTUALMENTE  DIMOSTRATO UN’ INCONDIZIONATA PROPENSIONE A FARE CASSA SU CHIUNQUE VENISSE RICHIESTO. FORSE INTENDE IL CENTRO SPORTIVO? O IL CONSOLIDAMENTO IN A, O IL MODELLO BORUSSIA? (MA SI RENDE CONTO DI QUANTE NE HA SPARATE ALMENO?)

“per conquistarlo il prossimo anno” NO PRESIDENTE. NON ESISTE NESSUN  PROSSIMO ANNO. NON CON LEI. LEI NON È INFATTI IL NOSTRO PRESIDENTE E IL SUO NON È IL NOSTRO VERONA, “anche con un altro staff tecnico”… E RIDAIE… È LEI CHE DEVE ANDARSENE PRESIDENTE… INCASSARE MOLTI PIÙ SOLDI DI QUANTI NE HA SPESI PER COMPRARE IL VERONA, MA ANDARSENE.

“CHIAREZZA DI IDEE” – AH SU QUELLO NIENTE DA DIRE. SU COME DISTRUGGERE UNA PASSIONE E UNA FEDE, A SPESE DI UNA STORIA SINO A IERI NOBILE E PER UNA PROVINCIALE, ADDIRITTURA  GLORIOSA, LE IDEE LE HA CHIARISSIME. BASTA GUARDARE LA DISAFFEZIONE POPOLARE  ARRIVATA A LIVELLI INIMMAGINABILI SOTTO LA SUA GESTIONE.

QUALORA AVESSE DEI DUBBI AL PROPOSITO SI FACCIA UN GIRO PER VERONA…

 

È TUTTO… LA PENA È FINITA… CHE L’HELLAS SIA CON VOI… ANDATE IN PACE…

 

 

22
apr 2019
AUTORE micheloni
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3.072

AFFRETTIAMOCI A MORIRE… poi fuori tutti dai coglioni

Il pozzo colmo di merda in cui sguazza da tempo il nostro amato Hellas Verona, assomiglia sempre più ad un baratro profondo e senza fine.

Setti, sempre più senza vergogna,  persevera in atteggiamenti e scelte che finiscono puntualmente per rivelarsi gli ennesimi errori di una stagione fallimentare. Il ritiro di cui si parla in queste ore (l’ennesimo e inutile) è la prova che al peggio non c’è mai fine.

La conferma di Grosso è infatti l’implicita ammissione di resa da parte di chi ha accettato da tempo  l’ennesima fallimentare stagione, vissuta tra mille sciagure.

La prima di queste porta il nome di Tony D’Amico. Come possa un presidente di un club blasonato come il Verona affidare la costruzione di una squadra ad un responsabile dello scouting, Dio solo lo sa.  Una sciagura completata nella sua disastrosa strategia con l’ingaggio di Fabio Grosso, un allenatore inesperto e per quanto visto sia a Bari che a Verona, incredibilmente,  terribilmente, scarso.

La stagione attuale altro non è che la risultanza di tanta mediocrità e noi, ci sia riconosciuto, lo avevamo capito da mó.

Quello che non smette di stupire per vergogna e immoralità è semmai l’apatia e l’immobilismo che regnano da tempo in Società. Anche dopo la sconfitta casalinga col Benevento nessun virgulto di dignità e buon senso.

Che Setti creda ancora nella squadra e in Fabio Grosso lo vada a raccontare in quel di Mantova, a Verona non ci credono nemmeno i cocai appena migrati al nord dopo il freddo inverno scaligero.

Siamo ai titoli di coda del Verona di Setti (faccia ciò che vuole ma per noi questo “suo” Verona è morto e sepolto).

Questo calcio mi fa letteralmente schifo. “Questo” Verona (che sia chiaro non è, né mai sarà il mio Verona) mi fa schifo. Questa Società mi fa schifo. Questo presidente mi fa schifo. Questo allenatore mi fa schifo. Questo improbabile DS mi fa schifo. Questi giocatori che hanno tirato fuori le palle solo per salvare la panchina a Grosso mi fanno schifo.

Pasqua è resurrezione. Affrettiamoci quindi a morire. Fuori subito dai playoff (o nei playoff) e poi fuori tutti dai coglioni.

A noi tifosi dell’Hellas altro che 3 giorni, senza Setti, ci bastano 3 minuti per risorgere.

 

 

 

16
apr 2019
AUTORE micheloni
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2.035

PLAYOFF O NON PLAYOFF… QUESTO “NON” È IL PROBLEMA.

L’agonia dell’Hellas Verona continua e dopo il fallimento della mancata promozione diretta, arriva lo spettro di restare addirittura esclusi anche dai playoff.

Peggio di noi dal punto di vista psicologico può stare solo la squadra che per qualche punticino vedrà sfumare la fine la A diretta dopo averla accarezzata. Anche se la convinzione dei propri mezzi resta e conta non poco nel mini torneo finale.

Detto che il Brescia non perde un colpo e viaggia filato in vetta, la lotta per il secondo posto sarà probabilmente una corsa a due tra Palermo e Lecce, con i siciliani ora terzi ma con una partita in meno dei salentini che riposeranno infatti alla penultima giornata.

Fosse stata per il Verona una classifica meno preoccupante si poteva ipotizzare una mirata preparazione ad hoc in vista playoff,  senza rischiare magari ulteriori infortuni. Tre scontri diretti impongono invece massimo sforzo e massimo impegno per tutte le prossime 5 partite.

In questo momento, sia il Benevento e chicchessia tra Lecce e Palermo a fare i playoff,  appaiono oggettivamente più forti, con più certezze, un gioco ben preciso e un entusiasmo alle stelle.

Si sa tuttavia che nel torneo ad eliminazione, certi valori tecnici possono fare la differenza e non sempre chi ha fatto bene in campionato poi vince i playoff.

Ci aggrappiamo quindi ai nostri Silvestri, Bianchetti, Zaccagni, Matos, Lee e Pazzini (tutti “colpi” firmati D’Amico eh?), per un decorso diverso da quello visto sino ad oggi. A patto che il tecnico li impieghi, che li impieghi bene,  e che una volta in campo facciano di testa loro e se ne fottano letteralmente dei suoi ordini.  Solo loro infatti sono in grado di fare la differenza in questa serie B.

Il resto è l’accozzaglia di equivoci tecnici messi insieme da un DS promosso dal capo e non dal campo, cui va aggiunta l’imbarazzante mediocrità di un allenatore capace di tutto e di più in quanto a scelte e formazioni, tranne che di essere un vincente.

Di solito i playoff si preparano… il Verona non avrà tempo nemmeno per fare questo. Dovrà lottare per raggiungerli e sperare di arrivarci senza subire ulteriori infortuni e possibilmente poco spompato per lo sforzo finale.

C’è poco da stare allegri, ma davvero, davanti al peggior presidente della Storia Gialloblù e tanta mediocrità nello staff tecnico da lui scelto, che saranno mai dei playoff persi o non raggiunti. Bazzecole.

 

Intanto… il silenzio impera, le code tra le gambe abbondano,  le facce come il culo… pure.

10
apr 2019
AUTORE micheloni
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2.257

L’AGGUATO DI PALERMO E LA SOLITA STAMPA NEFANDA

E fu così che un gruppo di tifosi gialloblù sono stati  aggrediti in quel di Palermo. Fra questo un prete, una donna con problemi e un disabile. Va detto che queste figure sono sinceramente poco compatibili con il clima caldo e sempre teso di una trasferta calcistica, tanto più se al Sud e a Palermo. Ma nelle intenzioni, la partita era pretesto per una gita in cui scoprire il giorno successivo le bellezze del capoluogo siciliano. E invece di Palermo potranno dire di aver visto il locale Pronto Soccorso dati i pugni e calci presi da alcuni ultrà rosanero.

Leggete oggi i giornali please… un cazzo di nulla… provate ora ad immaginare se fosse accaduto a parti inverse, con un prete, una donna e un disabile palermitani aggrediti e picchiati in un agguato ultrà a Verona. Saremmo in prima pagina della Gazzetta Sportiva, del Corriere, Repubblica,  ecc. e presenti nei vari tg nazionali.

Dell’olezzo di merda  della stampa e media italiani non c’è certo bisogno dei nostri esempi ma a tutti quei giornalisti che trasformano una scorreggina dei Butei in un terremoto di proporzioni bibliche, o un coro nella più planetaria forma di razzismo, vorrei dire di andarsene gentilmente e distintamente a fare in culo e scrivere da domani su “Tutto Uncinetto” o “Ville e Casali”.

Ricordo come fosse ieri quando ai tempi del grande Verona di Bagnoli, mi capitó di incontrare all’aeroporto di Fiumicino dopo aver registrato il mio programma in Rai, alcuni giornalisti sempre Rai,  che come me stavano prendendo il volo per Verona.

Due chiacchiere e capisco che sono inviati allo stadio Bentegodi dove la domenica si sarebbe giocato Verona-Napoli. “Ma siete della redazione sportiva?”, chiedo io. “No, della cronaca” risponde uno di loro. Cronaca? E da quando la cronaca va allo stadio? “Sai”, mi risponde sorridendo l’altro, “Verona-Napoli è l’occasione per portare a casa uno scoop sicuro. Figurati se non parte qualche coro pesante nei confronti di Napoli e del Sud… sai dopo “Vesuvio vinci per noi” e la replica partenopea con “Giulietta è una zoccola” quella di domenica riserverà articoli stampa  e servizi tv che faranno rumore”.

Non ci avevano visto male. Durante la partita furono registrati cori e canti offensivi e il tg della sera fu celere a darne notizia.

Erano venuti a Verona apposta in cerca dello scoop che fa notizia Ste merde

Non è cambiato molto da allora. Siamo sempre sotto la lente di ingrandimento e una nostra scorreggia fa sempre più rumore dell’assalto al bar di Corso Cavour da parte di ultrà napoletani, l’agguato all’auto di Toni,  o per l’appunto l’aggressione ai tifosi gialloblu in quel di Palermo. Queste scorreggie fanno meno rumore ma puzzano una, dieci, centomila volte di più. Lo stesso fetore di una stampa becera e sempre più ignorante.

Ah per la cronaca. Ho rincontrato settimane dopo, sempre in aeroporto,  gli stessi inviati (altra destinazione però). Dissi loro che questo accanimento cercato e spinto contro Verona e i suoi tifosi da parte della Rai era una cosa schifosa. Si misero a ridere… uno di loro mi schernì con “Aó, certo che Giulietta è na zoccola, nnaa batte nessuno”… “Si? Sorrisi io… prova a pubblicare un bel “Pulcinella Culaton” e vediamo quale fa più rumore”… … (ciapa, tasi e porta a casa).

09
apr 2019
AUTORE micheloni
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UN COVO DI PERDENTI

ERA ORA.

Non ci crederete ma al triplice fischio di chiusura dell’arbitro Giua mi è spontaneamente uscito un sospiro di sollievo. Già, perché la speranza che ogni tifoso cova dentro di se, a dispetto di tutto quanto è accaduto e sta tragicamente accadendo  in seno al nostro Hellas Verona, altro non è che un pugnale che in un tragico valzer di risultati e prestazioni, scava nel cuore, ma senza finirci, lasciandoci così…  in preda ad una lenta agonia per dissanguamento.

Inesorabile, il pensiero razionale ha infatti da tempo emesso i propri verdetti: “siamo una squadra da playoff”, “troppe formazioni ci sono superiori”, “per quanto fatto non meritiamo assolutamente la A diretta”.

La prima sentenza è quindi arrivata e segna l’ennesima sconfitta dell’era Setti.

Grosso come si avvertiva sin dal ritiro si è dimostrato totalmente inadeguato al traguardo prefissato.

D’Amico, responsabile di aver creduto in lui, sembrerebbe (voci di corridoio) essersi recentemente ricreduto… ma è stato di fatto esautorato dalla Società nel momento in cui la stessa ha bloccato l’esonero di Grosso e l’arrivo di Cosmi.

Potremmo spendere fiumi di parole ma la sostanza non cambia. Setti è un male per il Verona e rivedremo la luce in fondo al tunnel solo quando se ne andrà.

Il campionato tuttavia prosegue. Ci sono i playoff da difendere (lo avreste mai detto lo scorso Agosto?). C’è quindi lo spettro di un’altra speranza (provare a vincerli) che aleggia dentro di noi.

COME PROVARCI?  PARTENDO DAL CAMBIARE IMMEDIATAMENTE ALLENATORE.

Grosso infatti non vincerà mai i playoff. Questo lo sa bene anche Setti. Per questo la sua conferma sulla panchina dell’Hellas sa di resa incondizionata.

Del resto basta guardare bene per accorgersi che la cabina di comando è frequenta da un covo di perdenti (inteso come gente che nei rispettivi ruoli non ha mai vinto nulla)…  dal presidente che dei propri errori impara solo a ripeterli (ricordate le sue parole sul mancato esonero di Pecchia lo scorso anno?), al DS D’Amico, la cui carriera è probabilmente finita prima ancora di incominciare, per arrivare a Fabio Grosso, la cui competenza è pari solo alla sua presunzione, senza dimenticare i giocatori, rei di aver accettato del loro allenatore, una concezione di calcio assurda, errori macroscopici, scelte scellerate, la continua ricerca di soluzioni a botte di formazioni sempre diverse, e cosa ancor più grave, avergli salvato il culo con prestazioni convincenti salvo ripiombare da subito nella più totale mediocrità calcistica.

AVETE FALLITO IL PRIMO OBIETTIVO… PRONTI A FALLIRE I PLAYOFF ?

04
apr 2019
AUTORE micheloni
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2.037

LA DIFFERENZA È NEI DETTAGLI

Verona-Brescia è stata forse la miglior prestazione stagionale dei gialloblù. Vuoi per intensità, vuoi per determinazione, vuoi per qualità di gioco.

Una bella partita, giocata a viso aperto dalle due squadre e  per questo ricca di emozioni.

Si è visto soprattutto la qualità della capolista e nei tanti dettagli, i motivi per cui è meritatamente al primo posto, quanto il Verona meritatamente destinato al 90% alla roulette dei playoff.

Già, perché a parità di potenziale (e il Verona sulla carta non ne ha meno del Brescia) sono proprio i dettagli a fare la differenza.

Innanzitutto l’allenatore. Corini ha preso in corsa i biancazzurri ai quali ha dato personalità, gioco e concretezza, evitando equivoci tattici e sfruttando sempre il massimo potenziale della rosa a disposizione (col Verona ha proposto la stessa formazione che aveva giocato due giorni prima… alla faccia del turnover).

Grosso dal canto suo cambia invece sistematicamente formazione ad ogni santa partita, relegando ai margini oggi un giocatore, domani un’altro. Da qualche mese è per esempio il caso di Almici, Colombatto, Tuptà e non fosse stato per i troppi infortunati a centrocampo, dovremmo aggiungere anche Henderson. Ha perso mesi per capire che Dawidowicz non è un centrocampista  e Marrone non è un centrale di difesa. L’abbiamo capito in 10 mila da subito e  senza bisogno di patentini vari.

Il Brescia sfrutta inoltre appieno il potenziale offensivo con la coppia Torregrossa-Donnarumma. Il Verona ha Pazzini e Di Carmine, ma li impiega sempre uno alla volta.

Un gap che dovrebbe essere compensato dagli esterni del tridente, ma Di Gaudio, Lee, Laribi e Tuptà, per usare un’equazione a me cara, “stanno al gol come Malgioglio sta a Rocco Siffredi”.

Allineandomi poi alla corretta analisi di Francesco  Barana, concordo che non aver battuto le piccole è la risultanza di un gioco lento e macchinoso, di scelte spesso sbagliate e una totale fragilità caratteriale.

Dettagli, già… semplici dettagli, ma purtroppo per noi, determinanti… come il numero quasi inesistente di tiri da fuori (e pensare che a La Spezia abbiamo vinto proprio con quelli). Così come i molti, troppi gol presi da palle inattive e i miseri 3/4 fatti da palle inattive. Visto ieri il Brescia? Un calcio d’angolo, una punizione… bingo.

Il Brescia ci è stato superiore soprattutto nella precisione al tiro (San Silvestri ancora sugli altari) mentre  al contrario i vari Di Gaudio e Lee hanno sbagliato l’impossibile.

Siamo dove meritiamo. Giusto così.

La vera tristezza è invece sapere già dove finiremo… Bari di Grosso docet.