11
ott 2019
AUTORE micheloni
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1.701

GIULIETTA VS PULCINELLA

Al di là delle due vittorie e tre pareggi che valgono oggi il decimo posto in classifica, la cosa che ha stupito tutti, addetti ai lavori e tifosi, è stato l’aver messo in difficoltà le big sino ad oggi incontrate, ovvero Milan e Juventus.

Il termine coniato per l’Hellas di Juric è “rognoso”, che sa di fastidioso e tosto nell’atteggiamento.

Questo aggredire alti, pressare con tempi e intelligenza, ripartire in contropiede, ha reso il Verona una squadra tra le più ostiche, o se preferite “rognose” del campionato.

Ne sa qualcosa Sarri che al fischio finale ha festeggiato la vittoria di misura sui gialloblù come avesse battuto il Barcellona.  Ammettiamolo, ripensando alle asfaltate subite negli anni scorsi a Torino, mica male come soddisfazione.

D’altronde quando vinci grazie ad un rigore (netto ok) ma hai rischiato il pari in diverse occasioni e devi ringraziare palo e traversa colpiti in sequenza sul rigore di Di Carmine, non puoi non lasciarti andare ad entusiasmi reali.

Idem con il Milan dove il mancato rigore su atterramento di Verre grida ancora vendetta.

Ora si va a Napoli. Squadra fortissima allenata da uno dei più grandi tecnici al mondo. Il risultato a favore degli azzurri parrebbe scontato. Ma con questo Verona, scontato non lo è.

Magari i campioni nell’arco dei 90’ trovano sempre la giocata perfetta, il tocco di classe che determina la partita. Ma quel che è sicuro è che non sarà affatto facile per i partenopei.

Abbiamo ancora quel famoso sfottò “Giulietta è na zoccola” da vendicare. Sarebbe bello farlo con un risultato positivo al San Paolo… qualora tuttavia così non fosse, mi si permetta l’espressione poco oxfordiana, ci resta sempre un altrettanto goliardico e provocatorio: “Pulicinella… culatón”

30
set 2019
AUTORE micheloni
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2.717

UN PIANO B PER RESTARE IN A

ESTRATTO DALL’ARTICOLO DELLA GDS SULLA PARTITA CAGLIARI-HELLAS VERONA.

“… Invece gioisce il Verona (1-1), che Juric ha costruito, con poco talento e poca qualità, alla perfezione. Lottare sempre, arrendersi mai.”

 

Come non essere d’accordo. Detto che alcuni acquisti si stanno rivelando vincenti (Rrahmani, Veloso, Amrabat) il resto della truppa a disposizione di Ivan Juric non è catalogabile come “di categoria“, nel senso che altrove molto difficilmente sarebbero nella lista degli 11 titolari.

Ecco perché il lavoro del tecnico croato è da considerarsi straordinario.

I miracoli nel calcio non esistono e tutto risponde a logiche, prima di mercato e poi tecnico tattiche, laddove a fare la differenza è alla fine soprattutto la qualità.

Inutile imputare a Juric la pochezza offensiva, al Verona di oggi non manca un centravanti ma le due mezze punte chiamate a supportarlo, garantendo al contempo,  un certo numero di gol.

Zaccagni e Verre sono entrambi di belle speranze ma nessuno dei due si è finora imposto come ci si aspettava. Bessa è forse il valore aggiunto in rosa ma l’infortunio subìto lo ha messo ai margini.

Strano però che di lui non si parli più. Nè situazione, nè tempi di recupero, nè speranze di vederlo in campo. L’ennesimo infortunio senza fine che si perde nei meandri del silenzio più assoluto, salvo  vederlo risolto come per magia, alla riapertura della prossima sezione invernale del calciomercato.

Peccato. I suoi inserimenti, i suoi tiri da fuori sarebbero stati molto utili alla causa gialloblù.

Una domanda che invece mi pongo è in ordine alla qualità delle riserve in rosa.

Impensabile che Veloso e Amrabat non accusino presto battute di arresto dovute a stanchezza fisica e mentale.

Che Verona sarà senza coloro tra i pochi ad essere considerati di categoria?

Serve quindi pensare ad un piano B prima che se ne presenti la necessità.  Magari con uomini diversi e moduli diversi,  ma qualcosa deve essere pensata per tempo. Perché è impensabile arrivare in fondo alla stagione con gli stessi pochi giocatori di qualità e un modulo anche redditizio ma molto dispendioso.

È questa la nuova sfida di Ivan Juric: “un piano B per restare in A”.

 

 

 

 

27
set 2019
AUTORE micheloni
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1.466

BRAVO JURIC, MA… …

Mano a mano che il campionato entra nel vivo iniziano ad emergere le prime verità. Temporanee sin che si vuole ma comunque indicative di un momento che pur non cruciale, regala una prima fotografia delle forze in campo.

Il Verona c’è, sia in termini di gioco, di prestazione che di classifica (manca qualche punto ma rispetto al fanalino di coda che siamo stati negli ultimi tornei di A non ci si può lamentare).

La debolezza offensiva è palese, ma quando c’è il gioco il gol può sempre arrivare. Avere un bomber e giocare male sarebbe peggio statene certi. Le caterve di reti subite gli anni scorsi sembrano lontane e la salvezza si costruisce innanzitutto con una buona difesa.

Juric ha fatto un ottimo lavoro e su questa strada bisogna continuare.

Se proprio devo fare un appunto al tecnico croato è sulla gestione di Pazzini. Vada per le due partite affrontate per tre quarti in inferiorità numerica, vada per la vittoria di Lecce dove difendere il vantaggio era la priorità, ma nell’arrembaggio casalingo con l’Udinese, Pazzini era il solo a poter spostare gli equilibri a nostro favore.

Il calcio si gioca anche su sottili equilibri psicologici e nel secondo tempo, con i friulani alle corde, bisognava metterli all’angolo e sperare sino all’ultimo di buttar dentro il gol vittoria.

Il cambio di un Lazovic assolutamente insufficiente (rispetto ma non condivido i 6 in pagella a fronte di errori a ripetizione e zero ripartenze) con Vitale ha prodotto invece negli uomini di Tudor l’effetto del gong suonato ad un colpo dal KO.

L’Udinese è infatti uscita dall’angolo e ha pure finito l’incontro in attacco.

Che il Pazzo non sia ancora pronto, come ha affermato lo stesso Juric, ci sta.

Che ci si rifiuti di capire che è in certi casi egli è il solo ad avere i numeri per spostare gli equilibri, non ci sta invece per niente.

23
set 2019
AUTORE micheloni
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1.510

INGENUITÀ, VAR E SFIGA… ORA BASTA.

Alla vigilia del delicato scontro casalingo con l’Udinese, sento il dovere di richiamare all’ordine alcune componenti che hanno pesato sino ad oggi in termini di punti in classifica.

  • ingenuità: serve calarsi al più presto nel nuovo regolamento che non lascia scampo a tocchi di mano e giochi pericolosi. Il gioco di Juric è tutto “garra” e intensità e due volte su tre capita che i nostri arrivino in ritardo sul pallone. I cartellini fioccano facili e quando non è rosso sul campo arrivano le squalifiche per somma di ammonizioni. Spiace dirlo ma ingenuità come quelle di Dawidowicz col Bologna, Stepinski col Milan e Gunther con la Juve, sono costati punti in meno in classifica. Più attenzione quindi.
  • Var. Oramai anche gli addetti al Var fanno un po’ quel che gli pare, sostituendosi spesso al direttore di gara. Dovrebbero correggere i suoi errori e invece si assumono scelte che spetterebbero solo a lui (vedi rosso a Stepinski dopo che l’arbitro aveva optato per il giallo). L’errore più grave il mancato penalty su Pessina col Milan. Per le nuove regole era rigore. Orsato non aveva ripassato la lezione. Ora basta però.
  • La sfiga. Palo e traversa sul rigore di Di Carmine sono da Guinness della sfortuna. La deviazione di Gunther sull’autogol del pareggio bianconero, pure. Senza dimenticare il palo col Milan (vero ne hanno preso uno pure loro ma la sfiga non conosce compensazione).

Sotto con l’Udinese quindi… ma attenzione ai falli da rigore. Mani dietro la schiena. Var “onesta” e la sfiga vada gentilmente dove deve andare… afc!

16
set 2019
AUTORE micheloni
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2.524

LA VAR IGNORANTE…

I continui complimenti del cronista Sky  e dei grandi campioni che hanno commentato il dopo partita (sempre su Sky), sono insieme agli applausi di tutto il Bentegodi, quanto porta a casa il Verona dalla superba prestazione  con il Milan.

Il match con i rossoneri è la prova che la “Legge di Murphy” è tutt’altro che ironia e retorica.

Per il Verona infatti la teoria che “se qualcosa può andar male, lo farà” si è materializzata nei molti episodi che hanno segnato la sconfitta immeritata dei gialloblù.

Orsato al Var ha infatti applicato il nuovo regolamento alla lettera: espulsione di Stepinski, fallo di mano/rigore di Gunther. Ma ha toppato clamorosamente il mancato rigore per il Verona in pieno recupero.

Ecco alcuni commenti su episodi simili a quello incriminato, tratti dal sito “arbitri.com” in cui i direttori di gara si confrontano, in particolare  sull’applicazione delle recenti nuove regole.

1) Nel caso di uno sgambetto, di un fallo di mano o, in generale, di un fallo di “contatto”, il fallo si concretizza laddove avviene il contatto, mentre la trattenuta ha una dinamica diversa: non è necessariamente “istantanea”, ma può essere “prolungata”, può cioè iniziare in un punto e proseguire, concretizzandosi, in un punto diverso da dove è iniziata. Non si tratta, quindi, di concedere un “vantaggio”, ma di attendere che il fallo si concretizzi; solo dopo, l’arbitro dovrà valutare se sussistono le condizioni per concedere il “vantaggio” o meno.

2) Se la trattenuta non prosegue dentro l’area, non ha rilevanza dove cade l’attaccante: la “concretizzazione” del fallo non ha niente a che vedere col punto di “caduta” del calciatore trattenuto, caduta che può avvenire anche successivamente alla concretizzazione del fallo (difensore trattiene l’avversario e poi molla la presa ancora fuori area, l’avversario sbilanciato entra in area e cade: il fallo non è proseguito all’interno dell’area, quindi si è concretizzato all’esterno della stessa). Laddove invece la trattenuta prosegua anche all’interno dell’area determinando la caduta del giocatore anch’essa dentro l’area di rigore, verrà meno il punto di inizio del contatto ma l’incidenza del fallo al momento della sua conclusione. Qualora il fallo si concluda in area impedendo di fatto il concretizzarsi della giocata, si deve considerare il fallo punibile con il calcio di rigore.

Il fallo su Pessina inizia effettivamente appena fuori area, ma il giocatore prosegue l’azione e viene atterrato definitivamente dentro l’area. Il vantaggio concesso ad inizio fallo non si è quindi concretizzato a causa del prolungarsi del fallo stesso dentro l’area. Andava concesso il rigore per l’Hellas, senza se e senza ma, ( tanto più se il fallo ha impedito una chiara occasione da gol sancita dall’espulsione di Calabria in quanto reo di fallo da ultimo uomo).

Si può accettare o meno la Var, non l’Ignoranza sul regolamento da parte di arbitro di campo e arbitro  Var.

ORSATO E MANGANIELLO… tornino sui banchi a studiare.

VAR BATTE VERONA 1-0

08
set 2019
AUTORE micheloni
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2.406

LEGGENDA… ma non per tutti.

(Libera interpretazione dal racconto vero di un carissimo amico)

Il campo di Garda non è certo uno stadio… i giocatori si ammirano da vicino e l’emozione è grande, poco importa se il match è l’amichevole dell’Hellas Verona contro l’Olimpija Lubiana.

A seguire la partita è anche un anziano signore, che si aggira tra le tribunette e la rete di recinzione in prossimità degli spogliatoi.

Alcune persone di una certa età, si avvicinano e lo salutano cordialmente. La maggior parte però passa dritta e di quel signore non se ne cura proprio. Sono soprattutto giovani tifosi misti a gente del posto e curiosi, venuti nella cittadina lacustre per vedere il nuovo arrivato Stepinski, il Pazzo, e i giocatori a disposizione di Juric, tolti i convocati nelle varie nazionali.

La partita scorre come deve scorrere un’amichevole. E quel signore (vecchietto mi suona quasi irrispettoso, ma dall’alto dei suoi 84 anni credo che nemmeno lui si offenderebbe) segue la partita, in silenzio, come i tanti pensionati che ai tempi dell’antistadio non mancavano mai un allenamento dei gialloblù  e sapevano dirti le condizioni degli infortunati meglio del medico sociale.

Chissà cosa pensa. Che giudizio darà ai nuovi arrivati…  Già, perché come cantava De Gregori, “è dai piccoli particolari che si giudica un giocatore”, e nessuno meglio di lui questi particolari sa coglierli… tra un passaggio e una marcatura, tra un movimento e un tiro.

Colpa dell’età si dirà. Sono giovani, come possono ricordare se a quei tempi nemmeno erano nati.

Sarò nostalgico, ma a me il solo pensiero che si passi accanto ad una leggenda come nulla fosse, sa di sacrilegio.

Tornati a casa racconteranno dell’uno e dell’altro giocatore, chi con un autografo, chi con un selfie sul cellulare. Nessuno si loro tuttavia saprà mai di essere passato accanto ad una delle figure immortali della lunga e gloriosa storia gialloblù.

Maledetto tempo. Maledetti ricordi, incapaci di scolpire la storia nella memoria come merita di essere scolpita, a prescindere dagli anni che passano, da epoche non vissute.

Sarà, ma io mi sono avvicinato a quell’anziano signore dai capelli argentati, gli ho stretto la mano emozionato… è bastata una parola per vederlo abbozzare un timido umile sorriso… “Grazie Osvaldo”.

26
ago 2019
AUTORE micheloni
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3.937

HA VINTO IL CUORE…

La partita del Verona che aveva in testa Ivan Juric è finita dopo un quarto d’ora.

La leggerezza di Dawidowicz ha dato un percorso diverso ad un match che poteva e doveva dare le giuste risposte tecnico/tattiche.

Sono arrivate invece molte risposte per ciò che riguarda il gruppo, lo spirito di sacrificio, la capacità di non disgregarsi nelle difficoltà e restare comunque sempre in partita, (complice un Bologna anch’esso non al top e che paga una preparazione complicata dalla malattia di Mihajlovic), la qualità di alcuni nuovi, le perplessità su altri e non ultimo una condizione atletica migliore di quella dimostrata una settimana prima in Coppa Italia con la Cremonese.

Le ottime analisi degli amici e colleghi di Blog, Vighini e Barana, mi permettono di non ripetermi in ordine a tecnico, necessità  di un attaccante da doppia cifra ed esuberi.

Che la partenza non proibitiva con il Bologna fosse comunque ad handicap, causa rosa incompleta, troppe pedine indietro di condizione e uno stato di forma generale non ottimale, era scontato.

Il resto è nelle mani di D’Amico e nella borsa di Setti. Lecce ci aspetta e sarà la prima vera prova di questo campionato. Bisognerà riconfermare il carattere e la determinazione dimostrate col Bologna, ma servirà molto molto di più per uscire indenni dal Via del Mare.

Verona- Bologna va in archivio con un punto meritato e sudato che fa comunque classifica e per come si era messa era più facile non arrivasse.

In archivio anche le piacevoli sorprese Kumbulla, Amrabat, Rrahmani, Veloso e Tutino (quest’ultimo per un impegno e abnegazione encomiabili) , il sempre più affidabile Silvestri, un rinato  e ritrovato Anderson… ma soprattutto per un uomo che, provato dalle tante chemio, ha voluto essere accanto ai suoi ragazzi nel giorno del loro debutto in campionato.

Sul prato del Bentegodi ha vinto il cuore… quello dei gialloblù che non si sono arresi, quello di Sinisa che ama il calcio come la sua vita.

La sua battaglia è ancora lunga e dall’esito incerto… a lui il nostro affetto e sostegno affinché ne esca vincitore…

Il resto è solo e null’altro che un dannato, meraviglioso, gioco.

19
ago 2019
AUTORE micheloni
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4.027

DOVE ERAVAMO RIMASTI?…

Sono passati circa tre mesi dalla magica notte col Cittadella eppure sembra sia trascorsa una vita.

Tante facce nuove nel debutto con sconfitta del nuovo corso targato Juric.

Eppure due costanti legano tra loro i due momenti: Pazzini ancora e sempre  in panchina nonostante il forfait di Di Carmine, ( e a cui gli è preferito il giovane Tuptà), e i soliti cori contro Setti, a confermare che nessuna promozione o mercato possono più ricomporre una frattura che ha radici lontane e profonde.

Se Juric non considerava competitiva la squadra quando si parlava dell’arrivo di Balotelli non si  vede perché debba cambiare idea, ora che Balotelli è al Brescia e nessuno è ancora arrivato a rinforzare il fronte d’attacco gialloblù.

Aggiungiamo che un mercato di svincolati (no, non quelli che hanno mille richieste e decidono del proprio destino optando per il miglior tornaconto economico, parlo di quelli che sono senza una squadra e quindi a tutti gli effetti dei disoccupati) comporta che gli stessi arrivino senza una adeguata preparazione in quanto spesso già  fuori progetto dalla passata stagione e di conseguenza con una  forma fisica approssimativa, talvolta da ricostruire, sia nei muscoli che nel fiato.

Il Verona visto con la Cremonese è ancora un accrocco di tentativi da parte di Juric di trovare la quadra.

Kumbulla ed Empereur centrali (con buona pace dei 2,5 milioni per il riscatto obbligatorio di Dawidowicz e del desaparecidos “colpo di mercato”, Bocchetti) lascia alquanto perplessi. Ma anche un Lazovic palesemente indietro di preparazione al posto di Vitale, un Verre appena arrivato per Zaccagni e appunto Tutino e Tuptà con il Pazzo in panca, sono il segnale di un Verona tutto da definire, nonostante il gioco (almeno nel primo tempo) sia stato quello tutto pressing e iniziativa voluto da Mister Juric.

Sinceramente non comprendo però alcune cose di questo mercato.

Se Juric gioca ad una punta con tre immediatamente dietro, non si capisce il perché di tanti attaccanti, visto che le caratteristiche di chi opera dietro il terminale di attacco prevedono oltre che doti offensive anche una certa capacità di giostrare a centrocampo. Lavoro più adatto al ceduto “Laribi”, a Zaccagni e Lee e soprattutto a Bessa più che a Tutino e Tuptà, buoni semmai per un attacco a due punte.

Altra considerazione. Se giochi con una sola punta, va da sè che questa debba essere fisicamente strutturata e adatta al contatto continuo con i due centrali di difesa avversari, che sappia tener su palla e smistarla in caso di contropiede. Un po’ il lavoro che fu prima di Ferrari e poi di Luca Toni. Gente che sgomita e fa a botte ma che risulta funzionale al modulo tattico.

Guardando agli attaccanti in rosa non ce n’è uno con queste caratteristiche (nemmeno Pazzini che ha dimostrato di mal sopportare la solitudine in mezzo ai corazzieri difensivi avversari).

Una confusione questa che preoccupa. Se Juric non ha le idee chiare o se i giocatori non sono adatti al suo modulo è bene saperlo subito perché si sta cercando un’altro attaccante che sarebbe il quinto (salvo la cessione di qualcuno) per un solo posto e soprattutto dovrebbe avere le caratteristiche richieste da Juric (per capirci meglio Babacar che Paloschi).

Manca una settimana al debutto col Bologna e sembra ancora tutto in alto mare.

Restiamo in attesa, di rinforzi obbligati, di scelte logiche, di un miglioramento della forma generale della squadra, del recupero dei fuori forma, del sostituto di Badu, di una punta da doppia cifra, di chiarezza sul caso Bessa, di capire il ruolo di Pazzini, del colpo di mercato promesso da Setti e dei saldi di fine stagione. Scusate se è poco.

14
ago 2019
AUTORE micheloni
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3.150

CALCIOMERCATO… e il colpo dell’ultimo minuto.

Come previsto Mario Balotelli non arriverà a Verona. La vera notizia è tuttavia che avrebbe accettato (il condizionale è d’obbligo in attesa dell’ufficialità) un triennale da un milione più bonus a stagione, a fronte dei 10 alla firma, più 3 per 18 mesi di contratto offerti dal Flamengo. (pure l’offerta del Verona era paradossalmente più alta di quella del Brescia)… per la serie: “ci ga denti no ga pan… ci gà pan no ga denti”.

Il dubbio che Raiola abbia “giocato” col Verona per svegliare Cellino e scatenare l’umorale risentimento dei tifosi bresciani, è tutt’altro che infondato.

Comunque la si pensi sul Mario nazionale, il Brescia ne esce rafforzato, perché un attacco con Balotelli desideroso di diventare profeta in patria, non è la stessa cosa che presentarsi con Donnarumma o Torregrossa.

Anche il Lecce ci ha dato dentro di recente. Oltre allo svincolato Rispoli, in avanti arriva Farias, talento cresciuto in gialloblù ma esploso altrove.

E il Verona? Tante voci, tante fake… riconoscere le une dalle altre è il gioco dell’estate.

Passano i giorni e sul fronte uscite (a questo punto più urgenti che le entrate) nulla si muove.

Di Gaudio e Ragusa, Almici ed Empereur, Lee e Tuptà, sono sempre lì, in attesa di destinazione.

Molto si è speso per i tanti “’obblighi di acquisto in caso di promozione” stipulati un anno fa dal DS gialloblù  con diversi giocatori. Un “clamoroso” autogol di D’Amico che rischia di costare caro al Verona.

Che Marrone (ma non solo lui) valga infatti i milioni pagati è un flop gigantesco. Già in B ha fatto non pochi danni. In A è l’ultimo della lista dei difensori di Juric, e lo credo bene vista la sua inettitudine alla fase difensiva, (un giorno ci spiegherà perché si ritiene migliore in marcatura che nel suo ruolo storico di centrocampista).

Milioni che avrebbero fatto comodo eccome in questa sessione di mercato.

A tutto questo, si aggiunge il caso Bessa. Resto dell’idea che il brasiliano sia la miglior seconda punta o trequartista in organico. Ma esigenze di fare cassa e forse un atteggiamento rognoso del giocatore, restio a rimanere in gialloblù, lo spingono ora come ora  lontano da Verona.

Si riparla di uno scambio col Torino che riporterebbe a Verona Gustafson. Con tutto il rispetto, di piedi educati in rosa ce ne sono parecchi e se proprio qualcuno deve arrivare a centrocampo, dovrebbe essere un sostituto naturale di Badu… tutta corsa e contrasti. Padoin sarebbe un buon profilo, non fosse per una carta di identità che pesa sul possibile rendimento.

Il tutto in attesa della punta da doppia cifra, che non può essere sia chiaro nè Falcinelli, nè tantomeno Paloschi o Babacar.

A meno due settimane dalla gara col Bologna, il Verona resta quindi  “work in progress” .

Per i saldi di fine mercato è infatti ancora troppo presto.

Certo pensare che un DS ex Talent Scout, non abbia avuto in due stagioni uno straccio di intuizione felice, è davvero triste. Sopratutto pensando che solo qualche anno fa arrivava a Verona uno sconosciuto  Iturbe, un Rómulo scartato dalla Fiorentina e un ex calciatore (come fu allora definito) Luca Toni. Sappiamo bene come andò a finire. Ma l’allora DS era un tale Sean Sogliano che qualche errore lo ha certamente commesso, regalandoci però più di qualche bella sorpresa.

A quando un “colpo” (se mai ci sarà) alla Tony D’Amico?  Come? Alle 19,59 di Lunedì 2 Settembre? Ah ok, allora siamo tranquilli.

 

13
ago 2019
AUTORE micheloni
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1.580

LA VITA È UNA FIGATA

Lo so, non c’entra nulla con lo sport, con il calcio, con il mercato… ma spero mi perdonerete se voglio utilizzare una volta tanto questo mio spazio per parlare di vita… o nel caso di Nadia Toffa, di morte.

Chi di noi non ha perso una persona cara… o carissima come un genitore, un fratello o una sorella, un parente stretto, un grande amico o peggio ancora, ciò che é contro natura, un figlio, per colpa di questo cazzo di cancro.

Per non parlare di chi ha accanto, o nel cuore, qualcuno che quotidianamente lotta per sconfiggerlo… e per fortuna spesso ciò avviene.

Nadia era una guerriera, come tanti di noi (io per primo) temo non saremmo capaci di essere di fronte all’idea che a breve potremmo morire.

Il suo sorriso era benzina per i tanti che lottano e spesso si abbattono, soffrendo lacrime silenziose per non far soffrire chi sta loro accanto.

Di fronte al cancro non esistono prepotenza o forza fisica, ma solo la forza interiore di chi non vuol mollare e dice a tutti di stare tranquilli perché ce la farà, pur sapendo che potrebbe non essere affatto così.

Penso alle cattiverie scritte sui social contro Nadia all’annunciò della sua malattia. Troppo bestiale e umanamente schifoso leggere frasi del tipo: “ridi, ridi, che tra poco da morta non sorriderai più”, e vi assicuro che hanno scritto pure di peggio.

Eppure lei, Nadia,  continuava a sorridere, dal letto di ospedale o dallo studio delle “Iene” dove appariva con una parrucca per nascondere gli effetti della chemio.

Voleva essere un esempio per le tante persone malate che non avevano magari conforto alcuno o la sua stessa determinazione. Ebbene lo è stato un esempio, eccome… e che alla fine abbia perso la sua battaglia, è solo un dettaglio che nulla toglie alla sua grandezza come persona.

Era una “iena” ma l’Italia intera faceva il tifo per lei… e oggi ne piange la scomparsa… perché inaspettata… perché un’altra, ennesima sconfitta della scienza sulla malattia… o più semplicemente… “perché non è giusto” morire a quarant’anni con tanta e tale gioia di vivere.

Se n’è andata in silenzio, senza cercare commiserazione nemmeno quando dentro di lei avrà certamente capito che stava perdendo la sua battaglia e la fine era vicina.

Ha preferito non dare nulla in pasto alle merde umane del web… e  discretamente ha scelto di non rattristare le vacanze di chi, grazie alla tv, le voleva bene.

In silenzio… come fanno solo i grandi uomini e le grandi donne.

Ci ha lasciato tante frasi oltre al suo sorriso… su tutte “LA VITA È UNA FIGATA”.

Se solo ci credessimo veramente molleremo tutto e inizieremmo davvero a vivere.

REST IN PEACE NADIA…

 

 

(Omaggio anche ai tanti Butei che hanno lottano contro malattie incurabili… sempre con una parola di speranza e di conforto per tutti… e un po’ di gialloblù attorno a colorare le loro ultime ore di vita)