19
gen 2020
AUTORE micheloni
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BOLOGNESE “ALLA JURIC”

Il Verona rognoso di Juric rende la vita difficile a tutti, ma quando non è il livello tecnico assolutamente superiore delle big a fare la differenza, il solo modo per mettere realmente in difficoltà i gialloblù è paradossalmente… “giocare alla Juric”.

È quello che ha fatto Sinisa Mihailovic col suo Bologna.  Pressing alto e asfissiante, raddoppi sugli uomini chiave (Veloso, Amrabat),  ritmo altissimo che li ha visti arrivare sempre per primi sul pallone.

Il gol del Bologna a dire il vero è l’ennesimo regalo (spizzicata di Di Carmine verso la propria porta ), ma gioco a parte, non si contano i tantissimi palloni persi e passaggi sbagliati dai nostri nella prima frazione… giusto è più che meritato in vantaggio dei rossoblù.

La superiorità numerica ha facilitato le cose al Verona che con Borini già in forma ha alzato la qualità e conquistato un meritato pareggio.

Senza uno Skorupski in versione “uomo ragno”, sarebbe potuta arrivate anche una vittoria, ma giusto così. Serve a capire che non possiamo decelerare, nè avere la testa altrove (Amrabat ha fatto più veroniche che affondi), nè far giocare l’avversario come dovremmo giocare noi.

Arriverà anche la fine del mercato e speriamo, qualche altro buon giocatore a dare valide alternative a Juric.

Intanto, in tribuna, Setti, “ociài grossi, bareta rossa fracà e sigaro in man”… p€nsa… p€nsa… p€nsa.

 

 

 

 

 

 

05
gen 2020
AUTORE micheloni
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NON CI RESTA CHE… RIDERE.

Lo spessore e la grandezza di un uomo come Ivan Juric li puoi cogliere nelle piccole sfumature, nelle sue espressioni genuine che, non lo conoscessimo bene, potrebbero apparire persino ingenue.

È bastata l’intervista post partita di Sky per farmi cogliere quei piccoli dettagli che fanno di lui un uomo vero e, almeno nella sua attuale esperienza gialloblù, un vincente.

Ascolta i complimenti che gli arrivano dallo studio (in particolare da Massimo Ambrosini) senza che il suo volto subisca un pur minimo, impercettibile mutamento. Impassibile. In questo mi si passi il paragone, ha molto del grande Osvaldo Bagnoli, la cui mimica facciale era la stessa dopo una grande vittoria quanto dopo una cocente sconfitta.

Domande di prassi a cui risponde a modo suo, schietto diretto, senza fronzoli o concessioni dialettiche sterili.

È anche simpatico Ivan Juric e la butta sul ridere quando da studio gli chiedono: “Juric, come è stata costruita questa bella realtà, con diversi parametri zero, prestiti con diritto di riscatto e gratuiti?”.

Vorrebbe rispondere seriamente, è quasi tentato… ma il politicamente corretto non è nelle sue corde… scoppia quindi a ridere e si lascia andare ad un spontaneo quanto ahimè realistico… “senza soldi”.

Aggiungendo poi di aver voluto, proprio per le scarsissime risorse a disposizione, giocatori che conosceva bene, anche se finiti ai margini del calcio che conta (Veloso, Lazovic, Gunter), altri che teneva sott’occhio da tempo (Rrahmani), riconoscendo infine a Tony (D’Amico) il merito di aver scovato dal torneo cadetto belle realtà come Verre.

”Senza Soldi”… riferito ad una Società che negli ultimi 4 anni ha incassato centinaia di milioni tra paracadute e cessioni varie, ci sarebbe da piangere… ma, grazie a gioco e classifica, facciamo come Juric: almeno per adesso… ci ridiamo su.

 

 

29
dic 2019
AUTORE micheloni
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2020… MISSION E VISION

La “Forma della Felicità” secondo il pensiero filosofico giapponese, si crea con la cosciente partecipazione nel vivere appieno il “tempo presente”.

Passato e futuro sono infatti concetti totalmente ininfluenti ai fini della felicità:  il primo, in quanto passato, non torna e non può essere cambiato in alcun modo. Il secondo, il futuro, altro non è che un’ipotesi, e come tale, una variabile senza certezze.

Detta semplice, parlando del nostro Verona, si può riassumere così: dopo tanta merda, godiamoci il presente e non incupiamoci l’anima pensando al domani.

Noi gialloblù però non siamo giapponesi e al “sakè” preferiamo la “graspa”

Liberi di pensarla come nel Sol Levante… io sono troppo “navigato” (per età) e “vissuto” (per esperienze di vita), per  non fare del passato un “insegnamento”, del futuro una “vision” e del presente la sua “mission”.

Imparare dagli errori, vivere inseguendo un sogno. Non è filosofia spiccia… è la vita ragazzi.

Evito di spendere righe (ottimamente riassunte nei post di Barana e Vighini)  in ordine alla svendita in atto dei pezzi pregiati da parte di Setti & C. “Ragioni di bilancio” ci verrà detto per l’ennesima volta. E per l’ennesima volta, con decine di milioni in entrata, si compreranno a scatola chiusa “scommesse” (il più delle volte perse), con conseguenti, inevitabili ripercussioni sul piano tecnico… e da lì sappiamo dove e come si finisce.

La sola ed unica speranza è che al centro di tutto venga posto Ivan Juric. Lo si renda (subito) partecipe delle plusvalenze sui giocatori da lui scelti e voluti in gialloblù e gli si dia carta bianca sul mercato (come si fa da sempre in Inghilterra). Juric è persona intelligente e pragmatica da sapere che certi lussi non sono da Hellas Verona e di conseguenza avrà il compito di scovare altri Rrahmani, Amrabat, o rigenerare altri Veloso, Lazovic è così via.

La vera domanda è se ciò avverrà o Setti cercherà di legare Juric solo con un “buon contratto”.

Così fosse, data la concorrenza acerrima di squadre (ben più ricche di noi)  in cerca di ottimi allenatori per la prossima stagione, possiamo sin d’ora considerare il tecnico croato accasato altrove.

Sentisse invece di essere al centro del progetto Verona, e sapendo quanto la  tifoseria  lo adora, conoscendo l’uomo  Juric, qualche speranza di continuare con lui in futuro potremmo anche averla.

Capiremo tra poche settimane quanto Setti avrà fatto gli interessi del Verona, (soprattutto tecnicamente e non solo economicamente) o meno.

Se avrà soddisfatto le richieste del tecnico, imbastendo con lui una “vision”, che passa inevitabilmente dalla “mission”, che in questo momento si chiama “salvezza”.

Quest‘ultima per altro  ancora tutta da conquistare. Manca poco certo, non è affatto  impossibile… ma basta anche poco per buttare tutto al vento. Tutte di stanno attrezzando per rinforzarsi.  Stiamo  quindi a vedere.

Niente processi alle intenzioni, come sempre.

Per il momento mi sento invece di dire un “GRAZIE DI CUORE”  a coloro che hanno consegnato (nelle gioie come nel dolore) alla storia, questo 2019.

ALFREDO AGLIETTI

IVAN JURIC

ROBERTO PULIERO

 

E BUON 2020 A TUTTI VOI… CUORI GIALLOBLÙ

25
dic 2019
AUTORE micheloni
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TANTI AUGURI… A NOI.

Sarà l‘età, sarà una crescente idiosincrasia nei confronti del politicamente corretto, sarà che degli auguri di gente che nemmeno frequento più non me ne frega nulla… sta di fatto che questo post di auguri lo voglio egoisticamente dedicare a tutti coloro che nel mio blog vi entrano, ne leggono i contenuti e spesso partecipano alla discussione.

Quindi:

Buone Feste a te, tifoso gialloblù che ami il Verona al di là della partita e lo vuoi vivere anche attraverso spazi condivisi di idee, come ad esempio un blog.

Buone Feste a te, che scrivi il tuo pensiero. Pro o contro il mio, poco importa. Conta solo che voglia dire la tua.

Buone Feste a te, che correggi le tante inesattezze spesso presenti nei miei post, ma lo fai quasi sempre con garbo e ironia.

Buone Feste a te, che a volte mi critichi aspramente. Sei il sale del confronto dialettico e di idee e pensiero. Sino a che non trascendi nell’offesa gratuita, sei il benvenuto

Buone Feste a te, che ti infiltri sotto mentite spoglie nel blog, come un agente sotto copertura con il compito di provocare reazioni e risentimento collettivo tra i tifosi più caldi. Chiunque ti mandi (fede calcistica avversa o burattinaio regional-confinante) si è trovato davanti non un blogger ed eventuali sostenitori, ma un Hellas Army impenetrabile. Se ne facesse una ragione. Ci vuol ben altro per farci anche solo vacillare.

Buone Feste a te, fedele lettore e attivo autore di discussioni di alto spessore dialettico e di contenuto. Interventi che talvolta avrebbero meritato a pieno titolo il mio spazio nel blog in quanto esempi di competenza calcistica, capacità semantica e ricchezza di contenuti.

Buone Feste infine ai fedelissimi del blog, diventati con il tempo amici, virtuali certo, ma comunque amici. Non servono nomi. Voi sapete della mia stima per voi. Grazie di cuore. Davvero.

A TUTTI QUANTI VOI, I MIEI PIÙ SINCERI AUGURI, IN PRIMIS QUELLO DI TORNARE A RIFARCELI ESATTAMENTE TRA UN ANNO… AL PROSSIMO NATALE.

TUTTI UN ANNO PIÙ VECCHI MA COMUNQUE PRESENTI AL DI LÀ DI ACCIACCHI VARI.

Se vi sembra poco, ricordiamoci dei tanti Butei che stanno “ in ciel”, ai quali avremmo colentieri dedicato un   “Auguri vecio” (a prescindere dall’eta) e a cui va sempre il nostro più accorato “vi vogliamo bene”

 

 

 

09
dic 2019
AUTORE micheloni
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MANAGER JURIC PRETENDA…

Diciamo subito che perdere a Bergamo contro un’Atalanta formato Champions League, ci sta.

Come qualcuno ha fatto notare, ballano qualcosa come 100 milioni di Euro di differenza tra il valore di mercato della formazione orobica scesa in campo e quella gialloblù. Il fatto che non si sia vista proprio questa differenza la dice lunga sull’ottimo lavoro di Juric.

Perdere dopo essere passati in vantaggio due volte non può che rammaricare, perché il Verona ha ben giocato meritando ben più di quanto raccolto.

Perdere perché ci siamo complicati la vita da soli, restando in 10 a poco dalla fine per l’ennesima ingenuità, fa invece proprio incazzare. A conferma che spesso il valore di un calciatore non lo fa solo la tecnica o la grinta ma anche  e soprattutto, la testa. E se sotto finale spendi una doppia ammonizione per un fallo a centrocampo con l’avversario spalle alla porta, la testa (spiace per Dawidowicz) non è da Serie A dove gli errori si pagano eccome.

E questo nel giorno in cui i nostri fenomeni (Veloso, Amrabat e Rrahmani) sono paradossalmente risultati non il solito valore aggiunto ma, al contrario, un limite alla prestazione collettiva. La loro è stata infatti la peggiore gara della stagione.

Serve più qualità in panchina perché è assurdo pensare che gente che macina chilometri e qualità senza risparmiarsi da mesi, possa reggere a certi livelli da qui alla fine del torneo.

Dietro alcune eccellenze, abbiamo infatti davvero poca qualità… quanto meno per la serie A.

Che lo ribadiamo noi blogger o i tifosi, lascia il tempo che trova. EGLI se ne fotte.

Il solo modo per sperare che il mercato invernale regali al Verona quello che manca è che a pretenderlo sia colui che sino ad oggi è stato il vero artefice di questa bellissima prima parte di stagione. Mister Ivan Juric

Il tecnico ha conquistato tutti con il suo pragmatismo e la sua onestà intellettuale. Pane al pane… senza guardare in faccia nessuno, ma sempre nel rispetto di tutti.

Juric pretenda quindi dalla Società ciò che manca al Verona per viaggiare verso una salvezza tranquilla.

E smettiamola di chiamarlo Mister, Allenatore, Tecnico.

Juric sta svolgendo il classico ruolo di “manager” all’inglese. Decide la campagna acquisti indicando i giocatori utili alla causa, li allena e li mette in campo nel migliore dei modi.

Questo è il primo anno in cui nessuno dei nuovi acquisti risulterà una zavorra. La prima volta in cui  le plusvalenze saranno altissime e, sulla carta, tutte molto remunerative.

Merito a Setti che lo ha fortemente voluto certo, ma proprio per questo, dia a Juric quel che serve (non chiederà la luna ma solo il giusto) e lo tratti, anche economicamente, da Manager e non da semplice allenatore.

L’importante è però che non  faccia nulla, per carità. Il bilancio “cazzate/intuizioni” è nel suo caso impietosamente a favore delle prime.

 

 

 

05
dic 2019
AUTORE micheloni
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1.623

ALZI LA MANO…

In un periodo in cui è il calcio giocato a farla da padrone, trovo poco utile ribadire concetti tecnico-tattici, motivazionali e di squadra, espressi in maniera più che esaustiva da penne sicuramente più prestigiose e qualificate della mia, quali i colleghi di Blog del TG Gialloblù.

Gennaio (e cioè il mercato) appaiono ancora lontani e non ci è dato sapere le intenzioni di Setti-D’Amico, tantomeno le indicazioni di Ivan Juric al riguardo. Da qui ad allora bisogna pensare solo alle ultime sfide del girone di andata dove, come sostiene Francesco Barana, serve fare i 5 punti in 5 partite per girare con quasi metà salvezza in tasca (toccando ferro naturalmente).

Anche cosa serve per migliorarci è noto da tempo… inutile rimarcarlo come un mantra.

Se il Verona si rafforzerà o meno lo vedremo a breve.

Personalmente sono fortemente dubbioso perché, credo si alle conversioni , ma solo in ambito religioso, e resto convinto che il lupo abbia perso il pelo ma non il vizio (inteso come modo di concepire il business calcio).

Vedo di spiegarmi con un esempio: il Cagliari di Giulini ha capitalizzato in estate 42 milioni di euro dal crack Barella all’Inter. Sono quindi arrivati: Olsen dalla Roma, Rog dal Napoli, Naingolan dall’Inter, il nazionale argentino Nandez, Luca Pellegrini dalla Juventus, Diego Simeone dalla Fiorentina, Castro e Birsa dal ChievoVerona, Lykogiannīs dallo Sturm Graz, Walukiewicz dal Pogon Stettino, Ragnar Klavan dal Liverpool.

Non entro nel merito di acquisti e prestiti nelle diverse forme, che rappresentano comunque una spesa non indifferente. Mi chiedo invece a  quanto ammonterà il monte ingaggi dei sardi dopo un’entrata economica così importante.

Bastano gli stipendi dei nuovi arrivati (Naingolan 3,2 milioni-  Marko Rog (1,5) – Giovanni Simeone (1,5) – Nahitan Nandez (1,5) – Alberto Cerri (1,0) – Ragnar Klavan (1,0) , Luca Pellegrini(1,0), a cui aggiungiamo quelli per il resto della rosa, per capire quanto il presidente Giulini abbia reinvestito nella competitività della squadra, moltissimi dei 42 milioni incassati dalla vendita di Barella.

Una scelta che gli sta dando ragione vista l’attuale posizione in classifica tra la zona Champions e UEFA League.

Ora: alzi la mano chi pensa che Maurizio Setti avrebbe fatto gli stessi investimenti; tenendo per sè solo una parte della plusvalenza, e non il contrario.

 

 

26
nov 2019
AUTORE micheloni
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2.438

CHI DI HELLAS FERISCE…

Sarà che inizio a invecchiare, ma fatico sempre più ad accettare l’ipocrisia e la menzogna vestite da informazione.

Odio infatti il “politicamente corretto”, a cui prediligo lo “scorretto”, mai come ora specchio fedele dell’attuale momento storico.

Prendiamo il caso Balotelli; ha riempito intere pagine di giornali, spazi televisivi, servizi dei TG, mobilitato gli inviati di importanti trasmissioni e dato fiato alle opinioni di personaggi importanti del mondo del calcio. A farne le spese (con i ringraziamenti ai 15 coglioni che i buu li hanno fatti veramente) una volta di più, come sempre da un ventennio a questa parte, Verona e i tifosi gialloblù.

Per fortuna la vita se ne fotte delle fake news di giornalai in cerca di scoop facili e frasi fatte sulla pelle altrui e trova sempre il modo per ripristinare la realtà dei fatti.

E questo è quanto la vita ha sentenziato.

Balotelli ha cercato e costruito “il caso” su di sé, andando “oltre” come sua abitudine. Un modo per mascherare la sua stagione (l’ennesima) fallimentare, sulla via di un inevitabile declino. Il risultato? L’Italia “pensante” ha capito e non ha abboccato. Da Verona in poi, l’autogol mediatico del Mario nazionale ha assunto proporzioni incredibili. Scaricato dal nuovo tecnico per scarso impegno e abnegazione in allenamento e in campo. Scaricato dal Presidente Cellino: “è stata una scelta azzardata”, “doveva essere il valore aggiunto si è rivelato l’anello debole”. Scaricato dai suoi stessi tifosi che non gli hanno risparmiato accuse di insolenza e scarso feeling con la fatica e il sudore per la maglia. Il flop Mario si è consumato.

I tifosi gialloblu hanno dimostrato tutta la loro grandezza, a partire dal modo in cui hanno onorato la memoria di Roberto Puliero, sia alle esequie che al Bentegodi. Altro che razzisti.

Piero Pelù ha auspicato la scelta dei tifosi della Fiorentina di rompere il gemellaggio con gli  amici gialloblù. La risposta del tifo viola lo ha zittito. In migliaia a Verona. Uno storico e consolidato gemellaggio val bene di più di 15/20 idioti che fanno buu.

Il Presidente della FIGC Gravina ha manifestato il suo personale disappunto per la decisione della Giustizia Sportiva di riaprire la Est. La festa dei 22 mila al Bentegodi, ha zittito anche lui.

 

Il Gialloblù  è “UNTOUCHABLE”… e chi di Hellas ferisce, di Hellas perisce.

22
nov 2019
AUTORE micheloni
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1.811

IKIGAI

In Giappone lo chiamano IKIGAI  che, tradotto in italiano, significa “qualcosa per cui vivere” o “una ragione per esistere” o più semplicemente “un motivo per cui alzarsi il mattino”.

Ikigai è l’intersezione di quattro elementi: Ciò che amiamo fare. Ciò che sappiamo fare. Quanto ciò è utile agli altri e quanto ci permette di sostenerci economicamente.

Ecco, se ripenso a Roberto Puliero, alla sua vita e all’immenso amore che la città di Verona, i veronesi tutti e i tifosi dell’Hellas Verona, gli hanno tributato nel giorno del suo addio, posso dire che nessuno più di lui incarna la forma della della felicità. L’Ikigai appunto.

Ha fatto di ciò che amava e sapeva fare, un dono agli altri e a se stesso, vivendo le sue grandi passioni. Il teatro innanzitutto. Ma anche il calcio e l’amore per il suo Verona, di cui ne è stato cantore per oltre 40 anni.

Quante persone possono dire di aver fatto nella loro vita sempre ciò che amavano e sognavano? Roberto lo ha fatto, con amore, dedizione e passione.

Abbiamo finito per abituarci alla sua voce, alla sua simpatia, alla sua bravura, alla sua misura ed educazione. Ora che ci ha lasciato, l’abitudine diventa assenza.

Ecco perché al suo funerale la mitica Curva Sud ha rispolverato il simbolo più alto del tifo per l’Hellas Verona, lo storico striscione delle Brigate Gialloblu. Un omaggio riservato ai grandi, e Roberto lo era. Onore ai Butei per il nobile gesto.

Ikigai è vivere preferendo agli schemi i propri sogni. In due parole: vivere felici.

Sia di esempio Roberto per tutti i giovani pieni di passioni e sogni, a cui la vita (o almeno il modello imposto nel mondo occidentale) imporrà presto di allinearsi a standard prestabiliti: studiare, mettere su famiglia, lavorare sino a piegarsi e morire piegati.

Roberto ha scelto di fare ciò che amava e sapeva fare meglio, divertirsi regalando gioia a una intera comunità.

È la prova che ognuno di noi puó vivere secondo il proprio Ikigai. Sta a noi crederci.

È questa l’eredità più preziosa che il grande Roberto Puliero ci ha lasciato.

ONORIAMOLO

19
nov 2019
AUTORE micheloni
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2.038

CIAO ROBERTO… MITO GIALLOBLÙ

È una di quelle notizie che non ti aspetti, che ti lacerano il cuore e gelano il sangue.

La “Voce dell’Hellas Verona”, Roberto Puliero se n’è andato improvvisamente, lasciando nel dolore i suoi cari, i tanti attori cresciuti con lui nella sua Compagnia Teatrale “La Barcaccia”, ma soprattutto le migliaia di tifosi gialloblù  di ogni età che con lui, o meglio con la sua voce, hanno gioito e pianto.

Una voce stanca, quasi sofferente, quella che ha accompagnato la tripletta promozione nella finale Playoff col Cittadella, ma cuore e anima erano quelli di sempre

Conservo ancora l’audio cassetta con tutti i gol della stagione dello scudetto raccontati dalla voce di Roberto; quella serie infinita di “Reteeeeeeee… Alè Alè Alè…Bum Bum Bum… Golgolgol…Nanunanunanu è così via”, sino al brivido finale di Bergamo: “È finitaaaa… Campioni… Campioni…  Alè Alè Alè…”

Insieme abbiamo condiviso i festeggiamenti pre partita di Verona-Avellino, e la successiva serata in Brà. Momenti che Roberto ha reso indimenticabili scrivendo pagine di raffinata radio cronaca su Radio Adige prima e Radio Verona dopo.

Aveva un nomignolo per ogni giocatore, che puntualmente intercalava tra nome e cognome nel leggere dagli altoparlanti del Bentegodi la formazione del suo e nostro Verona.

La sua passione e il suo grande talento teatrale lo portavano spesso a romanzare un cross, una triangolazione, facendoci palpitare il cuore appena gli avversari superavano la metà campo. Era il suo stile, unico e inconfondibile.

Digitalizziamo i momenti che solo un cantore come Roberto ha saputo rendere epici al di là del successo sportivo, affinché nulla vada perduto e si possa, Dio volendo, raccontare da nonni ai nostri nipoti, di un grande uomo la cui voce è stata colonna sonora di Scudetto, spareggi e finali.

Ci mancherà Roberto, e tanto. Mancherà il suo entusiasmo genuino. Quel suo gioire alla “sudamericana”, ancora oggi unico ed inimitabile.

Verona gli voleva bene. Tutti gli volevano bene e questo è sicuramente il gol più importante che ci ha raccontato .

Merita un posto d’onore nella lunga e gloriosa storia del Verona Hellas.

Sicuramente lo ha nel nostro cuore di tifosi, nei Butei di ogni età e tempo.

Piangiamo oggi un grande uomo, un grande artista e un grande tifoso di cui mi onora l’aver condiviso il tripudio e l’estasi tricolore.

Ciao Roberto… ci rivedremo un giorno… “lassù, nel ciel”.

 

 

 

 

 

05
nov 2019
AUTORE micheloni
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BALO CONTRO ULTRÀ

Siamo davvero il Paese delle Banane. Basta guardare al casino mediatico e giudiziario (penale e sportivo) montato da giornali, radio e tv per  15-20 imbecillì, convinti che fare buu nel 2019 sia ancora di moda.

In altri stadi in quanto a cori razzisti si assiste a spettacoli e cori, al cui confronto i 20 imbecilli veronesi sono dei “piccoli fan”.

Ad aumentare la eco mediatica del “nulla” accaduto domenica al Bentegodi, si è aggiunta l’intervista tv rilasciata da Luca Castellini, meglio conosciuto come “Il Caste”, capo della Curva Sud (lui smentisce ma chi va in curva sa bene che comanda lui).

Non entro nel merito delle sue dichiarazioni, cavalcate da radio e televisioni nell’incalzare di domande rivolte più all’esponente politico di Forza Nuova, che al leader degli ultrà gialloblù.

Ala fine a farne le spese, come sempre, Verona e i tifosi gialloblù che si son visti chiudere per una giornata il Settore Est, da cui, a detta degli ispettori federali, sembrano essere partiti i buu a Balotelli.

La speranza è che al prossimo buu,  quei tifosi che non accettano il rischio di una nuova squalifica, rifilino un bel cinque sul coppino dell’uno o più imbecilli autori del verso.

Per il resto non ci resta che ammettere che la “vendetta” di Mario nei confronti della tifoseria che più lo ha messo in crisi, è stata chirurgica quanto perfetta nei tempi e nei modi.

Tutto studiato. I buu arrivano dalla Est (benché al confine con la Sud) ed egli fa la sceneggiata rivolto ai 5000 Butei che lo avevano irriso di fischi, applausi e tanti “Mario, Mario, Mario…”.

Era loro che voleva punire. Gli è andata male, vista la squalifica del solo Settore Est, ma la gogna mediatica a città e tifosi è stata imponente. E di questo ne andrà fiero.

Se pensa tuttavia di esserne uscito vincitore, ha fatto male i conti. Non è la prima volta che gli stessi ultrà che si sono fronteggiati e spesso scontrati tra loro in nome di una fede calcistica, si coalizzano per difendere l’identità e l’orgoglio che caratterizza un po’ tutte le curve e i gruppi ultras nazionali.

Si aspetti quindi il caro Mario una contro-vendetta di proporzioni abnormi nei suoi confronti, da parte di tutti gli ultrà che nel loro stadio ospiteranno il Brescia. Non si sentiranno buu, ma difficilmente toccherà un pallone senza aver nelle orecchie bordate di fischi e cori offensivi. Chi tocca un ultrà, tocca tutti gli ultrà.

Sono quindi personalmente convinto che presto maledirà il giorno della sceneggiata al Bentegodi  e scommetto che il prossimo anno Raiola dovrà sudare non poco per piazzarlo da qualche parte all’estero.

Chi vivrà, vedrà,