20
mag 2018
AUTORE micheloni
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QUALE ALLENATORE PER L’HELLAS

Il primo passo per dimostrare alla tifoseria gialloblù di voler puntare ad un immediato ritorno in A è portare in riva all’Adige un allenatore “vero”.

Non una scommessa quindi e nemmeno qualche bella speranza senza però la necessaria esperienza e personalità per allenare in una piazza esigente come Verona.

Serve un tecnico che abbia il giusto carisma, che sia dotato di grande acume tattico, capacità e personalità.

I bravi allenatori di solito non sono a spasso, ma l’Italia ha un tale serbatoio di validi tecnici, che anche tra i cosiddetti “senza contratto” vi sono figure di primo piano e giovani che hanno già dimostrato di poter stare nel calcio che conta.

Vediamone insieme alcuni:

Davide Nicola – innanzitutto un “uomo” che ha dimostrato come la dignità venga prima dei soldi. Promozione e miracolo-salvezza col Crotone prima dello strappo con la Società e conseguenti dimissioni  di quest’anno.

Rolando Maran – ha dimostrato in questi anni al Chievo di saper allenare e l’ennesima salvezza è al 90% sua. Una garanzia tecnica e umana.

Roberto De Zerbi – ha dimostrato a Benevento di saper dare gioco e identità ad una squadra poverissima di qualità. E infatti è uno dei più ambiti sulla piazza, nonostante da ultimo sia subentrato e ultimo abbia finito.

Walter Zenga – vale il discorso di De Zerbi. Ha preso il Crotone in corsa e ha sfiorato l’impresa di regalare ai calabresi l’ennesima salvezza. Ha carisma e personalità. Doti scomparse a Verona da tempo.

Zeman – le sue ultime esperienze parlano di esoneri a catena. Resta un grande allenatore. Farebbe sognare i tifosi. Ma pretende garanzie, i giocatori adatti alla sua filosofia di gioco e le mani libere. Quanto basta per mettercela via.

Pippo Inzaghi – prima una breve esperienza al Milan, poi la consapevolezza che l’esperienza non si compra e l’umiltà di scendere in B in una squadra nemmeno di prima fascia.

Con i lagunari, promozione dalla Lega Pro alla B e quest’anno ai playoff. Oltre ogni più rosea aspettativa. Peccato che due di A siano già su di lui

Beppe Iachini – probabilmente il più oneroso da prendere ma quasi una garanzia viste le innumerevoli promozioni conquistate. Anche lui un ex, ha più volte dichiarato di amare Verona…e Verona di certo ama lui.

Eddy Reja – È un veterano… se messo nelle condizioni giuste la sua esperienza può essere un valore aggiunto.

Ad oggi sono tuttavia circolati i nomi di Fabio Grosso e Cristian Brocchi.
Non me ne vogliano, ma non mi sembra abbiano ad oggi dimostrato sia nel gioco che nei risultati di essere pronti per un compito impegnativo come centrare una promozione dopo una stagione così deludente e in una piazza molto sfiduciata che chiede innanzitutto certezze.

Se ne ho dimenticato qualcuno inseritelo voi (restando sulla terra magari, non inseguire quindi gente come Guidolin o altri che oggettivamente per ingaggio e garanzie ora come ora a Verona non verrebbero mai).

Aspettiamo quindi il DS e presto avremo anche il nome del nuovo allenatore dell’Hellas Verona.

La scelta da parte del presidente Setti, di uno dei sopra citati allenatori, sarebbe credo molto apprezzata dai tifosi. Un modo per dimostrare con i fatti di non voler ripetere gli errori sin qui commessi.

Non deve stupirci con la sorpresa ipoteticamente vincente ma fidarsi di chi vincente nella vita lo è stato e vuole continuare ad esserlo.

Se invece intende farci l’ennesimo dispetto, in quanto a scommesse non ha che l’imbarazzo della scelta.

18
mag 2018
AUTORE micheloni
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L’ORGOGLIO E LA VERGOGNA

Pensavo che questo campionato e una retrocessione semplicemente indegna rappresentassero il gradino più basso che un tifoso del Verona potesse toccare.

E invece no.

Accade che piccoli dettagli diano una dimensione a questa autentica disfatta che al confronto la B è un doloretto passeggero.

Vi racconto una storia, purtroppo maledettamente vera.

C’era una volta un “buteleto” tifoso gialloblù col sogno di diventare da grande un “Butel”.

Quel bambino negli anni bui della Lega Pro andava orgogliosamente a scuola con la t-shirt “mejo can che muso” regalatagli dal papà assieme a mille gadget dell’Hellas.

Orgogliosamente… si avete capito bene… orgogliosamente.

L’essere in quella che un tempo si chiamava serie C, era per lui un dettaglio insignificante di fronte all’amare e tifare per il glorioso Hellas Verona.

E a chi gli ricordava che un’altra squadra di un quartierino veronese giocava con la Juve e l’Inter mentre la sua squadra del cuore incontrava la Paganese o il Lumezzane, egli rispondeva con un sorrisetto ironico, per la serie “poveraccio, non puoi capire… è in questi momenti che si riconosce il vero tifoso dell’Hellas, e io, come il mio papà e migliaia di tifosi, siamo orgogliosi, oggi più che mai, di essere gialloblù nell’anima”.

Qualche giorno fa un amico ha accompagnato suo figlio al liceo con la macchina.

Sneakers, jeans, maglietta, zainetto e cappellino con lo stemma dell’Hellas Verona.

Il ragazzino appena sceso dall’auto, si toglie il cappellino e lo mette via.
Perché lo togli? chiede il papà?
Perché mi prendono in giro. Abbiamo una squadra che fa schifo e io mi vergogno.

8 anni…. tanto è bastato per fare di quel bambino un ragazzo e trasformare il suo orgoglio in vergogna.

“NESSUN TESORO VALE PIÙ DEL SOGNO DI UN BAMBINO”

17
mag 2018
AUTORE micheloni
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COSA DEVE AVERE UN BUON DS

“Fare un processo alle intenzioni è sbagliato, sempre e comunque”.

Con questa frase ho chiuso il mio precedente post e coerentemente evito di aprire in questo, un “processo” nei confronti di Tony D’Amico, Responsabile Scouting nonchè braccio destro del dimissionario ex DS Filippo Fusco, che il borsino da in ascesa come nuovo Direttore Sportivo dell’Hellas Verona.

Io non conosco il Sig. D’Amico (e mi scuso con lui se non mi sovviene nemmeno un remember del suo passato da calciatore) e sarebbe quindi scorretto quanto ingeneroso dire qualsiasi cosa relativamente alla sua persona, alla sua professionalità, passione, competenza e capacità.

Avendo però un’idea di cosa significhi essere oggi il DS di una squadra di calcio professionistica, mi chiedo e se lo chiedono tutti i tifosi se un giovane rampante qual’è Tony D’Amico abbia quanto necessario per districarsi con successo nel torbido mondo del calcio, in particolare dopo la stagione nefasta e indegna appena vissuta dal Verona e quindi con un carico di responsabilità non indifferente.

Cosa innanzitutto deve avere oggi un buon DS?

Una grande competenza calcistica e un fiuto particolare per i nuovi talenti
Una enorme serie di conoscenze che gli permettano di trattare con altri DS, Presidenti e calciatori nell’interesse di portare in gialloblù giocatori utili ad un immediato ritorno in serie A.
Credibilità e amicizie nel mondo del calcio (c’è chi chiama Marotta al cell e chi passa dalla segretaria)
Relazioni con i più importanti procuratori italiani e stranieri.
Rete di scouting nei più importanti continenti extraeuropei (Africa, Asia, Sudamerica).
Capacità commerciali per portare a casa i risultati al minimo costo.
Esperienza, per capire quando rilanciare, quando star fermi, quando stringere per chiudere, quando lasciar stare, quando alzare la voce per evitare le prese per il culo che agenti-procuratori e DS amano solitamente appioppare.

Ha il Sig. Tony D’Amico queste caratteristiche? Il solo a saperlo è il presidente Setti.

Quel che è certo è che dovrà lavorare nel consueto clima di austerity che da qualche anno è un marchio di fabbrica in casa Hellas.

Che dovrà piazzare (convincendoli) molti giocatori che hanno fallito in gialloblù.

Che dovrà lavorare in stretta sinergia con un nuovo allenatore e sposare in toto la sua filosofia di gioco, cercando gli interpreti più idonei alla causa.

Che dovrà essere una figura presente anche sul campo e non solo in ufficio perché quando c’è da far sentire la voce con squadra o alcuni giocatori, quella di colui che li ha portati a Verona risuona sempre più forte e presente.

Saprà essere Tony D’Amico tutto questo? Su questo rifletta Setti e decida di conseguenza sapendo i rischi che corre.

A Verona siamo stufi di essere la palestra di allenatori e DS inesperti, così come siamo stufi di essere un centro di recupero psicofisico per calciatori reduci da serissimi infortuni o crisi di identità pseudo depressive.

Sentire Pecchia affermare “questi due anni a Verona mi hanno arricchito molto professionalmente” fa rabbrividire se pensiamo che mai il Verona si è impoverito, calcisticamente parlando, come questi due anni con lui.

Qui non serve girare pagina, ma cambiare proprio quaderno.
Se la proprietà ce la dobbiamo tenere che almeno ci sia data competenza, talento, professionalità e capacità in quegli interpreti chiamati a ridare un minimo di dignità ad una piazza che di questo Verona è arrivata a vergognarsi (al contrario di chi è responsabile di tale vergogna).

Ah dimenticavo un ultimo punto ma forse il più importante sulle caratteristiche che un buon DS deve avere:
una Società che gli metta a disposizione le risorse economiche necessarie ad allestire una rosa competitiva…

posso ridere?

16
mag 2018
AUTORE micheloni
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VIVISEZIONE DI UN POST

PREMESSA: rispondo in primis sempre e solo alla mia coscienza e non mancando di spirito critico ritengo a tutt’oggi che nulla del precedente post andasse nella direzione di “appoggiare”, “ammorbidire”, tantomeno “giustificare” l’operato della Società.

Succede purtroppo spesso nella lingua italiana che l’etimologia di una parola non sempre corrisponda alla sua trasposizione reale, alla sua naturale collocazione nel quotidiano.

Facile quindi che tra ciò che il paracadute è e dovrebbe essere e ciò che la maggior parte dei tifosi teme sarà, si nasconda l’inconscio istinto di rifiutarne la valenza originale

 

Viviseziono quindi il post e lo analizzo nella sostanza per capire cosa ha portato molti a criticarlo.

- “Il paracadute nasce al fine di evitare sofferenze per le Società a fronte di un monte ingaggi da A, insostenibile con le minori entrate della B”. NON LO DICO IO MA LA FIGC.

- “Esso serve quindi a sostenere ingaggi sottoscritti con i calciatori e proibitivi per la cadetteria. – “È il caso di Pazzini e Rómulo nella promozione di due anni fa.” QUALCUNO PUÒ DIRE CHE 4 MILIONI DI EURO LORDI PER DUE GIOCATORI (PER GIUNTA REDUCI DA INFORTUNI E QUINDI INVENDIBILI) SONO DA CONDIDERARSI SOSTENIBILI IN B SENZA PARACADUTE?

- QUALCUNO PUÒ INOLTRE NEGARE COL SENNO DI POI CHE QUEL PAZZINI E QUEL RÓMULO SIANO STATI DETERMINANTI (INSIEME A BESSA) PER LA PROMOZIONE IN A?

- È QUINDI LECITO ASSERIRE CHE AL DI LÀ DELLA SUA FUNZIONE DI TUTELA, IL PARACADUTE RAPPRESENTI UN VANTAGGIO IN TAL SENSO PER LE SQUADRE RETROCESSE?

-  ALTRO STRALCIO: “Certo disfarsi degli ingaggi pesanti e disporre di 25 milioni da investire sul mercato è anche questo un lusso non da poco… e i trovare quindi nuovi calciatori all’altezza e con gli stimoli giusti dovrebbe essere il primo obiettivo della Società”. HO SCRITTO FORSE UNA CAZZATA?

- E ANCORA: – La quadra di un progetto di immediata riscossa, passa però dal potersi permettere in B giocatori di proprietà in grado di fare la differenza, da integrare ai nuovi”. NON È FORSE QUELLO CHE TUTTI AUSPICANO?

- E INFINE LA CHIUSA: – “E qui viene la nota triste. Quali giocatori di quest’anno possono fare la differenza l’anno prossimo?” SI E NO 5-6 GIOCATORI. ED È QUESTO IL PIÙ GRANDE FALLIMENTO DI QUESTA STAGIONE SCELLERATA.

 

Se il Verona come più volte detto da Setti è sano e senza debiti, se entreranno come sembra le plusvalenze dalle cessioni di Bessa e Viviani, se si riuscirà a piazzare altrove gli stipendi di Pazzini e Rómulo che da soli prendono quasi 4 dei 25 milioni di paracadute… se tutto ciò avverrà, LA SOCIETA HA L’OBBLIGO di allestire una squadra per vincere da subito il campionato.

Chiaro che gli ultimi anni raccontino una storia diversa e tristemente amara.

Una storia che non ci regala grandi speranze e nell’immaginario collettivo dei tifosi trasforma questo maledetto paracadute in una sorta di benefit personale per la proprietà.

Io ho scritto semplicemente in linea generale cos’è e cosa dovrebbe essere il paracadute. Punto.

I 25 milioni li prende Setti non io.

A lui quindi dimostrare ora come li utilizzerà

Lecito avere tutti i dubbi del mondo (io per primo) e non farsi illusioni, eticamente sbagliato (in generale nella vita), fare un processo alle intenzioni.

15
mag 2018
AUTORE micheloni
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PARACADUTE… NON TESORETTO

Il “paracadute” è l’invenzione che ha permesso all’uomo di non sfracellarsi al suolo da altezze impossibili.

Con questo intento, da parecchi anni, un “paracadute economico” viene elargito alle squadre che scendono in Serie B affinché l’atterraggio in cadetteria risulti più morbido e a fronte di minori introiti, sostenibile.

Tuttavia leggo spesso da parte di molti tifosi un significato distorto di paracadute.

“Con 25 milioni si può fare una squadra super che torni immediatamente in Serie A” oppure “il paracadute deve essere investito per rafforzare la squadra”.

Niente di più sbagliato.

Così fosse, questo contributo a beneficio delle sole retrocesse configurerebbe un “aiuto” che falserebbe di fatto il campionato di B, con tre squadre che possono contare su introiti economici maggiori (non si capisce poi a che titolo) e di conseguenza su una rosa potenzialmente più forte rispetto a tutte le altre.

Vediamo allora di comprendere il vero significato del “paracadute”.

Quando una squadra gioca in serie A ha di logica una rosa con ingaggi da A, a sua volta coperti da introiti da A.

Nel momento in cui una squadra retrocede può accadere che parte dei giocatori dall’ingaggio pesante non si riesca nè a venderli, nè a darli in prestito.

Ciò comporta che il monte ingaggi risulti talmente elevato da rischiare di far saltare il banco, con quel che ne consegue; dalle penalizzazioni in termini di punti a seguito di mancato o ritardato pagamento degli stipendi e/o oneri contributivi e previdenziali, o ancor peggio, fallimento e ripartenza dalla Lega Pro.

Vorrei ricordare giusto come esempio il caso del Verona di due anni or sono, che retrocede e si ritrova con Pazzini e Rómulo (entrambi senza mercato a causa di infortuni vari e stagioni deludenti) che da soli hanno un ingaggio lordo pari al compenso di circa sei giocatori di categoria (il cui tetto massimo ricordiamolo in B è di 300mila euro netti a stagione).

Senza paracadute avrebbe potuto l’Hellas pagare questi due stipendi relativi a contratti sottoscritti quando si era in Serie A? La risposta è NO!

Ecco il senso del paracadute, sostenere ingaggi da A non sostenibili in serie B e permettere così alle Società di evitare le sofferenze economiche che una retrocessione comporta.

Ciò è già in se un privilegio rispetto alle altre squadre, visto che guarda caso noi siamo tornati in A grazie soprattutto ai 23 gol del Pazzo e un Rómulo ritrovato che in B è un lusso non da poco.

Certo anche disfarsi degli ingaggi pesanti e disporre poi di 25 milioni da investire sul mercato è anche questo un lusso non da poco, perché 300mila euro netti a stagione sono in grado di attrarre calciatori all’altezza e con gli stimoli giusti per un immediato ritorno in A.

E proprio la ricerca di queste eccellenze dovrebbe essere il primo obiettivo della Società che insieme a figure di spicco nei ruoli chiave di DS e tecnico, diano un segnale forte di volere a tutti i costi tornare nella categoria che città e tifoseria meritano

La quadra di un progetto di immediata riscossa, passa però dal potersi permettere anche in B giocatori di proprietà in grado di fare la differenza, da integrare ai nuovi.

E qui viene la nota triste. Quali giocatori di quest’anno possono fare la differenza l’anno prossimo? Io ho la mia idea.

Ditemelo voi.

12
mag 2018
AUTORE micheloni
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NEL FRATTEMPO IN TRIBUNALE…

Sarò inequivocabile: già ho avuto modo di autoflagellarmi e scrivere in un precedente post di essermi espresso in modo inopportuno nei confronti del Presidente Setti.

Particolare riferito ad un mio scritto risalente al marzo scorso e smentito dalla giustizia sportiva, che ha escluso dopo attenta indagine, che egli abbia utilizzato denaro proveniente da terzi (leggasi il Sig. Volpi) per acquisire la Società.

Nel giornalismo esiste la buona regola del “dovere di rettifica” e benché giornalista non sia, trovo giusto per rispetto della testata che mi ospita e del suo Direttore Gianluca Vighini, ribadire le mie scuse a Maurizio Setti, per aver oltrepassato i limiti della continenza espressiva.

Scuse che sento il dovere di allargare anche alla famiglia Martinelli per aver coinvolto, pur nella totale buona fede e con intento benevolo, la figura del compianto Presidente, nonchè grande uomo, Giovanni Martinelli.

Accolgo per altro con sollievo l’intenzione di Maurizio Setti, di privilegiare il confronto e il dialogo alle aule del Tribunale, dando la sua disponibilità a ritirare la querela intentata nei miei confronti.

Querela che, come dimostrato dalla disponibilità al dialogo del suo legale, egli non ha mai realmente manifestato di voler concludere in un’aula di Tribunale, auspicando al contrario un incontro con il sottoscritto, pur in una posizione privilegiata, ossia da denunciante.

Incontro al quale di certo non mi sottrarrò e nel quale avrò modo di ribadire l’immenso amore del popolo gialloblù per l’Hellas Verona, facendomi portavoce di quanto noi tutti ci aspettiamo da colui che custodisce un patrimonio di inestimabile valore, rappresentato da 115 anni di storia calcistica e la fede straordinaria quanto incrollabile dei suoi tifosi.

Cosa mi ha insegnato questa esperienza?
Innanzitutto a capire che il sacrosanto diritto di critica, e di libertà di espressione, non deve superare i limiti della ragionevolezza, e soprattutto non deve essere tale da debordare nella denigrazione.

Se ciò non è tuttavia un obbligo per chi liberamente esprime opinioni e talvolta invettive protetto dall’anonimato, lo è sino a prova contraria per me, che non solo firmo i miei post ma coinvolgo per responsabilità oggettiva anche l’editore che mi ospita.

Per quanto mi riguarda, questa è l’ultima volta che torno su questa vicenda, rassicurando però tutti i tifosi che mai verrà meno su queste pagine, il mio spirito critico e di giudizio, in quanto mai verrà meno l’amore viscerale per il mio e nostro Hellas Verona.

Il web non perdona (si suol dire) ma talvolta sa essere ragionevole (e per fortuna aggiungo io)

L’importante è sentirsi a posto con la coscienza ed essere coerenti con il proprio pensiero e le proprie idee.

Perché al di là delle tante parole, ho da sempre scelto un solo modo per dimostrare a mio figlio chi è suo padre: l’esempio.

In ultimo ma non da ultimo, voglio ringraziare il mio Avvocato Guido Beghini, che ha seguito la vicenda con grande professionalità, competenza, e una notevole saggezza giuridica, e permettermi di aggiungere: una passione straordinaria, essendo egli, sotto l’austera toga forense, uno di noi… un fantastico “Butel” con l’Hellas Verona nel cuore.

Domani è un altro giorno… e io sempre io.

08
mag 2018
AUTORE micheloni
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ANTIPATIA RECIPROCA

A volte mi chiedo come si possa essere invisi, odiati o alla meno peggio sopportati da una intera tifoseria e per spirito di appartenenza da un’intera città.

È quanto è riuscito al trio Setti/Fusco/Pecchia in questi due anni di sodalizio.

Si dirà che i risultati negativi e il modo osceno in cui sono maturati hanno contribuito ad aumentare un’idiosincrasia nei confronti di Società e staff tecnico che non ha precedenti nella lunga e rispettabile storia sportiva del fu Hellas Verona A.C.

Si dirà anche che nessuno degli invisi ha fatto un granché per meritare una pur minima empatia.

Si dirà anche che nel calcio di oggi non serve essere simpatici, ma piuttosto essere seri, onesti e possibilmente capaci.

Ecco il punto forse è proprio questo. Seri, onesti e capaci.

Mentre per dimostrare il contrario in ordine a onestà e serietà, servono delle prove inconfutabili (salvo essere querelati per diffamazione), per le capacità parlano fortunatamente i risultati sportivi, che nonostante quanto ci viene raccontato da tempo (“questa è la dimensione del Verona”), ci dicono che sin quando vi erano rilevanti disponibilità economiche (lascio a voi immaginarne la fonte) il Verona ha fatto più che bene in serie A, quando le stesse sono terminate (lascio a voi immaginare il perché) è stato un bagno di sangue, un arrancare una promozione che doveva arrivare facile e due campionati di A (gli ultimi) iscritti ufficialmente tra i più indegni, squallidi, osceni e offensivi in 115 anni di storia Gialloblù.

Ringrazio al proposito Verona Col Cuore per l’enorme e prezioso lavoro di provare a capire e farci capire i bilanci e i non facili intrecci di Società e calcoli che gravitano attorno al pianeta Hellas Verona.

Resta che questa città e questa tifoseria non hanno mai amato questa proprietà e difficilmente rapporti così finiscono con un avvicinamento tra le parti… anzi è più probabile il contrario.

Servirebbe un DS di grido, un allenatore vincente e una rosa all’altezza per un immediato ritorno in serie A.

Con 25 milioni di Paracadute, Marketing, Abbonamenti e Sponsor sarebbe più che fattibile.
Ma l’antipatia ahimè è purtroppo reciproca e temo quindi resterà nulla più che un sogno.

“Una lacrima di dolore non fa rumore… un pianto di rabbia può rovesciare il mondo”
(Mauro Micheloni)

04
mag 2018
AUTORE micheloni
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LA NEGAZIONE DELLA REALTÀ

Una regola ferrea del tradimento amoroso recita “nega sempre, nega tutto, anche di fronte all’evidenza!”

Quanti mariti o mogli scoperti dal coniuge a letto con l’amante si sono rifugiati dietro paradossi come “amore non è come credi” o peggio ancora “giuro non so chi è”

E quanti per eccesso di amore (o zero rispetto per se stessi) hanno finito per auto convincersi che fosse tutto null’altro che un brutto sogno.
Si chiama “negazione della realtà”.

Anche nell’universo pallonaro, capita talvolta di incontrare esempi di negazione della realtà.

È il caso del tecnico di Latina, Fabio Pecchia, che ha recentemente dichiarato di non doversi scusare con nessuno per il fallimento sportivo della sua squadra, in nome di un impegno, serietà e professionalità a suo dire mai venuti meno.

Ammesso ci si astenga da metodi, credo tattico, preparazione e motivazioni, ció che resta incontrovertibile sono i risultati fallimentari che il suo lavoro ha prodotto.

- La squadra era oggettivamente scarsa, ma pur conscio di questo ha comunque accettato di guidarla, mancando di pragmatismo e per contro eccedendo in protagonismo.
- Ha sposato la linea di condotta tecnico-societaria che ha portato, prima al caso Pazzini e a gennaio al caso Bessa, contribuendo ad un evidente quanto determinante impoverimento della rosa.
- Ha avvallato un mercato invernale che ha ulteriormente indebolito la squadra dichiarando addirittura di avere finalmente una rosa che rema tutta dalla stessa parte, (peccato che quella parte portasse dritta alla Serie B).
- Ha proposto la teoria dell’intercambiabilità dei ruoli, finendo per mandare in confusione i suoi stessi giocatori prima ancora che gli avversari.
- Ha proposto un gioco tra i più brutti mai visti nella storia del Verona (e ce ne vuole).
- Ha perso partite fondamentali senza nemmeno scendere in campo.
- È stato capace di riprendersi la squadra solo alla vigilia di sfide in cui si giocava la panchina, salvo perdere puntualmente e in modo indegno, quelle successive.
- Ha biascicato frasi e concetti “nonsense” nei tanti dopo partita, in cui anche i commentatori televisivi sottolineavano una pochezza agonistica e tattica della sua squadra a dir poco imbarazzante.
- Ha ripetuto come un disco rotto“io credo alla salvezza” anche di fronte all’evidenza di una squadra smarrita, incapace di essere gruppo, senza gioco, senza anima e cuore.
- Ha dichiarato che almeno sotto la sua guida sono stati valorizzati molti giovani… e chi? Fares? Valoti? Lee? Calvano? Bearzotti? (risparmiarsi una simile cazzata no eh?).

Che dire quindi al Signor Pecchia…
Se dall’alto della sua superbia, in mancanza di un qualsiasi germoglio di umiltà, non riconosce il suo personale fallimento sportivo, non posso che provare una infinita tristezza nei suoi confronti. Come persona prima ancora che come tecnico.

Aver dato tutto, al pari di avere delle attenuanti che coinvolgono Società e DS (la cui colpa più grave è non averlo esonerato quando lo avrebbe meritato), non lo esenta dal dover chiedere scusa ad una tifoseria che ha sempre sostenuto la squadra in casa e fuori, con sacrifici anche economici non indifferenti.

E se considera dei cori contro di lui, sintomo di “ambiente ostile”, vuol dire che non conosce affatto cosa significhi “contestazione dura”.

Non so se Pecchia conosca realmente la vergogna.

Io, come credo tanti tifosi del Verona, raramente ne abbiamo provata tanta come quest’anno.

Ci siamo vergognati di non vedere uno straccio di gioco, uno spirito di squadra, un barlume di orgoglio, un minimo di dignità.

Ci siamo vergognati dei commenti duri e spesso irridenti dei commentatori tv, che più di una volta hanno relegato il nostro Verona alla stregua di un branco di “walking dead” e al contrario esaltando la tifoseria come una delle più passionali d’Italia.

Se tutto questo è ancora poco per chiedere scusa… mi chiedo quali disastri ulteriori egli debba compiere per trovare mai il coraggio di farlo.

Tanta pochezza calcistica e una retrocessione umiliante lo vede tra i principali responsabili di una stagione tra le più squallide della storia Gialloblù.

Una storia nella quale Mister Pecchia non entrerà mai, se non per essere ricordato come uno dei peggiori tecnici che il Verona abbia mai avuto.

E se ha pensato con la sua dichiarazione di mettere le mani avanti rispetto a chi ne avesse mai preteso le scuse, stia tranquillo.

Oggi più che mai, francamente… delle sue scuse non ce ne frega un cazzo.

30
apr 2018
AUTORE micheloni
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10.000 VOLTE GRAZIE

10.000
Se la mia pagina bianca può vantare un piccolo record nei record è proprio questo.
10.000 visualizzazioni per non leggere nulla che non fossero i commenti di tanti tifosi e in particolare di alcuni fedelissimi del mio blog.

Una pagina vuota assunta a libero spazio per chiunque volesse dire la sua.

Su che cosa? Su quel “nulla” che di mistero vestito, aleggiava nei meandri oscuri del nostro amatissimo Hellas Verona, il nulla tecnico, il nulla agonistico, il nulla caratteriale, il nulla come valore sportivo, nulla come nullo il rispetto per i tifosi, nulla come la vergogna mai provata da chi per il fallimento sportivo avrebbe almeno avuto il dovere di chiedere scusa, non tanto per la retrocessione, quanto per il modo osceno, indegno, immorale con cui è maturata.

A tutti questi tifosi che hanno “letto” i mille significati di una pagina vuota, da parte mia e con tutto il mio cuore… 10.000 volte GRAZIE.

La scelta di aprire uno spazio vuoto è tuttavia maturata  in me dopo aver ricevuto nella mia casa in Salento, la visita di un Carabiniere che mi notificata un atto giudiziario.

Vi prego… immaginate la scena perché ha del surreale e del tragicomico.

Il mio Hellas ha appena preso la terza pappina dal Benevento fanalino di coda in una partita chiave per la salvezza e dopo una prova al limite della dignità sportiva, in cui anche il commentatore di Sky, mi umilia dicendo che sembra la partitella del giovedì dove la prima squadra (il Benevento) si allena con la Primavera (il Verona).

L’arbitro fischia finalmente la fine di quell’indecoroso spettacolo e tempo 5 minuti un Carabiniere suona alla mia porta e mi comunica che il Presidente di quello stesso inguardabile, vergognoso Verona nemmeno sceso in campo a Benevento, il Sig. Maurizio Setti mi ha querelato per il reato di diffamazione.

Giuro, ho cercato in giro le telecamere di “Scherzi a Parte”…. inutilmente… era tutto vero.

So che l’oggetto della querela è il famoso post in cui ho immaginato la delusione da lassù del nostro compianto grande uomo e grande Presidente, Giovanni Martinelli.

In quel post ho evidentemente scritto cose che col senno di poi non avrei dovuto scrivere in quanto contraddette dagli organi sportivi competenti, ma che albergava nell’immaginario collettivo di migliaia di tifosi gialloblù.

Dopo nemmeno 12 ore quel post fu da me rimosso a favore di uno di scuse per essere scivolato in una sostanziale leggerezza e nel suo insieme nel cattivo gusto.
Del resto non sono un giornalista e manco quindi dell’esperienza necessaria a capire dove finisce la libertà di espressione e dove inizia l’offesa (ammesso che offesa vi sia stata e questo semmai sarà un giudice a stabilirlo) nei confronti di una persona.

Lascio a voi cari amici trarre le conclusioni di questa esperienza per me assolutamente nuova di “querelato”.

Resta che la sconfitta con la Spal e le indegne prestazioni di questa stagione sembrano aver generato alla fine tanti “colpevoli con attenuanti generiche tra le più astruse”.

Nessuno degli interessati sembra averne fatto una tragedia e sarei curioso di sapere quanti di questi “protagonisti” hanno versato una sola lacrima per una sconfitta morale che brucia ben più di mille sconfitte sul campo.

Non so se il presidente Setti riterrà di procedere arrivando a udienza in tribunale o ritirare la querela.
Confido interpreti quel mio post come un errore di inesperienza di cui mi sono per altro immediatamente scusato.

Qualora dovesse comunque essere, conto davvero sulla vostra vicinanza e appoggio il giorno dell’udienza.

Perché questa querela è si contro di me, ma solo perché in quanto autore del blog ci ho messo faccia e nome.
Dietro c’è il pensiero libero di migliaia di tifosi gialloblù che grazie all’anonimato di un nikname, hanno potuto esprimere nel mio blog, reali offese e maledizioni tra le più svariate al presidente del Verona Setti. (il quale per altro non mi risulta abbia querelato nessun’altro nè denunciato alla Polizia Postale gli “ignoti” autori di ben più gravi ingiurie).

Quello che certamente so è che se ho sbagliato (e sottolineo “se”) l’ho fatto per troppo amore.

Esattamente ciò che avrei voluto sentire nel Presidente, Direttore Sportivo, Allenatore e giocatori tutti dell’Hellas Verona F.C. fu Hellas Verona A.C. anno di fondazione 1903.

05
apr 2018
AUTORE micheloni
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