22
nov 2017
AUTORE micheloni
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344

RITIRO… ENNESIMA PRESA IN GIRO.

Perché si manda una squadra in ritiro “punitivo”? Ma soprattutto, serve come propedeica soluzione ai problemi?
Vediamo di capire.
Solitamente il ritiro è deciso dalla Società quando le cose vanno male e non accennano a migliorare, anzi peggiorano… una sorta di ultima spiaggia.
Ma in sè questa forma punitiva è utile?
Dipende!
Se lo scopo è unire il gruppo in un momento di enorme difficoltà e approcciarsi con la massima concentrazione al successivo e di solito determinante appuntamento, allora si, certo, stare insieme e cementare la forza del collettivo da un punto di vista psicologico e motivazionale può servire.
Se lo scopo è invece meramente punitivo la storia racconta che la frattura tra calciatori e Società o staff tecnico, addirittura aumenta. A nessuno piace il ritiro, stare lontani dalla famiglia e dagli amici.
Sbaglia poi chi considera il ritiro un’occasione per aumentare carichi di lavoro e tattica sul campo. Sono cose che si possono tranquillamente fare aumentando le ore di allenamento o aggiungendo una o due sedute pomeridiane alle due orette mattutine (nel caso dell’Hellas).
Ora:
Ci sono avvsaglie che il gruppo sia sfaldato? A me non risulta.
Problemi con l’allenatore? anche questo sembra di no. E poi se qualcuno rema contro il mister farà di tutto per perdere col Sassuolo e farlo esonerare.
Approcci sbagliati alle partite? La sfida col Bologna ha dato segnali incoraggianti in quanto a impegno, determinazione e carattere. Quindi di che stiamo parlando?
Sensazione personale è che si sia voluta dare un’altra ennesima chance a mister Pecchia prima di un eventuale esonero.
Il rapporto strettissimo tra il tecnico e il DS Fusco non ha sinora agevolato un cambio che sarebbe avvenuto da tempo in qualsiasi altra squadra (e che alcune pur messe meglio del Verona hanno già operato).
Se pensiamo poi che Setti ha l’allenatore meno pagato della serie A e si fa riguardo a sostituirlo, si capisce che di tutto ha voglia tranne che di cacciare altri soldi per un nuovo allenatore.
Servirà dunque questo ritiro in vista della gara col Sassuolo?
Secondo me no.
Un ritiro non aumenta le qualità tecniche e non migliora in pochi giorni nessun giocatore.
Un ritiro non risolve beghe interne, ammesso che ci siano.
Un ritiro non migliora le prestazioni atletiche e lo stato di forma nè del singolo nè del collettivo.
Come vedo io questo ritiro?
Come un atto dovuto… una dura presa di posizione da parte di chi già sa che non servirà a nulla ma sente di doverlo fare… come un pó di fondotinta sul viso che cerca di nascondere senza riuscirci gli ematomi procurati da batoste su batoste.
È un film già visto Presidente.
Glielo hanno mai insegnato che sbagliare è umano ma perseverare è diabolico?

21
nov 2017
AUTORE micheloni
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780

MALESANI? WHY NOT?

L’articolo di Gianluca Vighini sulla folle idea di un ritorno di Alberto Malessni sulla panchina dell’Hellas ha scatenato le risposte dei tifosi, contrari o a favore che siano.
Premesso che la storia di Malesani parla da sola ed è costellata di successi (e qualche flop certo), trovo personalmente suggestiva l’idea di un suo ritorno.
Ama l’Hellas e da sempre ripete di avere un debito con la città e i tifosi per quell’infausta retrocessione maturata solo all’ultima giornata nella triste sconfitta di Piacenza.
Al cui proposito però andrebbe detta tutta l verità.
Fu davvero colpa del Male se il Verona retrocesse pur imbottito di campioni del calibro di Mutu, Camoranesi e Oddo?

Andiamo con ordine:
L’Hellas a metà campionato naviga in zona Uefa. Malesani sa però di avere i giocatori contati e in accordo con Foschi trama per alcuni acquisti a gennaio. Due stranieri del Milan in particolare (uno era l’attaccante portoghese Josè Mari).
Ne parlano con Pastorello per un prestito sino a fine stagione, ma questi liquida il tutto con una bella pacca sulle spalle di Malesani: “Continui a puntare sui giovani, lei è molto bravo con i giovani, lasci stare i calciatori famosi”, queste le sue parole.
Di li a poco però si capì perché non avrebbe mai partecipato al costo dell’ingaggio seppur parziale di due giocatori del Milan.
I soldi erano improvvisamente spariti al punto che anche gli stipendi dei giocatori iniziarono a non essere pagati.
Passavano i mesi e ad un inevitabile quanto fisiologico calo di rendimento dovuto all’assenza di un valido turnover, si aggiunse il malcontento crescente dei giocatori in arretrato di parecchi stipendi.
Emblematica la frase che un futuro “campione del mondo” avrebbe detto ad un tifoso che contestava lo scarso impegno e i risultati negativi della squadra: “senza soldi non si corre”.

Finì come finì.
Con in mezzo un risultato “rubato” dall’arbitro Farina (pace all’anima sua) che con una direzione scandalosa ribaltò al Bentegodi un risultato a favore del Milan, e la folle galoppata coast to coast di Franco, attaccante sudamericano del Torino che regalò la vittoria ai granata negandoci quel punticino che alla fine ci sarebbe valso la salvezza.
Si parló al proposito di un parlottare tra i giocatori delle due squadre nel tunnel degli spogliatoti per “non farsi male” che tradotto stava per: “un pari va bene a entrambi”. E si racconta che proprio Malesani non accettó la cosa. Vuoi perché uomo onesto. Vuoi perché ancora sognava di raggiungere il Chievo allora avanti di poco in classifica rispetto al Verona.
Verità o leggenda? Non lo sapremo mai.

Fu quindi serie B.
Malesani ci provò a tornare in A. Ma è dura quando hai un presidente come Pastorello che già meditava la “grande fuga” dopo aver spolpato le casse societarie.
Questo è quanto.

Ora detto tra noi, che Malesani passi da Pastorello a Setti la vedo dura data la fredda e arguta gestione del Verona Hellas che li accomuna.
Ma conoscendo il suo amore per l’Hellas, e con le dovute garanzie,credo anche che sarebbe così matto da provarci.
Serve carisma, storia, cultura calcistica e amore per la squadra.
L’Alberto di San Michele Extra ha tutto questo è anche di più.
Why not?

21
nov 2017
AUTORE micheloni
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632

PRESIDENTE SETTI… L’ALCHIMISTA NON ESISTE.

Facile sparare su allenatore e squadra quando giochi male, o non giochi affatto, quando sei sulle gambe e non lotti sino all’ultimo come i tifosi gialloblù pretendono.
Più difficile farlo quando giochi forse la miglior partita dall’inizio del campionato e assapori per due volte il vantaggio, salvo dilapidarlo in due minuti e archiviare Verona-Bologna come l’ennesima occasione di riscatto terminata con l’ennesima sconfitta della stagione.
I due gol-pareggio del Bologna vedono una chiara partecipazione della difesa gialloblù, errori di reparto più che individuali stavolta, che vanno però a braccetto con quelli dei difensori rosso blu in occasione delle nostre due reti.
A parità di difese mediocri, a fare la differenza alla fine è stato solo il gol di Donsah, senza il quale si parlerebbe oggi di occasione sprecata e di un pareggio addirittura stretto rispetto alla prestazione.
Si spengono per ora i sogni di aggancio alla zona salvezza e quel che è peggio l’autostima, già ai minimi storici, subirà un altro pesante colpo.
E pensare che il 4-4-2 iniziale era quanto i tifosi chiedevano, con un Pazzini meno solo in attacco e Cerci dentro il progetto offensivo come mai si era visto prima.
Trovo le scelte di Pecchia quindi le più logiche e opportune possibili.
La squadra ha dato tutto. Ha giocato alta. Non si è barricata, ha pressato, ha lottato. Non è bastato.
E la sfortuna non c’entra.
Come per il Benevento, se anche al massimo nulla ti gira a favore, significa che nel suo insieme la squadra ha tanti, troppi limiti per ambire a rimanere nella massima serie.
Mai come dopo questa sconfitta col Bologna, abbiamo la prova che giocatori (non tutti ma molti) e tecnico hanno come peccato originale l’essere stati chiamati a giocare in serie A senza esserne all’altezza.
Qualcuno li ha scelti. Li ha voluti. Li ha presi.
E quel qualcuno non può non aver visto che anche senza errori tecnici e individuali la squadra al suo massimo potenziale è decisamente mediocre per non dire scarsa.
Setti e Fusco non hanno più alibi.
I tifosi vogliono una testa e forse la avranno. Ma rassegnamoci. Nemmeno un mago sarebbe in grado di migliorare giocatori per lo più mediocri.
Quindi piano a gioire se salta Pecchia.
Servirebbe in ogni caso un allenatore di carattere prima ancora che un guru della tattica. Uno a cui fare un biennale sapendo che andrà bene anche in caso di retrocessione per cercare di risalire subito. E l’unico nome che mi sovviene con queste caratteristiche è quello di Beppe Iachini.
Più che un allenatore però ora al Verona servirebbe un alchimista in grado di trasformare il piombo in oro. Giocatori mediocri in buoni giocatori.
Ma l’alchinista è figura retorica che purtroppo non appartiene al mondo reale e quand’anche fosse non sarebbe di certo Filippo Fusco.
L’alchimista non esiste, Presidente Setti.
Il mercato di gennaio e Iachini SI!

21
nov 2017
AUTORE micheloni
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CARO SETTI… L’ALCHIMISTA NON ESISTE!

Facile sparare su allenatore e squadra quando giochi male, o non giochi affatto, quando sei sulle gambe e non lotti sino all’ultimo come i tifosi gialloblù pretendono.
Più difficile farlo quando giochi forse la miglior partita dall’inizio del campionato e assapori per due volte il vantaggio, salvo dilapidarlo in due minuti e archiviare Verona-Bologna come l’ennesima occasione di riscatto terminata con l’ennesima sconfitta della stagione.
I due gol-pareggio del Bologna vedono una chiara partecipazione della difesa gialloblù, errori di reparto più che individuali stavolta, che vanno però a braccetto con quelli dei difensori rosso blu in occasione delle nostre due reti.
A parità di difese mediocri, a fare la differenza alla fine è stato solo il gol di Donsah, senza il quale si parlerebbe oggi di occasione sprecata e di un pareggio addirittura stretto rispetto alla prestazione.
Si spengono per ora i sogni di aggancio alla zona salvezza e quel che è peggio l’autostima, già ai minimi storici, subirà un altro pesante colpo.
E pensare che il 4-4-2 iniziale era quanto i tifosi chiedevano, con un Pazzini meno solo in attacco e Cerci dentro il progetto offensivo come mai si era visto prima.
Trovo le scelte di Pecchia quindi le più logiche e opportune possibili.
La squadra ha dato tutto. Ha giocato alta. Non si è barricata, ha pressato, ha lottato. Non è bastato.
E la sfortuna non c’entra.
Come per il Benevento, se anche al massimo nulla ti gira a favore, significa che nel suo insieme la squadra ha tanti, troppi limiti per ambire a rimanere nella massima serie.
Mai come dopo questa sconfitta col Bologna, abbiamo la prova che giocatori (non tutti ma molti) e tecnico hanno come peccato originale l’essere stati chiamati a giocare in serie A senza esserne all’altezza.
Qualcuno li ha scelti. Li ha voluti. Li ha presi.
E quel qualcuno non può non aver visto che anche senza errori tecnici e individuali la squadra al suo massimo potenziale è decisamente mediocre per non dire scarsa.
Setti e Fusco non hanno più alibi.
I tifosi vogliono una testa e forse la avranno. Ma rassegnamoci. Nemmeno un mago sarebbe in grado di migliorare giocatori per lo più mediocri. Quindi piano a gioire se salta Pecchia.
Servirebbe in ogni caso un allenatore di carattere prima ancora che un guru della tattica. Uno a cui fare un biennale sapendo che andrà bene anche in caso di retrocessione per cercare di risalire subito.
E l’unico nome che mi sovviene con queste caratteristiche è quello di Beppe Iachini.
Più che un allenatore però ora al Verona servirebbe un alchimista in grado di trasformare il piombo in oro. Giocatori mediocri in buoni giocatori.
Ma l’alchinista è figura retorica che purtroppo non appartiene al mondo reale.
L’alchimista non esiste.
Iachini SI!

10
nov 2017
AUTORE micheloni
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1.786

BASTA UNA VOCE PER FAR BATTERE IL CUORE

Ammettiamolo, alla sola notizia (per altro non confermata) che qualcuno è interessato all’acquisto del Verona, il cuore sobbalza.
Tanta è infatti la sfiducia dei tifosi in questa proprietà da essere disposti a correre il rischio di passare dalla padella alla brace, pur di chiudere l’era Setti… il che è tutto dire.
Quando penso ai fiorentini scontenti dei Della Valle o ai laziali in perenne contestazione al Presidente Lotito, convengo che le avessimo noi due proprietà del genere faremmo una balla lunga sei mesi. (per la serie “ci ga pan no ga denti e ci ga denti no ga pan”)
L’amore tra la tifoseria dell’Hellas e Setti va detto non è mai sbocciato, nemmeno dopo due promozioni e un 10 posto in classifica, la qual cosa non stupisce dal momento che il primo a non essersi mai innamorato del Verona è proprio il Presidente/Padrone di Carpi.
Troppe ombre e questioni irrisolte in questi anni… troppo disamore, epurazioni ingiustificate, poca chiarezza e troppa evanescenza ogni qualvolta sono state poste domande importanti riguardanti la Società.
“I conti a posto prima di tutto e sopra a tutto”. questo da sempre il diktat settiano… e ci sta bene ci mancherebbe.
Ciò che si contesta è l’essere i soli a ritenere incompatibili tra loro, il tenere il bilancio a posto e rafforzare la squadra.
Se altri lo fanno (e da anni) perché il Verona è l’unico che in nome dei conti spende poco (e spesso male)?
“Le uscite superano le entrate” viene ripetuto in Via Belgio… a questo ci permetterà il Sig. Setti, non ci crediamo proprio.
Sicuro che quanto incassato in questi anni abbia permesso solo fine prestiti, calciatori reduci da infortuni seri e altri da tempo in crisi e ancora alla ricerca di se stessi?
Come può pensare che a fronte di esempi di sobrietà e capacitá societaria davanti agli occhi (e persino nella stessa Verona, sponda Chievo) si possa credere alla favola che i soldi non bastano?
Ecco quindi spiegato perché anche una sola ”voce”, un’ipotesi benchè remota che entri una nuova proprietà ci smuove il cuore.
È la speranza Signori!
Frutto di una diffusa disistima nei confronti di chi amministra da tempo la “nostra” squadra del cuore.
Perché caro Presidente ogni promessa mancata fa cadere le braccia (e non solo quelle) e ogni retrocessione fa male, tanto male, specialmente a noi tifosi, per i quali non esiste, nè esisterà mai alcun paracadute che ne allevi il dolore.

06
nov 2017
AUTORE micheloni
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1.775

ANALISI DI UNA DICHIARAZIONE

Dopo la quarta sconfitta consecutiva e metà girone di andata a dir poco umiliante era prevedibile aspettarsi dichiarazioni di un certo tipo.
Frasi fatte a cui i tifosi non fanno più nemmeno caso tanto risultano scontate e piene di parole vuote.
Ebbene, visto che certe domande ai diretti interessati non mi è possibile porle, appellandomi all’efficienza degli ultimi neuroni che ancora funzionano nel mio cervello ho deciso di sezionare i contenuti di un intervento e analizzarli. Senza premeditazione alcuna verso chi le ha profuse ma solo per ricordare a coloro che detengono le sorti del nostro amato Hellas Verona che i tifosi non sono un ammasso di trogloditi.
Le dichiarazioni nel post partita di Cagliari sono state quelle dell’allenatore Pecchia e del DS Fusco in rappresentanza della Società.
Vista la pochezza delle dichiarazioni del Mister, (era talmente bastonato che ha biscicato ai microfoni una sequela di “non so”, “non capisco”, “a volte non c’è un perché”) che hanno confermato il suo totale smarrimento, (e anche il nostro perché se un allenatore non ci capisce più nulla come possiamo sperare che rimetta la barca in sesto?) non mi è rimasto altro che l’intervento del DS Fusco, che premetto, reputo persona perbene, la cui unica colpa (o errore) è stata semmai arrivare in una Società con pochissime risorse economiche e un Presidente tra i più disamorati nella storia dell’Hellas Verona.
Ecco quindi i punti salienti che ho ritenuto degni di nota:

ABBIAMO FATTO UN PASSO INDIETRO
prendo in prestito il concetto espresso da un vero maestro della parola quale ritengo Francesco Barana: “difficile fare un passo indietro se non ne hai ancora fatto uno in avanti”.

PENSIAMO A RECUPERARE GLI INFORTUNATI
come come? La rinascita del Verona passerebbe quindi dal recupero di Bianchetti, Cherubin, Franco Zuculini e Ferrari? O i meno gravi Buchel, Bessa e Kean?
Ah ok! Ora sono più tranquillo!

CAMBIARE ALLENATORE NON È LA SOLUZIONE
Nel calcio si cambia un allenatore quando la squadra non risponde e i risultati negativi perdurano nel tempo.
Il campionato ci dice che, o è stata allestita una squadra di giocatori scarsi per la A, oppure è inadeguata la guida tecnica (o entrambe le ipotesi).
Ora: per asserire con certezza che una determinata scelta “non è la soluzione“ ad un problema, è necessario in primis conoscere la vera soluzione capace di risolverlo.
Affermare che “non è una soluzione” senza avere idea di quale possa essere “la soluzione” è puro controsenso.
Mi segua: se “non ho” una soluzione come posso dire che un’ipotetica soluzione, “non è la soluzione”? (Oddio me sto incartando)
(Cerco di uscire dall’incartamento dialettico): se Lei ha una soluzione ce la dica e capiremo perché cambiare allenatore “non è la soluzione”… ma se non ce l’ha, non escluda a priori che via Pecchia la squadra non possa svoltare in positivo. Si lasci almeno il dubbio.
A meno che lei non sia più che conscio della pochezza della rosa e della ridotta possibilità di rinforzarla in futuro.
Ragion per cui, nessun allenatore di qualità verrebbe in una squadra attualmente inadeguata alla categoria senza precise garanzie che a gennaio si investirà e tanto, per provare davvero nel girone di ritorno a fare il Crotone dello scorso anno, salvo all’ultima giornata.
Fila il discorso?

FORSE ABBIAMO FATTO GOL TROPPO PRESTO
Non esiste un momento ideale per fare gol. Un gol al primo minuto può valere la vittoria tanto quanto uno realizzato nel recupero. È la bellezza del calcio rispetto ad altri sport.
Il problema è semmai che “ABBIAMO FATTO GOL”.
Il Verona (da anni a dire il vero) inizia a giocare quando il gol lo prende e al contrario smette di giocare quando lo fa. (caso patologico degno di approfondimenti di carattere psico-analitico)
Ma è davvero troppo sognare un allenatore e giocatori che fatto un gol, vedano come unico obiettivo farne quanto prima un’altro?

È GIUSTO PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E METTERCI LA FACCIA.
Mi perdoni DS, ma non mi risulta sia mai stata fatta nè da parte Sua nè del Presidente, alcuna ammissione di responsabilità in ordine a prestazioni e risultati che definire catastrofici è un eufemismo.
In ordine poi al metterci la faccia, mi sembra sforzo sinceramente poco impegnativo (ma comunque apprezzato) il solo presentarsi alla stampa in quel di Cagliari.
Per me, metterci davvero la faccia è presentarsi in conferenza stampa e parlare una volta tanto con “umiltà” anzichè contrattaccare con arroganza… magari, perché no, iniziando con le parole “chiedo scusa”, che, non ci crederà, ma sono sempre molto apprezzate dalla tifoseria gialloblù (forse perché sentite si e no una decina di volte in 114 anni di storia).

COME RIPARTIRE DOPO LA SOSTA? CON RABBIA!
Ma come, dopo prestazioni incoraggianti arriva il secondo scontro salvezza contro una squadra “alla portata” e non si gioca con rabbia?
La rabbia poi, mi si permetta, monta solitamente dopo delle ingiustizie subite e non vedo perché mai dovrebbe montare dopo una misera e triste prestazione come quella di Cagliari, in grado caso mai di alimentare nei giocatori una già diffusa auto-disistima.

SOLTANTO CON IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO CI SALVEREMO.
Il pubblico sino ad oggi è stato encomiabile. I tifosi grandi più che mai. Sostegno sempre. In casa e fuori.
Lodati e ammirati dai più autorevoli commentatori sportivi sia Sky che Premium.
NO! Ci salveremo riconoscendo gli errori e lavorando (e spendendo) per migliorare la qualità della squadra.

LA SQUADRA È MIGLIORABILE.
Beh, in effetti, difficile peggiorarla!

06
nov 2017
AUTORE micheloni
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ANALISI DI UNA DICHIARAZIONE

Dopo la quarta sconfitta consecutiva e metà girone di andata a dir poco umiliante era prevedibile aspettarsi dichiarazioni di un certo tipo.
Frasi fatte a cui i tifosi non fanno più nemmeno caso tanto risultano scontate e piene di parole vuote.
Ebbene, visto che certe domande ai diretti interessati non mi è possibile porle, appellandomi all’efficienza degli ultimi neuroni che ancora funzionano nel mio cervello ho deciso di sezionare i contenuti di un intervento e analizzarli. Senza premeditazione alcuna verso chi le ha profuse ma solo per ricordare a coloro che detengono le sorti del nostro amato Hellas Verona che i tifosi non sono un ammasso di trogloditi.
Le dichiarazioni nel post partita di Cagliari sono state quelle dell’allenatore Pecchia e del DS Fusco in rappresentanza della Società.
Vista la pochezza delle dichiarazioni del Mister, (era talmente bastonato che ha biscicato ai microfoni una sequela di “non so”, “non capisco”, “a volte non c’è un perché”) che hanno confermato il suo totale smarrimento, (e anche il nostro perché se un allenatore non ci capisce più nulla come possiamo sperare che rimetta la barca in sesto?) non mi è rimasto altro che l’intervento del DS Fusco, che premetto, reputo persona perbene, la cui unica colpa (o errore) è stata semmai arrivare in una Società con pochissime risorse economiche e un Presidente tra i più disamorati nella storia dell’Hellas Verona.
Ecco quindi i punti salienti che ho ritenuto degni di nota:

ABBIAMO FATTO UN PASSO INDIETRO
prendo in prestito il concetto espresso da un vero maestro della parola quale ritengo Francesco Barana: “difficile fare un passo indietro se non ne hai ancora fatto uno in avanti”.

PENSIAMO A RECUPERARE GLI INFORTUNATI
come come? La rinascita del Verona passerebbe quindi dal recupero di Bianchetti, Cherubin, Franco Zuculini e Ferrari? O i meno gravi Buchel, Bessa e Kean?
Ah ok! Ora sono più tranquillo!

CAMBIARE ALLENATORE NON È LA SOLUZIONE
Nel calcio si cambia un allenatore quando la squadra non risponde e i risultati negativi perdurano nel tempo.
Il campionato ci dice che, o è stata allestita una squadra di giocatori scarsi per la A, oppure è inadeguata la guida tecnica (o entrambe le ipotesi).
Ora: per asserire con certezza che una determinata scelta “non è la soluzione“ ad un problema, è necessario in primis conoscere la vera soluzione capace di risolverlo.
Affermare che “non è una soluzione” senza avere idea di quale possa essere “la soluzione” è puro controsenso.
Mi segua: se “non ho” una soluzione come posso dire che un’ipotetica soluzione, “non è la soluzione”? (Oddio me sto incartando)
(Cerco di uscire dall’incartamento dialettico): se Lei ha una soluzione ce la dica e capiremo perché cambiare allenatore “non è la soluzione”… ma se non ce l’ha, non escluda a priori che via Pecchia la squadra non possa svoltare in positivo. Si lasci almeno il dubbio.
A meno che lei non sia più che conscio della pochezza della rosa e della ridotta possibilità di rinforzarla in futuro.
Ragion per cui, nessun allenatore di qualità verrebbe in una squadra attualmente inadeguata alla categoria senza precise garanzie che a gennaio si investirà e tanto, per provare davvero nel girone di ritorno a fare il Crotone dello scorso anno, salvo all’ultima giornata.
Fila il discorso?

FORSE ABBIAMO FATTO GOL TROPPO PRESTO
Non esiste un momento ideale per fare gol. Un gol al primo minuto può valere la vittoria tanto quanto uno realizzato nel recupero. È la bellezza del calcio rispetto ad altri sport.
Il problema è semmai che “ABBIAMO FATTO GOL”.
Il Verona (da anni a dire il vero) inizia a giocare quando il gol lo prende e al contrario smette di giocare quando lo fa. (caso patologico degno di approfondimenti di carattere psico-analitico)
Ma è davvero troppo sognare un allenatore e giocatori che fatto un gol, vedano come unico obiettivo farne quanto prima un’altro?

È GIUSTO PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E METTERCI LA FACCIA.
Mi perdoni DS, ma non mi risulta sia mai stata fatta nè da parte Sua nè del Presidente, alcuna ammissione di responsabilità in ordine a prestazioni e risultati che definire catastrofici è un eufemismo.
In ordine poi al metterci la faccia, mi sembra sforzo sinceramente poco impegnativo (ma comunque apprezzato) il solo presentarsi alla stampa in quel di Cagliari.
Per me, metterci davvero la faccia è presentarsi in conferenza stampa e parlare una volta tanto con “umiltà” anzichè contrattaccare con arroganza… magari, perché no, iniziando pcon le parole “chiedo scusa”, che, non ci crederà, ma sono sempre molto apprezzate dalla tifoseria gialloblù (forse perché sentite si e no una decina di volte in 114 anni di storia).

COME RIPARTIRE DOPO LA SOSTA? CON RABBIA!
Ma come, dopo prestazioni incoraggianti arriva il secondo scontro salvezza contro una squadra “alla portata” e non si gioca con rabbia?
La rabbia poi, mi si permetta, monta solitamente dopo delle ingiustizie subite e non vedo perché mai dovrebbe montare dopo una misera e triste prestazione come quella di Cagliari, in grado caso mai di alimentare nei giocatori una già diffusa auto-disistima.

SOLTANTO CON IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO CI SALVEREMO.
Il pubblico sino ad oggi è stato encomiabile. I tifosi grandi più che mai. Sostegno sempre. In casa e fuori.
Lodati e ammirati dai più autorevoli commentatori sportivi sia Sky che Premium.
NO! Ci salveremo riconoscendo gli errori e lavorando (e spendendo) per migliorare la qualità della squadra.

LA SQUADRA È MIGLIORABILE.
Beh, in effetti, difficile peggiorarla!

06
nov 2017
AUTORE micheloni
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ANALISI DI UNA DICHIARAZIONE

Dopo la quarta sconfitta consecutiva e metà girone di andata a dir poco umiliante era prevedibile aspettarsi dichiarazioni di un certo tipo.
Frasi fatte a cui i tifosi non fanno più nemmeno caso tanto risultano scontate e piene di parole vuote.
Ebbene, visto che certe domande ai diretti interessati non mi è possibile porle, appellandomi all’efficienza degli ultimi neuroni che ancora funzionano nel mio cervello ho deciso di sezionare i contenuti di un intervento e analizzarli. Senza premeditazione alcuna verso chi le ha profuse ma solo per ricordare a coloro che detengono le sorti del nostro amato Hellas Verona che i tifosi non sono un ammasso di trogloditi.
Le dichiarazioni nel post partita di Cagliari sono state quelle dell’allenatore Pecchia e del DS Fusco in rappresentanza della Società.
Vista la pochezza delle dichiarazioni del Mister, (era talmente bastonato che ha biscicato ai microfoni una sequela di “non so”, “non capisco”, “a volte non c’è un perché”) che hanno confermato il suo totale smarrimento, (e anche il nostro perché se un allenatore non ci capisce più nulla come possiamo sperare che rimetta la barca in sesto?) non mi è rimasto altro che l’intervento del DS Fusco, che premetto, reputo persona perbene, la cui unica colpa (o errore) è stata semmai arrivare in una Società con pochissime risorse economiche e un Presidente tra i più disamorati nella storia dell’Hellas Verona.
Ecco quindi i punti salienti che ho ritenuto degni di nota:

ABBIAMO FATTO UN PASSO INDIETRO
prendo in prestito il concetto espresso da un vero maestro della parola quale ritengo Francesco Barana: “difficile fare un passo indietro se non ne hai ancora fatto uno in avanti”.

PENSIAMO A RECUPERARE GLI INFORTUNATI
come come? La rinascita del Verona passerebbe quindi dal recupero di Bianchetti, Cherubin, Franco Zuculini e Ferrari? O i meno gravi Buchel, Bessa e Kean?
Ah ok! Ora sono più tranquillo!

CAMBIARE ALLENATORE NON È LA SOLUZIONE
Nel calcio si cambia un allenatore quando la squadra non risponde e i risultati negativi perdurano nel tempo.
Il campionato ci dice che, o è stata allestita una squadra di giocatori scarsi per la A, oppure è inadeguata la guida tecnica (o entrambe le ipotesi).
Ora: per asserire con certezza che una determinata scelta “non è la soluzione“ ad un problema, è necessario in primis conoscere la vera soluzione capace di risolverlo.
Affermare che “non è una soluzione” senza avere idea di quale possa essere “la soluzione” è puro controsenso.
Mi segua: se “non ho” una soluzione come posso dire che un’ipotetica soluzione, “non è la soluzione”? (Oddio me sto incartando)
(Cerco di uscire dall’incartamento dialettico): se Lei ha una soluzione ce la dica e capiremo perché cambiare allenatore “non è la soluzione”… ma se non ce l’ha, non escluda a priori che via Pecchia la squadra non possa svoltare in positivo. Si lasci almeno il dubbio.
A meno che lei non sia più che conscio della pochezza della rosa e della ridotta possibilità di rinforzarla in futuro.
Ragion per cui, nessun allenatore di qualità verrebbe in una squadra attualmente inadeguata alla categoria senza precise garanzie che a gennaio si investirà e tanto, per provare davvero nel girone di ritorno a fare il Crotone dello scorso anno, salvo all’ultima giornata.
Fila il discorso?

FORSE ABBIAMO FATTO GOL TROPPO PRESTO
Non esiste un momento ideale per fare gol. Un gol al primo minuto può valere la vittoria tanto quanto uno realizzato nel recupero. È la bellezza del calcio rispetto ad altri sport.
Il problema è semmai che “ABBIAMO FATTO GOL”.
Il Verona (da anni a dire il vero) inizia a giocare quando il gol lo prende e al contrario smette di giocare quando lo fa. (caso patologico degno di approfondimenti di carattere psico-analitico)
Ma è davvero troppo sognare un allenatore e giocatori che fatto un gol, vedano come unico obiettivo farne quanto prima un’altro?

È GIUSTO PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E METTERCI LA FACCIA.
Mi perdoni DS, ma non mi risulta sia mai stata fatta nè da parte Sua nè del Presidente, alcuna ammissione di responsabilità in ordine a prestazioni e risultati che definire catastrofici è un eufemismo.
In ordine poi al metterci la faccia, mi sembra sforzo sinceramente poco impegnativo (ma comunque apprezzato) il solo presentarsi alla stampa in quel di Cagliari.
Per me, metterci davvero la faccia è presentarsi in conferenza stampa e parlare una volta tanto con “umiltà” anzichè contrattaccare con arroganza… magari, perché no, iniziando pcon le parole “chiedo scusa”, che, non ci crederà, ma ssonora sempre molto apprezzate dalla tifoseria gialloblù (forse perché sentite si e no una decina di volte in 114 anni di storia).

COME RIPARTIRE DOPO LA SOSTA? CON RABBIA!
Ma come, dopo prestazioni incoraggianti arriva il secondo scontro salvezza contro una squadra “alla portata” e non si gioca con rabbia?
La rabbia poi, mi si permetta, monta solitamente dopo delle ingiustizie subite e non vedo perché mai dovrebbe montare dopo una misera e triste prestazione come quella di Cagliari, in grado caso mai di alimentare nei giocatori una già diffusa auto-disistima.

SOLTANTO CON IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO CI SALVEREMO.
Il pubblico sino ad oggi è stato encomiabile. I tifosi grandi più che mai. Sostegno sempre. In casa e fuori.
Lodati e ammirati dai più autorevoli commentatori sportivi sia Sky che Premium.
NO! Ci salveremo riconoscendo gli errori e lavorando (e spendendo) per migliorare la qualità della squadra.

LA SQUADRA È MIGLIORABILE.
Beh, in effetti, difficile peggiorarla!

05
nov 2017
AUTORE micheloni
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TRISTEZZA HELLAS… (PALLA A SETTI E FUSCO)

Dopo la quarta sconfitta consecutiva la sola parola che sento nella testa e nel cuore è TRISTEZZA.

T R I S T E Z Z A
- per l’imbarazzante pochezza tecnica, fragilità caratteriale e incapacità di costruire gioco di questa squadra.
- per la settimanale costrizione di vedere in campo giocatori totalmente inadeguati alla Serie A che ci costano la partita. (ogni riferimento a Souprayen è assolutamente “voluto” ma ricordiamo anche che è in ottima compagnia).
- per un Caceres insostituibile nell’Uruguay quanto impalpabile nell’Hellas, con la testa probabilmente già alla Lazio a gennaio.
- per i nostri giovani che entrano dalla panchina e invece di mangiare l’erba, vagano per il campo con la grinta di uno scapolo (o ammogliato fate voi).
- è la solitudine di Setti e Fusco sugli spalti della Sardegna Arena (in una zona vuota eppur seduti in file diverse uno alle spalle dell’altro). I soli evidentemente a non vedere sin quì la pochezza della squadra che hanno costruito.
- per Fabio Pecchia, talmente “out” da tornare al “maledetto” 4-3-3 dopo aver offerto le prestazioni più convincenti con il 4-4-2. E pure sfigato. (toglie Pazzini e Souprayen fa la frittata).
- è l’immagine di Pazzini che lascia il campo perché Pecchia ha deciso che il pareggio va difeso, mentre lui vorrebbe “conquistarlo” tenendo palla lontana dalla nostra porta.
- ma soprattutto è la scena del tifoso che piega la bandiera gialloblù, quasi chiedendosi chi glielo ha fatto fare di sbattersi una lunga trasferta in Sardegna per assistere ad una tale miseria.
- è la paura che visto l’andazzo, il tanto agognato cambio di allenatore sia più un’illusione che una concreta possibilità. E quindi anche la sosta, l’ennesima occasione persa per dare una settimana in più al nuovo mister di conoscere meglio la squadra.
- è vedere che il Crotone ha un’idea di gioco e vince in trasferta e il Benevento spaventa la Juve a casa sua. A conferma il primo che se c’è una Società,anche non ricca, con un progetto e un ottimo allenatore i risultati prima o poi arrivano, il secondo che il calcio è sport spesso ingiusto perché per quanto visto sul campo sinora in coda alla classifica dovremmo esserci noi e non loro.
- è l’intervista di Pecchia nel post partita… disarmante
- è Fusco che dichiara “cambio di allenatore non è la soluzione”. Ha ragione. La soluzione sarebbe cambiare tre quarti della rosa che egli ha costruito, ma sa bene che non si può.
TRISTEZZA… quanta tristezza fa questo nostro Hellas Verona.
Presidente Setti e Direttore Sportivo Fusco… a voi la palla…

05
nov 2017
AUTORE micheloni
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TRISTEZZA HELLAS… (PALLA A SETTI E FUSCO)

Dopo la quarta sconfitta consecutiva la sola parola che sento nella testa e nel cuore è TRISTEZZA.

T R I S T E Z Z A
- per l’imbarazzante pochezza tecnica, fragilità caratteriale e incapacità di costruire gioco di questa squadra.
- per la settimanale costrizione di vedere in campo giocatori totalmente inadeguati alla Serie A che ci costano la partita. (ogni riferimento a Souprayen è assolutamente “voluto” ma ricordiamo anche che è in ottima compagnia).
- per un Caceres insostituibile nell’Uruguay quanto impalpabile nell’Hellas, con la testa probabilmente già alla Lazio a gennaio.
- per i nostri giovani che entrano dalla panchina e invece di mangiare l’erba, vagano per il campo con la grinta di uno scapolo (o ammogliato fate voi).
- è la solitudine di Setti e Fusco sugli spalti della Sardegna Arena (in una zona vuota eppur seduti in file diverse uno alle spalle dell’altro). I soli evidentemente a non vedere sin quì la pochezza della squadra che hanno costruito.
- per Fabio Pecchia, talmente “out” da tornare al “maledetto” 4-3-3 dopo aver offerto le prestazioni più convincenti con il 4-4-2. E pure sfigato. (toglie Pazzini e Souprayen fa la frittata).
- è l’immagine di Pazzini che lascia il campo perché Pecchia ha deciso che il pareggio va difeso, mentre lui vorrebbe “conquistarlo” tenendo palla lontana dalla nostra porta.
- ma soprattutto è la scena del tifoso che piega la bandiera gialloblù, quasi chiedendosi chi glielo ha fatto fare di sbattersi una lunga trasferta in Sardegna per assistere ad una tale miseria.
- è la paura che che visto l’andazzo, il tanto agognato cambio di allenatore sia più un’illusione che una concreta possibilità. E quindi anche la sosta, l’ennesima occasione persa per dare una settimana in più al nuovo mister di conoscere meglio la squadra.
- è vedere che il Crotone ha un’idea di gioco e vince in trasferta e il Benevento spaventa la Juve a casa sua. A conferma il primo che se c’è una Società,anche non ricca, con un progetto e un ottimo allenatore i risultati prima o poi arrivano, il secondo che il calcio è sport spesso ingiusto perché per quanto visto sul campo sinora in coda alla classifica dovremmo esserci noi e non loro.
- è l’intervista di Pecchia nel post partita… disarmante
- è Fusco che dichiara “cambio di allenatore non è la soluzione”. Ha ragione. La soluzione sarebbe cambiare tre quarti della rosa che egli ha costruito, ma sa bene che non si può.
TRISTEZZA… quanta tristezza fa questo nostro Hellas Verona.
Presidente Setti e Direttore Sportivo Fusco… a voi la palla…