25
set 2017
AUTORE micheloni
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FILM GIÀ VISTO… CON NOI NON FUNZIONA!

Ebbene sì, dopo la partita con la Samp mi ero illuso che la squadra fosse con Pecchia. Vuoi vedere mi son detto che era solo una questione di tempo?
È invece no! La partita con la Lazio ci ha riconsegnato la solita inconsistenza tecnico-tattica, la solita paura e senso di inadeguatezza alla categoria, gambe molli e fiato corto.
Setti ha pur tuttavia riconfermato la fiducia a Pecchia, ma la sensazione è che la stessa rappresenti più un prender tempo per trovare un valido sostituto che una reale convinzione che le cose possano effettivamente cambiare.
Ho già ampiamente espresso come ritenga il Presidente il maggiore responsabile, tuttavia quando la nave affonda e il Comandante è già in salvo (altro paracadute vero Setti?) è il più alto in grado il primo a naufragare.
Pecchia si appella al dovere di lavorare per migliorarsi. ma crede davvero a ciò che dice?
Molti, troppo giocatori lo hanno di fatto sconfessato. A cominciare da Pazzini che nell’intervista dopopartita Sky provando per l’ennesima volta a eludere la domanda sul suo rapporto col mister, si è lasciato scappare “caso mai più avanti dirò tutto”. Immaginate il clima di freddezza che si respira a Peschiera.
Rómulo al contrario tace, ma il poco entusiasmo per l’ultilizzo quasi costante da esterno di difesa e scelte di formazione evidentemente non condivise, sono racchiusi nella sua immagine a braccia larghe in segno di resa vista e rivista durante la partita.
Il resto è poca cosa con tanti esordienti e troppi ragazzini.
Con queste premesse hai voglia a parlare di “gruppo”.
Che fare quindi? La speranza di Setti-Fusco è che a Torino prima e in casa col Benevento poi, avvenga il miracolo, ma solo per non dover il primo spendere altri soldi per un nuovo allenatore e il secondo per non dover esonerare il suo beniamino. Credo tuttavia Dio abbia ben altro a cui pensare che fare miracoli all’Hellas Verona.
Qualora così fosse va detto subito e chiaro a Setti che questo è un film già visto due anni fa che non può pensare di propinarci un anno si e un anno no a cavallo di una retrocessione.
Stia certo non glielo permetteremo.
Anche se il discorso è molto più ampio e lo riguarda direttamente inizi il Sig. Maurizio Setti col far tesoro degli errori dell’ultima retrocessione, quando non sfruttò la sosta per la Nazionale per dare più tempo al lavoro del nuovo allenatore.
Che diciamolo sin d’ora non potrà essere l’ennesima scommessa a perdere, quanto invece un profilo carismatico capace di lavorare sull’autostima e sulla personalità. Capace di fare gruppo, di dare identità. Di non snaturare i ruoli dei giocatori. Di dare equilibrio e forza offensiva.
E diciamolo ancora chiaro, un allenatore così costa, ma soprattutto chiede basi e certezze su un progetto serio.
A volte bravi enologi sanno produrre un buon vino anche con uve non eccelse. È ciò in cui sta fallendo Pecchia e a cui sarà chiamato chi presto lo sostituirà.
Miracolo a Torino permettendo.

24
set 2017
AUTORE micheloni
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HELLAS “CONCORDIA”… SETTI COME SCHETTINO.

Quando la nave affonda è difficile trovare le parole giuste, diviso tra la rabbia per ciò che non è stato fatto e l’impotenza per ciò che noi tifosi vorremmo ma non possiamo fare.
Mi limiterò quindi a scrivere dei punti che a mio avviso sono la risultanza di questo ennesimo match perso in modo indegno e perdonatemi se li condirò con un pizzico di ironia ma non mi riesce altrimenti.
- La difesa Lazio reinventata spingeva a pensare ad un attacco gialloblù a due punte. Zaccagni, Valoti e Bearzotti. Troppo spericolati mister… troppo spericolati. Zeman al suo confronto è Mandorlini.
- Due soli tiri nello specchio, uno lento e prevedibile l’altro la bella punizione di Fossati ben respinta dal portiere della Lazio. In 90 minuti direi che li abbiamo messi alle corde.
- Souprayen ha almeno il dono della coerenza. Scarso era e scarso rimane. Ringraziamo per il rigore subito.
- Un allenatore vede i suoi ragazzi in allenamento e deve sapere quando uno è atleticamente abile al gioco o no. Cerci, 7 spunti provati, percentuale riusciti 0%. Ora abbiamo la conferma: i test a Peschiera li fanno a occhio.
- Lee ha giocato un quarto d’ora. Quanto basta per far vedere la qualità che mancai agli altri attaccanti. È ancora acerbo? si Pecchia molto meglio i “maùri” che non ne imbroccano una.
- Pecchia: mi ripeto. Se ne vada sino a che la faccia non è ancora persa, non fosse che per togliere l’alibi a Fusco e Setti che è colpa dell’allenatore se la squadra è tanto scarsa.
- Setti: Abbia rispetto di una città e di un’intera tifoseria. Metta in vendita il Verona. Era partito bene strutturando la Società con ottime figure. Una dopo l’altra le ha fatte fuori tutte. Il Re è nudo. (e sensa schei). Difficile onestamente trovare di peggio.
Qualora non sia sua intenzione farsi da parte almeno abbia le palle per ammettere che di tante scommesse dopo 6 giornate non ne ha indovinata una che sia una.
Mi faccio portavoce di molti tifosi, invitandola come fece il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno con Schettino a risalire sulla nave e non mettersi in salvo lasciando che la nave affondi.
APPROFITTI DELLA PAUSA TRA TORINO AL FILADELFIA E BENEVENTO AL BENTEGODI… (chi ha orecchie per intendere intenda…)

23
set 2017
AUTORE micheloni
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FOSSATI… UNA VITA DA MEDIANO

La Serie A sembrava stregata per Marco Ezio Fossati detto Fox.
Pensate cosa significhi per un calciatore partecipare alla vittoria del campionato cadetto con il Cagliari ed essere scaricato alla successiva campagna acquisti di nuovo in serie B… e dove? Per sua fortuna al Verona, squadra appena retrocessa e predestinata (non fosse che per un sostanzioso paracadute) ad un immediato ritorno in A.
Così è stato, ma evidentemente la strada che porta al debutto nel massimo campionato italiano per Marco Fossati è lastricata di difficoltà se è vero che Mister Pecchia lo considera ad inizio torneo “riserva” delle riserve, preferendogli in ordine sparso i vari Bruno Zuculini, Buchel, Rómulo, Bessa e Zaccagni.
Lui ha continuato a lavorare, in silenzio, schivo alle polemiche e all’orgoglio di chi meriterebbe di veder premiato il lavoro di un anno per raggiungere la A e poi se la vede un’altra volta negare.
Ha assistono impotente alle disfatte con Napoli, Fiorentina e Roma. Si è allenato con piglio per farsi trovare pronto, e complice i molti infortuni e l’intesa mancata della coppia Zuculini-Buchel è stato mandato al debutto più difficile che un giocatore possa immaginare. La partita della speranza con la Samp.
Il resto è storia attuale.
Una maglia da titolare riconquistata (salvo idee strampalate di mister Pecchia) e il compito di dare velocità al pressing sui portatori di palla avversari, far viaggiare la stessa al massimo ad uno, due tocchi e correre, correre e ancora correre.
Ovvero quello che non si capisce perché ma altri gialloblù faticano a fare e quando lo fanno non reggono più di 60 minuti.
Marco Fossati non sarà un calciatore da big del calcio italiano, ma è certamente uno che in serie A ci sta e merita di starci. E non importa se per arrivarci ci ha messo un’anno in più rispetto alla promozione col Cagliari. Importa che ora in A voglia rimanerci e non abbandonarla più.
Per questo darà tutto se stesso per la salvezza del Verona. Perchè la Serie A per Marco Ezio Fossati non può essere il punto di arrivo ma l’inizio di una nuova avventura.

21
set 2017
AUTORE micheloni
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VR-SAMP LA PARTITA DEL CUORE

Nella giornata con in campo la formazione più improbabile il Verona gioca una partita tutta cuore e grinta e muove seppur di un punto la classifica.
Con la Samp contava questo certo ma ancor più dimostrare che nonostante tutti i limiti e sfighe varie nella lotta per la salvezza ci possiamo stare.
Sia chiaro non è stata una partita “ben giocata” ma al confronto delle precedenti sicuramente “giocata”.
Ho rivisto giocatori metterci la gamba, entrare duro, correre, correre,correre… e non ultimo un allenatore che urlava, si sbracciava, spingeva i suoi come un comandante deve fare.
Come chi rischia di affogare, il Verona è stato sino ad ora in apnea e ha via via perso i sensi. Ma quando il cuore poteva smettere di battere ecco un enorme respiro e il ritorno alla vita che nel calcio sta per ritorno al gioco, alla determinazione, all’unitá di intenti e al sacrificio personale che moltiplicato per ogni giocatore in campo diventa collettivo.
I problemi per l’Hellas sono sempre tanti ma aver rivisto lo spirito di chi non molla mai lascia aperta una speranza per il futuro.
E se qualcuno aveva qualche dubbio che nello spogliatoio il problema fosse Pecchia ha avuto dimostrazione che la squadra è con lui, non si spiegherebbe altrimenti un cambio di personalità e determinazione come quello visto con la Samp.
So che il Bentegodi avrebbe voluto vedere Kean al fianco di Pazzini e non al suo posto, ma la differenza di panchina (Zapata e Ramirez contro Zaccagni e Kean) già lasciava presagire il finale che è stato con la Samp alla ricerca della vittoria a tutti i costi, mancata solo grazie agl iinterventi miracolosi di Hertaux e Caracciolo. E quindi, giusto così, una punta per una punta senza stravolgere l’assetto tattico (anche perchè tre palle svirgolate su quattro erano il sintomo che il Pazzo non ne aveva proprio più).
Ora sotto con la Lazio. Senza illusioni certo. Ma almeno con la consapevolezza che cuore e grinta possono sopperire ai tanti, troppi limiti tecnici.
È una magra consolazione lo so, ma vista la pochezza nella bassa classifica che ha registrato le ennesime scoppole in stile “poker” e “manita”, oggi metterne tre dietro ci sembra un pò meno una “mission impossible”.

18
set 2017
AUTORE micheloni
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1.377

O SI CAMBIA… O BISOGNA CAMBIARE!

L’Hellas Verona inizia una settimana a dir poco importantissima con il doppio appuntamento al Bentegodi contro Samp e Lazio.
Visto l’andazzo di prestazioni e risultati credo che firmeremmo tutti per una vittoria (anche su autogol) contro i blucerchiati e un pareggio contro una Lazio che sta viaggiando a mille. 5 punti in classifica che per quanto pochi dopo 6 giornate, farebbero restare il Verona a galla nel minitorneo (al momento di 8 squadre) per non retrocedere. Ma sarà tutt’altro che facile.
Se l’Hellas piange non è infatti che Benevento (visto che non siamo i soli a prendere scoppole?) Crotone, Spal, Sassuolo, Genoa, Udinese, Bologna e lo stesso Chievo, abbiano granché da ridere.
Serve una prestazione che cancelli la pochezza espressa sinora. Ma aspettarsi che nel giro di tre giorni dei teneri agnellini si trasformino in famelici leoni è decisamente poco credibile.
Cosa fare allora?
Mia personale opinione: Pecchia dimostri di saper ascoltare, non certo il sottoscritto, ma tutti gli esperti opinionisti ed ex calciatori che hanno individuato carenze non solo di organico ma anche di “bastone” del comando sia in termini tecnico-tattici che caratteriali.
Inizi poi con il mettere i giocatori in grado di esprimersi al meglio e non chiedere loro adattamenti tattici capaci solo di snaturarli.
Se Pazzini solo davanti è facilmente contenibile dalle difese avversarie (serve dirlo alla noia che non ha le caratteristiche di Toni?) bisogna mettergli al fianco qualcuno che lo supporti “stabilmente” e non sporadicamente, nella fase offensiva. Con meno pressione e più spazi il Pazzo potrà tornare decisivo.
Se Buchel e Zuculini non hanno il piede per impostare e la gamba per ripartire è una bestemmia immaginare di vederne in campo solo uno, affidando tali compiti a colui che queste doti le ha entrambe come Bessa?
Mancando in difesa Ferrari e Souprayen è plausibile una linea a 3 con Caceres, Hertaux, Caracciolo e il supporto dei due esterni di centrocampo quando si trasforma a 5? (uno di questi Rómulo).
Ho rispetto di Pecchia ma credo sia finito il tempo di insistere su concetti e scelte che si sono rivelate inefficaci se non fallimentari.
Esistono equilibri che nel calcio di oggi sono imprescindibili e spesso smentiscono tecnici che si credono i soli e unici depositari di verità e competenze.
Dimostri coraggio Pecchia. Prenda a calci in culo chi non pressa alto, chi ha troppa paura, chi tira indietro la gamba, chi non ha carattere (o gli attributi) per lottare sino all’ultima goccia di sudore e i crampi alle gambe.
Serve cattiveria. Rabbia! Il Bentegodi farà il resto.

18
set 2017
AUTORE micheloni
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O SI CAMBIA… O BISOGNA CAMBIARE

L’Hellas Verona inizia una settimana a dir poco importantissima con il doppio appuntamento al Bentegodi contro Samp e Lazio.
Visto l’andazzo di prestazioni e risultati credo che firmeremmo tutti per una vittoria (anche su autogol) contro i blucerchiati e un pareggio contro una Lazio che sta viaggiando a mille. 5 punti in classifica che per quanto pochi dopo 6 giornate, farebbero restare il Verona a galla nel minitorneo (al momento di 8 squadre) per non retrocedere. Ma sarà tutt’altro che facile.
Se l’Hellas piange non è infatti che Benevento (visto che non siamo i soli a prendere scoppole?) Crotone, Spal, Sassuolo, Genoa, Udinese, Bologna e lo stesso Chievo, abbiano granché da ridere.
Serve una prestazione che cancelli la pochezza espressa sinora. Ma aspettarsi che nel giro di tre giorni dei teneri agnellini si trasformino in famelici leoni è decisamente poco credibile.
Cosa fare allora?
Mia personale opinione: Pecchia dimostri di saper ascoltare, non certo il sottoscritto, ma tutti gli esperti opinionisti ed ex calciatori che hanno individuato carenze non solo di organico ma anche di “bastone” del comando sia in termini tecnico-tattici che caratteriali.
Inizi poi con il mettere i giocatori in grado di esprimersi al meglio e non chiedere loro adattamenti tattici capaci solo di snaturarli.
Se Pazzini solo davanti è facilmente contenibile dalle difese avversarie (serve dirlo alla noia che non ha le caratteristiche di Toni?) bisogna mettergli al fianco qualcuno che lo supporti “stabilmente” e non sporadicamente, nella fase offensiva. Con meno pressione e più spazi il Pazzo potrà tornare decisivo.
Se Buchel e Zuculini non hanno il piede per impostare e la gamba per ripartire è una bestemmia immaginare di vederne in campo solo, affidando tali compiti a uno che queste doti le ha entrambe come Bessa?
Mancando in difesa Ferrari e Souprayen è plausibile una linea a 3 con Caceres, Hertaux, Caracciolo e il supporto dei due esterni di centrocampo quando si trasforma a 5? (uno di questi Rómulo).
Ho rispetto di Pecchia ma credo sia finito il tempo di insistere su concetti e scelte che si sono rivelate inefficaci se non fallimentari.
Esistono equilibri che nel calcio di oggi sono imprescindibili e spesso smentiscono tecnici che si credono i soli e unici depositari di verità e competenze.
Dimostri coraggio Pecchia. Prenda a calci in culo chi non pressa alto, chi ha troppa paura, chi tira indietro la gamba, chi non ha carattere (o gli attributi) per lottare sino all’ultima goccia di sudore e i crampi alle gambe.
Serve cattiveria. Rabbia! Il Bentegodi farà il resto.

17
set 2017
AUTORE micheloni
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MISTER PECCHIA… MA CI È O CI FA?

Premessa: il primo e principale colpevole di questa situazione è il proprietario/presidente Setti. Lui ha rinnovato a giocatori inadatti alla Serie A, lui ha scelto un ragioniere ossequioso e aziendalista come il DS Fusco, lui ha confermato Pecchia nonostante i molti dubbi, lui è perennemente al verde nonostante i milioni entrati in questi anni (e tanti) sia dai diritti TV, sia dal mercato che dal paracadute.
Detto questo questa mia è indirizzata a Mister Fabio Pecchia (ne seguirà una al DS Fusco), al quale vorrei porre all’attenzione queste mie personali considerazioni.
1) Siamo oramai in circa 20 mila tifosi ad aver appurato l’incapacità totale di Souprayen in fase difensiva. Solo lei non lo vede? Scommetto che in settimana gli avversari si allenano sulla sua fascia. Si viaggia come sulla BRE.BE.MI. Una meraviglia.
2) Pazzini fuori è in primis una delegittimazione della figura del Capitano. Ogni squadra ha un allenatore in campo (chi anche più di uno). Un leader insomma… il nostro scusi mister chi è?. Dice che il Pazzo è fuori forma? A noi sinceramente non sembra. E comunque peggio di Bessa, Fares e Kean, nel ruolo di prima punta sarà difficile possa fare. E poi scusi ma se non gioca mai come pensa possa venderlo Fusco a gennaio?
3) Pazzini non è attaccante che fa reparto da solo. Con una sola punta con le sue caratteristiche puoi giocare in B ma non in A con i difensori avversari di livello. 4-4-2 o 3-5-2? Si certo lo so che il totale fa sempre 10 ma… lasciamo perdere và.
4) ma la preparazione in ritiro l’avete fatta o siete andati di canederli, birra e strudel? Vedere giocatori che camminano a inizio campionato è a dir poco imbarazzante. Si è guardato quanto corrono i giocatori del Benevento, Spal, e lo stesso Crotone? ma i test dicono qualcosa a lei e preparatore atletico o andate a occhio?
5) ma il suo calcio tutto pressing alto, corsa, determinazione e votato all’attacco che fine ha fatto? È dal girone di ritorno dello scorso anno che si è perso e non si hanno più notizie. Rivolgersi a “Chi l’ha visto” no eh?
6) Buchel e Zuculini sono simili. Si, entrambi straordinariamente lenti, macchinosi, tutt’altro che registi e incontristi. Potrebbe chiedere al suo amico Benitez se li schiererebbe mai insieme?.
7) Bessa da il meglio di se dietro alle punte o come regista basso (dove magari non ha il fisico per interdire ma almeno la visione di gioco e le ripartenza giuste). Le ha fatto qualcosa di male per meritare di essere esiliato sulla fascia?
8) Se ne andrebbe per onestà intellettuale di fronte all’incapacità di invertire la rotta o sta facendo di tutto per farsi cacciare e mantenere lo stipendio? (guardi che se resta rischia di perdere molto di più… la faccia)
9) ci può dire a quanto ammonta il “Premio Retrocesione? Visto che il suo stipendio è il più basso della A immagino sia uno dei “bonus” concordati con Setti. (scherzo naturalmente).
Infine un ringraziamento e una preghiera.
Grazie per aver confermato Nicolas che resta a mio avviso inadeguato al ruolo in serie A ma almeno ha dimostrato di non voler passare per capro espiatorio di questo inizio fallimentare.
La preghiera è invece di battere la Samp e riconsegnarci se ci riesce una “Squadra” e un barlume di speranza. Lo faccia per se ma anche per smentirmi e farmi mangiare un pò di merdina per questo mio irriverente post. Le assicuro, io per l’Hellas mangio questo e altro.

P.S.
Visto il flop motivazionale suo nella determinata intervista del venerdì e del Presidente Setti nella sua visita a Peschiera, non crede che ingaggiare un “motivatore” professionista possa essere utile?
Sa a forza di vedere quanto si è scarsi e sentirselo ripetere si finisce per crederci davvero. E la faccia da ebeti di molti giocatori in campo dimostra che siamo sulla buona strada.

13
set 2017
AUTORE micheloni
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1.136

IL TEOREMA DI THOMAS

Come molti sanno da due anni vivo in Salento e più precisamente a Lecce, che per la cronaca ha appena iniziato (e non benissimo) il suo quinto anno di Lega Pro dopo due semifinali e due finali di playoff perse.
Mi sono imbattuto in un articolo sul quotidiano locale a firma di Gabriele De Giorgi a seguito delle dimissioni dell’allenatore dei giallorossi.
Mi è piaciuto perché tratta il “sintomo” popolare che attraverso soprattutto il web condiziona lo status psicologico di una squadra, fermo restando che poi la differenza in campo la fa il tasso tecnico e qualitativo dei giocatori e la bravura della guida tecnica.
Il disastroso campionato di due anni fa con conseguente retrocessione in B dell’Hellas Verona è stato avvertito dalla maggior parte della tifoseria come il sogno che si spezza di aver finalmente trovato una Società seria e capace. A poco è valsa una promozione poco entusiasmante, anticamera di un mercato povero è pieno di scommesse sfociato in questo pessimo inizio di stagione. Il che ha generato una sfiducia collettiva senza precedenti.
Sperando non risulti troppo lezioso… Buona Lettura.

COME FARSI DEL MALE DA SOLI: EFFETTI COLLATERALI DELLA GOGNA MEDIATICA.
Delusioni vecchie e nuove hanno costituito il brodo di coltura di un pessimismo cosmico e anticipato che per certi versi rappresenta un buon esempio di quella che i latini chiamavano ‘cupio dissolvi’ ma anche di quella che in tempi più recenti è stata ribattezzata la ‘teoria delle profezie che si autoavverano’, affermatasi nella sociologia americana sulla base del teorema di Thomas che dice: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”. Traduzione: se alle prime difficoltà la maggioranza dei tifosi e dell’ambiente si convince che sarà un altro anno senza gloria, allora sarà sicuramente l’ennesimo campionato di lacrime amare.
Del resto il dibattito si sta spostando sempre più nell’arena virtuale, dove un qualsiasi sciamano sciagurato può infervorare gli animi dicendo tutto e il contrario di tutto.
La necessità di mettere on line ogni maledetto inutile dettaglio, ogni maledetto giorno, in una stupida rincorsa di competitività a colpi di click, sta annullando quella giusta distanza che serve a vedere le cose, problemi compresi, nella giusta dimensione.
Anzi, la distorsione delle prospettive, l’esasperazione dei toni, la maniacalità della narrazione sportiva, sta favorendo l’affermarsi di un involontario isterismo di massa, magari inconsapevole, che brucia sull’altare delle proprie pulsioni anche le migliori intenzioni e le migliori risorse.
Stiamo disumanizzando a colpi di gogna mediatica quel poco di calcio vero che ci era rimasto.
Ecco, forse quello che si dovrebbe auspicare è un bagno di umiltà: per i predicatori di odio, per i leoni da tastiera, per i fanatici di ogni sorta.
Ma non sarà fatto perché invece di ascoltare e comprendere, smaniamo dalla voglia di autocelebrarci, di contare i like.

12
set 2017
AUTORE micheloni
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1.049

SETTI IMPARI DA NICOLAS

Prima o poi capita a tutti nella vita di trovarsi davanti delle prove per le quali non ci sentiamo sicuri di esserne all’altezza.
Esami di fronte ai quali si può solo tentare, provarci, crederci. È null’altro che la quotidiana sfida ad un mondo sempre più difficile, più competitivo e implacabilmente selettivo.
Ognuno di noi ha il dovere di mettersi in gioco facendo leva sulla propria determinazione e voglia di arrivare. Peccato che spesso non basti.
È in sintesi un pò quello che è successo a Nicolas David Andrade portiere del nostro Hellas, che dopo anni di gavetta in giro per campionati minori ha colto la promozione in serie A e giustamente, una volta riconfermato numero 1, se l’è giocata. Com’è andata in queste prime tre gare è sotto gli occhi di tutti.
Cosa possa provare un ragazzo di fronte ad un sogno che svanisce sotto la voce fallimento lo si può solo immaginare. Le lacrime nello spogliatoio sono il crollo psicologico ad un peso che probabilmente lo stesso Nicolas non era certo di saper e poter reggere.
Quello che più stupisce invece è la sua determinazione (e coraggio) nel volersi presentare in conferenza stampa, mettendoci la faccia come raramente capita di vedere in questo sempre più falso e ipocrita mondo del calcio.
Il coraggio di chiedere scusa, il coraggio di voler credere ancora in se stesso… Si Signori, ci vuole coraggio al giorno d’oggi per chiedere perdono. E altrettanto coraggio a trovare dentro se stessi la forza per rialzarsi dopo una brutta caduta.
Ecco perché pur non considerando Nicolas affidabile in termini tecnici al compito di difendere la porta Gialloblù, ho grande rispetto e stima di lui come persona e professionista.
È caduto, ha chiesto scusa e anche se a fatica si aggrappa alle sue certezze per non affondare nel baratro della disistima personale, da cui difficilmente uno riesce poi ad uscirne.
A me è capitato. Per questo mi sento emozionalmente vicino al nostro portiere.
Si cari Butei… il ‘nostro’ portiere, un giovane forse non all’altezza che ci ha provato e a prescindere da tutto a questa maglia ci tiene, da primo o da secondo che sia.
Se è capitato anche a voi nella vita lo sosterrete con affetto. Qualora al contrario non lo abbiate provato… abbiate fede, nessun culo finisce nella tomba senza aver sbattuto a terra almeno una volta.

Detto questo dico al Presidente Setti: “impari da Nicolas” portiere certo con dei limiti ma al confronto del Patron, sicuramente un vero uomo.

10
set 2017
AUTORE micheloni
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1.511

VR-FIO BENEDETTA MANITA

Detto tra noi, sconfitta per sconfitta, lo 0-5 contro la Fiorentina è il miglior risultato possibile. La “manita” infatti mette a nudo i tanti, troppi problemi della squadra gialloblù.
Centrocampo lento e fragile, difesa insicura e attacco non pervenuto. Non c’è nulla da salvare della partita contro gli amici viola.
Per Pecchia che da oggi dovrà convivere con l’ironia nei suoi confronti dalla tifoseria gialloblù, è il momento di giocare a carte scoperte. Siamo solo alla terza di campionato e la rosa è quella che è, ma se non arrivano segnali confortanti nelle prossime tre gare (Roma all’Olimpico e doppio turno casalingo contro Samp e Lazio) l’auspicio è che non si ripeta l’agonia di due anni orsono con Mandorlini e le sue zero vittorie in 18 gare.
Ho apprezzato il suo prendersi completamente la colpa della sconfitta in conferenza stampa post-partita. Gli fa onore non solo perché così facendo protegge la squadra quanto perché la sconfitta è in larga parte “realmente” colpa sua.
Il tempo delle prove è finito e a malincuore vanno prese delle decisioni drastiche.
Fares è assolutamente inadatto alla serie A benché con la Fiorentina sia risultato alla fine uno dei meno peggio. Vederlo titolare è il più grande mistero dopo la Santissima Trinità. Insistere su di lui è da testardi e presuntuosi e dopo anni di Mandorlini, io di arroganza ne avrei anche piene le tasche (premesso che nel caso del mister ravennate i risultati erano quantomeno dalla sua).
Lo stesso dicasi per Nicholas un portiere che molto raramente ci ha fatto guadagnare punti e che al contrario ha invece sulla coscienza più di una sconfitta. Se Silvestri è più scarso del brasiliano allora il problema si fa non serio ma drammatico; benché di ciò si debba ringraziare il DS Fusco che non ha ritenuto doversi attivare in sede di mercato. Un portiere insicuro o inaffidabile indebolisce qualsiasi difesa, figuriamoci una di per sè non eccelsa come quella gialloblù.
Difesa che una volta di più si è dimostrata a dir poco imbarazzante. Lenta, insicura, traballante, con una condizione atletica da fine campionato anzichè da inizio torneo. Difesa che ha dimostrato comunque di prediligere la linea a 3 rispetto a quello a 4. Almeno con i due esterni di centrocampo che rientrano i difensori diventano 5, il che oggi come oggi male non fa.
A centrocampo Zuculini e Buchel hanno le medesime caratteristiche: lenti, macchinosi, prevedibili. Bessa è buono solo dietro alle punte. Rómulo con tutti i suoi limiti non può restare in panchina.
Infine Pazzini, che si sa non è Toni. Il Pazzo ha bisogno di un altro attaccante che gli liberi pressione e spazi. Kean è quanto passa il convento ma è un obbligo provarci. Magari l’accoppiata “nonno-nipote” (calcisticamente parlando ovvio) potrebbe essere meglio del nulla visto sinora.
Su Verde che dire… a me sembra ancora “verde”, ovvero acerbo per la A.
Se ritiene caro Mister Pecchia di avere una rosa inadeguata, abbia il coraggio di farsi da parte e ne guadagnerà il suo curriculum (nessuno le imputerà infatti una eventuale retrocessione). Se invece alla salvezza ci crede davvero cominci a dimostrarlo.
È il momento delle scelte. Le faccia! Solo così la “manita” contro la Viola avrà avuto un senso.