15
ott 2018
AUTORE micheloni
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1.177

GIOVANNI MARTINELLI… QUANDO IL RICORDO NON BASTA.

Sono passati 5 anni dal giorno della scomparsa, prematura, dolorosa, quanto profondamente ingiusta del compianto Presidente dell’Hellas Verona, Giovanni Martinelli. Eppure sembra una vita.

L’eredità che ci ha lasciato è a mio avviso quanto di peggio potesse essere, ma credo che nemmeno lui immaginasse il danno enorme e incalcolabile che il suo successore avrebbe perpetrato nei confronti del nostro e suo (di Martinelli intendo) Hellas Verona.

Non mi riferisco tanto ai risultati, ottimi all’inizio quanto disastrosi nelle ultime stagioni, ma allo scollamento, alla sfiducia, alla disaffezione che questa proprietà ha creato nella tifoseria e che come una cellula malata distrugge giorno dopo giorno, la fede di migliaia di persone, che mai avrebbero pensato prima d’ora di arrivare a dire: “sino a che resta Setti, del Verona non voglio più saperne”.

La conseguenza più evidente è nel numero di abbonati di molto inferiore allo scorso anno, quella invisibile è invece rappresentata dal clima surreale che si respira al Bentegodi, dagli occhi senza luce dei tifosi gialloblù, dalla rassegnazione e dalla “vergogna” che i nostri figli provano di fronte a “questo” Verona. Gli stessi che non più tardi di 8-9 anni fa, (non venti o trenta), tifavano orgogliosamente Hellas, pur con la squadra nei bassifondi della Lega Pro.

Ci manchi caro Giovanni, ci mancano i tuoi modi genuini, i tuoi sogni nel cassetto come il nuovo stadio, ci manchi nel tuo tentativo mal riuscito di nascondere a chi ti voleva bene la grande   sofferenza che provavi e che ti segnava corpo e anima. Ci manca la tua voce, sia quella pacata e dalla veronesità genuina, che quella roca e affaticata del  dopo operazione, comunque piena di amore per il tuo Verona e i tuoi tifosi.

Siamo migliaia Giovanni… decine di migliaia di tifosi del tuo Verona… e ti vogliamo bene, ma un bene grande grande.

E io te ne voglio a tal punto da rifiutare la retorica idea che “nessuno muore finchè resta nei pensieri chi di vive”… perché anche chi vive prima o poi se ne andrà… e con lui il ricordo di chi lo ha preceduto.

No caro Giovanni, tu non devi essere dimenticato.

Per questo chiedo a tutti i tifosi, ai capi ultrà, a chiunque ami i colori gialloblù  di pensare a come legare in eterno il nome di Giovanni Martinelli alla gloriosa storia dell’Hellas Verona.

Una statua, un settore del Bentegodi, una bandiera con il suo volto… decidete voi, ma fatelo vi prego.

Glielo dobbiamo!

Perché lui ci ha salvati dal fallimento, ci ha ascoltati rifiutando una fusione già programmata, ha amato il Verona sino all’ultimo respiro della sua breve vita.

Grazie per sempre Giovanni… uno di noi.

 

09
ott 2018
AUTORE micheloni
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IL CALCIO È UN GIOCO SEMPLICE

Prendo volentieri spunto dallo stimolante post di Luca Fioravanti per dire la mia sull’argomento formazione e rotazione della rosa.

In linea generale concordo appieno con il fatto che una squadra deve avere una sua identità e questa viene a mancare se i leader oggi ci sono e domani chissà.

Già parlare di leader al Verona è dura, in quanto è dai tempi di Toni e Moras che non abbiamo veri uomini capaci in campo di essere il nerbo, la foga, la non arrendevolezza della squadra.

Nemmeno Pazzini che per carriera e risultati potrebbe essere leader a mio avviso non lo è.

Vuoi perché condottieri si nasce, non si diventa, vuoi perché per essere tali vale una regola: non essere mai sfiduciati davanti a tutti. E sappiamo in tal senso quanto Fusco-Pecchia prima e D’Amico-Grosso ora, non abbiano perso occasione per declassare la leadership del Pazzo sino alle più bieche umiliazioni (preferirgli un Primavera è l’ultima della serie).

Detto questo, ogni squadra non può prescindere da un’ossatura che, infortuni a parte, deve essere in campo, sempre.

Prendiamo Caracciolo; “mi ha dato la sua disponibilità a giocare ma l’ho voluto risparmiare” dichiara Grosso nel post partita col Lecce.

Ma cristo santo, grazie alla sosta ci sono due settimane per gestire i giocatori e far riposare i più stanchi e lui lascia fuori il centrale più affidabile che abbiamo e per giunta contro una squadra che segna a valanga? Non serve un corso allenatori di coverciano per arrivarci… è semplice buon senso.

Ecco è questo che rende inconcepibile e inaccettabile la scelta di Grosso di schierare Empereur al fianco di Marrone.

E a proposito di Marrone mi trovo in disaccordo con Fioravanti.

Per giocare da centrale non bastano i piedi buoni. Serve cattiveria, mestiere, trucchi acquisiti in anni e anni di ruolo, senso della posizione, diagonali, gestione del reparto sulle palle inattive. Non ci si inventa difensori superati i trent’anni perché è troppo dura reggere i ritmi partita da centrocampista. Troppo comodo caro Marrone.

Abbiamo acquistato un vero centrale di ruolo, Dawidowiz… che d’accordo ha giocato altrove anche davanti alla difesa ma probabilmente in squadre meno votate all’attacco e di conseguenza meno esposte ai contropiede avversari sui quali il polacco si è dimostrato di una lentezza disarmante.

Grosso, chieda lumi al grande Osvaldo Bagnoli, che sosteneva: ”el tersin e ga de far el tersin e l’ala, l’ala”.

Sono cambiati i tempi direte. Nossignori.

Un terzino può spingere bene come un esterno alto ma non avrà mai nè il dribbling nè il senso del gol che una punta, per quanto esterna, deve avere.

Tanto quanto un esterno alto può anche arretrare a esterno basso,ma non fermerà mai l’avversario come lo sa fermare un marcatore di ruolo.  (esistono certo delle eccezioni, ma in quanto tali, non sono appunto la regola)

Il calcio di oggi prevede la duttilità dei calciatori a svolgere ruoli e compiti diversi.

Ciò non toglie che ogni giocatore esprime il massimo delle sue potenzialità solo se messo nelle condizioni di farlo, ovvero rispettandone le caratteristiche. Chiedere adattamenti vari e forzature, non solo toglie alla squadra le reali potenzialità di quel giocatore ma ne mina l’autostima, il che spesso equivale a perderlo per strada (e a Verona di casi del degenere negli ultimi anni ne abbiamo visti eccome).

Mister Grosso, il calcio è un gioco semplice, sosteneva il grande Gianni Brera… è tanto chiederle di non renderlo complicato?

 

06
ott 2018
AUTORE micheloni
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ECCHECCAZZO…

ECHECCAZO… MISTER GROSSO

 

Da difensore Campione del Mondo, mi dica, dove cazzo lo vede Marrone difensore centrale?

Eccheccazzo… Caracciolo, Empereur, Dawidowicz… e lei punta su Marrone? Ma anche Gigi Fresco della Virtus Borgo Venezia non lo metterebbe mai e poi mai in quel ruolo.

E mi dica… nei moltissimi contropiede che subiamo ad ogni partita non la vede la cazzo di velocità da bradipo nei rientri di Dawidowicz? Non serve un genio per capire che se soffri i contropiede hai bisogno di velocità in mezzo. Eccheccazzo… anche Porta della Primavera lo capirebbe (dopo essere retrocesso ma lo capirebbe).

E con Colombatto dai piedi buoni lei mette il polacco in cabina di regia? Eccheccazzo, ma anche Perotti capisce che è una emerita stronzata.

Ma non è finita… Cissè che subentra a  Matos infortunato come cazzo le è venuto in mente?

Non lo vede che non ha il passo? Non dribbla, non tira, non fa l’attaccante, non cambia la partita. Un cambio inutile che fa male al ragazzo e conferma la sua testardaggine. Eccheccazzo,  ma nemmeno Veneranda sarebbe stato così cocciuto.

Echeccazzo… lo capisce poi anche un allenatore dei pulcini che uscito Matos andava alzato esterno alto Laribi e inserito Zaccagni. Tutti lo avrebbero  capito… anche Pecchia,  lo avrebbe capito (dopo anni e continui corsi di recupero con l’insegnante di sostegno, ma lo avrebbe capito).

E se si riguarda le partite non vede che il più in forma e il solo dei centrocampisti che salta l’uomo è Zaccagni? Il quale ha talmente fatto bene col Carpi, da essere da lei premiato con ben due panchine. Questa si che è vera meritocrazia… eccheccazzo. Lo capirebbe anche Salvioni.

Laribi a centrocampo lo aveva schierato nella penosa partita col Padova e lei che fa? Lo ripropone a centrocampo. Misteeeeer … eccheccazzo, ma anche Cagni avrebbe capito che Laribi non è un incontrista, nè un macina chilometri… ma che dico Cagni… ma anche Giannini avrebbe capito che il suo ruolo è libero di svariate dietro le punte.

E che dire di Pazzini… anche Colomba capirebbe che deve giocare sempre.

E se oltre a Pazzini avesse anche Di Carmine, non solo Colomba ma addirittura Remondina li farebbe giocare insieme..

 

Anche a lei quindi Mister Grosso andrebbe una bella porzione del piattino di merda che vivendo in Salento dovrò mangiare questa settimana per la sconfitta casalinga con il Lecce, che lei chiaramente addebiterà all’arbitro della partita  (un Massa in erba e ho detto tutto) o alla sfortuna.

Ah, con l’occasione gliene mando una fetta in più per l’emerito presidente Setti, che solo avesse una minima competenza calcistica dovrebbe cazziarla minimo come Lotito ha trattato Inzaghi alla Lazio settimane fa.

 

P.S.

Dite che è un post troppo scurrile? Come? Ho scritto troppe volte “cazzo”? Avete ragione cazzo. Ma io non sono un giornalista e da tifoso parlo come cazzo mi pare… eccheccazzo!

 

02
ott 2018
AUTORE micheloni
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SATIRIKHELLASALERNITANA

Salernitana-H. Verona: Dopo mezz’ora di riscaldamento Pazzini ha chiesto il cambio.

Tuptà, ringrazia il preparatore atletico per i guai muscolari a rotazione di tutti gli attaccanti, in ordine cronologico di infortunio, Cissè, Di Carmine e Pazzini.

Previsione del  Divino Otelma sulle parole che Mister Grosso pronuncerà nella prossima conferenza stampa pre-incontro: “Con il Lecce sarà una partita difficile”.

Silvestri sul gol di Jallow: “l’avevo detto a Caracciolo di non giocare più a “mia, tua,”.

Silvestri 2: “certo che le farfalle di Salerno sono bellissime”.

La delusione di Lee: “non è che per me era meglio non vincere i Giochi Asiatici e fare la naja in Corea? Tornato da Campione d’Asia nell’Hellas non conto più un 형사 “.

Marrone-Dawidowicz: alla base dei nuovi ruoli c’è il famoso detto: “l’erba del vicino è sempre più verde”.

Ragusa tra sè e sè: “indovina indovinello… sto a Salerno perché son bello”.

Tifosi scesi a Salerno: “meno mal che gh’era le mossarele de bufala da portar a casa se no l’era un viajo fato par gnente”.

Pazzini scoperto in panchina con una margherita: “entro… non entro… entro… non entro… ENTROOOO! OPS…(Triplice fischio finale)

Verona sconfitto in trasferta:  “ non è che Setti è andato a Salerno?“.

 

 

 

 

 

 

 

30
set 2018
AUTORE micheloni
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1.304

UN ORRIBILE DEJA VÙ

Scrivi…. cancella… riscrivi…. ricancella…

E così per innumerevoli volte.

Non che ci fosse da dire chissà che sulla prima sconfitta in campionato dell’Hellas, o almeno nulla che non sia stato ampiamente e prontamente rimarcato dai miei illustri colleghi nei loro post.

Il fatto è che mentre scrivevo, vivevo una sorta di “deja vu”, mi rendevo conto cioè di ribadire concetti espressi mille volte in passato.

Scelte di formazione improbabili, giocatori fuori ruolo, esclusioni eccellenti, sostituzioni tardive..

Mi ricordava qualcosa… anzi qualcuno… Nooo, mi sono detto, è la maledizione di Pecchia che mi perseguita…

Peccato che in panchina stavolta ci fosse un nuovo allenatore, Fabio Grosso, che per altro ad oggi ha a mio avviso fatto anche bene.

Spiace dirlo, ma la sconfitta di Salerno è per me principalmente opera sua.

E spiego i perché:

Se presenti un 11 iniziale spuntato significa che giochi per il punto e questo non è da squadra vincente (e infatti ha perso)

Se Ragusa non è pronto lo si lascia a casa ad allenarsi anche il Sabato… se lo convochi può valere la forma di un Cissè, (che solo tre giorni fa corricchiava in campo non dimentichiamolo).

Se Pazzini non è pronto… non è pronto, punto! Non lo metti in campo a 4+recupero dalla fine a risultato compromesso.

Vista la difficoltà dall’inizio del secondo tempo, non aumentare il peso offensivo che poteva far arretrare il baricentro avversario, ha comportato un ulteriore aumento di fiducia nella squadra di casa.

Se come terzo cambio era pronto ad entrare Lee, e beccato il gol egli ripiega su Pazzini, vuol dire che nella sua testa, sia lui che Ragusa non erano previsti in campo all’Arechi. E questo è a dir poco sconcertante.

Se due nitide occasioni per il Verona lo spingono a posticipare il cambio, vuol dire che non ritiene il Pazzo nè un “risolutore”, nè un cecchino d’area (si riguardi allora la sua carriera e capirà).

Se lasci in campo Tuptà dopo che a 3 metri dalla porta cincischia col pallone tra un “tiro… no la passo…” ,  vanificando tutto con una mesta uscita della palla sul fondo..  significa non aver capito che il ragazzino è in tilt (psicologicamente parlando).

Se il finale di partita con Pazzini, Laribi e Zaccagni ha di fatto espresso  l’enorme differenza tra il Verona e la Salernitana, che partita sarebbe stata con in campo dal primo minuto una formazione più competitiva?

Ecco… se dopo tutto questo, il mister non prende atto che la sconfitta di Salerno è per gran parte colpa sua ( in collaborazione col papocchio difensivo Sivestri, Caracciolo, Crescenzi)… il problema si fa davvero serio, perché a Verona di guru sapientoni per i quali è sempre colpa degli altri, ne abbiamo piene le scatole.

Può succedere, ci mancherebbe, che un allenatore sbagli partita… ma proprio per questo mi aspetto che Grosso per primo lo riconosca e lo avesse fatto non avrei avuto bisogno di scrivere questo post.

Del giovane calciatore che solo 12 anni fa impavidamente tirava il calcio di rigore decisivo nella finale che ha consacrato l’Italia Campione del Mondo, ho ammirato soprattutto il coraggio e l’incoscienza… le ritrovi presto Mister Grosso, insieme magari ad un pizzico di buon senso e di umiltà.

Ne abbiamo bisogno… a partire da Venerdì.

26
set 2018
AUTORE micheloni
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2.252

ZITTI TUTTI (mi par primo)

Il bello del calcio è che prima o poi trova il modo di zittire i milioni di tecnici (e io sono fra questi) che sugli spalti, sul divano o nei bar sport, sparano sentenze, il più delle volte senza un vero perché, spesso perché “i cata gusto a de dirghe su a qualcun”.

La vittoria sullo Spezia ha confermato che questo Verona ha qualità, che alcuni suoi giocatori in B fanno la differenza e che il lavoro di Grosso inizia a vedersi.

Freniamo gli entusiasmi, di lavoro da fare per migliorare la squadra per il tecnico ce n’è eccome, ma sarebbe alquanto ingeneroso non riconoscergli che quella contro il Padova era solo una brutta copia del Verona delle ultime due partite.

Zitti quindi i detrattori di Matos… “morto che cammina” “giocatore a fine carriera”, “finito”… che invece macina chilometri avanti e indietro sulla fascia, dribbla, fa assist e finalmente la mette anche dentro.

Zitti anche i tanti che hanno considerato sopravvalutato Laribi… o “affari a costo zero” prima ancora che considerarli come giocatori, gli ex Bari, Henderson e Balkovec… e i molti che snobbavano Colombatto reo di essere arrivato a Verona in prestito secco.

In silenzio anche gli anti-Tony D’Amico che alla faccia di chi lo considerava solo ed esclusivamente un valletto di Fusco ha messo a disposizione di Grosso un’organico di rispetto e per l’appunto di qualità.

E zitti ancora anche coloro che altro refrain non conoscono che non sia “con tutti i soldi tra paracadute e cessioni Setti non ha speso quasi nulla”.

Ci mancherebbe… è quello che tutti pensiamo… ma per una volta, pensiamolo e basta.

 

Zitti…

Mi voglio godere ancora per qualche giorno il primato in classifica… posso?

La consapevolezza che potremmo davvero divertirci, considerando che siamo in testa senza uno dei migliori bomber della scorsa stagione, che Pazzini non è ancora al meglio, che non abbiamo ancora visto il giocatore che io ritengo il miglior acquisto, ovvero Ragusa.

Non abbiamo vinto nulla e il ricordo di ciò che avvenne due anni fa dopo un avvio esaltante impone di mantenere alta l’attenzione affinché non si abbia a ripetere.

Si, perché il calcio, smentisce e zittisce… tutti, incondizionatamente.

 

Ssshhhhhhh!

 

 

 

23
set 2018
AUTORE micheloni
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SATIRIKROTON-HELLAS

Setti: “sono alla settimana della moda, non andrò a Crotone a vedere il Verona. Il Mantova? Gioca Domenica, potrei esserci”

Ecco bravo presidente… visto che senza di lei abbiamo vinto (e convinto), e il suo sigaro è più sinonimo di disfatte e umiliazioni… è vivamente pregato dall’intera tifoseria gialloblù, di evitare tutte le prossime trasferte dell’Hellas e godersi il “suo” Mantova e le di cui autoctone “sdinzale con le targhe”.

 

Grosso: “Con lo Spezia sarà una partita non semplice”: Azz, cambi disco Mister… lo ha già detto prima di Padova, Cosenza, Carpi e Crotone.

In B non esistono partite semplici ma solo partite da vincere.

Capisco la sua modestia e la sua prudenza, ma su… ci provi… inizi a dirla sta benedetta parola che in società sembra un tabù: “VINCERE”!

 

Porta (allenatore Primavera): “vogliamo vincere il campionato”.

E che diamine: eccolo un allenatore che vuole vincere! Ma per piacere!

Dopo la retrocessione ad opera sua in Primavera B della stagione scorsa, che voleva, per dirla alla Setti: “puntare al consolidamento della categoria?”.

 

Iniziativa dei tifosi scesi a Crotone: “caro presidente… sa diselo de premiar anca ci fa le trasferte  de l’Hellas in cul all’Italia?

Proposta: al raggiungimento dei 10mila km percorsi in trasferte documentabili col biglieto nominativo, in regalo na majeta e un capelin”… ghe le falo o sbalemo i bilanci societari?

 

Cissè: “sto recuperando dall’infortunio e la forma non è al top”. (poi girato ad un compagno confida “in realtà correndo sentivo salire i ruttini al sapore di aglio del panin con la soppressa e trippe che mi ero portato per lo spuntino”.

 

Grosso (post partita Crotone): “abbiamo ampi margini di miglioramento”… (alias “stiamo crescendo”)… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!

 

Rasulo (pagelle): Marrone: “qualche buona lettura nelle coperture e la disponibilità ad accettare un ruolo che non ne mette in risalto le proprie qualità”.Caro Stefanone, forse è il contrario: è lui che incapace di reggere i ritmi di corsa da centrocampista ha chiesto (e ottenuto proprio da Grosso a Bari) di arretrare in difesa. “Coro de manco e me slongo la cariera”

 

Pazzini-Di Carmine: “tra i due litiganti (sportivamente parlando), il terzo, anzi il quarto (Tuptà), gode.

 

Hellas Verona in testa alla classifica di B: Ebbene sì, non amiamo le mezze misure: “o primi… o ultimi”.

 

 

 

 

19
set 2018
AUTORE micheloni
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SATIRICHELLAS

DAZN intervista a fine gara il protagonista assoluto del match col Carpi, Giampaolo Pazzini, reclamato dopo la tripletta da tutte le testate sportive. E l’Ufficio Stampa dell’Hellas Verona chi manda in conferenza stampa? Laribi e Crescenzi. Tesserino di giornalisti preso al CEPU?

D’Amico euforico per i tre gol del Pazzo. “Venghino, venghino signori. Attaccante stagionato ma ancora buono a prezzo scontato. Venghino su.. prima rata a gennaio 2019”.

Presentazione a Palazzo Barbieri Hellas Verona Women: Setti dichiara “ obiettivo rimanere in A”.  Mancando del ferro nei dintorni, le calciatrici toccano le palle al Sindaco in segno di scaramanzia.

Serie B a 19. No a 22. No ancora a 19. Ma forse a 22…. o perché no a 20? Frattini dopo i danni da Ministro della Repubblica, punta a far fallire anche il calcio, conquistandosi così il titolo di “portadisgrazie” d’Italia.

Grosso: “se dopo la tripletta Pazzini giocherà domenica a Crotone? Vedremo ho tanti giocatori a disposizione”. Uomo di poche parole, il Mister quando gli si chiede semplicemente un si o un no, improvvisamente diventa loquace… e le parole le trova eccome… e la cosa più straordinaria, per non dire una mazza: “MIRACOLOOOOOO”

Whatsapp tra tifosi andati per nulla a Cosenza: “ scolteme Mario,  ma Seti l’ha dito che el trovarà el modo par ri-pagarne i schei che emo speso… secondo ti sa vol dir?” Risposta: “che el ne farà ri-pagar el biglietto do volte”.

“Gioca calciatore squalificato. Hellas Primavera perde a tavolino”. Chi di tavolino ferisce, di tavolino perisce.

“A Crotone per vincere”. (sono partiti alla volta della Calabria un gruppo di sabotatori carichi di sale che spareranno con le fionde sul campo dell’Ezio Scida. Per domenica dovrebbe essere tutto secco come un campo di patate). Dai che ghe la femo anca staolta.

“Pazzini: una partita, tre gol e capocannoniere del campionato”. Chiamato dal Preside ha preso una nota che dovranno firmare i genitori che recita: “Una tripletta è cosa incresciosa per un peso-societario. L’augurio è che quanto accaduto non si abbia più a ripetere”. Come punizione appena guarito Di Carmine, andrà per cinque partite dietro la panchina e scriverà 100 volte alla lavagna dello spogliatoio “niente più vendetta con una tripletta”.

“Chievo condannato per plusvalenze fittizie. Ma non c’è prova siano servite all’iscrizione al campionato di Serie A”. Ah beh, allora… domani gonfiate le fatture di acquisto e se la Finanza vi contesta qualcosa,  che provino che lo avete fatto per pagare meno tasse”. Dite loro: “A mi me piase far el sboron che spendo un fraco de schei par roba che adesso no le val un’ostia ma un doman le podarea valer milioni”. La loro parola contro la vostra e ve la caverete con – 3 nella classifica delle aziende virtuose.

 

(Le suddette frasi sono frutto di una meticolosa ricerca nei peggiori  bar della città tra i  peggiori tifosi dell’Hellas Verona).

16
set 2018
AUTORE micheloni
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1.721

“CRAZY HELLAS”… e il piattino indigesto.

E diciamolo…  contro il Carpi si è iniziato ad intravedere una parvenza di squadra che pensa e gioca da leader.

La strada è ancora lunga sia chiaro e le cose da migliorare ancora tante, ma dopo la tristezza del derby col Padova, i gialloblù hanno dimostrato maggior coesione e grazie ad alcuni aggiustamenti soprattutto a centrocampo anche una solidità da tempo perduta.

Le accelerazioni di Zaccagni, capace anche di saltare l’uomo,  sono la vera novità in un centrocampo che ha in Colombatto il classico regista basso che da i tempi giusti e geometria alla manovra e in Henderson il motorino che assicura quantità più che qualità.

Il 4-1 lascerebbe presupporre un Verona perfetto. Magari. .

Personalmente continuo a non ritenere Marrone un centrale difensivo, nè Dawidowicz un centrale di centrocampo.

Mi chiedo. Ma smetterla con ste pippe mentali da innovativi del calcio e invertirli riconsegnandoli ai loro ruoli originali no?

Colombatto sta facendo cose buone ma necessita di maggior prontezza nell’aggredire i portatori di palla avversari fuori area, sia per chiudere su eventuali tiri da fuori, che per evitare giocate troppo facili a favore degli attaccanti.

Anche il centrocampo è in crescita, per quanto trovi lo sterile tiki-taka molto pericoloso se pressati. Una maggiore  velocità di manovra dovrebbe in tal senso garantire più sostanza e verticalità,  a favore di  meno triangolazioni scontate e passaggi indietro ai difensori.

Il fattore determinante della giornata si è tuttavia consumato nel pre-partita con il risentimento muscolare che ha costretto al forfait Di Carmine e aperto la strada alla prima da titolare del Pazzo, che giusto per ricordare chi è,  si è alla fine portato a casa il pallone della tripletta che ha asfaltato i modesti emiliani.

Unica nota a mio avviso stonata in una giornata tutto sommato felice, la risposta di Grosso sulla prestazione di Pazzini e l’eventuale riconferma a Crotone.

Frasi fatte. Dico non dico. Evanescente e diplomatico quanto irritante.

Un vero peccato, perché la crescita della squadra è senz’altro frutto del suo buon lavoro.

Dopo una tripletta qualsiasi allenatore esalterebbe la prova del suo attaccante.

A Verona va di moda invece sminuire, dare tutto per scontato, seguire la linea che vieta di esaltare calciatori “poco graditi”.

Eh si… serve coraggio Mister Grosso per ammettere in conferenza stampa che il “nonnetto” Pazzini, è attaccante di un altro pianeta, un vero e proprio lusso per la B a cui nessun allenatore rinuncerebbe se mai lo avesse in rosa.

Molto meglio essere politicamente corretto giusto? anche se il piattino di cacca gentilmente offerto dal panchinaro Pazzo, presidente e allenatore  stasera se lo son dovuti mangiare eccome.

Bon appètit.

13
set 2018
AUTORE micheloni
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2.028

MODELLO SPAL… impossibile perché….

C’è chi si riempie la bocca di promesse vuote e chi in silenzio realizza progetti e consolida una realtà calcistica.

Modello Borussia, consolidamento del brand, espansione internazionale, centro sportivo e magari (ma questo a dire il vero mai promesso) un nuovo stadio: l’Hellas Arena.

Lo sognava il compianto Giovanni Martinelli che pochi mesi prima di morire presentò ai tifosi  un progetto che si ispirava all’innovativo impianto dello Shalke.04.

Non ne aveva certo i mezzi il grande Giovanni, ma in lui albergava il sogno… tanto bastava per sentirlo vicino e sognare con lui.

Nessuna di queste promesse è stata anche minimamente mantenuta da Maurizio Setti… nessuna.

Cosa che ha portato al ridimensionamento negli anni dal modello Borussia a quello Crotone

Tra un richiamo ai bilanci a posto e un piagnisteo, Setti ha provato a convincerci che per una provinciale il solo ed unico destino fosse un continuo rimpallo tra A e B, vivendo nel limbo della mediocrità, anche a costo di collezionare figure di merda colossali come le ultime due stagioni nella massima serie.

Ebbene… a sbugiardare Setti è una squadra, la Spal, che dopo decenni di C e qualche rarissima  apparizione in cadetteria, ha conquistato da prima in classifica la promozione in A, raggiungendo poi una più che meritata salvezza, rinforzando l’organico (anche grazie a tre ex gialloblù) e, dulcis in fundo, presentando in questi giorni il new look dello storico stadio Paolo Mazza.

16 mila posti a sedere, interamente coperto; certo niente a che vedere con lo Juventus Stadium, ma certamente superiore alla stragrande maggioranza degli stadi italiani.

Si caro Setti. La Spal è la dimostrazione che con la giusta ricetta si può consolidare un brand, rimanere in Serie A, divertire i tifosi e pensi, anche avere un moderno stadio di proprietà.

La storia recente della Spal dimostra che realizzare tutte le promesse disattese da Setti non solo è possibile, ma soprattutto basta poco.

Gente capace e appassionata, serietà nel lavoro e la volontà di tenere per sè quanto basta a giustificare i rischi e le responsabilità gestionali, destinando tutto il resto (ovvero la fetta più grossa della torta) al potenziamento della squadra e ai progetti di consolidamento e crescita.

 

Eh già…  è proprio quest’ultima parte che impedisce a Setti di ispirarsi al modello Spal… un dettaglio che racchiude lo spessore e la grande differenza tra uno dei presidenti più amati e quello più odiato del calcio italiano.