10
nov 2017
AUTORE micheloni
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BASTA UNA VOCE PER FAR BATTERE IL CUORE

Ammettiamolo, alla sola notizia (per altro non confermata) che qualcuno è interessato all’acquisto del Verona, il cuore sobbalza.
Tanta è infatti la sfiducia dei tifosi in questa proprietà da essere disposti a correre il rischio di passare dalla padella alla brace, pur di chiudere l’era Setti… il che è tutto dire.
Quando penso ai fiorentini scontenti dei Della Valle o ai laziali in perenne contestazione al Presidente Lotito, convengo che le avessimo noi due proprietà del genere faremmo una balla lunga sei mesi. (per la serie “ci ga pan no ga denti e ci ga denti no ga pan”)
L’amore tra la tifoseria dell’Hellas e Setti va detto non è mai sbocciato, nemmeno dopo due promozioni e un 10 posto in classifica, la qual cosa non stupisce dal momento che il primo a non essersi mai innamorato del Verona è proprio il Presidente/Padrone di Carpi.
Troppe ombre e questioni irrisolte in questi anni… troppo disamore, epurazioni ingiustificate, poca chiarezza e troppa evanescenza ogni qualvolta sono state poste domande importanti riguardanti la Società.
“I conti a posto prima di tutto e sopra a tutto”. questo da sempre il diktat settiano… e ci sta bene ci mancherebbe.
Ciò che si contesta è l’essere i soli a ritenere incompatibili tra loro, il tenere il bilancio a posto e rafforzare la squadra.
Se altri lo fanno (e da anni) perché il Verona è l’unico che in nome dei conti spende poco (e spesso male)?
“Le uscite superano le entrate” viene ripetuto in Via Belgio… a questo ci permetterà il Sig. Setti, non ci crediamo proprio.
Sicuro che quanto incassato in questi anni abbia permesso solo fine prestiti, calciatori reduci da infortuni seri e altri da tempo in crisi e ancora alla ricerca di se stessi?
Come può pensare che a fronte di esempi di sobrietà e capacitá societaria davanti agli occhi (e persino nella stessa Verona, sponda Chievo) si possa credere alla favola che i soldi non bastano?
Ecco quindi spiegato perché anche una sola ”voce”, un’ipotesi benchè remota che entri una nuova proprietà ci smuove il cuore.
È la speranza Signori!
Frutto di una diffusa disistima nei confronti di chi amministra da tempo la “nostra” squadra del cuore.
Perché caro Presidente ogni promessa mancata fa cadere le braccia (e non solo quelle) e ogni retrocessione fa male, tanto male, specialmente a noi tifosi, per i quali non esiste, nè esisterà mai alcun paracadute che ne allevi il dolore.

06
nov 2017
AUTORE micheloni
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ANALISI DI UNA DICHIARAZIONE

Dopo la quarta sconfitta consecutiva e metà girone di andata a dir poco umiliante era prevedibile aspettarsi dichiarazioni di un certo tipo.
Frasi fatte a cui i tifosi non fanno più nemmeno caso tanto risultano scontate e piene di parole vuote.
Ebbene, visto che certe domande ai diretti interessati non mi è possibile porle, appellandomi all’efficienza degli ultimi neuroni che ancora funzionano nel mio cervello ho deciso di sezionare i contenuti di un intervento e analizzarli. Senza premeditazione alcuna verso chi le ha profuse ma solo per ricordare a coloro che detengono le sorti del nostro amato Hellas Verona che i tifosi non sono un ammasso di trogloditi.
Le dichiarazioni nel post partita di Cagliari sono state quelle dell’allenatore Pecchia e del DS Fusco in rappresentanza della Società.
Vista la pochezza delle dichiarazioni del Mister, (era talmente bastonato che ha biscicato ai microfoni una sequela di “non so”, “non capisco”, “a volte non c’è un perché”) che hanno confermato il suo totale smarrimento, (e anche il nostro perché se un allenatore non ci capisce più nulla come possiamo sperare che rimetta la barca in sesto?) non mi è rimasto altro che l’intervento del DS Fusco, che premetto, reputo persona perbene, la cui unica colpa (o errore) è stata semmai arrivare in una Società con pochissime risorse economiche e un Presidente tra i più disamorati nella storia dell’Hellas Verona.
Ecco quindi i punti salienti che ho ritenuto degni di nota:

ABBIAMO FATTO UN PASSO INDIETRO
prendo in prestito il concetto espresso da un vero maestro della parola quale ritengo Francesco Barana: “difficile fare un passo indietro se non ne hai ancora fatto uno in avanti”.

PENSIAMO A RECUPERARE GLI INFORTUNATI
come come? La rinascita del Verona passerebbe quindi dal recupero di Bianchetti, Cherubin, Franco Zuculini e Ferrari? O i meno gravi Buchel, Bessa e Kean?
Ah ok! Ora sono più tranquillo!

CAMBIARE ALLENATORE NON È LA SOLUZIONE
Nel calcio si cambia un allenatore quando la squadra non risponde e i risultati negativi perdurano nel tempo.
Il campionato ci dice che, o è stata allestita una squadra di giocatori scarsi per la A, oppure è inadeguata la guida tecnica (o entrambe le ipotesi).
Ora: per asserire con certezza che una determinata scelta “non è la soluzione“ ad un problema, è necessario in primis conoscere la vera soluzione capace di risolverlo.
Affermare che “non è una soluzione” senza avere idea di quale possa essere “la soluzione” è puro controsenso.
Mi segua: se “non ho” una soluzione come posso dire che un’ipotetica soluzione, “non è la soluzione”? (Oddio me sto incartando)
(Cerco di uscire dall’incartamento dialettico): se Lei ha una soluzione ce la dica e capiremo perché cambiare allenatore “non è la soluzione”… ma se non ce l’ha, non escluda a priori che via Pecchia la squadra non possa svoltare in positivo. Si lasci almeno il dubbio.
A meno che lei non sia più che conscio della pochezza della rosa e della ridotta possibilità di rinforzarla in futuro.
Ragion per cui, nessun allenatore di qualità verrebbe in una squadra attualmente inadeguata alla categoria senza precise garanzie che a gennaio si investirà e tanto, per provare davvero nel girone di ritorno a fare il Crotone dello scorso anno, salvo all’ultima giornata.
Fila il discorso?

FORSE ABBIAMO FATTO GOL TROPPO PRESTO
Non esiste un momento ideale per fare gol. Un gol al primo minuto può valere la vittoria tanto quanto uno realizzato nel recupero. È la bellezza del calcio rispetto ad altri sport.
Il problema è semmai che “ABBIAMO FATTO GOL”.
Il Verona (da anni a dire il vero) inizia a giocare quando il gol lo prende e al contrario smette di giocare quando lo fa. (caso patologico degno di approfondimenti di carattere psico-analitico)
Ma è davvero troppo sognare un allenatore e giocatori che fatto un gol, vedano come unico obiettivo farne quanto prima un’altro?

È GIUSTO PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E METTERCI LA FACCIA.
Mi perdoni DS, ma non mi risulta sia mai stata fatta nè da parte Sua nè del Presidente, alcuna ammissione di responsabilità in ordine a prestazioni e risultati che definire catastrofici è un eufemismo.
In ordine poi al metterci la faccia, mi sembra sforzo sinceramente poco impegnativo (ma comunque apprezzato) il solo presentarsi alla stampa in quel di Cagliari.
Per me, metterci davvero la faccia è presentarsi in conferenza stampa e parlare una volta tanto con “umiltà” anzichè contrattaccare con arroganza… magari, perché no, iniziando con le parole “chiedo scusa”, che, non ci crederà, ma sono sempre molto apprezzate dalla tifoseria gialloblù (forse perché sentite si e no una decina di volte in 114 anni di storia).

COME RIPARTIRE DOPO LA SOSTA? CON RABBIA!
Ma come, dopo prestazioni incoraggianti arriva il secondo scontro salvezza contro una squadra “alla portata” e non si gioca con rabbia?
La rabbia poi, mi si permetta, monta solitamente dopo delle ingiustizie subite e non vedo perché mai dovrebbe montare dopo una misera e triste prestazione come quella di Cagliari, in grado caso mai di alimentare nei giocatori una già diffusa auto-disistima.

SOLTANTO CON IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO CI SALVEREMO.
Il pubblico sino ad oggi è stato encomiabile. I tifosi grandi più che mai. Sostegno sempre. In casa e fuori.
Lodati e ammirati dai più autorevoli commentatori sportivi sia Sky che Premium.
NO! Ci salveremo riconoscendo gli errori e lavorando (e spendendo) per migliorare la qualità della squadra.

LA SQUADRA È MIGLIORABILE.
Beh, in effetti, difficile peggiorarla!

06
nov 2017
AUTORE micheloni
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ANALISI DI UNA DICHIARAZIONE

Dopo la quarta sconfitta consecutiva e metà girone di andata a dir poco umiliante era prevedibile aspettarsi dichiarazioni di un certo tipo.
Frasi fatte a cui i tifosi non fanno più nemmeno caso tanto risultano scontate e piene di parole vuote.
Ebbene, visto che certe domande ai diretti interessati non mi è possibile porle, appellandomi all’efficienza degli ultimi neuroni che ancora funzionano nel mio cervello ho deciso di sezionare i contenuti di un intervento e analizzarli. Senza premeditazione alcuna verso chi le ha profuse ma solo per ricordare a coloro che detengono le sorti del nostro amato Hellas Verona che i tifosi non sono un ammasso di trogloditi.
Le dichiarazioni nel post partita di Cagliari sono state quelle dell’allenatore Pecchia e del DS Fusco in rappresentanza della Società.
Vista la pochezza delle dichiarazioni del Mister, (era talmente bastonato che ha biscicato ai microfoni una sequela di “non so”, “non capisco”, “a volte non c’è un perché”) che hanno confermato il suo totale smarrimento, (e anche il nostro perché se un allenatore non ci capisce più nulla come possiamo sperare che rimetta la barca in sesto?) non mi è rimasto altro che l’intervento del DS Fusco, che premetto, reputo persona perbene, la cui unica colpa (o errore) è stata semmai arrivare in una Società con pochissime risorse economiche e un Presidente tra i più disamorati nella storia dell’Hellas Verona.
Ecco quindi i punti salienti che ho ritenuto degni di nota:

ABBIAMO FATTO UN PASSO INDIETRO
prendo in prestito il concetto espresso da un vero maestro della parola quale ritengo Francesco Barana: “difficile fare un passo indietro se non ne hai ancora fatto uno in avanti”.

PENSIAMO A RECUPERARE GLI INFORTUNATI
come come? La rinascita del Verona passerebbe quindi dal recupero di Bianchetti, Cherubin, Franco Zuculini e Ferrari? O i meno gravi Buchel, Bessa e Kean?
Ah ok! Ora sono più tranquillo!

CAMBIARE ALLENATORE NON È LA SOLUZIONE
Nel calcio si cambia un allenatore quando la squadra non risponde e i risultati negativi perdurano nel tempo.
Il campionato ci dice che, o è stata allestita una squadra di giocatori scarsi per la A, oppure è inadeguata la guida tecnica (o entrambe le ipotesi).
Ora: per asserire con certezza che una determinata scelta “non è la soluzione“ ad un problema, è necessario in primis conoscere la vera soluzione capace di risolverlo.
Affermare che “non è una soluzione” senza avere idea di quale possa essere “la soluzione” è puro controsenso.
Mi segua: se “non ho” una soluzione come posso dire che un’ipotetica soluzione, “non è la soluzione”? (Oddio me sto incartando)
(Cerco di uscire dall’incartamento dialettico): se Lei ha una soluzione ce la dica e capiremo perché cambiare allenatore “non è la soluzione”… ma se non ce l’ha, non escluda a priori che via Pecchia la squadra non possa svoltare in positivo. Si lasci almeno il dubbio.
A meno che lei non sia più che conscio della pochezza della rosa e della ridotta possibilità di rinforzarla in futuro.
Ragion per cui, nessun allenatore di qualità verrebbe in una squadra attualmente inadeguata alla categoria senza precise garanzie che a gennaio si investirà e tanto, per provare davvero nel girone di ritorno a fare il Crotone dello scorso anno, salvo all’ultima giornata.
Fila il discorso?

FORSE ABBIAMO FATTO GOL TROPPO PRESTO
Non esiste un momento ideale per fare gol. Un gol al primo minuto può valere la vittoria tanto quanto uno realizzato nel recupero. È la bellezza del calcio rispetto ad altri sport.
Il problema è semmai che “ABBIAMO FATTO GOL”.
Il Verona (da anni a dire il vero) inizia a giocare quando il gol lo prende e al contrario smette di giocare quando lo fa. (caso patologico degno di approfondimenti di carattere psico-analitico)
Ma è davvero troppo sognare un allenatore e giocatori che fatto un gol, vedano come unico obiettivo farne quanto prima un’altro?

È GIUSTO PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E METTERCI LA FACCIA.
Mi perdoni DS, ma non mi risulta sia mai stata fatta nè da parte Sua nè del Presidente, alcuna ammissione di responsabilità in ordine a prestazioni e risultati che definire catastrofici è un eufemismo.
In ordine poi al metterci la faccia, mi sembra sforzo sinceramente poco impegnativo (ma comunque apprezzato) il solo presentarsi alla stampa in quel di Cagliari.
Per me, metterci davvero la faccia è presentarsi in conferenza stampa e parlare una volta tanto con “umiltà” anzichè contrattaccare con arroganza… magari, perché no, iniziando pcon le parole “chiedo scusa”, che, non ci crederà, ma sono sempre molto apprezzate dalla tifoseria gialloblù (forse perché sentite si e no una decina di volte in 114 anni di storia).

COME RIPARTIRE DOPO LA SOSTA? CON RABBIA!
Ma come, dopo prestazioni incoraggianti arriva il secondo scontro salvezza contro una squadra “alla portata” e non si gioca con rabbia?
La rabbia poi, mi si permetta, monta solitamente dopo delle ingiustizie subite e non vedo perché mai dovrebbe montare dopo una misera e triste prestazione come quella di Cagliari, in grado caso mai di alimentare nei giocatori una già diffusa auto-disistima.

SOLTANTO CON IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO CI SALVEREMO.
Il pubblico sino ad oggi è stato encomiabile. I tifosi grandi più che mai. Sostegno sempre. In casa e fuori.
Lodati e ammirati dai più autorevoli commentatori sportivi sia Sky che Premium.
NO! Ci salveremo riconoscendo gli errori e lavorando (e spendendo) per migliorare la qualità della squadra.

LA SQUADRA È MIGLIORABILE.
Beh, in effetti, difficile peggiorarla!

06
nov 2017
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ANALISI DI UNA DICHIARAZIONE

Dopo la quarta sconfitta consecutiva e metà girone di andata a dir poco umiliante era prevedibile aspettarsi dichiarazioni di un certo tipo.
Frasi fatte a cui i tifosi non fanno più nemmeno caso tanto risultano scontate e piene di parole vuote.
Ebbene, visto che certe domande ai diretti interessati non mi è possibile porle, appellandomi all’efficienza degli ultimi neuroni che ancora funzionano nel mio cervello ho deciso di sezionare i contenuti di un intervento e analizzarli. Senza premeditazione alcuna verso chi le ha profuse ma solo per ricordare a coloro che detengono le sorti del nostro amato Hellas Verona che i tifosi non sono un ammasso di trogloditi.
Le dichiarazioni nel post partita di Cagliari sono state quelle dell’allenatore Pecchia e del DS Fusco in rappresentanza della Società.
Vista la pochezza delle dichiarazioni del Mister, (era talmente bastonato che ha biscicato ai microfoni una sequela di “non so”, “non capisco”, “a volte non c’è un perché”) che hanno confermato il suo totale smarrimento, (e anche il nostro perché se un allenatore non ci capisce più nulla come possiamo sperare che rimetta la barca in sesto?) non mi è rimasto altro che l’intervento del DS Fusco, che premetto, reputo persona perbene, la cui unica colpa (o errore) è stata semmai arrivare in una Società con pochissime risorse economiche e un Presidente tra i più disamorati nella storia dell’Hellas Verona.
Ecco quindi i punti salienti che ho ritenuto degni di nota:

ABBIAMO FATTO UN PASSO INDIETRO
prendo in prestito il concetto espresso da un vero maestro della parola quale ritengo Francesco Barana: “difficile fare un passo indietro se non ne hai ancora fatto uno in avanti”.

PENSIAMO A RECUPERARE GLI INFORTUNATI
come come? La rinascita del Verona passerebbe quindi dal recupero di Bianchetti, Cherubin, Franco Zuculini e Ferrari? O i meno gravi Buchel, Bessa e Kean?
Ah ok! Ora sono più tranquillo!

CAMBIARE ALLENATORE NON È LA SOLUZIONE
Nel calcio si cambia un allenatore quando la squadra non risponde e i risultati negativi perdurano nel tempo.
Il campionato ci dice che, o è stata allestita una squadra di giocatori scarsi per la A, oppure è inadeguata la guida tecnica (o entrambe le ipotesi).
Ora: per asserire con certezza che una determinata scelta “non è la soluzione“ ad un problema, è necessario in primis conoscere la vera soluzione capace di risolverlo.
Affermare che “non è una soluzione” senza avere idea di quale possa essere “la soluzione” è puro controsenso.
Mi segua: se “non ho” una soluzione come posso dire che un’ipotetica soluzione, “non è la soluzione”? (Oddio me sto incartando)
(Cerco di uscire dall’incartamento dialettico): se Lei ha una soluzione ce la dica e capiremo perché cambiare allenatore “non è la soluzione”… ma se non ce l’ha, non escluda a priori che via Pecchia la squadra non possa svoltare in positivo. Si lasci almeno il dubbio.
A meno che lei non sia più che conscio della pochezza della rosa e della ridotta possibilità di rinforzarla in futuro.
Ragion per cui, nessun allenatore di qualità verrebbe in una squadra attualmente inadeguata alla categoria senza precise garanzie che a gennaio si investirà e tanto, per provare davvero nel girone di ritorno a fare il Crotone dello scorso anno, salvo all’ultima giornata.
Fila il discorso?

FORSE ABBIAMO FATTO GOL TROPPO PRESTO
Non esiste un momento ideale per fare gol. Un gol al primo minuto può valere la vittoria tanto quanto uno realizzato nel recupero. È la bellezza del calcio rispetto ad altri sport.
Il problema è semmai che “ABBIAMO FATTO GOL”.
Il Verona (da anni a dire il vero) inizia a giocare quando il gol lo prende e al contrario smette di giocare quando lo fa. (caso patologico degno di approfondimenti di carattere psico-analitico)
Ma è davvero troppo sognare un allenatore e giocatori che fatto un gol, vedano come unico obiettivo farne quanto prima un’altro?

È GIUSTO PRENDERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E METTERCI LA FACCIA.
Mi perdoni DS, ma non mi risulta sia mai stata fatta nè da parte Sua nè del Presidente, alcuna ammissione di responsabilità in ordine a prestazioni e risultati che definire catastrofici è un eufemismo.
In ordine poi al metterci la faccia, mi sembra sforzo sinceramente poco impegnativo (ma comunque apprezzato) il solo presentarsi alla stampa in quel di Cagliari.
Per me, metterci davvero la faccia è presentarsi in conferenza stampa e parlare una volta tanto con “umiltà” anzichè contrattaccare con arroganza… magari, perché no, iniziando pcon le parole “chiedo scusa”, che, non ci crederà, ma ssonora sempre molto apprezzate dalla tifoseria gialloblù (forse perché sentite si e no una decina di volte in 114 anni di storia).

COME RIPARTIRE DOPO LA SOSTA? CON RABBIA!
Ma come, dopo prestazioni incoraggianti arriva il secondo scontro salvezza contro una squadra “alla portata” e non si gioca con rabbia?
La rabbia poi, mi si permetta, monta solitamente dopo delle ingiustizie subite e non vedo perché mai dovrebbe montare dopo una misera e triste prestazione come quella di Cagliari, in grado caso mai di alimentare nei giocatori una già diffusa auto-disistima.

SOLTANTO CON IL SOSTEGNO DEL PUBBLICO CI SALVEREMO.
Il pubblico sino ad oggi è stato encomiabile. I tifosi grandi più che mai. Sostegno sempre. In casa e fuori.
Lodati e ammirati dai più autorevoli commentatori sportivi sia Sky che Premium.
NO! Ci salveremo riconoscendo gli errori e lavorando (e spendendo) per migliorare la qualità della squadra.

LA SQUADRA È MIGLIORABILE.
Beh, in effetti, difficile peggiorarla!

05
nov 2017
AUTORE micheloni
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TRISTEZZA HELLAS… (PALLA A SETTI E FUSCO)

Dopo la quarta sconfitta consecutiva la sola parola che sento nella testa e nel cuore è TRISTEZZA.

T R I S T E Z Z A
- per l’imbarazzante pochezza tecnica, fragilità caratteriale e incapacità di costruire gioco di questa squadra.
- per la settimanale costrizione di vedere in campo giocatori totalmente inadeguati alla Serie A che ci costano la partita. (ogni riferimento a Souprayen è assolutamente “voluto” ma ricordiamo anche che è in ottima compagnia).
- per un Caceres insostituibile nell’Uruguay quanto impalpabile nell’Hellas, con la testa probabilmente già alla Lazio a gennaio.
- per i nostri giovani che entrano dalla panchina e invece di mangiare l’erba, vagano per il campo con la grinta di uno scapolo (o ammogliato fate voi).
- è la solitudine di Setti e Fusco sugli spalti della Sardegna Arena (in una zona vuota eppur seduti in file diverse uno alle spalle dell’altro). I soli evidentemente a non vedere sin quì la pochezza della squadra che hanno costruito.
- per Fabio Pecchia, talmente “out” da tornare al “maledetto” 4-3-3 dopo aver offerto le prestazioni più convincenti con il 4-4-2. E pure sfigato. (toglie Pazzini e Souprayen fa la frittata).
- è l’immagine di Pazzini che lascia il campo perché Pecchia ha deciso che il pareggio va difeso, mentre lui vorrebbe “conquistarlo” tenendo palla lontana dalla nostra porta.
- ma soprattutto è la scena del tifoso che piega la bandiera gialloblù, quasi chiedendosi chi glielo ha fatto fare di sbattersi una lunga trasferta in Sardegna per assistere ad una tale miseria.
- è la paura che visto l’andazzo, il tanto agognato cambio di allenatore sia più un’illusione che una concreta possibilità. E quindi anche la sosta, l’ennesima occasione persa per dare una settimana in più al nuovo mister di conoscere meglio la squadra.
- è vedere che il Crotone ha un’idea di gioco e vince in trasferta e il Benevento spaventa la Juve a casa sua. A conferma il primo che se c’è una Società,anche non ricca, con un progetto e un ottimo allenatore i risultati prima o poi arrivano, il secondo che il calcio è sport spesso ingiusto perché per quanto visto sul campo sinora in coda alla classifica dovremmo esserci noi e non loro.
- è l’intervista di Pecchia nel post partita… disarmante
- è Fusco che dichiara “cambio di allenatore non è la soluzione”. Ha ragione. La soluzione sarebbe cambiare tre quarti della rosa che egli ha costruito, ma sa bene che non si può.
TRISTEZZA… quanta tristezza fa questo nostro Hellas Verona.
Presidente Setti e Direttore Sportivo Fusco… a voi la palla…

05
nov 2017
AUTORE micheloni
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TRISTEZZA HELLAS… (PALLA A SETTI E FUSCO)

Dopo la quarta sconfitta consecutiva la sola parola che sento nella testa e nel cuore è TRISTEZZA.

T R I S T E Z Z A
- per l’imbarazzante pochezza tecnica, fragilità caratteriale e incapacità di costruire gioco di questa squadra.
- per la settimanale costrizione di vedere in campo giocatori totalmente inadeguati alla Serie A che ci costano la partita. (ogni riferimento a Souprayen è assolutamente “voluto” ma ricordiamo anche che è in ottima compagnia).
- per un Caceres insostituibile nell’Uruguay quanto impalpabile nell’Hellas, con la testa probabilmente già alla Lazio a gennaio.
- per i nostri giovani che entrano dalla panchina e invece di mangiare l’erba, vagano per il campo con la grinta di uno scapolo (o ammogliato fate voi).
- è la solitudine di Setti e Fusco sugli spalti della Sardegna Arena (in una zona vuota eppur seduti in file diverse uno alle spalle dell’altro). I soli evidentemente a non vedere sin quì la pochezza della squadra che hanno costruito.
- per Fabio Pecchia, talmente “out” da tornare al “maledetto” 4-3-3 dopo aver offerto le prestazioni più convincenti con il 4-4-2. E pure sfigato. (toglie Pazzini e Souprayen fa la frittata).
- è l’immagine di Pazzini che lascia il campo perché Pecchia ha deciso che il pareggio va difeso, mentre lui vorrebbe “conquistarlo” tenendo palla lontana dalla nostra porta.
- ma soprattutto è la scena del tifoso che piega la bandiera gialloblù, quasi chiedendosi chi glielo ha fatto fare di sbattersi una lunga trasferta in Sardegna per assistere ad una tale miseria.
- è la paura che che visto l’andazzo, il tanto agognato cambio di allenatore sia più un’illusione che una concreta possibilità. E quindi anche la sosta, l’ennesima occasione persa per dare una settimana in più al nuovo mister di conoscere meglio la squadra.
- è vedere che il Crotone ha un’idea di gioco e vince in trasferta e il Benevento spaventa la Juve a casa sua. A conferma il primo che se c’è una Società,anche non ricca, con un progetto e un ottimo allenatore i risultati prima o poi arrivano, il secondo che il calcio è sport spesso ingiusto perché per quanto visto sul campo sinora in coda alla classifica dovremmo esserci noi e non loro.
- è l’intervista di Pecchia nel post partita… disarmante
- è Fusco che dichiara “cambio di allenatore non è la soluzione”. Ha ragione. La soluzione sarebbe cambiare tre quarti della rosa che egli ha costruito, ma sa bene che non si può.
TRISTEZZA… quanta tristezza fa questo nostro Hellas Verona.
Presidente Setti e Direttore Sportivo Fusco… a voi la palla…

05
nov 2017
AUTORE micheloni
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Dopo la quarta sconfitta consecutiva la sola parola che sento nella testa e nel cuore è TRISTEZZA.

T R I S T E Z Z A
- per l’imbarazzante pochezza tecnica, fragilità caratteriale e incapacità di costruire gioco di questa squadra.
- per la settimanale costrizione di vedere in campo giocatori totalmente inadeguati alla Serie A che ci costano la partita. (ogni riferimento a Souprayen è assolutamente “voluto” ma ricordiamo anche che è in ottima compagnia).
- per un Caceres insostituibile nell’Uruguay quanto impalpabile nell’Hellas, con la testa probabilmente già alla Lazio a gennaio.
- per i nostri giovani che entrano dalla panchina e invece di mangiare l’erba, vagano per il campo con la grinta di uno scapolo (o ammogliato fate voi).
- è la solitudine di Setti e Fusco sugli spalti della Sardegna Arena (in una zona vuota eppur seduti in file diverse uno alle spalle dell’altro). I soli evidentemente a non vedere sin quì la pochezza della squadra che hanno costruito.
- per Fabio Pecchia, talmente “out” da tornare al “maledetto” 4-3-3 dopo aver offerto le prestazioni più convincenti con il 4-4-2. E pure sfigato. (toglie Pazzini e Souprayen fa la frittata).
- è l’immagine di Pazzini che lascia il campo perché Pecchia ha deciso che il pareggio va difeso, mentre lui vorrebbe “conquistarlo” tenendo palla lontana dalla nostra porta.
- ma soprattutto è la scena del tifoso che piega la bandiera gialloblù, quasi chiedendosi chi glielo ha fatto fare di sbattersi una lunga trasferta in Sardegna per assistere ad una tale miseria.
- è la paura che che visto l’andazzo, il tanto agognato cambio di allenatore sia più un’illusione che una concreta possibilità. E quindi anche la sosta, l’ennesima occasione persa per dare una settimana in più al nuovo mister di conoscere meglio la squadra.
- è vedere che il Crotone ha un’idea di gioco e vince in trasferta e il Benevento spaventa la Juve a casa sua. A conferma il primo che se c’è una Società,anche non ricca, con un progetto e un ottimo allenatore i risultati prima o poi arrivano, il secondo che il calcio è sport spesso ingiusto perché per quanto visto sul campo sinora in coda alla classifica dovremmo esserci noi e non loro.
- è l’intervista post partita di Pecchia… disarmante…
- è l’onesta del DS Fusco che conferma Pecchia
TRISTEZZA… quanta tristezza fa questo nostro Hellas Verona.
Presidente Setti e Direttore Sportivo Fusco… a voi la palla…

03
nov 2017
AUTORE micheloni
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IL PESO DELLE PAROLE

Giusto ieri mi è capitato di sentire un amico-tifoso dell’Hellas che riprendendo la parte finale del mio precedente post, confermava quanto egli e credo tutti i tifosi gialloblù sperino non solo in una pronta risalita in classifica, ma ancor più in un mercato invernale che dia maggiore competitività al Verona nel girone di ritorno.
Il suo tono era però acceso… troppo acceso, oserei dire esagerato rispetto all’argomento.
È stato così che rileggendo il post mi sono reso conto di come il mio finale potesse in qualche modo suonare equivoco, e quel che è peggio minaccioso nei confronti di Presidente e DS del Verona. (la qual cosa è lontanissima dalla mia etica morale e umana)
Se così è parso me ne scuso con i lettori e soprattutto con i diretti interessati.
Il mio intento (evidentemente mal espresso) era semmai ricordare come la pazienza dei tifosi non sia affatto illimitata e in passato (nemmeno poi tanto lontano) le contestazioni a precedenti proprietà fossero state molto veementi e partecipate, quanto lontane da qualsiasi forma di violenza.
Nessuna retromarcia in ordine ai contenuti sia chiaro ma da “non-giornalista” prendo atto che le parole hanno un peso e saperle misurare sarà il mio impegno per i futuri post.
Perché l’essere un tifoso privilegiato dal poter esprimere in un proprio blog il proprio pensiero, implica anche “imparare” che ciò che la mente pensa non sempre la penna (tastiera) scrive e il fraintendimento è dietro l’angolo.
Tornando al calcio giocato siamo già con il cuore a Cagliari.
Sottolineavo nel precedente post: fare punti per restare agganciati al treno salvezza almeno sino a gennaio, quando la Società avrà modo di correre ai ripari e dare a questa squadra quanto serve per centrare l’obiettivo della permanenza in serie A.
Molto però dipenderà dalle prossime partite e da come sapremo smuovere la classifica verso l’alto. Un piede in B già a gennaio vanificherebbe qualsiasi investimento, senza contare che difficilmente i giocatori di qualità disponibili sul mercato verrebbero in una squadra quasi condannata a retrocedere.
Quindi?
Non ci resta che tifare
Non ci resta che sperare
Non ci resta che aspettare
(e se qualcuno volesse richiamare al titolo di un famoso film di Massimo Troisi e Roberto Benigni, speriamo alla fine, siano almeno lacrime di gioia).

31
ott 2017
AUTORE micheloni
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IL MIO VERONA – INTER

Ammettiamolo, le sconfitte (come del resto le vittorie) non sono tutte uguali.
Ci sono quelle che fanno male, molto male… e altre che pur lasciando l’amaro in bocca per una classifica che non si muove, sono moralmente e psicologicamente una presa di coscienza, per giocatori e in generale tutto l’ambiente.
Quella con l’Inter appartiene certo a questa seconda tipologia.
Pur ammettendo che i nerazzurri erano tutt’altro che determinati, (ogni volta che hanno spinto sull’acceleratore è arrivato subito il gol) la prova offerta dai gialloblù contro la seconda in classifica è stata un insieme di grinta, corsa (tanta) e determinazione mai viste tutte insieme dall’inizio del campionato.
La qualità certo resta quella che è, e i limiti offensivi quanto quelli difensivi sono da tempo evidenti e rappresentano il limite in sè della formazione gialloblù, incapace di concretizzare in avanti, perforabile con sin troppa facilità dietro.
Al netto delle infinite assenze per infortunio mi sento tuttavia di raccogliere da questa partita alcune indicazioni che ammorbidiscono (almeno per il momento) la mia linea di pensiero a favore di Pecchia e sempre di più a sfavore di Setti-Fusco.
So che gli integralisti anti-Pecchia mi crocifiggeranno ma il mio “canto libero” vola sugli eventi della vita, sempre pronto a ricredersi o rafforzarsi… perché le certezze assolute in questo mondo non esistono (escluso quella di andarcene tutti all’altro mondo).
Pecchia ha ricevuto in dote una rosa decisamente scadente e se una colpa grave gli va data è quella di non essersi impuntato nel pretendere quel livello di qualità ed esperienza, indispensabili per guadagnare la salvezza.
Per il resto fa quel che può con quel che ha, non esente da errori (e parecchi) ma anche determinato nel voler spostare l’ago di alcune scommesse (della Società) dalla sua parte.
Siamo partiti senza anima e cuore, oggi qualcosa si intravede. Eravamo squadra senza gioco, ora magari ancora bruttino da vedere ma c’è. Eravamo una squadra arrendevole, quella vista con l’Inter è sembrata al contrario combattiva sino all’ultimo.
Ma Pazzini ancora in panchina è una bestemmia, chiosano i più. Si, lo è. (vi risparmio gli inproperi contro il mister scambiati con gli amici nell’apprendere che siedeva per l’ennesima volta in panca).
Ma Una bestemmia lo sarebbe di più se avessimo un vice Pazzini all’altezza della categoria. Che però non abbiamo.
Se infatti gli errori di Kean nel primo tempo di Bergamo hanno fatto rimpiangere che al suo posto non si fosse trovato il Pazzo, (ciò non certifica che avrebbe segnato sia chiaro) dubito che con l’Inter avremmo portato lo stesso forcing finale senza il capitano fresco di entrata in campo nella ripresa.
Temo però che sull’argomento rimarranno sempre opinioni diverse, tutte opinabili, tutte rispettabili.
Ciò nonostante ritengo quindi che al netto di errori, che ripeto sono molti e in alcuni casi gravi, il lavoro di Pecchia stia iniziando a dare i suoi frutti in termini di convinzione, determinazione e sudore. Negarlo sarebbe intellettualmente disonesto.
Temo tuttavia che più di quanto fatto vedere contro l’Inter, il Verona attuale non sia in grado di fare, tenendo conto che i limiti di alcuni giocatori torneranno a evidenziarsi presto e a pesare sull’andamento delle partite.
Le responsabilità della coppia Setti-Fusco in questo senso sono oggi ancora più visibili e penalizzanti.
Sotto con il Cagliari quindi. Con la convinzione che se si è messo in difficoltà l’Inter si può tentare il colpaccio esterno in terra sarda, prezioso più dell’oro allo stato attuale.
Inizia il “campionato accessibile” nel quale Spal e Crotone hanno iniziato a dir la loro.
Ci provi anche l’Hellas. Basterá esser li nel gruppo a Gennaio quando servirà aumentare peso specifico di qualità e tecnica.
Se poi in sede di calciomercato ci troveremo di fronte all’ennesima pantomima di ”Gatto“ Setti e “Volpe” Fusco, i tifosi sapranno come comportarsi.
Non c’è infatti incazzato più incazzoso di un innamorato preso in giro.
Gatto e Volpe sono avvisati…

25
ott 2017
AUTORE micheloni
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FRAGILITÀ IMBARAZZANTE… PSICOLOGO O ALLENATORE?

Quale Verona, al netto di limiti tecnici evidenti, è Dottor Jeckyll e quale Mister Hyde?
È la squadra disarmata e imbarazzante delle prime 5 partite e del secondo tempo con l’Atalanta o quella che frena la Samp, rimonta a Torino, batte il Benevento, gioca un buon derby in inferiorità numerica e in ultimo, gioca un primo tempo alla pari con la Dea… squadra creata per l’Europa League e non certo per salvarsi.
Non ci è dato a sapere se Pazzini avrebbe realizzato una delle quattro occasioni gol capitate sui piedi del giovanissimo Kean, nel primo tempo. . Non accetto alcuna tesi in mancanza di controprova.
Quello che è certo è che il baby bianconero più che dell’Hellas Verona avrebbe avuto bisogno di una buona squadra di B dove giocare con continuità e imparare, fare esperienza, crescere. Si chiama gavetta caro Fusco o pensava forse di avere tra le mani il nuovo Ronaldo?
Il problema sia chiaro non è Pazzini in panchina. A 35 anni tre partite in una settimana non le fa nessuno in nessuna squadra. Giusto quindi tenerlo pronto a entrare, nell’evenienza di trovarsi in svantaggio. Il problema vero è che l’Atalanta fa riposare Petagna e ha Cornellius (sconosciuto ma buono eccome), senza contare un campione come Gomez. L’Hellas dopo Pazzini ha il nulla (tali ahimè sono oggi sia Kean che Cerci).
Ciò che balza all’occhio dopo l’ennesima tripletta incassata è pero la fragilità disarmante di una quadra che si sfalda al primo vero errore (stavolta è toccato a Bessa ) encome altre volte accaduto (la maggior parte) perde concentrazione, determinazione ed equilibrio.
Prendere gol fa parte del calcio, così come andare in svantaggio.
Cosa c’è quindi dietro la resa collettiva e l’ampasse totale che talvolta (o meglio dire, quasi sempre) attanaglia la squadra quando in svantaggio?
Serve uno psicologo? O… più semplicemente un allenatore?
Non ci è dato sapere se con una diversa guida tecnica avremmo qualche punticino in più. Non senza sapere chi sarebbe arrivato a sostituire Pecchia (e basta parlare di Guidolin e Iachini questi mica son scemi a prendere in corsa una squadra costruita male, scarsa e con dietro una Società senza soldi).
Certo se quella sera col Benevento… … magari, e ripeto magari, avremmo i due/tre punti in meno di quella partita… ma forse, e ripeto forse, qualcosa di meglio dal punto di vista dell’equilibrio,della convinzione e della personalità e quindi della classifica.
Perché il carattere da solo non basta se al primo colpo di un incontro, per di più autoinferto, finisci KO.
E se comprensibilmente caro Mister arrivi a non capirci piu nulla… non sarà certo Corrent a darti le risposte che cerchi.