20
gen 2019
AUTORE micheloni
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CODICE ROSSO…

Prima di ritorno a Padova a meno 10 giorni dalla fine del mercato invernale.

3 pappine contro l’ultima in classifica al termine di una gara subita, senza coglioni, senza gioco, senza niente. Giocatori involuti, irriconoscibili. Ennesima umiliazione, ennesima delusione per il popolo gialloblù.

Dichiarazioni post partita.

GROSSO: “Non ci manca nulla”

D’AMICO: “Questa rosa è da A”

112? SERVE URGENTEMENTE UN’AMBULANZA…!

SINTOMI? DISTONIA DALLA REALTÀ, ATTACCHI DI MEGALOMANIA, PERDITA TOTALE DI SENSO DELLA VERGOGNA, FACCE DISTORTE SIMILI A UNA PARTE ANATOMICA DEL CORPO UMANO, ECCESSI DI IMMOTIVATA FIDUCIA.

FATE PRESTO…

 

 

10
gen 2019
AUTORE micheloni
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EPPUR “NON” SI MUOVE

Giro di boa del mercato invernale… e in casa Hellas tutto tace.

Sistemati gli esuberi (Cherubin, Calvano, Fossati e Bearzotti) per la gioia di Setti che vede abbassarsi il monte ingaggi, nulla trapela in ordine a possibili arrivi utili a sostituire gli infortunati e rinforzare la squadra.

Ragusa out e Lee di ritorno a febbraio. Degli esterni del tridente resta il solo Matos (se qualcuno osa ancora considerare Laribi e Tuptà esterni o Cissè un tornante, perdonatemi ma di calcio non capisce una mazza).

La difesa e il centrocampo abbondano in quantità ma sono perfettibili in qualità.

Gli esterni dietro (Crescenzi a parte) appaiono inadeguati e un distributore di gioco in mezzo che faccia da diga davanti alla difesa, è quanto mai necessario al modulo di Grosso. Colombatto,  Gustafson (per non parlare di Dawidowicz e Marrone) si sono rivelati più una forzatura che una felice intuizione.

Il dilemma Pazzini-Di Carmine è poi sempre di attualità e rischia nel tempo di scontentare e scoraggiare entrambi gli attaccanti.

I giorni da qui alla fine del mercato diventano sempre meno  e in casa Hellas non si muove foglia.

Arriveranno i botti finali? O piuttosto la solita presa in giro? (del tipo “sarà il recupero di Cissè l’acquisto più importante”)

Ci diranno per l’ennesima volta la baggianata che il Verona è forte così com’è?

Se Setti vuole davvero la serie A lo dimostri. Le parole stanno a zero… servono fatti.

Non serve una rivoluzione. Pochi ma davvero buoni.

E se proprio non vuole spendere… una soluzione gliela do io… via Grosso e al suo posto un allenatore vincente.

Delle due l’una. O purtroppo per come ci hanno abituato da tempo… “nessuna”.

05
gen 2019
AUTORE micheloni
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1.447

CARA BEFANA…

La lunga sosta invernale è funzionale a tre aspetti

Ricaricare le batterie per la seconda parte del torneo

Agire sul mercato al fine di migliorare la rosa

Sfruttare la settimana di preparazione per inserire eventuali nuovi giocatori.

Detto che la prima è utile a tutte le formazioni, il mercato è invece legato alle capacità e possibilità diverse delle singole società e all’abilita di un buon DS.

La rosa contingentata imposta dalla categoria, impone inoltre di cedere prima ancora che  comprare. Mettere giocatori fuori rosa con stipendi a carico è infatti un lusso che quasi nessuno si può più permettere.

L’aspetto non ultimo della settimana di preparazione è poi legato all’importanza degli acquisti.

Nel caso di seconde linee diventa quasi irrilevante, rispetto al dover inserire dei potenziali titolari.

Veniamo quindi al Verona.

Soldi? Ne sono entrati tanti. Dove sono? Qualcosa (ma davvero qualcosa) è stato speso in estate ma la gran parte è nelle casse societarie (o almeno si spera). Di sicuro Setti può contare su entrate che le altre di B se le sognano di notte.

Come al solito gira qualche voce (Sprocati, Casasola ecc) ma è tutto in divenire.

Una domanda però mi sorge spontanea. Ma D’Amico nel periodo di mercato chiuso che cazzo fa? Se il Lecce ufficializza Tachtsidis il secondo giorno significa che il suo DS lavorava sul giocatore da tempo. Possibile che si debba aspettare sempre l’ultimo giorno e gli ultimi minuti di mercato?

Staremo a vedere… con Babbo Natale sono arrivati dei buoni risultati sul campo, vuoi mettere che qualcosa arriva anche dalla Befana?

31
dic 2018
AUTORE micheloni
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1.511

SERVE LA CATTIVERIA DELLE ULTIME

Con il pareggio di Foggia si chiude a quota 30 il girone di andata dei gialloblù. Unica nota lieta, il trend positivo delle ultime 5 gare senza sconfitte, connotate da 3 vittorie e due pareggi esterni.

Questo Verona, al netto delle scellerate scelte di Grosso, cerca sempre di giocare al calcio (o quanto meno ci prova), ma purtroppo manca spesso di quella buona dose di cattiveria necessaria per emergere  in un torneo duro e atletico come quello cadetto.

Avessero i gialloblù la metà del furore messo in campo oggi dai rossoneri (e alcuni giorni fa dal Livorno), non ce ne sarebbe stato per nessuno. Vero che le squadre meno forti devono buttarla sull’agonismo puro, ma nessun traguardo è raggiungibile con la sola qualità e senza la grinta e il muso duro di chi non teme nessuno.

Determinazione e cattiveria agonistica non sono tuttavia caratteristiche che puoi affinare. O le hai o non le hai e  nostri centrocampisti hanno piedi raffinati ma pochissima propensione allo scontro fisico. Prova ne è il secondo gol foggiano con tutti (ben 7) dentro l’area e nessuno che fosse nei paraggi di Gerbo che ha insaccato di potenza.

Manca al Verona un guerriero di centrocampo. Uno che mostri i denti anziché lamentarsi per ogni fallo subito. Uno che corra incontro al portatore di palla e non indietreggi.

Non facciamoci illusioni. Setti a gennaio ha puntualmente indebolito le rose anziché rafforzarle, capitalizzando al massimo le cessioni e investendo poco o nulla del ricavato.

Non resta quindi che sperare che una big parcheggi al Verona un giocatore in grado di colmare i molti gap ancora presenti nella rosa gialloblù.

Il Lecce sta per ufficializzare una vecchia conoscenza… Panagiotis Tachtsidis.  Mica male.

E il Verona? Con un Grosso senza umiltà e che non riconosce i propri errori,  un D’Amico “DS senza portafoglio” e per giunta inesperto e infine un un presidente con le spalle al muro, una tifoseria contro e nessun progetto futuro, è oggettivamente impensabile “pensare positivo”.

C’è tuttavia un cuore che non si arrende, né ora né mai … BUON 2019 A TUTTI I CUORI GIALLOBLÙ

28
dic 2018
AUTORE micheloni
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1.528

IL “PIATTINO” È SERVITO

Capita che l’avversario giochi meglio, che prenda una traversa, sprechi diverse occasioni gol e trovi sulla sua strada un portiere in serata di grazia e, sfortuna pura, il ritorno in campo obbligato di un campione incompreso

Capita anche che con soli quattro tiri in porta si facciano quattro gol (di cui tre del campione incompreso) e si porti a casa una vittoria fondamentale per la classifica.

È tutta qui la sintesi della vittoria sul Cittadella, il cui risultato premia certo un Verona pragmatico e cinico, ma è assai lontano da quanto visto in campo.

Sintesi dell’incontro racchiusa tutta in un nome e un cognome: Giampaolo Pazzini.

Una tripletta per dire a Grosso che lui in B non fa la differenza, lui “è” la differenza.

Non illudiamoci tuttavia. Anche dopo i tre gol col Carpi abbiamo pensato che il Pazzo potesse essere il trascinatore di un immediato ritorno in Serie A (come del resto accaduto due anni fa), sappiamo tutti invece com’è andata.

Per il Pazzo resta la soddisfazione di aver servito in faccia ad un allenatore che non ha mai creduto in lui (o che al contrario di quanto dichiara, obbedisce servilmente a ordini di scuderia) un bel piattino di merda da ingoiare tutto d’un fiato (così nel gergo della vita viene definito l’accettare il totale fallimento di una propria convinzione).

Un allenatore che in conferenza stampa parla di gruppo, di prestazione e liquida con un “felice per Pazzini” il fatto che se Di Carmine avesse poco poco recuperato, col cazzo che il capitano avrebbe giocato. Una vittoria quindi piùfrutto più dell’indisponibilità di Di Carmine che delle scelte dell’allenatore.  È davvero incredibile come ogni suo tentativo di uscire dall’impasse lo avvicini alla figura di Walter Chiari nella gag “Vieni avanti… Cretino”.

A dirla tutta non siamo dei fenomeni, ma ci siamo e ce la possiamo fare, “nonostante” questa dirigenza e soprattutto questo allenatore.

Resta il piattino… buon appetito Mister e… ne dia un cucchiaio anche a chi sa lei…

 

 

 

23
dic 2018
AUTORE micheloni
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1.550

BUON NATALE A…

BUON NATALE…

Ai fiduciosi e ai rassegnati

A chi ha scelto di non abbonarsi per dire basta a Setti

A chi si è abbonato perché “cambieranno i giocatori, il presidente l’allenator…”

A chi continua A crederci… nonostante la Società

A chi invece non vuole illudersi

A chi è disposto a ricominciare dalla D pur di non veder più l’attuale proprietà.

A chi “è in trattativa” per comprare il Verona (ma non si deve sapere).

A chi è stato querelato da Setti ma nonostante tutto non molla

A chi segue il Verona da casa perché “daspato” ma soffre come chi sta allo stadio

A chi ha l’obbligo di firma durante le partite e “ghe toca andar in caserma”

A chi parte all’alba per seguire la squadra in trasferta in ogni dove

A chi canta tutta la partita

A chi impreca tutta la partita

Alla Curva Sud e tutti i settori caldi del Bentegodi

Ai Butei de na olta… e a quei de ancó

Ai Buteleti che crescono con la fede dei papà tifosi

Ai papà tifosi che diffondono ai loro figli l’amore per l’Hellas

A coloro che non compreranno mai nulla all’Hellas Store

Alla massa che affolla a tutte le ore del giorno l’Hellas Store

Agli infiltrati che scrivono sul blog (che tapini)

Ai desaparecidos dei “ruba simboli e colori” che provocavano sul blog

Ai giocatori che sono innanzitutto uomini e daranno l’anima per conquistare la promozione.

Ai Blu che sta su in ciel

A chi non crede che Babbo Natale esiste

A chi tornerebbe a crederci se solo portasse in dono “Setti via da Verona”.

A chi spera che il 2019 sia migliore

A chi sa già che con Setti se possibile sarà anche peggiore.

A chi non ha altro che il suo Hellas

A chi non riesce a non amarlo

Ai disillusi

Ai disamorati

Ai delusi

Agli amici “veri e sinceri” che questo blog mi ha regalato.

Ai positivi perché la notte passa… sempre.

 

BON NADAL  (e me raccomando el pandoro rigorosamente Melegatti)

(Uno di voi)

22
dic 2018
AUTORE micheloni
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UN PUNTO E UN PASSO INDIETRO…

Quando aspetti con ansia il triplice fischio, dopo almeno un quarto d’ora di catenaccio nella nostra area a difendere un tristissimo 0-0 contro l’ultima in classifica, c’è poco da stare allegri.

L’infortunio dei due centrali ha certamente inciso sulle scelte di Grosso di inserire forze fresche,  ma ciò non giustifica che due interi reparti come centrocampo e attacco abbiano sofferto tanto e finito in riserva di ossigeno e muscoli.

Siamo tornati in un certo senso al pre Benevento, zero tiri in porta e tiki taka neutralizzato al minimo accenno di pressing avversario.

Basta poi che Matos e Zaccagni siano in giornata no e le potenzialità dei gialloblù scendono al minimo.

Buon per noi che Diamanti a parte, il Livorno è formazione davvero mediocre, altrimenti non avremmo portato a casa nemmeno il punticino che “fa classifica”.

 

Cosa ci ha detto Livorno? Innanzitutto che se si esclude Crescenzi, i terzini in forza al Verona sono, non scarsi, di più. Sia Balkovec che Almici hanno dimostrato passo lento e difesa precaria.

Se Grosso ha preferito loro Empereur che è un centrale, ci sarà pure un motivo.

Rifletta il buon D’Amico in vista dell’imminente mercato invernale. Non ci sono soldi? Tranquillo. Baratti. Chiunque arrivi sarà sicuramente meglio dei due su citati.

Anche il mirabolante “centrocampo” autore delle due vittorie consecutive, si è sgonfiato di fronte al pressing amaranto.

Manca un piano B al tiki taka esasperante che nel gioco del tecnico, sfocia improvvisamente in verticalizzazioni per la prima punta.

Non c’è un sistema di gioco alternativo a questo, proponibile solo contro formazioni che se la giocano a viso aperto e che di conseguenza lasciano giocare.

Grosso non è un fenomeno e questo lo si sapeva, ma urge trovare e presto una soluzione al problema di un “sistema  monomodulo”, più croce che delizia di questa squadra.

 

Nulla è ancora compromesso certo. C’è un mercato per migliorare la rosa e sostituire i molti infortunati gravi. A costo zero si sa. Come sempre del resto.

 

Setti nel frattempo festeggia. Il “suo” Mantova ha vinto.

Soldi dal Verona, successi dal Mantova… chiamatelo fesso.

18
dic 2018
AUTORE micheloni
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2.030

CARO INVIATO, SE NON SAI… ZITTO !

Nell’Italia delle incongruenze non poteva non entrare il giornale sportivo per eccellenza, la mitica Gazzetta dello Sport, la quale pur contando su un giornalista locale, Matteo Fontana, autore di gran parte degli articoli sui gialloblù, invia l’autorevole Nicola Binda per raccontare del posticipo interno con il Pescara.

Che c’è di male direte voi. Mandano chi gli pare. Giusto. Se lo mandano per scrivere della partita facciano come gli pare… ma se entra in ambiti che riguardano la contestazione a Setti, avesse almeno la decenza (o più semplicemente la professionalità) di informarsi prima e sapere di cosa sta parlando.

Scrivere infatti del successo sugli abruzzesi: “Soltanto una vittoria così avrebbe potuto smorzare la pesante contestazione di Verona”, significa non aver capito una mazza,  ignorare completamente gli antefatti che trovano radici non tanto nel campionato sin qui sottotono della compagine di Grosso, quanto in anni di mancata trasparenza, assenza totale di empatia, sfida costante alla tifoseria, introiti milionari a fronte di investimenti spesso insufficienti (per non dire ridicoli)  e inadeguati.

Certo una brutta prestazione o peggio una sconfitta avrebbe esasperato gli animi, ma sappia il gentile giornalista Binda che la contestazione andrà avanti eccome. Senza se e senza ma e a prescindere dai risultati sportivi.

I tifosi sono da sempre vicini alla squadra e, sciopero col Palermo a parte, hanno sempre sostenuto i giocatori (a patto di vederli lottare sul campo) e continueranno a farlo. Come continueranno a contestare il presidente sino a quando questi non lascerà Verona.

Scrive ancora su Grosso: “ ha zittito tutti perché la sua squadra ha vinto ancora”.

No gentile Binda… ha semplicemente fatto il suo dovere (visto il potenziale della squadra) dopo una serie di partite inguardabili, errori ed equivoci tecnico-tattici madornali (di cui egli per primo per certi versi ha preso atto). Nessuna rivincita quindi da parte di Grosso. Dawidowicz a centrocampo, Laribi interno, Zaccagni e Lee fuori per quasi tutto l’inizio stagione non lo hanno deciso certo i tifosi.

Nota positiva invece nell’articolo della Gazza, le due belle foto della contestazione della Sud a Setti,  anche se avremmo gradito molto di più veder pubblicata a suo tempo quella del Bentegodi deserto nel Black Friday col Palermo. (ma siamo certi che quando mai a farlo sarà una big le sarà riservata la prima di copertina)

E se ne faccia una ragione il gentile Signor Binda… nessuna vittoria e nessun obiettivo per quanto positivo fermerà la contestazione.

Ma d’altronde lui che ne sa di 45 milioni di paracadute incassati in due anni, 30 e rotti di diritti dalla A, delle decine di giocatori venduti che hanno portato decine di milioni nelle casse del Verona. Delle tante promesse non mantenute  anzi disattese. Dei progetti mai realizzati, e dell’attuale assenza di qualsiasi progetto. Che ne sa di due retrocessioni indegne (per come maturate) di campagne acquisti inesistenti, prepotenze, delle intimidazioni a suon di querele legali e provocazioni verbali ad un intera tifoseria, delle cause civili in atto tra società riconducibili al presidente del Verona e quello dello Spezia.

Già… che ne sa Binda di tutto questo? Un cazzo!

 

 

 

 

 

 

 

10
dic 2018
AUTORE micheloni
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2.684

COLPO DI CODA HELLAS…

Qualcuno penserà che la presa di posizione mia e di altri colleghi (blogger intendo) nel mitigare gli entusiasmi post-vittoria di Benevento, sia frutto di un gioco di squadra o peggio di una linea editoriale  pregiudizialmente “contro” il Verona di Setti. Niente di più sbagliato.

Il calcio è sport umorale e in quanto tale soggetto al mero risultato.

Se vinci, le critiche scemano anche di fronte a una prestazione negativa.

Se perdi, magari per sfiga, una partita che avresti meritato di vincere, gli applausi lasciano spazio ai mugugni.

È così da sempre e forse è anche il bello di questo sport in cui spesso i meriti e la qualità, si inchinano di fronte al centimetro che separa un palo pieno da un palo-interno-gol.

Chi scrive di calcio, blogger o giornalista che sia, ha (o avrebbe) l’obbligo di guardare le cose in modo imparziale (difficile quando si è anche tifosi), scevro quindi da condizionamenti di qualsiasi genere, contestazione alla proprietà compresa.

Ci proviamo.

Il Verona a Benevento ha disputato tutto sommato una buona gara. Buon primo tempo con il solito sterile tiki-taka a due tocchi e sistematico retro passaggio  ai difensori,  e una ripresa di sofferenza pur in superiorità numerica.

Ha creato due nitidissime occasioni gol, purtroppo entrambe clamorosamente fallite.

Ha dominato nel palleggio e messo la giusta grinta in campo. Non ha preso gol.

Sin qui le note positive.

Veniamo a quelle negative

Il gol vittoria è in chiara posizione di fuorigioco di ben due giocatori e quindi andava annullato.

È stato graziato nel rigore-cucchiaio di Coda, che si è creduto Totti nella serata sbagliata e con il portiere sbagliato.

La squadra ha sofferto l’assalto dei giallorossi pur con un uomo in più.

Di tre sostituzioni Grosso ne ha “cannate” ben due.

Se pur in 11 contro 10, si viene schiacciati nella propria area dal forcing avversario e Danzi (sparito già a metà del primo tempo) sbaglia tre disimpegni di seguito, non si può non sostituirlo “subito” (e non dopo 10 minuti da questi segnali) con un giocatore di corsa e gamba per andare in pressing sui portatori di palla avversari e ripartire in contropiede. Pensi a Henderson e lui ti mette chi? Laribi, l’unico che abbia ad oggi sistematicamente  deluso ogni qualvolta chiamato a fare il centrocampista puro (infatti è un buon trequartista in una squadra che per modulo non prevede il trequartista). Uno che non ha nelle sue corde nè l’interdizione, né la fisicità, né la cattiveria.

Ditemi, a parte il cambio obbligato con Empereur per l’espulso Balcovec, quanto hanno inciso gli innesti di Ragusa e Laribi. Zero!

Il Verona non ha rubato nulla sia chiaro. Ma di certo i campani hanno fatto di tutto e di più per perdere il match.

Cambierà qualcosa? NO!

Essere rientrati in zona playoff non accende facili sogni di gloria, è infatti il minimo sindacale.

La strada è ancora lunga e aperta in egual misura a delusioni o entusiasmi (con lo stato d’animo che, ahimè, propende più per le  prime).

La gara-bivio col Pescara ci dirà quale di queste vie avremo intrapreso (nella speranza di altri nuovi positivi “colpi di Coda”)

 

02
dic 2018
AUTORE micheloni
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2.722

FINIRÀ… SI FINIRÀ! (se non molliamo)

Mi chiedo dove saremmo senza i tre punti dello 0-3 a tavolino di Cosenza.

Non c’è ovviamente riprova che si sarebbe perso, ma probabilmente per come stavamo in quel periodo, nemmeno vinto.

E questo pone in una posizione di classifica anonima e avvilente una squadra costruita per dominare e sprofondata invece in una mediocrità tecnica e agonistica che si rispecchia in tutto e per tutto in quella societaria.

Il cielo intorno al Verona è cupo

Cupo è il presidente. cupi i dirigenti, cupo l’allenatore e cupi i volti dei giocatori.

Cupo è anche il Bentegodi sempre più vuoto e intriso di negatività. Cupi (e molto incazzati) sono i tifosi, che hanno finalmente sentenziato la fine di ogni linea di credito verso una proprietà che ritengono non abbia sposato una nobile storia sportiva ma solo i proventi che è in grado di generare.

Finirà… si, l’avventura di Setti a Verona finirà… e a mio avviso molto prima di quanto pensiamo.

Il paradosso è che allo stato attuale di odio e disaffezione verso Setti, pur di toglierselo di torno, molti sono disposti a tutto.

Chi a fallire e ricominciare dalla Serie D. O senza cadere così in basso a rinunciare a qualsiasi sogno di promozione per questa stagione per riprovarci il prossimo anno.

C’è chi è pronto a mangiar riso per gli anni a venire se arrivassero i cinesi, e chi a convertirsi all’Islam nel caso di un Emiro o un Sultano Arabo.

Perché solo stranieri dite? Perché conoscendo l’immobilismo atavico degli imprenditori veronesi e la cifra di persone poco raccomandabili che gravitano attorno al mondo del calcio, credetemi,  è meglio così.

Siamo noni in classifica. Fuori addirittura dai playoff e con una trasferta delicatissima come quella di Benevento che potrebbe in caso di sconfitta aprire a scenari pericolosi.

Non facciamoci film inutili. Non speriamo in nulla perché nulla cambierà. Nemmeno una vittoria cambierà il destino del Verona.

Maurizio Setti pensa già al futuro dell’Hellas Verona (senza di lui naturalmente).

A quale prezzo, per noi tifosi, lo scopriremo solo vivendo.