06
set 2018
AUTORE micheloni
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4.591

LA GIUSTIZIA (SPORTIVA) AI TEMPI DELL’INGIUSTIZIA

Come il trucco che scioglie sotto la pioggia, il Calcio Italiano perde l’apparente fascino ronaldesco e nella settimana della sosta per gli appuntamenti della Nazionale, converge strategicamente le decisioni più delicate e controverse in fatto di giustizia sportiva.

 

Nuovo ed imprevisto caso è quello che ci vede direttamente interessati.

La figuraccia di Cosenza avrebbe già dovuto partorire pubbliche scuse da parte di Società e Comune calabresi, nonchè l’inequivocabile 0-3 a tavolino a favore dell’Hellas Verona sancito dal Giudice Sportivo.

E invece no!

Tutto rimandato alla prossima settimana con la spada di damocle sulla testa di una brutta quanto indecente sorpresa. Staremo a vedere.

 

A giorni è poi attesa la sentenza che confermerà la B a 19 squadre o vedrà ridisegnato campionato e calendario, con eventuale ritorno a 20-22 squadre.

È evidente che solo in Italia la parola “fallimento” ha valenza positiva e recriminatoria e solo nel nostro Bel Paese i cosiddetti “termini improrogabili” diventano mafiosamente “rinegoziabili”.

 

Ultimo, ma non ultimo, il caso “plusvalenze”, che coinvolge il Chievo Verona.

La farsa propinataci sino ad oggi è quasi pronta per un nuovo triste capitolo.

Dopo la condanna, senza se e senza ma, del Cesena (la squadra coinvolta nel procedimento  quale “soggetto complice” del Chievo nelle contestate plusvalenze), siamo tutti curiosi di sapere come la giustizia sportiva di esprimerà nei confronti dei biancoazzurri (perché questi sono i colori sociali dell’avo fondatore fu Cardi Chievo, rinnegati come la peste, in nome di quelli ben più famosi e ben più gloriosi dell’Hellas Verona).

 

I casi, giuridicamente parlando, sono due.

O verranno accolte le istanze del Chievo, e quindi dovranno essere tolte tutte le penalizzazioni al Cesena (al quale tuttvia poco cambia, visto il recente fallimento societario) o verranno adottate anche per il Chievo le medesime penalità comminate ai romagnoli, a rendere ancor più complicato un cammino iniziato in modo insolitamente negativo

Prevedo sin d’ora rimostranze sul blog dei “soliti noti” di fede clivense, il cui vuoto mediatico attorno alla loro squadra del cuore, li spinge a frequentare abitualmente gli spazi dedicati all’Hellas Verona.

Abbiano (e lo chiedo con “gentile fermezza”) almeno la decenza di attendere le decisioni della Giustizia Sportiva prima di sproloquiare, evitando arringhe difensive dal sapore imbarazzante, quali ne ho lette in passato.

 

In attesa quindi di verificare quale e quanta giustizia regni nel calcio italiano, apro virtualmente le scommesse (anch’esse virtuali si intende):

Io scommetto che dei tre casi giudiziari in questione… almeno una porcata uscirà.

 

 

26
ago 2018
AUTORE micheloni
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3.582

MISTER BIG, È DA PAZZI FARE A MENO DEL PAZZO.

Al di là del punto (guadagnato a mio avviso per quanto visto in campo) il derby con il Padova ci ha detto abbastanza circa i molti equivoci tattici dei quali Mister Grosso dovrà per forza di cose tener conto.

 

Il 4-3-3 prevede un play basso, due esterni davanti disposti al sacrificio nei rientri difensivi e bravi nei cross e inserimenti dei centrocampisti in fase di attacco.

 

Di tutto questo il Verona di oggi aveva solo il play basso, l’argentino Colombatto che per essere arrivato da 10 giorni, il suo lo ha svolto più che egregiamente.

 

Il risultato di ció è un unico tiro in porta gialloblù in 45 minuti, che corrisponde con il bellissimo gol su punizione di Almici.

Per il resto… un solo numero… zero!

Zero cross, zero ripartenze, zero verticalizzazioni, zero dribbling sulle fasce, zero tiri nello specchio della porta, zero palle gol (contro le 4 del Padova).

 

Sarà un caso che una volta entrato Pazzini, cambiato modulo e dato peso al centrocampo con la coppia Zaccagni, Gustafson, Laribi sia salito in cattedra e il Verona abbia preso finalmente in mano il gioco (dopo un’ora e un quarto in mano ai biancorossi)?

Un caso che l’ingresso di Pazzini sia coinciso con le sole ed uniche palle gol dei gialloblù?.

 

Va dato tempo a Grosso, lo ripeto spesso perché lo trovo giusto.

Egli non deve però ignorare i segnali importanti che questa partita ha dato.

 

Il Verona senza Pazzini è certamente depotenziato.

Di Carmine non ha caratteristiche da prima punta in un 4-3-3 e da solo non regge l’attacco.

Ragusa e Matos devono imparare la fase difensiva altrimenti sono guai.

Zaccagni ha creato più gioco in 20 minuti che Henderson e Laribi in più di un’ora.

Marrone non è un centrale difensivo e si vede.

Laribi da il meglio di sè  se lasciato libero di svariare dietro le punte e sgravato da eccessive  ansie difensive, tant’è che solo con Zaccagni e Gustafson che gli coprivano le spalle, ha sfoderato dribbling, cross e un tiro pericoloso sul finale.

 

Questo Verona ha bisogno come l’aria del suo Capitano. Se ne facciano tutti una ragione.

Ne hanno bisogno i compagni che ne riconoscono storia e valore e con lui in campo si sentono più forti (e vorrei vedere).

Ne hanno timore gli avversari che immediatamente con lui e Di Carmine arretrano il baricentro di 15-20 metri.

Ne hanno bisogno i tifosi che sono esplosi al suo ingresso.

Ne ha bisogno Grosso che ha visto tre quarti di partita dal gioco disarmante e un finale a due punte entusiasmante e ad un minuto dal termine una vittoria sfiorata con una mezza rovesciata del Pazzo.

 

Le parole stanno a zero.

Il campo del resto parla da solo… basta saperlo ascoltare.

 

Do you understand Mister Big?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18
ago 2018
AUTORE micheloni
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4.763

MERCATO, PAZZINI E… ARETHA FRANKLIN

I voti al calciomercato del DS Tony D’Amico li darà solo il campo.

Ciò che emerge alle ore 20 di Venerdì 17 Agosto quando le porte dell’Hotel Melia si chiudono, sono le 17 entrate e le 17 uscite in casa Hellas Verona (e chi è scaramantico peggio per lui).

La rosa, quella dello scorso deprimente campionato, è stata completamente stravolta e a mio avviso paradossalmente rinforzata (bastava poco del resto).

Sono arrivati giocatori sulla carta importanti che hanno in qualche modo dimostrato il loro valore, altri a noi sconosciuti, che speriamo possano stupirci in positivo.

Di certo il lavoro di Grosso non sarà facile dovendo rodare la squadra in corso d’opera.

Serve tempo ma serve anche far punti da subito. Una partenza in salita in un clima come l’attuale è assolutamente da evitare.

 

Un solo problema è rimasto purtroppo irrisolto.

Ritengo che non aver dato soluzione al nodo Pazzini sia deleterio, ma se una colpa va trovata sta nel milione e trecento mila euro netti di ingaggio, nell’età non più giovane del giocatore e in un solo campionato all’altezza (serie B due anni fa) nelle ultime 5 stagioni. Nell’aver permesso al suo procuratore Tullio Tinti di fare il bello e il cattivo tempo per qualche anno a Verona, con l’implicito supporto dell’altro suo assistito Luca Toni e un Bigon DS non protagonista.

 

Il mercato in alcuni paesi esteri è aperto sino al 31 agosto e tutto può ancora accadere.

Se Pazzini parte, è da incoscienti affrontare una prima parte di torneo con  un solo centravanti di ruolo, se invece resta i casi sono due: o avremo l’attacco più forte della categoria o si spaccherà lo spogliatoio come già accaduto lo scorso anno.

A D’Amico e Grosso il compito di evitare il ripetersi di un errore dal quale si ha l’obbligo di imparare e non perseverare

Ora la parola al campo. Al lavoro settimanale e agli scontri di campionato.

I tifosi al di là di “abbonamento si, abbonamento no” ci saranno, come sempre.

Non mancheranno i gufi che pur di dar credito al loro pensiero augureranno al Verona sconfitte e umiliazioni. Un po’ mi fanno pena… chi gode delle proprie sconfitte è un perdente nato.

 

Il discorso societario resta quello che è e nessuna vittoria può farlo dimenticare.

È in gioco il futuro del Verona non di un campionato di B, che tuttavia c’è e va disputato e possibilmente onorato.  Di disonore ne abbiamo subito abbastanza.

 

Ci ha lasciato in questi giorni una grande della musica soul, Aretha Franklin e pensavo che il suo più grande successo dovrebbe essere l’inno fatto ascoltare ai giocatori nello spogliatoio gialloblù prima di ogni allenamento e ogni partita.

 

Nel titolo è racchiuso ciò che una città e migliaia di tifosi innamorati dell’Hellas Verona chiedono: “RESPECT”

14
ago 2018
AUTORE micheloni
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2.843

B a 19? giusto così… ora anche la A a 18.

E così si è arrivati alla B a 19 squadre (sarebbe stato meglio a 20 così da evitare i turni di riposo),  con tanto di calendario per la prossima stagione e gli inevitabili ricorsi che seguiranno.

 

Sono anni che si parla di riformare i campionati ma alla fine tutto resta immutato.

L’occasione del fallimento di Bari, Cesena e Avellino sembra tuttavia aver dato il “la” ad un cambiamento storico che farà senz’altro da precursore ad una futura Serie A a 18 squadre.

 

E a conti fatti a mio avviso, è per entrambe le categorie, la cosa migliore.

 

Da qualche anno a questa parte stiamo infatti assistendo a fallimenti in serie in Cadetteria e in Serie A ad un copione che si ripete, con almeno una squadra condannata alla retrocessione a nemmeno metà torneo e una seconda a metà del girone di ritorno.

Formazioni totalmente inadeguate alla categoria che nulla danno (a qualsiasi livello, sportivo ed economico) e tanto tolgono.

 

Senza dubbio anche i paracadute appannaggio delle retrocesse sono complici di questa situazione, basta fare due conti.

 

Una squadra di provincia neopromossa in A dovrebbe spendere tutto o quasi delle entrate per essere minimamente competitiva e sperare in una salvezza comunque difficile da conquistare.

 

Immaginiamo invece che gli investimenti in serie A siano minimi e venga da subito messo in conto di retrocedere. Dei circa 30 milioni di entrate, se ne possono mettere da parte almeno una decina netti, che sommati ai 10 di paracadute una volta retrocessi, fanno 20.

E chi li ha mai visti venti milioni di guadagno in due anni?

 

Per dirla in breve una promozione e immediata retrocessione portano una valanga di soldi nelle tasche delle società e fanculo i tifosi e la loro passione.

 

C’è poi l’aspetto del prestigio che è direttamente proporzionale a quello economico, sul quale anni fa Lotito aveva provato ad accendere i riflettori.

In sintesi, il presidente della Lazio sosteneva che il valore della Serie A  si abbassa di brutto con squadre come Frosinone, Empoli, Benevento, Crotone, Cesena, Pescara (per citare le retrocesse degli ultimi 5 anni) a cui si possono aggiungere i vari Chievo, Spal e Sassuolo il cui apporto in termini di abbonati, appeal di squadra ospite e seguito televisivo, sono inferiori a tante squadre di B, (Verona e Palermo per dirne due).

Perché non ho inserito l’Hellas Verona nell’elenco delle “provinciali inutili” al sistema calcio italiano?

Per quanto fatto sul campo nel recente passato avremmo dovuto essere i primi della lista,  ma storia e prestigio dei gialloblù non possono essere certo equiparati alle compagni di cui sopra.

 

Io sarei per un’organizzazione dei campionati all’americana (dove determinate regole economiche, societarie e strutturali  valgono per tutti gli sports professionistici più famosi, dal basket al football, dall’hockey al baseball).

Stadi all’altezza, soglia minima di supporter (abbonamenti), introiti minimi garantiti alle pay-tv.

Se rispetti questi standard partecipi, altrimenti grazie e un “si accomodi” tra i semi professionisti o addirittura i dilettanti.

 

So che ciò è in totale contrasto con i principi sportivi più elementari dove chi se lo è meritato sul campo ha tutto il diritto di giocare in A o in B, a prescindere da storia, prestigio e seguito di tifosi.

Ma detto tra noi, che il mito di Ronaldo ci azzecca qualcosa col Chievo Verona? Dove verrà venduta nel mondo la super sfida Juventus-Empoli? e Frosinone-Inter? Figuriamoci Spal-Chievo.

 

Abbiamo fatto del calcio un business? E business sia.

Parlare di valori oggi sa infatti di retorica ipocrita se non di  di autentica presa in giro.

 

 

 

12
ago 2018
AUTORE micheloni
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2.066

NON È QUESTO IL NOSTRO TORNEO… ma bisogna far presto.

Personalmente ho sempre considerato la Coppa Italia un’enorme spreco di tempo ed energie fisico-mentali al punto da tirare un sospiro di sollievo ad ogni eliminazione.

Quando non hai praticamente nessuna probabilità di arrivare in fondo e con in più la formula della gara secca sempre in casa delle più forti, la scelta migliore è uscire prima possibile così da dirottare tutto il lavoro sull’unico obiettivo importante della stagione, la promozione diretta in serie A.

Ma così è come la vedo io ovviamente.

Certo uscire al primo test importante contro una formazione di Lega Pro seppur candidata al ripescaggio in B, fa male e mette a nudo le tante criticità che una così imponente rifondazione in termini di nuovi giocatori, inevitabilmente crea. Meglio adesso che poi comunque.

Ho già ribadito in un mio precedente post come Fabio Grosso non abbia potuto contare su una struttura di squadra pre esistente.

Il parco giocatori ereditato dalla gestione Fusco-Pecchia era di una mediocrità imbarazzante, così come il livello di gioco espresso.

Bisognava resettare e ripartire da zero. Lo si è fatto ma questo ha un prezzo.

 

Serve tempo e un grande lavoro per amalgamare il gruppo, dare un’identità di gioco, affinare i mille dettagli che nel calcio di oggi fanno la differenza. Solo dopo la qualità dei singoli peserà come deve sull’esito finale.

 

Non mi preoccupa quindi che una buona squadra di Lega Pro che vale una mediocre di B, abbia messo in difficoltà un Verona tecnicamente superiore come organico ma ancora  totalmente disorganizzato e lungi dall’aver trovato meccanismi, organizzazione e sistemi di gioco efficaci.

 

Seguo da troppi anni il calcio per non sapere che più giocatori nuovi corrisponde a più tempo per far quadrare il tutto. E nessun tecnico possiede la bacchetta magica per abbreviare i tempi

Dawidowicz è qui da una settimana così come Marrone, Ragusa da due, Henderson e Balkovec idem (considerato che solo il 1 agosto hanno ottenuto il regime di svincolati e hanno potuto allenarsi con il gruppo).

Troppo poco per pretendere un’identità di gioco e di squadra.

 

È un Verona “work in progress“ e non è quindi il caso di aprire sterili processi alla prima difficoltà.

 

Chissà che un rinvio anche di una/due settimane dell’inizio del campionato di B non sia benefico al tecnico per portare la squadra ad un livello atletico ottimale e che questi pochi giorni dalla chiusura del mercato facciano chiarezza sulle situazioni ibride che male hanno fatto al Verona lo scorso anno e vorremmo sinceramente non rivivere.

 

E perché no, magari vedere qualche ulteriore rinforzo (personalmente in fatto di esterni di difesa tra Eguelfi, Almici, Balkovec e Crescenzi non vorrei per paradosso arrivassimo a rimpiangere Souprayen).

 

D’Amico ha fatto in generale un buon lavoro, ma va detto subito: “non è tutto oro quel che luccica” e lui lo sa.

 

03
ago 2018
AUTORE micheloni
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5.004

… A CESARE QUEL CHE È DI CESARE

ACQUISTI

Gustafson

Tozzo

Crescenzi

Eguelfi

Di Carmine

Henderson

Balkovec

Laribi

Marrone

Ragusa

Cissè

Saveljev

Boldor

Almici

Dawidowicz

 

 

Alla luce di questo e con altri 20 giorni di mercato, accusare il DS Tony D’Amico di immobilismo sa di assenza dalla realtà.

 

Certo, quantità non è sempre sinonimo di qualità e quindi ognuno è ovviamente libero di vedere un Verona rinforzato o indebolito. Libertà di pensiero assoluta. Meglio ancora se scevra da pregiudizi di sorta.

 

Personalmente ritenevo necessario un imponente arrivo di facce nuove per ridare tono ad un ambiente a dir poco frustrato dopo la deprimente stagione scorsa.

In attesa di capire valore e prospettiva dei vari Almici, Eguelfi, Gustafson e giovani vari non posso non prendere atto che giocatori come  Laribi, Henderson, Di Carmine, Marrone, Ragusa e Dawidowicz sono figure di tutto rispetto per la categoria.

 

Molto è stato fatto. qualcosa resta ancora da fare… sopratutto dietro.

E una volta chiarito il destino di Pazzini sarà più facile dare un valore a questa campagna acquisti.

 

Solitamente la forza di una retrocessa sta nel poter sfruttare gran parte di una  rosa che, rivelatasi inadeguata per l’obiettivo salvezza, è comunque tanta roba se posta in ottica serie B.

 

Ebbene il Verona non ha potuto permettersi nemmeno questo vantaggio, per due semplicissimi motivi: il primo è la rosa della scorsa stagione, talmente scarsa da risultare oggettivamente tale anche in una serie inferiore. Il secondo che la maggior parte dei giocatori era in prestito o a fine contratto e vuoi per scelta societaria, che loro, di fatto non sono più gialloblù.

 

Per questo il lavoro del DS D’Amico era a mio avviso ancora più difficile… perché rifondare è assai più complicato che correggere un gruppo con qualche buon inserimento mirato (vedi Benevento).

 

So che molti tireranno ancora in ballo l’aspetto economico e le tante considerazioni dette e ridette mille volte. È un loro diritto ci mancherebbe.

Ma vedere sempre e solo nero anche quando si evince qualche sprazzo di lavoro ben fatto sa di integralismo ideologico.

 

E detto da uno che a presidente e società non ha risparmiato nulla, ritengo che ogni forma di integralismo (religioso, politico, sociale e ideologico) sia a suo modo pericolosa e controproducente.

Si può contestare la figura di un presidente e l’operato di una società anche prendendo atto che sono arrivati nuovi giocatori sulla carta più che validi per provare a risalire da subito in Serie A (speranza questa che spero sia auspicio di tutti: anti-Setti e non).

 

 

Detto questo, imperativo: COMPLETARE  LA DIFESA!

 

 

 

 

25
lug 2018
AUTORE micheloni
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6.231

RIDIAMOCI SU…

DI CARMINE: OBBLIGO DI RISCATTO SE IL VERONA FA UN PUNTO. I forti timori del presidente del Perugia.

 

DOPO HENDERSON E BALKOVEC UN ALTRO EX BARI, SOMMA, NEL MIRINO DEL VERONA: D’Amico: ad averlo saputo prima risparmiavo i soldi di Cissè…

 

FALLIMENTO BARI: il Verona ci prova anche su San Nicola… malcontento di San Zeno.

 

QUOTA ABBONAMENTI: testa a testa col Chievo…

 

“STIAMO LAVORANDO PER MIGLIORARE”… (che difficile però fare interviste senza poter dire “siamo in crescita)”.

 

GROSSO 2: “DUE SOLI INFORTUNI IN TUTTO IL RITIRO, SIAMO SODDISFATTI”. Il preparatore atletico in bicicletta a Madonna Corona per ringraziare la Madonna.

 

IMPROCEDIBILITÀ CHIEVO: fermento al carcere di Montorio. Tutti vogliono l’ avvocato dei clivensi!

 

BARRESI IN OTTICA MILAN: vuoi vedere che avevamo un fuoriclasse in società e non ce ne siamo accorti?

 

“SETTI ORA PARLA CON I FATTI”: al termine i “fatti” gli hanno chiesto un euro per tornare a casa.

 

“NON FAREMO L’ABBONAMENTO PER CONTESTARE LA SOCIETÀ”: cortei di protesta dei titolari di banchetti di birra e panini con la salsiccia fuori la Curva Sud.

 

CURVA SUD: “NOI FAREMO L’ABBONAMENTO”: rientra la protesta dei paninari.

 

TUTTOMERCATOWEB: si cerca la talpa di Via Belgio che spiffera le mille offerte che appaiono ogni giorno sul sito.

 

IL MIO GRANDE AVVOCATO GUIDO BEGHINI: “sono in ferie vedi di non scrivere cazzate”

 

IO: “azz mi è scappato il dito su pubblica”

 

AII (Associazione Ironici Italiani): “Va tranquilo vecio” (Sezione di Verona)

21
lug 2018
AUTORE micheloni
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3.166

PUNTO (e a capo)

Presto o tardi arriva sempre il momento in cui bisogna smettere di guardare indietro e concentrarsi sul presente… è infatti il solo modo per tornare a guardare al futuro.

 

Non si tratta di mettere una pietra sopra a nulla sia chiaro. La realtà rimane quella che è… Setti è quello che è.

 

Ma ad un mese dall’inizio del campionato, quando si è detto di tutto e di più su Società, Grosso, D’Amico e sulla grande disaffezione dei tifosi, trovo giusto tornare a parlare di calcio giocato, di campo, di giocatori, di moduli, criticità e prospettive.

 

Personalmente rifuggo da qualsiasi forma di estremismo (dai “quasi nessuno” che vedono un ottimo Verona,  ai tanti disfattisti che ci vedono giá retrocessi il Lega Pro).

Ecco perché proverò a fare una  disamina generale ad oggi sul mercato, scevra da pregiudizi di qualsiasi tipo (DS figlioccio di Fusco ecc. ecc).

Un richiamo a tutta l’onestà intellettuale che alberga in me insomma. Ci provo almeno.

 

La linea di mercato va detto è quella classica “settiana”, ovvero  “vendere, incassare, comprare a poco, possibilmente a nulla”.

Dare colpe al DS di questo è ingeneroso. Se lavori con Setti è così. Punto.

 

Il fatto poi di aver approfittato del fallimento del Bari per ingaggiare un paio di giocatori a mio avviso validi, senza pagarli in quanto svincolati, lo trovo semmai un merito e non una colpa.

 

Sino a qualche settimana fa confesso la mia totale insoddisfazione.

Almici, Crescenzi, Gustafson e Laribi (con solo quest’ultimo di valore superiore) lasciavano alquanto a desiderare.

 

Dopo l’arrivo di Henderson e Di Carmine, oltre a Eguelfi e Balkovec, la rosa inizia a prendere corpo, e con qualche aggiustamento in difesa dico che bisogna essere “gufi alla morte” per vedere in questo Verona una formazione che lotta per non retrocedere in Lega Pro.

Se mi chiedete se a fronte delle entrate mi sarei aspettato di più vi dico: e certo!.

Il bicchiere però è questo. Ognuno può vederlo come vuole: mezzo pieno (Setti avrebbe potuto fare anche peggio)  o mezzo vuoto (con oltre 30 milioni di entrate aveva di dovere di fare di più).

Resta il fatto che il bicchiere resta a metà e nessuna delle due correnti di pensiero è in grado di riempirlo. Punto.

 

Manca un mese alla parola del campo. Qualcosa si è fatto. Tanto ancora è da fare, soprattutto in difesa.

 

Chiedo tuttavia a voi amici un atto di sincerità.

Chi di voi rimpiange oggi i vari Fares, Valoti, Viviani, Brosco, Bearzotti, Buchel, Petkovic e altri che se ne sono andati? Suvvia, ma ve li ricordate in campo?

 

C’è un campionato da vincere. E questo per un vero tifoso dell’Hellas Verona deve valere di più di qualsiasi idiosincrasia nei confronti di Società e presidente.

 

Non smetterò di lottare tranquilli… se servirà in prima linea, come sempre…  ma sento crescere dentro quella voglia di tifare per il “mio” Hellas Verona che vive in me da sempre

Devo per questo sentirmi in colpa? MAI. (e a capo)

17
lug 2018
AUTORE micheloni
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3.592

ALLA DERIVA… NEL MARE TEMPESTOSO

Di fronte ai sentimenti spesso e volentieri le parole sono inutili, vacue, talvolta meno assordanti del silenzio.

 

Mai come ora sento i tifosi smarriti, sfiduciati, i più addirittura rassegnati.

 

C’è disaffezione, un lento allontanarsi per non soffrire un minuto di più.

Perché tanto non cambia nulla.

Perché alla fine non contiamo nulla, o cercano di farci sentire tali,  o peggio ancora, scegliamo di non scendere proprio in campo.

 

Diventiamo spettatori inermi del più squallido dei saccheggi, l’anima di future generazioni che non sogneranno in gialloblù per colpa di qualcuno che di loro se ne è fregato, e forse dei loro padri che si sono arresi senza combattere, tronfi nello sventolio di bandiere bianche, in attesa  che qualcun altro si assuma oneri, senza onori. Comodo così. Molto comodo.

 

Se ti azzardi anche solo ad avere un’idea sei “contro”, sei “solo contro tutti”… solo, si, solo… … solo che stavolta i “tutti sono i tuoi”.

 

 

Abbiamo il tifo più bello del mondo ma ora che serve per tracciare la rotta giusta da seguire,  non lo sento nemmeno bisbigliare.

 

Così non va.

 

Siamo una nave alla deriva senza Comandante, dove le molte voci creano solo confusione e  chi come me ama navigare, sa  che ciò porta dritti dritti a frangere  sugli scogli per la peggiore delle fini.

 

Tifosi dell’Hellas Verona… mitici Butei, prima che sia troppo tardi, virate la prua verso il mare tempestoso, per male che vada vomiteremo l’anima, ma quanto meno la “nave” sarà salva.

15
lug 2018
AUTORE micheloni
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2.345

E LE STELLE STANNO A GUARDARE

La bellezza del calcio è che riesce talvolta a sovvertire i pronostici e zittire gli scettici.

 

Sarebbe quindi stupido a un mese dalla fine del mercato e relativo inizio di torneo fare un processo alle intenzioni basato sulle qualità e potenzialità dei nuovi acquisti.

 

La storia recente racconta di promozioni conquistate con gente caparbia, umile, disposta al sacrificio e tutt’altro che famosa.

Chiaro che la differenza la fanno i buoni giocatori e più ce ne sono meglio è, poi se al comando c’è un buon allenatore capace di creare il gruppo tutto diventa se non più facile certamente meno proibitivo.

 

Dico questo perché potrebbe accadere che Grosso si riveli un ottimo tecnico e D’Amico un potenziale grande DS, il che equivarrebbe ad un mea culpa collettivo e a tanta cacca da mangiare per le dovute scuse (come non ne mangiassimo abbastanza per colpa della Società).

 

Eviterò di scadere quindi nel cattivo gusto di considerare ora inadatti allo scopo (che rimane esclusivamente la promozione diretta in A) calciatori come Almici, Laribi, Boldor, Crescenzi, Gustafson o chi arriverà in futuro.

Come sempre sarà il campo a dirci se Tony D’Amico avrà lavorato bene o male.

Il fatto che Grosso dichiari di essere soddisfatto dell’attuale organico è molto ma molto preoccupante visto che parliamo della seconda peggior difesa e di uno dei peggiori attacchi della scorsa serie A. E se non lo vede un Campione del Mondo rimango senza parole.

 

 

Per il momento le cose stanno così:

 

Setti ha fatto le sue scelte. Non erano quelle auspicate dai tifosi. Se ne è fregato ed è andato avanti per la sua strada.

Lui è il presidente e può farlo ci mancherebbe.

Purtroppo non c’è nessuno attorno che gli ricordi che le “sue” scelte negli ultimi tre anni hanno partorito solo umiliazioni, squallore calcistico, risultati due anni su tre devastanti.

 

Da qui il consiglio di lasciare quell’atteggiamento borioso e supponente: quanto visto nell’ultima stagione impone “recie basse e còa tra le gambe” e non quell’aria da sborone ranzanesco.

 

So che un giudizio sulla sua presidenza si deve basare sulla totalità della sua gestione, ovvero dalla promozione in A mandorliniana ad oggi.

 

Ci mancherebbe. Una promozione e tre campionati in A di cui il primo con un esaltante 10 posto sono tanta roba.

Erano gli anni d’oro.

Quelli in cui si programmava, si investiva, si spendeva, si vinceva.

Il perché tutto questo da tre anni non accada più è ormai il segreto di Pulcinella (ma si può dire solo protetti da un nickname).

 

A dire della società nelle ultime tre stagioni i circa 80 milioni di euro provenienti da paracaduti e diritti televisivi a cui vanno aggiunti gli introiti degli abbonamenti e degli sponsor e soprattutto le  decine di milioni derivanti da cessioni di calciatori,  sono serviti giusto giusto a tenere i conti a posto.

Il fatto in sè che insistano nel farci credere che il Verona ha costi di gestione di circa 35-40 milioni di euro l’anno è inaccettabile e questo continuo piangersi addosso non funziona più da tempo (e il boicottaggio dei tifosi alla campagna abbonamenti ne è la dimostrazione).

 

Investimenti non ne vedo, acquisti di giocatori che possano generare future plusvalenze nemmeno, centro sportivo lasciamo perdere.

 

“Ci sono i bilanci” dichiara la Società.

“Tante cose non quadrano” risponde Verona col Cuore.

 

“E le stelle (dalle gialle fiamme) stanno a guardare… “