02
apr 2017
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Par tirar tardi

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IL FUNERALE

Si chiamava Rukia, aveva 29 anni e due figli.
Bella molto, gentile.
Salutava, in un quartiere dove il saluto praticamente non esiste o e’ sguaiato e ammiccante.

Aveva alcune attivita’ commerciali e un ristorante in societa’ col marito, un ”black american” come dicono qui, che viveva tra gli USA e il Kenya, molto rispettato (la conquista del rispetto, senza essere un malavitoso, da queste parti e’ merce rara).

Una decina di giorni fa Rukia viene affrontata nella strada principale da due donne, che risulteranno essere la suocera e la cognata, venute dall’America, che le si rivolgono, con tono rude, cosi’: ”…stai sprecando i soldi di mio figlio…vedrai molto presto cosa ti succedera’…”.

In questo caso le numerose testimonianze, stranamente, coincidono, Rukia le guarda per alcuni secondi e si accascia a terra.

Non e’ svenuta, e’ morta.

Fin qui la cronaca.

Cio’ che segue e’ una cosa che non avevo mai visto, in nessun posto.

In questa polverosa strada dove vivo, che neanche nel Far-West, vengono eretti tre enormi tendoni bianchi ”a cuspide” dove fino a ieri, giorno della sepoltura di Rukia, migliaia e migliaia di persone, in prevalenza ”coast people”, eufemismo educato per non dire il nome della etnia di

appartenenza di Rukia (Giriama), per una settimana intera sono venute a portare il loro omaggio e condoglianze ad alcuni parenti di Rukia, in rappresentanza della famiglia e al marito, arrivato dagli Usa con una ventina di amici, molti dei quali bianchi.

Rukia era una mussulmana che si era ”cristianizzata” per potersi sposare.

Ebbene, tra quelle migliaia e migliaia di persone, in una fila enorme,per una settimana, da mattina a sera, sotto un sole africano, molte erano mussulmane.

Non so se sia una particolare rispettosa tolleranza , interreligiosa, esistente tra I ”coast people”, quella che ha fatto scavalcare minareti e campanili con la croce, per rendere omaggio alla morte di una di loro, diciamo che mi piace pensarlo.

Perche’ penso anche di sapere che l’Umanita’ ha almeno due significati contrapposti, uno bestiale ed uno nobile.

 

 

 

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8 risposte a “IL FUNERALE”

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  1. Gatón scrive:

    Stamattina sono stato alla parrocchia dello stadio per il funerale di un amico.
    Due funerali in poco più di dodici ore nello stesso luogo sono troppi.

    1. Gazza scrive:

      Questo Topic sta per essere chiuso, ma prima alcune precisazioni:

      a) Il Begbie mi vuole bene, quindi il suo giudizio e’ ”viziato” dall’affetto;

      b) Bardo e’ un ”letterato” con una percentuale variabile di sensibilita’, qui ha fatto prevalere la seconda;

      c) Rileggendo il Topic vedo che si potrebbe cadere in un equivoco. Quando scrivo che ”coast people” e’ un eufemismo non mio, per non definire l’etnia di appartenenza della povera Rukia, cioe’ I Giriama. Prima di tutto qui non e’ consuetudine dichiarare esplicitamente la propria etnia di appartenenza, questa ”regola” generale vale in modo ancora piu’ marcato per I Giriama, cosiderati molto poveri , con condizioni generali conseguenti, ed inoltre senza tradizioni ”storiche” di un certo rilievo.

      NOTA PERSONALE

      Io ho inviato due SMS a due lettori.
      UNO lo chiamero’ CASELLANTE ALZASBARRE
      L’ALTRO lo chiamero’ CAVAOCI
      Mi aspettavo esclusivamente (!) un segnale di ”ricevuto” e nulla piu’ :|

      1. Begbie scrive:

        Vale più un post del Gazza sull’Africa che non venti viaggi nei resort kenyani, zanzibaresi o mozambicani.

        1. paperinik scrive:

          Non so che idea abbia Luca, ma probabilmente è anche la mia, quando scrive che vorrebbe che tu avessi ragione. Proprio qualche giorno fa sono rimasto coinvolto in una situazione schifosa che per coincidenza “astrale” ha in parte a che vedere con il tuo fatto di cronaca. Senza conseguenze definitive fortunatamente (al momento facendo le corna), ma senza alcun accenno di nobiltà però. Magari capiterà di raccontarlo prima o poi. Adesso devo ancora capacitarmi.

          1. bardamu scrive:

            Caro Nino, vorrei che tu avessi ragione. Bel pezzo, comunque.
            Siamo tutti in attesa di altri reportage.
            Datti da fare, pelandrone!
            ;-)

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