23
mar 2018
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Par tirar tardi

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RISER and BUSY

Anticipo il Gatòn: non significa l’ottimo e povero piatto nostrano (?) di Riso (rigorosamente all’onda) e Bisi.
Significa, più o meno, alzarsi presto ed essere occupato.
Non è stato un atto di volontà, si è trattato tratta di un atto di cortesia cominciato con l’arrivo della Signora che è abituata ad alzarsi prima delle sette, quindi mi sono trovato in giro per Verona già tra le diecie le undici per una serie di adempimenti burocratici.
Però mi ricordo che una ventina/trentina d’anni fa c’era più gente per la strada.
Non contabilizzo i pensionati che con un caffettino si leggono integralmente l’Arena e La Gazzetta dello Sport, nè le donne indaffarate a fare la spesa, specie di verdura perchè al mattino è più fresca (ennesima ovvietà gazziana).
Non ho parametri validi per capire tale fenomeno di “sfoltimento” mattiniero.
Qualcuno ha idee su questo fenomeno che ho notato.
Un aiuto?
Altrimenti cambierò Topic.

P.S.:
Non userò la fisiognomica, io ho passato i 70, con i miei quarant’anni di contributi, ma gli altri potenziali pensionati mi sembrano ancora giovani.
Possono essere persone disoccupate?

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55 risposte a “RISER and BUSY”

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  1. do minus gazza scrive:

    Posso avere la comprensione per chi ha visto la DISSOLUZIONE di una squadra che, sebbene con moderazione, è la mia squadra.
    Grazie.
    Quindi parlerò d’altro, non piacevole, ma è cronaca da Blog.
    La “Madame” mia ospite ha la consuetudine, come moltissime donne del suo paese, di ascoltare SEMPRE musica quando è “bisi” (busy) nei lavori di casa, è un istinto inamovibile.
    Dopo essermi subito ore degli UB40 (accettabile), 2Pac e Notorios Big (pure), quando è stato il turno di SisQo e Chacka Demus & Pliers, ho chiesto pietà.
    Lei ama molto il Country Traditional e io ho proposto una variazione: i Manassas, Buffalo Springfield, i Byrds del bellissimo “Sweetheart the Rodeo” e il capolavoro dei Flying Burrito Bros “The Gilded Palace of Sin”…
    Risultato: nisba!
    Per non creare ulteriori frizioni si è messa di lena a rumare nelle centinaia di miei CD.
    E chi ti salta fuori, no dico, CHI ti salta fuori?
    La suo passione italiana da sempre: Eros “adenoidi” Ramazzotti, di cui conosce intere strofe in italiano.
    Per vostra disgrazia non mi suiciderò, però GUYS…
    >> https://www.youtube.com/watch?v=eTOKcxIujgE
    >> https://www.youtube.com/watch?v=qiu-SiZUZbM
    Ho l’onestà intellettuale di dire che è bravetto, ma dopo la cinquantesima canzone voi cosa direste?

    • Chivers scrive:

      … si, ma… si fa presto a dire “country”…
      «Quale genere preferite?» «Ci piacciono tutti e due, il wester e il country!»…. in attesa del Good Ole Boys

      E allora qualche piccola proposta per la tua signora, nella più schietta tradizione “country”:
      Bluegrass della migliore qualità!
      https://www.youtube.com/watch?v=tiRu03RgSWw
      https://www.youtube.com/watch?v=KYTvj9Z_rlo

      Cajun
      https://www.youtube.com/watch?v=wlv8PUyc1HQ

      e perché non una giovane e bellissima EmmyLou Harris (ancora ampiamente sulla breccia)???
      https://www.youtube.com/watch?v=Bbaz_T6BN3g

      PS: “mal che si vuole non duole”, caro mio!!!!!

      • Cesare Settore Superiore scrive:

        Caro chivers,
        stavolta mi hai toccato sul nervo scoperto.
        Non sono un esperto di musica in generale, so meno di un centesimo rispetto a quanto ne sapete tu e il buon gazza. Ma ahimè, come ben sai ho un debole per il blues.
        La battuta che tu hai scritto viene pronunciata nel celeberrimo The Blues Brothers, film che ho visto circa 35-40 volte e che (modestamente) penso di conoscere ormai a memoria.
        E viene pronunciata dal titolare del bar-ristorante che aveva ingaggiato i veri Good Ole Boys. Quando Jake ed Elwood con la band al seguito si spacciano per la vera band ingaggiata, chiedono al capo che tipo di genere country preferisse la clientela. Sentendosi rispondere come hai tu giustamente scritto.
        E dopo che il capo se ne va, il buon Jake (grandissimo e compianto John Belushi) chiede al fratello Elwood (uno smilzo Dan Aykroid) come mai di fronte al palco avessero steso una rete per polli.
        Jake con quella battuta non immaginava certo di aver solo anticipato i tempi – circa 30 anni – rispetto a quanto succede nelle curve del settore ospiti degli stadi italiani, dove le reti per polli e similari si sprecano…

        • bardamu scrive:

          Ciao Cesare, caro fratello.
          A me del blues piacciono particolarmente certe declinazioni rockettare, tipo i Led Zeppelin. Segnalo al mastro Gazza e a tutti, qualora fosse sfuggita, una band di ragazzini statunitensi, i “Great Van Fleet”, che ai Led si ispirano e il cui cantante, dal vivo, è pure meglio di Robert Plant.
          Provare per credere.

    1. El Giara scrive:

      Ieri ho passato Pasquetta sul lago….
      egg day? no, day of delirium!
      Un carnaio in movimento, una tale folla da rendere folli, ma si sa, comanda il cuor… e allor si va!

      https://www.youtube.com/watch?v=R0sw2CgysWY

          1. Lupus in Fabula scrive:

            In questi 20 o 30 anni, è cambiato tutto… anzi di più: negli anni ’80-’90 non c’erano i telefonini, niente internet e tutto “quello che era importante” risiedeva in centro, anche il bottegaio per fare la spesa o l’ufficio della Telecom.
            E ci dovevi andare di persona.

            Oggi?

            Fai quasi tutto online, compri quasi tutto online.

            Quindi è normale che in piazza Bra si trovano solo turisti, che invia Mazzini ci siano tante profumerie , negozi di mutande e turisti e che in Piazza Erbe ci siano ancora turisti e banchi con titolare occhio-mandorlato.

            Gente “de noantri”?
            Gran poca.

            Buona Pasqua a tutti.

            1. do minus gazza scrive:

              Quello che ha scritto il Bardo ha una sua “logica”, specie se riferita alle Feste Religiose, quando un “laico” riceve o rivolge un saluto ad un credente.
              Ricordo una riunione dei primi anni settanta con un centinaio di persone presenti, teoricamente tutte “laiche”, era la settimana che precedeva la Pasqua.
              Al termine della riunione che riguardava i piani di lavoro per i mesi successivi, mi rivolsi a loro con un “Buone Feste”, spiegando brevemente che quel saluto mi era imposto dalla mia natura di non credente.
              Fu generalmente accolto con un sorriso e qualche (raro) applauso.
              Altri tempi.
              Però qualcuno dei presenti mi avvicinò privatamente dicendomi che anche un augurio di Buona Pasqua non avrebbe tolto nulla alla mia sostanziale natura laica.
              Lo scrivo solo per onor di cronaca.
              Sempre per la cronaca riporto l’esperienza fatta nei miei viaggi africani, dove, come mia abitudine ancora attuale, quando incontravo o incontro sulle scale di casa o per la strada, ad ora tarda persone isolate, mi viene istintivo rivolgere un modestissimo cenno di saluto, in ciò sorprendendo la mia Signora che, con un tono non del tutto amichevole mi chiede: “…conosci quella persona?…”, “no…”, ” e allora perchè la saluti?…”.
              La spiegazione potrebbe essere un po’ complicata e la risolvo semplicemente con un “for education”, non convincendola minimamente della semplice innocuità del gesto.
              E questo mi accade anche quando reincontro, anche dopo un bel po’ di tempo, persone incontrate al supermercato, dal tabaccaio, dal fruttivendolo, dove ci sia stato anche un minimo cenno di conversazione “sul nulla”.
              Può capitare, capita, che al cenno di saluto, io o loro, proseguendo la camminata, ci si chieda “ma chi era…”.
              Ma quello che resta è, e rimane, il GESTO (di cortesia).
              Altre generazioni, altre modalità, dove ognuno ha il suo “portato”, e non giudico i comportamenti diversi dal mio.

              P.S.:
              so perfettamente di essere quello che viene normalmente definito “un ciacolòn”, uno a cui piace parlare, magari in “soliloquio”, che in una conversazione è un ossimoro, però, con qualche piccola modifica al “motore cerebrale”, credo di star meglio così.
              Ci sarà un futuro lontano (è la traccia di una mio breve racconto mai terminato) dove la PAROLA diverrà inutile perchè tutti sapranno tutto quello che c’è da sapere, in tutte le sue possibili varianti.
              Ecco, per allora, spero d’essere già andato da tempo.
              Cordiali saluti a tutti, famiglie legali o di fatto comprese, anche se non le conosco.
              E’ nella mia natura, disse lo scorpione pungendo la rana che lo stava traghettando di là dello stagno.
              Io però sono un Aries, seconda decade, i peggiori.

              • Cesare Settore Superiore scrive:

                Caro Gazza, anche se possono sembrarti una contraddittoria banalita’ voglio farti i miei piu’ atei auguri di trascorrere una serena pasqua in familia e con chi ti vuole bene.
                La trascorrero’ anche io cosi’.
                Mentre la sera andro’ a ritemprarmi lo spirito nel bunker SS.
                Dove ho affisso 2 foto alla porta del cesso.
                All’esterno ho il simbolo della juve con la scritta sede.
                All’interno invece la foto dello straccivendolo di Carpi. Per chi soffre di stitichezza…

              • Acqua scrive:

                Non ho fatto studi teologici e nemmeno sociologici, e in generale nemmeno umanisti, perciò si tratta solo di un’ignorante opinione semantica: trovo più laico un “Buona Pasqua” o “Buon Natale” che un “Buone Feste”.

                Pasqua è il giorno in cui i Cristiani festeggiano una loro credenza.. Che la Pasqua esista non c’è dubbio ed è riconosciuto, al massimo possiamo dubitare che sia realmente successo quello per cui si festeggia (chi frequenta il Tempio sa che di recente ogni tanto succede che la Curva goliardicamente festeggi un gol, anche se in campo effettivamente la palla non è entrata. Una cosa è il gol, un’altra è l’esultanza. Posso non aver festeggiato, ma un’esultanza c’è stata!)

                con un Buona Pasqua sto augurando di passare una buona giornata a qualcun altro, esattamente come ognuno di noi giornalmente fa (o sarebbe opportuno e di creanza facesse), solo definendo il giorno specifico. Poi il Cristianesimo ci esorta a dare un significato a questa ricorrenza formale, caricandolo di una lettura con spirito festivo, quindi un Buone Feste presupponendo che si festeggi perché è Pasqua è decisamente un augurio verso uno che indirettamente presuppongo sia cristiano.

                • Acqua scrive:

                  sul P.S, mi permetto di non credere che tu(posso il tu, vero?) razionalmente creda che quel giorno verrà.
                  perdonerai se completo dicendo che verrà il momento in cui comunicare sarà inutile PER TRASMETTERE INFORMAZIONI.
                  Cito per l’appunto un cliente che ci commissionò di implementare automazione(è il mio infame lavoro) che mi disse “no, non automatizzare quella parte”, risparmio stimato circa 100k €, “è una piccola soddisfazione quotidiana compiere quel gesto, pagarlo ne vale la pena”

                  • do minus gazza scrive:

                    Caro Acqua, dubbio per dubbio non mi pare proprio che tu sia a corto di riflessioni concernenti le materie che neghi di conoscere.
                    Possiamo, se sei d’accordo, evitare un dibattito sofisticato (che NON è una brutta parola) e dire che il saluto in determinati eventi più “marcati”, in altri più lineari e comuni, può essere una semplice questione di EDUCAZIONE non formalista.

              • G.R. scrive:

                Che bel racconto cenacolare, anche se Gazzini non può essere Jesus.

              1. Paperinik scrive:

                Gazza, sento il topic in sospensione.Personalmente mi verrebbe da dire sull’argomento, che mi sembra orientato drasticamente sul sociale.Ma per pudore o per lasciar correre…in fondo, preferisco lasciar perdere. So solo che quando senti in un ufficio di 30 e cifra persone, salutare giusto in 4-5 per la Pasqua, c’è qualcosa che non gira proprio a dovere.E non è per la Pasqua in se, o per l’ufficio in se. Ma qualcosa di più umanamente discutibile…

                • Gazza scrive:

                  Tristissima situazione.
                  Forse sono più moderni (?!?) di te, se li faranno sui SOCIAL…
                  I “social”, temo che pochissime parole nella storia siano più negative e distorsive della realtà.
                  Un cordialissimo saluto e augurio di Buone Feste a te.

                  • bardamu scrive:

                    Capisco quel che intende dire Paperinik e lo condivido. Ma posso approfittarne per dire che a me ‘sta manfrina degli auguri da scambiarsi per le festività comandate è sempre risultata indigesta? Come la festa per il passaggio di anno. Una cosa che ha smesso di interessarmi poco dopo la fine dell’adolescenza.
                    E non credo di essere asociale ( o almeno non troppo… ); semplicemente detesto l’ipocrisia. E anche per gli amici cari, cui voglio bene, da non credente quale sono fui e sarò ( cit. ) che senso avrebbe per me fare degli auguri per il natale o per la pasqua? Ma, più ingenerale, che senso ha farsi gli auguri in occasione di una festività, quand’anche fosse laica? Boh?

                    • Paperinik scrive:

                      Un po’ hai ragione Luca..nel caso che ho citato è proprio a monte. Molta gente saluta proprio a stento all’ingresso e all’uscita dal posto di lavoro, o non saluta affatto ed è già tanto qualcuno condivida qualcosa durante la pausa (e magari qualcun altro è attaccato al cellulare) In effetti non dovrei stupirmi più di tanto neanch’io.

                  • Paperinik scrive:

                    Ricambio…anche ai “pards” del blog.

                1. Gazza scrive:

                  https://www.youtube.com/watch?v=LtfcARwuhLg
                  https://www.youtube.com/watch?v=oi6VmTu1Sgc
                  Talora basta un semplice cambio di vocale, e consonante, e dal delizioso “mantecato” può uscire un mentecatto.
                  Se si potesse trasformare il “tutto esistenziale” in una musica o in una canzone…
                  Mica facile.

                  1. do minus gazza scrive:

                    Cambierò, cambierà, un giorno cambierà…

                    1. Paperinik scrive:

                      Gazza, qua alla terza “vittima”(anca quadrupede) stolcherata ad “un’intervista” per strada avrebbero chiamato al telefono bianco e azzurro.Altro che femmine.In quel caso l’intera mobile di via veglia..

                      • Gazza scrive:

                        Caro Paper, mica ho scritto COME mi sono presentato.
                        Comunque:
                        - nome e cognome con carta d’identità, dove chi ha voluto ha visto pure il mio indirizzo;
                        - testo del Topic sul cellulare con facoltà offerta di:
                        a) non rispondere (infatti c’è stata una mancata risposta che non ho riportato);
                        b) la possibilità di leggere altri Topic (qualcuno ha anche sorriso e poteva essere benissimo una presa in giro per quello che andava leggendo);
                        c) dichiarazione chiarissima che non si trattava assolutamente di una “political question”);
                        d) assoluto anonimato degli intervistati (“intervista” max 5 minuti).
                        E comunque non si trattava della mia prima esperienza, quindi l’approccio non mi è sembrato essere sgradito, e sono assolutamente molti di più gli elementi che ho offerto di me stesso che non UN’UNICA semplice domanda.rivolta a loro.
                        Alla fine ho offerto una consumazione (caffè, aperitivo, etc.) a tutti (cinque accettate e cinque rifiutate).
                        Ciao Mio-Mao

                        • bardamu scrive:

                          Anche questo può essere interessante come segno dei tempi. Da studente universitario mi guadagnavo qualche liretta effettuando indagini demoscopiche ( allora si chiamavano semplicemente “interviste” ) per un allora notissimo istituto ( la DOXA; mi sa che in quegli anni era anche uno dei pochi, se non l’unico in Italia, che effettuava indagini di mercato, sia per aziende commerciali sia per partiti politici ).
                          Non si usavano le interviste telefoniche. Si andava casa per casa. E non a caso.
                          All’intervistatore arrivava a casa un bustone con i questionari da sottoporre agli intervistati e nomi ed indirizzi di coloro che andavano intervistati.
                          Se rifiutavano, o non rispondevano al citofono, potevi provare col vicino di casa.
                          Oggi sarebbe impensabile ma allora quasi tutti ti aprivano le porte di casa, soprattutto nei quartieri più “popolari”.
                          Quante massaie ho intervistato al mattino, mentre si trovavano da sole in casa.
                          Riusciresti ad immaginare un atteggiamento simile oggi?

                      1. Chivers scrive:

                        … io cerco di restare in tema, con l’immenso Dizzy Gillespie
                        https://www.youtube.com/watch?v=A5tRGMHfKrE

                        1. Gazza scrive:

                          Nessuna richiesta?
                          Siamo ripiombati nel “crescere declinando”?
                          Complicato?
                          Ma va…

                          1. bardamu scrive:

                            Fantastico! effettivamente è come se tu fossi un alieno per quanto riguarda la mattina, almeno per gli anni in cui ti sei collocato a riposo. Spero che manterrai per sempre questa buona abitudine, che fa bene all’organismo in toto ( mens sana… ).
                            A me, che vado al lavoro a piedi attraversando tutta la città, francamente non sembra di vedere meno gente per la strada negli orari mattutini, ma può darsi che non l’abbia notato, non avendo avuto, come te, uno iato temporale.
                            La grande differenza, a parte la provenienza dei volti che incroci, rispetto a 30 anni fa è la qualità delle emissioni automobilistiche, che per chi va a piedi si percepiscono, eccome.
                            Ricordo quando da liceale percorrevo l’antico decumano massimo alla fine degli anni’70 del secolo scorso scorso ( corso Portoni Borsari ) la nube nerastra che mi avvolgeva sputata dai tubi di scappamento delle automobili che allora transitavano anche su quel tratto di strada.
                            In confronto dalle marmitte odierne fuoriesce aria di montagna.

                            • Gazza scrive:

                              Caro Bardo, un tocco di affettuosa amicizia quella tua preoccupazione, che io cerco di controllare perchè non diventi un’ossessione (e allora, o forse già oggi, sono dolori).
                              Purtroppo conosco quasi tutti gli effetti diretti e collaterali dell’insonnia e non dimenticherò mai quando nel 2016 restai SETTE giorni completamente sveglio.
                              Il meccanismo perverso che mi portò a quella “irripetibile” (?) esperienza, oltre all’assenza della mia tossica “medicina”, fu l’ingovernabile ansia di non dormire, giorno dopo giorno più drammatica e il trovarmi a 6.000 Km. da casa, nonostante le amorevoli cure della Signora.
                              Davvero una brutta roba l’insonnia con dipendenza da un farmaco.
                              E pensare che dopo il ricovero per sei giorni in una clinica specializzata ero “quasi” guarito.
                              Per due anni, e non ricordo minimamente quando e perchè ricominciai a non dormire e ad usare le “wicked drops”.
                              Comunque ora sono, almeno, in una fase alterna: qualche decente dormita coniugata a maligne insonnie.
                              Ho usato anche la musica: un’ora di onde che si frangono sulla spiaggia (così-così), un’ora di rumor di pioggia, da sottile a scroscio (qualcosina meglio).
                              Ma bisogna essere a letto da soli…
                              Avanti come si puote “sine timore” (sine regge l’ablativo e questo lo ricordo…)

                              P.S.:
                              mi sono sempre chiesto SE e COME potessero dormire i fanti in prima linea durante la Prima Guerra Mondiale.
                              Eroi involontari per sempre.

                              p.p.s.s.:
                              e chi non avesse ancora visto quel Capolavoro che è “La Grande Guerra” (1959) di Mario Monicelli, un po’ si “vergogni”.

                            1. do minus gazza scrive:

                              GLOBALE
                              Nessuno, ripeto nessuno, è in grado di calcolare il suo tasso di rincowglimento.
                              Personalmente ricordo brodosa la mitica minestra (sono minestraro e zupparo accanito-n.d.g) “riso e sedano”.
                              Per i “riser and busy” io ricordo quella di mamma Carla, che assieme alla noce di burro, probabilmente cuoceva in poca acqua e così, causa l’amido risarolo, risultava un riso “all’onda”.
                              Sia detto in verità-verità, oh che vedemo!

                              Voi snobbate le mie ricerche sociologiche, ringraziando tuttavia Cesare e Giara per il lodevole contributo, e stamattina, vestito decentemente col uno dei miei feltri PANIZZA in zucca (li alterno ai miei quattro amati Borsalino) ho cominciato a fare DOMANDE (?!?!?) ad una decina di persone, tra Ponte della Vittoria e Piazza Vittorio Veneto, tra le 10 e le 12.
                              Se non hanno mentito (loro diritto) questi i risultati su un campione ridotto (poco attendibile?):
                              - 6 pensionati, alcuni mi sembravano molto giovani…
                              - 2 che “lavorano prevalentemente col telefono”
                              (dato più attendibile di quanto si pensi)
                              - 2 “in cerca di lavoro” (forse si stavano riposando al bar…)
                              Non ho cotattato nessuna femmina per non essere iscritto nella lista #metoo…
                              Per stasera (sera?!) è tutto.

                              P.S.:
                              ovvio che sono inforNato anche sulla diatribe politiche in corso: e vai col Circo!

                              • Gazza scrive:

                                Per gli amanti della “democrazia del web???????”, ho ascoltato integralmente l’intervista a Steven Spielberg su Repubblica online.
                                Per carità, per quelli che UNO VALE UNO non sarebbe interessante, ma se per voi Spielberg è UNO QUALSIASI, discorso chiuso.

                                • Gazza scrive:

                                  SERVIZIO CLIENTI

                                  Chi sa reggere un film-musical in dialetto napoletano può vedere: AMMORE e Malavita, vincitore del Donetello d’Oro.
                                  Anc s’i mi song a little scassat’a minchia.

                              1. Chivers scrive:

                                Buongiorno!
                                Mi azzardo ad entrare in questa discussione… ma prima una tirata d’orecchie al “capo”: RISI e BISI non può essere “all’onda”!!!!! RISI e BISI è una minestra, un risotto che deve rimanere un po’ brodoso, da mangiare col cucchiaio; se qualcuno te lo fa “all’onda” è un’altra ricetta e non può fregiarsi del nome RISI e BISI.
                                E la ragione è semplice: “Ogni riso un biso” recita il detto popolare, quindi con una percentuale vegetale così alta non è proprio possibile farlo “all’onda”; oltretutto non è prevista la mantecatura finale col burro, mentre va assolutamente il grana.
                                Punto.

                                Detto questo, sono in pensione da un annetto, poco più, e chiaramente vado a spasso al mattino; non so bene chi ci fosse a spasso al mattino 10 e più anni fa, certo è che bisogna un po’ differenziare la zona dove si va a spasso; in centro è una roba, nei quartieri è un’altra; in centro c’è pieno di turisti, sono sparite quasi le “botteghe” (quelle per la spesa di tutti i giorni) e quelle che ci sono molto spesso sono per turisti o gioiellerie, a parte i panifici; non ci sono quasi più ferramenta, e i vecioti che devonene mettersi una mensola dove vanno?. Ed ecco che nasce un altro “quartiere” variegatissimo e popolatissimo e che una volta non c’era: i centri commerciali, piccoli o grandi che siano, già alle 9 di mattina sono popolatissimi di gente di ogni genere, pensionati, casalinghe, nullafacenti, disoccupati, studenti che fa berna…
                                Quindi, mi vien da dire, che la gente “a spasso” potrebbe essere numericamente la stessa solo che è distribuita molto diversamente.
                                Io li odio i cc.cc., non ho messo mai piede in quello nuovo in ZAI, 3-4 volte a S.Martino BA, qualche volta in quello dopo San Massimo, verso S.G.Lupatoto e Lugagnano, mai ad Affi… per dire di quelli che mi vengono in mente, ma ultimamente mi è capitato di esserci al mattino per un paio di volte e notare quindi la sorprendente frequentazione. Ci sono anche prezzi convenienti, sicuramante; mi dicono di un iper….. verso il Vago dove sembra che regalino le cose, 30 casse e sempre con la coda…
                                Condivido, infine, l’ultimo pensiero di El Giara, ed aggiungo due cose: le osterie di una volta non esistono più o quasi e anche nei quartieri molto spesso sono diventate bar che poco concedono agli habitué, sono anni e anni che non vedo più gente che gioca a carte col mezzo litro in tavola; poi esistono bellissime televisioni che provano a farti stare sul divano sin dal mattino; e poi non dimentichiamoci che non pochi, ad una certa età, con una pensone discreta, qualche acciacco e malanno, figli magari lontani e comunque impegnati in tante altre cose, decidono di ritirarsi nelle case di riposo, dove comunque non poltriscono però escono meno del passato.

                                E ora musica, in tema!!

                                Dei veri miti
                                https://www.youtube.com/watch?v=sX0X_1t3cUQ

                                un maestro
                                https://www.youtube.com/watch?v=Y_mNAotOtME

                                • bardamu scrive:

                                  Una tirata d’orecchie però anche a te, che definisci “risotto” risi e bisi. Non è un risotto, è una minestra, come hai correttamente scritto subito prima. Ma nel veronese abbiamo le idee un po’ confuse sul risotto, definendo tale quello all’isolana e anche quello alla pilota di Bonferraro ( mutuato dal vicino mantovano ), mentre nessuno dei due lo è.
                                  Il risotto prevede una tostatura iniziale del riso, seguita da un’aggiunta del brodo a tappe, poco alla volta, in modo che non vi sia mai troppo liquido nella pentola. La mantecatura finale è poi facoltativa. L’onda si crea in superficie se scuotendo la pentola si è mantenuto il grado giusto di “liquidità”: né troppo né poco.
                                  Riso calato nel brodo ( o nell’acqua ) o cottura di riso e acqua già posti in pentola all’inizio della cottura stessa in proporzioni definite non possono definirsi “risotto”.

                                  • Chivers scrive:

                                    (scusa, avrei voluto rispidere qui sotto, ma il testo mi è invece finito sopra, perdendo la consequenzialità….)

                                1. Chivers scrive:

                                  oh mamma… se arrivano anche i difensori d’ufficio sono proprio finito!!!
                                  Comunque… avendo scritto “prima” che è una minestra, vuol dire che RISI e BISI è “una minestra” (scrivo anche “dopo” che si mangia col cucchiaio…), quindi riterrei che la frase successiva “risotto che deve rimanere un po’ brodoso” sia una deifinizione non scorporabile parola per parola, infatti la parola “risotto” la uso solo in quel contesto; stavo infatti parlando di RISI e BISI (agganciandomi al topic), non di RISOTTI.
                                  Tra l’altro, nella tua descrizione della procedura non parli dell’inserimento dell’ingrediente principale del risotto (funghi, ciccia, verdure, pesce, crostacei, molluschi, formaggi…), ma di tostatura, aggiunta del brodo, mantecatura…..
                                  Prossima volta parleremo delle differenza tra la PANISSA vercellese e la PANISCIA novarese… incredibilmente c’è chi pensa che siano più o meno la stessa cosa!!!!!

                                  Immancabile traccia musicale dedicata al tema
                                  https://www.youtube.com/watch?v=zejYurchwXU
                                  (apprezzabilissima la tromba cristallina di Charles Tolliver

                                  1. Cesare Settore Superiore scrive:

                                    Caro Nino, non so se concorderai con me.
                                    Trent’anni fà le donne di mezza età erano più belle di quelle di mezza età attuali.
                                    Nel senso che non erano rifatte (salvo qualche rara eccezione), erano veraci.
                                    Oggi le ragazze di 20 anni vanno dall’estetista e dal chirurgo estetico. Per rifarsi cosa poi?
                                    Il risultato è che a 50 anni le donne hanno espressioni assurdamente feline causa lifting, labbra tipo quella che g’ha dato un bacio al canon dela stua (impissà), pelli squamose, tette che sono più sferiche di una boccia.
                                    E così i poveri uomini di mezza età non escono più al mattino presto per andare alla botega o al supermercato, per guardarsi di soppiatto le donne di mezza età, come invece si faceva 30 anni addietro.
                                    La società del benessere e delle apparenze ha anche questi risvolti, purtroppo…

                                    1. Gatón scrive:

                                      Mi sento un po’ tirato per i capelli, yes I can, per cui affermo categoricamente che se non c’è RISE i BUSY sono del tutto inutili.
                                      A proposito della ricetta, invece, c’è ancora qualcuno che bolle i baccelli per poi raccoglierne la polpa col cucchiaino ?

                                      1. El Giara scrive:

                                        Una trentina d’anni fa si poteva andare in pensione con 16 anni di contributi e si poteva iniziare a lavorare a 14 anni. Ergo, a trent’anni si poteva essere in pensione. Ora quei pensionati avrebbero 60 anni, cioè 10 meno di te e magari sono migrati verso altri lidi fiscali come Tenerife o Portogallo mantenendo la pensione italiana.
                                        E io pago!
                                        Poi è cambiata anche la società. Non c’è più l’aggregazione in piazza o al bar, ma ognuno si i mazzi propri a casa sua.

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