07
apr 2018
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Par tirar tardi

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SCUOLA OGGI: DITEMI VOI

Esiste una scuola 2.0?
Con quali caratteristiche?
Io sono basito.

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20 risposte a “SCUOLA OGGI: DITEMI VOI”

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  1. do minus gazza scrive:

    Caro Prof, benvenuto.
    Sulla Siria direi che hai capito bene il senso di quelle parole, il giudizio politico invece è più “blindato”.
    No, sul Premio Nobel so solo quello che viene scritto in termini critici perchè sulla letteratura sono piuttosto “ciucco” e quindi non mi permetto.
    Tuttavia vedendo il premio a Dario Fo, di cui ho visto quasi tutto (Mistero Buffo 3 volte e pure letto, Ruzante due volte di cui una Fo mi ha rivolto una battuta in dialetto – ero seduto con altri sul palcoscenico – e rispondendo in dialettaccio “sporco” ho fatto pure un po’ ridere), e mai a Philip Roth, forse c’è qualche meccanismo del premio che non capisco o non conosco.

    1. un padre scrive:

      Non sono un lettore assiduo di questo blog e dei social in generale, è mio figlio che mi informa quando c’è qualcosa d’interessante.
      L’ultimo post di Gazzini lo è, e si vede pure che ha una certa esperienza diretta o indiretta.
      Il “quotidiano (cartaceo) in classe” non è un’idea nuovissima.
      Io per qualche anno l’ho usato con le quinte e fu una bella esperienza, ma faticosa se si vogliono le cose fatte bene.
      Gazzini sa benissimo che il tempo è tiranno con i programmi da completare per i ragazzi della maturità e vanno fatte alcune scelte.
      Per evitare le inevitabili polemiche, talora assurde talora con fondamento, per un paio d’anni evitai la “politica” e mi concentrai su quello che è il “Premio Nobel”.
      La soddisfazione che non dimenticherò, nonostante gli anni passati non siano pochi, è quella che gli studenti, era un’ottima classe, rimanevano stupiti il più delle volte di fronte al vincitore per la Letteratura rispetto ai libri che erano “obbigati” a leggere durante l’anno che trovavano molto più significativi.
      Non fu facile spiegarne il motivo, anche perchè non lo condividevo nemmeno io.
      Mi rendo conto che non ho parlato del “quotidiano”, ma cosa spiegherebbe lei dott.Gazzini dell’attacco avvenuto stanotte in Siria?
      Con stima.

      • do minus gazza scrive:

        Come spiegherei?

        Ognuno sta solo
        sul cuore della terra
        trafitto da un raggio di sole:
        ed è subito sera.

        Salvatore Quasimodo

        Ricambio stima, alla prossima.

        • prof scrive:

          Bravo Gazzini, con una risposta avvalora due concetti.
          L’impossibilità di spiegare un’azione come quella in Siria e la “lotteria” del Premio Nobel, assegnato in molti casi con motivazioni di dubbia riflessione.

      1. do minus gazza scrive:

        Non so se vi sono ancora docenti intelligenti che oltre allo svolgimento del programma di studio abituino gli studenti delle classi superiori a leggere in maniera “esegetica” qualche quotidiano in classe.
        E se ciò avviene mi domando quali domande si porranno gli studenti più avveduti.
        Non mi riferisco solo alle bagatelle nostrane, ma anche a ciò che sta accadendo nel mondo e nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
        Provo onestamente molta imquieta apprensione per loro.
        Anche per coloro che non capiscono.

        1. bardamu scrive:

          Non avendo figli non so bene come funzioni la scuola odierna. So che ne hanno stravolto la struttura: per esempio mi dicono che al classico ci sono indirizzi in cui non è previsto l’insegnamento di greco e latino ( che razza di “classico” è? Cambiategli nome, no ? ), o che non esiste più l’istituto magistrale, quello che sfornava maestre.
          Quello che so per certo è che la scuola Gentiliana era un’istituzione che funzionava. Certo, era molto insegnante-dipendente, ma quale servizio non dipende dalla persona che te lo eroga?
          Forse il punto più critico era proprio quello della scuola elementare, con un unico insegnante. Se ti capitava quello sbagliato eri fritto.
          Io ho avuto una fortuna incredibile. Se penso alla mia maestra elementare mi si inumidiscono gli occhi.
          Ne parlavo proprio pochi giorni fa con un amico ritrovato con cui ho trascorso i 5 anni sui banchi della scuola A. Provolo di via Camozzini. Una seconda mamma e una grande insegnante. Se so scrivere e parlare decentemente in italiano lo devo quasi esclusivamente a lei. Per non parlare della passione con cui ci trasmetteva l’orgoglio della veronesità, le tradizioni, la storia e la geografia del nostro territorio ( indimenticabile una gita a Bolca e al Ponte di Veja ).
          Indimenticabile anche la gioia con cui ci parlò della vittoria del Verona sull’Inter ( non ricordo la data, all’epoca mi interessavo assai poco del balon ).
          Ma mi accorgo di scivolare nel sentimentale…
          La peto lì.

          1. un padre ex bufalo scrive:

            Egregio dott.Gazzini, e la parola egregio non è ironica.

            Il suo blog tratta cose superficiali, perchè ci si deve pur divertire, ma anche cose serie e talora serissime.
            Questa è una di quelle perchè, per alcuni episodi, mi sono riconosciuto nel padre “bufalo” che protegge il suo “vitellozzo”.
            E’ accaduto che non avessi fiducia in un insegnante di mio figlio che frequenta le superiori.
            Inevitabilmente ho pensato che l’insegnante “ce l’avesse con Enzo (nome di fantasia)” ed ero pronto a fare fuoco e fiamme.
            Finchè un giorno ho preso il coraggio a due mani e ho voluto parlare con un suo compagno di scuola che stimavo molto, non solo per gli ottimi voti, e gli ho chiesto “com’era Enzo a scuola, in classe e fuori.”.
            In principio è scattata l’ovvia complicità generazionale e forse amicale.
            Però il mio incalzare ha aperto una breccia e mi è arrivata questa risposta, più o meno: ” Enzo è nè più nè meno di altri studenti, non certo di prima fascia e talora sta comodamente in terza fascia”.
            L’anno scorso siamo stati molto sorpresi nel vederlo promosso, aveva 2 o tre materie
            insufficienti, in particolare con “quel” professore.
            Perchè sia stato comunque promosso non lo so, ma, amicizia a parte, non mi è sembrato un bel esempio per quelli che sgobbano.
            Quelli di “prima fascia” hanno fatto spallucce, perchè come me ambiscono ad una votazione finale alta per accedere a una buona università e continuano a sgobbare.
            La fine della protezione “a priori” (da bufalo) con Enzo ha incrinato molto i nostri rapporti, ma questo è un prezzo che un vero padre deve pagare.
            Non ho altro da dire.
            Distinti saluti e la ringrazio per l’attenzione.

            1. Acqua scrive:

              La problematica di fondo non può essere banalizzata ad un iper-protettivismo del pargolo, e conseguente violenza
              Provo a buttare lì delle idee.
              1. Il telefono cellulare.
              Concentrazione limitata dell’era dello smartphone(diminuita di un terzo rispetto all’era analogica). Differenza tra sapere(ritenuto inutile, tanto c’è mamma google), saper usare(qui casca l’asino, perché io posso anche sapere che x=x0 + v0 × t + 1/2 × a × t^2, ma se non so che la gravità è un’accelerazione ed è approssimata a 9.81 m/s^2, se non mi viene dato “a” vado nel panico.. e infatti la materia più odiata sarà sempre più fisica o matematica, quelle dove serve più impegno) e saper trovare(non devo presentare una versione tradotta, devo saper presentare la versione tradotta che non sembri tradotta da Internet, e in generale il prof se ne accorge se uso wikipedia)
              crisi d’astinenza; perché per un bambino di oggi, un’ora senza telefono in mano è un giorno senza ero per un dipendente

              2.La filosofia orientale, così orientale che arriva dall’USA, dell’attitudine (o depressione da Social Network)
              Leggende come Einstein pluri-ripetente, Jobs mai laureato, ecc., sono lì a dirci che non è che un 4 a scuola ti qualifichi come inutile nella vita. E infatti, dare un 4 è umiliante.. Oggi mio figlio arriva a casa non con un ottimo o un discreto, un 4 o un 7+, ma con una faccina se è stato bravo, dove più il sorriso è accentuato e più il pargolo è stato bravo. Perché infondo nessuno può giudicarti, la bita non è logica e dovere, ma emozione e volontà, dice la filosofia zen(davvero? boh, io ho l’idea del Monaco che vive secondo regole più che ferree, ma ci vendono per filosofia orientale portata allo star bene quella di agire con la pancia senza riflettere) .. La bocciatura? un altro trauma, e via di complessi. Si boccia solo per la condotta, e classico calcio in culo agli altri, buoni ma stupidi, cosicché i licei(teorica classe dirigente) saranno formati non dalla crema di gente che ha voglia di studiare, ma da chi (è qua arrivano i social) ha voglia di essere un liceale. E nella maggior parte dei casi arriva pure fino infondo, perché si è comportato bene, o perché bocciarne 12 su 20 sarebbe troppo. E finito il liceo? Università: pien di aspiranti fisioterapisti, sociologi, storici, filosofi, scienze comunicative, politiche, sociali, e mille indirizzi di materie tutte interessantissime, “quelle che mi piace fare”(perché come detto prima, a nessuno piace farsi un mazzo così sulle formule e sui numeri, meglio i pensieri di Hegel o le opere di Hesse, il Bello insomma) tutto molto bello ma…. all’economia di un Paese, che apporto danno? Senza contare che per carpirne meglio la bellezza, un giorno serve l’aiuto della Maria e l’altro della Giovanna. [e poi si sente dire che i laureati in Italia non trovano lavoro. Sì, laureati.. ma laureati in cosa? Io, ingegnere "junior", uscito dall'università con un voto mediocre avevo la fila di richieste di PMI, e ogni curriculum mandato anche a grosse aziende mi hanno quasi sempre richiamato.]

              3. Autorità e autorevolezza / Regola e fiducia
              REGOLA: Nel mondo in cui ognuno vale uno(anche un professore, così come un alunno), dove ognuno deve fare quel che si sente (ma proprio ognuno, perché se non mi fido del marocchino – che 2 su 3 spacciano- , ma mi fido del mio vicino di casa -le cui famiglie si conoscono da generazioni- sono un bigotto chiuso perché debo conoscere prima di giudicare), essere fascista è un crimine (e i fascisti sì sa, non vogliono lasciarci parlare, quindi è d’obbligo farli tacere!) e nessuno ha il diritto di imporre nulla, la regola, che sia di educazione, che di buon senso, che matematica, “impone”, limita le nostre potenzialità. Mentre il mondo della leva emotiva ti prende e ti bombarda coi “be yourself”, “Break the rules”, e in genere col messaggio che devi abolire ogni formalità, per essere anticonformista (sennò sei diverso..).
              Al di là dell’acuirsi mediatico del febomeno nell’era millennials, tutti hanno sempre cercato a quell’età di romprere gli schemi, da che mondo è mondo. Il problema è che oggi le battaglie sono già state tutte vinte, e le testimonianze immediatamente reperibili di chi ha già distrutto l’autorità ci aiutano fino a farci apparire come normale deridere l’autorità di un professore.
              FIDUCIA: inutile mentirci, insegna tanta e troppa gente senza qualifica, e non me ne vogliano quelli che invece sono preparati, ma la distribuzione delle cattedre è studiata con criteri sbagliatissimi e punteggi in cui si confrontano mele e pere. Un 103 in scienze matematiche all’ Università Statale di Palermo non esiste che prevalga su un 92 alla Normale, per un professore di fisica di un liceo Veronese. Quella di mediocri professori meridionali che non entrano in graduatorie “familiari” e ultra-gonfiate (guardate in media quanti 100 liceali ci sono al sud, un terzo degli studenti. Qua, uno ogni tre classi di 25), e pur di lavorare vanno al nord dove i loro voti prevalgono sulle competenze,è una grave piaga.
              Sempre sulla fiducia, ma vista da un’altra angolazione, è il mondo che una volta viveva senza serrature, e oggi vuole che ci sia il panico più assoluto. Sicuramente è molto sensazionalismo, ma in generale a livelli di sicurezza per le strade (almeno quando non giocano a pallone..) lascia a desiderare. E allora? Se mia figlia mi dice che il professore le guarda sotto la gonna, io non ci penso nemmeno a mettere in dubbio la veridicità delle parole di mia figlia (che magari si è inventata tutto), soprattutto perché io al di fuori dell’uscio di casa mia non mi fido più di nessuno. E allora, prendo e vado a spaccargli la faccia (perché tanto, a denunciarlo, sappiamo tutti che la giustizia italiana fa acqua e quell’infame resterà impunito).

              Tutto questo per dire cosa?
              Semplice, che i professori classici nel mondo di oggi non servono più, devono aggiornarsi.
              Da ingegnere, visto che il contesto va così, devo proporre la solutions che porta più utile. E tra far perder loro tempo a scuola e farli perlomeno imparare qualcosina, la mia rivoluzionaria proposta è “meno professori, più youtuber”

              p.s. Se ho colto bene il messaggio del dominus, auguro buon compleanno!

              • do minus gazza scrive:

                https://www.google.it/search?q=pollice+alzato+emoticon&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjmxr7rtK3aAhVQ2aQKHcoiDYEQ_AUICigB&biw=1920&bih=924#imgrc=HM-8Aa0h17PbXM:
                Post notevole.

                P.S.:
                Nella facoltà di Scienze Sociali di Trento, fino al 1971 vi erano DUE esami “ghigliottina”: Analisi Matematica e Epistemologia.
                I “gruppi studenteschi” (?) avevano molto potere, al punto tale che riuscirono a far mettere Epistemologia tra i “facoltativi” e a far TOGLIERE Analisi Matematica.
                In un lampo di follia ed orgoglio decisi di matterli nel mio piano d’esami del III° anno accademico.
                Di Analisi ero totalmente a digiuno.
                Un giovane ingegnere laureato con 110 al Politecnico di Milano Giancarlo B., era un mio “fan” (?!?) e decise di assistermi: due ore al giorno (domeniche comprese) per tre mesi: presi 23.
                Per Epistemologia un mio ex Professore, diventato grande amico e Maestro Claudio M., passato ad insegnare Filosofia al Maffei, riuscì a cavare dalla mia zucca ciò che nemmeno io sapevo di avere: presi un 24.
                Quei due voti abbassarono clamorosamente la mia media, togliendomi così il “Presalario” (allora si chiamava così) che avevo avuto per due anni.
                Cominciai così a fare lo “studente lavoratore” laureandomi con una sola sessione di ritardo: con una Tesi di RICERCA e non “compilativa”.
                Fu una cosa che mi fece una bella endovena di autostima.
                Sia ben chiaro, ne occorsero altre per darmi il senso di aver vissuto una vita discreta.
                Almeno fino ad ora.
                >> https://www.youtube.com/watch?v=Tgcc5V9Hu3g :)

              1. Gatón scrive:

                Auguri…ieri non ho acceso il PC.
                Condivido pienamente i post del Parón de casa e di H2o.
                Che mediamente gli studenti preferiscano altre cose piuttosto che lo studio è assodato, proprio per questo la scuola DEVE essere selettiva.
                Ma se un insegnante boccia, viene immediatamente etichettato quale fascista,
                Poiché questa denominazione viene considerata dai più come infamante, e sulla spinta degli altri docenti più allineati, si rivede il giudizio espresso.
                Il risultato è davanti ai nostri occhi.

                    1. do minus gazza scrive:

                      Forse mi sono spiegato male, non sarebbe la prima volta, non sarà l’ultima.
                      Per l’importanza che attribuisco all’istruzione, pur con molta pena, seguo le cronaca semi-nera delle scuole, focalizzando l’attenzione sulle scuole di II° e III° grado.
                      Ho la sgradevole sensazione che siamo in pochi a farlo ed esserne seriamente preoccupati.
                      Paper afferma che la didattica è rimasta arretrata rispetto ai mezzi tecnologici a disposizione.
                      E’ un dato che non sottovaluto perchè aver conseguito una laurea NON significa saper essere un bravo docente.
                      Ti puoi essere laureato con lode, ma non saper trasmettere la tua conoscenza agli studenti.
                      La Francia, da sempre indicata come modello OBBLIGA, post laurea, ad un biennio di didattica, retribuito, e non è poca cosa, anche perchè non sono un numero insignificante a non superare quel fondamentale “plus”.
                      Ma è la triangolazione docente-studente-famiglia a mettere i brividi.
                      “Tu er pupetto mio non lo TOCCHI”, giusto, un insegnante medio o bravo non può aver visogno di atti “violenti” per farsi rispettare da quella maggioranza di “studenti vitellozzi”.
                      Ma già il redarguire in privato un allievo mette in fibrillazione la famiglia, specie il capo “mandria”.
                      Se un docente redarguisce severamente un allievo “coram classe”, diventa una offesa “dinastica” con episodi intollerabili già passati alla cronaca.
                      Oltre aver insegnato e gestito sei anni scolastici con una sessantina di docenti, i “non idonei” non superavano il 10/15%, comunque non poco.
                      Ho condiviso la mia vita per quasi trent’anni con due docenti di lettere di alto, molto alto profilo, esigenti e aggiornate, amatissime dalle loro studentesse, un po’ meno dai “broccoletti” maschi, ove, per inciso, non erano molto tenere, specialmente coi “fichetti” di ignoranza “crassa”.
                      Leggevo spesso i loro temi su argomenti su cui ero preparato perchè mi veniva chiesta un’opinione davanti a votazioni oscillanti tra il tre e il quattro.
                      Sono quasi sempre riuscito a spiegare che il “tre” era un collare di pietra che avrebbe giustificato il “lasciarsi andare” e suggerivo un voto “ambiguo: dal 4 al 5 (l’ipotesi di una speranza, qusi mai realizzata).
                      Comunque già una quindicina d’anni fa i “capi mandria” arrivavano ai colloqui coi docenti conterstando i voti dati “ai vitellozzi”, in quel caso si trattava di temi.
                      Ricordo benissimo un caso in cui il padre contestava la docente (mia compagna) per il basso voto.
                      Alla risposta dell’insegnate che il suo pargolo non sapesse connettere la Prima Guerra Mondiale con la Seconda, la risposta fu: “…ma a chi potrà interessare tra qualche anno che ci sono state due Guerre Mondiali…”.
                      Uno vale uno, amen.

                      P.S.:
                      Leggo che in Giappone tutti devono inchinarsi all’Imperatore salvo gli insegnanti, perchè anche l’Imperatore ne ha avuto uno che l’ha formato.
                      No comment.

                      1. paperinik scrive:

                        5 anni fa, ultraquarantenne son tornato a scuola. Mai avrei detto, eppure era un corso di specializzazione annuale raro in Italia. 5 anni di sessioni, poi di nuovo scomparso per mancanza di fondi europei e regionali. Che dire. Almeno per una volta ho cercato di sfruttare l’occasione e mi sono buttato in mezzo a ventenni o poco più……Una compararazione andrebbe fatta con la scuola di 30-40 anni fa. Avevamo molta più tecnologia e mezzi rispetto ai tempi che furono. Devo ammetterlo. Ma altrimenti devo dire ad esperienza personale, che non molto è cambiato circa l’insegnamento dei docenti e la didattica. Come una volta, ma parlo per me, c’erano insegnanti scarsetti o peggio e giusto qualche buon “maestro”. A volte molto bravo sia nel darti le basi necessarie, sia nell’approfondire. Quindi a conti fatti ok. Però quanto meglio poteva essere…..

                        1. Lupus in Fabula scrive:

                          I maestri delle elementari, venivano da molti genitori, come delle semi-diivinità da equiparare al medico curante e al farmacista.

                          Molti di loro, avevano fatto a malapena le elementari, la famosa terza e sapevano a stento leggere e scrivere: credevano ancora che il ponte che collega la terra ferma a Venezia, quello voluto dal Duce fosse lungo dieci chilometri. Anche il mio maestro di quarta e di quinta elementare lo credeva.
                          Parlo degli anni sessanta, quelli del “me racomando Sior Maestro, se me fiol fà criar, ghe daga!”, del Paoliniano “se fai il bravo dopo ti do un pomo”. Come ora :-D

                          Una volta il maestro di cui parlavo prima mi diede un sonoro ceffone perchè chicaccheravo.
                          A casa mia madre vide la “cinquina” stampata sul viso e mi chiese spiegazioni.

                          Il giorno dopo Ivo, mio padre, mi accompagnò, prese da parte il maestro e lo rassicurò che non l’avrebbe denunciato, ma che se fossi tornato ancora una volta a casa in quelle condizioni, lo avrebbe aspettato fuori…. Più 2.0 di così!!!!

                          • Lupus in Fabula scrive:

                            Errata corrige :-D

                            I maestri delle elementari, venivano visti da molti genitori, come delle semi-diivinità da equiparare al medico curante e al farmacista.

                          1. do minus gazza scrive:

                            Non partirò dal fessissimo slogan “uno vale uno”, che tuttavia in molte pance (parlare di teste mi pare eccessivo) il suo effetto lo ha avuto, tanto o poco non importa.
                            La delegittimazione del sapere, della conoscenza, ha avuto la sua grande parte.
                            Ed ecco che la “mandria populista” ha cominciato a “tutelare” nei modi più rozzi i propri “vitelli”.
                            Chi si trovasse sopra i 50 ricorda benissimo qualche insegnante estremamente severo nei voti e nel mantenere la diciplina: “…Gazzini vai fuori dall’aula stai disturbando…”, “Professore stavo spiegando un passaggo a Checco T. che non lo aveva capito…”, “poteva alzare la mano e chiederlo a me, Gazzini vai fuori…”.
                            E nel corridoio non ti potevi nascondere, i gabinetti erano chiusi, e alcuni presidi giravano per i corridoi e ti beccavano: “…Gazzini ancora tu!, vieni in presidenza”.
                            E là avveniva una lavata di cranio, quasi mai fasulla, perchè faceva il paio con tutte le volte che eri stato sbattuto fuori giustamente.
                            E ti mettevi a studiare con più impegno la materia del Professore “che ce l’aveva con te, perchè nelle interrogazioni da sette, si ricordava del tuo comportamento non sempre consono ad un luogo di studio e ti arrivava un sei striminzito.
                            Quante volte “urlavi” dentro di te all’ingiustizia, ma nessun fesso andava a casa a dire che il tal professore o il talaltro “ce l’avevano con te”.
                            Ti battevi con le tue armi e il trionfo era un compito da otto e un’interrogazione apprezzata.
                            QUESTE erano le “vittorie” formative.
                            Si da il caso che io abbia insegnato alle scuole Medie e alle Superiori per sei anni, una materia minore, ma la mia testa era…avanti, conoscevo bene molte delle materie di studio, e non ho mai assistito ad una bocciatura non meritata.
                            Adesso i “vitelli” hanno i loro padri “bufali”, e la punizione al “vitello” è un colpo di “muleta” al “bufalo” che reagisce per quello che è.
                            Ci sono molte cose che non funzionano in questo nostro paese, ma le vicende di cronaca nera che riportano i giornali stanno a significare che i tempi corrono più malamente di quanto pensavamo.
                            E senza i luoghi dell’apprendimento, del sapere, adeguati, siamo inevitabilmente destinati ad essere un paese ancora più residuale.

                            Rispondi a do minus gazza

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