11
mag 2018
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LO SCIENZIATO David Goodall e LE GEMELLE Berritta MI o CI (?) CREANO QUALCHE GROSSO PROBLEMA

Lo Scienziato, botanico di fama mondiale, David Goodall al compimento del 104esimo anno ha deciso per la sua “morte assistita”: “…non sono più felice, sono anzi molto triste perchè la mia età non mi permette più di avere una vita normale, nè come uomo, nè come studioso…”.
Le gemelle Rosa e Vittoria Berritta, al netto delle interpretazioni delle loro parole fatte dal giornalista, parlano di come hanno condotto la loro sana (!) vita, danno anche consigli, fanno anche qualche critica a chi è più “giovane” di loro, praticamente il 98% della popolazione mondiale.
Ero già a letto e mi è venuta stranamente questa connessione improvvisa, quasi sovrapensiero.
Mi sono alzato e sono venuto al computer per offrirvi queste due notizie contemporanee.
Una (una sola?!) riflessione a quest’ora non mi pare il caso.
Chi invece l’avesse già, può offrirla agli altri lettori.

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44 risposte a “LO SCIENZIATO David Goodall e LE GEMELLE Berritta MI o CI (?) CREANO QUALCHE GROSSO PROBLEMA”

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  1. Gatón scrive:

    Off topic, ma da qualche parte dovevo scriverlo, meglio qui, sul blog col più elevato Q.I. che frequento.
    Una volta esercitavano lo Jus primae noctis.
    Oggi i accontentano di una sposa di seconda, si fa per dire, mano.
    Mio Dio com’è caduta in basso la monarchia !

    • Gatón scrive:

      Leggo su mediavideo che i coniugi sono stati nominati duchi di Sussex.
      La prima parte in latino significa maiale.
      Il significato della seconda lo sanno tutti, come pure la costruzione dei termini col genitivo sassone.

    1. neurone scrive:

      Caro Dominus non sono d’accordo, chiedo scusa anche a Max cui la replica sembrava indirizzata.
      Cosa vuol dire “la smetto di politicizzare”?
      Ora del possibile VALORE da attribuire alla vita o alla morte nei campi di concentramento nazisti lo si può evincere solo dalle letture dei sopravissuti.
      Di ciò che accade nella mente di malati terminali, invalidati e con sofferenza severa, non mi è dato sapere, ma solo immaginare che siano in molti ad invocare la morte, visto che siamo ancora OGGI agli ultimi posti in Europa nella terapia palliativa del dolore, per altro si tratta di farmaci meno costosi degli antidolorifici.
      Quindi non vedo la “politicizzazione”.
      Poi che il programma AKTION T4, con soppressione da parte dello STATO di chi si considerava “indegno di una vita da essere vissuta” RIMANE L’UNICO ESEMPIO DI QUEL TIPO.
      E non mi sembra paragonabile alle discusse pratiche di sterilizzazione che molti paesi hanno messo in atto ed in via di superamento (almeno nei paesi non sovrapopolati), ed in molti paesi superate.
      Mi scuso ancora per un approccio che può apparire polemico nei confrontidi Max quando scrive:”…dallo scegliere la morte assistita per se stessi a quella da farlo per gli altri il passo (di chi? dello Stato?) è breve”.
      Questa sì che mi pare una indebita forzatura, almeno per i Paesi EU.
      Se poi il prossimo governo “sovranista” deciderà in modo diverso, ne riparleremo.
      Grazie per l’eventuale attenzione.

      ps:
      ringrazio il Prof. Zander per il suo breve ed efficace post.

      • Maxx scrive:

        Nessuna polemica. Per quel che mi riguarda la discussione (anche sanguigna purché educata) è sacra.
        Non parlavo dello Stato, ma della società che decide le mosse dello stesso in Democrazia. Io, purtroppo, ho una fifa blu di molte cose che, oggi, passano sotto la voce “libertà”. Di chi?
        Un esempio moderno di T4 potrebbe essere quello che viene definito “aborto terapeutico” che miete molte più vittime del T4 originale. Molto spesso, chi “non merita di vivere”, non è neppure malato, ma solo indesiderato.

      1. do minus gazza scrive:

        A proposito di Rupe Tarpea o Monte Taigeto, per ora l’unica e documentata attività di eliminazione dei “non conformi alle linee del partito-tribù-casta” è stato il programma nazista denominato “AKTION T4″, dove venivano soppressi coloro che avevano (a detta del partito… E dei medici nazisti): “Una vita indegna d’essere vissuta”.

        Poi, volendo, si può anche arrivare a stigmatizzare il suicidio di quegli ebrei, probabilmente stanchi ed annoiati della villeggiatura che era stata loro “offerta” nei campi di Auschwitz e Mathausen.

        Ovviamente tale giudizio negativo va esteso ai suicidi dei Gulag fondati da Pietro il “grande” e resi “efficienti” da Stalin.
        Ma come hanno fatto quei “pavidi” a non capire che il “dono della vita è bello”, in qualsiasi situazione.

        • sydblu scrive:

          Lungi da me qualsivoglia giudizio, positivo o negativo, su qualsiasi persona abbia compiuto tale gesto.
          Il suicidio è atto troppo imperscrutabile e individuale perché io mi permetta, anche solo lontanamente , di giudicare gli autori di tale gesto, siano essi pavidi o coraggiosi, vecchi o giovani, ebrei o nazisti o comunisti, consapevoli o sprovveduti.
          La mia perplessità riguarda coloro i quali riescono ad avere categorie chiare e o opinioni laicamente inappellabili, su un atto che rimane così insondabile.

          • Maxx scrive:

            Non vorrei che tu avessi malinteso il periodo “E se mi conviene che le MIE convenienze confutino le convenienze dei fassisti, allora sono doppiamente convenienti”; ammetto che era messo giù piuttosto male.
            Era solo un esempio tipico contingente.

        • Maxx scrive:

          Nino, mi spiace, stai politicizzando la cosa.
          Migliaia, milioni di madrimammifere lasciano morire i propri figli (d’inedia o mettendo fine con un morso ben assestato alle loro sofferenze) se ritengono che NON abbiano la possibilità di sopravvivere alla dura legge del mondo.
          L’ “olio fumante” era una pratica piuttosto comune quando un figlio avrebbe potuto creare problemi anziché risolverne.
          La politica, invece, fa i distinguo: se MI conviene merita di vivere/se MI conviene merita di morire! E se mi conviene che le MIE convenienze confutino le convenienze dei fassisti, allora sono doppiamente convenienti.

          • do minus gazza scrive:

            Quindi per te, MaXXX, con quei 3TRE3 esempi tre che ho fatto nel mio post, ma è solo il primo che volevo sostanzialmente utilizzare, “starei politicizzando” la discussione?
            E magari lo pensi davvero.
            Insomma citare l’unico atto documentato, sino ad ora, di “eugenetica” PROGRAMMATA e APPLICATA (!)* DALLO STATO sui propri cittadini, significherebbe “politicizzare”?
            Va bene, la smetto di politicizzare.
            :|

            *Wikipedia cita anche gli U.S.A. di aver favorito la sterilizzazione forzata fino alla metà degli anni ’60…

        • bardamu scrive:

          Quindi insisti nel revisionismo-negazionismo a proposito di Rupe Tarpea e Monte Taigeto… Tsk, Tsk
          Sei fortunato che non ci sono discendenti consapevoli dei sopravvissuti…
          Piccola postilla, per rimanere solo in luoghi a noi vicini, lasciando perdere Pol-Pot e altre amenità consimili, ci sarebbero anche le migliaia di italiani infoibati dai titini per il solo fatto di essere italiani.
          O anche questo non è documentato?

        1. sydblu scrive:

          Comincio con lo scusarmi.
          La mia pigrizia e così abnorme che spesso non intervengo, pur leggendo sempre. Talvolta perché le questioni si fanno così argute da sfuggirmi nella loro interezza, talaltra perché ho poco o nulla da aggiungere agli illustri frequentanti.
          Un paio di quesiti però sul presente topic li avrei.
          David Goodall (che io manco conoscevo per sentito dire), sceglie la “morte assistita” (perché chiamarlo suicidio in conto terzi pare brutto), perché si dichiara non più felice della propria.
          La domanda è la seguente: quale è la percentuale delle persone suicide ad essere felice della propria condizione e vita?
          Perché la scelta del 104enne botanico è più accettabile di quella di un disoccupato di 25 che fa la stessa scelta perché senza lavoro? E’ forse felice della propria condizione un amante 20enne tremendamente afflitto dalle pene d’amore? o di un liceale di fronte ad una bocciatura che compie la stessa scelta?
          quale è il discrimine? l’età? il livello di intelligenza che può avere un illustre luminare? la consapevolezza? l’aspettativa di anni rimasti?
          lungi da me giudicare chi compie una scelta così imperscrutabile e insondabile, sono situazioni così delicate che nessuno può porsi a giudice o maestro.
          La cosa che mi sfugge è solo perché l’uno atteggiamento (dello scienziato ) e l’altro (del 18enne bocciato ) vengano normalmente valutati in modo così diverso, e laddove ci si chieda se il gesto può esser giusto nel primo caso, nessuno si erga a sostenere la scelta dei secondi.
          Spero di non aver offeso la sensibilità di alcuno.

          • do minus gazza scrive:

            Syd, troverai sui quotidiani di oggi il processo e la condanna dei genitori (?) della liceale di Forlì suicidatasi, buttandosi dal tetto della sua scuola quattro anni fa.
            Credo sia la conferma che in molti di QUEI suicidi ci sia “altro”, “molto altro”.
            E quasi incredibile, anche se nella Storia dell’Umanità pare che di “incredibile” sia rimasto ben poco, tranne forse “gli alieni”, argomento per fare un po’ di contante per alcuni furbastri.
            E se mai esistessero varrà per sempre il monito dello scienziato Stephen Hawking: “…non escludo che possano esistere in qualche pianeta, ma sarebbe molto pericoloso incontrarli…”.

            • sydblu scrive:

              Rispondo qui, ma mi riferisco anche a quanto scritto dagli altri frequentanti sotto.
              Se il principio laico per cui ciascuno è arbitro della propria vita vale , dovrebbe valere sempre. Mi sembra però che valga di più se l’arbitro è sufficientemente consapevole, ancor di più se è consapevole e ottuagenario (o solo pluri-ottuagenario?).
              E nel caso in cui il sofferente sia (ahimè) un bambino non ancora in piena consapevolezza? In tal caso, questo laico diritto di autodeterminazione della propria vita, mi sembra vada a traslarsi sulla decisione dei genitori/tutori? In taluni casi poi la decisione passa dai genitori ai medici, che possono avere una consapevolezza ancor maggiore dei genitori (talvolta offuscati dal paterno sentimento)…
              Mi sembra che per essere un principio saldo sia alquanto appellabile e cavillabile (o forse solo labile).
              Sono decisamente in linea con Maxx e temo, temo, fortissimamente che si possa giungere al momento in cui ci potrà essere una terza persona (il medico? il sindaco? il partito?) che si arrogherà questa decisione.
              E’ sicuro che ciascuno sia il padrone della propria vita? E se fossimo solo semplici usufruttuari?

              • do minus gazza scrive:

                Un po’ di attenzione ai paradossi di “fantasy-bio-etica” dovrebbe essere un obbligo in questi casi.

              • Maxx scrive:

                Hai spiegato la mia idea meglio di come avrei potuto fare io; ovviamente concordo con ogni parola che hai scritto.

                o————o

                Ps. La battuta (che nel mio sentire proprio battuta non era), allontanandosi per colpa tua ( :lol: ) dal contesto ha perso il senso. Mi si perdoni se le reitero.

                «E se mai esistessero varrà per sempre il monito dello scienziato Stephen Hawking: “…non escludo che possano esistere in qualche pianeta, ma sarebbe molto pericoloso incontrarli…”.»
                Il che sembra contraddire molte teorie che auspicano la multiculturalità.

            • Maxx scrive:

              <>

              Il che sembra contraddire molte teorie che auspicano la multiculturalità.

          • do minus gazza scrive:

            Caro Syd, con un approccio come il tuo ad un tema centrale dell’esistenza, non credo proprio che si possano sentire offese le diverse sensibilità sicuramente esistenti sul tema come quello in oggetto.
            Penso che sia proprio la “consapevolezza” (fortemente aiutata dal contesto oggettivo) del gesto di Goodall che segna una sorta di “discrimine” tra la sua scelta e gli altri esempi che hai citato.
            Quale consapevolezza può esserci nel giovane che si suicida per una bocciatura scolastica?
            In quel caso c’è sicuramente “altro, molto altro”.
            Come “altro” ci deve/può essere in un 25enne disoccupato, magari con famiglia, che compie lo stesso gesto.
            Ti sembrerebbe troppo banale l’affermazione che per questi due ultimi esempi c’è davanti il TEMPO e la SPERANZA per un possibile rimedio?
            Cosa che non poteva esserci in Goodall.
            Per quanto MI riguarda credo, sottolineo credo, di avere una risposta, che vale oggettivamente solo per me, e troverei scorretto ed incosciente rendere perentorio il mio pensiero.
            Ciao e grazie del tuo contributo non banale.

            • do minus gazza scrive:

              Per “tagliare” un po’ l’aria vi segnalo che vi sono alcuni film che toccano il problema, ma in quelli c’è una sorta “d’obbligo” ad andarsene ad una certa età: uno è “2022 i sopravissuti (Soylent Green, 1973)” e l’altro è “The Lobster” (2015).
              Entrambi fortemente consigliati.
              Poi ce ne sarebbero molti altri come “La Fuga di Logan” (1976), per non citare i due “Blade Runner”, “I Figli degli Uomini (2006), “Gattaca” con una tematica più lontana dal Topic che stiamo affrontando.

              P.S.
              che il tema sia delicato me lo indica un dato: questo è il Topic più visionato, in due giorni, degli ultimi anni, ma anche il meno commentato.

              • Maxx scrive:

                Dal “scegliere la morte assistita per sé stessi” e sceglierla per gli altri il passo è breve.

                • Maxx scrive:

                  Le donne celibi non esistono, al limite esistono quelle nubili. :)

                  Io temo che a qualcuno distruggere i “valori” faccia comodo. Anche se ciò dovesse causare qualche danno collaterale. O magari sono proprio i danni collaterali ad esser utili a render le persone malleabili.

                  Ps. Il Monte Taigeto e la Rupe Tarpea hanno più di ottant’anni.

                • do minus gazza scrive:

                  MaXXX, c’è già qualcuno che lo ha FATTO, quasi ottantanni fa, ma molti, troppi, vogliono dimenticarlo, e lo sai bene.
                  Per il futuro prossimo non vedo un rischio così evidente.
                  C’è un ministro giapponese (fatalità?) che non vuole donne celibi anche se lavorando pagano la loro contribuzione.
                  Ma questa è tutta un’altra storia.

          1. do minus gazza scrive:

            Ovviamente mi scuso per il chiaro lapsus tra nubili e celibi.
            La verità è che avevo in testa che a suo tempo, non molto lontano, qualcuno propose e applicò in Italia una tassa sul celibato… E il caro MaXXX dovrebbe saperlo!

            Monte Taigeto, Rupe Tarpea, a parte il falso storico sul loro vero utilizzo, credo tuttavia che qualcuno si sia salvato e scriva su questo Blog… :)

            • Maxx scrive:

              Che siano oppure no un falso storico (e le opinioni sono piuttosto discordanti), il fatto che esistano nell’immaginario collettivo significa che in qualche modo “esistono”.

              Tassa sul celibato, assegni famigliari o detrazioni su figli a carico sono facce diverse della stessa medaglia. Per quel che mi riguarda, più meritevoli rispetto a ciò che sembra stia succedendo oggidì, con la distruzione sistematica di tutto ciò che rappresenta la “famiglia” ed arrivando addirittura, debitamente istruiti dai media, a surrogare i figli con i pets.

              • bardamu scrive:

                Applausi ( all’amico Maxx, sia chiaro ).
                Non conoscevo l’indole revisionista ( e negazionista ) del paròn del blog. Naturalmente da applicarsi solo ad eventi di un paio di migliaia di anni fa…
                Del resto anche Nerone è stato da tempo riabilitato dagli storiografi. Tra duemila anni forse vi saranno altre riabilitazioni, a noi troppo vicine temporalmente. ;-)

            • El Giara scrive:

              Anche i campi fondati da Pietro il Grande hanno più di ottant’anni… poi convertiti una novantina d’anni fa in qualcosa di uguale ma esteso ai più.

            1. Norberto scrive:

              Credo che laicamente ciascuno debba essere arbitro della propria vita e della propria morte. Nessuno e per nessun motivo, in nome dei propri principi dovrebbe opporsi. Se si accerta che la volontà non è influenzata da uno stato d’animo o da una condizione psicofisica alterata, l’unica cosa da fare è di assecondare in nome della dignità dell’uomo, la volontà espressa, qualunque essa sia. Non mi pare che una simile linea sia contestabile e ogni idea o credo in senso contrario dovrebbe valere solo per chi lo esprime. Non è difficile e alla fine anche in un Paese influenzato pesantemente dalle credenze religiose, come è l’Italia, ci si arriverà. E’ solo questione di tempo.

              • Maxx scrive:

                Nessuno contesta scelte, a mio avviso.
                Ciò che io, umilmente, contesto, è che per milioni di uomini che muoiono con dignità nel proprio momento, venga dato risalto a chi accomoda il “progresso”. Eppure sarebbe solo questione di tempo.

                • Zander scrive:

                  Morire con dignità è un atto magnifico e da rispettare in modo assoluto.
                  Ma siamo sicuri che coloro che lo fanno siano al corrente che si possono fare, di diritto, anche altre cose per alleviare le loro sofferenze?

                  • do minus gazza scrive:

                    Caro Zander ciao.
                    So bene che “ami” la Luna e non dimentico la tua lettura ed interpretazione del “Canto notturno di un Pastore Errante dell’Asia, del, per me, sempre ostico Pierrot Lunaire, della Sonata al Chiaro di Luna e molto altro che ti devo.
                    Benvenuto e spero ci si possa vedere ancora alle tue “Lezioni”.
                    Superfluo dire, scusandomi per l’ardire, che il tuo post lo sento come fosse mio.

                  • Maxx scrive:

                    Guarda la luna, non il dito!
                    Ciò che ho detto, o tentato di dire, è un’altra cosa. L’eutanasia esiste da sempre e da sempre è accettata. La sorella primogenita di mio padre è stata “gettata dalla Rupe Tarpea” (mediante inalazione del cosiddetto “olio fumante”, sostanza tossica, 20 anni prima del periodo citato dal Gazza). Dante ha riempito un intero girone infernale di coloro che per qualche motivo si sentivano come David Goodall.

                    lo sdoganarla con leggerezza, invece, è esclusivamente una battaglia politica. La morte che diventa legge mi intristisce.
                    Tana libera tutto.

              1. Thomas M. scrive:

                Gent. dott.Gazzini, so, o meglio, sento di essere in sicuro disaccordo con lei, tuttavia il suo ultimo post è così cauto, ed anche “circostanziato”, da mettermi in difficoltà a replicare.
                Perchè non ho nessuna intenzione di farlo ricorrendo al mio essere credente.
                Lei non ha usato assiomi, anzi li ha parzialmente contestati, e io non ricorrerò ad atti di fede su un tema di grande delicatezza per tutti, sicuramente in un prossimo futuro, ma non troppo lontano.
                Cordiali saluti.

                1. neurone scrive:

                  Seguo questo blog da tempo e ho capito che le “gabole”, così le definisce il Dominus, stanno spesso nel titolo, come ad esempio quel MI crea (o CI crea) qualche grosso interrogativo o in quella frase tra virgolette del testo.
                  Io credo che Gazza non sia turbato dal gesto di Goodall, ma dall’implicazione della motivazione espressa dallo scienziato.
                  Ed è un interrogativo più complesso di quello che sembra, che coinvolge profondamente l’etica “laica” e qualcosa d’altro che con molta cautela si sta discutendo nel mondo occidentale..
                  Insomma mi sembra che ci venga posto il problema se è “necessario” solo essere ammalati terminali e sofferenti per avere il “diritto” di andarsene da questo mondo, o tale “diritto”, fortemente vincolato da norme, può essere esercitato anche in altre disgraziate condizioni dell’esistenza?
                  Per rispetto sottolineo, anche se non ne esiste la necessità, che tutto quanto sopra non possa riguardare i credenti.

                  • do minus gazza scrive:

                    Caro Neurone, intanto ti ringrazio per quella correzione: non “grossi problemi”, ma INTERROGATIVI, molto più idonea.
                    Aggiungo che il dono della vita non può essere “maneggiato” come un dato sociologico, ma quella di porsi interrogativi (…) in un’epoca nella quale si stanno studiando e sperimentando interventi per il prolungamento della vita stessa, mi pare fondato anche il porsi l’interrogativo di tale “forzatura”.
                    Il “vivere per il vivere” non può essere un’assioma disinvolto.
                    Il diritto alla vita è NON NEGOZIABILE, la sua durata, in qualsiasi condizione un essere umano si possa trovare, lo può diventare.
                    E mi rendo perfettamente conto delle implicazioni di carattere straordinariamente delicato che tale mia valutazione implica.
                    E lo dico sapendo che sino ad ora ho avuto un’esistenza piena e soddisfacente.

                  1. Paperinik scrive:

                    Quando erano a 10-15 anni nell’età della ragione si andava avanti con muli, carbone e giusto qualche motore a scoppio a manovella.Ecco
                    questo mi impressiona. In altre periodi della storia dell’uomo e come avessero attraversato 500 anni.

                    1. Gatón scrive:

                      Sono certo che più di qualcuno in vita sua abbia pensato che non valga la pena di vivere se non si è in grado di …
                      Sì, avete capito bene, coito ergo sum, salvo poi dirottare il proprio interesse su altre attività più consone alla fase di vita in cui ci si trova, facendo di necessità virtù, ma non solo.
                      Hanno scritto che Goodall amava ascoltare la musica.
                      Ebbene, mi chiedo perché non avrebbe potuto scegliere di ascoltare il pezzo preferito ancora una volta il giorno successivo, e poi una volta ancora…

                        1. socratico scrive:

                          David Goodall “fece domanda” di poter avvalersi della morte assistita anche nei quattro anni precedenti, ma gli fu rifiutata.

                          1. michele scrive:

                            may the earth be gentle

                            1. chivers scrive:

                              Non conosco per niente il botanico centoquattrenne, mi chiedo se al compimemto del centesimo anno (o del novantanovesimo, o novantasettesimo…..) fosse felice, con una vita normale come uomo e come studioso… mah… confesso perplessità
                              Non conosco nemmeno le gemelle Berritta, leggo che sono di Berchidda, e allora mi illumino! Si, perché è il paese originario di Paolo Fresu, dove da diversi anni ad agosto organizza uno stupendo festival “Time in Jazz” e Paolo Fresu è uno di quelli che vorrei che a 101 anni fosse ancora lì a scaldare i cuori con la sua tromba e i vari musicisti che lo accompagnano nei suoi svariati progetti musicali. (verrà anche al Teatro Romano a giugno)
                              E nell’occasione di seguire i suoi concerti, scopro che a giugno a Colorno (paesotto francamente bellissimo del parmense al confine col mantovano) c’è un “festival della Lentezza” e ragiono con sicurezza sulla lentezza che deve aver contraddistinto gli oltre 300 anni di vita di David Goodall e delle gemelle Berritta, almeno lo spero.
                              https://lentezza.org/

                              Non posso che chiudere in musica e siccome la recentissima morte di ermanno Olmi si è legata a Paolo Fresu nella colonna sonora di “Torneranno i prati” me par giusto…
                              https://www.youtube.com/watch?v=v9gCjzCJlUs&t=235s

                            Rispondi a Maxx

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