10
dic 2017
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IL PAGELLONE DI SPAL-H.VERONA

NICOLAS 6+. Graziato tre volte (Borriello 22’, Grassi 35’, l’arbitro sul gol annullato un paio di minuti prima del gol di Paloschi), ma anche un paio di guizzi salva risultato, come sulla zampata di Paloschi, al 28’ s.t. che manda a sbattere sul palo con un riflesso straordinario. Il suo l’ha fatto.

CACERES 6,5. Nella prima parte poteva far meglio in entrambe le fasi, sia quando ha difeso, sia quando si è proposto. Nella seconda, quando ha alzato la posizione, è stato una spina nel fianco nei 20’ in cui il Verona ha fatto molto bene, fase coronata dal gol splendido del 2-0 arrivato con un diagonale da attaccante vero dopo una corsa di quaranta metri e un inserimento da dietro con i tempi giusti. Qualche lacuna difensiva nel finale, quando il Verona butta via quanto faticosamente costruito.

FERRARI 5,5. A parte una sbavatura dopo 6’ su Grassi, un primo tempo di buon livello contro attaccanti di categoria. Qualche sbavatura nella ripresa. Va molle sul contrasto con Paloschi nell’occasione del 2-1 che riapre una partita che al 40’ del s.t. (sul 2-0) era lecito aspettarsi vinta.

CARACCIOLO 4. Meno sicuro già prima dei tre minuti che purtroppo azzerano tutte le note di merito delle ultime settimane. Si fa fregare di Paloschi nel 2-1, regala il rigore del 2-2. E si riparte da zero, con due punti in meno e tanti dubbi in più su un reparto in difficoltà per il comportamento della squadra ma anche per sciagurati errori individuali.

FARES 5. Nell’ultima apparizione, in coppa contro il Chievo, era stato un punto di riferimento. Oggi decisamente no. Atteggiamento diverso, errori superficiali, a volte indolente nei rientri. Mette buona volontà e gamba in qualche ripartenza, tipo il break al 44’ che per poco non è valso il 3-2 di Romulo, ma Lazzari lo ha sovrastato. Ed è uno che è partito tre anni fa più in basso di lui (Lega Pro) e che oggi è sembrato avere molta più voglia.

ROMULO 6. Attivo, propositivo, è andato al cross e ha cercato la conclusione. I primi venti minuti del secondo tempo da trequartista per scardinare con le entrate da dietro la difesa della Spal sono state una chiave in positivo; peccato si sia mangiato due gol. Clamoroso il primo, in cui si è stoppato da solo in area dopo un rimpallo fortunato in chiusura di primo tempo, un po’ di sfortuna nel secondo episodio sulla carambola con Gomis dopo il 2-2 della Spal, sulla quale forse poteva fare meglio.

BUCHEL 5,5. Meno propositivo rispetto a Sassuolo e Genoa, costretto a dare equilibrio per l’assenza di Zuculini e la vicinanza di un giocatore con doti diverse da quelle dell’intenditore
(Bessa). Qualche ripiegamento, ma non ha mai acceso la luce. Si autolimita con l’ammonizione, evitabilissima, che prende per un intervento in ritardo a centrocampo dopo 22’.

BESSA 4,5. Non incontra, non costruisce, fuori dal gioco; non bene anche quando ha avuto la palla tra i piedi. Ma metterlo da centrale in un centrocampo a due significa aumentargli i problemi che ha con la categoria, non aiutarlo a risolverli.

VERDE 6,5. Poca roba, qualche tentativo di ripartenza nel primo tempo. Molto meglio il secondo che anche lui timbra con l’azione fantastica che vale il 2-0 di Caceres, arrivato grazie ad una palla messa dentro a difesa schierata che è colpo da gran giocatore. Costretto a uscire nel finale; e fuori lui, dopo Cerci, si è spenta la luce.

dal 34’ s.t. Calvano s.v. Pecchia lo mette in protezione sulla fascia sinistra, rinunciando di fatto a ripartire nei 10 minuti in cui il Verona butta via la partita. Il debutto in serie A se lo era meritato in Coppa.

CERCI 6,5. E’ entrato in tutte le azioni più pericolose, fornendo assist e cercando il gol con quella classica azione chiusa col tiro a giro che ancora non viene. Bravo specie nel primo tempo ad abbassarsi ed allargarsi per cercare quegli spazi che la Spal non concedeva centralmente. Procura e realizza il rigore dell’1-0. Deve ancora migliorare in fase di conclusione, ma con o senza non è stata la stessa cosa.

dal 27’ s.t. Pazzini 6. Sarà logoro, senza allenamento, sempre infortunato, magari anche sul mercato. Ma finché c’è, e almeno fino a gennaio c’è, rinunciarci pare una follia. Entra e si procura con esperienza qualche punizione, caricando di tre cartellini gialli gli avversari. Pur nella difficoltà di una condizione inesistente (un allenamento con la squadra nelle ultime due settimane), non gioca da solo e si mette a disposizione dei compagni.

KEAN 4. Partita da “prendo palla e fo tutto mi…”, con il risultato di non aver creato nessuna opportunità se non un solo tentativo nel finale di primo tempo in cui è stato bravo ma anche fortunato. Ingenuità e atteggiamento da giocatore giovane, con un futuro davanti, ma (come altri) oggi non pronto per dare garanzie in una squadra che si gioca la salvezza.

dal 18’ s.t. Valoti 5. Entra, ma non entra in partita in un momento in cui serviva dare sostanza e fisicità al centrocampo. Poteva e doveva fare molto di più.

PECCHIA 5,5. Altri due punti buttati via nonostante quella crescita che riecheggia nelle sue parole fin quasi alla noia in ogni conferenza stampa prima e dopo ogni partita. Cambi obbligati, scelte che si possono discutere; ma l’impressione è che a parte il giochi uno o giochi l’altro, perché non entra questo anziché quello, continui a mancare quel carattere che in partite determinanti consenta alla squadra di arrivare al risultato superando quei limiti individuali (oltre che di applicazione difensiva) che continuano ad esserci. Buttata via, col pareggio regalato alla fine, anche l’intuizione vincente di Romulo alto dietro Kean che all’inizio del secondo tempo sembrava aver posto le basi per decidere la partita.

Arbitro Rocchi 4. A parte un secondo rigore reclamato nel recupero dalla Spal per un mano di Caracciolo in area (il braccio è dietro la schiena e il difensore è girato sul tiro di Floccari) e il rigore – indiscutibile – del 2-2, toppa quasi tutti gli episodi decisivi. Ignora una trattenuta molto sospetta di Vicari su Cerci al 10’, ignorando anche il var. Ma tre minuti dopo va diretto con un giallo da coscienza sporca da Viviani che ferma Romulo al limite dell’area con un intervento che lascia qualche dubbio perché sembra prima sulla palla che sul piede. Viviani graziato del secondo giallo nell’azione del rigore di Cerci, quando da già ammonito tampona in area l’attaccante del Verona.
Molto dubbio anche il gol annullato alla Spal per carica di Floccari su Nicolas (che sembra fare tutto da solo, perdendo la presa).

05
dic 2017
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-GENOA

NICOLAS 6. Puntuale nelle uscite, graziato da Rigoni (in fuorigioco), nessun intervento degno di nota. Di più non poteva fare.

ROMULO 6+. Ha spinto senza risparmio, fino alla fine, con più attenzione del solito nella fase difensiva; un esempio è il gol di Pandev (in fuorigioco) dove tiene perfettamente la linea con Ferrari. Peccato non sia bastato…

FERRARI 7. Un grandissimo rientro. Ha sbagliato un pallone nel recupero ma per il resto è stato perfetto, tatticamente ineccepibile; senza mai sbagliare né i tempi dell’intervento, anche quando portava pressione nella metà campo avversaria, né le uscite. Un titolare ritrovato.

CARACCIOLO 6-. Per 45 minuti bene, bravo a tenere la linea con Ferrari anche grazie al filtro straordinario che nel primo tempo hanno fatto Buchel e Bruno Zuculini. Poi qualche sbavatura, un paio di volte a metà strada, l’uscita sbagliata nell’azione del gol (in fuorigioco) in cui resta in mezzo tra Taarabt e Pandev. Nel complesso meno brillante del solito.

SOUPRAYEN 5. Sempre tanta volontà, sempre tanti errori. E sul gol (in fuorigioco), è fuori posizione. Pecchia insiste nel ritenerlo adeguato sia da centrale, sia da esterno, ma non si vedono né miglioramenti, né risultati.

VERDE 5,5. Sempre un bel piede, sulla qualità dei palloni che mette in area non si discute, sulla capacità di sacrificarsi rientrando sull’avversario neppure, sulla capacità di andare nell’uno contro uno nemmeno. Ma nelle partite che contano in questa squadra dove la qualità si vede col contagocce deve essere determinante, come a Sassuolo. E stasera non lo è stato.

dal 25’ s.t. Lee 5. Piace perché ce la mette e palla al piede dà sempre l’impressione di poter creare qualcosa. Ma stringi stringi, concretezza zero.

B.ZUCULINI 6,5. Ha portato grande pressione, roccioso, recuperato tanti palloni. Con Buchel nel primo tempo ha dominato il centrocampo annullando l’inferiorità numerica del 3 contro 2 che aveva in mezzo il Genoa. Fuori lui il Verona ha perso ordine ed equilibrio.

dal 1’ s.t. Kean 4,5. Si è visto per una grande occasione, sciupata, in area di rigore. Per il resto 45 minuti anonimi, molti dei quali passati a nascondersi in area. Certifica l’inadeguatezza offensiva della rosa del Verona.

BUCHEL 7. La sorpresa della giornata. Altro passo, altra gamba. E con la condizione è arrivata anche la fiducia in una partita con giocate che per 14 giornate e tre mesi di campionato non aveva mai fatto vedere. A parte il filtro sulla metà campo, importante, del primo tempo, ha strappato applausi con un paio di percussioni palla al piede con tanto di dribbling e punizione procurata. Punto di riferimento anche in un secondo tempo dove il Verona per tentare di recuperare ha perso le misure.

BESSA 5. Spiace dirlo, ma un equivoco anche stasera. Figlio di una fiducia (e di una condizione) che non è al top ma anche di una posizione in campo che se da una parte non deve diventare un alibi, nemmeno si può dire che lo aiuta. Fuori dalla partita nel primo tempo e in difficoltà nei ripiegamenti, più nel vivo del gioco nella ripresa ma in una posizione, da interno di centrocampo, dove in serie A serve un altro passo e altre caratteristiche. Forse è colpa di aspettative troppo alte per un giocatore che come tanti compagni è al debutto in serie A, ma non determina e non incide. E per il Verona questo è un problema.

VALOTI 6-. Si è sbattuto, da centrale, da esterno, portando pressione, cercando di recuperare qualche pallone e di ripartire. Ma in quella posizione dovrebbe avere ben altro peso offensivo.

dal 36’ s.t. F.Zuculini 6. Una buona notizia sapere che è tornato, e che può dare una mano alla squadra non solo fuori ma anche in campo.

CERCI 5,5. Un buon primo tempo, la capacità di creare spazi allargandosi a destra e di far giocar la squadra in fase offensiva, ma troppo debole alla conclusione. Anche quando Perin gli disinnesca un bel tiro a giro che però gli resta un po’ troppo centrale per poter pensare a qualcosa di più. Morale: da chi gioca davanti ci si aspettano i gol, non solo il lavoro per la squadra. E lui è uno che ha la qualità per fare la differenza…

PECCHIA 6. Nonostante un ottimo primo tempo e una prestazione nel complesso generosa e all’altezza di una partita da vincere, seconda sconfitta interna consecutiva – la terza nei quattro ultimi scontri diretti di quello che ci hanno raccontato essere il mini campionato del Verona; le “nostre” partite… Creando solo i presupposti non ci si salva. Per salvarsi servono i gol. Ma non può essere colpa sua se gli hanno preso Kean pensando che fosse pronto, Lee pensando che fosse un talento in grado di fare la differenza o se gli fanno perdere uno scontro diretto (nell’anno del var) con un gol in evidente fuorigioco. Poi si può anche dire che le mosse del secondo tempo hanno fatto perdere ordine tattico ed equilibrio; ma se perdi dopo una prestazione del genere in cui ce la metti tutta ma non fai gol,  il problema resta, più che l’allenatore, una squadra che soffre di inconsistenza offensiva acclarata e inadeguata per lottare alla salvezza. Una squadra che va pesantemente (pe-san-te-men-te…, non primavera o gente che non gioca da un anno…) rivista a gennaio; non da lui, ma dal presidente e quindi dal direttore sportivo. Sperando non sia già troppo tardi.

ARBITRO DAMATO 3. Un gol in fuorigioco nell’anno dell’avvento del var in uno scontro diretto per la salvezza non è accettabile. Mediocre anche quando permette le manfrine del Genoa nel secondo tempo e giudica a modo suo alcuni interventi, come una scalciata di Bertolacci a Ferrari, da dietro, nel finale, che era da rosso diretto. Un errore tanto sciagurato quanto evitabile, che rischia di condizionare pesantemente la corsa già ad ostacoli del Verona.

29
nov 2017
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IL PAGELLONE DEL DERBY DI COPPA

SILVESTRI 7. Bene già prima del rigore, decisivo, parato a Pellissier. Fatica un po’ all’inizio poi viene fuori alla distanza. Brillante nelle uscite, attento sulle conclusioni da fuori, reattivo sul colpo di testa di Inglese da due passi che poteva decidere il match prima dei rigori.

BEARZOTTI 6,5. Intraprendente all’inizio quando seguiva sempre le folate di Romulo, creando superiorità. Generoso e capace di stringere i denti dal secondo tempo in poi, quando ha dovuto fare soprattutto il difensore e tenere nell’uno contro uno. Finisce con i crampi, prestazione che obbligherà Pecchia a riprenderlo in considerazione.

HERTAUX 6,5. Non è partito bene. Era in ritardo e ha rischiato molto su Gaudino all’inizio, ha preso un giallo inutile nella metà campo del Chievo per un’entrata con l’avversario girato di spalle; ha fatto fatica a trovare la sintonia con Souprayen, che non teneva la linea. Poi da un certo punto in poi non ha più sbagliato niente e le ha prese tutte di testa. Baluardo.

SOUPRAYEN 5,5. Ha messo impegno cercando di fare il massimo, ma la buona volontà non sempre basta. Errori tecnici a parte, ha confermato di avere lacune pesanti da difensore centrale. Fuori posizione sul gol e in altre circostanze, ha concesso un paio di colpi di testa pericolosi a Stepinski dentro l’area ed è andato spesso per conto suo, faticando a tenere la linea.

FELICIOLI 6. Poteva fare meglio, ma considerando che era la prima partita dopo mesi, la ruggine dell’inattività e anche una brutta botta alla schiena presa dopo 20 minuti va incoraggiato. Qualche ingenuità su Depaoli, che gli è girato intorno un paio di volte, ha spinto poco e ha preso poco l’iniziativa. Però può diventare un’alternativa a sinistra.

dal 72’ Verde 6+. Ha ridato gamba e sostanza per un po’ all’attacco spuntato dell’Hellas, diventando subito pericoloso con una gran palla da sinistra girata di testa da Bessa dentro l’area di rigore e poi con una conclusione da fuori nel finale. Supplementari da esterno di centrocampo con la consueta generosità nei ripiegamenti e l’unica pecca di una ripartenza gestita male, dove ha preferito andare alla conclusione con l’uomo davanti anziché premiare la corsa di Fares che poteva presentarsi solo davanti al portiere. Rigore da applausi.

ROMULO 7. Partita che ne conferma pregi e difetti; e la sostanza di uno dei pochi della rosa che dimostra colpi da categoria. Ha spinto moltissimo a destra, risultando un fattore offensivo in un Verona che non aveva attaccanti. Ha concesso troppo dietro, pigro nei rientri, tante volte in ritardo su Jaroszinsky diventato quasi sempre affare di Bearzotti. Più a suo agio quando Pecchia lo ha messo dietro la punta, nei supplementari, lasciandolo svariare a piacimento. E lui è uno dei pochi che dopo 120 minuti ha ancora la gamba e la forza per ribaltare l’azione. Perfetto dal dischetto.

FOSSATI 6,5. Nel primo tempo lo si è trovato spessissimo a dare una mano alla difesa dentro l’area di rigore, poi è uscito anche sul piano del fraseggio. A suo agio col modulo, si è visto e fatto sentire. Si permette lo scavino (con gol) dal dischetto.

B.ZUCULINI 6,5. Agiva nella zona di Gaudino che ha fatto pochissimo ma più che le competenze tattiche piace il ruolo di leader che si è preso, rimettendo lucidità (anche grazie al cambio di modulo) e sostanza alle sue prestazioni dopo un momento in cui era andato sopra le righe. Punto di riferimento in campo, decisivo dal dischetto, il primo a sottolineare, in campo, la buona prova dei giovani e di chi aveva giocato meno. Capitano senza fascia.

FARES 7+. Non va apprezzata solo la disponibilità di passare da un ruolo all’altro (addirittura da attaccante a difensore) senza un lamento e mettendocela sempre tutta. Stavolta alla quantità (che fisiologicamente comporta anche qualche giocata sbagliata), va sottolineata la qualità di una partita che lo ha visto decisivo davanti in un momento d’emergenza (caparbio nel rubare palla a Garritano dentro l’area e freddo nel battere Seculin) e poi nella stessa gara anche decisivo e attento dietro nei cinquanta minuti giocati da esterno basso di difesa. Se aumenta fiducia, consapevolezza e continuità nelle prestazioni può diventare una bella storia.

BESSA 5,5. Ha faticato a trovare la posizione in una partita dove però per necessità ha dovuto fare l’attaccante e spesso è stato cercato con lanci lunghi o con cross dalle fasce. Paradossalmente è stato più pericoloso da stanco, alla fine, con un colpo di testa parato da Silvestri e una bella giocata su Bani ma non basta. Ed è probabilmente il primo a saperlo. Però in questo momento sembra anche molto penalizzato dal nuovo modulo di gioco che invece ha alzato il rendimento della squadra.

dal 91’ Tupta 6,5. Sorprendente. Sorprendente la personalità con la quale è entrato, il carattere che lo ha portato a battagliare subito con Dainelli ma anche le capacità di proteggere la palla e di entrare nel fraseggio. Freddissimo anche dal dischetto. Visto anche il momento di emergenza, merita una possibilità anche in campionato.

LEE 6. E’ attaccante esterno che si è trovato a fare la punta centrale. E’ stato vivace, anche se spesso frenetico, ha dato verticalità alla squadra cercando sempre di creare qualcosa. Peccato abbia quasi sempre sbagliato la scelta finale; ma ha fatto il suo e anche lui merita di essere rivisto.

dal 91’ Calvano 6+. Soprendente anche lui, perché non giocava da mesi ed è stato rispolverato solo per l’infortunio di Zaccagni. E’ entrato con l’umiltà giusta, mettendosi al servizio della squadra anche in un ruolo poco consono perché ha fatto il quarto a destra. Ma ha sbagliato poco e si è fatto trovare pronto.

PECCHIA 6,5. Partita che in un momento delicatissimo della stagione conta relativamente sotto il profilo del risultato (anche se vincere un derby – pure di Coppa – è sempre una grande soddisfazione), ma a pochi giorni dalla vittoria di Sassuolo aumenta decisamente fiducia e autostima. Passaggio del turno portato a casa grazie alle prestazioni senza risparmio di ragazzi che avevano giocato poco o niente, titolari che si sono messi a disposizione del gruppo e scelte, alcune dettate dall’emergenza – alcune no, che si sono rivelate vincenti. La tappa di avvicinamento migliore per la gara (quella sì) decisiva per la stagione che ci sarà lunedì contro il Genoa.

MARIANI 6. Senza indugi sulla simulazione iniziale di Gaudino, che non protesta, anche se l’intervento di Hertaux potrebbe far pensare ad un contatto e nel complesso pochi errori in una partita non cattiva ma con qualche scontro di gioco.

25
nov 2017
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IL PAGELLONE DI SASSUOLO-H.VERONA

NICOLAS 6,5. Un paio di sbavature nelle uscite ma evita che Missiroli riapra la partita poco prima del recupero e disinnesca anche la conclusione successiva di Politano. E non prende gol.

CACERES 6+. Si limita il giusto nelle sgroppate, coraggioso quando mette la testa sul tentativo di bicicletta di Falcinelli, tiene da centrale dopo l’espulsione di Hertaux. Una buona partita.

CARACCIOLO 6,5. Ruvido e solido. Fa girare Matri all’inizio poi concede le briciole. Sempre più sorprendente nella capacità prima di ribaltare le gerarchie interne dei centrali e poi nel confermarsi come il nuovo punto di riferimento.

HERTAUX 5,5. Rovina una buona prestazione e il bel duello fisico che stava vincendo con Matri con due ingenuità decisamente evitabili, costate sia il primo giallo -per un intervento eccessivo lontano dalla porta – sia il secondo – per aver allontanato la palla a gioco fermo. Leggero in una partita delicata.

FARES 6. Berardi lo aiuta molto, annullandosi da solo, ma regge in una gara dove spingendo poco aveva poco senso la sua presenza in una posizione che difensivamente parlando non gli compete. Molto apprezzabile, come sempre, la disponibilità e la generosità nella corsa. Bravo nel salvare in area su Peluso nel secondo tempo.

ROMULO 6,5. Sempre pronto a ripartire ha dato sostanza quando ha cercato la profondità, meno quando ha tagliato il campo cercando di incidere da solo. Generoso, pericolo alla fine con un diagonale deviato da Consigli, dentro tutte le azioni più importanti del primo tempo. Un diamante la giocata che ha permesso a Verde il 2-0.

B.ZUCULINI 7+. Dopo le due espulsioni di fila è diventato un guerriero molto più disciplinato e lucido, agevolato anche da un sistema di gioco con più equilibrio nella metà campo. Ha annullato la superiorità numerica del Sassuolo in mezzo al campo trovando anche il tempo e la forza per proporsi in fase offensiva. Pesantissima la zampata del vantaggio. Decisivo.

BUCHEL 6. Al 6’ la miglior giocata in 14 partite: quella palla in verticale per Cerci che poi ha mandato in porta Valoti; la perla di un primo tempo giocato meglio del solito, soprattutto la prima metà, in cui ha sbagliato qualcosa ma ha dato dinamicità e fisicità al reparto. Vistoso calo fisico nella ripresa.

VERDE 7+. Nel taglio e nel controllo del 2-0 c’è il perché Garcia qualche anno fa lo fece esordire da diciottenne in una Roma di campioni. Nella sua partita quantità, sacrificio, qualità e un gol da applausi.

dal 35’ s.t. Souprayen s.v.

VALOTI 5,5. E’ l’eterno incompiuto, che prima o poi esploderà e che prima o poi farà il salto di qualità. Per intensità, lavoro, capacità di recuperare palla e ripartire nel primo tempo sarebbe stato da 7; se non fosse che si è mangiato due gol clamorosi davanti alla porta, che sarebbero stati addirittura tre se dopo il liscio di Cannavaro non fosse arrivata la zampata di Zuculini. Crollato fisicamente nel secondo tempo.

CERCI 7. Più che la punta centrale ha fatto il regista offensivo, riuscendo sempre a togliersi dalla marcatura dei due centrali, bravo nell’allargarsi a destra (Peluso non lo ha mai tenuto nel primo tempo) e nel distribuire gioco e assist (due, al bacio, non sfruttati da Valoti). Utile alla squadra anche senza fare gol, visto il risultato (e il momento) poteva risparmiarsi l’uscita dal campo con polemica.

dal 15’ s.t. Pazzini s.v. ha giocato nel tempo dove il Verona si è chiuso dietro senza più avere la forza di ripartire. Ha provato a mettersi a disposizione fino alla cianchettata di Acerbi che lo ha costretto smoccolando a uscire.

dal 42’ s.t. Bessa s.v.

PECCHIA 6+. Vince e salva la panchina in un modo lontano dalla sua visione di calcio, con palla lunga e difesa davanti all’area di rigore. E presentando da qualche settimana un Verona completamente diverso nella sostanza e nell’idea di gioco rispetto a quello visto nelle prime dieci partite. Ma vince (in dieci, una volta tanto senza subire gol). Con merito. Ed era quello che contava.

Tre punti che non cancellano i dubbi, ma che riavvicinano il Verona ad una salvezza che necessariamente dovrà passare dal mercato di gennaio (che dovrà essere zero fumo, solo arrosto… Ma questo non dipende da lui… ).

Poca lucidità nei cambi: quantomeno anticipata l’uscita di un Cerci ancora nel vivo della partita (e fino a quel momento tra i migliori), Verde è uscito nonostante fosse ancora brillante nella corsa cosa che non si poteva dire di Buchel e Valoti, spariti invece nella ripresa. Ora deve dare continuità di prestazione e di risultato col Genoa.

VALERI 5. Lascia a casa il buon senso quando tira fuori il secondo giallo a Hertaux per aver allontanato il pallone.

21
nov 2017
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Il pagellone a Setti, Fusco e Pecchia

Dopo una serata così, l’ennesima rimonta, l’ennesima sconfitta, dare i voti alla squadra pareva inutile. Ecco perché ho deciso di fare il pagellone sui responsabili di questa situazione.

SETTI 4. Non parla, non si vede, non fa capire qual è la sua valutazione sulla squadra, sul mercato, sul lavoro di Pecchia, sul lavoro di Fusco. Non spiega perché da due anni non investe più sul Verona (dichiarazione del d.s. Fusco in una conferenza stampa di qualche settimana fa), ma inveisce pubblicamente contro i giornalisti che riprendono – dopo verifiche – notizie relative alla società che arrivano da altre parti. Non spiega, nel dettaglio, perché, da imprenditore, è a capo di una società che spende più di quanto guadagna (dichiarazione dello stesso Setti in una recente intervista); nonostante negli ultimi anni vendere sia stata sempre la priorità di ogni mercato.

Non spiega perché dal modello Borussia Dortmund (ambizioso progetto di inizio mandato) si sia passati all’attuale modello Crotone – che peraltro a oggi ha il doppio dei punti del Verona. O perché in passato siano state avallate operazioni sanguinose come l’acquisto di Viviani (strappato al Palermo e poi diventato un problema da risolvere), o i cinque anni di contratto a Pazzini, o i rinnovi pluriennali di Mandorlini (esonerato dopo pochi mesi), Gomez, Jankovic (mai più nel “radar” della squadra). Scelte frutto di una gestione (che nella difficoltà si è evaporata), capace solo di ottenere una poco dignitosa retrocessione, azzerare plusvalenze e ridurre all’osso la possibilità di spesa nei mercati successivi.

Non interessa la consistenza economica dell’imprenditore, nel calcio di oggi non è una condizione necessaria per un progetto dignitoso. Ma dato che è il presidente che ha avuto più soldi dai diritti della storia del Verona (soldi che entrano a prescindere dal risultato sportivo) ed è altresì l’unico presidente a beneficiare dei paracaduti in caso di retrocessione, dovrebbe spiegare perché non si riesca a fare una squadra, se non competitiva, almeno all’altezza della piazza, della storia e della tradizione dell’Hellas Verona.

FUSCO 4. Difficile capire se è stato peggio vedere il Verona rimontato nuovamente dopo Cagliari, in una di quelle (pochissime) partite che ci viene raccontato dovrebbero far parte del nostro campionato, o l’analisi tecnica nell’intervista di fine partita.

Si continua a parlare di miglioramenti, di squadra in crescita; si chiede pazienza e l’aiuto dei tifosi. Si aspetta di recuperare gli infortunati (e la sosta?), si valutano positivamente prestazioni che sfociano puntualmente in sconfitte solo apparentemente senza un perchè. Non si affronta il nodo di un mercato totalmente inadeguato per la categoria (per scelta o per necessità?), che ha partorito una rosa senza certezze. Lo poteva essere Cerci, reduce da due anni di inattività? O Hertaux, che non giocava a Udine? O Romulo, che ha un contratto da top player ma che non faceva quasi mai la differenza anche in serie B? Oppure Kean, che è un 2000, per di più di un’altra squadra? O ancora Buchel, che non era titolare nell’Empoli retrocesso. Una rosa fatta di tante, troppe scommesse. Dove Pazzini, nonostante gli acciacchi uno dei pochi ad avere qualche gol nei piedi, è diventato inspiegabilmente un problema a tre giorni dalla fine del mercato. Dove Bessa è un leader debuttante che sta ancora pagando lo scotto del salto di categoria, dove si è banalizzato il ruolo in serie A del portiere, con Nicolas pesantemente in discussione già nel campionato vinto dello scorso anno. Dove alle scommesse si sono aggiunte valutazioni quantomeno rischiose su titolari di cui si conoscevano ampiamente pregi e difetti (vedi Souprayen al quale è stato rinnovato il contratto, ma che dopo gli errori commessi – costati non gol, ma partite… non è più titolare).

A Verona non si era mai visto un direttore sportivo così in simbiosi con l’allenatore, specie nelle analisi tecniche. Ma anche un direttore sportivo così pronto a sollevare da ogni responsabilità il presidente (ne esiste testimonianza anche in quest’ultimo dopopartita). I risultati ottenuti parrebbero richiedere invece una diversa capacità di analisi e dell’andare anche contro a ciò che si è fatto. Per salvaguadare il bene primario: che beninteso non è Setti, né Fusco, né Pecchia. Ma l’Hellas Verona.

PECCHIA 4. Ripete sempre le stesse cose: vede crescita, prestazioni positive, una squadra che si impegna al massimo ma che non fa punti. E perde partite inspiegabili, come quella col Bologna. La classifica del Verona, in realtà è spiegata dai numeri: una vittoria su 13 (contro l’ultima – che le ha perse tutte – per di più in 11 contro 10), 9 sconfitte (5 consecutive), 29 gol presi (più di due a partita), solo 10 segnati (4 su rigore). Una squadra dove specialmente in difesa non si vede il lavoro dell’allenatore, che non riesce a metter mano su quei gol presi in fotocopia e in serie sui calci piazzati, che si vedono da due anni a questa parte. Dove gli errori individuali, di concetto, si susseguono (quello di Fares che stringe al centro la marcatura lasciando libero un avversario nella posizione che doveva occupare è lo errore stesso già visto altre volte con altri protagonisti). Una squadra che non sa gestire il vantaggio contro le pari grado (rimontata negli scontri diretti contro Cagliari e Bologna), dove non si capisce se Pazzini è messo nelle condizioni migliori per fare quei gol che servono per la salvezza, se Bessa può giocare a due a centrocampo, se Nicolas da garanzie, il perché di tanti infortuni e di giocatori che dopo due mesi non hanno ancora tutta la partite nelle gambe.

La vera domanda è se con quel poco che gli hanno messo a disposizione poteva fare qualcosa di diverso e se il suo mancato esonero non sia, più che un reale attestato di fiducia (evidentemente non basato sui risultati), solo l’alibi perfetto trovato da chi ha fatto la squadra e da chi ha deciso quanto mettere a disposizione per il mercato.

05
nov 2017
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IL PAGELLONE DI CAGLIARI-H.VERONA

NICOLAS 7,5. Para il rigore a Cigarini, risponde presente al tiro al bersaglio del Cagliari, evita anche il 3-1 finale salvando il due contro zero di Farias e Pavoletti. L’unico a cui non imputare la sconfitta.

CACERES 4. Partita incomprensibile. In difficoltà clamorosa su Padoin, nonostante la superiorità numerica del Verona sulle due corsie esterne. Nessun feeling con Romulo, buca il calcio d’angolo del pareggio del Cagliari. Non ha mai spinto… Irriconoscibile.

dal 10’ s.t. Valoti 5. Appena entrato ha portato un po’ più di intensità e ha provato anche a coinvolgere Pazzini. Ma in questa categoria non incide.

CARACCIOLO 4,5. In ritardo sulla palla in verticale per Sau, si fa fregare in area dall’attaccante che lo cerca e lo trova per un rigore che ci sta tutto. Poco reattivo nelle chiusure, distante dall’avversario. Un passo indietro.

HERTAUX 4,5. Due passi indietro rispetto all’ultima. Ha perso troppe volte la marcatura su Pavoletti, che lo ha graziato in più occasione. Sempre distante, mai una volta in anticipo, come Caracciolo ha lasciato troppo spazi. E sul calcio d’angolo dell’1-1 dopo il buco di Caceres c’è il suo.

SOUPRAYEN 4. Amnesie e pochezze tecniche imbarazzanti, fino al gol regalato a Faragò (da capitano del Verona…) che fa vincere il Cagliari.

ROMULO 4. Spento e abulico, sia da esterno di centrocampo che da esterno basso di difesa. Ha lasciato nella difficoltà Caceres senza mai aiutarlo e non è mai ripartito. Qualche tentativo velleitario in mezzo ai soliti consigli dispensati non si sa a che titolo ai compagni di squadra.

B.ZUCULINI 6-. Si salva per il gol fatto (una girata d’attaccante) e per un secondo sfiorato sempre di testa da azione d’angolo. Ha provato a tamponare, ma era sempre dentro la propria area di rigore. Colleziona un altro giallo per l’immancabile entrata a forbice.

FOSSATI 5. Impreciso e anonimo; ha aiutato al limite e dentro l’area di rigore ma il resto gli è riuscito poco.

FARES 5.5. Uno dei pochi che ha fatto vedere di avere gamba. Sgroppate e applicazione, senza risparmio; ma pochissima qualità in quello che ha fatto. Poteva fare molto meglio su una gran palla di Cerci, al 22’, che lo ha messo davanti al portiere.

CERCI 5. Ha giocato due palloni nei primi 22’, mettendo prima il cross sulla testa di Zuculini per il momentaneo vantaggio dell’Hellas e poi Fares davanti a Rafael. Poi però ha latitato, da seconda punta, da centrocampista di destra e non si è mai più visto.

dal 23’ s.t. Verde 5. Aveva la capacità per dare una sferzata alla partita, ma è entrato con lo stesso ritmo e la stessa grinta di quelli che erano in campo.

PAZZINI 5. Certo, se gli chiedi di tornare fin sulla linea dei trenta metri e gli chiedi di ripartire non lo metti mai in condizione di far male all’avversario. Però anche lui deve fare di più; anche all’interno di un sistema di gioco che gradisce poco e che sembra distante dalle sue caratteristiche. Inizia la partita dopo 55’ (con l’ingresso di Valoti), segnando un gol che gli viene annullato.

dal 37’ s.t. Zaccagni s.v. Entra e Barella gli scippa un pallone dai piedi e dopo il gol fa un fallo inutile sulla punizione buttata in area con il Verona avanti alla disperata ricerca del pareggio. E’ entrato con la stessa rabbia che ha avuto dall’inizio il resto della squadra.

PECCHIA 4. Formazione equilibrata nonostante le assenze, ma squadra (ancor più grave in uno spareggio salvezza) che non è stata capace di gestire il vantaggio – finendo addirittura per essere rimontata senza il suo unico attaccante in campo. Verona basso, che ha difeso con la coppia di centrocampo dentro l’area di rigore, che non è mai ripartito, che ha evidenziato le consuete lacune difensive (individuali e di squadra). All’ennesimo gol preso da calcio d’angolo con l’uomo libero in area (solo all’altezza del dischetto) speriamo finisca l’alibi della questione dei centimetri e si inizi a lavorare diversamente. Una domanda: Pazzini è messo nelle migliore condizioni per far gol?.

ARBITRO GUIDA 5. Giusto il rigore di Caracciolo su Sau, da rivedere il gol annullato a Pazzini (non sembrava fallo di Fares, tantomeno fuorigioco di Pazzini).

31
ott 2017
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-INTER

NICOLAS 5,5. Male solo negli episodi chiave, che sono però quelli che decidono la partita: accenna all’uscita poi si ferma sul cross di Candreva, tramutato in gol da B.Valero, regala il calcio d’angolo (conclusione fuori specchio di Candreva) che porta al secondo gol di Perisic, che calcia forte un pallone che gli passa vicinissimo alle mani.

ROMULO 6,5. Grande partenza, con le sue corse e i raddoppi costanti oltre a spingere molto ha sempre tolto pressione a Verde; una spina nel fianco dell’Inter per tutto il primo tempo. Regge anche nell’uno contro uno Perisic, che ha fatto ammattire difensori veri e di alto spessore. Da esterno basso conferma di essere più disciplinato, più utile alla squadra e anche più pericoloso con la qualità che ha al cross. Però non bastare proporsi come una saetta… Serve anche essere meno pigri nei rientri, e lì ha molto da lavorare (segue – ma solo con lo sguardo – il taglio di Valero alle spalle di Caracciolo).

CARACCIOLO 6-. Meriterebbe un voto più alto per la totalità della prestazione, ma pesa l’errore sul primo gol in cui stringe la posizione andando a raddoppiare su Icardi marcato da Hertaux senza accorgersi di avere B.Valero alle sue spalle. Per il resto una partita quasi perfetta: attento, concentrato, preciso, in area di rigore e nell’uno contro uno. A oggi l’unico vero titolare inamovibile dei centrali. E pensare che era la quarta (se non quinta) scelta….

HERTAUX 6,5. Bene, finalmente bene. Due chiusure importanti nelle uniche due volte in cui l’Inter è riuscita a entrare in area (al 5’ su Candreva e alla mezzora su D’Ambrosio), concentrato anche nella sola occasione in cui Icardi gli ha rubato il tempo (3’ s.t.), seguendolo e condizionandone la conclusione. Qualche apertura interessante, bene anche nell’impostazione. Di gran lunga la prestazione più convincente da quando è arrivato.

SOUPRAYEN 6. In difficoltà nei primi dieci minuti (in cui l’Inter, con Candreva, sembrava poter fare la partita dalla sua parte) poi però ha preso le misure e (con Fares) ha fatto venir fuori alla distanza la catena di sinistra contro due avversari (l’altro era D’Ambrosio) tutt’altro che semplici. Forse l’esperienza da centrale lo ha un po’ migliorato nell’attenzione in fase difensiva. Da capire se era lui, con Fares, la seconda linea di difesa troppo schiacciata sul calcio d’angolo che porta al gol di Perisic, che calcia un rigore in movimento per l’assenza di avversari a copertura del limite dell’area.

VERDE 6. Il 4-4-2 pare il suo modulo ideale. In sintonia con Romulo in una catena di destra che ha messo spesso in difficoltà Nagatomo e dalla quale sono arrivati palloni importanti. Tanta quantità, può migliorare sulla qualità.

FOSSATI 6,5. L’anima del centrocampo, in fase difensiva e propositiva. Altra partita di sostanza, pochi errori nel palleggio e qualche apprezzabile cambio di campo nell’unico settore in difficoltà sin dall’inizio.

BESSA 5. Non è un problema di disponibilità o di impegno, posizione (e modulo) non lo aiutano.
In difficoltà, in ritardo nel portare pressione, da interno di centrocampo non riesce a far valere le sue qualità e la sua voglia di determinare, finendo spesso per essere sopraffatto dagli avversari. C’è poi un problema di gestione, specie se poi a sottolineare che non è al top della condizione è chi lo fa sempre giocare.

dal 18’ s.t. B.Zuculini 6. Niente di straordinario ma ha dato solidità al reparto più in difficoltà delle ultime due partite, portando fisicità e freschezza alla metà campo. Molto contenuto negli interventi.

FARES 6. Corsa, disponibilità ma anche applicazione tattica perché ha contenuto molto D’Ambrosio. Come Souprayen non ha avuto un avvio facile, da rivedere la posizione sul secondo gol di Perisic, ma bene al cross, anche se talvolta con qualche errore di misura. Un pallone splendido (calciato forse troppo bene) alla mezzora del secondo tempo per Pazzini, che poteva valere un meritato pareggio. Molto ingenuo nei due falli in dieci secondi che lo hanno portato all’ammonizione già nel primo tempo.

CERCI 6,5. Cresce partita dopo partita. Impegno, volontà, atteggiamento, non solo l’aspetto tecnico. Firma le prime due conclusioni del Verona verso Handanovic (murato in area da Miranda e sinistro potente poco sopra la traversa all’8’ dei due tempi), ma si è anche procurato il rigore (che ha lasciato a Pazzini con un comportamento esemplare) e specie nel primo tempo si è abbassato, aiutando la linea del centrocampo e dando qualità alle ripartenze. Esce per un intervento da rosso di Miranda (piede alto a martello sul ginocchio), ignorato dal pessimo Gavillucci.

dal 34’ s.t. Lee 6+. Subito al tiro appena entrato, vivace, volenteroso, fa prendere il giallo a Brozovic e ne farebbe prendere pure un altro a Skriniar sull’ultima giocata della partita se Gavillucci non vedesse (solo lui) un’assurda quanto fantomatica simulazione. A partita in corso può diventare un crack e per quel che si è visto merita più considerazione e anche più spazio.

KEAN 5. E’ l’emblema del numero nove a cui si chiede di lavorare per la squadra, rendendo però l’attacco del tutto inconsistente. Nella prima ora di gioco qualche bel pallone in area è arrivato, ma non è andato nemmeno vicino all’essere pericoloso. Anche per lui, non un problema di disponibilità e di impegno (che c’è assolutamente stato) ma di peso specifico in una squadra in cui l’allenatore lo sceglie al posto di un totem con Pazzini. E il Verona non è ripartito solo per il lavoro di Kean, è ripartito con Cerci, con Verde, con Romulo…

dal 13’ s.t. Pazzini 6.5. Fosse solo per il rigore, calciato praticamente dalla panchina, appena entrato, senza un secondo di gioco nelle gambe. Sicuramente ha meno fisicità di Kean e non ha la corsa di un ragazzo di 17 anni… Ma con lui l’attacco (che ha fatto la miseria di 7 gol in 11 partite – 4, suoi, su rigore) è un’altra cosa…

PECCHIA 6. Sconfitta che fa male; perché il Verona ha lottato, ha giocato, ha messo in difficoltà per la prima volta una squadra d’alta classifica, ma ha perso. Pagando ancora una volta due errori evitabili con il lavoro in settimana, di una difesa che prende gol con continuità (siamo a 24 in 11 partite), posizionata ancora una volta male sui calci d’angolo. Lucido nei cambi, ma va capito se le scelte iniziali (Kean e Bessa) erano le più adeguate. E va anche capito perchè se il miglior Verona, il Verona più competitivo, il più in partita, quello messo meglio in campo, lo si è visto questa settimana con il 4-4-2 – per tre mesi si è giocato in maniera diversa.

Arbitro Gavillucci 3. Molto permissivo con l’Inter, ammonisce (giustamente) Fares alla mezzora ma cinque minuti dopo non fa lo stesso con Gagliardini che entra da dietro su Kean, in una partita in cui mette in campo rare perle di scarsezza. Dal rigore (colossale anche in presa diretta) non visto e dato solo per il var, all’entrata da rosso di Miranda al limite dell’area su Cerci (subito dopo costretto ad uscire con un taglio al ginocchio) ignorata, all’ultima ammonizione per simulazione di Lee (preso in pieno dal difensore dell’Inter) che resterà uno dei gialli più ridicoli del campionato.

25
ott 2017
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IL PAGELLONE DI ATALANTA-H.VERONA

NICOLAS 5,5. Il clichè di sempre: qualche buon intervento (come la parata su Toloi al 6’) insieme ad un mix tra errori evitabili ed amnesie (come la mancata uscita sulla palla vagante nell’area piccola che nello sviluppo dell’azione porta al 2-0 di Ilicic).

ROMULO 6. L’impressione già avuta in passato: da 2 è più disciplinato, non toglie equilibrio alla squadra come spesso capita a centrocampo, e anzi sulla fascia mette al servizio della squadra una fase offensiva molto importante. Da applausi per tempi di inserimento e qualità nel cross la palla per Kean a inizio ripresa. Qualche problema in fase difensiva, poca rabbia nei rientri, soffre quando puntato. ma davanti dà qualcosa.

CARACCIOLO 6. E’ in fiducia e si vede, tant’è vero che specie nel primo tempo si prende anche delle confidenze al limite dell’area per eludere il pressing avversario. Limita Cornelius (che in un paio di occasioni si limita anche da solo…), cerca di tenere a galla una difesa che ne ha presi 22 in 10 partite.

HERTAUX 5. Statico, tanta fatica nelle uscite, ancora senza il passo giusto. Inizio di campionato segnato dagli infortuni e da una cronica mancanza di condizione. Var e arbitro lo graziano per un intervento in area nel primo tempo che era da rigore. Da rivedere anche nell’azione del 2-0.

dal 26’ s.t. Lee 6. Un lampo, nella pochezza del secondo tempo, un doppio dribbling ma anche attenzione nei rientri. Buon atteggiamento.

SOUPRAYEN 5-. Come per Nicolas il cliché di sempre: qualche buona discesa (bellissima l’azione del 38’ in tandem con Fares che porta al gol annullato a Verde) e una fase difensiva disastrosa. Ilicic l’avversario di turno che ringrazia, con Kurtic che approfitta della confusione quando torna centrale per segnare il terzo gol.

VERDE 6. Specie all’inizio, quando è partito da seconda punta, ha dato sostanza alla metà campo e aiutato Kean. Poi, da esterno di centrocampo, si è sacrificato nei rientri mettendo in campo buona personalità nel palleggio e disponibilità in fase difensiva. Kean gli scippa un gol meritato.

FOSSATI 6-. Lotta e si sbatte, contro avversari che lo mettono in difficoltà. Però cerca di far filtro e conferma un piede discreto nello sviluppo della manovra. Per caratteristiche uno che non dovrebbe mai mancare nel centrocampo attuale del Verona.

BESSA 4. Poche idee e diversi errori già prima della palla malgestita e persa al limite dell’area che consegna nelle mani dell’Atalanta una partita fino a quel punto in equilibrio. Ha la classe e la qualità per ripartire, ma sinora ha deluso.

FARES 5-. Alterna cose discrete in fase offensiva (in tandem con Souprayen) a tanta confusione e giocate inutili (falli, tocchi di fino) di cui non se ne sente il bisogno. Qualcosa davanti combina, ma dalla sua parte l’Atalanta è sempre entrata troppo facilmente.

CERCI 6,5. Ha messo due volte davanti al portiere (davanti al portiere…) Kean, è andato alla conclusione, si è sacrificato nei rientri. Cosa deve fare per giocare tutta la partita?

dal 18’ s.t. Pazzini s.v. Entra, in ritardo, quando la partita se n’è già andata…

KEAN 4. Caratteristiche e fisicità diverse da Pazzini che favoriscono le ripartenze con le quali il Verona mette in difficoltà nel primo tempo l’Atalanta, ma rovina tutto con errori clamorosi davanti alla porta che vanificano il lavoro della squadra (e i regali della difesa avversaria). Si divora due gol clamorosi ma al terzo fa pure peggio, perché (sempre solo davanti al portiere) oltre a calciare addosso a Gollini dall’area piccola tocca pure (in fuorigioco) il tap in successivo di Verde che sarebbe comunque finito (regolarmente) in porta. E perde un tempo di gioco anche ad inizio secondo tempo, facendosi murare in area l’invito delizioso di Romulo dalla destra.

dal 34’ s.t. Zaccagni s.v. Sfrutta un disimpegno leggero della retroguardia atalantina presentandosi anche lui davanti a Gollini, che lo disinnesca con un grande intervento di piedi. Qualche segnale di vitalità.

PECCHIA 4,5. Nell’emergenza del momento la formazione più logica ed equilibrata dell’anno nel primo tempo. E una squadra che ha messo in difficoltà l’Atalanta nelle ripartenze. Poi – pagati gli errori di Kean e l’ennesima ingenuità individuale (Bessa per l’1-0) – smonta tutto con i cambi, ritardando l’ingresso di Pazzini, togliendo Cerci fino a quel punto una spanna sopra tutti, mettendo Lee ma riportando Souprayen al centro di una difesa a cui basta il semplice inserimento di un centrale per prendere gol (il 3-0 di Kurtic).

Arbitro Marinelli 6,5. Gli sfugge l’entrata in ritardo di Hertaux che poteva causare rigore, poi tiene in mano la partita senza problemi, risparmiandosi qualche giallo (trattenute e ingenuità simili). Il var lo aiuta nei due gol, che erano da annullare.

22
ott 2017
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IL PAGELLONE DI CHIEVO-H.VERONA

NICOLAS 5,5. Da rivedere sul primo ma soprattutto sul terzo gol, dove poteva e doveva fare di più. In mezzo qualche buon intervento e le parate che evitano al Chievo di dilagare.

CACERES 6+. Molto positiva la fase offensiva, soprattutto nel primo tempo: entra benissimo nell’azione del primo gol e in generale aiuta sempre Cerci creando il due contro uno sul lato di Gobbi. E’ dalla sua parte che il Verona costruisce il suo buon inizio di partita. Qualche distrazione dietro; nel complesso però di una partita generosa e giocata (come tutti) senza risparmio, finita, per lui con una decina di minuti d’anticipo causa un problema muscolare.

CARACCIOLO 6,5. Conferma anche nel derby di essere una delle poche sorprese (e per il momento scommesse vinte…) di questo boccheggiante inizio di stagione. Un unico errore, graziato dal var, quando si fa scappare Stepinsky sul gol annullato del 4-2 per fuorigioco. Per il resto solido, concreto, bravo dal punto di vista tattico perché sopperisce alle lacune di un compagno di reparto adattato ad un ruolo dove è difficile improvvisare. Partita importante fino alla fine, quando con il Verona ormai in nove e a secco di forze evita l’imbarcata con un paio di interventi decisivi.

SOUPRAYEN 4,5. Premessa: non è questione di disponibilità o di impegno, su quello non ci sono dubbi. E non è colpa sua se gioca in un ruolo che lo espone a brutte figure. Ma è una partita che certifica con tanto di sigillo in ceralacca che in serie A non può fare il centrale (e vista la sua storia a Verona – in aggiunta alle ultime scelte dell’allenatore – ci sarebbe da discutere anche sulla posizione abituale da esterno sinistro…). Ha una buona lettura al 23’ del s.t. quando impedisce a Pellissier di segnare con sei minuti di anticipo il gol del 3-2, ma per il resto non ha mai dato un barlume di sicurezza. Sulla compatibilità con il ruolo rivedersi il gol del 3-2 Chievo, dove Buchel chiude camminando, ma lui non copre la traiettoria del cross e buca pure la palla.

FARES 5. Bene nei primi venti minuti, quando tutto il Verona era stato sorprendente per intensità e ritmi di gioco, poi in confusione. Un rilancio sbagliato che da la palla a Birsa per il tiro al 26’, le difficoltà continue nell’uno contro uno con Cacciatore che è sempre andato al cross. In ritardo e falloso nel secondo tempo, a dimostrazione di un ruolo che non può essere ancora suo e dove deve ancora crescere moltissimo, meglio se con il supporto della squadra.

ROMULO 5+. La solita voglia di fare e quell’atteggiamento che spesso è più fumo che arrosto, in una metà campo dove il tentativo di fare il di più e cambiare spesso posizione giocando ovunque più che non dare riferimento agli avversari fa perdere i riferimenti alla squadra. Più inquadrato in un ruolo dove può correre, come piace lui, nel secondo tempo; quando in dieci ha fatto il quarto di destra e ha spinto creando qualche pericolo. Ma ben lontano dal poter essere uomo squadra.

B.ZUCULINI 4. Chiaro che questo suo modo di giocare sta diventando un problema: seconda espulsione nelle ultime tre partite. Ed è chiaro che sulla partita incidono i suoi errori: sul primo gol, perché si fa aggirare da Inglese, sul rigore perché entra in maniera scomposta sull’avversario, e su quell’entrata, palla piena – certo, ma molta aggressiva a cinquanta metri dalla porta da già ammonito che era un rischio a prescindere. Però va detta una cosa: non puoi pensare che possa essere lucido uno che da solo in mezzo al campo doveva fare – per scelte tecniche – per tre. Perché se gli metti vicino Romulo che va ovunque ed è tutto tranne che incontrista e Bessa che teoricamente dovrebbe essere il giocatore da cui passa il tuo gioco offensivo, che non ha nel contenimento la sua arma migliore, va da se che quello che chiamato a chiudere di qua e di la contro un centrocampo avversario a rombo e sempre in superiorità numerica doveva essere lui.
Una riflessione andrebbe fatta…

BESSA 5. Ribadiamo: non è un problema di impegno; se c’è una cosa da prendere da questo derby è la prestazione di carattere di tutta la squadra. Ma l’anno scorso accendeva le partite con giocate nella metà campo avversaria, spunti, tiri, assist. Oggi ha acceso la gara calpestando Radovanovic e prendendosi con Hetemaj dopo quattro minuti del secondo tempo. E’ chiaro che sta soffrendo la categoria e sta anche correndo male, perché non incide ma i chilometri percorsi non dicono che è un problema di condizione. Però questa Bessa non riesce più a essere pericoloso come in passato, anche quando va al tiro, e a prendersi in mano la squadra come faceva in serie B. Purtroppo è una di quelle scommesse non ancora vinte…

CERCI 5,5. Apprezzabile l’atteggiamento. Umile, al servizio della squadra. Entra benissimo nell’azione del primo gol gestendo palla in area e aspettando l’entrata di Caceres, servito con i tempi giusti. Cerca anche di tenere su qualche pallone e di aiutare in fase di contenimento. Ma è attaccante; che cerca poco la porta e non incide per quel che dovrebbe.

dal 1 s.t. Buchel 5. Al Verona in dieci serviva ben altra dinamicità in mezzo al campo. Qualche pallone giocato, qualcuno regalato. Ma la velocità con cui abbozza una chiusura sul cross che Souprayen buca e regala a Pellissier il gol vittoria del derby grida vendetta.

PAZZINI 6,5. Lotta e si sbatte. Calcia anche benissimo il rigore che vale un sofferto e meritato 2-2 preso di pancia e di carattere in dieci contro undici. Ha dato tutto ed è uscito quando cominciava a non tenere più su palla.

dal 25’ s.t. Kean 5,5. Trova una squadra stanca, che aveva già speso moltissimo, che per di più dopo 4 minuti è andata sotto nel punteggio. Ha fatto fatica ad entrare in partita, giocando male l’unico pallone a disposizione su una bella iniziativa di Lee con sponda di Romulo per la conclusione dal limite dell’area.

VERDE 6-. Gol e un paio di palloni dalla sinistra a parte si è visto pochissimo, anche nel buon primo tempo del Verona. Come Cerci sempre largo, lontano dalla porta. Secondo tempo di sacrificio da quarto di sinistra con l’uomo in meno; incide ancora troppo poco per le sue qualità.

dal 33’ s.t. Lee 6. Incoraggiante quarto d’ora, dove ha provato a darsi da fare nonostante il Verona non riuscisse più ad andare oltre la palla lunga.

PECCHIA 4,5. Aveva sorpreso Maran, riuscendo a mettere in difficoltà il Chievo sulle fasce, in particolare a destra, dove l’asse Caceres-Cerci era partita benissimo. Ma i migliori venti minuti dall’inizio del campionato sono stati vanificati dal solito gol che il Verona da due anni prende su palla inattiva. Un difetto che si ripresenta con la continuità di una sentenza ad ogni punizione dall’esterno di ogni partita.
Tanto da discutere anche sulle scelte iniziali, dal Souprayen centrale (l’alternativa c’era – Romulo a destra, Caceres in mezzo), al centrocampo fragile, poco fisico e poco dinamico del primo tempo, dove Zuculini doveva fare per tre con i risultati che si sono visti. Discutibile anche l’inserimento di Buchel nella ripresa, con Fossati a guardare il derby dalla panchina. Apprezzabile, molto, e forse il vero punto di ripartenza, il carattere mostrato dalla squadra; soprattutto quando in dieci il Verona è riuscito a riprendere la partita.

ABISSO 4. In nomen omen perchè c’è veramente un abisso tra lui e un arbitro di categoria. Perché rimedia ad un errore (se errore è stato non dare il secondo giallo a Zuculini in occasione del rigore Chievo) con un errore ancora più grosso: quando al 39’ butta fuori il centrocampista del Verona per un’entrata, certo, molto energica, ma dritta sul pallone; condizionando la partita. E si potrebbe discutere anche sulla prima ammonizione di Zuculini, per una leggera trattenuta dopo 23’ sulla riga di fondo. In tempi di var, che lo aiuta a non prendere topiche in tutte le altre decisioni importanti, una vera sciagura.

17
set 2017
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IL PAGELLONE DI ROMA-H.VERONA

NICOLAS 6,5. Questa volta non concede l’alibi del portiere. Anzi, anche se con il contributo di Dzeko ed El Shaarawy che sbagliano l’impossibile, evita che il passivo sia molto più pesante.

CACERES 5. Cerca di stare a galla; per quanto possa stare a galla una difesa che concede 30 (dicasi trenta) tiri in porta all’avversario.

FERRARI 5+. Fa quel che può, azzoppato prima da Dzeko e poi involontariamente anche da Fossati. Salva un paio di volte dentro l’area di rigore ma l’impotenza dei due centrali contro lo strapotere fisico di Dzeko è stata disarmante.

HERTAUX 4. Regge nell’uno contro uno contro Shick, al 32’ del s.t. Tutte le altre volte se lo sono bevuto con una facilità imbarazzante, come nel terzo gol di Dzeko. Lento e spento.

SOUPRAYEN 4,5. Dalla sua parte Under aveva un altro passo e Florenzi (che rientrava dopo mesi e due gravissimi infortuni) andava al doppio della velocità. Fase offensiva inesistente e si è fatto pure buttare fuori a metà secondo tempo.

B.ZUCULINI 4,5. Aggressivo, ha provato a correre per due ma lo ha fatto male e con tanti errori tecnici individuali. In una squadra che comunque centralmente quest’anno continua a soffrire moltissimo.

dal 29’ s.t. Fossati s.v. Primi minuti della stagione in un momento di confusione della squadra. Ingeneroso dare un giudizio.

BUCHEL 4. Chiudere non chiude, non vince un contrasto, poca idea di gioco, rallenta la manovra, regala una palla sanguinosa in uscita che porta al vantaggio della Roma. Eppure è un titolare inamovibile.

dal 13’ s.t. Verde 5,5. Un paio di palloni discreti dalla sinistra e una rincorsa disperata di 70 metri per cercare di prendere Under lanciato a rete.

ROMULO 5,5. Attivo soprattutto nel primo tempo, un paio di volte ha sbagliato l’ultima scelta però ha provato a darsi da fare. Spesso esagera, però è uno dei pochi che ha il passo da serie A.

VALOTI 4,5. Nè carne né pesce in un centrocampo sovrastato dagli avversari. Ha provato un paio di volte a imbeccare Pazzini nel secondo tempo ma è imbarazzante la facilità con cui Florenzi lo lascia per terra nell’azione del 2-0.

BESSA 5. Ci ha provato un paio di volte da fuori, partendo da sinistra e accentrandosi, ma non è come la stagione scorsa: in serie A non ha la forza da solo di girare la squadra, per questo fatica a confermarsi.

KEAN 5,5. Nelle poche palle che ha toccato ha dato verticalità, dimostrando di avere fisico e tecnica. E anche quella personalità che è merce rara per un ragazzo di soli diciassette anni. Forse avrebbe fatto meglio con qualcuno vicino, piuttosto che solo a fare guerra di scatti con Manolas.

dal 19’ s.t. Pazzini 5,5. Stavolta è entrato meglio. Peccato per il gol annullato per fuorigioco e per un’altra palla in verticale ritardata da Valoti che poteva essere una buona occasione; in una fase di partita in cui la Roma stava però mettendoci la stessa intensità di un torello in allenamento. L’impressione è che chiunque ci sia davanti finisca per non essere supportato dal resto della squadra.

PECCHIA 4,5. Verona desolante; sotto ritmo, senza carattere e poco organizzato. Sovrastato non solo sul piano tecnico ma anche sul piano fisico. D’accordo la differenza di qualità nei singoli, ma concedere il tiro al bersaglio (trenta conclusioni Roma) senza riuscire ad essere una volta pericolosi non è da categoria. E questo Buchel sta diventando un problema.

PAIRETTO 5. Tre, quattro cose tutte nel primo tempo da arbitro “casalingo”. Il mancato giallo a De Rossi per un’entrataccia su Caceres al 19’. Un fallo fischiato a Zuculini che anticipa El Shaarawy e finisce a terra perché colpito dal pallone e non dall’avversario poco dopo, un altro intervento pulito di Romulo ancora sul 92 della Roma fermato ingiustamente. Ma il Verona visto a Roma non sarebbe stato in partita nemmeno con la Var a favore.