IL PAGELLONE DI ALBINOLEFFE-VERONA
FRATTALI 6. Spezza il fiato subito, all’8′, su un tiro da fuori di Girasole che gli rimbalza pericolosamente davanti. Fa il suo, senza mai dare l’impressione di andare in difficoltà. Anche quando i suoi compagni regalano cinquanta metri di campo a Salvi (errore in copertura di Jorginho) che calcia sull’esterno della rete e nella ripresa al 26′ un contropiede a Torri che batte dal limite costringendolo all’intervento a terra.
ABBATE 5. In campo forse è uno dei migliori. Spinge sulla destra e centra, nel primo tempo regalato all’Albinoleffe, palloni invitanti su cui Bjelanovic non riesce mai ad incidere. Stanco e nervoso nella ripresa, un minuto dopo la sostituzione si fa cacciare dalla panchina per una protesta troppo veemente e corre via smoccolando vistosamente a destra e a manca. All’imbocco del tunnel completa la fase da vena chiusa alzando il dito medio contro non si sa bene chi. Si prospetta pesante squalifica.
Dal 40′ s.t. D’Alessandro 6. L’unico che quando entra salta l’uomo.
CECCARELLI 6. In imbarazzo sul primo pallone, quando si fa perde Cocco che colpisce alto di testa dopo 18 secondi di gara, poi se la cava con mestiere. Attaccante aggiunto nel finale di partita conferma che mai detto fu più azzeccato del “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo” quando in pieno recupero prende una traversa (la seconda nella stessa azione) calciando nel cuore dell’area di rigore a Tomasig battuto.
MARECO 5,5. Regala qualcosa di troppo e rischia tantissimo su una mancata uscita su Girasole che fa venire i brividi a Frattali dal limite al 6′ s.t.
PUGLIESE 5,5. Quando arriva sul fondo è sempre pericoloso, ma ci arriva poco rispetto al solito e con pochissima continuità. Inusuali le amnesie difensive che costano il gol del vantaggio dell’Albino (si perde la marcatura di Girasole dopo la spizzata all’indietro di Gomez) e un’altra occasione nella ripresa (18′ s.t. diagonale sbagliata) sciupata da Torri appena entrato.
RUSSO 5,5. Lotta, corre e si sbatte, sbagliando anche qualcosa ma mettendocela sempre. Stringi stringi, però, è solo quantità; perchè nelle due occasioni che ha per chiudere la partita in cui dovrebbe essere concreto e decisivo, fallisce a un metro dalla porta.
Dal 28′ s.t. Pichlmann 5,5. Palloni in area ne arrivano. Mischie ce ne sono, ma non ne risolve una.
JORGINHO 6. Fa il vice Tachtsidis confermando le innate doti difensive anche centrale davanti alla difesa, per tutto vale la copertura sull’esterno che blocca un contropiede di Cocco innescato da uno dei tanti errori di Hallfredsson. Forse poteva dare qualcosa in più sul piano del palleggio e dell’impostazione ma è uno dei pochi a restar lucido fino alla fine.
HALLFREDSSON 5,5. Pericoloso al tiro in chiusura di primo tempo (non calciava verso la porta da partite e partite…), crea un paio di pericoli dall’esterno con quel pallone al 39′ bucato in rapida successione davanti a Tomasig da Russo, Gomez e infine Bjelanovic. Ma in mezzo tante pause, errori banali, pochissimi ribaltamenti dell’azione, ripartenze regalate agli avversari, punizioni e angoli calciati male. In pratica, l’Emil di queste ultime partite: discreto negli spazi ampi ma sempre in difficoltà sotto pressione; sintomo di una condizione ancora molto approssimativa e di un recupero dagli infortuni travagliatissimo, al limite dello sconforto.
GOMEZ 6. Il gol del pari, che illude tutti che da li in poi possa essere una partita diversa. E altre tre quattro occasioni in area, tutte di testa, fallite per un soffio, con palloni che escono perchè angolati troppo o colpiti troppo bene. Reclama rigore per un intervento dubbio di Heltemaj ma l’impressione è che ha fatto un gol (13° stagionale) ma poteva farne molti di più.
BJELANOVIC 5,5. Gioca meno per la squadra e più in area di rigore dove è vero che trasforma una pimpinella da centrocampo di Pugliese in assist per Gomez nell’occasione del gol del pari, ma di palloni ne passano tanti senza che lui sia mai decisivo. E quando riesce a colpire dall’area piccola (37′ s.t.) Tomasig fa il fenomeno.
LEPILLER 5,5. Si vede solo su punizione. Troppo poco.
Dal 13′ s.t. Berrettoni 5,5. Il suo ingresso da trequartista alle spalle di Gomez e Bjelanovic coincide col momento peggiore del secondo tempo, perchè da li in poi il Verona torna in difficoltà fino all’assalto a fort Apache finale. Poco anche da esterno.
MANDORLINI 5,5. Che ci sia una percentuale alta di sfortuna nella non-vittoria dell’Hellas è vero. Perchè le occasioni sbagliate a un metro dalla porta, le due traverse nella stessa azione del recupero, le respinte davanti a Tomasig o gli interventi decisivi del portiere dell’Albino, persino quell’azione ad inizio secondo tempo durata tutto il primo minuto e mezzo in stile Barcellona, con il Verona in area ad attacare prima a destra poi a sinistra, lasciano la sensazione della partita in cui non è girato niente e che doveva andar così. Per tacer dell’Albinoleffe col coltello tra i denti, che come ha detto negli spogliatoi Frattali martedì sembrava una squadra da interregionale e stasera da serie A. Però l’approccio sbagliato all’inizio, il primo tempo regalato come in altre trasferte, la furia di voler a tutti i costi il risultato solo alla fine e soprattutto la parte centrale del secondo tempo col cambio di modulo (trequartista) in cui si è perso equilibrio e si è lasciato campo all’Albinoleffe sono errori che si potevano evitare.
Arbitro Cervellera di Trapani 5,5. Un paio di episodi sospetti e poco chiari in area: braccio largo di Hetemaj, girato, su un tiro di Abbate e un intervento ancora di Hetemay su Gomez che vola, sembra, dopo un contatto. Ma se non batti l’ultima in classifica, che ha un terzo dei tuoi punti, è già retrocessa e perde da dieci partite di fila l’alibi dell’arbitro non può reggere.
IL PAGELLONE DI VERONA-LIVORNO
Lepiller, il trionfo di “ciccio-gol”. Rafael stoico: si fa male a 10′ dalla fine (distrazione muscolare) ma resta in campo anche zoppo. Abbate: mvp fuoriruolo (ma siamo sicuri che sia solo un centrale d’emergenza?). Bjelanovic, bravo in tutto tranne che nell’area di rigore. D’Alessandro: pochi minuti, tanta voglia. Jorginho: quantità, ok; ma la qualità? Questi alcuni dei temi del pagellone della vittoria 1-0 del Verona contro il Livorno (15° risultato utile consecutivo dell’Hellas al Bentegodi – 13 vittorie, 2 pareggi).
RAFAEL 7. Rende ancora più da cardiopalmo il finale di partita, infortunandosi in maniera seria (distrazione muscolare alla coscia da valutarsi con ecografia nei prossimi giorni) a 10′ dalla fine, ma restando in campo fino all’ultimo praticamente zoppo perchè la panchina aveva già esaurito i tre cambi a disposizione. Stoico nell’andare a prendersi un pallone in uscita (appoggiando su una gamba sola) e nello stendersi a terra a prendere il tiro dal limite di Schiattarella nei 5′ di recupero.
CANGI 6. Fatica a entrare perchè Madonna presidia bene le fasce, ma qualche occasione riesce comunque a costruirsela. Come al 9′, quando su un’apertura geniale su un secondo pallone di Tachtsidis crossa libero forsa con un po’ troppa fretta, senza aspettare l’entrata in area di Bjelanovic. Dietro soffre poco, si fa saltare una volta da Piccolo (beccando giallo), rischia qualcosa in marcatura sul colpo di testa di Paulinho che sfiora la traversa all’8′ s.t., ma poi è preziosissimo nel finale, quando chiude dopo un errore di Tachtsidis che regala palla al Livorno a ridosso dell’area di rigore proprio all’inizio del recupero.
ABBATE 7. Mentalmente è una forza. Fisicamente anche. Concede a Paulinho un colpo di testa nel primo tempo e basta. E nella ripresa, giallo a parte per fermare una pericolosa ripartenza, diventa un muro invalicabile per gli attaccanti del Livorno. E meno male che è il centrale d’emergenza.
MARECO 6,5. Qualche piccola sbavatura ma se dentro l’area il Verona concede solo due colpi di testa è anche merito suo. Rischia solo al 36′ p.t., quando avanza sulla linea dei centrocampisti e oltre, perdendo palla dopo un contrasto e regalando una ripartenza al Livorno.
PUGLIESE 5,5. Vale in parte il discorso fatto per Cangi. Detto della copertura di Madonna sugli esterni, e della sua consueta disponibilità nel creare sempre sovrapposizione a sinista, risulta meno brillante, meno incisivo e meno pulito al cross del solito; anche se è proprio lui a risultare decisivo nell’azione del rigore. Dietro tiene un paio di volte su Dionisi in uno contro uno ma si fa bucare un paio di volte dalle incursioni di Salviato (quello del mani in area).
JORGINHO 5,5. Tanta quantità nel lavoro difensivo, ma poca qualità e personalità nel gioco offensivo. Nessun inserimento degno di nota, mai una conclusione: così è da compitino. Può sicuramente fare meglio.
TACHTSIDIS 6. Madonna lo lascia libero e lui nel primo tempo ne approfitta alla grande, dominando i secondi palloni e mettendo il becco in tutte le azioni più importanti del Verona. Qualche errore di troppo nella ripresa, anche se garantisce sempre una copertura straordinaria davanti alla difesa.
HALLFREDSSON 6. E’ in ripresa, ed è una delle notizie migliori della giornata. In una partita dove il Verona ha superiorità centrale è l’unico dei due interni di centrocampo a cercare gli inserimenti, riuscendo a creare più di un pericolo. Strepitoso un pallone morbido dal fondo a tagliare fuori il portiere su cui Bjelanovic non arriva perchè troppo in anticipo e Gomez non c’è sul secondo palo.
Dal 30′ s.t. D’Alessandro 6,5. Entra con una voglia pazzesca che si tramuta in un paio di numeri “vecchia maniera”, quelle accelerazioni irresistibili che restano il suo vero marchio di fabbrica. Crea una palla d’oro per Pichlmann (40′ s.t.) su cui Bardi arriva in anticipo ed è prezioso nel recupero.
GOMEZ 6. Nel primo tempo è un protagonista assoluto della partita: cerca l’uno contro uno, salta l’uomo, va alla conclusione (tiro a giro al 20′ alto di poco). Al 12′, su invenzione di Tachtsidis, cerca ma non trova (per pochissimo) Bjelanovic in mezzo all’area, al 33′, invece, salta due uomini sulla destra cercando non Bjelanovic vicino ma Hallfredsson sul secondo palo, con una giocata difficile che gli esce troppo alta. Maltrattato in chiusura di frazione da Remedi (e come sempre poco tutelato dagli arbitri) si estranea un po’ nella ripresa, dove non incide né da attaccante esterno, né da punta centrale vicino a Pichlmann nel 4-2-4 super offensivo dell’ultimo quarto d’ora più recupero.
BJELANOVIC 6,5. Sta bene: è sempre nel vivo del gioco, lotta, rientra per i corner in area di rigore, prende una decina di falli riuscendo sempre a tenere alta la squadra e guadagnando preziose punizioni, pressa la linea difensiva. Gioca da leader dell’attacco ed è utilissimo finchè sta in campo. L’unico problema è che di cross in area ne sono arrivati parecchi e di sue conclusioni non c’è traccia nel tabellino.
Dal 17′ s.t. Pichlmann 6. Calvarese, complice il collaboratore di linea, gli annulla un gol validissimo, che sarebbe stato il 2-0 scacciapaura in quel recupero reso inquietante dall’infortunio di Rafael. Rispetto a Bjelanovic lavora forse meno per la squadra ma è più presente, anche se poco concreto, in area di rigore.
BERRETTONI 6,5. In caso di mancata vittoria l’errore dal dischetto sarebbe stato determinante in negativo nella rincorsa del Verona alla promozione. Ma certi palloni, che pesano chili, in un finale di stagione da dentro o fuori, bisogna avere anche il coraggio di calciarli. Sbaglio a parte, gioca una buona partita: sempre nel vivo dell’azione, cerca sempre di creare superiorità saltando l’uomo e due o tre volte prova anche la conclusione (tiro dalla linea di fondo a inizio partita, parato da Bardi e ancora nel primo tempo conclusione a botta sicura al 12′ su palla di Hallfredsson dalla sinistra ribattuta col tacco da Salviato spalle alla porta. Nella ripresa colpo di testa alto saltando fuori tempo su una punizione di Hallfredsson dalla sinistra al 13′).
Dal 14′ s.t. Lepiller 7. Entra e tira, come nelle sue caratteristiche: scalda le mani a Bardi subito, al 19′. Calcia alto la prima punizione al 27′ e fa centro alla seconda, 34′ s.t., con un tiro a giro che trova la complicità di Bardi che si fa cogliere impreparato sul suo palo. Un po’ troppo frenetico quando ci sarebbe da gestire palla nel finale ma ancora una volta prezioso e decisivo con un altro gol (come quello di Berrettoni a Reggio) che tiene in corsa il Verona in questa incredibile corsa a quattro verso la promozione.
MANDORLINI 6,5. Buon approccio alla gara, cambi azzeccati, squadra comprensibilmente stanca dopo una stagione straordinaria che però anche oggi non ha concesso niente all’avversario. E altra vittoria nel quarto d’ora finale, quando il tempo è nemico e la tensione sale a livelli di allarme rosso. Finalmente, visto che si gioca lunedì prossimo, potrà gestire con lavoro e riposo una settimana tipo. E, forse, recuperare un po’ di energie.
ARBITRO CALVARESE 6. Sarà bandìto dal palazzo perchè ha concesso un rigore al Verona… Scherzi a parte, dirige in maniera sin troppo casalinga. Non è aiutato dai collaboratori in occasione del gol annullato a Pichlmann (davanti all’attaccante austriaco c’è un difensore e il portiere) e 9′ di recupero in totale per la partita di oggi sono stati un po’ una follia. Ma tutto sommato… Avercene…
IL PAGELLONE DI REGGINA-VERONA
La rivincita di Berrettoni: decisivo nel momento più importante della stagione. Ciampi, arbitraggio vergognoso: dal rigore non dato, al misterioso gol annullato a Galli, al secondo giallo nel taschino per Rizzo. Difesa in emergenza? Tranquilli, c’è Abbate. La sofferenza di Hallfredsson, gigante tradito dal fisico. Ferrari, davanti alla porta non è mai gol. Lo stellone di Mandorlini, i tre punti più pesanti nella partita peggiore della stagione. Questi alcuni dei temi del pagellone di Reggina-Verona, match che segna il ritorno al successo fuori casa dell’Hellas dopo tre sconfitte consecutive (ultima vittoria fuori: 12 marzo 4-1 al Torino).
RAFAEL 7. E’ già bravo al 10′ p.t., quando fa suo l’invito davanti alla porta di Ragusa a Viola, su un pallone ciccato dalla difesa al limite dell’area e diventato improvvisamente pericoloso. Ma la paratona la compie nel momento più difficile della partita, a metà ripresa (25′ s.t.) quando toglie da sotto la traversa un colpo di testa già gol di Campagnacci. Da tranquillità al reparto uscendo un paio di volte sui cross dalla sinistra di Rizzato.
CANGI 5. Primo tempo da incubo: soffre e non tiene Rizzato, sempre raddoppiato o da Campagnacci o da Barillà a sinistra e la superiorità della Reggina sugli esterni lo costringe a star dietro. Meglio, come tutti, nella ripresa.
ABBATE 6,5. Mica facile rientrare titolare per emergenza nella partita più “pesante” della stagione in un ruolo che quest’anno non era mai stato suo. Un po’ in difficoltà all’inizio ma poi ne esce più che bene con due chiusure importanti sempre su Viola: al 36′ del p.t. – su una ripartenza della Reggina, con l’attaccante che aveva già saltato Ceccarelli – e all’8′ del s.t.
CECCARELLI 6. Tiene con i denti, sbagliando qualcosa; come nell’occasione di Viola in cui rimane troppo distante e si fa saltare o quando becca giallo (diffidato, sarà squalificato) su Ceravolo (31′ s.t.) perchè è ancora una volta troppo distante ma questa volta non puo’ farsi saltare.
SCAGLIA 6. Non ha la gamba di Pugliese, questo è evidente, ma interpreta bene una partita molto difficile, con una Reggina sempre in superiorità sull’esterno. Rispetto a Cangi tiene meglio dietro e nonostante le tre palle perse nelle prime tre discese dei primi 12′ del p.t., nella ripresa rischia di mandare in porta Ferrari con un diagonale in mezzo all’area al 20′ e poi inventa il cambio di campo vincente nell’azione del gol di Berrettoni. Mica poco.
RUSSO 5,5. Mandorlini con lui sceglie un centrocampo più fisico che però complice l’atteggiamento della squadra nel primo tempo resta troppo basso non riuscendo mai a ripartire, e soffrendo costantemente la superiorità numerica della Reggina sulle fasce. Cerca di tamponare la supremazia sulla sinistra di Rizzato dando una mano a Cangi, ma non sempre riesce nell’intento. E davanti non riesce mai a inserirsi.
Dal 34′ s.t. Jorginho 6. Con lui c’è più qualità nel palleggio. Recupera qualche pallone importante, qualcuno lo perde. Ma partecipa attivamente nei minuti che decidono la partita.
TACHTSIDIS 6,5. Meglio rispetto all’ultima con l’Empoli, anche se non ancora ai livelli altissimi a cui ci ha abituato. Nel primo tempo orribile del Verona è di fatto il più pericoloso, calciando prima al 6′ dalla lunghissima distanza e poi sfiorando la traversa con un sinistro a giro da dentro l’area (assist di Ceccarelli) su azione successiva a calcio d’angolo (18′ p.t.). Nella ripresa cresce in fase di impostazione e resta utilissimo dietro: da applausi una chiusura nel cuore dell’area al 41′ s.t.
HALLFREDSSON 5. La testa c’è, il fisico no. Mette anche questa volta quello che può in questo momento, che è pochissimo rispetto agli standard dell’Hallfredsson visto e ammirato nelle ultime due stagioni. Nell’unico momento in cui gli riesce la giocata, però, scheggia il palo dal limite con un tiro che Belardi si limita a guardare.
GALLI 5,5. Resta uno dei prospetti più interessanti, anche se è fattodi vetro. Prima il doppio infortunio al ginocchio, oggi il colpo alla spalla (che lo condiziona) nel primo tempo, poi l’uscita per un problema muscolare. Peccato, perchè era partito bene, con grinta, con quel pallone dentro per Ferrari che poteva essere l’assist dell’uno a zero e con quel contrasto in area su Freddi e poi al tiro vincente che ha portato al gol clamorosamente annullato del 14′ p.t. Ma poi si è spento.
Dal 3′ s.t. Berrettoni 7,5. Decisivo nella partita più “pesante” e importante della stagione. Che rivincita…
GOMEZ 5. Toppa l’ennesima in trasferta: mai nel vivo del gioco, mai alla conclusione. Anonimo per 90′ se si eccettua l’azione insistita del 4′ s.t con cui riesce a servire Hallfredsson per il tiro che scheggerà il palo. D’accordo che dopo 30′ Mandorlini lo costringe largo sull’esterno per riequilibrare una partita che si stava mettendo male, ma anche prima s’era visto con il contagocce.
FERRARI 5. Sciupa l’occasione del vantaggio bloccandosi davanti a Berardi all’8′ p.t, su un assist perfetto di Galli. Poi, col cambio di modulo, fa a botte uno contro tre con i centrali avversari, sfiancandosi in contrasti su contrasti sulla linea del centrocampo senza mai riuscire a combinare niente. E quando un tiro di Scaglia diventa quasi per caso assist (20′ s.t.) non ha la lucidità per tentare controllo e tiro a rete.
Dal 20 s.t. Bjelanovic 6,5. Fino a un mese fa era l’acquisto più inutile del mercato del Verona. Oggi, finalmente in condizione, è l’attaccante più importante che ha a disposizione Mandorlini. Corre, lotta, si impegna, fa a sportellate con tutti, attacca il primo palo. Non segna e non tira in porta ma la partita la gira lui con il suo ingresso in campo.
MANDORLINI 5,5. Stavolta era difficile gestire la tensione di una partita che era da dentro o fuori già prima dei successi nel pomeriggio di Pescara, Torino e Sassuolo, che hanno solo ulteriormente complicato le cose. Comprensibile allora quell’inizio in cui riusciva poco o niente e quel primo tempo giocato con un pallone che per il Verona sembrava pesare come un macigno. Ma il cambio di modulo a metà primo tempo (dal 4-3-1-2 con Galli dietro le punte al 4-3-3 con Galli interno di centrocampo e Hallfredsson e Gomez larghi con il solo Ferrari davanti) se da una parte ha dato un po’ più equilibrio ad un Verona fino a quel punto messo sotto sugli esterni dalla Reggina, dall’altra ha finito però per abbassare troppo il baricentro, annullando ogni velleità offensiva in una partita che era solo da vincere. Poi però ha azzeccato i cambi, e nella partità giocata peggio ha trovato i tre punti più importanti della stagione.
ARBITRO CIAMPI 3. Passi per il contrasto in area D’Alessandro-Berrettoni, ma non vedere un istante prima (13′ s.t.) il braccio di Rizzato che va con un movimento volontario a portar via la palla all’attaccante romano e da fermatelo prima che faccia qualche altro danno. Inoltre è da capire dove c’è fallo sul gol annullato a Galli e Rizzo, ammonito dopo 5′, viene graziato del secondo cartellino giallo non una (intervento duro su Jorginho al 33′ p.t.), non due (entrata dura su Ferrari al 2′ s.t.) ma addirittura tre volte (entrataccia su Bjelanovic al 48′ s.t.). E pensare che questo arbitra in serie A…
IL PAGELLONE DI VERONA-EMPOLI
Verona, il rigore resta un tabù: netto il fallo di Buscè su Ferrari. Gomez c’è, ma non segna. Linea difensiva super: Pugliese e Cangi protagonisti. Mareco, guerriero con il giallo che non ci voleva. Maietta, l’infortunio fa paura, ma Ceccarelli non lo fa rimpiangere. Halfredsson in (lenta) ripresa. Jorginho: lavoro, lavoro e lavoro… Ma altro gol clamoroso sbagliato davanti alla porta. Questi i temi del pagellone del pareggio 0-0 del Verona contro l’Empoli, la quattordicesima partita utile (con rimpianto) dell’Hellas al Bentegodi.
RAFAEL s.v. Aglietti a fine gara ha lodato la grande partita dell’Empoli. Lui, però non ha toccato un pallone…
CANGI 7,5. Strepitoso. Appoggia sistematicamente l’azione, facendo a tratti movimenti da ala pura e creando regolarmente superiorità sulla destra. Da applausi un cross sul secondo palo a inizio ripresa su cui Gomez mette fuori di testa complice una spintarella maliziosa di Maccarone. Al 23′ s.t è bravo ma sfortunato nel trovare di testa in anticipo sul primo palo il centro di Lepiller dalla destra, con la palla colpita male che finisce alta. E’ sempre lui, con uno sfondamento centrale, a creare l’azione del rigore non dato a Ferrari. E dietro al 42′ p.t fa una chiusura straordinaria su Maccarone.
MARECO 7. In affanno sui primi due palloni della partita, un cross di Maccarone dalla sinistra dopo 30 secondi (messo in angolo da Maietta) e sul corner successivo si mette le mani addosso in area con Ficagna, ma poi fa un partitone. Giocando sempre d’anticipo su Tavano prima e Mchedlidze poi come deve fare un vero leader della difesa. Duro nei contrasti, come nel corpo a corpo con Ze Eduardo che gli lascia i segni al 29′ del s.t. Peccato che proprio all’ultimo, dopo l’azione del mancato rigore su Ferrari, vada con troppa foga su un avversario sulla fascia laterale beccandosi il giallo che inguaia (senza Maietta) non poco Mandorlini.
MAIETTA 6,5. Era partito benissimo: copertura a Mareco sul primo pallone della partita poi due chiusure su Tavano nei primi 5′. Sembrava insomma la partita del riscatto dopo la “sfiga” di Crotone e invece no: al 12′ è arrivata la fitta all’adduttore che per certi versi preoccupa più della mancata vittoria sull’Empoli.
Dal 12′ p.t. Ceccarelli 7. Mica facile entrare a freddo contro due da serie A come Maccarone e Tavano. Invece il capitano non tradisce: gioca d’anticipo, sbaglia niente, resta concentrato sino all’ultimo, andando a chiudere l’Empoli su una ripartenza da palla persa al 42′ s.t. E ancora nel finale del primo tempo è lui a seguire, non mollare, contrastare sino in fondo Tavano in uno dei rari tiri verso la porta dell’Empoli di Aglietti. Nel momento decisivo della stagione, con il Verona a giocarsi il campionato, torna l’uomo determinante della difesa: lo sarà a Reggio e lo sarà anche dopo Reggio.
PUGLIESE 7,5. Sul piano della corsa, della disponibilità (come piace dire al mio amico mister Gigi Purgato), sulla capacità di proporsi; semplicemente immenso. Ogni volta che aveva palla Hallfredsson o Lepiller a sinistra è sempre venuto a portare superiorità numerica, centrando palloni su palloni, facendo spesso l’ala pura, sbagliando il primo cross a un quarto d’ora dalla fine dopo aver fatto una maratona, più che una partita di calcio. E dietro, come Cangi, è stato decisivo in un episodio: al 18′ p.t., quando chiude (anche se scivolando) su Maccarone a centro area, grazie a una posizione perfetta, vicinissima al centrale.
JORGINHO 6. Sul piano tattico è un giocatore a cui non si può rinunciare. Per spiegare quanto serve Jorginho a questa squadra basta vedere chi è il primo ad aiutare il compagno e a recuperare dopo un errore. Nello specifico, è lui a fermare con un recupero da applausi una ripartenza dell’Empoli nata da una banale ma pericolosa incomprensione Lepiller-Pugliese sulla sinistra al 16′ s.t. Lavoro, lavoro e lavoro, insomma; e una fase difensiva sempre ottima. Ma in una partita dove centralmente il Verona era in inferiorità numerica, i due interni di centrocampo (lui a destra, Hallfredsson a sinistra) avrebbero dovuto specie nel primo tempo muoversi di più senza palla e cercare con maggiore convinzione quei tagli che lo hanno portato un paio di volte alla conclusione. Partita positiva, su cui però pesa (da qui la semplice sufficienza) l’errore clamoroso del 16′ p.t.: il rigore in movimento sbagliato, ciccando la palla davanti a Dossena, sull’assist splendido di Lepiller. Ed è il secondo gol, clamoroso, sbagliato davanti alla porta nelle ultime due al Bentegodi.
TACHTSIDIS 6. Anche per lui una gran partita in chiave difensiva. Di controllo su Brugman che gioca tra le linee ma non mette mai in difficoltà la linea difensiva del Verona grazie al suo lavoro davanti alla difesa. Ma è meno presente del solito nelle ripartenze, limitandosi a un giro palla che forse denota un po’ di stanchezza dopo un campionato (il primo da titolare in B) giocato non alla grande, ma alla grandissima.
HALLFREDSSON 6. Meglio di Crotone; ma specie nel primo tempo è ancora l’Hallfredsson che non siamo abituati a vedere, quello del compitino, che tiene la posizione, manda avanti Pugliese e si vede solo al 20′, quando sfonda centralmente e dà a Pichi un bel pallone su cui l’austriaco si gira e conclude a rete. Ma centralmente crea pochissime alternative e si riprende solo quando Mandorlini, dopo i cambi nel secondo tempo, lo mette largo a sinistra. Ma dell’Hallfredsson che non sbagliava un pallone, che disegnava dalla sinistra linee perfette per gli attaccanti, ancora, purtroppo, poca traccia.
GOMEZ 6,5. Anni fa Cesare Prandelli rispondendo a una mia domanda su Cammarata che non segnava più nemmeno quando si trovava solo davanti al portiere (era l’anno di A mi pare dopo uno 0-0 in casa col Bologna) mi disse più o meno così: “Non ha segnato è vero, ci sono i momenti no. Ma io guardo i movimenti, guardo un’attaccante che è al posto giusto al momento giusto, che si crea le occasioni che sbaglia non per fortuna ma perchè fa quello che deve. I gol arriveranno”. Quel Verona finì 9° dopo una strepitosa rimonta. Cammarata fece 9 gol, compresi i due che fecero perdere lo scudetto alla Juve di Ancelotti (e Zidane) e regalarono una meravigliosa salvezza all’Hellas. Oggi Gomez ha sbagliato almeno quattro palloni decisivi: è stato sfortunato su quel colpo da biliardo da cinquanta metri, dopo la respinta al limite dell’area di Dossena su Pichlmann. Ma poteva fare di più nei due colpi di testa a cavallo tra il 13′ e il 16′ s.t., il primo su torre geniale di Pichi, il secondo dopo un’azione stile Barcellona, insistita, con cross da destra e sinistra, e ancora sullo stop di petto e diagonale (assist di Hallfredsson) del 26′ p.t. Ma in questo momento vedo più il bicchiere mezzo pieno: vedo l’assist per Lepiller al 6′ del s.t., il tacco in area per Galli a dieci dalla fine, le botte che prende (e che non rende mai), l’attaccante che c’è… Ma che non è sempre freddo e con l’istinto del bomber davanti alla porta.
PICHLMANN 6,5. E’ il terminale giusto della partita perfetta disegnata da Mandorlini. Con un Verona propositivo sulle fasce ci voleva meno lavoro sporco e più l’ariete in mezzo all’area, l’attaccante pesante in grado di colpire ma anche rifinire. E Pichi in questo è stato bravissimo, anche se come ha detto a fine partita “attaccante c’è quando segna”. Reattivo, sempre nel vivo del gioco, conclude su ogni pallone giocabile. Un buon rientro.
Dal 24′ s.t. Ferrari 6. Entra e fa fatica, perchè è il momento in cui il Verona cambia assetto e cerca di sfondare centralmente, laddove l’Empoli ha costruito il suo punticino. Però è protagonista dell’episodio chiave: quel rigore che non si poteva non dare. Perchè Buscè lo tocca chiaramente sul piede d’appoggio.
LEPILLER 6,5. Primo tempo strepitoso. Si lega a tutte le giocate più importanti del Verona: inventa con una giocata super (finta il tiro e poi mette la palla in verticale per il compagno che arriva a rimorchio) l’assist per Jorginho, ci prova con una punizione a giro dalla riga di fondo su cui Dossena fa un paratone, cerca e trova un paio di volte Pichi di testa in mezzo all’area di rigore. Nella ripresa si divora il gol del vantaggio al 6′ s.t., complice un rimbalzo fasullo prima del tiro – che manda altissimo, e poi un po’ sparisce. Ma un giocatore con la sua qualità in tribuna, dove è finito nelle ultime partite, è veramente un lusso che pochi possono concedersi.
Dal 24′ s.t. Galli 6. Sta bene e lo conferma anche oggi. E’ bravo al 35′ a chiedere l’uno-due a Gomez in area (tocco di ritorno di tacco dell’argentino) ma poi davanti alla porta cerca solo la potenza e non è freddo come a Crotone.
MANDORLINI 7. Poco da dire se non che disegna la partita perfetta, disintegrando l’Empoli sulle fasce e non offrendo mai il fianco alle ripartenze dei toscani, che non concludono mai in porta. Col senno di poi poteva non cambiare l’assetto tattico (perfetto fino a quel momento) scegliendo in maniera diversa le sostituzioni (in panchina c’erano D’Alessandro e Berrettoni come cambio degli esterni – Lepiller – e Galli poteva entrare al posto di Hallfredsson, anche oggi non determinante) ma scegliere, nella difficoltà del risultato, di mettere più peso davanti e provare a sfondare centralmente sta diventando una sua prerogativa. E francamente, oggi, al Verona è mancato solo ed esclusivamente il gol.
Arbitro Gallione 4. Non vedere un rigore come quello di Buscè su Ferrari denota o scarsa capacità o malafede. Non potendo credere alla seconda, mi viene da dar buona la prima ipotesi. Ma mi viene anche da chiedermi: lo stesso episodio, nella medesima situazione, sarebbe stato giudicato così anche a Nocera, piuttosto che a Salerno, o a Crotone, o in uno di quei campi caldi del sud dove spesso se ne vedono di ogni? Non convince anche in altri episodi, tipo Gomez murato in area da Regini al 32′ p.t. (non era rigore, ma ostruzione e calcio in due area sì), un tocco di braccio evidentissimo di Burgman che nell’azione si procura un calcio d’angolo nel primo tempo e ancora una rimessa laterale data all’Empoli davanti alla panchina di Mandorlini con palla che invece era abbondamente in campo (un metro e più). Insomma, ci mette del suo…
IL PAGELLONE DI CROTONE-VERONA
Verona, episodi contro; ma un’ora regalata al Crotone. Gomez: campione in casa, anonimo in trasferta. Maietta decisivo al contrario. Centrocampo assente: Hallfredsson dove sei? La scossa di Galli, conferme da Bjelanovic. Questi i temi principali del pagellone di Crotone-Verona.
RAFAEL 6. Prende tre gol nel primo tempo senza responsabilità: nei primi due sui tiri da fuori di Ciano e Florenzi è decisiva la deviazione di Maietta, sul terzo fa un miracolo sulla prima conclusione di Calil e nulla può sul tap in dell’attaccante brasiliano che sfrutta l’evidente errore di posizione della linea difensiva. Nella ripresa (36′ s.t.) si fa scavalcare da Florenzi ma viene graziato dal palo.
ABBATE 5,5. Propositivo in attacco, sempre in difficoltà dietro contro Mazzotta e Sansone. Nel primo tempo si crea due clamorose occasioni che però non capitalizza: è bravissimo al 15′ quando, sfruttando i limiti difensivi del Crotone, sfonda in area ottenendo l’uno-due da Jorginho finendo però con un diagonale largo a Belec battuto. Sbaglia clamorosamente la mira al 32′ quando colpisce di testa a un metro dalla porta un pallone messo in area ancora da Jorginho, anticipando anche Bjelanovic sicuramente in posizione migliore. Assurda l’ammonizione (era in diffida, sarà squalificato) che gli rifila Massa al 35′ quando Florenzi lo trattiene per la maglia e per i pantaloncini in area per non farlo saltare ma l’arbitro vede solo il suo tentativo di divincolarsi.
CECCARELLI 6. Tiene su la difesa nell’inizio difficile del Verona, con una chiusura su Florenzi al 3′ e su Calil (intervento al limite dell’area) all’8′ e poi ancora al 14′ quando sullo sfondamento di Sansone a destra (Abbate) una volta in area “accompagna” con esperienza l’attaccante del Crotone in calcio d’angolo. Messo male anche lui nell’azione del gol del 3-0 di Calil ma alla lunga è quello dietro che fa meglio.
MAIETTA 5. Capita di ciccare una partita a cui si tiene molto. Saranno stati i fischi che lo Scida gli ha “regalato” a ogni tocco di palla, sarà stata la carica che aveva al rientro dopo la squalifica e la voglia di rimediare dopo la (sfortunatissima) deviazione sul tiro di Ciano; ma ha finito per strafare, sbagliando troppo e risultando decisivo (al contrario) anche sul tiro di Florenzi. Che sia giornata-no, lo si vede anche dall’occasione sciupata al 27′, quando sul pallone di Hallfredsson dalla sinistra, bucato da Bjelanovic, manca il tocco vincente davanti a Belec.
PUGLIESE 6. Rispetto ad Abbate concede molto meno il fondo al suo esterno basso di competenza (Correja), risultando sempre pericoloso in avanti. Al 43′ mette due palle strepitose dalla sinistra su cui prima Gomez e poi Jorginho si fanno ribattere le conclusioni da ottima posizione. E’ lui a dare il pallone al limite per il tiro di Galli al 15′ del s.t ed è sempre lui a fornire l’assist a Galli in occasione del gol del 3-1.
JORGINHO 5. Nel Verona in grande difficoltà sugli esterni del primo tempo c’era anche la difficoltà dei due interni di centrocampo (lui a destra, Hallfredsson a sinistra) a scalare e aiutare in fase difensiva Abbate e Pugliese. Soffre, come il resto del reparto, la grande pressione del centrocampo del Crotone che nel primo tempo ha costretto il Verona a tenere basso il baricentro, limitando moltissimo la fase di palleggio e sporcando o recuperando diversi palloni. Piede vellutato da fermo, ma stavolta non basta. E davanti alla porta dev’essere più concreto, perchè il pallone che gli capita sui piedi nella doppia occasione del 43′ p.t non era da “accarezzare” con l’interno piede.
TACHTSIDIS 5. Il tecnico del Crotone Drago ne capisce le qualità e gli mette addosso sempre un uomo. Pressione che lo porta a sbagliare tanto e a incidere zero.
HALLFREDSSON 5. Non è lui, è evidente. Il problema intercostale che si trascina da settimane non lo fa allenare bene e fisicamente è giù da matti, perchè in campo oggi ha camminato. Il gol di Ciano è fortunato, ma prima della deviazione di Maietta c’è il suo errore che non segue l’esterno del Crotone e lo lascia libera calciare senza pressione dal limite dell’area. E in queste condizioni non riesce più a essere decisivo nel ribaltamento dell’azione. La sua condizione fisica è forse il problema più grande che il Verona si porta via da Crotone.
Dal 28′ s.t. Ferrari s.v. In un gioco con meno manovra e tanta palla lunga in area di rigore c’entra poco. Lotta, ma più di qualche rimessa e un paio di angoli non ottiene.
GOMEZ 5. Drago lo contiene attaccandolo, mettendogli contro non un marcatore ma un difensore (Mazzotta) che è sempre nella metà campo del Verona. Ma del Gomez leader delle partite scorse oggi c’è stata pochissima traccia. Quantomeno troppo sufficente nel giocare dall’esterno verso il centro il pallone che Florenzi trasforma con la complicità di Maietta nel gol del 2-0, si perde anche davanti alla porta fallendo un tap in di testa davanti a Belec al 15′ s.t e un gol clamoroso sparando altissimo solo davanti al portiere nel finale di partita. Però non può essere campione in casa e anonimo fuori.
BJELANOVIC 6. Una delle poche note confortanti della giornata. Nel primo tempo non gli arrivano tanti palloni, ma su quelli crossati in area c’è sempre. E se non riesce a concludere sia al 25′ che al 30′ (inviti di Jorginho e Gomez) e più per merito di Vinetot, che gli gioca contro un partitone, che per demerito suo. Abbate gli “scippa” il pallone davanti alla porta nell’occasione del 32′ e nella ripresa è ancora reattivo: al 6′, quando Gomez lo serve su un bel taglio in area (conclusione dal limite parata da Belec) e al 10′ quando colpisce male col destro da buona posizione. Poi esce per il riacuttizzarsi di una contusione.
Dal 13′ s.t. Galli 6,5. Il suo ingresso è quello che dà la scossa alla squadra: impegna Belec al 15′ dal limite e due minuti dopo segna un bellissimo gol (controllo e colpo sotto) su un pallone messo dentro da Pugliese. Cerca sempre di velocizzare l’azione, il migliore.
BERRETTONI 5. All’inizio prova a dare equilibrio alla fase difensiva rientrando spesso su Correja, ma stringi stringi della sua prestazione resta un tiro da fuori deviato in angolo dal limite dell’area, dopo un’uscita a pugni uniti di Belec e un paio di punizioni prese.
Dal 8′ s.t. Pichlmann 5,5. Un colpo di testa che sembrava in porta al 25′ e poco altro.
MANDORLINI 5,5. Episodi negativi a parte, il Verona di Crotone paga un approccio ancora una volta troppo morbido in trasferta e perde la partita nel primo tempo, dopo aver regalato quasi un’ora all’avversario. Fortunatamente la sconfitta del Sassuolo (in casa) contro il Gubbio e il pareggio del Torino a Bari non cambiano il volto della classifica, ma con questa alternanza di risultati (e di prestazioni) per arrivare all’obiettivo che non si dice, non si potrà più sbagliare una partita in casa.
Arbitro Massa di Imperia 5. Permette al Crotone di fare quel che vuole denotando pochissima personalità. Clamorosa la mancata ammonizione di Correja al 27′ per un plateale fallo di mano (alzata) a fermare Hallfredsson e il giallo ad Abbate, quasi “spogliato” in area di rigore da Florenzi.
VERONA-BARI, IL PAGELLONE PIU’ DIFFICILE
Difficilissimo oggi raccontare con i voti il 4-1 al Bari, il primo posto del Verona, i due gol di Bjelanovic, la dodicesima vittoria consecutiva (record dei record) al Bentegodi o Mareco graziato dall’arbitro. Difficilissimo perchè negli occhi non ho la partita ma il dramma di un ragazzo di 26 anni che cade a terra, cerca di rialzarsi e non ce la fa. Di fronte alla tragedia che ha colpito Piermario Morosini, tutto il resto passa in secondo piano. Anche il pagellone, che questa volta sarà un po’ più sobrio del solito. (s.rasu)
RAFAEL 5,5. De Falco la calcia benissimo, ma lui sulla punizione del vantaggio barese è un po’ troppo sul suo palo e quando prova a prenderla non c’arriva neanche vicino.
ABBATE 6. Soffre un po’ troppo Stoian nel primo tempo, viene fuori alla distanza. Devastante quando arriva sul fondo, come nel cross del 1′ non sfruttato da Bjelanovic, arrivato al termine di un’azione tutta di prima.
CECCARELLI 6. Troppo statico e poco dinamico (come Mareco) contro tre attaccanti veloci come Caputo, Forestieri e Stoian. Regala la punizione del vantaggio, ma poi si rifà conquistandosi il rigore che gira la partita.
MARECO 5,5. Chiusure importanti, ma non può essere sempre a rischio rosso. Nel repertorio odierno c’è uno schiaffetto in area del Bari a Crescenzi, un entrata in ritardo a gomito alto su Forestieri (giallo) e un contatto in area, ancora a braccia larghe su Stoian che poteva valere rigore ed espulsione.
PUGLIESE 6,5. Fa il pendolino sulla fascia e non crossa mai palloni “banali”.
JORGINHO 7. Su palla inattiva disegna traccianti perfetti: nei primi 27′ l’assist per il gol di gomez e l’invito per l’occasionissima sciupata da Ceccarelli (16′). Sempre pronto ad intervenire sui secondi palloni. Peccato si mangi il gol personale proprio in chiusura centrando in faccia Lamanna.
TACHTSIDIS 6,5. Lasciarlo libero di giocare è il miglior regalo che si può fare a questo Verona.
HALLFREDSSON 6,5. Tampona e riparte, come ai bei tempi, anche se la condizione non è ancora ottimale e bene fa Mandorlini a lasciarlo in campo sino alla fine per aumentargli gamba e minuti. Ci prova due o tre volte dalla distanza, dimostrando voglia di giocare.
GOMEZ 7,5. Da grande direttore d’orchestra risponde con una prestazione maiuscola alla “stecca” di Brescia. Implacabile di testa in area di rigore (palla all’angolino), devastante partendo largo a destra nell’azione del primo gol di Bjelanovic.
Dal 32′ s.t. Galli s.v.
BJELANOVIC 8. La tragica morte di Morosini (suo compagno a Vicenza) lo fa andar via in lacrime da un Bentegodi che oggi gli ha tributato (giustamente) la prima standing ovation della stagione. Lotta, si danna l’anima, fa a botte con Borghese, attacca il primo palo. E il pallonetto con cui beffa il centrale barese e Lamanna vale il circoletto rosso.
Dal 15′ s.t. Ferrari 6. Entra e si sbatte come al solito. Si procura una grande occasione al 38′ s.t che sciupa per poca lucidità davanti a Lamanna.
BERRETTONI 6,5. Poco in partita all’inizio, viene fuori anche lui alla distanza. Ha il grande merito di segnare il rigore che cambia l’inerzia della partita.
Dal 24′ s.t. D’Alessandro 6. Tenta di mettersi in luce, in parte ci riesce. Ma è ancora lontano parente del D’Alessandro apprezzato ad inizio stagione.
MANDORLINI 7. Il merito del giorno è il riuscire ad ottenere sempre quel qualcosa in più da chi entra: c’è stato il tempo di Pichi, di Lepiller, ora di Berrettoni e Bjelanovic. Non può essere solo un caso.
Arbitro DI PAOLO 5,5. Mica facile avere il coraggio di fischiare un rigore in favore del Verona, ma prima ce n’era uno per il Bari (Mareco su Stoian) con secondo giallo per il difensore gialloblù e insieme ai collaboratori tollera il gesto dell’ombrello di fronte alle tribune nell’esultanza di De Falco dopo il gol. D’accordo che il giocatore lo ha fatto, ha detto a fine gara “per motivi personali, contro chi mi gufa e gufa il Bari” ma lui mica lo poteva sapere.
IL PAGELLONE DI BRESCIA-VERONA
Verona, la gestione delle partite resta un problema. Sotto accusa le scelte di Mandorlini, prima e durante la partita. Rafael: torna il difettuccio sulle punizioni. Berrettoni finalmente protagonista, Gomez stranamente abulico. Questi i temi principali della sconfitta (da polli) del Verona a Brescia.
RAFAEL 5. Dispiace notarlo ma riemerge l’antico problema sulle punizioni. La pennellata di Cordova è d’autore, come fu quello di Hernanes all’Olimpico in coppa italia, ma come in quell’occasione si nasconde dietro la barriera e parte in ritardo.
CANGI 5,5. Quando spinge crea pericolo; come nei primi minuti, quando dal fondo pesca Ferrari sul primo palo steso da DeMaio al momento del tiro. O come alla fine, quando mette un pallone a fil di traversa che Pichlmann non riesce a spingere in porta. Peccato che nel mezzo se ne stia rintanato dietro, beccando anche giallo su El Kaddouri (che gli parte dritto per dritto) all’11′. Rischia tantissimo all’inizio del secondo tempo, quando su una punizione calciata in area, si perde la marcatura di DeMaio che mette nell’area piccola un pallone su cui salva Mareco.
MAIETTA 6. Sbaglia all’inizio, quando si innervosisce per un paio di fischi di Giancola (una spinta inesistente su El Kaddouri ai venti metri) che effettivamente sono dubbi, ma non giustificano il giallo che becca al 22′ per proteste. Poi se la cava; anche senza brillare.
MARECO 6,5. Sarà l’aria di casa e uno stadio che conosce zolla per zolla, ma sbaglia una sola volta, quando esce in ritardo su Jonathas al 12′ s.t (lasciando un tiro pericoloso al brasiliano) e poi azzecca tutto il resto. Decisivo al 4′ s.t. (chiusura su centro di DeMaio) e al 43′ p.t. su Jonathas in area di rigore. Piedi buoni nel salire sulla linea mediana per lanciare lungo Ferrari, soluzione che nel primo tempo consente al Verona di saltare spesso il centrocampo.
SCAGLIA 5. Finisce triturato dal confronto con Mandorlini jr. che dalla sua parte fa quel che vuole. Spinge zero, rischia rigore per una sbracciata nel primo tempo (fortunatamente fuori area) proprio su cross del giovane Mandorlini ma il peggio lo combina sul gol di Daprelà, che marca di spalle, facendosi tagliare fuori dall’avversario. Prova con un tiro dal limite su azione d’angolo che finisce alto di poco al 17′ p.t. ma il suo utilizzo dal primo minuto resta un mistero.
JORGINHO 5,5. L’impressione è che senza Hallfredsson gli manchi un vero e proprio punto di riferimento. Bravo a portare qualche raddoppio sull’esterno e nel fare a sportellate con Daprelà nel secondo tempo ma non va oltre al compitino.
TACHTSIDIS 5,5. Meno brillante del solito anche perchè davanti gli fanno poco movimento. Il solito recuperatore di palloni ma stavolta niente di più. Sotto tono.
GALLI 5. Dispiace penalizzarlo al rientro, ma da interno di centrocampo (suo ruolo naturale) non trova mai posizione e ritmo di gioco. Sempre in ritardo, troppo falloso, è parte (con Scaglia) di quella catena di sinistra che tante volte ha esaltato il Verona ma che oggi è invece uno dei motivi della sconfitta. Punizioni procurate al Brescia a parte, si fa notare per una rasoiata fuori di poco al 10′ del s.t. Poca roba anche da trequartista dietro le punte.
Dal 35′ s.t. Lepiller s.v. Entra con la partita che sembra incanalata sul risultato di parità, e con un Verona che dà quasi l’impressione di non voler far male all’avversario. Esce con una sconfitta durissima da accettare.
GOMEZ 5. Pregevole il ripiegamento difensivo con cui al 2′ anticipa in area il colpo di testa di Daprelà (cross del solito Mandorlini), rimediando peraltro un doloroso colpo alla nuca. Ma finisce per piegarsi ad un dolore intercostale che di fatto ne dimezza la pericolosità offensiva. Mai nel vivo del gioco, fa arrabbiare Mandorlini per un paio di ripartenze non concluse tirando verso la porta, in un momento della partita in cui il Verona dava l’impressione di poter disporre dell’avversario, preferendo però accontentarsi del pareggio.
FERRARI 6. Va negli spazi a prendersi i lanci lunghi di Mareco, tenendo su la squadra e procurandosi anche qualche punizione. Sbaglia il tiro a giro in area al 14′ s.t., a conclusione di un’ottima azione offensiva del Verona e poco dopo esce.
Dal 15′ s.t. Russo 5,5. Reduce da una settimana difficile, entra per fare densità a centrocampo in un momento della partita in cui il risultato scritto pare l’1-1. Fino al gol di Cordova…
BERRETTONI 7,5. Un’ora da protagonista. Sempre nel vivo del gioco svaria moltissimo, partendo esterno ma finendo dopo poco per agire più centralmente, tra le linee, alle spalle delle punte. E’ decisivo al 38′, nel beffare Martinez prima e Arcari poi nell’azione (tutta sua) che porta il punto del pareggio ma mette lo zampino in tutte le azioni più pericolose del primo tempo. Inspiegabile la sua uscita dopo solo un quarto d’ora della ripresa.
Dal 15′ s.t. Pichlmann 5. All’andata in pochi minuti aveva realizzato un gol meraviglioso. Nel ritorno in mezzora non ha toccato un pallone; compreso quello che Arcari gli ha smanacciato di fronte alla faccia sulla linea di porta al 39′ del s.t.
MANDORLINI 5. Cambia gli esterni, ma Cangi e Scaglia fanno rimpiangere Abbate e Pugliese. E Galli non ripaga la fiducia nel ruolo di vice-Hallfredsson. Poco comprensibili anche i cambi in partita di Ferrari e Berrettoni dopo solo un quarto d’ora di secondo tempo. Preoccupa soprattutto la gestione delle partite e le scelte sbagliate della ripresa in almeno tre, quattro ripartenze. Ma è un guerriero. Un guerriero incazzato. Che in settimana farà tesoro di tutte le indicazioni e le piccole ferite che lascia una sconfitta al 90′ in cui si è dimostrato (sul campo) di poter disporre dell’avversario a (quasi) piacimento ma di non aver avuto la rabbia e la voglia per portare a casa i tre punti.
ARBITRO GIANCOLA 5. Irritante all’inizio, in cui tre, quattro fischi contro il Verona che hanno fatto innervosire la squadra, con la difesa già gravata di due gialli (Cangi e Maietta) al 22′ del p.t. Da rivedere l’intervento di DeMaio su Ferrari all’inizio e il fallo (inesistente) che porta alla punizione vincente di Cordova. Ma oggi il Verona non ha perso per l’arbitro, ma perchè non se l’è giocata fino in fondo.
Buona Pasqua gialloblù a tutti i butei del blog
IL PAGELLONE DI VERONA-CITTADELLA
Gomez sempre più leader del Verona dei record, Tachtsidis e Jorginho: centrocampo vincente. Berrettoni e Russo, che ritorni. Ferrari: tanto lavoro, zero gol. In ansia per Hallfredsson. Pugliese, vincente dalla tribuna. La difesa fa arrabbiare (un po’…) Mandorlini. Questi i temi del pagellone di Verona-Cittadella.
RAFAEL 6. Non prendeva due gol in casa dalla partita col Torino (lì il Verona ne subì 3) e 2 è lo stesso numero di reti prese dall’Hellas nelle ultime 10 vittorie casalinghe. Anomalia statistica a parte, c’è quando deve esserci; mettendoci anche coraggio alla fine quando va a prendersi un cross di Vitofrancesco nel traffico dell’area di rigore. Spettacolare su Busellato al 15′ p.t.
ABBATE 5,5. Si ritrova contro uno degli avversari più “marcabili” delle ultime giornate, Di Nardo, e per 93 minuti soffre pochissimo dietro, curando molto bene la fase difensiva. Sfortunato in occasione della deviazione che porta al primo gol del Cittadella, è decisivo nei primi minuti del secondo tempo quando va a coprire a centroarea con una diagonale lunghissima un pallone che arriva dalla destra per Di Carmine. Pesa nel giudizio l’errore finale, che fa andar via incavolato Mandorlini, con cui permette a uno più basso 20 centrimetri di lui di sovrastarlo di testa.
MAIETTA 6. Non sta ancora bene, e lo si è capito nel finale; ma con Mimmo in campo è un’altra cosa. Intanto è l’uomo che da più equilibrio alla coppia centrale, che per caratteristiche meglio si completa sia quando al fianco ha Ceccarelli, sia quando invece c’è Mareco. Poi ha dentro quella voglia di vincere che spesso lo porta a “colpi” sopra le righe, quei break diventati quasi leggenda, (vedi Torino), che ne stanno riscrivendo la sua storia personale di calciatore. Peccato che stavolta, racconterà negli spogliatoi, su un dai e vai a sinistra con Berrettoni arriva in area poco ludico, colpendo d’esterno e sbagliando davanti a Cordaz. Come per Abbate mezzo punto in meno per l’errore finale: è lui che sull’azione del 3-2 esce dalla difesa per affrontare Di Carmine, facendosi poi saltare da Busellato che è l’autore del cross per Di Nardo.
MARECO 5,5. Continua in una serie di alti e bassi di rendimento poco comprensibili. Da una parte si capisce che per esperienza, personalità, grinta, è indispensabile. Dall’altra non si capisce perchè proprio uno esperto come lui non riesca a trattenersi in alcuni atteggiamenti, irruenza nelle uscite, scivolate in area di rigore, che in alcune occasioni rischiano di far danno alla squadra. Spesso in affanno, nel primo tempo si fa saltare una volta a sinistra da Busellato (che crea pericolo in area di rigore) ed è sempre lui a non uscire su Di Roberto (21′) nell’occasione in cui l’esterno parte largo a destra ma poi si accentra per trovare il tiro dal limite dell’area.
PUGLIESE 6,5. Dinamico; ha forza e gamba anche se sinora ha giocato poco e per questo non può avere il ritmo partita. Ammirevole nel farsi trovare sempre pronto anche dopo una o più tribune, il suo alternarsi con Scaglia è la dimostrazione che questo Verona forse non avrà le grandi individualità delle altre concorrenti alla promozione, ma ha dalla sua la rosa più folta, “convinta” e competiva del gruppo delle big. Esempio.
JORGINHO 7. Ha fatto il trequartista, il play basso, ma forse ha trovato il suo ruolo ideale nell’interno di centrocampo, per la capacità di unire le due fasi e per un’attenzione tattica che è merce rara alla sua età. Dinamico, frizzante, sempre nel vivo del gioco, preciso, lavora benissimo senza palla ed è puntale nei raddoppi sull’esterno, in aiuto ad Abbate prima e Pugliese poi, quando passa a sinistra per l’uscita di Hallfredsson. Cordaz gli nega il gol al 7′ del p.t al termine di una delle più belle azioni della partita.
TACHTSIDIS 7,5. L’affrontare un 4-3-3 (modulo speculare al Verona) gli permetteva grande libertà di gioco, perchè il suo pari ruolo (Busellato) gli giocava distante e perchè la sola punta schierata da Foscarini (Di Carmine) non poteva anche sobbarcarsi un lavoro di marcatura. Morale: lasciare questo Tachtsidis del girone di ritorno libero da impegni significa farsi del male da soli. Dominatore del centrocampo, segna un gol bellissimo in cui è evidente l’errore della difesa del Cittadella (se lo perde proprio Busellato) ma è altrettanto evidente la capacità di coordinazione, la tecnica e la potenza che mette sul diagonale che spiana la strada all’undicesimo successo casalingo dell’Hellas.
HALLFREDSSON 6. Lascia tutti in ansia per un problema al costato, una distrazione toracica la cui entità sarà stabilita dagli accertamenti in programma lunedì. Peccato, perchè dopo il dolore al piede deve affrontare un altro problema fisico e perchè era partito bene, entrando nell’azione del 7′ p.t., quella della doppia occasione Ferrari-Jorginho.
Dal 18′ p.t. Russo 6,5. Buon rientro; entra subito in partita con il merito, nonostante caratteristiche differenti, di non far rimpiangere l’uscita di Hallfredsson. Ci prova al 28′ dopo una buona circolazione di palla, colpendo dalla distanza ma trovando Cordaz pronto alla presa. Al 39′ Nasca e il guardalinee gli negano il gol, probabilmente regolare, su una salita su palla scoperta della difesa del Cittadella, che lo lascia solo a battere davanti a Cordaz (l’incrocio con Ciancio è al limite). Concreto, riposato dopo le ultime panchine, si candida al ruolo di vice-Hallfredsson per la delicatissima trasferta pasquale a Brescia.
GOMEZ 8. Penso a Genova, a quel titolo: “Gomez, questo è gol” e all’errore sottoporta a inizio partita e mi dico, allora vedi che il problema era solo lì. In quei gol da fare, che un leader non può sbagliare. Il Juanito Gomez di queste ultime partite un leader, vero, lo è diventato. Rimanendo il ragazzo umile di sempre, quello che gioca sì più vicino a Ferrari (uno dei segreti delle recenti vittorie dell’Hellas) ma anche quello che continua a sbattersi nel lavoro di copertura, tanto che è addirittura lui a provocare il fallo in area di rigore intervenendo da dietro su Di Nardo lanciato a rete al 5′ s.t. Ma quello che fa la differenza, in un leader, sono i gol (fantastico il primo, da attaccante d’area di rigore il secondo). E il Gomez di oggi (11 reti con la doppietta al Cittadella) è uno che fa vincere le partite. E meriterebbe di essere molto più tutelato da parte degli arbitri.
FERRARI 6,5. Non c’è dubbio che il problema muscolare che toglie dalla partita Gasparetto un po’ lo agevola per il gioco aereo, ma sotto il profilo della prestazione è comunque un’altra volta al limite dell’eccellente. Peccato che sotto porta unisca un po’ di mancanza di freddezza a una sf…ortuna non comune, perchè se nella scivolata sul cross, splendido di Berrettoni, del 7′ p.t., c’è molta bravura del portiere, nel gol sbagliato da due passi calciando addosso a Cordaz del 4′ s.t c’è tutto del Nicola Ferrari attaccante lavoratore che non vede la porta. La cosa assurda, è che dopo non aver segnato da due metri, azzecca al 11′ un tiro a giro dal vertice sinistro dell’area di rigore che purtroppo non sarà prodezza catalogata negli almanacchi solo per una bandierina del guardalinee di troppo e per una decisione probabilmente sbagliata dell’arbitro Nasca. D’accordo che nel calcio il 9 da che mondo è mondo è quello che fa gol, ma la standing ovation del Bentegodi alla sua uscita è una bella dimostrazione di affetto e di gradimento.
Dal 38′ s.t. Pichlmann s.v. Pochi minuti quando c’era solo da gestire la partita.
BERRETTONI 7. Mandorlini lo rilancia scegliendo i tempi giusti. Tonico, punta e salta l’uomo, entra in tutte le azioni più pericolose del Verona, regalando assist (come a Ferrari, al 7′) ma cercando anche spesso anche la conclusione. Da applausi un recupero a centrocampo con palla strappata al diretto e avversario e ripartenza chiusa da un diagonale appena fuori di Iron Nick Ferrari. Se mantiene questa condizione, non c’è dubbio che avrà altre occasioni nel finale di campionato.
Dal 22′ s.t. D’Alessandro 6. Un paio di spunti, un paio di accelerazioni ma anche un paio di coperture di quelle che piacciono a Mandorlini. Ritrovato.
MANDORLINI 7. E’ vero che è uno abituato ai record, pensando alla “sua” Inter di tanti anni fa, ma quello che sta facendo a Verona è sempre più incredibile. Dopo le otto vittorie consecutive arrivano gli undici successi di fila in casa (in un periodo di quattro mesi e mezzo) che nella storia della serie B solo l’ultimo “miliardario” Genoa di Preziosi si era permesso di fare. Merita i complimenti (con lui la squadra e chi l’ha allestita), perchè saper riprendersi vincendo sempre in casa da scoppole come quella di Sassuolo o dalla mezza delusione di Padova, o dalla beffa di Nocera, passando ancora una volta dal gioco, dimostra una solidità e una forza comuni solo alle grandissime squadre. Chapeau.
ARBITRO NASCA 5,5. Denota grande personalità nella conduzione della partita, ma negli episodi decisivi sbaglia: è rigore quello di Gomez su Di Nardo all’inizio del secondo tempo ed è da vantaggio l’azione dell’11 s.t che porta l’arbitro a fischiare un fallo su Gomez “annullando” quella che aveva tutti i presupposti per essere un’azione pericolosissima del Verona (tiro di Ferrari dal vertice dell’area sotto il sette alla sinistra di Cordaz, con il guardalinee che aveva ravvisato però fuorigioco).
IL PAGELLONE DI NOCERINA-VERONA
RAFAEL 6,5. Sorpreso anche lui sul pallone che passa sul primo palo e che diventa il gol dell’1-0 di Figliomeni, poco può fare sul 2-0 di Negro che sfrutta l’errore di Abbate. C’è sul tiro dal limite di Negro nel finire del primo tempo e sui due rasoterra che passano sotto le gambe di Ceccarelli di Castaldo al 1′ e di Farias al 38′ s.t. Da circoletto rosso la parata sulla girata di testa di Castaldo al 3′.
ABBATE 5. Nel primo tempo la Nocerina fa la voce grossa soprattutto sulla sua parte. Sbaglia sul gol di Negro, perchè sul lancio di Bruno non segue il movimento dell’attaccante e quando parte non lo può più prendere. Prova a fare qualcosa davanti, ma la partita la perde dietro.
CECCARELLI 5. Tralasciando l’episodio del rigore-farsa, è sempre in difficoltà nell’uno contro uno e per due volte gli calciano in mezzo alle gambe. Castaldo gli prende sempre il tempo nel gioco aereo.
MARECO 5,5. Se a Torino la forza dell’Hellas era stata una linea difensiva perfetta nel coordinare le uscite, nello stringere e chiudere, oggi uno dei motivi della sconfitta è proprio l’atteggiamento dei centrali, sempre portati a scivolare sin dentro l’area di rigore quando attaccati. Mette di poco alto un colpo di testa su cross di Hallfredsson successivo ad azione d’angolo al 23′ ma dietro è sempre in affanno.
SCAGLIA 5,5. Poca spinta, poca sintonia con Lepiller. In difficoltà sui tagli sull’esterno di Merino.
JORGINHO 5,5. Uno dei meno peggio, anche nel restar lucido nei momenti in cui l’arbitro sembrava non dare la possibilità al Verona di giocarsi la partita. Qualche buon giro palla e una diagonale lunghissima in difesa per chiudere al 42′ su Negro, ma nel giudizio pesa il “buco” sul primo palo che ha portato al gol in apertura di Figliomeni.
TACHTSIDIS 5. In difficoltà costante perchè aggredito, quasi soffocato in marcatura dagli avversari, che per volere di Auteri non gli lasciano mai spazio. Si perde Figliomeni in marcatura nell’azione dell’1-0 e davanti non sfrutta due occasionissime che potrebbero cambiare i destini della partita: al 2′, quando su un pallone ben calciato dalla destra di Lepiller salta nel mucchio da solo a due passi da Concetti senza trovare lo specchio della porta, e al 40′ quando ancora su un pallone calciato dentro l’area da Lepiller su cui la difesa Nocerina sale male, non aggancia ancora a due passi da Concetti. Si conferma in versione assist col dai e vai nell’occasione del gol di Gomez.
HALLFREDSSON 5.5. Da qualche partita non corre, arranca, finendo per incidere pochissimo rispetto all’Hallfredsson devastante della prima parte di stagione. Fatica nel rilanciare l’azione, fatica nel contenere. Peccato per un bel taglio in area che non si concretizza per il passaggio di ritorno sbagliato di Gomez. No, non è questo il vero Hallfredsson.
dal 25′ s.t. Bjelanovic 5,5. In ritardo su un pallone dentro dalla destra di Jorginho, non arriva su un cross dalla sinistra che poteva diventare pericoloso ed è l’unico che nel finale cade nel gioco delle provocazioni dei giocatori di casa, provocando qualche scintilla nel recupero. E’ entrato a farsa ampiamente conclusa, ma per quel che fa vedere continua a restare incomprensibile l’esclusione di Pichlmann.
LEPILLER 5,5. Soffre il clima di tensione e all’inizio sbaglia tantissimo. Poi carbura e diventa importante nel mettere palloni in area che però nessuno sfrutta a dovere. Punizione-brivido alla mezzora del primo tempo che pizzica (e basta, purtroppo) il palo alla sinistra di Concetti e ancora un tiro da fuori alto al 6′ del s.t. Da secondo giallo, almeno, il calcetto nel posteriore che gli rifila Rea all’inizio del secondo tempo.
dal 24′ s.t. Berrettoni s.v. Come Bjelanovic entra a partita-farsa già ampiamente in archivio, trovando il tempo per prendere pure lui un paio di randellate.
FERRARI 5,5. Il solito lavoro sporco, ma con Gomez e Lepiller stavolta troppo distanti per dargli una mano e per far diventare pericoloso il gioco offensivo del Verona. Prende anche lui un sacco di botte senza la minima tutela da parte dell’arbitro, in particolare un’entrataccia di Rea.
dal 30′ s.t. Galli 6. Entra con la voglia di far vedere qualcosa e fa bene. Calcia fuori un diagonale dalla distanza, ruba un pallone in area a Pomante che poi non riesce a concretizzare in qualcosa di pericoloso ma dà dei segnali positivi per le prossime.
GOMEZ 6,5. Menato, menato e ancora menato da chiunque gli si parasse davanti. Nonostante il gioco al limite dell’intimidazione, crea l’episodio per riaprire la partita, con un gol da cineteca nell’uno-due con Tachtsidis al limite dell’area di rigore e meriterebbe non uno, ma due rigori per altrettanti interventi di Pomante che lo stende in entrambe le occasioni senza minimamente fregarsene del pallone. Resta sui livelli, alti, delle ultime uscite.
MANDORLINI 5,5. Brutto approccio alla gara. Il gol preso al 4′, il raddoppio al 15′ sono segnali di una partita cominciata male e finita peggio, ma non per colpa sua.
ARBITRO CANDUSSO di Cervignano 2. Rea e Mingazzini già ammoniti che menano come fabbri ferrai per tutta la partita senza nemmeno un richiamo. L’intervento di Rea (già ammonito) che fa volare Ferrari davanti alla panchina di Auteri al 40′ che non diventa secondo giallo e poi rosso, la manata di Merino a Mareco del 38′ p.t., il calcetto nel fondoschiena di Rea a Lepiller all’inizio del secondo tempo, il fallo da rigore (doppio) di Pomante che si disinteressa di Gomez e lo butta giù con un laccio da wrestling al 6′ e murandolo con il braccio alto al 14′, sino alla perla del rigore concesso per il contatto Ceccarelli-Merino nell’azione successiva al penalty clamoroso non dato a Gomez. Dei due l’una: o non capace o in malafede. Sicuramente inadeguato.
LO STADIO E IL “PACCHETTO” VERONA
Cosa c’è dietro lo stop inatteso del progetto stadio? La domanda è d’obbligo, visto che non più tardi di un paio di mesi fa (erano i giorni a cavallo del Natale), dopo un summit a Palazzo Barbieri tra Comune, Verona e altri soggetti interessati, si dava per certa la presentazione ufficiale della New Arena Stadium entro il mese di gennaio. E invece gennaio è passato, e passerà probabilmente anche febbraio prima di capire se ci saranno o meno novità di quel progetto che nelle intenzioni dovrebbe dare nuova linfa (economica) all’Hellas Verona.
A Palazzo l’argomento non è top secret e la posizione del sindaco Tosi è quella dell’incontro di un mese e mezzo fa. Il progetto, così com’è stato ripresentato, senza cioè la parte commerciale inizialmente prevista, ha una sua logica. Eliminata la possibilità di speculazioni, il Comune, naturalmente dopo i normali passaggi tecnici in giunta, in consiglio e nelle circoscrizioni, potrebbe dare l’ok definitivo anche in tempi ragionevolmente brevi. Ma serve un piano preciso per la viabilità e che ci sia un soggetto che garantisca la sostenibilità economica del progetto.
All’incontro di dicembre era stata coinvolta anche la Sgr Serenissima, la società a gestione risparmio di cui sono soci anche l’autostrada Brescia Padova e il Banco Popolare, individuata proprio per fornire le garanzie finanziarie del progetto. Ma da allora la situazione si è arenata. Il Verona sta ancora parlando del valore dei terreni sui quali dovrebbe sorgere il nuovo impianto con il Consorzio Zai (e la quadra non sarebbe così vicina), ma è soprattutto il costo totale dell’opera (tra i 100 e i 120 milioni di euro) ad aver spaventato chiunque si sia sinora avvicinato al progetto.
Martinelli, che negli ultimi mesi ha badato solo alla gestione “sportiva” della società, non è sicuramente in grado di affrontare un impegno simile. Ed è difficile trovare qualcun altro nel tessuto imprenditoriale ed economico veronese che possa accollarsi spese e rischi di un progetto tanto ambizioso. Ecco allora l’ipotesi di un “pacchetto” Verona, da trattare con imprenditori non veronesi: l’approvazione del progetto stadio sottoforma di incentivo per cedere la società, uno degli obiettivi mai nascosti di Martinelli. Anche a un passo dal più grande affare della sua vita: una serie A che porterebbe l’imprenditore di Castelnuovo ad avere in mano le chiavi della città e introiti, per l’Hellas, tra i 35 e i 40 milioni di euro a stagione.


