06
giu 2017
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IL PAGELLONE DI FINE CAMPIONATO

David Andrade NICOLAS (portiere, anni 29, presenze 42, GOL – subiti – 40, minuti giocati 4021, ammonizioni 3). Campionato altalenante ma vincente; il primo da protagonista alla settima stagione nel Verona. E’ partito dando sicurezza, poi qualche sbavatura fino al crollo verticale e inatteso di Cittadella, in cui ha rischiato di giocarsi un pezzo di carriera. Salvato da Pecchia, che non gli ha mai tolto la fiducia, ha portato a casa una seconda parte di campionato in cui ha avuto sempre gli occhi addosso e in cui ha alternato parate importanti a errori tecnici evitabili. Il saldo, come il campionato del Verona, è comunque positivo (anche 18 partite a reti inviolate). Per la serie A, però, resta una grossa incognita. VOTO 7.

Matteo BIANCHETTI (difensore, anni 24, presenze 34, minuti giocati 3233, assist 2, ammonizioni 9, espulsioni 1, sostituzioni 1). Doveva essere la stagione della consacrazione, specie dopo il gran rifiuto alla Sampdoria degli ultimi giorni di mercato e la fiducia iniziale quasi incondizionata di Pecchia che ne ha fatto un titolare inamovibile. Invece è tornato a palesare quei limiti (non solo di personalità) che non lo hanno mai fatto apprezzare fino in fondo a Verona, finendo nell’occhio della critica in diverse partite in cui ha sofferto nell’uno contro uno avversari non irresistibili e talvolta di basso profilo. Trentaquattro presenze (da titolare) non sono poche, ma è rimasto fuori dalle scelte di Pecchia in gare chiave come Spal e Frosinone nel girone di ritorno a cui vanno aggiunte un paio di panchine extraturnover. Torna in serie A senza dare le necessarie certezze. VOTO 6,5.

Antonio CARACCIOLO (difensore, anni 26, presenze 33, minuti giocati 2939, ammonizioni 2, espulsioni 1, sostituzioni 4, ingressi dalla panchina 1). Si è trascinato problemi fisici che ne hanno fortemente condizionato l’ultima parte di campionato (ha saltato 4 delle ultime 8 e in una è entrato dalla panchina), ma per mesi è quello che ha retto la baracca della difesa. Nonostante si sia molto disciplinato nell’uno contro uno (stagione da soli 2 cartellini gialli contro gli 8, 12, 8, 8 rimediati nelle ultime quattro tra Brescia e Cremonese) ha commesso qualche errore “pesante”, vedi l’espulsione di Benevento alla terza e qualche rigore regalato qua e la nei due gironi (Latina, Spezia, Entella…). Per diversi mesi, comunque, il più affidabile del reparto difensivo. In serie A sarà uno dei debuttanti. VOTO 7,5.

Dejan BOLDOR (difensore, anni 22, presenze 9, GOL 1, minuti giocati 729, ammonizioni 3, ingressi dalla panchina 2). Dietro era il più giovane, classe ’95, e sicuramente il meno atteso. Ma a parte a Latina dove è andato in grande difficoltà, quando è stato impiegato ha fatto sempre bene. Grezzo, poco tecnico, molto concreto, ha giocato anche partite importanti come la sfida al Bentegodi contro la Spal e si è tolto la soddisfazione del gol nel 3-0 al Cesena. Avendolo visto in corso d’opera resta il dubbio del perché non sia stato preso in considerazione un po’ prima, a partire dalla scellerata (per scelte e prestazione) partita di Cittadella. Uno dei comprimari che il suo l’ha fatto alla grande. VOTO 7.

Nicolò CHERUBIN (difensore, anni 30, presenze 5, minuti giocati 481, assist 1, ammonizioni 1). Nei piani doveva essere il perno della difesa, il titolare sul centrosinistra; ma non c’è mai stato, Ha debuttato alla quarta contro l’Avellino, poi ne ha giocate tre di fila tra Ascoli e Pisa senza mai dare l’impressione di essere al top e ha chiuso la stagione alla tredicesima dopo il 4-1 allo Spezia; a causa di un infortunio (gestito male) che lo ha portato all’esclusione dalla lista. In prospettiva l’unico in rosa che ha un’ottantina di presenze in serie A. SENZA VOTO.

Alex FERRARI (difensore, anni 22, presenze 14, minuti giocati 1243, assist 1, ammonizioni 4, espulsioni 1, ingressi dalla panchina 1).Era già stato promosso, da titolare, due anni fa col Bologna. Ripete il risultato con il Verona prima da comprimario poi da titolare. Pecchia lo ha inserito dalla 26/a giornata (debutto contro la Spal, in casa, da laterale destro) ma è stato senza dubbio un innesto importante del mercato di gennaio. Terzino all’inizio (al posto di Pisano) ha trovato continuità di prestazioni da centrale, finendo titolare in 5 delle ultime 6 del campionato. La A l’ha già vista col Bologna (22 presenze complessive) che è proprietario del suo cartellino. Tra i giovani uno dei più pronti per la massima serie. VOTO 7,5.

Eros PISANO (difensore, anni 30, presenze 25, GOL 3, assist 1, minuti giocati 2378, ammonizioni 8, sostituzioni 1). Quando c’è stato a volte non ha impressionato, ma quando non c’è stato si è sempre sentito. Ed è forse quello che da più la misura per capirne il peso specifico all’interno del Verona. Qualche alto e basso, più di un problema fisico (11 partite perse per infortunio – 6 presenze nelle ultime 16), però Cittadella a parte (dove è naufragato da centrale) il suo apporto l’ha dato, sia come interpretazione del ruolo (in particolare per tempi di inserimento e qualità al cross), sia per quanto riguarda i gol (3, “pesanti” – due da tre punti contro l’Entella). Uno dei più attrezzati per la serie A (già affrontata in passato a Verona, Genova, Palermo) ma anche uno dei più richiesti sul mercato. VOTO 7,5.

Samuel SOUPRAYEN (difensore, anni 28, presenze 41, minuti giocati 3901, assist 3, ammonizioni 5, sostituzioni 1). Titolare inamovibile (all’inizio anche per assenza di alternative), chiude la stagione con una sola gara persa (Entella per squalifica alla terz’ultima), il secondo minutaggio (dietro Nicolas) e una fiducia incondizionata da parte di Pecchia che gli ha affidato incarichi di responsabilità (tra i più coinvolti nello sviluppo dell’azione, ultimo nelle palle da fermo). Di lui si conoscono pregi e difetti: ottimo incursore, grande gamba, grandissima disponibilità, con Bessa ha costruito una catena di sinistra di tutto rispetto; limiti evidenti a livello tecnico e nella fase difensiva (posizionamento e amnesie frequenti in chiusura). Torna in A senza dare le necessarie certezze. VOTO 7+.

Daniel BESSA (centrocampista, anni 24, presenze 41, GOL 8, minuti giocati 3648, ammonizioni 8, sostituzioni 15, ingressi dalla panchina 1). Era un potenziale talento a cui era sempre mancato qualcosa. A Verona è esploso. Perfettamente a proprio agio prima nel centrocampo senza punti di riferimento del Pecchia di inizio stagione e poi nella fase più disciplinata, quella del post Novara-Cittadella, mostrando personalità, qualità, quantità e doti di leadership. Giocatore moderno, ha fatto l’interno di centrocampo, il regista, il trequartista, adeguandosi anche nel ruolo di attaccante esterno. Sa contrastare e inventare. Realizzatore (8 gol, un paio decisivi – tra cui il 2-2 nel rocambolesco derby col Vicenza del ritorno), ma anche uomo assist, è stato i piedi e la testa del gioco offensivo del Verona. Di gran lunga il miglior investimento delle ultime stagioni (ed è costato un quarto di Viviani…). Uno dei punti fermi della prossima stagione. VOTO 10.

Oreste Caldeira Souza ROMULO (centrocampista, anni 29, GOL 4, assist 9, minuti giocati 3579, ammonizioni 5, sostituzioni 6). Mai in discussione (ha saltato solo 3 partite, poi sempre dall’inizio anche in ruoli diversi) è stato croce e delizia del Verona di Pecchia. Scintillante all’inizio nel centrocampo “rotante” senza punti di riferimento delle prime dodici-tredici partite, eccessivamente anarchico dopo, quando invece c’era bisogno di disciplina. Classe e colpi non sono stati mai in discussione, l’atteggiamento sì. Perché quando ha voluto provare a vincere da solo ha finito per risultare quasi indisponente. La gioia più bella, il gol forse decisivo, la fotografia del Verona promosso in serie A, però, l’ha scattata lui. Con quel destro al volo nel derby a completare quell’incredibile rimonta che ha lanciato in orbita il Verona e condannato all’ennesima retrocessione il Vicenza. In prospettiva serie A deve giocare meno per far vedere quanto è bravo e più per la squadra. VOTO 7,5.

Marco FOSSATI (centrocampista, anni 24, presenze 37, GOL 2, assist 2, minuti giocati 3003, ammonizioni 13, sostituzioni 11, ingressi dalla panchina 4). Fino a gennaio è stato l’uomo dell’equilibrio, l’incastro perfetto davanti alla difesa. Prezioso in copertura, affidabile nell’inizio azione. In una parola l’unico vero insostituibile del Verona di Pecchia che non a caso nel periodo magico settembre-ottobre è andato piano solo nelle due o tre volte in cui il vertice basso lo ha fatto Maresca. Meno scintillante e importante in maniera diversa nel girone di ritorno, giocato un po’ con il freno a mano tirato. Un po’ perché all’inizio non ha mai rifiatato ed è stato uno dei più utilizzati, vuoi per qualche problemino fisico, il cambio di posizione (ha fatto più l’interno – vertice basso solo alla terz’ultima a Chiavari nella vittoria 2-1 contro l’Entella) e gli equilibri diversi del centrocampo successivi all’ingresso dei due Zuculini. Resta però elemento di sicuro affidamento, anche se al debutto in serie A. VOTO 8.

Mattia VALOTI (centrocampista, anni 23, presenze 22, GOL 3, assist 8, minuti giocati 1201, ammonizioni 4, espulsioni 1, sostituzioni 10, ingressi dalla panchina 10). Impatto terrificante (gol e assist) alla prima da titolare, a Ferrara, quinta giornata, dopo soli sei minuti giocati (con la Salernitana) nelle prime 4 partite. Poi un girone d’andata da protagonista in una squadra che anche per la qualità delle sue prestazioni aveva dovuto quasi necessariamente modificare alcuni equilibri. Il giocatore di prima, con tutte le incertezze di prima e molto meno spazio a disposizione (2 sole da titolare nelle ultime 10 partite) dopo l’infortunio (fuori 11 partite da fine gennaio a fine marzo). Alla fine però numeri importanti, soprattutto in fatto di assist e una chance in serie A tutta da cogliere. VOTO 7+.

Mattia ZACCAGNI (centrocampista, anni 21, presenze 26, GOL 2, assist 2, minuti giocati 1439, ammonizioni 5, espulsioni 7, sostituzioni 7, ingressi dalla panchina 13). A differenza di altri giovani colleghi ha sfruttato appieno l’occasione, guadagnandosi prima il posto in squadra (solo 61 minuti nelle prime 8 partite) e poi, dopo Ascoli (ingresso e gol) diventando nonostante la concorrenza un vero e proprio punto di riferimento del centrocampo con una decina di partita giocate dall’inizio. Centrocampista dai piedi buoni, bravo tatticamente, se si mantiene umile e concentrato “sul pezzo” ha le qualità e il carattere per emergere. Ha pagato più di tutti la partitaccia in casa persa con lo Spezia (0-1 alla 34/esima) sparendo improvvisamente dal radar di Pecchia (solo due presenze, nelle ultime 8 partite). In serie A potrebbe essere una grande sorpresa. VOTO 7+.

Franco ZUCULINI (centrocampista, anni 26, presenze 14, assist 1, minuti giocati 565, ammonizioni 4, sostituzioni 6, ingressi dalla panchina 9). E’ difficile trovare nella storia del Verona un altro giocatore che abbia giocato così poco (un terzo delle presenze – 14 su 42 – mai tutta la partita, solo due volte sopra l’ora in campo), ma che abbia al tempo stesso avuto un impatto così importante. Stagione (carriera) tormentata dagli infortuni, è stata una scommessa vinta di Fusco che a costo praticamente zero ha messo in rosa un ragazzo di cui si conosceva la fragilità fisica ma che resterà nel cuore della gente per la forza e la determinazione in campo. Pecchia di fatto non l’ha avuto sino alla 24/esima giornata (6 spezzoni). Poi un po’ di pace (a livello fisico) e la gestione (difficile) in campo per otto partite, centellinandone i minuti, ma trovando in un momento delicatissimo quella leadership e quella sana cattiveria agonistica che mancava nel centrocampo del Verona. Forza, coraggio, grinta, personalità, carattere, fino all’ennesimo crac di Trapani. Una bella storia che potrebbe anche continuare. VOTO 8.

BRUNO ZUCULINI (centrocampista, anni 24, presenze 16, GOL 1, assist 1, minuti giocati 1396, ammonizioni 5, sostituzioni 3, ingressi dalla panchina 1). Fusco e il Verona gli hanno impedito di perdersi per strada, restituendo al campo un potenziale talento. E’ entrato in gioco a Latina, alla 22/esima giornata, e quella è stata anche l’unica partita in cui è entrato dalla panchina perché nelle altre 15 presenze è stato sempre titolare. Tatticamente d’altra categoria, ha preso il posto di Fossati davanti alla difesa recuperando partita dopo partita prima un po’ di condizione, poi la confidenza con il campo e infine la consapevolezza nei propri mezzi fino a diventare uno dei leader per carattere e personalità nel tormentato (ma vincente) finale di stagione. Giocatore in crescita con ampi margini di miglioramento. Uno di quelli da confermare a occhi chiusi per la prossima stagione. VOTO 7,5.

GIAMPAOLO PAZZINI (attaccante, anni 32, presenze 35, GOL 23, assist 2, minuti giocati 3134, ammonizioni 7, espulsioni 1, sostituzioni 10). E’ rimasto mettendoci la faccia, ma i dubbi erano tanti. Specie dopo la prima giornata: gol al Latina e forfait alla fine del primo tempo. Il solito infortunio, le perplessità; non sul giocatore ma sulla sua integrità fisica. E invece dalla quinta in poi (Spal a Ferrara) Pazzo ha sorpreso tutti, forse anche se stesso. Dalla 5/a alla 10/a sei partite a segno, quattro doppiette (consecutive). Una striscia favolosa, pazzesca, che ha reso il Verona quasi un’armata invincibile, mascherandone quelle lacune difensive poi venute fuori alla distanza. Leader in campo, non è mancato qualche momento di nervosismo, qualche dissidio con Pecchia specie nel finale di stagione – Novara, Perugia, appena dopo i problemi alla cervicale e una condizione che non aiutava, con la squadra che batteva in testa quando il traguardo sembrava vicino. E ancora, nel momento del bisogno, anche se non al massimo della forma, altri gol pesanti: a Novara, appunto, quel 2-2 inventato all’ultimo secondo, Trapani, Cittadella, Bari. Per il 23 finale, che è valso il titolo di capocannoniere della B a 32 anni. Ha avuto la voglia di un ragazzino e l’esperienza del campione risultando uno dei principali protagonisti della promozione. VOTO 10.

DAVIDE SILIGARDI (attaccante, anni 29, presenze 31, GOL 5, assist 7, ammonizioni 6, sostituzioni 21, ingressi dalla panchina 3).Attesissimo, come negli scorsi anni, sempre discontinuo, come negli scorsi anni e quasi mai decisivo (2 gol nelle prime 30 giornate), come negli scorsi anni. Vittima di una fragilità caratteriale che a Verona ne ha sempre limitato potenzialità e talento. Fino al cambio di modulo, che ha cambiato qualcosa anche dentro di lui. Da un certo punto in poi più vicino a Pazzini, più dentro il gioco, più in fiducia, più continuo; diverso anche quando si è tornati a tre e ai due attaccanti esterni. Non è stato nel complesso un gran campionato (ha segnato poco) e le prestazioni (come negli anni scorsi) non sono state pari alle attese di una stagione dove poteva incidere molto di più. Ma la sensazione è che qualcosa sia finalmente scattato. Torna in serie A con molte aspettative e la speranza che sia finalmente la volta buona. VOTO 7.

Simone Andrea GANZ (attaccante, presenze 21, GOL 4, minuti giocati 742, ammonizioni 3, sostituzioni 2, ingressi dalla panchina 17). Le aspettative erano diverse, non solo le sue – anche quelle del Verona. E’ stato preso per essere “la” punta, non l’alternativa a qualcuno. Ma si è trovato oscurato da un monumentale Pazzini e in difficoltà rispetto ad un gioco che poco si confaceva col suo essere attaccante. In un quadro sostanzialmente complicato e i diversi problemi fisici incontrati in corso di stagione (fuori nel momento in cui era out anche Pazzini, poi a un certo punto nelle gerarchie dietro Cappelluzzo), anche considerando le poche occasioni che ha avuto non è stata una stagione tutta da buttare. Anzi. Quattro gol, decisivo nei pareggi con Pro Vercelli (pesantissimo) e Carpi, è stato un professionista inappuntabile; capace di tenere per sé qualche legittimo malumore (ha parlato più il suo “entourage”, non sempre a proposito), riuscendo sempre di dare il meglio in campo. Potenzialmente da serie A ,anche se è difficile possa accettare un’altra stagione con gli stessi presupposti di quella appena finita. VOTO 7+.

Gennaro TROIANIELLO (attaccante, anni 34, presenze 14, assist 1, minuti giocati 320, ingressi dalla panchina 14). Nonostante fosse l’unico vero attaccante esterno di ruolo in rosa, Pecchia non gli ha mai dato una chances da titolare (tutti ingressi dalla panchina – solo una volta 45’ contro la Ternana), ripescandolo con continuità solo nelle ultime 7 partite della stagione. Per questo va in archivio come uno dei grandi animatori (in senso positivo) dello spogliatoio e per uno dei più grossi portafortuna degli ultimi anni (con lui in campo 10 vittorie e 4 pareggi). VOTO 6.

Mohamed Salim FARES (attaccante, anni 21, presenze 14, minuti giocati 654, assist 1, ammonizioni 1, espulsioni 1, sostituzioni 5, ingressi dalla panchina 7). C’erano tutti i presupposti perché fosse la stagione dell’esplosione. La disponibilità della società a puntare sui giovani, la fiducia di Fusco (che non lo ha ceduto in prestito per due volte), la fiducia di Pecchia, che gli ha dato una maglia di titolare alla prima di campionato e lo ha tenuto in considerazione ben oltre le prestazioni in campo. Confermandone la fiducia anche a gennaio nonostante i dubbi e le perplessità sin li maturati. Aveva risolto anche l’equivoco del ruolo, mai da terzino, com’era successo in passato, sempre attaccante o centrocampista esterno. Però è mancato lui; poco in evidenza sia da titolare (nonostante la partenza in partite importanti come Spal e Frosinone nel ritorno) sia da subentrante. Morale: potenzialità importanti, ma ancora tutte da dimostrare. Occasione persa. VOTO 6.

Pierluigi CAPPELLUZZO (attaccante, anni 20, presenze 13, minuti giocati 324, ammonizioni 1, sostituzioni 2, ingressi dalla panchina 11). 36 minuti fino alla 24/esima giornata, poi è successo qualcosa. E spezzone dopo spezzone, allenamento dopo allenamento, ha superato nelle gerarchie Ganz come vice Pazzini. Ha avuto qualche occasione: qualcuna se l’è giocata bene (tanto da arrivare ad una maglia da titolare nella sconfitta di Frosinone), altre un po’ meno. Ma ha sempre dato l’impressione di mettercela. Nel finale di campionato, col ritorno di Ganz, non ha più messo piede in campo. Ha bisogno di giocare. VOTO 6+.

Juanito GOMEZ (attaccante, anni, presenze 16, GOL 1, minuti giocati 559, sostituzioni 3, ingressi in campo 12). Giocatore bandiera, nei piani di Fusco era un titolare a inizio campionato e a gennaio il suo recupero doveva essere il miglior acquisto del Verona. In pratica ha giocato meno di Fares e non c’è quasi mai stato. In campo nelle prime 6 e poi ancora con un minimo di continuità tra la 19/esima e la 25/esima di campionato, ha chiuso la sua stagione dopo il 2-0 di Avellino dove per necessità ha fatto la prima punta senza lasciare traccia. L’impressione (non da quest’anno) è che abbia dato il meglio negli anni di Mandorlini e che adesso sia un po’ logoro a livello fisico. VOTO 6.

Davide LUPPI (attaccante, anni 26, presenze 35, GOL 6, assist 7, minuti giocati 1983, ammonizioni 3, sostituzioni 15, ingressi dalla panchina 13). Si è ritrovato attaccante esterno per necessità, un ruolo in cui ha messo più quantità che qualità e interpretato nelle due fasi senza risparmio. Titolare nella metà delle partite giocate, è riuscito a chiudere la stagione con 6 gol (il terzo marcatore della squadra, secondo tra gli attaccanti) e 7 assist. Faticatore, molte volte proprio per generosità il primo cambio di Pecchia, è uno che sapendo da dove arriva (quattro anni fa era in D) vede la serie A come il sogno che si realizza. VOTO 7,5.

Fabio PECCHIA. Ha avuto il torto iniziale di far sembrare facile una stagione che non poteva esserlo. Con una iniziale botta di vita (e di gioco) che ha rivitalizzato un gruppo che l’anno prima aveva fallito su tutti i fronti. Chi si aspettava che Romulo fosse ancora un giocatore? Chi si aspettava questo Pazzini? E Bessa era sempre e solo rimasta una scommessa senza vincitore. Ha vinto, con la sua idea di calcio; difesa anche quando le cose non andavano per il meglio. Ha vinto con una rosa competitiva ma non stratosferica, come i 25 milioni di paracadute avrebbero dovuto garantire. Ha vinto nonostante a gennaio, con tutte le pressioni addosso, la società abbia pensato a far cassa con Wszolek e non a risolvergli il problema dell’attaccante esterno, che lo ha visto per tutto il campionato cercare una soluzione che non c’era, adattando continuamente centrocampisti fuori ruolo. Ha chiuso con il secondo miglior attacco (64 gol) e il tallone d’Achille della fase difensiva (impensabile la stessa sofferenza di quest’anno sulle palle inattive), anche se alla fine i numeri dicono che il Verona dietro non era un colabrodo (40 gol subiti valgono la terza miglior difesa del torneo). Ha una rosa che adesso va molto migliorata in prospettiva serie A. Con Fusco, l’assoluto artefice della promozione del Verona. VOTO 10.

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6 risposte a “IL PAGELLONE DI FINE CAMPIONATO”

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  1. MortadHellas scrive:

    Davide????? Siligardi

    1. ANDREA60 scrive:

      Esiste anche il premio partita, premio fine campionato e premio Serie A raggiunta….
      Cosa costa un voto in piu’ ?, cosa costa un sorriso ?

      Al momento godiamoci che il nostro Verona e’ arrivato in serie A, senza play-off e con una squadra come e’ sempre stata definite discreta

      1. Flavio scrive:

        Ridicolo

        1. RobyVR scrive:

          Giudizi totalmente influenzé dal risultato finale, un ponto in manco e gran pochi i rivava ala suficiensa. Diese a Pechia l’ é na ofesa ala reson. Ema capio che tute le vacade dite durate l’ano jè, apunto, vacade inutili.

          1. Luca scrive:

            CURVA SUD MARCHE

            Avvertite Siligardi che gli hanno cambiato nome !

            1. ciccio2 scrive:

              un voto in meno a tutti….sei stato troppo generoso, nonostante l’obiettivo raggiunto.
              Nicolas mi ha lasciato più di qualche dubbio..

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