21
nov 2017
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Il pagellone a Setti, Fusco e Pecchia

Dopo una serata così, l’ennesima rimonta, l’ennesima sconfitta, dare i voti alla squadra pareva inutile. Ecco perché ho deciso di fare il pagellone sui responsabili di questa situazione.

SETTI 4. Non parla, non si vede, non fa capire qual è la sua valutazione sulla squadra, sul mercato, sul lavoro di Pecchia, sul lavoro di Fusco. Non spiega perché da due anni non investe più sul Verona (dichiarazione del d.s. Fusco in una conferenza stampa di qualche settimana fa), ma inveisce pubblicamente contro i giornalisti che riprendono – dopo verifiche – notizie relative alla società che arrivano da altre parti. Non spiega, nel dettaglio, perché, da imprenditore, è a capo di una società che spende più di quanto guadagna (dichiarazione dello stesso Setti in una recente intervista); nonostante negli ultimi anni vendere sia stata sempre la priorità di ogni mercato.

Non spiega perché dal modello Borussia Dortmund (ambizioso progetto di inizio mandato) si sia passati all’attuale modello Crotone – che peraltro a oggi ha il doppio dei punti del Verona. O perché in passato siano state avallate operazioni sanguinose come l’acquisto di Viviani (strappato al Palermo e poi diventato un problema da risolvere), o i cinque anni di contratto a Pazzini, o i rinnovi pluriennali di Mandorlini (esonerato dopo pochi mesi), Gomez, Jankovic (mai più nel “radar” della squadra). Scelte frutto di una gestione (che nella difficoltà si è evaporata), capace solo di ottenere una poco dignitosa retrocessione, azzerare plusvalenze e ridurre all’osso la possibilità di spesa nei mercati successivi.

Non interessa la consistenza economica dell’imprenditore, nel calcio di oggi non è una condizione necessaria per un progetto dignitoso. Ma dato che è il presidente che ha avuto più soldi dai diritti della storia del Verona (soldi che entrano a prescindere dal risultato sportivo) ed è altresì l’unico presidente a beneficiare dei paracaduti in caso di retrocessione, dovrebbe spiegare perché non si riesca a fare una squadra, se non competitiva, almeno all’altezza della piazza, della storia e della tradizione dell’Hellas Verona.

FUSCO 4. Difficile capire se è stato peggio vedere il Verona rimontato nuovamente dopo Cagliari, in una di quelle (pochissime) partite che ci viene raccontato dovrebbero far parte del nostro campionato, o l’analisi tecnica nell’intervista di fine partita.

Si continua a parlare di miglioramenti, di squadra in crescita; si chiede pazienza e l’aiuto dei tifosi. Si aspetta di recuperare gli infortunati (e la sosta?), si valutano positivamente prestazioni che sfociano puntualmente in sconfitte solo apparentemente senza un perchè. Non si affronta il nodo di un mercato totalmente inadeguato per la categoria (per scelta o per necessità?), che ha partorito una rosa senza certezze. Lo poteva essere Cerci, reduce da due anni di inattività? O Hertaux, che non giocava a Udine? O Romulo, che ha un contratto da top player ma che non faceva quasi mai la differenza anche in serie B? Oppure Kean, che è un 2000, per di più di un’altra squadra? O ancora Buchel, che non era titolare nell’Empoli retrocesso. Una rosa fatta di tante, troppe scommesse. Dove Pazzini, nonostante gli acciacchi uno dei pochi ad avere qualche gol nei piedi, è diventato inspiegabilmente un problema a tre giorni dalla fine del mercato. Dove Bessa è un leader debuttante che sta ancora pagando lo scotto del salto di categoria, dove si è banalizzato il ruolo in serie A del portiere, con Nicolas pesantemente in discussione già nel campionato vinto dello scorso anno. Dove alle scommesse si sono aggiunte valutazioni quantomeno rischiose su titolari di cui si conoscevano ampiamente pregi e difetti (vedi Souprayen al quale è stato rinnovato il contratto, ma che dopo gli errori commessi – costati non gol, ma partite… non è più titolare).

A Verona non si era mai visto un direttore sportivo così in simbiosi con l’allenatore, specie nelle analisi tecniche. Ma anche un direttore sportivo così pronto a sollevare da ogni responsabilità il presidente (ne esiste testimonianza anche in quest’ultimo dopopartita). I risultati ottenuti parrebbero richiedere invece una diversa capacità di analisi e dell’andare anche contro a ciò che si è fatto. Per salvaguadare il bene primario: che beninteso non è Setti, né Fusco, né Pecchia. Ma l’Hellas Verona.

PECCHIA 4. Ripete sempre le stesse cose: vede crescita, prestazioni positive, una squadra che si impegna al massimo ma che non fa punti. E perde partite inspiegabili, come quella col Bologna. La classifica del Verona, in realtà è spiegata dai numeri: una vittoria su 13 (contro l’ultima – che le ha perse tutte – per di più in 11 contro 10), 9 sconfitte (5 consecutive), 29 gol presi (più di due a partita), solo 10 segnati (4 su rigore). Una squadra dove specialmente in difesa non si vede il lavoro dell’allenatore, che non riesce a metter mano su quei gol presi in fotocopia e in serie sui calci piazzati, che si vedono da due anni a questa parte. Dove gli errori individuali, di concetto, si susseguono (quello di Fares che stringe al centro la marcatura lasciando libero un avversario nella posizione che doveva occupare è lo errore stesso già visto altre volte con altri protagonisti). Una squadra che non sa gestire il vantaggio contro le pari grado (rimontata negli scontri diretti contro Cagliari e Bologna), dove non si capisce se Pazzini è messo nelle condizioni migliori per fare quei gol che servono per la salvezza, se Bessa può giocare a due a centrocampo, se Nicolas da garanzie, il perché di tanti infortuni e di giocatori che dopo due mesi non hanno ancora tutta la partite nelle gambe.

La vera domanda è se con quel poco che gli hanno messo a disposizione poteva fare qualcosa di diverso e se il suo mancato esonero non sia, più che un reale attestato di fiducia (evidentemente non basato sui risultati), solo l’alibi perfetto trovato da chi ha fatto la squadra e da chi ha deciso quanto mettere a disposizione per il mercato.

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10 risposte a “Il pagellone a Setti, Fusco e Pecchia”

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  1. NIKE scrive:

    Io inserirei in questo pagellone anche Porta con un bel voto zero è riuscito in un niente a rovinare quanto di buono fatto negli ultimi anni dalla squadra Primavera, gioco nullo giocatori demotivati e spaesati pure quelli che fino ad ieri avevano attirato attenzioni di altri DS tipo Tupta eStefanec,
    Purtroppo nel calcio come nella vita vanno avanti i raccomandati…

    • Maxhellas scrive:

      Infatti.
      E poi ci sono i difensori d’ufficio di calSetti che cantano le lodi del settore giovanile. Sveglia! Sta svuotando anche quello il suino di Carpi!

    1. Nineruz scrive:

      Ma come si può dare 4 a Setti?

      È un ectoplasma. Non parla, non fa, non si presenta.
      4 presuppone esserci.
      Questo merita , nel senso del nulla.

      Io neppure lo contesterei. Farlo Significa dargli comunque una dignità. Che non ha né come uomo ne come presdiente.

      E nn dica e racconti che non è tenuto a parlare di come gestise le sue imprese. Le aziende vendono se fanno prodotti buoni con prezzi corretti.
      Apple se fa porcherie non vende. Audi se fa auto nn buone non vende.

      L’hellas pietoso che ci fa vedere lo amiamo a prescindere.

      Lui lo sa e ci specula.

      1. geppo1906 scrive:

        1 vittoria in 32 partite degli ultimi 2 gironi di andata in serie A……QUINDI SETTI VOTO 1…………..

        1. IL SAGGIO DICE scrive:

          Aggiungo un voto per sdrammatizzare : Rasulo voto 4. Se la ghigna col Vigo per il nome impronunciabile di un panchinaro del Bologna. Ride fragorosamente al suo ingresso in campo. Il panchinaro sfottuto ripaga dopo 30 secondi col pareggio per i felsinei.

          Pagellone perfetto. Dirigenza assente e vergognosa.

          1. Il Fustigatore Grammaticale scrive:

            Ottimi commenti Rasu, condivido tutto in pieno!
            Ma da buon Fustigatore Grammaticale una cosa la devo dire: “PARACADUTI” non si può sentire….
            Un paracadute, due paracadute, tre paracadute……

            1. Maxhellas scrive:

              due considerazioni molto sintetiche:

              1) Se una squadra quando gioca male (Cagliari) perde e quando gioca bene (ieri) perde, significa che è OGGETTIVAMENTE inadeguata per la categoria.
              Quindi 4 a Setti, che non ha messo un euro, 4 a Fusco che ha costruito questa squadra e 4 a Pecchia che la fa giocare in questo modo (bene o male poco conta, perché una serie di errori seriali sono sotto gli occhi di tutti, come ha già evidenziato Rasulo).

              2) Perché Setti da 2 anni non mette un soldo nel Verona (anzi, secondo me ne estrae, ma questo lo scopriremo magari solo dopo che se ne sarà andato)?
              Volpi dall’aprile 2015 ha comprato progressivamente una quota di Carige (banca che rischiava e tuttora rischia il fallimento). Ad aprile 2015 la sua partecipazione era del 2%, salita al 6% oggi, dopo l’aumento di capitale di giugno 2015, e che arriverà al 9,99% dopo l’aumento di capitale in corso. Questo ha significato in questi 2 anni e mezzo un impegno di circa 90 milioni fino ad ora, cui si aggiungono altri 56 milioni da sottoscrivere nell’aumento in corso.
              Probabile che la fine degli investimenti calcistici di Verona e Spezia si spieghino così…

              1. DubaiHellas scrive:

                Bravo Rasu.

                1. DubaiHellas scrive:

                  Una delle più belle, intelligenti, ficcanti e dirette al target pagelle che abbia mai letto.

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