06
giu 2017
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IL PAGELLONE DI FINE CAMPIONATO

David Andrade NICOLAS (portiere, anni 29, presenze 42, GOL – subiti – 40, minuti giocati 4021, ammonizioni 3). Campionato altalenante ma vincente; il primo da protagonista alla settima stagione nel Verona. E’ partito dando sicurezza, poi qualche sbavatura fino al crollo verticale e inatteso di Cittadella, in cui ha rischiato di giocarsi un pezzo di carriera. Salvato da Pecchia, che non gli ha mai tolto la fiducia, ha portato a casa una seconda parte di campionato in cui ha avuto sempre gli occhi addosso e in cui ha alternato parate importanti a errori tecnici evitabili. Il saldo, come il campionato del Verona, è comunque positivo (anche 18 partite a reti inviolate). Per la serie A, però, resta una grossa incognita. VOTO 7.

Matteo BIANCHETTI (difensore, anni 24, presenze 34, minuti giocati 3233, assist 2, ammonizioni 9, espulsioni 1, sostituzioni 1). Doveva essere la stagione della consacrazione, specie dopo il gran rifiuto alla Sampdoria degli ultimi giorni di mercato e la fiducia iniziale quasi incondizionata di Pecchia che ne ha fatto un titolare inamovibile. Invece è tornato a palesare quei limiti (non solo di personalità) che non lo hanno mai fatto apprezzare fino in fondo a Verona, finendo nell’occhio della critica in diverse partite in cui ha sofferto nell’uno contro uno avversari non irresistibili e talvolta di basso profilo. Trentaquattro presenze (da titolare) non sono poche, ma è rimasto fuori dalle scelte di Pecchia in gare chiave come Spal e Frosinone nel girone di ritorno a cui vanno aggiunte un paio di panchine extraturnover. Torna in serie A senza dare le necessarie certezze. VOTO 6,5.

Antonio CARACCIOLO (difensore, anni 26, presenze 33, minuti giocati 2939, ammonizioni 2, espulsioni 1, sostituzioni 4, ingressi dalla panchina 1). Si è trascinato problemi fisici che ne hanno fortemente condizionato l’ultima parte di campionato (ha saltato 4 delle ultime 8 e in una è entrato dalla panchina), ma per mesi è quello che ha retto la baracca della difesa. Nonostante si sia molto disciplinato nell’uno contro uno (stagione da soli 2 cartellini gialli contro gli 8, 12, 8, 8 rimediati nelle ultime quattro tra Brescia e Cremonese) ha commesso qualche errore “pesante”, vedi l’espulsione di Benevento alla terza e qualche rigore regalato qua e la nei due gironi (Latina, Spezia, Entella…). Per diversi mesi, comunque, il più affidabile del reparto difensivo. In serie A sarà uno dei debuttanti. VOTO 7,5.

Dejan BOLDOR (difensore, anni 22, presenze 9, GOL 1, minuti giocati 729, ammonizioni 3, ingressi dalla panchina 2). Dietro era il più giovane, classe ’95, e sicuramente il meno atteso. Ma a parte a Latina dove è andato in grande difficoltà, quando è stato impiegato ha fatto sempre bene. Grezzo, poco tecnico, molto concreto, ha giocato anche partite importanti come la sfida al Bentegodi contro la Spal e si è tolto la soddisfazione del gol nel 3-0 al Cesena. Avendolo visto in corso d’opera resta il dubbio del perché non sia stato preso in considerazione un po’ prima, a partire dalla scellerata (per scelte e prestazione) partita di Cittadella. Uno dei comprimari che il suo l’ha fatto alla grande. VOTO 7.

Nicolò CHERUBIN (difensore, anni 30, presenze 5, minuti giocati 481, assist 1, ammonizioni 1). Nei piani doveva essere il perno della difesa, il titolare sul centrosinistra; ma non c’è mai stato, Ha debuttato alla quarta contro l’Avellino, poi ne ha giocate tre di fila tra Ascoli e Pisa senza mai dare l’impressione di essere al top e ha chiuso la stagione alla tredicesima dopo il 4-1 allo Spezia; a causa di un infortunio (gestito male) che lo ha portato all’esclusione dalla lista. In prospettiva l’unico in rosa che ha un’ottantina di presenze in serie A. SENZA VOTO.

Alex FERRARI (difensore, anni 22, presenze 14, minuti giocati 1243, assist 1, ammonizioni 4, espulsioni 1, ingressi dalla panchina 1).Era già stato promosso, da titolare, due anni fa col Bologna. Ripete il risultato con il Verona prima da comprimario poi da titolare. Pecchia lo ha inserito dalla 26/a giornata (debutto contro la Spal, in casa, da laterale destro) ma è stato senza dubbio un innesto importante del mercato di gennaio. Terzino all’inizio (al posto di Pisano) ha trovato continuità di prestazioni da centrale, finendo titolare in 5 delle ultime 6 del campionato. La A l’ha già vista col Bologna (22 presenze complessive) che è proprietario del suo cartellino. Tra i giovani uno dei più pronti per la massima serie. VOTO 7,5.

Eros PISANO (difensore, anni 30, presenze 25, GOL 3, assist 1, minuti giocati 2378, ammonizioni 8, sostituzioni 1). Quando c’è stato a volte non ha impressionato, ma quando non c’è stato si è sempre sentito. Ed è forse quello che da più la misura per capirne il peso specifico all’interno del Verona. Qualche alto e basso, più di un problema fisico (11 partite perse per infortunio – 6 presenze nelle ultime 16), però Cittadella a parte (dove è naufragato da centrale) il suo apporto l’ha dato, sia come interpretazione del ruolo (in particolare per tempi di inserimento e qualità al cross), sia per quanto riguarda i gol (3, “pesanti” – due da tre punti contro l’Entella). Uno dei più attrezzati per la serie A (già affrontata in passato a Verona, Genova, Palermo) ma anche uno dei più richiesti sul mercato. VOTO 7,5.

Samuel SOUPRAYEN (difensore, anni 28, presenze 41, minuti giocati 3901, assist 3, ammonizioni 5, sostituzioni 1). Titolare inamovibile (all’inizio anche per assenza di alternative), chiude la stagione con una sola gara persa (Entella per squalifica alla terz’ultima), il secondo minutaggio (dietro Nicolas) e una fiducia incondizionata da parte di Pecchia che gli ha affidato incarichi di responsabilità (tra i più coinvolti nello sviluppo dell’azione, ultimo nelle palle da fermo). Di lui si conoscono pregi e difetti: ottimo incursore, grande gamba, grandissima disponibilità, con Bessa ha costruito una catena di sinistra di tutto rispetto; limiti evidenti a livello tecnico e nella fase difensiva (posizionamento e amnesie frequenti in chiusura). Torna in A senza dare le necessarie certezze. VOTO 7+.

Daniel BESSA (centrocampista, anni 24, presenze 41, GOL 8, minuti giocati 3648, ammonizioni 8, sostituzioni 15, ingressi dalla panchina 1). Era un potenziale talento a cui era sempre mancato qualcosa. A Verona è esploso. Perfettamente a proprio agio prima nel centrocampo senza punti di riferimento del Pecchia di inizio stagione e poi nella fase più disciplinata, quella del post Novara-Cittadella, mostrando personalità, qualità, quantità e doti di leadership. Giocatore moderno, ha fatto l’interno di centrocampo, il regista, il trequartista, adeguandosi anche nel ruolo di attaccante esterno. Sa contrastare e inventare. Realizzatore (8 gol, un paio decisivi – tra cui il 2-2 nel rocambolesco derby col Vicenza del ritorno), ma anche uomo assist, è stato i piedi e la testa del gioco offensivo del Verona. Di gran lunga il miglior investimento delle ultime stagioni (ed è costato un quarto di Viviani…). Uno dei punti fermi della prossima stagione. VOTO 10.

Oreste Caldeira Souza ROMULO (centrocampista, anni 29, GOL 4, assist 9, minuti giocati 3579, ammonizioni 5, sostituzioni 6). Mai in discussione (ha saltato solo 3 partite, poi sempre dall’inizio anche in ruoli diversi) è stato croce e delizia del Verona di Pecchia. Scintillante all’inizio nel centrocampo “rotante” senza punti di riferimento delle prime dodici-tredici partite, eccessivamente anarchico dopo, quando invece c’era bisogno di disciplina. Classe e colpi non sono stati mai in discussione, l’atteggiamento sì. Perché quando ha voluto provare a vincere da solo ha finito per risultare quasi indisponente. La gioia più bella, il gol forse decisivo, la fotografia del Verona promosso in serie A, però, l’ha scattata lui. Con quel destro al volo nel derby a completare quell’incredibile rimonta che ha lanciato in orbita il Verona e condannato all’ennesima retrocessione il Vicenza. In prospettiva serie A deve giocare meno per far vedere quanto è bravo e più per la squadra. VOTO 7,5.

Marco FOSSATI (centrocampista, anni 24, presenze 37, GOL 2, assist 2, minuti giocati 3003, ammonizioni 13, sostituzioni 11, ingressi dalla panchina 4). Fino a gennaio è stato l’uomo dell’equilibrio, l’incastro perfetto davanti alla difesa. Prezioso in copertura, affidabile nell’inizio azione. In una parola l’unico vero insostituibile del Verona di Pecchia che non a caso nel periodo magico settembre-ottobre è andato piano solo nelle due o tre volte in cui il vertice basso lo ha fatto Maresca. Meno scintillante e importante in maniera diversa nel girone di ritorno, giocato un po’ con il freno a mano tirato. Un po’ perché all’inizio non ha mai rifiatato ed è stato uno dei più utilizzati, vuoi per qualche problemino fisico, il cambio di posizione (ha fatto più l’interno – vertice basso solo alla terz’ultima a Chiavari nella vittoria 2-1 contro l’Entella) e gli equilibri diversi del centrocampo successivi all’ingresso dei due Zuculini. Resta però elemento di sicuro affidamento, anche se al debutto in serie A. VOTO 8.

Mattia VALOTI (centrocampista, anni 23, presenze 22, GOL 3, assist 8, minuti giocati 1201, ammonizioni 4, espulsioni 1, sostituzioni 10, ingressi dalla panchina 10). Impatto terrificante (gol e assist) alla prima da titolare, a Ferrara, quinta giornata, dopo soli sei minuti giocati (con la Salernitana) nelle prime 4 partite. Poi un girone d’andata da protagonista in una squadra che anche per la qualità delle sue prestazioni aveva dovuto quasi necessariamente modificare alcuni equilibri. Il giocatore di prima, con tutte le incertezze di prima e molto meno spazio a disposizione (2 sole da titolare nelle ultime 10 partite) dopo l’infortunio (fuori 11 partite da fine gennaio a fine marzo). Alla fine però numeri importanti, soprattutto in fatto di assist e una chance in serie A tutta da cogliere. VOTO 7+.

Mattia ZACCAGNI (centrocampista, anni 21, presenze 26, GOL 2, assist 2, minuti giocati 1439, ammonizioni 5, espulsioni 7, sostituzioni 7, ingressi dalla panchina 13). A differenza di altri giovani colleghi ha sfruttato appieno l’occasione, guadagnandosi prima il posto in squadra (solo 61 minuti nelle prime 8 partite) e poi, dopo Ascoli (ingresso e gol) diventando nonostante la concorrenza un vero e proprio punto di riferimento del centrocampo con una decina di partita giocate dall’inizio. Centrocampista dai piedi buoni, bravo tatticamente, se si mantiene umile e concentrato “sul pezzo” ha le qualità e il carattere per emergere. Ha pagato più di tutti la partitaccia in casa persa con lo Spezia (0-1 alla 34/esima) sparendo improvvisamente dal radar di Pecchia (solo due presenze, nelle ultime 8 partite). In serie A potrebbe essere una grande sorpresa. VOTO 7+.

Franco ZUCULINI (centrocampista, anni 26, presenze 14, assist 1, minuti giocati 565, ammonizioni 4, sostituzioni 6, ingressi dalla panchina 9). E’ difficile trovare nella storia del Verona un altro giocatore che abbia giocato così poco (un terzo delle presenze – 14 su 42 – mai tutta la partita, solo due volte sopra l’ora in campo), ma che abbia al tempo stesso avuto un impatto così importante. Stagione (carriera) tormentata dagli infortuni, è stata una scommessa vinta di Fusco che a costo praticamente zero ha messo in rosa un ragazzo di cui si conosceva la fragilità fisica ma che resterà nel cuore della gente per la forza e la determinazione in campo. Pecchia di fatto non l’ha avuto sino alla 24/esima giornata (6 spezzoni). Poi un po’ di pace (a livello fisico) e la gestione (difficile) in campo per otto partite, centellinandone i minuti, ma trovando in un momento delicatissimo quella leadership e quella sana cattiveria agonistica che mancava nel centrocampo del Verona. Forza, coraggio, grinta, personalità, carattere, fino all’ennesimo crac di Trapani. Una bella storia che potrebbe anche continuare. VOTO 8.

BRUNO ZUCULINI (centrocampista, anni 24, presenze 16, GOL 1, assist 1, minuti giocati 1396, ammonizioni 5, sostituzioni 3, ingressi dalla panchina 1). Fusco e il Verona gli hanno impedito di perdersi per strada, restituendo al campo un potenziale talento. E’ entrato in gioco a Latina, alla 22/esima giornata, e quella è stata anche l’unica partita in cui è entrato dalla panchina perché nelle altre 15 presenze è stato sempre titolare. Tatticamente d’altra categoria, ha preso il posto di Fossati davanti alla difesa recuperando partita dopo partita prima un po’ di condizione, poi la confidenza con il campo e infine la consapevolezza nei propri mezzi fino a diventare uno dei leader per carattere e personalità nel tormentato (ma vincente) finale di stagione. Giocatore in crescita con ampi margini di miglioramento. Uno di quelli da confermare a occhi chiusi per la prossima stagione. VOTO 7,5.

GIAMPAOLO PAZZINI (attaccante, anni 32, presenze 35, GOL 23, assist 2, minuti giocati 3134, ammonizioni 7, espulsioni 1, sostituzioni 10). E’ rimasto mettendoci la faccia, ma i dubbi erano tanti. Specie dopo la prima giornata: gol al Latina e forfait alla fine del primo tempo. Il solito infortunio, le perplessità; non sul giocatore ma sulla sua integrità fisica. E invece dalla quinta in poi (Spal a Ferrara) Pazzo ha sorpreso tutti, forse anche se stesso. Dalla 5/a alla 10/a sei partite a segno, quattro doppiette (consecutive). Una striscia favolosa, pazzesca, che ha reso il Verona quasi un’armata invincibile, mascherandone quelle lacune difensive poi venute fuori alla distanza. Leader in campo, non è mancato qualche momento di nervosismo, qualche dissidio con Pecchia specie nel finale di stagione – Novara, Perugia, appena dopo i problemi alla cervicale e una condizione che non aiutava, con la squadra che batteva in testa quando il traguardo sembrava vicino. E ancora, nel momento del bisogno, anche se non al massimo della forma, altri gol pesanti: a Novara, appunto, quel 2-2 inventato all’ultimo secondo, Trapani, Cittadella, Bari. Per il 23 finale, che è valso il titolo di capocannoniere della B a 32 anni. Ha avuto la voglia di un ragazzino e l’esperienza del campione risultando uno dei principali protagonisti della promozione. VOTO 10.

DAVIDE SILIGARDI (attaccante, anni 29, presenze 31, GOL 5, assist 7, ammonizioni 6, sostituzioni 21, ingressi dalla panchina 3).Attesissimo, come negli scorsi anni, sempre discontinuo, come negli scorsi anni e quasi mai decisivo (2 gol nelle prime 30 giornate), come negli scorsi anni. Vittima di una fragilità caratteriale che a Verona ne ha sempre limitato potenzialità e talento. Fino al cambio di modulo, che ha cambiato qualcosa anche dentro di lui. Da un certo punto in poi più vicino a Pazzini, più dentro il gioco, più in fiducia, più continuo; diverso anche quando si è tornati a tre e ai due attaccanti esterni. Non è stato nel complesso un gran campionato (ha segnato poco) e le prestazioni (come negli anni scorsi) non sono state pari alle attese di una stagione dove poteva incidere molto di più. Ma la sensazione è che qualcosa sia finalmente scattato. Torna in serie A con molte aspettative e la speranza che sia finalmente la volta buona. VOTO 7.

Simone Andrea GANZ (attaccante, presenze 21, GOL 4, minuti giocati 742, ammonizioni 3, sostituzioni 2, ingressi dalla panchina 17). Le aspettative erano diverse, non solo le sue – anche quelle del Verona. E’ stato preso per essere “la” punta, non l’alternativa a qualcuno. Ma si è trovato oscurato da un monumentale Pazzini e in difficoltà rispetto ad un gioco che poco si confaceva col suo essere attaccante. In un quadro sostanzialmente complicato e i diversi problemi fisici incontrati in corso di stagione (fuori nel momento in cui era out anche Pazzini, poi a un certo punto nelle gerarchie dietro Cappelluzzo), anche considerando le poche occasioni che ha avuto non è stata una stagione tutta da buttare. Anzi. Quattro gol, decisivo nei pareggi con Pro Vercelli (pesantissimo) e Carpi, è stato un professionista inappuntabile; capace di tenere per sé qualche legittimo malumore (ha parlato più il suo “entourage”, non sempre a proposito), riuscendo sempre di dare il meglio in campo. Potenzialmente da serie A ,anche se è difficile possa accettare un’altra stagione con gli stessi presupposti di quella appena finita. VOTO 7+.

Gennaro TROIANIELLO (attaccante, anni 34, presenze 14, assist 1, minuti giocati 320, ingressi dalla panchina 14). Nonostante fosse l’unico vero attaccante esterno di ruolo in rosa, Pecchia non gli ha mai dato una chances da titolare (tutti ingressi dalla panchina – solo una volta 45’ contro la Ternana), ripescandolo con continuità solo nelle ultime 7 partite della stagione. Per questo va in archivio come uno dei grandi animatori (in senso positivo) dello spogliatoio e per uno dei più grossi portafortuna degli ultimi anni (con lui in campo 10 vittorie e 4 pareggi). VOTO 6.

Mohamed Salim FARES (attaccante, anni 21, presenze 14, minuti giocati 654, assist 1, ammonizioni 1, espulsioni 1, sostituzioni 5, ingressi dalla panchina 7). C’erano tutti i presupposti perché fosse la stagione dell’esplosione. La disponibilità della società a puntare sui giovani, la fiducia di Fusco (che non lo ha ceduto in prestito per due volte), la fiducia di Pecchia, che gli ha dato una maglia di titolare alla prima di campionato e lo ha tenuto in considerazione ben oltre le prestazioni in campo. Confermandone la fiducia anche a gennaio nonostante i dubbi e le perplessità sin li maturati. Aveva risolto anche l’equivoco del ruolo, mai da terzino, com’era successo in passato, sempre attaccante o centrocampista esterno. Però è mancato lui; poco in evidenza sia da titolare (nonostante la partenza in partite importanti come Spal e Frosinone nel ritorno) sia da subentrante. Morale: potenzialità importanti, ma ancora tutte da dimostrare. Occasione persa. VOTO 6.

Pierluigi CAPPELLUZZO (attaccante, anni 20, presenze 13, minuti giocati 324, ammonizioni 1, sostituzioni 2, ingressi dalla panchina 11). 36 minuti fino alla 24/esima giornata, poi è successo qualcosa. E spezzone dopo spezzone, allenamento dopo allenamento, ha superato nelle gerarchie Ganz come vice Pazzini. Ha avuto qualche occasione: qualcuna se l’è giocata bene (tanto da arrivare ad una maglia da titolare nella sconfitta di Frosinone), altre un po’ meno. Ma ha sempre dato l’impressione di mettercela. Nel finale di campionato, col ritorno di Ganz, non ha più messo piede in campo. Ha bisogno di giocare. VOTO 6+.

Juanito GOMEZ (attaccante, anni, presenze 16, GOL 1, minuti giocati 559, sostituzioni 3, ingressi in campo 12). Giocatore bandiera, nei piani di Fusco era un titolare a inizio campionato e a gennaio il suo recupero doveva essere il miglior acquisto del Verona. In pratica ha giocato meno di Fares e non c’è quasi mai stato. In campo nelle prime 6 e poi ancora con un minimo di continuità tra la 19/esima e la 25/esima di campionato, ha chiuso la sua stagione dopo il 2-0 di Avellino dove per necessità ha fatto la prima punta senza lasciare traccia. L’impressione (non da quest’anno) è che abbia dato il meglio negli anni di Mandorlini e che adesso sia un po’ logoro a livello fisico. VOTO 6.

Davide LUPPI (attaccante, anni 26, presenze 35, GOL 6, assist 7, minuti giocati 1983, ammonizioni 3, sostituzioni 15, ingressi dalla panchina 13). Si è ritrovato attaccante esterno per necessità, un ruolo in cui ha messo più quantità che qualità e interpretato nelle due fasi senza risparmio. Titolare nella metà delle partite giocate, è riuscito a chiudere la stagione con 6 gol (il terzo marcatore della squadra, secondo tra gli attaccanti) e 7 assist. Faticatore, molte volte proprio per generosità il primo cambio di Pecchia, è uno che sapendo da dove arriva (quattro anni fa era in D) vede la serie A come il sogno che si realizza. VOTO 7,5.

Fabio PECCHIA. Ha avuto il torto iniziale di far sembrare facile una stagione che non poteva esserlo. Con una iniziale botta di vita (e di gioco) che ha rivitalizzato un gruppo che l’anno prima aveva fallito su tutti i fronti. Chi si aspettava che Romulo fosse ancora un giocatore? Chi si aspettava questo Pazzini? E Bessa era sempre e solo rimasta una scommessa senza vincitore. Ha vinto, con la sua idea di calcio; difesa anche quando le cose non andavano per il meglio. Ha vinto con una rosa competitiva ma non stratosferica, come i 25 milioni di paracadute avrebbero dovuto garantire. Ha vinto nonostante a gennaio, con tutte le pressioni addosso, la società abbia pensato a far cassa con Wszolek e non a risolvergli il problema dell’attaccante esterno, che lo ha visto per tutto il campionato cercare una soluzione che non c’era, adattando continuamente centrocampisti fuori ruolo. Ha chiuso con il secondo miglior attacco (64 gol) e il tallone d’Achille della fase difensiva (impensabile la stessa sofferenza di quest’anno sulle palle inattive), anche se alla fine i numeri dicono che il Verona dietro non era un colabrodo (40 gol subiti valgono la terza miglior difesa del torneo). Ha una rosa che adesso va molto migliorata in prospettiva serie A. Con Fusco, l’assoluto artefice della promozione del Verona. VOTO 10.

19
mag 2017
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Il PAGELLONE DI CESENA-VERONA

NICOLAS 8. Promosso al secondo tentativo, dopo un campionato con parate importanti e qualche disastro. Chi vince merita la riconferma, da primo o da secondo è cosa da ragionare.

PISANO 8. E’ arrivato alla fine un po’ arrugginito, da una stagione contrastata a livello fisico. Però è uno che in campo si è fatto sempre sentire, anche in fatto di gol. Uno di quelli che in A non ci arriva ma ci ritorna.

BIANCHETTI 8. Dopo quel no alla Sampdoria doveva essere il suo anno, il suo campionato. La stagione della svolta. Il risultato è arrivato, i dubbi sono rimasti.

FERRARI 8. Alla fine il migliore centrale in rosa, non solo quello che stava meglio. E’ cresciuto tanto ma può crescere ancora molto; peccato sia del Bologna.

SOUPRAYEN 8. A livello di disponibilità, corsa, voglia di fare, uno dei migliori. Uno di quelli che vorresti sempre avere in squada. Ma il piede è quello che è, e nonostante l’impegno ha palesato grosse lacune difensive. Sta a lui, migliorare… molto; e alla società capire se ci sono margini tali da giustificarne la presenza anche in serie A.

FOSSATI 8. Ha rivinto un campionato e ritrovato la categoria che gli era scappata a Cagliari nonostante un finale di stagione un po’ altalenante. Ma per sei mesi è stato il perno fondamentale, l’equilibratore, di quel centrocampo che ha fatto volare il Verona.

B.ZUCULINI 8. Come il fratello, che però aveva un passato di infortuni pesantissimo, si è riscoperto giocatore a Verona. Come il fratello, grinta, carattere, personalità. Era uno da top team, si è ritrovato in serie B. In A potrebbe solo migliorare.

BESSA 8,5. Era uno su cui avevano già scommesso, ma nessuno era andato all’incasso. Il Verona sì. Perché ha preso un potenziale talento e oggi si trova per le mani un ragazzo che per qualità merita assolutamente il salto di categoria da protagonista. Ha segnato, ha difeso, ha creato calcio. In una parola, protagonista.

SILIGARDI 8. Anche per lui per qualità e voglia di rivincite doveva essere il campionato della consacrazione. E’ stato un buon campionato, con troppi alti e bassi e un problema eterno di continuità fino a che Pecchia non gli ha un po’ ridisegnato il ruolo. Resta un eterna promessa, che prima o poi esploderà sul serio.

PAZZINI 8,5. Ha ragione: in pochi sarebbero rimasti in B dopo il disastro dello scorso anno. Ci ha messo la faccia, è stato un trascinatore, è il capocannoniere del campionato. Il volto della promozione del Verona.

ROMULO 8. Ha rischiato di non giocare più a calcio, è tornato giocatore. Quando vuole fare tutto da solo pensando che partire palla al piede e saltare tutta la squadra avversaria sia la strada per far vedere quanto è bravo finisce per essere indisponente. Va disciplinato; molto. E messo più in concorrenza. Soprattutto in serie A.

VALOTI 8. A un certo punto sembrava l’uomo in più, tanto da rivedere l’assetto per trovargli posto in squadra. Poi, complice un infortunio è tornato nell’anonimato. Ma le possibilibilità di crescita e le qualità per far bene ci sono, anche in categorie più importanti.

TROIANIELLO 8. E’ passato per il portafortuna, l’amuleto, uno che ha portava allegria nel gruppo. In realtà poteva essere di più, ma lo si è visto solo nelle ultime partite.

LUPPI 8. Uno dei più felici perché conquistare la A per chi ha fatto la gavetta e quattro anni fa giocava in D è tanta roba. Non ha mai fatto mancare l’impegno e quella sana ignoranza che in un gruppo che vuole vincere serve come il pane.

PECCHIA 8,5. Ha vinto. E vincere non è per tutti. Specie in un campionato dove hai gli occhi addosso, sei il favorito e devi rispettare il pronostico nonostante una strada piena di insidie. Con Fusco, Pecchia è stato l’artefice di questa serie A. Insieme hanno portato un’idea di gioco, uno stile e una classe rara da trovare nel mondo del calcio. Hanno vinto crescendo, sbagliando; a volte incantando, a volte barcollando. Ma hanno vinto, appunto. E per questo, con la squadra, stavolta, meritano tutti l’8 politico (con un paio di distinguo…).

13
mag 2017
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-CARPI

NICOLAS 5,5. Una gran parata su Di Gaudio nel primo tempo ma in generale poco sicuro. Rivedibile sul gol, in ritardo nell’andare a chiudere su Di Gaudio nel secondo tempo. Pregi e difetti che si porta dietro dall’inizio dell’anno.

ROMULO 6-. Nei primi 20 minuti ha messo corsa e qualità sulla fascia destra. Poi si è contenuto ed è stato sovrastato da Di Gaudio che ne ha sfruttato le fisiologiche debolezze difensive. Il solito difetto di andare troppo da solo nel secondo tempo, anche se è tornato un po’ in auge nell’arrembaggio finale.

FERRARI 6,5. Molto bene nell’uno contro uno, contro due attaccanti forti e veloci imbeccati solo in verticale e un salvataggio alla mezzora della ripresa, su una ripartenza di Lasagna innescata da una palla persa di Bessa. Un errore pesante nell’area del Carpi, in ritardo su un pallone che andava spinto in porta. La certezza difensiva di questo finale di campionato.

CARACCIOLO 6+. Buona partita difensiva anche per lui un errore grave nell’area avversaria, il colpo di testa al 33’ del s.t. su azione d’angolo in cui ha colpito solo e doveva solo centrare la porta.

SOUPRAYEN 5,5. I pregi e difetti di sempre: buona volontà (mai in discussione), corsa, ma poca qualità nella giocata.

FOSSATI 6+. Tatticamente molto bene nel primo tempo. Bravo a contenere e a inserirsi, coprendo bene il ruolo da interno di centrocampo, però è lui che non accorcia su Letizia nell’azione del gol. Poco brillante nel secondo tempo.

dal 28’ s.t. Ganz 7. Un gol da attaccante vero (stop di petto e palla a fil di palo). Forse il gol che ha deciso la stagione.

B.ZUCULINI 6+. La giornata di riposo forzato all’inizio sembrava quasi avergli fatto perdere il ritmo partita (saltato in area da Di Gaudio al 23’, qualche errore nel palleggio). Meglio nella ripresa e molto deciso nel finale di partita.

BESSA 6,5. Stanco e poco brillante, limitato anche dalla disposizione del Carpi che non concedeva spazi tra le linee. Ma alcune delle cose migliori alla fine le ha fatte lui con un paio di giocate in cui meritava il gol, dall’incrocio dei pali a Belec battuto alla rasoiata del 32’ messa in angolo dal portiere avversario.

LUPPI 5,5. Si è dato da fare ma ha sfruttato poco la differenza di passo con Sabbione, in grande difficoltà sull’esterno destro.

dal 7’ s.t. Troianiello 5,5. Ha cercato subito di entrare in partita ma ha sbagliato tecnicamente le prime situazioni. Poi ci ha messo buona volontà ed è andato anche al cross, ma anche lui poca qualità nella giocata.

PAZZINI 7. Meritava il gol, annullato per un fuorigioco molto dubbio. Ispirato come non era da tempo, non semplice terminale offensivo ma capace di crearsi da solo tre, quattro palle gol, defilandosi e cercando sempre l’uno contro uno. Molto deciso nei contrasti.

SILIGARDI 6+. E’ partito benissimo poi un po’ di alti e bassi. Ma si è dato da fare, quasi da regista offensivo più che da attaccante esterno, cercando spazi tra le linee chiusissime del Carpi. Ha recuperato qualche pallone sulla tre quarti, sua la palla del 1-1 di Ganz. Peccato per un’occasione gigantesca buttata via col destro in chiusura di primo tempo.

PECCHIA 6+. Verona che ha fatto molta fatica dal punto di vista del risultato ma che ha creato diverse palle gol e ha trovato un Belec in stato di grazia. Peccato non aver rivisto gli esterni di Chiavari (Romulo a sinistra e Pisano a destra, che hanno entrambi più qualità di Souprayen). Rivedibile Troianiello come prima scelta dalla panchina.

Arbitro Pasqua 5. Molte perplessità sin dalla designazione (era l’arbitro di Salernitana-Frosinone), tutte confermate. Diversi episodi dubbi, dal gol annullato in fuori gioco a Pazzini a due affossamenti in area ancora subiti Pazzini, l’ultimo nel finale, proprio di fronte ai suoi occhi. Nel primo episodio, invece, ignora anche un’altra vistosa trattenuta subita da Caracciolo.

06
mag 2017
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IL PAGELLONE DI V.ENTELLA-H.VERONA

NICOLAS 6. Fa arrabbiare Pecchia nel secondo tempo su un paio di rinvii calciati male, in un momento in cui la squadra era in difficoltà e aveva bisogno di allentare la pressione dell’Entella. Ma ha fatto il suo, con un paio di interventi su Caputo.

PISANO 7. Timbra il rientro con un intervento provvidenziale su Caputo dopo 2’ e con il gol del 2-0, che al10’ incanala la partita a favore del Verona. Nel primo tempo non si è fatto vedere in fase di spinta, lasciando spazio a Romulo dall’altra parte ma si è fatto sentire tanto dietro, attento e concentrato su ogni pallone. Tiene botta anche nel difficile secondo tempo del Verona, dove, dopo uno scontro di gioco e forse un contatto un po’ accentuato, finisce nella classifica dei più beccati dai tifosi delle tribune.

FERRARI 6,5. Va in difficoltà su un’uscita sbagliata al 24’ che porta ad un tiro pericoloso dell’Entella dal limite e sull’azione in cui prende il giallo su Catellani. Ma da l’impressione di crescere e di prendere sempre più confidenza partita dopo partita nel ruolo di centrale. Un paio di salvataggi importanti in area, in particolare uno in chiusura di primo tempo su Palermo.

CARACCIOLO 6-. Bene e quasi mai in difficoltà nel primo tempo, si immola su Zaniolo al 39’ andando a respingere in area una conclusione pericolosa del classe ’99 dell’Entella. Meno bene nel secondo tempo, incerto nell’azione del rigore e in un paio di situazioni in cui mostra tutti i limiti del periodo, e di una condizione che da settimane lo costringe a stringere i denti.

ROMULO 6,5. Nel primo tempo ha fatto l’attaccante aggiunto, sempre altissimo, spesso libero, sempre pronto a ripartite e a sfruttare gli spazi che apriva Siligardi o a favorire lui le entrate di Bessa accentrandosi. Non è un caso che l’azione del gol sia partita proprio dalla sua parte. E’ andato al tiro una volta e forse poteva incidere di più in fase offensiva, ma è stato un fattore.
In difficoltà, come il resto della squadra, nella ripresa, dove è rimasto basso per la pressione dell’Entella dando una mano in difesa.

ZACCAGNI 6. Era uscito dai radar da un mesetto e non a caso ha fatto un po’ fatica a carburare all’inizio. Ma si è messo a disposizione della squadra, occupando bene la sua zona di campo, con ordine, senza strafare. Determinante al 29’ nell’andare a chiudere una ripartenza pericolosa dell’Entella su una palla persa dal Verona nella trequarti avversaria. In evidente calo nella ripresa, ma in panchina Pecchia aveva finito i centrocampisti.

FOSSATI 6,5. E’ tornato al suo vecchio ruolo di inizio campionato, davanti alla difesa, con ordine e tanta sostanza, nel recupero della palla ma anche nel dare il via all’azione. Anche lui in difficoltà in un secondo tempo in cui ha pensato più che altro a fare legna.

BESSA 7+. E’ un leader, per capacità tecniche e per personalità. Indirizza la partita nel migliore dei modi dopo 3’, uno dei più attivi nella costruzione del gioco e nell’andare alla conclusione. Parla calcio con Romulo e Siligardi, non a caso i compagni più tecnici. Ma non tira mai nemmeno indietro la gamba, o molla un contrasto. Anche quando c’è da essere chiari nel farsi rispettare, mostrando gli “spigoli”. Un leader, appunto; da cui ripartire.

dal 41’ s.t. Fares s.v.

SILIGARDI 6,5. E’ in fiducia e si vede. Perché anche quando non determina, è andato vicino al gol con un mancino dalla sinistra alla mezzora del primo tempo e con una conclusione da posizione centrale dal limite dell’area al 41’, sta dentro la partita, cerca le giocate ed è utile alla squadra. Anche nel secondo tempo di tutta sofferenza, dove ha aiutato recuperando due o tre palloni sulla trequarti.

PAZZINI 6. Duello fisico con Ceccarelli, non è stato né appariscente né pericoloso; ma ha lottato, sempre, ed è stato utilissimo alla squadra mettendo tanta esperienza in un secondo tempo in cui ha preso più falli che altro.

LUPPI 6. E’ stato importante nella prima parte, quando dopo 9’ Pecchia lo ha spostato a destra. Da quella parte ha stravinto il duello con Baraje; almeno per 45’. Sempre pronto a ripartire ma anche a dare una mano dietro. Purtroppo è durato solo un tempo.

dal 14’ s.t. Troianiello 6. Nelle condizioni odierne era il più affidabile della panchina, tant’è vero che Pecchia lo ha messo come primo cambio per arginare il Baraje del secondo tempo e la vivacità di Palermo, ma anche per tentare di ripartire e andare alla caccia di quel terzo gol che avrebbe evitato la sofferenza finale. Ce l’ha messa, ha lottato, si è dato da fare, ma non ha portato quella freschezza di cui il Verona del secondo tempo aveva bisogno.

PECCHIA 6,5. Pur nella difficoltà di una rosa ristretta da infortuni e squalifiche ha proseguito nell’esperimento Romulo a piede invertito dominando il primo tempo sulla catena di sinistra. Grande approccio, primo tempo importante, da squadra superiore, anche quando si abbassava e ripartiva. Nella ripresa ha provato a mettere forze fresche con Troianiello ma non è riuscito a “risvegliare” una squadra stanca, provata, che però ha retto mentalmente fino alla fine e che con tanta “esperienza” ha portato a casa un risultato importantissimo che avvicina il traguardo.

PEZZUTO 6,5. Fa imbestialire i tifosi di casa perché permette al Verona di perdere un po’ di tempo nella ripresa, accentuando qualche contrasto di gioco, ma a parte un paio di punizioni invertite sbaglia davvero poco.

01
mag 2017
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-VICENZA

NICOLAS 6+. Nessuna parata decisiva ma un paio di interventi provvidenziali e anche qualche sbavatura. Entra in partita al 22’ uscendo con coraggio e tempismo su Esposito, scappato al suo marcatore su un cross dalla destra. Al 44’ si complica la vita da solo, facendosi scivolare un pallone per fortuna lontano dalla porta, ancora tempestivo al 5’ del secondo tempo, in chiusura su De Luca che su una palla ferma aveva approfittato di una falla della linea difensiva per presentarsi solo davanti al portiere.

ROMULO 8. La valutazione non può prescindere dall’episodio finale, dal colpo al volo (di destro, sul lato sinistro) che ruba il tempo a Vigorito e regala al Verona un derby epico in un momento forse decisivo della stagione. Una giocata che va oltre tutto. A un primo tempo comunque positivo, in cui si è fatto sentire nelle ripartenze e nel recupero palla, andando sempre e con più qualità del solito. Un primo tempo in cui ha concesso troppo spazio a Bellomo in occasione del gol pari, ma li serviva una lettura da difensore esperto e non da laterale improvvisato che non ha nella fase difensiva la sua miglior caratteristica. Poche idee e confuse nel secondo tempo, sino al 50’ e alla giocata per cui ci ricorderemo di Romulo a Verona. Che come detto, stavolta, va oltre tutto.

FERRARI 6,5. In difficoltà nei primi minuti, in un paio di situazioni dove anziché spazzare ha cercato di giocare la palla complicandosi la vita. Poi bene, soprattutto nell’anticipo. Nel secondo tempo, nei minuti subito successivi al 2-1 del Vicenza, tiene a galla il Verona con un’entrata al limite dell’area su De Luca lanciato a rete.

CARACCIOLO 6+. Stringe i denti fino allo scontro con Ebagua, a dieci minuti dalla fine, in cui rischia caviglia e ginocchio. La testa se l’era già rotta prima, in uno scontro nell’azione del gol di Esposito. Non è al top, sbaglia qualcosa, ma resta uno duro e affidabile.

dal 40’ s.t. Troianiello 6+. Si potrebbe parlare di amuleto, visto che dopo essere sparito dal radar per mesi nelle ultime tre partite ha giocato e il Verona ha portato a casa 7 punti. Ma non sarebbe il giusto riconoscimento per quel pallone finale, da una parte all’altra del campo, caduto proprio sul piede di Romulo. Una di quelle giocate (e di quelle vittorie) da raccontare ai nipoti.

SOUPRAYEN 6. Orlando l’ha contenuto molto nel primo tempo. E’ uscito un po’ più nella ripresa nel Verona un po’ improvvisato del dopo 2-1, andando sempre in difficoltà dietro (in particolare nell’ uno contro uno con De Luca che marca da distante rimediando il giallo) e finendo col fare il centrale nel finale all’arma bianca che ha consegnato il derby al Verona.

FOSSATI 6,5. Sempre bene la fase difensiva, specie nel primo tempo troppa fretta nello sviluppo della manovra e qualche scelta non sempre azzeccata. Ma nel secondo tempo è cresciuto e ha giocato anche tanti palloni. In ripresa.

B.ZUCULINI 7. E’ uno che non tira via mai la gamba, che si fa sentire su ogni contasto, che va in anticipo, che recupera palloni. Un concentrato di carattere e personalità (come il fratello) che al Verona serve come l’acqua. Partita all’inglese, peccato per l’ammonizione che lo toglie dai giochi per la partita con l’Entella in un momento in cui è in costante crescita.

dal 30’ s.t. Ganz s.v. Poteva diventare l’eroe del derby un minuto prima di Romulo, ma al 49’ ha sciupato una grande giocata di Pazzini che lo aveva messo davanti a Vigorito con un tiro che non ha centrato nemmeno la porta.

BESSA 8,5. Partita stratosferica, perché ha fatto tutto: il regista, il rifinitore, il gol, è andato al tiro, ha preso un palo… E sempre cercando la qualità, della giocata in verticale, dell’uno contro uno per creare superiorità in un primo tempo dove il Vicenza aggrediva ognuno col suo riferimento e solo dalle iniziative personali poteva arrivare la svolta della partita. E’ lui che avvia l’azione del gol di Siligardi, è lui che sfiora il 2-1 prima (palo al 43’) e il 2-2 poi con due o tre conclusioni da fuori che esaltano la giornata di Vigorito, è lui che rimette in corsa il Verona con un tiro di rara precisione e bellezza (si aggiusta la palla con la suola) un istante prima del recupero. Uno di quelli che anche nella difficoltà, cerca sempre di tenerti a galla.

SILIGARDI 7+. Ci sono voluti 16’ per entrare in partita, con un’azione personale e una conclusione deviata in angolo non vista dall’arbitro. Ma poi non c’è più uscito, provandoci anche in quella parte di secondo tempo in cui il Verona sembrava non più in grado di gestire la difficoltà e un 2-1 che sembrava la svolta, negativa, della sua stagione. Un gol d’autore, beffando Adejo e Vigorito, altre due o tre conclusioni pericolose e l’episodio del gol del Vicenza, in cui non gli si poteva chiedere di marcare su un calcio d’angolo uno che era il doppio di lui e che per di più gli ha messo pure le mani in faccia commettendo fallo.

PAZZINI 6+. Non è stato decisivo come altre volte gli è capitato, ma ha giocato una partita di grande sostanza, prendendo falli, punizioni e aiutando la squadra. Nell’occasione in cui poteva colpire era oltre Adejo di un piede (tap-in vincente sul palo di Bessa annullato), in un’altra occasione nel secondo tempo dopo una parata di Vigorito sulla solita conclusione di Bessa ha centrato il portiere. E nel finale aveva messo pure Ganz davanti alla porta, con un colpo di testa illuminante.

LUPPI 6-. Tanta voglia ma anche tanta confusione e poca lucidità nel cercare specie nel primo tempo di cercare con troppa fretta la verticalità o l’ultimo passaggio.

dal 14’ s.t. Valoti 6-. Poteva essere prezioso per scardinare l’assetto difensivo del Vicenza ma è entrato quando la partita è cambiato e ha sofferto quei quindici, venti minuti in cui il Verona ha girato palla senza trovare lo sbocco Pazzini in mezzo all’area e soluzioni diverse dal tiro da fuori di Bessa. Ha trovato tempi di inserimento perfetti, ma non la conclusione giusta, nel recupero. Chiudendo male di testa un pallone messo dentro bene da Siligardi.

PECCHIA 6,5. Una partita vinta con i colpi dei singoli, nei 5 minuti che possono cambiare la storia di questa stagione. Quella nel derby è stata la prima vittoria epica della gestione Pecchia, quella che forse lega definitivamente l’allenatore e la squadra all’ambiente in una partita molto sentita e in un momento cruciale del campionato. Una partita in cui il risultato e come è venuto va ben oltre le difficoltà del secondo tempo, di una squadra che quando esce dal suo copione non sembra in grado di gestire le difficoltà; vivendo quasi di improvvisazione.

Arbitro ABBATTISTA 4. Chirurgico, dannatamente chirurgico. E lo si può dire con maggiore sollievo dopo una partita vinta, che solo per i 5’ minuti di lucida follia del Verona non è andata in maniera diversa. Aveva già lasciato molti dubbi nel primo tempo, perché ha permesso al Vicenza di essere aggressivo oltre il consentito, ammonendo (giustamente) Bessa, ma ignorando almeno altri due o tre interventi da cartellino giallo (in particolare una manata di Esposito a Pazzini, maltrattato a più riprese anche da Adejo). Nella ripresa l’episodio più grave, il fallo, vistoso (mani in faccia), ignorato, con cui Esposito si libera di Siligardi nell’azione del 2-1 che poteva decidere la partita, e almeno altri tre episodi da cartellino giallo ignorati ai danni di giocatori del Vicenza (tra cui un fallo da dietro di Adejo su Pazzini al 9’, un mano volontario di Giacomelli al 10’, un’entrataccia di De Luca su Ferrari che poteva anche essere da rosso diretto al 26’) mentre sono arrivati puntuali i cartellini per Souprayen (fallo su De Luca) e Zuculini, entrambi diffidati e quindi squalificati per la prossima. Molto dubbio anche un episodio al 45’ su un tiro di Bessa ribattuto in area forse di mano da Ebagua, conclusione preceduta dall’affossamento altrettanto dubbio di Ferrari in area da parte di Adejo. Nulla di non già visto, comunque…

26
apr 2017
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IL PAGELLONE DI PERUGIA-H.VERONA

NICOLAS 6. Qualche imprecisione nei rilanci e un paio di uscite a vuoto nel primo tempo. Per poco non fa il disastro su un retropassaggio di Boldor su cui non si fa trovare pronto ma è bravo su una conclusione ravvicinata di Forte.

ROMULO 6-. Volenteroso, ma a parte la giocata (col tacco) in chiusura di primo tempo che ha messo davanti al portiere Pazzini è stati poco concreto. Diversi errori di misura e in difficoltà contro Di Chiara.

BIANCHETTI 6-. Nessuna sbavatura evidente ma specie nel primo tempo sempre in difficoltà nell’uno contro uno. Un po’ meglio nella ripresa.

BOLDOR 6. Probabilmente il meno tecnico dei centrali ma è l’unico che spazza quando c’è da spazzare, evitando pericoli inutili. Nel pasticcio con Nicolas da la palla sul piede giusto e sul gol di Dezi forse entrambi i centrali potevano fare meglio.

SOUPRAYEN 5,5. Stranamente bloccato dietro, poco propositivo e amnesia gravissima al 23’ che poteva costare il gol di Mustacchio. Errore già visto altre volte in passato, quando stringe troppo al centro senza guardare chi ha alle spalle.

VALOTI 6+. Poteva essere più determinante nel primo tempo, perché aveva la qualità necessaria per proporsi e aiutare la squadra a saltare il primo pressing, alleggerendo la pressione del Perugia. Lo ha fatto poco ma non ha fatto male; in un ruolo che ancora non gli appartiene del tutto ma dove sta crescendo. E ha il merito del break che ha portato al gol di Luppi.

B.ZUCULINI 6-. Meno esplosivo di Bari, ma è fisiologico visto la portata della partita precedente e l’impegno ravvicinato. Un po’ in difficoltà nel primo tempo, sempre prezioso nel recupero palla ma in difficoltà in fase di palleggio.

BESSA 6. Ha sofferto molto l’aggressività del Perugia del primo tempo, ma è stato comunque bravo nell’abbassarsi e nel fare il punto di riferimento del gioco, quasi da allenatore in campo più che da regista. Qualche buona giocata ma anche la stanchezza delle ultime gare che si è fatta sentire nel secondo tempo.

dal 38’ s.t. Zaccagni s.v. E’ scomparso dal radar di Pecchia dopo la brutta prestazione con la Spezia che però aveva coinvolto un po’ tutti. Di sicuro è il più riposato per il finale di campionato.

LUPPI 6+. Col Perugia molto aggressivo del primo tempo non è mai riuscito a giocare più dentro il campo per aiutare non solo Pazzini ma anche la squadra a salire. Stando più esterno ha garantito qualche copertura difensiva in più ma non è mai ripartito. Nella ripresa sembrava più in palla, ha trovato il gol. Ma subito dopo, nonostante fosse in fiducia e con ancora una buona gamba, è stato tolto dal campo.

dal 14’ s.t. Troianiello 5,5. Ignorato per mesi, tanto dall’essere diventato un oggetto misterioso a primo cambio in una sfida delicatissima. Una scalata che, simpatia a parte, finora non trova spiegazione nelle prestazioni. Buona volontà ma mezzora senza squilli e una dormita su una bella invenzione di Bessa che gli aveva sventagliato un pallone delizioso dentro l’area di rigore.

PAZZINI 5,5. E’ stato uno dei più lucidi nell’interpretare la partita nel primo tempo, in mano al Perugia, con tre o quattro iniziative che hanno cercato di alleggerire la pressione dei padroni di casa. Peccato per l’occasione che si è divorato proprio in chiusura di primo tempo, per una seconda non concretizzata avuta al 12’ del s.t., in cui però è stato bravo Brignoli, e per la reazione dopo il cambio. Cambio totalmente inspiegabile, ma che non giustifica il gesto al rientro in panchina.

dal 27’ s.t. Ganz s.v. Da quando è uscito Pazzini il Verona non ha mai passato la metà campo; ma non è colpa sua. Perché non ha esattamente la caratteristica della punta che può giocare da sola facendo salire la squadra. Sembrava più logico anche per come si era messa la partita provarlo con Pazzini, non al suo posto.

FARES 5. Qualche copertura a livello difensivo, il colpo di testa fuori di poco a concludere una bella iniziativa di Valoti sulla destra nel primo tempo e un pallone messo dentro per Pazzini a inizio ripresa. Il resto è da cancellare; tra errori al controllo, litigi col pallone, un’occasione regalata a Dezi al limite dell’area, cross con l’uomo davanti. Incomprensibile che abbia giocato tutti i 90’.

PECCHIA 5. Assolutamente da apprezzare che Nicola Corrent, in panchina al suo posto, si sia preso la responsabilità dei cambi, ma sarebbe la prima volta che un vice decide al posto di un allenatore; seppur squalificato. Positivo il punto, che da continuità alla classifica in un momento con tante difficoltà tra infortuni e squalifiche. Ancora positiva la classifica (anche se il Frosinone con la vittoria contro lo Spezia si è ripreso due punti ed è a -1) ma totalmente inspiegabili le sostituzioni; che hanno tolto dal campo il miglior attaccante, il miglior centrocampista e il marcatore di giornata. Quest’ultimo oltretutto subito dopo il gol.

Arbitro SACCHI 5,5. Poca personalità, fallo e cartellino inventati contro Souprayen, più di qualche fallo ignorato (in particolare su Pazzini). Fa giocare, ma a volte esagera.

22
apr 2017
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IL PAGELLONE DI BARI-H.VERONA

NICOLAS 7. Una parata importante sul colpo di testa di Furlan nel primo tempo, attento fino all’ultimo sulla punizione di Galano alzata sopra la traversa del 95’. Stavolta nessuna incertezza.

ROMULO 7. Finalmente. Finalmente ed era ora. Incisivo, continuo e dentro la partita. Con Souprayen ha dominato le corsie esterne. Qualcosa da limare, vedi la simulazione del tutto inutile nel contatto con Moras nel secondo tempo, ma quando gioca così è utile alla squadra.

FERRARI 5,5. Un’ingenuità grossolana nel secondo giallo, perché da già ammonito allunga la gamba per fermare Martinho sotto gli occhi dell’arbitro. Peccato, perché fino a quel punto aveva fatto meglio di Bianchetti: positivo nel fermare una ripartenza frontale sempre di Martinho dopo 15’, attento nel tenere la posizione e nel confronto con Maniero. Il primo errore lo commette quando esce in ritardo su Martinho e prende giallo al 32’. Il secondo (ancora sul brasiliano ex Verona) è il più pesante e poteva essere decisivo.

BIANCHETTI 6-. Le solite incertezze nel primo tempo, acuite dallo spostamento sul centrosinistra che di sicuro non gli ha giovato. E’ lontano da Furlan sul colpo di testa in cui il Bari rischia il pareggio, incerto nell’assorbire un retropassaggio di Pazzini, fa prendere un contropiede assurdo al 43’ (concluso da un tiro da fuori di Galano) su un giro palla tranquillo per un errore elementare in uscita. Decisamente meglio nel secondo tempo, dopo l’espulsione di Ferrari e l’ingresso di Boldor che lo ha riportato sul centrodestra e per la prestazione della squadra che ha saputo assorbire nel migliore dei modi l’uomo in meno rimanendo compatta e ripartendo sempre.

SOUPRAYEN 7. Ha vinto alla grande il duello sulla fascia di competenza, correndo moltissimo, spingendo e difendendo. Attento anche alle diagonali. Prestazione importante.

FOSSATI 6,5. Un buon primo tempo; bene nel palleggio, bravo nell’assorbire anche qualche imprecisione di Bessa nel giro palla, attento nelle coperture. Poi Greco lo ha azzoppato al 26’ e la sua partita è finita al 45’.

dal 1’ s.t. Valoti 6,5. Al suo ingresso (per una questione di caratteristiche) c’era qualche dubbio perché era la stessa scelta che non aveva pagato con lo Spezia, in una partita per di più dove con un risultato di vantaggio sembrava più appropriato inserire un centrocampista meno offensivo e più di contenimento per mantenere l’equilibrio. Invece ha fatto bene, si è compattato con Bruno Zuculini, specie nel 4-4-1 uscito dopo l’espulsione ed è stato bravo nelle due fasi, sia nell’interdizione che nelle ripartenze. E per due volte Micai gli ha negato il merito del gol.

B.ZUCULINI 8. Enorme in fase di tamponamento, grintoso per tutti i 95’, lucido nel giro palla e cattivo nell’andare a concludere. L’unico problema era la posizione di Martinho, che soprattutto all’inizio gli pestava i piedi in impostazione e poi in ripartenza agiva nella sua posizione. E’ stato bravo nel non perdere mai le misure e non farsi mai portar fuori, lasciando l’ex Verona ai due centrali quando si allargava, ed è stato monumentale per tutto il resto. Poteva farne un altro ma meritatissima la soddisfazione del gol che ha chiuso la partita,

BESSA 7. Non benissimo dal punto di vista tecnico già nel primo tempo, quando ha sbagliato tre o quattro palloni strani per lui. Ma è difficile trovare un giocatore con la sua qualità che corre così tanto e che poi riesce comunque a dare il la a tutte le azioni più importanti della sua squadra. Con il contagiri il pallone per Romulo nell’azione del primo gol, decisivo nell’azione del secondo (sua l’azione in solitaria sulla destra e l’assist dal fondo per la doppia conclusione di Valoti prima e Bruno Zuculini poi). Peccato per qualche ripartenza gestita male che poteva portare ad un risultato ancora più rotondo ed eclatante, ma è stato determinate ai fini di una vittoria che (in contemporanea alla sconfitta col Frosinone) a cinque giornate dalla fine può anche risultare determinante.

SILIGARDI 5.5. E’ rimasto largo, confinato sull’esterno; lontano da Pazzini. Mai pericoloso e mai dentro la partita. Una delle poche note stonate della partita.

dal 6’ s.t. Boldor 6,5. Non tira di fioretto, brandisce una spada. E non chiedetegli l’eleganza… Ma è un concentrato di solidità e concretezza, uno dei pochi che al bisogno sbatte via palla senza preoccuparsi di dove la tira, perché a volte, per un difensore, l’importante è liberare. Peccato che nelle gerarchie di Pecchia, che ha avuto il merito di lanciarlo, sia l’ultima scelta nei centrali.

PAZZINI 7,5. Stavolta pervenuto, pervenuto eccome. Non solo per il gol, l’ennesima zampata che lo consacra re dei bomber della B, ma per il lavoro sporco, per il duello tutto di forza con Tonucci che in area non lo lasciava respirare, in una partita in cui ha aiutato la squadra, preso punizioni, dato una mano anche nella propria area di rigore sulle azioni da palla ferma, con una continuità a livello fisico che lascia ben sperare per le ultime cinque partite.

dal 41’ s.t. Troianiello s.v.

LUPPI 6,5. Non è mai stato pericoloso, ma a differenza di altri compagni è l’ideale per una partita di battaglia. Nessun ricamo, tanta concretezza: ha coperto bene la fascia soprattutto dopo l’espulsione di Ferrari, ha lottato su ogni pallone e preso tante botte. Utile alla squadra, un esempio di sacrificio.

PECCHIA 7. Chi l’avrebbe mai detto. Chi avrebbe mai detto che in due giornate avrebbe preso 6 punti al Frosinone che due domeniche fa sembrava scappato. L’unica nota negativa è che non è riuscito a trovare le contromisure a Martinho, che finché è stato in campo è l’unico che ha creato qualche difficoltà, ma la squadra ha sempre fatto la partita, si è compattata dopo l’espulsione di Ferrari abbassandosi ma coprendo benissimo il campo, compattandosi e ripartendo sempre. Creando anzi diverse palle gol in dieci contro undici, occasioni che potevano sicuramente portare ad un risultato più pesante. Ma può essere una vittoria decisiva.

Arbitro Manganiello 6,5. Bene, non benissimo ma bene. Tenendo conto di come è partito, permettendo al Bari un gioco eccessivamente duro (era da giallo già l’entrata di “avvertimento” di Sabelli su Luppi dopo 28 secondi). Ma ha avuto personalità e l’ha tirata fuori a partita in corso.

17
apr 2017
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-CITTADELLA

NICOLAS 6. Un solo intervento e nemmeno di rilievo. Ha pulito l’area due o tre volte, bravo nel portare a casa in tuffo un pallone di Benedetti messo dentro dalla destra.

ROMULO 6. Senza ali di ruolo nel Cittadella aveva ampia possibilità di entrare nella metà campo avversaria e creare superiorità, ma lo ha fatto poco nel primo tempo. Male al cross e per niente incisivo anche in fase di rifinitura. Meglio nel secondo tempo quando Pecchia lo ha alzato prima a centrocampo e poi nei tre davanti. Il suo merito nella partita è stata la difesa caparbia e sostenuta del pallone da cui è nato il 2-0 di Pazzini.

BIANCHETTI 5,5. Tanto, troppo in affanno, specie nel primo tempo; quando dove non c’erano difficoltà se l’è quasi create. Un po’ meglio nella ripresa con qualche chiusura di testa a sottolineare una crescita individuale che è andata di pari passo con la crescita della squadra.

CARACCIOLO 6+. Inizio shock, con due rinvii sbagliati nella stessa azione in cui il Verona ha seriamente rischiato di prendere gol (e Bianchetti di fare rigore su Chiaretti). Poi, per fortuna, si è ripreso ed è cresciuto col passare dei minuti.

SOUPRAYEN 7. Molto meglio di Romulo nello sfruttare gli spazi che il Cittadella lasciava sulle corsie esterne già nel primo tempo. A cui va aggiunta un’ottima ripresa, in cui ha tentato addirittura di chiudere un’incursione personale con una conclusione dentro l’area col destro, che notoriamente è un piede che non usa nemmeno sotto tortura. Due episodi hanno segnato la sua partita: la contestazione della tribuna su un retropassaggio a Nicolas sul finire del primo tempo e il colpo che gli ha aperto la testa subìto nella ripresa, giocata col turbante. Episodi che gli hanno provocato una sana risposta di personalità e carattere.

FOSSATI 6. Ordinato, ha dato peso e sostanza alla metà campo, anche soffrendo qualcosa di troppo in un primo tempo in cui ha concesso un paio di incursioni al limite dell’area troppo facili. E’ cresciuto alla distanza. Per caratteristiche e personalità l’unico sostituto possibile di Franco Zuculini nella rosa del Verona.

B.ZUCULINI 6+. Ha lavorato tanto in chiave difensiva, soffrendo moltissimo nel primo tempo il rombo del Cittadella e il 4 contro 3 continuo che si creava in mezzo al campo. Anche lui (nonostante qualche imprecisione insolita nel palleggio) in grande crescendo nel secondo tempo, con la palla del 2-0, su una ripartenza guidata da Bessa, annullata solo dalla bravura di un Alfonso super reattivo nel buttarsi per terra.

BESSA 7,5. Conferma di essere non solo un tiratore provetto, per ampio distacco il più pericoloso nel calciare dalla distanza. Ma anche che quando si abbassano i ritmi e lui riesce ad agire sulla trequarti ha strappi impressionanti e decisivi nell’equilibrio delle partite. Segna il primo gol con un’azione individuale, il gol (sesto in stagione) che aiuta la squadra e che libera la mente dalle pressioni, e procura sempre con un’iniziativa personale il secondo. Decisivo.

dal 40’ s.t. Valoti s.v.

FARES 5,5. Anonimo e fuori contesto per ampi tratti di partita, prima a sinistra e poi a destra. Un guizzo dal limite dell’area in chiusura di primo tempo, con grande risposta di Alfonso.

dal 11’ s.t. Ferrari 6+. Una bella iniziativa personale al 35’. Più in generale, con ordine e lucidità, ha giocato il pezzo di gara in cui il Verona ha fatto meglio.

PAZZINI 7. E’ il giocatore più facile da gestire quando non sta bene: perché non puoi non farlo giocare. Perché anche se non ci arriva, ha le gambe che non girano, si limita ad un comunque efficace gioco sporco (prendere falli per far salire la squadra, procurandosi punizioni) non puoi lasciar fuori quello che più degli altri nel Verona ha il colpo, la giocata vincente. E alla fine, il gol, (il 22° stagionale) la giocata decisiva che maschera i problemi di gioco o la mancanza idee, è quello che più di tutti incide nel valutare la prestazione.
LUPPI 6- Ha cercato di star vicino a Pazzini, sostituendo nella posizione in campo e nell’interpretazione del ruolo l’ultimo Siligardi. Ce l’ha messa, come sempre, è anche entrato nell’azione del primo gol, ma non è mai riuscito a rendersi pericoloso.

dal 30’ s.t. Troianiello s.v.

PECCHIA 6. Talmente onesto da sembrare ingenuo quando ammette che aveva preparato una partita diversa. Ma il Verona visto col Cittadella, più pratico, più cinico, molto meno lezioso, che ha saputo più soffrire che costruire ed ha finito in crescendo con una gestione più saggia e concreta della partita, è piaciuto. Ed è sembrato molto più “sul pezzo” per la volata finale. Soprattutto dopo un primo tempo in cui, bravura e pressione del Cittadella a parte, alla squadra sembrava pesare tutto il doppio.
I cambi di modulo e di interpreti, che non sono mancati nemmeno questa volta, con Romulo che ad esempio è partito basso a destra, poi ha fatto l’interno di centrocampo e ha finito alto a sinistra nel 4-2-3-1 finale, confermano che esiste un limite sottilissimo tra confusione e duttilità. E che alla fine il risultato è quello che fa pendere l’ago della bilancia da una o dall’altra parte. Sperando di non essere smentiti già alla prossima tre punti che in contemporanea alla sconfitta del Frosinone (a cui hanno regalato un rigore, invertendo un fallo) e al divario sempre più ampio dalle quarte (otto punti che lasciano aperta la possibilità delle tre promozioni dirette), possono rappresentare a sei giornata dalla fine la vera svolta della stagione.

Arbitro Pinzani 6+. Ha fischiato tutto quello che doveva fischiare, ammonendo poco e lasciando giocare. Molti dubbi su un intervento all’inizio di Bianchetti su Chiaretti che pareva da rigore e sui 7’ di recupero finali.

11
apr 2017
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IL PAGELLONE DI NOVARA-H.VERONA

NICOLAS 5,5. Alcune incertezze, alla fine non determinanti, ma che hanno portato a rischi inutili: in uscita (in particolare su una rimessa laterale da cui il Novara ha costruito un’occasione importante), palla al piede. Episodi che non hanno inciso sul risultato ma che hanno reso ancora più insicura una difesa già in difficoltà per conto suo; sia a livello di linea, sia a livello individuale. Da rivedere sul primo gol, bene in un’occasione su Macheda.

ROMULO 5-. I preziosismi fini a stessi non mancano mai (colpi di tacco, doppi passi…). Cose utili e concrete manco l’ombra. Va solo con la palla, senza non un movimento. Tanti cross, quasi tutti sbagliati. E sul gol del 2-1 del Novara guarda Calderoni partire e battere a rete pensando che forse doveva marcarlo un altro.

FERRARI 5,5. Il meno peggio di una linea da incubo. L’unico almeno a provare a reggere fisicamente il confronto con Galabinov. Salva un gol con un intervento provvidenziale davanti alla porta sul primo doppio svarione del primo tempo (22’ e 23’ – liscio di testa di Bianchetti che libera al tiro Adorjan davanti a Nicolas e sullo sviluppo dell’azione seguente l’uscita fuori tempo del portiere su una rimessa laterale battuta sulla riga di fondo).

BIANCHETTI 4,5. Tante lacune, sul piano individuale e sul piano tattico. Disarmante il confronto personale con Galabinov.

SOUPRAYEN 5. Porta palla nel primo tempo, sparisce nel secondo. E la difesa su Macheda (se si può parlare di difesa…) che gli gira intorno con una facilità disarmante sulla traversa presa dall’attaccante del Novara al 14’ del s.t. è la parte peggiore del repertorio.

FOSSATI 6-. Primo tempo quasi perfetto: giro palla, recuperi, fase difensiva, coperture preventive sugli sganciamenti di Romulo che restava quasi sempre alto, una palla d’oro per Pazzini al 34’ salvata da Mantovani. Nella ripresa in calo come il resto della squadra, ed è lui che probabilmente tiene in gioco Macheda nella palla respinta e ributtata in area dal Novara che porta all’1-1.

dal 47’ s.t. Valoti s.v. E’ entrato dopo il 2-1, quando forse era più lecito aspettarsi Ganz almeno per l’assalto finale. Ma il gol è arrivato lo stesso e lui è andato anche alla conclusione.

B.ZUCULINI 6-. Aggressivo e molto fisico. Come Fossati primo tempo quasi perfetto, soprattutto nella capacità di recuperare palla e dare intensità alla manovra, nel secondo tempo ha pagato un evidente calo fisico.

BESSA 6. Gol a parte l’unico che ha calciato in porta (da fuori). E che nel secondo tempo ha provato a dare una scossa con tre o quattro ripartenze a tutto campo finalizzate però male.

SILIGARDI 6+. E’ tornato attaccante esterno nel 4-3-3, ma rispetto al passato molto più dentro il campo e più vicino a Pazzini. Per un’ora ha fatto bene andando anche oltre il gol e aiutando la squadra a ripartire. E’ uscito un attimo dopo aver dato una palla gol a Pazzini, annullata da un intervento prodigioso di Chiosa.

dal 23’ s.t. Caracciolo 6. Anche se non nelle migliori condizioni ridà un po’ di solidità ad una linea che col Novara ha fatto male sotto tutti i punti di vista.

PAZZINI 6. Non pervenuto e spiace dirlo per 90 minuti e spiccioli. Non un problema di voglia o di sacrificio perché mosso si è mosso, ma spesso in ritardo; già ad inizio partita poco pronto su una ribattuta del portiere su una bella conclusione di Bessa da fuori in cui proprio gli è mancato il guizzo. E di botte ne ha prese come sempre perché non è uno che tira mai indietro la gamba o evita il contatto fisico. Ma per un’ora abbondante Luppi e Siligardi erano stati molto più pericolosi di lui. Poi, dal nulla, su una palla priva di senso buttata in area alla disperata e respinta a casaccio da Da Costa, quando tutto sembrava perduto e si profilava la seconda sconfitta consecutiva, si è inventato una giocata da campione che ha tenuto a galla il Verona e Pecchia.

LUPPI 6,5. Poco da dire se non per un’ora per distacco il migliore in campo. Grande temperamento, sacrificio, ripartenze, l’assist per Siligardi; nessun colpo ad effetto, nessuna giocata da fenomeno, solo sudore e concretezza. E’ uscito dalla partita quando il Verona è tornato col 3-5-2, ma aveva già speso moltissimo.

dal 31’ s.t. Cappelluzzo 5. Pensando anche a Ganz lasciato in panchina, alla fiducia che gli ha dimostrato l’allenatore e ad altre volte in cui era entrato e si era dato da fare, avrebbe dovuto entrare in campo e, parlando figurativamente, mangiare l’erba. Invece non l’ha fatto.

PECCHIA 5. Tralasciando il valore dell’avversario ed errori individuali a parte, è difficilmente spiegabile dopo tanti mesi di lavoro come ogni palla buttata dentro l’area diventi una specie di incubo e come la linea difensiva prenda ancora gol come l’1-1 di Macheda. Da qui le perplessità nella scelta iniziale di mettere Romulo basso (il brasiliano sembra essere l’unico mai in discussione) con Bianchetti sul centrosinistra e Ferrari sul centrodestra, che ha portato all’esclusione per la seconda volta di Caracciolo, il più affidabile sinora dietro – giustificata da Pecchia con qualche problema fisico patito dall’ex bresciano, che però a partita in corso è entrato. Discutibili anche i cambi. Il cambio di modulo subito dopo una ripartenza di Luppi e un tiro di Bessa che sembravano aver riportato in partita il Verona dopo 20’ di grande sofferenza e la scelta di lasciare in panchina Ganz, che pure a Vercelli aveva fatto il Pazzini della situazione, mascherando problemi (possesso palla ma pochi tiri in porta; squadra fragile, soprattutto dietro) che purtroppo per il Verona si trascinano da tempo.

Arbitro Ghersini 4,5. Come sia stato capace di non mandare fuori Mantovani (che andava ammonito molto prima) e nel finale Troest, che davanti a lui ha trattenuto palesemente Pazzini (che poi l’ha altrettanto mandato palesemente a quel paese), non si sa.

05
apr 2017
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Sport

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IL PAGELLONE DI H.VERONA-SPEZIA

NICOLAS 6,5. Una parata clamorosa, in tuffo, a mano aperta, su Maggiore. Il suo l’ha fatto.

FERRARI 4,5. Bene nei primi venti minuti, poi si è fatto trovare fuori posizione nell’occasione di Maggiore e non ne ha più imbroccata una. Infortunio finale a parte, palesemente in difficoltà quando è stato spostato a sinistra.

BIANCHETTI 6. Un appoggio sbagliato sottolineato dai mugugni del Bentegodi ma senza Caracciolo ha cercato, riuscendoci, di tenere in piedi una difesa che non aveva mai giocato insieme. E comunque meglio un suo cross nel finale dalla destra per Pazzini che una ventina inutili di Romulo.

PISANO 5. Portato a giocare la palla per caratteristica, nel primo tempo ha spinto anche da terzo centrale riuscendo ad arrivare anche un paio di volte alla conclusione. Colpevole nell’occasione del rigore, ma è difficile essere lucidi quando si cambiano quattro ruoli nella stessa partita (è partito a sinistra nella difesa a tre, poi nel secondo tempo è passato sul centrodestra, poi ha fatto per una decina di minuti l’esterno destro a 4 e ha finito come esterno a sinistra).

ROMULO 4. Pochissima qualità, pochissima personalità quando nel finale ha evitato una conclusione da buona posizione scaricando palla nel traffico. Anche disciplinato tatticamente, con il riferimento del binario di destra, resta a lungo fuori dal gioco non trovando mai una giocata degna del suo valore e del suo ingaggio.

BESSA 5. Si è abbassato molto per avviare l’azione, facendo il vero regista della squadra; ma con poche idee. E lo si è perso negli ultimi venti metri, dove non è mai stato una volta pericoloso.

B.ZUCULINI 6. Uno dei pochi a cadere in piedi, anche per aggressività e grinta.

dal 36’ s.t. Cappelluzzo s.v. Buttato nella mischia nel finale, fa poco. Ma non si poteva chiedere al più giovane di cambiare l’inerzia della partita.

VALOTI 4,5. In difficoltà nell’interpretare il ruolo di interno puro di centrocampo. Doveva dare qualcosa sul piano dell’imprevidibilità, entrando da dietro; ma non l’ha mai fatto.

dal 15’ s.t. Luppi 5,5. Ha provato a dare la scossa appena entrato, ma è stato un fuoco di paglia. E col passare dei minuti si è spento anche lui.

SOUPRAYEN 4,5. Doveva spingere sulla corsia sinistra, invece è rimasto lungo fuori dal gioco e specie nel primo tempo è stato più offensivo (da centrale) Pisano.

dal 25’ s.t. Zaccagni 5,5. Ha fatto poco e si è preso anche un giallo che lo toglie dai convocati per il Novara. ma mettere un po’ di ordine nel Verona di oggi sarebbe stata un’impresa titanica per chiunque.

SILIGARDI 5. Attivo all’inizio, ha cercato un paio di volte l’uno-due con Pazzini ed è andato anche alla conclusione. Ma la sua partita è finita 38’ quando per un eccesso di generosità è andato a tamponare Bessa in area meglio piazzato per cercare la conclusione dopo un rimpallo in area. Da li in poi è evaporato.

PAZZINI 5. A parte quando andava a parlare con Nasca e su quella bella torsione di testa nel finale uscita di poco, non lo si è quasi mai visto. Preoccupante l’abbattimento del post-partita.

PECCHIA 4. Mantiene il modulo delle ultime due partite ma nonostante la buona prova di Trapani cambia ancora una volta gli interpreti, con forzature iniziali (Pisano e Ferrari nei tre dietro e Valoti in mezzo, molto più offensivo dell’equilibratore F.Zuculini) che non hanno pagato. Come il ritorno di Romulo, mai in discussione nelle scelte dell’undici titolare ma da settimane non all’altezza in partita. Tanta confusione anche durante la gara, con cambi di modulo e di posizioni in una ricerca frenetica di correttivi mai trovati. Molto preoccupante l’abbattimento del post-partita.

Arbitro Nasca 4. E’ vero che la prestazione negativa del Verona, per ammissione degli stessi protagonisti, va oltre qualsiasi cosa, qualsiasi rigore non dato, qualsiasi direzione avversa. Ma gli episodi decidono le partite; e a volte anche le stagioni. Da una parte è stato rigore (sacrosanto sul braccio di Pisano), dall’altra no (con un colpo da pallavolo in area annullato da una spinta inventata).