13
lug 2018
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SALTO NEL VUOTO (NONOSTANTE I PARACADUTE)

Decifrare l’indecifrabile è impresa impossibile. Per questo l’ultimo campionato del Verona anche a mesi di distanza non ha spiegazioni logiche. Una stagione miserrima dal punto di vista del risultato sportivo, la peggiore di sempre. Risultati che hanno allontanato i tifosi, prestazioni che hanno fatto perdere la passione a molti irriducibili; come si evince dall’andamento della nuova campagna abbonamenti.

Ma anche sotto il profilo economico è stato un autentico disastro. Setti ha più volte ricordato come non ci fosse nessun vantaggio nel retrocedere perché le entrate per i diritti sportivi in serie A erano di gran lunga superiori allo scandaloso paracadute (giusto per precisare… scandaloso perché il calcio ha introdotto nello sport qualcosa di inconcepibile: il premio a perdere…) poi entrato nelle casse del Verona. Ma allora ancora oggi ci si chiede il perché di tante cose viste lo scorso anno: perché tenere Pecchia contro tutto e contro tutti, perché non essersi giocati quell’ultima carta del cambio di allenatore, perché quel mercato di gennaio, che ha indebolito una squadra già debole e spenta, perché far fuori in quella maniera Pazzini; per prendere due giocatori non adeguati ad una squadra in cui serviva la punta per far gol e vincere le partite.

Ma se non aveva una spiegazione logica quella stagione, ancor meno – almeno in questo momento, siamo al 13 di luglio – meno ancora sembra averne questa appena partita. Il paracadute (il secondo in tre anni) avrebbe dovuto portare alla società un grande vantaggio: non tanto quello di far quadrare bilanci che ci dicono con fermezza essere lindi da tempo (e se non ci sono motivi per sostenere il contrario, non ci sono nemmeno motivi del perchè non dovrebbero esserlo), ma quello di poter fare il mercato scegliendo, comandando; dall’alto di una forza economica data non dalle possibilità personali dei presidenti, ma proprio da quegli introiti derivanti dalla retrocessione, che le altre squadre di B non possono avere.

E invece di colpi, di giocatori che potessero risollevare l’entusiasmo, dare prospettive (sempre per il momento) non se n’è visto neanche uno. Dopo non aver cambiato un allenatore perdente mesi prima della retrocessione forse anche per non buttar via inutili denari (?), il Verona ha preso – pagandone una clausola liberatoria – non un vincente o un tecnico esperto della categoria con promozioni alle spalle, ma l’ennesima scommessa, l’amico dell’amico. Un tecnico giovane, con la voglia di emergere (com’era Pecchia peraltro), ma che ha fallito l’anno scorso con un Bari che nella rosa, nei contratti, nell’esperienza dei giocatori più importanti, era sicuramente più avanti della squadra che allenerà quest’anno.

Dal Bari il paracadute avrebbe permesso di prendere Galano o Anderson o Sabelli, i veri uomini mercato di quella squadra. Quelli che hanno portato Grosso e il Bari ai playoff… invece è arrivato l’ennesimo comprimario, Cissè, la cui storia – anche recente – non è quella di un titolare vincente ma di un buon gregario. La speranza è che Cissè inverta la rotta e faccia a Verona dieci gol e il miglior campionato di sempre, ma perché sempre scommesse?

Altra cosa che stride è l’aver confermato quella linea che ha prodotto il campionato peggiore di sempre. Non è un caso se il direttore sportivo precedente, elogiato da Setti nonostante il disastroso bilancio sportivo e i 25 punti dello scorso anno, sia stato sostituito con il suo più stretto e fidato collaboratore. Ripercorrendo alcuni profili già sentiti e seguiti e la linea dei prestiti secchi (?) o dei parametri zero (p.s. il milione e spiccioli che arriveranno dalla cessione di Jorginho al Chelsea non è frutto di lungimiranza o capacità particolari, ma del contributo di solidarietà previsto dal regolamento Fifa).

E poi c’è il resto: l’affare Mantova (qualcuno dovrebbe spiegare quali vantaggi ha il Verona, società di B con ambizioni di tornare nella massima serie, a far crescere i propri giovani tra i dilettanti), la clamorosa levata di scudi di Setti contro il taglio al paracadute (sostenuta anche da taluni sui social), come se 20 milioni anziché 25 fossero il male dell’Hellas o la scusa per non essere competitivo sin da subito per la promozione. Che non può che essere l’unico obiettivo. Levata di scudi mai vista con gli stessi toni quando lo scorso anno il Verona retrocedeva vergognosamente in serie B, dopo mercati al ribasso, partite da cavare il fiato e parole (tante, troppe…) nel vuoto.

A Grosso e ai suoi (nuovi) collaboratori, ai giocatori in cerca di riscatto, quelli che sono retrocessi, quelli arrivati e che arriveranno, il più sincero in bocca al lupo sperando che davanti a tutto ci sia come sempre dovrebbe essere IL Verona. E il peso di un’impresa sportiva che non dovrebbe poi essere tale, perché le possibilità di manovra paiono ampissime. E se non è così, qualcuno spieghi allora perché squadre tanto deboli e mediocri sul campo siano costate a tal punto dall’annullare paracadute e plusvalenze, che a Verona sembrano servire sempre per coprire le gestioni precedenti e mai per impostare un futuro vincente.

19
mag 2018
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L’ULTIMO PAGELLONE

SETTI 2. Una volta c’era la P&P di Pastorello, che portava a Verona solo giocatori della propria scuderia. Oggi c’è quella di Setti – nella poco edificante versione Plusvalenze&Paracadute. Scommesse perse, scelte sbagliate, confusione a tutti i livelli comunicativi. Mercati non all’altezza, con l’impresa al contrario di gennaio, dove si è peggiorata la peggior squadra mai vista in serie A a Verona. L’importante è il bilancio, la sua parola d’ordine, ma era il risultato sportivo a garantire maggiori introiti dai diritti. Colpa di Sogliano, un’altra perla. Quello che portò Iturbe, Sala, Ionita, Gollini, che reinventa Toni e porta Cacia in serie B. Quello dei 46 punti (allenatore Mandorlini), vendendo Jorginho a gennaio. E non una parola sulle gestioni Bigon, Gardini (che ha lasciato in eredità Barresi), Fusco, che ha lavorato benissimo, ma che ha prodotto i 25 miseri punti di questo avvilente campionato. E poi Pecchia tenuto fino alla fine contro tutto e contro tutti. Parafulmine ideale ma la peggior scelta a livello sportivo e di ambiente. Un mistero superiore ai segreti di Fatima.
Il vero problema? Ripartire con le stesse idee e con le stesse teste che hanno prodotto la peggior stagione di sempre della (gloriosa) storia dell’Hellas Verona.

FUSCO 2. Da Cassano a Cerci, al caso Pazzini, passato in un’estate da punto fermo a problema. A quel mercato fatto al risparmio raccontato con la presunzione di chi la sa più di te, al voler negare l’evidenza di giocatori non all’altezza e non da categoria. Buchel, Souprayen (che raccontava come affidabile persino da difensore centrale), Nicolas, Hertaux fino a Petkovic e Matos le tante scommesse perse di una stagione fallimentare, conclusa prima del fischio e dei fischi finali; che andavano condivisi e non dimissionati.

BARRESI 2. Direttore operativo con la mantella magica di Harry Potter, quella che rende invisibili anche in assenza di pari grado in società. Non un’assunzione di responsabilità, non una dichiarazione di peso, a parte le innumerevoli inaugurazioni dell’antistadio. Dirigente dietro le quinte anche quando davanti non c’era più Fusco e la società abbisognava di rumorose presenze, non di silenziose assenze.

STAFF MEDICO 2. Non si era mai visto un giocatore che sulla tv ufficiale lamentasse di essere stato curato male da un infortunio muscolare. Incolpando i medici per la lunghezza dei tempi di recupero. E’ capitato quest’anno: fonte attendibile Alessio Cerci. A cui si aggiunge l’altrettanto poco edificante caso Albertazzi.

PECCHIA – STAFF TECNICO 2. Parlano i risultati: 27 sconfitte in 38 partite, 13 partite perse (su 19) al Bentegodi, 30 gol fatti (penultimo attacco) e 78 subiti (seconda peggior difesa), 25 punti… meno di 3 al mese, una decina in meno del Crotone o della Spal. Aveva la peggior squadra del campionato, ulteriormente peggiorata a gennaio. Uno staff inesperto come lui; ma ha avallato tutto. Rendendosi complice (non responsabile principale) di una distruzione sportiva senza precedenti, con giovani mandati allo sbaraglio o che restano da costruire anche dopo 30 e più presenze in serie A, difensori diventati improvvisamente attaccanti, moduli e ruoli cambiati con la stessa frequenza del tempo a Londra. Una gestione che per la disaffezione che ha provocato, rischia di pesare anche nei mesi a venire.

13
mag 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-UDINESE

SETTI, SOCIETA’, ALLENATORE, GIOCATORI.

Quella con l’Udinese è stata la tredicesima sconfitta in casa (su diciannove partite): nessuno, nemmeno il Benevento (12), ha fatto peggio.

Ventisei sconfitte su trentasette partite, settantasei gol presi, solo ventinove fatti (peggior attacco insieme al Sassuolo).

Setti disse che il Verona avrebbe lottato fino alla fine, non è successo.

La storia dell’Hellas imponeva orgoglio e dignità anche nel retrocedere: non c’è stato né uno né l’altro.

Tante parole, zero fatti. E il peggior campionato in A della gloriosa storia del Verona.

VOTO 2.

05
mag 2018
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IL PAGELLONE DI MILAN-H.VERONA

SILVESTRI 6,5. Reattivo, presente. Evita la goleada nel tiro al bersaglio del primo tempo. Forse poteva fare qualcosa in più sugli ultimi due gol, ma per quel che ha fatto vedere doveva avere più spazio.

BEARZOTTI 4,5. Messo male, sempre in ritardo. Nonostante l’impegno e la buona volontà (soprattutto nel finale e in fase offensiva), Chalanoglu era troppa cosa. Così non è valorizzare i giovani, è buttarli allo sbaraglio.

CARACCIOLO 5. Schiacciato dentro l’area di rigore, come da settimane a questa parte.

HERTAUX 4. Non servono le rivelazioni social di fine campionato per capire il perché non ha mai giocato nel girone di ritorno. E’ bastato vederlo oggi, contro Cutrone.

FARES 4,5. Scherzato da Suso, inadeguato a difendere in un ruolo che nessuno gli ha insegnato. E che per alcune partite (per scelta tecnica) non era stato nemmeno più suo. Ulteriore esempio che i jolly in serie A non si inventano e che valorizzare non è far fare presenza.

dal 30’ s.t. Aarons 5. Il perché giochi (e anche il cosa abbia portato a inserirlo nei rinforzi “mirati” di gennaio per puntare alla salvezza) uno dei grandi misteri della stagione.

ROMULO 5. La solita voglia di strafare che non porta a risultati concreti, a parte una punizione stampata sul sette che è stata (al minuto 26’ del secondo tempo) la prima conclusione in porta del Verona. Quattro minuti dopo Pecchia lo ha abbassato in difesa a sinistra.

CALVANO 4,5. Post infortunio duro da digerire, approssimativo e falloso. Piede poco educato per giocare davanti alla difesa.

dal 7’ s.t. F.Zuculini 5. Grinta, ma anche tanta confusione.

DANZI 5,5. Col Sassuolo regista, oggi in partenza buttato allo sbaraglio da interno di centrocampo; chissà cosa mai sarà cambiato. L’esempio di come la confusione tattica valorizzi solo il nulla cosmico.

CERCI 4,5. Atteggiamento da chi me l’ha fatto fare, voglia meno di zero. Ma era dura inventare qualcosa con quelli che aveva intorno.

PETKOVIC 4. Inconsistente. Non fosse stato per lo spintone di Bonucci in area (da rigore) non avrebbe lasciato traccia.

dal 12’ s.t. Lee 6,5. Arruffone e frenetico; però impegno e voglia non gli hanno mai fatto difetto. Non si è capito se è arrivato solo per il brand, ma si porta a casa un gol da raccontare ai nipoti.

MATOS 5. Corre su e giù senza combinare nulla di particolare, apprezzabile disponibilità in fase difensiva, ma come attaccante…

PECCHIA 4-. A volte il silenzio dice più di mille parole.

Arbitro Pasqua 4. Non vede la spinta di Bonucci su Petkovic e non ricorre alla tecnologia. La conferma che anche le grandi idee, poi camminano sulle gambe degli uomini.

p.s. SETTI 4-. Ha parlato di errori, ma non si è capito chi ha sbagliato. Aveva promesso un Verona che avrebbe lottato fino alla fine, ma quella che si è vista – anche a Milano – è una squadra inadeguata alla categoria, senza un progetto tecnico, che ha solo aperto l’ennesimo paracadute.

29
apr 2018
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2.819

IL PAGELLONE DI H.VERONA-SPAL

NICOLAS 6. Copre il palo su un colpo di testa di Mattiello nel primo tempo e si oppone in uscita ad Antenucci. Ma quando non è lui a sbagliare ha davanti difensori che guardano gli avversari stoppare e tirare, così si spiegano tanti dei 71 gol presi in campionato (media di 2 a partita).

FERRARI 5. Bloccato dietro, ha contribuito a dare solidità nel primo tempo. Nella ripresa non pervenuto come tutti gli altri.

CARACCIOLO 4. Basso e schiacciato, rinuncia ad uscire per affrontare chiunque gli sia davanti. Fa la bella statuina in area sul gol di Felipe. Per qualche partita ha dimostrato di poterci stare, ma il bilancio finale è decisamente negativo.

VUKOVIC 4. Il terzo di Kurtic è il tipico gol preso dal Verona in questo campionato: attaccante che gioca, centrali che guardano. Tiro dal limite, gol. E buca il pallone che finisce addosso a Fares per l’1-1 che fa risorgere la Spal.

FARES 4. Facile dargli addosso perché non sa difendere o perché si fa sorprendere da un pallone in area che causa l’autorete più goffa della stagione. O perché quando fa una cosa buona (la ripartenza di inizio ripresa che spacca in due la Spal) poi la rovina quando arriva al limite dell’area (porta via la palla a Cerci meglio piazzato per il tiro). Il problema è più di chi considera crescita la presenza: far giocare un giovane in più ruoli, senza dargli un’esatta collocazione e gli strumenti giusti per stare in una determinata zona di campo. Ed esponendolo partita dopo partita a brutte figure.

CALVANO 5. Uno dei pochi a dare equilibrio, con umiltà e consapevolezza dei propri mezzi e dei propri compiti. Contribuisce alla solidità mostrata dal Verona del primo tempo con un preziosismo d’esterno che mette Cerci davanti a Gomis. Nel secondo tempo un fantasma.

dal 27’ s.t. Lee 5. Parentesi senza spunti ed episodi concreti. Simulazione tanto inutile quanto ingenua.

VALOTI 6. Gol a parte, uno dei migliori del primo tempo. Poi si è fatto male, come in un film già visto.

dal 4’ s.t. Fossati 5. In campo nella metà di partita non giocata dal Verona.

ROMULO 4. L’uno a uno nasce dalla solita sfilza di errori, che iniziano dal suo caricare a testa bassa con le gambe che viaggiano più veloci delle idee e da quel pallone buttato a vanvera nell’area della Spal, che poteva essere controllato e gestito in maniera molto più opportuna.

PETKOVIC 5. Un bell’assist per Valoti in occasione del gol. E poi?

MATOS 5. Mai pericoloso, nonostante nella prima frazione si sia dato anche un po’ da fare.

dal 17’ s.t. Verde 5. Si è visto appena entrato, col solito doppio passo e un fallo dal limite non fischiato da Banti e subito dopo con un tiro da fuori distante dalla porta. Poi basta.

CERCI 5. Sovrastato dall’agonismo (spesso eccessivo) dei difensori spallini. Una conclusione, un rigore non visto da Banti, ma poca cosa.

PECCHIA 4-. Finisce col Verona in balìa di una Spal più che mediocre, che fallisce l’ennesimo scontro diretto – senza lottare. Partita che certifica non solo il fallimento sportivo, ma anche quello tecnico. E l’inutilità di tante conferenze stampa pre e post gara.

BANTI 4. Var o non var la conferma che dopo la mancata di espulsione di Pjanic in Inter-Juve siamo tornati al “bon tutto”. Non fischia falli, nel primo tempo non ammonisce in almeno tre o quattro occasioni, non vede il rigore su Cerci e uno su Mattiello nel secondo tempo. Fosse stata una partita decisiva ci sarebbe molto da discutere, ma molto.

p.s. SETTI 4-. Tutti seri, tutti bravi, tutti onesti (e ci mancherebbe), i conti sono a posto (e ci mancherebbe, vista l’inadeguatezza tecnica della squadra costruita e dei mercati estivi e di gennaio), tutti con la coscienza a posto, Fusco è stato importante, Pecchia ha lavorato bene… Ma perché allora il Verona retrocede? Senza combattere e perdendo tutti gli scontri diretti nel girone di ritorno?
Difficile se non impossibile per un tifoso del Verona riconoscersi in questa squadra e in questa gestione: il calcio è passione e risultati sportivi (che fanno anche i bilanci); non solo plusvalenze o paracadute.

24
apr 2018
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IL PAGELLONE DI GENOA-H.VERONA

NICOLAS 6. Una parata a freddo su Medeiros e un miracolo su Laxalt, stavolta non sbaglia lui. Difficile fare il portiere se i centrali difensivi si girano davanti all’uomo che calcia o non lo affrontano dentro l’area di rigore.

BEARZOTTI 5. Ripescato non si sa da dove, visto che dopo qualche prestazione dignitosa nel girone di andata è finito completamente fuori dai radar. Molto timido, poca gamba, poca spinta ma in un contesto di confusione tattica che in questo momento penalizzerebbe gente molto più esperta e pronta di lui.

dal 34’ s.t. Lee 5. Ha voglia; ma fa tanta confusione e spesso è inutilmente frenetico.

CARACCIOLO 4. Non esce e si gira davanti a Medeiros che calcia in porta il pallone dell’1-0 nel primo tempo, si gira ancora davanti a Laxalt che impegna Nicolas nel secondo, non ha il coraggio di calciare in porta davanti a Perin nell’ultima ripartenza della ripartita. Gli errori più gravi sono ovviamente quelli difensivi.

VUKOVIC 4,5. Nel primo tempo tiene botta; con qualche chiusura, con un minimo di attenzione. Nel secondo molla; e il gol finale di Pandev, dove indietreggia senza affrontare l’avversario palla al piede e consentendogli lo scavino ne è la conferma.

SOUPRAYEN 5. Ci prova, con i limiti di sempre.

dal 12’ s.t. Verde 5. Combina poco o nulla.

ROMULO 5. Corre di qua e di la come al solito senza un minimo di equilibrio tattico, a volte facendo, più spesso disfando, come nell’occasione avuta alla fine del primo tempo, avviata con un recupero palla e ripartenza e conclusa nel peggiore dei modi, con un colpo di testa a porta vuota finito alto sulla traversa. Segna il rigore che si procura Cerci ed è l’unica cosa concreta della partita.

DANZI 5,5. Poco in fase propositiva, anche perché il Verona cercava solo di ripartire, apprezzabile invece il tentativo di dare ordine al disordine difensivo, mantenendo (almeno lui) la zona di competenza. La sua seconda da titolare una delle pochissime note positive di questo imbarazzante finale di campionato.

VALOTI 5. Ha provato a tappare qualche buco, a fare un po’ di interdizione ma la sua partita è finita lì, perché non ha mai dato appoggio alle punte o si è fatto vedere dentro l’area di rigore.

MATOS 4. Calcia l’aria a un metro dalla porta dopo 2’, a Perin battuto. Serve altro?

dal 18’ s.t. Petkovic 5. Con l’attuale rosa e nonostante in serie A dopo una quarantina di presenze non abbia ancora segnato, in un 4-3-3 rappresenta l’unica scelta logica al centro dell’attacco. Poi la pericolosità offensiva resta quella che è. Almeno stavolta ha provato a fare qualcosa.

CERCI 6-. Non ha i movimenti della punta centrale e opera in un contesto di gioco difficile perché il Verona attacca poco e male la porta avversaria (9 gol nel girone di ritorno, di cui 2 su rigore e 4 a Firenze), ma è l’unico che continua a dare sempre l’impressione di poter creare qualcosa. Si procura il rigore, ruba il tempo a Perin in area (ma nessuno ne approfitta), mette due palloni importanti per Matos e Valoti, non sfruttati. Finalmente in campo tutta la partita.

FARES 4,5. Non più attaccante centrale, ma esterno offensivo. Per tornare poi esterno basso nella girandola dei cambi del secondo tempo. Solita buona volontà, tanta corsa, qualche ripartenza, l’assist iniziale a Matos ma zero efficacia. Un risultato però più frutto delle elucubrazioni di Pecchia che di demeriti propri.

PECCHIA 4. Ribadito che non è colpa sua se è ancora l’allenatore del Verona, per favore pietà.

Arbitro Gavillucci 6. Non incide sul risultato.

19
apr 2018
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IL PAGELLONE DI H.VERONA-SASSUOLO

NICOLAS 4. Errore inconcepibile, che costa la partita e azzera almeno tre parate salva risultato. Però alla fine ci mette la faccia al posto della società (presidente – direttore operativo).

ROMULO 4. Un paio di sgroppate, due palloni messi dentro giusto per timbrare il cartellino, zero leadership; eppure è il capitano, che in una stagione del genere si è pure permesso l’esultanza polemica dopo il rigore col Cagliari. Vederlo come un possibile trascinatore o come l’elemento in grado di fare la differenza uno degli errori più grandi.

FERRARI 4. Salva un gol dopo 2’, prova a metterci qualche toppa e assiste impotente alla sciagurata uscita di Nicolas che mette sui piedi di Lemos il gol partita. Il suo “non so cosa fare, non so a chi darla” al minuto 39 di una inqualificabile ripresa l’emblema della resa.

VUKOVIC 4. Potrebbe, ma non fa. Nè da difensore e ancor meno quando gli viene chiesto di fare l’attaccante. Graziato da Guida per una sbracciata su Politano.

SOUPRAYEN 4. Ancora una volta fa quel che può.

F.ZUCULINI 4. Un po’ di verve, l’unica conclusione pericolosa ma anche due-tre palloni sanguinosi persi e una condizione fisica che non gli consente di essere un salvagente a cui abbracciarsi.

dal 8’ s.t. Matos 4. Sinistra, destra, centro: nel casino disorganizzato del Verona gioca ovunque e da nessuna parte.

DANZI 6. Lotta e lascia intravedere personalità e visione di gioco. Ha più senso vedere in campo lui che altri.

VALOTI 4. Uno dei più propositivi fino al gol-regalo di Nicolas. Restare a galla nel secondo tempo sarebbe stato impossibile per chiunque.

CERCI 4. Partita finita alla seconda volta che ha difeso dentro la propria area di rigore e ha provato a ripartire. Evanescente sia da esterno che da punta centrale. Potrebbe fare molto di più ma andrebbe utilizzato anche molto meglio.

dal 25’ s.t. Petkovic 4. Attaccante che anche questa volta non tira e non tiene un pallone.

FARES 4. Il terzino sinistro titolare che diventa di punto in bianco l’attaccante titolare è la fotografia del caos tattico del Verona. Non fa salire la squadra, non difende un pallone, non ha le caratteristiche per giocare spalle alla porta. Ininfluente anche da attaccante esterno, irritante quando gioca di tacco.

VERDE 4. Un altro che dovrebbe lasciare tacchi, doppi passi e colpi di suola in spogliatoio, pensando a cose più concrete. Nel primo tempo non è nemmeno dispiaciuto, ma la ripresa non ha fatto prigionieri.

dal 20’ s.t. Lee 4. A volte entra e porta un po’ scompiglio, altre non capisci perché e per cosa l’abbiano preso. Stavolta è buona la seconda.

PECCHIA 4. Peggio di Benevento, nell’ennesimo scontro diretto perso senza nemmeno lottare. Imbarazzante pochezza tecnica della rosa messa a disposizione dalla società a cui si aggiunge una non meno imbarazzante pochezza tattica. Però non è colpa sua se è ancora l’allenatore del Verona.

Arbitro Guida 5,5. Non ha dubbi sull’abbraccio di Acerbi a Cerci del finale di primo tempo che forse poteva essere da Var.

15
apr 2018
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IL PAGELLONE DI BOLOGNA-H.VERONA

NICOLAS 6. Il solito film già visto altre volte: tre parate importanti (su Dzemaili e Pulgar nel primo tempo, ancora Dzemaili nella ripresa) che tengono a galla il Verona nell’attesa che avvenga quel qualcosa che poi non avviene. Molto meno bene sulla punizione di Verdi; calciata benissimo… ma sul palo del portiere.

FERRARI 5. La girandola delle scelte volute da Pecchia lo fa tornare esterno di difesa dopo la parentesi da centrale. Subisce Palacio, spinge pochissimo. Una brutta caduta dopo 30’ che un po’ ne condizione la prestazione.

CARACCIOLO 5. Torna titolare confermando l’involuzione del post-derby: poco aggressivo, sempre distante dall’uomo, anche in area di rigore, spesso in ritardo (come l’intervento su Destro, al 17’, costato l’amminizione)

VUKOVIC 5. Un paio di buone chiusure all’inizio, poi qualche errore disarmante per uno della sua esperienza. Si fa fregare da Destro nell’azione del 2-0 di Nagy ma sembrava fallo.

FELICIOLI 6-. Ordinato, anche se timido. Discreto dietro (contro l’avversario più pericoloso, Verdi), poca spinta ma almeno non fa danni. Però tecnicamente regge la categoria.

ROMULO 4. Vaga per il campo senza costrutto, mangiandosi al 7’ del s.t. la palla arrivatagli per caso che poteva valere il pareggio (solo davanti a Mirante non prende nemmeno la porta) e quasi regalando al Bologna il 2-0 mezzora prima del gol di Nagy (palla persa in uscita al 17’ s.t.). Disarmante.

dal 22’ s.t. Lee 6+. Un paio di spunti e un tiro (la prima parata di Mirante al minuto 88) che almeno hanno dato un po’ di vivacità alla solita partita piatta e abulica del Verona. In pochi minuti è stato più utile di Romulo, Aarons e Petkovic messi insieme.

FOSSATI 5. Troppo timido e poco dentro il gioco, poteva fare molto di più. Fuori causa alla mezzora dopo una brutta caduta sulla spalla.

dal 38’ s.t. Matos s.v. Una palla d’oro – l’apertura a sinistra con i giri giusti al 45’, messa purtroppo sui piedi sbagliati.

VALOTI 6. Non una prestazione da ricordare, ma almeno un po’ di aggressività, un paio di palloni sradicati agli avversari, un barlume di idea.

CERCI 5,5. Cerca quello spunto personale che non gli viene, anche per una condizione molto aprossimativa da post-infortunio. Ma è di gran lunga l’unico mai banale davanti, che ha nelle corde e nei piedi la giocata per creare qualche pericolo nello sterile e spuntato attacco del Verona. Per questo – anche pensando ad una chiave di gestione dell’impegno infrasettimanale – non si capisce proprio perché sia stato il primo ad uscire.

dal 15’ s.t. Petkovic 4,5. Dopo aver litigato con la palla e sbagliato quelle due situazioni in cui era stato coinvolto (continuando a dar ragione a chi l’ha ceduto e non a chi l’ha preso), Matos gli ha confezionato un cioccolatino che era solo da scartare alle spalle di Mirante… Ma anche li si è incartato.

FARES 5. Confermato punta centrale (dopo essere stato per mesi il terzino sinistro titolare e nonostante gli acquisti nel parco attaccanti del mercato di gennaio), ha corso, è rientrato, non si è risparmiato muovendosi su tutto il fronte d’attacco senza dare punti di riferimento… Ma non ne ha dati nemmeno ai propri compagni. Perché attaccante centrale in serie A non lo si diventa… Si prende quando è il momento. E questa, ovviamente, non è una sua colpa.

AARONS 4. Non dà nulla. Ma proprio nulla. E non è la prima volta.

PECCHIA 4. Appena dignitoso l’impegno, non il gioco e l’atteggiamento rinunciatario di una squadra che sta bassa e subisce dentro la propria area di rigore. Rotazioni a parte, scelte disarmanti a partita in corso.

Arbitro Abisso 5. Un paio di interventi da giallo ignorati, uno in particolare di Palacio in ritardo su Fossati. E l’impressione che su Vukovic fosse fallo nell’azione del 2-0 finale.

P.S.

SETTI 4. Se questo è combattere…

08
apr 2018
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3.230

IL PAGELLONE DI H.VERONA-CAGLIARI

NICOLAS 7. Una parata salva risultato su Faragò da due metri, puntuale nel gioco aereo.

FERRARI 6-. Primo tempo timido, poca spinta e qualche grattacapo sugli inserimenti degli esterni. Nel secondo, anche col cambio di modulo, ha pensato solo a difendere.

BIANCHETTI 6,5. Poche sbavature, buona copertura dei due centrali davanti alla difesa, buon feeling con Vukovic. Un buon rientro.

VUKOVIC 6,5. Come per Bianchetti lo schermo dei due centrali di centrocampo ha aiutato, lui ha fatto il resto. Deciso, puntale nell’attaccare alto, poche sbavature.

SOUPRAYEN 5,5. Tanta buona volontà ma anche tanti limiti tecnici in una categoria dove il piede non è un optional.

FOSSATI 7. Personalità, palleggio, schermo davanti alla difesa. E all’occorrenza difesa dentro l’area di rigore. La sua gestione da “dimenticato” in panchina è uno dei misteri della stagione.

F.ZUCULINI 7. Capitano senza fascia, è la forza propositiva, l’esempio che trascina, la leadership. L’applauso spontaneo di un pubblico giustamente arrabbiato dopo l’indegna prova di Benevento è la dimostrazione di cosa si apprezza a Verona.

dal 32’ s.t. Tupta 6. Altro misteriosamente sparito dai radar dopo gennaio (nonostante l’assenza di attaccanti veri in rosa…) che di colpo ricompare; rendendosi utile nel far salire la squadra con qualche ripartenza nel finale.

CERCI 5,5. Fuori dal gioco, timido nell’attacco all’area e nell’uno contro uno; non ancora pronto fisicamente.

dal 14’ s.t. Valoti 6. Dà una mano alla squadra nonostante lo sballottamento di ruoli continuo (dopo l’interno di centrocampo e il trequartista, oggi sull’esterno al posto di Cerci).

ROMULO 6. A tutto campo, in un ruolo dove può permettersi anarchie tattiche e corse nel vuoto. Rigore pesante, ma l’esultanza con il dito alla bocca a mo’ di state zitti dopo l’indecorosa non-prova di Benevento anche no.

AARONS 5. Dentro perché a Pecchia servivano gamba e resistenza. Mah…

dal 24’ s.t. Caracciolo s.v. Entra per difendere il risultato e alzare lo scudo difensivo che per una volta regge fino alla fine.

FARES 7. L’altroieri terzino (che presuppone dei compiti specifici, soprattutto difensivi), ieri esterno sinistro di centrocampo (che presuppone l’attenzione ad altre cose), oggi punta centrale (che richiede doti completamente diverse dai due precedenti): nonostante questo (che per qualcuno è far crescere un giocatore) ce la mette sempre, tanto da finire stremato ma uno dei migliori . Con un numero d’attaccante vero e destro addosso a Cragno al 14’ della ripresa e una diagonale difensiva lunghissima dentro la propria area di rigore a salvare su Ionita nel recupero del primo tempo.

PECCHIA 6. Scelte forti, non tutte convincenti, ma che danno un segnale diverso rispetto al passato (centrerà l’addio di Fusco?). Visti oggi diventa ancora più inspiegabile l’assenza dal campo nelle ultime settimane di Fossati e F.Zuculini (per un Buchel mai convincente).

VALERI 6,5. Agevolato dai ritmi bassi. Aiutato dal var sul rigore decisivo e su un altro paio di situazioni delicate.

04
apr 2018
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Sport

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IL PAGELLONE DI BENEVENTO-H.VERONA

SILVESTRI 8. Nove, dieci parate decisive: non salva il risultato, ma la faccia sì.

FERRARI 4. Sovrastato da Letizia, irriconoscibile.

CARACCIOLO 4-. Non esce mai, marca a cinque metri, e sul gol di Letizia si gira pure di spalle.

VUKOVIC 4. Conferma l’involuzione, personale oltre che della squadra.

SOUPRAYEN 4. Fa sempre quel che può, che nell’inciso non è peggio di quanto fanno compagni tecnicamente più blasonati.

ROMULO 4-. Utile quanto i suoi (inutili) colpi di tacco.

BUCHEL 4-. Zero schermo difensivo e tanti errori. Il più grande considerarlo un titolare.

CALVANO 4. Sovrastato come il resto della squadra nella mezzora in campo.

dal 26’ s.t. Felicioli 4. L’unico che, almeno, ha tirato tre scarpate ad avversari che per 90’ sono andati a velocità doppia.

VERDE 4-. Inconsistente. E come Romulo si industria in giochetti insopportabili che non portano, e soprattutto non dimostrano, niente.

VALOTI 4. Fuori partita; sia da (presunta) spalla di Cerci, sia da centrocampista centrale.

dal 1’ s.t. Petkovic 4-. Corre meno di Cerci al rientro da un infortunio. E il peso offensivo è tutto nei gol segnati nelle 36 presenze in serie A (0).

CERCI 4. Non gli si poteva chiedere molto, ma il minino sindacale sì. Sempre in fuorigioco e nell’unica vera occasione sbaglia un assist facile per Valoti.

dal 21’ s.t. Fossati 4. Il meno colpevole perché l’ultimo ad entrare.

PECCHIA 4-. Lezione di calcio e 19 tiri a 1 dall’ultima in classifica.

DOVERI 6,5. Azzecca le decisioni più importanti. L’atteggiamento remissivo del Verona gli rende la vita facilissima.