IL PAGELLONE DI J.STABIA-VERONA
RAFAEL 7,5. Non concede niente, nemmeno sul 3-0 e con l’uomo in più. Vedere per credere la parata di Bruno alla mezzora della ripresa.
CACCIATORE 7,5. Cura esclusivamente la fase difensiva, senza salire e preoccupandosi solo di far ripartire i tre davanti quando in possesso palla. Due piccolissime sbavature all’inizio del secondo tempo ma la partita che gli aveva chiesto l’allenatore.
MORAS 7,5. Fa sentire il fisico in mischia e nel parapiglia scoppiato dopo il fallaccio su Hallfredsson si confronta a muso duro con un paio di avversari mandando messaggi di nessuna paura. Spazza quando deve, attento, preciso. In linea con il partitone di tutta la squadra.
MAIETTA 8,5. Esce palla al piede dall’area di rigore in due o tre situazioni potenzialmente molto pericolose, segno di grande attenzione ma anche di lucidità e di leadership. Punto fermo per il futuro.
AGOSTINI 8. Vince una partita giocata molto dalla sua parte, senza dar confidenza ad un peperino come Acosty. Non sbaglia niente. Un altro da cui ripartire.
LANER 8. Partita di grande temperamento in un match spigoloso, molto fisico. Sempre pronto a spezzare trame e a ripartire. E nel dare una mano alla difesa. Roccia.
JORGINHO 7,5. Personalità allo stato puro, da giocatore vero. Perchè nel primo tempo ha preso più di qualche colpo intimidatorio, ma ha continuato a giocare con la lucidità e la concentrazione di sempre.
HALLFREDSSON 8. Solo lui poteva tornare in campo dopo il fallo assassino di Agyei. Leader di un centrocampo forte fisicamente con lui e Laner, ma anche tecnico con Jorginho. E’ arrivato al momento clou della stagione in formissima, e si è vista la differenza.
Dal 34′ s.t Nielsen 7. Solido tamponatore che fa quel che deve negli ultimi dieci più recupero.
GOMEZ 8,5. E’ una partita che ha esaltato le sue qualità, importanti, di uomo d’equilibrio, che nel primo tempo grazie ai suoi rientri a centrocampo hanno permesso alla squadra di non soffrire. Ma ancora una volta (da Brescia in poi è un continuo crescendo) è stato importante anche nello sviluppo offensivo della manovra, saltando l’uomo, cercando la conclusione, facendosi trovare pronto in area di rigore. E’ un talento che quando non si ferma al compitino ed esplode in giocate come il tiro a giro alla Del Piero finito sul palo (forse una delle giocate più belle della stagione) diventa uno che cambia le partite. Personalità e carattere per come ha gestito gli interventi duri, intimidatori, del primo tempo (soprattutto di Di Cuonzo) e il faccia a faccia senza mai abbassare lo sguardo con Scognamiglio del secondo tempo.
CACIA 9. Segna a freddo, approfittando di un rimpallo, il gol che indirizza la partita e dà subito grande coraggio e slancio al Verona. E’ vero che manca il match point in maniera clamorosa davanti a Nocchi alla mezzora, ma è altrettanto vero che finchè è stato in campo, da solo, ha attaccato costantemente mettendo in seria apprensione la coppia centrale della Juve Stabia. E il gol del 2-0, 24° stagionale (miglior stagione in carriera), è un gioiello da conservare nella Torre di Londra insieme a quelli della Regina. L’attaccante che forse Verona non ha mai avuto. Perno dell’Hellas che sarà.
Dal 12′ s.t. Ferrari 7,5. Ha firmato il dai e vai a Martinho in occasione del terzo gol e ha regalato l’assist a Gomez su quel tiro stupendo a giro dell’argentino finito sul palo. Figliomeni, prima di tirargli i capelli e lasciarsi andare in una simulazione da asilo gli aveva già rifilato una bella ginocchiata sull’osso sacro. Entra e fa a sportellate; e avrebbe anche meritato il gol.
SGRIGNA 8. Fa la partita di sacrifico che fa Gomez dall’altra parte, ma lui, rispetto all’argentino è più rifinitore che finalizzatore ed è il più pericoloso nell’ultimo passaggio, nel mandare in porta in compagni.
Dal 12′ s.t. Martihno 8. Si infila negli spazi concessi dalla Juve Stabia (in 10) colpendo come la lama calda nel burro. Il gol è la fotografia delle sue qualità: parte recuperando palla nella propria metà campo e finisce la sua corsa piazzando palla nell’angolino basso di Nocchi, calciando tra le gambe di un difensore. Nonostante gli infortuni che ne hanno penalizzato la stagione, è arrivato a quota 10. Un bilancio da categoria superiore.
MANDORLINI 9. Una grande partita da trasferta, in un match dove gli avversari hanno picchiato, Ostinelli ha tutelato poco i giocatori del Verona e si è giocato in una situazione ambientale molto difficile. Qualche numero del suo operato: 24 punti nelle ultime 10 partite (quando contava andare a vincere il campionato), 10 successi in trasferta, striscia aperta di 4 vittorie consecutive con 15 gol fatti e solo 3 subiti. Verona che è la miglior difesa del campionato e il quinto miglior attacco, 12 risultati utili consecutivi dallo 0-2 col Padova, quando per molti era diventato il problema del Verona. Ah, e Cacia non ha mai segnato così tanto come nella sua gestione.
OSTINELLI 4. Partita difficile da gestire e ambiente caldo, d’accordo. Di Cuonzo esce col rosso all’inizio del secondo tempo, è vero, decisione che denota personalità. Ma il difensore della Juve Stabia era almeno al quarto fallo, duro, dritto sulle gambe, a palla sempre già scaricata della sua partita. Doveva uscire già nel primo tempo. Inconcepibile poi la valutazione sull’intervento killer di Agyei su Hallfredsson al 25′ p.t. Un fallo da rosso diretto e da quattro giornate di squalifica visto e sanzionato solo con un cartellino giallo! Inoltre ha permesso, per tutta la partita, il gioco intimidatorio e sopra le righe della Juve Stabia, ignorando un prolungato faccia a faccia tra Scognamiglio e Gomez, con il difensore che sembra dire dal labiale (e dai gesti delle mani) “ti faccio una faccia così…” e ignorando una tirata di capelli di Figliomeni a Ferrari.
IL PAGELLONE DI VERONA-PRO VERCELLI
RAFAEL 6. De Silvestro lo fa entrare subito in partita dopo un minuto e mezzo, un brivido sull’occasione sciupata davanti a lui da Iemmello e poi semplice, ordinaria amministrazione.
CACCIATORE 7,5 E’ in un momento di condizione straordinario. Nel primo tempo affetta la difesa della Pro con rasoiate che sono un invito per tutti, dopo meno di un minuto Cacia arriva con un attimo di ritardo sul secondo palo, al 10′ ancora Cacia è dietro la linea difensiva avversaria dopo un’imbucata perfetta di Bacinovic e un’entrata altrettanto perfetta del difensore che mette un pallone che era solo da spingere in porta. Al 15′ ancora su una verticale super di Bacinovic sbaglia il controllo per andare in porta. Primo tempo super chiuso dal gol del vantaggio, che arriva su una magia di Sgrigna ma anche su una sua entrata da attaccante esterno, non da difensore.
MAIETTA 6. Fa fatica e si vede sull’errore, non da lui, che manda in porta Iemmello sullo 0-0. Ma in qualche altra occasione ci aveva messo una pezza, come al 44′ quando chiude una pericolosissima ripartenza della Pro, nata da un contrasto tra Scaglia e Cacciatore che aveva lasciato sguarnito il lato destro della difesa del Verona.
Dal 1′ s.t Bianchetti 6. Gestisce bene un paio di situazioni potenzialmente pericolose in area di rigore, messo male come tutta la linea difensiva sul gol di Iemmello.
MORAS 6. Rischia (molto) il rigore dopo 3′, su una trattenuta a Borghese che poteva anche essere sanzionata con il penalty e sbaglia a non temporeggiare Iemmello al 23′, facendosi saltare facilmente in area di rigore. Ma anche lui qualche pezza tutto sommato ce la mette.
AGOSTINI 6. Con un Cacciatore in condizioni scintillanti normale che tra le due corsie fosse privilegiata la destra. Fa il compitino perchè non serviva altro. Qaulche responsabilità sul gol del
3-1 che non rovina comunque la festa gialloblù.
JORGINHO 6. Bene in fase di appoggio ma subisce sin troppo, come tutto il centrocampo del Verona, le ripartenze della Pro Vercelli nel primo tempo. Meritava miglior sorte una sua conclusione al 24′ del p.t. su un pallone telecomandato di Bacinovic che Gomez, con uno splendido assist di testa, gli aveva messo sui piedi. Conoscendolo, un po’ a corto di fiato ma parliamo di uno che non si è mai risparmiato in tutto il campionato.
BACINOVIC 7. E’ veramente incredibile ma la notizia è che a un mese dalla fine del campionato il Verona ha recuperato anche un giocatore che pareva dover essere il fulcro del gioco e che invece è stato anonimo sin dall’inzio; prima perso, poi ritrovato, poi riperso, fino al non più presentabile dopo l’espulsione di Novara. Nel primo tempo spreca niente e imbuca che è una bellezza Cacciatore, Gomez e pure Cacia. In copertura fa fatica, e con lui c’è meno schermo davanti ai due centrali che difatti vanno in difficoltà, ma fa pesare, e tanto, la qualità delle giocate dal centrocampo in su. Probabilmente per come sono andate le cose ha poca voglia di restare (e il Verona magari di tenerlo…) ma almeno in queste ultime partite sta dando un senso alla sua stagione.
MARTINHO 6,5. Meno in partita e meno incisivo del solito nel primo tempo, pure lui un po’ troppo impegnato nella prima mezzora a rincorrere gli avversari che a far qualcosa di importante davanti. Poi però quando accellera è il Martinho devastante di sempre, che mette un pallone su cui c’è rigore su Gomez al 32′ e regala a Sgrigna il 3-0 dopo un recupero.
Dal 29′ s.t. Laner 6. Entra a partita già in congelatore. Si fa vedere per una bella palla in verticale per Ferrari nel recupero.
GOMEZ 7,5. Ispirato, sempre nel vivo del gioco, conclude e riconclude: dal limite, da dentro l’area, di testa da calcio d’angolo. Segna un gol che sembra facile ma in cui apprezzi il controllo e la velocità d’esecuzione. E’ in un momento che è pericoloso anche quando non tira in porta, vedi il pallone deviato da un difensore al 21′ del s.t che diventa veleno puro per Valentini, costretto in angolo. Dopo la partita col Brescia, il gol col Brescia, è cambiato qualcosa e adesso è quel Gomez che fa la differenza e che per un periodo è tanto mancato a questo Verona.
CACIA 7. Anche per lui Brescia ha rappresentato un nuovo inizio. Di solito quando non segna non è mai da 6. Stavolta è da 7 pieno perchè una volta ci arriva un attimo dopo (al 1′) , un’altra volta non da forza al colpo di testa (13′), un’altra ancora detta il cross a Cacciatore ma non riesce ad avvitarsi in area dopo un movimento dei suoi. Provoca la punizione del 2-0 con una ripartenza fulminante. E il numero del 12′ (Borghese saltato sull’esterno e conclusione sotto la traversa deviata sul legno da Valentini), da solo, valeva il prezzo del biglietto.
Dal 42′ s.t. Ferrari s.v. Partecipa alla festa con un taglio alla Cacia su un pallone di Laner nel recupero. Bello l’abbraccio a fine gara col suo vecchio compagno di stanza, Max Scaglia, uno della vecchia guardia.
SGRIGNA 7,5. Si muove tantissimo, inventando e non solo. Il pallone per l’1-0 di Cacciatore è una perla delle più pregiate, meritava il gol già al 10′ della ripresa, su quella sassata che Valentini manco vede su un pallone saltato fuori al limite dopo un rimpallo con Jorginho. La cosa più facile è il gol del 3-0, strameritato.
BORDIN 7. Un martello per tutto il primo tempo, quando non tutto funziona benissimo per merito di una Pro Vercelli venuta a giocarsi la partita con le proprie armi. Ma se si sceglie la qualità a centrocampo e poi si vince tutto sommato facile (partita in congelatore dopo il 2-0 di Gomez), ci sta anche un po’ di sofferenza nelle ripartenze altrui. Contrattempo di Maietta a parte, c’è più di qualche giocatore chiave che è arrivato alle gare decisive in condizioni strepitose (Cacia, Gomez). E il recupero di Bacinovic, impensabile solo un mese fa, è un piccolo capolavoro.
Arbitro Di Paolo 6. Partita non difficile da dirigere. Un errore per parte in area di rigore.
IL PAGELLONE DI ASCOLI-VERONA
RAFAEL 7. Un voto che premia il successo della squadra, prima delle prestazioni dei singoli. Nessun intervento nel primo tempo, si sporca le mani un paio di volte su Feczesin nella ripresa. Pomeriggio di assoluta tranquillità.
CACCIATORE 7. Impreciso nei primissimi minuti del match, poi carbura e rende impossibile la giornata di Pasqualini. Un bijoux il pallone per Gomez nell’azione del 2-0.
MORAS 6,5. Un po’ in difficoltà nel corpo a corpo contro Zaza in una partita dove la superiorità dell’Hellas per lunghi tratti è andata oltre l’imbarazzo. Un’incertezza anche nel finale di primo tempo su un calcio d’angolo dell’Ascoli. Dopo l’infortunio non è più stato il Moras perfetto del girone d’andata.
Dal 33′ s.t. Bianchetti 6. Voto di stima, come per Cocco e Ferrari, perchè è impossibile valutare un secondo tempo dove non c’è stata più partita e dove il Verona si è chiaramente fermato per non infierire su un avversario allo sbando e per di più in dieci.
MAIETTA 7. Si fa scavalcare dal pallone nell’unico vero pericolo che corre il Verona nel primo tempo, al 12′, su un colpo di testa di Zaza. Ma poi non sbaglia più niente.
AGOSTINI 7,5. Concentrato e sul pezzo fino alla fine. Qualche corpo a corpo vinto con Feczesin sulla riga di fondo, diagonali perfette. Magari rispetto al solito spinge meno, ma dietro non fa passare nessuno.
LANER 8. Rispetto a Nielsen assicura molta più qualità al centrocampo del Verona. E, come aveva già fatto vedere nel girone d’andata, è uno dei più bravi nell’imbucare Cacia e nel dare verticalità al gioco. Sue le imbeccate nelle azioni dei due rigori.
BACINOVIC 7. In campo dall’inizio per il problema muscolare capitato a Sgrigna, che ha cambiato i piani del pre-gara. Un ritorno che poteva essere molto più difficile vista la lunga assenza, i trascorsi negativi, le bocciature di una stagione per lui da dimenticare. Ma l’approccio strepitoso alla partita della squadra gli ha reso in realtà il compito facilissimo. Lucido nel giro palla, puntuale in copertura, stavolta è una scommessa vinta.
JORGINHO 7. Sta ritrovando quella continuità di prestazioni che lo ha fatto diventare uomo mercato. E’ andato al tiro, ha cercato la verticale, ha dato l’assist sul 4° gol di Martinho. E’ un altro di quelli che al momento più importante della stagione è arrivato al top.
Dal 22′ s.t. Ferrari 6.
GOMEZ 8,5. La conferma che non è un problema di modulo, perchè ha giocato nel solito 4-3-3 senza fare il terzino, risultando decisivo laddove tante volte era mancato: nel cuore dell’area. Che stavolta lo ha visto segnare e dare assist. E’ libero di testa e riesce in giocate da applausi, come il tunnel con cui si è sbarazzato di un avversario al al 20′ del p.t. E con il rigore del 3-0 ha scacciato anche l’ultimo dei suoi incubi. Pronto per essere finalmente decisivo nella volata promozione.
CACIA 9. Poteva segnare già al primo minuto su un pallone splendido di Gomez che ha alzato sopra la traversa anziché schiacciare a terra. Ma questo Cacia è una specie di caterpillar che con i suoi tagli mette sotto ogni difesa: si è procurato e ha trasformato il rigore dell’1-0, si è procurato con una giocata da funambolo che ha fatto impazzire Prestia il rigore del 3-0 e ha fatto il 5-0 con un tocco mordido a saltare il portiere perchè proprio non ne poteva fare a meno. I ventidue gol dicono che è sempre più il miglior bomber del Verona nella serie cadetta. L’attaccante che ci voleva per centrare il grande obiettivo, oggi un pochino più vicino.
Dal 7′ s.t. Cocco 6.
MARTINHO 8. Parte largo a sinistra ma viene spesso tra la linee senza mai dare punti di riferimento a una difesa che va in barca più per meriti altrui che per demeriti propri. Sa fare tutto, puntare l’uomo, creare superiorità, tirare da fuori (ha preso una traversa da trenta metri) e in area di rigore, davanti al portiere, raramente sbaglia. Con quello di Ascoli fanno 9 in un campionato dove ha avuto due fastidiosi infortuni con tempi di recupero molto lunghi. Uomo copertina.
STAFF TECNICO 8. Marini è colui che ha finalizzato, in panchina, il grandissimo lavoro fatto in settimana da Mandorlini e Bordin. Approccio alla gara strepitoso, che ha portato a cinque gol nei primi 39′ e a un risultato che era già in cassaforte dopo un quarto d’ora. D’accordo che l’Ascoli è una squadra in difficoltà che veniva da cinque sconfitte consecutive, ma se il Verona ha trasformato una partita chiave per la promozione addirittura nell’allenamento del giovedì, stavolta, è solo per meriti propri.
Arbitro Candussio 6,5. Partita facilissima da arbitrare e i due rigori erano talmente evidenti che non si potevano non dare. Ma detto questo è stato ben altra cosa rispetto a quello che l’anno scorso rovinò e diresse in maniera indecorosa la partita di Nocera.
IL PAGELLONE DI VERONA-BRESCIA
RAFAEL 6. Sufficienza di stima e perchè dopo un 4-2 così intenso ed emozionante diventa difficile bocciare qualcuno. Errore tattico e lettura approssimativa sul primo gol di Caracciolo: tutto parte dalla dormita di Bianchetti ma lui è troppo sulla linea di porta e non ha il tempo per provare a metterci una pezza. Salvato dalla traversa sulla punizione di Scaglia (che lo aveva già pizzicato l’anno scorso) a giro sul secondo palo. Poi attento nel finale sul tentativo dalla distanza ancora di Scaglia che è l’ultimo pericolo portato dal Brescia.
CRESPO 6,5. Nel primo tempo spinge pochissimo e gioca sulle punte, quasi avesse le Clarcks ai piedi e non volesse sporcarle correndoci sopra. Con l’aggravante che Scaglia è pericoloso due o tre volte dalla sua parte ma Daprelà non si alza mai per portare superiorità numerica. Nella ripresa, invece, atteggiamento, grinta e carattere sono tutta un’altra cosa: lotta e si sbatte, usando a volte anche mani e maniere forti. Positivo.
BIANCHETTI 5,5. Contro un vecchio marpione (di qualità) come Caracciolo, che lo battezza dall’inizio e lo va a cercare sempre nella giocata, paga soprattutto la giovane età e la poca confidenza con il campo. I due gol del Brescia sono suoi: nel primo guarda solo la palla e non si accorge del movimento dell’attaccante che gli scivola alle spalle, nel secondo si fa anticipare nella zona di competenza. Poi si riprende e fa il compitino, mette fuori anche un pallone pericoloso crossato dalla sinistra da Scaglia, al 37′, ma ha fatto più danni che altro.
MAIETTA 7. Fa venire un coccolone all’inizio del secondo tempo, quando regala palla a Sodinha e poi, con un po’ di fortuna, blocca il pallone per Caracciolo che a quel punto si sarebbe presentato davanti a Rafael, ma era stato appena ammonito e in quel momento (1-2) era un Verona con i nervi a fior di pelle. Nel complesso tiene, tiene benissimo. E dà una mano al più giovane compagno di reparto, in grossa difficoltà per una buona mezzora di primo tempo.
AGOSTINI 7. Esplosivo. Corre per 90 minuti, ficcante davanti, attento dietro. Bisogna ripetersi: con o senza non è la stessa cosa.
JORGINHO 8. Partita pazzesca. A parte che segna un gol da uomo d’area di rigore, perchè va a mettere in porta con un guizzo un pallone rimesso in mezzo da Ferrari sul quale doveva esserci un attaccante… (Ma Gomez non c’era perchè aveva fatto lo stesso identico movimento sul secondo palo del collega di reparto). Poi non perde un pallone, gestendo con lucidità ogni giocata, ed eccellendo nel recuperare e ribaltare l’azione, il marchio di fabbrica dello scorso campionato. Il migliore.
CACCIATORE 6,5. Protegge l’area di rigore nonostante il 2 vs 1 (Maietta-Bianchetti) su Caracciolo e quelle volte che si allarga sull’esterno mette dentro qualche pallone invitante. Il primo del Verona a capire il metro fin troppo permessivo del direttore di gara e ad adeguarsi legnando e usando le maniere forti.
HALLFREDSSON 6,5. Bene nel rubare palla e ripartire, peccato si faccia male quasi subito.
Dal 25′ p.t. Sgrigna 7,5. E’ la conferma che conta la voglia prima del modulo. Gioca una grande partita nonostante il 4-3-3 lo porti a defilarsi sull’esterno sinistro, in una posizione che altre volte aveva molto sofferto. Sempre nel vivo della partita, sempre pronto a far ripartire la squadra (suo il pressing e il pallone recuperato nell’azione del gol del 2-2 di Gomez), è andato alla conclusione, ha messo dentro dall’esterno palloni pericolosi (uno, al 43′ p.t., non fosse stato per Arcari, sarebbe finito sulla testa di Gomez), ha piazzato anche una punizione all’incrocio sulla quale è stato ancora una volta bravo il portiere del Brescia. Tantissima roba.
GOMEZ 7. Inizio col botto (la traversa dopo 2′) poi però un primo tempo sotto tono, con troppi palloni scaricati al limite dell’area e pochissima personalità nel cercare l’uno contro uno o la conclusione. Pregevole una copertura lunghissima su Scaglia a inizio partita ma un attaccante deve eccellere nell’area di rigore avversaria non ai limiti della propria. Poi l’episodio, il gol (facile solo in apparenza), che gli fa riacquisire fiducia. La ripartenza dell’azione del 4-2 è semplicemente devastante. Ascoli farà capire se (finalmente) è tornato davvero il vero Juanito Gomez.
FERRARI 6. Ruolo da protagonista nelle azioni dei primi due gol. Lotta e si sbatte, anche se nel primo tempo, come Gomez, potrebbe dare molto di più dentro l’area di rigore. Nella ripresa fa a sportellate per altri 23′ prima di lasciare il posto a Cacia.
Dal 23 s.t. Cacia 8. Stimolato dalla panchina entra in campo e spacca il match. Segna dopo una manciata di secondi il punto del 3-2 e dopo aver provocato con un corpo a corpo prolungato l’espulsione di Budel chiude la partita segnando (su gentile concessione della difesa del Brescia che ne fa di ogni) il suo 20° gol stagionale. Fa quello che gli si chiede: l’essere decisivo.
MARTINHO 6,5. Inizio da paura, con quei due palloni perfetti dalla sinistra che portano alla traversa di Gomez e al gol di Jorginho. Poi, paradossalmente, si spegna quando l’infortunio di Hallfredsson lo costringe nel ruolo sinora a lui più consono, quello dell’interno di centrocampo. Nella ripresa è poco brillante, ma è umile e si mette a disposizione della squadra.
MANDORLINI 7. Scelte coraggiose che stavolta pagano. Anche nella ripresa, quando rimette dentro Cacia al momento giusto.
Arbitro Mariani 4. Inadeguato per una partita di cartello. Scontenta tutti, e nega un rigore clamoroso al Verona (trattenuta in area su Jorginho).
IL PAGELLONE DI CESENA-VERONA
RAFAEL 6. Di stima e perchè il colpo di testa di Rodriguez (su cui è in ritardo) finisce per fortuna sul palo.
CACCIATORE 7. Devastante. Cavalca nella prateria di destra che è un piacere mettendo dentro palloni su palloni. Al 38′ mette un pallone per Gomez che è solo da accompagnare in porta ma l’argentino si incarta e va col piede sbagliato, sciupando davanti a Campagnolo. All’8′ del s.t. dà l’uno-due in area a Ceccarelli che rimette un match point a Gomez che arriva in ritardo. Altro pallone d’oro sul primo palo al 15′, ancora Gomez che manca all’appello e poi l’occasionissima del 33′, dove in realtà è poco lucido perchè va al tiro calciando forte sul primo palo (respinta di Campagnolo) con Martinho e Ferrari staccati dall’uomo in area di rigore. Forse la migliore stagionale.
CECCARELLI 6,5. Messo male sul colpo di testa di Rodriguez che prende il palo e un’altra incertezza su un pallone in verticale sempre per Rodriguez, dove Maietta si è arrabbiato molto. Ma Granoche nel primo tempo (e anche nel secondo) non ha visto biglia e si è inventato quell’assist su azione di calcio d’angolo con tanto di uno-due in area e pallone messo dentro con i tempi giusti su cui davvero Gomez doveva fare gol.
MAIETTA 6,5. Altra partita senza troppe sofferenze. Sempre lucido, anche quando il Cesena nel secondo tempo prova a mettere fuori la testa. Ottimo il feeling con il Cecca e finale di stagione in crescendo.
ALBERTAZZI 5,5. D’accordo che non giocava da tanto e lì Agostini è uno che fa la differenza, ma troppo timido. Un cross dalla trequarti sbilenco nei 90 minuti è troppo, troppo poco. Qualche buona chiusura (una in particolare al 42′ del primo tempo su una palla sporca di Defrel per D’Alessandro al limite dell’area) ma anche qualche palla persa di troppo.
NIELSEN 6,5. Primo tempo mostruoso, non solo nel recupero palla e nella corsa ma anche per come si è proposto e per come ha cercato gli attaccanti in area di rigore. Calo fisiologico nella ripresa fino al cambio ma stavolta molto più del compitino. Forse comincia ad ingranare.
Dal 30′ s.t. Martinho 6. Si vede che non è ancora recuperato, perchè non forza un tiro dal limite da buona posizione al 37′, non forza la corsa, timido negli spunti. Diciamo che è imporante rivederlo in campo e che sarà importante averlo al 100% nelle ultime 3-4 partite.
JORGINHO 6,5. Lucido in regia, sempre pronto sulle seconde palle. Tra lui e il gol, in quel tap in di testa piazzato a botta sicura dopo il palo di Sgrigna, purtroppo, si è messo di mezzo Comotto.
HALLFREDSSON 7,5. Monumentale. Ha giocato a ritmi altissimi con un solo quarto d’ora di pausa a metà primo tempo dopo che Comotto gli aveva rifilato un calcione sulla tibia che avrebbe meritato quanto meno un cartellino giallo. Ha messo palloni su palloni, perdendo solo un po’ di precisione e di lucidità nel finale. Preziosissimo anche davanti alla difesa nel 4-2-4 finale. Finalmente una prova ai livelli altissimi della prima parte dello scorso campionato.
SGRIGNA 6,5. E’ arrivato finito, con la lingua fuori. Dopo un secondo tempo in cui sicuramente ha avuto pochi spunti ed è stato poco lucido. Ma nei primi 45′ tra le linee è stato devastante. Non solo per come ha fatto da raccordo tra il centrocampo e l’attacco ma anche per i pericoli che ha creato, dal palo, alla punizione parata da Campagnolo all’occasione sciupata all’9′ dopo un’azione tutta di prima chiusa con l’assist di Gomez e il tiro in tribuna da ottima posizione. Dietro le punte può spaccare le partite.
CACIA 5,5. Dentro la partita, qualche conclusione, come la legnata a inizio ripresa sull’esterno della rete e la conclusione al termine di una ripartenza fermata da Comotto, e si è anche sacrificato in fase di recupero. Ma tutto sommato pochino in zona gol in una partita dove palloni in area ne sono arrivati una montagna, specie nel primo tempo.
Dal 24′ s.t. Ferrari 6. Subito pericoloso con un tiro ribattuto appena entrato in campo. Poi ci ha messo le sue armi, difesa della palla, grinta, ha provato anche a mandare in porta Sgrigna ma gli è mancato Cacia.
GOMEZ 5,5. E’ nel vivo della partita ma come tante altre volte gli manca sempre l’ultima cosa e alla fine non è decisivo. Poca responsabilità al tiro nel primo tempo, pochissima concretezza sotto porta (almeno tre palle gol non sfruttate) e alla fine supporta meno bene di Ferrari Cacia, un po’ in ombra . Non è una questione di impegno, perchè ce ne mette, e si vede anche, ma uno come lui dovrebbe farti vincere le partite e in questo momento, nonostante la fiducia dell’allenatore che lo mette titolare anche col cambio di modulo, proprio non ci riesce.
Dal 24′ s.t. Cocco 6. Può essere un giocatore importante in questo finale di campionato ma deve fare molto di più di quanto ha fatto vedere a Cesena. Voto sulla fiducia.
MANDORLINI 6,5. Grandissimo professionista nell’essere in panchina dopo giorni sul piano umano e personale difficilissimi. Merita stima e ammirazione. E quel grande abbraccio con il quale la sua gente (oltre che la società, lo staff, la squadra tutta il popolo dell’Hellas) gli ha dimostrato affetto e partecipazione. In merito alla partita a parte la scelta iniziale di Gomez per Ferrari, che non ha pagato solo in termini di risultato non di prestazione, non si può negare la superiorità imbarazzante del Verona del primo tempo (9 angoli a 0). Talmente evidente da costringere Bisoli a cambiare Succi con Defrel e quindi modulo dopo 37′ per cercare di ripigliarsi dagli schiaffoni che stava prendendo il Cesena sul campo di gioco. Nella ripresa le ha provate tutte, cambiando modulo e protagonisti (rinunciando anche a Gomez) ma alla fine se non è arrivato il gol vittoria è pur sempre arrivato un settimo risultato utile consecutivo che è segnale di buona salute.
Arbitro Nasca 5. Tanto tanto sospetta una trattenuta in area di Volta su Gomez. Ma sbaglia soprattutto la gestione dei cartellini. Perchè Comotto andava almeno ammonito per il fallo su Halfredsson e non avrebbe dovuto finire la partita e anche a Volta è stato permesso troppe volte di andare sopra le righe.
IL PAGELLONE DI VERONA-TERNANA
RAFAEL 7. La sua è una conferma, di maturità e di crescità. Una volta sarebbe rimasto su quel piccolo intoppo di Sassuolo (per il quale aveva peraltro qualche alibi…) ma questo Rafael ha spalle larghe e attributi quadrati. Già nel primo tempo legge benissimo un uno-due di Scozzarella al limite dell’area, disinnescando un potenziale pericolo con un’uscita tempestiva. Nel secondo tempo è altrettanto tempestivo, in tuffo, su un pallone in mezzo di Ragusa che aveva sfondato su Agostini e sui tiri da fuori di Sinigaglia (paratona) e Miglietta. Unica sbavatura un’uscita ciccata al quarto d’ora della ripresa da calcio d’angolo ma come sempre tanta roba.
CRESPO 6,5. Spazza i dubbi che ne avevano accompagnato la sua scelta con una bella prestazione, tra le migliori di una stagione che resta però ancora al di sotto delle aspettative. Inizio in attesa poi dà molto in fase di spinta, cercando anche qualche spunto personale (sombrero a Fazio al 21′ p.t.). Un paio di sbavature dietro ma una buona partita per uno che non giocava da mesi.
CECCARELLI 7. Ci sarebbe da fargli un monumento per quanto è importante per questa squadra. Entra ed esce nel ruolo più delicato della difesa (il centrale) fornendo sempre prove al di sopra delle aspettative. Attento, concentrato, non sbaglia niente. Forse avrà meno velocità e meno qualità di Moras ma la continuità nelle prestazioni è da applausi.
MAIETTA 7. Festeggia le 100 volte in gialloblù con una prova di grande concentrazione e di grande presenza. Di testa sono tutte sue, non è un caso che la Ternana ci abbia provato solo da fuori e di Litteri ed Alfageme prima e Sinigaglia poi sia rimasta pochissima traccia.
AGOSTINI 6. Nonostante il 3-5-2 di Toscano non gli metta davanti un avversario diretto (Ragusa da una parte e Vitale dall’altra dovevano farsi tutta la fascia) non spinge come potrebbe. Tre cross per uno della sua qualità in tutta la partita è decisamente troppo poco. E dietro se è vero che firma un paio di chiusure importanti (una in particolare, su Litteri al 22′ p.t.) e altrettanto vero che soffre un po’ troppo la velocità di Ragusa che sfonda due tre volte dalla sua parte. Resta comunque uno dei pilastri su cui si fondano le speranze di promozione del Verona.
NIELSEN 6,5. Molto attento a livello difensivo, riconquista molti palloni e un paio di volte va anche al tiro. Stavolta ha fatto più del compitino.
JORGINHO 6. Con le due punte serve più la verticalità del giro palla e questo un po’ lo toglie dal cuore del gioco. Nel primo tempo sbaglia qualche appoggio facile ma ha il merito di cercare sempre di riconquistare subito il pallone e di andare anche un paio di volte alla conclusione (pericolosa) da fuori. Preziosissimo alla mezzora su una ripartenza della Ternana in cui recupera palla da ultimo uomo con una copertura lunghissima. Paga anche un po’ di comprensibile stanchezza.
HALLFREDSSON 6,5. Il migliore di una metà campo, specie nel primo tempo un po’ in difficoltà. Si conferma abile nello spezzare il gioco e nel ripartire. Al 25′ non va al tiro su una bella percussione centrale perchè Cacia gli porta l’uomo. Pesca bene Ferrari sul primo palo al 41′ e Sgrigna in occasione del 2-0. E impegna Brignoli, col destro.
SGRIGNA 7,5. Se due indizi fanno una prova dietro le punte è determinante. Innesca tutte le azioni offensive, partendo tra le linee e puntando sempre dritto per dritto. Imbecca Cacia (che si incarta, al 15′), gioca con Ferrari, va anche un paio di volte al tiro. Sempre in partita, provoca il rosso di Brosco, prezioso nel raccogliere le respinte dell’ottima difesa ternana quando il Verona cercava la verticalità. In mezzo o più defilato sull’esterno, nel suo caso, non è la stessa cosa.
Dal 48′ s.t. Albertazzi s.v.
CACIA 6. Nel primo tempo latita sottoporta e non fa il Cacia in due tre palloni che arrivano bene dall’esterno. Al 15′ su un pallone al bacio di Sgrigna va sul taglio come solo lui sa fare ma poi perde l’attimo e non riesce più a concludere. Nella seconda parte di gara è bravo a fare il Ferrari nell’azione del gol del compagno di squadra e a lavorare più per la squadra. Ma deve convincersi che anche con una punta vicina può essere (e deve essere) determinante.
Dal 31′ s.t. Gomez 6,5. Finalmente… Entra con la voglia di spaccare tutto, deciso, determinato. Sin da subito, da un colpo di testa su cui arriva a tutta che sbatte sopra la traversa. Poi trova altre due tre giocate vecchio stile in cui fa rivedere colpi del Gomez della passata stagione. Quindici minuti o novanta non sono un problema. Se lo spirito e la voglia restano queste può diventare il giocatore più importante delle ultime sette partite.
FERRARI 7. Prende fallo, difende palla, fa a sportellate con chiunque incroci la sua strada. Campione di umiltà con una voglia e uno spirito che in questo momento fanno assolutamente la differenza. Per un pelo fa gol sul primo palo (41′ p.t. Brignoli bravo in uscita) e c’è sul secondo su un gran pallone di Cacia. Entra nell’azione del raddoppio con un velo di rara intelligenza calcistica e per poco non fa il bis nel finale con un taglio alla Cacia. Da pelle d’oca per tanti motivi la standing ovation che il Bentegodi gli regala alla fine. Con o senza non è la stessa cosa; né per lui, né per il Verona.
Dal 44′ s.t. Cocco s.v.
MANDORLINI 6,5. Non sbaglia niente, dalla preparazione, al cambio di modulo (strategia perfetta per opporsi al 3-5-2 della Ternana), alla partita. E ritrova Gomez facendolo partire dalla panchina.
Arbitro Gavillucci 6,5. Fa correre molto ma il metro di giudizio resta lo stesso fine alla fine. Un po’ tirato il giallo ad Hallfredsson (leggera trattenuta su Berardi) ma grande personalità nel tirar fuori il rosso a Brosco per un fallo (brutto) a centrocampo. Uno dei pochi visti finora che merita di fare carriera.
IL PAGELLONE DI SASSUOLO-VERONA
RAFAEL 5,5. Fa incazzare Mandorlini perchè sbaglia i tacchetti e all’inizio fatica a stare in piedi. Sbaglia la lettura sul gol di Pavoletti, perchè parte in ritardo sulla palla dentro di Boakye e resta dove non serve, a metà tra porta e pallone. Non era al meglio (leggero attacco influenzale) e stavolta si è visto.
CACCIATORE 7. Fa i chilometri. Come nel secondo tempo col Crotone più ala che terzino, tanto che più di una volta costringe Boakye a rientri lunghissimi. Qualche errore di misura al cross, come al 35′ del s.t dopo una splendida preparazione con un’azione di squadra, ma così è finalmente tanta roba.
MORAS 6,5. Parte bene, già al 5′ porta via dalla testa di Boakye un pallone nel cuore dell’area di rigore, bravo nell’accorciare oltre la metà campo nei 15-20 minuti del primo tempo in cui il Verona ha fatto alla grande la partita e prova anche a far male al Sassuolo di testa. Si fa male su un palla di Boakye dalla destra sul secondo palo, allungandosi per cercare di arrivare prima di Pavoletti che gli aveva preso il tempo. Infortunio che purtroppo pare serio.
Dal 39′ p.t. Ceccarelli 6,5. Ancor più dello scorso anno è la differenza che passa tra un sostituto e un dodicesimo titolare. Entra a freddo ma non se ne accorge nessuno. A volte con mestiere, a volte d’anticipo, a volte è semplicemente dove deve quando serve. Una garanzia.
MAIETTA 6,5. Gol a parte, dove ci sono due errori individuali, la linea difensiva non solo non balla mai ma non concede nemmeno un’occasione all’attacco della prima classifica. Partita attenta, senza sbavature. Rischia la gamba proprio alla fine, su un contrasto durissimo in cui Troianiello entra a dir poco scomposto.
AGOSTINI 6,5. Non sbaglia mai un cross, e tutte le volte mette palloni che tagliano a fette la difesa avversaria. E’ qualità allo stato puro anche nella propria metà campo, dove unisce esperienza e condizione (pazzesco un suo rientro all’80′ a tutta velocità per coprire Troianiello sul lato debole in una ripartenza del Sassuolo). Sarebbe il migliore in campo se non fosse per il ritardo nel salire sull’azione del gol del Sassuolo che permette a Pavoletti di essere in gioco alle spalle di Moras.
LANER 6. Con le sue caratteristiche la condizione è quasi tutto e in questo momento per colpa dei diversi infortuni degli ultimi mesi manca proprio di gamba. Ribalta l’azione solo una volta, all’inizio, con una ripartenza veloce in cui Cacia anziché venirgli incontro scappa via e sbatte contro la difesa avversaria. Per il resto cerca di fare il compitino limitando i danni, anche perchè il centrocampo del Sassuolo per qualità e forza e uno dei pochi che sta dietro a quello del Verona.
Dal 24′ s.t. Rivas 6. Quando entra e il Verona passa al 4-2-4 va a sinistra, dove però è costretto sempre a convergere finendo per imbucarsi. Gli ultimi minuti, invece, li gioca a destra, dove salta l’uomo e fa le cose migliori.
JORGINHO 6. Duello difficile, anche se a distanza visto il 4-3-3 a specchio con cui hanno giocato le due squadre, con Magnanelli, più fisico e più smaliziato rispetto al talento italo-brasiliano. Buono e preciso nella distribuzione del gioco, anche se con pochi spunti e senza mai andare al tiro da fuori. Da più verticalità da quando c’è Ferrari vicino a Cacia.
HALLFREDSSON 7,5. Decisivo. Determinante sul gol; che fa sembrare facile ma che in realtà non lo è per niente, per l’entrata in area alle spalle della linea difensiva e per quel tocco di interno al volo di precisione sul paletto lontano. Pericoloso già nel primo tempo, al 28′, quando chiude dal limite a botta sicura (trovando l’ostacolo di Terranova tra lui e la porta) una bella incursione sulla destra di Cacciatore. Vince il duello con Bianchi ed è l’anima di una metà campo che per lunghi tratti ha avuto il controllo della partita.
GOMEZ 5,5. Il mio amico Vigo mi chiede di valutare i tanti Gomez che si vedono in una partita: quello che torna fino al limite dell’area di rigore per chiudere su Longhi, quello che si prende la responsabilità di andare sul dischetto nella partita più importante della stagione, quello che comunque giochi le prende (senza mai darle), quello che non si abbatte dopo l’errore e si danna l’anima per rifarsi, lo stesso Gomez che non incide, che non va mai al tiro, e che quando punta la linea difensiva dritto per dritto (39′ p.t.) scarica a destra per Cacia (marcato) piuttosto che cercare l’uno-due con Sgrigna e andare alla conclusione. A ognuno la media e il proprio giudizio. Tecnicamente, a termini di pagellone, è ammirevole nella reazione del dopo-rigore, è suo il pallone per Halfredsson nell’1-1, ma l’episodio chiave lo fallisce e nel primo tempo non ha inciso.
CACIA 6. Spreca un’occasione clamorosissima al 22′ del p.t, sul buco di Terranova che gli regala il faccia a faccia con Pomini. Ma anche lui non resta sull’errore procurandosi il rigore che Irrati scandalosamente ignora al 4′ s.t e tentando in girata (30′ s.t.) e su un colpo di testa sul primo palo in cui si ostacola con Ferrari.
SGRIGNA 5,5. Troppo defilato sull’esterno e in difficoltà contro un Gazzola all’inizio padrone della sua fascia. Fuori quando poteva diventare la sua partita, e cioè quando Mandorlini è passato prima al 4-3-1-2 e poi al 4-2-4.
Dal 19′ s.t. Ferrari 6,5. E’ dove serve: in area vicino a Cacia, sull’esterno a lottare su ogni pallone, in mezzo a distribuire palloni sugli esterni, nella propria area di rigore a respingere di testa sull’ultimo acuto del Sassuolo (la punizione del 44′ s.t.). Sarà un caso, ma con lui in campo il Verona ha rimontato sia il Crotone che il Sassuolo.
MANDORLINI 6,5. I complimenti degli avversari e la soddisfazione del Sassuolo per il pareggio sono la chiave per capire la portata della prestazione. Cambia la partita e fa gol quando cambia modulo e abbandona l’equilibrio del 4-3-3. Forse insiste troppo su Gomez ma è una sua scelta, al momento supportata dai risultati (secondo posto in classifica, in vantaggio nello scontro diretto con prima e terza, quarta – l’Empoli, a -8 – vicina al limite dei dieci punti della soglia-playoff e 11 punti nelle ultime 5 partite). E il Verona, nel doppio confronto, è stato nettamente superiore, sul piano del gioco, sia al Sassuolo, che al Livorno.
Arbitro Irrati 4. Scandaloso il rigore non fischiato su Cacia al 4′ del s.t., forse (e ci sarebbe da discutere) si può sorvolare sul contatto con Terranova ma la trattenuta di Bianco e tanto vistosa quanto clamorosa. Ammonizione chirurgica a Cacciatore (era diffidato) ma cartellino che resta rigorosamente nel taschino sui falli tattici (ripetuti) di Troiano, già da giallo al 34′ p.t per un intervento su Jorginho. Una sciagura che arriverà di sicuro (vedi Massa) in serie A.
IL PAGELLONE DI VERONA-CROTONE
RAFAEL 6,5. Non si fa sorprendere dalla botta da trenta metri di Galardo nel primo tempo, tocca ma non riesce a deviare fuori dallo specchio il capolavoro di De Giorgio. Ma lascia la solita impressione del portiere che dà fiducia alla difesa e che si fa sempre trovare pronto quando serve.
CACCIATORE 6. Comincia la sua partita dopo essere stato ubriacato da De Giorgio nell’occasione del gol del 2-0. Fin li era andato a due all’ora, facendosi vedere solo per un colpo di testa tentato nell’area avversaria su una punizione da sinistra procurata da Gomez e calciata da Bacinovic. Ma evidentemente quella figuraccia nell’uno contro uno in area costato lo 0-2 a Verona è servita da stimolo per una reazione che è stata anche per merito suo entusiasmante. Suoi i palloni per Cacia e Sgrina dell’1-2 e del 3-2. Quando si ricorda chi è e per cosa è stato preso incide, quando fa il compitino resta uno dei tanti.
MORAS 6. La cosa migliore è il pallone per Agostini che porta al 2-2 di Sgrigna. Ha cercato anche fortune nell’area avversaria, lamentando un contatto da rigore, ma il penalty l’ha rischiato lui, su un rimpallo con la mano che poteva davvero vanificare una rimonta eccezionale. Qualche sbavatura anche oggi ma un po’ meglio delle ultime.
MAIETTA 6,5. Senza far grandi cose è tornato il giocatore dello scorso anno, quello su cui potevi sempre fare conto. Concreto, dà copertura a Moras che balla in un paio di situazioni potenzialmente pericolose, vedi una chiusura in area al 32′ su un pallone rigiocato dentro da Gabionetta. Contro la sua ex squadra è poco fumo è tanto arrosto.
AGOSTINI 7,5. E’ il giocatore che ha risolto il vero dilemma della stagione del Verona, ovvero chi far giocare sulla fascia sinistra. Partita di altissimo livello, già nel primo tempo con due diagonali perfette a chiudere Maiello in area di rigore (al 7′ dopo una ripartenza centrale di Eramo e al 27′). Decisivo nel secondo tempo con quel pallone per il gol del 2-2 di Cacia che andava veramente spinto in porta. Con Cacia e Martinho uno dei migliori acquisti del mercato di Sogliano.
NIELSEN 5,5. Umile lottatore abile nello spezzare il gioco avversari ma poco incline al palleggio. Finchè c’è da recuperare palla va bene, ma non si propone e fatica a mettere passaggi anche a tre metri. Un po’ meglio nella ripresa, quando il centrocampo aveva recuperato equilibrio, ma De Giorgio nell’azione del 2-0 uccella pure lui.
BACINOVIC 5. La partita di oggi ha detto due cose pesanti: la prima che nonostante tutto con questo Verona c’entra poco o niente e la seconda che con lui in campo si è visto il peggior primo tempo della stagione. L’alternanza in regia con Jorginho non solo non ha pagato ma ha addirittura affossato il centrocampo. Spostato sull’esterno non ha mai visto palla e non ha mai dato copertura. E in più sul gol di Eramo dell’1-0 è andato in marcatura con la stessa intensità di un turista tedesco sul lago di Garda. Non giocava da sei partite (dopo l’espulsione di Novara) ma è difficile, anche in emergenza, pensare di rivederlo ancora in campo.
Dal 6′ s.t. Hallfredsson 8. Con Nicola Ferrari l’uomo della provvidenza. Portatore sano di rabbia agonistica, l’islandese è stato determinante nel ribaltare una partita che il Verona poteva girare solo mettendoci carattere e attributi. Il primo tempo di oggi ha dimostrato che Martinho o non Martinho
con o senza non è stessa la cosa.
JORGINHO 6. Sottotono da qualche partita (più o meno da quando sono venute fuori le voci sul Milan) gioca un primo tempo in cui commette diverse errori di misura, che è la conferma che senza grinta, aggressività e voglia di lottare non solo non è da grande squadra ma nemmeno da Verona. Si riprende nella ripresa, in un centrocampo che dopo i cambi di Mandorlini torna ad essere equilibrato, ma che torna anche a vederlo lottare con il coltello tra i denti. Scelte sbagliate al tiro: non calcia da dentro l’area dopo averne saltati due al 19′ scaricando da ottima posizione e calcia invece al 24′, da trenta metri, senza beccare la porta.
GOMEZ 6. Un paio di spunti dritto per dritto che non portano ad occasioni da gol e quel solito apprezzabilissimo lavoro di copertura e di rientro che ne fanno un attaccante moderno ma mai pericoloso al tiro.
Dal 16′ s.t. Sgrigna 6,5. Sceglie il miglior momento per il primo gol in gialloblù, concludendo in rete un’azione partita dai suoi piedi e proseguita da Cacciatore e rimontando con la rete che porta a 3 gol in 9 minuti e a 3 punti (dopo quel primo tempo) più che impossibili. Meglio dietro le punte che da attaccante esterno.
CACIA 7,5. Atteggiamento diverso tra il primo e il secondo tempo. Nel primo forse è stato anche servito male ma sembrava in campo per dispetto e non ha fatto niente per procurarsi un pallone. Nel secondo sicuramente gli ha giovato l’ingresso in campo di Ferrari che gli ha tolto un po’ di pressione, ma è stato un leone. Si è caricato sulle spalle una squadra finalmente incazzata che per venti minuti non ha pensato agli schemi ma solo a giocare con gli attributi finalizzando (cosa più importante) la reazione avuta in campo dopo il 2-0 di De Giorgio. Con la doppietta di oggi fanno 18, una quota che lo proietta tra i grandissimi.
RIVAS 6. A destra era partito benissimo, con due, tre palloni dentro per Cacia nei primi minuti. Poi, sposato a sinistra, è sparito per mezzora, tornando a farsi vedere con un paio di tentativi solo nel finale di tempo. Sacrificato a inizio ripresa ma non ha fatto male.
Dal 6′ s.t. Ferrari 7. Il suo ingresso (insieme a quello di Hallfredsson) ha avuto lo stesso effetto di una scarica da 500 volt. Non avrà i colpi di Cacia, ma chi ha in rosa un attaccante che entra in un momento di estrema difficoltà mettendosi al 100% al servizio della squadra, mettendoci rabbia su ogni pallone e finendo l’ultimo quarto d’ora a difendere da centrocampista esterno con la voglia di un ragazzino? Averne di Nicola Ferrari…
MANDORLINI 6. Quando una squadra gioca con l’intensità e la voglia del Verona del primo tempo non può essere colpa del modulo o del gioco. Squadra assente, priva di identità e personalità, mai pronta sui secondi palloni, mai reattiva o combattiva. Però in quel Verona c’era anche una confusione tattica evidente: dal rimpallarsi in cabina di regia tra Bacinovic e Jorginho che ha mandato in confusione il centrocampo all’annullamento di Rivas, partito benissimo a destra e spostato senza motivo a sinistra (con Gomez così così di qua e di la). Mette le cose a posto cambiando modulo (Sgrigna dietro le punte e Ferrari vicino a Cacia) e affidandosi a due della vecchia guardia come Ferrari e Hallfredsson. Il risultato paga, il 3-2 è pesantissimo ed è l’unica cosa che conta. E cancella anche la sofferenza finale del ritorno al 4-3-3, con la partita negli ultimi 20 minuti tornata inspiegabilmente in mano al Crotone.
Arbitro Ostinelli 6. Ci stava un cartellino in più per un fallo su Gomez nel primo tempo, ma in generale tiene in pugno bene la partita. Non sembrava rigore su Moras (pare più il greco allargare la gamba per cercare il contatto) mentre vedendo lo sviluppo dell’azione resta più qualche dubbio sul tocco di mano dello stesso Moras nel finale dentro l’area del Verona.
IL PAGELLONE DI LANCIANO-VERONA
RAFAEL 6,5. Il suo merito? Prendere un tiro in porta in tutta la partita (Falcinelli) ed essere decisivo. Per il resto nessuna sbavatura. Leader.
CACCIATORE 5,5. In ritardo sull’occasione capitata a Vastola nel primo tempo. Copre un’emergenza, e gliene va dato atto, ma non ha i piedi per fare il play a centrocampo. E non è che ha coperto meglio di Jorginho, anzi..
MAIETTA 6. Fuori posizione sul gol di Piccolo ma tiene bene Plasmati che non è avversario facile.
MORAS 5,5. Un’incertezza subito all’inizio, un pallone perso dopo un recupero a centrocampo che costringe Nilsen al giallo per impedire una ripartenza e non è pronto ad aiutare Agostini in occasione del gol del Piccolo. Conferma che non è in un gran momento.
AGOSTINI 5,5. Per 38′ domina d’esperienza il giocatore più importante del Lanciano, Piccolo, che lo punta e lo ripunta ma non gli scappa mai. L’unica volta in cui ci va molle il Verona becca gol. Sotto il sei per l’episodio, decisivo; ma in questo momento è insostituibile.
NIELSEN 5,5. Solito compitino, come altre volte. Lavoro di rottura e stop. Rivas gli regala anche la palla giusta con un assist che buca la linea del Lanciano (9′ s.t.) ma non la capisce e non ci va.
JORGINHO 6. L’impegno ravvicinato gli toglie freschezza. Qualche errore in palleggio ma la squadra gira finchè fa il play lo fa lui. Poi è notte fonda.
MARTINHO 7. E’ il faro, la luce. Non è a posto fisicamente e si vede, ma quando parte è devastante e quando ha l’occasione fa gol (ottavo in stagione). Fuori lui è stata tutta salita.
Dal 37′ p.t. Bianchetti 5,5. Entra bene in partita, ma nel secondo tempo dalla sua parte gli van via tutti. D’altronde non è un laterale.
RIVAS 7,5. Vien da dire finalmente. Ispiratissimo, salta sistematicamente l’avversario, crea tutte le occasioni in cui il Verona è pericoloso, mette palloni su palloni in area. Gli è mancato il tiro, ma ha fatto mille serpentine e altrettante giocate. Nel secondo tempo orripilante del Verona è l’unico ad avere qualche spunto. Migliore in campo.
Dal 35′ s.t. Cocco s.v.
FERRARI 5,5. E’ un dato di fatto che con lui punta centrale i due esterni diventano protagonisti. Ma è mancato clamorosamente nel cuore dell’area, a sfruttare gli spunti di Rivas e in parte Gomez.
Dal 18′ s.t. Cacia 6,5. All’inizio sembra quasi offeso per la panchina: cammina al limite dell’area sulla palla con cui Rivas taglia l’area al 25′, non chiusa né da Gomez né da Nielsen in ritardo sul secondo palo, non c’è quando doveva esserci (in mezzo all’area di rigore) e in generale sembra giocare sulle punte. Ma è protagonista dell’episodio decisivo che segna la fine del suo digiuno e l’aggancio al Livorno. Mica roba da poco conto…
GOMEZ 6,5. Venti minuti fantastici, in cui si è rivisto il Gomez vero e in cui avrebbe meritato almeno un gol (Leali strepitoso sulla bicicletta indirizzata al sette). Cala, come il resto della squadra, quando esce Martinho. Ma nella ripresa è ancora vivo con un paio di spunti e un paio di volte sostituisce Cacia nel cuore dell’area di rigore. Bagliori di Juanito.
MANDORLINI 6. L’emergenza c’era: infortunati (Carrozza, Sgrigna, Crespo, Laner), nazionali (Hallfredsson, Bacinovic), gente non al meglio (Martinho, Albertazzi, lo stesso Cacia) un solo allenamento per preparare una partita estremamente delicata. Ma la scelta di Bianchetti sull’infortunio di Martinho rischiava di costare carissima. Col senno di poi tutti maestri e tutti allenatori (si poteva mettere Moras a destra – dove aveva già giocato – e Ceccarelli in mezzo per spostare Cacciatore a centrocampo. O direttamente Albertazzi interno sinistro, come a Palermo in Coppa Italia) ma il ragazzo adattato a destra ha sofferto tutto il secondo tempo e soprattutto Cacciatore play e Jorginho interno (e più isolato), è stato una sorta di suicidio tattico; sicuramente una scelta che non ha giovato al gioco della squadra. Si sono perse le geometrie, manovra statica, lanci inutili. E per di più si è pure sofferto centralmente in alcune situazioni di gioco nonostante il Lanciano giocasse con il solo Plasmati davanti. Ma… Quel che conta è il risultato. E il 2-1 di Lanciano è forse il risultato più importante della stagione. E bisogna prenderne atto.
Arbitro Cervellera 5,5. Voto negativo ma non per il rigore, che è di un’evidenza sconcertante. Quanto l’ingenuità di Leali. Ma perchè permette al Lanciano il fallo sistematico su Gomez e un paio di interventi da bollino rosso su Jorginho. La gamba alta, tesa, a far male di Plasmati sul brasiliano dopo 10′ era da arancione (non da giallo) ad essere buoni. Piccolo poteva essere espulso nel finire del primo tempo (entrataccia su Gomez da già ammonito). Ammonisce Volpe solo al terzo fallo consecutivo su Rivas. Troppo, davvero troppo permissivo.
IL PAGELLONE DI VERONA-LIVORNO
RAFAEL 7. Voto alto. Non tanto per il numero di parate (una, importante, su Belinghieri) ma per la sicurezza che sa dare a tutto il reparto difensivo: miglioratissimo nel gioco aereo, aiuta Moras a non peggiorare una serataccia. Certezza.
CACCIATORE 6. Cross, una conclusione nel primo tempo respinta da Fiorillo. Bene dal centrocampo in su, anche se a volte gli è mancato l’ultimo passaggio. Non sempre preciso dietro, l’occasione a Belinghieri del secondo tempo la regala lui.
MORAS 4,5. Assente ingiustificato, e non è la prima volta. Regala il gol a Paulinho e non si riprende. Fuori posizione (e salvato da Cacciatore) nell’occasione ancora di Paulinho alla fine del primo tempo. Inaccettabile che uno della sua esperienza resti su un errore del 10′.
MAIETTA 6,5. Stavolta la difesa la tiene su lui, mostrando lo spirito d’un tempo. Va un po’ in acqua solo nell’uno contro uno di Dionisi del 44′, ma per il resto dietro è quasi perfetto. Fa rivedere qualche ripartenza vecchio stile e in un paio di occasioni è anche pericoloso in attacco: alla mezzora quando arriva in ritardo sul secondo palo a deviare in porta una spizzata di Cacia da calcio d’angolo e proprio nel finale tentando di vincere con una puntata ribattuta all’ultimo da Bernardini. Reagisce a una provocazione (non l’unica) di un tesserato del Livorno (il massaggiatore) verso la tribuna mostrando il giusto orgoglio di chi non si fa mettere i piedi in testa in casa propria.
AGOSTINI 6,5. Un po’ in difficoltà quando attaccato, ma dalla sua parte Dionisi e Salviato gli giocano un partitone nel primo tempo. Sempre puntuale nell’appoggio e preciso al cross. Tanta roba.
LANER 5,5. Out dopo un primo tempo sottotono. Bene nel rompere il gioco ma troppo impreciso in appoggio. Pericoloso su punizione ma è l’unico acuto dei suoi 45 minuti.
Dal 1′ s.t. Nielsen 5,5. Tutto agonismo… Purtroppo solo quello.
JORGINHO 7. Nicola lo lascia libero e lui ringrazia. Recupera tremila palloni, da verticalità, sovrasta Duncan e Luci. Gli manca solo di andare alla conclusione.
HALLFREDSSON 7. L’avere in fianco Agostini e Martinho lo fa rinascere e ricompone una catena di sinistra da sballo. Spezza e riparte sapendo sempre dove appoggiarsi e mette anche qualche buon pallone in verticale per Cacia. Peccato che quando il Verona sarà a Lanciano lui sarà via con la nazionale.
Dal 40′ s.t. Rivas s.v. Entra e perde i primi due palloni. Poi per fortuna ne gioca bene altri due, trovando anche un buon cross dalla destra su cui Cacia (non se ne capisce il perchè) prova ad andare di tacco.
GOMEZ 5,5. Nel primo tempo è quello che va più alla conclusione: quattro tentativi. Anche se la porta la prende una volta sola con un colpo di testa che insacca da solo davanti a Fiorillo. Cala nella ripresa, quando non sfrutta un bel pallone di Cacia. Come il solito: mai concreto, mai incisivo.
Dal 33′ s.t. Ferrari s.v. Viene mandato a cercar fortune in mezzo all’area di rigore che non è esattamente il lavoro che sa fare meglio. Lanciano può essere la seconda tappa (dopo Grosseto) della sua rinascita.
CACIA 5,5. Il riposo gli ha fatto bene, perchè rispetto alle ultime almeno gioca per la squadra. Fa intravedere qualche taglio dei suoi, ma non arriva mai alla conclusione.
MARTINHO 7,5. Quando parte è semplicemente devastante e salta l’uomo con una facilità e una rapidità disarmante. Segna, può far segnare, sempre concreto (lui sì…) quando va alla conclusione. Può diventare davvero l’uomo di un sorpasso, per quel che si è visto, solo rimandato.
MANDORLINI 6. Stagione di sofferenza, sino in fondo. Con un Verona che anche quando fa meglio dell’avversario lascia sempre con l’amaro in bocca e quella insopportabile sensazione (alla 31/a di campionato) dell’occasione persa. Cacia e Gomez non riescono proprio ad essere concreti però risolve l’equivoco Martinho mettendolo davanti ad Hallfredsson. Il vero problema non è tanto il gioco, ma che (a parte Martinho) non arrivi mai una giocata vincente da parte di un singolo.
ARBITRO TOMMASI 4. Come Moras con la testa tra le nuvole. Due ammoniti nei primi 23′ di gioco ma poi inspiegabilmente si ferma, permettendo al Livorno di essere duro ricorrendo pure al fallo sistematico. Da arancio l’intervento di Bernardini su Martinho al 23′ (giallo), da giallo il fallo di Dionisi su Agostini al 28′ (niente), da ammonizione un altro intervento di Salviato su Martinho al 35′ (niente). E poi ignora un fallo di mano di Duncan (già ammonito) alla mezzora, ritardandone l’espulsione. Che arriva solo al 17′ del s.t per un secondo giallo che in realtà dovrebbe essere un rosso diretto (fallo da ultimo uomo). Facendo una sintesi, una sciagura.



