IL PAGELLONE DI GROSSETO-VERONA
RAFAEL 8. Gli mancava solo di parare un rigore. Detto, fatto. Ed è stata una parata determinante per indirizzare la partita in favore del Verona, in un momento in cui il rischio era per l’ennesima volta di buttar via per un errore di un singolo (Crespo) una situazione di vantaggio. Ma è stato bravo a far sembrare estramamente facili parate che in realtà potevano nascondere pericoli, tipo il tiro a giro di Som nel primo tempo, o la punizione di Soddimo che passa a lato della barriera nel secondo. Valore aggiunto.
CRESPO 5. Gioca per un’emergenza dell’ultimo minuto e non si fa trovare pronto. Prova a limitare i danni tenendo la posizione (non se ne ricorda un cross, nemmeno dalla trequarti) ed è in grande difficoltà su tutte le diagonali. Inoltre regala al Grosseto, affossando in area Som sotto gli occhi dell’arbitro, la possibilità di rientrare in una partita che il Verona aveva appena tirato dalla sua parte. Una cavolata che non costa come quella di Bacinovic a Novara solo per la prodezza di Rafael.
Dal 31′ s.t. Bianchetti 6. Si adatta al ruolo di esterno senza particolari sofferenze. Merita di essere rivisto, anche se la concorrenza è tanta (specie nel suo ruolo, che è quello di difensore centrale).
CECCARELLI 6. Qualcosa è costretto a lasciare a Piovaccari ma se la cava bene. Più lucido rispetto alla gara con il Padova e in forma per il Livorno.
MAIETTA 6. Stoppa un paio di potenziali pericoli in area di rigore. Anche lui in crescita.
CACCIATORE 6,5. Bene solo dal centrocampo in su. Gioca a sinistra per la classica emergenza dell’ultimo minuto (Albertazzi out a distinte già consegnate all’arbitro) e proprio da quella parte, dove altre volte aveva giocato senza mai brillare, costruisce un gol capolavoro alla Martinho. Un gol pesantissimo, perchè è quello che permette al Verona di mettere il cappello sulla partita. Ma dietro evidenzia i problemi delle ultime gare, tutti di natura difensiva, non tenendo Gimenez, soffendo l’uno contro uno, regalando qualche punizione pericolosa. Può far di più.
NIELSEN 6,5. Solo compitino all’apparenza. E invece è dapperutto, su ogni pallone, sia in fase di costruzione che in fase di distruzione. Propositivo anche nell’andare a concludere l’azione, come dimostra l’occasione per il 3-0 negato da una respinta a piedi uniti di Lanni. E’ un muscolare che forse non avrà tantissima qualità ma in fatto di quantità è tanta roba. L’ideale alternativa di Laner.
JORGINHO 6,5. Prese le misure alla specie di gabbia che tenta di costruirgli Moriero, che prova a pestargli i piedi con Soddimo, spadroneggia. C’è con la testa, dentro la partita, sciolto nel giro palla e bravo a verticalizzare per i tagli degli esterni, favoriti dal movimento di Ferrari, come in occasione del rigore su Carrozza. Tornato in carreggiata dopo un paio di fiaschi.
HALFREDSSON 5,5. Incredibilmente sbaglia sempre l’ultima opzione: sia un cross, sia un tiro, manca sempre di precisione. E’ difficile pensare a un centrocampo del Verona senza Hallfredsson, specie in partite decisive come quella che può valere il sorpasso contro il Livorno, ma se è questo, con il rientro di Martinho e (forse) di Agostini è durissima pensarlo come un sicuro titolare.
GOMEZ 6. Un altro passetto avanti, anche se non incide ancora nella partita come dovrebbe. Però, anche grazie al gioco di Ferrari, è stato più dentro la manovra, cercando specie nella prima mezzora iniziative palla al piede e conclusioni. Poco in evidenza nella ripresa, dove a parte un paio di situazioni in cui ha anticipato l’entrata finendo in fuorigioco si è visto poco.
FERRARI 7. Due palle d’acciaio nell’andare a battere un rigore che potrebbe rappresentare la svolta della stagione. E quel suo solito gioco, ritrovato a mesi di distanza, che volenti o nolenti fa giocare bene il resto della squadra e apre spazi che sinora gli esterni non avevano mai avuto. Non sarà Cacia, non sarà uomo da 15 gol a stagione. Ma è un giocatore importante, che sa venire incontro ma sa anche dare verticalità, che il Verona deve sfruttare nella volata con il Livorno.
SGRIGNA S.V. Fuori dopo pochi minuti per un problema muscolare che rischia di tenerlo fuori per qualche partita. Peccato, perchè con Ferrari ad aprirgli spazi poteva essere tutta un’altra musica.
Dal 10′ p.t. Carrozza 7,5. Impatto devastante. Si butta negli spazi facendo danni alla difesa del Livorno. Va alla conclusione, costringe Calderoni al rigore, duro nei contrasti, guadagna palloni e qualche punizione. E ci mette lo zampino anche sul gol di Cacciatore, a cui porta via un po’ di pressione con un bel movimento. Peccato per l’infortunio alla spalla che non dovrebbe precludergli il big match col Livorno, ma è uno che non può più essere dimenticato in panchina.
Dal 1′ s.t. Rivas 5,5. Sciupa un’altra occasione. Non cambia mai passo contro avversari non irresistibili e nel secondo tempo anche stanchi. Prova un paio di conclusioni senza la giusta convinzione e quando sfonda in area dalla sinistra (10′ s.t.) alza la testa ma mette la palla dove non c’è nessuno. Nelle gerarchie, al momento, giusto sia dietro Carrozza.
MANDORLINI 6,5. Va oltre l’emergenza, perchè Albertazzi out all’ultimo minuto scombina i piani e Sgrigna out dopo otto di partita scombina pure cambi e gestione della partita. Ma fa vedere un Verona meno tecnico e più guerriero, più vicino a quello dello scorso campionato. Che sa vincere anche facendo rifiatare giocatori importanti (Cacia, Laner) e finendo sotto in quel possesso palla (24 minuti a 21 per il Grosseto) che sinora era stato una specie di marchio di fabbrica. Quel Verona “outsider” che piace a Sogliano e che ha vinto con il presidente Setti (grande segnale) in panchina.
Arbitro Borriello 5. Ineccepibili i due rigori (checche ne dica Moriero che ha trovato dubbio quello fischiato a Carrozza) ma proprio sull’episodio a favore del Verona manca clamorosamente il rosso da ultimo uomo a Calderoni. Ma è quello che al Bentegodi in Lega Pro, era il Verona di Remondina, fischiò fuorigioco da una rimessa laterale…
IL PAGELLONE DI VERONA-PADOVA
RAFAEL 6,5. Se il Padova non dilaga è anche merito suo. Prodigioso sulla puntata da calcetto di Farias che aveva ubriacato Maietta.
CACCIATORE 4. Anche in un primo tempo dove è bravo ad accompagnare alleggerendo la pressione a Gomez non lascia il segno. Mai decisivo. Al 45′ regala una palla gol a Cutolo perchè su una ripartenza del Padova molla l’attaccante che si allarga dalla sua parte per andare a chiudere inspiegabilmente al centro. Come il resto della linea difensiva in acqua nel secondo tempo.
MORAS 6. Sta in campo nel momento migliore del Verona. Quando il Padova ripartiva a stento Il suo infortunio (muscolare ) è comunque una pessima notizia.
Dal 30′ p.t. Ceccarelli 5. Troppo gravi le sbavature della linea difensiva per arrivare al sei. E anche per lui Farias è imprendibile.
MAIETTA 4. Farias lo fa girare e rigirare prima di saltarlo come un birillo nell’occasione della super parata di Rafael. Ma non è nemmeno quello… Dov’è finito il Maietta, trascinatore, leader, dello scorso anno?
MARTINHO 5. Lì è come mettere una Ferrari a fare i rally. Magari se azzecca la partita può anche essere determinante partendo basso, ma sinora lo è stato giocando da interno di centrocampo. E soprattutto non lo si espone alla berlina di una fase difensiva che non è il suo forte, tant’è vero che sul secondo gol (probabilmente in fuorigioco di Cutolo) come altre volte è capitato passeggia. Dopo, va notato che il Padova gli aveva preparato una gabbia. Perchè De Vitis, Iori e De Feudis appena avevano solo il sospetto di essere affrontati uno contro uno ricorrevano al fallo sistematico.
LANER 6,5. Primo tempo mostruoso, era sempre dove c’era il pallone. E in più è andato anche un paio di volte alla conclusione. Calo fisiologico, per quanto aveva speso, all’inizio del secondo tempo ma è un dato di fatto che il Verona crolla quando esce lui.
Dal 20′ s.t. Rivas 5. Mandorlini mettendolo in campo si fa del male. Fa la prima cosa giusta nel recupero, con un pallone sul secondo palo chiuso da Gomez. Per il resto è il solito impalpabile Rivas visto altre volte nel corso della stagione.
JORGINHO 5,5. Buon primo tempo, non ai livelli di Laner ma decisamente sopra la sufficienza per il lavoro di regista, un giro palla sin lì più veloce del solito e il tentativo, appena possibile, di verticalizzare. Ultimo, ma non ultimo, il fatto che è andato anche al tiro dal limite, due volte, sempre in maniera pericolosa. E’ vero che non si può chiedere al più giovane di avere personalità nei momenti di difficoltà ma finisce sott’acqua anche lui nella ripresa e un mese fa, probabilmente, sarebbe rimasto almeno a galla.
HALLFREDSSON 4. Il confronto con Martinho sta diventando imbarazzante: non solo lui, lì, è ormai da un anno e mezzo che non fa più la differenza o fa vedere quel cambio di passo per andare in porta e vincere le partite (vedi il Martinho di Bari). Ma non può nemmeno più pensare di giocare venti minuti a partita.
GOMEZ 6. Per la legge dei grandi numeri dopo tutte le volte in cui aveva fatto poco o niente doveva arrivare il momento in cui rimostrava qualcosa. Ha alternato buone cose a scelte sbagliate; come l’aver provato a mettere in porta Sgrigna dopo una bella azione personale in cui però non ha avuto il coraggio di andare al tiro, ma nel secondo tempo orribile del Verona è l’unico che almeno c’ha provato a tirare verso la porta. E Silvestri su di lui ha fatto almeno due parate da circoletto rosso.
CACIA 4. Ancora una volta non da partita. In novanta minuti produce un misero tentativo di colpo di testa. Non vede biglia, spesso in ritardo nei tagli, mai pronto su una palla sporca, un rimpallo in area di rigore. Facendolo giocare sempre e comunque, anche in momenti di forte appannamento come questo, non solo non lo si tutela, ma per quanto si è visto adesso, oggi, non si fa nemmeno il bene del Verona.
SGRIGNA 4. Impreciso nella palla gol creata da Gomez, che calcia in bocca a Silvestri. In generale gioca tanti palloni ma è solo quantità e zero qualità, mai nel vivo del gioco, mai una giocata determinante. La peggiore da quando è arrivato.
Dal 32′ s.t. Ferrari 5,5. Da uno con la sua voglia e le sue motivazioni ci si poteva aspettare un quarto d’ora diverso, da solo contro tutti. Anche se entra quando ormai il Verona becca sberloni a ripetizione senza nemmeno provare a ridarne uno indietro. Ma il discorso è trito e ritrito: potrebbe far rifiatare per una o due partite Cacia. Potrebbe…
MANDORLINI 4.Onesto e ammirevole nel prendersi tutte le responsabilità della sconfitta senza scaricare colpe su una squadra ampiamente deludente. Ma la mancanza di continuità di risultati individuata nello spazio interviste come uno dei problemi più importanti del momento per il Verona è figlia della mancanza di continuità che hanno alcuni giocatori (vedi Martinho da interno di centrocampo, Albertazzi basso a sinistra o Carrozza negli esterni d’attacco). Al contrario chi ha avuto più continuità nelle scelte, vedi Gomez, o Hallfredsson o nell’ultimo mese Cacia è anche chi sta maggiormente deludendo. Il confronto Martinho-Hallfredsson è davvero arrivato al limite dell’imbarazzo, come il secondo tempo di una squadra che negli spogliatoi pare essersi ubriacata di camomilla. Un atteggiamento così piatto, privo di carattere, nei secondi 45 minuti non può essere figlio di un tecnico che ha sempre fatto della motivazione, del trasmettere energia ai giocatori unsuo punto di forza. E il Verona crolla quando esce Laner.
Arbitro Ciampi 5,5. Il gol di Cutolo pare in fuorigioco, ma dopo un secondo tempo così nemmeno tre rigori inventati contro diventerebbero un alibi.
IL PAGELLONE DI BARI-VERONA
RAFAEL 6,5. Neutralizza il tiro da fuori di Iunco all’angolino che era veleno puro, perchè la palla gli rimbalza davanti. Si permette il lusso di un dribbling in area di rigore, facendo venire coccoloni in serie. In sintesi, la solita sicurezza.
CACCIATORE 5,5. Un po’ appannato. Prende giallo perchè si fa scappare Sciaudone ad inizio partita e da lì in poi è tutta sofferenza. A volte tiene l’uno contro uno, a volte gli parte l’avversario. E nel finale rischia rigore. Un turno di riposo potrebbe fargli bene.
CECCARELLI 6. Partita spigolosa. Ci mette un paio di pezze importante in area, ma si complica dannatamente la vita nella protegger palla su Caputo al 34′ della ripresa, rischiando un rigore da polli. Spesso fuori tempo nelle uscite. Bene ma non benissimo come altre volte.
MAIETTA 6. Come Ceccarelli spesso in ritardo nelle uscite sui tiri da fuori di Iunco, Caputo e Sciaudone che si girano e tirano troppo facilmente. Troppo spesso in sofferenza.
ALBERTAZZI 6,5. All’inizio è da compitino, ma col passare dei minuti cresce. Accetta il gioco duro, si mena con Polenta, non si tira indietro e in area di rigore spazza senza affanno due o tre palloni potenzialmente molto pericolosi. Maturo tanto dal non essere considerato un semplice cambio.
NIELSEN 6. All’inizio è solo ordinato. Ma specie nella ripresa è bravo a restare compatto con il resto del centrocampo e a recuperare qualche pallone. Meno brillante in copertura, tant’è vero che Mandorlini dopo un quarto d’ora di secondo tempo mette mano ad una catena di destra costantemente in sofferenza. Più fisico che tecnica ma a Bari andava benissimo così.
JORGINHO 6. Un paio di pedate intimidatorie e un’entrata sulle caviglie di Rossi che meritava il rosso con un’ora d’anticipo nei primi 22′. Con il Verona meno concentrato sulla manovra e più alla ricerca della verticalità è meno coinvolto ma sempre utile.
MARTINHO 8. Riecco il giocatore devastante del girone d’andata. Decide la partita con due accellerazioni delle sue, dove è un concentrato di tecnica e potenza. Da esterno di centrocampo è uno che spacca le partite. E oltre ai due gol un lancio di cinquanta metri che mette Cacia davanti al portiere. Strepitoso.
GOMEZ 6. Dentro la partita, con impegno. Un paio di spunti vecchia maniera non risolutivi e un altro paio di palloni sui tagli di Cacia. Qualcosa meglio del solito ma ancora troppo poco perchè se è vero che nel finale di partita lo trovi a difendere dentro l’area di rigore è altrettanto vero che resta un attaccante che non tira mai in porta.
Dal 43′ s.t. Carrozza s.v. Avrebbe meritato un po’ più di continuità dopo la prova col Varese, invece entra solo quando Gomez ha i crampi. Verrà utile, di sicuro.
CACIA 5. E’ Cacia solo in un pallone di Gomez sul taglio, in cui è bravo Lamanna a coprirgli il palo lontano. Per il resto si mangia altri due gol clamorosi, non tiene quasi mai su palla nel secondo tempo e conferma il periodo di appannamento.
Dal 24′ s.t. Ferrari 6. Entra per dare una mano ad alleggerire la pressione del Bari. Sembra Cacia al 31′, su un pallone in verticale di Martinho che solo all’ultimo Ceppitelli gli toglie dai piedi.
SGRIGNA 6,5. Tanto movimento, anche in orizzontale dietro Cacia a mettere in difficoltà la linea difensiva del Bari. Ma ancora una volta rispetto alle qualità che porta in campo è troppo poco concreto. Però il tacco-assist per Martinho in occasione del vantaggio e il diagonale fuori di niente al termine di una ripartenza con gran giocata al 4′ del s.t ne fanno comunque l’attaccante più pericoloso.
Dal 17′ s.t. Laner 6. Entra per ridare equilibrio alla catena di destra e per coprire Cacciatore spesso lasciato solo da Nielsen.
MANDORLINI 6,5. Martinho a parte a Bari è emersa la squadra più che il singolo. Spirito giusto. Più concreto questo Verona che si chiude e riparte con la ricerca costante della verticalità anziché la squadra di prima che veniva fuori solo con la manovra. Un dato, ineccepibile: -1 dalla serie A.
Arbitro Baracani 5. Riesce a scontentare tutti. Il Bari reclama per due rigori (due mani in area di Ceccarelli e Cacciatore) e l’impressione che sul secondo, all’inizio dell’azione che porta al 2-0 di Martinho le proteste fossero motivate. Ma permette il gioco duro, al limite dell’intimidazione dei padroni di casa, ammonendo in ritardo e ignorando un paio di entrate spaccagambe su Jorginho e Martinho di Rossi e Iunco.
IL PAGELLONE DI VERONA-VARESE
RAFAEL 8. Già un intervento importante nell’unica occasione del primo tempo del Varese, su tiro di Juan Antonio. Ma è nella ripresa che fa il fenomeno, impedendo il pari ai lombardi prima su un grande taglio in area di Ferreira Pinto e poi su una conclusione dal limite di Ebagua, in un momento in cui il Verona stava veramente soffrendo. Da applausi un’uscita di pugno su calcio d’angolo al 26′ del s.t. in un’area di rigore intasata come il traffico delle otto di mattina. Sicurezza.
CACCIATORE 6,5. Compitino, ma di livello. Con Martinho propositivo dall’altra parte, appoggia pochissimo l’azione offensiva badando più a difendere che ad attaccare. Ma entra di prepotenza nell’azione del gol di Moras (suo il colpo di testa sul quale Bressan fa un paratone) e dietro, lato sinistro dell’attacco del Varese, non solo non abbiamo mai sofferto ma Castori ha cambiato in corsa anche un paio di interpreti.
MORAS 7,5. Torna leader nella partita in cui servivano i leader. Tutto merito suo il gol del vantaggio, che costruisce con una conclusione pericolosa dalla distanza a conclusione di un break che ha ricordato molto il Maietta dello scorso anno e finalizza con un tocco per niente facile, da attaccante vero, che piazza la palla e non chiude gli occhi davanti alla porta. E dietro è impeccabile, con un paio di recuperi prodigiosi su Ebagua. Peccato per il giallo che lo toglie dai giochi per la trasferta di Bari, ma lì Ceccarelli è un’altra sicurezza.
MAIETTA 6,5. Prestazione di grande attenzione. Concede solo le briciole a Juan Antonio ed Ebagua. E in un caso prova anche a ripartire con uno spunto dei suoi, ma è mal assistito da Carrozza.
MARTINHO 6,5. Grande primo tempo. In cui è puntualmente sulla tre quarti avversaria o per ricevere palla o per andare al cross. Dà verticalità, cambia passo, crea superiorità. Non ancora il Martinho straripante della parte centrale del girone d’andata ma un giocatore molto simile. Cala un po’ nella ripresa, quando concede anche qualcosa a Ferreira Pinto, ma conferma che la miglior difesa è l’attacco…
LANER 7. Tanto lavoro oscuro nel primo tempo, in cui è soprattutto l’uomo dell’equilibrio: quello delle coperture preventive, che permettono ad Hallfredsson di andare senza guardarsi troppo alle spalle. Una sbavatura su Juan Antonio, al 29′, a cui concede un rasoterra pericolosissimo, ma poi è anche in area di rigore, a chiudere su un cross di Sgrigna. Grande secondo tempo, perchè con Hallfredsson e Jorginho in calo regge quasi da solo il centrocampo, badando a diagonali e rientri.
JORGINHO 6,5. Nonostante un campo infame su cui era difficile ottenere due volte la stessa traiettoria o lo stesso rimbalzo del pallone, riesce a dare molta verticalità al gioco, con un giro palla veloce e quel piglio del leader smarrito a Novara. Sfortunato nella traversa che prende, di testa, a conclusione finalmente di uno schema riuscito da palla inattiva. Cala un po’ nella ripresa dove però resta prezioso nello spezzare il gioco degli avversari e lanciare le ripartenze.
HALLFREDSSON 6. Come per Jorginho un primo tempo molto superiore al secondo all’interno di una catena di sinistra rodata e rafforzata dalla presenza in basso di Martinho. Peccato per il solito tackle all’inglese che gli costa il giallo e questa volta la squalifica per somma di ammonizioni.
CARROZZA 6. Parte molto bene e spende tanto nel primo tempo. Subito al tiro dopo 5′ su un bel cambio di campo di Sgrigna. Peccato gestisca male un paio di situazioni in attacco, ma sicuramente un rientro positivo che merita un seguito immediato.
Dal 12′ s.t. Gomez 5,5. Nelle intenzioni di Mandorlini, stando alle interviste di fine partita, nel cambio dei due esterni c’era la volontà di avere forze fresche per tenere alto il pallone, colpire nelle ripartenze, alleggerire la pressione della difesa. Da Juanito niente di tutto questa ma una giocata, quella sì, determinante: il cross per il 2-0 di Rivas. Qualcosa, certo, ma ancora troppo poco.
CACIA 5,5. Resta in ombra, in una partita in cui, forse, poteva, ma sicuramente voleva, fare di più. Da un po’ di tempo per un motivo o per l’altro non si allena bene e con continuità. Problemi fisici che ne stanno caratterizzando una parte di stagione in cui non riesce non tanto a fare la differenza come un tempo ma anche a incidere in partita. Un tentativo di girata, finito altissimo, non può essere lo score finale di uno da 15 gol in stagione.
Dal 39′ s.t. Ferrari s.v. Il doppio cambio anticipato degli esterni toglie di fatto la possibilità di vederlo in campo prima degli spiccioli finali. Perchè era ovvio che a quel punto Mandorlini avrebbe gestito l’ultima sostituzione, ritardandola al finire di partita. Non arriva sul cross di Gomez ed è un bene perchè dietro di lui Rivas fa 2-0 ma con un Cacia giù di tono, a cui forse farebbe davvero bene un turno di riposo, a Bari potrebbe davvero essere il suo momento.
SGRIGNA 6. Tocca quasi tutti i palloni giocati in attacco dal Verona, ed è il segnale di uno dentro la partita. Ma a volte è un po’ troppo lezioso e altre sempre quasi giocare con un po’ troppa sufficenza, dall’alto di una qualità tecnica indiscutibile. Ha nei piedi tante soluzioni ma a volte manca un po’ di concretezza. E il cambio, abbastanza anticipato per gli standard soliti di Mandorlini, va un po’ anche in quel senso: di uno che dà sempre molto, ma da cui ti aspetti qualcosa in più.
Dal 12′ s.t. Rivas 6. Vale il discorso fatto per Gomez, con un paio di postille in più: intanto ha il merito di segnare il 2-0, quello che scaccia i gufi dal Bentegodi; e poi cerca di aiutare Martinho nel tentare di limitare Ferreira Pinto.
MANDORLINI 6,5. Esce da una settimana travagliata presentando un Verona diverso nonostante lo stesso modulo. Una squadra che finchè ne ha avuto ha cercato la verticalità, ha avuto i due interni di centrocampo che seguivano l’azione fin dentro l’area di rigore, attaccava almeno con quattro giocatori, è stato propositivo sulle fasce con Martinho. Poi è venuto fuori anche il Varese e c’è stata sofferenza, anche perchè Gomez e Rivas non hanno ripetuto il buon lavoro di Carrozza e Sgrigna del primo tempo. Ma oggi contava solo vincere per ricompattare un ambiente che almeno in parte era sull’orlo di una crisi di nervi e per rilanciarsi in campionato. Obiettivi entrambi raggiunti,
Arbitro Di Bello 6. Forse un po’ troppo fiscale nell’ammonizione ad Hallfredsson, ma vede bene nell’episodio della punizione a due in area, concessa per un evidente passaggio all’indietro del difensore del Varese che recupera Cacia con un tocco voluto. L’errore è di Bressan che raccoglie il pallone con le mani. Sulla punizione, però, l’impressione è che a termini di regolamento la barriera dovesse posizionarsi proprio sulla linea di porta e non qualche passo avanti. Comunque bene.
IL PAGELLONE DI NOVARA-VERONA
RAFAEL 8. Quattro parate determinanti. E’ già super all’11′ nel prendere con un riflesso prodigioso il tiro da fuori di Fernandes che stava andando all’angolino. Poi, nella ripresa, tiene a galla il Verona con un altro miracolo su un colpo di testa di Ludi e con due respinte su Seferovic. Uno dei pochi a poter uscire a testa alta.
MORAS 5. Sarà anche un ruolo che ha già ricoperto anche in passato ma largo a destra c’entra gran poco. Prova qualche volta ad accompagnare l’azione, arrivando anche una volta al tiro ma per quasi tutta la partita abbandona un già impalpabile di suo Gomez da solo contro la catena di sinistra del Novara. E dietro soffre come il resto della linea difensiva gialloblù. Scelta sbagliata.
CECCARELLI 6. Lucido nelle chiusure, buon lavoro su Seferovic che ferma anche lanciato a rete (21′ s.t.). Lui, il suo, lo fa.
MAIETTA 6. Vale il discorso fatto per Ceccarelli. Fa il suo… e si limita a quello. Ricordando le sgroppate, i gol impossibili, la voglia di vincere che lo hanno reso grande agli occhi dei tifosi, viene da dire che la sua stagione, molto più “controllata” della precedente, è un po’ la fotografia del Verona di quest’anno: molto più testa rispetto al passato ma (purtroppo) molto, molto, meno cuore…
CACCIATORE 5. Inutile girarci ancora intorno: a sinistra non è una prima scelta. Fatica ad entrare, e quel paio di volte in cui conquista il fondo sbaglia i tempi del cross per Cacia. Pochissimo feeling con il campo sintetico e i rimbalzi del pallone.
Dal 34′ s.t. Martinho s.v. Entra troppo tardi e non riesce mai a rendersi pericoloso. Sarà il recupero problematico dall’infortunio, saranno le recenti panchine, ma è un altro di quelli che si è perso dopo un grande girone d’andata.
JORGINHO 4,5. Mai in partita, dall’inizio. Passaggi sbagliati, palloni persi, pochissimo filtro davanti alla difesa. Tenta di metterci una pezza dopo l’uscita di Bacinovic ma a parte la buona volontà è pochissima cosa. La sua peggiore dell’anno.
BACINOVIC 3. La gomitata in faccia a Seferovic non è un gesto degno di un giocatore del Verona . Complica al limite dell’impossibile la partita, lasciando una squadra già in difficolta in dieci uomini dopo un minuto e mezzo di secondo tempo. Una stupidata da oscar (è assurdo un gesto del genere per di più su una rimessa laterale sulla tre quarti campo avversaria) che però apre ufficialmente la crisi del Verona. Scommessa persa.
HALLFREDSSON 5,5. Tenta di tenere in piedi un centrocampo allo sbando. Poco lucido nelle ripartenze. Il meno peggio, ma niente di più.
Dal 42′ s.t. Ferrari 6. In una squadra spenta, senz’anima, come quella vista a Novara, forse si poteva fare più conto sulle motivazioni di un ragazzo che il campo e la maglia dell’Hellas negli ultimi mesi l’ha potuto soltanto sognare. Un velo intelligente in area per Nielsen, una punizione procurata, ma è entrato troppo tardi.
GOMEZ 4,5. Il suo è diventato un caso, perchè l’anno scorso, pur sacrificandosi, aveva messo insieme 14 gol ed aveva dato l’impressione di poter diventare un vincente. Quest’anno, sarà per la concorrenza (anche se degli esterni è quello che ha giocato di più e quello mai messo in discussione da Mandorlini), sarà per gli obiettivi diversi, sembra diventato un gregario. Tradisce ancora una volta la fiducia. Più attento alle coperture e a rincorrere Lepiller piuttosto che a inventare qualcosa. Va al tiro una sola volta (7′ s.t.), pochissima personalità: così, è uno da Gubbio.
CACIA 4,5. Se il derby era stato un pericoloso indizio, Novara è stata una pericolosissima conferma: l’attaccante più importante del Verona non becca più la porta. In campo in extremis, problemi muscolari dovuti agli allenamenti sul sintetico, si divora un gol clamoroso (girata alta ad un metro dalla porta al 32′ s.t.) e non approfitta di un regalo del portiere Bardi, che gli aveva consegnato palla appena fuori l’area di rigore. Come altre volte abbiamo detto: decisivo, nel bene e nel male.
SGRIGNA 5. Cerca di prendersi qualche responsabilità in più al tiro e finisce per essere il più attivo dell’attacco, sterile, dell’Hellas, ma i due palloni che alla fine indirizza verso Bardi poteva giocarli molto meglio. Perde il pallone che da il via alla ripartenza che porta Pesce a segnare il gol vittoria per il Novara.
Dal 15′ s.t. Nielsen. Prova a riequilibrare un centrocampo in difficoltà ancor prima l’espulsione di Bacinovic. Non sfrutta, ritardando il tiro, un paio di occasioni al limite e in area. Buona volontà, ma per il momento ha fatto vedere solo quella.
MANDORLINI 4. Scelte sbagliate. Moras a destra e Cacciatore a sinistra (due fuori ruolo) per non mettere Martinho (poco difensore) era un chiaro messaggio di timore nei confronti della qualità degli esterni del Novara, ma il Verona doveva vincerla. In ritardo i cambi di Martinho e Ferrari.
Atteggiamento sbagliato della squadra, senz’anima e senza cuore. E questa volta non c’è l’alibi del gioco: se la sconfitta nel derby non era meritata, questa di Novara è strameritata. Un incubo.
Arbitro Gavillucci 5. Ineccepibile l’espulsione di Bacinovic e poteva starci anche il giallo per simulazione a Cacia, ma è stato scientifico nel fischiare da una parte sola, e non era quella del Verona. Ridicola l’ammonizione a Hallfredsson.
IL PAGELLONE DI VICENZA-VERONA
RAFAEL 6. Tocca il primo pallone al 44′ 56” del primo tempo su un tentativo (o presunto tale) di cross in area di rigore. Poi prende il gol e ferma un tentativo di Tiribocchi sul primo palo. La sua partita è tutta quì.
CACCIATORE 5,5. Partecipa alla bambola in area di rigore in occasione del gol di Semioli. Si limita al compitino, come altre volte.
MAIETTA 5,5. Nessun problema contro il fantasma di Bojinov, qualcuno in più con Tiribocchi. Colpevole come il resto nella difesa nel gol subito.
MORAS 5. L’errore che non t’aspetti, come quello di Cacia. Sorpreso dopo il palo di Martinelli, si gira di spalle e non affronta Semioli che prende il sette. Errore decisivo, e non è il primo. Momento di difficoltà dopo un girone d’andata (quasi) impeccabile.
AGOSTINI 6,5. Mezzora di qualità. Sfiora il gol con un break al quarto d’ora, chiuso con una conclusione che passa non distante dal palo. Il suo infortunio è la seconda brutta notizia della giornata.
Dal 30′ p.t. Nielsen 5,5. Nonostante volontà e disponibilità non entra mai in partita. Corre ma non incide in un centrocampo che specie nel secondo tempo è tanto muscoli e poca qualità. Gli serve solo un po’ di tempo e un paio di partite per entrare negli schemi del Verona.
LANER 5,5. Discreta partenza e calo progressivo perchè ancora poco supportato dalla condizione. Generoso, ce la mette sempre, ma non incide. Nel Verona che conquista sempre il fondo e domina sugli esterni manca un centrocampista in grado di inserirsi in area di rigore.
Dal 33′ s.t. Carrozza 6. Poca precisione ma la voglia di provarci. Tenta di andare al tiro e di creare qualcosa sull’esterno.
JORGINHO 6,5. Ritrova la cabina di regia e non delude. Fa girare la palla di prima con personalità e precisione, e rispetto al passato va anche molto alla conclusione da fuori. Meritava il gol, colpa di Bremec e del palo.
MARTINHO 6. In lento ma progressivo miglioramento, anche se la gamba è ancora poco fluida. Magari non avrà lo spunto, ma palla al piede è qualità allo stato puro, vedere l’apertura per Sgrigna alle spalle della linea difensiva nell’occasione sciupata da Cacia. Da terzino non fa rimpiangere Agostini. Può solo migliorare.
SGRIGNA 6,5. L’attaccante esterno che ogni allenatore vorrebbe avere. Nel primo tempo è dappertutto: imbecca Cacia, va alla conclusione, rientra. L’attaccante più pericoloso del Verona.
Calo fisiologico nel finale di secondo tempo. Da podio nella classifica degli acquisti di Sogliano.
CACIA 5. Decisivo nel bene e nel male. Fa un errore che non è da lui, e poi non ha più lo spunto per rifarsi. Soffocato dalla guardia che gli montano Milanovic e Camisa. Al Verona, oggi, è mancato solo il suo guizzo.
RIVAS 6,5. Salta l’uomo, mette la palla in verticale, cerca Cacia in area, prova anche ad andare alla conclusione e, udite udite, rientra sino al limite dell’area per riconquistare palla. Peccato qualche scelta sbagliata. Il giorno che diventa concreto è da categoria superiore. Comunque ritrovato.
Dal 16′ s.t. Cocco 5. Un pallone sfiorato di testa dopo pochi secondi dall’entrata in campo e poi più nulla. Un altro che si gira di spalle in area di rigore (sul tiro di Martinelli) nell’azione del gol del Vicenza. Fantasma.
MANDORLINI 6.5. Gestione settimanale impeccabile: non risponde alle critiche (strumentali) di Bojinov (che ancora una volta in campo non becca un pallone e ancora una volta conferma che aveva ragione lui a lasciarlo fuori…) e lascia fuori Halfredsson (quello che l’anno scorso giocava 90′ anche le amichevoli…) al rientro dalla nazionale sfruttando la rosa.
Lucido in partita. Primo tempo dominato, senza se e senza ma; rovinato dall’infortunio di Agostini “coperto” dall’ingresso di Nielsen e dall’arretramento di Martinho. Secondo con più occasioni, segnato dal gol del Vicenza in cui è però macroscopico l’errore della nostra difesa. Prova a vincerla con Sgrigna dietro le due punte ma se Cacia non è in giornata e Cocco è un fantasma non è colpa sua. Poi tenta anche il 4-2-4 con l’ingresso di Carrozza e ancora niente. Forse poteva tentare con Bacinovic al posto di Laner per provare ad avere più qualità in mezzo al campo ma più di così era difficile… E per questo è una sconfitta ancora più dura da digerire.
Arbitro Merchiori 6. Fa scivolare la partita anche se restano molti dubbio (non chiariti dalla riprese televisive) sull’azione del gol annullato a Sgrigna nel primo tempo.
IL PAGELLONE DI REGGINA-VERONA
RAFAEL 6. Straordinario su Di Michele al 44′ dopo un primo tempo da spettatore ma sul gol si fa sorprendere.
CACCIATORE 5,5. Quando attacca è sempre pericoloso, vedi il pallone per Cacia all’8′ del primo tempo, ma soffre oltre il lecito in fase difensiva Rizzato, anche per colpa di una “catena” (quella di destra) che specie nel secondo tempo non lavora come dovrebbe.
MORAS 5. Quando non c’è si vede subito. Contro Di Michele non ne azzecca mezza e l’errore sul gol di Comi inizia con la sua respinta in mezzo all’area di rigore. Serataccia.
MAIETTA 5. Per 70 minuti il meno peggio dei due centrali e anche qualcosa in più. Intercetta l’assist di Di Michele (che si era bevuto Moras) per Comi lanciato in porta al 17′ del p.t e ci mette un altro paio di pezze importanti in area di rigore. Poi, però, dorme su Comi e regala il colpo di testa che costa la partita.
AGOSTINI 6,5. La qualità al cross. Quando guadagna il fondo mette palloni radiocomandati, come in occasione del gol di Cacia. Uno di quelli che ha retto fino in fondo.
JORGINHO 6,5. Barillà gli entra duro un paio di volte da dietro per fargli capire che a Reggio non si scherza, ma lui risponde con due, tre giocate da campioncino mollando l’avversario sul posto. Due recuperi pazzeschi di cinquanta metri a cento all’ora su due ripartenze in cui il Verona era messo male. Stranamente, va in difficoltà quando Mandorlini lo rimette davanti alla difesa e finisce pure lui per non trovare le misure a Di Michele.
BACINOVIC 6. Piace di più con l’altro modulo (il 4-2-3-1 di La Spezia) quando ha più libertà di esprimersi, però ha imparato a essere umile, e nel primo tempo sembra quasi reggere il moccolo a Jorginho. Un paio di sbavature in copertura quando regala due punizioni dai 20 metri alla Reggina per due falli ingenui che si potevano evitare (il primo dopo 16” di partita). Quando esce però, il Verona perde in equilibrio.
Dal 16′ s.t. Laner 5,5. Fisiologico non trovarlo brillante nel post-infortunio. Non dà il cambio di passo, fatica ad aiutare Cacciatore. Nell’unica intuizione, palla rubata e poi a Cacia con taglio in area di rigore è sfortunato perchè gli chiudono la linea del passaggio. Va aspettato, e solo giocando può ritrovare la condizione.
HALLFREDSSON 7. Ex col dente avvelenato. Ripaga della freddezza di Reggio e del presidente Foti nei suoi confronti con un partitone in cui è una miscela di forza fisica, qualità, intensita di gioco, ripartenze. Spezza trame e riparte, ruba palla sulla tre quarti e va alla conclusione. Avesse gestito meglio il contropiede 3vs2 di inizio ripresa (palla a Sgrigna sulla sinistra con Cacia che sarebbe stato solo davanti al portiere dall’altra parte) sarebbe stato da 8.
dal 41′ s.t. Cocco s.v.
GOMEZ 6. Non è un problema di impegno o di dedizione, perchè rientra molto, in un caso riconquista palla addirittura al limite della propria area di rigore ma davanti continua ad essere sempre spento, poco brillante. Il compitino lo fanno quelli normali. Chi ha talento dovrebbe distinguersi, sempre e comunque.
Dal 16′ s.t. Martinho 5,5. Vale il discorso fatto per Laner. La poca condizione lo porta ad essere impacciato, per niente esplosivo, poco lucido, la brutta copia del giocatore ammirato nella prima parte di stagione. Va aspettato. Però così serve a poco.
CACIA 7. Regge da solo il peso dell’attacco, segnando la 15/a perla della sua stagione con un movimento e un’esecuzione da killer dell’area di rigore. E sfiora il gol in altre due occasioni, colpo di testa sul secondo palo fuori di poco all’8′ p.t e sinistro a fil di palo dal limite dopo tunnel a Barillà al 25′ del s.t. Lui non delude.
SGRIGNA 6. Conferma l’impressione del secondo tempo di La Spezia: largo a sinistra è isolato. Rispetto a Gomez si muove molto di più e oltre a creare spazi ha anche la capacità e il passo per tagliare in area e chiudere l’azione ma tenerlo largo sulla mancina e non nel vivo del gioco, tra le linee, sembra davvero un delitto.
MANDORLINI 6. Chirurgico nei cambi, perchè quando escono Gomez e Bacinovic erano stati i meno brillanti di un fin lì buonissimo Verona, ma trova pochissimo in Laner e Martinho. Due punti persi non per un problema di gioco o di strategie ma come altre volte per errori individuali. E per una squadra incapace di gestire… da grande squadra, partite già vinte. Comunque bentornato.
Arbitro Pinzani 5,5. Troppo permissivo nei confronti del gioco intimidatorio dei padroni di casa. Freddi e Barillà andavano già ammopniti nel primo tempo per le entrate (ripetute) da dietro, lontano dalla porta, su Jorginho e Cacia.
IL PAGELLONE DI SPEZIA-VERONA
RAFAEL 6,5. Sempre puntuale in una partita in cui lo Spezia mostra i denti ma non morde mai. I pericoli maggiori nel primo tempo, ma c’è sul tiro di Mario Rui che scende sulla parte alta della traversa ed esce in tuffo di pugno in mezzo all’area sull’unica occasione concessa a Garofalo. Sicuro in ogni fondamentale.
CACCIATORE 6. Bloccato per ordini di scuderia, ma dietro nel secondo tempo soffre un po’ troppo la vivacità di Garofalo che un paio di volte lo mette in difficoltà. Diagonale fantastica, invece, al 28′ della ripresa su una palla messa dentro dalla destra da Mario Rui.
MORAS 7. Ricomincia come aveva finito, da dominatore dell’area di rigore. Splendida l’intesa con Ceccarelli. Un paio di chiusure decisive su Antenucci. Pilastro.
CECCARELLI 7. Sorprende; perchè gioca pochissimo in un ruolo in cui servirebbe continuità ma nonostante questo tutte le volte lascia il segno. Con Moras è feeling immediato. Insieme, hanno tenuto alta la linea difensiva permettendo alla squadra di essere aggressiva e pressare sin dalla trequarti. E il pericolo pubblico numero uno, Sansovini, è finito sempre in fuorigioco senza riuscire mai a calciare verso la porta. Dodicesimo titolare.
AGOSTINI 6,5. Vale un po’ il discorso per Cacciatore, spinge poco perchè quello deve fare, ma dà l’impressione di poter dare molto in termini non solo di esperienza ma anche di corsa e di qualità nella giocata. Condizione discreta, nonostante a Torino non abbia mai visto il campo. Sembra l’uomo giusto al posto giusto.
BACINOVIC 6,5. Bene nelle due fasi, buone geometrie di gioco in una partita dove costruisce sbagliando pochi palloni ma si fa anche apprezzare in fase di copertura. Meglio a due che a tre.
La sua conferma è frutto non tanto di carenza di domanda (mercato) ma di una precisa valutazione di mister e direttore sportivo: adesso convince.
HALLFREDSSON 6,5. Come Bacinovic sempre nel vivo del gioco anche se all’inizio sbagliando qualcosa di troppo negli appoggi. Ma viene fuori alla distanza, facendo schermo davanti alla difesa e pennellando traiettorie magiche per la testa di Gomez e Cacia.
GOMEZ 5,5. Rientro importantissimo, anche se con una condizione per forza di cose ancora approssimativa. Si mette al servizio della squadra trovando pochi spunti, anche se come al solito catalizza le attenzioni dei difensori che con lui non ci vanno mai leggeri. Potrebbe segnare al 35′ del p.t su un pallone perfetto di Hallfredsson sul secondo palo, che anziché piazzare in porta di testa appoggia a Cacia che però incredibilmente arriva in ritardo.
Dal 26′ s.t. Rivas 5,5. Sarebbe stato più utile nel Verona prima versione, quello del 4-2-3-1 che in realtà vedeva i due attaccanti esterni lavorare molto più da centrocampisti. Quando entra l’Hellas è messo col 4-3-3 e lui palesa i soliti difetti, anche di atteggiamento. Fa incazzare Mandorlini (che per la seconda volta lo toglie poco dopo averlo fatto entrare) dopo un rientro troppo “morbido” che lascia metri di campo a Garofalo e mette in difficoltà Bacinovic e Cacciatore. Risposte diplomatiche (e comprensibili) di Bordin a fine gara a parte, difficile riproporlo.
Dal 44′ s.t. Bianchetti s.v. Pochi minuti in cui il Verona deve solo difendersi e Mandorlini mette una linea a cinque con i tre centrali per coprirsi sui palloni alti.
SGRIGNA 7,5. E’ l’uomo che ha cambiato il modo di giocare in attacco del Verona. Perfetto collante tra centrocampo e attacco, è stato per un’ora (nel 4-2-3-1) il punto di riferimento centrale di tutte le giocate offensive, muovendosi tra le linee e aiutando il centrocampo. Ha preso un palo (interno) clamoroso e messo in porta due volte Cacia al termine di altrettante volate, in cui ha saltato l’uomo ed è arrivato in area di rigore. Meno d’impatto largo a sinistra. Comunque delizioso.
MARTINHO 5,5. Vale il discorso fatto per Gomez, rientro importantissimo (forse l’acquisto più importante di gennaio…) anche se in questo momento è al 30, 40%. Finchè ne ha ci prova, ma non ha la gamba per saltare l’uomo e per questo è poco lucido. Finisce con la lingua fuori, ma averlo rivisto in campo è forse la notizia migliore della giornata.
Dal 22′ s.t. Jorginho 6. “Mister” mercato (lo hanno cercato Lazio, Milan, Fiorentina, Napoli, Arsenal ma rimarrà a Verona – almeno fino a giugno…) non era al meglio e andava gestito. Venti minuti per fargli ritrovare la confidenza con il campo in vista della trasferta di venerdì a Reggio (in cui difficilmente ripartirà dalla panchina)
CACIA 7,5. E’ l’attaccante che da anni mancava a Verona. Croce e delizia in una partita che non sembrava la sua, in cui al Verona mancava solo il finalizzatore. Ma dopo tre, quattro, errori decisivi ha tirato fuori dal cilindro una giocata eccezionale che ha portato tre punti pesantissimi.
BORDIN 6,5. Nell’emergenza (Laner e Jorginho a mezzo servizio), ha tirato fuori una versione molto interessante del Verona, con i due centrali di centrocampo (Bacinovic e Hallfredsson) più liberi di muoversi e di verticalizzare, e Sgrigna che da trequartista può essere devastante. Anche se poi il Verona ha segnato e vinto quando è entrato Jorginho e si è tornati al 4-3-3 con Sgrigna e Rivas larghi e Cacia solo in mezzo all’attacco. Egregio il lavoro svolto da capo allenatore, in un momento delicatissimo della stagione.
Arbitro Irrati 5. Per carità: tre partite tre vittorie, porta bene, guai a dirne male. Però, cabala a parte… Sull’azione del palo di Sgrigna c’è un rigore clamoroso non dato a Cacia, trebbiato da dietro da Goian. Chiara la concessione del vantaggio, che però, visto che la situazione era di attaccante in area solo davanti al portiere, poteva concretizzarsi solo con il gol. E c’è da discutere se il miglior vantaggio non fosse proprio la concessione del rigore dato che Sgrigna aveva comunque due difensori che stavano rientrando. Poi ha ammonito Ceccarelli e Martinho per delle sciocchezze, ignorando un paio di entrate di Goian sulle caviglie molto dure.
IL PAGELLONE DI VERONA-MODENA
RAFAEL 7. Un solo intervento ma decisivo: la smanacciata sulla riga di porta in faccia ad Andelkovic al 23′. Tempismo allo stato puro nell’uscita a chiudere lo specchio della porta al 16′ del s.t., su una grande giocata di Ardemagni per Lazarevic. Il resto non è ordinaria amministrazione ma quello che deve fare un portiere per dare sicurezza alla linea difensiva. Numero uno, non solo sulla maglia.
CACCIATORE 6,5. Aveva il compito più difficile: tenere Lazarevic (il più pericoloso del Modena) nell’uno contro uno, ed è andato spesso in affanno perchè quasi mai ha avuto l’aiuto del centrocampo. Ma alla fine ha limitato i danni e dopo mezzora in affanno ha difeso attaccando. Bene anche quando gli è stato chiesto di fare schermo davanti alla difesa. Prezioso.
MORAS 6,5. E’ scivolato un paio di volte, ma a parte un pallone dalla sinistra dentro l’area di Lazarevic non ha fatto passare niente. E in più ha sfoderato un lancio di cinquanta metri per Cacia scattato sul filo del fuorigioco, degno di un regista dal piede morbidissimo.
MAIETTA 6. Poteva andare in tilt (come il resto della squadra) sulla sfortunata autorete che ha mandato avanti il Modena dopo 2′ e ulteriormente complicato una partita che era complicata già di suo. Invece ha retto, rischiando solo al 43′ in un duello di fisico (perso) con Nardini. Tirando fuori quello che serviva (leggere attributi) e finendo in campo nonostante un problemino muscolare non di poco conto. Guerriero.
CRESPO 7. Prestazione che mette ulteriormente in difficoltà il d.s. Sogliano in chiave mercato. Perchè se per quattro mesi (a destra) è stato un oggetto misterioso, il Crespo visto contro il Modena (a sinistra) è stato finalmente importante. Ha spinto per un’ora abbondante, entrando sempre con i tempi giusti, soffrendo il giusto con Nardini e nel finale (spostato a destra) controllando senza patemi d’animo Lazarevic. Decisivo nella diagonale lunga con cui stoppa Ardemagni in area di rigore al 22′, su un pallone scappato a Moras e scivolato via a Maietta che si era buttato per contrastare Greco. Ritrovato.
JORGINHO 7. Considerando che è in riserva (di energie) da due, tre partite e che boccheggiava già dopo mezzora è stato encomiabile. Nonostante Marcolin gli abbia piazzato addosso Osuji ha retto il centrocampo facendo a volte l’interno e a volte il regista, concedendo è vero qualcosa in copertura su Lazarevic ma risultando poi il vero faro del gioco e il più ispirato nel cercare gli attaccanti in verticale. Grande merito anche sul gol che chiude la partita perchè completa la grande giocata di testa di Cacia (colpo di testa piazzato nell’angolino, respinto sulla linea di porta) accompagnando l’azione sin dentro l’area di rigore e restando freddo al momento della conclusione. Faro.
BACINOVIC 5,5. Non si può dire che non ce l’abbia messa, ma sarà per l’atteggiamento sarà perchè ha forzato tre, quattro situazioni con linee di passaggio chiuse che hanno dato vita a pericolose ripartenze avversarie, è sembrato quello più distaccato in una partita dove prima della tecnica ci andava messo il cuore. Si è parzialmente riscattato con il colpo di tacco per Cacia che portato al gol del 2-1 ma per il resto è stato anonimo.
Dal 22′ s.t. Albertazzi 6. E’ entrato subito in partita. Un bel pallone in mezzo all’area per Cacia al 39′. Concreto.
HALLFREDSSON 6,5. Moretti ha cercato di stargli dietro ma c’è riuscito poche volte. Ha recuperato palloni ed è ripartito. Suoi i cross più pericolosi, è entrato nell’azione del terzo gol di Jorginho. Visto il periodo di appannamento superato, l’unico a cui forse la sosta potrebbe anche non fare del tutto bene. Presenza.
RIVAS 6. Ci ha provato ma non è mai stato incisivo. Meglio a sinistra che a destra, ha cercato di muoversi, ha fatto anche un paio di tagli interessanti dentro l’area di rigore, ma gli è mancato sempre qualcosa, a volte la precisione, a volte l’ultimo passaggio. Poi si fa male e fine delle trasmissioni. Incompleto.
Dal 14′ s.t. Grossi 6. Entra a freddo per l’infortunio muscolare a Rivas e forse non è un caso che in due minuti sbagli tre palloni. Ma poi si è messo a disposizione, ha sciupato calciando altissimo una palla gol al 28′ su un pallone in verticale di Jorginho “ammorbidito” da Cacia (la stessa azione del gol di Ceccarelli a Empoli). E piace sottolineare una rincorsa a Lazarevic con recupero di palla nella propria metà campo al 45. Non ha ancora fatto la differenza ma lo spirito è quello giusto.
CACIA 7,5. E’ tornato decisivo dopo qualche settimana di appannamento. Ne segna due e mezzo, il secondo con la complicità della suola di Zoboli che si trasforma in quel tocco di fortuna che non guasta mai. Ma ha giocato per la squadra, ha cercato assist, non è andato solo in verticale come ha fatto in altre partite. In sintesi: si è ripreso il Verona. Bomber.
Dal 43′ s.t. Cocco s.v.
CARROZZA 6,5. Non ha fatto tutto giusto, ma si è messo tanto a disposizione della squadra. L’assist per Cacia in occasione del primo gol è la dimostrazione che quando gioca insieme ai compagni e non pensa solo a saltar l’uomo e a tirare è più pericoloso. E può diventare decisivo.
BORDIN 7. Azzeccata la mossa di Cacciatore su Lazarevic con Crespo a sinistra. Squadra motivata, che nonostante le preoccupanti lacune mostrate nelle ultime gare sul piano della condizione fisica ha retto 90 minuti, vincendo e convincendo anche sul piano del gioco. Una gara vinta in un momento delicatissimo, che conferma l’unità dello spogliatoio e una compattezza che permette di ben sperare nella rincorsa al Livorno. Tre punti che fanno 43 in classifica (+2 rispetto allo scorso anno) e riportano il sereno.
Arbitro Di Bello 7. Per il Verona è una specie di stellone, ma precedenti a parte è stato forse il miglior arbitro visto quest’anno. Attento, preciso, ha azzeccato i fuorigioco, ha ammonito quando doveva. In pratica ha sbagliato poco o niente. Chapeau.
IL PAGELLONE DI EMPOLI-VERONA
RAFAEL 5,5. Grandissimo all’inizio, su Tavano. Dà l’impressione di esserci sui due diagonali da che vanno fuori di pochissimo di Moro e Pucciarelli, ed è efficace, con l’aiuto di Maietta sul triplo tentativo di Signorelli in area di rigore. Ma divide le responsabilità del gol con Abbate perchè si fa infilare da Saponara che calcia dalla linea di fondo.
ABBATE 5. Saponara passa dove non deve passare. Il solito problema che ne sta accompagnando una stagione tornata in salita dopo confortanti segnali di ripresa: quando si trova davanti giocatori tecnici e veloci non dà garanzie alla linea difensiva.
Dal 18′ s.t. Bojinov 5. L’umiltà non gli fa difetto, ma il suo ingresso non modifica di una virgola una partita che rimane pessima. Mai pericoloso, nemmeno da rifinitore. Unico sussulto la palla aperta per Hallfredsson nell’azione del gol di Ceccarelli. Ma da lui ti aspetti e pretendi di più.
CECCARELLI 6,5. Si traveste da Babbo Natale e regala all’Hellas un punto tanto insperato quanto immeritato per quello che si era visto fino al 95′. Il voto positivo nonostante è perchè è uno dei pochi a crederci sino all’ultimo e, nella difficoltà, a metterci quella grinta e quell’anima che molto spesso vale più della tecnica e della qualità. Esempio di capitano.
MAIETTA 5,5. Salva su Signorelli cerca di metterci una pezza nell’inizio terribile del Verona, con l’Empoli pericoloso 4 volte nei primi 18 minuti. Ma poi, pochissimo e malissimo supportato da un centrocampo insesitente, concede quello che il Verona centralmente non ha mai concesso in tutto il campionato.
ALBERTAZZI 5. Non si può chiedere a uno dei più giovani della compagnia di tenere in piedi la baracca. Deludente sia dal punto di vista difensivo, sia dal punto di vista offensivo. Superato spesso sia da Moro che da Saponara.
JORGINHO 5. Irriconoscibile. Sbaglia appoggi anche semplici, non ha la forza di tamponare. Ci prova ma non ci riesce anche quando Bordin lo avanza sulla trequarti. Spremuto, lui più di altri visto quello che ha speso (e che ha dato) sinora, ha bisogno di ricaricare le pile nella sosta.
BACINOVIC 5. Non uno ma due passi indietro. Visto oggi sembra tornato il fantasma di inizio stagione, eppure i segnali dell’ultimo mese erano stati completamente diversi. Poche geometrie, poche idee di gioco, poca copertura davanti alla difesa. Come per Jorginho sembra molto un problema di condizione fisica.
HALLFREDSSON 6. Il meno peggio di un reparto che le ha prese dall’inizio alla fine. Ha sbagliato molto e ha sofferto la superiorità dell’Empoli ma è l’unico che ha provato a ripartire, che ha provato a metterci gamba e forza, fino all’ultimo.
COCCO 5. Non si è capito se doveva stare largo o girare intorno a Cacia perchè in un’ora ha toccato si e no tre palloni. Inconsistente anche per la pochissima pressione che ha portato (con il resto del reparto) alla difesa avversaria.
Dal 23′ s.t. Rivas 5. La sua prova e più in generale la sua stagione è la fotografia di un mercato impostato su nomi indubbiamente di primo piano, ma che sta fallendo clamorosamente l’esame del campo. Oggi il Verona per quanto si è visto a tre esterni (più Bojinov) che non fanno la differenza.
CACIA 5,5. Si vede in quelle due o tre situazioni in cui è coinvolto, però ha il merito di mettere giù il pallone per il pareggio di Ceccarelli.
GROSSI 5. Ci si aspettava una partita molto diversa. Mai uno spunto significativo, non una giocata. E ha calciato alle stelle da ottima posizione l’unico regalo dell’Empoli in un primo tempo da incubo. Mistero.
Dal 1′ s.t. Cacciatore 5. Entra per dare un po’ di copertura alla difesa ma le difficoltà del Verona del secondo tempo sono le stesse del primo. Mai incisivo anche quando torna nel ruolo naturale dopo l’uscita di Abbate.
BORDIN 5. Una squadra così molle, poco determinata, non può essere figlia di due sanguigni come Mandorlini e Bordin. Tutto parte da lì. Hai voglia poi di parlare di moduli, di infortuni, o di scelte, quando in campo la squadra mostra un atteggiamento col quale non si va da nessuna parte. L’altro problema grosso è la condizione fisica. Per rimontare quelle davanti (oltre che a rivedere il mercato) bisognerà recuperare forze ed energie, e qualche infortunato di cui non si può proprio fare a meno (Martinho, Laner).
Arbitro Nasca di Bari 5,5. Complessivamente piace, ma nel finale ci sono un paio di episodi poco chiari: dal mano di Tonelli al limite dell’area ad un fuorigioco inesistente che ha fermato Rivas in fase di tiro.



