17
feb 2012
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LO STADIO E IL “PACCHETTO” VERONA

Cosa c’è dietro lo stop inatteso del progetto stadio? La domanda è d’obbligo, visto che non più tardi di un paio di mesi fa (erano i giorni a cavallo del Natale), dopo un summit a Palazzo Barbieri tra Comune, Verona e altri soggetti interessati, si dava per certa la presentazione ufficiale della New Arena Stadium entro il mese di gennaio. E invece gennaio è passato, e passerà probabilmente anche febbraio prima di capire se ci saranno o meno novità di quel progetto che nelle intenzioni dovrebbe dare nuova linfa (economica) all’Hellas Verona.

A Palazzo l’argomento non è top secret e la posizione del sindaco Tosi è quella dell’incontro di un mese e mezzo fa. Il progetto, così com’è stato ripresentato, senza cioè la parte commerciale inizialmente prevista, ha una sua logica. Eliminata la possibilità di speculazioni, il Comune, naturalmente dopo i normali passaggi tecnici in giunta, in consiglio e nelle circoscrizioni, potrebbe dare l’ok definitivo anche in tempi ragionevolmente brevi. Ma serve un piano preciso per la viabilità e che ci sia un soggetto che garantisca la sostenibilità economica del progetto.

All’incontro di dicembre era stata coinvolta anche la Sgr Serenissima, la società a gestione risparmio di cui sono soci anche l’autostrada Brescia Padova e il Banco Popolare, individuata proprio per fornire le garanzie finanziarie del progetto. Ma da allora la situazione si è arenata. Il Verona sta ancora parlando del valore dei terreni sui quali dovrebbe sorgere il nuovo impianto con il Consorzio Zai (e la quadra non sarebbe così vicina), ma è soprattutto il costo totale dell’opera (tra i 100 e i 120 milioni di euro) ad aver spaventato chiunque si sia sinora avvicinato al progetto.

Martinelli, che negli ultimi mesi ha badato solo alla gestione “sportiva” della società, non è sicuramente in grado di affrontare un impegno simile. Ed è difficile trovare qualcun altro nel tessuto imprenditoriale ed economico veronese che possa accollarsi spese e rischi di un progetto tanto ambizioso. Ecco allora l’ipotesi di un  “pacchetto” Verona, da trattare con imprenditori non veronesi: l’approvazione del progetto stadio sottoforma di incentivo per cedere la società, uno degli obiettivi mai nascosti di Martinelli. Anche a un passo dal più grande affare della sua vita: una serie A che porterebbe l’imprenditore di Castelnuovo ad avere in mano le chiavi della città e introiti, per l’Hellas, tra i 35 e i 40 milioni di euro a stagione.

04
gen 2012
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LA SVOLTA

L’impressione è: se c’è un anno in cui il Verona a gennaio non ha bisogno di fare mercato è proprio questo. Risultati oltre le aspettative, gruppo fantastico e soprattutto vincente, Hallfredsson trascinatore, Gomez gioiellino, difesa solidissima, Maietta che fa anche gol, Tachtsidis che è una sorpresa, Ferrari che è una conferma, l’allenatore che mancava da anni. Eppure, paradossalmente, se c’è un anno in cui il Verona a gennaio deve fare qualcosa (di importante) è proprio questo.

Sull’obiettivo primario, confermare tutti i principali protagonisti della cavalcata fantastica del 2011, non sembrano esserci discussioni. Martinelli sa cos’ha in mano, Mandorlini pure, Gibellini anche. Come tutti gli altri collaboratori e “consulenti” (di mercato e non, ufficiali e non) che gravitano attorno alla sede dell’Hellas. Ma l’obiettivo è cambiato. E nella posizione in cui il Verona ha chiuso l’anno, non provarci fino in fondo, non tentare quel doppio salto che è già riuscito in passato a Cesena e Novara, sarebbe un errore.

Prima di tutto perchè quest’anno a Mandorlini, alla società, alla squadra, nessuno chiede niente. Dalla conferma della categoria in poi va bene tutto e ciò che viene in più della salvezza è oro colato. Ma è ovvio che tentare di salire adesso, senza le tensioni, il dover raggiungere a tutti i costi l’obiettivo che si respira nelle altre piazze d’alta classifica, è un vantaggio che solo adesso il Verona può avere e sfruttare. Già dal prossimo campionato, è ovvio, tutto sarebbe diverso.

Secondo aspetto, ma fondamentale, è quello economico. Perchè il Verona nella serie superiore (che non viene nominata per rispetto delle scaramanzie altrui…) vale sin da subito 39 milioni di euro a stagione. Una cifra che permetterebbe non solo a Martinelli di costruire negli anni una grande squadra, ma anche di rientrare da tutte le spese sostenute prima per salvare l’Hellas dal fallimento e poi per riportarlo faticosamente in serie B. Rientro, molto gradito anche all’interno della famiglia del presidente.

Un traguardo quello della promozione che se raggiunto a breve, potrebbe anche ulteriormente velocizzare l’iter per la costruzione del nuovo stadio dell’Hellas (già in rampa di lancio, la presentazione ufficiale a Palazzo Barbieri è attesa entro fine mese) che Martinelli ha sempre considerato una necessità per il consolidamento della società gialloblù e che potrebbe, dalla stagione 2015/2016, garantire al Verona altri 10-12 milioni di euro all’anno di introiti.

Ecco perchè è più che mai necessario dare l’ennesimo segnale. Forse il più importante di questi ultimi anni: intervenire a gennaio con una grande operazione (il ruolo individuato è quello della punta centrale). Non un giocatore che debba oscurare il talento di Gomez o il lavoro, mostruoso, che fa Ferrari per la squadra, ma un’attaccante in grado di far crescere ulteriormente il gruppo, di elevare le potenzialità del gioco offensivo. Una sorta di Morfeo dell’era Prandelli, un giocatore che non ruppe il gruppo nonostante fosse una sorta di testa calda e il più pagato in spogliatoio. Ma capace invece con la sua personalità e il suo talento di portare a livelli inimmaginabili a inizio stagione il valore e i risultati di un gruppo che assomiglia moltissimo a quello con cui oggi Andrea Mandorlini è tornato a far sognare un’intera città.

 

05
dic 2011
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IL VERONA NON SI TOCCA

Riconfermare in toto il gruppo che sinora ha portato il Verona nelle vette della classifica, valutando al tempo stesso la possibilità di un innesto, meglio se di grande qualità. Queste le linee guida del prossimo mercato di gennaio dell’Hellas. Un mercato di riparazione per tanti, ma non per il Verona.

Che l’input sia quello di non toccare il gruppo (al completo) e anzi di dargli ancora maggiore sicurezza , lo si è capito nelle scelte fatte dalla società negli ultimi mesi, con una serie di rinnovi del contratto (Ferrari, Gomez, Maietta, anche Scaglia ed Esposito… il prossimo in discussione sarà quello di Mareco) che se da una parte hanno appesantito i costi di gestione per gli anni futuri hanno dall’altra dato grande solidità al progetto Hellas, anche per le stagioni a venire.

Martinelli non ha mai allestito formazioni “anonime”. Rinforzò a poche ore dall’acquisto della società (grazie al lavoro al mercato di Massimo Ficcadenti) il primo Verona di Remondina, che sfiorò i playoff dopo essere stato a mezzo passo dal fallimento. Poi diede in mano a Bonato le chiavi dell’Hellas, che gli modellò un Verona tanto competitivo quanto caro (negli stipendi) che perse la serie B al playoff dopo una serie di scelleratezze e decisioni sbagliate fuori e dentro il campo. Quindi l’anno scorso, l’arrivo di Hallfredsson e Pichlmann, ma anche di Nicola Ferrari, che pareva un ripiego e diventò invece decisivo per la promozione. Con la quadratura del cerchio rappresentata dall’arrivo di Mandorlini, l’uomo giusto al momento giusto.

Proprio Mandorlini, che a Verona sinora è stato una specie di “Re Mida”, darà le indicazioni più importanti a Martinelli. E proprio da Mandorlini sono arrivati segnali importanti di riconferma del gruppo. Normale che giocatori come Hallfredsson siano finiti sui taccuini dei direttori sportivi di serie A: una striscia di vittorie come quella realizzata dai gialloblù non poteva passare inosservata. Ma l’islandese ha detto di avere trovato una sua dimensione a Verona e di non voler andar via e il Verona non ha nessuna intenzione di cederlo. Punto e a capo.

Verona che piuttosto pensa a un grosso nome per continuare a sognare. Radiomercato ha accostato ai gialloblù un nome impossibile: quello di Luca Toni, che casualmente o forse no, ha lo stesso procuratore di Mandorlini. Certo, per arrivare a Toni dovrebbe partire Bjelanovic e dovrebbe arrivare (cosa più difficile) anche uno sponsor per pagare almeno parte del pesantissimo ingaggio che l’attaccante ha con la Juve. Ma il senso pare questo: o un grosso nome o si va avanti così, con un gruppo e un allenatore che danno ampie garanzie e con equilibri consolidati nel tempo.

Un mercato che come quello estivo sarà gestito ancora una volta in prima persona dal presidente, Giovanni Martinelli, che ha un filo diretto con Mandorlini ma che in estate ha preso in considerazione anche i nomi proposti da Gibellini. La miglior risposta a chi cerca nell’assoluta mancanza di dialogo (che non è una novità… dura da mesi, ed è un rapporto che non si rinsalderà mai) tra l’allenatore e il direttore sportivo, un motivo per destabilizzare un ambiente mai così sano, mai così forte.

 

 

 

09
nov 2011
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BENTEGODI A RISCHIO CHIUSURA

Il rischio c’è ed è già stato comunicato all’Hellas: ai prossimi buh il Verona potrebbe giocare a porte chiuse. Una, forse più partite. A prendere il provvedimento, clamoroso a dir poco, sarebbe l’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive con il placet della Lega di Serie B che avrebbe bollato la tifoseria gialloblù come una delle tre peggiori del campionato cadetto.

Contro l’Hellas più che i recenti incidenti accaduti contro la Nocerina (e provocati dai tifosi ospiti, anche se in carcere ci sono ancora 4 tifosi gialloblù) peserebbero le multe prese a causa dei cori razzisti. Ma c’è da pensare che anche la polemica mediatica di inizio stagione per il famoso coro goliardico di Mandorlini fatto diventare ad arte razzista (per la quale pende sulla testa del tecnico ancora una squalifica) stia pesando sulla situazione. A cui andrebbe aggiunta la mancanza di iniziative intraprese dalla società gialloblù per "educare" la propria tifoseria. Un impegno che la Lega di B ha fissato per le società e vuole rispettato.

 

A questa situazione sarebbero da addebitare anche i ritardi con cui i biglietti vengono posti in vendita per le trasferte, nonostante la tifoseria veronese sia una delle poche che ha sottoscritto in massa la tessera del tifoso (oltre 13 mila richieste).  

Proprio i numeri, che non hanno eguali in serie B, della tessera del tifoso più tutta una serie di statistiche legate agli incidenti accaduti a Verona e durante le seguitissime trasferte gialloblù negli ultimi 10 anni farebbero parte del dossier con cui l’Hellas si difenderà davanti a Lega e Osservatorio. E l’argomento è stato trattato anche nel vertice che si è tenuto a Palazzo Barbieri a cui hanno preso parte Martinelli, Gian Pietro Magnani, uomo di fiducia del presidente e ormai a tutti gli effetti dirigente gialloblù, il Sindaco Tosi, l’assessore Sbaorina e il questore Rosato.

Ancora una volta dunque Verona e i suoi tifosi sottotiro. E i famosi due pesi e due misure: perchè tutto intorno all’Hellas sembra sempre venire incredibilmente amplificato in negativo. Ma sarebbe anche ora di capire, una volta per tutte, che chi fa i buh al Bentegodi fa solo il gioco di chi vuole il male del Verona. 

24
set 2011
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JUANITO, IL TESORO DI VERONA

Quando se n’è andato, non l’ha rimpianto nessuno. Juanito Gomez era quello che Remondina fece giocare titolare contro la Cremonese, relegando in panchina Rantier, appena arrivato dal Piacenza, tra i mugugni del Bentegodi. Una promessa, che non sbocciava mai. In una squadra figlia delle insicurezze del proprio allenatore. Forse per carattere, forse per altro, mai in grado di creare entusiasmo in una piazza a cui bastava niente per accendersi.

Juanito Gomez lo ha portato a Verona Riccardo Prisciantelli, nell’anno-zero della ricostruzione basata sulla linea verde: tanti prestiti e qualche comproprietà. Era della Triestina, ma giocava nel Bellaria. Prisciantelli prese lui spendendo niente per la metà e per un pugno di euro perse l’altro esterno della squadra romagnola, tal Giaccherini, ripiegando su un altro triestino di cui si sono perse le tracce, Da Dalt.

Un anno con Remondina (19 presenze, 3 gol) nel Verona che visse nell’equivoco del tridente, con un allenatore che fece diventare un problema l’avere due attaccanti forti (Tiboni e Girardi), che non giocarono mai bene insieme. Poi altre 7 presenze, l’anno dopo. Spezzoni di partita quando la società aveva già fatto capire a Gomez che non ci sarebbe stato spazio e a gennaio la cessione in prestito al Gubbio, che non volle investire mezzo euro sull’argentino.

Intanto Gomez era diventato tutto dell’Hellas, vinto a zero alle buste, e cominciava a far parlare di sè nella squadra umbra. Tanto che l’anno dopo, via Bonato, arrivato Gibellini, si riparlò dell’argentino che nessuno più, però, a Verona, aveva voglia di rivedere. Solo Benito Siciliano, braccio destro di Martinelli, credette in Gomez. Il giorno del rinnovo sentì Siciliano: “Va a Gubbio in prestito, ma gli ho allungato il contratto di un anno” mi disse. “Siete fuori?” Fu la mia risposta. “No, Gomez è un giovane che ha talento, se esplode deve essere nel Verona” mi rispose Siciliano. Che aveva appena firmato un’operazione che oggi vale un tesoro.  

Gomez, infatti, esplose col Gubbio (18 gol in 31 gare) diventando l’uomo immagine di un piccolo team con il sogno (poi centrato) della serie B. E quando Vicenza, Brescia, altri team del campionato cadetto, a gennaio dello scorso anno, bussarono alle porte del Verona, ricevettero il no deciso di Gibellini. Che su Gomez puntò, sin dall’inizio. Come Mandorlini, poco disposto e disponibile verso i giocatori che conosce poco, ma a cui bastò una partita, quella del Bentegodi contro il Gubbio, per capire che Gomez sarebbe stato un perno del nuovo Verona.

Oggi Gomez vale un tesoro. Un talento che fa sognare. Un potenziale fuoriclasse. Salta l’uomo con la facilità del grande giocatore, inventa l’ultimo passaggio, fa gol di testa nel cuore dell’area di rigore. Ma quando c’è da coprire sa anche sbattersi. Un campioncino, tutto dell’Hellas, a cui Martinelli ha rinnovato il contratto sino al 2015. Ponendo le basi sia per un Verona sempre più forte, sia per una plusvalenza di bilancio da milioni di euro.

19
set 2011
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VERONA BRAND VINCENTE

Duemila -  nuovi – contratti.

Il primo bilancio dell’operazione Hellas da parte di Agsm sarà ufficializzato mercoledì, nel corso di una conferenza stampa che si preannuncia nuovamente calda. Perchè visto il “peso” dell’anticipazione e il valore economico del risultato già raggiunto, qualcuno, viste le polemiche di bassissimo profilo che hanno preceduto e accompagnato la sponsorizzazione, potrebbe anche decidere di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

A poco più di un mese dalla sponsorizzazione dell’Hellas, Agsm ha raccolto duemila nuovi contratti. Più o meno un quinto del numero totale degli abbonati del Verona. Un dato altissimo, che supera le aspettative per il primo step dell’accordo fissato appunto con il periodo della campagna abbonamenti. Il valore dei contratti raccolti è già adesso notevolmente superiore all’investimento che ha portato Agsm a essere main sponsor dell’Hellas (350 mila euro) dando la dimensione di un successo non solo di immagine, ma anche (cosa più importante) economico dell’operazione.

Risultato che potrà solo migliorare nei passi successivi della partnership, quando Agsm coinvolgerà i calcio club e le società sportive del territorio, dando la possibilità anche alle migliaia e migliaia di tifosi non abbonati (soprattutto della provincia) di cambiare gestore per le forniture dell’elettricità approfittando delle condizioni vantaggiose dell’offerta associata all’Hellas.

Un’operazione che è uno smacco per tutti quegli imprenditori e industriali veronesi che non hanno mai creduto al “brand” Verona, ritenuto scomodo o addirittura pericoloso a causa della tifoseria gialloblù. Quella che da anni rappresenta invece la vera forza, anche economica, dell’Hellas.
 

31
ago 2011
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IL VALORE DELLE MAGLIE

A una parte di Verona proprio non va giù che l’Hellas sia un brand vincente (la fila dei tifosi davanti al gazebo allo stadio si è tradotta in oltre mille nuove polizze). Così la sponsorizzazione del Verona da parte della sua municipalizzata più importante è diventata il vero caso dell’estate: sportivo, politico, persino giudiziario; dato che se ne sta occupando anche la Procura con l’apertura di un fascicolo seppur in presenza di nessuna ipotesi di reato. Magistratura veronese molto sensibile a denunce "pubbliche" come ad esempio nel caso (solo di poche settimane fa) della parentopoli leghista nelle municipalizzate; caso già archiviato e nonostante un gran "can can" mediatico finito in una bolla di sapone.

Eppure il rapporto di partnership tra Agsm e Hellas non si discosta da altre operazioni che da anni fanno parte del calcio italiano. "Italia Oggi" di sabato 27 agosto, a pagina 15, dedica un lungo articolo al valore delle maglie di serie A, che complessivamente valgono, secondo le stime del quotidiano economico, 69 milioni di euro. Nella tabella delle "jersey" per le sponsorship 2011/2012, si scopre ad esempio che il Cagliari riceve dalla Regione Sardegna un milione e seicentomila euro, ma non risulta che in Sardegna ci siano state campagne stampa contro la Regione o apertura di fascicoli nei tribunali locali. L’Udinese, invece, ha come second sponsor "tipicamente friulano" un marchio, registrato dalla Direzione centrale alle risorse agricole, naturali e forestali, che ha lo scopo di presentare sotto un’unica bandiera tutto quello che cresce nelle campagne e si trasforma nelle aziende della regione Friuli Venezia Giulia. In serie B il Crotone ha tra i propri sponsor "la città di Crotone", quindi il Comune.

Si scopre anche parte dell’ammontare delle diverse sponsorizzazioni con cui il Gruppo Banco Popolare (che qualche settimana fa ha chiuso nuovamente le porte in faccia al Verona) sostiene tre team di serie A. Banca Popolare di Verona è il main sponsor del Chievo che incassa secondo il quotidiano finanziario 1,7 milioni di euro considerando anche il "second sponsor", Midac. A questa cifra va aggiunta, sempre secondo Italia Oggi, la sponsorizzazione sulle maglie del Novara, come Banco Popolare di Novara, che dalla banca da sempre radicata nel territorio veronese e dal second sponsor "Intesa pour homme" incassa 1,5 milioni di euro. Gruppo Banco Popolare è anche tra gli sponsor, sempre in serie A, dell’Atalanta tramite il Credito Bergamasco.

Altra banca fortemente rappresentata nel territorio veronese ma che ha ramificato i propri investimenti lontano da Verona è Veneto Banca: tra gli sponsor della Juventus, main sponsor del Lecce (750 mila euro di introito, considerando anche in questo caso il second sponsor, Betitaly) e infine sponsor del Bari in serie B. 

24
ago 2011
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NON SIAMO ZIO PAPERONE

E’ incredibile: quando il Verona cerca di cedere un giocatore deve pagargli anche l’ingaggio. O peggio, provvedere a laute buonuscite. Successe con Da Silva ai tempi del povero Piero Arvedi, strapagato perchè se ne andasse; é successo l’anno scorso nella trattativa Pensalfini-Rantier con il Taranto. Ma quando poi è il Verona a dover comprare cambia tutto.

Martinelli due anni fa, su consiglio del suo direttore sportivo di fiducia, Nereo Bonato, pagò non solo gli ingaggi altissimi per la categoria, ma addirittura i cartellini (50 mila euro cadauno) di Selva e Pensalfini al Sassuolo, nonostante si trattasse di due giocatori a fine carriera.

Sta succedendo adesso nell’affare (o presunto tale) Pichlmann-Bjelanovic, con l’austriaco che ha possibilità di andarsene (in prestito) solo se il Verona contribuisce a pagarne l’ingaggio e Bjelanovic possibilità di venire (adesso) solo se l’Hellas paga 150 mila euro per il cartellino all’Atalanta più il nuovo contratto.

Se il mondo girasse per tutti dalla stessa parte, non solo il Verona non dovrebbe pagare un solo euro il cartellino di Bjelanovic (32 anni), ma la società bergamasca dovrebbe anche contribuire nel pagamento dell’ingaggio, destinato a diventare il più pesante sul libro paga dell’Hellas.

Per questo l’affare, praticamente chiuso qualche giorno fa, potrebbe essere rimandato all’ultimo giorno di mercato, quando costi e contratti dovranno necessariamente essere limati e l’attaccante croato (scelta numero uno di Mandorlini) diventare finalmente gialloblù a costi più ragionevoli. 

 

 

 

31
lug 2011
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IL SOCIO PERFETTO

 


Un imprenditore serio, tifoso, appassionato di calcio e dell'Hellas. Uno che conosca la città e il suo tessuto imprenditoriale. In grado di parlare con Verona e i veronesi non con il cuore dell'affarista ma da vero gialloblù. E' il socio perfetto che all'Hellas aspettano da mesi. L'uomo che potrebbe davvero dare una mano all'imprenditore che mettendoci soldi e passione ha cambiato le sorti recenti dell'Hellas, Giovanni Martinelli.








Un imprenditore serio, tifoso, appassionato di calcio e dell’Hellas. Uno che conosca la città e il suo tessuto imprenditoriale. In grado di parlare con Verona e i veronesi non con il cuore dell’affarista (perchè l’Hellas non deve tornare ad essere un’azienda come ai tempi di Pastorello) ma da vero gialloblù. E’ il socio perfetto che in sede, in via Torricelli, aspettano da mesi. L’uomo che potrebbe davvero dare una mano all’imprenditore che mettendoci soldi e passione ha cambiato negli ultimi due anni e mezzo le sorti recenti dell’Hellas, Giovanni Martinelli.

Un identikit che calza a pennello con Bruno Venturi, l’imprenditore dell’acciaio tifoso da una vita che sabato era a Trento al fianco di Benito Siciliano per l’amichevole con la Sampdoria. Ma che da mesi, ormai, “vive” il Verona da imprenditore-amico.  “Da solo no, ma se c’è qualcun altro io ci sono” disse scoprendo le carte lo stesso Venturi ai microfoni di Tggialloblu nel charter che riportava il Verona neopromosso in B da Salerno. Ma Venturi, per passione, potenzialità economiche, prestigio, potrebbe anche rappresentare qualcosa in più di un “semplice” socio. Una spalla importante per aiutare Martinelli anche nel lavoro quotidiano all’interno della società, che vede il presidente in queste settimane impegnatissimo nel gestirsi tra problemi di salute, mercato, i contatti con Gibellini e Mandorlini, persino la riorganizzazione del settore giovanile.

Nulla di certo, nulla di concreto, lo sarà solo quando ci sarà (se ci sarà) una firma; nero su bianco. Ma di Venturi si parla da mesi e forse il percorso di avvicinamento dell’imprenditore veronese al mondo Hellas, graduale, gestito con attenzione e riguardo, sempre alla luce del sole dall’amministratore delegato Siciliano, potrebbe essere vicino ad una conclusione.

Identikit che potrebbe però calzare anche per altri imprenditori che si sono avvicinati al Verona e che hanno avviato contatti, chi per un ingresso in società, chi per una sponsorizzazione. Di certo oggi il Verona è una società sana, trasparente, modello; con un futuro. L’esatto contrario delle più recenti  gestioni, precedenti a questa di Martinelli. Un Verona che proprio con la forza della trasparenza si è presentato a decine di imprenditori, veronesi e non, raccogliendo consensi e interesse. Rialacciando un legame profondissimo con la città che ha portato allo storico accordo di partnership con Agsm, una straordinaria opportunità di immagine (più che economica) per l’Hellas e un altrettanto straodinaria opportunità commerciale per la municipalizzata, che punta a “sfondare” con la propria offerta, più bassa rispetto alla concorrenza, nel mercato dell’energia nei comuni della provincia. E pensando al seguito di tifo e di passione per l’Hellas nella bassa, come in Valpolicella, come nell’est veronese, a Villafranca o nell’area del Garda, ma anche alla reazione stizzita dei vertici del Chievo, alle polemiche politiche e di certa parte di stampa, Agsm ha scelto probabilmente il mezzo migliore per farlo.


Nulla di certo, nulla di concreto. Ma la linea pare tracciata. Per un Verona, sempre più veronese e sempre più forte.

 

 

 

09
lug 2011
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IL BIVIO




Aspettare ancora l’ingresso di uno o due soci. O andare avanti da solo, facendo leva sulle proprie forze; come ha sempre fatto. E’ il bivio a cui si trova davanti il presidente del Verona, Giovanni Martinelli.

Giorni e giorni di contatti, trattative; non hanno finora portato a nulla di concreto. A Martinelli si è avvicinato soprattutto Stefano Bergamelli, il costruttore bergamasco già presidente del Pergocrema che comprò il Como per Preziosi. Che gli ambienti sportivi considerano anche per questo legato a filo doppio al presidente del Genoa.

Per qualche giorno, dicono a Milano, sede del calciomercato, Bergamelli ha parlato quasi da Presidente del Verona e i suoi uomini si sono mossi per fare la squadra. Ma nulla si è, fino a questo momento, concretizzato. Martinelli voleva trovare un socio, Bergamelli, invece, che è uno a cui non piace stare dietro le quinte, pare volesse la maggioranza delle quote e imporre il suo staff. La disponibilità era per un 30%, la richiesta del 51%. Valutata dall’imprenditore bergamasco 1,5 milioni di euro. Troppo poco per diventare padrone del Verona in serie B.

In parallelo, un’altra pista, altri contatti, quasi tutti con veronesi, ma anche con imprenditori vicentini, bresciani, lombardi, persino stranieri. La pista battuta dall’amministratore delegato Benito Siciliano che ha incontrato nell’ultima settimana molta gente riscuotendo grande interesse. Ma di fatti concreti, anche da questa parte, finora niente.

Un punto fermo sarebbe l’imprenditore dell’acciaio, Bruno Venturi, “vecchio” tifoso dell’Hellas e “imprenditore-amico” sin dall’inizio della gestione Martinelli. Venturi non vuole essere il solo a entrare nel Verona e il suo compagno di cordata ancora non c’è. C’è stato invece, come non mai, l’interessamento della politica. Che sotto traccia ha fatto da tramite tra il Verona e diversi imprenditori. Allacciando rapporti che potrebbero avere importanti sviluppi futuri.

Ecco perchè, anche se ancora tutto può succedere, Martinelli potrebbe decidere di andare avanti da solo, lavorando nei prossimi mesi al progetto stadio e dando mandato ai suoi collaboratori di allestire la miglior squadra possibile.

Il mercato (vedi l’operazione Fabinho) non può più aspettare uno stand by societario durato fin troppo a lungo, che un po’ di sconcerto tra i tifosi lo sta creando (il Verona è l’unica società tra A e B a non aver ancora fissato la sede del ritiro) e che in parte, forse, ha annullato l’effetto entusiasmo della promozione.

Martinelli non ha il dovere di andare in serie A subito e sinora ha sempre allestito, anche nelle difficoltà, squadre ambiziose e competitive. I giovani, se validi, non saranno un problema. La passione del presidente, il suo staff, Mandorlini, la rosa della promozione, non sono incognite, ma certezze. E un saldo punto di partenza, anche per la serie B.