05
ott 2019
AUTORE Bette
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CHE SIA LA SVOLTA?

Adesso servono le conferme. Una partita di questo tipo può essere davvero la svolta di un’intera stagione anche perchè, diciamocelo francamente, nessuno avrebbe pensato a un risultato simile. La rimonta in questo caso certifica che la squadra segue l’allenatore in tutto e per tutto: non ne ero così convinto e sono stato smentito. Bene così. Mi è piaciuto anche l’abbraccio a fine a gara, mi è piaciuto come tutti abbiano dimostrato unione.

Il Chievo era battuto nel primo tempo, lento, poco concreto. Il quarto gol del Livorno era solo questione di minuti. E invece la squadra ha dimostrato che se vuole è capace di grandi cose.

Scarso il Livorno, forte il Chievo?  Difficile dirlo adesso, dopo questa giornata. Dopo che i commenti di noi tutti erano in una direzione dopo 45 minuti e sono radicalmente cambiati al novantesimo.

Ma dobbiamo crederci in questo squadra? Spetta a loro dimostrare di che cosa sono capaci. Se sono quelli del 2-2 col Pisa o dell’1-1 col Pordenone o quelli dell’incredibile rimonta di Livorno.

Chi è il Chievo ancora non è chiaro. Io continuo sulla mia linea… se vuole, la squadra più forte di questa Serie B.

30
set 2019
AUTORE Bette
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DELUSIONE

Avevamo detto, rimandati. Oggi possiamo dire che l’esame di riparazione non è stato superato. Con il Pordenone è andata in scena un’altra partita sulla falsariga delle altre. Tanta buona volontà ma poca sostanza e non si faccia appello a fortuna o sfortuna.

Il Chievo ha giocato con due uomini di vantaggio per quasi quaranta minuti e non è riuscito a capovolgere la situazione. Ovvia la delusione, ovvio il rammarico. Ma scherziamo? Contro il Pordenone? Non posso crederci.

Le partite passano, i punti di distacco dai primi posti aumentano. Vedo giocatori bravi che sembrano smarriti e onestamente una sola vittoria in sei partite mi sembra parecchio riduttivo.

Mai come quest’anno il livello in Serie B è basso, molto basso. Pertanto non sfruttare l’occasione sarebbe folle…

26
set 2019
AUTORE Bette
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CHIEVO RIMANDATO, KIYINE BOCCIATO

Siamo ancora distanti rispetto a quello che questa squadra può dare. Distanti non di poco, purtroppo. Ancora una volta è stato giocato bene un tempo soltanto (stavolta il primo con il Pisa era stato il secondo). Chiaro che così fai fatica, chiaro che non prendendo mai il giusto ritmo e la confidenza con la vittoria si perdono certezze. Il Chievo è uscito sconfitto solo con il Perugia, ha subito già tre rigori e in cinque partite non sono pochi, riesce a far trenta ma non trentuno. Lo rimando dunque a Domenica dove contro il Pordenone servirà solo vincere, non importa come. Ben venga essere il solito brutto Chievo ma maledettamente pratico e che faceva paura a tutti fino a qualche anno fa. Per il momento ancora non è così.

Ma se rimando il Chievo devo bocciare senza possibilità d’appello Sofian Kiyine per le sue allucinanti e poco rispettose dichiarazioni. Ha dedicato un gol al suo allenatore Giampiero Ventura, vi ricordate quella meteora carica di filosofia ma con poca sostanza che si divertiva a riempirci di belle parole in conferenza stampa e poi è scappato via dopo un mese? Ecco lui… Lui che a distanza di un anno ancora ci racconta che ha dato motivazioni e certezze a un gruppo “spaesato e fuori condizione”. Poi vai a vedere i numeri. Partite di Ventura al Chievo quattro, punti uno. Già questo è sufficiente e dice tutto.

Basta questo? No. Il giovane Kiyine che se è un giocatore discreto lo deve solo al Chievo ha rincarato la dose: “La rete è dedicata al mister – ha spiegato ai microfoni di Dazn – quando stava al Chievo l’hanno trattato di m… e per questo gli dedico questa rete. Io mi ricordo di queste cose”. Bel coraggio, complimenti. Sicuramente il Chievo si ricorderà di voi come attori protagonisti della retrocessione dello scorso anno. Questo sì, non va dimenticato.

21
set 2019
AUTORE Bette
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CHIEVO, NO! COSI’ NON VA

Che occasione sprecata! Francamente non posso pensare che il solo entusiasmo del Pisa, una buona applicazione, qualche discreta individualità abbia messo così in difficoltà il Chievo che, lo ribadisco, sulla carta è senz’altro la più forte della Serie B. Trovo allucinante vedere una formazione dal tasso tecnico così importante rischiare una figuraccia in casa dopo la convincente prova di Venezia. Non conta che siamo all’inizio. Una squadra che vanta giocatori di tale calibro deve giocare una partita diversa, approcciarsi in modo più deciso e determinato e non uscire alla distanza solo nel finale. Non assolvo il Chievo oggi. Oggi no per nessuna ragione.

Il Pisa ha giocato la sua partita onesta e avesse vinto non avrebbe rubato nulla. Il Chievo ha regalato 70 minuti, producendo poco, troppo poco. Mi aspettavo di più da tanti giocatori. Da Esposito stranamente impreciso, da Obi troppo confusionario, da Vignato mai veramente dentro la partita. Il giudizio rimane sospeso su Djordjevic che per questa categoria deve essere attaccante da venti reti. Bene Garritano, ancora una volta. Incisivo, dinamico, entrato con il piglio giusto. Bene Segre al di là del gol il più coraggioso, positivo Dickmann. Sugli altri tanti punti di domanda, portiere compreso.

Dopo quattro partite il Chievo doveva essere là davanti a tutti e lo dico con il massimo della considerazione che ho verso questa rosa. Pensavo che Venezia fosse il trampolino di lancio per ingranare e dare il via a un filotto di successi convincenti e di peso. Invece ci troviamo a commentare un 2-2 che quasi quasi sta stretto al Pisa. No, così non va!

13
set 2019
AUTORE Bette
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FORTI… SE NON I PIU’ FORTI

Qualcosa manca, evidentemente. Ma la rosa del Chievo oggi sulla carta è senz’altro tra le più forti della Serie B. Non vedo concorrenti che siano sul piano tecnico superiori ai vari Giaccherini, Pucciarelli, Garritano, Meggiorini, Djordjevic, Vignato. Gente offensiva, appunto. E proprio per questo è una squadra che pecca qualcosa a livello difensivo: senz’altro dietro poteva essere fatto qualcosa di diverso ma il mercato soprattutto per una retrocessa non è facile. Teniamo presente che molte operazioni in uscita non sono andate in porto e pertanto gli ingaggi da sostenere per la società sono imponenti. Ovvio il Chievo sta già beneficiando di un ingente e assurdo paracadute (e questo non va dimenticato) ma quando si scende in B cambia il mondo.

Su Stepinski bene ha fatto il Chievo a tener duro. “Hai il contratto? Perfetto, te ne vai ma solo alle nostre condizioni”. Giusto così. Basta infatti con giocatori viziati che aprono la bocca e vengono accontentati. Eccellente anche la fermezza con cui è stata gestita l’operazione Vignato che legittimamente il Chievo non ha svenduto.

Detto questo adesso toccherà al campo.  Toccherà far valere il concetto del “più forti sulla carta” perché è così, inutile giocare a nascondino. Ho apprezzato infatti le parole di Pellissier che non ha celato l’ambizione e la voglia di stare là in alto.

Mi aspetto di vedere Vignato decisivo e protagonista. Un giocatore che, diciamocelo francamente, deve ancora dimostrare tutto e che quest’anno avrà la sua grande occasione. Mi aspetto un Giaccherini trascinatore, un Djordjevic finalmente bomber. Insomma adesso ci sono tutte le componenti per partire senza più pensieri, chiacchiere e distrazioni.

Da cancellare infatti c’è la stagione passata, drammatica, disastrosa e difficile da archiviare in tre mesi.

19
ago 2019
AUTORE Bette
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SI FA DURA

Abbiamo passato l’intera estate a discutere del mercato del Chievo. La realtà oggi è che i giocatori cosiddetti in esubero sono ancora parte integrante della rosa e salvo operazioni miracolose dell’ultim’ora ne faranno parte per il resto dell’annata.

Le cessioni di Tomovic e Hetemaj sembravano cosa fatta, l’addio di Giaccherini scontato, quello di Vignato praticamente ovvio. E poi Djordjevic fuori dai parametri e Stepinski corteggiato da tutti. Nomi pesanti per la B che ha in mente il Chievo fatta anzitutto di una robusta pulizia e di un sostanziale ridimensionamento dei costi.

Prima la rivoluzione, poi il consolidamento, poi i risultati. Passi che difficilmente verranno confermati dai canali ufficiali ma che sono l’ovvia conseguenza di una retrocessione tutta da digerire.

Il presidente non guarda in faccia nessuno, questo lo sappiamo. Se deve mettere alla porta qualcuno lo fa, qualunque sia il nome che porta sulla schiena o sul biglietto da visita. Adesso però è diverso: occorre fare i conti con giocatori retrocessi, con ingaggi molto alti (escluso Vignato) e dai quali il Chievo vuole monetizzare il più possibile. Tutto questo le altre società lo sanno e non hanno fretta: aspettano l’ultimo secondo utile del mercato per piazzare eventualmente l’affondo e mettere Campedelli e Pellissier “con le spalle al muro”. Basterà? Forse! Ma non è scontato…

A oggi la rosa del Chievo al completo, considerati anche i nomi degli “esuberi” è una corazzata per la B. Con un buon difensore e un centrocampista la squadra può tranquillamente ambire alle posizioni di vertice. Ovvio, serve testa e convinzione perchè il solo curriculum poco conta in una categoria dove corsa e determinazione fanno la differenza considerata la scadente qualità.

 

23
lug 2019
AUTORE Bette
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RICONOSCENZA PERDUTA

A prescindere da come andrà. Amen. Se ne faranno tutti una ragione e sarà uno dei tanti passaggi del calciomercato.  Mi permetto però di evidenziare un aspetto sulla vicenda che riguarda Emanuel Vignato: il Chievo lo ha preso da bambino, lo ha fatto crescere, l’ha coccolato in un ambiente sereno. Lo ha portato nell’olimpo del calcio… scusate se è poco. Adesso il giocatore, 19 anni, zero esperienza, qualche apparizione in Serie A, un gol, una buona tecnica ma ancora tutto da dimostrare volta le spalle, alza il muro, non rinnova mettendo la società alle strette (il contratto è in scadenza a Giugno 2020 e questa è l’unica finestra utile per il Chievo per poter monetizzare).

Ormai va così. Fai qualche manciata di minuti in Serie A e sei già un arrivato. Altrochè gavetta, altrochè farsi le ossa. Un attaccante degli anni ’80 diceva che per essere uno “da Serie A” devi aver fatto almeno cento partite. Oggi no, è diverso. Valutazioni folli e procuratori la fanno da padrone e chissenefrega se dietro di te ci sono quelli che ti hanno portato lì e che per te hanno speso tempo e soldi.

E voi al suo posto? E’ la classica, ovvia, ridondante domanda. E voi che fareste? La Germania chiama, è appetibile. Ci sono in ballo tanti soldi (sicuramente) e un futuro radioso (tutto da scrivere). Evitiamo le ipocrisie, ma onestamente, per uscire di scena, c’è modo e modo…

27
giu 2019
AUTORE Bette
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FEMMINILE, SI DICA LA VERITA’

Non bisogna raccontare favole alla gente. Il calcio femminile oggi non può mantenersi da solo. Se uno sponsor importante salta, salta tutto il progetto. Funziona così un po’ ovunque a meno che tu non sia Juventus, Inter, Milan, Roma o a meno che tu non sia in un campionato estero dove il calcio femminile vale esattamente quello maschile.

Si fa presto a parlare di progettualità. Si fa presto a sputar sentenze quando non si sanno le cose. Per mantenere una società femminile ad alti livelli servono soldi, tanti. La differenza con il mondo maschile è che quello gode di benefici incredibili senza i quali avrebbe vita breve (diritti televisivi, paracadute su tutti)

Il calcio femminile in Italia oggi è uno sport a perdere. Non vi sono entrate ma solo costi. Non è una cosa di poco conto, signori. Parlo per esperienza diretta perchè ho io stesso una squadra femminile di calcio a 5 in Serie A2 Nazionale. L’obiettivo delle società è quello di lavorare per trovare nuove aziende a supporto ma nel momento in cui il meccanismo s’inceppa ecco che crolla tutto.

Detto questo fa rumore veder saltare una società come il Chievo Valpo che tanto bene aveva fatto negli ultimi anni. Meglio però fare un passo indietro prima di farsi del male seriamente. La Serie A femminile è ormai un campionato professionistico a tutti gli effetti sebbene chi dovrebbe garantire il passaggio al professionismo se ne guarda bene. Mi domando il perchè in un momento storico in cui “fa figo” elogiare le ragazze del mondiale senza però poi dare seguito alle chiacchiere.

17
giu 2019
AUTORE Bette
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MEGLIO UNO “FUORI DAL CORO”

Doveva essere una cosa di qualche giorno, una formalità. E invece il Chievo a oggi non ha ancora l’allenatore. Si sono sprecati litri di inchiostro per cercare di arrivare al nome senza però ottenere la fatidica conferma. Il cerchio si è stretto attorno a pochi: Marcolini, Italiano (verso lo Spezia), Pavanel. Più il solito Mister X a sorpresa.

Tra questi ovviamente non avrei il minimo dubbio. Il profilo giusto è Massimo Pavanel, allenatore affamato, determinato, carico capace di cogliere il meglio da ogni situazione. L’abbiamo conosciuto e apprezzato per tanti anni alla Primavera di Verona andando a capire l’uomo prima e l’allenatore poi. Una persona piena di risorse e di valori, vincente nell’animo. A lui va dato il merito di aver valorizzato giovani del calibro di Donsah, Zaccagni, Fares, Danzi, Alba, Cappelluzzo, Tupta, Kumbulla. Lui sarebbe il profilo giusto per il Chievo per ricostruire un ambiente inevitabilmente demoralizzato dopo l’ultima disastrosa stagione. Ma Pavanel non resterà ad aspettare in eterno: a ore infatti dovrà dare una risposta alla Triestina con cui ha sfiorato una miracolosa promozione in Serie B. Lasciarsi sfuggire un allenatore simile sarebbe davvero un errore.

Degli altri onestamente ho poche referenze. Vedo il Chievo indirizzato su Michele Marcolini, una scelta in casa così com’è stato Pellissier. Non sono convinto, scusatemi. Questa idea di circondarsi di persone eccessivamente “aziendaliste” può essere un’arma a doppio taglio. Una voce fuori dal coro serve. Un parere che vada “contro” è necessario. Uno che alzi la mano e dica: “Così non va” farebbe solo bene alla società e al presidente.

14
mag 2019
AUTORE Bette
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UN ADDIO DOLOROSO MA NECESSARIO

Quando si ammaina una bandiera così importante si è per forza tristi. A prescindere dal fatto di tifare o meno una squadra o un giocatore ci si rende conto che un’epoca importante si chiude e non è mai bello. E’ così anche per Pellissier che ho spesso criticato ma, si badi bene, non rinnego nulla… sarebbe troppo facile adesso. Per onor di cronaca devo ammettere che Sergio mi ha stupito: lo davo sul viale del tramonto nel 2012 e invece ha dimostrato anche quest’anno che senza infortuni poteva ancora dire la sua.

L’ho sempre considerato un elemento fondamentale ma allo stesso anche difficile da gestire. Non è un caso che i rapporti con Corini siano stati difficili e quelli con Maran e D’Anna non particolarmente brillanti. Il suo peso specifico era ed è sempre stato notevole, vuoi per l’indiscussa autorevolezza nello spogliatoio, vuoi per quel rapporto filiale col presidente. Un rapporto che ha fatto le fortune del Chievo ma che in qualche caso ha creato inevitabili tensioni con gli allenatori.

A 40 anni però è giusto farsi da parte… è giusto lasciare spazio ad altri e permettere a coloro che guideranno il Chievo di scegliere senza timore di inciampare. Perchè volente o nolente le esclusioni di Pellissier hanno sempre fatto rumore.

Il suo ruolo sarà ancora dentro la società, per forza… ma non come allenatore come lui stesso ha ammesso dopo essersi preso gli applausi di San Siro.

E allora adesso è tempo di applausi… Giù il cappello, per una carriera davvero meravigliosa…